domenica 16 giugno 2013

Recensione: "Peter Pan nei giardini di Kensington" di James M. Barrie

Titolo: Peter Pan nei giardini di Kensington
Autore: James M. Barrie
Editore: Fabbri Editori
Data di pubblicazione: 2004
Pagine: 112
Prezzo: 13,50€ 

Trama: 
Il libro racconta alcune vicende avvenute nei giardini di Kensington.
Protagonista di molte di queste storie è il piccolo Peter.
Peter è un neonato di appena una settimana, quando abbandona la sua culla e vola via dalla finestra, che la sua mamma aveva lasciato inavvertitamente aperta.
Peter vola, perché tutti i bambini, prima di esser tali, sono uccelli, e riescono a volare fino a che non si rendono conto di non esserlo più.
Da qui hanno inizio le avventure del piccolo Peter, il suo amore per i bellissimi giardini, di giorno pullulanti di piccini e dei loro giochi e di notte popolati dalle fate.
Peter in questi giardini stringe varie amicizie, tra queste, quella con le fate, che se prima gli saranno avverse, successivamente gli saranno fedeli amiche.
Peter è felice nei giardini, ma qualcosa lo turba.
Il desiderio di tornare dalla sua mamma, di risentire il calore dei suoi baci lo porterà a dire addio ai giardini e alle fate e a far ritorno a quella stanza, da dove anni prima era scappato...

Recensione: 
Il racconto è suddiviso in sei capitoli, ognuno dei quali ci narra una parte precisa della storia.
Elementi conduttori di ogni storia sono i giardini e la figura di Peter.
Nel primo capitolo, vengono descritti ampiamente i giardini e le loro bellezze.
Nel secondo capitolo, si parla di Peter che abbandona la culla, sorvola i giardini e giunge all'isola degli uccelli, dove avviene l'incontro con il tordo Salomone.
Nel Terzo capitolo, Peter trova un modo per navigare la serpentina, in modo da poter andare e venire dall'isola.
Nel quarto capitolo, è narrata l'amicizia di Peter con le fate, e il desiderio di Peter di tornare dalla sua mamma.
Nel quinto, è narrata la storia della piccola Maimie e di come, in una sera d'inverno, si ritroverà chiusa all'interno dei giardini.
E nel sesto, l'incontro tra Maimie e Peter e la nascita del loro affetto.
Questi racconti ci vengono narrati da una figura esterna, di cui non ci viene mai rivelata l'identità, almeno non in questo libro (leggi curiosità) e dal suo amico David, che, come dice lo stesso narratore, "aggiunge particolari alla storia".
Non sappiamo se i due ragazzi stiano raccontando storie vere, storie inventate da loro in quel momento, o leggende tramandate negli anni.
Da quanto ci dicono però, Peter Pan è conosciuto da tutti, e le storie da loro narrate, anche.
Il racconto è fluido e appassionante.
Ogni capitolo aggiunge particolari alla storia, che si compone man mano come un puzzle, e curiosità nel lettore.
È una fiaba, e come tutte le fiabe ha un duplice compito, quello di ammonire i bambini dal compiere determinati errori, e quello di avere una morale.
Nonostante sia una fiaba, il racconto non è narrato in modo tale da ricevere consensi esclusivamente da parte dei bambini, risulta anzi, una lettura piacevole anche per gli adulti.

Considerazioni: 
Se non hai letto il libro e hai intenzione di farlo fermati qui!
Come in ogni fiaba, anche in questa non mancano elementi contraddittori e che creano confusione a rigor di logica.
Ma, fiaba e logica sono due parole che non possono stare nella stessa frase. 
Immaginare un bambino di una sola settimana, parlare, suonare, ballare, fare ragionamenti anche complessi, mi ha fatto pensare che sarebbe stato tutto più plausibile se il protagonista fosse stato un ragazzino più cresciuto.
Inoltre nelle fiabe non ho mai apprezzato i particolari macabri inseriti con l'intento di spaventare i bimbi per renderli ubbidienti o per insegnar loro lezioni di vita. 
Non occorre traumatizzare per educare.
Dunque, avrei evitato di descrivere le fate come furiose assassine dei bambini che si avventurano nei giardini di notte.
Tutto questo per dire cosa? Non scappate di casa, altrimenti le fate vi ammazzeranno?
Il libro comunque mi è piaciuto molto, fatta eccezione per questi particolari e per alcune cose lette nell'ultimo capitolo.
Ad esempio, l'amore sbocciato tra una bimba di quattro anni e un bambino di una sola settimana risulta troppo inverosimile.
Anche in questo caso avrei preferito leggere di un affetto sbocciato fra due coetanei.
La conclusione poi, con un Peter "becchino" e l'immagine delle due tombe dei bambini, si sarebbe, a parer mio, potuta evitare.
Di contro, ho trovato molto belli i paragoni creati tra il comportamento, e il carattere degli uccelli e quello degli uomini che poi questi sono diventati.
Molto importante e toccante la lezione di vita che il tordo Salomone dà a conclusione del capitolo quattro.

Curiosità:
Il testo del romanzo appare per la prima volta all'interno del libro "L'uccellino bianco" pubblicato da Barrie nel 1902 e ne costituiva i capitoli 13-18.
"L'uccellino bianco" è una raccolta di racconti ambientati nei giardini di Kensington, e in quest'opera Peter, non è altro che un personaggio minore tra i vari narrati.
Il libro non ebbe un vasto seguito, successivamente andò in scena l'opera teatrale più nota, ovvero il Peter Pan che tutti conosciamo, da cui poi sarebbe stato tratto il romanzo "Peter Pan e Wendy" il più grande successo dell'autore.
Proprio in seguito a questo gran successo, Barrie, raccolse i capitoli che interessavano la storia del neonato Peter Pan, presenti nel già pubblicato "L'uccellino bianco" (dal cap. 13 al 18) e li ripubblicò in un'opera autonoma e indipendente, dal titolo "Peter Pan nei giardini di Kensington".
Il libro in questione è antecedente a quello che narra del più noto Peter Pan, il bambino che viveva nell'isola che non c'è, e nonostante le somiglianze fra i due personaggi non si tratta di un prequel.
Pur presentando un personaggio con lo stesso nome e con la caratteristica di non voler crescere, i temi e il tono adoperati nelle due opere sono decisamente differenti.


Il mio voto per questo libro

mercoledì 5 giugno 2013

Estratto: "Peter Pan nei giardini di Kensington" di James M. Barrie

Un mese fa circa, ho letto il libro di  James M. Barrie "Peter Pan nei giardini di Kensington".
Il libro in questione è antecedente a quello che narra del più noto Peter Pan, il bambino che viveva nell'isola che non c'è, e nonostante le somiglianze fra i due personaggi non si tratta di un prequel.
Pur presentando un personaggio con lo stesso nome e con la caratteristica di non voler crescere, i temi e il tono adoperati nelle due opere sono decisamente differenti.
Il Peter Pan qui narrato è un neonato di appena una settimana, quello dell'isola invece è un ragazzino già cresciuto.
Anche qui Peter, almeno inizialmente sa volare, sa volare perché tutti i bambini, prima di essere tali, sono degli uccelli, quindi finché Peter non si rende conto di non esserelo più riesce ancora a farlo.
Il testo del romanzo appare per la prima volta all'interno del libro "L'uccellino bianco" pubblicato da Barrie nel 1902 e ne costituiva i capitoli 13-18.
"L'uccellino bianco" è una raccolta di racconti ambientati nei giardini di Kensington, e in quest'opera Peter, non è altro che un personaggio minore tra i vari narrati.
Il libro non ebbe un vasto seguito, successivamente andò in scena l'opera teatrale più nota, ovvero il Peter Pan che tutti conosciamo, da cui poi sarebbe stato tratto il romanzo "Peter Pan e Wendy" il più grande successo dell'autore.
Proprio in seguito a questo gran successo, Barrie, raccolse i capitoli che interessavano la storia del neonato Peter Pan, presenti nel già pubblicato "L'uccellino bianco" (dal cap. 13 al 18) e li ripubblicò in un'opera autonoma e indipendente, dal titolo "Peter Pan nei giardini di Kensington" che è quello che ho letto io e di cui oggi vi presento quello che  a mio parere è il passo più bello.
Presto scriverò anche la recensione.

Il passo che vi presento racconta di quando il piccolo Peter, che anni  prima era volato via dalla sua culla per sorvolare i bellissimi giardini, torna a far visita alla sua mamma con l'intento di restarvici per sempre.
Egli questa volta ha deciso, ha detto addio alle fate, agli uccelli, ai giardini, non vuole altro che tornare fra le braccia della mamma, sentirsi stretto e coccolato fra le sue braccia ed essere baciato dalle sue labbra.
Giunto alla finestra però, avrà l'amara sorpresa, la troverà chiusa, e la scoperta di trovare un altro bambino fra le braccia della sua mamma lo farà fuggire tra le lacrime.
Qui, un'altra somiglianza con la storia del Peter Pan più famoso, anche lui infatti racconta di una visita a sua madre in cui egli osserva da una finestra sua madre e si accorge che questa ha avuto un altro figlio che l'ha rimpiazzato.

E ora vi lascio al dolcissimo passo, che ho trovato davvero commovente e straziante. Buona lettura!!



...Molte notti e anche settimane e anche mesi passarono prima che egli esprimesse alle fate il suo secondo desiderio; e ciò per non poche ragioni. 
Una fu che aveva tanti addii da fare, dovendo salutare non solo i suoi particolari amici, ma anche tutti i suoi luoghi preferiti. Dopo, aveva da compiere la sua ultima traversata, e poi l’ultima davvero, e poi l’ultima di tutte, e così via dicendo. 
Inoltre, vennero date in suo onore un’infinità di feste d’addio; ed infine un’altra ottima ragione fu questa che, dopo tutto, non c’era furia, perché la mamma non si sarebbe stancata mai d’aspettarlo. Veramente, quest’ultima ragione non garbava troppo al vecchio Salomone, perché era un incoraggiamento a procrastinare. Salomone aveva alcune eccellenti sentenze per spronare gli uccelli a compiere senza indugio ciò che dovevano fare, come, per esempio: 
“Non rimettete a domani quel che potete far oggi”; “oggi possiamo e domani chi lo sa?”; “l’occasione non si presenta due volte”; e ora Peter dava allegramente il cattivo esempio col suo spensierato temporeggiare, e non c’è nulla di più pericoloso del cattivo esempio. 
Gli uccelli lo facevano notare gli uni agli altri, e a poco a poco prendevano l’abitudine dell’ozio. Tuttavia, nonostante che si mostrasse così pigro a ritornare dalla mamma, Peter era decisissimo a tornarci. La miglior prova di ciò era la sua prudenza di fronte alle fate. 
Queste avrebbero veduto assai volentieri che egli restasse, per l’egoistico motivo di non perdere in lui un così buon musicista, e a tale scopo cercavano sempre di spingerlo a fare qualche osservazione sul genere di questa: 
“Vorrei che l’erba fosse meno umida”, oppure ballavano fuori di tempo nella speranza che egli le riprendesse dicendo: “Desidererei che andaste più a tempo”. 
Allora esse avrebbero detto che egli aveva ormai espresso il suo secondo desiderio. Ma Peter frustrava le loro insidie, e benché qualche volta gli accadesse di cominciare: “Vorrei...”, pure, fortunatamente, si fermava sempre in tempo. 
Cosicché, quando alla fine disse loro risolutamente: “Adesso desidero di ritornare dalla mamma, e per sempre”, esse dovettero solleticargli le spalle e lasciarlo andare. 
Egli venne in tutta fretta a questa decisione una notte, perché aveva sognato che sua madre stava piangendo e sapeva quale ne fosse il motivo ed era convinto che una carezza del suo diletto Peter le avrebbe subito ricondotto sulle labbra il sorriso. 
Oh!, egli non nutriva il minimo dubbio a tale riguardo, e questa volta gli tardava tanto di essere a nido fra le braccia di lei, che volò dirittamente alla finestra la quale doveva restar sempre aperta per lui. Ma la finestra era chiusa, e v’erano ad essa delle sbarre di ferro, e, gettando dentro lo sguardo, egli scorse la mamma che pacificamente dormiva col braccio avvolto intorno a un altro piccino. 
Peter chiamò: “Mamma! Mamma!..." ma essa non lo udì; e invano egli scosse con le sue piccole mani le sbarre di ferro. 
Dové far ritorno, singhiozzando, ai giardini, e mai più non ha poi riveduto la sua cara mammina. 
Che bravo bambino si era proposto di esser per lei! 
Ah, Peter, Peter! 
Tutti, quando abbiamo commesso qualche grosso sbaglio, come diversamente vorremmo agire alla seconda occasione! 
Ma dice bene Salomone: non si presenta una seconda occasione, almeno per la maggior parte di noi. Quando raggiungiamo la finestra, vi troviamo scritto sopra: Chiusura. 
E le sbarre di ferro sono lì per la vita.