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giovedì 13 aprile 2023

Review Party - Recensione in anteprima: “La custode di parole” di Alric Twice e Jennifer Twice

Titolo: La custode di parole
Titolo originale: La Passeuse de mots
Autore: Alric Twice e Jennifer Twice
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 4 Aprile 2023
Pagine: 540
Prezzo: 21,90 €


Salve avventori, oggi vi parlo di un titolo in anteprima, che ho avuto modo di leggere termite la partecipazione al relativo Review Party.
Trattasi del libro "La custode di parole", edito Mondadori, scritto a quattro mani dai fratelli francesi Alric Twice e Jennifer Twice.
Il libro è solo il primo della trilogia fantasy dedicata al potere delle parole.
Vediamo insieme la mia opinione a riguardo, e se avrò o meno la voglia e la curiosità di proseguire con la lettura della saga...
Voi ne avete già sentito parlare? Vi siete fatti una vostra opinione a riguardo?
Aspetto i vostri commenti e vi invito a leggere le recensioni delle mie colleghe... ovviamente dopo aver letto la mia! 😆



Trama:
«Non ho mai visto nessuno amare le parole come te. E quando dico "amare"' parlo di vero amore. Tu parli ai libri. Ma è ora che tu scopra il mondo fuori dalle pagine, che lo guardi con i tuoi occhi. Parti all'avventura. Il mondo ti aspetta a braccia aperte. Ma per questo dovrai spiccare il volo, assumerti dei rischi. Staccati da ciò che ti trattiene. Trova la tua strada, non solo quella che vogliono scrivere per te»

Recensione:
Ho letto questo libro in anteprima, dunque l’ho iniziato letteralmente a scatola chiusa, attirata dalla  bellissima copertina che, come potete ben vedere, cattura immediatamente l'attenzione e sa di amore per i libri, incanto e magia *-*
Fatta eccezione per le poche frasi presenti come sinossi (quelle che potete visionare nella sezione "Trama" di questa recensione, e che non dicono poi molto sul contenuto della storia) e l’età di lettura (12 anni - assolutamente inadeguata), non sapevo altro.

Quello che mi aspettavo di trovare? Una dolce favola per ragazzi, colma di storie, paesaggi incantevoli e messaggi che fanno bene al cuore.
Be' dopo un prologo spiazzante, che mi ha fatto temere il peggio, è cominciata la storia che pareva avere le buone premesse per rispondere all’idea che di essa mi ero fatta.
Arya ha diciannove anni, e vive con la sua famiglia a Hélianthe, capitale di Hélios.
La sua vita scorre serena e placida da sempre. Non è mai uscita dal regno, ma attraverso i libri, suoi inseparabili amici, ha viaggiato in mille storie e vissuto mille vite. 
Da non dimenticare, poi, la sua passione per i pasticcini e il loro inebriante profumo, odore che riempie da sempre la sua casa di amore e dolcezza.
Sua madre, infatti, è la spettabile pasticcera che serve l’intero regno, comprese le rinomate cucine reali, e i dolci sono, per lei, il modo per far sentire amata e coccolata la sua famiglia.
Arya l’aiuta spesso e volentieri e, soprattutto in occasione di festa, il suo supporto è indispensabile. 
E a proposito di festeggiamenti, oltre ad essere imminente il suo compleanno, una festa ben più importante interessa il regno di Hélios, che si appresta a uno degli eventi più importanti della sua storia, ovvero l'anniversario del Trattato Galizia, che sancisce le regole affinché magici e non magici vivano serenamente senza prevaricare gli uni sugli altri.
Ma questo Trattato, pur avendo generato la pace nel Regno per oltre un ventennio, come ogni cosa, non mette d'accordo tutti.
Animi e voci di protesta sembrano farsi sempre più vivi di anno in anno, c'è chi afferma infatti che questo Trattato abbia solo limitato la libertà dei magici di esprimere se stessi. Tuttavia le rivolte sembrano essere isolate e pacifiche, almeno questo è quello che sembra...
Il giorno della Cerimonia del Trattato, infatti, qualcosa di terribile manda la vita di tutta Hélios in frantumi, e Arya si ritrova così nella solitudine e nella disperazione a osservare inerme il suo mondo distrutto. Ed è quando è ormai pronta anche lei a soccombere che riceve l'incarico a cui è destinata e che le cambierà la vita per sempre:  quello della "Custode di parole"
La sua missione? Salvare il Regno, ritrovare la sua famiglia e il principe Aïdan, il minore dei tre principi, con cui ha coltivato una segreta amicizia sin dai tempi dell'infanzia.

Ma, nel suo viaggio non sarà poi così sola, al suo fianco Killian Nightbringer, ladro sbruffone dall'identità misteriosa (indossa sempre una maschera), Saren generale protettivo e paterno, e Alric una creatura detta Dhurgal che, in poche parole, sarebbe una sorta di vampiro.

Sulla storia non voglio aggiungere altro, vi dico solo che se da principio (per intenderci mi riferisco ai primi 10 capitoli di un libro che ne conta SETTANTATRÉ) mi stava piacendo abbastanza, poiché mi ricordava le vecchie fiabe, con cui siamo cresciuti, un misto tra la Bella e la Bestia e Cenerentola, con questa giovane ragazza, rinchiusa nel suo piccolo mondo dorato, ma con una grande sete di avventura e conoscenza che riesce a malapena a colmare grazie ai libri, e la sua enorme passione per i ricevimenti regali.
Poi però, purtroppo, tutto si è trasformato in qualcosa di caotico e confusionario, un fantasy mal scritto, tedioso, a tratti grottesco e raccapricciante.
Ora, il genere non è sicuramente tra i miei preferiti e questo ha influito sicuramente un tantino nello stato d'animo con cui, da un certo punto in poi, mi sono relazionata alla lettura, e questo è normale quando ti aspetti una lettura leggera e spensierata e poi ti ritrovi a leggere qualcosa che è tutto il contrario. Ma il mio giudizio, decisamente non positivo, prescinde da questo.

Ho letto un po' di fantasy nella mia vita e, anche non rientrano in quella che posso definire "la mia comfort zone", se scritti a dovere anche quelli riescono a farmi appassionare ed immergere nella storia, ma non è assolutamente questo il caso.

La scrittura dei fratelli Twice è prolissa e ridondante, colma di dialoghi infiniti, ripetitivi, noiosi e futili.
Diciamo che su quasi 600 pagine più della metà consiste in un eterno, infantile e fastidioso battibecco tra Arya e Killian, il che, inutile a dirlo, me li ha resi entrambi insopportabili.
A parte questo non c'è molto altro, i personaggi, i luoghi, il worldbuilding... tutto è abbozzato, e per nulla descritto, così come non sono approfonditi i sentimenti della protagonista.
Anche questo fantomatico potere legato alle parole, non ha poi questa grande rilevanza all'interno della storia e non ho capito quale differenza ci sia tra questa e la comune magia della quale tutti i magici sono comunemente in possesso... non è legata alle parole anche quella? Mah!
 
Nell'interminabile viaggio, che che il nostro variegato quartetto protagonista, il gruppo affronta varie tappe e molte di queste mi sono parse futili ai fini della storia, come un voler a tutti costi allungare un brodo che, piuttosto, sarebbe  stato preferibile restringere.

Inoltre l'età di lettura indicata (12 anni) è decisamente inappropriata in un libro in cui vengono descritte scene cruente, macabre, sanguinante e fisicamente esplicite.

Insomma ho fatto davvero fatica nel forzarmi a portare a temine questa lettura e, oltre alla bellissima copertina, e alle primissime pagine (dove ancora nutrivo la speranza che potesse scaturirne qualcosa di buono), non riesco a promuovere null'altro.
Voglio comunque premiare lo sforzo di aver scritto una storia complessa di quasi 600 pagine, ma anche questo, ahimè, anziché essere un punto di forza, si è rivelato l'ennesimo scoglio in cui tutte le mie buone intenzioni sono andate ad infrangersi... immaginate di dover leggere e finire un libro che non vi sta piacendo per niente e che, perdi più, vi appare (e lo è davvero!) infinito 😓
Il tipico caso in cui mettere meno carne a fuoco, meno dialoghi, meno vicende, avrebbe giovato al libro stesso e al lettore. 
Il detto "less is more" qui è più vero che mai.
Ora pensate se ho la minima voglia/intenzione di leggere i seguiti per sapere come andrà a finire la storia... no grazie!

il mio voto per questo libro

venerdì 28 ottobre 2022

Recensione: “Sorelle” di Daisy Johnson

Titolo: Sorelle
Titolo originale: Sisters
Autore: Daisy Johnson
Editore: Fazi
Data di pubblicazione: 22 luglio 2021
Pagine: 80
Prezzo: 17,00 €

Trama:
Le sorelle adolescenti Luglio e Settembre sono strette da un legame simbiotico forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Vicine quanto possono esserlo due ragazze nate a dieci mesi di distanza, a volte è difficile stabilire dove finisca l'una e cominci l'altra. Abituate all'isolamento, non hanno mai avuto amici: bastano a se stesse. 
Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile. Qualcosa da cui non si può tornare indietro. Alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre dall'altra parte del paese, sul mare, in una vecchia casa di famiglia semi-abbandonata: le luci tremolano, da dietro le pareti provengono strani rumori, dormire sembra impossibile. Malgrado questo inquietante scenario, a poco a poco la vita torna ad assumere una parvenza di normalità: nuove conoscenze, falò sulla spiaggia... Luglio si accorge però che qualcosa sta cambiando, e il vincolo con la sorella inizia ad assumere forme che non riesce a decifrare. 
Ma cos'è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite?

Recensione:
Settembre e Luglio sono due sorelle legate da un forte rapporto simbiotico.
Quasi coetanee, appena dieci mesi separano l’una dall'altra, e forse questo, insieme ad una situazione familiare non troppo facile, le ha costrette ad essere l’una il mondo dell’altra.
Con un padre violento, e una madre afflitta da periodi di forte depressione, le due sorelle si isolano nel loro microcosmo fatto di serie tv, musica, e giochi che diventano via via sempre più pericolosi.
Tra le due è ovvio chi ha la personalità dominante.
Settembre ha un carattere forte, deciso, vendicativo e a volte violento. Come suo padre, a cui somiglia molto anche fisicamente, spesso si lascia andare ad ondate di rabbia e gesti impulsivi.
Luglio è più sommessa, accondiscendente, pacifica. In lei sembra sempre forte il desiderio di soddisfare le aspettative, spesso eccessive, della sorella maggiore.
Perseverando in questo strano rapporto di dipendenza, sottomissione e sudditanza le due crescono, e diventano adolescenti, ma anche a scuola il loro legame sembra isolarle da chiunque stia loro attorno.
Come se fossero in una bolla, una sottile membrana, invisibile ma opprimente, le separa da chiunque sia all'esterno. Una barriera che non lascia passare nessuno, neppure la loro madre, che sembra rassegnata ad essere eternamente esclusa da quel legame così solido e totalizzante.

E la figura di Sheela, la loro madre, è quella più strana e indecifrabile.
La sua presenza è perlopiù un’assenza.
Un fantasma silenzioso che appare ogni tanto, osserva a distanza, ma non interviene mai, eternamente inerme, come se non avesse alcun potere o influenza sulla realtà che la circonda.
È consapevole di quanto i comportamenti di Settembre, nei riguardi di Luglio, siano malsani e nocivi. Così come è perfettamente a conoscenza del forte potere persuasivo che, con facilità, riesce a far fare a “Lugliettina” qualsiasi cosa (anche le azioni più folli), ma non muove un muscolo per mettere fine ad una situazione così visibilmente degenerativa.
Situazione che arriverà al suo apice in un pomeriggio di tempesta, quando accadrà qualcosa di irreparabile.

Per lasciarsi il passato alle spalle Sheela decide di cambiare aria, prendere le loro cose e lasciare Oxford, il loro appartamento - e con esso i tristi ricordi - e trasferirsi nella vecchia Casa di Accoglienza a pochi metri dal mare, casa che ha visto nascere prima suo marito e poi Settembre, la sua primogenita.

Ma le cose anche qui non andranno come sperato. È Luglio a raccontarci le prime giornate in quel luogo dove tutto ha un sapore nuovo, ma poi nulla è così diverso.
I comportamenti nocivi restano gli stessi.
Sheela continua ad essere assente, e Luglio costantemente sottomessa ai capricci di una Settembre sempre più irosa e prepotente.
E man mano che passano i giorni l’ombra di un ricordo nascosto, di un segreto mai svelato, comincia a riaffiorare nei ricordi di Luglio. Cosa ha dimenticato?
Sprazzi di ricordi, macabre visioni, blackout momentanei, sono solo il principio di ciò che deve essere rivelato.

Daisy Johnson, tra cose dette e non dette, mira sicuramente a costruire una narrazione ricca di tensione e mistero.
La sua scrittura cupa e disturbante, sembra voler a tutti i costi confondere il lettore, arrivare a stordirlo con un racconto tutto mozzichi e bocconi - la narrazione dei fatti che si interrompe ripetutamente, i continui salti temporali, i discorsi lasciati in sospeso - per trionfare su lui, stupendolo con un inaspettato colpo di scena che, mi spiace per lei, è tutto fuorché inaspettato.

Ho trovato l’epilogo scontato (avevo previsto tutto già dapo i primi capitoli) e perciò del tutto inutile, superfluo e fastidioso il continuo tentativo di confondere le acque.
La scrittura della Johnson non mi ha emozionata, né coinvolta. L’ho trovata fredda, distaccata e confusionaria, in una lettura che avrebbe dovuto provocarmi, invece, una grande tensione emotiva, pathos e angoscia.

Avrei dovuto affezionarmi alle sorelle, riuscire a comprendere, almeno in parte, la forza del loro rapporto così intenso e ossessivo, provare pena per l’una, e fastidio per l’altra, ma non ho provato quasi nulla di tutto questo, se non incredulità nel vedere una madre trasparente che resta inerme ad osservare l’ombra scura ed opprimente di una figlia sovrastare e far scomparire totalmente quella flebile ed evanescente dell’altra.

Una grande occasione sprecata per un libro che aveva una buonissima idea di partenza, ma la cui più grande pecca, per quanto mi riguarda, sta proprio nella freddezza della penna della sua autrice.


il mio voto per questo libro


martedì 18 ottobre 2022

Review Party - Recensione in anteprima: "Scholomance. La prova finale" di Naomi Novik (Scholomance #2)


Salve avventori, sono lieta di partecipare a questo review party in occasione dell'uscita del secondo capitolo della trilogia di Naomi Novik, ambientata nella pericolosissima scuola di magia Scholomance.
Il primo libro non mi aveva colpito molto. 
Avrò cambiato opinione leggendo il seguito?
Scopriamolo insieme...

Titolo: Scholomance. La prova finale
Titolo originale: The last graduate
Autore: Naomi Novik
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 18 ottobre 2022
Pagine: 312
Prezzo: 16,90 €

Trama:
El è riuscita ad arrivare all'ultimo anno e a guadagnarsi una manciata di alleati, tuttavia, con l'inizio delle lezioni, la scuola sembra aver maturato uno strano desiderio nei confronti di quella ragazza ribelle, indirizzando contro di lei orde di nefasti, con il solo scopo di farla fuori.
E oltre a tutto questo c'è la prova finale... riuscirà El a sopravvivere, senza ricorrere alla stregoneria e ad abbracciare l'oscuro destino preparato per lei? 

Recensione:
Avevamo lasciato Galadriel, detta El, con una piccola vittoria dopo la disinfestazione del salone dei diplomi, e soprattutto dopo i nuovi legami stretti con i compagni di sventura.
La ritroviamo di nuovo nei pasticci, con la scuola che si accanisce contro di lei, per mezzo di programmi scolastici eccessivamente impegnativi, ed eserciti di nefasti pronti a colpirla.
La Scholomance infatti, che se ben ricordate, ha come miglior passatempo il cercare di uccidere i suoi studenti, sembra fare di tutto o per farla fuori o per spingerla ad abbracciare la natura oscura che potrebbe trasformarla nella più brillante, ma anche nella più pericolosa, delle streghe.
Tuttavia stavolta non è sola. Ha dalla sua parte Liu e Aadhya, le sue alleate, il suo quasi ragazzo Orion Lake, e persino Chloe, una delle più popolari rappresentanti dell'ambitissima cerchia di New York.
Ciò che invece sembra mancare è il mana, ovvero l'energia che permette ai ragazzi di sventare gli attacchi e praticare incantesimi. Da quando i nefasti non fanno che attaccare El, per Orion Lake che, neutralizzandoli, produceva mana per l'intera scuola, c'è poco da fare.
Insomma questo è il quadro che si presenta nel libro, senza scendere troppo nei dettagli.
La storia non è avanzata di molto dal primo libro, anzi, nonostante il susseguirsi dei capitoli, sembra rimanere più o meno sempre allo stesso punto, salvo sporadiche novità.
E anche l'opinione che avevo sulla trama, gli intrecci e soprattutto sui personaggi, non si è spostata di una virgola.
Orion Lake è sempre il cavaliere senza macchia che, non si sa perché, stravede per El.
Come lei è sempre la giovane presuntuosa e aggressiva che guarda tutti dall'alto in basso e che non si preoccupa dei sentimenti altrui.
È vero, magari in questo secondo romanzo, risulta leggermente meno irritante, ma solo perché oramai siamo abituati a lei, alle sue scenate fuori luogo, ai suoi attacchi senza senso, alla sua spocchia, da non farci neanche più caso.
Anche il rapporto tra i due "fidanzati" continua a non convincere, anche perché il ragazzo appare ancor di più come un bamboccio senza spina dorsale, sempre pronto a farsi maltrattare ed umiliare pubblicamente dalla sua amata.
In generale, come ribadito in passato, i protagonisti sono così poco piacevoli che non riesci a provare empatia per loro, o a tifare per la loro salvezza.
Questo fa sì che la lettura scorra lenta, senza coinvolgimento emotivo e senza pathos.
Come già detto, anche stavolta fa eccezione l'amicizia tra El, Liu e Aadhya che riesce, stranamente, a piacermi. Anche perché solo con le due alleate, la protagonista tira fuori quel lato dolce e premuroso che, altrimenti, fa fatica a manifestare.
Altra nota positiva, forse l'unica, è la presenza di una dolce new entry: Tesorina!
Inutile dire che la buffa topolina, già dalle prime scene, si è conquistata il titolo di mio personaggio preferito. Non che ci fosse molta concorrenza!
Insomma, ho iniziato questo secondo libro con qualche timida speranza.
Non molte certo, ma credevo che, trovando degli amici fidati, la forte Galadriel uscisse dal ruolo di eroina solitaria. E che soprattutto la smettesse di vantarsi per ogni cosa, e denigrare gli altri.
Invece no, El è sempre El, almeno così sembra.
In ogni caso c'è ancora un terzo libro... riuscirà Naomi Novik, almeno con il gran finale, a farmi ricredere su tutta la storia e sulla sua protagonista?
Staremo a vedere...

Ringrazio la casa editrice Mondadori per avermi fornito una copia di questo romanzo

il mio voto per questo libro

martedì 7 settembre 2021

Review Party - Recensione in anteprima: "Scholomance. Lezioni pericolose" di Naomi Novik

Titolo: Scholomance. Lezioni pericolose
Autore: Naomi Novik
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 7 settembre 2021
Pagine: 264
Prezzo: 19,00 €
Trama:
La Scholomance è una scuola di magia diversa da tutte le altre. Qui non esistono insegnanti né vacanze, e non è possibile riuscire a stringere amicizie disinteressate perché gli unici legami che si possono costruire sono strategici. Soprattutto, è una scuola dove il fallimento è sinonimo di morte certa, sul serio!
Le regole, alla Scholomance, sono drammaticamente semplici: non devi mai aggirarti da solo per i corridoi della scuola. E devi prestare continua attenzione ai mangia-anime, pericolose creature mostruose che si annidano ovunque. Sopravvivere è più importante di qualsiasi voto. Una volta entrato nella scuola, infatti, hai solo due modi per uscirne: diplomarti o morire.
Ma l’ingresso alla Scholomance di una nuova studentessa, Galadriel “El” Higgins, è destinato a cambiare le carte in tavola e a portare alla luce alcuni segreti dell’istituto. 
Riuscirà la ragazza a rompere i fragili equilibri che tengono a galla quel posto, e allo stesso tempo fare in modo di uscirne viva?

Recensione:
Naomi Novik, ha attinto direttamente all'antico ed affascinante folklore, per dar vita ad un mondo in cui è il pericolo il vero protagonista.
Ebbene sì perché, per chi non lo sapesse, la Scholomance era una leggendaria scuola di magia nera, ipoteticamente sorta in Romania, e più probabilmente nella regione della Transilvania, i cui studenti, i cosiddetti "solomonari", erano chiamati ad evocare incantesimi proibiti, oltre che ad addestrare bestie feroci, fino a riuscire, per mezzo di un drago volante, a controllare gli eventi atmosferici.
Beh, in questo libro non ci sono draghi sputafuoco, ma in compenso c'è ben altro: creature di ogni genere e forma che tentano, in ogni modo, di farti fuori, ed in alcuni casi anche di divorarti per intero.
Ogni giorno i fortunatissimi studenti devono: alzarsi, andare di corsa in mensa - la doccia si fa solo in rare occasioni, unicamente quando c'è qualcuno a farti da guardia - e controllare che il cibo non sia avvelenato o disseminato di esseri minacciosi, esaminare tavole e sedie, scegliere un posto abbastanza lontano dalle porte, andare a lezione, imparare in tutta fretta le magie e le lingue richieste, fare i test del caso, riparare porte e oggetti vari, stringere alleanze, accumulare energia - il mana - e riempire cristalli protettivi, evocare incantesimi di protezione, diffidare degli altri, ecc.
Dunque in poche parole: stare sempre in allerta.
A raccontarci questa stravagante quotidianità è Galadriel, detta El, al suo penultimo anno alla Scholomance.
Il suo obiettivo principale, oltre a non morire ovviamente, è cercare qualche alleato, in modo da avere più possibilità di arrivare viva al diploma.
Improvvisamente però è proprio uno degli esponenti di una delle cerchie più ambite, lo spericolato Orion Lake, ad interessarsi a lei.
Tra i due nasce un rapporto conflittuale, fatto di continui battibecchi, salvataggi, critiche pungenti e frasi più o meno scherzose.
Il ragazzo sembra avere come passatempo preferito quello di salvare i suoi compagni dai nefasti in agguato, non sa però che El è tutto tranne che una damigella in pericolo.
In lei alberga un'inclinazione distruttiva che, se alimentata, potrebbe portare all'annientamento non solo di tutta la scuola, ma anche di parte dell'umanità.
Ragion per cui la protagonista, oltre a combattere tutte quelle terribili creature, deve affrontare una battaglia ben più importante, quella con se stessa.
Non voglio dirvi di più sulla trama, preferisco focalizzarmi più sul potenziale di questa storia, purtroppo secondo me non sfruttato a dovere.
La leggenda della Scholomance, come avrete intuito, è senza dubbio affascinante, e l'idea di approfondirla ed indagarla a fondo, era ed è una mossa vincente.
Il disseminare la scuola delle minacce più disparate, creare incantesimi fantasiosi nelle lingue più diverse, sfruttare il meccanismo delle cerchie e della popolarità proprio come nei normali college, denota sicuramente molta fantasia, ma c'è un però, anzi più di uno.
Iniziamo da quello più importante: la protagonista.
Come ci si può appassionare ad una storia, se il personaggio principale è sprezzante e altezzoso come pochi?
Galadriel non suscita alcuna simpatia nei lettori. I suoi comportamenti sono il più delle volte sconsiderati e impulsivi, animati da giudizi affrettati e stupide convinzioni. 
Ha sempre il dito puntato contro tutti, tratta in modo meschino anche chi è gentile con lei, crede di essere sempre nel giusto, e che nessuno abbia sofferto quanto lei.
E se fosse solo questo ok, non sarebbe il primo protagonista detestabile, il problema è che il suo atteggiamento non la rende neppure coerente e credibile.
Se infatti da una parte non fa che vantarsi (con noi lettori) delle sue abilità e del suo sconfinato potere, dall'altra continua a dire che sarebbe un miracolo per lei riuscire a superare il diploma indenne. 
Se da una parte giudica senza mezzi termini quelli delle cerchie, dall'altra si lamenta dei pregiudizi che loro hanno nei suoi confronti.
Se in certi momenti non fa che blaterare di quanto sarebbe vantaggioso per lei creare un'alleanza, allo stesso tempo rifiuta con sdegno ogni occasione che le si presenta davanti.
Potrei fare ancora tanti altri esempi, ma mi fermo qui.
Altra cosa che non mi ha convinto per niente è il rapporto tra lei e Orion Lake: lui la tratta con i guanti, la protegge e la difende a spada tratta, mentre la simpaticissima El non perde occasione per maltrattarlo e deriderlo, anche pubblicamente.
Immagino che l'obiettivo dell'autrice fosse quello di farci tifare per questa coppia, apparentemente così male assortita, ma per me non è stato affatto così. Più andavo avanti, più trovavo irritanti i loro siparietti senza senso.
Altra cosa che non ho apprezzato è il modo in cui è stata resa tutta la narrazione, focalizzata costantemente su dettagli di poco conto, al punto da rendere la lettura eccessivamente pesante, e ben poco su quello che sarebbe risultato più apprezzabile.
Ad esempio, per quanto abbia detestato El, ho compreso però il suo sentirsi diversa ed incompresa, e le spiacevoli disavventure vissute da bambina, come anche il suo dissidio interiore nel dover soffocare la sua vera natura.
Eppure di questi aneddoti, che ci avrebbero permesso di provare un minimo di empatia per lei, ce ne vengono narrati davvero pochi, a discapito di tanti altri resoconti su minuzie, tipo il miglior modo per saldare il metallo.
In generale l'idea di base era buona, ma il risultato non è dei migliori.
La narrazione non è avvincente, anche perché non si teme mai davvero per la sopravvivenza dei personaggi principali. Le descrizioni, per quanto io le abbia sempre amate, qui risultano invece prolisse e spesso fuori luogo.
Per i personaggi ho già detto, quindi cosa c'è da salvare?
Non molto, ma una cosa c'è: un bell'esempio di solidarietà femminile che prende quota negli ultimi capitoli.
L'alleanza, o potremmo dire anche l'amicizia, tra Galadriel, Liu e Aadhya è stata una delle poche cose che davvero ho apprezzato. Con le due ragazze, la scontrosa El tira fuori un lato dolce e generoso che non appare mai, se non con loro.
In definitiva un libro che mi ha lasciato con l'amaro in bocca, e che non vedevo l'ora di terminare.
Sono curiosa di sapere cosa succederà nel seguito? Nonostante tutto, un pochino di curiosità c'è.
Se potessi averlo tra le mani adesso, lo leggerei? Chiaro che no.

Considerazioni:
Non mi imbattevo in un libro così noioso da anni! In teoria sarebbero poco più di duecento pagine, eppure non mi sono sembrate meno di seicento. Più andavo avanti, più sembrava non finire.
Anche perché quanto può risultare gradevole la lettura, se non hai né una trama appassionante, né un personaggio per cui provi empatia?
La cosa assurda è che Galadriel sul sito ufficiale viene definita "un’eroina così atipica e ricca di sfumature che vivrà a lungo nei vostri cuori e nelle vostre menti"!
Ma dove?
Dove sono le sue sfumature? Dov'è atipica? Ma soprattutto in quali cuori e menti dovrebbe vivere a lungo?
Una che si finge umile, ma poi non fa altro che dire "ho fatto questo e mi è venuto perfettamente, ho provato a realizzare quest'altro e non sarebbe potuto uscire meglio di così, ho imparato questa lingua difficilissima in meno di un'ora, come sono stata brava, un urrà per me"
Ok, un urrà per me l'ho aggiunto io, ma il resto c'è davvero, per la serie "chi si loda, si imbroda".
Una che tratta tutti come fossero spazzatura, e che crede di avere la verità in tasca. Che odia che gli altri non la considerino, ma che non fa altro che sputare sentenze su persone che neanche conosce.
Anche perché, altro punto importante, com'è banale scegliere come protagonista non una studentessa come tante che deve barcamenarsi in quel putiferio, ma la più speciale, quella con il dono, con poteri distruttivi mai visti prima.
Quindi dove sarebbe l'originalità tanto decantata? 
Di certo non nella coppia che si viene a creare tra lei e Orion Lake, altra cosa vista e rivista.
L'uomo che riempie la donna di attenzione, lei che fugge e lo disdegna, fino a che non inizia ad apprezzarlo.
Fan di "Orgoglio e pregiudizio" vi ricorda qualcosa?
Che poi in una situazione reale tutti direbbero "ma che ci trova in quella lì", allora Naomi Novik, non sapendo neppure lei come giustificare questo intreccio, se ne esce con "El non lo lusinga, è l'unica a trattarlo come una persona normale, ecco perché Orion la apprezza".
Un attimo, tra non lusingare una persona e insultarla pesantemente tutti i giorni ce ne passa.
Quindi no, questa spiegazione fa acqua da tutte le parti.
Insomma non voglio neanche dilungarmi oltre, tanto il punto credo sia chiaro.
Una storia che non brilla per originalità, né per altro.
Una buona idea di base, ma nulla di più, come una ricetta realizzata con ingredienti di qualità, ma da un cuoco improvvisato che si barcamena come meglio può.
Mi auguro di ricredermi con il libro successivo, ma al momento ho poche speranze.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro


Ci tengo ad informarvi che, passando dalle colleghe blogger che partecipano al review party, potrete leggere anche le loro recensioni.






venerdì 22 gennaio 2021

Recensione: “Il bambino che partì per il nord alla ricerca di Babbo Natale” di Kim Leine

Titolo: Lo Schiaccianoci
Autore: Kim Leine
Illustrazioni: Peter Bay Alexandersen
Editore: Iperborea
Data di pubblicazione: novembre 2019
Pagine: 65
Prezzo: 13,00 €

Trama:
Strano papà, quello del piccolo Andreas: il Natale non solo non gli piace, lo detesta. Ed è proprio un peccato che non voglia saperne di festeggiarlo. Meno male che Andreas abita in Groenlandia e la sua famiglia ha una comoda slitta e dodici bei cani che non vedono l'ora di tirarla.
Per convincere il papà di quanto è magica questa festa basterà fare un viaggetto con lui su al Nord, dove di sicuro incontreranno Babbo Natale, visto che vive là. Così, quando la Vigilia è ormai vicina, Andreas saluta la mamma e la sorellina Sofie per iniziare la sua avventura col papà. 
Mentre al villaggio è tutto un luccicare di candeline e stelle natalizie alle finestre, loro se ne vanno in slitta su e giù per i pendii ghiacciati, dove gli alberi non crescono e nelle poche ore di chiaro l'unico colore è il bianco accecante della neve. E quando cala il buio, padre e figlio trovano un po' di tepore in un capanno incassato nella neve...
Chissà se lì troveranno anche il simpatico barbuto rosso vestito, pronto a salutarti con la sua tipica risatona che fa oh oh.

Recensione:
Kim Leine con questo libriccino di poche pagine ci porta in Groenlandia, luogo in cui ha vissuto per anni, e ci racconta come la gente del posto viva l’inverno in quella regione così fredda e per certi versi inospitale.
Ci racconta delle lande bianche e immense, dei silenziosi laghi ghiacciati, delle giornate quasi perennemente buie, dei giochi con la neve, delle corse in slitta, dell’assenza di alberi, e della continua presenza dei venti gelidi che sferzano da tutte le direzioni e spazzano via gli alberi di Natale importati dalla Danimarca per adornare la grande piazza del villaggio.
Un angolo di mondo distante e sconosciuto, dove poche famiglie si rifugiano al calduccio delle loro case per fuggire dal gelo.
E tra le varie famiglie che accendono i lumini alle finestre e attendono le feste c’è quella di Andreas, un bimbo che ama il Natale, lo ama nonostante il padre non lo apprezzi affatto.
Andreas è ostinato a far sì che il suo papà veda la bellezza della festività e si ricongiunga con Babbo Natale, così gli propone un viaggio in slitta verso il Nord per conoscere l’omone barbuto di rosso vestito.
A una settimana dalle feste, e dopo i primi tentennamenti, padre e figlio partono per la loro avventura alla ricerca di Babbo Natale, ma lo troveranno davvero?


Se c’è qualcosa che ho apprezzato in questa breve storia è stata la possibilità di immergermi in un’atmosfera e in un’ambientazione atipiche.
Scoprire stralci di tradizioni, usanze e abitudini diverse da quelle a cui siamo abituati.
Tuttavia, oltre questo, ho trovato ben poca magia nel racconto, e poca tenerezza nella descrizione del rapporto padre e figlio, che avrebbe altresì potuto regalare qualcosa di più al lettore. Sicuramente più dolcezza e più profondità.
Un po’ un peccato sotto questo punto di vista, però se c’è una cosa che mi ha lasciato questa storia è il desiderio di leggerne altre ambientate nelle regioni nordiche. Ho voglia di scoprirle di più, magari con narrazioni più approfondite, coinvolgenti e appassionanti di questa che, a tutti gli effetti, per me resta un racconto per bambini non molto riuscito.

Ringrazio Iperborea per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


venerdì 13 novembre 2020

Review Party - Recensione: “A caccia del diavolo” di Kerri Maniscalco

Salve avventori!
Oggi partecipo al Review Party del capitolo finale della saga di Kerri Maniscalco, “Stalking Jack the Ripper".
Di seguito troverete la mia opinione del libro "A caccia del diavolo”, per conoscere invece quella delle mie colleghe, vi invito a seguire i blog di tutte le partecipanti al nostro Review Party



Titolo: A caccia del diavolo
Autori: Kerri Maniscalco
Editore: Oscar Mondadori
Data di pubblicazione: 20 novembre 2020
Pagine: 480
Prezzo: 20,00 € (cartaceo) 9,99 € (ebook)


Trama:
Audrey Rose Wadsworth e Thomas Cresswell sono giunti in America, una terra audace, sfrontata, brulicante di vita. Ma, proprio come la loro Londra adorata, anche la città di Chicago nasconde oscuri segreti.
Quando i due si recano alla spettacolare Esposizione Universale, scoprono una verità sconcertante: l’evento epocale è minacciato da denunce di persone scomparse e omicidi irrisolti.
Audrey Rose e Thomas iniziano a indagare, per trovarsi faccia a faccia con un assassino come non ne hanno mai incontrati prima...
Riuscirà Audrey Rose, insieme al suo grande amore, a porre la parola “fine” anche a questo caso? 
O soccomberà, preda del più subdolo avversario che abbia mai incontrato?

Recensione:
Sono trascorsi appena cinque mesi dal primo omicidio con cui, il serial killer noto con il nome di Jack lo Squartatore, ha perpetuato la sua macabra e sanguinaria opera di morte e distruzione. Da allora Audrey Rose Wadsworth e Thomas Cresswell ne hanno passate di tutti i colori, dalle indagini a Londra fino alla dolorosa scoperta del colpevole, ai misteriosi omicidi all'Accademia in Romania, agli altrettanto oscuri crimini a bordo della RMS Etruria, traversata che, dopo non poche tribolazioni, li ha portati nel nuovo continente.
“A caccia del diavolo”, capitolo conclusivo i della serie “Stalking Jack the Ripper”, ci porta a New York, nella residenza della nonna materna di Audrey, Lady Everleigh, dove la ragazza e Thomas, sempre più complici e innamorati, stanno organizzando le loro nozze.
Ma cosa sarebbe un thriller senza un imprevisto? O meglio, una serie di imprevisti?
E mentre i giovani Wadsworth e Cresswell vedono andare momentaneamente in frantumi il loro sogno d’amore, cominciano, tramite lo studio di appunti e prove, a sospettare che Jack non agisse da solo.

Così, per lasciarsi alle spalle i problemi familiari, e dare la caccia al misterioso complice di Jack lo Squartatore, i due sfortunati piccioncini, e l’immancabile zio Jonathan Wadsworth, viaggiano alla volta di Chicago, dove alcuni indizi li portano a pensare che sia proprio lì, il nuovo covo del diavolo.
Ed è sullo sfondo della città bianca, del sogno americano che fa credere che tutto sia possibile, della grandiosa e luminosa Esposizione Universale, con il suo tripudio di innovazioni e splendori, che la Maniscalco ambienta il suo epilogo. 
Una caccia contro il tempo, per mettere fine alle numerose sparizioni senza risposta di decine e decine di donne. Sparizioni messe a tacere dalla polizia di Chicago che, ovviamente, si ostina ad evitare lo scandalo, decisa a non macchiare, con la paura e con il sangue, quel sogno di prosperità e ricchezza.

Cosa ho apprezzato di questo capitolo e di questa serie?
Le note finali dell’autrice.
Non scherzo, solo leggendo quelle sono veramente riuscita ad apprezzare qualcosa del suo lavoro, che mi aveva abbastanza convinta con il primo capitolo “Sulle tracce di Jack lo Squartatore”, ma che mi ha assolutamente delusa nella sua conclusione.
Le note dell’autrice mi hanno messo a conoscenza del minuzioso lavoro di ricerca storica compiuto, dell’interessante intreccio tra fatti storici, e teorie più o meno fantasiose.
Nonostante le inesattezze temporali, volute per restringere i tempi della storia - secondo me anche troppo ristretti, ne succedono davvero troppe di cose ai protagonisti nell'arco di soli cinque mesi - riconosco che l’autrice ha veramente fatto una grande operazione di ricerca, mettendo a conoscenza il lettore di fatti storici realmente accaduti, sui quali lei ha poi ordito la sua trama.
Ad esempio, mi ha molto colpito la storia del famoso pluriomicida statunitense H.H. Holmes, e del suo inquietante Castello degli Orrori, di cui ignoravo totalmente l’esistenza.

Cosa non ho apprezzato?
Tutto il resto.
A partire dei protagonisti Audrey Rose e Thomas che, come vi avevo già detto nella recensione del primo capitolo, non avevano incontrato la mia simpatia (ma che qui - almeno per quanto mi riguarda - raggiungono livelli di detestabilità epici: presuntuosi, smielati, sdolcinati, tracotanti ecc), finendo con la trama, che è a tutti gli effetti nulla più che un romanzetto rosa.

Quindi sì, se vi piacciono i romance questo libro fa per voi, ma io in questa storia cercavo l’indagine, il mistero, l’aspetto inquietante e thriller della vicenda. 
Invece ho dovuto sorbirmi circa quaranta capitoli di smielati dialoghi e confessioni d’amore, e di: “ti amo più io, no io ti amo di più; sei bellissima, no, sei bellissimo tu; mi sono innamorata di te dal primo istante, ah ma io invece dall'istante subito prima”  ╯°□°)╯︵ ┻━┻

«È il tuo compleanno, eppure sei tu a sorprendermi con dei regali. Non credo funzioni così, sai?» 
«Ah, no? Pensavo che il festeggiato avesse il diritto di fare ciò che desidera. Non vorresti spogliarmi, dato che sono tanto irresistibile?»
E umile…” «Grazie delle scarpe, Thomas.» 
Osservai la pila di scatole, ora in precario equilibrio sul bordo del divano. Lui seguì il mio sguardo e le spinse di nuovo sulla seduta.
«Per tutte quante. È un gesto dolcissimo da parte tua. Per quanto inutile.»
«La tua felicità non è mai inutile per me.»

Questo è solo uno degli infiniti svenevoli siparietti.
Altra cosa che mi ha fatto tantissimo storcere il naso è stata tutta la teatralità nel linguaggio, nelle descrizioni dei sentimenti, delle paure, dei pensieri che la protagonista ha su se stessa e sulle situazioni che racconta.
Tutto mi è parso esagerato e fasullo.

Io ero maledetta, forse addirittura l'erede del diavolo. In tal caso, almeno non avrei più dovuto nascondere chi o cosa fossi.

Qui, una delle viarie volte in cui, Audrey, definisce se stessa “la moglie del diavolo” o la sua erede, solo perché vuole diventare un’esperta nella professione forense.
Come se svolgere quel mestiere, piuttosto che un altro, avesse anche delle implicazioni morali solo perché lei è donna (infatti le stesse considerazioni non le rivolge mai a Thomas o a suo zio).
Quindi cosa fa Audrey Rose? Emancipa la figura della donna, per poi discriminarla subito dopo?

«Chiusi gli occhi quando la mia mente evocò l’immagine di cento facce pallide che emergevano dalle tenebre. Di certo i proprietari di quegli scheletri stavano meditando vendetta. Se la sarebbero presa anche con me? 
Pensai alle innumerevoli volte in cui avevo affondato il bisturi nella carne morta, al fremito di eccitazione che cercavo invano di reprimere. Sezionare cadaveri, svelare ogni loro segreto, mi procurava sempre un’euforia travolgente. 
Forse i morti non volevano raccontarmi la loro storia. Forse pensavano che fossi malvagia quanto l’uomo che li aveva appesi al soffitto, mentre le loro ossa oscillavano nella brezza leggera».

Per quanto riguarda quello che sarebbe dovuto essere il fulcro della storia, ovvero l’indagine e la ricerca del colpevole, essa è rilegata agli ultimi dieci capitoli del volume (che ne conta oltre cinquanta), e si risolve in modo molto caotico e frettoloso.

E anche l’annosa questione che ha tenuto banco per l’intero libro (il matrimonio delle due anime gemelle, separate dal terribile destino avverso), alla fine si risolve alla tarallucci e vino, ovvero nel migliore dei modi per le tutte le parti coinvolte.
Ed è questa perfezione così esasperata che ho trovato fastidiosa e irrealistica.
Anche se la Maniscalco dice di aver creato una protagonista con delle disabilità per dar voce anche a chi ha dei limiti, questo è vero fino ad un certo punto, perché sì, Audrey ha un problema ad una gamba, a causa di un incidente avvenuto nel libro “In fuga da Houdini”, ma in compenso è bellissima (come lo è Thomas), intelligentissima (come lo è Thomas), ricchissima (come Thomas, e in seguito lo diventerà anche di più) e levissima XD

Tutta questa perfezione, mi è venuta presto a noia, come mi hanno terribilmente annoiato i loro discorsi smielati, il loro amore - anche questo esasperato - nato al primo sguardo e diventato bello, bellissimo, fantastico, grandioso, nell'arco di pochi mesi, e nonostante tutte le macabre traversie trascorse.
Insomma, io non ci ho trovato nessuna verità, solo tantissima artificiosità e desiderio di creare la coppia perfetta per accattivare il pubblico delle adolescenti.
Questa non è una serie thriller, è una serie rosa in cui gli omicidi fanno solo da contorno e, soprattutto in questo capitolo, sono lasciati in ultimissimo piano.
Un vero peccato, perché avevo molte aspettative su questa serie, soprattutto per la parte investigativa e per l’ambizione.
Però, leggendola, mi sono sempre più resa conto che tutta la storia degli omicidi e la creazione della protagonista controversa ed emancipata - una donna amante della medicina legale - altro non fosse che un pretesto, per creare uno sfondo alternativo al solito romanzetto rosa.
Un’occasione persa, perché con l’intreccio di fatti storici, i personaggi famosi, gli avvenimenti importanti di cui si la Maniscalco si è avvalsa, avrebbe davvero potuto dare vita ad una serie noir epica, invece ha preferito dare risalto all'ennesima storiella d’amore.

Ringrazio Mondadori per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro




mercoledì 2 ottobre 2019

Recensione: "La radice quadrata di un'estate" di Harriet Reuter Hapgood

Titolo: La radice quadrata di un'estate
Titolo originale: The square root of summer
Autore: Harriet Reuter Hapgood
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: giugno 2018
Pagine: 366
Prezzo: 18,00 € 


Trama:
Il cuore di Gottie si è spezzato tre volte, e sempre d'estate. La prima quando Thomas, il suo migliore amico, se n'è andato senza dirle addio, la seconda quando l'amato nonno è morto, e la terza quando ha creduto di aver trovato il grande amore della sua vita per poi scoprire che era così solo per lei.
Gottie è diventata un'isola, da tutti circondata ma irraggiungibile, chiusa nel suo mondo di ricordi e di studi scientifici, per i quali ha un talento davvero fuori dal comune. Poi all'inizio di una nuova estate Thomas inaspettatamente ritorna e si trasferisce proprio nella stanza del nonno. La compresenza fisica di quei due cuori infranti incanta misteriosamente il mondo, e spalanca un tunnel temporale: Gottie inizia a oscillare fra le tre estati dei suoi cuori infranti, quella presente, quella appena passata, in cui è morto il nonno, e quella di tanti anni prima, in cui Thomas se n'è andato. All'inizio Gottie cerca di capire perché tutto ciò stia succedendo, cerca di trovare la radice quadrata dell'estate, ma presto capisce che non è importante: quello che conta è che riavvolgendo il tempo, le fratture nel suo cuore possano essere ricomposte, e guarite.

Recensione:
La vita di Gottie da quasi un anno va avanti per inerzia.
Poco a poco, giorno per giorno, la ragazza sempre allegra e vivace, amante della vita e della sua famiglia, appassionata di fisica e di matematica, si è estraniata da tutto, mettendosi silenziosamente in disparte e diventando spettatrice di un film di cui non è più protagonista.
La sua vita è stata costellata negli anni da perdite importanti che l'hanno profondamente segnata. La prima grande assente è stata sua madre, venuta a mancare poco dopo la sua nascita, la sua scomparsa precoce ha scombussolato l'equilibrio familiare, ma non Gottie che, per sua sfortuna, non ha mai avuto modo di conoscerla.
E poi ci sono stati gli addii, prima quello del migliore amico Thomas, trasferitosi in Canada all'improvviso; poi quello di Jason, il suo primo amore, anche lui sparito dalla sua vita senza dare troppe spiegazioni; e infine l'ultima perdita, quella risalente all'estate prima, quella che più l'ha scossa e dalla quale non è più riuscita a sollevarsi, la morte dell'adorato nonno Gray.
La sua scomparsa, anche questa improvvisa, come un tornado improvviso ha stravolto tutto, lasciando alle spalle solo le macerie della vita felice che un tempo era.
Ognuno ha cercato di gestire il dolore come ha potuto: il padre di Gottie si è rinchiuso nella biblioteca un tempo gestita da Grey, stando sempre meno a casa. Ned, il fratello maggiore di Gottie, è andato via dalla loro piccola città per studiare a Londra, e Gottie si è rintanata nel suo dolore, prigioniera di un senso di colpa che l'atterrisce e le impedisce di andare avanti.
Qualcosa di surreale però accade, qualcosa che Gottie non può cercare di ignorare come ha fatto con tutto ciò che l'ha circondata nell'ultimo anno.
Quando Thomas annuncia il suo ritorno in città, davanti agli occhi attoniti e stupiti della ragazza, iniziano ad apparire delle piccole zone d'interferenza, che si trasformano, con il tempo, in veri e propri wormhole, che la riportano, prima solo con i ricordi, ma successivamente anche fisicamente, a rivivere letteralmente i momenti salienti del suo passato, sia quelli belli che quelli brutti.
La ragazza, soprattutto nell'ultimo anno, non ha fatto altro che rimuginare sulle decisioni prese, sulle scelte fatte, chiedendosi spesso se le cose sarebbero potute andare diversamente.
Cosa fare ora che potrebbe davvero avere la possibilità di cambiarle?
Rivivere ciò che è stato, dire la parola giusta al momento giusto, fare la cosa giusta?
Ma Gottie conosce le regole della fisica, e lo prova direttamente sulla sua pelle, cambiare il passato, anche qualcosa di piccolo e apparentemente insignificante, può stravolgere il suo presente, quello che, nel bene e nel male, non vorrebbe cambiare.
"La radice quadrata di un'estate" è sicuramente un romanzo fuori dagli schemi, una deliziosa copertina che nasconde una trama originale, che può trarre in inganno.
Alla lettura delle poche righe che presentano il romanzo, infatti, si potrebbe pensare (a me è successo) che esso parli solo di "tuffi" nei ricordi, e non di viaggi temporali veri e propri.
E a questa scoperta un lettore potrebbe mostrare qualche titubanza o storcere il naso, perché, ammettiamolo, la fantascienza non è un terreno per tutti.
Chi non ne è particolarmente affascinato difficilmente riuscirà ad apprezzare questo libro, ma a maggior ragione chi la ama, lo apprezzerà ancora meno.
Dico questo perché il tema dei viaggi nel tempo non è mai un argomento semplice da affrontare, con i paradossi e le singolarità che ovviamente si vengono a creare, e l'autrice lo ha reso, se è possibile, ancora più strano e contorto.
Non ho apprezzato la sua scrittura, l'ho trovata prolissa, ripetitiva in alcune occasioni e poco chiara in altre (troppe).
Perdere il filo del discorso, perdersi nei pensieri della protagonista, nelle variazioni temporali causate dai viaggi, nelle intenzioni dell'autrice, è facilissimo.
I personaggi che si muovono all'interno delle pagine sono per lo più comparse che si muovono attorno alla figura di Gottie la sola e unica protagonista.
Una ragazza tormentata dal senso di colpa e dai numerosi rimpianti, che saranno, o forse dovrei dire sono stati essi stessi la causa della formazione dell'anomalia temporale nella sua vita.
Ma questo non è certo, poiché il paradosso vuole che Gottie abbia compiuto il suo viaggio nel tempo ancor prima dell'evento traumatico, in un circolo che non può essere interrotto, ma che è solo destinato a ripetersi.
L'idea del libro, in sé per sé, non è malvagia, ma mentirei dicendo che ne ho apprezzato l'esecuzione.
Salvo solo due cose, l'amore che Gottie prova per Grey, che avrebbe dovuto essere il fulcro della storia, ma di cui ci viene raccontato troppo poco, pochi aneddoti, pochi ricordi, un racconto sacrificato al desidero da parte dell'autrice di concentrarsi (ahimè) sulla classica storia d'amore.
E salvo il messaggio di fondo, quello che permane come sottofondo costante in tutta la  lettura: nonostante la possibilità di tornare indietro nel tempo, guardare gli eventi da un altro punto di vista, analizzarli e possibilmente cambiarli, resta la triste verità: la morte non ti prepara mai a dire addio, essa scava solo dei buchi nell'anima e nel cuore.

Considerazioni:
Come dicevo nella recensione, dubito che questo libro possa far impazzire di gioia chi non ama la fantascienza, ma ancor meno entusiasmerà chi ne è appassionato.
Io mi pongo nel mezzo, ovvero la fantascienza mi piace tanto quando è trattata in modo degno. Quando chi ne scrive riesce a farti appassionare al tema, rendendolo chiaro semplice e coerente.
Harriet Reuter Hapgood, purtroppo, non riesce in nulla di tutto questo.
Portare a termine questa lettura è stata una vera sfida, e se qualcosa di fantascientifico c'è in queste pagine è che il libro mi ha dato davvero la sensazione di essere infinito. Leggevo e leggevo eppure non arrivavo mai alla fine. Non riuscivo a vedere la luce in fondo al tunnel, ero intrappolata nel mio buco nero XD
Ammetto che avrei voluto abbandonarlo in più occasioni, ma la cosa va contro i miei principi, quindi ho centellinato la lettura alternandola con altre.
Oltre alla poca fluidità dei discorsi, alla poca chiarezza delle vicissitudini, e alla storia che non è riuscita ad appassionarmi, non sono riuscita ad affezionarmi a nessun personaggio. Questo dovuto al fatto che nessuno viene approfondito adeguatamente tranne quello della protagonista.
E anche lei non mi ha fatto troppa simpatia.
Sì, lo ammetto, c'è qualcosa in questa sua facoltà, in questo suo privilegio che le rende possibile viaggiare nel tempo, che la favorisce rispetto agli altri, che me l'ha resa antipatica.
Far intendere che questa sua peculiarità sia scaturita dal suo malessere e dal desiderio di tornare indietro nel tempo, e perciò rivivere o cambiare alcune cose, fa presupporre che ad ogni personaggio del libro potrebbe succedere la stessa cosa.
Sì insomma, perché lei? Cos'ha Gottie di diverso da qualsiasi essere umano? 
Non ha certo sofferto più di chiunque, non ha fatto qualcosa di orribile, si sente solo triste e colpevole come capita prima o poi a tutti, e come nel libro capita ad ogni componente della sua famiglia.
Quindi è proprio il presupposto che dà avvio alla questione "buchi neri" che a mio parere non trova una giustificazione coerente o verosimile, se di coerenza si può parlare in questi casi.
Una storia che avrebbe potuto avere un grande potenziale, rimasto purtroppo inespresso. In definitiva un gran peccato.

Ringrazio la Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 18 marzo 2019

Recensione: “La casa dei sogni” di Marzia Bisognin

Titolo: La casa dei sogni
Titolo originale: Dream House
Autore: Marzia Bisognin
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 25 giugno 2015
Pagine: 217
Prezzo: 7,90 € (cartaceo) 5,99 € (ebook) 

Trama:
Amethys si ritrova davanti a una bellissima casa in stile neoclassico che, inspiegabilmente esercita un'attrazione magnetica su di lei, è la casa in cui avrebbe sempre voluto abitare, elegante, maestosa e circondata da giardini perfetti. Non sa cosa fare, non riesce a suonare il campanello né si decide ad andarsene, ma improvvisamente dalla porta appare una coppia di anziani che la invita a entrare. Inizia così il soggiorno della protagonista nella casa del mistero, un luogo in cui, giorno dopo giorno, avvengono fatti curiosi e incomprensibili, ma da cui Amethys non riesce proprio a distaccarsi.

Recensione:
Avevo letto l’anteprima di questo libro qualche anno fa - l’anno in cui uscii, se non erro - incuriosita più dal titolo che dal nome dell’autrice che, confesso, non avevo mai sentito nominare. Tuttavia il fatto che quel nome, che mi era del tutto nuovo, appartenesse "alla più famosa YouTuber italiana nel mondo", mi ha incuriosito ancora di più e, lo ammetto, con aria decisamente critica, pensando che fosse il solito libro scritto dal personaggio famoso, incapace di scrivere, mi sono accinta alla lettura delle poche pagine che iBook forniva come disponibili alla prova.
Ora vi aspetterete il classico ripensamento del tipo, "e invece no! Mi sbagliavo ad avere pregiudizi, è stata una lettura meravigliosa". E invece, no.
Allora, quei primi capitoli, non mi spinsero all'acquisto del libro, anzi, notai subito quei difetti sia nella trama, che nella scrittura (refusi inclusi) che fanno storcere il naso e palesano la poca credibilità dell’autrice e del libro stesso.
Giorni fa mi sono però ritrovata il libro tra le mani, e dato che non mi piace lasciare le cose incompiute, l’ho ripreso.
Nonostante non mi fosse piaciuto, ammetto che le cose lette mi erano rimaste bene a mente, ricordavo bene l’incipit dell’libro e la poca credibilità della situazione narrata.
Una ragazza, di cui non sappiamo nulla - e solo molto più avanti scopriremo chiamarsi Amethys - si ritrova improvvisamente davanti ad una casa da cui resta inspiegabilmente ammaliata. Non c’è un motivo specifico che giustifichi quest’attrazione, la casa - almeno da come viene descritta - non è particolarmente bella o particolare. E’ una normalissima villetta con porticato in stile americano.
Tuttavia Amethys ne è talmente attratta che è spinta ad entrarci.
Mentre titubante pensa al da farsi, viene anticipata dai proprietari, due anziani signori che, guarda caso, la invitano ad entrare, senza chiederle nulla. E ancora senza chiederle nulla, con la scusa di un’improvvisa tempesta che starebbe arrivando da un momento all'altro, le dicono di restare per la notte.
Così la ragazza, senza proferire né una parola, né un pensiero, si reca nella stanza che le è stata assegnata.
Amethys come un automa agisce senza pensare. Non si chiede perché quei due signori l’abbiano invitata ad entrare, non domanda a se stessa “perché ho accettato questo invito così imprevisto e anomalo, senza muovere opposizioni”, non pensa mai a cose come “devo avvisare a casa”, “i miei saranno in pensiero”. No, la questione è proprio che Amethys non pensa, mai.
E se questo non fosse già di per sé senza senso, la faccenda assume contorni ancora più assurdi quando Amethys si sveglia il giorno seguente non trovando più nessuno in casa, ma anziché lasciare un bigliettino di ringraziamento e pensare di andare via, come ci si aspetterebbe da una qualsiasi persona “normale”, lei decide di restare, giorno dopo giorno, nonostante il verificarsi di episodi inquietanti e a volte anche spaventosi.
Decide di restare per ringraziare i due signori personalmente -.-
Così rimane in casa di estranei per 31 giorni, continuando a mettere naso in casa loro, continuando a mangiare il loro cibo, a dormire nel loro letto, solo per ringraziarli di averla ospitata per una notte -,-
Sembra anche a voi che la storia non abbia fondamenta o che faccia acqua da tutte le parti?
Dati i presupposti non sono molte le opzioni che si possono immaginare...
Be’ già dalle prime pagine io ho fatto le mie considerazioni, e le mie ipotesi (fatte solo nel primo capitolo, di poche pagine) che si sono rivelate esatte. E non perché io sia un genio, ma perché gli avvenimenti, i comportamenti dei personaggi, sono così assurdi da non poter spingere a pensare ad altro.
Ora, non sto a dirvi la ovvia spiegazione - anche se sono certa che chiunque ci sarebbe arrivato, o ci arriverebbe, come ho fatto io, e se non nel primo capitolo lo avrebbe fatto subito dopo, perché l’autrice pare proprio fare di tutto per svelare il “mistero” prima del tempo, sembra che proprio non le piaccia mantenere un minimo di suspense - ma non si possono giustificare le scelte dell’autrice solo per il fine che voleva raggiungere, anzi quelle scelte sono da condannare proprio per quel fine.
Il finale in un libro del genere dovrebbe essere imprevisto, (penso, ad esempio, a come mi hanno lasciato di stucco i finali dei film “The Others” o de “Il sesto senso”) inaspettato, un vero e proprio colpo di scena, invece la Bisognin sembra voler spingere il lettore a non aver alternativa se non quella di indovinare subito il tutto.
Avrebbe dovuto fuorviare il lettore, costruire una trama più solida, dare alla sua protagonista un cervello pensante, dei ricordi diversi, renderla reale e non solo uno un abbozzo fatto male per raccontare la sua storia.
Insomma la sua protagonista per trentuno giorni non si cambia nemmeno gli indumenti intimi e non si pone problemi a riguardo, come può un personaggio del genere apparire reale?
Cos'è dunque “La casa dei sogni”? Solo l’ennesimo caso in cui l’editoria mira ad arricchirsi con la fama di un personaggio, che non ha evidentemente le qualità per scrivere, e non lo dico solo per il libro in sé per sé - ci sta che un romanzo d’esordio non sia un capolavoro - ma in queste pagine non si legge alcuna passione per la scrittura che è estremamente banale e infantile. Nessun amore per i personaggi e le loro vicende, nessun sentimento viene espresso dai protagonisti né trasmesso al lettore.

il mio voto per questo libro