venerdì 29 giugno 2018

Recensione: “Mary Read. La ragazza pirata” di Alain Surget

Titolo: Mary Read. La ragazza pirata
Autore: Alain Surget
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 1 marzo 2018
Pagine: 320
Prezzo: 16,40 € (cartaceo) 8,99 € (ebook) 


Trama:
La ragazza che si imbarcò nella Marina inglese e finì per diventare la piratessa più famosa di tutti i tempi.
Tra arrembaggi, amori e battaglie, la vita di Mary Read è un formidabile romanzo di avventure sui mari, il ritratto di una donna che ha sfidato tutte le convenzioni e soprattutto il racconto di una straordinaria storia vera.

Recensione:
Un romanzo avvincente, e non si potrebbe definire diversamente dato che narra una vita che è stata, di per sé, un’eterna battaglia per la ricerca della libertà.
Mary Read nasce nell’ultimo decennio del 1600 nell’isola britannica di Sheppey.
Le condizioni della sua famiglia non sono delle migliori, un padre disperso in mare, una madre che per mandare avanti la famiglia rammenda i panni di tutta l’isola, un fratello gravemente ammalato e tanti sogni per la piccola Mary, in primis quello che il mare gli restituisca quel padre che si è portato via, quell’uomo che potrebbe mettere a posto tutto.
Mary ha sei anni quando un dispotico ragazzino le racconta verità sul proprio conto che risuonano alle sue orecchie come crudeli menzogne, eppure le si insinuano nella mente come striscianti serpenti che avvelenano tutto.
Quello che aspetta dal mare non è suo padre, e solo il cielo sa chi può essere tra i tanti uomini che sua madre fa entrare in casa. Una bastarda figlia di nessuno, ecco cosa sarebbe.
Ma non c’è tempo per indagare sulla verità, un’altra tragedia sta per catapultarsi sulla famiglia Read. Il fratello maggiore, Willy, viene a mancare, e Emma, la madre dei due, si trova improvvisamene con l’acqua alla gola.
Se la nonna del bambino venisse a scoprire della morte del suo unico nipote, smetterebbe di inviarle quelle poche monete che gli dona di tanto in tanto, e ancora peggio sarebbe se venisse a scoprire dell’esistenza della piccola Mary!
Quella bambina è la prova del suo stile di vita dissoluto, la testimonianza della sua infedeltà.
Ed ecco che, nella mente della donna, balena la folle idea che mette fine all'esistenza di Mary e riporta in vita il piccolo Willy.
A soli sei anni, Mary seppellisce se stessa, e veste i panni del fratello, per prendere parte ad un inganno di cui nemmeno conosce la ragioni e di cui non gli viene data alcuna spiegazione.
Una scelta imposta, senza moine, senza tatto, senza giustificazioni.
Mary diventa Willy, nei suoi panni cresce e cambia. Impara a riferirsi a se stessa come ad un ragazzo e a comportarsi e pensare come tale.
Solo di notte, sottovoce, sussurra a se stessa quel nome, quell’identità che le è stata strappata via.
E, giorno dopo giorno, Willy diventa parte di lei. Giorno dopo giorno i vezzi, gli atteggiamenti, i pensieri e persino i sogni femminili, lasciano il posto agli atteggiamenti di un giovane uomo.
Nei panni di Willy, Mary, gioca ai pirati, si azzuffa con altri ragazzini, lotta, tira pugni, e cresce sognando il mare.
Alla continua ricerca di se stessa, e allo stesso tempo per fuggire dalla sua vera identità, Mary si arruola in guerra dove, oltre al fascino dell’azione, e al dolore, trova l’amore, e con esso la libertà del non doversi più nascondere, la serenità di non dover più fingersi ciò che non è, la serenità di una vita felice.
Ma la storia di Mary è ancora lunga, e irta di ostacoli, e la giovane donna si vedrà costretta a rivestire i panni di Willy e rimettersi in viaggio.
Ancora una volta fuggire, lasciarsi alle spalle il passato, il dolore, e anche Mary... questa volta per sempre.
Il mare, quel mare che già da bambina la chiamava a sé, diventa la sua strada, il suo destino.
Così ha inizio il percorso che farà della giovane Mary Read la più famosa piratessa della storia.
Un romanzo appassionante, affascinante e coinvolgente.
Mi piace definirlo completo perché può, senza esagerare, vantarsi di riuscire ad abbracciare i gusti di tutti.
È romantico, ma anche avventuroso, drammatico, ma anche ironico, capace di scaturire, di pagina in pagina, emozioni sempre diverse.
Mary tramite la sua storia ci parla di prigionia, e allo stesso tempo ci parla di libertà, o meglio della ricerca di essa, di quel qualcosa che la faccia finalmente sentire giusta, al posto giusto.
Non solo un libro di pirati quindi, ma il libro di una vita che vale davvero la pena conoscere.

Considerazioni:
Chi l’avrebbe mai detto che a me (una che trova qualunque scena di azione - siano combattimenti, battaglie, sparatorie ecc - terribilmente noiosa) sarebbe piaciuto così tanto un romanzo in cui arrembaggi, scontri corpo a corpo e fuoco a fuoco, sono una parte fondamentale di esso?
Io no, mai. Eppure questo libro mi ha conquistata.
Lo ha fatto sin dalla copertina in cui capeggia una bellissima illustrazione dell’illustratrice Rébecca Dautremer.
Subito dopo, mi ha conquistata Mary bambina: la sua storia, i suoi sogni e le sue grandi rinunce.
Mary, con l’andare avanti della storia, cresce, affronta innumerevoli sfide che la formano (distruggendola e ricostruendola, di volta in volta), ma non perde mai la sua vena combattiva, e soprattutto non perde quel desiderio di libertà che da sempre l’ha mossa e animata. Il desiderio di trovare un posto dove poter essere se stessa, senza maschere e coperture.
Sin da piccolina, con grande coraggio e senza chiedere spiegazioni (è questa la cosa che più mi ha colpita), rinuncia a tutto ciò che le appartiene: la sua personalità, i vestiti, persino il suo nome.
Neanche la bambola le viene lasciata. Anzi Mary è obbligata a seppellirla.
Così, in un unico tristissimo giorno, la bambina di vede costretta a dire addio all'amato fratello e a se stessa.
Una follia messa in atto soprattutto per salvare la reputazione di sua madre.
Quella madre che non si spende poi in troppe moine, né per far accettare alla piccola la nuova situazione, né per ringraziarla dell’enorme sacrificio.
Eppure non sono riuscita a detestarla, l’ho compresa e mi è dispiaciuto da un certo punto in poi, non sapere più niente di lei.
Ma la storia di Mary aveva ben altre avventure da raccontarci...
Avventuroso, drammatico, romantico, triste e molto spesso dannatamente ingiusto, un romanzo vivo, appassionante e appassionato, che non annoia mai.

Ringrazio la Gallucci per averci omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 28 giugno 2018

I love this cover... #18

Salve avventori!
Oggi vi parlerò della cover di un libro che ho scovato recentemente, ovvero "The accidental afterlife of Thomas Marsden"
In realtà il romanzo in questione è stato pubblicato negli Stati Uniti un paio di anni fa, e ha come autrice Emma Trevayne, scrittrice nota, tra le altre cose, per "Flights and chimes and mysterious times", il bellissimo romanzo già protagonista di un precedente appuntamento di questa stessa rubrica.
Trovo che la copertina del nuovo lavoro della Trevayne sia graziosissima, per quanto, devo ammetterlo, anche abbastanza macabra. 
Ma del resto anche la trama è caratterizzata da un misto di magia, mistero e sinistre verità sull'oltretomba. Quindi non c'è di che stupirsi.




Rubare dalle tombe è un affare complicato. Un brutto affare.
E per Thomas Marsden, nel corso di quella che sarebbe dovuta essere solo un'altra insignificante notte di primavera a Londra, diventa un affare molto spettrale. A giacere in una tomba non segnata e mezza coperta di terra è un ragazzo che è l'immagine sputata di Thomas stesso.
Questo è solo il primo indizio che rivela che sta accadendo qualcosa di molto strano. Altri ancora ne seguiranno, ma sono le urla spaventate di un indovino a portare Thomas in uno strano mondo di spiritualisti, morte e fate.
Fate cui la vita di Thomas è stranamente legata. Fate che hanno bisogno del suo aiuto.
Cercando disperatamente di scoprire la verità su se stesso e da dove viene, Thomas sta per scoprire la magia e i suoi rituali, e che a volte, solo qualche volta, sono proprio le cose che rendono normale un ragazzo quelle che lo fanno essere straordinario. 


Che ne dite, vi ispira questo libro?
A noi molto, e soprattutto amiamo questa cover, opera di Glenn Thomas, autore anche della copertina del precedente romanzo della Trevayne.
Macabra e incantata al tempo stesso, non fa paura ma incuriosisce. È una di quelle copertine che, grazie anche alla grande attenzione rivolta ai particolari, alle luci e alle ombre, attira subito l'attenzione e fa venir voglia di sapere tutto della storia.
Cosa avrà provato Thomas vedendo il suo doppio sepolto metri e metri sotto terra? Non siete curiosi di saperlo?

martedì 26 giugno 2018

Recensione: "Quattro amiche e un paio di jeans" di Ann Brashares

Titolo: Quattro amiche e un paio di jeans
Titolo originale: The Sisterhood of the Traveling Pants
Autore: Ann Brashares
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 16 giugno 2010
Pagine: 300
Prezzo: 8,41€

Trama:
Quattro amiche per la pelle - Lena, Tibby, Bridget, Carmen - e un'intera estate da passare separate. Che sciagura! Poco prima di partire, però, Lena e le altre trovano in un negozio dell'usato un paio di jeans magici. Che miracolo! Stanno benissimo a tutte. E allora perché non spedirseli per indossarli a turno, ognuna nel posto in cui trascorrerà le vacanze? Sarà come essere sempre tutte insieme, dopotutto.

Recensione:
Lena, Tibby, Bridget e Carmen sono amiche da che ne hanno memoria, le loro madri si sono incontrate e conosciute al corso pre-parto.
"Le settembrine", così le chiamavano. Poi il tempo è passato e l'amicizia che legava le donne si è dissolta, probabilmente, oltre al mese di nascita delle loro figlie, non avevano poi molto in comune, ma quelle quattro bambine sono rimaste amiche, legate da un legame forte e tenace, come solo le vere amicizie sanno essere.
Estremamente diverse tra loro, ognuna con il suo carattere definito, in un certo senso si fa fatica a trovare qualcosa che le accomuni: Lena molto timida e riservata, Bridget sfacciata e senza freni, Tibby un tipo schietto e senza peli sulla lingua, e Carmen capricciosa e bisognosa d'affetto.
Le quattro amiche, oltre al carattere, hanno vite diverse, frequentano scuole differenti, e hanno passioni e hobby diversi. Proprio per questo l'estate è sempre stata per loro il momento in cui potersi vivere appieno, stare finalmente insieme, confidarsi, raccontarsi senza limiti di tempo o di impegni. 
Quella che ci viene raccontata nelle pagine di questo libro è, a tutti gli effetti, la loro prima estate separate. Ognuna la sua meta, ognuna con il suo viaggio e le sue esperienze ad attenderle, con le avventure che, purtroppo, non potranno condividere le une con le altre.
Come fare per trasformare questa separazione nell'ennesima avventura da vivere insieme?
Be' il destino, lo sapete, si può presentare nei modi più disparati, e questa volta ha le sembianze di un paio di vecchi pantaloni!
Un paio di jeans, scovati per caso in un negozio dell'usato, diventano, quasi per scherzo, il simbolo dell'amicizia. I "pantaloni magici", così le quattro amiche li definiranno - perché nonostante le fisicità diverse sembrano calzare a pennello a tutte - divengono un vero e proprio talismano.
Essi accompagneranno ognuna per alcune settimane della loro estete, in una sorta di staffetta portafortuna, e saranno unici testimoni di ciò che loro succederà.
Seguiranno, così, Lena nella sua estate a Santorini dove, piano piano, la vedremo far cadere quella barriera che ha posto fra lei e i sentimenti; torneranno a casa con Tibby, dove la ragazza che non si aspettava nulla di ché dalla sua estate, se non l'emozione di indossare la divisa verde del Wallman’s, si ritroverà ad avere in cambio uno dei doni più preziosi che si possa desiderare; ancora voleranno per il South Carolina, dove Carmen dovrà fare i conti con le sue grandi aspettative; e infine giungeranno in Messico , dove una fin troppo esuberante Bridget capirà che spesso il buonsenso può essere un grande e fidato amico. 
Un romanzo per ragazze fresco e leggero, ma anche profondo. In esso c'è tutto: la spensieratezza e la spavalderia tipiche nelle ragazzine di sedici anni, ma non solo. C'è anche la malinconia, la tristezza e la delusione. Vengono affrontate tematiche importanti ed esplorati sentimenti profondi. 
Allegria e dramma sono ben mescolati e rendono, questa, una lettura decisamente non frivola, anzi, un libro che mi sento di consigliare alle adolescenti in alternativa ai vari "After" e "Before" tanto acclamati, ma poveri di contenuti. 
La cosa più bella e importante di "Quattro amiche e un paio di Jeans" è il risalto che viene dato all'amicizia, un valore importante, che per le giovani lettrici dovrebbe avere la massima priorità e magari, come le protagoniste di questo romanzo, leggendolo capiranno che per l'amore c'è sempre tempo e che, a quell'età, non deve essere assolutamente la priorità.
Per l'amicizia invece, non c'è tempo, anzi, non si è mai troppo giovani per coltivarla.

Considerazioni:
In questa sezione voglio un po' lasciarmi andare e scrivere liberamente delle mie impressioni sui personaggi che hanno animato queste pagine, in specie sulle quattro protagoniste, ma, prima di arrivare a loro, vorrei parlarvi del mio personaggio preferito, trattasi, ovvero, della piccola Bailey.
È senza alcun dubbio la migliore tra le figure femminili che ci vengono raccontate in questo romanzo, difatti, se delle altre potrei narrarvi pregi e difetti, e se a loro avrei riservato, in egual misura, lodi e tirate d'orecchi, alla piccola Bailey, posso riconoscere solo pregi.
E non è la pena per la sua triste condizione di malata che mi spinge a dire questo, o meglio, anche la malattia c'entra qualcosa nell'opinione che mi sono fatta di lei, ma non perché la compiangessi, bensì per il modo in cui la ragazzina ha saputo reagire ad essa.
Bailey è coraggiosa, forte, profonda e matura, probabilmente è stata proprio la sua malattia a renderla tale, non possiamo dirlo con certezza, sta di fatto che, nonostante l'età inferiore a quella delle quattro protagoniste, è lei quella che ha partorito i pensieri più interessanti, le domande più importanti, le riflessioni più mature.
Senza di lei questa storia non sarebbe stata la stessa, la sua presenza, la sua esperienza di vita, hanno dato spessore ad un libro che altrimenti sarebbe stato piuttosto frivolo.
Bailey insegna ad affrontare la malattia con coraggio. Facile potrete dire, è solo finzione! Invece non è così, perché i bambini, lo sentiamo ogni giorno, hanno per natura la capacità di affrontare, con grande forza d'animo, situazioni che annienterebbero anche gli adulti più caparbi, probabilmente perché da piccoli non si ha ancora la presunzione che tutto ci sia dovuto, l'incoscienza e l'ambizione che ci porta a pensare di essere invincibili. 
La bellezza dell'animo di Tibby viene fuori proprio grazie alla sua piccola e sfortunata amica, altrimenti per noi sarebbe stata solo una ragazzina scontrosa, annoiata dal lavoro al supermarket e dai capricci dei fratellini minori.
Bailey porta Tibby ad un altro tipo di consapevolezza, le fa notare la sua leggerezza nel dare giudizi e, cosa più importante, porta nella sua vita un grande dono, assieme ad un grande nuovo dolore, probabilmente il primo dei veri dolori che potrà contare nella sua vita.
Anche Carmen con suo padre affronta il dolore della delusione.
Di lei non ho compreso/concepito varie cose, e forse proprio per questo ho provato per il suo personaggio una sorta di insofferenza.
Per natura non sopporto chi volta le spalle a chi, nel bene e nel male, c'e sempre e rincorre, invece, in maniera cieca e disperata chi fugge. Per questo principio mi ha dato parecchio fastidio leggere di una Carmen prendersela, per la minima sciocchezza, con sua madre, e vederla, poi, giustificare i comportamenti inqualificabili del padre.
L'ho sinceramente stimata solo quando, senza dire nulla a nessuno, ha fatto armi e bagagli ed è fuggita via dalla casa paterna, e in quella telefonata dove vomita al padre tutto il rancore che da anni covava dentro.
Poi, però, la stima è nuovamente svanita, leggendola comportasi come una perfetta zerbina e darla vinta a quell'idiota di suo padre.
E parlando di Carmen non posso esimermi dall'argomentare su suo padre, e credetemi quando vi dico che, già definendolo tale, gli sto facendo un complimento che non merita affatto.
Un uomo infantile che fugge al dialogo, che vede sua figlia a disagio, comprensibilmente e prevedibilmente triste e delusa, emotivamente impreparata a gestire la nuova situazione che si è ritrovata tra capo e collo (ricordiamo che è lei ad avere sedici anni, certo non lui!), ma finge di non vederla. Ignora i segnali, le frecciatine, gli sguardi bassi, i silenzi, tutto pur di continuare la messinscena della famiglia perfetta e per fa avere alla sua nuova compagna il matrimonio dei sogni.
Fa di tutto pur di non prendersi le sue responsabilità, non anticipa nulla alla figlia in merito alla sua nuova situazione sentimentale, preferendo metterla di fronte al fatto compiuto, quando, spera, non avrà scelta se non accettare senza fare storie.
Fugge via dagli errori e dalle situazioni complesse (che sono diventate complesse solo a causa sua) e, anche alla fine, non è lui a chiamare Carmen, a chiederle scusa o a richiederne la presenza per un giorno così importante, no! A lui sarebbe andata benissimo così. Parola d'ordine: non fare scenate, non dare spettacolo. 
Passiamo ora alla parte più spensierata della storia, Lena, suo malgrado, è quella che più mi ha fatto divertire, anche se, ne sono sicura, non era affatto questa la sua intenzione XD 
Timida e razionale, apparentemente fredda, altezzosa e distaccata. Ma l'apparenza inganna, in realtà, la ragazza, nasconde un mondo di paure e insicurezze. In lei alberga una lotta perenne tra il desiderio di lasciarsi andare e il bisogno di mantenere tutto sotto controllo. Purtroppo per lei questa lotta intestina la porterà a cacciarsi in situazioni a dir poco imbarazzanti.
Personalmente l'ho ribattezzata "Lena il bradipo", perché ci mette un'eternità per fare qualsiasi mossa: confessare la verità ai nonni sul malinteso accaduto al lago, capire di essere innamorata di Kotos e, infine, scusarsi con lui.
Anche il bacio con il ragazzo avviene l'ultimo giorno di vacanza, quando in realtà non aveva più tanto senso... ma Lena è così, tanto razionale da sfociare nell'insensatezza (vedi il bagno nuda al lago in pieno giorno XD).
E infine c'è Bridget, frizzante ed esuberante, decisamente troppo per la sua età.
Appena adocchia Eric, uno degli allenatori del campo estivo, si mette in testa l'idea di conquistarlo a tutti i costi. Così la folle Bridget, fa di tutto e finisce con il comportarsi in maniera decisamente sfacciata e poco consona per una sedicenne.
Di contro Eric, che ha diciannove anni, si comporta come un uomo molto più maturo della sua età, si fa problemi e scrupoli che "lo vorrei proprio vedere, un ragazzo della sua età, dire di no a una sciocchina svenevole che praticamente gli sbava ai piedi".
Una situazione poco credibile che però non nego mi ha regalato diversi sorrisi.
E alla fine questo libro è come le sue protagoniste, eterogeneo come le emozioni che sa regalare.

il mio voto per questo libro:

venerdì 22 giugno 2018

Estratto: "Capriole sotto il temporale" di Katherine Rundell

Salve avventori!
Oggi ho scelto per voi un passo tratto da uno dei libri che mi ha fatto viaggiare in una terra lontana e selvaggia, ricca di emozioni.
Sto parlando di "Capriole sotto il temporale", l'ultimo lavoro di Katherine Rundell pubblicato qui da noi recentemente (anni fa l'opera era stata diffusa in Inghilterra con il titolo di "The girl savage").
Parlando proprio del titolo, per quasi tutta la lettura mi ero chiesta il perché di questo cambiamento in quanto, la denominazione originale, ovvero "La ragazza selvaggia", mi era sembrata ben più appropriata.
Tuttavia, giunta alla pagina che vi sto per proporre, ho avuto modo di ricredermi. 
"Capriole sotto il temporale" è un'immagine non solo poetica e potente, ma anche perfettamente calzante, in considerazione del percorso di Will, ma anche tenendo conto, in via più generale, delle avversità che tutti noi siamo chiamati ad affrontare nella vita.
Se volete saperne di più, non vi resta che leggere queste poche righe.

«La vita vera richiede molto coraggio, piccola saltarupe. La scuola è difficile perché richiede forza e pazienza. Ma è così anche la vita, amore mio. La vita è tanto bella quanto difficile.»
Will batté le palpebre, sorpresa. «Lo diceva sempre anche il capitano Browne. "La vita non è tutta manghi e crostate di latte."» 
«Allora è un uomo saggio, nonostante i pessimi gusti in fatto di mogli.» 
Sulle labbra di Will apparve l'accenno di un sorriso. 
«Se continui a correre così, ti consumerai il cuore. Ti prometto - lo giuro sulla vita dei miei nipoti - che tutto diventa più bello quando smetti di nasconderti. Stare nascosti e lasciarsi prendere dal panico sono due cose che vanno di pari passo. Al mondo non c'è nulla che sia peggio del panico.» 
Will sapeva che era vero. Smise di fissare il barattolo di marmellata. 
«So quanto può essere difficile la scuola, amore mio. La odiavo anch'io. Se torni in collegio, non sarà come fare le capriole sotto il sole. Sarà più come fare le capriole nel vento.» 
«Nell'uragano» disse Will. «Sotto il temporale.» 
«Sì, a volte. Non c'è un allenamento migliore. Avrai le braccia più forti.» 
Will disse: «Oh. Ja. Capisco». 
«E il tuo cuore. Avrai un cuore da saltarupe che fa le capriole.» 
«Ja.» Will deglutì. 
«Non vale la pena combattere? Non vale la pena tornare indietro per questo?» 


lunedì 18 giugno 2018

Recensione: "Cappuccetto Rosso" di Bethan Woollvin

Titolo: Cappuccetto Rosso
Autore: Bethan Woollvin
Editore: Fabbri Editori
Data di pubblicazione: 8 maggio 2018
Pagine: 32
Prezzo: 15,90 € 


Trama:
C'era una volta un lupo cattivo ma poi Cappuccetto Rosso l'ha ridotto in pelliccia!

Recensione:
Come era già accaduto con "Raperonzolo", anche "Cappuccetto Rosso" fa parte della serie "La bambine toste si salvano da sole", realizzata dell'illustratrice Bethan Woollvin e pubblicata qui da noi da Fabbri Editori.
L'opera narra la vicenda della ragazzina dal mantello scarlatto ed il suo incontro con il lupo. Tuttavia, questa volta, non c'è nessun cacciatore all'orizzonte. La bimba, scaltra come una volpe, non cade in stupidi tranelli e, soprattutto, non aspetta di essere divorata!
Una versione della storia diversa da quella a cui siamo abituati, e narrata in toni più leggeri e divertenti.
Un bel messaggio da trasmettere, che parla di forza e coraggio, di giovani donne che non hanno bisogno di aiuto, ma da cui, invece, è necessario stare in guardia.
Le illustrazioni, tutte sui toni del grigio ad eccezione del mantello rosso della protagonista, sono poco elaborate ma graziose. 
Una lettura piacevole che, seppur breve, colpisce per il suo essere semplice e allo stesso tempo d'impatto. 

Ringrazio la casa editrice Fabbri Editori per avermi fornito una copia cartacea di quest'albo 

il mio voto per questo libro

lunedì 11 giugno 2018

Recensione: "Capriole sotto il temporale" di Katherine Rundell

Titolo: Capriole sotto il temporale
Titolo originale: Cartwheeling in Thunderstorms
Autore: Katherine Rundell
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 20 marzo 2018 
Pagine: 268
Prezzo: 15,00 €


Trama:
Wilhelmina ha una vita libera e felice in Zimbabwe. Con il suo cavallo Shumba e il migliore amico Simon percorre spesso l’immensa distesa del bush. Non va a scuola, mangia con le mani e in tasca ha sempre una fionda. La sua vita cambia all’improvviso quando è costretta a trasferirsi nella fredda Inghilterra: un mondo ostile, dove Will è soltanto una selvaggia da addomesticare. Ma è possibile cambiare se questo significa tradire se stessi e le proprie radici? 

Recensione:
Tutti i libri di Katherine Rundell che ho letto fino ad ora hanno come comune denominatore la presenza di una protagonista femminile forte e determinata, ma soprattutto libera e fiera.
Infatti, se dovessi dire di cosa sa questo romanzo, direi proprio di libertà, spensieratezza e felicità.
Perlomeno nella prima parte.
Il ritratto della vita di Wilhelmina nello Zimbabwe è un qualcosa di unico, un tripudio di emozioni, di giornate spensierate, senza preoccupazioni, inutili pensieri, scadenze da rispettare.
Un'eterno stato di pace, fatto di cavalcate selvagge nel bush, arrampicate sugli alberi, spuntini accanto al fuoco, e riposini sull'erba.
Un mondo incontaminato in cui la civiltà non ha ancora messo piede, in cui esiste il duro lavoro ma anche la siesta, e si trascorre il tempo immersi nella natura, e tra le braccia delle persone care.

Per vedere il mondo di Will nel suo momento di massimo splendore bisogna uscire al tramonto. A quell'ora ci sono nugoli di zanzare, questo è vero, ma c'è anche il canto dei rospi, e nell'aria si sente l'euforia. In Africa la chiamano l'ora delle streghe. 
Mentre guardava gli stallieri in cerchio e le pannocchie arrostite sparse a terra, Will pensava che fosse proprio vero: era tutto strano sotto quella luce. Anche gli uomini che bevevano la birra avanzata della festa di due giorni prima sembravano più forti e selvatici del solito. 
Il mondo pareva fatto di trepido silenzio. 
Will annusò l'aria e si portò le gambe sotto il mento. Le sue ginocchia avevano lo stesso odore dell'aria, un misto di terra e fumo della legna. C'era mai stato qualcuno più felice di lei?

Un vero paradiso per la piccola Will che, improvvisamente, vede tremarle la terra sotto i piedi. Tutto ciò che conosce e che ha sempre amato rischia di esserle portato via, senza una precisa ragione.
Lei è la vittima di un infausto destino e della meschinità di alcuni. Lei che si era imbattuta solo nell'amicizia più vera, nell'amore paterno, nelle coccole dei suoi animali, si ritrova catapultata in un mondo freddo e desolato, che ti rifiuta se non rientri in certi standard, che ti umilia se sei diversa.
Will, per quanto nel suo posto natio fosse per tutti un punto di riferimento, nella grigia Inghilterra è soltanto una selvaggia, vestita di stracci e senza buone maniere, un animale da ammaestrare, un soldato da mettere in riga.
A nessuno importa dei suoi sentimenti, di ciò che prova nell'essere in una terra straniera senza nessuno accanto.
Ha qui inizio la seconda parte del libro, quello della sofferenza e della contrizione, del sogno che si tramuta in incubo.

Will guardò Mrs Browne, poi la lettera, poi Mrs Browne. Fu uno sguardo lungo: c'era dentro tutta la vita di Will fino a quel momento, tutto quello che avrebbe potuto essere, e tutto quello che invece sarebbe stata. 
Era uno sguardo intenso e orgoglioso, uno sguardo che aveva dentro le corse a piedi nudi sotto la pioggia torrenziale, la crema al limone mangiata dal barattolo, e ora gli aeroplani e il freddo dell'aria inglese. 
Per qualche giorno Cynthia Browne non riuscì a scacciare quello sguardo della memoria. Era come un quadro appeso alle pareti della sua testa.

La nostra protagonista fa fatica a comprendere quel mondo così diverso, fortemente dominato dalle regole, e non riesce a sua volta a farsi capire, ad aprire il suo cuore, brutalmente martoriato, a qualcun altro. 
Il suo soggiorno nella nemica Inghilterra sarà molto insidioso, un susseguirsi di cadute e di delusioni, sino a quando, la piccola Wilhelmina non arriverà alla consapevolezza che anche i percorsi difficili e tortuosi possono riservare non solo delle lezioni da imparare ma anche delle dolci sorprese. 
Se la prima metà del libro è quindi quella che ruba il cuore, che affascina e fa sognare, i capitoli finali sono quelli che ci fanno simpatizzare con Will ed il suo dolore. La piccola guerriera senza paura diventa ai nostri occhi una bimba fragile come tante altre, un uccellino da proteggere che, lontano dal suo nido, non può che farsi forza e tentare di sopravvivere, come meglio può.
L'opera di Katherine Rundell ha il fascino delle cose vere, pure e incontaminate. Riesce a dipingere nel migliore dei modi i paesaggi sconfinati, i tramonti mozzafiato ma anche sentimenti forti come l'euforia, la sofferenza, la paura e la delusione. 
Il romanzo è in parte autobiografico, in quanto la vita nello Zimbabwe si ispira direttamente all'infanzia spensierata dell'autrice, e la cosa è evidente per chi legge. Non solo per il vocabolario shona inserito qua e là, ma anche perché alcune scene paiono così vivide che solo chi le ha veramente vissute potrebbe raccontarle.

«Cerca di essere felice, mattana!» 
E Will, sporgendosi dal finestrino per salutare, rispose gridando: «Faranuka! Simon, faranuka! Lazarus, faranuka! Lucian Mazarotti! Peter, Tedias, faranuka!». 
L'automobile prese velocità, e una schiera di ragazzi a piedi nudi inseguì la polvere sollevata dalle gomme, battendo le mani sul bagagliaio e poi rotolando a terra, tra risa e ululati. 
Poi il taxi si lasciò alle spalle la fattoria, la luminosa infanzia di Will e l'unico modo di vivere che avesse mai conosciuto. 
"Faranuka" vuol dire "sii felice." E come si poteva non esserlo in un mondo come quello?

Passare il tempo con Will è stato come fare un viaggio avventuroso, lontano, dove c'è sempre luce, dove la pace non è un miraggio ma un perenne stato d'animo. Dove si può essere felici, solo con un cavallo, una scimmietta, un amico e qualche crostata di latte. Dove si può essere liberi e vivi.

Considerazioni:
Ho adorato "Sophie sui tetti di Parigi" per l'aria di libertà che si respirava in quelle pagine, e anche "La ragazza dei lupi" mi ha colpito proprio per l'indipendenza, la fierezza e il coraggio della sua protagonista.
Con questo libro, che è cronologicamente il primo romanzo scritto dalla Rundell, anche se pubblicato in Italia solo ora, tutti gli aspetti positivi che avevo riscontrato nelle scorse letture sono stati sviluppati maggiormente, evitando invece quei piccoli difettucci di cui vi avevo parlato nelle precedenti review.
Uno di questi è la struttura ad anello che aveva contraddistinto tutti i libri della scrittrice inglese, ovvero una trama iniziale, uno sviluppo decisamente diverso da quello originariamente prefissato, ed un finale che si riaggancia all'incipit. 
Così era accaduto sia con la storia di Sophie che con quella di Feo (e nel secondo caso questo meccanismo mi aveva infastidito non poco), ma non con le vicende di Wilhelmina che, fortunatamente hanno uno sviluppo più lineare e coerente. Tutto ruota continuamente intorno al destino della ragazzina e l'attenzione non si sposta mai su altri scenari che non vedano lei come attrice principale.
Inoltre, come avrete capito, leggendo "Capriole sotto il temporale" si riesce proprio ad immergersi nella storia, a percepirne le sensazioni, le atmosfere ed i profumi. Soprattutto le scene ambientate nello Zimbabwe rimangono impresse nella mente e nel cuore, così perfette nella loro semplicità, nell'assenza di fronzoli e sovrastrutture. Più leggevo di quella terra, più sognavo di visitarla. L'unica pecca è che avrei voluto che quello stupore durasse di più. 

Avevano in programma un rapido assalto all'albero di mango e un picnic alla pozza tra le rocce: era il momento di andare, Will lo sapeva. 
Ma era difficile imporsi a se stessa perché le cose piccole - le libellule, le forbicine, i pezzi di corteccia caduti dai bastoni, la pioggia tiepida, quei meravigliosi riccioli dietro le orecchie dei cani - avevano uno strano modo di cancellare il tempo. Si era chiesta spesso se capitava anche agli altri, ma non era mai riuscita a spiegare a nessuno quell'intensa sensazione di pienezza.

Altra cosa che mi ha piacevolmente sorpreso, e che distingue questo libro dai precedenti, è la maggiore verosimiglianza: tutto ciò che viene descritto, per quanto sicuramente romanzato ed enfatizzato, non pare mai così lontano dalla verità. È vero, Will è senza dubbio una ragazza fuori dagli schemi, più coraggiosa, determinata e fisicamente forte rispetto alla norma, ma la sua avventura non perde di credibilità, e non è cosa da poco.
Ultima cosa di cui vorrei parlarvi e il grande spazio dato non solo all'emotività, ma anche ai legami, in particolare al bellissimo rapporto di amicizia tra Wilhelmina e Simon, suo amico d'infanzia, e soprattutto all'amore tra la ragazzina ed il padre William Silver. Ho adorato le loro scene, gli abbracci, i giochi, i linguaggi in codice. Ho amato come lui lasciasse la figlia libera di essere solo se stessa, senza imporle limiti o schemi. 
Ho apprezzato molto anche il rapporto tra la piccola Will ed il capitano Browne, il proprietario della fattoria in cui vive, ma solo fino ad un certo punto. Il voltafaccia del padrone di casa, il suo preferire una donna boriosa e conosciuta da poco alla bimba che ha cresciuto e amato come una figlia, mi ha spiazzato e deluso.
E sono rimasta anche parecchio interdetta dal comportamento di Will nei confronti del suo vecchio benefattore: non lo biasima per il suo tradimento, e continua a preoccuparsi per lui.
Io al posto della protagonista, considerando che il capitano e la novella moglie sono la causa di tutte le sue sofferenze, gliene avrei dette di cotte e di crude, e gli avrei concesso il mio perdono solo nel duemila mai.
Ora, tralasciando questo piccolo particolare che mi ha infastidito parecchio, per il resto non riesco a trovare difetti in questo libro. 
È una di quelle letture che regala tanto, togliendo solo qualche ora di tempo. Che ti fa viaggiare senza l'impiccio dei bagagli, che ti fa sognare anche con la luce accesa. Che regala anche preziosi consigli, perché a fare le capriole sotto il sole siamo buoni tutti, ma continuare a vivere con ottimismo anche quando imperversa la tempesta, è cosa da pochi.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

sabato 9 giugno 2018

Chi ben comincia... #39

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti
"Mary e il fiore della strega" di Mary Stewart


Salve avventori!
Oggi vi propongo l'incipit di un romanzo per ragazzi, la cui storia sarà molto presto nelle sale cinematografiche di tutta Italia, sotto forma di film d'animazione. Sto parlando di "Mary e il fiore della strega" di Mary Steward, nuova edizione targata Rizzoli, del classico noto a molti con il nome di "La piccola scopa".
La trama mi intriga molto, come tutti i racconti di magia del resto, e anche il trailer del film ha suscitato in me una certa curiosità. In attesa di buttarmi a capofitto nella storia, vi lascio le righe iniziali, così potete cominciare a farvi un'idea della piccola protagonista.

Persino il suo nome era banale: Mary Smith. Niente poteva essere più deprimente. Essere banale, avere dieci anni, starsene da sola con lo sguardo fisso alla finestra della propria camera in una grigia giornata autunnale, e chiamarsi Mary Smith.
Era l'unica persona banale della famiglia: Jenny aveva lunghi capelli color dell'oro, e Jeremy, a detta di tutti, era bello; entrambi erano più grandi di Mary, più intelligenti, più attraenti sotto ogni aspetto. Inoltre erano gemelli e avevano l'uno la compagnia dell'altra; mentre Mary, più piccola di cinque anni, pensava con tristezza che tra lei e una figlia unica non c'era grande differenza. Non che provasse rancore nei confronti dei fratelli: le era sempre sembrato naturale che avessero possibilità a lei negate. Proprio come era accaduto quella volta...

lunedì 4 giugno 2018

Recensione: "Il giardino di mezzanotte" di Philippa Pearce

Titolo: Il giardino di mezzanotte
Titolo originale: Tom's Midnight Garden
Autore: Philippa Pearce
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 27 febbraio 2018 
Pagine: 240
Prezzo: 16,00 €


Trama:
Tom è costretto a passare le vacanze estive dagli zii: suo fratello Peter è malato di morbillo e deve stare in quarantena. Gli si prospettano interminabili giorni di noia e solitudine: gli zii abitano in un piccolissimo appartamento senza giardino. 
Tom è ormai rassegnato al suo destino quando una notte, nel silenzio della casa, sente l'antica pendola dell'ingresso battere la tredicesima ora. Tom scende al piano inferiore per vedere quel bizzarro orologio, ma viene attratto dalla porta sul retro. Lì, di fronte a lui, si apre un immenso, magico giardino, laddove di giorno si trova soltanto uno squallido cortile pieno di bidoni dell'immondizia. 
Il giardino di mezzanotte è magnifico, rigoglioso e pieno di piante, profumi, animali, nascondigli da costruire e alberi da scalare. Insieme a Hatty, una bambina coraggiosa e indipendente, Tom vivrà mille incredibili avventure, per arrivare infine a risolvere il mistero che avvolge il giardino e la sua compagna di giochi.

Recensione:
Chi mi conosce sa che uno dei sogni che coltivo da quando ero solo una bambina, e che ancora mi accompagna, consiste nel riuscire ad accaparrarmi un giorno una casetta in campagna con un grande giardino.
Galeotto fu, molto probabilmente, il libro "Il giardino segreto" di Frances Hodgson Burnett, letto in tenera età, che fece sorgere nel mio cuore il desiderio di avere un pezzo di terra tutto per me, per farne un orto da coltivare, e un vasto prato verde in cui scorrazzare, da sola o in compagnia.
Questa divagazione solo per dirvi che da allora, ogni qualvolta vedo in libreria un titolo contenente la parola "giardino", corro subito a sbirciarne la trama.
E leggendo quella del libro di Philippa Pearce, è stato amore a prima vista. Ho subito capito che dovevo averlo. E una volta conclusa la lettura posso dire di non essermi sbagliata affatto. 
Ma andiamo per gradi.
"Il giardino di mezzanotte" racconta di Tom Long, un bambino che, come me, sogna di trascorrere l'estate giocando in giardino. 
Beh, quello di casa sua non è proprio il massimo, ma perlomeno ha un grande albero di melo su cui poter costruire una casetta di legno.
Potete quindi immaginare la sua delusione quando i genitori gli comunicano che, a causa del morbillo contratto dal fratello Peter, sarà costretto a passare parte delle vacanze lontano da casa, presso gli zii materni.
Tom non conosce bene zio Alan e zia Gwen, ma una cosa la sa: il loro appartamento non ha alcuna zona verde, niente alberi, niente fiori, niente di niente.
Ciò che invece Tom ignora è il mistero della vecchia pendola di casa Kitson che, dopo mezzanotte, rivela il suo segreto. Il piccolo e vuoto cortile sul retro, solo quando è buio, si trasforma in un meraviglioso giardino, ricco di alberi di ogni altezza e specie, siepi ben curate, aiuole fiorite, e persino un laghetto.
Tutto ciò che Tom non aveva neanche osato immaginare, si offre spontaneamente a lui, e il ragazzo non può che accogliere felicemente l'invito.

C'è un momento, tra la notte e il giorno, quando i paesaggi dormono. Solo chi è solito svegliarsi prestissimo conosce quell'ora; o chi ha viaggiato tutta la notte e, alzando la tenda del finestrino del suo scompartimento in treno, vede in corsa un paesaggio immobile, nel quale alberi, cespugli e piante stanno immobili, senza respirare, avvolti nel sonno come il viaggiatore ha avvolto il corpo nel cappotto o nella coperta la sera prima. 
Quell'ora grigia e immobile prima del mattino fu il momento in cui Tom entrò nel suo giardino.

Così ogni notte sgattaiola fuori dalla sua stanza, all'insaputa degli zii, per godere delle bellezze del giardino. E pare non essere l'unico ad apprezzarle. Proprio lì, più di una volta Tom ha modo di incontrare altre persone, tra cui tre fratelli approssimativamente della sua età, e la loro cuginetta.
Tom li vede spesso giocare, eppure loro non riescono a vederlo a loro volta. È come se il giovane Long fosse invisibile per tutti gli abitanti di quel luogo rigoglioso, eccetto una, la piccola Hatty.
Trascurata dai tre cugini, la bambina troverà in Tom il compagno di giochi che desiderava da tempo, e lui a sua volta farà di lei una vera amica.
Ma il giardino sembra essere un mondo a parte, che esiste al di là del tempo e in cui il tempo scorre in modo diverso. Il protagonista può passare lì intere giornate, senza che nella casa degli zii si avverta la sua assenza. 
Allo stesso modo quel luogo ameno e lussureggiante si presenta ad ogni visita in modo differente: talvolta è pieno giorno, altre volte è sera. Alcune volte è estate, e ci si può arrampicare sugli alberi, assaporando i raggi del sole in pieno viso, altre volte inverno, e si può pattinare.
Ma il giardino, come tutti i sogni, sembra destinato a non durare per sempre.
Riuscirà il nostro Tom ad impedire che svanisca? Riuscirà a tenere unita la sua realtà e quella di Hatty?

Tom era solo con i suoi pensieri, mentre gli altri due gli parlavano sopra o attraverso, godendo sempre di più della reciproca compagnia. 
L'orologio di un campanile batté le ore nella campagna buia, e Tom pensò al Tempo: a come era stato sicuro di riuscire a dominarlo, e di poter scambiare il proprio Tempo per un'Eternità di quello di Hatty, e di vivere così per sempre felice nel giardino. 
Il giardino era ancora là, ma intanto il tempo di Hatty l'aveva superato e aveva trasformato la sua compagna di giochi in una donna adulta.

Come avrete dedotto dalla trama, "Il giardino di mezzanotte" è un libro capace di coniugare magia e mistero.
Ma non solo, è un racconto di formazione che, non a caso, è diventato in breve tempo (la prima edizione risale al 1988) un classico della letteratura inglese.
Con il suo linguaggio suadente e le bellissime descrizioni, infatti, non si limita a delineare un mondo surreale e fantastico, ma affronta anche tematiche generali (e tipicamente giovanili) come la solitudine e la paura di crescere.
Hatty in particolare incarna questa condizione di malessere: l'isolamento, in parte forzato e in parte voluto, il non sentirsi mai accettata e capita, perlomeno fino all'arrivo di Tom. Grazie a lui, intraprenderà un processo di maturazione, che la porterà ad affrontare le sue paure e i suoi limiti, a fare pace con se stessa e col mondo.
Ma l'opera di Philippa Pearce, oltre a questo percorso di vita, ci regala anche, e soprattutto direi, un viaggio meraviglioso fatto di avventure, giochi, spensieratezza e libertà. Ti fa assaporare sensazioni uniche, e le dipinge in modo così nitido e con una capacità espressiva talmente penetrante, da far percepire al lettore di essere davvero in quel giardino.
Inoltre, come accennavo prima, questa storia presenta una buona dose di mistero, dovuta sia all'imprecisato ruolo della pendola, che allo stravagante, e non lineare, scorrere del tempo (che si muove prima avanti, poi indietro e poi di nuovo avanti).

Tutte le notti Tom scivolava di sotto, in giardino. All'inizio aveva paura che non ci fosse più. Una volta che aveva già la mano sulla maniglia, si voltò e tornò indietro, afflitto dal dolore al solo pensiero della sua assenza. In quel momento non osò guardare, ma la stessa notte, più tardi, si costrinse a scendere di nuovo e ad aprire la porta: ed ecco il giardino, non lo aveva deluso. 
Vide il giardino ad ore diverse del giorno, e in stagioni differenti: la sua preferita era l'estate, con il suo tempo perfetto.

Devo ammettere che non tutte le domande a fine lettura trovano risposta, anzi lo scenario conclusivo è talmente visionario e irreale, da non trovare spiegazioni razionali.  
Tuttavia non credo che questo rappresenti un difetto, anzi. Essendo un racconto fantastico, ritengo sia giusto lasciare spazio all'immaginazione e alle libere interpretazioni.
Non voglio dilungarmi oltre ma in conclusione non posso che consigliare questo libro, in particolare ai ragazzi, e per più di una ragione.
Perché, al pari di un incantesimo, è un libro che attrae e conquista.
Perché insegna senza annoiare.
Perché ti fa venir voglia di abbandonare videogiochi e cellulari, ed arrampicarti su un albero.
Perché regala sensazioni vivide e autentiche.
Perché, semplicemente, è un romanzo magnifico.

Considerazioni:
Mi imbatto sempre in parecchie difficoltà quando devo recensire un libro che ho amato, proprio perché non mi viene facile scindere ciò che è oggettivamente valido da ciò che mi ha fatto emozionare.
Per assurdo trovo molto più naturale dare la mia opinione su romanzi che non mi hanno convinto del tutto, o in cui ho trovato più di un difetto, proprio perché tali falle mi permettono di fornire delle prove concrete, a riprova del mio giudizio non del tutto positivo.
Per quanto riguarda "Il giardino di mezzanotte" gli ostacoli raddoppiano, in quanto non si tratta solo di una lettura che ho letteralmente adorato, ma anche di una che incarnava il mio sogno da bambina (vedi sopra).
Indubbiamente il libro è ben scritto e presenta delle descrizioni magnifiche ed estremamente dettagliate (su questo non credo di sbagliarmi), ma non so se altri, leggendolo, ed in special modo gli adulti, possano sentirsi coinvolti quanto lo sono stata io.
Personalmente, ogni volta che finivo un capitolo, non riuscivo ad evitare di esclamare "ma che bello questo libro!", era più forte di me.
Immaginavo di perdermi anch'io in quei sentieri verdeggianti, di arrampicarmi su un albero, costruire una casetta di legno, rincorrere le oche e chi più ne ha, più ne metta.
Magari il mio "problema" è aver conservato sempre un animo fanciullesco, e per alcuni versi un po' infantile. 
Ma ora, tralasciando questa riflessione personale, che interesserà del resto pochi di voi, vorrei aggiungere brevemente qualcosa.
Tutto il libro è incentrato, oltre che sulle bellezze naturali, sul rapporto fra Tom e Hatty. I due ragazzini si completano a vicenda, riuscendo giorno dopo giorno a sopperire l'uno con l'altro alla mancanza di compagnia. Il loro rapporto pare genuino e autentico, ma non abbastanza da vincere le resistenze del tempo. Hatty, come tutte le bimbe, ha il diritto di crescere, e purtroppo il giovane Long non può esserle vicino in questo percorso.
Lei, come è naturale che sia, col passare degli anni tende a fare amicizia con le persone del suo mondo, dimenticando così l'ospite misterioso e le esperienze condivise nel giardino, e provocando in Tom un legittimo dolore.

«Ma queste ultime notti, prima di ieri» disse Tom «Non hai sognato il giardino, hai sognato l'inverno e il pattinaggio.» 
«Sì» disse la signora Bartholomew. «Ho sognato di pattinare fino ad Ely (non ero mai stata così lontana da casa); ho sognato di crescere, e Barty; ho sognato sempre meno il giardino e te, Tom.» 
«Immagino che non potessi evitarlo» disse Tom «se stavi crescendo. L'altra notte me ne sono accorto sul calesse, quando hai parlato tutto il tempo con Barty, e con me mai.» 
«Diventavi sempre più magro, trasparente, ogni inverno che ti rivedevo» disse la signora Bartholomew, «e quel giorno, quando Barty mi ha riportato a casa, sembrava fossi svanito del tutto.»

Devo confessarvi che, pur avendo già immaginato questo triste epilogo (il finale infatti non è proprio un colpo di scena), mi è spiaciuto trovarlo effettivamente trascritto su carta. Avrei voluto che il giardino, e tutto quello che rappresentava (l'infanzia, il gioco, la spensieratezza, l'amicizia), rimanessero immutati, e che l'unione fra Hatty e Tom non subisse alterazioni.
Capisco però che, con questa lettura destinata ai più giovani, la Pearce intendeva comunicare ai suoi lettori un determinato messaggio, che solo questa vena nostalgica poteva garantire.
Per quanto faccia paura, non bisogna rifiutare i cambiamenti, perché fanno parte della realtà.
Non bisogna temere di crescere e diventare adulti, di amare e dimenticare.
Non bisogna rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere, perché la vita è solo una, ed è tutto ciò che abbiamo.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

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