lunedì 16 luglio 2018

Sotto l'ombrellone #23



Salve avventori!
Finalmente siamo tornate ad aggiornare la nostra rubrica estiva, tutta dedicata ai bagnanti e alle loro letture da spiaggia. 
Nelle ultime settimane ci siamo imbattute in più di un avvistamento, ma purtroppo non tutti sono andati a buon fine. Alcuni astuti lettori hanno nascosto i loro romanzi così in fretta, da non permetterci di sbirciare né titolo né autore. Che cattivoni!
Ma parliamo invece adesso dei libri che siamo riusciti a decifrare, eccoli qui...

♥ “Il problema Spinoza” di Irvin D. Yalom

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
ragazza formosa sui 20 anni, dalla carnagione lattea, con capelli lunghi,  rossi e mossi. Era accompagnata da un'amica, all'incirca della stessa età, ed entrambe stavano distese su due teli mare colorati. Ha letto per un bel po' mentre l'altra ragazza ascoltava la musica.

Costume da bagno: 
intero nero 


♥ "Non restare indietro" di Carlo Greppi

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui 50 anni. Capelli ricci, castano chiaro appuntati con un fermaglio.
Era seduta su una sdraio, sul bagnasciuga, e leggeva in tutta tranquillità il suo libro.

Costume da bagno: 
intero a fantasia a fiori, tendente principalmente al blu/azzurro


♥ "Ikigai

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
ragazza sui 20 anni. Capelli castano scuro raccolti in due trecce laterali. Era distesa sul suo telo mare in compagnia del fidanzato. Parlavano una lingua straniera che non siamo riuscite ad identificare con sicurezza (molto probabilmente provenivano dall’Europa dell’est). 
Oltre a questo libro dalla copertina rossa, di cui non siamo riuscite a decifrare l'autore, ne aveva un secondo dalla cover bianca ed il disegno di un fiore orientale. Purtroppo di quest'ultimo non siamo riuscite a leggere neppure il titolo.

Costume da bagno: 
due pezzi blu scuro


♥ "Il tuo metabolismo" di Antonio Moschetta


Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui 30 anni. Capelli castani scuro, voluminosi e ricci legati in una crocchia. Era distesa sulla sdraio a leggere. Alternava la lettura a veloci bagni rinfrescanti.

Costume da bagno: 
due pezzi, sopra blu e sotto fucsia 


♥ "Lolita" di Vladimir Nabokov

Lo conosco? Si

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
ragazza magrolina sui 20/25 anni. Portava i capelli raccolti in una coda stretta. E indossava grandi occhiali da vista.
Era seduta su una seggiolina di plastica in riva al mare.

Costume da bagno: 
due pezzi a balze, color verde bottiglia. 


Per il momento è tutto, speriamo in futuro di avvistare più letture e soprattutto di riuscire a riconoscerle!
E voi maschietti che ne dite di portare con voi un bel libro e fare concorrenza a noi ragazze?

martedì 10 luglio 2018

Voglia di un viaggio letterario?

Salve avventori!
State già contando i giorni che vi separano dalle agognate ferie? Se sì, avete già pianificato come trascorrerle?
Se ancora siete indecisi se passarle a casa, o in una meta da sogno, allora noi del Café Littéraire, forse, possiamo esservi d'aiuto.
Da un po' di tempo abbiamo iniziato ad interessarci ai viaggi letterari, ovvero a quei itinerari ispirati ai luoghi di determinati romanzi.
Qualche settimana fa, sbirciando sul sito Feltrinelli, mi sono imbattuta in un'iniziativa molto carina realizzata da La Feltrinelli Viaggi, un'agenzia turistica nata dalla collaborazione di Le Librerie Feltrinelli ed il tour operator Boscolo.
Mi riferisco ai "Viaggi della letteratura", ovvero venti itinerari che hanno come punto di partenza proprio le mete percorse dai protagonisti di alcuni libri selezionati.
Si parte quindi proprio dal romanzo, il vero perno della vacanza, e si procede con varie tappe che dovrebbero ripercorrere grossomodo le orme dei nostri personaggi letterari più amati.
Per entrare nel vivo, ecco qui alcune delle mete e le relative ispirazioni:

Capitali Baltiche, da Jan Brokken, “Anime Baltiche” (Iperborea)
Islanda, da Jon R. Hjalmarsson, “Atlante leggendario delle strade d'Islanda” (Iperborea)
Baja California, da Pino Cacucci, “Le balene lo sanno” (Feltrinelli)
Irlanda, da Franck Mc Court, “Le ceneri di Angela” (Adelphi)
Uzbekistan, da Erika Fatland, “Sovietistan” (Marsilio)
Lisbona e Portogallo, da Antonio Tabucchi, “Sostiene Pereira” (Feltrinelli)
Londra e Regno Unito, da Corrado Augias, “I segreti di Londra” (Mondadori)
Parigi e Francia, da Serena Dandini, “Avremo sempre Parigi” (Rizzoli)
Stati Uniti d’America, da William Least-Moon, “Strade Blu” (Einaudi)
Giappone, da Will Ferguson, “Autostop con Buddha” (Feltrinelli)
San Pietroburgo e Russia, da Jan Brokken, “Bagliori a San Pietroburgo” (Iperborea)
Sarajevo e Bosnia, da Paolo Rumiz, “Maschere per un massacro” (Feltrinelli)
Iran, da Anna Vanzan, “Diario Persiano” (il Mulino)
Egitto, da Ala Al-Aswani, “Palazzo Yacoubian” (Feltrinelli)
Brasile, da Jorge Amado, “Il Paese del Carnevale” (Garzanti)
India, da Pier Paolo Pasolini “L’odore dell’India” (Garzanti)
Isole Azzorre, da Antonio Tabucchi, “Donna di Porto Pim” (Sellerio)
Messico, da Pino Cacucci, “Viva la vida” (Feltrinelli)     
Istanbul e Turchia, da Ferzan Ozpetek, “Rosso Istanbul” (Mondadori)
Madrid, Bilbao, Barcellona, da Dan Brown, “Origin” (Mondadori)
Sud della Francia, da Francis Scott Fitzgerald, "Tenera è la notte" (Feltrinelli)

Quale vorreste visitare?
Muriomu è particolarmente attratta da quello ambientato in Islanda (in effetti è da quando ha letto “Atlante leggendario delle strade d'Islanda” che desidera vedere dal vivo i posti descritti) mentre io vorrei prenotare un volo di solo andata per l'Irlanda (e sarei disposta a leggere anche “Le ceneri di Angela” romanzo che, dal titolo e dalla cover mi ispira ben poco, pur di visitarla XD).
In alternativa mi accontenterei anche di visitare la Costa Azzurra di Fitzgerald o la San Pietroburgo di Brokken, una cosetta da poco in fondo ^-^


Atlante leggendario delle strade d'Islanda 
10 giorni con in Islanda con tappe Reykjavik - Snaefellsness - Myvatn - Hofn - Hella 


Un paese lontano e misterioso, che nell'isolamento ha sviluppato tradizioni in cui miti e leggende hanno un ruolo cruciale. Ogni montagna, ogni baia, ogni cascata di cui è punteggiata l'Islanda ha una storia da raccontare, è abitata da uno spettro, un mago, un troll o un animale misterioso pronto a manifestarsi in tutta la sua potenza. 
L'Atlante leggendario delle strade d'Islanda ha raccolto tutti questi racconti in un volume, ispirazione per un itinerario che, lungo la mitica Statale 1, percorre tutta l'Isola toccando i luoghi più significativi e spettacolari, ma anche quelli meno noti. Un viaggio fuori dagli schemi, sulle ali del sogno. 




Le ceneri di Angela 
8 giorni con tappe Dublino - Galway - Limerick 


Da Dublino fino al ventoso ovest, con i paesaggi mozzafiato delle scogliere di Moher e del Ring of Kerry, e poi ancora verso la capitale, questo viaggio accompagna nel cuore dell'Irlanda più poetica e autentica, un Paese di cui innamorarsi.




Un paesaggio aspro e incontaminato fatto di colline, brughiere, torbiere e stagni, affacciato su una costa frastagliata in cui si susseguono baie e scogliere e la sosta finale a Limerick, città in cui "Le ceneri di Angela" è ambientato.






A noi piace molto l'idea e non ci dispiacerebbe provare, c'è da dire però che la maggior parte degli itinerari sono abbastanza cari, soprattutto se prevedono nel pacchetto il volo.
Ma non solo Feltrinelli, per fortuna, si è mossa in questa direzione. 
Il portale Turismo letterario, ad esempio, propone alcune destinazioni come la Shimokitazawa che fa da sfondo a "Moshi Moshi" di Banana Yoshimoto, la città di Bath in cui sono ambientati "Persuasione" e "L'abbazia di Northanger" di Jane Austen, o ancora l'amata Venezia di Henry James.
Altri consigli potete trovarli sul portale italiano Lonely Planet e nella piattaforma social Cityteller, dedicata alla geolocalizazione dei luoghi protagonisti dei libri.
Cosa ne dite?
Avete adocchiato una destinazione che potrebbe fare al caso vostro?

mercoledì 4 luglio 2018

Recensione: "Jack Bennet e la chiave di tutte le cose" di Fiore Manni

Titolo: Jack Bennet e la chiave di tutte le cose
Autore: Fiore Manni
Illustratore: Fiore Manni
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 22 maggio 2018
Pagine: 350
Prezzo: 16,00 € 

Trama:
Jack Bennet è un bambino di dieci anni come tanti altri, forse solo un pochino più basso e più magro della media. Ogni mattina si alza, si avvolge intorno al collo la lunga sciarpa a righe azzurre che gli ha lasciato suo padre ed esce per le fumose vie di Londra. Come molti ragazzi del suo tempo lavora in fabbrica, perché la mamma è malata, e in famiglia non c'è nessun altro che possa provvedere a loro. 
Una mattina, sulla strada del lavoro, Jack incontra un curioso personaggio che pare sbucato dal nulla; un uomo del tutto fuori luogo, con il suo elegante completo viola nel bel mezzo della grigia città. Jack lo osserva incuriosito e lo saluta educato, poi lo ascolta con attenzione. E fa bene, perché la più grande delle avventure può cominciare in un giorno qualunque. 

Recensione:
Quando iniziamo un libro, la maggior parte delle volte, partiamo carichi di aspettative e con la forte speranza di non rimanere delusi. 
In questa circostanza invece, a me è accaduto l'esatto contrario. 
Una volta realizzato chi era l'autrice del libro - devo ammettere che inizialmente non avevo prestato grande attenzione alla firma - ho cominciato a dubitare di ciò che avrei effettivamente trovato nella lettura di lì a poco. Non che io abbia nulla contro Fiore Manni, sia chiaro (in realtà mi è capitato di vedere la sua trasmissione solo un paio di volte e pure di sfuggita), ma ho seriamente temuto di imbattermi, come spesso accade del resto, in un tipico caso di "personaggio dello spettacolo, riscopertosi improvvisamente scrittore, a fronte del grande seguito di fans e followers, disposti ad acquistare la qualsiasi".
C'è da dire però che già dopo le prime pagine ho capito di essermi sbagliata, e per fortuna!
Perché "Jack Bennet e la chiave di tutte le cose" è un libro bellissimo, assolutamente ben scritto, fantasioso e originale.
Sin da subito ci affezioniamo al piccolo Jack, a sua madre e alla vita fatta di poche gioie, tanta fatica e altrettanto coraggio. Alla curiosissima parete della sua stanza, ricolma di stelle, che lo spinge a sognare un mondo di avventure e peripezie, che non includano il lavoro in fabbrica e i vecchi macchinari da riparare. 
Ci basta poco per percepire il dolore di Jack per la morte del padre, ed il grande amore per la sua mamma, l'ancora che lo aiuta a non abbattersi mai, giorno dopo giorno, nonostante le difficoltà quotidiane e la stanchezza di fine giornata.

Ma con il passare delle settimane, tra le pile di carta stampata che crescevano in attesa di essere rilegate, tra le macchine che bevevano fiumi d'inchiostro, Jack si sentiva sempre più una minuscola vite incastrata in quell'enorme macchinario che era la fabbrica. 
Possibile che fosse destinato a rimanere lì dentro per tutta la vita? 
Soltanto la sera, a letto, riusciva a immaginare un'altra vita. Si voltava verso il muro e si perdeva tra le stelle e le nuvole dipinte dalla mamma. 
In quei momenti non c'era più Jack Bennet. Non era più un bambino che viveva in una squallida stanzetta immersa nei fumi delle fabbriche. No, in quei momenti a Jack piaceva immaginarsi come un coraggioso avventuriero, sotto un impeccabile cielo azzurro e con il suo padre ancora accanto.

Tutto cambia in una mattinata qualunque, grazie all'incontro con lo stravagante uomo vestito di viola che dice di chiamarsi "Il padre di tutte le cose". 
Da quel momento in poi la vita del protagonista non sarà più la stessa. Viaggi inaspettati e missioni in altri mondi prenderanno il posto delle interminabili ore trascorse a Londra. E che mondi!
Pappagalli parlanti, libri bizzarri (e per di più utilissimi), oceani di foglie, architetti di sogni e bislacchi draghi marini sono solo alcune delle cose che l'impavido Jack avrà modo di vedere.
Ogni universo è unico nel suo genere, ricco di segreti ma anche di persone meravigliose, disposte a distribuire consigli e gentilezze.
Ad ogni impresa Jack imparerà qualcosa di nuovo, sugli altri ma soprattutto su se stesso. Perché non c'è viaggio migliore di quello che porta alla consapevolezza, dei propri pregi e dei difetti, dei meriti e dei traguardi da raggiungere.
Se poi a tutto ciò aggiungi anche dei fidati alleati e dei nuovi amici, il risultato non può che essere un libro appassionante e ricco di emozioni.
Potrei dilungarmi a lungo e dirvi tutto ciò che ho apprezzato della storia, ma preferisco non rovinarvi la sorpresa. Vi basterà sapere che questo romanzo si contraddistingue per le descrizioni particolareggiate e minuziose, i personaggi singolari e accattivanti, le deliziose illustrazioni - opera della stessa autrice - le avventure cariche di meraviglia e tanti buoni sentimenti.

Considerazioni:
I libri migliori sono quelli che ti conquistano subito, con cui instauri immediatamente un legame, con la storia, con il protagonista, le sue paure e le speranze.
Così è stato con questo romanzo. Già dalle prime righe mi sono trovata a simpatizzare con il povero Jack, così timido e insicuro, ma allo stesso tempo desideroso di dare una svolta alla propria vita.
Con lui ho viaggiato verso mondi meravigliosi, tutti così diversi e particolari, simili al nostro per alcuni versi, ma sorprendentemente differenti per tanti altri.
Ho adorato i libri utili, pronti a risolvere ogni problema all'occorrenza (non serve dirvi quanto io abbia desiderato "Il libro degli spuntini deliziosi"), il mondo dei sogni fatto completamente di zucchero filato e gomitoli di lana colorati, l'oceano di foglie e la ciurma dei pirati.
Ho amato la saggezza e la simpatia dell'Architetto dei sogni, la stravaganza e il mistero del Padre di tutte le cose, la spavalderia e la determinazione della piccola Kiki.
E proprio l'amicizia con la giovane piratessa è una delle cose che ho più apprezzato della storia: cresce poco a poco, con il lento instaurarsi di una fiducia reciproca. Nasce per colmare i vuoti, per riempire le assenze, per offrire compagnia laddove ci si sente troppo soli.

«Immagino che domattina dovrai ripartire» disse Kiki, decisa ad affrontare la questione senza tanti giri di parole. 
«Sì. Mia madre sarà in pensiero» disse Jack strofinandosi gli occhi. Cercava con tutte le forze di rimanere sveglio perché voleva chiacchierare ancora a lungo con Kiki, possibilmente fino all'alba. 
«Sentirò la tua mancanza» ammise Kiki. 
«Non ho mai avuto un'amica come te Kiki. Sono felice di averti conosciuta.» 
Lei gli regalò un enorme sorriso, gli occhi blu che nell'oscurità brillavano più splendenti di qualsiasi stella sopra le loro teste.

In generale questo libro dimostra di avere tutte le carte in regola per appassionare i lettori di ogni età: è perfetto per i giovanissimi grazie al suo carico di fantasia, avventura e preziosi consigli, ed apprezzabilissimo anche dagli adulti, perché per sognare e viaggiare ad occhi aperti non si è mai troppo grandi.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 2 luglio 2018

Monthly Recap... Giugno 2018!



Salve avventori!
Un altro mese è passato, per cui eccoci pronte per ricapitolare, con il Monthly Recap appunto, cosa è successo in questo mese e quali sono state le nostre letture.
Cominciamo dalle recensioni di giugno, che potete ritrovare facilmente qui sotto, nel caso ve ne foste persa qualcuna. Basterà cliccare sulla copertina del libro per essere indirizzati alla relativa review.
In linea generale possiamo dire che, chi più chi meno, sono tutti romanzi che abbiamo recensito positivamente, alcuni promuovendoli addirittura a pieni voti, o nel nostro caso, a pieni biscotti ^-^


Le recensioni di giugno
 




Passiamo ora alle letture che ci hanno fatto compagnia questo mese.
Non sono molte, come potrete vedere, ma fino ad una settimana fa, le giornate da noi erano così soleggiate che non ce la siamo proprio sentita di rimanere a casa a leggere.
Ne abbiamo approfittato per passare ore al mare, fare lunghe passeggiate all'aria aperta e qualche giro in bici. Ma non preoccupatevi, per luglio abbiamo già in programma qualche bel romanzo da leggere, quindi immagino che ci rifaremo presto. 

Le letture di giugno

"Una lettera coi codini" di Christian Antonini
"Jack Bennet e la chiave di tutte le cose" di Fiore Manni
"Tu l'hai detto" di Connie Palmen
"Eva era africana" di Rita Levi Montalcini e Giuseppina Tripodi


Il bilancio è senza dubbio positivo, in particolare il libro di Fiore Manni che ha superato le mie aspettative. Con il libro "Tu l'hai detto" invece, ho avuto un rapporto controverso, ma ve ne parlerò meglio nella recensione.

E ora, prima di salutarvi, vi lasciamo con il consiglio del mese. 
Il libro selezionato non è solo una storia di pirati, ma la storia di una vita che vale davvero la pena conoscere. Mary, tramite il suo racconto, ci parla di prigionia, e allo stesso tempo di libertà, o meglio della ricerca di essa, di quel qualcosa che la faccia finalmente sentire giusta, al posto giusto.

Il consiglio del mese è...


"Mary Read. La ragazza pirata" di Alain Surget

Un romanzo appassionante, affascinante e coinvolgente.
Mi piace definirlo completo perché può, senza esagerare, vantarsi di riuscire ad abbracciare i gusti di tutti.
È romantico, ma anche avventuroso, drammatico, ma anche ironico, capace di scaturire, di pagina in pagina, emozioni sempre diverse.


E per il momento è tutto!
Com'è invece il bilancio del vostro mese?
Quali libri vi hanno rubato il cuore e quali invece vi hanno deluso?

venerdì 29 giugno 2018

Recensione: “Mary Read. La ragazza pirata” di Alain Surget

Titolo: Mary Read. La ragazza pirata
Autore: Alain Surget
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 1 marzo 2018
Pagine: 320
Prezzo: 16,40 € (cartaceo) 8,99 € (ebook) 


Trama:
La ragazza che si imbarcò nella Marina inglese e finì per diventare la piratessa più famosa di tutti i tempi.
Tra arrembaggi, amori e battaglie, la vita di Mary Read è un formidabile romanzo di avventure sui mari, il ritratto di una donna che ha sfidato tutte le convenzioni e soprattutto il racconto di una straordinaria storia vera.

Recensione:
Un romanzo avvincente, e non si potrebbe definire diversamente dato che narra una vita che è stata, di per sé, un’eterna battaglia per la ricerca della libertà.
Mary Read nasce nell’ultimo decennio del 1600 nell’isola britannica di Sheppey.
Le condizioni della sua famiglia non sono delle migliori, un padre disperso in mare, una madre che per mandare avanti la famiglia rammenda i panni di tutta l’isola, un fratello gravemente ammalato e tanti sogni per la piccola Mary, in primis quello che il mare gli restituisca quel padre che si è portato via, quell’uomo che potrebbe mettere a posto tutto.
Mary ha sei anni quando un dispotico ragazzino le racconta verità sul proprio conto che risuonano alle sue orecchie come crudeli menzogne, eppure le si insinuano nella mente come striscianti serpenti che avvelenano tutto.
Quello che aspetta dal mare non è suo padre, e solo il cielo sa chi può essere tra i tanti uomini che sua madre fa entrare in casa. Una bastarda figlia di nessuno, ecco cosa sarebbe.
Ma non c’è tempo per indagare sulla verità, un’altra tragedia sta per catapultarsi sulla famiglia Read. Il fratello maggiore, Willy, viene a mancare, e Emma, la madre dei due, si trova improvvisamene con l’acqua alla gola.
Se la nonna del bambino venisse a scoprire della morte del suo unico nipote, smetterebbe di inviarle quelle poche monete che gli dona di tanto in tanto, e ancora peggio sarebbe se venisse a scoprire dell’esistenza della piccola Mary!
Quella bambina è la prova del suo stile di vita dissoluto, la testimonianza della sua infedeltà.
Ed ecco che, nella mente della donna, balena la folle idea che mette fine all'esistenza di Mary e riporta in vita il piccolo Willy.
A soli sei anni, Mary seppellisce se stessa, e veste i panni del fratello, per prendere parte ad un inganno di cui nemmeno conosce la ragioni e di cui non gli viene data alcuna spiegazione.
Una scelta imposta, senza moine, senza tatto, senza giustificazioni.
Mary diventa Willy, nei suoi panni cresce e cambia. Impara a riferirsi a se stessa come ad un ragazzo e a comportarsi e pensare come tale.
Solo di notte, sottovoce, sussurra a se stessa quel nome, quell’identità che le è stata strappata via.
E, giorno dopo giorno, Willy diventa parte di lei. Giorno dopo giorno i vezzi, gli atteggiamenti, i pensieri e persino i sogni femminili, lasciano il posto agli atteggiamenti di un giovane uomo.
Nei panni di Willy, Mary, gioca ai pirati, si azzuffa con altri ragazzini, lotta, tira pugni, e cresce sognando il mare.
Alla continua ricerca di se stessa, e allo stesso tempo per fuggire dalla sua vera identità, Mary si arruola in guerra dove, oltre al fascino dell’azione, e al dolore, trova l’amore, e con esso la libertà del non doversi più nascondere, la serenità di non dover più fingersi ciò che non è, la serenità di una vita felice.
Ma la storia di Mary è ancora lunga, e irta di ostacoli, e la giovane donna si vedrà costretta a rivestire i panni di Willy e rimettersi in viaggio.
Ancora una volta fuggire, lasciarsi alle spalle il passato, il dolore, e anche Mary... questa volta per sempre.
Il mare, quel mare che già da bambina la chiamava a sé, diventa la sua strada, il suo destino.
Così ha inizio il percorso che farà della giovane Mary Read la più famosa piratessa della storia.
Un romanzo appassionante, affascinante e coinvolgente.
Mi piace definirlo completo perché può, senza esagerare, vantarsi di riuscire ad abbracciare i gusti di tutti.
È romantico, ma anche avventuroso, drammatico, ma anche ironico, capace di scaturire, di pagina in pagina, emozioni sempre diverse.
Mary tramite la sua storia ci parla di prigionia, e allo stesso tempo ci parla di libertà, o meglio della ricerca di essa, di quel qualcosa che la faccia finalmente sentire giusta, al posto giusto.
Non solo un libro di pirati quindi, ma il libro di una vita che vale davvero la pena conoscere.

Considerazioni:
Chi l’avrebbe mai detto che a me (una che trova qualunque scena di azione - siano combattimenti, battaglie, sparatorie ecc - terribilmente noiosa) sarebbe piaciuto così tanto un romanzo in cui arrembaggi, scontri corpo a corpo e fuoco a fuoco, sono una parte fondamentale di esso?
Io no, mai. Eppure questo libro mi ha conquistata.
Lo ha fatto sin dalla copertina in cui capeggia una bellissima illustrazione dell’illustratrice Rébecca Dautremer.
Subito dopo, mi ha conquistata Mary bambina: la sua storia, i suoi sogni e le sue grandi rinunce.
Mary, con l’andare avanti della storia, cresce, affronta innumerevoli sfide che la formano (distruggendola e ricostruendola, di volta in volta), ma non perde mai la sua vena combattiva, e soprattutto non perde quel desiderio di libertà che da sempre l’ha mossa e animata. Il desiderio di trovare un posto dove poter essere se stessa, senza maschere e coperture.
Sin da piccolina, con grande coraggio e senza chiedere spiegazioni (è questa la cosa che più mi ha colpita), rinuncia a tutto ciò che le appartiene: la sua personalità, i vestiti, persino il suo nome.
Neanche la bambola le viene lasciata. Anzi Mary è obbligata a seppellirla.
Così, in un unico tristissimo giorno, la bambina di vede costretta a dire addio all'amato fratello e a se stessa.
Una follia messa in atto soprattutto per salvare la reputazione di sua madre.
Quella madre che non si spende poi in troppe moine, né per far accettare alla piccola la nuova situazione, né per ringraziarla dell’enorme sacrificio.
Eppure non sono riuscita a detestarla, l’ho compresa e mi è dispiaciuto da un certo punto in poi, non sapere più niente di lei.
Ma la storia di Mary aveva ben altre avventure da raccontarci...
Avventuroso, drammatico, romantico, triste e molto spesso dannatamente ingiusto, un romanzo vivo, appassionante e appassionato, che non annoia mai.

Ringrazio la Gallucci per averci omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 28 giugno 2018

I love this cover... #18

Salve avventori!
Oggi vi parlerò della cover di un libro che ho scovato recentemente, ovvero "The accidental afterlife of Thomas Marsden"
In realtà il romanzo in questione è stato pubblicato negli Stati Uniti un paio di anni fa, e ha come autrice Emma Trevayne, scrittrice nota, tra le altre cose, per "Flights and chimes and mysterious times", il bellissimo romanzo già protagonista di un precedente appuntamento di questa stessa rubrica.
Trovo che la copertina del nuovo lavoro della Trevayne sia graziosissima, per quanto, devo ammetterlo, anche abbastanza macabra. 
Ma del resto anche la trama è caratterizzata da un misto di magia, mistero e sinistre verità sull'oltretomba. Quindi non c'è di che stupirsi.




Rubare dalle tombe è un affare complicato. Un brutto affare.
E per Thomas Marsden, nel corso di quella che sarebbe dovuta essere solo un'altra insignificante notte di primavera a Londra, diventa un affare molto spettrale. A giacere in una tomba non segnata e mezza coperta di terra è un ragazzo che è l'immagine sputata di Thomas stesso.
Questo è solo il primo indizio che rivela che sta accadendo qualcosa di molto strano. Altri ancora ne seguiranno, ma sono le urla spaventate di un indovino a portare Thomas in uno strano mondo di spiritualisti, morte e fate.
Fate cui la vita di Thomas è stranamente legata. Fate che hanno bisogno del suo aiuto.
Cercando disperatamente di scoprire la verità su se stesso e da dove viene, Thomas sta per scoprire la magia e i suoi rituali, e che a volte, solo qualche volta, sono proprio le cose che rendono normale un ragazzo quelle che lo fanno essere straordinario. 


Che ne dite, vi ispira questo libro?
A noi molto, e soprattutto amiamo questa cover, opera di Glenn Thomas, autore anche della copertina del precedente romanzo della Trevayne.
Macabra e incantata al tempo stesso, non fa paura ma incuriosisce. È una di quelle copertine che, grazie anche alla grande attenzione rivolta ai particolari, alle luci e alle ombre, attira subito l'attenzione e fa venir voglia di sapere tutto della storia.
Cosa avrà provato Thomas vedendo il suo doppio sepolto metri e metri sotto terra? Non siete curiosi di saperlo?

martedì 26 giugno 2018

Recensione: "Quattro amiche e un paio di jeans" di Ann Brashares

Titolo: Quattro amiche e un paio di jeans
Titolo originale: The Sisterhood of the Traveling Pants
Autore: Ann Brashares
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 16 giugno 2010
Pagine: 300
Prezzo: 8,41€

Trama:
Quattro amiche per la pelle - Lena, Tibby, Bridget, Carmen - e un'intera estate da passare separate. Che sciagura! Poco prima di partire, però, Lena e le altre trovano in un negozio dell'usato un paio di jeans magici. Che miracolo! Stanno benissimo a tutte. E allora perché non spedirseli per indossarli a turno, ognuna nel posto in cui trascorrerà le vacanze? Sarà come essere sempre tutte insieme, dopotutto.

Recensione:
Lena, Tibby, Bridget e Carmen sono amiche da che ne hanno memoria, le loro madri si sono incontrate e conosciute al corso pre-parto.
"Le settembrine", così le chiamavano. Poi il tempo è passato e l'amicizia che legava le donne si è dissolta, probabilmente, oltre al mese di nascita delle loro figlie, non avevano poi molto in comune, ma quelle quattro bambine sono rimaste amiche, legate da un legame forte e tenace, come solo le vere amicizie sanno essere.
Estremamente diverse tra loro, ognuna con il suo carattere definito, in un certo senso si fa fatica a trovare qualcosa che le accomuni: Lena molto timida e riservata, Bridget sfacciata e senza freni, Tibby un tipo schietto e senza peli sulla lingua, e Carmen capricciosa e bisognosa d'affetto.
Le quattro amiche, oltre al carattere, hanno vite diverse, frequentano scuole differenti, e hanno passioni e hobby diversi. Proprio per questo l'estate è sempre stata per loro il momento in cui potersi vivere appieno, stare finalmente insieme, confidarsi, raccontarsi senza limiti di tempo o di impegni. 
Quella che ci viene raccontata nelle pagine di questo libro è, a tutti gli effetti, la loro prima estate separate. Ognuna la sua meta, ognuna con il suo viaggio e le sue esperienze ad attenderle, con le avventure che, purtroppo, non potranno condividere le une con le altre.
Come fare per trasformare questa separazione nell'ennesima avventura da vivere insieme?
Be' il destino, lo sapete, si può presentare nei modi più disparati, e questa volta ha le sembianze di un paio di vecchi pantaloni!
Un paio di jeans, scovati per caso in un negozio dell'usato, diventano, quasi per scherzo, il simbolo dell'amicizia. I "pantaloni magici", così le quattro amiche li definiranno - perché nonostante le fisicità diverse sembrano calzare a pennello a tutte - divengono un vero e proprio talismano.
Essi accompagneranno ognuna per alcune settimane della loro estete, in una sorta di staffetta portafortuna, e saranno unici testimoni di ciò che loro succederà.
Seguiranno, così, Lena nella sua estate a Santorini dove, piano piano, la vedremo far cadere quella barriera che ha posto fra lei e i sentimenti; torneranno a casa con Tibby, dove la ragazza che non si aspettava nulla di ché dalla sua estate, se non l'emozione di indossare la divisa verde del Wallman’s, si ritroverà ad avere in cambio uno dei doni più preziosi che si possa desiderare; ancora voleranno per il South Carolina, dove Carmen dovrà fare i conti con le sue grandi aspettative; e infine giungeranno in Messico , dove una fin troppo esuberante Bridget capirà che spesso il buonsenso può essere un grande e fidato amico. 
Un romanzo per ragazze fresco e leggero, ma anche profondo. In esso c'è tutto: la spensieratezza e la spavalderia tipiche nelle ragazzine di sedici anni, ma non solo. C'è anche la malinconia, la tristezza e la delusione. Vengono affrontate tematiche importanti ed esplorati sentimenti profondi. 
Allegria e dramma sono ben mescolati e rendono, questa, una lettura decisamente non frivola, anzi, un libro che mi sento di consigliare alle adolescenti in alternativa ai vari "After" e "Before" tanto acclamati, ma poveri di contenuti. 
La cosa più bella e importante di "Quattro amiche e un paio di Jeans" è il risalto che viene dato all'amicizia, un valore importante, che per le giovani lettrici dovrebbe avere la massima priorità e magari, come le protagoniste di questo romanzo, leggendolo capiranno che per l'amore c'è sempre tempo e che, a quell'età, non deve essere assolutamente la priorità.
Per l'amicizia invece, non c'è tempo, anzi, non si è mai troppo giovani per coltivarla.

Considerazioni:
In questa sezione voglio un po' lasciarmi andare e scrivere liberamente delle mie impressioni sui personaggi che hanno animato queste pagine, in specie sulle quattro protagoniste, ma, prima di arrivare a loro, vorrei parlarvi del mio personaggio preferito, trattasi, ovvero, della piccola Bailey.
È senza alcun dubbio la migliore tra le figure femminili che ci vengono raccontate in questo romanzo, difatti, se delle altre potrei narrarvi pregi e difetti, e se a loro avrei riservato, in egual misura, lodi e tirate d'orecchi, alla piccola Bailey, posso riconoscere solo pregi.
E non è la pena per la sua triste condizione di malata che mi spinge a dire questo, o meglio, anche la malattia c'entra qualcosa nell'opinione che mi sono fatta di lei, ma non perché la compiangessi, bensì per il modo in cui la ragazzina ha saputo reagire ad essa.
Bailey è coraggiosa, forte, profonda e matura, probabilmente è stata proprio la sua malattia a renderla tale, non possiamo dirlo con certezza, sta di fatto che, nonostante l'età inferiore a quella delle quattro protagoniste, è lei quella che ha partorito i pensieri più interessanti, le domande più importanti, le riflessioni più mature.
Senza di lei questa storia non sarebbe stata la stessa, la sua presenza, la sua esperienza di vita, hanno dato spessore ad un libro che altrimenti sarebbe stato piuttosto frivolo.
Bailey insegna ad affrontare la malattia con coraggio. Facile potrete dire, è solo finzione! Invece non è così, perché i bambini, lo sentiamo ogni giorno, hanno per natura la capacità di affrontare, con grande forza d'animo, situazioni che annienterebbero anche gli adulti più caparbi, probabilmente perché da piccoli non si ha ancora la presunzione che tutto ci sia dovuto, l'incoscienza e l'ambizione che ci porta a pensare di essere invincibili. 
La bellezza dell'animo di Tibby viene fuori proprio grazie alla sua piccola e sfortunata amica, altrimenti per noi sarebbe stata solo una ragazzina scontrosa, annoiata dal lavoro al supermarket e dai capricci dei fratellini minori.
Bailey porta Tibby ad un altro tipo di consapevolezza, le fa notare la sua leggerezza nel dare giudizi e, cosa più importante, porta nella sua vita un grande dono, assieme ad un grande nuovo dolore, probabilmente il primo dei veri dolori che potrà contare nella sua vita.
Anche Carmen con suo padre affronta il dolore della delusione.
Di lei non ho compreso/concepito varie cose, e forse proprio per questo ho provato per il suo personaggio una sorta di insofferenza.
Per natura non sopporto chi volta le spalle a chi, nel bene e nel male, c'e sempre e rincorre, invece, in maniera cieca e disperata chi fugge. Per questo principio mi ha dato parecchio fastidio leggere di una Carmen prendersela, per la minima sciocchezza, con sua madre, e vederla, poi, giustificare i comportamenti inqualificabili del padre.
L'ho sinceramente stimata solo quando, senza dire nulla a nessuno, ha fatto armi e bagagli ed è fuggita via dalla casa paterna, e in quella telefonata dove vomita al padre tutto il rancore che da anni covava dentro.
Poi, però, la stima è nuovamente svanita, leggendola comportasi come una perfetta zerbina e darla vinta a quell'idiota di suo padre.
E parlando di Carmen non posso esimermi dall'argomentare su suo padre, e credetemi quando vi dico che, già definendolo tale, gli sto facendo un complimento che non merita affatto.
Un uomo infantile che fugge al dialogo, che vede sua figlia a disagio, comprensibilmente e prevedibilmente triste e delusa, emotivamente impreparata a gestire la nuova situazione che si è ritrovata tra capo e collo (ricordiamo che è lei ad avere sedici anni, certo non lui!), ma finge di non vederla. Ignora i segnali, le frecciatine, gli sguardi bassi, i silenzi, tutto pur di continuare la messinscena della famiglia perfetta e per fa avere alla sua nuova compagna il matrimonio dei sogni.
Fa di tutto pur di non prendersi le sue responsabilità, non anticipa nulla alla figlia in merito alla sua nuova situazione sentimentale, preferendo metterla di fronte al fatto compiuto, quando, spera, non avrà scelta se non accettare senza fare storie.
Fugge via dagli errori e dalle situazioni complesse (che sono diventate complesse solo a causa sua) e, anche alla fine, non è lui a chiamare Carmen, a chiederle scusa o a richiederne la presenza per un giorno così importante, no! A lui sarebbe andata benissimo così. Parola d'ordine: non fare scenate, non dare spettacolo. 
Passiamo ora alla parte più spensierata della storia, Lena, suo malgrado, è quella che più mi ha fatto divertire, anche se, ne sono sicura, non era affatto questa la sua intenzione XD 
Timida e razionale, apparentemente fredda, altezzosa e distaccata. Ma l'apparenza inganna, in realtà, la ragazza, nasconde un mondo di paure e insicurezze. In lei alberga una lotta perenne tra il desiderio di lasciarsi andare e il bisogno di mantenere tutto sotto controllo. Purtroppo per lei questa lotta intestina la porterà a cacciarsi in situazioni a dir poco imbarazzanti.
Personalmente l'ho ribattezzata "Lena il bradipo", perché ci mette un'eternità per fare qualsiasi mossa: confessare la verità ai nonni sul malinteso accaduto al lago, capire di essere innamorata di Kotos e, infine, scusarsi con lui.
Anche il bacio con il ragazzo avviene l'ultimo giorno di vacanza, quando in realtà non aveva più tanto senso... ma Lena è così, tanto razionale da sfociare nell'insensatezza (vedi il bagno nuda al lago in pieno giorno XD).
E infine c'è Bridget, frizzante ed esuberante, decisamente troppo per la sua età.
Appena adocchia Eric, uno degli allenatori del campo estivo, si mette in testa l'idea di conquistarlo a tutti i costi. Così la folle Bridget, fa di tutto e finisce con il comportarsi in maniera decisamente sfacciata e poco consona per una sedicenne.
Di contro Eric, che ha diciannove anni, si comporta come un uomo molto più maturo della sua età, si fa problemi e scrupoli che "lo vorrei proprio vedere, un ragazzo della sua età, dire di no a una sciocchina svenevole che praticamente gli sbava ai piedi".
Una situazione poco credibile che però non nego mi ha regalato diversi sorrisi.
E alla fine questo libro è come le sue protagoniste, eterogeneo come le emozioni che sa regalare.

il mio voto per questo libro: