mercoledì 18 maggio 2022

Recensione: "Il lupo e il leone" di Gilles de Maistre e Christelle Chatel

Titolo: Il lupo e il leone
Autore: Gilles de Maistre e Christelle Chatel
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 7 gennaio 2022
Pagine: 112
Prezzo: 9,90 € 

Trama:
Alla morte del nonno Alma torna nella casa dell’infanzia, su un’isola in mezzo a un lago circondato dalle foreste. La tranquillità delle sue giornate è sconvolta quando all’improvviso nella sua vita fanno irruzione un lupacchiotto e un leoncino. La ragazza decide di prendersene cura di nascosto da tutti, per proteggerli dagli uomini che li vogliono catturare e rinchiudere. I due cuccioli crescono giocando insieme come fratelli. Ma un giorno il segreto viene scoperto: il lupo è rinchiuso in una riserva naturale e il leone spedito in un circo. Separati da centinaia di chilometri, da sbarre e recinti, Alma e i suoi due amici cercano disperatamente di ritrovarsi… 

Recensione:
Una storia d'amicizia, che parla di amore per gli animali e di rispetto per la natura.
Ma non solo, perché la vicenda di Alma è anche un racconto di riscoperta delle proprie radici, della propria identità, e delle proprie ambizioni.
Un evento tragico e traumatico riporta la ragazza dalla caotica New York all'isola privata canadese, in cui era cresciuta da bambina. 
Una sosta di pochi giorni diventa un soggiorno più duraturo, quando la protagonista si imbatte per caso, in una lupa che stava per essere catturata e nel suo piccolino. E come se non bastasse, ecco cadere dal cielo, precisamente da un velivolo precipitato, un cucciolo di leone bisognoso di cure e di affetto.
Che fare? Tornare alla routine prestabilita, fatta di pianoforte e concerti, o arrendersi al richiamo della natura, e all'istinto materno che le dice di proteggere i due animali ad ogni costo? 

Alma capisce immediatamente cosa deve fare: indipendentemente da ciò che la aspetta nella Grande Mela, nulla è più importante che impedire che il lupo e il leone, che lei sta crescendo come fratelli, vengano catturati e privati per sempre della libertà.
Un libro emozionante e coinvolgente che parla di legami che sfidano il tempo e le distanze, e del vero significato della parola "famiglia".
Una lettura davvero educativa che insegna a rispettare l'habitat naturale di ogni creatura, e ad opporsi senza mezzi termini al maltrattamento degli animali.
Ed infine una storia che racconta di una ragazza in cerca della sua strada, del suo posto nel mondo, dell'unico posto che può chiamare casa.grado, si trovano costretti a vivere, che sia per i pregiudizi sull'aspetto fisico, che sulla base di discriminazioni razziali, sessuali o di genere. 
Perché purtroppo ci sono molti modi per escludere qualcuno, ed uno solo per fare, giustamente, l'esatto opposto, ed è proprio a quest'ultimo che dovremmo puntare. 
Un libro che in maniera delicata racconta di diversità ed inclusione, con le parole, come è ovvio che sia, ma ancor di più con le dettagliatissime illustrazioni color seppia, che a mo' di vecchie fotografie, ripercorrono gli amori, le amicizie, i legami, le paure ed i "trascurabili momenti di felicità" di una famiglia così diversa da noi, eppure per certi versi, così simile.

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

martedì 26 aprile 2022

Recensione: "L'incredibile famiglia Appenzell" di Sébastien Perez e Benjamin Lacombe

Titolo: L'incredibile famiglia Appenzell
Autore: Sébastien Perez 
Illustratore: Benjamin Lacombe
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 23 novembre 2021
Pagine: 80
Prezzo: 25,00 € 

Trama:
Da un matrimonio segreto nasce una famiglia speciale. Questa è la sua storia. 
Un volume prezioso per un racconto deliziosamente dark, che ci parla del diritto di ciascuno a essere “unico” e “diverso”.

Recensione:
Qual è il labile confine tra particolare e strano?
Oppure tra prodigioso e mostruoso?
Esiste davvero una normalità, oppure siamo abituati a considerare naturale solo ciò che conosciamo da vicino?
Da queste premesse, ha origine il meraviglioso albo illustrato "L’incredibile famiglia Appenzell", che porta di nuovo la firma del ben collaudato duo Sébastien Perez e Benjamin Lacombe, rispettivamente autore ed illustratore.

Mia nonna si chiamava Eugénie Appenzell. 
Da lei ho preso i lunghi capelli ricci e dicono il carattere forte.
Qualche giorno prima che nascessi, nonna Eugénie se n'è andata.
Mi ha lasciato in eredità una scatola piena di fotografie e di lettere "in modo che tu possa conoscere la tua famiglia", mi aveva scritto.
Ho passato anni a ricostruire legami e relazioni amorose che uniscono queste persone straordinarie.
Ho pianto e ho riso...
Oggi vi consegno la loro storia...
La mia storia

È la giovane Victoria a raccontare, o per meglio dire, a far sì che siano le foto che ritraggono la sua antica dinastia a parlare, l'una dopo l'altra. 
E che dinastia!
Dal bisnonno Charles, alla nonna Eugénie, passando per zii e cugini vari, nessun componente degli Appenzell può dirsi privo di uno straordinario talento, che sia quello di suonare perfettamente il violino con tutte e quattro le mani, o di vedere bene da vicino e da lontano, pur con un solo occhio posto in mezzo alla fronte, di dare abbracci supercalorosi, grazie al corpo completamente coperto di folto e morbido pelo, o semplicemente di sfoggiare il più bel paio di corna che si siano mai viste in giro. 
Ogni membro della famiglia ha la sua storia - seppur racchiusa in una semplice didascalia che accompagna ogni ritratto - e tutte quante sono legate l'una all'altra con un filo invisibile. 
Gli Appenzell sono unici, questo è innegabile, ed è per questo motivo che, oltre agli sguardi curiosi, alla fama e all'ammirazione, hanno destato, nel corso degli anni, anche sospetti e pensieri ostili. Perché si sa, a molti, la diversità fa paura. Per tanti, essere un prodigio equivale ad essere un mostro. 
Ed è questo duplice messaggio che trasmette il libro, la bellezza dell'unicità, ma anche il rovescio della medaglia, la sensazione di sentirsi soli, smarriti, non pienamente al sicuro, in una società che non ti accetta se non rispetti determinati standard, che non ti accoglie se non sei come lei desidera. 

Il prodigio e il mostro hanno le stesse radici

Una storia di fantasia che mescola il bizzarro alla cruda realtà, e che per mezzo di personaggi immaginari, descrive la quotidianità, triste e desolante che molti, ancora oggi e loro malgrado, si trovano costretti a vivere, che sia per i pregiudizi sull'aspetto fisico, che sulla base di discriminazioni razziali, sessuali o di genere. 
Perché purtroppo ci sono molti modi per escludere qualcuno, ed uno solo per fare, giustamente, l'esatto opposto, ed è proprio a quest'ultimo che dovremmo puntare. 
Un libro che in maniera delicata racconta di diversità ed inclusione, con le parole, come è ovvio che sia, ma ancor di più con le dettagliatissime illustrazioni color seppia, che a mo' di vecchie fotografie, ripercorrono gli amori, le amicizie, i legami, le paure ed i "trascurabili momenti di felicità" di una famiglia così diversa da noi, eppure per certi versi, così simile.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

giovedì 21 aprile 2022

Recensione: “Crudelia De Mon. La mia vera storia” di Serena Valentino

Titolo: Crudelia De Mon. La mia vera storia
Titolo originale: Evil Thing
Autore: Serena Valentino
Editore: Giunti. Disney
Data di pubblicazione: 26 maggio 2021
Pagine: 304
Prezzo: 14,00 €

Trama:
Crudelia De Mon è uno dei Cattivi Disney, l’antagonista dalla forte personalità. Questo volume rientra nella nuova collana DISNEY VILLAINS, una linea espressamente dedicata ai cattivi dei più famosi film Disney.
Per la prima volta in questo volume, Crudelia De Mon ha la possibilità di prendere la parola, di raccontare il suo punto di vista, e di scoprire i lati più nascosti della sua personalità.
È la cattiva perfetta: elegante, spiritosa, implacabile. Dalla sua infanzia agiata alle sue scelte di moda iconiche, a quel famoso incidente d’auto che ha posto fine ai suoi piani malvagi, Crudelia racconta le memorie di una donna condannata, che ha avuto amici e affetti veri e sogni da realizzare. Dopotutto, le storie non sono sempre e solo bianche o nere…

Recensione:
Ogni storia, ogni racconto, ogni romanzo, ogni fiaba, per essere tale, per coinvolgere ed appassionare, ha bisogno di un eroe, un personaggio buono, positivo per cui parteggiare, e un antagonista, un nemico, un personaggio in cui il lettore potrà far convergere tutti i suoi sentimenti negativi.
Entrambi sono ovviamente necessari.
Restringendo il campo e soffermandoci ad analizzare, con la lente d’ingrandimento, le classiche fiabe, cosa ne pensate dei villains più famosi?

Negli ultimi anni, molti autori, scrittori, sceneggiatori e registi si sono messi alla prova nel dare una nuova lettura alle fiabe più conosciute, stravolgendo le sorti di alcuni personaggi e dando un nuovo volto ai protagonisti, in special modo ai cattivi.
Mi viene in mente la figura di Malefica che, grazie al film Maleficent, ha assunto nuovi contorni e uno spessore del tutto diversi. Sicuramente più profondi.

Tornando alla domanda posta prima, “cosa ne pensate dei cattivi delle fiabe?”
Ecco la mia risposta: a me non sono mai piaciuti, perché non li ho mai compresi.
Ogni personaggio dovrebbe avere una storia, un vissuto, che lo ha portato ad essere quello che è, e a maggior ragione, dovrebbe averla un personaggio che “sceglie” di essere crudele.
Dietro ad un comportamento tanto bieco e spietato ci dovrebbe essere sempre una grande motivazione.
Solo a quel punto il lettore/spettatore diventa capace di comprendere e capire determinate azioni.
Nel caso di Maleficent, ad esempio, la sua crudeltà e il suo odio nascono da una ferita profonda e insanabile.
Questo dà spessore e credibilità al personaggio. 
Anche il nemico ha una sua storia che ci porta a comprendere, seppur in parte, il suo comportamento.
Anche l’antagonista ha finalmente una sua profondità, e non si limita ad essere solo il cattivo della favola.

Invece a cosa siamo stati abituati?
A streghe offese per non essere state invitate ad un ballo. O invidiose della altrui bellezza, o donne gelose della bontà e della gentilezza delle proprie figliastre.
Motivi talmente futili e sciocchi da rendere ben evidente come i cattivi non siano altro che delle stupide marionette a uso e consumo della storia.
Un espediente qualsiasi per rendere l’eroe ancora più eroico ed amabile, perché quale persona sana di mente, si schiererebbe mai dalla parte avversa?

Serena Valentino, nella sua serie dedicata ai cattivi delle favole, prova proprio a fare questo: immaginare un passato che giustifichi, che renda in qualche modo comprensibili, le scelte dei villains più famosi.

In “Crudelia De Mon. La mia vera storia” conosciamo una Crudelia bambina, la sua famiglia benestante e la sua infanzia apparentemente serena: le scuole migliori, i vestiti più belli, camerieri, governanti e cuochi a completa disposizione e un'istitutrice che le gravita costantemente attorno, rispondendo ad ogni suo capriccio o necessità.
Eppure, sotto questa superficie patinata, si nascondono crepe, amarezze e dolori.
Suo padre Lord De Mon, un uomo buono e gentile, che le vuole davvero bene e cerca di insegnarle ciò che davvero conta nella vita, viene improvvisamente e prematuramente a mancare e, improvvisamente, il mondo di Crudelia va, per la prima volta, in frantumi.
Ed ecco che l’universo della ragazzina si restringe e comincia, sempre più, a focalizzarsi sul desiderio disperato di catturare le attenzioni, e conquistare la benevolenza di sua madre, una donna bellissima, sempre super elegante, perennemente impegnata tra feste e party che la tengono lontana da casa.

Lady De Mon è una donna severa, vanitosa ed egoista, per nulla materna. Tratta la figlia con lo stesso riguardo che si potrebbe dimostrare ad un oggetto di antiquariato.
Un'ora al giorno, l'ora del te, è questo il tempo che riserva a lei in un'intera giornata. Un momento che la piccola Crudelia attende con trepidazione, più di ogni altra cosa.
Perché, nonostante non riceva l'affetto e le attenzioni adeguate, Crudelia continua a guardare sua madre con inesorabilmente deferenza e ammirazione. Non le rimprovera nulla, anzi, come un cagnolino fedele cerca sempre di conquistare la sua stima e considerazione, una ricerca purtroppo vana.
Dopo la morte del padre le cose non migliorano, anzi, se Crudelia non desidererebbe altro che stringersi a sua madre e trovare, in lei e con lei, consolazione a quel dolore, la donna invece diventa ancora più distante, arrabbiata e risentita, fa i bagagli e parte senza dare notizie di sé.

Crudelia cresce così, desiderando sempre di entrare nel cuore di quella donna che ama e ammira, nel mentre però sarà circondata da tantissimo amore, quello della sua istitutrice Miss Pricket, che l'ha cresciuta come una figlia, quello della cuoca Mrs. Braddley che tiene a lei come fa una qualsiasi nonna con una nipote, quello della migliore amica Anita e della cagnolina Peggy (vi dicono niente questi nomi?), e poi quello di Jack Shortbottom, l'uomo che la farà sentire più importante di qualsiasi cosa.

Eppure tutto questo non sembra colmare la ferita di quel calore materno mai conquistato.
E Lady Demon - che a sua figlia non ha dato altro che vestiti, lezioni di superficialità e disprezzo, e il cui massimo insegnamento è stato l'imperativo "Distinguiti", l'ordine a distinguersi dalla massa - purtroppo, con il suo comportamento, ha seminato nel cuore di sua figlia il seme della diffidenza, del rimorso e dell'invidia.

Così, dolore dopo dolore, delusione dopo delusione, il cuore di Crudelia diventa arido e oscuro. Gelido di fronte alla felicità degli altri, vendicativo contro chi ha tradito i suoi desideri e ossessionato dalla malata idea di conquistare a tutti i costi l'affetto materno.

Nel complesso ho apprezzato sinceramente la creatività e la fantasia di Serena Valentino. La storia dell'infanzia di Crudelia, il dolcissimo rapporto con Lord De Mon, il desiderio disperato di essere amata da quella madre così fredda ed egoista, l'amicizia con Anita, la meravigliosa storia d'amore con Jack, e tutta la complessità dei sentimenti che la animano nel corso della vita: i dolori, le delusioni, i momenti di spensieratezza e felicità, mi hanno fatta appassionare alla storia e me l’hanno fatta percepire come vera.
E poi successivamente le gelosie, le invidie, la rabbia, il disperato bisogno di Crudelia di sentirsi amata da sua madre - sentimento, che alla fine, la porterà alla perdizione - mi hanno fatto provare sincera tenerezza per lei, prima, e profonda pena poi.
Le ho voluto bene in molti frangenti e l’ho detestata in altri.
L’ho trovata troppo ingenua in molte circostanze, spesso incoerente, incattivita con le persone sbagliate e per i motivi sbagliati, e magnanima con chi non meritava la sua indulgenza.
Profondamente insicura, tremendamente infelice.
Forse non sono stata in grado di comprendere pienamente il suo desiderio conquistare una madre evidentemente anaffettiva ed egoista, quando invece era già circondata da tantissimo amore di persone genuine e altruiste, ma questa sua costante ricerca forse l’ha resa anche più umana e fallibile.

Però c’è un però.
Posso dire senza dubbio di aver apprezzato tutta la parte ignota della storia di Crudelia, ovvero quella creata dalla penna della Valentino, ma non ho apprezzato come questa, sul finale, si ricongiunga con la storia che già conosciamo.
Per me, e per come è stata ideata la storia della vita di Crudelia, quella conclusione non ha alcun senso. Avrei apprezzato maggiormente se l’autrice ci avesse rivelato una nuova versione dell’epilogo della storia (come succede in Maleficent), e se invece voleva davvero mantenere come vero il finale che conosciamo, avrebbe dovuto costruire un anello di congiunzione tra le due storie un tantino più solido e credibile.
Così invece sembra mancare un pezzo, il pezzo di storia che porta dalla trasformazione di una Crudelia ferita a quella di una Crudelia folle.
Da una Crudelia che inizia a capire che la causa dei suoi dolori risiede in sua madre a una Crudelia che, senza motivazioni sensate, decide di spostare i suoi rimorsi sulla sua ex migliore amica e sui cuccioli della sua ex cagnolina.

Insomma a deludermi è l’intento.
Questa storia doveva esistere per giustificare la follia del personaggio, invece fa tutto fuorché questo.
Ci fa affezionare a lei, ci fa provare empatia per questa ragazza sfortunata, e poi la fa impazzire senza una buona motivazione.
Apprezzo davvero moltissimo il lavoro svolto dalla Valentino, ma per me anche in questa versione della storia il personaggio di Crudelia De Mon continua a mancare di credibilità. La sua crudeltà a maggior ragione è ingiustificata perché rivolta ai soggetti sbagliati.
Come rivisitazione, a questo punto, ho preferito quella del film Cruella, che ci racconta una nuova e ignota versione anche del finale della storia.

Detto questo, spero comunque che Giunti porti in Italia anche gli altri libri che Serena Valentino ha dedicato ai Villains, perché (finale a parte) la storia mi ha davvero appassionata ed emozionata e vorrei conoscere anche le vite che, la sua fantasia, ha regalato agli altri cattivi delle fiabe.

Ringrazio Giunti per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro


martedì 19 aprile 2022

Recensione: “Mexican Gothic” di Silvia Moreno-Garcia

Titolo: Mexican Gothic
Titolo originale: Gótico
Autore: Silvia Moreno-Garcia
Editore: mondadori. Oscar Vault
Data di pubblicazione: 2 novembre 2021
Pagine: 348
Prezzo: 18,00 €


Trama:
Noemí Taboada riceve una lettera angosciata e delirante da sua cugina Catalina, che ha appena sposato un inglese altolocato e che implora il suo aiuto. E così si reca a High Place, una tetra dimora sperduta tra le montagne del Messico. 
Noemí è poco credibile nei panni della crocerossina: è una raffinata debuttante, più adatta ai cocktail party che alle indagini poliziesche, ma è anche caparbia, sveglia, e non si lascia intimorire facilmente: certo non dal marito di Catalina, uno sconosciuto dall'aria sinistra ma intrigante; né dal padre, l'anziano patriarca che sembra particolarmente attratto da lei; e neppure dalla casa, che inizia a invadere i suoi sogni con visioni di sangue e sventure. 
Il suo unico alleato in questo luogo inospitale è il più giovane membro della famiglia. Ma forse anche lui ha un oscuro segreto da nascondere. Mentre dal passato riemergono storie di violenza e follia, Noemí viene lentamente risucchiata in un mondo terrificante e seducente al tempo stesso. Un mondo dal quale potrebbe essere impossibile fuggire.

Recensione:
Quando ho letto la trama di questo libro sono rimasta subito incuriosita, per svariati motivi: una lettera con una misteriosa richiesta d’aiuto, una tetra destinazione sperduta tra le montagne, e una dimora sinistra che sembra nascondere oscuri ed inquietanti segreti.
In più l’atmosfera dell’Inghilterra vittoriana, mista al folklore delle leggende messicane, mi era parso un bel mix da scoprire.
Infatti, una volta intrapresa la lettura, ho effettivamente riscontrato che questo insieme di elementi, che mi avevano attirato di primo acchito, era vincente.

Purtroppo la componente messicana è poco presente, se fatta eccezione per il titolo, e per i nomi di alcuni protagonisti, questo romanzo avrebbe potuto benissimo essere ambientato in Inghilterra e nessuno avrebbe notato la differenza.
Quindi, se da questo punto di vista, si è rivelato un pochino deludente, la storia parte bene e si sviluppa in modo appassionante, tenendo il lettore incollato alle sue pagine, nell'attesa di scoprirne tutti i più oscuri segreti.

Una criptica e delirante lettera giunge a casa della protagonista Noemí Taboada, mettendo in serio allarme sia lei che suo padre.
Il mittente è la cugina Catalina, da poco sposatasi con un uomo inglese appartenente ad una rinomata famiglia, e per questo trasferitasi ad High Place, un’antica dimora che si erge isolata sul villaggio circostante.
Nella lettera Catalina chiede aiuto alla cugina, non nascondendo il terribile sospetto di essere vittima di un complotto. Addirittura teme di essere stata avvelenata.

Qui sta forse il primo punto debole della storia, perché pur conscio di tale e gravoso problema, il padre di Noemí, anziché recarsi lui stesso dalla nipote, manda in spedizione sua figlia. Una ragazza ventenne, apparentemente con la testa sulle spalle, ma con una vita fatta di studi, feste, aperitivi, cene e tè esclusivi, non di certo una spia dotata di una grande conoscenza di tecniche di autodifesa. 
Una decisione che ho trovato poco realistica, ma che, a quanto pare, era necessaria allo scopo.

Noemí dunque si mette in viaggio e arriva ad High Place, trovandovi un posto molto diverso da quello che aveva immaginato. Totalmente privo di calore e colore ed immerso nel nulla. Come può sua cugina, una ragazza così solare e allegra, sopportare di vivere in un posto del genere? 
L’atmosfera che si respira è tetra, inquietante, e lugubre. L’aria è pesante, quasi irrespirabile. Sa di rancido, di vecchio di muffa e morte.
La casa sembra essere rimasta ferma nel tempo, non toccata minimamente dal progresso, senza elettricità, senza luce, avviluppata in ragnatele di polvere e segreti.

Anche chi la abita non è da meno, personalità ermetiche, schive, severe e arcigne.
Da Virgil Doyle il marito di Catalina, con i suoi modi fintamente gentili, ma con uno sguardo che tradisce secondi e malevoli fini, a Florence colei che si comporta da padrona di casa, con i suoi modi sgarbati e ostili, al signor Howard, padre di Virgil e capostipite della famiglia Doyle, un uomo inquietante da cui Noemí non desidera altro che tenersi alla larga.
Tutti mostrano una strana e immotivata avversione verso la loro ospite e da subito si evidenzia palese il loro intento di nasconderle più di un qualcosa.

La lettura è appassionante, l’atmosfera gotica affascinante: la casa quasi totalmente immersa nel buio, con i suoi respiri, sussurri, rumori ovattati, e la costante sensazione - che la stessa protagonista costantemente avverte - di non essere mai sola e al sicuro, mi hanno fatto ripensare a “Gli amici silenziosi” di Laura Purcell, un libro che ho trovato perfetto e che ho adorato dalla prima all'ultima pagina.

Purtroppo, per la storia di Silvia Moreno-Garcia non posso dire altrettanto, ma del volume riesco a promuovere solo la prima metà delle sue pagine.
Passata la quale, arrivato dunque il momento di svelare il mistero che i membri della famiglia Doyle nascondono da generazioni, tutto diventa confuso, strano, grottesco e poco chiaro.
La storia ha smesso di convincermi, come lo ha fatto la stessa protagonista.
Per lei, in generale, non ho mai provato una grande simpatia, ma andando avanti con le pagine l’ho trovata sempre meno simpatica e sempre meno credibile. Poco coerente, poco furba, spesso sciocca, inutilmente frivola (chi si metterebbe a pensare a quale gonna abbinare alla camicetta in una situazione di estremo pericolo?), e totalmente apatica e inutile quando c’era da fare qualcosa di pratico e urgente.

Nel complesso un vero peccato perché, davvero, fino a metà libro, mai mi sarei aspettata uno stravolgimento così netto della mia opinione.
Ovviamente, come faccio sempre, ho concluso la lettura e l’ho fatto comunque con la grande curiosità di conoscere il mistero celato dietro le cupe stanze di High Place e dei suoi enigmatici inquilini, per questo non posso assolutamente dire che si sia rivelata una lettura noiosa, però sicuramente deludente. Questo sì.

Ho avuto l’impressione che l’autrice volesse a tutti i costi stupire, creando un enigma originale, macabro e grottesco, ma che il risultato, la spiegazione di tale enigma, non sia stato all'altezza della situazione. Non è stata affatto chiara, né soddisfacente, anzi, ho trovato una storia piena di lacune e incongruenze.
Un vero peccato, ma si sa, da grandi aspettative derivano grandi delusioni.

il mio voto per questo libro


mercoledì 30 marzo 2022

Recensione: "A casa prima di sera" di Riley Sager

Titolo: A casa prima di sera
Titolo originale: Home before dark
Autore: Riley Sager
Editore: Fanucci Time Crime 
Data di pubblicazione: 8 aprile 2021
Pagine: 360
Prezzo: 16,90 €

Trama:
Com’era vivere in quella casa?
Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì tre settimane prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro intitolato "La casa degli orrori", divenuto inaspettatamente un bestseller. 
Oggi, Maggie è una restauratrice e crede che gli eventi menzionati nel libro da suo padre non siano altro che menzogne. Quando eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per ristrutturarla e venderla. 
Ma il suo ritorno nasconde delle amare sorprese. Forse Baneberry Hall è meno ospitale di quanto crede, forse le presenze misteriose descritte nel Libro sono più vere di quanto lei abbia mai immaginato.

Recensione:
Diciamoci la verità, scrivere un horror di questi tempi è un lavoro estremamente difficile.
Da anni ormai siamo sommersi da storie di case infestate, presenze maligne, fantasmi, e chi più ne ha, più ne metta. Sia grazie alla letteratura che al cinema e alla televisione, tutto sembra ormai già sentito, letto e visto.
Come si fa quindi a scrivere un'opera completamente originale? Beh, non si può, o almeno non credo.
Questo per dire che anche "A casa prima di sera", come altri romanzi del genere, non ha dalla sua parte una trama inedita e peculiare, tuttavia a mio parere, un buon libro horror deve prima di tutto tenere il lettore incollato alle pagine, intrigare, alludere e allo stesso tempo nascondere.
Deve far percepire e allo stesso tempo far dubitare. I fantasmi sono reali oppure no?
C'è una spiegazione razionale alla base di tutto o l'unica via è affidarsi al paranormale?
Bene, il libro di Riley Sager tutto questo lo fa.
Per tutta la lettura riceviamo input contrastanti, qualcosa di anomalo ed inspiegabile ma anche poi la possibile scappatoia razionale. L'unica cosa da chiedersi è a quale delle due ipotesi credere?
Questo è bene o male quello che succede nei capitoli dedicati a Maggie Holt.
In realtà il romanzo alterna la voce narrante della protagonista - la designer d'interni, che deve la sua popolarità e ricchezza a Baneberry Hall - alla versione del padre contenuta ne "La casa degli orrori".
I capitoli di Ewan Holt sono un crescendo che, giorno dopo giorno, ci avvicinano a quell'evento così spaventoso e catastrofico, che ha spinto l'intera famiglia a fuggire dalla loro abitazione senza voltarsi indietro.

Non avevo idea di cosa Baneberry Hall avesse in serbo per noi. Come la sua storia, malgrado i nostri sforzi, avrebbe minacciato di soffocarci. Come venti giorni dentro le sue mura sarebbero diventati un incubo a occhi aperti. 
Se avessimo saputo anche una sola di queste cose, avremmo girato i tacchi, e lasciato Baneberry Hall per non tornare mai più.

Queste parti sono quelle che appassionano di più, la vera componente horror. 
Tragedie pregresse, morti inspiegabili, rumori sinistri, presenze inquietanti, influenze negative, lettere dal passato, quadri sconcertanti e minacce di morte. Non c'è nulla che manchi, neppure un finale mozzafiato.
La versione di Maggie invece risente molto dell'hype creato da quella del padre e dagli aneddoti di quando lei era bambina. Inizialmente il suo ruolo pare finalizzato solo a smontare il Libro, facendo affidamento sulla razionalità.
Tuttavia più si va avanti, più affiorano i ricordi del passato, gli amici immaginari che tanto amici non erano - il signor Ombra che la terrorizzava, la signora Pennyface che la osservava e la strana bimba che giocava con lei - i testimoni che confermano che qualcosa di oscuro lì accadeva davvero, gli oggetti che spariscono, quelli che si azionano da soli, la paura che si insidia dentro di lei.
Man mano che proseguiamo con la storia, anche gli avvenimenti del presente diventano più coinvolgenti, grazie alle continue nuove rivelazioni, sulla casa, sul passato, sulla sua famiglia e su lei stessa.

Sua figlia vede ancora delle cose, vero?» 
«Sì» risposi. 
«Il suo medico dice che ha un’immaginazione molto attiva.» 
«Se solo fosse vero.» 
Guardai Elsa, sorpreso. 
«Pensa che Maggie stia mentendo?» 
«Al contrario. Credo che riesca a vedere cose che la maggior parte di noi non riesce a vedere.»

E poi arriviamo all'epilogo, inaspettato e ben costruito. Ne ho apprezzato molto l'originalità, tuttavia devo ammettere che una parte di me avrebbe preferito rimanere più sulla strada dell'horror-mystery, piuttosto che virare sulle tinte thriller, come effettivamente succede nelle battute finali.
In ogni caso "A casa prima di sera" rimane uno dei romanzi horror migliori che abbia letto negli ultimi anni, grazie alla sua trama avvincente, a tutta la storia - anzi le storie - della casa e dei suoi precedenti inquilini, ai segreti della famiglia Holt, al passato che spinge per tornare a galla.

Considerazioni:
Come accennavo prima, per me la cosa più importante in un libro horror è l'atmosfera che riesce a creare, e quella sensazione di attesa che cresce man mano, la certezza che qualcosa di molto forte è lì lì per avvenire. Non sai cosa, non sai quando, ma avverrà.
In questo romanzo i protagonisti principali sono due: Maggie che ha sempre dovuto convivere, suo malgrado, con la fama che le avevano procurato le vicissitudini nell'ipotetica casa infestata, e suo padre Ewan, quello che aveva raccontato tutto prima alla polizia, poi alla stampa e, con la pubblicazione de "La casa degli orrori", al mondo intero.
Le loro due versioni, che noi leggiamo in modo alternato, inizialmente non potrebbero essere più diverse, tuttavia più si va avanti, più finiscono per somigliarsi.
Erano davvero tutte menzogne, solo un escamotage per arricchirsi, come crede la giovane donna, o è Maggie a non ricordare ciò che è successo realmente?
Poco alla volta, ogni pezzo sembra tornare al suo posto, anche se solo nelle pagine finali scopriremo cosa ha spinto gli Holt a scappare nel bel mezzo della notte.
In ogni caso, per quanto i due punti di vista siano essenziali per far luce sulle vicende, il fulcro di tutto è sempre lei: la misteriosa Baneberry Hall.
La casa con il suo retaggio di tragedie alle spalle, tra cui l'omicidio-suicidio dei Carver, e soprattutto la morte misteriosa della sedicenne Indigo Garson, la figlia del primo proprietario, colei che voleva fuggire da suo padre, a qualunque costo.
La casa che sembra non voler dimenticare, e che fa di tutto per riportare in superficie tutto quel dolore.

«Vuoi la verità? Te la darò. Sono successe delle cose in quella casa. Cose terribili. Sì, Indigo Garson e la famiglia Carver, ma anche altre cose. E tutte quelle cose, beh... restano» 
Quella parola mi fece salire un brivido lungo la schiena. Probabilmente per il modo in cui Hibbs la pronunciò, lentamente, tendendola come se fosse un elastico che sta per rompersi. 
«Mi stai dicendo che Baneberry Hall è infestata?» 
«Sto dicendo che Baneberry Hall ricorda» disse Hibbs. 
«Ricorda tutto ciò che è accaduto sin da quando Indigo Garson ingurgitò quelle bacche. E a volte la storia ha modo di ripetersi.» 
Ci volle un attimo per assorbire l’informazione. Era così incredibilmente assurda che ebbi problemi a comprenderla. Quando finalmente si assestò tutto, mi sentii così stordito che pensai che anch’io sarei caduto e avrei sbattuto la testa sulla tomba di William Garson. 
«Non sto dicendo che succederà anche a voi» disse Hibbs. 
«Ti sto solo dicendo che è una possibilità. Proprio come è una possibilità che la casa sia colpita da un fulmine. Il mio consiglio? Cerca di essere più felice che puoi in quella casa. Ama la tua famiglia. Abbraccia tua figlia. Bacia tua moglie. Da quel che ho sentito, quella casa non ha visto molto amore. Essa ricorda quel dolore. Ciò che devi fare è farglielo dimenticare.»

In questo l'opera di Riley Sager mi ha ricordato "The Amityville Horror" di Jay Anson, come l'ancor più noto "Shining" di Stephen King, ovvero l'idea della casa come un'entità viva, capace di emozioni e ricordi, quasi una creatura in grado di influenzare gli abitanti e spingerli ad azioni empie.
Per il crescendo di pathos e mistero invece mi ha riportato alla mente "Gli amici silenziosi" di Laura Purcell, altro libro che consiglio e che spicca per originalità e atmosfera.
Il finale invece si allontana molto da quest'ultimo, per avvicinarsi di più al clima thriller e all'inaspettato colpo di scena de "La casa delle voci" di Donato Carrisi, romanzo che avevo sottovalutato e che mi ha piacevolmente sorpreso.
Avrei preferito preservare il mood di tensione e paura che ruotava attorno alla famiglia Garson? Sì.
Ho apprezzato in ogni caso l'epilogo anche se con l'horror c'entra poco? Sì.
Quindi, se amate i thriller che non sono proprio thriller e gli horror che non sono del tutto horror, ma soprattutto amate le storie che vi tengono col fiato sospeso dall'inizio alla fine, questo è il libro che fa per voi.
Che aspettate? Controllate ogni stanza e ogni armadio - soprattutto gli armadi - per assicurarvi non vi sia nessun intruso, chiudete le porte, e leggete. 
Trasferitevi a Baneberry Hall, solo per un giorno o due. Chissà, magari non vorrete venir più via, magari vorrete restarci per sempre.

Ringrazio la casa editrice Fanucci per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

giovedì 10 febbraio 2022

Review Party - Recensione: “Uno di noi è il prossimo” di Karen M. McManus


Salve a tutti avventori!
Con grande piacere partecipo al Review Party dell'attesissimo seguito del libro "Uno di noi sta mentendo" di Karen M. McManus, ovvero "Uno di noi è il prossimo".
Se come me avete letto le vicende di Nate, Bronwyn, Addy e Cooper, sarete curiosi di ritrovarli, anche se, questa volta nelle vesti di "attori secondari", in questa nuova vicenda che ha nuovamente come sfondo una morte misteriosa e il Bayview High, un college dove il pettegolezzo spietato è all'ordine del giorno.
Di seguito la mia recensione e, se volete conoscere anche il parere delle mie colleghe, vi invito a leggere anche tutte le loro.


Titolo: Uno di noi è il prossimo
Autore: Karen M. McManus
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 1 Febbraio 2022 
Pagine: 312
Prezzo: 18,50 €

Trama:
È passato un anno dalla tragica morte di Simon Kelleher, in tanti hanno cercato di imitare la sua app, ma nessuna è riuscita ad affermarsi, anche perché, prosciolti da ogni accusa Nate, Bronwyn, Addy e Cooper, i gossip portati alla luce si sono sempre rivelati poco appetitosi. Fino a questo momento, almeno.

Attraverso la chat degli studenti della Bayview High, infatti, ha preso piede una nuova inquietante versione di Obbligo o verità, destinata a portare alla luce altri oscuri segreti degli allievi della scuola e verso la quale tutti provano una morbosa attrazione. È come se tutti a scuola si fossero dimenticati della fine fatta da Simon.

Tra i primi a essere coinvolti c’è anche Maeve, sorella di Bronwyn, costretta suo malgrado ad affrontare una situazione scomoda, del resto, si sa: a scuola basta commettere un errore per ritrovarti un’etichetta appiccicata addosso per il resto della vita.

La posta si fa via via più alta e quando il gioco prende una piega inaspettata è ormai chiaro che bisogna trovare, e fermare, chi lo sta orchestrando, prima che sia troppo tardi

Recensione:
Sono trascorsi diciotto mesi dalla morte di Simon Kelleher, quando il Bayview High è scosso dalla morte improvvisa e misteriosa di un altro suo studente, le circostanze questa volta sembrano, almeno  apparentemente, molto diverse. O forse non è così?

Karen McManus torna con “Uno di noi è il prossimo” il sequel del suo grande successo “Uno di noi sta mentendo” da cui è stata tratta anche l’omonima serie TV.
L’ambientazione, e i temi trattati sono gli stessi. Ancora una volta, teatro di scena delle vicende è il college americano con i suoi pettegolezzi, gli screzi, gli insulti, la denigrazione, l’emarginazione, e il bullismo. I gruppetti di ragazzi divisi in base alla loro popolarità, o al loro ceto sociale e il conseguente trattamento riservato a chi non fa parte delle cerchie più affermate.

Io e Little Pigo avevano partecipato, in occasione dell’uscita di “Uno di noi sta mentendo” alle "indagini" per cercare di smascherare il colpevole dell’omicidio della vittima Simon Kelleher. Chi tra i suoi compagni Nate, Bronwyn, Addy e Cooper era stato l'artefice della sua dolorosa fine?
Sin dalle prime pagine, sia io che Little Pigo, non avevamo avuto dubbi, nessuno dei quattro ragazzi era colpevole, ma era lo stesso Simon vittima e carnefice.
Dunque se come è ipotizzabile - trattandosi di un thriller - l’intento della McManus, era stato quello di stupire e lasciare il lettore a bocca aperta, con un sonoro colpo di scena, be' mi duole dirlo, ma si è rivelato completamente fallimentare.
Eppure, seppur non potendole riconoscere il merito di aver costruito un romanzo ricco di colpi di scena, devo ammettere che aveva comunque saputo scrivere una storia appassionante e in grado di fornire uno spaccato abbastanza veritiero (seppur poco lusinghiero) della gioventù attuale, dello sfacelo della condizione in cui versano i college americani, e della pericolosità del pettegolezzo, e del cyber-bullismo.

Questa volta il lavoro della McManus è più articolato. La realtà resta la stessa, ma sicuramente il mistero è più fitto, i segreti più intricati e l’indagine più sottile.
Ad alternarsi nella narrazione e quindi a fornirci un resoconto di ciò che accade, sono Maeve, sorella di Bronwyn - che già avevamo conosciuto e apprezzato nel libro precedente - e i suoi due amici Knox e Phoebe.

Il racconto comincia i 6 marzo con l'annuncio da parte di una giornalista di un secondo studente del Bayview High morto nell'arco di poco più di un anno. E poi si torna indietro, a dieci settimane prima, quando tutta la sequela di mosse, per dare il LA alla tragedia finale, deve ancora essere messa in atto. Per gran parte della lettura non sappiamo né chi sia la vittima, né chi siano gli eventuali sospettati, ma scopriamo man mano che un emulatore di Simon Kelleher si è messo all'opera per avere la sua personale vendetta.
Ha creato, come il suo predecessore, un'applicazione che minaccia di rivelare gli oscuri segreti degli studenti del Bayview High, se questi dovessero rifiutarsi di giocare. Per farlo devono solo scegliere: Obbligo o Verità?
Il gioco ha inizio e porta a galla con sé verità scomode, segreti nascosti, e sfide sempre più pericolose.
Anche i tre protagonisti Maeve, Knox e Phoebe, verranno duramente messi alla prova.

Ho empatizzato molto con Maeve, lei è (insieme a Knox) il mio personaggio preferito, lo era stata già nel libro precedente. Al contrario non mi è piaciuta affatto Phoebe, che dovrebbe essere, insieme agli altri due, il terzo personaggio positivo del libro, ma che io ho trovato molto meschina e ipocrita.

Non voglio aggiungere altro riguardo le vicende e gli intrecci ed intrallazzi dei personaggi, del resto un thriller/ giallo va scoperto poco a poco per essere apprezzato al meglio, dico solo che, a differenza del titolo precedente, ho apprezzato maggiormente questo ritorno proprio perché le informazioni per comporre il puzzle sono state rilasciate a poco a poco, a piccole dosi, creando maggiore suspense.
Se nel primo libro per me era sin da subito lampante che nessuno dei sospettati poteva essere il colpevole, ma che bensì l'artefice del piano machiavellico era la stessa vittima, qui (anche se ammetto di aver ancora una volta capito tutto anzitempo) le informazioni per arrivare alla rivelazione giusta sono state fornite a lettura avanzata. Questo ha reso la lettura decisamente più appassionante.

Inoltre credo che il punto vincente di questo genere letterario, come è stato anche per "Tredici" di Jay Asher, sia quello di evidenziare la tossicità di determinati comportamenti, sistemi e ambienti.
L'essere costantemente legati e dipendenti dai cellulari, dalle applicazioni di messaggistica, dai social e utilizzare questi mezzi, non in modo positivo, ma per denigrare, distruggere, annientare gli altri.
Le scuole che anziché essere luoghi di aggregazione e unità tra più personalità diverse - dando modo a tutti di crescere e apprendere gli uni dagli altri - sono purtroppo sempre più luoghi di divisione e suddivisioni in gruppi, sottogruppi e categorie, fino a diventare luoghi di esclusione e solitudine per le personalità più timide ed introverse.
Spesso, non lo nego, mi sono chiesta come sarei "sopravvissuta" ad una pressione del genere, se fossi andata a scuola al giorno d'oggi, in un ambiente tanto nocivo, con compagni tanto perfidi, pronti a riprendere con i loro smartphone ogni minimo scivolone e postarlo sui social per deridere e umiliare il malcapitato di turno.
Come può affrontare tutto questo un animo timido e sensibile? Come può superarlo senza restare scottato?
La parola ovviamente va ai genitori. Sta a loro educare i propri figli, in modo che non diventino i bulli del domani, in modo da dar vita ad esseri umani che sappiano preservare e proteggere gli animi più dolci e delicati. Perché il mondo dovrebbe essere davvero a misura di tutti e non solo del più forte.
Inutile dire che anche in questo caso, anche dietro alle storie dei "cattivi" di "Uno di noi è il prossimo" e del suo titolo predecessore,  ci sono famiglie che non hanno compiuto il loro compito a dovere.

Ringrazio Mondadori per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro


sabato 15 gennaio 2022

Recensione: “Enciclopedia delle fate” di Emily Hawkins e Jessica Roux

Titolo: Enciclopedia delle fate
Titolo originale: A Natural History of Fairies
Autore: Emily Hawkins
Illustrazioni: 
Editore: Il Castello Editore
Data di pubblicazione: 7 ottobre 2020
Pagine: 64
Prezzo: 16,00 € 

Trama:
Le fate vivono intorno a noi: basta solo guardare con attenzione. Redatto dalla professoressa Arbour, botanica, questo libro è stato lasciato alla nipote per aiutarla a scoprire la vita segreta delle fate e il loro ruolo speciale nel mondo naturale. Ricche di annotazioni precise e schizzi complessi, queste pagine descrivono le diverse specie di fate in tutto il mondo, esplorando dove e come vivono.

Recensione:
Cari lettori, siete pronti per un viaggio magico ed indimenticabile?
Bene! Perché questo viaggio inizia con una suggestione, un espediente che l’autrice Emily Hawkins, crea e alimenta, per dare credibilità e solidità alla storia che si accinge a raccontarci, trascinandoci, ancora di più, in un mondo dove tutto è possibile. Anche l’esistenza delle fate.

Così, il bellissimo volume che ci troviamo davanti, con una copertina preziosa, elegantemente vergato, e illustrato dalle accuratissime tavole di Jessica Roux, diventa un’enciclopedia - quindi un volume del tutto autorevole, seppure segretissimo - con una storia decisamente interessante.

Redatto dall'illustre professoressa e botanica Elsie Arbour, il libro è indirizzato a sua nipote Annabelle, e a lei viene consegnato, accompagnato da una lettera, tramite la quale la donna le svela l’importanza del lavoro e delle ricerche a cui ha dedicato buona parte della sua vita: la scoperta e la classificazione delle fate.

Il lettore è sollevato dal peso di domandarsi quanto di vero ci sia in ciò che legge, deve solo immergersi nella lettura, immaginare il mondo con occhi diversi e credere alla parola della rinomata professoressa.


Ecco dunque, pagina dopo pagina, che scopriamo la loro classificazione, le diverse specie, gli habitat di ognuna di esse e le particolarità che hanno dovuto sviluppare per vivere ciascuna nel suo ambiente. Come si mimetizzano, come si nutrono, come nascono e crescono.
Come comunicano, come scrivono.
Cosa amano, cosa detestano.

Le descrizioni e le spiegazioni sono dettagliate e minuziose.
Le illustrazioni eleganti, romantiche, raffinate e senza tempo.
La fantasia e la cura con cui viene documentata l’esistenza delle fate è così particolareggiata, da rendere una lettura “fantastica” assai credibile.



Un volume che porta a credere, anche solo per poche ore -il tempo della sua lettura - che quel piccolo microcosmo magico esista davvero e coesista con il nostro.
Un mondo delicato, grazioso a misura di fata, in un mondo caotico, spesso spietato, a misura d’uomo.
E questa è la piccola grande magia che compie Emily Hawkins con la sua storia, ci porta un po’ a sperare che in tutta quella fantasia ci sia qualche briciola di verità.
Non sarebbe bello?






Ringrazio Il Castello Editore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro



il mio voto per questo libro