martedì 2 marzo 2021

Recensione: "La ragazza degli orsi" di Sophie Anderson

Titolo: La ragazza degli orsi
Titolo originale: The Girl Who Speaks Bear
Autore: Sophie Anderson
Illustrazioni: Kathrin Honesta 
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2020
Pagine: 370
Prezzo: 17,00 €

Trama:
Yanka vive con la madre adottiva, Mamochka, da quando aveva all'incirca due anni, precisamente dal giorno in cui la donna, che girovagava per la foresta in cerca di erbe e bacche per i suoi infusi, non trovò la bimba nuda sulla neve, appena fuori da una grotta abitata da un'orsa. 
La ragazzina, da allora, si interroga sulle proprie origini: è sicura che il mistero che avvolge la sua nascita abbia a che fare con l’irrequietezza che le agita il cuore. Per quanto ami il villaggio in cui è cresciuta, sente di appartenere a un altro mondo. 
La natura sembra parlarle; la foresta che circonda la sua casa le sussurra richiami sempre più insistenti. È lì, lei lo sente, che si nascondono le risposte che cerca. 
Ed è sempre lì, tra fiumi gelati e vulcani infuocati, che vive il ricordo di una storia scintillante come il più limpido cielo notturno. La sua storia: quella di Yanka l’orsa. 

Recensione:
Il libro di Sophie Anderson racchiude il fascino delle antiche leggende slave, l'incanto dell'intricata foresta, la magia dell'atmosfera invernale, e l'importanza del conoscere se stessi.
Protagonista è Yanka, una ragazzina alta e forte che da sempre vive in un villaggio al limite della foresta.
Beh, non proprio da sempre, considerando che la bimba è stata ritrovata una decina d'anni prima nei pressi della Grotta dell'Orsa.
E se l'infanzia è stata particolare, anche la giovinezza non è da meno: la povera Yanka infatti, a causa della sua corporatura massiccia, non passa certo inosservata. E per quanto lei ami la sua vita e i suoi amici, non riesce a non sentirsi fuori posto, diversa dagli altri, forse da tutti.

È da tutta la vita che mi sento irrequieta nel villaggio, che non riesco a integrarmi. Ma non ho mai pensato che, forse, era perché non sono fatta per stare con la gente, con gli umani. Forse sono fatta per stare da sola nella foresta. Come un’orsa.

Ma poi un giorno, nel corso della festa per il disgelo, un imprevisto cambia ogni cosa.
Yanka cade da un fortino di ghiaccio, perde i sensi e al risveglio si ritrova... le gambe da orsa!
Come è potuto succedere? E come potranno gli altri accettarla, ora che la sua diversità è così lampante?
La ragazza non ci sta, deve assolutamente trovare uno stratagemma per far sparire quelle zampe pelose, e l'unico modo è ripartire dall'inizio, ritornare alla foresta che è stata la sua prima culla e dall'Orsa Zarina, che è stata la sua prima madre.
Ha inizio così un viaggio impervio e avventuroso che, se inizialmente vedrà come unico alleato la donnola Trappola, nel corso del tempo darà vita ad un'intera squadra d'azione.
Yanka che da sempre è in cerca di risposte, oltre che del suo posto nel mondo, nel fitto degli alberi imbiancati di neve, troverà molto più di quanto si aspettasse.
Tante storie, molto simili alle leggende che il vecchio amico di famiglia, il misterioso Anatoly, era solito raccontarle di ritorno dalle sue esplorazioni, quando era solo una bambina, ma soprattutto la sua storia, quella dei suoi veri genitori, della sua vera famiglia.

Un giorno mi piacerebbe scoprire la storia del mio passato, e spero che sia un racconto pieno di meraviglia, che spieghi chi sono e perché sono diversa, perché sento gli alberi che sussurrano segreti, e perché avverto sempre la presenza della foresta, che mi chiama a sé.

Una trama avvincente, ricca di emozioni, che se da una parte regala l'ebbrezza dell'avventura e del senso del pericolo, dall'altra trasmette un importante messaggio: la libertà di essere solo se stessi.
Perché, per quanto ci siano aspetti della vita facili da capire e da accettare, per tanti altri c'è bisogno di tempo e di nuove esperienze. 
Ed è quello che succede alla protagonista de "La ragazza degli orsi", così impegnata a cercare di nascondere ciò che la rende speciale, da non rendersi conto che non c'è nulla di sbagliato in lei, che è perfetta proprio così com'è.
 
Mi sono dovuta addentrare nella foresta per capire cosa mi stavo lasciando alle spalle. Ho dovuto perdere quello che avevo per rendermi conto di quanto lo amassi. E ho dovuto guardare nel mio passato per capire che cosa voglio nel mio futuro: una famiglia che mi ama.

Yanka è forte come una quercia e coraggiosa come un'orsa, è figlia del villaggio ma anche parte della foresta, ma soprattutto non è sola.
Ha una rete di persone pronte a tutto per lei, ha l'amore di una famiglia decisamente surreale, che è pur sempre la sua famiglia.
Dalla tenera Orsa Zarina, al silenzioso Anatoly, alla curiosa strega Elena, passando per i fedeli Sasha, Yuri, Trappola, il burbero Ivan e la materna Mamochka.
Un romanzo davvero originale che convince e si distingue per più fronti, dall'atmosfera fatta di gelo ed incanto, alla forte presenza del folklore russo, sino ad arrivare al messaggio profondo e pienamente condivisibile.
Una storia perfetta per l'inverno che, tra un sorso di cioccolata calda e un dolce pasticcino, vi farà compagnia sotto le coperte o accanto al fuoco, vi farà sentire libere ed impavide, capaci di fare di tutto e di essere qualsiasi cosa vogliate. 

Considerazioni:
Questo libro è la prova di quanto i romanzi per ragazzi, se ben scritti, riescano a coinvolgere il pubblico in maniera trasversale, indipendentemente dall'età di riferimento.
Se infatti un ragazzo può facilmente venire conquistato dall'azione e dal ritmo incalzante, un adulto troverà invece estremamente appassionanti e stimolanti le leggende russe che intervallano i vari capitoli. 
In realtà il libro di Sophie Anderson mi ha ricordato molto sia "La ragazza dei lupi" della mia amata Katherine Rundell, con cui ha ben più di un'affinità a livello di trama, che il romanzo "Oltre il bosco" di Melissa Albert, in particolare per i racconti neri di Althea Proserpine.
Tuttavia, a differenza di quest'ultimo, le leggende sono molto più preponderanti ma anche meglio inserite. Hanno un loro senso all'interno del libro, hanno una loro funzione nel processo di crescita della protagonista e nella ricerca delle radici.
Se infatti ci fanno viaggiare nel mondo folcloristico antico-russo, tra case Yaga (già protagoniste nell'opera prima dell'autrice, ovvero "La casa che mi porta via"), giganti senza cuore, navi volanti, maledizioni e draghi sputafuoco, ci aiutano anche a capire chi è davvero Yanka.
Altra tematica importante, oltre all'accettazione dei punti di forza e di quelli deboli, è l'amicizia ed il lavoro di squadra.
La ragazza fugge sola nella foresta per ritrovare se stessa, ma lì incontra il suo passato ed il suo futuro, vecchi legami che non ricordava, e nuovi alleati da portare con sé.
Perché per quanto sia saggio affrontare le proprie sfide da soli, lo è ancora di più chiedere aiuto quando si è in difficoltà. 
Del resto, non è forse questo il senso della frase "l'unione fa la forza"? 

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro

venerdì 26 febbraio 2021

Recensione: "Caro signor F." di Alice Keller

Titolo: Caro signor F.
Autore: Alice Keller
Illustrazioni: Veronica Truttero
Editore: Camelozampa
Data di pubblicazione: ottobre 2020
Pagine: 96
Prezzo: 10,90 €

Trama:
Uno sgradito ospite in soffitta sconvolge l’esistenza tranquilla di Elvira e Concetta. Prima i rumori sospetti, poi una lettera dell’Agenzia Case e Soffitte,
indirizzata al signor F.: non c’è dubbio, un fantasma ha preso dimora nella loro mansarda!
Elvira e Concetta decidono di passare all’azione…

Recensione:
Elvira e Concetta sono due coinquiline e amiche un po' eccentriche.
Dividono, da che ne hanno memoria, una casetta alta tre piani, storta e stretta che si erge solitaria in cima alla vetta, in via del Dirupo numero 1.
Le due donne sono estremamente diverse tra loro, Elvira è una scrittrice di romanzi, che fatica a trovare la concentrazione se non in assoluto e religioso silenzio, di contro Concetta ha una passione per le navi, per i pirati e ama strimpellare il suo violino... una passione che poco concilia con il bisogno di silenzio della sua amica.
Ed è da queste premesse che, in un giorno come un altro, ha inizio uno dei loro battibecchi, con Elvira che non riesce a mettere una riga su un foglio, perché disturbata dal rumore assordante proveniente dal piano di sopra.
Ma questa volta non sono Concetta e la sua terribile musica ad infastidirla, dunque quel tremendo rumore che disturba il suo lavoro e poi finisce anche per toglierle il sonno, da dove viene? E soprattutto chi ne è la causa?
È quando trovano nella cassetta della posta la prima lettera dell'agenzia immobiliare "Case e Soffitte", destinata al misterioso Signor F, e indirizzata al loro domicilio, che comprendono di avere un nuovo coinquilino... che si tratti di un fantasma?
Potrebbe essere, dato che non lo hanno mai visto. O forse il colpevole è qualcos'altro?
È stato davvero divertente scoprire il vero artefice di tanto malumore e vedere le due amiche all'opera, ingegnarsi per sbarazzarsi dello sgradito (secondo me simpaticissimo) ospite.
Non vi dirò di chi o cosa si tratta, sappiate solo che io ho sempre fatto il tifo per lui ❤️
Tra buffi equivoci e gag comiche e divertenti, Alice Keller ha scritto una storia che, con un espediente molto originale e simpatico, parla di amicizia, di compromessi, del coraggio necessario che serve per accettare il cambiamento e le scelte altrui, anche quando non coincidono con il nostro volere e ci fanno un po' soffrire.
Ma essenzialmente questa storia racconta quanto sia fondamentale seguire i propri sogni, i desideri e la voce del proprio cuore e, non in ultimo, parla di viaggi, quei viaggi che aprono gli orizzonti e cambiano la vita.

Ringrazio Camelozampa per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


domenica 14 febbraio 2021

Buon #SanValentino: se ami, dillo con un libro!

Buon San Valentino a tutti gli innamorati!
E' vero l'amore si celebra tutti i giorni, con le attenzioni, le premure, le parole dolci e i gesti d'affetto. 
Cionostante non ci dispiace l'idea di un giorno dedicato alle cosiddette anime gemelle, in cui si è soliti scambiarsi dei piccoli doni o dei messaggi carini.
Proprio per questo, anche noi del Café Littéraire ci teniamo a dare il nostro contributo!
Ecco quindi, solo per voi una bellissima poesia, comunemente ed erroneamente attribuita alla pittrice messicana Frida Kahlo, ma con tutta probabilità invece frutto della mente dell'autrice Estefanía Mitre.
L'opera, denominata “Mereces un amor", parla dell'amore che ti fa abbattere tutte le barriere, che ti rende libero di essere te stesso, che ti fa sentire fragile e sicuro allo stesso tempo, che ti fa felice, che ti aiuta a sognare, che ti avvolge come una calda coperta.
Parla dell'amore che tutti meritiamo di ricevere almeno una volta nella vita, che dovremmo ricercare senza arrenderci, perché se un amore è meno di questo, allora forse non è vero amore.


Auguri a tutti i fortunati che hanno già trovato la loro dolce metà, e agli altri dico non disperate, arriverà anche per voi chi vi porta "il sogno, il caffè e la poesia".
Prima di lasciarvi, vi invitiamo a partecipare all'iniziativa "A San Valentino, #DilloConUnLibro": cosa c'è di meglio infatti che esprimere i sentimenti a parole, magari con un'emozionante poesia o i passi di un romantico libro?
Salvate perciò l'immagine qui sotto, scrivete ciò che il cuore vi dice, inviatela a chi di dovere, o condividetela sui social.
Non siate timorosi, e lasciate libero sfogo alla fantasia: quale sarà quindi la frase d'amore che dedicherete al vostro lui o alla vostra lei?








venerdì 12 febbraio 2021

Recensione: "Il canto dell'albero" di Coralie Bickford-Smith

Titolo: Il canto dell'albero
Autore: Coralie Bickford-Smith
Illustrazioni: Coralie Bickford-Smith 
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 22 ottobre 2020
Pagine: 64
Prezzo: 23,00 €

Trama:
La grande Moringa è la casa di Allodola. Come per tanti altri uccelli, anche per lei è arrivato il momento di andare, eppure Allodola ha paura, non vuole lasciare il nido che da sempre è il suo rifugio, non vuole lasciare Moringa da sola. 
Sarà l'albero a spiegarle che il cambiamento fa parte della vita, e che la foresta riuscirà, in un modo o nell'altro, a trovare la sua voce.

Recensione:
Una storia che celebra l'amore per la natura e la libertà di essere se stessi.
Un viaggio alla scoperta della vita degli alberi che, sotto le loro fronde e tra i loro rami, danno rifugio a molte creature, custodiscono i loro segreti e le loro voci, anno dopo anno, e secolo dopo secolo.
Per mezzo del racconto di Allodola, veniamo a conoscenza non solo del passato di Moringa, ma anche dei preziosi animali della giungla, che siano feroci ghepardi, curiosi camaleonti, bellissimi pavoni, selvagge scimmie o lucciole luminose. 
Per ognuno di loro Moringa è stata la casa, per un giorno, una stagione, o forse per sempre.
Le loro avventure, la loro musica, risuona ancora tra le foglie del grande albero per viaggiare lontano. 
Allodola non deve temere, Moringa non rimarrà mai sola, attorno a lei ci sarà sempre vita e amore. È tempo per l'uccello di spiccare il volo, di trovare il suo percorso, senza guardarsi indietro.
Questo libro, che si distingue per la splendida copertina telata e le coloratissime illustrazioni, ad opera di Coralie Bickford-Smith, se da una parte celebra il filo rosso che tiene unite le creature di tutto il mondo, dall'altra mette in luce la necessità di rescindere questo legame, quando viene il tempo di andare. 
L'attaccamento alle radici rimane saldo, ma la crescita comporta anche questo: il coraggio di spiegare le ali verso l'ignoto, alla ricerca della propria strada e del proprio futuro.

Ringrazio la casa editrice per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro



sabato 6 febbraio 2021

Recensione: “Il pupazzo di neve” di Michael Morpurgo

Titolo: Il pupazzo di neve
Titolo originale: The Snowman
Autore: Michael Morpurgo
Illustrazioni: Robin Shaw 
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: ottobre 2020
Pagine: 164
Prezzo: 15,00 €

Trama:
È una mattina di dicembre, e James si sveglia con una meravigliosa sorpresa: una nevicata ha coperto l'intera città di un soffice manto bianco. Il piccolo corre fuori e trascorre l'intera giornata a fare un pupazzo di neve identico a quello della sua favola preferita: due pezzetti di carbone per gli occhi, un vecchio cappello, una sciarpa verde, un mandarino come naso e il pupazzo è pronto! È talmente bello che quella notte James sgattaiola fuori per rivederlo… ed è allora che il pupazzo prende vita e l'avventura più magica di sempre ha inizio. 
Ispirato al classico senza tempo di Raymond Briggs, "Il pupazzo di neve" è il racconto di Natale perfetto per tutta la famiglia.

Recensione:
Conoscete “Il pupazzo di neve”, l’albo illustrato di Raymond Briggs?
Io ne ho visto solo la copertina nei cataloghi online, e ovviamente ne ho cercato qualche foto qua e là nel web, ma non lo posseggo e non ho mai avuto il piacere di sfogliarlo, però c’è chi, con questa dolce e magica storia invernale, ci è cresciuto e ne è incredibilmente affezionato.
Tra questi Michael Morpurgo, che da bambino non mancava mai di sfogliare la silent story di Briggs, nel periodo di Natale.
L’amore per il piccolo protagonista di quelle pagine, e per il suo uomo di neve, era così forte da fargli desiderare di mettere quell'avventura, fatta di immagini ed emozioni, in un vero e proprio libro. Arricchire, quindi, quelle tavole illustrate con una vera e propria storia.
Inizialmente titubante, l’autore si è chiesto se fosse necessario questo lavoro, se i lettori lo avrebbero apprezzato o se, essendo troppo legati all'originale (come lui stesso lo è sempre stato), non ne avrebbero apprezzato la rivisitazione e non l’avrebbero accolta con entusiasmo, ma anzi come uno sfregio ad un classico dell’infanzia.
Così, dopo molta indecisione, e dopo aver chiesto il premesso a Raymond Briggs, Morpungo si è messo all'opera, aggiungendo dettagli e particolari, riflessioni e pensieri all'essenzialità emotiva delle immagini.

“La prima volta che mi fu suggerito di raccontare con le parole Il pupazzo di neve di Raymond Briggs, pensai che non fosse affatto una buona idea. Stiamo parlando di un libro che milioni di persone conoscono e amano. Un libro senza parole perché non ne aveva bisogno. Quindi no, niente da fare. Lasciamo perdere. Il libro è iconico, splendido proprio per come è. 
Poi guardai nuovamente il film che ne era stato tratto. C’era animazione, c’era musica, e la storia non era esattamente uguale. Ed era un grande film, un film che le persone avevano amato quanto il libro. Per cui ripensai alla proposta. Non è una buona idea raccontare la storia in modi diversi?”

Io solitamente non sono favorevole a chi “sfrutta”, o in un certo senso marcia, sul successo di altri autori, scrivendo rivisitazioni, su rivisitazioni, di storie già note ed acclamate.
Mi vengono ad esempio in mente i vari e numerosissimi rifacimenti o ammodernamenti di “Orgoglio e pregiudizio”, che ho sempre trovato insensati e opportunisti.
Penso che, prendere dei protagonisti noti e amati e modificarne la storia a proprio piacimento sia, una scorciatoia troppo facile e veloce per raggiungere il successo.

Tuttavia, in questo caso, apprezzo e comprendo la scelta.
Difatti spesso, quando mi ritrovo a sfogliare e ammirare un silent book, o un albo illustrato, accompagnato da poche righe di testo, rimpiango l’assenza di una corposa parte scritta.
Non dico che sia necessaria, ma io ne apprezzo la presenza. A me piace leggere la storia.
Mi viene in mente, ad esempio, il bellissimo albo illustrato “Cara Zia Agatha” di Beatriz Martín Vidal: illustrazioni splendide e una trama misteriosa che avrei davvero voluto vedere sviluppata in un vero e proprio libro...
Quindi se Morpurgo ne ha voglia... XD

Scherzi a parte, questo preambolo era giusto per dirvi che in casi come questo non critico la scelta, ma la condivido, soprattutto dal momento in cui ha avuto il benestare dell’autore.

E ora veniamo alla storia che ci racconta Michael Morpurgo che riprende le tappe essenziali di quella illustrata da Briggs, aggiungendovi un contesto.
James, il piccolo protagonista di questa favola, vive in una fattoria in campagna assieme al papà, alla mamma e al cagnolino Bertie.
Per Natale anche la nonna, che durante il resto dell’anno vive in città, raggiunge la famiglia alla fattoria.
James, come molti bambini, e come lo stesso autore, ama leggere durante il periodo di Natale il libro “Il pupazzo di neve” di Raymond Briggs, e mentre la nonna sfoglia con lui il volume, il ragazzino immagina come sarebbe bello essere il protagonista di quella storia.
Così, prima di mettersi a dormire e sognare che Babbo Natale gli porti in dono la bicicletta verde dei suoi sogni, James spera che scenda la neve, in modo da poter costruire un bel pupazzo come quello descritto nel suo libro preferito.
Quando durante la notte si sveglia, e vede il paesaggio oltre la finestra imbiancato di neve, non aspetta permessi o inviti ad attendere pazientemente la mattina seguente, ma sgattaiola subito fuori a giocare su quel manto soffice e candido.
E in poco tempo il pupazzo di neve più maestoso e sorridente che abbia mai creato è lì, davanti ai suoi occhi sognanti.


Un uomo di neve che in poco tempo conquisterà il cuore del piccolo James, prendendo vita e portandolo con sé nel viaggio più straordinario che un bambino potrà mai raccontare.
Su per i prati imbiancati della fattoria, sopra i tetti delle città, planando su uno specchio di oceano scuro, e poi verso i ghiacciai del regno dei pupazzi di neve e di Babbo Natale.

Una favola deliziosa e tenera, in un volumetto completo corredato dalle carinissime illustrazioni di Robin Shaw che riprendono lo stile e la semplicità di quelle originali.
Inoltre a conclusione del volume alcune tavole del libro di Briggs, e la descrizione delle più particolari tradizioni del Natale nel mondo.
Il volume si conclude con i consigli pratici per realizzare un perfetto pupazzo di neve!
Sono sicura che tutti i bambini adoreranno anche questa parte.


Curiosità:
L’albo illustrato “The Snowman” in italiano “Il pupazzo di neve”, di Raymond Briggs venne pubblicato per la prima volta nel 1978, e da allora ha venduto cinque milioni e mezzo di copie in tutto il mondo. La storia di Briggs ha ispirato film, canzoni, un’opera teatrale e un sequel.
Nonostante, nella storia di Briggs, il Natale non venga mai nominato (non compaiono né Babbo Natale né l’albero di Natale), per molte famiglie Natale non è Natale senza la lettura de “Il pupazzo di neve”.

Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro.

il mio voto per questo libro

sabato 30 gennaio 2021

Buon Compleanno! 10 anni di Café Littéraire!!!


10 anni!
Oggi il blog spegne le sue prime dieci candeline.
Come vola il tempo quando ci si diverte (cit.)
Questo progetto, nato come una sorta di diario, per tenere nota delle considerazioni sulle letture da me intraprese, si è alla fine esteso, dando vita ad un vero blog letterario.
Ha visto coinvolta, inizialmente dietro le quinte, e poi come vera e propria autrice e collaboratrice, la mia sorellina Little Pigo, e oggi il blog non sarebbe qui senza di lei, che mi ha sempre incoraggiata e tirata su di morale, anche quando avrei voluto lasciar perdere e chiudere tutto.
Poi sono arrivate le prime soddisfazioni, i primi commenti, le persone che ci scrivevano, dicendo di aver conosciuto un libro grazie a noi, di aver acquistato un titolo dietro nostro suggerimento.
E ancora le prime collaborazioni con le case editrici, da quelle piccole a quelle più grandi... vederle condividere i nostri contenuti, ricevere i complimenti da parte degli uffici stampa per la nostra scrittura, e anche le prime critiche da qualche autore insoddisfatto.

Non vi nego che i momenti no ci siano ancora.
Soprattutto quando vediamo pochissima partecipazione.
Il blog vive per scambiarsi pareri. Parlare da sole non è stimolante, ma non ci fermiamo.
Lo sappiamo che ci leggete, lo vediamo dalle visualizzazioni, ma i commenti, lo scambio di opinioni è fondamentale. Non dimenticatelo.
Comunque andiamo avanti, con le nostre recensioni sincere, forse un po' lunghe, ma mai superficiali.
Grazie a chi, attivamente o anche in silenzio, ci ha tenuto compagnia in questi 10 anni...
E a chi ce ne terrà ancora negli anni a venire!

Passate da noi per una fetta di torta, il nostro caffè letterario è sempre aperto ^-^


venerdì 22 gennaio 2021

Recensione: “Il bambino che partì per il nord alla ricerca di Babbo Natale” di Kim Leine

Titolo: Lo Schiaccianoci
Autore: Kim Leine
Illustrazioni: Peter Bay Alexandersen
Editore: Iperborea
Data di pubblicazione: novembre 2019
Pagine: 65
Prezzo: 13,00 €

Trama:
Strano papà, quello del piccolo Andreas: il Natale non solo non gli piace, lo detesta. Ed è proprio un peccato che non voglia saperne di festeggiarlo. Meno male che Andreas abita in Groenlandia e la sua famiglia ha una comoda slitta e dodici bei cani che non vedono l'ora di tirarla.
Per convincere il papà di quanto è magica questa festa basterà fare un viaggetto con lui su al Nord, dove di sicuro incontreranno Babbo Natale, visto che vive là. Così, quando la Vigilia è ormai vicina, Andreas saluta la mamma e la sorellina Sofie per iniziare la sua avventura col papà. 
Mentre al villaggio è tutto un luccicare di candeline e stelle natalizie alle finestre, loro se ne vanno in slitta su e giù per i pendii ghiacciati, dove gli alberi non crescono e nelle poche ore di chiaro l'unico colore è il bianco accecante della neve. E quando cala il buio, padre e figlio trovano un po' di tepore in un capanno incassato nella neve...
Chissà se lì troveranno anche il simpatico barbuto rosso vestito, pronto a salutarti con la sua tipica risatona che fa oh oh.

Recensione:
Kim Leine con questo libriccino di poche pagine ci porta in Groenlandia, luogo in cui ha vissuto per anni, e ci racconta come la gente del posto viva l’inverno in quella regione così fredda e per certi versi inospitale.
Ci racconta delle lande bianche e immense, dei silenziosi laghi ghiacciati, delle giornate quasi perennemente buie, dei giochi con la neve, delle corse in slitta, dell’assenza di alberi, e della continua presenza dei venti gelidi che sferzano da tutte le direzioni e spazzano via gli alberi di Natale importati dalla Danimarca per adornare la grande piazza del villaggio.
Un angolo di mondo distante e sconosciuto, dove poche famiglie si rifugiano al calduccio delle loro case per fuggire dal gelo.
E tra le varie famiglie che accendono i lumini alle finestre e attendono le feste c’è quella di Andreas, un bimbo che ama il Natale, lo ama nonostante il padre non lo apprezzi affatto.
Andreas è ostinato a far sì che il suo papà veda la bellezza della festività e si ricongiunga con Babbo Natale, così gli propone un viaggio in slitta verso il Nord per conoscere l’omone barbuto di rosso vestito.
A una settimana dalle feste, e dopo i primi tentennamenti, padre e figlio partono per la loro avventura alla ricerca di Babbo Natale, ma lo troveranno davvero?


Se c’è qualcosa che ho apprezzato in questa breve storia è stata la possibilità di immergermi in un’atmosfera e in un’ambientazione atipiche.
Scoprire stralci di tradizioni, usanze e abitudini diverse da quelle a cui siamo abituati.
Tuttavia, oltre questo, ho trovato ben poca magia nel racconto, e poca tenerezza nella descrizione del rapporto padre e figlio, che avrebbe altresì potuto regalare qualcosa di più al lettore. Sicuramente più dolcezza e più profondità.
Un po’ un peccato sotto questo punto di vista, però se c’è una cosa che mi ha lasciato questa storia è il desiderio di leggerne altre ambientate nelle regioni nordiche. Ho voglia di scoprirle di più, magari con narrazioni più approfondite, coinvolgenti e appassionanti di questa che, a tutti gli effetti, per me resta un racconto per bambini non molto riuscito.

Ringrazio Iperborea per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro