mercoledì 25 novembre 2015

Se fosse un film... #1



Salve avventori!
Eccoci qui con il primo appuntamento di una rubrica tutta nuova.
Dal titolo avrete più o meno capito di cosa si tratta.
Di alcuni libri vengono realizzate trasposizioni cinematografiche, mentre altri (purtroppo o per fortuna) restano solo ed esclusivamente su carta.
In quest'ultimo caso sta a noi, e solo a noi, lettori il compito di immaginarli come meglio preferiamo, dando ai protagonisti il volto che più ci aggrada.
Inauguriamo questa prima puntata di "Se fosse un film..." dando i volti ai protagonisti di un libro che ho letto poco tempo fa e che, personalmente, ho giudicato come la bellissima versione o la versione intelligente, come preferite, del libro "Colpa delle stelle" di John Green.
Mi riferisco a "Svegliami quando tutto sarà finito" di Robyn Schneider.
Mentre lo leggevo mi capitava di pensare, se diventasse un film, chi mi piacerebbe vedere interpretare i ruoli principali?
Pensandoci ho dato una mia risposta alla domanda, ed ecco chi mi è venuto in mente.

Chloë Grace Moretz nel ruolo di Sadie Bennett 

Leggendo di Sadie ho pensato subito a lei, sia perché le somiglia molto fisicamente, e sia perché mi ricorda il carattere di alcuni ruoli da lei precedentemente interpretati. 
Sadie è fragile e sensibile, ma al contempo forte, decisa, simpatica, spiritosa, e ribelle quanto basta. Credo che in un eventuale film l'attrice saprebbe interpretare il suo personaggio a dovere.

Dylan O'Brien nel ruolo di Lane Rosen 

Lui l'ho visto solo nel ruolo di Thomas in "Maze Runner", ma leggendolo mi figuravo proprio il suo volto. Non so, forse perché ha la faccia da bravo ragazzo che immagino dovrebbe avere un tipo studioso e precisino come Lane.
Perchè è questo che è Lane Rosen, un ragazzo che ha messo in pausa qualsiasi piacere della vita, mettendo al primo posto gli studi.
Rimandando ad un domani, decisamente incerto, occasioni che probabilmente non avrebbe più avuto occasione di cogliere.
Poi è arrivata la malattia, e con lei la  Latham House, l'occasione di cambiare tutto.

Jean-Luc Bilodeau nel ruolo di Nick 

Nick è il simpatico sbruffone del gruppo. 
Allegro, malizioso con la battuta acida sempre pronta. E' il compagno di malefatte di Sadie, di cui è, neanche tanto segretamente, infatuato. 
Per il suo ruolo la mia mente è andata a pescare il volto di un attore che, nell'unica serie in cui l'ho visto recitare (Josh Trager in Kyle XY), mi ha ricordato esattamente la tipologia caratteriale di Nick. 
Il classico tipo che maschera con delle battute divertenti la sua vera sensibilità. Inoltre, potete vedere, l'attore è dotato di una bella faccia da schiaffi, attributo che Nick non può non avere.


Liam Aiken nel ruolo di Charlie

Charlie è un ragazzo solitario, una figura esile e pallida, alta e magra che non ama attirare troppo l'attenzione su di sé. 
Omosessuale, timido e riservato. Un emo rockettaro, che ama rifugiarsi nella sua musica, suo unico e vero sfogo. 
Un ragazzo che all'interno del gruppo dei cinque amici potrebbe apparire, a prima vista, fuori luogo ma che rappresenta invece l'eterogeneità dei caratteri che, grazie alla malattia, si sono ritrovati a condividere una bellissima e inaspettata amicizia.
Il volto di Liam Aiken, noto per aver rappresentato uno dei fratelli Baudelaire nel film "Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi ", è secondo me perfetto per questo ruolo.
Perfetto per rappresentare un ragazzo fragile e forte, particolare e solitario come Charlie.

Amandla Stenberg nel ruolo di Marina 

Tutti la ricorderete per il ruolo dell'adorabile Rue nel film "Hunger Games", eh si, avete capito bene! E' cresciuta la tenera ragazzina che ci ha commosso tutti interpretando il tributo dell'undicesimo distretto. 
Amandla rappresenta la raffigurazione perfetta del personaggio di Marina, la migliore amica di Sadie, sia all'interno del sanatorio di Latham House che fuori da quelle mura. Del suo personaggio non sappiamo molto, solo che è una ragazza di colore molto bella, dalla chioma riccia, e ribelle. Proprio per il suo aspetto Sadie ama "utilizzarla" come soggetto per le sue foto.

E voi che mi dite? Avete letto questo libro? E quali volti vedreste per i suoi protagonisti?



lunedì 23 novembre 2015

Recensione: "Paper Magician" di Charlie N. Holmberg

Titolo: Paper Magician
Autore: Charlie N. Holmberg
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: ottobre 2015
Pagine: 219
Prezzo: 14,90 €(cartaceo) 4,99 €(ebook)

Trama:
Ceony Twill, giovane e talentuosa allieva dell’accademia di magia Tagis Praff, sta finalmente per cominciare l’apprendistato che la legherà per tutta la vita all'elemento magico che ha sempre desiderato. Eppure, contrariamente a quanto sognava, il suo destino non sarà scritto nel metallo ma sulla carta. Tra fogli che si animano dando vita a personaggi incredibili e storie fantastiche che la lasceranno a bocca aperta, toccherà allo stravagante mago Emery Thane convincerla delle qualità straordinarie di un elemento così delicato e allo stesso tempo prodigioso. 
Così, quando Lira, malvagia praticante di arti magiche proibite, priverà il maestro del suo cuore, Ceony per tenerlo in vita gliene confezionerà uno di carta, per poi volare sulle ali di un enorme aeroplanino all'inseguimento della perfida maga, verso un’avventura che porterà alla luce i ricordi più lontani e i segreti più taciuti, nascosti nell'angolo più remoto dell’anima. 

Recensione:
"Paper Magician" è il primo capitolo dell' originale trilogia creata dalla fantasia di Charlie N. Holmberg.
Quella che la scrittrice ci racconta, in queste pagine, è una storia molto particolare, che prende come punto di partenza un mondo magico a cui già altre storie ci hanno abituato, condendolo con tanta avventura.
La protagonista indiscussa del romanzo è Ceony Twill, una ragazza con le idee chiare e decise, che già da tempo ha capito qual è la sua strada e cosa fare nel futuro.
Ma non sempre le cose vanno come vogliamo e Ceony lo imparerà presto.
Infatti, dopo aver frequentato la prestigiosa scuola di magia Tagis Praff, Ceony è pronta ad eseguire, come ogni studente, il suo apprendistato che la vedrà vincolata e votata ad un materiale. L'unico attraverso il quale, da quel momento in poi, potrà esprimere la sua magia.
Il sogno di Ceony è da sempre quello di vincolarsi al metallo e diventare una fonditrice, ma la sua insegnante Mg Aviosky ha in serbo per lei un destino ben diverso: la carta.
Per la ragazza è la fine di un sogno, la conclusione di mille aspettative. Proprio lei assegnata alla carta, un materiale così fragile e poco accattivante. 
Il senso di ingiustizia è ovviamente molto forte in lei, e al primo incontro con il suo strambo mentore, il mago Emery Thane la ragazza non può evitare di manifestare il suo malcontento.
Eppure, piano piano le cose cambiano e il Mago riesce nell'impossibile. Ceony inizia ad apprezzare la carta, l'eleganza, la delicatezza e la poesia delle innumerevoli cose che si possono creare servendosi solo di qualche foglio e armandosi di tanto esercizio, studio e pazienza. 
La carta, così piegata dalle sue mani, prende vita sotto forma di allegri uccellini, ranocchie salterine, scheletri maggiordomo, fidati cagnolini, barche e aeroplani. 
Ma la magia purtroppo nasconde anche dei lati inquietanti, e Ceony si troverà a fare i conti con un potere oscuro  più grande di lei. 
Con coraggio, avventatezza e armata solo di fogli di carta, la ragazza intraprenderà un pericoloso viaggio per salvare il suo insegnante e amico.
Un viaggio molto particolare che la porterà alla scoperta dell'animo del professore, dei sogni, delle speranze e delle paure che egli cova nel suo cuore.
Contemporaneamente la ragazza ci svelerà, tassello dopo tassello, frammenti della sua storia, di tutto ciò che l'ha portata ad essere la Ceony Twill che conosciamo: la ragazza che teme l'acqua ma che si farebbe in quattro per salvare un amico.
Una storia originale per diversi motivi, innanzitutto ha, oltre ai personaggi umani, come vera protagonista la carta e i suoi incantevoli incantesimi; ambientata per la maggior parte in un luogo molto particolare (non voglio svelarvi altro su questo punto); abitata da personaggi stravaganti a cui sarà difficile non affezionarsi.
Un racconto ricco di fantasia, avventura e magia. Di passi molto emozionanti, alcuni molto toccanti e altri decisamente macabri. Racchiude in sé gioie e dolori, felicità e amarezze, sogni e paure, tanta bontà e altrettanta cattiveria. Tutti gli aspetti dell'animo umano racchiusi in una storia che saprà accontentare i gusti di tutti.

Considerazioni:
Charlie N. Holmberg, a mio parere, ha scritto una storia che fa dell'originalità la sua bandiera.
Forse si potrà pensare, "cosa ci sarà mai di originale nella storia del l'ennesima scuola di magia ispirata ad Harry Potter?". "Tutto" è la mia risposta.
La mia ultima lettura prima di questa è stata "Olga di carta" di Elisabetta Gnone che racconta la bellissima storia di una ragazzina fatta di carta.
Un materiale fragile e delicato come il carattere della protagonista.
Mi sono ritrovata subito dopo a leggere questo, "Paper Magician", un libro che, ancora una volta, stranamente ha come protagonista la carta.
Dico stranamente perché non mi era mai capitato di leggere libri che avessero proprio la carta come soggetto principale della storia, e poi mi succede che, per caso, ne abbia letti due consecutivamente. 
Tornando ora a questo racconto, oltre al soggetto di originale c'è l'ambientazione dove si svolgerà gran parte dell'avventura che vedrà Ceony Twill protagonista. 
E ancora una volta mi vedo costretta a tacere, perché mi sembra già di aver detto troppo.
Per quanto riguarda il ritmo della narrazione, ho apprezzato il modo in cui vengono fuori i protagonisti, poco per volta, rivelando pian piano sempre più particolari di se stessi. Questa conoscenza graduale l'ho trovata un particolare realistico, in una storia che di realistico non ha nulla. Le persone in fondo si conosco proprio così, quando piano piano si sentono pronte ad aprirci le porte del loro cuore. Questa è la metafora che ho colto nella straordinaria avventura di Ceony.
Se dovessi descrivere i personaggi di questo racconto direi che ho trovato Ceony impaziente e imprudente, il prof  Emery Thane ermetico ma molto dolce, la Maga Aviosky severa e intransigente e Lira (di cui so di non avervi parlato affatto in questa recensione, ma preferisco che la scopriate da soli) incomprensibilmente malvagia.
Se penso alla storia, posso dire che la trovo compiuta (potrebbe anche essere un auto-conclusivo) tranne che per FLira. Il suo personaggio è un'incognita che non sono riuscita a decifrare. Perché tenta cattiveria? È sempre stata così o è impazzita di punto in bianco? E cosa l'ha fatta impazzire? Penso e spero che questi interrogativi troveranno risposta nei capitoli successivi della trilogia.
Parlando ancora di personaggi, una menzione particolare la merita il dolcissimo e leale Prezzemolo, il cagnolino di carta che ha conquistato il mio cuore. Inutile dire che ne vorrei uno anch'io. Leggere di lui è stata una delle cose più belle che mi ha regalato questa lettura *-*
Concludo dicendo che, sono davvero curiosa di scoprire come la storia andrà avanti, se tratterà degli stessi protagonisti o se ne avrà di nuovi... non mi resta che aspettare per scoprirlo. Mi auguro solo che l'attesa non sia troppo lunga.

Recensione Glass Magician 
Recensione Master Magician 

Ringrazio la casa editrice Fanucci per avermi inviato una copia cartacea di questo libro.

il mio voto in biscotti 

sabato 21 novembre 2015

Seconda edizione del GDL "Books, Chocolate and friends"...

Salve avventori!
Eccoci qui pronti per la seconda edizione del gruppo di lettura "Books, Chocolate and friends"!
L'ultima volta ci eravamo dedicati assieme alla lettura del primo capitolo della trilogia "Hunger Games" di Suzanne Collins.




Questa volta leggeremo insieme il libro "Miracolo in una notte d'inverno" di Marko Leino, perfetto per il Natale che si avvicina *-*
Chiunque voglia potrà partecipare, sia che abbiate un blog dedicato ai libri, che ad altro, sia che non ne abbiate affatto uno.
La lettura inizierà 1° Dicembre e sarà portata avanti come una sorta di calendario dell'avvento.
Leggeremo, quindi, una finestra (ovvero un capitolo) al giorno e ogni lunedì di dicembre ne discuteremo insieme nei blog che ospiteranno le varie tappe, che potete vedere segnate nel calendario qua sotto.



Non resta quindi che presentarvi i blog che ci accompagneranno in quest'avventura.
Vado quindi a illustrarvi le varie tappe.

7 Dicembre. Prima tappa: a ospitarla ci saremo noi del "Café Littéraire".
14 Dicembre. Seconda tappa: la ospiterà Stefania del blog "La ragazza che annusava i libri".
21 Dicembre. Terza tappa: la ospiterà Aquila Reale del blog "La penna d'oro".
28 Dicembre. Quarta e ultima tappa: la ospiterà Sonia del blog "Il salotto del gatto libraio".

Ora speriamo che vi unirete in tanti per partecipare assieme a noi! Più siamo meglio è.
Per confermare la vostra partecipazione, commentate qui sotto e mandatemi una mail a contattomuriomu@gmail.com per ulteriori "dettagli funzionali".
Se avete facebook confermate la vostra partecipazione alla pagina dell'evento, a cui ovviamente potete invitare tutti quelli che credete possano essere interessati.
Vi aspettiamo!

P.S: Se volete, potete inserire il banner del gruppo di lettura sul vostro blog



giovedì 19 novembre 2015

Recensione: "Les Revenants" di Seth Patrick

Titolo: Les Revenants
Autore: Seth Patrick
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: settembre 2015
Pagine: 448
Prezzo: 19,50 €

Trama:
In un paesino francese tra le montagne, la diga che circonda le case ha, inspiegabilmente, cominciato a cedere. E mentre l’acqua sale in modo quasi impercettibile, Camille, morta in un incidente stradale con l’autobus della scuola quattro anni prima, torna a casa. Non è invecchiata di un solo giorno, ha fame, molto sonno, e pensa di essere di ritorno da una gita scolastica. 
Lo stesso accade a Simon, morto il giorno del suo matrimonio, che torna da Adèle e la trova sposata a un altro. E poi c’è il piccolo Victor, comparso dal nulla, che non sa dove andare e segue una ragazza per strada, perché gli ricorda la fatina delle favole. 
"Les Revenants – Quando ritornano" è la storia di Camille, di Simon, di Victor e di molti altri, ma è anche la storia dei vivi, di un’intera comunità che deve fare i conti con la sorpresa e la gioia di rivedere i propri cari, ma anche con la paura che qualcosa di ultraterreno, di terribile, si stia impossessando delle loro vite.

Recensione:
Se all'improvviso il passato bussasse alla nostra porta?
Se ciò che abbiamo disperatamente amato e perduto trovasse il modo di tornare indietro?
Chissà quante volte Claire, Jerome e Adele hanno espresso questo desiderio, sperando di potersi risvegliare da quel brutto incubo e scoprire che il dolore che tanto li attanagliava non era altro che un'amara fantasia.
Chissà quante volte sono scoppiati in lacrime, rendendosi invece conto che tutto ciò che temevano era la cruda realtà.
I loro cari erano morti e, per quanto questo li facesse soffrire, non li avrebbero mai più rivisti. Dovevano accettarlo, niente sarebbe stato più come prima.
E dopo anni trascorsi nel dolore e nella rassegnazione, ecco che l'impensabile improvvisamente accade.
Come se nulla fosse, come se niente fosse accaduto, Camille, Simon, Victor e gli altri, un giorno come un altro, si presentano alla porta di casa per riprendere possesso delle loro vite.
Non ricordano nulla, né della loro morte, né delle inevitabili conseguenze. Sono, in apparenza, come sono sempre stati, ad accezione di un'inspiegabile fame che non dà mai tregua.
Smarriti e alla ricerca di risposte, spaventati, all'idea di diventare facili bersagli dell'isteria della gente comune. Come è ovvio che sia, non sarà facile per loro farsi accettare dagli altri, non sarà facile evitare di essere etichettati come degli scherzi del destino, o peggio, come dei mostri.
E se ad aver paura di te è la tua stessa famiglia, allora la situazione non è solo critica ma anche dolorosa. Perché non c'è niente di peggio che guardare gli occhi di chi hai amato e scoprire che non ti vedono più allo stesso modo.
Ora, non voglio rivelarvi di più del prosieguo del libro, ma posso dirvi che una delle cose ho apprezzato di più è il lato umano, ed inedito oserei dire, che caratterizza i ritornati.
Non sono i semplici zombie o spettri che siamo abituati a vedere. Quelli che, per intenderci, hanno come unico scopo tormentare il prossimo fisicamente o psicologicamente. Al contrario nell'opera di Seth Patrick sono persone comuni, intrappolate in una realtà che non sembra più appartenere loro, costretti a nascondersi, dagli altri e forse anche da se stessi.
Sono esseri fragili, che necessitano d'aiuto, che vogliono solo una seconda possibilità per rimediare agli errori passati.
Nondimeno anche le reazioni degli altri personaggi paiono, nella loro varietà, assolutamente convincenti.
Tutti quanti, i ritornati, i loro parenti e anche le persone esterne, in un modo o nell'altro, sembrano portare addosso il peso di qualcosa più grande di loro, di un evento straordinario che, per quanto ci provino, non riescono davvero a comprendere. Tutti hanno i loro torti e le loro ragioni.
Per questo motivo il lettore, per quanto sia portato a prendere posizione in questa specie di duello che vede i morti e i vivi schierati gli uni contro gli altri, non si sente mai del tutto autorizzato a giudicare negativamente la parte avversa.
Nasce sempre spontanea la domanda "cosa farei io al loro posto?"
Il fulcro stesso della storia, avendo come base fondante il paranormale e il mistero, non fa che creare nuovi dubbi e quesiti.
Credo sia questo uno dei punti di forza del romanzo: non offrire mai un'unica soluzione ma essere sempre soggetto a dubbie interpretazioni.
Avere quindi quel tanto che basta per essere definito un thriller psicologico ma allo stesso tempo andare oltre ogni stereotipo, contaminando il genere con tante affascinanti sfumature, tra cui alcune tipiche dell'horror.
Altra cosa di cui vorrei parlarvi è la struttura del romanzo, basata su capitoli incentrati sui singoli protagonisti che, da un certo punto della storia in poi, risulteranno avere tra loro più legami di quanto inizialmente si possa pensare.
Sulla base di questo schema, se nelle prime pagine appare complicato concentrarsi sulle tutte quelle strade parallele, in un secondo momento i collegamenti tra le varie vicende diventano, fortunatamente, spontanei e immediati.
A queste connessioni si aggiungono poi quelle, particolari e ancora non ben definite, che sembrano unire la sperduta città fra le montagne, che fa da scenario a tutto l'impianto narrativo, all'antico villaggio sommerso anni prima dalla diga.
Per quanto infatti il libro vada verso una progressiva chiarezza con l'aumentare delle pagine, c'è da dire però che in generale il lettore è guidato, fino alla fine, verso supposizioni che restano il più delle volte incerte o che, addirittura, subiscono inaspettati colpi di scena.
E se ad alcuni ciò potrebbe infastidire, per me invece i continui punti interrogativi rappresentano solo un motivo in più per attendere con impazienza l'uscita del secondo volume.
Perciò caro Seth, che ne dici di metterti subito a lavoro?

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Prima di iniziare questa lettura conoscevo solo a grandi linee la trama della serie televisiva da cui è stato tratto il libro, ma non avendola mai vista, non ero al corrente di tutti i risvolti narrati poi da Seth Patrick nel romanzo.
Ora, con il senno di poi, sono davvero contenta di essermi approcciata a queste pagine con l'inconsapevolezza di chi non ha idea di cosa aspettarsi.
"Les Revenants" rivela l'abilità di uno scrittore che sa precisamente dove condurre i suoi lettori, salvaguardando sempre quel tanto di mistero che serve a rendere una storia appassionante e coinvolgente. Più si va avanti a leggere e più si scoprono nuovi dettagli. Più si va avanti a leggere e più si insinuano nuovi dubbi e domande.
Niente sembra lasciato al caso, anche i piccoli particolari apparentemente senza importanza.
Ad esempio le cicatrici che improvvisamente appaiono sui corpi di alcuni personaggi: a cosa sono dovute? Perché non tutti i morti presentano questi segni e perché talvolta li hanno anche i vivi?
E per quanto riguarda i ritornati: quali sono le loro vere intenzioni?
A volte sembrano capaci di qualsiasi aberrità (vedi il piccolo Victor) e altre volte anime fragili e spaventate, come nel caso di Camille e dello stesso bambino.
E poi quale collegamento esiste davvero tra il loro inspiegabile ritorno, il calo delle acque del lago, e i malfunzionamenti alla diga?
Queste e tante altre domande non trovano mai risposta e, se il libro fosse autoconclusivo, sicuramente non avrei giudicato positivamente questa mancanza di chiarezza. Ma, considerando che a questo primo capitolo ne seguirà sicuramente un secondo, mi fa piacere constatare come ci siano ancora molti nodi da sciogliere.
Per quanto riguarda i personaggi, come accennavo prima, sono ben delineati dal punto di vista psicologico.
Basti pensare a Claire che non riesce a non vedere nella resurrezione della figlia Camille la risposta a tutte le sue preghiere.
È come se fosse rimasta ferma a quattro anni prima e solo dopo la ricomparsa della sua bambina ritrovasse per la prima volta la forza di andare avanti e la speranza di un futuro per la propria famiglia.
Se in lei vediamo la reazione più plausibile, quella che forse tutti noi immaginiamo di avere, risulta invece più difficile capire la diffidenza del padre Jerome e l'ostilità della sorella Lena.
In particolare quest'ultima, devo ammetterlo, ha attirato, almeno fino alle ultime cento pagine, tutte le mie antipatie.
Non riesco davvero a concepire come la ragazza possa provare tutto quel risentimento per la gemella, colpevole solo di essere tornata a casa.
Lena l'ha ingannata per soffiarle via il ragazzo, Lena è in qualche modo anche responsabile della morte di Camille e, come se non bastasse, si permette anche di allontanarla in malo modo.
E tutto ciò sembra ancora più assurdo se consideriamo che il rapporto tre le due prima della tragedia, ci viene descritto come simbiotico e insostituibile.
Mi sarei aspettata quindi abbracci e pianti senza fine, ma di certo non offese e accuse.
E che dire poi di Michael Costa che non manifesta alcuno scrupolo nel bruciare "viva" sua moglie? Per quanto uno possa considerare il ritorno alla vita inammissibile e fuori da ogni logica, come può non provare un minimo di emozione rivedendo improvvisamente la propria amata?
Ora, per quanto io non possa dire di condividere gli atteggiamenti di tutti i personaggi, e soprattutto di questi ultimi due, ho di contro apprezzato il tentativo da parte dell'autore di offrirci diversi punti di vista.
Altra cosa che mi ha piacevolmente stupita è stata la capacità di coinvolgere il lettore e farlo affezionare ai personaggi. Spesso, quando i libri hanno come primo obiettivo un mistero da dipanare, i protagonisti perdono di spessore e diventano meri strumenti per raccontare una storia.
In "Les Revenants" invece, la storia sono proprio Camille, Simon, Victor, Claire e Lena.
Le loro emozioni, i loro timori e le loro speranze.
Il desiderio di poter chiedere perdono e ricominciare da zero.
Nei ritornati vediamo chi teme il giudizio e chi si sente escluso e incompreso. Ma se alcuni di loro ci fanno pietà e compassione, altri invece possono solo causarci ribrezzo.
Che siano morti o meno, è importante solo fino ad un certo punto.
Sia tra i morti che tra i vivi ci sono buoni e cattivi.
I morti paiono il più delle volte guidati da pulsioni che non riescono, o non vogliono, controllare. Ma anche i vivi si mostrano spesso persone disposte a tutto, anche ad azioni riprovevoli, pur di proteggere se stessi o la propria famiglia (vedi Thomas).
Credo sia questo uno dei messaggi del libro.
Ossia mostrarci come le migliori intenzioni possono albergare nei cuori più oscuri, così come anche i puri d'animo possono arrivare a compiere l'indicibile, in situazioni di pericolo.
Mostrarci come non c'è niente che fa più paura di ciò che non si può spiegare.

Ringrazio la casa editrice Piemme per avermi inviato una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 16 novembre 2015

Recensione: "Il mio Primo Samhain" spin-off de "I cieli di Tabula" di Chiara Andreazza e Valentina Furnò

Titolo: "Il mio Primo Samhain"
Autore: Chiara Andreazza e Valentina Furnò
Editore: autopubblicato
Data di Pubblicazione: 2015
Pagine: 12
Prezzo: 0.99 € (ebook)

Trama:
La notte di Samhain, e’ risaputo, gli spiriti camminano sul limitare sottile che divide il sogno dalla realta’. 
Amelia è pronta a partecipare all'antica festività, per la sua prima volta, ma non tutto andrà come previsto...

Recensione:
Iniziando la lettura di questo mini racconto abbandoniamo il mondo vasto e fantastico che abbiamo imparato a conoscere con "I cieli di Tabula" e ci ritroviamo invece immersi nel suo parallelo, quello reale.
Amelia è pronta a vivere il suo primo capodanno celtico, è ansiosa di farlo e di godere il più possibile dell'esperienza, grazie anche alla confortante presenza della sua mentore, Kendra.
Amelia ha fantasticato molto su questo giorno, ma le cose non sempre vanno come uno se le è figurate...
Amelia e Kendra, sotto una meravigliosa e sconosciuta luna rossa, si troveranno a vivere un'esperienza unica ed indimenticabile.
Parallelamente sotto la stessa luna Alyssa, keleythos di Academia, vivrà qualcosa di altrettanto intenso ed inspiegabile.
Un velo sottile, separa e unisce i due mondi. Solitamente li cela e li mantiene distanti e divisi ma, nella magica notte di Samhain, il velo tende a farsi più impalpabile e trasparente e, anziché nascondere, svela alle protagoniste un mondo parallelo e distante.
Lo stile è quello a cui Chiara e Valentina ci hanno abituato, ricco di dettagli e capace di suggestionare attraverso le atmosfere e le parole.
Tuttavia il testo è troppo breve per essere considerato un vero e proprio racconto. Non ha il tempo di svilupparsi, dice solo il minimo necessario per lasciare al lettore tante domande e tanta curiosità. "Il mio primo Samhain" appare come il preludio di una storia che non viene mai raccontata, ma solo suggerita e lasciata alla nostra immaginazione.

Considerazioni:
"È già finito?" è la prima cosa che ho pensato terminata la lettura.
"Avrebbero potuto approfondire un po' di più la storia" è stata la seconda.
La realtà è che dodici pagine sono davvero poche per soddisfare un lettore, soprattutto se la storia è misteriosa come quella qui accennata. 
Questo è un mini racconto fatto di suggestioni più che di fatti, di impressioni veloci e istantanee. Di belle idee che non hanno il tempo di essere sviluppate.
Come leggere l'incipit di un libro di cui poi si vorrebbe continuare a leggere tutta la storia.
Dà la sensazione di un dolce non assaporato perché ti viene portato via dopo il primo cucchiaino e tu resti lì, incredulo, sbigottito con il desiderio di volerne ancora! Perché cavolo, un cucchiaino è troppo, troppo poco. 

il mio voto per questo libro

venerdì 13 novembre 2015

Chi ben comincia... #24

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti

"Paper magician" di Charlie N. Holmberg

Buongiorno avventori!
Finalmente è venerdì, immagino che anche voi come me lo aspettavate con ansia.
Cosa farete di bello nel fine settimana? Io raggiungerò, come faccio quasi tutti i weekend, l'altra metà della mela XD e mi dedicherò anche alla lettura che vado a presentarvi.
"Paper magician" di Charlie N. Holmberg, ebbene si, sono passata da leggere della piccola Olga Papel che intrattiene i suoi amici, e tutti gli abitanti di Balicò, con le fantastiche avventure della sua omonima, Olga, l'esile fanciulla fatta di carta, a leggere di Ceony Twill, la giovane apprendista maga alle prese con il materiale al quale è stata vincolata: la carta, appunto.
Solo tramite la carta Ceony potrà esprimere la sua magia, e il bizzarro professor mago Emery Thane, sarà lì per lei, pronto ad insegnarle ogni taglio, piegatura e incanto.
Le ultime settimane dunque hanno per me un fattore comune e mi hanno fatto conoscere una bimba di carta che cova il desiderio di diventare una bambina in carne e ossa, e una giovane ragazza che prepara la carta per farla diventare magia. 
Ma la vera magia è quella che esprimono i libri (anch'essi fatti di carta) permettendoci di vivere storie tanto varie e fantastiche. Non trovate?
Ora smetto di annoiarvi e vi lascio con l'incipit di questa mia nuova lettura/avventura.
Fatemi sapere cosa ne pensate e se è avete in programma di leggerlo prossimamente.

Per gli ultimi cinque anni, Ceony aveva desiderato diventare una fonditrice. 
Tuttavia, mentre la maggior parte dei diplomati alla scuola Tagis Praff per aspiranti maghi aveva potuto scegliere il materiale a cui votare le proprie abilità, a Ceony l'avevano assegnato. «Non ci sono abbastanza piegatori» le aveva spiegato maga Aviosky in ufficio. 
Era trascorsa meno di una settimana da quando Ceony l'aveva saputo, e sentiva ancora le lacrime pungerle dietro gli occhi. «La carta è uno strumento meraviglioso» aveva proseguito Mg Aviosky «ed è stata molto screditata negli ultimi anni. Con solo dodici maghi attivi in quella disciplina, non abbiamo altra scelta che indirizzare una parte dei nostri apprendisti in quella direzione. Mi dispiace.» 
Dispiaceva anche a Ceony. Nel sentire quelle parole le si era spezzato il cuore e adesso, in piedi davanti al cancello del covo di mago Emery Thane, sperava quasi che smettesse di battere del tutto.

mercoledì 11 novembre 2015

Intervista a M.C. Willems, autrice di "Dralon"

Salve avventori!
Quello di oggi è un appuntamento speciale, perché Café Littéraire ha l'onore di avere come ospite Marie Claire Willems, autrice del libro per ragazzi "Dralon", con cui ha esordito nella scena letteraria. E che esordio ragazzi! Se non l'avete ancora letta, vi invito a leggere la mia recensione che trovate qui.
Non voglio annoiarvi oltre, quindi vi lascio con l'intervista.

♥ Ciao Marie Claire! Grazie per avermi concesso quest'intervista!
Sono davvero felice di averti come ospite al Café Littéraire.
Ho avuto modo di leggere il tuo libro d'esordio "Dralon", il primo capitolo di una trilogia ambientata tra una Londra nebbiosa, su cui incombe una misteriosa minaccia, e un mondo magico ignoto ai comuni mortali. 
Prima di arrivare a Dralon, il mondo contrario, i tre protagonisti di questa storia, i fratelli Moffet, Peter, Michael e Kate, accompagnati dalla dottoressa Odilde Costalbine, specializzata nel mondo del paranormale, affronteranno varie insidie e incontreranno personaggi fra i più stravaganti e disparati.
Postini magici che sbucano fuori da calderoni in rame, nani ed elfi più o meno cordiali, fantasmi risvegliati per magia dal loro sogno eterno, passaggi misteriosi, porzioni di Londra nascoste agli occhi dei mortali, e così via...
Hai creato un vero e proprio mondo parallelo, vasto e ricercato.
Com'è nata l'idea che ha dato inizio a questa grande avventura?

Prima di tutto vorrei ringraziarti per questo spazio. È un vero piacere poter rispondere alle tue domande.
Per quanto riguarda la nascita di una idea… in generale, il processo con cui genero gli elementi di una storia (anche nel caso di Dralon) non è molto ragionato.
I personaggi, le loro peculiarità, le ambientazioni, le azioni, si creano all'improvviso nella mia mente in forma di immagini potenti, vivide e confuse, poi accuratamente rielaborate e selezionate nella successiva fase di scrittura.


♥ I protagonisti indiscussi di questa storia sono i tre fratelli Moffet, ma sono davvero tantissimi i personaggi che incontriamo in queste pagine, alcuni molto buffi ed esilaranti.
Si nota bene come tu abbia prestato grande attenzione alla caratterizzazione dei tuoi personaggi, ognuno di essi, infatti, ha un carattere spiccato che lo contraddistingue.
Dalla signora Moffet severa e sgarbata, al signor Moffet sottomesso e impacciato, alla dottoressa Odilde, una vera forza della natura! Finanche il bastone Gastogne (lo ammetto, uno dei miei preferiti) con il suo sarcasmo irriverente.
Anche i tre fratelli hanno personalità molto diverse.
Peter è discreto, sta sempre al posto suo e ha ragione da vendere. Michael è un po' bulletto, il classico tipo tutto fumo e niente arrosto che utilizza la prepotenza per mascherare le sue paure, e Kate, una bambina apparentemente dolcissima, che però sembra avere anche lei il suo bel caratterino.
C'è un personaggio tra quelli da te creati al quale ti sei affezionata particolarmente o a cui ti senti particolarmente vicina?

Non penso di potermi immedesimare con un unico personaggio del romanzo. È come se avessi abbandonato una parte di me in ognuno di loro.
Se, però, dovessi sceglierne uno… probabilmente la mia scelta ricadrebbe sull'intrattabile direttore generale Isidore G. Dott, forse perché mi sembra un vecchio personaggio della Disney (in qualche modo mi ricorda Mister Banks, il papà di Michael e Jane nel film di Mary Poppins)


♥ Durante la lettura mi è capitato di rivedere nei tuoi personaggi e nelle tue ambientazioni dei protagonisti o dei luoghi che mi hanno riportato alla mente letture passate.
In alcuni frangenti mi ha ricordato Harry Potter e il mondo scritto dalla penna della mitica J.K. Rowling, in alcuni mi ha fatto pensare all'avventura scritta da Roald Dahl nella sua fabbrica di cioccolato, o ad esempio la dottoressa Odilde Costalbine mi ha fatto ripensare ad una versione meno burbera e manesca della "signorina Spezzindue", nata sempre dalla fantasia di Dahl. 
Ma in realtà, da cosa ha attinto la tua fantasia per creare i luoghi e i volti del tuo racconto?
C'è qualche libro o qualche scrittore che ti ha particolarmente ispirato?

L’idea di Dralon è stata profondamente influenzata dalla lettura di "Harry Potter e la pietra filosofale".
Il mondo della Rowling mi ha totalmente catturata. In qualche modo, volevo poter rivivere - anche se in maniera rivisitata - la magia di quella saga. Visitare luoghi incantati, vivere avventure straordinarie e incontrare personaggi fantastici e coraggiosi a cui è difficile non affezionarsi.


♥ Parlando ancora di ispirazioni.
Hai sempre voluto scrivere? Hai studiato per questo o ti sei dedicata totalmente ad altro e poi questa passione è nata improvvisamente?
E c'è stato un libro che ti ha fatto dire "voglio scrivere anch'io"? Parlaci un po' di te e del percorso che ti ha portato alla scrittura.

In realtà M.C. Willems nasce prima e soprattutto come illustratrice per ragazzi.
La scelta di scrivere è stata dettata dall'esigenza: avevo delle storie da raccontare e una immensa voglia di condividerle. Il disegno, mio primo e vero amore, non mi avrebbe mai consentito di svilupparle in tempi ragionevoli (fumetto o cartone animato), così ho optato per la penna e ho provato a proporle in forma di romanzo.
Il mio caso rappresenta il perfetto esempio di come il perseverante esercizio e la disciplina possano fare miracoli! Non sono di certo diventata J.K. Rowling, ma penso di aver portato a termine il mio compito in maniera decorosa.


♥ Con Dralon ho potuto vedere che sei davvero una brava scrittrice.
Immagino quindi che sarai anche una grande lettrice, quali sono i tuoi libri o scrittori preferiti?

Attualmente leggo ma non tanto quanto vorrei (il lavoro da impiegata e la promozione del libro mi portano via quasi tutto il tempo a disposizione).
Amo leggere soprattutto libri fantasy, gialli, di avventura e di fantascienza.
Tra i miei autori preferiti cito ovviamente J.K Rowling, Ken Follett, Dan Brown, Michael Crichton, Agatha Christie, Charles Dickens, Roald Dahl.


♥ Nelle mie interviste faccio sempre una domanda, e anche questa volta non mi esimerò dal farlo.
Voglio sapere qual è, secondo la tua opinione, un libro da leggere assolutamente, ma non solo, con te vado oltre, perché voglio anche sapere il titolo di un libro che al contrario non ti è piaciuto per niente. Sono curiosa, quali mi dici?

Un libro che ho assolutamente adorato e che suggerisco è “I pilastri della terra” di Ken Follett, mentre un romanzo che ho trovato “difficile” da leggere (sicuramente per mie incapacità) è stato “Il Cimitero di Praga” di Umberto Eco.


♥ Tornando a "Dralon" quando leggo un libro entro così tanto nella storia che mi immagino di vederlo, come un film che si svolge nella mia mente. Penso lo facciano tutti e immagino che anche tu da autrice avrai immaginato dei volti per i tuoi personaggi. Ed ecco la domanda.
Se il tuo libro fosse un film, o se un giorno lo diventasse (e io te lo auguro di cuore) quali attori hai immaginato per interpretare le varie parti, mentre scrivevi ne avrai immaginati alcuni, dai, dacci dei nomi *-*

Un sincero grazie per il tuo augurio (non posso nascondere che questo sarebbe un altro dei miei tanti sogni nel cassetto).
Per rispondere alla tua domanda… quelli qui elencati, potrebbero essere alcuni degli attori del mio ipotetico cast : )

David Bowie, Michael Caine, Malcolm McDowell, Alfred Molina, Brenda Blethyn, Catherin Tate, Jennifer Saunders, Megan Mullally, Dawn French e Miranda Hart.


♥ Dralon è una trilogia, viene quindi spontaneo chiederti, se hai già in mente l'epilogo della tua storia o se ti lascerai trasportare dagli eventi.
Quando penso ad esempio alla saga di Harry Potter mi capita spesso di chiedermi se la Rowling avesse già in mente dall'inizio le sorti dei suoi personaggi. Immagino che a grosse linee si, ma con una trama così complessa credo che prevedere tutto sia stato impossibile anche per lei.
Ed è quello che mi sono ritrovata a chiedermi anche per il tuo lavoro: "la Willems avrà già in mente i risvolti della sua storia? O si farà guidare dall'istinto?" Ti prego svelaci il segreto!

La risposta è: entrambe le vie.
Ho, grosso modo, un’idea di come la storia si evolverà nel tempo ma sono pronta a variare il percorso in ogni momento.


♥ Terminata la lettura di "Dralon" si ha subito la voglia di conoscere il seguito delle incredibili vicende dei fratelli Moffet. Cosa succederà adesso nelle loro vite? So che non puoi anticiparci niente, e francamente non lo vorrei neanche, non sono il tipo che ama gli spoiler, tutt'altro. Puoi però dirci se stai già scrivendo il seguito del primo capitolo e dirci entro quando potremo averlo nelle nostre librerie?

La struttura del secondo capitolo della saga è già sulla carta.
Non appena terminata la promozione di Dralon (tra circa due mesi), inizierò a scrivere il prosieguo.
Prevedo la sua uscita per l’inizio del 2017.


♥ Il tuo, oltre ad essere un libro molto ben scritto, è anche molto curato a livello editoriale, seppur non ci sia una grossa casa editrice alle tue spalle.
Chiunque lo legga potrà convenire con me quando dico che hai fatto un lavoro notevole.
Cosa più unica che rara (e non esagero quando lo dico) nel tuo scritto non ci sono refusi o errori di battitura, in più il tuo volume è impreziosito da una bellissima copertina illustrata da Jean Michel Trauscht, e tra le pagine possiamo visionare le bellissime illustrazioni (sempre tue anche se preferisci firmarti con lo pseudonimo di Max Lasseter), che danno un tocco in più all'intera opera. 
Come sei riuscita da sola in tutto questo, quando costantemente (purtroppo) vediamo case editrici nazionali molto famose (non faccio nomi) uscire con titoli ridicoli e scritti come se non fossero mai stati revisionati. Hai forse un superpotere?

Nella prima fase, ho avuto degli amici e dei collaboratori straordinari che non hanno esitato un attimo ad aiutarmi (li menziono con affetto nei ringraziamenti alla fine del romanzo).
Il risultato finale (copertina, impaginazione del testo, sistemazioni delle illustrazioni, ulteriore correzioni della bozza…) è stato ottenuto con tanto lavoro e una considerevole pazienza (penso che Youcanprint mi ritenga attualmente “l’incubo di ogni piattaforma di self-publishing”!)


♥ Dralon è il primo libro con il quale hai esordito come scrittrice, ma nella tua biografia ho letto che scrivi e illustri storie. Oltre "Dralon" hai già nuove avventure in cantiere?

Avrei intenzione di sviluppare lo script per un’animazione 3D (The Sfigatten); una storia per un target un po’ più giovane. Ma questo non nell'immediato (per ovvie ragioni).


♥ Cara Marie Claire ti ringrazio moltissimo per la tua disponibilità e anche per averci regalato e resi partecipi della tua meravigliosa storia.
Ti auguro tanto successo e un futuro ricco di racconti altrettanto belli, perché noi lettori abbiamo bisogno di bravi scrittori che ci facciano sognare e viaggiare in mondi fantastici.
Ancora grazie e un grosso in bocca al lupo!

Ti sono sinceramente riconoscente per questa intervista e per il sostegno offerto.
Spero che il secondo libro della trilogia non deluda le vostre aspettative.

M.C. Willems

lunedì 9 novembre 2015

Recensione in anteprima: "Olga di carta. Il viaggio straordinario" di Elisabetta Gnone.

Titolo: Olga di carta. Il viaggio straordinario
Autore: Elisabetta Gnone
Illustratore: Elisabetta Gnone
Papercut: Linda Toigo
Editore: Salani
Pagine: 304
Prezzo: 14,90

Trama:
Olga Papel è una ragazzina esile come un ramoscello e ha una dote speciale: sa raccontare incredibili storie, che dice d’aver vissuto personalmente e in cui può capitare che un tasso sappia parlare, un coniglio faccia il barcaiolo e un orso voglia essere sarto. Un giorno, per consolare il suo amico Bruco, dal carattere fragile, Olga decide di raccontargli la storia della bambina di carta che partì dal suo villaggio per andare a chiedere alla maga Ausolia di trasformarla in una bambina normale, di carne e ossa. Inizia così un lungo e avventuroso viaggio che vedrà Olga di carta attraversare cieli, mari e monti, affrontare mille pericoli e trovare finalmente ciò che stava cercando.

Recensione:
Le letture più belle sono quelle che leggi da bambino e ti insegnano a crescere e diventare un adulto migliore, e anche quelle che leggi da adulto e ti aiutano a sognare e tornare bambino.
Olga di carta è una di queste, una lettura senza limiti e fasce d'età, perché ha qualcosa da insegnare e da offrire sia ai grandi, che ai piccini.
Elisabetta Gnone, in queste pagine, racconta una storia all'interno di un'altra storia. La sua protagonista, Olga Papel, un'esile ragazzina a cui piace intrattenere gli amici con le sue fantastiche storie, difatti, diventa la narratrice del viaggio straordinario che ha come protagonista la sua omonima: Olga, la bambina di carta.
Olga di carta, stanca della sua consistenza tanto esile e fragile e del suo essere così diversa da tutti gli altri, decide di intraprendere un lungo e rischioso viaggio al fine di raggiungere la maga Ausolia che potrà finalmente realizzare il suo desiderio: diventare, ovvero, una bambina "normale". 
Ogni viaggio, si sa, riserva delle sorprese e Olga nel suo vedrà cose meravigliose e impensabili, farà incontri indimenticabili e da ciascuno di essi imparerà qualcosa di importante.
Dal tasso spazzino, al venditore di tracce, a Melo che vive per aria e riporta indietro ciò che è perduto, agli amici del circo del "Il Miomagnifico spettacolo".
Si dice che in un viaggio non sia tanto importante la meta finale, ma ciò che si conosce e apprende durante il cammino, e Olga, pur non rendendosene conto sul momento, capirà infine che, pur essendo apparentemente rimasta la stessa, è in realtà molto diversa dalla bambina che era partita da Montetabà per realizzare il suo desiderio.
Olga è una protagonista speciale, non perché è fatta di carta, ma per la sua caparbietà, la perseveranza, la pazienza, il coraggio, e la generosità che la contraddistinguono. Impara, e a sua volta insegna, ad accettare la propria unicità, la particolarità che la rende non diversa, ma speciale. 
Una lezione, questa, che nessuno è troppo grande per apprendere, perché non c'è età che metta fine alle insicurezze e al desiderio di essere sempre diversi da come si è.
Olga di carta è un racconto delizioso, una storia meravigliosa ed originale, ricca di personaggi unici e speciali che reca sempre con sé la profondità di un messaggio forte e importante. 
La morale della favola arriva dritta al cuore, non come una ramanzina, ma come una dolce carezza materna. Ti dice: vogliti bene, con le tue fragilità e le tue doti perché sono quelle che ti rendono ciò che sei. Non normale (cosa può definirsi normale del resto?), ma unico.

Considerazioni:
"Olga di carta" è il primo lavoro che leggo di Elisabetta Gnone, e si è rivelata una bellissima scoperta.
La storia è molto bella e particolare, raccontata con grande delicatezza e poesia.
Le descrizioni sono eleganti, le metafore ricercate, il messaggio sempre presente.
Per non parlare poi delle incantevoli e meticolose illustrazioni realizzate con la tecnica del papercut. Delle piccole opere d'arte che rendono benissimo l'atmosfera magica e incantata che pervade il racconto, perché un libro con protagonista una bambina di carta, non può che avere delle illustrazioni di carta.
Le protagoniste, le due omonime, Olga Papel e Olga Dicarta (come la chiamerà sempre l'amico Melo) sono presenze misteriose e gentili a cui è impossibile non affezionarsi.
Lo stesso vale per tutti gli altri personaggi di questo libro, gli amici e concittadini della Papel e i compagni di viaggio della bambina di carta.
Ho sentito più volte paragonare la trama di questa storia a quella di Pinocchio, ma chi ha letto entrambe le storie può ben vedere quanto questo accostamento sia erroneo. 
Io ho letto la fiaba di Collodi e, sebbene apparentemente le trame possano sembrare simili, due bambini dalla natura particolare che desiderano e cercano un modo per diventare "normali", il viaggio che li vede protagonisti non potrebbe essere più diverso.
Collodi fa intraprendere al suo Pinocchio un cammino irto di ostacoli, pericoli, canaglie sempre pronte a portare il protagonista sulla cattiva strada e soprattutto di nemici desiderosi di derubarlo, incastrarlo e anche ucciderlo.
Il viaggio in cui Elisabetta Gnone, invece, conduce la sua Olga di carta è sì interminabile, impervio e sfiancante, ma la piccola protagonista sulla sua strada troverà tanti amici pronti ad aiutarla, soccorrerla, rincuorarla e ad insegnarle tantissime cose.
Gli scrittori in definitiva parlano al lettore con due linguaggi estremamente diversi, il fine è lo stesso, educare, insegnare al lettore qualcosa, ma il mezzo è opposto.
Collodi predilige l'ammonizione, intimorire attraverso la minaccia: se fai il cattivo vai in prigione, se disubbidisci ti ammazzano gli assassini, se non prendi la medicina muori.
Elisabetta Gnone preferisce un approccio meno aggressivo e più propositivo, dice di essere coraggiosi, generosi, pazienti e gentili e dimostra cosa accade comportandosi di conseguenza. Inoltre invita il lettore ad accettarsi, accettare la propria natura con i propri pregi e i propri difetti, perché tutti ne hanno, sia degli uni che degli altri.
Una lettura senza tempo e senza età, perché non è crescendo che si smette di sentirsi insicuri e inadeguati. Non è con l'avanzare dell'età che si smette di desiderare ciò che non si ha e di essere ciò che non si è.
Il fine della storia, che la piccola Papel racconta ai suoi amici e a tutti gli abitanti di Balicò, è quello di imparare ad accettarsi, credere in se stessi e volersi bene.
Due sono in definitiva le domande importanti a cui siamo chiamati a rispondere: che dote hai? Esiste un altro come te?
Alcune. Sarà la risposta alla prima domanda.
Nessuno. Per la seconda.

Ringrazio la casa editrice Salani per avermi inviato una copia cartacea di questo libro.

il mio voto per questo libro

venerdì 6 novembre 2015

Recensione: "Io so perché canta l'uccello in gabbia" di Maya Angelou

Titolo: Io so perché canta l'uccello in gabbia
Autore: Maya Angelou
Editore: Beat Edizioni
Data di pubblicazione: maggio 2015
Pagine: 240
Prezzo: 13,90 €
Trama:
Maya Johnson, tre anni, e suo fratello Bailey, di un anno più grande, vengono spediti dalla nonna paterna a Stamps, nell’Arkansas, dopo la separazione dei genitori. È la stagione in cui i luoghi appaiono ancora sotto la luce magica dell’infanzia. Maya vive con Momma e lo zio nel retro dell’Emporio di cui la vecchia signora è proprietaria da tempo e, tra granaglie per i polli, cherosene, lampadine, stringhe, lozioni, palloncini e semi di fiori, gioca ininterrottamente con Bailey, come in un luna park senza guardiano.
Nell’America degli anni Trenta, tuttavia, eroi e orchi, incanti e orrori accompagnano inevitabilmente l’esistenza di una bambina di colore. 
Eroi, per Maya, sono i raccoglitori di cotone che scendono dal retro degli autocarri, si piegano giù fino a terra e, stanchissimi, le dita tagliate, le schiene, le spalle, le braccia, le gambe sfinite, si assembrano nell’Emporio. 
Orchi sono i «ragazzi» bianchi del Ku Klux Klan che, con gli occhi pieni di odio e le facce di pietra, calano a Stamps e costringono lo zio di Maya e gli altri neri a nascondersi tra gli escrementi del le galline. Orco è l’amico della mamma, un uomo grande, grosso e flaccido che a St. Louis, in Missouri, una sera di primavera l’attira a sé...

Recensione:
Maya Angelou in questo libro ci racconta il profondo Sud con la passione e il coraggio che solo chi l'ha davvero visto e vissuto può avere. 
Lei è la protagonista, lei è la voce narrante, lei è l'anima afroamericana di cui è permeata ogni pagina di questo libro. 
Già dalle prime righe ci troviamo catapultati a Stamps, l'arido e desolato posto che in un primo momento farà da casa alla piccola e al suo fratellino. Lì Maya imparerà a scrivere e a far di conto, a prendersi cura dell'Emporio, ad assumersi le sue prime responsabilità. Ma soprattutto in quel punto anonimo sulla cartina la bambina conoscerà per la prima volta l'amore familiare, per mezzo delle cure silenziose della severa e timorata Mrs. Henderson. 
La nonna, insieme al timido zio Willie, accompagnerà la ragazzina quasi in ogni fase della crescita, le insegnerà cosa è giusto e sbagliato, e a confidare in Dio sopra ogni cosa. Con la sua forza indomita e la condotta irreprensibile rappresenterà il baluardo nella vita di Maya, il porto sicuro a cui sa che potrà fare sempre ritorno. 
Stamps, nonostante le sue brutture, è un luogo vivo e reale, in cui i neri si guadagnano con sacrificio il pane e continuano a confidare nella fede e in un giorno migliore. Lì, i raccoglitori di cotone, sperano in un colpo di fortuna che ponga fine alle loro sofferenze una volta per tutte, mentre la gente bianca, dall'altra parte della città, non fa che esibire con compiacimento i propri sperperi. 

Alcuni lasciavano i loro sacchi all'Emporio per riprenderli la mattina dopo, ma c'era chi doveva portarli a casa per aggiustarli. Trasalivo immaginandoli a cucire quel materiale ruvido sotto una lampada a cherosene con le dita irrigidite dal lavoro della giornata. Dopo pochissime ore sarebbero dovuti tornare all'Emporio di sorella Henderson, fare provviste ed essere caricati, ancora una volta, sugli autocarri. Poi avrebbero affrontato un altro giorno nel tentativo di guadagnare abbastanza per tutto l'anno, con la pesante consapevolezza che la stagione sarebbe finita così come era cominciata. Senza denaro o i crediti sufficienti a mantenere una famiglia per tre mesi. Nel periodo della raccolta dei cotone, le serate mostravano la natura del Sud nero in tutta la sua durezza, mitigata al mattino presto dalla natura che aveva donato lo stordimento, la capacità di dimenticare e la luce tenue della lampada.

Se i neri sono i protagonisti di questo libro, i bianchi incarnano invece il nemico invisibile, che non si conosce per davvero ma da cui si sa è necessario difendersi. 
Proprio come i fantasmi, la loro presenza è tangibile nella paura di chi teme anche solo di camminare per strada per non dover far fronte all'immotivata ira dei ricchi avversari, nella consapevolezza di chi è costretto a sottostare agli insulti senza fiatare, perché il colore della propria pelle non consente di fare altro che abbassare la testa e restare inerti. 
Nella vergogna di chi giace per ore nascosto in un tugurio per non farsi picchiare, o nel peggiore dei casi, per non essere ucciso.
Spettatrice di tutto questo è Maya, che, come una qualsiasi bambina, non riesce a capire come la sua gente possa meritare tanto dolore. Nonostante Momma non faccia che ripeterle che la salvezza è nel regno dei cieli e che solo lì avranno l'agognata ricompensa, la piccola non intende passare la vita al servizio di qualcun'altro, lei vuole essere libera, padrona di se stessa e delle sue aspirazioni.
La piccola Marguerite Johnson (questo il vero nome della protagonista) è l'emblema del coraggio e dell'ostinazione, di chi non si dà mai per vinto e riesce a superare anche il più grande dei dolori.
Se c'è un messaggio in questa lettura credo sia proprio questo: la capacità di rialzarsi ogni volta  e saper trovare uno spiraglio di luce anche negli angoli più oscuri.
Così i due fratelli traggono forza l'un l'altro quando sentono di essere stati abbandonati, di non avere un padre e una madre capaci di amarli, di non poter contare su nessuno se non loro stessi. 
Proprio per questo Bailey avrà un posto fondamentale non solo nel cuore della sua sorellina, ma anche in tutto il romanzo.
Lui è il compagno di sventure, il complice di avventure, l'amico fidato a cui confidare ogni cosa.
Il rapporto fra i due è tenero e commovente, ma anche costellato di eventi comici.

Una volta, all'ora di pranzo, con l'Emporio pieno di clienti, Bailey immerse nel barile il colino, lo stesso che usavamo per setacciare la farina, e pescò due grossi cetrioli. Dopo averli presi, agganciò il colino a un lato del barile, dove rimasero a sgocciolare in attesa del momento giusto. Quando suonò l'ultima campanella della scuola, tirò su i cetrioli quasi asciutti, se li ficcò in tasca e gettò il colino diete le arance. Corremmo fuori. Era estate Bailey aveva i pantaloni corti e il liquido dei cetrioli gli scorreva in rivoli chiari giù per le gambe color cenere, mentre lui saltava con il bottino in tasca e gli occhi che ridevano quasi a dire "Che te ne pare?"

In realtà l'ironia è, difficilmente da quanto si potrebbe immaginare, una nota di fondo di tutta la storia. Per quanto il contenuto sia spesso arduo e difficile da descrivere, il romanzo è invece pervaso da toni ilari, ovviamente dovuti al punto di vista di quella che per la maggior parte del tempo non è nient'altro che una bambina.
Essendo lei a narrarci la storia, non può non condividere le sue considerazioni infantili e la sua incomprensione per tutte quelle cose che i grandi non raccontano e che i più piccoli possono solo provare a capire. A queste si aggiungono poi numerose situazioni paradossali che riuscirebbero a suscitare il riso anche nel lettore più serioso.
Altra cosa per me fondamentale, che non fa che conferire un valore aggiunto a questo libro, sono le mirabili descrizioni che impreziosiscono la narrazione. 

Fino all'età di tredici anni, quando lasciai l'Arkansas per sempre, l'Emporio rimase il mio luogo preferito. La mattina, vuoto e solitario, sembrava un pacco regalo pronto da scartare, portato da uno sconosciuto. Aprire i battenti era come sciogliere il fiocco di quel dono inaspettato. 
La luce entrava poco a poco (eravamo rivolti a nord), posandosi sugli scaffali ricolmi di sgombri, salmone, tabacco, filo. Si lasciava cadere sul grande barile di lardo e a mezzogiorno, d'estate, il grasso si era ormai sciolto in una brodaglia spessa. 
Ogni volta che entravo nell'Emporio di pomeriggio, sentivo che era stanco. Solo io riuscivo a percepire il pulsare lento del suo lavoro svolto ormai per metà. Ma poco prima di andare a letto, dopo il viavai delle persone che avevano discusso per i conti, scherzato sui vicini, o erano semplicemente passate per "fare un salutino a sorella Henderson", la promessa di altre giornate magiche tornava a stendersi sulla famiglia in fresche ondate di vita.

La Angelou è così esperta nel maneggiare le parole da riuscire a rendere agli occhi di chi legge anche delle semplici focaccine al burro come il più prelibato dei pasti. In particolare tutte le scene ambientate nell'Emporio appaiono pervase da una magia che solo le cose povere e perdute hanno. Stamps, Momma e tutta la vita in Arkansas conservano il fascino senza tempo della vita genuina fatta di bagni al pozzo con acqua ghiacciata, di vestiti cuciti a mano alla flebile luce della lampada ad olio, di pasti poveri ma gustosi.
Di contro i soggiorni a St. Louis  e a San Francisco rivestono il ruolo delle metropoli che regalano sogni anche ai più disperati. Lì anche la convivenza con i bianchi sembra possibile. 
Gli ultimi capitoli ambientati nelle due città, per quanto sempre affascinanti, sembrano perdere un po' la bellezza della vita autentica. 
Lì Maya diventa adolescente, inizia a fare i conti con le proprie ambizioni e le proprie paure. Scopre di avere limiti che non sapeva di avere e tenta come può di superarli.
Nonostante questa seconda parte del libro non mi abbia coinvolto come la prima, voglio sottolineare come ogni pagina della storia narrata sia riuscita a garantirmi sempre grandi emozioni.
La scrittura della Angelou è vibrante e poetica, i personaggi ben delineati e affascinanti, la vicenda appassionante.
È un libro che fa riflettere senza annoiare, e che riesce a divertire senza perdere mai di profondità.

Considerazioni:
Quando ho letto la trama di questo romanzo ho subito immaginato che mi sarebbe piaciuto.
In generale amo le storie ambientate nel passato, che consentono al lettore di fare un vero e proprio viaggio nel tempo verso epoche e terre sconosciute.
Mi aspettavo di immergermi in un'atmosfera magica e genuina, in cui anche il più piccolo dono sembra prezioso. Ciò che non credevo invece di trovare era un modo di scrivere così accattivante. Non avevo mai letto fino ad ora nulla della Angelou e sono rimasta piacevolmente sorpresa approcciandomi a questa autobiografia (la protagonista Marguerite Johnson non è altri che la stessa autrice).
E a proposito di questo avrei un'altra riflessione da fare.
Spesso quando sentiamo parlare del genere biografico pensiamo ad un libro che avrà sicuramente un contenuto importante ma non necessariamente accompagnato da uno stile curato ed elegante.
"Io so perché canta l'uccello in gabbia" da questo punto di vista sembra invece tutto l'opposto di questo luogo comune. 
Si nota benissimo come ogni parola scritta sia stata pesata e nulla lasciato al caso. Dalle descrizioni agli eventi raccontati. La narrazione alterna argomenti di spessore ad altri più futili e divertenti, mescolando serio e faceto, con l'aggiunta di numerose situazioni buffe e autoironiche.
In più molti eventi sono così assurdi e paradossali da poter essere con difficoltà considerati realistici. Basti pensare anche alle vicende al limite della legalità che coinvolgono nonna Baxter e la sua famiglia.
Inoltre anche le questioni più ostiche sono affrontate con leggerezza.
È il caso dello stupro che vede sfortunatamente la piccola Maya come protagonista all'età di sette anni. Lei ce lo racconta come se lo stesse vivendo in quello stesso istante. 
In un primo momento crede che quelle manifestazioni d'affetto siano normali. Solo più tardi si rende conto che l'uomo che finge di volerle bene non è altri che il suo aguzzino.
La bambina, come è ovvio che sia, non riesce a comprendere il perché di quelle attenzioni e sente improvvisamente piombare su di sé il senso di colpa.
Allo stesso modo anche altri temi come il razzismo, l'omosessualità, la religione, il sesso, la solitudine e il senso d'abbandono vengono narrati con l'incredulità, i dubbi, la confusione e i timori tipici dei più piccini.
I fratelli Johnson non fanno che chiedersi cosa hanno fatto di sbagliato.
Perché mamma e papà li hanno abbandonati?
E perché i neri non sono considerati persone come tutte le altre?
Ovviamente le vicende non sono tutte incentrate su questo. Molti altri racconti si basano sulle normali tematiche della crescita, come gli amici, i giochi, i primi amori o sugli avventori che si avvicendano all'Emporio.
Proprio a proposito di questo vorrei condividere con voi l'unico appunto che mi sento di fare.
Nel corso delle pagine conosceremo molti personaggi, la maggior parte dei quali però non vengono approfonditi in un secondo momento. Mi riferisco ad esempio a Mrs. Flowers (che ho trovato adorabile) a Mr. McElroy, a Clidell, a Louise e ai bambini senza casa, di cui avrei sicuramente voluto sapere di più.
È un peccato, perché a personalità così decise e interessanti io avrei attribuito uno spazio maggiore di quello a loro effettivamente destinato.
Oltre a questa osservazione, non riesco davvero a trovare altri difetti.
Il libro della Angelou è per me semplicemente perfetto. Mi ha fatto ridere, descrivendo personaggi e situazioni fuori dalle righe (una fra tutte l'aggressione di Miss Monroe ai danni del reverendo Thomas XD), mi ha fatto pensare e mi ha intenerito. 
Tra le sue pagine racchiude una storia speciale fatta di amicizia e lealtà, di legami familiari e di amore per la propria terra.
Una storia di sofferenza e di rinascita. 
Di persone che si piegano senza spezzarsi mai. 
Una vera e propria lezione di vita.
Perché possono anche tenerti rinchiuso ma non possono toglierti i pensieri e la voce. Perché, nonostante tutto, gli uccelli in gabbia continuano a cantare.

Ringrazio la casa editrice Beat per avermi inviato una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro