giovedì 25 novembre 2021

Review Party - Recensione: "Nightbooks. Racconti di Paura" di J.A. White

Titolo: Nightbooks. Racconti di Paura
Autore: J.A. White
Editore: DeAgostini
Data di pubblicazione: 21 settembre 2021
Pagine: 272
Prezzo: 15,10 € 


Trama:
È notte, ma Alex non dorme. La sua passione per tutto ciò che è sinistro e misterioso lo induce a lasciare la sicurezza della sua camera e scendere nel seminterrato del palazzo in cui vive. È determinato a disfarsi dei quaderni su cui ha scritto le sue migliori storie di paura, che però lo fanno sembrare strambo agli occhi di tutti. 
All'improvviso l'ascensore si blocca, delle urla arrivano da dietro la porta dell'appartamento 4E. 
Grida raccapriccianti, impaurite. Strepiti stranamente famigliari... Ad Alex sembra di riconoscere le battute del suo film dell'orrore preferito. Chi lo sta guardando? 
Ed è davvero profumo di torta di zucca quello che si sente uscire dalla casa? Alex non resiste, si avvicina. Ma non appena incrocia lo sguardo di Natacha, la bellissima donna che lo invita a entrare, capisce che qualcosa non va... 
Troppo tardi. La porta si richiude alle sue spalle, Natacha sorride con tutti i denti. È una strega. È affamata. E il suo cibo... sono i racconti del terrore. Per sopravvivere, Alex sarà costretto a usare tutte le proprie doti di scrittore e a trasformare anche i suoi più spaventosi incubi in appassionanti storie di paura. 
Ma cosa succederà quando avrà dato fondo a tutta la sua immaginazione?

Recensione:
Immaginate un ragazzino con una grande passione per le storie dell’orrore, una passione così grande che addirittura lo porta a scriverle su carta, a tenere interi quaderni - i quaderni degli incubi - in cui tiene conservati tutti i racconti spaventosi, tenebrosi e sinistri ideati negli anni.
Be’ immaginate questo stesso ragazzino che un bel - ma probabilmente dovrei dire un triste - giorno decide improvvisamente di sbarazzarsi di quei quaderni, di quelle storie che tanto ama, per “cambiare vita”, uniformandosi ai suoi compagni di classe che, anziché passare il loro tempo a leggere/vedere/scrivere di orrori, praticano sport, vanno alle partite, alle feste... e fanno le tipiche cose da ragazzini “normali”.
E immaginate ancora lui, questo sconsolato ragazzino che, sempre in quella triste notte, proprio per sbarazzarsi di quei quaderni, viene intrappolato in una terribile storia dell’orrore che avrebbe in sé tutti gli elementi per tenerlo entusiasta incollato alle pagine... se solo di trattasse di un libro.
Alexander Mosher, per tutti Alex, così si chiama quel ragazzino, scoprirà a sue spese che le storie horror non sono poi così divertenti quando le si vive in prima persona, e questa fa davvero paura:

- Un appartamento che, grazie ad un misterioso maleficio, cela il potere di attirare a sé sfortunati malcapitati adescandoli con i loro desideri.
- Una strega malvagia e senza scrupoli che sembra avere tutto sotto controllo, compresi i suoi prigionieri.
- Nessuna via d’uscita.

O almeno così gli sembrerà da principio.
Se inizialmente quell'appartamento al quarto piano appaia come una cella inoppugnabile, una normale casa, non diversa dalla sua, ma sprovvista di porte e finestre e qualsiasi altra via di fuga, successivamente mostrerà lati nascosti, impensabili, magici, e sorprese inaspettate.
Prima fra tutte Yasmin la sua coinquilina, prigioniera anch'essa di Natacha - la terribile strega - da molto prima di lui.
Sarà proprio la ragazzina a svelare ad Alex alcuni segreti di quell'appartamento, che apparirà, via via, molto meno comune di quanto si possa immaginare, rivelando stanze decisamente inusuali... biblioteche a mille piani, giardini botanici magici, e chissà cos'altro.

Ma Natacha non ha certo tempo da perdere con dei ragazzini e se ha tenuto Yasmin e Alex è perché gli servono ad uno scopo... Alex gli occorre per la sua fantasia per le storie dell’orrore che sa creare dal nulla, ma perché questi racconti siano così importanti per lei, lo lascerò scoprire a voi.

Invece posso dirvi che ho trovato questo libro per ragazzi davvero carino, una storia appassionante e coinvolgente con un protagonista a cui ci si affeziona immediatamente.
È simpatico, dolce, insicuro, atipico e buono. Un ragazzino che è bello leggere nelle vesti di eroe di una favola moderna come questa.
Lui impara, nel corso della storia, ad accettare la sua unicità, e a sconfiggere le sue paure e insicurezze e, nel mentre, insegna alla sua compagna di sventure a credere ancora, non solo nell'amicizia, ma anche nella speranza di poter sfuggire dall'incubo in cui è intrappolata ormai da troppo tempo.
Yasmin da parte sua, se in un primo momento può sembrare una ragazzina fredda e diffidente, sotto la superficie dura - scavando neanche troppo a fondo - si trova un cuore che è stato sottoposto a fin troppa sofferenza.
Yasmin, nei suoi anni di prigionia, ha perso tanto, troppo, tanto da non voler più affezionarsi a nessuno. Considera l’affetto e l’amore una debolezza, un’arma che può esserle ritorta contro... e come darle torto?
Poi c’è Lenore, la magica gattina arancione, che il lettore imparerà ad amare pagina dopo pagina. 
Il suo - da brava gattara quale sono - è senza dubbio il mio personaggio preferito, perché, lo dobbiamo ammettere, i personaggi che ci conquistano di più sono quelli che si rivelano diversi (migliori) da come ce li si aspetta inizialmente.
Lo stesso purtroppo non si può dire per Natacha, o meglio, mi è piaciuto il suo personaggio nella sua fredda crudeltà ma, una volta venuta a conoscenza del suo passato, ho trovato le sue scelte e il suo modo di agire profondamente insensati e incoerenti, ma ahimè non posso dirvi di più per non spoilerare troppo.

L’appartamento, infine, in cui i due ragazzini sono prigionieri - apparentemente senza via d’uscita - cela una storia nascosta che si rivela un bel colpo di scena, che piacerà molto agli amanti delle vecchie favole.

Personalmente poi, ho trovato davvero molto carini i racconti horror che Alex narra nella sua personale ora del racconto. Avrei voluto ce ne fossero molti di più.

Per chi non lo sapesse su Netflix è presente il film tratto da questo libro.
La pellicola è veramente molto fedele, le differenze sono davvero minime, praticamente vedendo il film vi sembrerà di leggere il libro, quindi per non rovinarvi la lettura vi consiglio caldamente di leggere prima il libro.

il mio voto per questo libro

mercoledì 24 novembre 2021

Review Party - Recensione: “Fairy Oak. Il destino di una fata” di Elisabetta Gnone


Salve avventori!
E' con grande piacere che oggi vi presento il Review Party dell'ultimo libro di Elisabetta Gnone con il quale facciamo un graditissimo ritorno a Fairy Oak, ovvero “Il destino di una fata”.
Eccoci dunque nuovamente nel villaggio della Quercia Fatata, dove passano, ma la magia è rimane sempre immutata ♥

Titolo: Fairy Oak. Il destino di una fata
Autore: Elisabetta Gnone
Illustratore: Claudio Prati, Valeria Turati
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 4 novembre 2021 
Pagine: 288
Prezzo: 16,90 € 


Trama:
Suoni, segreti e inattese verità di una valle e di un villaggio pieni d'incanto.
Una nuova voce, quella dell'autrice, ci racconta la storia di Fairy Oak. Sa molte cose e moltissime ne svela, arricchendo il dipinto che ritrae il popolo della Valle di Verdepiano di dettagli assai curiosi e di nuove, inaspettate sfumature.
Il nuovo romanzo di Elisabetta Gnone rivela tutti i segreti (o quasi) della comunità, buffamente assortita, che convive serenamente nel villaggio della Quercia Fatata.. Per esempio Elisabetta sa quando Grisam Burdock s'innamorò di Pervinca Periwinkle – il momento esatto – e quando il cuore del giovane inventore Jim Burium diede il primo balzo per la sorella di Pervinca, Vaniglia.
Sa cosa pensò la fata Felì la prima volta che vide dall'alto il piccolo villaggio affacciato sul mare ed è soprattutto di lei che vi narra, del primo e dell'ultimo anno che Sefeliceleisaràdircelovorrà passò a Fairy Oak, e di quei pochi istanti in cui si compie il destino di una fata. Un destino comune a molti, come scoprirete...

Recensione:
Tornare a Fairy Oak è sempre un po’ come tornare a casa. Ritrovare gli amici di una vita, riabbracciarli, scoprire di loro altri piccoli segreti, diventare quindi ancora più intimi, gioire delle loro conquiste e soffrire per i loro dolori.
In otto libri siamo sempre stati abituati a sentire i racconti del villaggio della Quercia Fatata dalla bocca della piccola fata Felì.
Nella trilogia principale ci ha raccontato i fatti così, mentre accadevano, con tutto il pathos e l’incertezza della battaglia con l’antico nemico.
Ne “I quattro misteri” è sempre la fatina che, una volta tornata nel Regno delle Rugiade d’Argento, assediata dalle domande incalzanti e curiose delle sue compagne e amiche Fate, torna a narrare alcuni aneddoti (i misteri appunto) del villaggio. 
Storie e fatti di cui eravamo all'oscuro e che ci aiutano a definire i contorni di molte delle personalità che abbiamo imparato ad amare a Fairy Oak.
Ne “La storia perduta”, poi, un bel balzo nel tempo ci porta nel futuro delle gemelle che sono ormai donne adulte, ed è ancora Felì che fa un tuffo nei ricordi e ci narra gli eventi di quello che, per gli abitanti della Valle, passò alla storia come “L’anno della balena”.
Questa volta però ne “Il destino di una fata” è Elisabetta Gnone la voce narrante, lei, occhio che tutto vede, mente che tutto sa e conosce, a raccontarci i più intimi segreti degli abitanti della Valle,  aneddoti e situazioni che i suoi personaggi, altrimenti, non potrebbero conoscere.

Così eccola pronta a rivelarci vari, piccoli, momenti importanti per noi che abbiamo imparato ad amare l’universo magico che è Fairy Oak, come ad esempio, il lungo e impervio viaggio che condusse la piccola fata Tata Sefeliceleisaràdircelovorrà al villaggio, e cosa pensò vedendolo così placido e incantevole dall’alto; come si imbatté in Quercia, e il conseguente spavento che si prese sentendola salutare con il suo vocione, al suono di “SAAAAAALVEEEE FAAAAATINAAAAAAA”, e come, a causa di quello spavento, finì lunga distesa contro la finestra della bottega di Primula Pull.
Cosa Tomelilla pensò vedendo, per la prima volta, la Fata (un po' stordita XD ma sempre splendente) e il numero esatto degli starnuti che la povera fatina fece, entrando in casa Periwinkle.
E poi ancora a raccontarci i primi giorni al villaggio, nella trepidante attesa della nascita dei gemelli, o delle gemelle?
Le scommesse, la lunga notte in cui tutta Fairy Oak si piantò sotto casa di Cicero e Dalia aspettando buone nuove.
Le prime lezioni di magia, le amicizie, i primi amori, le prime delusioni.
E poi, con un balzo in avanti di 15 anni, eccoci anche ad ascoltare il racconto che mai avremmo voluto sentire.
L’ultimo anno di Felì a Verdepiano, la sua ultima estate al villaggio, gli addii silenziosi, le lacrime sommesse, le bambine che piano piano crescono, e si allontanano dalla loro Fata Tata, e lei, che a poco a poco, senza farsi notare, le lascia andare. Sbiadisce timidamente nella loro vita, e poi parte senza un vero e proprio addio.
Questo è il destino di una fata, e leggerlo è stato una vera stretta al cuore.
Non nego di aver chiuso questo capitolo con le lacrime agli occhi (non è vero, stavo letteralmente singhiozzando, Little Pigo può confermare).
Ho amato questo libro nonostante la profonda malinconia che mi ha lasciato.
Come “La storia perduta” - e nonostante questi siano stati due dei miei libri preferiti della serie - non posso negare che un velo di tristezza mi abbia accompagnato per tutta la lettura.
La verità è che non vorrei mai dire addio a Fairy Oak, e che non sono mai stanca di saperne di più. E per quanto la Gnone potrà dircene, le cose raccontate saranno sempre troppo poche.
Poca Shirley, poco Scricciolo, poca Flox! Dov’è finita Pampuria? Perché così poche parti dedicate al Capitano? Perché non raccontarci più episodi delle gemelle bambine?
Perché così pochi aneddoti?
Mai nulla sarà abbastanza.

Temo per Elisabetta Gnone che i fan della serie non smetteranno mai di chiederle, ancora e ancora, storie a riguardo e spero che lei abbia voglia di tornare ad accontentarci.
Personalmente, però, la prossima volta vorrei leggere qualcosa che non porti con sé il costante, onnipresente e opprimente ricordo dell’addio.
Ci sono anni da raccontare prima che le bimbe scoprano la magia, e se quelli possono sembrare noiosi, ce ne sono ancora tanti che passano dalla sconfitta del Terribile 21 a quella del tanto doloroso addio.
Vorrei leggere davvero, per una volta, una vera storia fatta di pura spensieratezza, e non qualcosa che mi faccia stare con il magone tutto il tempo, a leggere della morte di un dato personaggio o di una data fata, di un particolare addio, o di quello che attende i componenti della banda nel loro futuro, il lavoro che faranno, chi diventeranno, ecc...
Perché? Perché devo saperlo?
Io li vorrei eterni bambini, vorrei leggere delle loro avventure e scorribande nel presente, senza l’opprimente ombra del futuro alle spalle.
Perché Fairy Oak, per me, dovrebbe essere gioia e spensieratezza, risate, giornate felici al sole, sulla spiaggia, o al calore del camino a mangiare crêpes, con Felì e Fidiven, il Capitano, i coniugi McDale... tutti insieme, per sempre ❤️

il mio voto per questo libro


mercoledì 10 novembre 2021

Recensione: "The body" di Stephen King

Titolo: The body
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 4 settembre 2018
Pagine: 216
Prezzo: 10,00 €
Trama:
Alla fine dell'estate, Gordie e i suoi tre migliori amici, spinti dalla voglia di avventura, vanno alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo scomparso. 
Motivati dal desiderio - ognuno per una ragione diversa - di riscattarsi e diventare degli eroi, si mettono in cammino lungo i binari della ferrovia. 
Dovranno superare momenti di fatica, paura e mille ostacoli, e scopriranno che i mostri non si nascondono dentro gli armadi, ma nel cuore delle persone. 

Recensione:
Originariamente parte della raccolta "Stagioni diverse", questo racconto ha raggiunto una tale fama da meritarsi una pubblicazione tutta per sé. E non si fatica a capirne il perché. 
La storia dei ragazzi di Castle Rock, infatti, pur non essendo caratterizzata dai tipici toni agghiaccianti del maestro dell'horror, è una di quelle che, in poco più di duecento pagine, riesce a lasciare il segno, ritraendo la bellezza ma anche la crudeltà umana, la fragilità dei perdenti ed il coraggio di chi sa resistere.
A parlarci è Gordon Lachance, uno dei protagonisti, il quale, dopo essere diventato uno scrittore affermato, sceglie di ripercorrere con noi l'ultima avventura trascorsa con i suoi inseparabili amici, il suo personalissimo "autunno dell'innocenza".
 
Le cose più importanti sono le più difficili da dire. 
Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale, quando vengono portate fuori. 
Ma è più che questo, vero? 
Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro, che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. 
E potreste fare rivelazioni che vi costano, per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi, mentre lo dicevate. 
Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare. 
Avevo dodici anni — quasi tredici — la prima volta che vidi un essere umano morto. Successe nel 1960, tanto tempo fa... anche se a volte non mi pare così lontano. 
Soprattutto la notte, quando mi sveglio da quei sogni, in cui la grandine cade nei suoi occhi aperti.

Tutto ha inizio quando Vern Tessio, uno dei fantastici quattro, irrompe nel piccolo rifugio della casa sull'olmo, il loro club segreto, per comunicare ai compagni di classe una sconvolgente rivelazione: lui sa dove si trova il cadavere di Ray Brower, il coetaneo scomparso pochi giorni prima, quello di cui tutti parlano.
Quale miglior occasione per diventare popolari? Smettere di essere gli sfigati del quartiere, i rifiuti della società, per essere ricordati invece come gli eroi che hanno risolto il mistero.
I nostri amici, senza pensarci due volte, decidono di partire, alla volta di South Harlow.
Niente bagagli, niente provviste, solo un piano improvvisato per far sì di essere di ritorno a casa la sera seguente, prima di destare sospetti. 
Il viaggio, come potrete immaginare, non filerà liscio come l'olio.
Tanti saranno gli ostacoli da affrontare, dalla notte da passare all'aperto - con tanto di presenze inquietanti, e sospette, nascoste nell'ombra - alla corsa contro il tempo e contro il treno, allo scontro con l'irascibile gestore della discarica, fino al bagno nel lago, che riserverà ai ragazzi un'amara e dolorosissima sorpresa.
I quattro amici si avviano con un solo obiettivo - ritrovare il corpo non ancora rivenuto - ma, come sempre accade quando si raggiunge una meta tanto agognata, troveranno, al loro arrivo molto più di quanto pensassero.
L'esplorazione nella campagna remota, attraversata solo da vecchi binari abbandonati, servirà a cementare le vere amicizie, a rivelare quelle meno salde, a perdonare i propri errori, ad affrontare i fantasmi del passato.
Sì, perché, nonostante la loro giovane età, Gordon Lachance, Chris Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio portano sulle loro spalle un fardello non indifferente. 
Venuti su in famiglie problematiche, hanno dovuto imparare da soli a difendersi dal mondo, dalla crudeltà dei pregiudizi, dalla mancanza di punti di riferimento.
Partendo da Teddy che seguita a venerare un padre che l'ha ferito più di chiunque altro al mondo, per poi sparire nel nulla; a Gordon, rassegnato al ruolo di figlio invisibile; sino ad arrivare a Vern, bullizzato dal suo stesso fratello; e a Chris, vittima di abusi in famiglia, e di ingiusti preconcetti, da parte degli altri abitanti di Castle Rock.
Sotto la facciata da duri, i ragazzi nascondono tante fragilità, una gran voglia di riscatto, ed un inconfessabile bisogno d'affetto e di comprensione.
Tra una disavventura e l'altra, troveranno gli uni negli altri, chi più chi meno, una guida, un compagno di sventura, un alleato prezioso, un confidente fidato. 
E anche noi lettori, poco alla volta, finiremo per affezionarci a quei combinaguai un po' troppo sboccati, alle loro zuffe, alle dimostrazioni di coraggio, alle prese in giro, ma anche ai saggi consigli.

«Chris si volse a me. 
«Ti ha spaventato quel treno, Gordie?» 
«Noo», feci io, e presi un sorso di Coca. 
«Non molto, sbruffone.» 
Mi diede un pugno al braccio. 
«Veramente! Non ero per niente spaventato.» 
«Sì? Non eri spaventato?» 
Teddy mi scrutava attentamente. 
«No! Ero pietrificato.» 
Questo li stese tutti, compreso Vern, e ridemmo forte e a lungo. 
Poi rimanemmo sdraiati lì, senza dire altro, solo a bere in silenzio. 
Mi sentivo il corpo caldo, attivo, in pace con me stesso. Dentro filava tutto liscio come l'olio. Ero vivo e felice di esserlo. 
Mi pareva che ogni cosa spiccasse con una tenerezza speciale, e anche se non avrei mai potuto esprimerlo a parole, pensavo che non importasse - forse quel senso di tenerezza era qualcosa che volevo tenere per me.

Non a caso, uno dei maggiori pregi di questo libro, è il riuscire a coniugare un clima di spensieratezza, tipico dell'infanzia, alla maturità di chi fa già parte del mondo degli adulti.
Momenti di gioco e di vivace allegria, si alterneranno ad altri più malinconici e toccanti, quest'ultimi aventi per protagonisti, quasi sempre, Gordie e Chris
I due riescono a capirsi, ricevendo dall'interlocutore la comprensione ed il sostegno morale che, fin troppo spesso, erano venuti a mancare nell'animo dei grandi a loro vicini.
Il primo non fa che assistere inerme di fronte all'indifferenza della sua stessa famiglia, la quale, dopo essere stata devastata dalla tragica perdita del primogenito, dimentica di prestare le giuste attenzioni al secondo figlio, quello sopravvissuto. Il minore dei Chambers invece, oltre a combattere quotidianamente con l'alcolismo e la violenza del padre, ed i problemi con la giustizia dei fratelli, deve anche vedersela con quella nomea che gli impedisce di essere diverso da ciò che gli altri pensano di lui. E, come ben sappiamo, si finisce per diventare dei mostri, se ti fanno credere che non puoi essere nient'altro. 
Tramite la figura di Chris, nel libro, viene affrontata più di una tematica di fondamentale importanza, in particolare per i giovani, ma anche per gli adulti: il sistema scolastico che non garantisce davvero pari opportunità per tutti, la piaga del bullismo, gli abusi familiari e, cosa peggiore, la connivenza delle forze dell'ordine.
Ciononostante, l'adolescente riveste il ruolo di leader per il gruppo di amici, il tipo coraggioso che tutti ammirano e vogliono imitare, quello che prende le decisioni o a cui gli altri si rivolgono, quando si presenta un problema. Per quanto ognuno dei quattro sia indubbiamente un bravo ragazzo, piegato dal caso, dal destino o semplicemente dalla sfortuna, lui è la presenza più positiva, più responsabile e più adulta.
Basti pensare all'atteggiamento paternalistico con cui si rivolge a Gordie, incoraggiandolo a proseguire gli studi, per tentare davvero in futuro la carriera di scrittore. Quest'ultimo invece, oltre a regalarci delle profonde riflessioni sulla vita, la morte, sulle delusioni ed i rimpianti (non dimentichiamo che a parlare è il Gordon Lachance già adulto), nel corso della narrazione, non manca di raccontarci anche alcuni retroscena sulla difficile, ed affascinante, arte dello scrivere, includendo nella storia persino due racconti brevi.
In generale il romanzo, nonostante l'apparente clima goliardico, è uno di quelli che riesce a toccare le corde del cuore, facendo presa sui sentimenti di nostalgia o sui ricordi di gioventù che tutti, bene o male, serbiamo nella mente.
Questo anche grazie alla maestria di un autore come King, impeccabile sia nella descrizione degli ambienti e delle situazioni (mirabili, a tal proposito, i passi sul cielo in rapido cambiamento, nel suo continuo affascinante mutare dall'alba al tramonto, sino alla notte stellata), che dei sentimenti, dei pensieri reconditi o anche delle semplici sensazioni istantanee, che possono attivarsi in qualsivoglia momento in ognuno di noi.
 
Non parlammo di Ray Brower ora che il buio si faceva vicino, ma io pensavo a lui. 
C'è qualcosa di orribile e di affascinante nel modo in cui cala l'oscurità in un bosco, il suo arrivo non attutito dai fari o dai lampioni stradali o dalle luci delle case o dalle insegne al neon. Arriva senza le voci delle madri, che chiamano i figli dicendo basta adesso torna dentro, ad annunciarla.
Se siete abituati alla città, l'arrivo del buio nei boschi vi sembrerà più una catastrofe naturale che un fenomeno naturale; deborda, come il Castle deborda in primavera. 
E come pensavo al corpo di Ray Brower in questa luce o nella sua mancanza, quello che sentivo non era la tremarella o la paura che improvvisamente apparisse davanti a noi - verde spirito mormorante il cui scopo era rimandarci là dove eravamo venuti, prima di andare a disturbare la sua pace - ma un'improvvisa e imprevista ondata di pena per lui che se ne doveva stare così solo e indifeso nel buio, che ora stava coprendo la nostra parte di terra. 
Se qualcosa voleva mangiarlo, l'avrebbe fatto. Non c'era lì la mamma a impedirlo, né il padre, né Gesù Cristo in compagnia di tutti i santi. 
Era morto, ed era solo, sbattuto giù dalla ferrovia nel fossato, e mi resi conto che, se non avessi smesso di pensarci, mi sarei messo a piangere.

In conclusione non posso che consigliare questo racconto che, con estrema delicatezza e senza cadere in banalità, dipinge il difficile momento di passaggio dall'infanzia all'età adulta, fatto di tabù inconfessabili, piccoli e grandi timori, tanta spavalderia, ma anche di sincera amicizia.
Un libro che parla anche di paura, ma non nel modo in cui ci si aspetterebbe. La paura di crescere e diventare uomini senza valori, imbrigliati in una vita priva di significato o di speranza, la paura di vedere il nemico nascosto, non nel bosco o nell'armadio, ma nella persona della porta accanto che cerca puntualmente di buttarci a terra. 
La paura del tempo che scorre inesorabile e non lascia scampo, delle occasioni perse, delle persone sconfitte da un destino crudele che non conosce pietà. 

Considerazioni:
Quando ho intrapreso questa lettura mi aspettavo una storia molto diversa da quella poi effettivamente raccontata. Credevo di trovare un racconto horror per ragazzi, con i protagonisti che, partiti per un'avventura decisamente particolare e decisamente macabra - come può essere la ricerca di un cadavere - si trovavano ad avere a che fare con qualcosa di molto più spaventoso ed inquietante.
Inizialmente davanti a tutt'altro scenario, mi sono trovata un po' spaesata: il tutto mi pareva confusionario, ed i ragazzi di Castle Rock, di primo acchito, forse anche a causa del loro linguaggio abbastanza scurrile, mi ispiravano ben poca simpatia.
Per i primi capitoli non ho fatto che aspettare una svolta, un qualcosa che avrebbe rivoluzionato il viaggio intrapreso dai quattro, fino a quando, ho capito che non era la storia a dover cambiare, ma il mio atteggiamento verso di essa. Ed è così che, semplicemente, ho iniziato a godermi la lettura, il cammino accidentato, fatto non di urla e spaventi, ma di piccole difficoltà e di intime confessioni.
Ho cominciato ad affezionarmi a Gordie e i suoi amici, tutti così diversi per carattere, eppure così simili per retaggio. 
In particolare mi sono legata a Chris, ai suoi silenzi densi di significato, al suo istinto di protezione nei confronti dei più deboli, ai rimorsi per le cattive azioni commesse.
Un ragazzo perso, diviso tra il futuro che vorrebbe avere ma che crede di non meritare, e il destino che invece odia ma a cui pensa di non potersi sottrarre.
Certe riflessioni, sul terrore di diventare un alcolista o un delinquentello da quattro soldi, non ce le si immagina pronunciate da un dodicenne, e proprio per questo finiscono per fare più presa sui lettori.

«Amico, tuo padre ti farà nero quando lo scoprirà. Hai anche detto che era in vena cattiva.» 
I suoi occhi continuavano a danzare. 
«Questo è il bello, amico. Non scoprirà un bel niente. Lui e quelle altre tre spugne sono tutti stesi, giù a Harrison, con sei o otto bottiglie di vino. Non torneranno per una settimana. Ubriaconi fottuti.» 
Storse la bocca. Era l'unico della banda che non avrebbe mai bevuto, neppure per mostrare che aveva, sapete com'è, le palle. Diceva che non aveva intenzione di ritrovarsi, da grande, un fottuto alcolizzato come il suo vecchio. E una volta mi disse in privato - fu dopo che i gemelli DeSpain si erano presentati con una confezione da sei che avevano fregato al loro vecchio e tutti sfottettero Chris perché non volle prendere una birra e nemmeno un sorso - che era terrorizzato dall'idea di bere. 
Disse che suo padre non staccava più il naso dalla bottiglia, che suo fratello maggiore era pieno fino alle orecchie quando aveva violentato quella ragazza, e che Eyeball stava continuamente a scolarsi Purple Jesus con Ace Merril e Charlie Hogan e Billy Tessio. 
Che possibilità aveva secondo me, mi chiese, di lasciare la bottiglia una volta che avesse iniziato? Forse può sembrare ridicolo, un dodicenne che si preoccupa di poter essere un incipiente alcolizzato, ma in Chris non era ridicolo. Non lo era proprio per niente.

Anche Gordon, con la sua timidezza e l'umiltà che lo contraddistingue, riesce senza dubbio a fare breccia nel cuore di chi legge, in particolare per quanto riguarda la sua difficile situazione familiare. Inoltre, come dicevo prima, il signor Lachance, ormai maturo, si fa portavoce di molte riflessioni generali sulla vita e la morte, che non si può non condividere.
Per quanto riguarda gli altri due, sono quelli un po' più in ombra, quelli di cui ci vengono raccontati meno aneddoti. Di Teddy, ad esempio, sappiamo dell'orrendo trauma fisico e psicologico, subito da bambino, a causa di un attacco di violenza del padre (un veterano di guerra, sicuramente affetto da disturbo post traumatico), e della sua assurda venerazione proprio per quel padre che ha distrutto, già in partenza, la sua vita. Poi più di una volta ci viene fatta notare la sua indole spericolata, e lo sprezzo del pericolo, ma poco altro. Tuttavia, anche lui, sotto la patina da duro, nasconde un animo fragile e sofferente, che non può lasciarci indifferenti.
In generale però l'incosciente Teddy ed il pavido Vern rappresentano la parte più giocosa della storia, essendo loro quelli che, nonostante tutto, portano avanti un modo di fare infantile ed ingenuo. Si godono appieno l'esplorazione, buttandosi i problemi alle spalle.
Del rapporto tra Gordie e Chris vi ho parlato ampiamente, voglio solo aggiungere che ho amato la loro amicizia, ed il loro continuo incoraggiarsi e coprirsi le spalle. Credo che loro siano l'esemplificazione dei veri legami che resistono al tempo e alle avversità.
In conclusione questo romanzo, giustamente definito un racconto di formazione, non mi ha regalato brividi lungo la schiena come mi sarei aspettata (anche se, effettivamente, alcuni particolari inquietanti e macabri sono presenti), ma mi ha fatto provare più di un'emozione, riportandomi indietro nel tempo, ad un passato fatto di giochi e spensieratezza, di speranze per il futuro e sogni da realizzare, e di affetti così speciali, da doverli custodire come fossero tesori.

Curiosità:
Da questo racconto, nel 1986, è stato tratto il film "Stand by Me - Ricordo di un'estate", diretto da Rob Reiner, e con protagonisti dei giovanissimi Will Wheaton, River Phoenix, Jerry O'Connell e Corey Feldman. La pellicola, che ha ricevuto una candidatura agli Oscar come miglior sceneggiatura non originale, ritrae molto bene il clima del libro, avvicinandosi abbastanza alla storia raccontata da King.

il mio voto per questo libro

mercoledì 3 novembre 2021

Recensione: "La stanza 13" di Robert Swindells

Titolo: La stanza 13
Autore: Robert Swindells
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 1 marzo 2011
Pagine: 140
Prezzo: 9,50 €

Trama:
La classe di Fliss va in gita scolastica, e tutto sembra procedere come al solito: i ragazzi che fanno chiasso, i professori che tentano di tenerli a bada, il viavai notturno da una stanza all'altra. Ma Fliss si rende subito conto che l'antico albergo nasconde segreti inquietanti e che la sua compagna Ellie-May è in grave pericolo. Inutile chiedere aiuto ai professori: Fliss e i suoi amici affronteranno una terrificante avventura che non potranno raccontare a nessuno…  

Recensione:
È sempre una notte emozionante e di trepida attesa quella che precede il giorno della partenza per una gita scolastica. Si ha così voglia che passi in fretta che sembra quasi non passare mai, e il desiderio che la mattina arrivi il prima possibile, non fa prendere mai sonno, e la rende perciò infinita.
Ricordate quelle sensazioni?

Felicity, per gli amici Fliss, frequenta le scuole medie e il giorno seguente a quello in cui facciamo la sua conoscenza, la aspetta un’attesissima settimana a Whitby, la piccola e caratteristica località marittima, famosa per essere stata scelta da Bram Stoker come luogo in cui collocare la residenza inglese del suo Conte Dracula.
La notte prima della partenza, però, per Fliss non va esattamente come ci si aspetterebbe.
La ragazzina fa un sogno strano, sogna il mare, un albergo, un vecchio cancello, delle porte chiuse e una in particolare, la porta 13, che l’attira a sé in modo inspiegabile... e, al suo interno, qualcosa di terribile!
L’incubo la turba così tanto da farle decidere di non partecipare alla gita.
Ma al risveglio, alla luce del sole, il ricordo del sogno sembra essere svanito e la paura con esso.

Così la gita ha inizio.
Il viaggio in pullman, le soste per strada, la gioia di perdersi un’intera settimana di scuola e starsene invece al mare, travolge tutti, Fliss compresa, che però continua ad avere la strana sensazione di aver dimenticato qualcosa di importante, non qualcosa da portare con sé durante il viaggio, ma qualcosa a cui dovrebbe prestare attenzione.
Una volta arrivati all’albergo Nido del Corvo, riecco spuntare quella sensazione che, nonostante l’eccitazione e l’allegria, sembra proprio non volerla abbandonare.
La prima notte all’hotel passa serena per tutti, o quasi.
Dei lamenti in lontananza turbano Fliss, così tanto da impedirle di chiudere occhio e costringerla infine ad abbandonare il suo sicuro giaciglio per dare un’occhiata nel corridoio.
Ed eccola lì, una porta che di giorno non era altro che una porta anonima, probabilmente di un ripostiglio, rivelarsi come la stanza 13!
Esattamente come quella del suo sogno.

Il soggiorno prosegue così, con le giornate passate a visitare la caratteristica città di Whitby, la famosa abbazia, le baie e i dintorni, e le notti angoscianti passate in bianco per cercare di venire a capo di quell’assurdo mistero, che sembra aver più di un qualcosa a che fare con il progressivo malessere di Ellie-May, compagna di classe, non particolarmente simpatica a Felicity.
Eppure, nonostante l’antipatia, Fliss non può permettere che le capiti qualcosa di brutto, senza intervenire.
È decisa a fare qualcosa e, fortunatamente, non sarà sola.
A vegliare con lei, nelle notti insonni, alla scoperta del mistero che avvolge quella stanza maledetta, ci saranno la sua amica Lisa, e i due compagni di classe Gary e David.
I quattro ragazzi faranno di tutto per sconfiggere la misteriosa entità maligna che agisce nella notte, e si nasconde oltre la soglia di quella camera.

Una storia che inizia davvero con delle buonissime premesse, una situazione congeniale per mettere in scena un horror per ragazzi, e un’occasione perfetta per descrivere al contempo dei luoghi meravigliosi e suggestivi, gli stessi che potrete trovare anche nel famoso romanzo di Bram Stoker.
Ammetto di essermi segnata l’intero itinerario per poter visitare dal vivo i posti che Felicity e la sua classe visitano durante la loro gita.
Whitby, la piccola e graziosa città costiera, le incantevoli rovine della sua abbazia così romantica e affascinante (che hanno ispirato Stoker per la descrizione del castello del suo Conte), la chiesa di Saint Mary e il suo cimitero, la baia di Robin Hood, Saltwick Bay, Staithes un piccolo paesino portuale vicino, e tutte le leggende e le storie legate a questi luoghi.
Però ecco, oltre questo, riesco a salvare ben poco di questo racconto, che si risolve troppo rapidamente e in modo davvero poco credibile ed emozionante.
L’ho trovato deludente, soprattutto perché viene considerato una pietra miliare del genere horror per ragazzi, ma ahimè di memorabile ha ben poco.

il mio voto per questo libro

venerdì 29 ottobre 2021

Review Party - Recensione in anteprima: "Il paese del buio" di Melissa Albert (Hazel Wood #2)

Titolo: Il paese del buio
Titolo originale: The night country
Autore: Melissa Albert
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 2 novembre 2021
Pagine: 272
Prezzo: 17,00 €

Trama:
Alice è scappata dal mondo fiabesco di Hazel Wood, e ora lei e gli altri abitanti dell’Oltremondo sono sbarcati a New York, alla ricerca di una vita non magica. 
Ma condurre un’esistenza totalmente umana non è semplice per Alice. Come si dice, si può togliere Alice dall’Oltremondo, più difficilmente l’Oltremondo da Alice. 
Ci riuscirà? Non sarà facile: dovrà scoprire chi è a uccidere e mutilare i profughi del suo vecchio mondo, affrontare un potentissimo nemico, fare i conti con la propria doppia (anzi, tripla) identità, e ultimo ma non ultimo, salvare il nostro povero mondo reale.

Recensione:
Alice, dopo aver affrontato il suo passato, Hazel Wood, ed il Bosco di Mezzo, era riuscita, grazie anche al proverbiale aiuto dell'amico Ellery Finch, a riabbracciare finalmente la madre Ella ed il mondo in cui era cresciuta.
La ritroviamo oggi, a due anni di distanza da quegli eventi, più sicura di sé, ma pur sempre divisa tra le sue due nature, quella umana e quella che appartiene all'Oltremondo.
È vero, ora Alice ha la sua vita: un appartamento a Brooklyn, che condivide con Ella, un lavoro alla libreria dell'eccentrico e comprensivo Edgar, ed una migliore amica, l'ex Storia Sophia, eppure il richiamo del mondo delle fiabe è ancora forte, soprattutto ora che l'Oltremondo sta andando in mille pezzi.

Avevo combattuto per questa vita. Normale. Noiosa. In cui tutti i giorni si susseguivano, ordinati. Ero stata imprigionata mentre lottavo per averla, avevo spezzato il cuore di mia madre nel mentre, trapassato muri cosmici per ottenerla. Li odiavo tutti perché mi ricordavano quanto fosse fragile la mia normalità: Daphne; quell’uomo orrendo; chiunque avesse ucciso la povera Hansa.
E se fosse stato l’uomo della mia storia a farlo? Mi sembrava possibile. 
Non tutti erano usciti dall'Oltremondo dopo che la mia storia spezzata si era abbattuta come la tessera di un domino, facendo cadere il resto del mondo. 
Quando ne ero uscita – quando qualcuno che se n’era andato da tempo mi aveva aiutata a uscirne – le storie avevano cominciato a distruggersi più rapidamente di quanto la Filatrice potesse tesserle. Un tempo pensavo che l’Oltremondo fosse sparito del tutto, ma avevo scoperto che c’era ancora, sanguinante, come una magica mela tagliata da cui cola il succo. Solo che le sue porte erano chiuse ora.

Ebbene sì, perché dopo la fuga della ragazza di ghiaccio e degli altri personaggi delle favole di Althea, quell'universo incantato e spietato sta colando a picco.
E mentre la più giovane delle Proserpine cerca di immergersi nella vita caotica di New York, come un'umana qualunque, le altre ex Storie, capeggiate da Daphne - la misteriosa donna dai capelli rosso fuoco - non riescono proprio a recidere il legame con l'Oltremondo.
Come se non bastasse, anche nella Grande Mela, gli epiloghi cruenti e macabri che Alice pensava di essersi lasciata alle spalle una volta per tutte, non tardano ad arrivare.
Alcune ex Storie stanno morendo, o meglio, qualcuno le sta facendo fuori, in un modo così efferato e sanguinoso, che si fa fatica ad immaginare, al di fuori delle fiabe nere di Althea.
Riuscirà la nostra eroina a capire chi si cela dietro quegli impressionanti omicidi, e a fermarli prima che sia troppo tardi?
E soprattutto farà in modo che la realtà, che lei conosce e ama, non vada in frantumi proprio come l'Oltremondo?
Chi può dirlo, una cosa è certa, anche stavolta la protagonista non sarà sola. 
Sebbene disperso tra un mondo e l'altro, il premuroso Ellery Finch, non mancherà di far sentire la sua presenza all'amata. Seppur separati, i due continuano a tenere l'uno all'altra e a sperare in un ricongiungimento.
Nel frattempo, noi lettori seguiremo le avventure di entrambi: Alice che vaga per New York, e Ellery il quale, in fuga dall'universo semidistrutto nato dalla fantasia della Filatrice, ne scopre tanti altri, accompagnato dall'esperta esploratrice Jolanthe.
Ovviamente la maggior parte dei capitoli saranno dedicati alla controparte femminile, tuttavia il punto di vista del ragazzo tutto coraggio sarà ben presente.

Attraversarono l’eterno inizio d’estate che regnava nel cuore dell’Oltremondo, passarono per un freddo pomeriggio di primavera, oltre una fiammeggiante striscia d’autunno, fin nei corridoi silenziosi di un inverno incantato e immobile, in cui passando tra gli alberi sembrava di camminare in chiesa. Campeggiarono una notte in una baia di sabbia scintillante, dove un cervo dal manto bianco si avvicinava all’acqua ogni notte e gridava alle stelle con una voce umana da soprano. 
Avevano avuto anni per imparare i movimenti delle Storie e tenersi alla larga. Avrebbe dovuto essere semplice. Ma dieci giorni dopo la partenza di Alice, Finch si svegliò nel sacco a pelo sulla fredda sabbia della baia, sotto la luce argentea che precedeva l’alba, con una ragazza rannicchiata accanto a sé...

Con questo romanzo, Melissa Albert non solo risponde alle nostre domande sul prosieguo delle vicende degli abitanti dopo Hazel Wood, ma colma anche le lacune rimaste, i piccoli tasselli da mettere a posto.
Nel corso del secondo volume, avremo infatti modo di incontrare nuovi personaggi, di studiare quelli vecchi, oltre che di conoscere alcune delle risposte più attese ed importanti, come la genesi dell'Oltremondo o il passato della Filatrice.
Inoltre, l'idea di inserire nella storia una sfumatura thriller e una serie di delitti da risolvere, è stata sicuramente una trovata vincente.
Più si va avanti, più si vuole scoprire il responsabile ed il movente, più si prosegue, più la lista degli indiziati si restringe.
Ciò rende la lettura davvero appassionante e avvincente. Inoltre, al contrario de "Oltre il bosco", il personaggio di Alice ci appare più maturo e il suo comportamento meno discutibile. 
Certo, anche qui fa i suoi errori, ma perlomeno sono dettati dal bisogno di indipendenza e dall'istinto di protezione verso Ella. Inoltre l'atteggiamento ostile e saccente riservato, nel primo libro, ad Ellery Finch, questa volta sembra, fortunatamente, sparito.
Anche il ragazzo subisce un'evoluzione: la sua insana ossessione per le fiabe sembra essersi tramutata in semplice curiosità e voglia di conoscenza. E menomale!
In generale questo libro appare ben congegnato: alterna bene le due voci narranti, ci guida man mano nel mistero delle ex Storie assassinate, ci fa identificare con la povera Alice che non riesce proprio a liberarsi dei retaggi del passato, ci ricorda il fascino delle fiabe nere, con il suo carico di stupore ed orrore.
E a proposito di queste ultime, anche ne "Il paese del buio" fanno una breve comparsa alcuni racconti di Althea, che continuo a considerare il fiore all'occhiello di tutto l'universo creato da Melissa Albert.
Tra queste anche la storia del Paese del Buio, che dà nome all'intero volume, e ci ricorda nuovamente il labile confine tra potere smodato e distruzione.
In conclusione chi ha amato "Oltre il bosco", non potrà non apprezzare questo secondo capitolo, che riprende molti dei punti vincenti della trama principale. E anche chi, di primo acchito, non ne è rimasto convinto, a mio avviso, avrà stavolta modo di ricredersi, grazie all'unione delle immancabili atmosfere dark, del fascino cittadino della metropoli newyorkese, e dalla personalità carismatica di una ragazza che è tanto speciale quanto comune, e che più umana di quanto creda.

Curiosità:
Dopo averlo tanto desiderato, sono lieta di informarvi che, lo scorso gennaio, è stato finalmente pubblicato "Tales from the Hinterland", volume che simula il celeberrimo "Racconti dall'Oltremondo" di Althea Proserpine.
Contiene dodici fiabe nere, tra cui la storia di alcuni dei personaggi principali: l'immancabile Alice-Tre-Volte, Hansa la Viaggiatrice, Sophia (allora nota come Ilsa), Katherine Uccisa-Due-Volte.
Non vedo l'ora che sia tradotto anche da noi, e non vedo l'ora di potermi rimmergere nel macabro e crudele intreccio dell'Oltremondo.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro


Vi ricordo che, se volete conoscere le opinioni delle altre bookblogger partecipanti al Review Party, potete trovarle qui.



mercoledì 27 ottobre 2021

Recensione: “Ponte di anime” di Victoria Schwab

Salve avventori!
La nostra avventura nel mondo degli spettri in compagnia di Cassidy Blake arriva alla sua conclusione con “Ponte di anime”, l'ultimo capitolo della trilogia scritta da Victoria Schwab, con protagoniste le città infestate e una traversante che ha come compito quello di rispedire gli spiriti al loro posto.

Di seguito troverete la mia opinione, per conoscere invece quella delle mie colleghe, vi invito a seguire i blog di tutte le altre partecipanti al Review Party. 
Come sempre, trovate gli altri appuntamenti a fine post.


Titolo: Ponte di anime
Titolo originale: Bridge of Souls
Autore: Victoria Schwab
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 26 ottobre 2021
Pagine: 352
Prezzo: 15,00 € 

Trama:
È lei che insegue gli spettri, o è il contrario?
Sia come sia, Cass potrebbe avere un talento per scovare gli spiriti inquieti.
Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, è sopravvissuta a due città infestate mentre era in viaggio per il programma televisivo dei suoi genitori.
Tuttavia nulla potrebbe prepararla a quel che la attende a New Orleans, un luogo che pullula di antiche magie, società segrete e terrificanti sedute spiritiche.
Ma la sorpresa più terribile è un nemico che Cass non avrebbe mai sospettato di dover affrontare: un messaggero della Morte in persona.
Sarà all'altezza della sfida? E a cosa dovrà rinunciare per vincerla?

Recensione:
Dopo aver lasciato Parigi (in Tunnel di Ossa) in preda a dubbi, paure ed incertezze - in seguito all'avvistamento di un oscuro figuro ammantato di nero - Cass, i suoi genitori e Jacob (il suo migliore amico fantasma), giungono a New Orleans, una città che pullula di spettri, leggende, e storia intrisa di superstizioni e magia.
La spensieratezza nello scoprire viuzze, vicoli e negozi carichi di colori, musica Jazz e incanti dura molto poco perché, con grande orrore, Cass deve fare i conti con la realtà.
Se a Parigi aveva fatto di tutto per autoconvincersi che quella sinistra figura non fosse nulla di importante, ora non può più negare l’evidenza.
Quella macabra e tetra ombra che la perseguita, quel teschio con gli occhi vuoti e neri, è un emissario della morte ed è proprio lei che vuole, o meglio... la sua vita.
A quanto pare Cassidy, un anno prima, sfuggendo alla morte nel fiume, grazie all’aiuto di Jacob, avrebbe derubato la morte stessa.
È sopravvissuta quando il suo destino era già segnato... sarebbe dovuta morire, e ora il suo inquietante strozzino vuole che venga saldato il debito.
Cass che è riuscita ad avere la meglio su spettri assetati di vita e su poltergeist furiosi, ora non sa proprio come sfuggire a questo “problema” che sembra essere davvero più grande di lei.
Anche Jacob e Lara (l’amica traversante conosciuta durante la sua prima avventura in Scozia) non hanno idea di come aiutarla, ma una cosa è certa, faranno di tutto!

Tra fughe a bordo di macchine funebri, sedute spiritiche, società segrete, gatti misteriosi, e incantesimi antichi, Cass (con l'aiuto dei suoi amici, che diventano sempre più numerosi, di libro in libro) proverà a ribaltare il suo destino... ma qualcuno le ha detto che per farlo dovrà rinunciare a qualcosa di molto importante.
Ecco sì, Jacob! So che tutti state pensando a lui.
Il suo migliore amico e personaggio più simpatico della serie. 
Riuscirà il sarcastico fantasma a salvarsi alla fine di questa trilogia?
Ovviamente non sarò io a svelarvelo!
Ma ciò che posso svelarvi è cosa mi è piaciuto e cosa invece no, di questo capitolo finale della serie.

Ho amato molto Jacob, e tutto il pathos legato alla sua sorte: il suo coraggio, la sua dolcezza, la rabbia, la paura, il momento in cui si arrende all'idea che la sua esistenza sia finita per sempre e, si dimostra pronto al sacrificio.
Il suo è sicuramente il personaggio più brillante, ironico, carismatico e commovente di questi libri.
Mi ha quasi strappato una lacrimuccia.

Nel complesso anche se posso dire di aver trovato godibile e carina tutta la trilogia, devo tristemente ammettere che, anziché migliorare con l’andare avanti delle avventure, per quanto mi riguarda, ha fatto, di volta in volta, un piccolo passo indietro, diventando sempre un po’ più forzata, prevedibile e meno credibile.
Più le cose si mettono male per Cass, più persone vengono in suo soccorso.
Tutti sono pronti ad aiutarla, a offrile passaggi, ninnoli, incantesimi... Lara addirittura (che ricordiamo ha dodici anni) arriva in aereo per lei da un’altra città, senza avvertire nessuno e senza avere un posto dove stare.

Tornando a parlare di credibilità, i sentimenti, in questo ultimo capitolo - che è anche quello che avrebbe portato ai risvolti più tragici - non sono per nulla indagati.
Cass è una ragazzina di 12 anni, inseguita dalla morte, e che quindi con molta probabilità soccomberà ad essa, eppure non mostra affatto il panico, la disperazione, il terrore, che una bambina nelle sue condizioni dovrebbe provare.
Per farla breve mi sarei aspettata di leggere un dialogo in cui la ragazzina, anche senza rivelare troppo della sua vera situazione, dicesse in qualche modo addio ai genitori, con lo strazio che una circostanza del genere avrebbe meritato.
Una scena drammatica, commovente, strappalacrime ci stava tutta.
E invece niente!
Per avere un po’ di emozione, ancora una volta, dobbiamo ricorrere a Jacob, che ci regala l’unico sprizzo di umanità in una storia che sembra recitata da automi.
Insomma per questa conclusione mi aspettavo magari meno azione, ma molto più sentimento e verità.
Non so se ci saranno in futuro altrui volumi della serie, ma sicuramente mi piacerebbe che, nel caso, la Schwab regalasse molto più spessore ai suoi protagonisti.
Perché una serie per ragazzi non deve necessariamente essere una serie senza emozioni vere e importanti, perché anche i ragazzi sono capaci di grandi riflessioni e dolori, e sarebbe ora che anche gli autori, che scrivono per loro e di loro, lo capiscano.

Recensioni capitoli precedenti:

Ringrazio Mondadori per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro



mercoledì 13 ottobre 2021

Recensione: “Bethany e la Bestia” di Jack Meggitt-Phillips

Titolo: Bethany e la Bestia
Titolo originale: The Beast and the Bethany
Autore: Jack Meggitt-Phillips
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 13 aprile 2021
Pagine: 240
Prezzo: 16,50 € 


Trama:
Ebenezer Tweezer è un uomo terribile con una vita meravigliosa. Sprizza giovinezza nonostante i suoi cinquecentoundici anni, e ogni giorno sale con slancio i quindici piani del suo palazzo per andare dalla Bestia che vive nel sottotetto. Le dà in pasto creature di ogni genere e in cambio vede uscire dalla sua bocca tutto ciò che vuole. 
Ma quando la Bestia si stanca di mangiare uccelli esotici e scimmie ammaestrate, soddisfarla diventa più complicato. È arrivata l’ora di assaggiare qualcos'altro, qualcosa di più tenero e succulento… come un bambino, per esempio!

Recensione:
Un uomo ricco, solo, viziato ed egoista.
Una ragazzina sola, maleducata e indisponente.
Una creatura mostruosa, sola, magica, ingorda e insensibile.
Sono questi i tre ingredienti per la macabra favola dalle pagine bordate di verde acceso, di Jack Meggitt-Phillips, il cui comune denominatore è proprio la solitudine.

Ebenezer Tweezer ad esempio, visto dall'esterno, potrebbe sembrare la persona più soddisfatta e appagata della terra: è ricco, non gli manca nulla e gli basta schioccare le dita per ottenere tutto ciò che desidera.
Eppure la sua vita non è per niente facile come sembra, innanzitutto non è affatto felice come ci si aspetterebbe, e tutto ciò che ha non lo soddisfa, se non per qualche istante.
Inoltre, per ottenere ogni cosa, deve sempre sottostare ai nuovi, e sempre più pretenziosi, capricci che la Bestia pretende come pranzetto.
Se all'inizio era facile accontentare quella mostruosa creatura, con il passare degli anni le sue richieste sono diventate sempre più particolari e difficili da esaudire.
Opere d’arte d’inestimabile valore, oggetti rari, manufatti antichi, animali in via d’estinzione e ora addirittura un bambino!
Per quanto Ebenezer sia propenso a pensare solo a se stesso e ai propri bisogni, e per quanto non si sia mai fatto più di uno scrupolo di coscienza nell'accontentare le folli richieste della Bestia, questa volta forse è troppo anche per lui.
Ma portare un bambino alla Bestia è l’unico modo per poter ottenere il suo elisir di lunga vita, perciò se la Bestia ha bisogno di un bambino, Ebenezer gli porterà il bambino più terribile che troverà, uno che nessuno vuole, così almeno metterà a tacere eventuali sensi di colpa.

È in questa ricerca che le vite di Ebenezer e della piccola Bethany - una ragazzina orfana sfacciata e prepotente - si incontrano e si influenzano.
Due anime solitarie, due persone che pensano solo a se stesse, e a cui nessuno vuole bene, si trovano e fanno scintille.
Si ingannano, si studiano, si mettono a vicenda i bastoni fra le ruote.
Sì odiano, si detestano, vogliono sbarazzarsi l’uno dell’altro e, nel mentre, a poco a poco, capiscono che dell’altro non potrebbero più fare a meno.
Ebenezer si affeziona a Bethany e Bethany a Ebenezer, ed entrambi grazie all'altro capiscono cosa sia avere una famiglia ed essere a casa.
Ma in tutto ciò c’è la Bestia, un mostro privo di qualsiasi sentimento, che non si lascia intenerire da niente e da nessuno, che aspetta impaziente la sua cena!
Come sbarazzarsi di una simile creatura?

Una storia molto carina in cui fa da padrone una macabra ironia, che alterna momenti inquietanti ad altri più divertenti, ma che sa essere anche molto commovente, tenera e toccante. 
Mi ha fatto pensare un po’ a “L’Ickabog” di J.K Rowling... in entrambe c’è la stessa macabra ironia, un bel po’ di crudeltà e tristezza, e personaggi spietati e malvagi che agiscono, tramano e ingannano solo per i propri fini.
In questo caso però c’è qualcosa di inaspettato.
La straordinaria impresa che compie l’autore è che ti fa prima detestare i suoi protagonisti e poi (esattamente come accade a loro), ti ritrovi ad affezionartici, a e parteggiare per loro.
Difatti è stato strano anche per me, rendermi conto che, nonostante tutte le diavolerie che Ebenezer Tweezer avesse commesso in passato, solo e soltanto per assicurarsi ricchezze, lussi, capricci futili e una lunga vita, io sia passata a fare il tifo per lui.
A sperare, nonostante tutto, che anche a una persona come lui potesse essere concessa una seconda occasione, per vivere una nuova e vera vita, senza sottostare ai ricatti di una Bestia senza scrupoli, e imparando ad amare e ad essere a sua volta amato.
La storia si conclude in un modo che lascia le porte aperte ad un probabile seguito (che in effetti ho scoperto essere già uscito in lingua). Intanto vi annuncio che diventerà presto un film per la Warner Bros... e sono davvero curiosa di vederlo.

Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro