martedì 26 luglio 2016

Recensione: "Master Magician" di Charlie N. Holmberg

Titolo: Master Magician
Autore: Charlie N. Holmberg
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: luglio  2016
Pagine: 213
Prezzo: 14,90 €(cartaceo) 4,99 €(ebook)


Trama:
Durante il suo lungo apprendistato, Ceony Twill ha tenuto nascosto un segreto al suo stesso mentore, Emery Thane: ha scoperto di poter praticare forme di magia diverse dalla propria, un’abilità da sempre ritenuta impossibile da acquisire. 
Ormai è giunta al termine del suo percorso e sta per affrontare l’esame finale, ma proprio quando tutto sembra andare per il verso giusto ecco che gli imprevisti si mettono sulla sua strada, complicandole un bel po’ la vita. Per allontanare da sé i sospetti di favoritismo, Emery fa testare le qualità di Ceony da un tale Prit, un piegatore che, come tutti sanno, odia il maestro e a cui non importa nulla della sua apprendista. Proprio nel momento in cui un efferato criminale con cui la ragazza ha avuto un tempo a che fare è scappato di prigione e ora è pronto a regolare i conti con il passato. Ceony sa che se vuole evitare la sua vendetta dovrà trovarlo prima che sia troppo tardi, perché colui che ha di fronte è il peggiore dei suoi incubi, il solo in grado di padroneggiare l’unica forma di magia che lei non riesce a dominare.

Recensione:
Master Magician è il capitolo conclusivo della trilogia che ha come protagonista Ceony Twill e il curioso mondo della magia dei materiali creati dall'uomo.
Sono passati due anni da quando Ceony è stata affidata all'arte della piegatura e alle sapienti mani del mago Emery Thane, a cui spetta il compito di fare di lei una maga della carta.
Molte cose sono avvenute da allora. L'ingresso alla villa di Mago Thane ha fatto nascere nella ragazza, prima restia alla disciplina, la passione per quel materiale così fragile eppure così potente, e questa non è l'unica passione inaspettata che è scaturita in lei.
Il viaggio nel cuore del mago, che l'ha vista protagonista nel primo capitolo della sua avventura, ha dato il La a due sentimenti fortissimi e opposti. L'amore per il suo mentore e la paura e l'odio verso l'orribile magia praticata dagli escissionisti.
In "Glass Magician" avevamo lasciato Ceony su un letto di ospedale, dopo la sanguinosa lotta con Grath Cobalt che l'aveva vista vittoriosa, ma allo stesso tempo sconfitta, con un bagaglio arricchito da tanta sofferenza, dolore, dubbi e un grande segreto.
Ceony ha scoperto - e probabilmente è l'unica persona ad esserne a conoscenza - che cambiare la fedeltà al materiale a cui si è stati vincolati non solo è possibile, ma lei è in grado di farlo e... lo ha fatto!
La piegatrice, a questo punto, ha un potere enorme che, nelle mani delle persone sbagliate, potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso.
Sono trascorsi un anno e otto mesi da quel giorno, in quella stanza di ospedale, e Ceony, pur avendo promesso al suo amato di non approfondire la conoscenza degli altri materiali, non ha saputo opporsi alla irresistibile tentazione.
Curiosa e ostinata com'è, ha scelto di provare e conoscere le varie forme della magia, destinando, com'è ovvio, una particolare attenzione allo studio della carta, su cui, di lì a poche settimane, verrà esaminata, non dal suo mentore, Mago Thane, come da prassi, ma da un suo collega piegatore, Mg Bailey.
Ceony è perciò costretta ad abbandonare, per tre settimane, l'ambiente familiare dalla villetta per raggiungere la dimora di un mago sconosciuto, conscia che, una volta superato l'esame, nulla potrà più impedire a lei e Thane di uscire allo scoperto.
Però le acque vengono smosse da un ulteriore novità che farà precipitare tutti i sogni e le speranze della ragazza nell'incertezza: Saraj Prendi, il complice di Grath Cobalt, è scappato dalla prigione nella quale era recluso in attesa di essere giustiziato, e probabilmente è in cerca di vendetta. Probabilmente è in cerca di lei, e utilizzerà Emery e la sua famiglia per ricattarla.
In questo libro vediamo, dunque, una Ceony alle prese con i rimorsi di coscienza per non essere riuscita a salvare l'amica vetraia dalle grinfie di Cobalt, e che teme con tutta se stessa di ripetere il medesimo errore. Arrivare troppo tardi un'altra volta, vedere nuovamente morire chi ama per un suo errore.
È questo sentimento a spingere la ragazza a mettersi sulle tracce dell'escissionista, e questa volta giocherà d'anticipo, questa volta avrà dalla sua l'effetto sorpresa.
Ancora una volta la Holmberg ha creato un romanzo ricco di magia e originalità, in cui sono i materiali e le loro caratteristiche gli assoluti protagonisti.
Con questo libro ha scritto e concluso una saga unica nel suo genere, ricca di azione e sentimento, di amore e di odio, di bellezza e di orrore.
È sempre stata forte, sin dal primo volume, la contrapposizione tra la delicatezza con cui è stata capace di descrivere i più eleganti incantesimi, la sensibilità con cui ha saputo dare vita e far affezionare i lettori ad un semplice e dolcissimo cagnolino di carta e, al contempo, la cruda freddezza con cui ha saputo rendere le scene più macabre e violente.
Un perfetto equilibrio che rende questa la saga perfetta per accontentare i gusti di tutti. Fantastica ma realistica, romantica ma non sdolcinata e ricca di azione.

Considerazioni:
Credo di aver già detto tutte le cose che ho apprezzato di questa saga, prima fra tutte l'originalità del tema trattato e il modo con cui la scrittrice ha saputo incantare materiali a tutti noi conosciuti, a cui mai avremmo attribuito cotanta magia.
Rispetto a questo, i personaggi, seppur avendo personalità forti e ben caratterizzate, passano decisamente in secondo piano, soprattutto se si considera che l'unica vera protagonista della storia è Ceony Twill, e tutti gli altri le fanno un po' da contorno.
Mi è un po' spiaciuto, ad esempio che, fatta eccezione per il primo libro della saga "Paper Magician", non ci fosse, negli altri due, qualche capitolo dedicato ai pensieri degli altri personaggi. Sarebbe stato interessante leggere, in alcuni frangenti, la storia dal punto di vista di Thane o di Prendi, e nel caso di quest'ultimo approfondire i sentimenti e i desideri che animavano la sua personale battaglia... perché ogni azione, perfino la più sconsiderata deve avere un perché, che sia pur la semplice follia.
Mi è rimasta dunque la stessa domanda che mi ponevo per Lira e che non ha trovato risposta: perché? 
Perché gli escissionisti fanno quel che fanno? Da cosa sono mossi e cosa hanno vissuto per diventare quello che sono diventati?
Ecco, un approfondimento a riguardo non mi sarebbe dispiaciuto, anzi, avrebbe dato più completezza alla trilogia.
Per quanto riguarda Ceony, non posso dire di averla amata alla follia. La considerazione che avevo di lei è un po' calata con il procedere dei vari capitoli. 
Non che sia un brutto personaggio, però ho trovato "strano" il suo sviluppo. Dalla ragazza timida e propensa ad arrossire per un non nulla del primo libro, si è trasformata, nell'ultimo, in una sua controfigura decisamente più impertinente e spocchiosa.
Se nel primo libro si era ritrovata suo malgrado ad essere l'eroina che non poteva sfuggire all'infausto destino, nei successivi gli è andata sempre, volontariamente e incoscientemente incontro, mettendo in pericolo non solo la propria vita ma quella di molti altri.
In quest'ultimo capitolo la sua testardaggine e la sua arroganza la portano a mettersi in situazioni a cui è impreparata, e ad infrangere promesse importanti.
Con questo non voglio dire assolutamente che il suo personaggio sia totalmente negativo, no di certo. Le sue azioni, la sua costante paura di essere causa di altro male, sono giustificate dal suo vissuto che rende legittimo il suo desiderio di essere sempre in prima linea. 
Le rimprovero esclusivamente la mancanza di quel pizzico di umiltà che le avrebbe concesso di chiedere aiuto a qualcuno più esperto di lei, perché la frase "solo io posso farlo" detta e ribadita da una semplice apprendista non l'ho proprio concepita.
Un ulteriore punto interrogativo resta Mg Bailey... mi sarei aspettata, e avrei desiderato, un chiarimento sulle sue azioni, un dialogo a cuore aperto con Ceony che ci rivelasse i perché dei comportamenti del "Severus Piton della Holmberg" XD
Probabilmente io sono troppo esigente, e tre libri non sono bastati per saziare la mia infinita sete di curiosità. 

Recensione Paper Magician
Recensione Glass Magician

Ringrazio la casa editrice Fanucci per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

sabato 23 luglio 2016

Recensione: "Fiabe in rosso" di Lorenzo Naia

Titolo: Fiabe in Rosso
Autore:  Lorenzo Naia
Illustrazioni: Roberta Rossetti
Editore:  VerbaVolant
Data di pubblicazione: 2015
Pagine: 64
Prezzo: 12,00 €



Trama:
"Fiabe in rosso" è una breve raccolta di fiabe della tradizione, tutte con protagoniste femminili, ma con finali rivisitati.
Mignolina, Cappucetto Rosso, Biancaneve, Rosaspina e Raperonzolo, sono le cinque figure femminili che abitano le pagine di questo libro illustrato.

Recensione:
Lorenzo Naia, in questa raccolta di fiabe, prende fra le mani alcune delle favole tradizionali di Andersen e dei fratelli Grimm e ne modifica il finale, regalando alle cinque figure femminili un destino diverso da quello assegnatogli dai loro "padri".
Lo scopo della raccolta sarebbe quello di creare un progetto contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere. 
Ad impreziosire il libro le bellissime e originali illustrazioni di Roberta Rossetti, il vero punto forte di questo lavoro. 
Realizzate sostituendo, in alcuni punti, la campitura a colori dell'immagine con inserti di articoli di giornale. Le avrei trovate più adatte allo scopo solo se, anziché riprendere stralci di annunci e notizie varie, avessero ripreso frammenti di notizie di cronaca nera riguardanti, il tema della violenza sulle donne.
Per quanto riguarda le fiabe e la loro rivisitazione, in segno di protesta, si tratta di poche modifiche che, a dir la verità, non danno alle loro storie il valore aggiunto che il libro si è prefissato.
I cattivi restano gli stessi e si comportano in maniera spregevole per gli stessi futili motivi, le protagoniste fanno gli stessi stupidi sbagli e si innamorano, come sempre, del primo venuto.
I finali mutano leggermente, è vero, ma in queste storie non c'è alcun vero cambiamento né nelle personalità delle protagoniste né nel mondo che ruota loro attorno.
Ciò che il libro si propone di fare, ovvero lanciare un messaggio contro i fenomeni di violenza sulle donne, non è quindi mantenuto nei fatti.
Nei racconti non traspare affatto questo intento, e non basta, ahimè, una copertina per dare un segnale diverso.
Le scarpe rosse illustrate in copertina e il colore rosso, ricorrente all'interno delle storie, vogliono, difatti, essere una citazione e un tributo dell'opera Zapatos Rojos dell'artista messicana Elina Chauvet.
L'installazione, per chi non la conoscesse, è composta da decine e decine di paia di scarpe da donna rosse, lasciate sull'asfalto in memoria di quelle donne che c'erano e che, a causa di chi ha usato loro violenza, non ci sono più.
Parla di donne la cui esistenza è stata spezzata da mani conosciute, mani amiche, mani amate.
Le scarpe indicano all'un tempo la loro presenza e assenza. L'ingombrante vuoto che esse si sono lasciate dietro.
Questo, lo potete capire voi stessi, è un messaggio forte e chiaro che arriva al cuore anche per la forte storia e il vissuto che gli sta alle spalle.
Purtroppo del libro di Naia non si può dire altrettanto, poiché dalle storie che racconta e dal modo pacato in cui le ha rivisitate, non si percepisce alcun elemento di distinzione e protesta.
Avrei voluto leggere storie in cui le donne cambiano davvero il loro destino anziché perder tempo a farsi la guerra a colpi di pettini e mele avvelenate, o imprigionandosi, per anni, in altissime torri o in sortilegi che inducono al sonno eterno.
Perché lasciare sempre alle donne la parte del cattivo quando, nel tema della violenza, il cattivo è quasi sempre l'uomo?
Oltre al contenuto deludente, devo ammettere che anche la scrittura e la narrazione non mi hanno coinvolta, né rapita.
Tutto è scritto velocemente, come se il racconto servisse solo a dare informazioni fredde e affettate, senza alcuno spazio per il coinvolgimento emotivo, la poesia delle descrizioni e la bellezza del racconto. La sensazione generale, che ho avuto leggendolo, è che lo scrittore avesse una gran voglia di arrivare al punto e togliersi il pensiero.
Un vero peccato, perché questo libriccino fa innamorare solo a guardarlo... ma purtroppo per me l'innamoramento si è fermato lì, alle meravigliose illustrazioni e alla promessa, non mantenuta, di un messaggio diverso ed importante.

Considerazioni:
Ero molto curiosa di leggere questo libriccino che mi ha conquistato al primo sguardo.
Non sono mai stata una patita delle favole tradizionali, anzi, più volte sono state qui sul blog argomento di dibattito.
Delle storie riprese in questa raccolta avevo, tempo fa, letto le versioni originali (mi mancava solo quella di Mignolina) e pochi sono i casi in cui posso dire di aver apprezzato gli insegnamenti che queste si vantavano di elargire.
Troppo cruente nelle immagini, troppo ambigue le metafore, e decisamente poco chiari i messaggi e la "morale della favola", soprattutto se si pensa al pubblico a cui dovrebbero essere rivolte.
Perciò quando ho scoperto "Fiabe in rosso" ero davvero ansiosa di scoprire delle nuove versioni di quelle storie che, in cuor mio, ho sempre pensato potessero essere scritte in maniera più efficace e, perché no, dando vita a vicende con più valore.
Quando ho visto le stupende illustrazioni di Rossella Rossetti mi sono innamorata e quando ho letto lo scopo del libro "un progetto nato a quattro mani contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere" ero a dir poco entusiasta.
Finalmente avrei detto basta ai lupi che mangiano nonne e bambine, basta alle storie in cui le donne si fanno la guerra solo per l'invidia della bellezza, basta alle storie in cui principi e principesse si innamorano senza nemmeno conoscersi.
Basta, perché questo libro punta a qualcosa di molto più profondo e importante! 
E invece...
E invece niente!
Mi sono ritrovata a leggere le stesse identiche fiabe originali di Andersen e dei fratelli Grimm, in cui l'unica cosa che muta, rispetto alle versioni tradizionali, è qualche dettaglio nel finale.
In Mignolina ad esempio la bambina, alta poco meno di un pollice, non fugge via con il principe delle fate, ma diventa colei che si prende cura degli uccellini del bosco.
In Cappucetto Rosso, non è il cacciatore ad ammazzare il lupo, ma la stessa ragazzina, che dal lupo non viene mai mangiata.
Lette le prime due favole ho pensato che lo scopo di Lorenzo Naia fosse quello di mostrare delle figure femminili forti, che non hanno bisogno di uomini, principi o cacciatori che siano, per cavarsela nelle brutte situazioni, ma che sanno farcela da sole.
E se il senso fosse stato questo, mi sarebbe anche potuto andar bene, seppur avrei sempre preferito leggere delle fiabe maggiormente rivisitate. 
Però la mia buona fede è stata subito smentita dalla lettura della terza favola: Biancaneve.
La storia della ragazza dalla pelle candida e i capelli color ebano procede pari pari alla versione originale solo che qui è il principe a mordere la mela avvelenata.
Quindi la regina è sempre la stessa donna crudele le cui perfide azioni sono spinte dalla gelosia, Biancaneve è sempre la solita idiota che si fa ingannare più volte da una vecchia portatrice di doni, e che infine si innamora di un perfetto sconosciuto.
Solo che questa volta la necrofila è lei, non lui! >__<
Dove sta dunque tutta questa diversità del messaggio che il libro millantava? Io francamente non la vedo.
Nell'epilogo di Rosaspina, alias "La Bella Addormentata", Naia sembra ispirarsi a quello del film Maleficent.
E qui apro una parentesi: quella sì che è una vera rivisitazione! Quella si che è una versione che dà spessore ad una storia che nell'originale non ne ha alcuno!
Ma, mentre in Maleficent vediamo crescere man mano l'affezione tra la fata e Aurora, qui non accade nulla di tutto ciò.
La fata cattiva si rende conto che, dopo cent'anni di sonno a cui ha costretto l'innocente ragazza, si è vendicata abbastanza e tutto finisce così, alla tarallucci e vino. 
In Raperonzolo poi, la storia è praticamente identica se non che alla fine dell'originale il principe porta la ragazza dalle lunghe trecce nel suo regno, qui, invece, partono insieme verso nuovi orizzonti.
Dov'è quindi lo stravolgimento che porta il messaggio di dissenso contro la violenza? 
Dov'è il messaggio che ci dice che la felicità non sta solo nel trovare il principe azzurro quando, molte delle protagoniste in questione, fanno esattamente quello? 
Mi spiace, mi spiace davvero essere così dura, ma ancor di più mi è dispiaciuto restare delusa da questa lettura.

Ringrazio la casa editrice Verbavolant per avermi fornito una copia cartacea di questo libro.

il mio voto per questo libro

venerdì 22 luglio 2016

In my mailbox #21


Buongiorno avventori!
Con un po' di ritardo vi aggiorno anche qui sul blog sulle new entry che sono andate ad arricchire la nostra libreria.
Vi ricordo che per restare aggiornati in tempo "reale", o almeno un po' più fulmineo, potete seguirci sulla nostra pagina facebook e sul mio account instagram.
Ma ora veniamo al dunque...

Gli acquisti e i regali:
♥ "Hamburger e miracoli sulle rive di Shell Beach" di Fannie Flagg. 
Lo avevo già letto in formato ebook, potete trovare QUI la mia recensione, ma io e Little Pigo siamo fermamente decise a possedere tutti i titoli della Flagg in formato cartaceo, sia perché la scrittrice ci ha conquistate (mia sorella ha letto "Pomodori verdi fritti"), ma anche perché, si insomma, le vedete anche voi le bellissime copertine? *-*
♥ "Ho un castello nel cuore" di Dodie Smith questa è stata una dolcissima sorpresa che mi ha voluto fare la mia dolce metà. Un libro che desideravo da un po' di tempo... e anche qui la cover ha il suo perché *-*
♥ "La vita segreta delle api" di Sue Monk Kidd, Little Pigo desiderava leggerlo da quando ha visto il film.

Omaggi CE:
♥ Wayward Pines‬ di ‪‎Blake Crouch. La trilogia ci è stata gentilmente omaggiata dalla casa editrice Sperling & Kupfer. 
Io e Little Pigo abbiamo visto e ci siamo molto appassionate alla prima stagione della serie TV che ne è stata tratta, e siamo, dunque, molto contente di poterne leggere i libri prima che cominci la seconda stagione ^__^
♥"Briciole" e "Fiabe in Rosso", entrambi di Lorenzo Naia, sono omaggi della casa editrice Verbavolant. Questa CE è  stata davvero una bella scoperta perché i suoi libri illustrati sono molto belli e curati.
QUI potete trovare la recensione di Briciole, domani invece troverete pubblicata quella di "Fiabe in Rosso".
♥ "Star Wars" di Claudia Gray e "The invasion of the Tearling" di Erika Johansen, gentilmente inviatici dalla Multiplayer Edizioni.
♥ "Colazione da Tiffany" di Truman Capote, che Little Pigo ha recensito QUI, ricevuto dalla Garzanti.


Diciamo che è tutto, ma non è proprio la verità... quindi se siete curiosi non vi resta che continuare a seguirci ^__^
Quali sono invece le vostre new entry? E avete letto qualcuno di questi titoli?

lunedì 18 luglio 2016

Recensione: "Colazione da Tiffany" di Truman Capote

Titolo: Colazione da Tiffany
Autore: Truman Capote
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 19 maggio 2016
Pagine: 112
Prezzo: 15,00 € 

Trama:
Holly Golightly, la protagonista di questo estroso romanzo breve, è una cover-girl di New York, attrice cinematografica mancata, generosa di sé con tutti, consolatrice di carcerati, eterna bambina chiassosa e scanzonata. Intorno a lei ruotano tipi bizzarri come Sally Tomato, paterno gangster ospite del penitenziario di Sing Sing, O.J. Berman, il potente agente dei produttori di Hollywood, il "vecchio ragazzo" Rusty Trawler, Joe Bell, proprietario di bar e timido innamorato e, non ultimo, un aspirante scrittore, suo amico e vicino di casa.
La storia prende inizio dal ritrovamento, da parte del barista Joe, innamorato di Holly, di una strana foto che ritrae una statua africana dalle fattezze della ragazza.
Da qui si dipana un lungo flashback nel quale lo scrittore ricorda gli anni precedenti, quando conobbe Holly, sua vicina di appartamento nell'Upper East Side di New York. Ella era alla ricerca del suo posto nel mondo, un posto come la gioielleria Tiffany, dove si sarebbe sentita finalmente protetta e al sicuro. Nel frattempo, però, viveva una vita altamente sregolata, fatta di mondanità ed eccessi, tra cui quelli di accompagnarsi a dei ricchi facoltosi, ogni volta diversi. Unica compagnia fissa quella di un gatto rosso senza nome, una creatura selvatica, che come la protagonista sembrava non appartenere a nessuno se non a se stesso.

Recensione:
"Colazione da Tiffany" è un romanzo breve, che concentra in poche pagine una storia incisiva e ben congegnata. Protagonista è Holly, una giovane ambiziosa, abituata a barcamenarsi tra feste e lustrini, bottiglie di champagne e notti insonni.
Ciò che vuole dalla vita le è ancora ignoto. Fuggita di casa a soli quattordici anni, in cerca di fama e ricchezza, e fuggita nuovamente una volta raggiunta la possibilità della tanto agognata celebrità, non fa che bramare una felicità che sembra destinata a non avere.
Sin dalle prime pagine appare ai nostri occhi, e agli occhi del nostro narratore, come un enigma da risolvere. Di lei sappiamo poco o nulla, se non quello che lei stessa intende mostrare con il suo abbigliamento e la vita smoderata. Gli atteggiamenti frivoli e il suo essere sempre su di giri non bastano però a nascondere la sua vera personalità e i suoi effettivi sentimenti.
Piano piano siamo guidati nel suo mondo, costretti a recitare assieme a lei quello che l'amico produttore O.J. Berman definisce il grande bluff, per renderci conto che alla fine della festa la starlet scintillante non è altro che una donna come tutte le altre, fatta di fragilità celate, segreti chiusi nell'armadio e verità da dimenticare. Una Gatsby in gonnella che, al contrario del suo equivalente maschile, non sembra aver ben chiaro l'obiettivo da raggiungere.
La ricchezza, la celebrità, ed il potere per quanto siano importanti per Holly, non sembrano motivi sufficienti per rinunciare all'indipendenza che è riuscita a garantirsi.
Essere libera dunque, questo è ciò che conta davvero. Sottrarsi alle regole, ai giudizi della gente, ai legami, alle aspettative.
Ma a cosa serve la libertà se significa rimanere soli?
Questa è la grande domanda che ci pone il libro, questo è il bivio a cui la nostra protagonista dovrà far fronte.
Scegliere di fuggire per sempre, o mettere radici in un posto da chiamare casa?
Ovviamente non posso dirvi quale sarà la decisione di Holly, tuttavia posso rivelarvi quelli che per me sono i punti forti di questa storia.
In primo luogo non è una storia d'amore, o almeno non lo è nel modo convenzionale.
Il narratore ci mette poco ad infatuarsi di Holly, come la maggior parte degli uomini. Eppure lei rimane sfuggente. Come un aquilone, che puoi tenere tra le mani per un po' ma che sai di dover lasciare andare, se vuoi vederlo volare.

"Non amate mai una creatura selvatica, signor Bell," lo ammonì Holly. 
"È stato questo lo sbaglio di Doc. Si portava sempre a casa qualche bestiola selvatica. Un falco con un'ala spezzata. E una volta un gatto con una zampa rotta. Ma non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuole bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo. 
E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il cielo."

Più di una volta si allude agli incontri tra lo scrittore e la ragazza ma non ci viene mai svelata l'effettiva natura del loro rapporto. Lei non rinuncia a vedere altri uomini, ma continua a cercare nel vicino di casa un porto sicuro in cui rifugiarsi.
In lui vede il fratello, l'amico, l'amante, tutto quello che può desiderare ma niente di ciò che vuole davvero.
Altra nota positiva è il personaggio della Golightly che, pur concedendoci qualche spiraglio di verità, rimane sempre avvolto nel mistero. La vediamo soffrire, cadere e rialzarsi.
Per un po' sembra metter via la sua recita per tentare di essere come tutti gli altri, e per un po' sembra addirittura felice.
Ma di lei non sappiamo mai più di quanto lei voglia far sapere.
E che dire poi dello stile di Truman Capote? È il primo libro che leggo e sono già conquistata dalla sua scrittura. Nelle sue pagine si respira un'aria che sa di antico, di fumo e liquori da sorseggiare rigorosamente su divani di pelle scura. Seguendo la sua voce si entra in un salotto di gentiluomini, in una festa continua che dispiace abbandonare a lettura conclusa.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Ho sempre sentito parlare di "Colazione da Tiffany", soprattutto per il film cult della Hepburn che, mi duole ammetterlo, non ho ancora avuto il piacere di visionare.
Ecco perché, approcciandomi al romanzo, in questa nuova edizione firmata Garzanti, non avevo ben chiaro cosa avrei trovato.
Come accennavo prima, la cosa che ho più apprezzato è stato il fatto che non si trattasse della solita storia d'amore strappalacrime con tanto di lieto fine.
In questo vicenda Holly è una donna emancipata, che illude e disillude gli uomini a suo piacimento, che regge le redini del gioco, ben consapevole dell'ascendente che ha sugli altri.
È una donna di potere, e il suo personaggio, per quanto affascinante possa sembrare ai nostri occhi, credo sia parso ancora più stravagante e anticonformista ai tempi della prima effettiva pubblicazione.
Altra cosa che mi ha colpito è il cambiamento di vita di Holly. Una volta perso il fratello Fred e iniziata una relazione seria con il politico José, la ragazza smette di pensare alla linea, alle feste e ai vestiti attillati. Finalmente ha un progetto di vita: avere un bambino, sposarsi e trasferirsi in Brasile. Essere nient'altro che una moglie e una mamma, felice di passare le giornate in cucina a preparare deliziosi manicaretti.
Quella che sembrava essere solo una ragazza ambiziosa che non guarda in faccia a nessuno pur di pensare a se stessa, nasconde invece un lato dolce e sensibile, e la voglia di sentirsi al sicuro da qualche parte nel mondo.
Ma il destino sembra avere altri progetti per lei e quello che poteva essere il suo lieto fine non si rivela altro che l'ennesimo capitolo di una vicenda ben più intricata. Holly è costretta di nuovo a fuggire, a ricostruire se stessa, a far perdere le sue tracce e ricominciare da zero.
Scompare nel nulla, ed è questo il bello. Una come Holly non poteva che andar via di soppiatto, come un sogno troppo bello per essere vero, come un'allucinazione che riappare quando pensi di aver dimenticato.

Ringrazio la casa editrice Garzanti per avermi fornito una copia cartacea del libro

il mio voto per questo libro

mercoledì 6 luglio 2016

Sotto l'ombrellone #10


Salve avventori!
Finalmente rieccoci con la nostra adorata rubrica dell'estate!
E ce ne ha messo un po' quest'anno per arrivare, ma finalmente eccola qui in tutto il suo splendore e calore! Mamma mia se fa caldo XD
Mentre lo dico sono qui che mi sciolgo letteralmente e vorrei invece essere al mare a sbirciare, per voi, le letture dei bagnanti.
Ma iniziamo con quelle scovate negli scorsi giorni.

♥ Il mio lieto fine sei tu di Elisa Gioia 

Lo conosco? Si

L'ho letto? No

Identikit del lettore: Una ragazza sui 20/25 anni, mora, capelli sciolti media lunghezza. Per leggere ha indossato dei grandi occhiali da lettura, di quelli che vanno tanto di moda, ma non ha letto per molto tempo. Ha preso il libro tra le mani e poco dopo lo ha abbandonato per lo schermo del cellulare. Forse non lo avrà trovato particolarmente interessante?

Costume da bagno: Due pezzi a strisce colorate


♥ L'amore a due passi di Catena Fiorello 

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: Donna sui 45/50 anni, capelli a caschetto con frangia biondo cenere  e occhiali da lettura con catenella al collo. Il viso era molto serio e concentrato, mi ha fatto pensare ad una mia "vecchia" maestra d'italiano.

Costume da bagno: Intero bianco


♥ Non è la fine del mondo di Alessia Gazzola

Lo conosco? Si

L'ho letto? No

Identikit del lettore: Ragazza sui 20 anni, magra, bianchissima e e bionda con una lunghissima coda di cavallo. Portava occhiali da vista molto grandi e neri. Era su una sdraio sotto un gigantesco ombrellone... appunto.

Costume da bagno: due pezzi rosso


♥ Jules di Didier van Cauwelaert 

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: Donna sui trent'anni, capelli molto corti neri. Abbastanza muscolosa, probabilmente una sportiva, anche lei mi ha ricordato una mia prof, questa volta però era quella di chimica XD

Costume da bagno: due pezzi double color: il sopra blu, il sotto verde menta.

martedì 5 luglio 2016

Recensione: "La fonte magica" di Natalie Babbitt

Titolo: La fonte magica
Titolo originale: Tuck Everlasting
Autore: Natalie Babbitt
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 1 ottobre 2015
Pagine: 160
Prezzo: 12,00 €


Trama:
In un torrido pomeriggio, spinta dalla solitudine e dalla noia, Winnie scappa di casa, si addentra nel bosco e sorprende un ragazzo bellissimo che si disseta a una fonte. È l'inizio di un'avventura che le trasformerà la vita, di un legame profondo, ma anche di un grosso guaio: Winnie non sa ancora che quella fonte porta con sé un segreto inquietante, e che il suo nuovo amico è prigioniero di un incantesimo straordinario e terribile... 

Recensione:
È il primo torrido giorno d'agosto quando a Treegap accadono tre fatti insoliti, apparentemente normali e trascurabili, ma solo apparentemente.
All'alba la signora Mae Tuck attraversa il bosco per ricongiungersi con i due figli, nel pomeriggio la piccola Winnie Foster è in cortile, intenta a parlottare con un rospo insonnolito, confessandogli il suo proposito di scappare di casa. 
In serata un misterioso uomo vestito con uno sgargiante completo giallo bussa alla porta di casa Foster.
Avvenimenti che non hanno nulla di così stravagante o insolito, ne converrete, e che in un primo momento non appaiono nemmeno essere collegati fra loro, eppure nel momento stesso in cui avvengono essi sono legati da un filo invisibile, ma tenace.
Comincia così la romantica favola di Natalie Babbitt, una storia raffinatamente sospesa tra realtà e fantasia.
È questo bilico che rende così spensierata e allo stesso tempo così riflessiva questa lettura, il forte contrasto tra la magia delle cose impossibili e la concreta e dura realtà del ciclo inesorabile e immutabile della vita.
Winnie per caso si imbatte in una famiglia che ha suo malgrado scoperto un potere immenso e prodigioso, un potere che come ogni clamorosa scoperta potrebbe portare con sé anche tanta sofferenza se messo nelle mani della gente sbagliata: la vita eterna.

"Winnie batté le palpebre, e all'improvviso la sua mente fu sopraffatta dalla comprensione di quello che lui stava dicendo. Perché lei - si, anche lei - sarebbe uscita dal mondo, che lo volesse o no, un giorno. Si sarebbe spenta, come la fiamma di una candela, inutile protestare. Era una certezza. Voleva cercare con tutte le sue forze di non pensarci, ma a volte, come in quel momento, vi sarebbe stata costretta. S'infuriò contro questa cosa, indifesa e oltraggiata, e finalmente sbottò: «Non voglio morire» 
«No» disse Tuck con tranquillità. «Non ora. Il tuo tempo non è ora. Ma morire fa parte della ruota, è lì, subito dopo il nascere. Non puoi prendere i pezzi che ti piacciono e lasciare il resto.
Essere parte di questa faccenda, è questa la benedizione. Ma ci mette da una parte, noi Tuck.
Vivere è un lavoro pesante, ma stare da parte come noi, è anche inutile. Non ha senso. Se sapessi come fare a tornare sulla ruota, lo farei subito. 
Non si può avere la vita senza la morte. Quindi non si può chiamare vita, quella che abbiamo. Noi siamo e basta, noi esistiamo e basta, come rocce al fianco della strada.»"

L'autrice ci conduce così in un viaggio filosofico che spinge il lettore ad interrogarsi sulla vita e sul suo senso, ma non è solo questo.
La scrittura della Babbitt è una fonte inesauribile di meraviglia. Come una pittrice delinea abili e precisi contorni, colora le parole con mille sfumature.
Le immagini che regala, i suoni, gli odori, sono vividi e sinceri.
Leggere l'avventura di Winnie Foster è stato magico, sognante, ma è stato anche un viaggio meditabondo, e introspettivo.
La Babbitt invita silenziosamente e indirettamente il lettore a mettersi nei panni, prima della famiglia Tuck, e delle loro esistenze sospese nel tempo, e poi della piccola ragazzina. La domanda è assente ma implicita, cosa avremmo fatto noi al suo posto?

Considerazioni:
Sin dalle prime frasi che aprono questa storia ho capito che l'avrei adorata perché, c'è poco da dire a riguardo, quando la scintilla scocca è impossibile spiegarne i motivi, eppure di motivi qui ce ne sono tanti.
Conoscevo già la trama, perché anni fa, non sapendo ancora che fosse tratto da un libro, vidi il film della Disney che ne è stato tratto "Tuck Everlasting", e pur non ricordandolo benissimo (sono passati davvero tanti anni) lo ricordavo abbastanza.
La storia è magica e sognante, ma non sarebbe stata altrettanto dolce, poetica e malinconica se fosse stata scritta da una penna diversa, da una sensibilità diversa. 
Natalie Babbitt con il suo modo di scrivere aggiunge poesia alla poesia, bellezza alla bellezza e rende intramontabile e indimenticabile la sua storia e i suoi protagonisti.
L'eleganza con cui descrive i luoghi, i paesaggi, e le cose, evocano in chi legge delle immagini particolarmente suggestive.
Io mi sono sentita trasportata a Treegap e nel suo bosco. Con Winnie sono fuggita dalla casa "non mi toccare" e ho corso verso un'agognata libertà, verso la speranza e le sterminate possibilità.
Con lei ho vinto la scommessa con il rospo, e assieme a lei mi sono ritrovata di fronte alla difficilissima scelta. 
Proprio così, perché la Babbitt fa molto più che limitarsi a raccontare una storia ricca di fantasia, romanticismo e meraviglia. Lei mette il lettore di fronte ad una decisione, una delle più difficili che l'uomo possa mai trovarsi ad affrontare. Rifiutare o cedere alla tentazione della vita eterna?
L'autrice ci fa la domanda, ma lascia a noi la libertà della risposta, come ci dà quella di approvare o dissentire dalla decisione presa dalla protagonista.
Io potrei dirvi che ho approvato, ma non sarebbe totalmente vero, perché come si può essere assolutamente convinti di una scelta simile?
Non credo si possa, ma penso che la straordinarietà di questa storia stia anche in questo.
"La fonte magica" è un libro che consiglio fortemente perché tra queste pagine c'è il sogno ma (ed è raro in una lettura per ragazzi), allo stesso tempo, affronta il tema della vita e della sua fine con filosofia e infinita saggezza.


il mio voto per questo libro

venerdì 1 luglio 2016

Recensione: "Aspettando Bojangles" di Olivier Bourdeaut

Titolo: Aspettando Bojangles
Autore: Olivier Bourdeaut
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 14 aprile 2016
Pagine: 144
Prezzo: 15,00 € (cartaceo) 9,99 € (ebook)


Trama:
Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest’abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte le mattine, in cucina, tiene lo sguardo fisso e allegro su vostro padre, col naso dentro la tazza di latte oppure col mento tra le mani, in attesa del verdetto; e poi, felice, si volta verso lo specchio salutando la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou...
Se immaginate tutto questo, potete mettere piede nel fantastico universo familiare descritto dal bambino in queste pagine. Un universo in cui a reggere le sorti di tutto e tutti è Renée, Joséphine, Marylou… la madre. 
Di lei, suo marito dice che dà del tu alle stelle, ma in realtà dà del voi a tutti, a suo marito, al bambino e alla damigella di Numidia che vive nel loro appartamento, un grosso uccello strambo ed elegante che passeggia oscillando il lungo collo nero, le piume bianche e gli occhi di un rosso violento. 
Renée, Joséphine, Marylou, o anche, ogni 15 febbraio, Georgette, ama ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono soprattutto di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e triste allo stesso tempo. 
Per il resto del tempo si entusiasma e si estasia per ogni cosa, trovando incredibilmente divertente l’andare avanti del mondo. E non tratta il suo piccolo né da adulto né da bambino, ma come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei ama molto e nel quale s’immerge in ogni momento. 
Di una sola cosa non vuole sentire parlare: delle tristezze e degli inganni della vita; perciò ripete come un mantra ai suoi: «Quando la realtà è banale e triste, inventatemi una bella storia, voi che sapete mentire così bene».
La realtà, però, è a volte molto banale e triste, così scioccamente triste che occorre più di una prodigiosa arte del mentire per continuare a gioire del mondo.

Recensione:
Già solo leggendo la trama, credo possiate intuire quanto questo libro sia bizzarro e fuori dagli schemi. Ci racconta una storia che di noioso e banale non ha di certo nulla, una storia a cui è difficile credere, perché fa della fantasia la sua arma vincente.
A raccontarcela è il figlio di Georges e della donna dagli innumerevoli nomi. Il bambino, che talvolta ci riporta anche pensieri estrapolati dal diario del padre, ci guida gradualmente nella sua vita di tutti i giorni, una quotidianità fatta di feste notturne, gite improvvisate, gare di salti, e balli sfrenati. Ma soprattutto un'esistenza fatta di amore incondizionato, di una famiglia che senza preconcetti e senza regole, cerca la felicità ove gli altri non osano nemmeno guardare.
Questo piccolo romanzo, poco più di un centinaio di pagine, è un esplosione di vita e di meraviglia. I suoi personaggi sono liberi e spensierati, abituati a godersi la vita, sopravvivendo al vortice di follia che loro stessi hanno creato. 
Leggere di loro, delle piccole manie che li contraddistinguono, dei sogni senza capo né coda, è una gioia per il cuore e per lo spirito.
Ho adorato ogni singola parola, perché raccontata con semplicità ed ironia. Ho letteralmente amato i voli pindarici di Marylou, lo spirito combattivo di Renée, la fragilità di Josephine.
Tutte le sfaccettature che hanno reso quella donna, agli occhi di Georges e a quelli di noi lettori, una creatura unica e straordinaria, da proteggere ad ogni costo.
Ma cosa succede se il pericolo è più vicino di quanto si pensi? Se l'equilibrio precario che tiene insieme la famiglia stesse per cedere da un momento all'altro? Se la donna dalle mirabolanti e fantasiose avventure stesse per affondare nella sua stessa pazzia?
"Aspettando Bojangles" se da una parte ritrae uno spaccato di vita allegro e vivace, dove il sole pare destinato a non tramontare mai, dall'altra dissemina piccole ombre cupe in agguato.

Il problema, con il nuovo stato di mamma, era che - come diceva papà - non si sapeva mai su quale piede ballare. E c'era da credergli, perché in quel campo era indubbiamente un esperto. Per intere settimane mia madre non veniva colta da nessuna ridarella triste, da nessuno eccesso di collera, un tempo abbastanza lungo per farci dimenticare le sue aberrazioni, la sua malacreanza. Durante quei periodi ci sembrava più adorabile che mai, persino più fantastica di prima, il che non era mica semplice, eppure lei ci riusciva brillantemente. 
Il problema era che il nuovo stato di mamma non aveva regola, non aveva orari precisi, non ti dava appuntamento, si presentava così, come un villano che ti piomba in casa all'improvviso. Attendeva con pazienza che ci fossimo dimenticati di lui, che avessimo ripreso pienamente la nostra vita di prima, e a quel punto si presentava senza bussare né suonare, la sera, la mattina, durante il pranzo, dopo una doccia, a metà di una passeggiata. In quei casi non sapevamo mai cosa fare, come agire, annientati dall'idea di ricominciare daccapo, di doverci rifare l'abitudine il più in fretta possibile. In caso d'incidente, ci sono dei manuali che spiegano come intervenire, i primi soccorsi, quelli che salvano le vite, ma nel nostro caso non c'era niente. Non ci si abitua mai a cose del genere.

Quella che sembrava una vicenda scritta per far sgorgare sorrisi sulle labbra, si rivela infine più profonda di quanto potesse apparire in principio. Dopo le frequenti gite in Spagna, ci troviamo imbrigliati in un viaggio ben più intricato e difficile da capire: quello nella psiche di una donna fragile che sta per perdere se stessa, che sembra non riconoscere più il confine tra la realtà e le belle menzogne che è solita raccontare.
E soprattutto dobbiamo essere spettatori del dramma a cui solitamente si fa meno caso, ossia quello di chi deve assistere inerte all'inesorabile discesa nel baratro.
Cosa c'è di peggio che vedere tutto ciò che ami svanire nel nulla? 
Cosa c'è di peggio che trovare l'amore della tua vita ed essere destinato a perderlo?

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Ho ricevuto inaspettatamente questo libro dalla casa editrice. Quando l'ho stretto per la prima volta tra le mani non avrei mai immaginato che magnifica sorpresa si sarebbe rivelata.
"Aspettando Bojangles" è uno di quei libri che penetra sotto la pelle e che sai da subito che non potrai dimenticare. Forse perché dipinge una festa bellissima a cui tutti noi vorremmo prendere parte, perché ammettiamolo, chi non ha mai desiderato vivere giorno per giorno, senza pensare al lavoro, al futuro, e a tutti quei vincoli a cui siamo tristemente abituati?
Questo romanzo ci regala un sogno, ci fa vivere un miraggio, ci promette una fetta di felicità.
E, se nelle pagine iniziali il libro mi ha un po' ricordato il film "Big Fish", della regia di Tim Burton, più mi inoltravo in questo bizzarro ménage familiare e più la mia mente andava a "Sophie sui tetti di Parigi" di Katherine Rundell, altro libro che porto nel cuore. In entrambi i romanzi il rapporto genitori-figli è esente da leggi morali e convenzioni. In entrambi i casi i bambini protagonisti sono liberi di essere ciò che vogliono, liberi di esprimersi e sperimentare. A volte compiono azioni folli e sconsiderate che la maggior parte delle persone non permetterebbe a dei ragazzini, eppure quando si legge di loro e delle loro avventure non si riesce davvero a pensare che sia del tutto sbagliato. Folle sì, ma non sbagliato.
Ecco perché, pur nel vedere il piccolo di casa Bojangles fare tardi la sera e marinare la scuola sotto il permesso materno, non si può non considerare il guadagno ben maggiore che lui ha nell'assaporare la vita vera, quella che non si può studiare sui libri, ma che si può solo indossare come il più sfarzoso dei vestiti.
Altra cosa che non fa di questo libro un libro come tanti è la sincerità dei personaggi.
Sin da subito ci vengono presentati come fossero degli amici ed è così che impariamo a considerarli. Non solo i tre protagonisti di questa vicenda, ma anche Sven, Bolla d'aria, Lo Sconcio e non per ultima Damigella Superflua, il cui nome è già tutto un programma. I tratti che li caratterizzano li rendono unici e divertenti. Non è difficile affezionarsi a loro.
E se questi sono gli attori della rappresentazione, sappiate che c'è un unico grande regista, che regge le fila di tutto, ovvero l'amore, quello vero.
Quello che, per esempio, lega il nostro giovane narratore ai suoi genitori. In ogni parola da lui espressa, l'affetto ricevuto non è solo palpabile ma manifesto. Il modo in cui Miss Bojangles si prende cura del suo piccolo, pronta a difenderlo quasi come una leonessa fa con i suoi cuccioli, le carezze gentili, le piccole cure quotidiane, sono la prova lampante che dietro quella stravagante donna si celava anche una buona madre.
Più difficile dire lo stesso di Georges, probabilmente troppo immerso nel ruolo di marito amorevole e cavaliere senza macchia e senza paura, per poter essere davvero un padre affidabile, per quanto ci provi. L'epilogo ne è la conferma. 
E a proposito di questo, se posso affermare di aver amato il libro, non posso invece dire lo stesso per il finale, o almeno non con la stessa certezza.
Una parte di me ritiene il dramma narrato inevitabile, forse l'unica conclusione credibile.
Georges vive ormai in simbiosi con la sua dolce metà e non può immaginare un futuro senza lei accanto. Il loro amore è estremo, si alimenta di illusioni e chimere. Il tipico legame che non accetta di essere reciso.

Il suo comportamento stravagante aveva riempito tutta quanta la mia vita, si era annidato in ogni recesso, occupava l'intero quadrante dell'orologio, depredando ogni istante. 
Quella follia l'avevo accolta a braccia aperte, poi le avevo richiuse per stringerla forte fino a restarne infuso; ma temevo che una tanto dolce follia non fosse eterna. Per lei la realtà non esisteva. Avevo incontrato una don Chisciotte in gonnella e stivali che ogni mattina, gli occhi appena aperti e ancora gonfi, saltava sul suo ronzino, lo spronava e partiva al galoppo, all'assalto dei suoi reconditi mulini a vento quotidiani. Era riuscita a dare un senso alla mia vita trasformandola in una baraonda continua.

Ma quando poi mi ritrovo a pensare al figlio rimasto solo al mondo, costretto ad affrontare prima il dolore per la perdita della madre, e ad accettare, poi e per giunta, l'egoistica scelta del padre, non riesco davvero a ritenerlo giusto.
Dove va a finire l'affetto tanto decantato? Se il giudizio alterato e il gesto estremo della madre può essere ricondotto alla malattia, e pertanto giustificato, la decisione di Georges va invece al di là di ogni umana comprensione.
Ma del resto quale logica spinge due perfetti estranei a sposarsi nel corso della sera stessa e a condividere un progetto di vita insieme? Quale ragione può giustificare un'avventura tanto sconsiderata quanto ambiziosa?
Se c'è una morale in questa storia forse sta proprio nel fatto che le vere storie d'amore non conoscono né morali né ragioni. Si nutrono solo di se stesse, di emozioni tanto forti da non sembrare vere, di sogni tanto grandi da essere quasi illusioni. Si nutrono di se stesse fino a quando non c'è più nulla da consumare, non c'è più nulla da fare, se non scomparire.

Ringrazio la casa editrice Neri Pozza per avermi fornito una copia di questo romanzo

il mio voto per questo libro