martedì 31 maggio 2016

Recensione: "L'imprevedibile destino di Emily Fox-Seton" di Frances Hodgson Burnett

Titolo: L'imprevedibile destino di Emily Fox-Seton
Titolo originale: The Making of a Marchioness
Autore: F. H. Burnett
Editore: Astoria
Data di pubblicazione: gennaio 2016
Pagine: 275
Prezzo: 17,00 € 

Trama:
Emily Fox-Seton è una giovane donna di trentaquattro anni, ben educata, graziosa, sempre generosa e disponibile con tutti.
Pur essendo di buona famiglia, non avendo nessuno al mondo su cui contare, è costretta a vivere nell'indigenza e badare a se stessa mettendosi al servizio delle conoscenze più altolocate.
Tra queste la ricca ed egocentrica Lady Maria Bayne. Sarà proprio l'invito di costei, a seguirla nella sua residenza estiva nel Mallowe, a cambiare il destino dell'ingenua Emily.

Recensione:
La grande Frances Hodgson Burnett, che abbiamo imparato a conoscere grazie ai grandi capolavori per ragazzi che l'hanno resa celebre, come "Il giardino segreto", "La piccola principessa" e "Il piccolo lord", mostra in questo suo romanzo per adulti, un'altra sfumatura della sua penna. 
In questo lavoro ci sono moltissime caratteristiche proprie della sua scrittura - l'attenzione alle descrizioni e ai dettagli, l'importanza e il rilievo riservato alle atmosfere e alla natura in cui la storia è immersa e ai caratteri e difetti dell'animo umano, messi in risalto e rimarcati con pacata ironia - tuttavia ne troviamo anche di nuove e inconsuete.
La narrazione è suddivisa in due parti che ne definiscono lo sviluppo, che è estremamente diverso, tanto da dare l'impressione di leggere due storie distinte seppur inevitabilmente collegate.
La prima parte "Formazione di una marchesa" ricorda le favole, e in particolar modo fa pensare al personaggio di Cenerentola.
Emily, come lei, pur appartenendo ad una buona famiglia, si ritrova, molto giovane, sola al mondo e in una situazione di indigenza. Ha dei parenti, ma a questi importa davvero poco della sua sorte e perciò non se ne curano minimamente.
Emily si fa forza, si rimbocca le maniche e con tutta la buona volontà, e le buone intenzioni di cui è capace, si guadagna onestamente da vivere.
Pur dovendosi accontentare di uno stile di vita umile, fa di tutto per essere sempre al meglio di sé, avere un aspetto dignitoso e modi sempre educati e ineccepibili. 
Non è colta, e la sua mente non si potrebbe mai definire arguta e brillante, eppure il suo animo è caratterizzato da un'empatia e un altruismo fuori dal comune.
Queste caratteristiche la rendono in poco tempo una persona cara e preziosa agli occhi di quelli che hanno il piacere di imbattersi in lei. 
Lavorando e mettendo le sue buone doti a sevizio della nobiltà, la dolce Emily, si ritrova in più occasioni a prendere parte ad eventi mondani che accoglie, a braccia aperte, come grandi atti di generosità e bontà nei suoi riguardi. 
È in questa prima parte che viene fuori il temperamento del personaggio, si delinea il suo carattere ingenuo e innocente, privo di qualsivoglia malizia.
Quando l'eccentrica ed egoista Lady Maria Bayne la invita nel Mallowe per il soggiorno estivo, Emily vede nel gesto solo un atto di estrema gentilezza e, né durante la permanenza nella residenza estiva e né in seguito, si renderà mai conto quanto, in realtà, la nobildonna si approfitti della sua incondizionata disponibilità.
La favola tuttavia avrà in questa prima fase il suo prevedibile lieto fine.
La seconda parte del romanzo, intitolata "I metodi di lady Walderhurst", è invece un appassionante melodramma ricco di intrigo, inganni, cattiveria e sortilegi.
Qui, la nobile bontà e l'ingenuità di Emily - ora lady Walderhurst - sono ancor più messe in risalto perché in contrasto con la bieca malvagità di chi pensa, invece, soltanto al proprio profitto e tornaconto.
Ma tutta la cattiveria, l'egoismo, l'indolenza e la freddezza che le gravita attorno non riusciranno a macchiare l'animo della nostra eroina, che fa del suo animo candido e puro - come quello dei ragazzini che la Burnett è stata tanto brava a raccontare, e che sono stati i protagonisti dei suoi grandi capolavori - la sua più grande bandiera.

Considerazioni:
La società che la Burnett è abilissima a raccontarci in queste pagine è fatta di contrasti e per contrasti, l'autrice, ce la descrive, rimarcando con forza e sarcasmo sugli opposti, sia caratteriali che di classe sociale.
Questo, pensandoci, è da sempre il suo tratto distintivo.
Basti pensare a Sara Crewe che da bambina ricca e coccolata si ritrova ad affrontare la solitudine e la povertà;
Mary Lennox che da essere una bambina egoista, triste e svogliata, impara, attraverso il contatto con persone volenterose e affettuose, ad apprezzare la vita;
Il piccolo e tenero Cedric Errol, il cui carattere è in forte opposizione con quello del l'orribile nonno.
Nell'imprevedibile destino di Emily Fox-Seton, l'indole angelica e altruista della protagonista è ancor più messa in risalto dalla viltà della maggior parte dei personaggi da cui è circondata.
Quella che ci racconta la Burnett, difatti, è una società del XIX secolo che fa dell'apparenza e dell'ostentazione i suoi punti fermi.
Donne ricche che ambiscono a trovare un uomo ancora più ricco di loro, che sia degno del loro buon nome; donne povere che rimettono tutte le speranze nella loro avvenenza e nel buon carattere per trovare anche loro un buon partito; uomini facoltosi che hanno, come unico pensiero, quello di prendere moglie e sfornare l'erede delle loro magnifiche fortune.
Il tutto è ovviamente contornato da pranzi, cene, feste e rinfreschi con cui la buona società era solita viziare se stessa.
La Burnett poi aggiunge alla storia quei particolari, quella descrizione incantevole della natura, quell'approfondimento quasi analitico degli animi dei personaggi, che rende da sempre il suo stile unico.
La protagonista che ci racconta in questo suo romanzo è così buona da sembrare quasi fasulla, ma purtroppo o per fortuna, non lo è, e la sua genuinità sarà sempre più evidente ed esasperante andando avanti con la lettura.
In tutta la prima parte della storia - in cui, fatemelo dire, il destino di Emily sarà pure imprevedibile per la protagonista, ma dal punto di vista del lettore tutto apparirà piuttosto prevedibile - Emily è soggetta ai capricci della viziata ed egoista Lady Maria Bayne.
Lady Maria a differenza degli Osborn - con cui Emily avrà a che fare nella seconda parte del romanzo - non agisce mai con cattiveria, anzi ci tiene davvero alla ragazza solo che lo fa a modo suo... ovvero in un modo totalmente sconsiderato.
Tende a considerare la ragazza più come una macchina instancabile, che come una persona con i propri bisogni e sentimenti. Manca totalmente di tatto e di sensibilità nei suoi confronti.
Tuttavia Emily è talmente ingenua e sprovveduta da non rendersi sinceramente conto della gente che mira solo a trarre il maggior profitto dalla sua indole accondiscende e altruista. 
Il suo entusiasmo per ogni complimento ricevuto e avvenimento inaspettato ricorda quella emozionata genuina e semplice gioia di Mary Lennox alla vista del tanto agognato giardino segreto...
una bimba capace solo di gioire delle opportunità che la vita le offre.
Vede tutti buoni, tutto bello, apostrofa come immensamente generoso anche il gesto più insignificante, senza rendersi conto di dare molto più di quanto riceva.
L'avrei voluta scuotere dal suo sciocco idealismo, perché la poverina è passata più di una volta per sciocca e stolta, e purtroppo si sa che ad essere troppo buoni è questa la fine che si fa!
Anche con il suo amato, lord Walderhurst, Emily manca totalmente di polso e carattere.
Si sottomette completamente a lui, lo adora e lo venera in maniera inspiegabile, dato che non ho ben capito il momento in cui sia nata in lei questa folle e smisurata passione. 
A me il tutto è sinceramente parso come una forma di riconoscenza più che di amore. 
Emily gli è grata perché lui le ha dato la possibilità di non preoccuparsi più per il futuro e vivere in luoghi e di cose che senza di lui non avrebbe mai conosciuto.
Tuttavia questa è solo la mia impressione, nel libro la Brunett ha tutti gli intenti di descriverci Emily come la più innamorata tra le donne, stupidamente e ingiustificatamente sottomessa ad un uomo che non ha poi fatto tanto per meritarsi tali attenzioni.

"L'ossessione chiamata amore è un sentimento che trascende ogni spiegazione. Le persone in suo potere sono come sotto incantesimo. Vedono, sentono e provano quello che il resto del mondo non percepisce e mai potrà percepire. 
Il mondo impassibile sarebbe rimasto per sempre cieco, sordo e indifferente al fascino e alla passione che Emily Walderhurst vedeva nel suo gentiluomo di mezza età."

Difatti Walderhurst non si è mai dimostrato questo gran galantuomo, né le ha mai espresso chissà quali dimostrazioni d'amore.
Nella seconda parte del racconto ad esempio dà ulteriore prova della sua freddezza quando, a pochi mesi dal matrimonio, lascia la neo-sposa sola, per partire per un lungo viaggio.
E la lascia sapendo che, la sua mogliettina, si sta avvicinando, con tutte le buone intenzioni e con l'ingenuità che la caratterizza, a persone per cui lui non nutre la minima fiducia.
Walderhurst sicuramente non poteva prevedere i machiavellici e terribili piani orditi da Alec Osborn, ma avendo una mente più acuta e consapevole qualcosina avrebbe potuto prevederla.
Dal canto mio, invece, posso dire che mai avrei previsto un cambio di rotta così avvincente nella narrazione.
Si passa da una storia fiabesca, abbastanza prevedibile e banale della prima parte, ad una storia appassionante, fatta di intrighi e sotterfugi, di personaggi così cattivi e meschini che ancora di più mettono in risalto - grazie al gioco del contrasto - l'indole docile della protagonista.
Emily non ha una mente brillante, ma non è stupida (anche se in questa seconda parte, in alcune occasioni risulta effettivamente un po' tocca XD), è solo ingenua. La sua mente, priva di malizia, non arriva a prevedere la malvagità, perché il suo animo candido e sempre pronto a pensar bene di tutti e a fare del bene, non la concepisce. Di conseguenza, anche se potrà apparire assurdo, non è scaltra abbastanza da intuire le cattive intenzioni di chi la circonda, anche quando sono chiare come il sole.
Non posso dire di aver totalmente amato questa protagonista, perché sono sempre dell'avviso che "buoni sì, ma fessi no" e sinceramente non mi piacerebbe affatto essere come lei, perché un po' di furbizia non ha mai fatto male a nessuno e ad Emily, in particolare, avrebbe fatto un gran bene.
Tuttavia ho adorato il romanzo, che mi ha decisamente appassionato, e come non avrebbe potuto? 
La Burnett ha scritto una storia in cui il lettore è portato a desiderare con tutto se stesso di avere il potere di entrare nelle pagine del libro e dirne quattro a tutti i protagonisti.
E io, ormai l'avrete capito, adoro i libri che mi fanno arrabbiare XD

Ringrazio la casa editrice Astoria per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 26 maggio 2016

In my mailbox #20



Ma mamma mia!
Mi sono resa conto che è tantissimo che non aggiorniamo le new entry nella nostra libreria qui sul blog! Forse perché farlo sulla pagina facebook o su instagram (sii da poco ho fatto l'account e adesso potete trovarmi anche lì, se cercate @muriomu) risulta più immediato.
Comunque, mi sembra giusto fare anche qui una veloce carrellata dei libri che si sono aggiunti alla nostra, ormai straripante, libreria negli ultimi mesi.


Quelli che vedete in foto sono gli acquisti cartacei più recenti
♥ "Harry Potter e la pietra filosofale" nella meravigliosa edizione illustrata da Jim Kay. Questo in realtà  è un regalo per il quale devo ringraziare la mia dolcissima metà *-*
♥ "La fonte magica" di Natalie Babbitt è un regalo che mi sono fatta da sola U_U
♥ "Mr. Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina" di Fannie Flagg e
♥ "Miss Alabama e la casa dei sogni", sempre della Flagg, sono due regali che ho fatto a Little Pigo, ma presto ci impegneremo a completare tutta la bellissima serie di cui adoriamo le copertine *-*


Questi che vedete in alto sono per la maggior parte omaggi, assai graditi, da parte delle CE, ma andiamo con ordine:
♥ "La luna è dei lupi" di Giuseppe Festa l'ho vinto grazie al giveaway del blog L'albero delle mele. Libro che ho ricevuto con tanto di dedica dell'autore *-*
♥ "Vertigine" di Sophie Jomain invece l'ho vinto tramite il giveaway del blog Loving Books 
Già, sono stata inaspettatamente fortunella nell'ultimo periodo :D

E ora passiamo agli omaggi CE
Tra gli arrivi più recenti abbiamo:
♥ "Fairy Oak. L'incanto del buio" di Elisabetta Gnone, secondo capitolo della serie, inviatomi dalla Salani. E' arrivato nelle mie manine giusto ieri *-*
E' una meraviglia per gli occhi! Da oggi lo trovate in libreria.
♥ "Serafina e il mantello nero" di Robert Beatty. Un gentile omaggio dalla Electa Young. Qui trovate le recensione di Little Pigo che lo ha letteralmente adorato.
♥ "Cabaret Biarritz" di José C. Vales
♥ "Dentro soffia il vento" di Francesca Diotallevi 
♥ "Aspettando Bojangles" di Olivier Bourdeaut, tre gentili omaggi ricevuti dalla Neri Pozza che non vediamo l'ora di divorare
♥ "Una deliziosa pasticceria a Parigi" di Laura Madeleine, ricevuto dalla Piemme
♥ "Il regista" di Elisabetta Cametti, ricevuto dalla Cairo Editore e
♥ "L'imprevedibile destino di Emily Fox-Seton" di F.H. Burnett, ricevuto dalla casa editrice Astoria.

Acquisti ebook

♥ "L'Accademia del Bene e del Male" di Soman Chainani 
♥ "La fabbrica delle meraviglie" di Sharon Cameron

Sono entrambi libri che sono curiosa di leggere, e "sondare" per vedere se rientrano o meno nei miei gusti. 

Per ora è tutto, ma ci aggiorniamo presto... spero
E voi, avete letto qualcuno di questi libri?



martedì 24 maggio 2016

Presentazione: "Raghad, Regina di Nertita" di Luana Silighini

Salve avventori!
Quella che vi presento oggi è una favola che trae ispirazione da una storia vera e profondamente drammatica.
L'autrice si è ispirata alla triste vicenda della ragazza undicenne, Raghad Hasoun, morta di diabete su una carretta del mare nel Canale di Sicilia, quando un barcone proveniente dall’Egitto con 320 persone a bordo arrivò al porto di Augusta. 
La bambina siriana diabetica, che era a bordo con la sua famiglia, è morta durante la traversata perché gli scafisti buttarono in mare lo zainetto che conteneva le siringhe e le fiale di insulina. 
“Ho preso un po’ ad emblema quell'episodio nero per raccontare il dramma quotidiano vissuto da migliaia di bambini e dai loro genitori nelle acque che lambiscono la nostra terra”.
Un dramma che, grazie alla fantasia della Silighini, ad un certo punto assume i contorni dolci e sognanti di una favola. 
Un modo romantico per far conoscere ai bambini le brutture del mondo, dimostrando tuttavia, qual è la via giusta per migliorarlo.



Titolo: Raghad, Regina di Nertita
Autore: Luana Silighini
Illustrazioni: Elisa Moriconi
Data di pubblicazione: Novembre 2015
Pagine: 77
Prezzo: 7,99 € (ebook)  14,48 € (cartaceo)


Trama:

Il racconto prende spunto da un fatto di cronaca avvenuto nel luglio del 2015 nel Canale di Sicilia, quando un barcone proveniente dall’Egitto con 320 persone a bordo arrivò al porto di Augusta. 
Una bambina siriana diabetica che era a bordo con la sua famiglia, è morta durante la traversata perché gli scafisti buttarono in mare lo zainetto che conteneva le siringhe e le fiale di insulina. Come si ricorderà il fatto destò enorme emozione e scalpore. La giornalista Silighini prendendo spunto da questo episodio e ha scritto una fiaba ricca di fantasia in cui la piccola Raghad farà esperienza di un mondo sommerso, dove con gli abitanti diventeranno suoi amici. 
Negli abissi profondi del mare, la bambina sarà trasformata per magia in una stella marina, conoscerà “Il Regno di Nertita” e qui vivrà una nuova avventura. E una nuova vita.

Autore:
Luana Silighini, romana, 38 anni, laureata alla Sapienza di Roma in Scienze della Comunicazione, con specializzazione in giornalismo multimediale, è una giornalista professionista con grande passione per la scrittura e una forte predilezione per fotografia e reportage video.
Formata all’edizione romana del Corriere della Sera, dal 2006 lavora per l’Ansa. Per l’agenzia si è occupata di tutti i principali settori, dalla cronaca alla cultura, fino al lifestyle e gli animali, realizzando prodotti completi, dal testo, alle foto, al video.
Come freelance ha realizzato numerosi reportage per alcuni dei principali quotidiani italiani, dal Sole 24 ore, alla Repubblica, alla Stampa, al Tirreno.
Varia e molto ricca anche la sua attività in radio e in tv, fin dalla collaborazione con Raiuno, Unomattina, per il programma “Notizie di Luca”, con Luca Giurato. 
Ha collaborato con Radio Rai, Radio Sapienza, Stream News e Radio Roma. Altrettanto rilevante l’attività sui siti on line, da Repubblica.it a LaStampa.it fino a IlFattoQuotidiano.it.

lunedì 23 maggio 2016

Recensione: "Serafina e il mantello nero" di Robert Beatty

Titolo: Serafina e il mantello nero
Titolo originale: Serafina and the Black Cloak
Autore: Robert Beatty
Illustratore: Alexander Jansson
Editore: Mondadori Electa
Collana: ElectaYoung
Data di pubblicazione: 8 marzo 2016
Pagine: 286
Prezzo: 16,90 € 

Trama:
Serafina non ha mai avuto motivo di disubbidire a suo padre, avventurandosi nei vasti possedimenti del castello di Biltmore, ma è stanca di esplorare di nascosto l'immensa dimora. Nessuno dei ricchi signori che vivono ai piani alti è al corrente della sua esistenza: lei e il papà vivono nello scantinato, da sempre. 
Quando però una notte una bambina viene rapita sotto i suoi occhi, solo Serafina può sapere chi è il colpevole: una misteriosa figura con un mantello che si aggira nei cunicoli del seminterrato. 
Preda e cacciatrice allo stesso tempo, Serafina, insieme a Braeden Vanderbilt, il giovane nipote dei proprietari di Biltmore, affronterà ogni sorta di rischio pur di scoprire la vera identità dell'uomo con il mantello nero... prima che i ragazzini spariscano tutti, a uno a uno. 
L'impresa in cui si imbarca Serafina la porterà nel cuore di quella foresta che ha sempre temuto: lì scoprirà una magia ormai dimenticata e tuttavia familiare. Per salvare Biltmore da un oscuro potere, Serafina dovrà trovare le risposte che potrebbero risolvere l'enigma del suo misterioso passato.

Recensione:
Quella narrata in queste pagine è una storia molto particolare, che parla di segreti e misteri, di spirito d'avventura e di tanto coraggio.
Serafina è una giovane ragazza abituata a vivere nell'ombra o, come si potrebbe facilmente pensare, a non vivere affatto.
Dimenticata dal mondo, trascorre le sue giornate rintanata nel seminterrato, assieme al suo adorato papà. Solo in rare occasioni esce di soppiatto dal suo nascondiglio, per osservare, senza esser vista a sua volta, i sontuosi balli e i prelibati banchetti che vedono come scenario proprio il castello di Biltmore.
Ed è proprio in quei momenti che Serafina inizia a sognare. Una vita diversa, in cui lei non sia più solo un segreto di cui vergognarsi, una nuova esistenza in cui possa anche lei danzare al centro del grande salone in un prezioso abito di seta.
Una notte come tante, mentre è intenta alla sua solita mansione di Capo Cattura Ratti, la ragazzina vede qualcosa di insolito, che cambierà la sua vita per sempre.
Un uomo misterioso si aggira per i lugubri corridoi sotterranei, e purtroppo non è solo.
Tra le pieghe di un lungo mantello nero una povera bambina che cerca invano di sottrarsi alla morsa brutale di quella losca figura.
Serafina è posta di fronte ad un bivio: rimanere al sicuro nell'ombra, o uscire allo scoperto e affrontare le sue paure?
In quel momento si decide il suo destino, in quel momento sceglie se diventare un'eroina o restare il fantasma condannato al silenzio che è sempre stato.
Come immaginerete, la nostra protagonista sceglie di contrastare il nemico, e di dare la caccia al mostro che semina paura nel castello.
La sua missione sarà scoprire l'identità di quell'uomo ed evitare che altri bambini vengano rapiti.
In questo compito non sarà sola, ma troverà la complicità del giovane nipote dei Vanderbilt, il gentile e generoso Braeden.
Con lui non solo troverà la forza di sconfiggere i timori, ma anche la capacità di scavare nel suo passato e di scoprire la verità a lungo celata.
Braeden sarà per lei il suo primo vero amico, l'alleato pronto ad aiutarla.
Grazie al coraggio di questi due improvvisati detective, noi lettori avremo l'opportunità di compiere un vero e proprio viaggio all'insegna del pericolo e delle avversità, tra i sentieri tortuosi della foresta nera e le stanze più remote del castello.
Mentre Serafina farà luce sulla sua infanzia e sui misteri che la avvolgono, lo scrittore avrà modo di indugiare sui vari particolari e offrirci mirabili descrizioni del castello di Biltmore e delle zone circostanti.

Alla luce dorata del tramonto, il castello aveva un fascino particolare. Ma non appena il sole nascose il suo splendore dietro le montagne circostanti, ombre infauste si allungarono sull'edificio, che a lei ricordavano grifoni, chimere e altre creature misteriose della notte, mostri metà di una specie di una specie e metà di un'altra. Questo pensiero le diede i brividi. In alcuni momenti Biltmore sembrava la dimora più bella del mondo, e solo un attimo dopo diventava un castello cupo, inquietante, infestato di spettri.

Tra l'altro nei ringraziamenti conclusivi Robert Beatty ci rivela che tutti i luoghi raffigurati sono realmente esistenti, e che il vero castello di Biltmore (riprodotto fedelmente nel libro in ogni sua parte), collocato ad Asherville, è tuttora visitabile.
Ma ciò che rende questo libro particolarmente interessante, è la commistione di più generi diversi, dal racconto di avventura, al romanzo per ragazzi, fino a racconto giallo e a quello gotico. 
In questa storia troviamo di tutto: il mistero, il senso del pericolo, il coraggio, l'amicizia, la lealtà e l'amore per la famiglia.
In più i due protagonisti sono davvero adorabili, entrambi abituati ad essere soli ed entrambi ansiosi di avere finalmente qualcuno al loro fianco.
Serafina in particolare è la tipica eroina senza macchia e senza paura, che farebbe di tutto per proteggere chi ama.
In generale "Serafina e il mantello nero" è un libro che consiglierei, perché è ben scritto, capace di appassionare il lettore e di trasmettere un messaggio davvero importante: non c'è niente di male nell'essere diversi, quello che conta è sapersi amare.

Considerazioni:
Avevo adocchiato questo libro un po' di tempo fa nella sua versione originale, attirata dalla splendida copertina, opera di Alexander Jansson.
Leggendo poi la trama, sono rimasta davvero incuriosita. Mi ha subito colpito l'ambientazione e anche il mistero da svelare.
Quando si inizia una lettura con alte aspettative si ha sempre il timore di rimanere delusi.
Per fortuna in questo caso il libro mi ha riservato solo sorprese positive.
Uno dei punti di forza credo sia proprio la personalità determinata della protagonista e il suo essere così diversa dalle comuni ragazzine.
Devo ammettere che più volte, mentre leggevo, la mente tornava alla spericolata Sophie di "Sophie sui tetti di Parigi", romanzo che, come ricorderete, ho amato tanto.
E le coincidenze non finiscono qui: entrambi i libri sono ambientati prevalentemente in un'atmosfera notturna, prevedono come aiutante un giovane ragazzo, indagano il rapporto padre-figlia e hanno al centro di tutto una ragazzina che vuole scoprire la verità su sua madre.
Inoltre Robert Beatty ha in comune con la Rundell anche la grande capacità di saper tradurre in parole le sensazioni e le atmosfere magiche che solo un castello diroccato e circondato da una foresta spettrale può offrire.
Ciò che rende invece questo libro speciale e diverso da qualsiasi cosa abbia letto sono le tinte noir e gotiche che impregnano ogni pagina, e che, parola dopo parola, ci guidano per sentieri remoti, foreste infestate e cimiteri dimenticati dal tempo.

Ringrazio la casa editrice Mondadori Electa per avermi fornito una copia cartacea di questo libro


il mio voto per questo libro

mercoledì 18 maggio 2016

Estratto: "Il ristorante dell'amore ritrovato" di Ito Ogawa

Salve avventori!
Il passo che ho scelto oggi per voi è tratto dal libro "Il ristorante dell'amore ritrovato" di Ito Ogawa. Come avrete già letto nella recensione, non tutto di questo romanzo mi ha convinto.
Ma tra le cose che ho apprezzato di più ci sono sicuramente le pagine dedicate al rapporto madre-figlia.
Nelle poche righe riportate qui in basso, Ringo usa un'affascinante metafora proprio per indurci a capire la natura del loro annoso dissidio.
Poche semplici parole che spingono a riflettere e che vi consiglio vivamente di leggere.
Buona lettura.

Ero convinta di essere in grado di amare ogni essere vivente, con un'unica eccezione: mia madre. 
Era più forte di me, non riuscivo proprio a farmela piacere. L'antipatia che provavo nei suoi confronti era così intensa e profonda da essere pari all'amore per tutto ciò a cui tenevo. È la pura verità, perciò non ho problemi ad ammetterlo. 
Chi del resto, pur avendo un cuore buono, non compie prima o poi un'azione cattiva? 
Noi esseri umani siamo fatti così, c'è poco da fare. Certo, ognuno è diverso dagli altri, e c'è chi può essere considerato fondamentale buono e chi malvagio, ma tutti, nessuno escluso, siamo in misura più o meno eclatante torbidi e impuri, nel senso che abbiamo dentro una certa quantità di fango di cui non riusciamo a liberarci. 
Credo che persino una principessa, in qualsiasi parte del mondo, provi in certi momenti la voglia di gridare insulti e parolacce. È solo che non lo può fare, perché è una principessa. 
Così come credo che anche un ergastolano o un condannato a morte nascondano nel profondo un frammento di bontà simile a una minuscola pietra preziosa, tanto minuscola che nemmeno con il microscopio sarebbe possibile vederla, ma che, se esposta alla luce, brillerebbe quasi quanto il sole. 
Preferivo starmene per i fatti miei, calma e quieta, perché volevo che il mio fango fosse il più pulito possibile. Se un pesce continua a nuotare in prossimità del fondo sabbioso, l'acqua sarà sempre torbida e fangosa. Se invece se ne sta buono e tranquillo, il fango si depositerà tutto sul fondo e a poco a poco l'acqua in superficie diventerà limpida. 
E io desideravo restarmene il più a lungo possibile in acque cristalline. 
La discordia tra me e mia madre era fango allo stato puro. Era quindi necessario prestare attenzione a non muoversi troppo, altrimenti si sarebbe scatenato il finimondo. Finché me ne fossi tenuta alla larga, sarei riuscita a sopravvivere senza che il fango venisse a galla. 
Era per questo che continuavo a ignorarla, certa che quello fosse l'unico metodo per non rischiare di affondare nella melma.

lunedì 16 maggio 2016

Recensione: "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson

Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Titolo originale: We have always lived in the castle
Autore: Shirley Jackson
Editore: Adelphi Edizioni
Data di pubblicazione: 2009
Pagine: 182
Prezzo: 15,30 € (cartaceo)  8,99 € (ebook)

Trama:
La diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive da reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. 
Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì, in sala da pranzo. 
E quando in tanta armonia irrompe l'estraneo - nella persona del cugino Charles - il piccolo e ristretto mondo di Mary Katherine si prepara ad un cambiamento che lei non pare essere pronta ad accettare.

Recensione:
“Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni. 
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m'avveleni. 
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire? 
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!”

"Abbiamo sempre vissuto nel castello" è un po' come questa filastrocca: misterioso, macabro, inquietante, strano e affascinante.
Un romanzo avvolto sotto strati di uno spesso velo che si srotola man mano che la lettura procede. Un velo che mostra solo una parte della realtà e che, proprio per questo, incuriosisce il lettore, spingendolo a chiedersi il perché di tutte le velate allusioni, le cose taciute, e gli inspiegabili rancori che circondano la vita delle due protagoniste.
Mary Katherine, sua sorella Constance e il vecchio e malato zio Julian, sono, come capiamo sin dalle prime pagine, gli unici superstiti della dinastia dei Blackwood.
I Blackwood hanno sempre abitato in una bella dimora, maestosa ed elegante, ai margini della città. 
La loro è tra le proprietà più grandi del paese e forse, proprio per questo, la famiglia ha attirato negli anni invidie e rancori da parte dei suoi compaesani.
Da parte loro, non si può dire che i Blackwood abbiano fatto un granché per farsi apprezzare. 
L'enorme divario sociale tra le due classi si è sempre fatto sentire nei rapporti tra la famiglia e il circondario al quale, i Blackwood, hanno sempre rimproverato il degrado e l'ignoranza nei quali si è sempre crogiolato con passività.
Nullo è lo sforzo da parte del paese di elevarsi, di crescere, progredire ed evolversi. 
Una città che si accontenta del suo grigiore, delle sue forme sfatte e smorte e del suo imbruttimento, che si rispecchia poi, non solo nelle case, ma nello stesso animo e nell'indole di chi le abita.

“Il paese era tutto uguale, costruito nello stesso periodo in un unico stile; sembrava che gli abitanti non potessero fare a meno di quella bruttezza, che se ne nutrissero. 
Era come se le abitazioni e i negozi fossero stati fabbricati in fretta e con spregio, per fornire riparo a tutto ciò che era scialbo e sgradevole, e la casa dei Rochester, quella dei Blackwood e anche il municipio fossero stati trasportati lì, forse per sbaglio, da qualche luogo meraviglioso e remoto dove regnava l'eleganza. 
Forse quelle belle dimore erano state catturate - magari per punire i Rochester e i Blackwood della loro segreta malvagità? - e ora il paese le teneva prigioniere; forse il marciume che pian piano le stava divorando era espressione dei laidi paesani. 
La fila di negozi sulla via principale era di un grigio uniforme. I proprietari abitavano negli appartamenti al piano di sopra, e le tende alle finestre equidistanti erano scialbe e sbiadite; qualunque cosa fosse per natura colorata, in paese si perdeva presto d'animo. 
Non furono certo i Blackwood a portare il luogo al degrado; gli abitanti ci stavano come topi nel formaggio, sembrava concepito apposta per loro.”

Un detestarsi reciproco che resta, per anni, silenzioso, ma costantemente presente, come un'impercettibile interferenza in sottofondo.
Però, ora che tutta la grande dinastia dei Blackwood è ormai ridotta a soli tre componenti (due ingenue ragazzine e un vecchio in condizioni precarie, per giunta), il paese, forte della sua superiorità numerica, fa sfoggio della sua arroganza e della volgarità che lo contraddistingue.
Mary Katherine è l'unica tra i Blackwood a mettere il naso fuori dalla recinzione metallica che divide Blackwood Farm dal resto del paese. 
Lo fa, non per il piacere di farsi un giro tra le viottole delle cascine, ma per pura necessità, ogni martedì e venerdì, la ragazza è costretta ad avventurarsi fuori dal suo porto sicuro per fare compere e rimpolpare la dispensa.
Così, pur controvoglia, si espone al male infimo e subdolo che si annida nelle occhiate cattive e maliziose, nelle battute al vetriolo (che alludono a situazioni passate ancora sconosciute al lettore), nei pensieri maligni dominati dall'odio, e nelle petulanti filastrocche cantategli per dispetto.
Il fine è quello di deriderla, umiliarla, portarla al culmine della pazienza, provocarla al fine di far scaturire in lei una qualsiasi reazione.
Ma Merricat ha dentro un mondo tutto suo e spesso vi si rifugia per sfuggire alla realtà. 
Sogna ad occhi aperti, desidera magie e sortilegi, esprime desideri, gioca con la mente e finge di essere via... lontana da tutto il brutto che la circonda. E, in un attimo, è sulla luna a coltivare fiori sconosciuti e a cantare alla dolce luce delle stelle.
Solo una volta rientrata nei confini della sua proprietà, la ragazza, può tornare a sentirsi al sicuro, come se quella rete metallica, che le separa dal resto del mondo, fungesse da potente incantesimo di protezione.
Ma la tranquillità domestica, la piacevole routine, il dolce e idilliaco mondo nel quale le due sorelle si sono volontariamente recluse, la misteriosa magia che ha preservato e mantenuto immutata, per anni, la loro esistenza, viene rotta dall'arrivo di un parente, il cugino Charles, che con la sua presenza spezzerà ogni incanto.
Ma questa è solo una parte della storia, il velo che citavo all'inizio ha molti strati e ognuno di essi, venendo via, mostra piccoli frammenti sfocati di verità.
Così, sotto i nostri occhi assetati di sapere, si snoda una storia ammaliante e intrigante, misteriosa e agghiacciante, caratterizzata da personaggi memorabili che sono al tempo stesso esilaranti, ingenui e terribilmente crudeli.
Shirley Jackson con l'eleganza e la magia delle descrizioni, con i frammenti di straordinaria poesia e realtà, che riesce a rendere solo attraverso la sua straordinaria scrittura dai toni sommessi e deliziosamente sardonici, narra una storia che sa stregare, protagoniste che non si riesce a dimenticare e racconta, con estrema e cruda verità, i più vili difetti dell'animo umano.
Il male che si cela sotto forme apparentemente innocue, si nutre dell'invidia, dell'ignoranza e della cupidigia e distrugge, devasta e stravolge.

Considerazioni:
Se non hai letto questo libro e hai intenzione di farlo fermati qui!
"Abbiamo sempre vissuto nel castello" è uno di quei libri che ho rimandato troppo a lungo perché temevo deludesse le mille aspettative che mi ero fatta leggendone la trama.
Ho fatto davvero tanta fatica a mettere nero su bianco i miei pensieri, perché sento che nulla di quello che potrò dire o scrivere potrà mai rendere l'idea della vasta gamma di sensazioni, ed emozioni che ho provato leggendolo, e che tutt'ora mi travolge se penso alla sua storia, alle sue protagoniste e al linguaggio affascinante con cui l'autrice sceglie di raccontarci la loro vita.
Shirley Jackson è stata molto abile a dare vita ad una storia che tiene il lettore incollato alle sue pagine, in cui il mistero fa da padrone, e in cui i vari pezzettini che compongono il puzzle vengono scoperti e riordinati poco per volta.
Proprio in virtù di questo, solo a fine lettura si riescono a comprendere pienamente tutti i fatti, e dare un senso alle allusioni e ai vari comportamenti dei personaggi che, col senno di poi, assumono un significato ben diverso.
Ora non starò qui a riassumere le vicende, che se avete letto il libro conoscete benissimo, ma voglio invece raccontarvi le mie emozioni a riguardo.
La storia si apre con un inizio che affascina e seduce, un alone di mistero in cui aleggiano al contempo quiete e turbamento.
In questa prima parte viene raccontata la vita delle sorelle Blackwood che procede invariata da anni, nella sua immobile quotidianità.
Ho adorato leggere della deliziosa e statica routine in cui Constance e Mary Katherine si sono isolate, facendosi volontarie prigioniere di un mondo soffice e ovattato, fatto solo di piccole cose belle. 
Il loro reciproco e sconfinato affetto, i picnic sull'erba, i prelibati manicaretti serviti da Connie, le bislacche e deliziose manie di Merricat, e quella "stregoneria" che rende preziosa qualsiasi cosa sia segreta, nascosta e gelosamente custodita.
Ed è così che mi sono parse le esistenze dei tre superstiti di Blackwood Farm, preziose e incantate per il loro essere congelate nel tempo, estranee ai ritmi della vita esterna, al trascorrere del tempo, alla influenza del mondo.
Le stesse protagoniste sono rimaste eterne bambine, nutritesi solo del reciproco amore, dei frutti della loro terra e delle storie, divorate dai libri, o nate dalla loro sconfinata fantasia.
Mary Katherine ha diciott'anni ma, leggendo di lei, viene spontaneo immaginarsela molto più piccola della sua età, e io stessa, per gran parte della lettura, mi sono ritrovata ad immaginarla come un'undicenne dall'animo un po' inquieto e problematico.
Molto dolce e innocente a volte, estremamente spietato in altre, ma anche poco incline a farsi valere. 
Con il cugino Charles, ad esempio, si comporta proprio come una bambina. 
Anziché farsi rispettare e far valere i suoi diritti, in quella che è la sua casa e su quelli che sono i propri beni, preferisce rifugiarsi dietro comportamenti infantili e architettare esilaranti dispetti.
Ammetto che durante la lettura, la descrizione del suo personaggio mi ha un po' destabilizzata e confusa. 
Mi sono ritrovata spesso a chiedermi perché, Merricat, pur essendo adulta ci venisse immancabilmente presentata come una bambina... tuttavia, riflettendoci, mi sono ritrovata a condividere anche questa scelta, sia perché ha reso tutta la narrazione  più surreale e grottesca, ma soprattutto perché l'atteggiamento della ragazza effettivamente non poteva essere più coerente con i fatti narrati.
Le vite delle ragazze, così come i loro caratteri e personalità, hanno subito una battuta d'arresto dal momento in cui si sono isolate dal resto del mondo. 
Hanno, quindi, cessato di crescere e si sono congelate a com'era la loro esistenza sei anni prima, quando tutto si è arrestato in quel "fatidico giorno". 
Viene dunque facile, seguendo questo discorso, capire come la realtà delle due sorelle e dello zio Julian sia rimasta immutata, come cristallizzata per sempre nelle pieghe del tempo.
Una visione affascinante, che contribuisce a conferisce al romanzo quell'atmosfera suggestiva e surreale che lo caratterizza.
Per quanto riguarda i personaggi, la Jackson ha dato vita a personalità fuori dagli schemi e memorabili a cui, nel bene e nel male, non si può rimanere indifferenti.
Partendo dal personaggio più sconveniente, zio Julian.
Le sue paturnie, i suoi discorsi insensati, le sue folli elucubrazioni, danno vita a dei siparietti tragicomici degni dei migliori teatri dell'assurdo. 
Leggendo i suoi monologhi, si può quasi avere l'impressione di trovarsi tra le mani un copione di una commedia.
Le sorelle Mary Katherine e Constance sono molto diverse tra loro ma legate da un amore fortissimo.
Le ho amate moltissimo insieme, nei loro dialoghi, nei gesti e nelle attenzioni che si riservavano l'un l'altra. Due piccole bamboline di porcellana custodite nella loro bellissima casa di legno, un microcosmo perfetto e perfettamente funzionante.
La piccola Mary Katherine, un'adulta con uno spirito da eterna ragazzina è senza dubbio il mio personaggio preferito, con i suoi pregi e i suoi difetti.
L'ho trovata divertente e spiritosa, ho amato il suo sarcasmo pungente, le sue battute velenose, il credere fortemente nei i suoi piccoli rituali magici, per allontanare le sciagure o qualsiasi cosa avrebbe, in qualche modo, intaccato il perfetto equilibrio della loro perfetta esistenza.
Certo, Merricat è senza dubbio una ragazza disturbata, ma non ho letto in lei vera cattiveria, anzi, in alcune occasioni l'ho trovata persino troppo debole. 
L'avrei voluta ancora più determinata, combattiva e reattiva, ma credo che il suo sia un personaggio speciale proprio per il vasto insieme di sfumature che colorano il suo animo tormentato.
Connie è dolce e arrendevole, una perfetta donnina di casa d'altri tempi.
Probabilmente, proprio per questo, ho spesso trovato snervante la sua ingenuità, il fatto che non abbia mai dubitato delle intenzioni del cugino Charles, che si sia fatta abbindolare dalle sue parole, e che non abbia mai preso le redini della situazione mettendo le cose in chiaro, per dire: "senti bello, questa casa è di proprietà mia e di mia sorella, se non ti piace come gestisco le nostre finanze... quella è la porta. Tanti saluti e grazie".
Tuttavia ho sinceramente apprezzato l'immenso amore che ha dimostrato per sua sorella, il fatto che per lei abbia messo a repentaglio la propria libertà e dignità, il modo in cui l'ha protetta da tutto sacrificando la sua stessa esistenza.
E non posso concludere senza spendere due parole per i terribili compaesani, persone totalmente vuote e stupide, imbruttite e incattivite dall'ignoranza e dall'invidia.
Le scene dell'incendio di casa Blackwood, della successiva aggressione alle sorelle e dello sciacallaggio a ciò che era loro rimasto, le ho trovate estremamente cruenti e crudeli. 
Ancor più perché ingiustificate e insensate.
E non c'è peggior cattiveria di quella che viene eseguita senza pietà e senza ragione solo con lo scopo di divertirsi o rompere la propria monotonia.
In questo romanzo non vengono descritte morti violente, o scene sanguinolente, ma l'autrice fa molto di più. Descrive vividamente la violenza e la crudeltà dell'essere umano, e a cosa queste possono portare: azioni becere, inutili e stupide.
E a tanta ignoranza e cattiveria le due sorelle rispondono richiudendosi in un guscio ancora più piccolo. Un mondo più ristretto, nel quale continuare a stare insieme e seguitare a farsi felici l'una con la presenza dell'altra.
Un finale al medesimo tempo angosciante e poetico, che ammetto, in un primo momento mi ha lasciato insoddisfatta. 
Io volevo la mia vendetta! Bramavo con tutta me stessa un finale alla "Dogville"!
Anche qui però, a mente fredda, ho capito che la Jackson non avrebbe potuto scrivere un epilogo migliore per questo suo lavoro.
Con il suo finale ha reso questa storia e le sue protagoniste memorabili e indimenticabili.
Ha richiuso le sue bamboline nel loro regno protetto e incantato, un po' dismesso forse, ma abbastanza sicuro per tenere al di fuori la crudeltà del mondo.

il mio voto per questo libro 

mercoledì 11 maggio 2016

Recensione: "Luolo" di Elisabetta Morandi


Titolo: Luolo
Autore: Elisabetta Morandi
Illustratore: Ronny Gazzola
Editore: Edicolors
Data di pubblicazione: 3 Dicembre 2015
Pagine: 64
Prezzo: 14,00 € (cartaceo)  2,99 € (ebook)

Trama: 
Luolo è un piccolo fantasma, dolce, simpatico ma terribilmente fifone. E' così pauroso da essere terrorizzato perfino dalla propria immagine. Per fortuna s'imbatte in un vecchio gufo reale che decide, con l'aiuto del vecchio spettro Leopold, di aiutarlo a diventare un fantasma come si deve.

Recensione:
Quella narrata in questo libriccino è una storia che parla di crescita e dell'accettazione di se stessi.
Luolo è un piccolo fantasma insicuro e triste, scontento del suo aspetto e del suo stesso essere. Preferirebbe tramutarsi in qualsiasi cosa, anche la più insignificante o ripugnante, tutto pur di non essere un fantasma.
Il saggio gufo Orlando, sentendolo urlare una notte, e vedendolo così affranto e inconsolabile, decide di aiutarlo.
Ma come si può aiutare qualcuno che non si accetta per come si è?
Semplice, insegnandogli a farlo!
Anche la vita da fantasma ha la sua bella dose di lati positivi e con l'aiuto di un Gufo Reale e di Leopold, il terribile spettro oblungo, che abita il vecchio mulino, Luolo li scoprirà tutti.

Luolo è un personaggio tenerissimo, a cui è impossibile non affezionarsi. La sua figura è resa ancora più dolce e adorabile dalle deliziose illustrazioni, ad opera di Ronny Gazzola, che impreziosiscono il volume, e che sono senza dubbio il pezzo forte dell'opera.
Questo senza togliere nulla alla storia che, seppur pensata per i bambini, è scritta con un linguaggio maturo, e ricercato, semplice nelle descrizioni, ma mai infantile.
La "morale della favola" è chiara sin dalle prime pagine, ma con l'andare avanti della lettura si scoprono sfumature nuove e riflessioni inaspettate. 
Attraverso il nostro piccolo amico evanescente, leggiamo un'insolita storia di amicizia tra le creature più improbabili, e un bell'invito all'accettarsi, all'amare e a vivere, qualunque sia la propria natura.

Considerazioni:
Come sono belle, e come sono importanti per i bambini le storie che invitano all'accettazione del proprio essere. 
E sono contenta di poter constatare che ultimamente ne sto leggendo diverse che vanno in questa direzione, mi vengono in mente, ad esempio "Olga di Carta" di Elisabetta Gnone e "Le avventure di Jacques Papier" di Michelle Cuevas.
Basta con queste storie che narrano di principi e principesse, di cose tanto distanti dalla nostra realtà! Ai bambini occorrono punti di riferimento reali e storie che abbiano qualcosa d'importante da insegnare.
Imparare ad accettare se stessi con i propri pregi e difetti è un modo per imparare ad apprezzare gli altri, accettandone le differenze e trovando in queste qualcosa da abbracciare e da cui trarre beneficio e non qualcosa da respingere.

Orlando, Leopold, Luolo, e tutti i loro amici, da Camilla a Luna alle tre Grazie, sono esseri diversi, che apparentemente non hanno nulla in comune, ma che si aiutano e soccorrono l'un l'altro.
Un bel messaggio che, come ho detto poco fa, ho avuto il piacere di ritrovare in altre letture dedicate ai ragazzi. Inoltre sono rimasta molto colpita da un pensiero che il nostro piccolo dolce amico, esprime durante una conversazione con lo spettro Leopold.
Luolo afferma di aver scelto di vivere da fantasma (prima di sapere che il suo aspetto lo avrebbe terribilmente spaventato), perché desiderava una vita da spettatore piuttosto che da protagonista, pensando che vedere la gente vivere sarebbe sicuramente stato più facile che vivere davvero.

Luolo si appoggiò a Leopold e con un sospiro triste disse: «Non sapevo. Credevo che sarebbe stato tutto più semplice, senza complicazioni. Sai, l'idea di essere una persona vera mi ha spaventato. 
Vista da dov'ero prima, la vita mi sembrava terribilmente complicata e ho pensato che un fantasma potesse guardarla da fuori senza esserne coinvolto. Invece, mi sono accorto che anche questa è vita. Diversa, forse più facile, ma non risparmia dolore, paura o delusioni. Era proprio quello che volevo evitare. Avrei dovuto chiedere... E' solo dopo, da Orlando, che mi sono accorto di quanto mi facessero paura i fantasmi». 
«Non ti sembra di esagerare?» lo rimproverò Leopold «non stai solo vivendo momenti difficili. Nella tua vita ci sono anche gioia, amicizia e sostegno. Non trovi che valga la pena di vivere per queste cose?».

Un pensiero importante (che racchiude al suo interno un intero mondo di elucubrazioni), decisamente complesso ed elaborato per essere dedicato ad un pubblico di bambini, come del resto lo è l'intero linguaggio dell'opera, scritta per i più piccini, ma resa in modo tale che qualsiasi adulto si troverà ad apprezzarla.

Ringrazio la casa editrice Edicolors per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

martedì 10 maggio 2016

BLOG TOUR & GIVEAWAY LAMPO: “Briciole”, di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti - Tappa 2


Salve avventori!
Oggi Café Littéraire è felice di ospitare la seconda tappa del blog tour organizzato da Simo - La Biblionauta, e dedicato al libro "Briciole", scritto da Lorenzo Naia e illustrato da Roberta Rossetti. 
La prima tappa, semmai ve la foste persa, la potete trovare da "Il pozzo dei sussurri".

Questo blog tour ha come intento quello di permettere a voi lettori di conoscere i dolcissimi (in tutti i sensi!!!) protagonisti di questa storia e tante altre sfiziose curiosità. 

Vi ricordo che per partecipare al Giveaway, e cercare di vincere una copia del libro con dedica degli autori, è necessario iscriversi e commentare il post introduttivo, dove troverete anche il regolamento e tutte le relative informazioni.
Naturalmente anche il commento e l'iscrizione al nostro angolino saranno più che graditi ^_^/


Titolo: Briciole
Autore:  Lorenzo Naia
Illustrazioni: Roberta Rossetti
Editore:  VerbaVolant
Pagine: 64
Prezzo: 15,00 €


Trama:

Ogni giorno nella Parigi dei primi del Novecento tante briciole di dolci si sentono scartate e rifiutate e vagano sconsolate per la città senza capire il perché della loro triste sorte. 
Brisè, una briciola di tartelletta alla frutta, avanza verso l’Arco di Trionfo senza sapere che di lì a poco avrebbe incontrato tante altre briciole come lei: Tarte Tatin, Croquenbouche, Savarin, Eclair e tante altre… Seduta su una buccia di banana ai Jardins des Tuileries, una briciola di Churros, Pepito, regala preziosi consigli alle briciole rimaste orfane di impasto e le condurrà da Bibì, uno sfortunato ma tenace pasticcere della rue de Bièvre che non riesce ad attirare clienti nel suo negozio. 
Tutte le briciole si uniranno a un impasto di Bibì dando vita a un dolce molto speciale: ad assaggiarlo per prima sarà Marie Riderot, una spietata critica gastronomica della prestigiosa rivista “Paris Gourmet” fortunosamente giunta in pasticceria per ripararsi da un temporale. 
Un’esplosione di gusti che farà meritare a Bibì una fantastica recensione sulla rubrica “Saint Honorè”.

Ed è venuta finalmente l'ora di dedicarci ai nostri personaggi, o forse farei meglio a dire alle nostre simpatiche e gustose bricioline *-*
A quali dolci apparterranno? 

TARTE TATIN: il dolce nato da uno sbaglio

La torta Tatin è una torta di mele capovolta nella cui ricetta le mele sono caramellate con burro e zucchero prima della cottura.
Le sorelle Tatin gestivano un hotel ristorante che esiste ancora oggi e si trova a Lamotte-Beuvron. 
Una domenica, mentre Caroline accoglieva i clienti, la sorella Stephanie era in cucina a preparare il suo piatto forte: la torta di mele.
Accidentalmente, dimenticò di mettere la pasta brisé sul fondo del tegame, lasciando così caramellare le mele nel burro e nello zucchero. 
Non avendo il tempo di prepararne un’altra, decise di porre la pasta brisé al di sopra delle mele e capovolse il tutto in un piatto. 
Con grande sorpresa, gli avventori trovarono la torta squisita: era nata la torta Tatin!


Come tante volte è capitato nella storia dei tempi, non sempre un errore equivale ad una catastrofe! Anzi, come avete visto, sbagliando non solo s'impara, ma spesso si crea!
Anche il prossimo dolce è nato per caso, ma è ormai conosciuto nel mondo come il piatto francese per eccellenza....
Indovinate a cosa mi riferisco? 

CRÊPE SUZETTE: il dolce portafortuna

Viene considerato uno dei piatti più tipici della Francia e non c’è soggiorno parigino che non preveda un suo assaggio! Ma pochi sanno che in realtà questo dolce era conosciuto già in tempi antichissimi e la sua ricetta più famosa, la crêpe suzette, fu inventata al "Café de Paris", nel Principato di Montecarlo, dal giovane apprendista Henry Charpentier.
Il ragazzo, emozionato per la preparazione di una crêpe per il principe del Galles, fece involontariamente cadere alcune gocce di liquore sul dolce che, a contatto con il fuoco, si infiammò. Il risultato, però, fu inaspettatamente delizioso e la crêpe venne servita con successo!

Una vecchia usanza diceva che per aver fortuna tutto l’anno, bisognava far saltare la crêpe in una padella tenendo una moneta d’oro nella mano destra…
Buono a sapersi! Di fortuna non ce n'è mai abbastanza :D


E anche oggi vi lasciamo con il quiz finale...
Sapete riconoscere le bricioline di Tarte Tatin e di Crêpe Suzette nell'immagine qui in basso? 
Non è facile, ma se guardate attentamente dovreste riuscire a scorgere qualche indizio...



Per la tappa di oggi è tutto, grazie per averci seguito in questa simpatica avventura.
Ma ricordate che il mondo delle "Briciole" è ancora vasto e ricco di curiosità interessanti, dunque non lasciatevi sfuggire la seconda tappa, domani sul blog "Da una stella cadente all'altra".

Qui sotto, un veloce riepilogo degli appuntamenti del Blog Tour:


1a tappa: lunedì 9 maggio

2a tappa: martedì 10 maggio
Café Litteraire da Muriomu

3a tappa: mercoledì 11 maggio

4a tappa: giovedì 12 maggio

5a tappa: venerdì 13 maggio

6a tappa: sabato 14 maggio

7a tappa: domenica 15 maggio

Partecipate numerosi e buona merenda a tutti!