venerdì 22 settembre 2017

Recensione: "La casa senza specchi" di Marten Sandén

Titolo: La casa senza specchi
Titolo originale: Ett hus utan speglar
Autore: Marten Sandén
Illustrazioni: Moa Schulman
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 14 settembre 2017
Pagine: 205
Prezzo: 16,00 € (cartaceo) 7,99 € (ebook)

Trama:
Thomasine vive da mesi nella grande casa di Henrietta, dove ci sono tante camere e lunghi corridoi, ma nemmeno uno specchio. Suo padre passa le giornate al capezzale dell'anziana prozia malata, mentre lei gira per la casa con i cugini: la piccola Signe, l'odioso Erland, e Wilma, più grande, che fa la prima superiore e ha due anni più di Thomasine.
Un giorno Signe scopre che gli specchi di casa sono tutti ammucchiati nell'armadio di una stanza ottagonale. Thomasine e Signe ci entrano insieme, chiudono l'anta alle loro spalle e... quando ne escono, si ritrovano in una casa che è uguale e diversa al tempo stesso. Di cosa si tratta? E chi è quella ragazzina, Hetty, vestita alla marinara?
Ciò che i cugini scoprono non è affatto un altro mondo. Può far paura, a tratti, ma li aiuterà in un modo che non avrebbero mai creduto possibile. 

Recensione:
Una casa enorme, infinitamente grande per le poche persone che vivono al suo interno, è il teatro in cui si muovono Thomasine e i componenti della sua sgangherata famiglia. 
Una famiglia un tempo unita, allegra e felice che, con lo scorrere del tempo, si è allontanata.
I legami, quei fili invisibili e apparentemente invincibili che uniscono le persone, si sono, come capita in numerose storie di altrettante famiglie, logorati e spezzati. I rapporti si sono raffreddati, la vita con i suoi contrattempi e le sue disgrazie è intervenuta e ha, via via, allentato i fili di quell'intreccio bellissimo, che pareva essere creato per durare per sempre, per resistere al tempo.
Come l'enorme dimora che li ha accolti di generazione in generazione, mostrando crepe sempre più profonde, perdendo lo smalto, sbiadendo nei colori, mostrando ruggini e ragnatele sempre nuove, i legami si spezzano e tutto resta sospeso, nel ricordo di ciò che era, di ciò che sarebbe potuto essere, e di ciò che invece è.
Ora quei pezzi frammentati sono tutti lì, riuniti sotto lo stesso tetto, per assistere e vegliare su Henrietta, la prozia malata che, piano piano, si sta spegnendo nel suo letto, accomiatandosi da una vita ricca e lunga.
E mentre una vita si spegne le altre continuano a scorrere, o almeno tentano di trovare un modo per andare avanti, anche se non sempre è quello giusto.
Thomas, ad esempio, il padre di Thomasine, trascorre le sue giornate al capezzale di Henrietta, non se ne distacca mai, se non per brevi momenti, quasi come volesse espiare una colpa.
Thomasine non si capacita di come suo padre sia diventato un uomo così triste e malinconico, ma sa bene come tutto è iniziato, una tragedia, la disgrazia che anni prima ha colpito la sua famiglia, lo ha distrutto, facendolo entrare in un buco nero dal quale non è più riuscito ad uscire.
Suo zio Daniel, un tempo allegro e sorridente, come del resto lo era suo padre, è divenuto il riflesso sbiadito e contorto di ciò che era. Distaccato, freddo, saccente, distante dai suoi stessi figli, che hanno reagito a tanta indifferenza diventando, chi crudele e prepotente come nel caso di Erland, chi chiudendosi in un timoroso mutismo come nel caso della piccola Signe.
Anche zia Kajsa e la cugina Wilma hanno un rapporto burrascoso. La madre completamente assorbita dai problemi economici, e sua figlia che non riesce a far pace con il suo aspetto fisico, considerandosi brutta a grassa.
Tutti troppo presi da se stessi, o dai propri crucci, si isolano, si discostano così tanto da diventare quasi estranei gli uni per gli altri.
Ma la casa della prozia Henrietta svela un segreto, un segreto che metterà tutti, uno per uno, faccia a faccia con la realtà. Li costringerà a guardarsi allo specchio, scrutarsi dentro e scoprirsi, forse per la prima volta, con i propri pregi e difetti.
Osservarsi da vicino e capire chi si è, cosa si è diventati, e cosa li ha portati a quel punto: gli errori, gli sbagli, e poi migliorare in qualche caso, o semplicemente perdonarsi.
Marten Sandén scrive quella che solo apparentemente può sembrare una favola alla "Alice attraverso lo specchio", ma in realtà non c'è niente di strano, assurdo o grottesco in queste pagine. Tutt'altro, ne "La casa senza specchi" la fantasia è solo un pretesto, una metafora, per un romanzo che parla essenzialmente di nascita, di vita, e di morte, perché, come dice la stessa Thomasine, sono queste le storie che vale davvero la pena leggere.
E vale davvero la pena leggere questo libro, in cui troverete emozioni familiari perché sono e saranno anche le vostre. Pensieri che accomunano tutti, ma che fa sempre un certo effetto vedere stampati nero su bianco.
Leggendolo penserete ai tempi andati, a ciò che il tempo vi ha dato e poi portato via, a quello che è stato e non tornerà più, ai rimpianti, alle occasioni perse, a quell'abbraccio non dato quando ancora si era in tempo.
Probabilmente vi farà piangere, sicuramente vi farà emozionare.

Considerazioni:
Leggendo la trama di questo libro potrete essere ingannati e portati a pensare che si tratti di una storiella per bambini, probabilmente carina, ma nulla di più.
Be' sbagliereste. Io stessa sbagliavo nel pensarlo.
"La casa senza specchi" mi ha attirato per la deliziosa copertina, l'interno curatissimo (lo avevo adocchiato sulla pagina Instagram della casa editrice), e la trama che, a una veloce lettura, mi era parsa curiosa e particolare.
Pensavo di ritrovarmi a leggere una storia leggera, una favola con un bel risvolto morale magari, ma mai mi sarei aspettata che queste pagine mi avrebbero colpito ed emozionato così come hanno fatto.
Il libro, che parte come una storia di fantasia, si rivela poi come un vero e proprio specchio dei nostri più intimi pensieri.
Almeno così è stato per me. Leggerlo è stato un po' come guardarmi dentro e vedere i miei pensieri messi lì, nero su bianco.
Soffermarsi a riflettere sul tempo che passa, sulle cose che mutano spesso irrimediabilmente, credo sia qualcosa che angosci un po' tutti.
Chi non ha mai pensato che, in alcuni momenti tanto perfetti, avrebbe voluto fermare il tempo? Bloccare un'istante felice affinché durasse più a lungo e non fuggisse via, scansato e portato via dalla successione dei secondi, dei minuti, delle ore, dei giorni, dei mesi e degli anni.
Chi non sente il magone nel rivedersi in foto piccolo, spensierato e sorridente nell'abbraccio dei suoi genitori? Chi non ha mai desiderato tornare indietro nel tempo, magari solo per rivivere un momento o cambiare qualcosa?
Chiunque. Ecco perché questo libro tocca le corde del cuore.
Con me lo ha fatto in un modo del tutto inaspettato, e feroce.
Mi ha messo davanti a tutti quei pensieri che di tanto in tanto mi tengono sveglia di notte. Eccoli lì, tutti insieme, pronti a farmi sentire una briciola nell'immensità dell'esistenza. Una piccola insignificante vita, in un mare di vite che si accendono e spengono ogni minuto, senza che poi cambi davvero qualcosa.
Il tuo mondo viene distrutto eppure continua a girare ignorando qualsiasi umano dolore.
Le persone vanno e vengono e ne restano solo i ricordi, album di fotografie che in poche pagine racchiudono riassunti di vite.
E io sono una di quelle persone che pensa sempre che dovrebbe scattare più foto, immortalare più momenti, ma che, inevitabilmente, non mantiene mai la parola.
E il pensiero che mi tormenta è sempre quello: cosa mi resterà un giorno? Cosa resterà di me in questo mondo quando io non ci sarò più? 
Probabilmente è per questo che leggere di Henrietta e dei suoi album di ricordi mi ha colpita così nel profondo.

Ho continuato a mettere in ordine ancora un po', poi però mi sono stancata e ho aperto un album che Hetty aveva appena finito di riempire. All'inizio l'ho sfogliato meccanicamente, ma dopo un po' qualcosa mi ha fatto smettere. Sono tornata indietro e ho guardato con più attenzione, e allora ho visto che erano gli stessi volti che si ripetevano pagina dopo pagina, sempre in versioni nuove. Soprattutto i più giovani cambiavano così tanto in un paio d'anni che dovevo controllare il nome scritto sotto per essere certa che fosse la stessa persona. Andavano in campagna ad accarezzare le mucche o al luna park di Gröna Lund. Passavano gli esami e si diplomavano. 
Si sposavano oppure partivano al militare, diventavano genitori, si trasferivano, viaggiavano.
Vivevano. 
Ho avuto la sensazione di cadere realizzando che quelle che sfogliavo erano vite umane. Solo minuscoli frammenti di ognuna, certo, ma comunque reali. 
Reali quanto la mia.

La fotografia, l'unica di noi tutti insieme: mamma e papà una accanto all'altro, più giovani, e io con Martin in braccio. I nostri sorrisi così ampi da farmi male. 
Allora, nel centesimo di secondo in cui la fotografia era stata scattata, avevamo creduto che saremmo stati felici per sempre.

Era già successo con "Il segreto di Black Rabbit Hall" un altro romanzo che ho adorato, e che leggendo queste pagine mi è tornato in mente.
Mi sono dilungata, dicendovi tante cose, ma parlandovi poco del libro in realtà, ma è bene così. 
Questo è un romanzo che comunica attraverso le emozioni che regala, quindi lascio a voi il compito di riflettervi nei suoi specchi e scoprire le vostre.

Ringrazio la Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

mercoledì 20 settembre 2017

Recensione: "The Hate U Give" di Angie Thomas

Titolo: The Hate U Give
Autore: Angie Thomas
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 30 agosto 2017
Pagine: 416
Prezzo: 14,00 € 


Trama:
Starr si muove tra due mondi: abita in un quartiere di colore dove imperversano le gang ma frequenta una scuola prestigiosa, soprattutto per volere della madre, determinata a costruire un futuro migliore per i suoi figli. Vive quasi una doppia vita, a metà tra gli amici di infanzia e i nuovi compagni. Questo fragile equilibrio va in frantumi quando Starr assiste all'uccisione di Khalil, il suo migliore amico, per mano della polizia. Ed era disarmato.
Il caso conquista le prime pagine dei giornali. C'è chi pensa che Khalil fosse un poco di buono, perfino uno spacciatore, il membro di una gang e che, in fin dei conti, se lo sia meritato. Quando appare chiaro che la polizia non ha alcun interesse a chiarire l'episodio, la protesta scende in strada e il quartiere di Starr si trasforma in teatro di guerriglia. C'è una cosa che tutti vogliono sapere: cos'è successo davvero quella notte? Riuscirà Starr a trovare il coraggio di raccontarlo?

Recensione:
"The Hate U Give" rappresenta uno dei rari casi in cui i giudizi sul retro di copertina (quelli tipo "Stephen King, dopo averlo letto, non ha dormito per tre giorni" per intenderci) risultano assolutamente veritieri. Mi capita spesso di leggerli prima di cominciare una lettura, e devo ammettere che non sempre collimano con la realtà dei fatti.
Ma fortunatamente in questo caso sì. In uno dei commenti, firmato "Entertainment Weekly", si dice che la voce di Angie Thomas è "spiritosa, generosa e vera", e come non essere d'accordo?
Il romanzo presenta come tema cardine la discriminazione razziale, ma non è ciò che si percepisce leggendolo, o almeno non solo e non inizialmente.
Questo perché non è un libro sul razzismo, ma è la storia di una ragazza, di una come tante che, oltre alle difficoltà tipiche della sua età (scuola, amicizie e ragazzi), deve far fronte ad una ben più importante, l'essere nera.

La Starr versione Williamson non usa lo slang: non parla come farebbe un rapper, anche se i suoi amici bianchi lo fanno. In bocca a loro, lo slang fa molto figo. In bocca a lei fa solo "quartiere degradato". 
La Starr versione Williamson si morde la lingua quando qualcuno la fa incavolare, perché non si pensi che è una "giovane nera arrabbiata". 
La Starr versione Williamson è disponibile. Niente occhiate truci, di traverso o roba simile. 
La Starr versione Williamson non è aggressiva. Fondamentalmente, la Starr versione Williamson non dà motivo a nessuno di giudicarla una del ghetto. 
Mi odio per questo, ma lo faccio lo stesso.

Tuttavia il racconto di Starr non si nutre di compatimento e facile vittimismo ma, come affermato dalla rivista statunitense, è il ritratto di una normalità, sebbene diversa dalla nostra.
Per la sedicenne di Garden Heights è normale dividersi tra le feste del quartiere a base di alcol e sparatorie (seppure detesti esserne partecipe), ed i pomeriggi tranquilli con le amiche (bianche) della Williamson.
Per lei è normale vedere spacciatori agli incroci o risse tra gang, come è normale giocare a basket, o trascorrere il tempo nell'emporio di famiglia.
Ciò che non è però normale per Starr è assistere per la seconda volta all'omicidio di un suo amico, soprattutto sapendo che, stavolta, l'assassino è un poliziotto, che avrebbe potuto uccidere anche lei.
E se prima il romanzo parlava di una quotidianità, seppur sui generis, è qui che cambiano le carte in tavola.
Starr non è più solo la nera nella scuola dei bianchi, o la figlia di Big Mav che lavora al negozio, ma è "la testimone", l'unica che sa cosa sia successo davvero quella notte.
Tutti si aspettano che parli, che dica la sua versione, ma lei è consapevole che, facendolo, attirerebbe su di sé l'ira della polizia, e l'attenzione della stampa. Sa che diventerebbe un simbolo, la leader della protesta, in un posto che di guerre intestine ne ha già abbastanza.
Ma sa anche che loro, i bianchi, vedono solo ciò che vogliono vedere: l'ennesimo spacciatore freddato dalla polizia, un delinquente in meno per le strade.
Ma Khalil non era un criminale, ma solo un adolescente con tanti problemi. Un amico, dolce e gentile, che non meritava di morire. Ecco perché Starr non può continuare a tacere.

Lei mi tempesta la faccia di baci e mi stringe di nuovo a sé. «Sono fiera di te, piccola. Sei così coraggiosa» 
Quella parola. Quanto la odio. «Non è vero» 
«Invece sì.» Mamma si ritrae e mi scosta una ciocca di capelli dal viso. Non riesco a descrivere l'occhiata che mi dà, ma è uno sguardo che mi conosce meglio di quanto mi conosca io stessa. Mi avvolge e mi riscalda da dentro. 
«Avere coraggio non significa non avere paura, Starr» mi sussurra. «Significa andare avanti anche se si ha paura. Ed è proprio quello che stai facendo tu.»

E forse sì, da questo momento in poi nella storia si inseriscono incontri con detective e procuratori distrettuali, interviste alla tv, ma la sostanza non cambia.
La protagonista rimane la solita sedicenne divisa tra due mondi, che deve affrontare per giunta la perdita del suo migliore amico, e il dramma di aver assistito alla sua morte.
Come potrete immaginare il racconto è molto forte dal punto di vista emotivo. Leggendolo, si percepiscono nettamente le emozioni della ragazza, che vengono descritte in modo assolutamente naturale. Questo è ciò che contraddistingue la scrittura della Thomas: non c'è finzione né perbenismo, ma una rappresentazione di fantasia quanto più vicina alla realtà. Anche il linguaggio usato è semplice e diretto, come sarebbe quello di una comune ragazza, tuttavia non si ha mai l'impressione che sia poco curato.
Inoltre, nonostante la situazione fortemente drammatica, nella storia non manca mai l'ironia e l'autoironia. So che, detto così, può sembrare assurdo, ma in effetti è proprio questo piccolo particolare che rende la lettura particolarmente scorrevole e per nulla tediosa.
Difatti nel romanzo si parla di discriminazione razziale, abuso di potere, criminalità, droga, tutte tematiche abbastanza forti, e sarebbe stato semplice trasformare il libro in un trattato sulla vita nei ghetti, eppure il ritratto di Garden Heights che viene fuori dalla Thomas è quello di una comunità che versa in gravi condizioni, ma è comunque unita.
Un quartiere difficile, questo è indubbio, ma animato da persone coraggiose e dal cuore d'oro, come il signor Reubens, la signora Rosalie, il signor Lewis (la cui intervista alla tv meritava una standing ovation), la signora Rooks, con le sue memorabili torte red velvet (che avrei tanto voluto assaggiare) e persino lo scapestrato Fo'ty Ounce.

Osservo Fo'ty Ounce che aiuta la signora Pearl. La gente qui non ha molto, ma si aiuta a vicenda, come può. È una famiglia strana e totalmente disfunzionale, ma è pur sempre una famiglia. Più di quanto credessi fino a poco fa.

E che dire poi della famiglia di Starr, i Carter?
Impossibile non amarli. Da Big Mav, pronto a tutto pur di proteggere i suoi cari, ed in particolare la sua bambina, alla madre Lisa, severa quando serve, ma anche dolce e comprensiva, fino ad arrivare al protettivo zio Carlos.
Per non parlare dei tre fratelli insieme: Seven, Starr e Sekani. Leggere di loro era come prendere una boccata d'aria fresca. La cosa bella era che, durante la lettura, avevo l'impressione di avere di fronte una famiglia vera, in alcuni tratti anche simile alla mia, con le normali discussioni, gli scherzi e le battute, gli abbracci, i pianti e le preoccupazioni condivise.
E potevo dimenticare Khalil? Il ragazzo appare solo in poche pagine, eppure l'autrice è stata così incisiva nel costruirne la storia e l'amicizia con Starr, che non si può non affezionarsi a lui e non provare pena per la sua morte. Avrei voluto conoscerlo meglio, è vero, come avrei voluto sapere di più di tutti gli abitanti di Garden Heights, ma non è questo l'importante.
Perché, come dice la stessa Thomas, questo libro non è solo la storia di Starr e Khalil, ma di tutte le persone oppresse, delle voci che rimangono inascoltate, della paura che soffoca e della forza di rimanere a galla, nonostante tutto.
È la storia di tutti quelli che hanno il coraggio di parlare, quando c'è chi tenta di metterli a tacere, perché a volte, basta una sola luce nel buio, anche solo un piccolo barlume di speranza, per non smettere di lottare.

Considerazioni:
Quando ho iniziato questo libro non sapevo precisamente cosa aspettarmi. Non avevo letto nulla della trama, tuttavia ero un po' spaventata dall'idea di trovarmi di fronte un libro impegnato, dal punto di vista etico e sociale, e impegnativo, dal punto di vista emotivo.
Solitamente non disdegno affatto questo genere di libri, anzi, ma venendo dalla lettura di due libri intrisi di ideologia e particolarmente difficili da sostenere, sebbene bellissimi (mi riferisco a "Il prodigio", di cui troverete a breve la recensione, e "Il racconto dell'ancella"), non ero del tutto sicura fosse il momento giusto per questo romanzo.
Devo dire però che, già dalle prime pagine, mi sono resa conto che i miei timori erano infondati.
"The Hate U Give", come accennavo poc'anzi, ha il grande pregio di riuscire ad affrontare tematiche importanti, senza rendere in nessun modo la lettura gravosa.
Anzi, devo ammettere che raramente ho divorato un libro così velocemente, non riuscivo letteralmente a fermarmi. Questo perché il romanzo è coinvolgente, la scrittura spiritosa e autoironica, i personaggi ben delineati.
Si ha l'impressione che sia un'amica a parlarti, della sua vita e di come tutto sia crollato all'improvviso, sotto i suoi occhi.
È il racconto di una ragazza qualunque, che vive una realtà completamente diversa dalla nostra.
Sentiamo spesso parlare alla tv dei quartieri malfamati e dei ghetti americani, degli scontri tra la polizia e la gente di colore, e dell'abuso di potere delle forze dell'ordine nei confronti di quest'ultimi.
Sentiamo di uomini disarmati brutalmente assassinati dai poliziotti per colpa di un pregiudizio, che fa del colore della loro pelle un segnale d'allarme.
Anche da noi purtroppo esistono questi stupidi preconcetti, eppure la tragica situazione americana ci pare ancora, fortunatamente aggiungerei, così lontana.
Con il libro della Thomas, invece, si ha l'illusione di entrare a Garden Heights, e capirne i meccanismi: il mondo delle gang, il traffico di droga, le guerre territoriali. Pur essendo impossibilitati ad identificarci appieno, non si può non compatire chi effettivamente è costretto a giostrarsi in questo mondo fatto di giochi di ruolo e regole non scritte.
E soprattutto non si può non provare rabbia e senso di impotenza nel vedere il nemico bianco che, semina morte, e si aggira poi indisturbato come nulla fosse. Come se la vita degli abitanti dei quartieri degradati, o in generale dei neri, contasse meno di quella di tanti altri più fortunati.

La verità getta ombra sulla cucina: persone come noi in situazioni come queste diventano degli hashtag, ma di rado ottengono giustizia. 
Però penso che siamo tutti in attesa della volta, di quell'unica volta in cui le cose finiscono bene. E forse può essere questa.

È evidente che, per quanto di fantasia, la storia di Khalil, è in fondo assolutamente vera.
Basti pensare ai riferimenti ai fatti di cronaca, contenuti nel libro (tipo l'assassinio di Emmett Till), o alla lotta delle Pantere Nere o di Malcolm X, o a tante altre tragedie che attingono direttamente alla realtà.
Vuoi o non vuoi il romanzo è un libro di formazione, seppur camuffato in maniera egregia. È una lezione di vita, un invito potente a calarsi nei panni dei più deboli e ad alzare la voce in loro difesa. Un invito a vincere la paura e a non farsi sopraffare da essa, a combattere insieme per un fine comune, anche quando l'esito infausto sembra inevitabile e la giustizia solo un miraggio.

Curiosità: 
Sono iniziate in questi giorni le riprese del film, tratto da questo romanzo, che vedrà nei panni di Starr l'attrice Amandla Stenberg, che sicuramente ricorderete per l'interpretazione di Rue in "Hunger Games", o per il ruolo da protagonista nel più recente "Noi siamo tutto".

Ringrazio la casa editrice Giunti per avermi inviato una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 18 settembre 2017

GIVEAWAY d'autunno: vinci una copia cartacea de "La ragazza senza ricordi" di Frances Hardinge

Salve avventori!
Nonostante l'ultimo giveaway non sia andato come avevamo sperato, non ci siamo lasciate buttare giù e abbiamo pensato di proporvi un libro che sono sicura vi piacerà tantissimo, e che forse molti di voi hanno già in Wishlist.
Non voglio stupirvi con l'effetto sorpresa perchè, se siete qui, il premio lo avrete già intuito dal titolo del post XD
Probabilmente alcuni di voi avranno già letto e apprezzato il libro d'esordio di Frances Hardinge, "L'albero delle bugie", e vi assicuro che "La ragazza senza ricordi" non è certo da meno!
Questa volta non metteremo un limite dei follower da raggiungere come la volta scorsa, ma speriamo davvero che sarete in moltissimi a partecipare.

Di seguito vi elenchiamo i premi e le regole da seguire:

I premi:
 Una copia cartacea de "La ragazza senza ricordi" di Frances Hardinge 
 L'esclusivissimo segnalibro del Café Littéraire




Il giveaway è aperto a tutti i residenti in Italia.

Le regole:
Anche questa volta siete chiamati a utilizzare i social, e condividere come non ci fosse un domani XD
Potrete partecipare utilizzando Facebook, Twitter e Instagram.
Potrete usare uno solo o tutti e tre i social, ovviamente più ne utilizzerete, più numerose saranno le possibilità di aggiudicarvi il premio.

OBBLIGATORIO PER TUTTI
♥ Seguire questo blog tramite GFC (si fa semplicemente cliccando "unisciti a questo sito" sulla barra a destra).
Seguirci e condividere su almeno uno dei social tra Facebook, Twitter o Instagram. 
Commentare questo post, indicando con quale social, tra quelli indicati, state partecipando, e rispondendo alla seguente domanda:
Il libro parla di ricordi, quindi vogliamo semplicemente sapere da voi quale libro ricordate con più piacere o quale vi ha fatto amare la lettura e diventare, di conseguenza, delle lettrici.

I social:

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Per avere più possibilità di aggiudicarvi il premio, potrete condividere il post ogni giorno sui vostri social

ATTENZIONE: Le entrate andranno registrate anche su Rafflecopter, perché sarà il programma ad estrarre il vincitore.

a Rafflecopter giveaway




Avete tempo fino alla mezzanotte del 9 ottobre per partecipare.
Il vincitore verrà contattato via mail e poi annunciato sulla nostra pagina Facebook!
Se non riceveremo risposta entro tre giorni, procederemo ad una seconda estrazione.
Cosa aspettate? Partecipate numerosi ^___*
e in bocca al lupo a tutti ^__^


P.S: Se avete un blog inserite il banner dell'iniziativa nella colonna dei widget! Grazie ^__^




sabato 16 settembre 2017

Recensione: "La felicità è là (in quel campo)" di Paul Fort e Marie-Hélène Taisne

Titolo: La felicità è là (in quel campo)
Titolo originale: Le bonheur est dans le pré
Autore: Paul Fort
Illustratore: Marie-Hélène Taisne
Editore: Gallucci Editore
Data di pubblicazione: maggio 2017
Pagine: 16
Prezzo: 18,00 € 


Trama:
La felicità è là (in quel campo), il capolavoro poetico di Paul Fort, trasformato da Marie-Hélène Taisne in un libro a tre dimensioni.

Recensione:
"La felicità è là (in quel campo)", edito dalla Gallucci editore, è un libro a tre dimensioni con pop-up che si animano, e prendono vita con il voltare delle pagine. Essi seguono la corsa dei versi scritti da Paul Fort, il celebre poeta francese definito "il principe dei poeti" che, nella poesia "Le bonheur", pubblicata nel 1917 all'interno dell'opera "L'Alouette", si interroga sulla natura effimera della felicità.
Quelli sono gli anni che vedono il mondo impegnato in uno dei più grandi conflitti di tutti i tempi e, proprio nella primavera del 1917 la guerra sembra impantanarsi, e non dar segno di alcuna speranza di conclusione.
Come dice Macchiavelli "le guerre cominciano dove si decide, ma non finiscono dove si vorrebbe", ed è proprio questo senso di profonda inquietudine e impotenza che porta il poeta a scrivere la sua poesia che, al contrario di come si potrebbe pensare, parla di felicità e del bisogno di cercarla e inseguirla ad ogni costo.
Nei suoi versi, veloci, e immediati, si sente tutta la fuggevolezza e la natura effimera della felicità, il suo essere per natura breve e impalpabile.
L'occasione di viverla, sentirla e assaporarla è labile come lo è il tempo che occorre per passare alla pagina successiva, e se non si fa in tempo a coglierla, se si tentenna ad afferrarla, eccola che fugge via... e non c'è più.
In questo albo ideato e realizzato da Marie-Hélène Taisne, l'artista dà colore e vita ai versi del poeta, e con il susseguirsi delle pagine ci fa percepire lo scorrere inesorabile del tempo.
Sfogliare questo albo dà al lettore la sensazione di stare lì lì per afferrare qualcosa, ma ecco che questa è sempre più veloce di noi e, ahimè, finisce inevitabilmente con lo sfuggirci di mano. 
Poesia nella poesia, un messaggio che invita alla speranza, ma al contempo spinge a godere della vita e delle piccole gioie che essa può regalare. Cogliere la felicità ovunque essa si trovi, saperla riconoscere e inebriarsi di essa.  





Ringrazio la Gallucci editore per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 14 settembre 2017

Presentazione: "Cenere sulla brughiera" di Francesca De Angelis

Ari eccomi avventori!
Eh sì, quella di oggi è giornata di segnalazioni, e ora tocca a Francesca De Angelis con il suo romanzo d'esordio "Cenere sulla brughiera".
Non so voi, ma io appena ho letto la parola "brughiera", nel titolo, ho avuto un piccolo fremito... la Burnett con il suo "Il giardino segreto" ha proprio lasciato il segno in me, mi ha fatto adorare queste infinite e odorose distese color glicine, e le ha fatte entrare permanentemente nel mio cuore. 
Purtroppo, in questo romanzo, la protagonista se ne allontana, per andare verso un destino incerto e forse avverso...

Titolo: Cenere sulla brughiera
Autore: Francesca De Angelis
Editore: Arduino Sacco Editore
Data di pubblicazione: Settembre 2016
Pagine: 228
Prezzo: 17,90 € (cartaceo)

Trama:

Catherine Barret è solo una bimba quando, assieme a sua zia Clarisse e sua nonna Mary, è costretta a lasciare le brughiere dello Yorkshire dove è cresciuta per trasferirsi negli Usa. 
La nonna morirà e zia Clarisse si farà carico di lei. Ma quando anche alla zia viene diagnosticato un raro morbo, Cathy verrà affidata ai Finch, una famiglia snob che la maltratta in continuazione. Dopo la morte della zia, Cathy dovrà proteggere se stessa e il suo tormentato fidanzato Logan dalle spietate mire di John Cabol, un avvocato e un industriale che si rivelerà uno spietato assassino. Riuscirà a salvarsi?

Autore:
Francesca De Angelis è nata a Roma in una gelida giornata di primavera.
Durante l'infanzia le sue giornate erano scandite dalla scuola e dai giochi con gli amici sotto l'occhio vigile della nonna, una signora energica e un po' mascolina che le raccontava spesso le storie e le leggende che aveva appreso dal paesino di montagna dov'era cresciuta.
Così, nutrita da storie su fate, folletti e principesse, l'immaginazione della piccola Francesca iniziò ad essere fertile.
Un contributo non indifferente venne anche dalla florida e grassottella zia materna che ogni pomeriggio, aiutata dalla collana dei libri “I Quindici”, rendeva ancora più forte il suo desiderio di lettura.
C'era un periodo della sera, che Francesca trovava magnifico in cui il buio cadeva sulla casa della nonna, dove ogni angolo poteva celare un mistero od un bizzarro animale. Essa appariva agli occhi della bimba come un castello incantato. Qualche anno dopo il castello incantato arrivò davvero. A nove anni, dopo la morte della nonna, seguita a breve da quella della zia, la depressione iniziò a divagare nel suo corpicino spingendolo a vedere il lato più orribile del mondo. Qualcuno però non voleva vederla soffrire. Il giorno del suo decimo compleanno le venne recapitato un regalo molto speciale che cambiò per sempre la sua vita. Il regalo era il terzo volume della saga di Harry Potter. Quel romanzo le fece capire come la scrittura, il semplice poggiare una penna su un figlio potesse rinvigorire il suo animo più quanto potesse fare qualunque medicina.
Oggi ha da poco pubblicato il suo primo romanzo “Cenere sulla Brughiera” per la casa editrice Arduino Sacco. E, sebbene il cammino verso la felicità sia ancora lungo e tortuoso, la ragazza continua a scrivere non volendo mai abbandonare l'attività che ama di più e che la salva ogni giorno dal finire nel baratro.

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Presentazione: "Fiore di cactus" di Francesca Lizzio

Salve avventori!
Quello che vi segnalo oggi è il libro di una giovane scrittrice catanese, Francesca Lizzio.
Francesca, nelle sue pagine, racconta di una ragazza che per difendersi dalle asperità della vita, si è costruita una corazza spessa e impenetrabile. Ma qualcosa o forse qualcuno le farà capire che ogni tanto lasciarsi andare non è poi la cosa più spaventosa del mondo...

Titolo: Fiore di cactus
Autore: Francesca Lizzio
Editore: Panesi Edizioni
Data di pubblicazione: Marzo 2017
Prezzo: 10,00 €(cartaceo) 2,99 €(ebook)

Trama:

Sara è una ragazza timida, intelligente, con la battuta sempre pronta, eppure nasconde la sua fragilità sotto un’armatura. La vita l’ha resa cinica e amara. Un giorno conosce Andrea, un ragazzo attento e gentile che con smisurata pazienza riesce a farsi spazio nella sua vita. Sarà lui a indurla a rimettere tutto quello in cui crede in discussione. Sara così ripenserà al percorso che l’ha resa la donna che è, si chiederà se riuscirà più a lasciarsi amare, se certe paure potranno essere sconfitte o se invece non ci sarà più nulla da fare. Se una come lei merita una seconda occasione. Perché anche un cactus ha un cuore, ha solo bisogno di qualcuno che creda in lui e non abbia paura delle sue spine.

Autore:
Francesca Lizzio nasce a Catania nel 1992, mix letale di sarcasmo e ironia. Una come tante, “o tutto o niente”. Per dare senso e ordine al suo groviglio interiore, nel 2015 ha aperto un blog, Cuore di cactus, dove mette a nudo le sue spine e si racconta a lettori sparsi per tutta l’Italia. Per lei le parole non sono solo parole, ma sentimenti.
Con Panesi Edizioni ha preso parte all’antologia "Oltre i media – Raccontalo con un film o una canzone" col racconto breve "Giorni" (2016) e ha pubblicato "Fiore di cactus" (2017).

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mercoledì 13 settembre 2017

Recensione: "La rivalsa" di Annamaria Alboreo

Titolo: "La rivalsa
Autore: Annamaria Alboreo
Editore: ABEditore
Data di pubblicazione: 1 gennaio  2015
Pagine: 235
Prezzo: 14,90 €

Trama:
Laura Prosperi è una giovane donna con una grande voglia di cambiamento. Quando decide di andarsene dalla casa d'infanzia, condivisa da sempre con i suoi genitori, trova in un palazzo antico di Milano l'appartamento dei suoi sogni.
Non può certo immaginare, tuttavia, in quale modo gli eventi porteranno a cambiare tutto, comprese le sue più profonde convinzioni...

Recensione:
Annamaria Alboreo sceglie il nostro tempo e una caotica Milano come sfondo per la sua storia di fantasmi.
Un antico palazzo, in cui la protagonista sceglie di trasferirsi, diventa teatro di apparizioni, segreti e misteri sepolti nel tempo.
Laura Prosperi è una giovane donna che sta cercando di dare forma alla sua esistenza.
Ha un centro estetico in provincia di Milano, un sogno che ha realizzato contraendo debiti e sacrifici, che la rende soddisfatta ma che, al momento, non vive uno dei suoi periodi migliori; una vita sentimentale su cui nessuno scriverebbe un libro; e una stanza, la stessa che aveva da quando era bambina, a casa dei suoi.
Questo non le basta, cerca una svolta, un cambiamento che possa smuovere le acque ferme in cui si è impantanata e che, col tempo, le porti belle sorprese.
Prende così la decisione di andare a vivere da sola, trovare un appartamento in affitto  e iniziare da lì.
L'appartamento al terzo piano, dell'ala sinistra dell'antico palazzo milanese in Porta Romana, sembra proprio far a caso suo, anzi se ne sente inspiegabilmente attratta e - contro ogni logica - vi si trasferisce.
Le prime strane sensazioni però iniziano sin da subito, quando, ancora prima di mettervi piede, è intenta ad ammirare il palazzo e il suo grazioso giardino, oltre la soglia del cancello.
I fenomeni inquietanti non mancheranno a presentarsi e moltiplicarsi col passare dei giorni. Tuttavia la protagonista, nonostante non abbia contratto nessun mutuo e abbia ogni buon motivo per fare armi e bagagli, non accenna a schiodarsi da lì.
Uno dei motivi che la trattengono, oltre alla strana sensazione che quel posto le appartenga o di essere lei stessa ad appartenergli, ha un nome e un cognome... Marco Giorgi, l'aitante, nonché ricco, nonché figlio del proprietario, che abita al piano di sotto.
Anche Marco, come Laura, da tempo assiste a strani fenomeni, che sembrano essere aumentati di numero ed intensità da quando la ragazza ha preso possesso del terzo piano. 
Non sto a spiegarvi come evolveranno i fatti, ma ovviamente (e banalmente) tra i due nascerà l'amore.
Ecco, immaginatevi ora la situazione: una ragazza e un ragazzo che vivono in appartamenti infestati da spiriti maligni che giocano a spaventarli, nel migliore dei casi, e farli fuori nel peggiore, che riescono, tuttavia - e in tutta calma - a flirtare, avere incontri romantici, notti di passione e innamorarsi. Molto realistico, non credete?
Il realismo, la credibilità, non finirò mai di ripeterlo, sono caratteristiche che vanno ricercate e ricreate in ogni tipo di storia anche, e soprattutto, in quelle fantasy o paranormali. Come si può pensare di essere convincenti se la storia fa acqua da tutte le parti?
La mancanza di credibilità è una delle cose che più mi ha infastidito di queste pagine, quella che più mi ha fatto storcere il naso sin dal principio della lettura (approfondirò meglio i motivi nelle considerazioni) ma, purtroppo, non la sola. 
In realtà, ed è questo che mi ha spinto a giudicare il romanzo in modo tanto negativo, non c'è nulla (eccetto alla bellissima copertina) che riesco a salvare di questo romanzo. 
A partire dalla scrittura, fredda e impersonale; al modo in cui è narrato, distaccato ed invadente; ai protagonisti stereotipati e privi di personalità; fino ai dialoghi fasulli e inutilmente ripetitivi.
Inoltre, e qui sta il mio dispiacere più grande, l'edizione è colma di refusi, così tanti e talmente evidenti che pare impensabile che, rileggendo il romanzo, nessuno se ne sia accorto e abbia provveduto. 
Mi stupisco della poca attenzione data alla pubblicazione, dalla ABEditore, casa editrice famosa nello sfornare gioiellini curati nei minimi particolari, mi aspettavo molto di più.*

Considerazioni:
La prima cosa che mi ha attirato di questo volume, lo ammetto, è stata la copertina. La ABEditore ne sforna sempre di meravigliose, e dato che la bellezza di queste rispecchia (almeno nel caso di questa casa editrice) quella racchiusa nelle pagine, ho creduto che neanche questa volta sarei stata delusa... ma nella vita mai dire mai, ed infatti...
Preciso che io adoro leggere storie di fantasmi, seppur raramente queste mi soddisfino appieno. E' un genere davvero difficile da trattare restando credibili e mantenendo, allo stesso tempo, un livello alto di pathos ed emotività.
Ma andiamo con ordine, già leggendo la sinossi ho storto un po' il naso, una storia di fantasmi ambientata ai giorni nostri, a Milano, come idea non mi faceva impazzire. Per questo genere preferisco ben altre atmosfere, però avevo buone speranze che la lettura mi avrebbe stupito e smentito. 
Però, già dalle prime righe, ho capito che le premesse non erano delle migliori.
Sin da subito posso dire di non aver affatto gradito la forma in cui il romanzo è scritto e raccontato. Le scene vengono narrate da un osservatore esterno che ci descrive i fatti mentre avvengono, in modo distaccato, ma allo stesso tempo invadente. 
Le scene non mi si sono dipinte davanti agli occhi, in modo naturale, come invece mi capita con le altre letture. Ho invece avuto la spiacevole sensazione di ascoltare uno stalker nell'atto di raccontarmi tutto quanto avvenisse sotto ai suoi occhi.

"Anna ha appena parcheggiato l'auto in prossimità del negozio di Laura, recupera il cellulare e la borsa che appoggiato sul sedile del passeggero e apre la portiera. In pochi passi raggiunge la vetrina del centro estetico e guarda verso l'interno dove, immediatamente, incontra il sorriso cordiale di Azzurra. La ragazza le apre la porta e Anna entra andandole incontro."

Quello che ne ho avuto di rimando è stato, per tutta la lettura, un senso di disagio, un distacco che non mi ha mai fatto sentire coinvolta o partecipe degli avvenimenti.
Ma pur mettendoci buona volontà, e cercando di superare questo primo impatto non positivo, il resto non è da meno... anzi!
Una narrazione di questo tipo, così fredda e asettica, sarebbe stata superabile se compensata da una scrittura mirabile, appassionante ed appassionata, ma non ho trovato nulla di tutto questo.
I personaggi sono banali e descritti in modo molto superficiale. Appena nominato un nuovo nome, ci viene subito fatta, in poche e frettolose frasi, la sua descrizione fisica, come a volersi togliere subito il pensiero.

"Le sorride e vede Mary prendere il cellulare dalla tasca del giubbotto in jeans che ha abbinato al pantalone bianco e agli stivali beige. Sotto invece ha una maglietta marroncino chiaro."

Laura Prosperi, è un personaggio che, data la particolare situazione che la vede protagonista (insomma non capita a tutti di avere dei fantasmi in casa), avrebbe potuto essere lo spunto per diverse riflessioni, invece sembra un robot impostato solo su due pensieri: "mi piace Marco" e "oh no! Cosa è stato!?".
Ma questo vale per tutti i vari nomi che troviamo in questo romanzo, da Marco fino all'inutile sensitiva Aida Larsson.
E, a proposito di ciò, veniamo alla storia che, per quanto mi riguarda - come già detto - fa acqua da tutte le parti.
Laura, che ha già problemi economici con la sua attività, sceglie, senza nessuna valida ragione, di indebitarsi ulteriormente prendendo un appartamento in affitto. Non solo! L'appartamento in questione dista 40 minuti dal luogo di lavoro, che prima invece aveva a pochi minuti da casa. Giusto per complicarsi la vita, o meglio, giusto perché alla scrittrice serviva una scusa per farla trasferire.
Una scusa davvero poco credibile però!
E ancora meno credibile è che, nonostante le prime sconvolgenti manifestazioni, la ragazza sia fermamente decisa a restare in una casa di cui è solo affittuaria.
Avrei potuto capire la scelta di restare se proprio non aveva altro posto dove andare, se aveva comprato la casa e non aveva altri risparmi. Ma questa storia, così messa, non ha alcun senso.
È impossibile credere, e lasciarsi di conseguenza trasportare, da una situazione che appare evidentemente forzata. 
Così come forzato appare l'amore improvviso, nato nel giro di due giorni, tra Laura e Marco.
Chi - realisticamente - trovandosi nella medesima situazione, avrebbe avuto la testa per pensare a fare colpo sul vicino?
Per non parlare di come la love-story tra i due si sviluppi in modo del tutto innaturale e sdolcinato.
Sentire un uomo adulto chiamare una ragazza - dopo solo due appuntamenti - "tesoro", "cucciola", "amore", è roba da far sanguinare gli occhi anche ai più fissati con le storielle rosa.
Ed è questa l'impressione finale che tutto il romanzo mi ha lasciato. La desolante sensazione che Annamaria Alboreo abbia preso come pretesto il tema del paranormale  per scrivere dell'ennesima, sciocca, storia d'amore.
Ma purtroppo non ho finito qui...
La storia, parlando di fenomeni inspiegabili, dovrebbe apparire misteriosa, intricata e indecifrabile, o forse la scrittrice credeva davvero che il tutto apparisse così, invece no, o meglio, solo i protagonisti (sensitiva esperta compresa) non riescono a trovare il bandolo della matassa in una storia che era chiara e limpida sin dal principio.
Ma nonostante ciò, l'autrice, alla fine, si dilunga in spiegazioni ripetitive e assolutamente inutili
Immaginatevi quanto possa essere snervante leggere i protagonisti porsi, infinite volte, le stesse identiche domande - "Cosa può essere successo?", "Cosa significa questo?"- quando per voi è tutto così chiaro ed elementare da non necessitare alcuna risposta.
Infine, nota dolente che non posso esimermi da citare, sono stati i refusi, tanti, evidenti e assurdi! Refusi che è impossibile immaginare possano essere sfuggiti ad una revisione.
Per essere chiara: l'apostrofo in quasi tutto il testo è sostituito da ">" quindi, ripetutamente, troviamo battute parole scritte in questo modo: "l>espressione"; "l>uomo" ecc.
Cose che davvero non riesco a spiegarmi, lo farei se si trattasse di qualche caso isolato, ma la cosa si ripete più o meno ogni qual volta ci sarebbe dovuto essere un apostrofo.
Inoltre, cosa che durante la lettura mi ha lasciato sconcertata è stato leggere all'improvviso il nome "Luisa". Voi direte: "cos'ha questo nome di così orrendo?" Nulla, se non fosse che non esiste nessuna Luisa in questa storia!!! Dopo un iniziale smarrimento (ho seriamente iniziato a credere di avere un'amnesia e di aver completamente rimosso il personaggio), ho compreso che si trattava invece della sensitiva Aida Larsson che, in qualche occasione, e non so per quale ragione, viene chiamata Luisa!!!  ╯°□°)╯︵ ┻━┻
Insomma sviste che definire così è un eufemismo grosso quanto una casa.
In definitiva una lettura davvero deludente su tutti i punti di vista.

*AGGIORNAMENTO: La casa editrice mi ha informato del fatto che mi è stata involontariamente inviata una bozza non revisionata. Quindi nella ristampa attualmente in commercio, non troverete i refusi di cui vi ho parlato. 

Ringrazio la ABEditore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro 

il mio voto per questo libro