lunedì 13 settembre 2021

Recensione: “Un'estate con la Strega dell'Ovest” di Kaho Nashiki

Titolo: Un'estate con la Strega dell'Ovest
Autore: Kaho Nashiki
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 27 giugno 2019
Pagine: 141
Prezzo: 12,00 €


Trama:
Mai ha tredici anni e non vuole più andare a scuola. La madre, preoccupata, decide di mandarla a stare dalla nonna per un po’, in una bella casetta nella campagna giapponese sul limitare dei monti. La nonna è una signora inglese ormai vedova, arrivata in Giappone molti anni prima e rimasta lì per amore. Sia Mai che la madre si riferiscono a lei come la “Strega dell’Ovest”, ma nel momento in cui la nonna le rivela di possedere realmente dei poteri magici, Mai rimane incredula e diffidente.
Quando però le propone di affrontare il duro addestramento da strega, accetta senza esitazioni. Immerse nella natura incontaminata del Giappone più remoto, nonna e nipote passano insieme settimane meravigliose in raccoglimento, lontane dalla frenesia della vita di città, a lavorare nell’orto, raccogliere erbe selvatiche e cucinare, oltre a dedicarsi, naturalmente, a quelli che sono, secondo la nonna, i rudimenti di base per una giovane strega.

Recensione:
Non posso descrivere altrimenti questo libro se non come una carezza per il cuore e l’animo.
L’ho letto per la prima volta la scorsa estate e, come Mai, la piccola protagonista di questo libro, avevo da poco attraversato un periodo difficile. Leggerlo, la prima volta, è stato come se queste pagine fossero state scritte proprio per me, come se la Strega dell’Ovest, con i suoi insegnamenti e le sue perle di infinita saggezza si rivolgesse direttamente a me, dicendomi quello che avevo bisogno di sentire, nel momento esatto in cui avevo bisogno di sentirlo.
Questa rilettura - ora che ho lasciato la mia personale “nostalgia” (come la definisce Mai) alle spalle - è stata più leggera, ma non meno emozionante, e ancora una volta ho chiuso il libro, tra lacrime e singhiozzi.
Perché ci sono libri che non hanno bisogno di grandi trame, ambientazioni e centinaia di pagine e personaggi per entrarti dentro.

Qui ci sono solo una nonna e una nipote, la campagna giapponese, e tanta, infinita cura, amore e dedizione, per la vita, per la natura e per le persone a cui si vuole bene.
Ma soprattutto questo è il primo libro in cui mi imbatto che affronta il tema dei disturbi mentali - perché alla fine, anche se non viene mai detto apertamente è di questo che si tratta, e da cui Mai è affetta - con grande delicatezza e profondità.
In uno stile tutto giapponese, che dice senza dire, fatto di metafore, magia e spiritualismo, vengono affrontati i temi dell’ansia, degli attacchi di panico, della depressione e del bullismo.

Mai è troppo piccola per sapere cosa le stia succedendo e cosa siano quel mare tumultuoso di sensazioni agitate che le vorticano dentro e che non riesce a gestire.
I genitori non sembrano curarsene, prendono la situazione sottogamba, parlano di ipersensibilità, di carattere difficile, ma in poche parole non fanno altro che ignorare il problema.

“A Mai ogni tanto capitava di essere afflitta da una nostalgia struggente. 
Visto che lei veniva anche quando era a casa sua, forse era strano chiamarla “nostalgia”, ma per Mai non poteva essere altro. 
Si sentiva così triste che lei si stringeva il cuore. 
Non sapeva perché, da dove venisse, se le sarebbe venuta anche a casa della nonna, ma era comunque necessario fare i dovuti preparativi.”

“Quando riaprì gli occhi, la mamma in effetti, non c’era, e tutt’a un tratto si fece prendere dalla nostalgia. 
Dato che questa volta sapeva cosa l’avesse scatenata, era meglio rispetto a quando le capitava senza motivo preciso. Però aveva la medesima forza primordiale e dirompente, e provò un senso di solitudine e di dolore, come una stretta al cuore, come se stesse precipitando all'infinito dentro un ascensore.
Quando succedeva poteva solo aspettare che passasse.”

Così Mai arriva dalla nonna, per prendersi una pausa da tutto ciò che la fa stare male, dalle pressioni, dalle aspettative, dalle paure e dalla sua vecchie vita, per concedersi una vacanza in campagna.
In lei troverà finalmente qualcuno che si prenderà cura del suo stato emotivo, la sua personale psicoterapeuta, una confidente che la indirizzerà, non sulla giusta strada, ma sul giusto peso da dare alle cose e alle emozioni.

I racconti delle loro giornate, così libere, frizzanti e spensierate - troppo brevi ecco, forse questo è l’unico difetto che vi ho trovato - mi hanno fatto desiderare di essere con loro, ma in un certo senso con loro c’ero davvero, perché, come vi dicevo, ho sentito che i loro discorsi erano rivolti anche a me, e quindi erano anche per me.

Ho amato il rapporto che Mai e sua nonna creano giorno per giorno, e ogni insegnamento, ogni azione e parola mai lasciata al caso.
La Strega dell’Ovest sembra sapere sempre di cosa sua nipote abbia bisogno, che sia una parola al momento giusto, una passeggiata fra i boschi o un lavoro da sbrigare per tenere lontani i cattivi pensieri... del resto è una strega.

A dare poi fascino alla storia la natura e il suo grande potere ristorativo e curativo, fonte inesauribile di stupore e bellezza, che regala piccoli miracoli e magie.

Io al contrario di Mai non ho avuto la fortuna di avere una casetta in campagna dove rifugiarmi, sono sicura che mi avrebbe giovato e ne avrei tratto grande beneficio, la natura in questi casi sa sempre come aiutare, però ho avuto la grande fortuna di avere una mia Strega.
Little Pigo grazie per essere stata la mia personale strega dell’Ovest.
Il mio addestramento l’ho portato avanti solo grazie a te ❤️

Curiosità:
L’autrice ha pubblicato per la prima volta questo libro nel 1994 e, a distanza di circa venticinque anni, ha voluto ripubblicare il suo lavoro, con l’aggiunta di tre brevi racconti che definiscono i contorni e aggiungono sfumature ai caratteri dei personaggi, aiutandoci a comprenderne meglio l’emotività, e la sensibilità.

Nel primo racconto “La storia di Blackie”, è la mamma di Mai la narratrice. In una sera come tante condivide con sua figlia, e con noi, una storia che ha come protagonista Blackie, l’amato cagnolone che è cresciuto con lei, e a cui ha dovuto dire addio quando Mai era ancora piccolina.
Una storia molto commovente e dolce, che riempie il cuore di tenerezza e speranza.

Nel secondo racconto “Un pomeriggio d’inverno” la narratrice è una Mai adulta che torna con la memoria ad un inverno che ha trascorso a casa della nonna.
Un racconto che ci fa entrare nella loro intimità e ci regala un altro prezioso dialogo tra nonna e nipote, un altro grande insegnamento, e ci fa comprendere meglio quali siano le fragilità che hanno caratterizzato la Mai bambina e che accompagneranno la Mai adulta.
E di queste pagine, di questi momenti di confidenza tra le due, non mi stancherei mai.

Infine nel racconto “I rametti nel fornello” è la Strega dell’Ovest che ci parla. 
Siamo con lei, in una giornata d’inizio inverno. Seguiamo i suoi piccoli gesti, la sua routine quotidiana. L’estate in cui Mai è stata con lei è passata, e la bambina andando via ha lasciato un grande vuoto che si fa sentire.
Un monologo in cui si sente tutta la malinconia dei tempi felici, la pesantezza della solitudine, il bagaglio delle gioie e delle sofferenze di una vita.

Tre frammenti di vita.
Tre piccoli doni che Kaho Nashiki ci ha fatto, rendendoci partecipi di questi momenti. Come se ci avesse permesso, ancora una volta e per pochi istanti, di guardare nel buco della serratura e scoprire eventi inediti, importanti, ma allo stesso tempo trascurabili. Eppure li considero tesori di cui non ne avrei mai abbastanza ❤️

Ringrazio Feltrinelli editore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


2 commenti:

  1. Sono contenta ti è piaciuto così tanto. Per me si è rivelata solo una lettura molto carina, ma niente di più :/

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  2. Conoscevo questo libro ma non l'ho ancora recuperato, dalla tua recensione sembra davvero adorabile! **

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