lunedì 22 luglio 2019

Sotto l'ombrellone #28



Eccoci finalmente con il secondo appuntamento, per quest'anno s'intende, della nostra rubrica estiva. Purtroppo il cattivo tempo della scorsa settimana non ha aiutato la nostra missione, ma noi non ci siamo date per vinte. Ai primi raggi di sole, ci siamo rifiondate in spiaggia e abbiamo aguzzato la vista.
Non sempre, sfortunatamente, siamo riuscite ad identificare i libri, ma speriamo di avere più fortuna le prossime volte.
Intanto vi lasciamo agli avvistamenti che, nonostante le difficoltà, siamo riuscite a portare a termine.
Buona lettura!

♥ "Don José" di José García Hamilton

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
uomo sui cinquant'anni, dal fisico asciutto, e la carnagione leggermente abbronzata. Aveva occhi scuri e portava capelli corti e pizzetto, entrambi sui toni del nero-grigio. È stato quasi tutto il tempo seduto su una spiaggina verde accanto alla sua signora, anche lei impegnata nella lettura. Purtroppo la donna si era munita di un e-reader, ragion per cui sbirciare il suo titolo è stato impossibile! Gli svantaggi della tecnologia...

Costume da bagno: 
boxer nero 

♥ "Il mondo è pieno di cretini. O sei tu che non riesci a farti capire?" di Thomas Erikson  

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
ragazza sui venticinque anni, magra e dalla carnagione chiara. Portava i capelli scuri e mossi raccolti in una crocchia ed era distesa su un telo mare fucsia. Ha passato la maggior parte del tempo a leggere, anche perché il mare era così agitato quel giorno che era impossibile anche solo avvicinarsi.

Costume da bagno: 
bikini blu elettrico 

♥ "Caravaggio segreto" di Costantino D'Orazio

Lo conosco?

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui quarant'anni, abbronzata e dai lunghi capelli neri e mossi. Stava distesa su una sdraio beige in tutta tranquillità, mentre il figlio adolescente si intratteneva con la musica. Portava occhiali da vista, squadrati e rossi.

Costume da bagno: 
bikini nero a pois 


♥ "The outsider" di Albert Camus 

Lo conosco?

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
uomo sui cinquant'anni, carnagione media e capelli grigi. Portava occhiali squadrati neri, ed è stato quasi tutto il tempo sdraiato sul suo telo blu in una posizione plastica (quasi un plank laterale) a leggere, fino a quando, le sue vicine di ombrellone non hanno cominciato a tempestarlo di domande. Poverino!

Costume da bagno: 
boxer nero


♥ "Cecità" di José Saramago 

Lo conosco? Sì

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
ragazzo sui vent'anni, dalla carnagione lattea, e i capelli scuri. Portava una barba corta e grandi occhiali da vista. Era seduto su un telo mare blu, all'ombra vicino alla scogliera. È rimasto ben ancorato al suo posticino, un po' a leggere e un po' a giocherellare con lo smartphone, mentre, al contrario, la ragazza che lo accompagnava non riusciva a stare un attimo ferma. Che coppia bislacca!

Costume da bagno: 
boxer nero e t-shirt bianca, che non ha mai tolto 

E voi avete adocchiato qualche titolo sulle vostre spiagge?
E soprattutto ne avete portato uno con voi?

lunedì 8 luglio 2019

Recensione: "L'evoluzione di Calpurnia" di Jacqueline Kelly

Titolo: L'evoluzione di Calpurnia
Autore: Jacqueline Kelly
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 15 maggio 2014
Pagine: 290
Prezzo: 12,00 €

Trama:
Nei prati riarsi della calda stagione texana, Calpurnia non può fare a meno di notare che le cavallette gialle sono molto, molto più grandi delle cavallette verdi. Perché? Sono di due specie diverse? Calpurnia ha sentito parlare del libro di un certo Darwin, in cui si spiega l'origine delle specie animali. Forse può trovare quel libro nella biblioteca pubblica? Sì, ma la bibliotecaria non glielo vuole mostrare. Poco male, quel libro si trova anche a casa sua: nello studio del nonno, il libero pensatore della famiglia. Accompagnata dal nonno e dal libro proibito, Calpurnia riuscirà a scoprire i segreti delle diverse specie di animali, dell'acqua e della terra. E scoprirà anche se stessa.

Recensione:
Siamo alla fine dell'Ottocento, e il mondo si prepara ad entrare nel nuovo secolo. Non fa eccezione la famiglia Tate, che vanta ben sette figli scalmanati, l'uno più eccitato degli altri alla sola idea di una qualche novità. Tra loro la ribelle Calpurnia. Lei sì che è una dodicenne speciale: non ama trascorrere il tempo con le comuni faccende femminili. Merlettare, rammendare, cucinare, governare la casa non fanno proprio per lei, con grande dispiacere della mamma che vede per la giovane, ed unica figlia, un brillante futuro da splendida debuttante prima, e da brava moglie e madre poi.

Su sette tentativi, mia madre aveva avuto una sola bambina. E non ero venuta fuori proprio come si immaginava lei, credo, una deliziosa ragazzina che la aiutasse a liberarsi dalla crescente ondata di energia di un branco di ragazzi turbolenti che minacciava sempre di sommergere la casa. Non mi era mai passata per la mente che lei avesse sperato in un’alleata e non l’avesse trovata. Insomma, a me non piaceva parlare di modelli e di ricette, e versare il tè in salotto. Questo mi rendeva egoista? Mi rendeva diversa?

Ma non è questo che desidera Calpurnia. Lei non sogna un principe azzurro pronto a traghettarla nel suo magico castello, lei vuole scoprire il mondo, studiare ogni suo piccolo aspetto, analizzarlo e sperimentarlo fino a capire il perché di ogni cosa.
Per raggiungere il suo obiettivo, o perlomeno per avere anche solo la possibilità di perseguirlo, la determinata protagonista dovrà affrontare molte sfide, non solo la ritrosia dei familiari, ma anche i pregiudizi dell'epoca che non vedevano di buon occhio l'emancipazione femminile.
Questo libro infatti, se da una parte si potrebbe considerare un inno alla vita, un ritratto entusiastico della natura e dei suoi insondabili misteri, dall'altra rappresenta anche una lezione di vita per le ragazze di tutti i tempi, un invito a seguire i propri sogni con tenacia.

Io e i miei fratelli, all'unanimità, ritirammo il Premio delle Lucciole di Fentress all'ora di andare a letto, dichiarando ufficialmente chiusa la stagione del 1899. 
In realtà la lucciola di Travis fu l’unica che vedemmo, quella sera. Nonostante sapessi che le lucciole sarebbero tornate l’anno dopo, sembrava l’estinzione di una specie. Che tristezza essere l’ultimo individuo della tua specie, emettere i tuoi segnali nel buio, da solo, al nulla. Ma io non ero sola, giusto? 
Avevo imparato che ne esistevano altre della mia specie, là fuori.

Questo messaggio, dapprima sibillino, diventa sempre più incisivo man mano che si va avanti con la storia. Mentre la stessa Calpurnia prende confidenza con microscopi, metodi scientifici, esperimenti, annotazioni, e tutto ciò che concerne il mestiere di naturalista, noi lettori veniamo sempre più a conoscenza dell'ambiente ostico in cui si trova a vivere e delle sfide che dovrà affrontare pur di coltivare la sua più grande passione.
Ma badate bene, "L'evoluzione di Calpurnia" non è solo questo: la scienza e la natura fanno sì da nota di fondo un po' a tutto, ma al centro della narrazione vi sono soprattutto quotidianità, amici, famiglia, avventure e disastri.
I piccoli di casa ne combinano una dopo l'altra, con buona pace dei loro genitori che tentano, come possono, di rimettere tutti in riga. Mentre si legge non si può non affezionarsi a quella banda di indisciplinati, sempre pronti a battersi per ciò che ritengono importante, che sia il cuore di una ragazza, come nel caso di Harry o Lamar, o dei tacchini da salvare, come succede, ahimè, con il povero Travis. I fratelli Tate sono diversi l'uno dell'altro, e proprio per questo speciali, a loro modo, ed insostituibili. 
E che dire poi del capofamiglia, il misterioso Walter?
Dapprima solitario e taciturno, diviene poi il vero motore dell'azione. È lui a trainare Calpurnia nel magico mondo dell'esplorazione, ricevendo in cambio stima e affetto incondizionato. Il rapporto tra i due è la base che regge l'intero romanzo, come se il legame tra nonno e nipote fosse il fulcro dello stesso amore per la scienza. Senza di esso la protagonista non si sarebbe mai posta le domande più importanti, e non sarebbe mai arrivata a formulare le risposte.

«Sono riuscito a prendere delle noci pecan sanissime e a farle fermentare ricavandone una cosa che grosso modo è pipì di gatto». 
Rimasi a bocca spalancata. 
«E qual è la lezione che possiamo ricavarne?» continuò. 
Io me ne stavo lì, guardandolo a bocca aperta. 
Disse: «La lezione di oggi è questa: meglio viaggiare con la speranza in cuore che arrivare in salvo. Lo capisci?» 
«No, signore». 
«Significa che dobbiamo festeggiare il fallimento di oggi, perché è un chiaro segno che il nostro viaggio di scoperta non è ancora finito. Il giorno in cui l’esperimento ha successo è il giorno in cui l’esperimento finisce. E io trovo inevitabile che la tristezza di aver finito superi la gioia di esserci riusciti».

In definitiva non posso che consigliare vivamente questo libro, capace di intrattenere ed istruire con semplicità e tenerezza. Con quest'opera Jacqueline Kelly ci ha regalato un viaggio nel tempo e nello spazio, nell'atmosfera torrida del Texas di più di un secolo fa, ma anche nel cuore di una famiglia bizzarra ma allo stesso tempo così comune.

Considerazioni:
Questo è uno di quei libri che, parte in sordina, per diventare poi sempre più appassionante e coinvolgente. Inizialmente ci troviamo catapultati nella vita di una comune ragazzina che, non sapendo come sopravvivere al caldo infernale, si rifugia al fiume. Lì inizia le prime osservazioni del mondo attorno a sé, che giungeranno a pieno compimento, solo grazie al nonno Walter, che farà di lei la sua prima allieva.
La prima parte è quindi più concentrata sullo studio del mondo naturale e sull'approfondimento del rapporto d'affetto che lega l'anziano signore a sua nipote. 
Da un certo punto in poi l'attenzione si sposta sulle vicende familiari e sugli spaccati di vita quotidiana: la fiera di paese, il saggio di pianoforte, le prime cotte dei fratelli, gli esperimenti culinari e domestici di Calpurnia, l'amicizia della stessa con la dolce Lula.
Pur non dimenticando l'amore per la scienza, che è sempre presente, dall'incirca metà libro, la narrazione assume un taglio più intimo, ironico ed autoironico, che spinge il lettore a sentirsi pienamente coinvolto nelle vicende, e nelle disavventure, dei Tate.

Tutta la gioia di quella mattinata si era prosciugata. 
Mamma stava aprendo gli occhi sulla triste realtà: i miei biscotti erano come sassi, i miei saggi di ricamo sbilenchi, le mie cuciture a zigzag. 
Riflettei sulla vita di mia madre: il cesto della roba da rammendare che non si svuotava mai, le lenzuola, i colletti e i polsini da rivoltare, le venti forme di pane da impastare ogni settimana. E’ vero che non doveva fare tutte le pulizie pesanti da sola, aveva San Juanna per quello. E di lunedì veniva una lavandaia che passava l’intera giornata a bollire i vestiti nel grondante capanno della lavanderia sul retro. Viola uccideva, spennava e cucinava i polli. Alberto uccideva e macellaia i maiali. 
Ma la vita di mia madre era un turno di manutenzione senza fine. Non otteneva mai nulla, tranne di dover rifare di nuovo tutto daccapo, un giorno o una settimana o una stagione dopo.

Questo anche grazie alle descrizioni semplici e accurate dell'autrice che fanno percepire il caldo torrido, la bellezza dei campi di cotone, il sapore delle noci pecan o del terribile olio di merluzzo, il rombo delle prime auto, il trillo del telefono municipale, l'arrivo di una nuova era.
Negli ultimi capitoli i toni diventano più seri e meditabondi, incentrati maggiormente sul sogno di diventare scienziata, e sullo sconforto nel veder la propria passione sminuita o ridicolizzata. Grazie a questo giro di boa finale, il libro, oltre a trasmettere un'importante lezione per le giovani menti e un invito a non arrendersi alle prime difficoltà, è capace di coinvolgere emotivamente anche un pubblico più adulto che non potrà che simpatizzare con la ribelle Calpurnia.

il mio voto per questo libro

giovedì 4 luglio 2019

Recensione: "Eva era africana" di Rita Levi Montalcini e Giuseppina Tripodi

Titolo: Eva era africana
Autore: Rita Levi-Montalcini, Giuseppina Tripodi
Illustratore: Giuliano Ferri
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 7 giugno 2018
Pagine: 96
Prezzo: 10,00 € 

Trama:
Veniamo tutti dall'Africa. Lo prova un segmento del nostro DNA, giunto fino a noi per via esclusivamente femminile, a partire da un'antenata comune. 
Rita Levi-Montalcini, che alle donne del continente più povero ha dedicato gli ultimi anni della sua vita, racconta con passione questo paradosso: il primato riconosciuto dai genetisti e le lotte che le ragazze africane di ieri e di oggi devono sostenere per avere maggiori diritti e dignità. 
Da una parte il racconto delle donne che negli ultimi anni sono riuscite a raggiungere posizioni di rilievo malgrado le difficoltà. Dall'altra, la spiegazione con parole semplici delle recenti scoperte della genetica che, andando a ritroso, è riuscita a risalire fino alla madre di tutto il genere umano, a Eva. Una donna, un'africana. 

Recensione:
Rita Levi-Montalcini, con questo libro, offre a noi lettori, ed in particolare alle giovani menti ancora da plasmare, un viaggio appassionante nel passato, alla ricerca dell'origine della specie umana, e dei nostri più lontani antenati.
E lo fa facendo appello alla genetica, e alle recenti scoperte che hanno individuato come il DNA mitocondriale si trasmetta solo per via femminile, di generazione in generazione.
Cosa vuol dire? Semplice, che all'inizio di tutto doveva esserci non un Adamo, come vuole la tradizione, ma una donna, una Eva.
Da queste premesse, sicuramente interessanti e per di più originali, prende avvio una prima parte dedicata proprio all'evoluzione della specie, dai primi ominidi sino ad arrivare all'homo sapiens moderno, quello più simile a noi, per intenderci. 
Tutto è nato da una donna, molto probabilmente proveniente proprio dal continente africano, come dimostrato da anni di ricerche, lo stesso continente ad oggi così denigrato. Paradossale come le cose siano cambiate nel corso dei secoli, non credete?
E lo è ancora di più, se teniamo conto della seconda parte del libro, che grossomodo ci guida alla conoscenza delle più grandi figure femminili della storia dell'Africa, le cosiddette "Regine del passato". Donne come Nefertari, note per il loro potere e lungimiranza, o come Nitocris, un vero esempio per ciò che concerne l'emancipazione femminile.
Da qui si arriva all'ultima parte, il racconto delle donne africane di oggi che, con grande fatica, studio e spirito di sacrificio, sono riuscite a raggiungere dei risultati incredibili in diversi campi, non dimenticando mai l'amore per la propria terra. 
Testimonianze importanti, utili per le bimbe africane del domani, ma a maggior ragione per le generazioni future di ogni parte del mondo. Che ogni bimbo, ragazzo, uomo o donna, possa rendersi conto di quanto può essere difficile, in alcune parti della terra, far valere i propri diritti, o accedere a risorse basilari come l'istruzione pubblica o i servizi sanitari, e di come sia perciò necessario non dare mai nulla per scontato.
Un libro piccolo ma dal forte valore educativo, che insegna senza annoiare. A tal proposito posso dire che il tono del racconto non è mai troppo prolisso o dal taglio specialistico. Soprattutto per quanto concerne la sezione inerente alla formazione del continente e allo sviluppo della specie, la narrazione scorre veloce, in modo chiaro, preciso e stimolante, grazie anche ai carinissimi disegni disseminati tra i vari capitoli. Inoltre nelle ultime pagine è contenuto un pratico glossario, utile per dissipare eventuali perplessità.
Tuttavia devo ammettere che, nonostante questa accortezza, alcuni concetti legati alla trasmissione dei geni potrebbero risultare ugualmente ostici per dei ragazzini, o almeno per buona parte di essi.
L'opera è infatti indirizzata ad un pubblico dai 10 anni in su, e non ho nulla da dire in contrario se specifichiamo che questo pubblico deve comunque avere una certa propensione per la scienza, la storia o l'educazione civica. Di certo non si sta parlando di una lettura da spiaggia, o di una raccolta di barzellette, ma di un vero e proprio trattato di scienza e sociologia, ovviamente semplificato e reso fruibile per i più piccoli.
Per intenderci, se vostro figlio è un piccolo Sheldon Cooper o una piccola Amy Farrah Fowler, allora non potrà che apprezzarlo. Se invece è una mini Penny, beh fate in modo di essere presenti al momento della lettura, perché le domande non mancheranno XD 

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi inviato una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

mercoledì 3 luglio 2019

Sotto l'ombrellone #27



Tremate, tremate, le detective in bikini son tornate!
Ebbene sì, finalmente abbiamo dato il via alla nostra stagione balneare e, ovviamente, anche alle pericolosissime indagini in incognito, che vedono me e Muriomu aggirarci sulle spiagge pugliesi con fare guardingo.
Siamo ancora alla prima settimana di mare, per cui non possiamo assolutamente lamentarci: ben cinque libri avvistati, abbastanza velocemente e, per di più, senza dare troppo nell'occhio (il che non è da sottovalutare).
Naturalmente speriamo nei prossimi giorni di riuscire a fare di meglio.
E se ci sarà da sporcarsi le mani, con la sabbia, è chiaro, non mancheremo!
Nell'attesa, vi lasciamo con il nostro bottino...

"Il profumo delle foglie di limone" di Clara Sánchez 

Lo conosco?

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
signora sui sessant'anni, dalla pelle molto chiara, con capelli corti, ricci e di color grigio scuro.
Era seduta su una seggiolina a due passi dall'acqua e portava dei vistosi occhiali da sole.

Costume da bagno: 
intero nero a fiori, attorno alla vita aveva un telo mare a mo' di pareo 

♥ "Der verborgene Garten" di Kate Morton 

Lo conosco? Sì

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui settant'anni, dai capelli biondi, corti e boccolosi. Dalla pelle molto chiara, aveva però un forte rossore sul viso. Era seduta su una sdraio, accanto al marito. Ha passato quasi tutto il tempo a leggere, fino a che una bambina seduta sotto l'ombrellone vicino non ha attirato la sua attenzione. Da quel momento non ha smesso un attimo di sorridere, nel vedere la piccola giocare, e dicendo così addio, o quasi, all'amato libro.

Costume da bagno: 
due pezzi azzurro a fiori, con slip a vita alta.


♥ "Il cerchio" di Dave Eggers 

Lo conosco?

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
uomo sui quaranta/cinquant'anni, con capelli scuri, molto corti e diradati sui lati. È stato tutto il tempo disteso all'ombra, dapprima impegnato nella lettura e poi in una, ancora più rilassante, pennichella. Beato lui!

Costume da bagno: 
boxer bianco con strisce blu sui lati


♥ "La casa in mezzo al mare" di Miquel Reina 

Lo conosco?

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sulla trentina, dal fisico asciutto e la pelle chiarissima. Aveva capelli biondo scuro, lisci e apparentemente non molto lunghi, raccolti con una pinza. Ha alternato la lettura a brevi bagni rinfrescanti. E, considerando il caldo torrido di questi giorni, chi può biasimarla?

Costume da bagno: 
due pezzi tribale, con slip molto - ma molto - sgambato!


♥ "El palacio de la medianoche" di Carlos Ruiz Zafón 

Lo conosco? Sì

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
uomo sui cinquant'anni, dai capelli ricci e bruni, e baffi folti, sempre scuri, ma striati di grigio. Era disteso proprio accanto a noi su un telo mare arancione (che fortuna!) e inizialmente mi era parso un signore tranquillo e solitario tutto dedito alla sua lettura. Dopo una ventina di minuti però il silenzioso signore è stato travolto da una bimba di circa sette anni che, arrivata assieme alla mamma, chiedeva insistentemente di giocare. Beh, caro uomo baffuto, leggerai un'altra volta: è il momento di fare un bel castello di sabbia!

Costume da bagno: 
slip grigio metallizzato 


Per il momento è tutto.
E voi avete adocchiato qualche titolo sulle vostre spiagge?
Ditecelo nei commenti ^-*

lunedì 1 luglio 2019

Recensione: "La casa nella prateria" di Laura Ingalls Wilder

Titolo: La casa nella prateria
Titolo originale: Little House on the Prairie
Autore: Laura Ingalls Wilder
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 28 maggio 2015
Pagine: 190
Prezzo: 13,90 €


Trama:
Il viaggio verso il Kansas con la famiglia Ingalls. La vita nella prateria è difficile e talvolta persino pericolosa, ma papà, mamma, Mary, Laura e la piccola Carrie sono felici di realizzare il sogno di una nuova vita.

Recensione:
"La casa nella prateria" è il primo di una serie di nove libri per ragazzi scritti da Laura Ingalls Wilder nel 1935.
La scrittrice, con questa saga, ha messo nero su bianco i preziosi ricordi della sua infanzia, i viaggi da uno stato all'altro, le disavventure, le conquiste, i momenti spensierati e quelli di difficoltà della sua famiglia, alla costante ricerca del posto in cui insediarsi ed essere felici.
Ma la felicità non è un punto di arrivo, si può incontrare anche man mano, durante il viaggio, lo scopriranno bene gli Ingalls già da questo primo capitolo della loro avventura.
Il romanzo è ambientato nel 1870, in quelli che sono gli anni del colonialismo americano, ovvero quando i coloni americani si spostavano in cerca di fortuna, occupando le terre degli indiani, dando spesso vita a feroci e sanguinolenti conflitti.
Gli Ingalls sono tra quelle famiglie che, con la prospettiva di un futuro più fiorente, si spostano in cerca di terre libere e fertili. Dall'inverno del Wisconsin, al più caldo Kansas.
Papà Charles, mamma Caroline e le tre figlie: Mary, Laura, Carrie abbandonano il certo per l'incerto, nella speranza di trovare nelle praterie del Kansas il posto dei loro sogni.
E dopo un estenuante e difficoltoso viaggio lo troveranno davvero.
Una distesa verde, ricca di selvaggina, dove papà Charles in poche settimane metterà su una casa per le sue quattro donne. 

"Il fruscio del vento nell’erba sembrava una musica. E il canto stridulo delle cavallette faceva vibrare l’immensa prateria. Un flebile ronzio proveniva dagli alberi in riva al ruscello. Tutti quei suoni formavano un fantastico, caldo, gioioso silenzio. Laura non aveva mai visto un posto che le piacesse così tanto…"

E' stato appassionante leggere la storia dell'autrice, sapendo che le cose narrate, ogni difficoltà, ogni gioia, sono state vissute davvero da questa affettuosa, cara famiglia.
E io leggendo ero lì a fare il tifo per loro, a scongiurare ogni incidente, a gioire per il caminetto costruito, per la casa salvata dall'incendio, per i vetri da mettere alle finestre, e a temere quando una qualsiasi disgrazia rischiava di mandare tutto a rotoli, a comprendere quell'incertezza verso il vicino ignoto, e in forte apprensione per la vita degli Ingalls quando la malaria li ha messi tutti KO.
Il finale, poi, mi ha visto delusa, sconfitta e amareggiata, non per la storia in sé, ma per l'empatia che ho provato nei confronti dei protagonisti (anzi, a dirla tutta ho reagito peggio io di loro).
Dopo un anno di sacrifici, lotte e conquiste, quando le cose stavano andando per il verso giusto, quando l'orto stava prendendo vita con i primi germogli e la promessa di una stagione ricca e rigogliosa, tutto viene gettato alle ortiche, con papà Charles che, ancora una volta, decide di andare via, non per un capriccio, certo, ma lo fa all'improvviso, senza dare a nessuno (neanche al lettore), il tempo di metabolizzare la cosa.
Così, dopo aver detto addio agli amici e dopo aver trascorso l'ultima notte nelle praterie del Kansas, gli Ingalls si rimettono fiduciosi in viaggio, nuovamente verso il Nord, cantando filastrocche e intonando melodie.

Mamma sospirò e disse: «Un intero anno sprecato, Charles.» Ma papà rispose, allegramente: «Che cos'è un anno? Abbiamo tutta la vita davanti!»

Una scrittura semplice,  per un libro appassionante e ricco di nozioni e descrizioni meravigliose.
La Ingalls si dilunga in minuziosi dettagli (anche esagerati) nel descrivere dettagliatamente la costruzione della nuova casa e i procedimenti che rendono possibile tale impresa, ma la vera meraviglia la regala nella descrizione della natura, dei piccoli riti della vita quotidiana, dalla preparazione dei pasti più umili - ma sempre gustosi -  alla gioia descritta per le grandi occasioni speciali: i più ricchi pranzi di Natale, i regali, la felicità familiare.
Descrive un mondo semplice fatto di piccoli gesti genuini, di valori, gentilezza e generosità. Di un amore familiare che ti fa sentire parte integrante della famiglia.
In poche parole, un romanzo da leggere, assolutamente.

Considerazioni:
Confesso che fino a prima di leggere questo libro, conoscevo "La casa nella prateria" solo di nome. Non sapevo molto sulla trama di questa storia (non ho mai visto nemmeno la serie TV), se non che parlasse di una famiglia che fa armi e bagagli per andare a vivere in una prateria, appunto.
Ignoravo molte cose come vedete, una delle cose di cui più mi vergogno è aver scoperto solo durante la lettura che la storia che Laura Ingalls ci racconta in queste pagine non è che la storia della sua famiglia e dei numerosi spostamenti che ha fatto negli anni.
La Ingalls non narra la sua storia in prima persona, tuttavia il suo personaggio ha una rilevanza diversa rispetto agli altri per il lettore. I suoi sentimenti e gli stati d'animo sono indagati da vicino e si capisce che quello che ci viene raccontato è il suo punto di vista sui fatti narrati.
Tuttavia la saga, perché si tratta di una serie di ben nove libri, non viene ritenuta un'autobiografia, ma solo un racconto un po' romanzato delle sue memorie d'infanzia.
Leggendolo immaginavo solo vagamente cosa sarebbe successo nel libro, ma sono sincera, non mi sarei mai aspettata il finale. 
Non credevo che l'anno appena trascorso dalla famiglia Ingalls nella prateria - i sacrifici, le piccole conquiste, il timore di non farcela, l'allegria per ogni buon risultato - si sarebbe concluso con quello che, sostanzialmente può definirsi, un "nulla di fatto".
Immaginavo che dopo aver eretto con fatica la casa e scongiurato i vari incidenti che l'hanno messa a rischio, dopo aver costruito il pozzo, arato la terra per l'orto, ci saremmo goduti finalmente un attimo di pace. 
Ero pronta anch'io a veder spuntare le prime piantine, a cogliere i frutti di un immenso lavoro, soddisfatta di tutto ciò che la famiglia aveva saputo creare dal nulla, in nemmeno un anno.
E poi tutto è andato perso. Gli Ingalls si vedono costretti a trasferirsi ancora, rimettersi in viaggio per una destinazione ignota, abbondare tutto e ripartire da zero.
Cosa ho apprezzato? Oltre alla sensazione di libertà che si respira in tutto il libro, le descrizioni della natura e dell'amore che i componenti della famiglia hanno per ciò che fanno e di cui vivono (oltre al profondo amore che li lega l'un l'altro), ho amato la tenacia con la quale la famiglia si rialza da ogni sconfitta. 
Papà Charles sa fare praticamente tutto, è lui che in pochi giorni mette su una casa per le sue quattro donne, ma quella che ho ammirato di più è stata mamma Caroline, per la sua perseveranza, e la fiducia che sempre ha nutrito nei confronti del marito, che è anche il motivo per cui l'ho criticata.
Ammetto che durante la lettura ho dovuto più volte mettere a tacere il mio spirito di protesta ricordandomi che quelli erano altri tempi, anche quando atteggiamenti o frasi come "i bambini devono essere visti, ma non sentiti" mi disturbavano non poco.
Altra cosa che mi ha urtato sin dalle prime pagine è l'atteggiamento di Charles, come quello del classico padre padrone, che sia chiaro, non tratta mai in malo modo nessuno, però non sembra prestare molta attenzione ai desideri o timori della sua consorte, ma solo ai propri bisogni. Basti pensare che il viaggio della famiglia Ingalls ha inizio proprio dal desiderio del signor Charles di andare via da quella terra - il Wisconsin - che vedeva ormai troppa gente vivere nei suoi Grandi Boschi.
Può un uomo decidere, di punto in bianco, di sradicare la sua famiglia dalle comodità di una casa confortevole, in pieno inverno, per intraprendere un viaggio verso l'ignoto - allontanandosi per giunta da tutti i parenti vicini -  esclusivamente per il desiderio di avere la selvaggina tutta per sé?
A me sembra una cosa un po' pretenziosa da chiedere a chiunque! Figurarsi ad una famiglia con tre bimbe piccole.
La casa viene così messa in vendita, senza chiedere neanche il benestare alla fin troppo remissiva e fiduciosa consorte.
Ripeto, non c'è nulla di strano per quei tempi, ma leggendo non posso negare che la cosa mi abbia infastidito, come mi ha indignato leggere del povero Jack (il fedele cagnolino della famiglia) a cui Charles non ha mai concesso di salire sul carro, costringendo, quella povera bestiolina, a seguirli, senza sosta, per interi stati, dal Wisconsin al Minnesota, dall'Iowa, al Missouri, negandogli di salire anche durante la pericolosa traversata del fiume in piena, che gli è quasi costata la vita!
Insomma, da una famiglia così unita, amorevole e legata mi sarei aspettata un po' più di sensibilità ed empatia dal suo capofamiglia.
Ma, in fondo, è anche grazie a lui e alla sua decisione se possiamo leggere questa saga che fa respirare avventura e libertà ad ogni pagina.
                                                                                  
Ringrazio Gallucci Editore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro 

il mio voto per questo libro 

lunedì 17 giugno 2019

Recensione: "La sirena e Mrs Hancock" di Imogen Hermes Gowar

Titolo: La sirena e Mrs Hancock
Autore: Imogen Hermes Gowar
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 19 febbraio 2019
Pagine: 472
Prezzo: 22,00 €


Trama:
È il settembre del 1785 quando Jonah Hancock, mercante inglese, riceve in dono una sirena. Certo, non è proprio un regalo e nemmeno una sirena nel senso piú romantico del termine: è piú che altro un corpo mummificato di essere marino che gli è costato una nave. Ma a rassicurare Mr Hancock del valore dell'investimento c'è il lungimirante capitano Jones, responsabile della compravendita. E a trasformare quella creatura in una fonte di lucro ci pensa Mrs Chappell, l'avveduta tenutaria di un bordello di lusso: che abbia gambe o squame, una ragazza indifesa nuova in città a lei non può sfuggire. Per la madama non è difficile convincere il mite Mr Hancock ad affittarle la sirena come arredo per incuriosire i clienti della sua casa di piacere.
Ed è proprio in quel luogo di libidinosa perdizione che Jonah Hancock si perde, non tra le vie del peccato, bensí negli occhi di Angelica Neal. Il suo corpo è senza segreti per chi ha avuto l'onore di essere suo cliente, ma il suo cuore non è altrettanto prodigo.
Spietata e impertinente, Angelica promette a Mr Hancock che cederà alle sue avance solo in cambio di un nuovo esemplare, suadente e fatale, di sirena. Ma i desideri hanno spesso conseguenze impreviste. Per esempio, possono essere esauditi.

Recensione:
Con questo romanzo, l'autrice ci regala un viaggio nel tempo e nello spazio, nella Londra georgiana di fine Settecento, abitata da marinai, mercanti, donne di malaffare e uomini di potere.
Protagonista è Jonah Hancock, un quarantacinquenne che ha investito tutti i suoi averi nelle navi e che, non avendo figli né una moglie cui provvedere, non trova altra occupazione che sfidare quotidianamente le intemperie del mare alla ricerca di un po' di fortuna.
E la fortuna non tarda ad arrivare, grazie ad una rischiosa compravendita che ha come oggetto nientepopodimeno che una sirena imbalsamata, catturata poco tempo prima in Giappone, nel bel mezzo di una tempesta. La terrificante creatura, per quanto poco piacevole, diviene subito l'attrazione della città, al punto che i ricavi per il mite signor Hancock, divenutone ormai proprietario, si fanno fruttuosi.
Tutti i londinesi accorrono per vederla, anche la stravagante Mrs Chappell, la mezzana che, grazie alle sue doti persuasive, riesce ad accaparrarsi per qualche settimana l'opportunità di ospitare quel fenomeno da baraccone nella sua casa di piacere.
Ed è lì che il mondo pratico e speculativo dell'oculato Jonah viene a contatto con quello effimero e vanitoso di Angelica Neal, una delle meretrici più in vista.
La giovane donna, astuta come una volpe, riesce a strappare a quell'uomo credulone una promessa: il suo tempo e soprattutto la sua compagnia, in cambio di una sirena nuova di zecca tutta per lei, da tenere in bella mostra in soggiorno.
Questa provocazione, per quanto assurda, rischia di avere conseguenze impreviste per entrambi, soprattutto quando la fantasia finisce per collidere con la realtà.
L'arrivo della seconda sirena, viva e vegeta, decisamente irrequieta e ben diversa da quel primo orripilante esemplare, porterà inevitabilmente scompiglio in ben più di una esistenza. Possiamo considerare la presente figura mitologica come uno spartiacque, volta ad alterare irrimediabilmente gli equilibri precariamente costruiti, palesando le paure, i sensi di colpa, i desideri più reconditi ed i segreti inconfessabili.

Sono qui. Sono qui: non sei sola. Eccomi: sono il dolore, la creatura vivente del tuo soffrire. Sono il dolore che è dentro di te: sono il dolore che è tra voi due. Mi sotterrerai ma io tornerò su. Non mi riconoscerai, ma io mi farò riconoscere.

Un uso affascinante ed insolito della donna-pesce, converrete con me, solitamente vista come un essere seducente e ammaliante, e non come una calamita per le emozioni più forti e debilitanti, come avviene invece in questo caso.
In realtà la sirena entra in azione solo nell'ultima parte della storia - il romanzo è diviso in tre libri, ragion per cui il titolo dell'opera non è del tutto congeniale - e rappresenta l'acme di una vicenda ben più intricata e complessa.
Per tutta la narrazione assistiamo a capitoli alternati, dedicati rispettivamente ora a Jonah Hancock, ora ad Angelica Neal. I due vivono la loro quotidianità in modo diametralmente opposto, l'uno sommerso da pratiche da sbrigare e l'altra in mondanità e lussi sfrenati. I loro cammini ad un certo punto si incrociano, per poi dividersi e ritrovarsi ancora.
Entrambi, per quanto diversi, sono alla ricerca di qualcosa che dia loro un senso di completezza, quello stato di pace e sicurezza che è stato loro a lungo negato.

Lui guarda fuori dalla finestra. Ha la sensazione di essere su una nave in mezzo a un grande oceano, troppo lontano da casa per invertire la rotta, ma così distante dai lidi sconosciuti davanti a lui che la sua imbarcazione finirà per sfasciarsi sotto l’impeto delle onde prima di affondare.

Entrambi finiranno per scoprire che a volte ciò che cerchiamo alacremente non è quel che davvero ci occorre, e che la felicità è molto più vicina di quanto pensiamo.
Non vi dirò di più della trama, non temete, mi piacerebbe però accennare alla scrittura dell'autrice, particolarissima, densa di minuziose descrizioni, al punto da avere quasi un taglio cinematografico. Per il lettore non è difficile immergersi nella lettura ed immaginare ogni particolare.
Credo che, in buona parte, questa cosa possa essere considerata un pregio, in quanto aiuta chi legge a sentirsi al centro della scena, quasi fosse lì mentre gli eventi prendono vita. Tuttavia, soprattutto nella parte iniziale, l'attenzione mostrata ai dettagli risulta così predominante da rendere, in alcuni frangenti, la narrazione eccessivamente prolissa, a discapito dell'azione. Da circa metà libro in poi fortunatamente il problema non si pone più, in quanto le vicende scorrono più velocemente, in un rincorrersi di intrecci e di momenti emozionanti.
Altro aspetto fondamentale di quest'opera è la forte componente psicologica di tutti i personaggi, ed in particolare quelli principali, e la metamorfosi che questi stessi subiscono nel corso del tempo.
Ad esempio sin dai primi capitoli si pone l'attenzione sul grande dolore di Mr Hancock, la tragedia che l'ha colpito molti anni prima ed il senso di vuoto che lo accompagna quotidianamente, ma solo quando si va avanti, emerge davvero il bisogno dell'uomo di avere una famiglia da amare. Allo stesso modo, anche la signorina Neal, nonostante le apparenze, l'aspetto impeccabile ed i grandi sorrisi, nasconde un passato turbolento, fatto di assenze, abbandono, violenze subite e cattive compagnie. Una specie di Holly Golightly per intenderci (la protagonista di "Colazione da Tiffany"), estremamente sicura di sé eppure fragile come cristallo.

«Quando una donna è povera, e senza nessuno a proteggerla, è quasi una sgualdrina, anche se non ha ancora peccato. Se solo la più piccola cosa va di traverso, è naturale cadere in tentazione. Tutti sanno che un giorno quel momento arriverà: pur rispettabile che sia, la macchia è già su di lei. A un certo punto sente di non avere scelta»

E come lei tante altre sue "colleghe", come l'esotica Miss Polly che non ha visto altra via di fuga alla povertà, se non la mercificazione del suo corpo.
Le loro vicende personali e i loro drammi ci vengono svelati poco a poco, facendo cadere l'aura di superficialità e fierezza che inizialmente contraddistingueva quelle donne di facili costumi.
L'ambientazione del bordello infatti viene indagata a fondo, con le sue luci ed ombre. È descritta ogni scena, anche la più peccaminosa, con dovizia di particolari, ma senza scadere mai nella volgarità. Questo mondo, lussuoso e sfavillante dall'esterno, nasconde molte crepe, più di quante si riesca ad ipotizzare. L'ostentazione e lo sperpero di denari, il potere della bellezza femminile e della sorellanza, ma anche le invidie ed i pettegolezzi, lo strapotere delle mezzane (quelle che oggi chiameremmo protettrici), e lo squallore dei clienti bavosi.
Anche in questa circostanza si nota la grande maestria della scrittrice nel saper ricreare gli usi e i costumi di un tempo, dagli abiti ai cosmetici, dal cibo da servire in tavola alle esibizioni, sino ai mezzi di locomozione o agli arredamenti. Nulla è lasciato al caso, anzi ogni particolare sembra attentamente studiato, al fine di rendere questo romanzo quasi un quadro da ammirare.
In generale il libro, nonostante la partenza lenta, coinvolge, stupisce e convince. Grazie soprattutto ai personaggi in cui è facile immedesimarsi, i quali, con le loro emozioni, le delusioni e le sofferenze, ci fanno tribolare e sperare in un lieto fine.
Poi ovviamente le ambientazioni seducenti, l'atmosfera, il mistero, e la commistione di storia e mitologia fanno la loro parte, rendendo le vicende di Jonah e Angelica una tempesta perfetta in cui è facile perdersi e navigare.

Ringrazio la casa editrice Einaudi per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 10 giugno 2019

Recensione: "The Lock - I guardiani del fiume" di Pierdomenico Baccalario

Titolo: The Lock - I guardiani del fiume
Autore: Pierdomenico Baccalario
Illustratore: S. LeDoyen
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: ottobre 2015
Pagine: 192
Prezzo: 15,00 €

 
Trama:
Sembra un’estate come tutte le altre, finché Pit non riceve uno strano invito a raggiungere i cugini nella sperduta Henley Creek. Fin dal suo arrivo il ragazzo capisce che quella valle silenziosa nasconde qualcosa di magico e, forse, di pericoloso. 
C’è un fiume che scorre al contrario, dal mare verso le montagne: le sue acque nascondono una forza segreta. E per proteggerne il potere Pit, Timothee, Floraleda, Amy e gli altri ragazzi dovranno sfidarsi in un’antica battaglia, sotto lo sguardo del Popolo del Fiume. 
Pit scoprirà di avere più coraggio di quanto credeva. E capirà che con la forza dell’amicizia si può arrivare ovunque...

Recensione:
Un libro di avventura che ha tutti gli ingredienti per appassionare i lettori di ogni età: un'ambientazione misteriosa e affascinante, delle sfide da affrontare, un gruppo ben assortito di ragazzi, e dei magici premi da conquistare.
All'inizio conosciamo il nostro protagonista, un adolescente un po' spaurito, alle prese con la sua prima vacanza da solo. Al suo arrivo Pit trova non solo gli zii e i cugini, di cui credeva di essere ospite, ma tanti enigmi da svelare, una serie di indizi e dei compiti da portare a termine. 
Ma chi dirige questo gioco così stravagante? Chi ha fatto in modo che Pit arrivasse proprio ad Henley Creek? E cosa sono chiamati a fare lui, Tim, Floraleda, e gli altri ragazzi al di là del fiume?
Tante sono le domande che si fanno strada nella mente dei protagonisti - e anche di noi lettori - e solo alcune troveranno effettivamente risposta. Perlomeno in questo libro.
Il gioco del fiume, per quanto ci è stato riferito sinora, consiste in una successione di prove e prevede una sola squadra vincitrice, tuttavia, nelle pagine del primo tomo - si tratta di una saga di sei libri - solo la sfida iniziale avrà realmente luogo.
Tutto il resto rimane ancora in sospeso. Infatti, se proprio dovessi trovare un difetto a questo romanzo, direi il fatto che si esaurisce troppo in fretta. Si è appena entrati nel vivo della storia, e si è già alla fine. Per fortuna, trattandosi appunto di una saga, è facile immaginare che tutti i dubbi saranno chiariti nei vari seguiti.
Una cosa che ho invece apprezzato è la caratterizzazione dei personaggi. Pur essendo i partecipanti al gioco una decina, ognuno di essi si distingue per qualcosa, ragion per cui è facile tenerli a mente.
Inoltre il linguaggio utilizzato dall'autore è semplice ma efficace, ricco di descrizioni cariche di dettagli che aiutano molto a visualizzare di volta in volta i diversi scenari.
Per di più tutta la storia vira attorno non solo al gioco vero e proprio ma anche all'idea di collaborazione, fiducia e lealtà che sono alla base non solo di ogni buona strategia di squadra ma anche di ogni bella e duratura amicizia.
Per il momento non ho molto altro da aggiungere, se non che la vicenda del fiume mi sta incuriosendo parecchio e che non vedo l'ora di saperne di più. Non voglio sbilanciarmi, perché in effetti siamo ancora all'inizio ed è tutto ancora aperto, ma ad oggi oserei dire che "The Lock" potrebbe essere la lettura perfetta per i giovani in cerca di qualcosa di avvincente ed emozionante.
D'altronde alzi la mano chi non ha mai sognato di passare l'estate in una meta misteriosa, con tanti nuovi amici e altrettante avventure tutte da scoprire?

Curiosità:
Pochi mesi fa è stata pubblicata una nuova edizione che racchiude, in un unico volume, la serie completa, composta dai seguenti titoli:

1. I guardiani del fiume
2. Il patto della luna piena
3. Il rifugio segreto
4. La corsa dei sogni
5. La sfida dei ribelli
6. Il giorno del destino



Ringrazio la casa editrice Piemme per avermi fornito una copia cartacea d questo romanzo

il mio voto per questo libro