venerdì 31 gennaio 2014

Waiting for #3

Oggi per la rubrica "Waiting for" voglio segnalarvi l'uscita di un film anziché di un libro...


Si tratta di "Jack et la mécanique du coeur" ovvero "Jack e la meccanica del cuore", film tratto dal libro "La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu che ho recensito qui



Titolo: La meccanica del cuore
Autore: Mathias Malzieu
Copertina: Benjamin Lacombe
Editore: Feltrinelli
Data di Pubblicazione: 2012
Pagine: 160
Prezzo: 14,50 €
Uno, non toccare le lancette. 
Due, domina la rabbia. 
Tre, non innamorarti, mai e poi mai. 
Altrimenti, nell'orologio del tuo cuore, 
 la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, 
 le tue ossa si frantumeranno, 
 e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.


Ambientato in una gelida Edimburgo nel 1874, narra la storia di Jack, un ragazzino che, nella notte più fredda dell'anno, nasce con il cuore ghiacciato.
La donna che lo prende in cura, Madeleine, per farlo sopravvivere ne collegherà il cuore ad un vecchio cucù di legno, che dovrà però essere caricato ogni giorno.
La protesi, per quanto ingegnosa, è troppo fragile per consentire al piccolo Jack una vita simile a quella di tutti gli altri bambini, i sentimenti estremi come l'odio o l'amore potrebbero risultare fatali per il suo cuoricino di legno.

Ma il giorno del suo decimo compleanno, in occasione del suo primo giro in città, la voce di una piccola ragazzina intenta a cantare, farà girare i meccanismi di quel suo cuore bislacco in modo sino ad allora sconosciuto...




Il film d'animazione uscirà in Francia il 5 Febbraio 2014.
Io spero tanto esca anche in Italia, perché questo libricino seppur lì per lì mi abbia un pochino deluso (mi è piaciuto, ma mi aspettavo che mi facesse letteralmente innamorare), alla lunga mi sono resa conto che è tra quei libri che mi sono rimasti nel cuore e che con il tempo rileggerei volentieri.
Ne ho amato l'atmosfera, le riflessioni e le lunghe discussioni con Little Pigo, per quanto concerne il personaggio di " Madeleine".
Soprattutto ho apprezzato la morale che c'è dietro questa favola per adulti.
Confido davvero tantissimo in questo film, che già adoro per la grafica e la musica *-*
E mentre incrocio le dita, sperando di poterlo vedere, vi lascio con il bellissimo trailer francese *__*



mercoledì 29 gennaio 2014

Recensione: "Amabili Resti" di Alice Sebold

Titolo: Amabili resti
Titolo Originale: The Lovely Bones
Autore: Alice Sebold
Editore: e/o
Data di pubblicazione: 2002
Pagine: 416
Prezzo: 15,30 €

Trama:
È il 6 Dicembre 1973 quando la quattordicenne Susie Salmon viene stuprata e uccisa da un suo vicino di casa.
Un libro, i frammenti di una lettera, un berretto con pompon, e il suo gomito sono gli unici resti di lei, ritrovati nei pressi del campo di granturco che l'ha vista viva per l'ultima volta.
E' lo spirito di Susie che ci racconta la sua storia, lei continua ad osservare il mondo dal suo cielo, controlla il suo assassino, non prova rabbia nei suoi confronti, ma lo teme ancora, teme l'idea che possa tornare a far del male a qualcuno.
Soprattutto Susie continua ad essere accanto alla sua famiglia, li osserva, li studia e vive attraverso loro la vita che gli è stata strappata, negata, vive attraverso loro le esperienze che non ha vissuto.
Mentre chi le è stato accanto cerca di andare avanti e ricomporre i cocci di una vita distrutta, Susie è lì che lotta tra il desiderio di vederli tornare a sorridere e la paura di essere dimenticata.

Recensione:
Emozionante, triste, crudele, dolce, intenso.
Un libro che non si legge soltanto, ma si vive.
Si vive con le sensazioni che offre, con i sentimenti che imprime, con i pensieri che fa nascere e accompagnano per tutta la lettura e anche oltre.
Alice Sebold ci racconta una storia ingiusta, non può essere vista altrimenti, una giovane vita spezzata in modo così orribile, non può avere un appellativo diverso da questo.
La scrittrice però non indugia in sentimentalismi eccessivi, o nel dolore.
Quella che ci dà è forse una visione più dolce di quella che potrebbe essere la realtà.
Susie è morta, ma è presente, ed il lettore ne è rassicurato.
Lei è in qualche modo ancora viva, riflette, ricorda, a volte è felice, altre volte è triste, ma sempre accanto ai suoi cari, veglia su di loro e attraverso loro vive in qualche modo tutte le esperienze che le sono state negate.
La scrittrice ci mette di fronte ai diversi modi con cui la famiglia della vittima, e i suoi amici, affrontano il dolore della perdita.
Il padre non lo nasconde, è fra tutti quello che non si arrende alla morte della sua bambina, è lui tra i due genitori ad avere quello che è solitamente definito "l'istinto materno".
Al primo incontro con il signor Harvey (l'assassino) ha delle sensazioni che lo mettono immediatamente in guardia.
Man mano, lo strambo vicino della casa verde diventa, ai suoi occhi, colpevole senza riserve.
La mamma Abigail invece affronta il dolore fuggendogli.
La sorella minore Lindsey sente in sé la responsabilità, e il fardello, di vedere negli occhi di chi la guarda l'immagine riflessa della sorella assassinata.
Ruth, la ragazza che ha percepito la presenza incorporea di Susie fin dal primo istante della sua morte e che in qualche strano modo la sente vicina più di chiunque altro.
E mentre la sua famiglia va a pezzi distrutta dal dolore, Susie è lì ad osservare tutto, in bilico tra il desiderio che la lascino finalmente alle spalle e continuino a vivere la loro vita e la necessità di non sentirsi dimenticata, la paura di diventare soltanto un ricordo.

“I miei vicini e i miei insegnanti, i miei amici e la mia famiglia formarono un cerchio non lontano dal punto in cui ero stata uccisa. Una volta usciti, papà, mia sorella e mio fratello sentirono di nuovo il canto. Papà si protendeva verso quel calore e quella luce con tutto sé stesso; voleva tanto che la gente mi ricordasse col cuore e con la mente. Mentre osservavo capii una cosa: che quasi tutti mi stavano dicendo addio. Stavo diventando una delle tante ragazzine scomparse. Sarebbero ritornati a casa e mi avrebbero messa via, come una lettera del passato mai riaperta o riletta. E io potevo dire addio a loro, augurargli ogni bene, benedirli in qualche modo per i loro buoni pensieri.”

“Camminando, Samuel batteva con le nocche sull'intonaco. «Qui dentro ci si potrebbe tranquillamente murare qualcuno». Così all'improvviso si creò uno di quei momenti imbarazzanti che loro avevano imparato a lasciar passare e che io continuavo ad aspettare. Sottintendeva un interrogativo fondamentale: Io dov'ero? Sarei stata nominata? Si sarebbe parlato di me? Ma come sempre ormai, la risposta fu un deludente no. Susie non era più al centro delle attenzioni, sulla Terra.”

Un libro che lascia il segno, dolce e straziante allo stesso tempo, che, anche a fine lettura non ci abbandona, ma resta dentro lasciando un misto di pace e vuoto.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro e hai intenzione di farlo fermati qui!
Sebbene la vena, non troppo drammatica, con cui viene descritto (la Sebold su un argomento del genere avrebbe potuto descrivere le migliori scene isteriche e disperate), questo libro come regalo finale lascia tristezza e insoddisfazione.
La morte di una bambina (il sentirla così sola, la riflessione su tutto ciò che le è stato portato via e le ripercussioni che la sua morte hanno sulla sua famiglia) fa arrabbiare, e la rabbia mi ha accompagnato per buona parte della lettura e sebbene il racconto sia addolcito da tante cose, questa rabbia chiedeva che almeno alla fine venisse fatta giustizia.
Una giustizia che invece non c'è stata.
Ho visto il colpevole farla sempre franca e alla fine morire solo per una casualità, ho visto le ossa di una bambina chiuse per sempre in una cassaforte e seppellite da un mare d'immondizia...
Da qui l'insoddisfazione, io volevo vederlo marcire in galera!
E volevo che la famiglia di Susie avesse avuto l'opportunità di dare degna sepoltura ai suoi resti.
Il padre di Susie é stato il personaggio che più ho amato, e il solo di cui ho compreso fino in fondo i comportamenti.
Ho condiviso il suo modo di reagire al dolore, il suo voler tenere Susie sempre stretta a sé, non solo come un ricordo, ma come una figlia reale.
Il suo lottare per trovare il colpevole a tutti i costi, il non arrendersi, nonostante tutto intorno a lui lo facesse.
Al contrario ho detestato la madre, Abigail, che diversamente dal marito combatte il dolore perdendosi in altre braccia.
Più che combatterlo lei gli fugge, e lo lascia alle sue spalle, insieme ai resti della sua sgangherata famiglia.
Abbandona i due figli e il marito e scappa via, alla ricerca della vera sé.

“Lei, pur essendo per definizione una madre, a un certo punto aveva smesso di esserlo. E dopo aver perso quasi dieci anni della loro vita, non le era consentito rivendicare quel diritto e quel privile-gio. Ora aveva imparato che fare la madre era una vocazione e che tante sognavano di diventarlo. Ma lei quel sogno non l'aveva mai avuto, ed era stata punita nel modo più orribile e inimmaginabile per non avermi voluta.”

Un comportamento, il suo, che non sono riuscita a comprendere e che non posso giustificare.
Solo a ripensare al frangente in cui il marito era in ospedale e lei, nel locale caldaie, che se la faceva con quel fesso che doveva occuparsi delle indagini, mi viene un nervoso >.<
E il fratello Buckley che ad un certo punto vuole utilizzare i vestiti di Susie, sino ad allora (giustamente) gelosamente conservati, per realizzare dei sostegni per le piante di pomodoro!!!
Ma dico io, la sensibilità proprio non ti appartiene!?
Addirittura si offende con il padre che gli dice di rimetterli al loro posto.
E meno male che era anche tua sorella, piccolo egoista ingrato! >.<

“«Quelli sono i vestiti di Susie» disse papà con calma quando lo raggiunse. Buckley abbassò lo sguardo sul vestito scozzese nero che aveva in mano. Papà si avvicinò, glielo prese e poi, senza parlare, raccolse gli altri che Buckley aveva impilato sull'erba... ...«Perché non posso usarli?» chiese. La domanda colpì papà come un pugno nella schiena. «Perché non posso usare quei vestiti per legarci i pomodori?». Papà si girò e vide suo figlio inquadrato sullo sfondo del perfetto orticello di terra umida e smossa, disseminata di piantine. «Come puoi farmi questa domanda?». «Devi scegliere. Non è giusto, papà» gli disse Buckley. «Che hai detto?». Mio padre stringeva ancora i miei vestiti al petto. Vidi Buckley prendere fuoco. Alle sue spalle c'era il sole della verga aurea; la siepe era ormai alta il doppio di com'era alla mia morte. «Non ce la faccio più!» urlò Buckley. «Il papà di Keesha è morto e Keesha sta bene!».”

Per non parlare della polizia che si fa sfuggire l'assassino mentre lo ha davanti agli occhi che parla con loro!
Insomma un trionfo di rabbia! E ingiustizia!
Ma in questo libro c'è anche dolcezza e malinconia e questa è rivolta soprattutto nei confronti della piccola Susie.
Leggere dei suoi ricordi, dei suoi rimpianti, del suo sentirsi sola, del suo desiderio ad un certo punto che il padre potesse finalmente raggiungerla...
Ho provato un'immensa pena per lei e questo mi ha indotto anche a pensare "e se fosse davvero così?", "Se chi abbiamo perduto fosse davvero sempre con noi e sentisse la nostra mancanza?"
Tutte queste riflessioni mi hanno resa ancora più triste...
e mi hanno lasciata con una domanda: la realtà è più dolce o più crudele di quella descritta in queste pagine?


il mio voto per questo libro

Chi ben comincia... #6

Salve avventori!
Per la rubrica "Chi ben comincia" oggi vi propongo l'incipit del romanzo d'esordio di Cecelia Ahern. Parlo di "P.S. I love you" dal quale è stato tratto anche l'omonimo film.
Ho visto il film molti anni fa e ricordo che ho singhiozzato per tutto il tempo T.T, be' per il libro, che sto leggendo in questi giorni, non va certo meglio... anzi!
Ho pianto già dalle poche righe che vado ora a proporvi >.<
Voi che mi dite? L'avete letto?

 Poche e semplici le regole:
 Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
 Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
 Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
 Aspettate i commenti

"P.S. I love you" di  Cecelia Ahern

Holly affondò il viso nel golf di cotone blu e il profumo familiare fu come uno schiaffo, un dolore insopportabile che le serrò lo stomaco e le lacerò il cuore. Aghi e spilli le trafissero la nuca e il nodo in gola minacciò di soffocarla. Fu sopraffatta dal panico. A parte il ronzio del frigorifero e il gemito dello scaldabagno, la casa era immersa nel silenzio. Sola! La bile le salì in gola e lei corse in bagno, dove cadde in ginocchio davanti alla tazza del water. Gerry se n’era andato per sempre. Ecco come stavano le cose. Non avrebbe mai più passato le dita tra i suoi capelli setosi, mai più scambiato uno sguardo complice da una parte all’altra del tavolo a cena, non si sarebbe mai più fatta consolare dal suo abbraccio di ritorno dal lavoro, non avrebbe più condiviso il letto con lui, più aperto gli occhi al mattino svegliata dalla sua crisi di starnuti, mai più riso con lui fino ad avere mal di pancia, mai più litigato per chi doveva alzarsi a spegnere la luce della camera da letto. Le restavano solo i ricordi, tanti, e l’immagine del suo viso, che andava sbiadendo di giorno in giorno. Avevano avuto un unico, semplicissimo progetto: restare insieme per tutta la vita, un progetto che i loro amici avevano reputato realizzabile. Erano due tipiche anime gemelle, ecco l’opinione generale. E invece un bel giorno il destino aveva subdolamente cambiato idea. La fine era arrivata anche troppo presto. Dopo essersi lamentato per qualche giorno di un persistente mal di testa, Gerry aveva ascoltato il consiglio di Holly e si era fatto vedere dal medico. Era un mercoledì nell’intervallo di pranzo. Avevano pensato che si trattasse di stress o stanchezza, e si erano detti che alla peggio avrebbe avuto bisogno degli occhiali. Gerry era quasi scioccato all’idea di avere bisogno delle lenti. Ma si era preoccupato inutilmente, perché il problema non erano gli occhi: era il tumore che gli stava crescendo nel cervello.

martedì 28 gennaio 2014

Waiting for #2

Rieccoci con la rubrica "Waiting for" con la quale vi segnalo le prossime uscite, o quei titoli che non vedo l'ora di avere nella mia libreria!




"Storia di una ladra di libri" è la riedizione de "La bambina che salvava i libri" di Markus Zusak, uscito nel 2007 in Italia.

Questa nuova edizione, edita Frassinelli, invece ci aspetta nelle librerie per il 25 Febbraio 2014!
Vi segnalo inoltre il trailer del film che vedremo nelle nostre sale a partire dal 27 Marzo.



Titolo: Storia di una ladra di libri 
Autore: Markus Zusak
Editore: Frassinelli
Data di pubblicazione: 25 Febbraio 2014
Pagine: 576
Prezzo: 16,90 €



Trama


È il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l'inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libricino abbandonato lì, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. 
Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d'amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l'orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché «ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri», poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n'è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all'improvviso diventa più piccolo, e al contempo, più vasto.

Altra uscita che vi segnalo è "Doctor Sleep" di Stephen King, questa titolo non lo attendo con ansia, non perché non abbia intenzione di leggerlo anzi, ma non avendo letto ancora Shining, e volendo fare le cose con ordine do prima la precedenza a quello.
La data di uscita è prevista per oggi 28 Gennaio!




Titolo: Doctor Sleep
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 28 Gennaio 2014
Pagine: 528
Prezzo: 19,90 €



Trama: 


Perseguitato dalle visioni provocate dallo shining, la luccicanza, il dono maledetto con il quale è nato, e dai fantasmi dei vecchi ospiti dell'Overlook Hotel dove ha trascorso un terribile inverno da bambino, Dan ha continuato a vagabondare per decenni. Una disperata vita on the road per liberarsi da un'eredità paterna fatta di alcolismo, violenza e depressione. Oggi, finalmente, è riuscito a mettere radici in una piccola città del New Hampshire, dove ha trovato un gruppo di amici in grado di aiutarlo e un lavoro nell'ospizio in cui quel che resta della sua luccicanza regala agli anziani pazienti l'indispensabile conforto finale. Aiutato da un gatto capace di prevedere il futuro, Dan diventa Doctor Sleep: il Dottor Sonno. 
L'incontro con Abra Stone e il suo incredibile dono, la luccicanza più abbagliante di tutti i tempi, riporta in vita i demoni di Dan e lo spinge a ingaggiare una poderosa battaglia per salvare l'esistenza e l'anima della ragazzina.

Anche voi li state aspettando?

venerdì 24 gennaio 2014

Books Swap

Salve avventori!
Oggi voglio presentarvi una nuova rubrica intitolata "Books Swap"
Quella degli Swap (scambi) è un'iniziativa che va molto di moda fra le blogger, che si scambiano regali, pensierini, pacchettini per condividere passioni e consolidare amicizie virtuali.
Perché non fare la stessa cosa con i libri?
L'idea del "Books Swap" mi è balenata in mente parlando di libri con una mia amica.
Ci piacciono cose differenti, abbiamo gusti praticamente opposti su quasi ogni cosa, ma è questo il bello dell'amicizia no? Confrontarsi con persone diverse da noi.
Anche sui libri abbiamo gusti agli antipodi.
A me piacciono i libri che tengono sulle spine, che mi fanno provare emozioni, positive o negative che siano.
A lei piacciono le storie romantiche, le favole, rigorosamente a lieto fine, dove scene cruenti non sono ammesse.
Così io le ho proposto di leggere un libro che altrimenti lei non avrebbe letto mai, ovvero "Hunger Games" di Suzanne Collins.
Lei mi ha proposto un libro, "Il destino ci attende" di Paola Picasso, che a mia volta avrei evitato come la peste anche solo guardandone la copertina XD 
La cosa divertente di tutto ciò è il confronto. Difatti man mano che leggiamo ci diciamo le nostre impressioni, se abbiamo un po' cambiato idea e messo da parte i nostri pregiudizi di partenza, o se invece confermiamo il nostro parere.
Da questo punto di vista il "Books Swap" potrebbe essere anche un modo per ampliare i propri orizzonti letterari.

Poche e semplici le regole:
♥ Inserire nel vostro blog il banner dell'iniziativa (lo trovate alla fine del post)*
 Scegliere la persona con cui effettuare lo scambio
 Scegliere il libro da inviare (in versione cartacea o ebook)
 Inviarlo e riceverne un altro in cambio
 Leggerlo e recensirlo sul vostro blog, indicando che lo avete ricevuto tramite questa iniziativa

Se volete potete affiliarvi anche voi a questa mia rubrica per dare via agli scambi anche nei vostri blog.
Cosa ne dite, vi piace l'idea?


*Inserire il banner sarà fondamentale perché chi lo vedrà nel vostro blog saprà che siete disponibili allo scambio libri!



giovedì 23 gennaio 2014

Estratto: "La casa d'inferno" di Richard Matheson

Quello che ho scelto per voi è un passo tratto da "La casa d'inferno" di Richard Matheson, che ho recensito qui.
Di seguito potrete leggere il primo incontro tra i quattro protagonisti, ossia il dottor Lionel Barret e sua moglie Edith, la medium spirituale Florence Tanner e il medium fisico Ben Fischer, e la dimora Belasco, famosa casa infestata, già in passato teatro di enormi tragedie.
Detto questo vi lascio all'estratto.
Buona lettura!

Fischer si incamminò. Percorsi pochi metri, raggiunsero un ponticello in muratura. L’attraversarono. Edith guardò oltre il parapetto. Se c'era dell’acqua, non la si vedeva a causa della nebbia. Questa aveva già inghiottito la limousine. 
«Attenti a non cadere nello stagno» li avvertì Fischer, in avanguardia. 
Edith distinse infatti uno specchio d’acqua, sulla destra d’un sentiero ghiaiato che lo costeggiava. La superficie dello stagno era immota e pareva gelatinosa, sotto la nebbia che la lambiva, ed era cosparsa di foglie morte e altri sottili detriti. Ne emanava un odore di cose putride e le pietre che ne delimitavano il bordo erano verdi, viscide. 
«È di qui che provengono i miasmi» disse Barrett. Scosse la testa. «Come poteva mancare uno stagno puzzolente nella proprietà di Belasco?» 
«È la Palude dei Bastardi» disse Fischer. 
«Perché è chiamata così?» 
Fischer non rispose. Dopo un po’ disse: «Poi ve lo dirò». 
Procedettero in silenzio, la ghiaia scricchiolava sotto i loro passi. Il freddo era intenso, penetrante, e pareva insinuarsi nel midollo delle ossa. Edith rialzò il bavero, si fece più accosto a Lionel, cui dava il braccio, badando dove mettesse i piedi. Florence Tanner li seguiva davvicino. 
Quando Lionel si fermò, alla fine, Edith rialzò la testa. 
Di fronte a loro, avvolta dalla nebbia, c’era il massiccio torvo spettro di una casa. 
«Orrenda» disse Florence, con una punta di rabbia nella voce. Edith la guardò. E Barrett disse: «Non siamo ancora neanche entrati, Miss Tanner». 
«Non c’è bisogno di entrare.» Florence si rivolse a Fischer, che fissava la casa. 
D’un tratto l’uomo rabbrividì. Florence gli posò una mano sull’avambraccio. Lui gliela prese e la strinse, così forte da procurarle una smorfia. 
Barrett e Edith seguitavano a esaminare l’edificio ammantato di nebbia. Sembrava una muraglia spettrale che sbarrasse loro la strada. Edith esclamò: «Ma non ha finestre!». 
«Le hanno fatte murare» disse Barrett. 
«Perché?» 
«Non lo so. Forse…» 
«Stiamo perdendo tempo» l’interruppe Fischer. Lasciò la mano di Florence e si mosse, vacillando. Percorsero gli ultimi metri del sentiero ghiaiato e salirono i gradini del portico. Gli ampi scalini erano pieni di crepacci, da cui spuntavano muffe ed erbacce giallastre. Si fermarono davanti al portone d’ingresso a doppio battente. 
«Se si apre da sé, io torno a casa» disse Edith, cercando di apparire spiritosa. Barrett spinse la maniglia e cercò di aprire la porta, che però resistette. 


mercoledì 22 gennaio 2014

In my Mailbox #4


Ecco le ultime entry nella mia libreria *-*


♥ "Luna di miele a Parigi" di Jojo Moyes
Questo libricino sarebbe in realtà il prequel del nuovo romanzo di Jojo Moyes "La ragazza che hai lasciato", atteso in Italia per marzo 2014.
Un modo per conoscere meglio i protagonisti del romanzo vero e proprio.
Io non ho ancora letto nulla di questa scrittrice, di cui però ho sentito tutti parlare benissimo. Sono davvero curiosa di conoscerla e credo di iniziare con questo suo mini lavoro prima di tuffarmi tra le pagine di "Io prima di te".




♥ "Per dieci minuti" di Chiara Gamberale
Questo libro è stato il regalo di un'amica, ma era già nella mia wishlist. Le prime parole presenti nella trama mi avevano spinto a volerlo fortemente nella mia libreria "Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere." Non voglio sapere di più, ma non vedo l'ora di leggerlo.




♥ "L'inconfondibile tristezza della torta al limone" di Aimee Bender 
Anche questa volta si tratta di un regalo, quaesta volta a farmelo è stata Little Pigo, la mia sorellina, mi ha detto che pensa che mi piacerà. E io spero sia vero, del resto i biscottini al limone mi piacciono, quindi perchè non dovrebbe piacermi anche la torta? XD





♥ "Nord e Sud" di Elizabeth Gaskell
Anche questo è un regalo, ebbene si, diciamo che sono stata abbastanza fortunata, e ancora più fortunata perché anche questo era nella mia wishlist. 
Ne ho sentito parlare davvero molto bene da tutti.
Tratta da quello che ho capito, di una storia d'amore tra persone di ceto sociale differente, in un panorama caratterizzato da rivendicazioni sindacali, scioperi, povertà.
So che ne è stata tratta una mini serie, ma ovviamente non l'ho vista perché avevo già in mente di leggerne il libro.


Bene, resta solo una domanda da fare... da dove inizio? *_*

Recensione: "L'amore quando c'era" di Chiara Gamberale

Titolo: L'amore quando c'era
Autore: Chiara Gamberale
Editore: Mondadori
Collana: Libellule
Data di pubblicazione: Gennaio 2012
Pagine: 96
Prezzo: 10,00 €

Trama:
Tommaso ha quella che si potrebbe definire una vita perfetta: un lavoro appagante, una moglie premurosa e due figli che ama tanto. Tutto sembra andare nella giusta direzione fino a quando una giornata d'ottobre gli porta via suo padre. 
E' a questo punto che entra in scena Amanda, la ragazza che non vede da dodici anni, la ragazza che lo ha lasciato di punto in bianco e senza un perché, quella che gli ha fatto più bene ma anche più male, e che forse Tommaso non ha mai dimenticato. E' così che un banale messaggio di condoglianze diventa per i due protagonisti l'occasione di ritrovare qualcosa che si è perso, di rinsaldare un legame spezzato.

Recensione:
Il romanzo di Chiara Gamberale è senza dubbio singolare. In primo luogo per il modo in cui è scritto: non c'è alcuna presentazione dei personaggi, non c'è un narratore e potrei addirittura dire che non c'è un racconto. Questo libro non ha fronzoli, consta solo delle parole dei suoi protagonisti, difatti non è altro che uno scambio di mail, sms e telefonate tra un uomo e una donna che non si vedono da tanto tempo, e che hanno un passato che li lega. 
Questa è un'altra particolarità di questo libro: non assistiamo infatti alla nascita di un amore, e neppure alla fine. 
Tutto questo è già successo.
Amanda e Tommaso non sono più le persone di una volta, conducono vite diverse e hanno differenti aspettative. Eppure qualcosa li unisce ancora, nonostante il tempo trascorso, nonostante i loro nuovi amori. Questo si evince chiaramente dai loro messaggi, dal modo in cui scherzano, dal modo in cui lui le parla dei problemi della sua famiglia, e lei dei suoi fallimenti personali. Non ci sono tabù né freni, non c'è la paura di non essere capiti, ma la certezza di trovarsi di fronte a uno persona che, dopotutto, tiene ancora a te. 
In questo modo la Gamberale, pur con un linguaggio semplice, e sebbene in poche pagine, è riuscita a creare una storia convincente. Una storia in cui molti possono riconoscersi. Credo che questo sia il punto forte del racconto: leggendolo è quasi impossibile non pensare a un amore passato o a un'amicizia perduta, a come alcune scelte avrebbero potuto cambiare tutto, o a come altre lo hanno fatto. 
Da questo punto di vista "L'amore quando c'era", pur essendo un romanzo scorrevole, che si legge in poche ore, ti lascia degli spunti di riflessione e per alcuni versi continua anche quando lo hai terminato.
Come accennavo prima, questo libro presenta a mio avviso due caratteristiche principali: la sintonia evidente tra i due personaggi, che la scrittrice è riuscita a creare anche in poche pagine, e l'impatto emotivo che la vicenda può avere per chi ha vissuto una storia simile. 
Questo dato se da una parte definisce una compartecipazione emotiva per una parte di pubblico, ha però il deficit di escluderne un'altra parte, per la quale la narrazione può risultare banale. 
In effetti questo racconto non ha un evolversi, se non un finale fin troppo prevedibile, e soprattutto fin troppo affrettato. 
La fretta è proprio ciò che rovina tutto: il libro ci dà appena il tempo di identificarci in Tommaso e Amanda, ma non di conoscerli o affezionarci a loro. Non sappiamo come si siano conosciuti, come sia nato il loro amore. Non sappiamo neppure se vivono nella stessa città o meno (plausibile in quanto pare abbiano frequentato lo stesso liceo, improbabile in quanto non si vedono da dodici anni).
La Gamberale ci offre così poche notizie su di loro, sulle loro famiglie, su Tiziana e i figli di Tommaso, sulla madre di questi o su quella di Amanda, nominata solo di sfuggita. E' come se la scrittrice avesse seminato delle premesse per poi abbandonarle lì. 
Leggendo le fasi conclusive ho difatti avuto l'impressione che volesse solo mettere un punto a tutto, quasi che il suo obiettivo non fosse la storia in sé ma esprimere dei concetti generali quali la "ricetta della felicità", la nostalgia che rende il passato inspiegabilmente magico, "la sindrome del soffio al cuore" e quindi, una volta esauriti questi, abbia pensato "posso anche finirla qui". 
Un vero peccato poiché ritengo che, con qualche piccola miglioria e un'analisi più approfondita, "L'amore quando c'era" sarebbe potuto diventare un libro da consigliare a tutti e non solo a quelli con il "cuore guasto".


Considerazioni:

E' la prima volta che leggo qualcosa della Gamberale, e devo dire che il suo stile di scrittura mi ha convinto. Nonostante io abbia sempre dato molto peso ai dettagli e alle descrizioni particolareggiate (cosa che non rinnego), e sebbene di queste qui non vi sia traccia (per ovvie ragioni), non ho potuto non apprezzare il linguaggio semplice e diretto, perfettamente credibile e adatto al contesto (vedi gli errori/orrori nei temi degli alunni di media XD, o l'astio residuo fra i due, e soprattutto di Tommaso nelle prime mail).
Tuttavia proprio nella scrittura ho riscontrato alcune note negative: escludendo le mail, sia negli sms che nelle telefonate non è stato sempre facile distinguere chi dei due era a parlare. Talvolta ho dovuto rileggere alcune frasi per venirne a capo. 
Di contro, in altri casi, il tentativo dell'autrice di rendere il tutto più chiaro ha reso la narrazione meno credibile. 
In particolare mi riferisco alle telefonate, in cui quasi ogni domanda si conclude con il nome Tommaso o Amanda (non so voi ma quando parlo con qualcuno non sento la necessità di ripetere in continuazione il suo nome XD).
Altra cosa che mi ha un po' deluso, come ho già detto, è il modo di chiudere la storia. E non mi riferisco al finale sia chiaro, quanto alla sensazione di voler andare di fretta e dare una conclusione improvvisa alla vicenda che si stava raccontando. 
Per quanto mi siano piaciuti i ricordi dei due ragazzi, li ho trovati scarsi e non abbastanza forti da farmi credere davvero nel loro amore e farmi sperare in una loro ritrovata unione. A mio parere il lettore può riconoscersi in Tommaso e soprattutto in Amanda, ma difficilmente si affeziona a loro. 
Se la storia fosse stata raccontata con più cautela, se gli aneddoti fossero stati maggiori, i caratteri dei personaggi più approfonditi, se il loro rapporto "epistolare" fosse durato più di una ventina di giorni, credo che il libro ci avrebbe guadagnato.

il mio voto per questo libro



martedì 21 gennaio 2014

Book Linky Party

Salve avventori!
Scrivo questo post per invitarvi tutti a partecipare all'iniziativa creata da Ilaria de "Il profumo delle pagine stampate", ovvero il Book Linky Party!!
Un modo per poter conoscere tanti blog dedicati ai libri e far conoscere di più il proprio.
Non la trovate una bella idea?
Dopotutto condividere la nostra passione per i libri è quello che ci ha spinto ad aprire un blog a loro dedicato, e poter confrontarsi con più lettori possibili è quello che rende vivi i nostri blog!
Allora non siate timidi! Partecipate numerosi.
Andate da Ilaria per le iscrizioni!!!
E che la festa abbia inizio XD

lunedì 20 gennaio 2014

Presentazione: "La mia amica ebrea" di Rebecca Domino e "Quando dal cielo cadevano le stelle" di Sofia Domino

Salve, avventori!
Oggi voglio presentarvi due libri scritti dalle sorelle Domino, Rebecca e Sofia.
Hanno entrambe scritto il loro primo romanzo, autopubblicato e in uscita il 27 gennaio, Giornata della Memoria.

 "La mia amica ebrea" di Rebecca Domino
 "Quando dal cielo cadevano le stelle" di Sofia Domino

Come ben potete supporre il tema principale di entrambi i romanzi è quello del genocidio degli ebrei, Rebecca e Sofia ce lo raccontano attraverso le loro storie, i loro personaggi, le loro emozioni.


Titolo: La mia amica ebrea
Autore: Rebecca Domino
Canale di distribuzione: Lulu
Data di pubblicazione: 27 Gennaio 2014
Pagine: 300
Prezzo: 1,99 € (solo eBook)


Trama:

Amburgo, 1943. La vita di Josepha, quindici anni, trascorre fra le uscite con le amiche, le lezioni e i sogni, nonostante la Seconda Guerra Mondiale. Le cose cambiano quando suo padre decide di nascondere in soffitta una famiglia di ebrei. Fra loro c'è Rina, quindici anni, grandi e profondi occhi scuri. Nella Germania nazista, giorno dopo giorno sboccia una delicata amicizia fra una ragazzina ariana, che è cresciuta con la propaganda di Hitler, e una ragazzina ebrea, che si sta nascondendo a quello che sembra essere il destino di tutta la sua gente. Ma quando Josepha dovrà rinunciare improvvisamente alla sua casa e dovrà lottare per continuare a sperare e per cercare di proteggere Rina, l'unione fra le due ragazzine, in un Amburgo martoriata dalle bombe e dalla paura, continuerà a riempire i loro cuori di speranza. Un romanzo che accende i riflettori su uno dei lati meno conosciuti dell'Olocausto, la voce degli "eroi silenziosi", uomini, donne e giovani che hanno aiutato gli ebrei in uno dei periodi più bui della Storia.
Autore:
Nata nel 1984, Rebecca è da sempre appassionata di scrittura. Dopo aver messo da parte questa sua grande passione per molti anni, torna a scrivere scoprendo che è questo quello che più le piace fare. E' anche un'appassionata viaggiatrice e lettrice. "La mia amica ebrea" è il suo primo romanzo.

Titolo: Quando dal cielo cadevano le stelle
Autore: Sofia Domino
Canale di distribuzione: Lulu
Data di pubblicazione: 27 Gennaio 2014
Pagine: 496
Prezzo: 1,99 € (solo eBook)



Trama:

Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l’unica colpa di essere ebrea durante la Seconda Guerra Mondiale. Dallo scoppio delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo. Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano gli anni, conditi da giornate piene di vicende, di primi amori, di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà. Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere. Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. Terrore, lavoro, malattie, camere a gas, morti. E determinazione. Quella che Lia non vuole abbandonare. Quella determinazione che vorrà usare per gridare al mondo di non dimenticare. Quella determinazione che brillerà nei suoi occhi quando il freddo sarà troppo pungente, quando la fame sarà lancinante, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà deportata in altri campi di concentramento. Quella determinazione che le farà amare la vita, e che le ricorderà che anche le ragazzine ebree hanno il diritto di sognare. Perché non esistano mai più le casacche a righe, perché nessuno sia più costretto a vivere in base a un numero tatuato su un braccio o in base a una stella cucita sulla veste. Perché dal cielo non cadano più le stelle.
Autore:
Nata nel 1987, sin da quando era piccola Sofia si cimentava nello scrivere temi e racconti. Ora la scrittura è la sua passione principale. Oltre a scrivere adora leggere e sognare e viaggiare (lo fa appena ne ha l'opportunità). "Quando dal cielo cadevano le stelle" è il suo primo romanzo.

sabato 18 gennaio 2014

Chi ben comincia... #5

Salve avventori!
Oggi attraverso la rubrica "Chi ben comincia" vi propongo l'incipit del libro che sto leggendo in questi giorni, si tratta di "Giro di vite" di Henry James.
Ho ripreso (finalmente) a seguire la lista di lettura che mi ero prefissata, con ordine e disciplina >.<
Complimentatevi con me XD
Detto questo vi lascio alla lettura di queste poche righe, che un po' lasciano immaginare il clima in cui siamo immersi.
Douglas sta per raccontarci una storia di fantasmi e io non vedo l'ora di conoscerla *-*
E voi? 

Poche e semplici le regole:
 Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
 Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
 Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
 Aspettate i commenti

"Giro di vite" di Henry James

Il racconto ci aveva tenuti attorno al focolare col fiato sospeso, ma a parte l'ovvia osservazione che esso era raccapricciante, come doveva essere una strana storia narrata la vigilia di Natale in una vecchia casa, non ricordo che suscitasse alcun commento finché qualcuno disse ch'era quello il primo caso in cui s'imbatteva d'una simile esperienza toccata a un fanciullo. Si trattava, se ben ricordo, di un'apparizione in una casa altrettanto vecchia di quella in cui eravamo riuniti per l'occasione - una visione spaventosa apparsa ad un bambino che dormiva nella camera di sua madre e che l'aveva svegliata terrorizzato; svegliata non per vincere il suo spavento e per farsi teneramente riaddormentare, ma perché lei stessa, prima di riuscirvi, si trovasse davanti alla medesima visione che l'aveva sconvolto. Fu questa osservazione a provocare da parte di Douglas - non immediatamente, ma più tardi nella serata - una risposta che ebbe l'interessante conseguenza su cui richiamo la vostra attenzione. Qualcun altro aveva preso a raccontare una storia non particolarmente interessante ed io mi accorgevo ch'egli non ascoltava. Ciò mi fece capire che anch'egli aveva qualcosa da dirci e che si trattava soltanto di aspettare. Aspettammo infatti due sere: ma quella sera stessa, prima che ci separassimo, egli accennò a quel che aveva in mente. - Sono d'accordo nei riguardi del fantasma di Griffin o di quel che fosse, che l'essere apparso prima al bambino d'un'età così tenera aggiunge alla vicenda un fascino particolare. Ma per quanto ne so, non è la prima volta che un fenomeno tanto affascinante coinvolge un bambino. Se la presenza d'un bambino dà effettivamente un altro giro di vite, che ne direste di due bambini?

venerdì 17 gennaio 2014

Waiting for #1

Salve avventori!
Oggi inauguro con piacere questa rubrica che ho intitolato "Waiting for" con la quale indicherò i titoli che sto aspettando, quelli che fanno dire la frase "non vedo l'ora che..."


Oggi voglio parlarvi di "Hollow City".

"Hollow City" di Ransom Riggs

Hollow City è il secondo capitolo della storia scritta da Ransom Riggs dedicata a Miss Peregrine e ai suoi bambini speciali.
In "La casa per bambini speciali di Miss Peregrine" avevamo lasciato i bambini in viaggio verso mondi e tempi a loro sconosciuti, per salvare la loro insegnante e istitutrice Miss Peregrine e le altre ymbryne.
Se avete letto la mia recensione, sapete che la storia, che dapprima mi aveva preso moltissimo, ha finito via via per deludermi, ma nonostante questo voglio leggere il secondo capitolo, perché lasciare le cose a metà non mi è mai piaciuto. 
Sono inoltre curiosa di vedere quale ulteriore svolta lo scrittore darà ad una storia che ne ha già avute più di una: da un inizio misterioso e horror, si è trasformata in un racconto di fantascienza e la domanda sorge spontanea... cosa ci aspetterà ora?

Il libro è uscito in America lo scorso 14 Gennaio,  in attesa di vederlo nelle nostre librerie vi lascio con il book trailer di "Hollow City" che, della storia non dice nulla, ma risulta suggestivo, e se avete letto il primo capitolo di questa saga riconoscerete qui uno dei suoi protagonisti.



E voi? Cosa state aspettando?

giovedì 16 gennaio 2014

Recensione: "Donne si nasce Casalinghe si diventa" di Flower Stylosa

Titolo: Donne si nasce Casalinghe si diventa
Autore:  Flower Stylosa alias Rosa Santoro
Editore: Arduino Sacco Editore
Data di Pubblicazione: Ottobre 
2013
Pagine: 112
Prezzo: 9,90 €

Il libro in questione mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice Arduino Sacco Editore

Trama:
La guida per la casalinga "perfetta".

Recensione:
Più che un libro, si tratta di una specie di tesina il cui scopo è quello di analizzare la figura della casalinga sotto vari punti di vista.
Un'analisi che, nonostante i vari punti su cui viene sviluppata, risulta fondata esclusivamente su pregiudizi e luoghi comuni che vogliono:
La casalinga disperata; 
La nuora eterna antagonista della suocera;
La figura della cognata come invidiosa e acerrima nemica.
E per non farci mancare nulla, ovviamente non potevano mancare le affermazioni discriminatorie riguardo alle differenze intellettuali tra nord e sud.
Un insieme di assurdità e scempiaggini tale da lasciare a bocca aperta.
"Al nord le donne sono maggiormente intellettualizzate perché sono nate con la cultura e non con la terra fra le mani" 

Sempre riferito alle donne:
"si ritrovano in ufficio a occupare bei posti grazie a delle belle gambe e una minigonna" 

Un libro che seppur scritto nel 2013 pare essere rimasto fermo alle concezioni medioevali, in cui il compito della donna è ridotto a quello di essere una brava casalinga, ed una casalinga è tale quando è capace di occuparsi al meglio della sua casa, crescere la prole e di ACCUDIRE (si avete sentito bene, accudire!!!) suo marito.
Come se, al giorno d'oggi, una donna debba ancora essere considerata come colei che deve esistere solo per servire gli altri.
Sottomessa all'uomo.
Dov'è la parità dei sessi?
Dov'è la collaborazione tra coniugi ormai diffusa in qualsiasi famiglia?
"Se il marito aiuta nelle faccende di casa la casalinga è viziata e il marito sottomesso"

E l'autrice ci tiene a darci un consiglio:
"insegnare a vostra figlia come si cucina, come si preparano i dolci, si stirano le camicie, si lavano le robe, etc."

Giustamente cos'altro ha una donna, una mamma, da insegnare a sua figlia se non a fare le faccende?

E dulcis in fundo la predica finale, in cui la scrittrice dà il meglio del peggio di sé:
...la donna è già andata oltre la dimensione senza accorgersi cosa stava perdendo dal punto di vista matrimoniale. Ha ottenuto la libertà di poter uscire, muoversi, avere più amanti in segreto, la possibilità di fare tutto quello che le pare. Perché quell'educazione e quella responsabilità che era tramandata dai padri alle figlie e che serviva per farle arrivare pure e vergini davanti un marito, oggi non esistono più: non c’è coprifuoco e tutto si fa senza alcun limite. Come pretendiamo che le donne diventino vere casalinghe di casa e chiesa? Non esiste più la donna che rimane a casa: oggi la donna deve andare in palestra, dall'estetista, dal parrucchiere e così via. È stata una scoperta sconvolgente che ha portato le nuove generazioni a contrarre meno matrimoni e ad avere meno figli ma che ha ottenuto il potere per dirigere una massa di uomini senza cervello e che con le donne vogliono soltanto divertirsi o assumere ancora l’atteggiamento dell’uomo possessivo.

Ho sperato fino alla fine che ci fosse dell'ironia in tutto questo, ma la predica finale ha tolto ogni dubbio a quella velata speranza.

Provando a mettere da parte le tematiche e i punti di vista, ne resta un libricino che altro non è se non un insieme di statistiche, grafici, liste, luoghi comuni, e articoli di giornale.
Un libro che come unico effetto positivo ha avuto quello di sortire una riflessione:
"Per fortuna i tempi in cui il mondo la pensava così sono passati"

Considerazioni:
Un libro (definirlo tale, credetemi, è già un complimento) che pare scritto 60 anni fa, dimenticato in un posto in cui avrebbe fatto meglio a rimanere, e riesumato oggi.
E pare ancora più assurdo pensare che a scriverlo sia stata una donna!
Un tripudio di frasi fatte, pregiudizi, citazioni e luoghi comuni.
La classificazione delle casalinghe, in cui appare come ultima voce quella delle casalinghe sexy, vi darà l'idea di quello che voglio dire.
Casalinghe sexy: quelle appartenenti alla nuova generazione; sono molto sensuali e magari diventano oggetto di attenzione degli uomini quando lavano i vetri, stendono i panni o salgono su una scala.

Ditemi se non è la classica immagine presa dai film di Renato Pozzetto, che andavano in onda almeno 20 anni fa!

Qualcuno spieghi alla scrittrice che i tempi (per fortuna) sono cambiati!
Infine, sparsi tra le pagine non potevano mancare banali consigli di economia domestica, spesso contraddittori.
L'autrice prima ci fa notare che molte casalinghe, pensando di fare cosa buona e giusta e al contempo risparmiare, preferiscono cucinare una torta di mele fatta in casa piuttosto che dare ai loro bambini merendine preconfezionate, e ci avverte che sbagliano in quanto tra ingredienti e forno, le suddette casalinghe non risparmierebbero affatto! Conclude quindi: meglio comprare merendine confezionate a 1,50 
Poche pagine dopo però tra i rimedi anti-crisi indovinate cosa ci insegna? A fare una bella torta di mele!!!
Evviva la coerenza ^__^/
Ve la do io una bella ricetta anti-crisi: se avete un tavolo traballante e questo libro a portata di mano, invece di comperare un altro tavolo, usate il libro per pareggiarne le gambe XD


il mio voto per questo libro

mercoledì 15 gennaio 2014

Recensione: "Cuore di ciccia" di Susanna Tamaro

Titolo: Cuore di ciccia
Autore:  Susanna Tamaro
Editore: Mondadori
Data di Pubblicazione: 1992
Pagine: 104
Prezzo: 10,20 €

Trama:
Michele, figlio unico di genitori separati, è costretto a trascorrere le sue giornate nella solitudine e per sconfiggere la noia ripiega sul cibo e fa del frigorifero "Frig" il suo unico grande amico e confidente.
La mamma, acerrima nemica dei chili di troppo, sempre in perfetta forma e a dieta, non riesce a capire come suo figlio possa essere così grasso.
Lei non sa che Frig racconta delle bellissime storie a Michele e che la sua solitudine sembra sparire quando lo apre.
Frig, un giorno, decide di fare di Michele un eroe nominandolo cavaliere con il nome di Cuore di Ciccia.
La mamma decide di rinchiudere Michele all'Istituto Acciughini, un luogo dove i bambini diventano magri come grissini.

Recensione:
Susanna Tamaro ci racconta la storia di questo bambino, Michele, dei suoi problemi di peso legati intrinsecamente alla sua solitudine.
Michele difatti sfugge alla noia mangiando e inventandosi un'amicizia improbabile con il suo frigorifero, per sopperire il suo bisogno d'affetto e di attenzioni.
Con estrema sincerità ammetto di non aver compreso lo scopo di questo libro.
È una favola e come tutte le favole è esagerata in alcuni aspetti, ma ogni favola ha una morale e uno scopo, e quello di questa mi sfugge.
La storia è divisa in due parti, una prima che, seppur condita con particolari fantasiosi, conserva il contatto con la realtà, e una seconda parte totalmente surreale che non ha nulla a che fare con la prima (potrebbe sembrare un racconto diverso con protagonista lo stesso bambino).
Una favola andrebbe di norma scritta per un pubblico di bambini, quindi si suppone che fra queste pagine ci sia un messaggio rivolto a loro, ma sinceramente mai la leggerei ad un bambino, specie se ha problemi di peso.
Nella prima parte infatti vediamo la mamma di Michele rivolgersi a lui con termini, che non esagero a definire, agghiaccianti.
Termini che, seppure in una favola, detti da una mamma al suo bambino, risultano pessimi.

E' mai possibile che non ti vergogni?! 
La ciccia ti avvolge dalla testa ai piedi come un tapiro! Sembri una frittella, un bombolone, una mongolfiera, un ippopotamo, un pachiderma, una balena! - Gridava sempre più forte. 
Michele sapeva che da lì a qualche istante sarebbe scoppiata a piangere. Andava così ogni volta. 
E infatti dopo aver detto "mongolfiera" la mamma all'improvviso diventò rossa in faccia, annaspò con le mani in aria, tirò su con il naso ed esplose in singhiozzi: - Tesoro, possibile che non capisci? Quante volte mi hai promesso che non l'avresti più fatto, eh? Me lo prometti ogni volta, e ogni volta lo fai lo stesso! Quante volte te l'ho detto che non si può essere grassi, eh? Non ti vergogneresti se io fossi una donna cannone, eh? E allora perché io non mi devo vergognare? Oh, tesoro, perché non fai uno sforzo per volermi bene? - Oh, mammina, io te ne voglio! - gridò Michele.

Non c'è un solo personaggio per cui poter parteggiare.
La mamma, con i numerosi appellativi offensivi con cui schernisce suo figlio, esternandogli più volte il suo ribrezzo, dicendogli più volte quanto faccia schifo e quanto si vergogni di lui, risulta un personaggio orribile.
Michele che continua imperterrito a disubbidire e a trangugiare l'intero contenuto del frigo, senza minimamente pensare ai sacrifici fatti per disfarsi dei chili persi.
La nonna che sottovaluta e minimizza un problema importante, che andrebbe affrontato, seppur in modo totalmente diverso da come lo affronta sua figlia.
Tuttavia i momenti con la nonna sono quelli più piacevoli da leggere (poche righe ahimè), con lei Michele si sente davvero felice e amato, e pur mangiando in abbondanza, quando è con lei non mette su un etto, poiché ci sono altre cose a distrarlo, le passeggiate, le escursioni, il giardinaggio.
La compagnia della nonna lo salva dal suo essere perennemente lasciato a se stesso.
Nella seconda parte come dicevo poc'anzi il libro si trasforma e degenera, se era iniziato male (ma con una speranza di miglioramento) finisce peggio.
La storia si trasforma sempre più in una favola surreale, dove tutto però è assurdo e senza alcun senso.
Le scene a cui assistiamo successivamente (da quando Michele viene letteralmente abbandonato dai genitori in una clinica dimagrante, fino alla conclusione del libro), non hanno alcuna ragione di esistere.
L'incontro con il furetto, con Mr. Kakkolen, la trasformazione di Michele in un pipistrello, la sconfitta dell'orconte, sono tutti avvenimenti che non hanno nulla a che fare con la storia principale.
Il tema della solitudine, i problemi di peso di Michele, l'acidità di una mamma perennemente insoddisfatta da suo figlio e fin troppo sensibile all'importanza dell'apparenza, la risposta alla domanda "che cos'è l'amore?" sono temi che potevano essere approfonditi per dar veramente vita ad un buon libro.
La Tamaro invece sembra mettere da parte le premesse che aveva dato alla sua storia per dedicarsi ad un'altra, che ha come protagonista un mostro, ladro di sogni, a cui la scrittrice attribuisce la causa dello stress collettivo e quindi anche del caratteraccio della mamma di Michele.
Quindi qual è la metafora di questa favola? E a chi è rivolto il libro?
Dato che nella realtà non esiste nessun mostro ladro di sogni, chi è che ha reso la mamma di Michele così insensibile e distante? Così cieca da non accorgersi della solitudine di suo figlio?
Davvero la scrittrice ha scritto questo libro così pieno di insulti estremamente pesanti ed offensivi (resi ancora più cattivi dal fatto che è proprio una mamma a farli al suo bambino) per dei bambini?
Spero seriamente di no, è difatti un libro che mai leggerei ad un bambino, se non per traumatizzarlo a vita.
A chi consiglierei invece questo libro?
A tutte le future mamme per indicare loro come assolutamente non dovrebbero MAI essere con i loro figli (ma spero che nessuno abbia mai il bisogno di una simile lettura per capirlo).
Se proprio devo trovare una morale della favola in questo racconto, è sicuramente rivolta alle mamme e alla eterna competizione esistente fra molte di loro, nella gara a chi ha il figlio più bello, più alto e più bravo a scuola.
Accettate i vostri figli per come sono, aiutateli a migliorare, guidateli nel loro cammino ed evitate di giudicarli, di plasmarli a vostra immagine e somiglianza e farne una copia di voi stessi.
Lasciateli semplicemente fare quello che li rende felici.

C'è un mistero al mondo, o meglio, ce ne sono tanti, ma uno tra tutti è più importante, ed è questo. Mentre i bambini capiscono sempre cosa vogliono i grandi, i grandi non capiscono quasi mai cosa vogliono i bambini. Credono sempre che i bambini vogliano quello che vogliono loro, invece non è vero: i bambini soltanto per essere gentili ubbidiscono, o almeno fanno finta di ubbidire.

Considerazioni:
Volevo leggere questo libro da quando ero bambina. 
Un passo (quello in cui è presente la nonna di Michele) era riportato su un libro di testo delle elementari di mia sorella Little Pigo, e leggendo quel breve frammento mi ero immaginata tutt'altra storia.
Avevo pensato a questo bambino sovrappeso e solo che attraverso le cure e l'amore di sua nonna riusciva ad amarsi di più e a risolvere il suo problema di peso, e perché no, anche a ritrovare l'affetto di una mamma un po' troppo presa da se stessa.
Un libro quindi pieno d'amore, d'affetto e di insegnamenti positivi.
Da questa idea che mi ero fatta nasceva la voglia e la curiosità di leggerlo.
Successivamente dedicandomi agli studi e ad altre letture, mi ero quasi scordata di questo desiderio irrealizzato, quando recentemente mi è tornato in mente, ho subito provveduto ad acquistarlo.
Be' come avrete letto dalla mia recensione forse sarebbe stato meglio che il desiderio fosse rimasto tale, e continuare ad idealizzare una storia, che per quanto mi riguarda si è rivelata assolutamente deludente.
Eccetto poche citazioni non riesco davvero, pur sforzandomi, a salvare altro di questo libricino.


il mio voto per questo libro