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mercoledì 7 ottobre 2015

Presentazione e anteprima: "Il canto del ribelle" di Joanne Harris.

Salve avventori!
Oggi vi scrivo per presentarvi una nuova uscita tanto attesa, di un'autrice altrettanto amata e seguita, trattasi di Joanne Harris e del suo ultimo lavoro "Il canto del ribelle".
Dopo il successo della saga nei suoi due capitoli “Le parole segrete” e “Le parole di luce", la Harris ha deciso di accontentare i suoi numerosissimi fan scrivendo un prequel, in cui narrerà la vera storia di Loki.
Immagino già tutti gli occhi a cuoricino delle sue sostenitrici ♥_♥
Il libro edito Garzanti uscirà in tutte le librerie domani 8 ottobre.

Titolo: Il canto del ribelle
Titolo originale: The Gospel of Loki
Autore:  Joanne Harris 
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 8 Ottobre 2015
Pagine: 320
Prezzo: 16,90 € (cartaceo)


Trama:

Per Loki, il dio delle fiamme, intelligente, affascinante, ingannatore, spiritoso, l’accoglienza ad Asgard non è delle migliori. Nella città dorata che s’innalza nel cielo in fondo al Ponte dell’Arcobaleno, dove vivono le donne e gli uomini che si sono proclamati dèi, tutti diffidano di lui, che ha nelle vene il sangue dei demoni. Malgrado la protezione di Odino, Loki ad Asgard continua a non essere amato: quello è il regno della perfezione, dell’ordine, della legge imposta. Entrare definitivamente nella schiera delle divinità più importanti, per lui, è impossibile: non solo gli viene impedito, è la sua stessa natura ribelle a impedirglielo. Ma arriva il momento della sua riscossa. Il mondo delle divinità è agli sgoccioli, una profezia ne ha proclamato la fine imminente. E Loki potrà mettere le sue capacità al servizio di Asgard e dei suoi abitanti. È lui che si adopera, con la sua astuzia, per trarre in salvo Thor e compagni. Ma gli dèi sono capricciosi, volubili e di certo non più leali di Loki. Adesso è giunta per lui l’ora di decidere da che parte stare, chi difendere e contro chi muovere battaglia. E di scoprire se i suoi poteri e la sua astuzia possono davvero salvarlo dalla fine che minaccia i Mondi e le creature, umane e divine, che li abitano. Joanne Harris ci porta nelle atmosfere piene di fascino della mitologia nordica: le divinità buone e cattive, i popoli in lotta tra loro, le forze oscure, le città fantastiche e le battaglie sanguinose. Protagonista assoluto è Loki, il dio temuto ed esiliato da tutti che cerca il suo riscatto: è lui a raccontarci la sua versione dei fatti, secondo una prospettiva diversa da quella che abbiamo conosciuto sin qui. Preparatevi a scoprire Odino, Thor e le altre divinità norrene come non li avete mai conosciuti.

Autore:
Joanne Harris è nata, da padre inglese e madre francese, nello Yorkshire, dove attualmente vive. Si è laureata al St Catharine’s College di Cambridge, dove ha studiato francese e tedesco medievale e moderno, e ha insegnato francese nelle scuole secondarie di Leeds.
I suoi libri sono tutti editi in Italia da Garzanti. Dopo Chocolat, il suo romanzo d’esordio apparso nel 1998, tradotto in tutto il mondo, da cui nel 2001 è stato tratto l’omonimo film, ha pubblicato Vino, patate e mele rosse (1999), Cinque quarti d’arancia (2000), La spiaggia rubata (2002), La donna alata (2003), Profumi, giochi e cuori infranti (2004), Il fante di cuori e la dama di picche (2005), La scuola dei desideri (2006), Le scarpe rosse (2007), Le parole segrete (2008), Il seme del male (2009), Il ragazzo con gli occhi blu (2010), Il giardino delle pesche e delle rose (2012), Le parole di luce (2013) e Un gatto, un cappello e un nastro (2014).
È anche autrice, con Fran Warde, di Il libro di cucina di Joanne Harris (2003), Al mercato con Joanne Harris. Nuove ricette dalla cucina di «Chocolat» (2007) e Il piccolo libro di «Chocolat» (2014).

lunedì 27 ottobre 2014

Presentazione: "Un gatto, un cappello e un nastro" di Joanne Harris

Salve avventori!
Oggi voglio parlarvi di una nuova uscita e per farlo voglio farvi una domanda.
Cosa portereste con voi su un'isola deserta?
Joanne Harris, autrice nota soprattutto per il romanzo "Chocolat", non ha dubbi, lei porterebbe:

 «Un gatto per tenermi compagnia.
Un cappello per nascondermi.
Un nastro per legare un sogno.»

E con questo curioso preambolo che Joanne Harris stuzzica la nostra fantasia.
"Un gatto, un cappello e un nastro", dal 30 ottobre in libreria, è una raccolta di racconti che svelano la magia della vita di tutti i giorni.
Perché raccontare per Joanne Harris è un modo di affrontare la vita e le sue sfide: niente è impossibile per l'immaginazione, e se riusciamo a immaginare ci sarà sempre un finale inaspettato per ogni giorno della nostra vita. 


Titolo: Un gatto, un cappello e un nastro
Titolo originale: A Cat, a Hat, and a Piece of String
Autore: Joanne Harris
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 30 Ottobre 2014
Pagine: 252
Prezzo: 18,60 € 

Trama:

I racconti di Joanne Harris raccolti in Un gatto, un cappello e un nastro sono legati tra loro come scatole cinesi: basta aprirne una per scoprirne infinite altre, nascoste a una prima occhiata e per questo ancora più preziose. 
Storie popolate da personaggi profondamente umani, alle prese con difficoltà come il dolore di un lutto o lo svanire di un desiderio da tempo inseguito. 
Personaggi che nella fantasia e nella parola trovano non solo una via di fuga, ma anche una risorsa inesauribile di speranza e di forza di volontà. 
È il caso di Ngok e Maleki, due ragazzine africane che rifiutano di piegarsi a un destino di privazioni. O di Faith e Hope, anziane signore che, escluse dalla gita al mare della casa di riposo in cui vivono, si vendicano smascherando, con passione da detective, un grave sopruso. O di Maggie, che nella pasticceria troverà la dolcezza che la vita le ha negato. 
E ancora, ragazzini abituati a viaggiare più nella rete che nella realtà; una madre a caccia del figlio perduto fra le maglie insidiose di Twitter; un attore alla ricerca di una nuova vita e di una nuova casa che si rivelerà già occupata da una famiglia di fantasmi; un aspirante investigatore più portato all'avanspettacolo… 
Mondi lontani e vicini, atmosfere calde e coinvolgenti, personaggi ironici e incredibilmente veri.

Autore:
Joanne Harris è nata, da padre inglese e madre francese, nello Yorkshire, dove attualmente vive. Si è laureata al St Catharine's College di Cambridge, dove ha studiato francese e tedesco medievale e moderno. Fino al 1999 ha insegnato francese nelle scuole secondarie di Leeds. 
Oltre a "Chocolat", il suo romanzo d'esordio apparso nel 1998, tradotto in tutto il mondo e da cui nel 2001 è stato tratto l'omonimo film, ha pubblicato: Vino, patate e mele rosse (1999), Cinque quarti d'arancia (2000), La spiaggia rubata (2002), La donna alata (2003), Profumi, giochi e cuori infranti (2004), Il fante di cuori e la dama di picche (2005), La scuola dei desideri (2006), Le scarpe rosse (2007), Le parole segrete (2008), Il seme del male (2009), Il ragazzo con gli occhi blu (2010). 
È anche autrice, con Fran Warde, di Il libro di cucina di Joanne Harris (2003) e di Al mercato con Joanne Harris. Nuove ricette dalla cucina di «Chocolat» (2007).
I suoi libri sono tutti editi in Italia da Garzanti. 

martedì 25 marzo 2014

Recensione "Chocolat" di Joanne Harris

Titolo: Chocolat
Autore: Joanne Harris
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 2009
Pagine: 352
Prezzo: 9,90 €
Trama:
È martedì grasso quando nel villaggio di Lansquenet arrivano Vianne Rocher e sua figlia Anouk.
La donna è assai diversa dagli abitanti della cittadina (persone ingrigite ed immusonite), simpatica e gioviale, sfacciata e allegra, porta assieme a sua figlia una ventata di aria nuova e di colore in città.
Vianne e la piccola prendono posto in una panetteria in disuso, che in poco tempo trasformano nella "Céleste Praline": un'invitante e golosa cioccolateria a due passi dalla chiesa del paese.
La Céleste Praline ben presto diviene un elemento di disordine, soprattutto per il giovane curato Francis Reynaud.
Il tranquillo villaggio si lascia trascinare dalla novità, diventando più vivace, ribelle e soprattutto più felice.
Questo entusiasmo sarà però malvisto dal parroco che cercherà in tutti i modi di sventare quella che lui considera una minaccia per "il suo gregge" e riportare il rigore in paese.

Recensione:
Un romanzo dolce in tutti i sensi, non solo per la cioccolata, ma per i sentimenti e le emozioni nel quale indaga e indugia con estrema gentilezza.
Ed è questo che, soprattutto, si apprezza in queste pagine, la profondità dei rapporti, la tenerezza del rapporto madre/figlia, i sentimenti taciuti, tenuti segreti nell'animo e confidati davanti ad una tazza di ottima cioccolata calda.
La storia è originale e ben scritta, Joanne Harris ha un modo di scrivere che coinvolge e cattura.
Un racconto sensoriale in cui profumi, suoni, e colori acquisiscono un'importanza fondamentale, fino a diventare essi stessi protagonisti della storia.
Oltre che ai sensi la Harris dà importanza alle sensazioni e alle emozioni.
Ed è attraverso queste, attraverso ricordi e memorie nascoste in scatole di sandalo, che i personaggi vengono man mano fuori.
Li conosciamo a poco a poco con lo scorrere delle pagine, scopriamo le loro anime, il loro passato, un pezzetto alla volta.
Vianne da donna allegra, avventurosa, libera, e fiera di questa libertà, si rivela essere una donna perseguitata da un passato oscuro, come l'uomo nero che tormenta i suoi sogni.
I suoi viaggi non sono più sinonimo di indipendenza, ma di fuga dalla sua paura più grande.
Essere nomadi non è una volontà, ma una necessità.
A Lansquenet però, Vianne inizia a pensare di poter mettere radici.
Forse finalmente ha trovato un luogo sicuro, da poter chiamare casa.
La donna però non ha fatto i conti con il bigottismo del parroco e di molti dei suoi discepoli.
Ed è così che nasce l'antagonismo fra questi due personaggi così diversi, che avremo modo di conoscere proprio tramite la loro stessa voce.
Il libro è infatti alternato in capitoli in cui, in alcuni, è Vianne a raccontarci la sua storia dal suo punto di vista, e negli altri sentiamo invece la versione di padre Reynaud.
Apertura contro bigottismo, solidarietà contro razzismo.
Con ironia e delicatezza Joanne Harris ci mette di fronte a tematiche così serie e importanti senza farcele percepire pesanti.
Un libro, romantico, profondo, tenero, con personaggi bellissimi e complessi da scoprire.
Alcuni da odiare, altri da amare, molti da conservare nel cuore.
Un libro dolce e amaro, come la cioccolata.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro e hai intenzione di farlo fermati qui!
Adorabile.
Se dovessi scegliere una parola è così che definirei questo libro.
Sono sicura che lo avrei apprezzato anche di più se non avessi già conosciuto la storia (eh si, purtroppo ho visto il film più di una volta).
La trama è originale, e il tema importante.
Non si parla solo di cioccolata, sebbene se ne parli davvero tanto *Q*__
Il tema affrontato è quello della discriminazione, del razzismo e del bigottismo.
Il piccolo paesello di Lansquenet viene trascinato a provare sentimenti d'avversione, verso chiunque gli sia estraneo, il paradosso è che, chi li incita a questo comportamento inumano, è proprio chi con la sua parola dovrebbe predicare solidarietà e comprensione verso il prossimo.
Curé Reynaud, che dovrebbe essere la figura che in città rappresenta ed incarna la solidarietà, la bontà, la buona fede, è in realtà colui che mette zizzania, spingendo la sua gente all'indifferenza e alla discriminazione.
Pettegolo, manipolatore, geloso, anche lui con una storia ed un passato nascosto che, alla realtà dei fatti, fa apparire ancora più orrendo e ingiusto il suo puntare sempre il dito contro tutto e tutti.
"Chi è senza peccato scagli la prima pietra", e lui sicuramente non ne avrebbe potuta scagliare mezza.
Il peccato alberga nel suo cuore con dimora fissa da troppo tempo, e senza manifestare traccia di pentimento o tentativo di redenzione.
Il suo comportamento non ha giustificazioni, è la classica persona che accusa gli altri delle proprie colpe e vede negli altri i propri difetti.

Se in colui che avrebbe dovuto essere un faro per il suo gregge ho visto solo ingiustizia e cattiveria, nelle due straniere sue "nemiche" ho visto l'amore, la bontà e la dolcezza.
Vianne Rocher seppur non credente si dimostra molto più umana di chi dovrebbe predicare umanità.
Ascolta senza giudicare, ha il potere di capire le persone, le aiuta a crescere e cambiare, ad affrontare le proprie paure, anziché continuare a fingere che non ci siano.
Ed è proprio questo che Vianne porta a Lansquenet: il cambiamento, la rinascita.
E anche in lei c'è il cambiamento, eternamente in fuga dalle sue paure, capisce che restare è la scelta più coraggiosa.

Ho adorato la tenerezza con cui viene descritto il rapporto tra lei e sua figlia Anouk.
Vianne vive nel costante terrore di perderla, nella paura di essere una cattiva madre.
Anche il rapporto tra Vianne e sua madre ci viene raccontato con dolcezza, ma c'è sempre una vena di malinconia e tristezza nel suo ricordo.
Una sorta di rancore, nei confronti di una vita (e di una madre), che le ha dato molto, ma le ha, allo stesso tempo, tolto tanto.
Le ha negato la stabilità, la famiglia, le amicizie e persino l'idea di cosa sia "essere a casa".
Una vita avventurosa, ma dura, che le ha messe difronte a realtà differenti e a diverse reazioni della gente, che in ogni città erano poi sempre le stesse.
Negli occhi di chi le guardava, che si trovassero a Parigi, a Milano, a Vienna o a New York, era facile leggere le stesse cose: pena, indifferenza, indignazione, diffidenza.
E Vianne negli occhi di sua madre sapeva riconoscere la paura, la stessa paura che ora, irrazionalmente, perseguitava lei: quella di essere separata da sua figlia.
Probabilmente la paura che sua madre aveva per "l'uomo nero", non era tanto irrazionale quanto lo era per lei.
Vianne, nel ricordare sua madre, rammenta una sua confessione (forse causata dalla morfina), in cui le lascia intendere di averla rapita e di non essere quindi sua madre naturale.
La stessa Vianne non intende andare a fondo con questa questione, lascia se stessa e noi con il dubbio.

“« P-eeer-saa», ha ripetuto disperata, e ha cominciato a piangere. 
L'ho consolata come meglio ho potuto, ricacciando i ritagli nella cartella. 
Mentre lo facevo ho notato che molti parlavano dello stesso caso, la scomparsa a Parigi di Sylviane Caillou, di diciotto mesi. Sua madre l'aveva lasciata due minuti legata con la cintura al sedile dell'automobile mentre andava in farmacia, e quando era tornata la bimba non c'era più. 
E non c'erano più neanche la borsa con i ricambi e i giocattoli della bimba, un elefante di pezza rosso e un orsetto marrone. 
Mia madre mi ha visto scorrere l'articolo e mi ha sorriso di nuovo. 
«Credo che allora tu avessi due anni», ha detto con voce furba. 
«O quasi due. E lei era molto più bionda di te. Non potevi essere tu, no? E in ogni caso, ero una madre migliore di quanto fosse quella». 
«Certo che no», ho detto. 
«E tu eri una buona madre, una madre meravigliosa. Non preoccuparti. Non avresti fatto niente che mi mettesse in pericolo». 
Mamma si dondolava e sorrideva. 
«Imprudente», ha cantilenato. «Solo imprudente. Non si meritava una bambina carina come quella, no?». 
Ho scosso la testa, improvvisamente sentivo freddo. 
Infantile: «Non ero cattiva, vero, Vianne?». 
Sono rabbrividita. Le pagine sembravano squamose fra le dita. «No», l'ho rassicurata. «Non eri cattiva». 
«Mi sono occupata di te come si deve, vero? Non ti ho mai abbandonata. Neanche quando quel prete ha detto... ha detto quello che ha detto. Io mai». 
«No, maman. Non l'hai mai fatto». 
Il freddo adesso era paralizzante, rendeva difficile pensare. Tutto quello che riuscivo a pensare era il nome, così simile al mio, le date... E poi figurarsi se non mi ricordavo l'orsacchiotto, l'elefante, la stoffa consumata fino alla tela rossa, portati instancabilmente da Parigi a Roma, da Roma a Vienna?... Certo, poteva essere un'altra delle sue idee fisse. Ce n'erano altre, come il serpente sotto le coperte del letto e la donna negli specchi. 
Avrebbe potuto essere una finzione. Nella vita di mia madre quel genere di cose contava moltissimo. E poi... dopo tanto tempo, che cosa importava?”

Io tendo a credere a questa versione, perché solo così si giustificherebbero le manie di persecuzione di questa donna, e il suo voler continuare a fuggire senza mai stabilizzarsi in nessun posto.
Vianne desidera per sua figlia una vita diversa, meno dura e più stabile, un'infanzia degna di questo nome.

“Venticinque anni, e alla fine la primavera si è fatta stanca, proprio come era diventata stanca negli ultimi anni mia madre. Mi sorprendo a guardare il sole e a chiedermi come sarebbe se lo vedessi sorgere sullo stesso orizzonte per cinque - o dieci, o venti - anni.
Il solo pensiero mi fa venire una strana vertigine, un sentimento di paura e desiderio. 
E Anouk, la mia piccola straniera? 
Ora che sono la madre, vedo in una luce diversa la coraggiosa avventura che abbiamo vissuto per tanto tempo. 
Mi vedo com'ero, la ragazzina bruna dai lunghi capelli spettinati, che indossa abiti scartati dai negozi di seconda mano, che impara la matematica nel modo più duro, la geografia nel modo più duro: Quanto pane per due franchi? 
Fino a dove potremo viaggiare con un biglietto del treno da cinquanta marchi? 
E per lei non voglio lo stesso"

In queste pagine mi sono innamorata delle descrizioni, l'autrice punta tutto sulle percezioni, descrive suoni, odori, profumi fino a farli percepire a chi legge.
In maniera ugualmente precisa ha dato vita a dei personaggi meravigliosi.

Armande Voizin è tra i personaggi che ho apprezzato di più.
La più anziana della città eppure la più aperta e meno bigotta.
Spiritosa, pungente e sarcastica, è l'unica che sa mettere Reynaud al posto suo.
Conosce lui meglio di chiunque altro in città, conosce il suo passato e sa quanto è meschino, per questo non riconosce la sua autorità ecclesiastica e ancor di più lo disprezza.

Guillaume Duplessis, con il suo inseparabile cagnolino Charly, mi ha commosso.
Leggere del suo attaccamento viscerale al suo compagno di vita, il non volersene separare, il suo continuo domandarsi se anche gli animali vanno in paradiso, è stato allo stesso tempo dolce e straziante.
Ho compreso il suo dolore, e mi sono affezionata davvero tanto a questa bellissima coppia, in cui uno era bastone e sostegno dell'altro.

Joséphine Muscat è il personaggio che più di tutti è cambiato dall'inizio del romanzo.
Da insicura, triste e sfuggitiva che era, è diventata una donna forte, determinata e intraprendente.
Vianne le ha dato la forza per reagire agli abusi del marito, una spalla a cui appoggiarsi per rimettersi in piedi.
Le ha dato fiducia e ha creduto in lei, cose che, fino a prima del suo arrivo, le erano sempre mancate.

Una realtà, quella descritta in queste pagine, che seppur può sembrare lontana anni luce dalla nostra, è in verità fin troppo attuale, soprattutto nei piccoli paesini, dove bigottismo e pregiudizio sono purtroppo la norma.
Di personaggi come Curé Reynaud (siano essi uomini di chiesa o no), e di pettegole maligne, come Caroline Clairmont e le sue amiche, ne è pieno il mondo.
La chiesa, come ben sappiamo, non sempre è simbolo di santità e di giustizia, le persone di cuore invece possono essere ovunque, e chiunque.

In conclusione consiglio di leggere questo libro in primavera o in concomitanza con il periodo in cui è narrato, ovvero febbraio/marzo.
Inoltre, prima di iniziare la lettura, vi consiglio di assicurarvi di essere ben provvisti di cioccolata! Leggendo ve ne verrà sicuramente voglia! ^__^

Breve confronto con il film:
Le differenze tra il libro e l'omonima trasposizione cinematografica sono poche, ma fondamentali ai fini non tanto della storia, quanto del suo significato.
Nel film la parte del cattivo non è affidata al parroco, bensì al sindaco della città, e questa l'ho vista quasi come una censura, perché non c'era nessun altro buon motivo valido per questo cambiamento.
Nel libro non c'è nessun sindaco bacchettone, e nel film il curato è solo un giovanotto timoroso e ingenuo che si fa condizionare da un primo cittadino fin troppo invadente.
Questo passaggio di ruolo modifica del tutto il senso del racconto, che vuole proprio dimostrare come essere uomini di chiesa non significhi necessariamente essere uomini giusti, al contrario mostra l'ipocrisia di chi predica bene e razzola nel peggiore dei modi.

Curiosità:
Chocolat non è un romanzo autoconclusivo, ma è il primo libro della trilogia che ha come protagoniste Vianne Rocher e sua figlia Anouk.
Completano la serie: "Le scarpe rosse" e "Il giardino delle pesche e delle rose".


il mio voto per questo libro

venerdì 14 febbraio 2014

Chi ben comincia... #7

Salve avventori! Buon San Valentino!!!
In questo giorno dedicato all'amore e agli innamorati, non si può (diciamoci la verità), non pensare alla cioccolata! Perché i cioccolatini sono un must di questa festa, si ricevono, si regalano e si bramano.
E quale libro migliore da presentare oggi in questa rubrica se non questo? 
Parlo di  "Chocolat" di Joanne Harris. 
E' il primo libro di una trilogia, che comprende anche: "Le scarpe rosse"; "Il giardino delle pesche e delle rose".
Probabilmente molti di voi lo ricorderanno per il film con Juliette Binoche e Johnny Depp.
Il racconto inizia proprio in questo periodo dell'anno, è l'11 febbraio e in una città si sta festeggiando il carnevale.
Ecco l'incipit per voi, a me piace da impazzire e non vedo l'ora di finire Jane Eyre per poter iniziare questo libro *o*
Che ve ne pare?

 Poche e semplici le regole:
 Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
 Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
 Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
 Aspettate i commenti

"Chocolat" di Joanne Harris

11 Febbraio - Martedì grasso 


“Siamo arrivate con il vento del carnevale. Un vento tiepido per febbraio, carico degli odori caldi delle frittelle sfrigolanti, delle salsicce e delle cialde friabili e dolci cotte alla piastra proprio sul bordo della strada, con i coriandoli che scivolano simili a nevischio da colletti e polsini e finiscono sul marciapiedi come inutile antidoto contro l'inverno. 
C'è un'eccitazione febbrile nella folla disposta lungo la stretta via principale, i colli che si allungano per vedere il carro fasciato di carta crespata, con i suoi nastri svolazzanti e le coccarde di cartoncino. Anouk guarda, gli occhi spalancati, un palloncino giallo in una mano e una trombetta nell'altra, tra un cesto per la spesa e un triste cane marrone. Abbiamo visto altri carnevali, io e lei: una processione di duecentocinquanta carri decorati a Parigi, il martedì grasso dell'anno scorso, centottanta carri a New York, due dozzine di bande che marciavano a Vienna, clown sui trampoli, le Grosses Têtes con le loro teste ciondolanti di cartapesta, le majorettes con i bastoni che roteano e sfavillano. Ma a sei anni il mondo ha ancora una luce speciale. Un carro di legno, decorato alla buona con oro, crespo e scene dalle favole. Una testa di drago su uno scudo, Raperonzolo con una parrucca di lana, una sirenetta con la coda di cellophane, una casetta di pan di zenzero, tutta glassa e cartone dorato, una strega sulla porta che sventola le stravaganti unghie verdi di fronte a un gruppo di bambini silenziosi. A sei anni si possono scorgere dei particolari che già un anno dopo vanno al di là delle nostre capacità. Dietro la cartapesta, la glassa, la plastica, lei riesce ancora a vedere la vera strega, la vera magia. Alza lo sguardo verso di me, gli occhi sono brillanti, dello stesso azzurro-verde della Terra vista dallo spazio. 
«Ci fermiamo? Ci fermiamo qui?».”