venerdì 30 maggio 2014

WishList #3

Salve avventori!
Eccoci al terzo appuntamento della rubrica "WishList"
Titoli che vanno e titoli che vengono, e una lista che non accenna ad accorciarsi, ma il bello dei desideri è proprio questo, non fai in tempo a realizzarne uno che ne hai in mente altri dieci.
Ecco la nostra lista.

♥ "Il piccolo lord Fauntleroy" di Frances Hodgson Burnett 
 "La confessione" di Kanae Minato
♥ "Lettere a una sconosciuta" di Antoine de Saint-Exupéry
♥ "Pollyanna cresce" di  Eleanor H. Porter
♥ "L'incredibile storia di Soia e Tofu" di Pallavi Aiyar
♥ "Miss Charity" di Marie-Aude Murail
♥ "L'isola della paura" di Dennis Lehane
♥ "La morte delle api" di Lisa O'Donnell

E ora i libri che abbiamo avuto la gioia di spuntare dalla fatidica lista.

 "Dopo" di Koethi Zan 
♥ "L'amore in un giorno di pioggia" di Gwen Cooper 
♥ "Non ti addormentare" di S.J. Watson 
♥ "La ragazza che hai lasciato" di Jojo Moyes 

Avete letto qualcuno di questi? E quali sono invece i titoli presenti nella vostra WishList?


giovedì 29 maggio 2014

Intervista a Eleonora C. Caruso, autrice del romanzo "Col nostro sangue hanno dipinto il cielo"

Salve avventori!
Oggi Café Littéraire intervista per voi Eleonora C. Caruso, autrice del romanzo "Col nostro sangue hanno dipinto il cielo", di cui ci sarebbe molto da dire, ma ne ho già parlato ampiamente nella mia recensione. 
Quindi, se non lo avete ancora fatto, correte a leggerla!!!
E ora vi lascio all'intervista...

♥ Ciao Eleonora, ti ringrazio per avermi concesso questa intervista! 
Ho avuto occasione di leggere il tuo libro Col nostro sangue hanno dipinto il cielo, e devo ammettere di esserne rimasta molto colpita. Ho apprezzato il modo pungente, delicato, e a volte ironico con cui hai saputo descrivere una realtà degradata e degradante. Sullo sfondo una Tokyo perversa e consumistica, fatta di apparenza.
Perché la scelta di questa metropoli come ambientazione della tua storia?

Non è stata una vera scelta, nel senso che è nata con la storia stessa. Per quanto mi riguarda, le ambientazioni sono una parte integrante delle storie, non un accessorio, per questo non mi capita mai di deciderle a posteriori. È Tokyo ad avermi dato l’idea per questa storia, se non amassi Tokyo semplicemente la storia non sarebbe nata.


♥ Il protagonista della tua storia è Shun, un host tra i più ambiti e apprezzati del Parfume. Lui, come gli altri host e hostess suoi colleghi, si occupa di offrire compagnia e un'apparenza di amore, a donne e uomini soli. Come è nata l'idea di questo personaggio?

È nata parecchio tempo fa, prima del mio primo viaggio a Tokyo, come una sorta di risposta a un genere di fanfiction che ero solita incrociare spesso, il così detto hooker!au. 
Il termine si auto-spiega, ma in breve si tratta di storie che parlano sostanzialmente di un personaggio che si prostituisce. Io mi stavo interessando della figura dell’host in Giappone, quindi ho unito le due cose. Comunque sono passati anni prima che effettivamente la scrivessi, basti pensare che l’idea embrionale era quella per una commedia romantica, anche se probabilmente a leggere Col nostro sangue non si direbbe, ahah.


♥ Nel libro fai più volte riferimento al fatto che Shun sia diventato un Top Rank grazie ai suoi occhi chiari e ai suoi tratti occidentali, ereditati dalla nonna francese. Più di una volta leggiamo di Ran, che passa ore al trucco, nello sforzo di rendere il suo aspetto più vicino possibile ai canoni europei, tanto in voga al momento. Cosa ne pensi di questo fenomeno, che effettivamente, sta prendendo piede in Giappone?

Più che prendere piede, il fenomeno è consolidato da anni. Chissà, probabilmente i giovani giapponesi subiscono una crisi dei modelli esattamente quanto i nostri. Non me la sento di risponderti, però, perché non sono una sociologa e non voglio rischiare di dire banalità o fare facili analisi. Mi limito a osservare, e quello che vedo mi fa pensare a qualcosa da scrivere, tutto qui.


♥ Toru rappresenta l'innocenza in un mondo che di innocente non sembra avere più nulla. Lo vediamo cercare più volte la compagnia di Shun, ma poi distaccarsene perché non ne accetta il modo di vivere e di pensare. Qual era il vero motivo della sua curiosità nei confronti dell'host? Era solo un modo per conoscere meglio se stesso? Cerca di emulare suo fratello, avendo a sua volta un "amico speciale", o di distanziarsene conquistando una propria individualità?

Io so solo quello che hai letto, per il resto dovreste parlare con lui.


♥ Una figura molto interessante, anche se poco approfondita, è quella della nonna francese che, prigioniera di un mondo che non le appartiene, usa il silenzio come protesta. Un personaggio di cui avrei voluto sapere di più, che a mio parere si sarebbe meritata un libro tutto suo. Possiamo sperarci?

Non credo proprio. Io so qualcosa in più, su di lei, ma tutto sommato credo che quello che ho detto fosse l’importante, e che vada bene così.


♥ Ultima curiosità su questo tuo lavoro: Il titolo. Lo ritroviamo anche nel racconto, nelle parole del vecchio che urla per strada queste frasi: “Con le nostre ossa costruiscono i palazzi, con il nostro sangue hanno dipinto il cielo”. Cosa volevi farci intendere con queste parole?

Niente, in realtà. Sono parole disposte per suono, nient’altro. Però rendono l’idea dell’atmosfera, no? (lol)


♥ Questo non è il tuo primo lavoro, nel 2012 hai esordito con il tuo primo libro "Comunque vada non importa", in cui racconti di una ragazza, Darla, che compie un percorso di rinascita. Da una vita in cui si è sempre esclusa dal resto del mondo, passa alla riconciliazione con esso, e alla scoperta di tutto ciò che negli anni si è persa. Se con Shun abbiamo perso la speranza nel mondo e nel cambiamento, con Darla la ritroviamo. Quale di questi due punti di vista senti più vicino?

Io sono vicina ad entrambi i punti di vista, a seconda del momento del giorno in cui me lo chiedi. Credo che lo stesso valga anche per Darla e per Shun.


♥ Dalla tua biografia ho letto che sei una amante di Sailor Moon! Quali altre passioni hai, oltre alle eroine che vestono alla marinara e alla scrittura? E come è nata la tua passione per quest'ultima?

Sono la stessa cosa, nel senso che il mio amore per la scrittura è nato dal mio amore per le storie, e il mio amore per le storie è nato dalla televisione, visto che in casa mia nessuno leggeva. Cinema, libri, videogiochi, tv… qualsiasi cosa racconti una storia, a me piace.


♥ C'è un autore o un opera al quale sei particolarmente legata e che ha, in qualche modo, ispirato la tua carriera di scrittrice?

Beatriz e i corpi celesti, di Lucia Etxebarria. Non mi è piaciuto nient’altro di suo, ma è stato il libro che mi ha fatto dire “hey, voglio farlo anch’io!”.


♥ Se dovessi chiederti il titolo di un libro che per te rientra tra quelli "da leggere assolutamente", quale mi diresti?

Il Padrino di Mario Puzo. L’ho prestato anni fa e non mi è ancora tornato indietro, quindi di sicuro dovrei assolutamente rileggerlo io.


♥ Quali progetti hai per il futuro? Potremo rileggerti presto con qualche nuova storia?

Incrociamo le dita, ahah. Io, di sicuro, continuerò a scrivere.

♥ Ti ringrazio Eleonora per la disponibilità e per il tempo che hai gentilmente dedicato a me e ai miei lettori.
Un grosso in bocca al lupo per la tua carriera! Alla prossima ^__<





mercoledì 28 maggio 2014

In my Mailbox #9


Salve avventori!
Rieccoci con la rubrica che incuriosisce di più voi lettori, "In my Mailbox", attraverso la quale vi mostro le new entry nella mia libreria.


♥ "I Watson" di Jane Austen
Ok, lo so, ci sono ricascata.
E' vero Jane Austen non mi fa impazzire, almeno non ci è mai riuscita fino ad ora. E mi ero detta che sarebbero passati libri prima che tornassi a rileggere qualcosa di suo.
Ed in effetti un po' di libri sono passati, ma io per adesso ho solo acquistato questo piccolo libricino, non ho certo detto che ho intenzione di leggerlo immediatamente.
Però complice il prezzo stracciato e la copertina molto carina, mi sono fatta indurre in tentazione. Per il resto, poi vi dirò...


♥ "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret" di Brian Selznick
Ho visto il film tratto da questo libro un po' di tempo fa, non voglio esagerare ma credo siano passati un paio di anni, e l'ho trovata una storia davvero carina.
Ho accennato ad essa anche nella recensione de "La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu.
Il libro, come dice la stessa copertina, è un caso di narrazione in cui le parole illustrano le immagini.
La storia si sviluppa, infatti, tramite una bellissima successione di circa trecento illustrazioni fatte a matita e carboncino.
Sicuramente un libro da avere in libreria.

♥ "Dopo" di Koethi Zan 
Racconta la storia di Sarah, vittima di rapimento. Dopo 10 anni da quando è riuscita a fuggire dalle mani del suo aguzzino, ancora tormentata dalle fobie causate dai giorni di prigionia nello scantinato, viene a sapere che l'uomo che tormenta i suoi incubi sta per essere rilasciato.
La trama di questo libro mi ha colpito davvero tanto, ho sempre voluto leggere un thriller di questo tipo, spero non mi deluda.



♥ "Non ti addormentare" di S.J. Watson 
E' un thriller psicologico, narra la storia di Christine, una donna che ogni giorno si risveglia senza ricordare gli ultimi vent'anni di vita. Ogni mattina senza ricordi. Non sa a chi appartenga la casa in cui si trova, l'uomo che le dorme accanto le è totalmente estraneo, e anche il suo viso, riflesso nello specchio del bagno, non solo non le è familiare, ma le sembra molto meno giovane di quanto secondo lei dovrebbe essere. E il tarlo che la divora, e che non riesce a smettere di tormentarla è la sensazione che suo marito le nasconda qualcosa.
A me la trama ispira tantissimo! Inoltre Little Pigo mi ha appena informata che dal libro è stato tratto il film "Before I Go to Sleep" interpretato dalla superba Nicole Kidman, scelta che non posso che approvare, dato che trattasi della mia attrice preferita ^_^

♥ "L'amore in un giorno di pioggia" di Gwen Cooper
Dovete sapere che ho una forte desiderio di avere un gattino da coccolare e appena ho letto la trama di questo libro ho subito desiderato leggerlo.
Narra la storia di una gattina trovatella e della sua padroncina.
Come forse sapete non amo leggere prima tutta la trama dei libri che desidero leggere. Quindi questo è tutto quello che ho voluto sapere, e in poche righe mi ha conquistata.




♥ "La ragazza che hai lasciato" di Jojo Moyes
E' il seguito di "Luna di miele a Parigi", che ho trovato un romanzo leggero, ma non banale o sciocco.
Racconta di una storia ordinaria, come può essere la crisi di un rapporto di coppia, affrontandola però in maniera originale. Non so come si evolverà la storia delle due coppie protagoniste in questo secondo libro, ma avendo letto il prequel non potevo non leggerlo.




Cosa ne pensate del mio bottino?
Io non so proprio da dove cominciare... vorrei leggerli tutti subito *-*

lunedì 26 maggio 2014

Recensione: "Diari dal sottosuolo" di Autori Vari

Titolo: Diari dal sottosuolo
Autore: Autori vari
Copertina: Mario Sànchez Nevado
Editore: Speechless Books
Data di Pubblicazione: 28 Aprile 2014
Pagine: 218
Prezzo: 13,50 € (cartaceo) 2,49 € (digitale)

Trama:
Il libro è una raccolta di dieci racconti brevi, scritti da dieci autori emergenti del panorama italiano.
Ogni storia, seppur in maniera diversa, racconta personaggi che lasciano il segno, perché estremamente forti, e diversi tra loro.
Ogni protagonista cerca, a suo modo, di superare un dolore, un trauma, rifugiandosi nella propria speranza, che per alcuni è un idea, per altri è la vendetta, per altri l'utopia della libertà.

La raccolta comprende i seguenti titoli:
Stefania Auci  - La mamma fantasma  
Sabrina Grappeggia Bernard - Gercai e le catene della libertà 
Giacomo Bernini - Pandora 
Romina Casagrande - Sirene 
Gisella Laterza - Sogni perduti e birra scura 
Laura MacLem - Parcheggio Riservato 
Giulia Marengo - Artù 
Loredana La Puma - La Notte del Destino 
Eugenio Saguatti - Nati nel buio 
Federica Soprani - Dancing with Roger

Recensione:
Quest'antologia è improntata sul genere Urban Fantasy, di cui però ogni racconto riesce a catturare una diversa sfumatura.
Ogni storia affronta il dolore del suo protagonista, e ogni protagonista cerca di superare quel dolore in modo diverso, chi si rifugia nella speranza, chi nell'oblio e chi non vede rimedio se non nella vendetta.

Stefania Auci (che ho potuto intervistare in occasione del Blog Tour) con la sua "La mamma fantasma" ci racconta il dolore di una vita perduta, strappata via con violenza da un incidente improvviso.
Samantha torna a casa dove aspetta l'arrivo del marito e dei figli. Lui torna, ma non può vederla, ed è così che lei capisce di essere morta, e di essere prigioniera in una realtà diversa da quella che conosceva.
Lei può sentire la disperazione dei suoi cari, ma loro non possono sentire più lei.
Attraverso lei conosciamo il trauma della scoperta, la sofferenza, e la rassegnazione.
Rifugiarsi nei ricordi di una vita persa, è qui vista come l'unica consolazione al dolore.

Sabrina Grappeggia Bernard autrice del racconto "Gercai e le catene della Libertà" ci narra di un mondo andato in pezzi, una libertà desiderata, ma pagata a caro prezzo.
La democrazia e gli organi di potere sono stati abrogati da anni, ma la popolazione non abituata all'autogestione non ha saputo controllarla.
Il mondo è in frantumi, le persone si annientano a vicenda, la città immersa nel fumo delle fabbriche velenose, macina esistenze e cancella sogni e speranze per il futuro.
I ricordi tornano ad essere protagonisti anche di questo racconto, e sono ricordi melanconici di ciò che è stato cancellato, di una civiltà persa.

Giacomo Bernini autore di "Pandora" racconta con un linguaggio semplice e attuale di un eroe moderno intento a sventare una minaccia apocalittica. 
Il suo racconto è ambientato ai giorni nostri per le strade trafficate di Roma.

Romina Casagrande in "Sirene" ci racconta della fine di un amore e della cura che il suo protagonista si infligge per superare tale sofferenza
Tommy ha perso quella che molti definirebbero l'altra metà della mela.
Colei che lo capiva, che lo comprendeva anche solo con uno sguardo. 
Ha perso quello che solo in pochi possono dire di aver trovato: l'anima gemella.
Non vuole andare avanti, non vuole ricordare, ma solo dimenticare.
Cancellare la donna che ha amato e perso e ogni ricordo a lei legato, perché ogni ricordo è sofferenza e dimenticare significa smettere di soffrire.

Gisella Laterza nel suo "Sogni perduti e birra scura" ci racconta delle occasioni mancate.
I rimpianti di ciò che non si è fatto per cambiare una situazione, finiscono, a lungo andare, per indurire il cuore.
Ed è così che hanno reso Gigi, addetto alle pulizie di una biblioteca, indifferente alle persone, ai sentimenti a tutto.
Il confronto tra il suo sogno perduto e l'incubo di un ragazzino romperanno quella barriera di indifferenza che lo ha così reso solitario e ostile.

E' una storia di vendetta invece quella che ci racconta Laura MacLem nel suo racconto "Parcheggio riservato"
Morire a novantacinque anni può apparire una conquista, ma, quando a morire è un proprio caro, novantacinque anni non sono abbastanza, soprattutto se si è morti per un errore che forse poteva essere evitato.
Ed è questo "forse" che tormenta Angela, il dubbio che se le cose fossero andate diversamente suo nonno sarebbe ancora in vita.
Un parcheggio occupato da un vicino prepotente, un ambulanza che non trova parcheggio e non riesce a soccorrere il malato in tempo.
Tutto questo suona ad Angela assolutamente ingiusto, perché suo nonno non dovrebbe essere vendicato? 

In “Artù" Giulia Marengo ci racconta la storia di un'amicizia. Daniela ha sempre avuto da che ne ha memoria, ricordi del suo amico immaginario Artù.
Tornando indietro con i pensieri, a quando era ancora una bambina di quattro anni, ricorda il loro primo incontro.
Lei piccola in un posto nuovo, senza amici, vessata da un dispettoso fratello maggiore, si rifugia tra i boschi e lì trascorre le sue estati in compagnia di un compagno di giochi che nessuno, eccetto lei, può vedere.
Sono ricordi o fantasie quelle che riemergono nella sua memoria?

Loredana La Puma in “La Notte del Destino" racconta la disperazione del vivere quando il destino ci è avverso.
Lara ha perso totalmente fiducia nella vita ed è decisa a farla finita una volta per tutte.
Quando è sul punto di buttarsi giù, da quel palazzo che la vede tentennare da svariati minuti, una donna sconosciuta le propone una possibilità, quella di sfuggire al suo destino ed essere finalmente libera dai suoi intrecci prestabiliti. Essere libera o farla finita? Questa sarà la decisione che la vedrà interrogarsi.

Eugenio Saguatti in “Nati nel buio" ci narra la storia di una civiltà nascosta e costretta a vivere nell'oscurità del sottosuolo.
Il popolo di Feeria costituito da varie razze di creature magiche e mitologiche: elfi e nani, troll e banshee, folletti e goblin, ha messo da parte le ostilità e si è unito nella speranza di un sogno. Il Sogno.
Vivere alla luce del sole, assieme a quegli umani che sono dalla loro parte, e non più relegati in cunicoli sotterranei per sfuggire alla violenza di quegli uomini che, invece, li definiscono mostri.
Skaska, un elfo albino è il protagonista di questa storia, egli insieme ad un piccolo gruppo parte per la missione che potrà portali ad un passo più vicini al raggiungimento della tanto agognata libertà.

I rinati, di cui ci racconta Federica Soprani nel suo sono “Dancing with Roger", sono esseri immortali ed essendo superiori in tutto ai mortali, devono comportarsi in maniera ineccepibile, questo crede Roger, rinato da novantacinque anni al servizio del suo principe.
Costui essendo un uomo profondamente morigerato ha sempre avuto a cuore la rettitudine morale e la condotta dei suoi sudditi, ha perciò costituito delle severe regole morali da rispettare, pena la carcerazione.
Compito di Roger è quello di assicurarsi, per conto del suo padrone, che ogni cosa segua le regole.
E tutto procede abitualmente per lui, senza troppi intoppi fino a quando un uomo misterioso non insinuerà il dubbio in tutte le sue convinzioni.

Dieci scrittori che attraverso la loro penna descrivono una forma di dolore, una sofferenza ed un modo per superarla.
Dieci racconti così variegati nelle sfaccettature da poter incontrare i gusti di chiunque.

Considerazioni:
L'Urban Fantasy non è sicuramente il genere che prediligo, detto questo però aggiungo che questa raccolta vede affrontare questo genere in modi molto diversi tra loro.
Ogni scrittore ci racconta la sua storia e di certo non tutte incontreranno il favore di tutti.
Io ad esempio ne ho preferite due in particolare, che poi sono quelle che più si discostano da quell'aspetto fantasy che non tanto amo.
Ho apprezzato moltissimo sia "La mamma fantasma" di Stefania Auci che "Parcheggio Riservato" di Laura MacLem, in entrambi i racconti si affronta la perdita di un affetto. Nel primo la protagonista  perde la vita e di conseguenza  il contatto con suoi cari che a loro volta devono dire addio alla loro madre e moglie.
In "Parcheggio riservato" Angela affronta la perdita di suo nonno. 
Quindi in entrambi i casi si parla di emozioni reali, anche se raccontate in modo un po' insolito. 
Stefania Auci infatti ci mette di fronte alla vita oltre la morte e Laura MacLem invece ci racconta la vendetta concretizzata attraverso il potere misterioso e oscuro della magia.
Anche gli altri racconti però hanno qualcosa di affascinante, e consiglio di leggerli tutti e di scegliere da voi quello che maggiormente vi colpirà.


il mio voto per questo libro


venerdì 23 maggio 2014

Chi ben comincia... #13

Salve avventori!
Quello che vi propongo oggi è l'incipit del libro "Un giorno, forse", romanzo d'esordio di Lauren Graham, conosciuta da tutti come la Lorelai Gilmore del seguitissimo telefilm "Una mamma per amica".
"Un giorno, forse" è diventato in pochi mesi un bestseller negli Stati Uniti, ha conquistato la classifica del New York Times e presto diventerà una serie tv.
Il romanzo racconta di Franny Banks e del suo sogno: diventare un'attrice.
Tra esilaranti avventure sul set, incontri bizzarri, provini assurdi e un amore inatteso, Franny scoprirà che la vita può sorprendere molto più di un film.
Io lo sto leggendo in questi giorni e posso dirvi che la protagonista ricorda moltissimo, sia per il modo di parlare che per l'umorismo, la Lorelai del telefilm.
Cosa ne pensate? Vi ho incuriosite?

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti

"Un giorno, forse" di Lauren Graham

“«Quando è pronta, inizi», avverte la voce dal fondo. 
Prontissima. 
Sono anni che aspetto questo momento. L’audizione più importante di una vita: li stenderò tutti quanti, avrò la parte. Il pensiero mi strappa un sorriso e faccio un respiro profondo: testa alta, corpo vigile, ma rilassato. Okay, via.
«Iiiihhh.» Il flebile suono che esce dalla mia gola è a metà tra il sibilo di un pallone che si sgonfia e il rantolo di un gatto asmatico che affoga. 
Tranquilla. Non ti innervosire. Di nuovo. 
Ehm. 
«Braaa… urrp.» Ora il tono è basso e roco, la sirena sguaiata di un barcone che approda in porto, con un bizzarro rumore finale simile all’esplosione di un rutto. Braurrp? Quella non è la mia battuta. Non è nemmeno una parola. Oddio, adesso penseranno che ho ruttato per davvero. In realtà era più un gargarismo, non so quale dei due sia peggio. Mi immagino i commenti: Quell’attrice? Al provino ha praticamente ruttato la parte. Be’, potrebbe tornare utile, nel caso in cui il ruolo ne preveda molti. Seguono risate crudeli, telefoni sbattuti in faccia, le pagine del mio book fotografico trasformate in aeroplanini di carta e lanciate verso il cestino della carta straccia. Fine della carriera, kaputt.”

martedì 20 maggio 2014

Recensione: "La mia amica ebrea" di Rebecca Domino

Titolo: La mia amica ebrea
Autore: Rebecca Domino
Canale di distribuzione: Lulu
Data di pubblicazione: 27 Gennaio 2014
Pagine: 300
Prezzo: 1,99 € (solo eBook)

Trama:
Josepha Faber ha appena compiuto quindici anni, e nonostante sia sul punto di vivere la fase più divertente ed eccitante della sua vita, i suoi pensieri sono ben lontani dalle frivolezze che di solito caratterizzano la sua età. Nella sua mente non c'è posto per i ragazzi, i vestiti o qualsiasi altro passatempo futile. Non più.
Ormai tutto quello a cui può pensare, tutto quello a cui tutti possono pensare, è la guerra che ogni giorno minaccia di uccidere gli abitanti di Amburgo.
Siamo infatti nel 1943 e nonostante le speranze, la guerra non pare vicina alla conclusione.
Se tuttavia durante il giorno la città tedesca tenta di preservare una parvenza di normalità, con le giornate scandite dal lavoro, lo studio, e gli aiuti per il fronte, la notte la situazione cambia. Di notte volano gli aerei, di notte cadono le bombe, di notte si teme di morire.
E così Josepha e le sue amiche, anche loro poco più che ragazzine, si trovano ad affrontare una situazione più grande di loro, ad immaginare la propria morte ancor prima di aver vissuto per davvero.
La situazione diventa ancora più preoccupante quando a casa Faber si presenta una famiglia di ebrei, in cerca di un posto sicuro e di un riparo dalle persecuzioni e dall'antisemitismo di cui sono vittime.
L'incontro di Josepha con i Binner, e soprattutto con la figlia minore, Rina, porterà la ragazza tedesca a riconsiderare tutto ciò in cui credeva.

Recensione:
Spesso, sia nei libri che nei film, ci è stata raccontata la terribile strage che ha visto, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, gli ebrei come involontari protagonisti. Raramente però abbiamo avuto il "privilegio" di osservare le loro vicende dal punto di vista di una tedesca, o meglio di un'ariana. 
Se dovessi indicare una delle particolarità di questo romanzo direi proprio l'aver scelto come protagonista Josepha Faber e non Rina Binner. Considerando che il fulcro della narrazione consiste nel rapporto d'amicizia tra le due, questo potrebbe sembrare un particolare di poco conto, ma in realtà non è così.
Il poter aver libero accesso ai pensieri e alle convinzioni di Josepha ci permette di conoscere un mondo freddo e crudele, capace di considerare delle persone, gli ebrei, poco più che degli oggetti. Cosa più importante è il fatto che la protagonista non si limiterà ad essere una testimone passiva di questo deprecabile atteggiamento, ma ne sarà, anche se in minima parte, uno degli autori. 
Così quella che in molte occasioni si mostra essere una dolce ragazzina, che non desidera altro che passare le giornate con le persone che ama di più, in tanti altri casi mostra un cinismo e una freddezza, che male si sposano con la sua età.
A causa di questo suo duplice atteggiamento, il lettore si trova a provare sensazioni contrastanti sul suo conto. Se durante i bombardamenti ne apprezza la forza, se nei dialoghi con le amiche comprendiamo la sua paura di crescere, se consideriamo più che giusto il suo amore per la patria, non riusciamo invece a provare empatia per lei, quando schernisce senza mezzi termini la famiglia di ebrei che si nasconde nella sua soffitta.
Tutto ciò ovviamente comincerà a mutare quando Rina e Josepha avranno occasione di approfondire la loro conoscenza, e scoprire che sono più simili di quanto potessero immaginare.

La immagino così vicina a me che, se la botola fosse aperta, riuscirei a toccarle una mano. 
Ma siamo separate da un semplice pezzo di legno. 
E dalle leggi del mondo là fuori.

L'incontro tra le due ragazze rappresenta difatti il punto di svolta dell'intera storia, che potrebbe essere teoricamente suddivisa in tre parti. 
Nella prima la narrazione è completamente incentrata su Josepha e la sua quotidianità. La osserviamo giocare e chiacchierare con le amiche di sempre, percepiamo i suoi pensieri malinconici, le sue ansie e le paure, la troviamo con la madre intenta a cucire per i soldati al fronte, o la vediamo scappare in cantina per sfuggire alle bombe. 
Se questa fase può sembrare talvolta ripetitiva, e con una partenza un po' lenta, ci aiuta però a capire i personaggi, e soprattutto la loro vita. Inoltre funge da contrasto con l'ultima parte che si presenterà più frenetica. 
Una delle cose che mi ha colpito di più, che è presente in tutto il libro, ma che in queste prime pagine risulta preponderante, è il contrasto tra i pensieri che Josepha e le sue amiche hanno, e quelli che invece dovrebbero avere. Le ragazze infatti, a dispetto della loro giovane età, non fanno altro che chiedersi quanto tempo resta a loro da vivere, se quella che stanno per vivere sarà o meno la loro ultima estate, se la guerra avrà prima o poi una fine.

Un uccellino passa poco sopra le nostre teste, le nuvole si trascinano nell'aria. 
- Ricordate la vita prima della guerra? – chiedo, retoricamente. 
 Nessuna delle mie amiche risponde, ma so che la ricordano benissimo. A volte, temo che un giorno mi sveglierò e non sarò più in grado di ricordare la vita prima del 1939: se anche allora le cose erano già strane, io ero troppo piccola per rendermene conto e comunque noi tedeschi potevamo vivere tranquillamente. 
Ho paura, ho paura che quei ricordi svaniranno e che questa guerra andrà avanti per altri anni e allora non ricorderò più com'era dormire senza il terrore di essere svegliati dal frastuono delle bombe, senza il terrore di non veder nascere il sole di un nuovo giorno.

Nonostante la velata tristezza di queste domande, il libro ha anche molti spunti vivaci e frivoli, caratterizzati in primis dalle loro prime cotte adolescenziali.
Inoltre nei capitoli iniziali l'autrice è stata capace di tratteggiare con grande intensità sia situazioni quotidiane, come la soffocante calura estiva, che eventi e sensazioni più traumatiche, una fra tutte il panico della famiglia Faber al cadere delle bombe. 
Le scene ambientate in cantina, pur ripetendosi più volte e più o meno con lo stesso contenuto, sono state dipinte in maniera sempre diversa, regalando emozioni differenti ad ogni passo. Ed è proprio la componente emozionale uno dei punti forti del romanzo: gli stati d'animo dei personaggi sono delineati in maniera così chiara e incisiva da riuscire a creare un grande impatto emotivo anche nel lettore.

I giorni passano. Siamo in attesa. Non più in attesa che le bombe smettano di cadere e la vita possa riassumere una parvenza di normalità, ma in attesa di sentire il frastuono. 
Non riesco più a guardare il cielo e a trovarlo meraviglioso. Adesso ne ho paura. So che il pericolo viene dall'alto, e noi possiamo fare ben poco per evitarlo.

Con l'arrivo della famiglia Binner, e soprattutto di Rina, la storia cambia. L'incontro tra le ragazze, la tedesca e l'ebrea, ci permette di comprendere meglio la personalità della prima e iniziare a conoscere la seconda. 
Se la diffidenza iniziale tra le due ci mostra la parte peggiore di Josepha, la quale non perde occasione per offendere e sminuire gli ebrei, le lettere successive, e per di più gli incontri segreti in soffitta, ci faranno apprezzare la sua parte più dolce. 
La loro amicizia, nata quasi per caso, e alimentata giorno per giorno, è raccontata in pagine di grande tenerezza.

Mi manchi molto. 
Mi manca parlare con te: mi raccontavi il mondo là fuori, e la vita come la vedi tu. 
Eri i miei occhi, il mio sorriso. 
Ti prego, continua a raccontarmela: raccontami quello che vivi, provi, vedi, sogni. 
Raccontamelo su questi pezzi di carta e immaginerò la tua voce. 
Vai là fuori, Seffi, e vivi. 
Vivi anche per me. 
La tua amica, 
Rina

Il tutto è poi arricchito da alcune trovate originali dell'autrice, come l'inserimento dei racconti della protagonista, che arricchiscono ulteriormente la narrazione (triste e delicato quello della ragazza alata, impersonata da Rina, come anche il paragone tra i musicanti di Brema e la condizione degli ebrei perseguitati).
Inoltre le loro conversazioni ci aiutano a capire la personalità di entrambe, confrontando i loro modi di vivere e le loro speranze. 
L'amicizia con Rina sarà per Josepha l'occasione per rivalutare tutto ciò in cui ha sempre creduto.
Più il loro legame si rafforza più lei si rende conto di aver sempre seguito le persone sbagliate, di aver sposato le idee degli altri, invece di averne di proprie.
Più si affeziona a Rina, più sente il bisogno di aiutarla e di difenderla, anche a costo di mettere in pericolo la sua famiglia, anche a costo della sua vita.

Rimaniamo così, in silenzio: so che lei deve aver pensato cose davvero cattive su di me, ma non me le dice. 
Io so quelle che ho pensato su di lei, sugli ebrei in generale. Ripenso al campo di Neuengamme. Cerco d’immaginare tutti gli altri campi, sparsi per la Germania. Mi figuro suo padre, tutto solo in un campo del genere, che si chiede se due dei suoi figli e sua moglie stanno bene. 
“Stanno bene, signor Binner” penso, mentre le lacrime mi bagnano gli occhi “d’ora in avanti ci penserò io. Proteggerò Rina, Uriel e la loro madre. Li proteggerò dalla Gestapo, dai campi, dal male. Li proteggerò da tutto”.

La terza parte si apre con un evento drammatico, tra l'altro realmente accaduto: il bombardamento a tappeto della città di Amburgo, noto anche con il nome di "Operazione Gomorra". 
Fu uno degli attacchi più devastanti della storia, compiuto dall'aviazione inglese, per mezzo di bombe incendiarie che diedero vita ad una vera e propria tempesta di fuoco, uccidendo, per asfissia, soffocamento, carbonizzazione, più di cinquantamila persone.
Se leggere queste mie ultime due frasi vi ha fatto un certo effetto, sappiate che non è nulla rispetto a quello che proverete leggendo gli ultimi capitoli del libro di Rebecca Domino, la quale, a mio avviso, è riuscita a ricreare magistralmente, l'atmosfera di devastazione e dolore che doveva far da padrone ad Amburgo, in quei terribili giorni del '43.
Leggere la paura negli occhi di chi cerca rifugio, la disperazione in una madre di fronte al corpo senza vita del figlio, la rassegnazione di chi, giunto sull'uscio della propria casa, non trova che macerie.
Con gli occhi di Josepha possiamo vedere tutto questo, e possiamo sentire la sua sofferenza, nello scoprire che tutto ciò che prima temeva è diventato realtà, e che il suo peggior incubo non era neppure paragonabile alla distruzione che ha poi effettivamente divorato tutto ciò che le era caro.

Vengo svegliata dal frastuono. Ricominciamo a gridare, a spingerci, a correre, anche se sappiamo benissimo che non c'è alcun posto sicuro. 
La notte si tinge nuovamente di giallo, le fiamme riprendono a lambire la via, sembra che qualcuno abbia accesso dozzine di fiaccole gigantesche. La mamma, Ralf ed io, come Anja e la sua famiglia, troviamo riparo dietro alle macerie di una casa. 
Abbraccio mia madre, e guardo la mia amica: Anja si volta verso di me. Ha il volto sporco e sudato, i capelli appiccicati alla fronte e ai lati della faccia. Mi chiedo come sono io. 
Cerco di non piangere, ma non ci riesco: vedo delle persone morire davanti ai miei occhi, e non posso fare niente per loro. 
A un certo punto, nascondo il viso contro il petto di mia madre e lascio che le sue parole senza senso mi cullino, mi portino via, in un mondo lontano, dove le bombe non possono cadere.

Con lei vediamo una città crollare, e cercare con pazienza di rimettere insieme i pochi pezzi rimasti in piedi.
Tutto quello che anche noi avevamo imparato a conoscere di colpo non esiste più, e le persone sopravvissute non sono più le stesse. La sola cosa che rimane loro è un grande vuoto e la speranza un giorno di ricominciare a vivere.

Considerazioni:
Leggere di eventi realmente accaduti, soprattutto quando si parla del più grande piano di sterminio messo in atto, non è mai facile.
Sapere che tutto quello che troverai nelle pagine che ti accingi a leggere è, sfortunatamente, realmente accaduto, per di più in un passato a noi prossimo, fa un effetto diverso, e sicuramente più forte, rispetto a letture di altro genere.
E ancora più difficile ritengo sia, per chi non l'ha vissuto, immaginare un universo di paura, ingiustizia e orrore, e metterlo su carta.
Ovviamente, come la stessa autrice, non posso dire con certezza che chi ha vissuto quella tragedia sulla sua pelle abbia effettivamente provato ciò che è descritto nel libro, tuttavia posso affermare che Rebecca Domino, nel suo piccolo, è riuscita a comunicare un dramma, che non dovrebbe essere dimenticato.
Penso inoltre che sia da apprezzare una scrittrice emergente che sceglie, per il suo romanzo d'esordio, un tema così importante, trattandolo con il massimo rispetto possibile.
Sarebbe stato molto più semplice, lasciatemi essere un po' polemica, raccontare la solita storia d'amore tra la ragazza della porta accanto e l'uomo tenebroso che, giunto dal nulla, le fa battere il cuore. Sarebbe stato più semplice e avrebbe avuto sicuramente un riscontro maggiore nel pubblico.
Però la strada più agevole non è sempre la migliore e "La mia amica ebrea" ne è la prova.
Difatti con questo libro non solo la Domino affronta un argomento serio come quello dell'antisemitismo, ma ce ne offre anche un aspetto diverso, e sicuramente meno noto, rispetto ai campi di sterminio.
E mi riferisco al tema degli "eroi silenziosi", ossia i tedeschi che, come i Faber, segretamente si sono opposti al regime, dando ascolto alla loro coscienza, e aiutando chi chiedeva di essere salvato.
Ma mi riferisco anche alla guerra psicologica attuata sugli ebrei, marchiati con una stella, costretti a sentirsi inferiori, a pensare di non essere degni della minima gentilezza ricevuta.
Lo vediamo ad esempio nel personaggio di Rina Binner, la ragazzina ebrea, che ringrazia Josepha per ogni piccolo gesto, che si ritiene fortunata quando quest'ultima si dimostra disposta a tenere una corrispondenza con lei, che considera il regalo di una sciarpa nera una cosa così importante e preziosa, da arrivare persino alle lacrime.
Lo capiamo ancora nell'amicizia che si viene a creare, che per buona parte del racconto, si dimostra sbilanciata ed impari.
Non è un rapporto come tutti gli altri, per Rina è un onore essere amica di un'ariana e per Josepha, almeno nella prima parte, è quasi uno sforzo anche il solo rivolgerle la parola. Per lei Rina, da essere inferiore quale è, dovrebbe esserle grata, del cibo, dei libri, delle lettere, di qualsiasi cosa.
Devo ammettere che a causa di questo atteggiamento ho provato un sentimento di amore-odio per la protagonista.
Pur avendola apprezzata in molte occasioni, e capita e compatita in tante altre, l'ho anche detestata in tutti i suoi primi approcci con gli ebrei. Il tutto raggiunge l'apice quando, con tutta la freddezza possibile, parla dei campi di sterminio, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

- Non ricordi cosa è successo al signor Lange? – chiedo, con le lacrime che mi bucano gli occhi – gli hanno sparato sul posto, papà –. 
Lui annuisce con aria grave. Naturalmente, non ho assistito a quella scena e neanche i miei famigliari: il signor Lange era un sarto ed era piuttosto conosciuto. 
Una sera, quando stava per chiudere bottega, due bambini ebrei si sono presentati da lui e gli hanno chiesto qualcosa da mangiare. L’uomo avrebbe dovuto mandarli via, addirittura cercare dei poliziotti e far sì che quei mocciosi venissero fatti allontanare da Amburgo, ma il signor Lange li fece entrare nel suo negozio, passando dalla porta sul retro. 
Era inverno, e quindi c’era poco cibo, e faceva freddo: il signor Lange dette da mangiare ai due bambini ebrei e quando uscì dalla bottega si ritrovò davanti alcuni agenti della Gestapo. 
Sicuramente qualcuno doveva aver visto tutto, doveva aver visto il reato commesso dal signor Lange. Un poliziotto gli sparò sul posto. Si dice che il signor Lange sia caduto a terra senza emettere un verso, come un pupazzo lasciato cadere contro il terreno. 
Poi i soldati hanno portato via i due bambini, tutti pensano che li abbiano portati nei campi. Si dice che laggiù i bambini non lavorino, almeno quelli piccoli, così li ammazzano subito perché non servono a niente. 
A volte penso che siano solo dicerie, perché alcune persone dicono che, invece, là sgobbano tutti.

E non avrei avuto nulla da ridire se il personaggio di Josepha ci fosse stato presentato come uno dei più accaniti sostenitori della purezza della razza ariana, e di qualsiasi altro aspetto della propaganda Hitleriana (come è ad esempio il fratello Ralf).
La vediamo invece inizialmente indecisa, nel leggere i libri del regime, e incredula, quando tutti le dicono del grande pericolo che gli ebrei rappresentano, e di come questi siano abili a fingere di essere quello che non sono.
Poco dopo però la ragazza non manca di manifestare tutto il suo astio nei confronti dei Binner, ribadendo quanto siano inferiori, di come pensino solo al cibo, di come non possano neanche osare lamentarsi della loro situazione.
Per questi motivi, almeno nella prima parte, Josepha mi è sembrata un po' incoerente.
Se da una parte questa sua confusione può essere giustificata dalla giovane età, e dalle idee, errate, che le sono state inculcate, in alcuni punti mi è parsa fuori luogo.
Ho anche pensato, e questa è l'unica critica che potrei fare al libro, che la scrittrice abbia voluto ad un certo punto forzare l'avversione di Josepha per gli ebrei, per rendere poi più sorprendente l'amicizia che si viene a creare in un secondo momento.
Personalmente mi ci è voluto un po' per dimenticare il suo atteggimento ostile e apprezzare appieno i suoi successivi gesti d'affetto.
Per di più la ragazza si dimostra incoerente anche in altre occasioni, come quando, pur avendola provata sulla sua pelle, non comprende l'ansia e la paura della signora Amsel, la quale teme il ritorno del marito al fronte.
A parte Josepha, tutti gli altri personaggi mi hanno convinto. Anzi la scrittrice è stata brava a delinearli anche solo con pochi tratti. Senza dilungarsi in lunghe descrizioni è riuscita a trasmettermi la timidezza di Trudi, la bontà e il coraggio di Jens, la spensieratezza di Anja e Jutte, la cortesia e il garbo di Curt, la forza di Uriel, e ovviamente la dolcezza di Rina.

- Ti voglio bene – aggiunge, con un filo di voce, poi mi stringe in un abbraccio e, mentre respiro il suo odore e le cingo il busto, lei dice – ti voglio bene, Seffi, te ne vorrò per sempre – 
Ci sono momenti che ti cambiano la vita. 
Pensavo di essere già cambiata del tutto quando ho capito che quello che dice la propaganda non ha alcun senso logico, ma quelle semplici parole pronunciate da Rina mi hanno cambiata un’altra volta.

E' riuscita a farmi affezionare ad ognuno di loro (anche ad altri che non ho citato), a patire per le loro disgrazie, a dispiacermi per l'inevitabile morte di alcuni.
Inoltre, e credo questa sia una cosa importante, ce li mostra in un modo nella prima parte, per poi farci capire come le circostanze, e in questo caso la sofferenza, possano averli cambiati. 
Ci fa intuire come la tragedia sconvolge tutti, che ciò che era importante non lo è più, mentre cose che prima non erano prioritarie divengono invece preziose.
Ad esempio Josepha, che non prestava attenzione ai ragazzi e si rifiutava di crescere, ci riappare, dopo il bombardamento più matura, e bisognosa d'affetto. Anja al contrario, non gioca più a fare la donna, e porta sul volto e negli occhi, tutti i segni delle perdite che ha dovuto subire.

Anja, sua madre e suo fratello si uniscono a noi, ma non parliamo quasi mai. La mia amica siede accanto a sua madre: è come se fosse invecchiata di cinquant'anni in un paio di giorni. 
Io stessa mi sento così, anzi, mi sento senza tempo e senza età. Se qualcuno mi chiedesse “quanti anni hai?” risponderei “non lo so, ma sono quaggiù da troppo tempo”.

Sia per questo mutamento nei personaggi, che per l'impatto emotivo e le descrizioni dettagliate, intense e toccanti, posso dire di aver letteralmente amato gli ultimi capitoli. 
"L'amica ebrea" è il tipico libro che, come un crescendo, ti prende sempre di più, anche grazie al pathos e al ritmo serrato degli eventi drammatici che nell'ultima parte contrastano con gli accadimenti, quotidiani e ripetitivi, della prima.
E' anche uno di quei libri che alla fine ti lascia un senso di vuoto, uno di quelli che si chiude con tristezza.
E questo grazie all'abilità di Rebecca Domino, capace di raccontare le emozioni con estremo realismo, ma capace anche, e soprattutto, di combinare, nel pieno rispetto della realtà degli eventi, dati storici con aneddoti di fantasia. 
Un libro che, grazie a questo mix ben riuscito, emoziona e fa riflettere. 
Sicuramente da leggere.

il mio voto per questo libro

lunedì 19 maggio 2014

E adesso cosa leggo? #1

Buon inizio settimana avventori!
Cosa state leggendo?

Vi è mai capitato di entrare in panico perché vorreste leggere tanti libri e non sapete da quale iniziare? 
Tutti i vostri tesori sono lì, perfetti, composti, nelle loro bellissime e lucenti copertine, ancora intatti e vi occhieggiano persuasivi dagli scaffali della libreria sussurrandovi "leggi me, leggi me"...
Scegliere a chi dare la priorità è sempre difficile.

A me questa situazione capita ogni qual volta termino un libro, così mi ritrovo a domandarmi "E adesso cosa leggo?"

♥ Ho da poco letto "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee

♥ Ho appena terminato "Quando dal cielo cadevano le stelle" di Sofia Domino

e ora?

Dopo letture pesanti, come quella che sto leggendo attualmente (parla della persecuzione ebraica quindi non è un tema leggerissimo) mi piace passare a letture più leggere, quindi sono indecisa fra:

♥ "Un giorno, forse" di Lauren Graham
♥ "L'amore in un giorno di pioggia" di Gwen Cooper

Li avete letti? Quale mi consigliate?


venerdì 16 maggio 2014

Presentazione: "Fino all'ultimo respiro" di Rebecca Domino e "Come lacrime nella pioggia" di Sofia Domino

Salve avventori!
Con il post di oggi voglio presentarvi i nuovi romanzi delle sorelle Domino.
Anche questa volta le due sorelle hanno scelto lo stesso giorno per la pubblicazione di quella che, per entrambe, rappresenta la loro seconda uscita.
Rebecca e Sofia, dopo aver riscosso numerosissimi pareri positivi rispettivamente con "La mia amica ebrea" e "Quando dal cielo cadevano le stelle", romanzi che affrontano entrambi il tema della persecuzione ebraica durante la seconda guerra mondiale, tornano il 19 maggio con:

♥ "Fino all'ultimo respiro" di  Rebecca Domino
♥ "Come lacrime nella pioggia" di Sofia Domino

I romanzi sono entrambi gratuiti, se volete leggerli potrete contattare direttamente le autrici ai seguenti indirizzi mail:
rebeccaromanzo@yahoo.it per richiedere "Fino all'ultimo respiro"
sofiaromanzo@yahoo.it per richiedere "Come lacrime nella pioggia"

Rebecca incoraggia i suoi lettori a fare una donazione libera e sicura sulla sua pagina di raccolta fondi Justgiving.com, per l'ente benefico "Teenage Cancer Trust".
Per avere info sulle donazioni andate qui.

Sofia invece invita i suoi lettori a firmare gratuitamente una petizione per aiutare le donne dei villaggi rurali indiani ad avere una vita migliore, ed invita anche a donare ad Amnesty International, la più grande organizzazione per i diritti umani. 
Potete trovare la petizione su Change.org 
Per avere info sulla petizione andate qui


Titolo: Fino all'ultimo respiro
Autore: Rebecca Domino
Data di pubblicazione: 19 Maggio 2014
Pagine: 290
Prezzo: 0,00 € 

Trama: 

Allyson Boyd è una diciassettenne come tante, nata e cresciuta ad Avoch, piccolo paesino scozzese. Un giorno deve andare a portare dei compiti a una ragazza della sua stessa scuola, Coleen Hameldon, e la sua vita cambia per sempre. Perché lei e Coleen diventeranno migliori amiche. E perché Coleen sta lottando da due anni e mezzo contro la leucemia. Nella vita di Allyson entrano parole come chemioterapia, effetti collaterali, trapianto di midollo osseo, ma Coleen non vuole compassione. Vuole solamente una vita normale; una vita fatta di risate, scherzi, esperienze, viaggi, musica, chiacchiere e confidenze, fino a quando non sarà costretta a prendere una decisione che cambierà la sua vita, quella di Allyson e delle altre persone che le vogliono bene. 
È possibile non avere paura della morte? Ed è possibile insegnare a vivere? Una storia sulla speranza, un inno alla vita. Un romanzo che ci ricorda il coraggio quotidiano di tutti gli adolescenti che lottano contro il cancro e quello degli amici al loro fianco.
Autore:
Nata nel 1984, Rebecca è da sempre appassionata di scrittura. Dopo aver messo da parte questa sua grande passione per molti anni, torna a scrivere scoprendo che è questo quello che più le piace fare. E' anche un'appassionata viaggiatrice e lettrice. Ha pubblicato a Gennaio del 2014 il suo romanzo d'esordio "La mia amica ebrea".  "Fino all'ultimo respiro" è il suo secondo romanzo.


Titolo: Come lacrime nella pioggia
Autore: Sofia Domino
Data di pubblicazione: 19 Maggio 2014
Pagine: 281
Prezzo: 0,00 € 

Trama: 

A ventidue anni Sarah Peterson è una comune ragazza di New York, appassionata di fotografia e di viaggi. A quindici anni Asha Sengupta è una giovane ragazza indiana, venduta come sposa da suo padre. D’improvviso il presente di Sarah s’intreccia con quello di Asha. L’amicizia tra due ragazze, diverse ma uguali, spiccherà il volo. Non solo Sarah si ritrova, con il suo fidanzato, a vivere per lunghi periodi in un villaggio remoto dell’India, ma scoprirà che cosa si nasconde in un Paese magico e allo stesso tempo terrorizzante. Asha farà di tutto per lottare per i suoi sogni, per avere dei diritti paritari a quelli degli uomini e per continuare a studiare, perché non vuole sposarsi così giovane, e non vuole sposare chi non ama. Sarah si schiererà dalla sua parte, ma nel suo secondo viaggio in India scoprirà che Asha è scomparsa. Liberarla dalla trappola in cui è caduta, per Sarah diventerà un’ossessione. Un romanzo che fa luce su una verità dei giorni nostri, una storia di violenze, di corruzioni, di diritti negati. Una storia sull’amicizia. Una storia in grado di aprire gli occhi sull’India, il Paese peggiore in cui nascere donna.
Autore:
Nata nel 1987, sin da quando era piccola Sofia si cimentava nello scrivere temi e racconti. Ora la scrittura è la sua passione principale. Oltre a scrivere adora leggere e sognare e viaggiare (lo fa appena ne ha l'opportunità). Ha pubblicato a Gennaio del 2014 il suo romanzo d'esordio "Quando dal cielo cadevano le stelle". "Come lacrime nella pioggia"  è il suo secondo romanzo.

mercoledì 14 maggio 2014

Recensione: "Il mago di Oz" di L. Frank Baum


Titolo: Il mago di Oz
Autore:  L. Frank Baum
Editore: BUR
Data di Pubblicazione: Ottobre 2010
Pagine: 208
Prezzo: 8,90 € 

Trama:
Dorothy vive in una fattoria nel Kansas assieme a zio Hanry e zia Emmy.
Quella che sembra una giornata come tante viene stravolta dall'improvviso arrivo di un ciclone.
La piccola Dorothy, e il suo cagnolino Toto non fanno in tempo a raggiungere il rifugio anti tornado e vengono trascinati via dal ciclone, con tutta la loro casetta a seguito, in un paese lontano e misterioso: Il magico regno di Oz.
Per tornare a casa Dorothy intraprende un lungo viaggio alla ricerca del grande e terribile mago di Oz, unico a detta di tutti, capace di poteri tanto magnifici da poterla riportare a casa.

Recensione:
Chi non conosce la fiaba che ha come protagonista Dorothy e la sua stramba compagnia di amici costituita da uno spaventapasseri, un taglialegna di latta e un leone codardo?
E chi non conosce le magiche scarpette di rubini, prese dalla perfida strega dell'Est che, magicamente, con tre colpi di tacco, la riporteranno a casa?
Alt! Fermi qui, perché le scarpette non sono affatto di rubini, ma di argento e questa è una delle tante piccole cose che differenziano il racconto originale dalla versione cinematografica nota a tutti.
Il libro è, come si può supporre, più particolareggiato, della classica storia a cui siamo abituati.
Attraverso le pagine conosciamo le storie dei vari personaggi, così veniamo a conoscenza della vita, in realtà molto breve, dello spaventapasseri, che è stato costruito solo il giorno prima e di come il taglialegna, immobile da un intero anno a causa della ruggine, si sia trasformato, dall'uomo perfettamente normale che era, in un omino di latta.
Una storia, questa, con non pochi particolari macabri e oserei dire anche di cattivo gusto.
Il viaggio compiuto da Dorothy è molto lungo, e i paesaggi e i personaggi in cui si imbatte sono molti, forse anche troppi.
Se inizialmente la storia e i vari incontri vengono descritti in maniera approfondita, con l'andare avanti delle pagine, questi si risolvono sempre più in fretta tanto da mettere di fronte a questa domanda: era davvero necessario allungare tanto il brodo, con passaggi evidentemente inutili ai fini della storia?
In alcuni punti pare quasi che Baum avesse l'obiettivo di raggiungere un numero preciso di caratteri, tanto continua ad aggiungere eventi non necessari.
Nonostante questo, e nonostante la versione cinematografica sia più esaustiva e, in alcune soluzioni narrative, decisamente più brillante, la storia si legge bene e rappresenta senza dubbio uno di quei classici che almeno una volta nella vita si dovrebbero leggere.
La morale di questa favola è nota a tutti, semplicemente ci dice di credere in se stessi, perché dentro, tutti abbiamo le capacità necessarie per farcela, anche se non ce ne rendiamo conto.
Come lo spaventapasseri che è tra tutti il più acuto, ma desidera un cervello, il taglialegna che, pur essendo tra tutti il più sensibile, desidera un cuore, e il leone che, nonostante la paura, è tanto coraggioso da non tirarsi mai indietro dal difendere i suoi amici.
Tutti questi personaggi hanno in sé ciò che cercano, ma non credendoci hanno bisogno che un mago regali loro quei doni così tanto ambiti.
In realtà lo sappiamo tutti, il mago nient'altro è che un ciarlatano, ma il dono più prezioso che fa ai suoi amici, come un bravo omeopata, è una buona dose di fiducia.

Considerazioni:
Leggere per la prima volta qualcosa che si suppone di conoscere bene è sempre un esperienza un po' traumatica.
Mi era già successo altre volte, esempio più eclatante è stato quello della volta in cui lessi la fiaba originale de "La Sirenetta", sono ancora traumatizzata da quel finale, a cui ancora adesso stento a credere.
Leggere un originale comunque è interessante perché, per quanto la storia possa piacerci di più nella versione rivisitata, è sempre bene sapere come invece l'autore dell'opera l'avesse intesa originariamente.
Quindi sappiate che Baum, quando si immaginava la piccola Dorothy saltellante sulla via di mattoni gialli, nella sua fantasia le faceva calzare scarpette argentate e non rosse.
Vai a capire poi perché in tutte le illustrazioni e nei film abbiano voluto modificare un particolare così insignificante... mah!
Come ho detto nella recensione mi è parso che la storia andando avanti perdesse originalità e consistenza, arrivando al mero desiderio di voler a tutti i costi riempire pagine su pagine di situazioni di cui si sarebbe potuto fare benissimo a meno.
Mi riferisco al passaggio nelle paludi che viene solo accennato e che comunque si risolve molto in fretta, o allo scontro con le teste martello sulla montagna.
Erano necessari? 
Per non parlare di tutto il cammino inutile dal regno di Oz al regno della strega buona del Sud, Glinda, signora del popolo dei Quadling.
Insomma se le scimmie volanti potevano raggiungere quel regno, come poi capiamo dagli stessi desideri che la strega esprime, perché Dorothy e i suoi amici non si sono fatti dare un passaggio direttamente sino a quel punto anziché giungerci a piedi?
Per la serie: la semplicità paga e il troppo stroppia sempre, avrei preferito una storia con meno fantasia e più sostanza, o almeno meno storie, ma descritte meglio.

Breve confronto con il film:
Dopo aver letto il libro posso dire di restare una fedele fan del film, di cui comunque alcune cose non mi sono mai particolarmente andate a genio, vedi le canzoncine cantate dai Munchkin. 
Comunque, tirando le somme, posso dire che la storia rivisitata dal regista ha più senso dell'originale già a partire dal principio.
Nel film, quando ancora il ciclone deve abbattersi sulla fattoria degli zii di Dorothy, vediamo i personaggi che si muovono nel Kansas avere le stesse sembianze di quelli che ritroviamo nel magico regno di Oz.
La vicina acida che mal sopporta Toto diventa poi, nella fantasia di Dorothy, la perfida strega dell'ovest e i suoi zii e vicini, i suoi compagni di viaggio.
Nel film a fine racconto Dorothy non sembra mai essersi mossa dal suo Kansas, ma ha solo battuto la testa, si è addormentata e ha sognato tutto.
Nel film inoltre ho trovato una maggiore eleganza e genialità di alcune scene.
È il caso ad esempio della distesa di papaveri soporiferi:  nella versione cinematografica era una delicata neve, fatta cadere per magia dalla strega buona Glinda, a metter fine al loro effetto, nel libro invece c'è una lunga storia fatta di topini e carretti che seppur carina è a mio parere di meno effetto.
La neve era un tocco di classe!
Anche la scena epica della strega dell'ovest, che a cavallo della scopa mette terrore agli abitanti di Oz scrivendo minacce di fumo nel cielo, nella versione originale non esiste :(
Ho trovato, in poche parole, la versione cinematografica più incisiva, senza troppi giri di parole, ci dice tutto e forse lo fa anche con un po' più di sentimento.

Il mio voto per questo libro