giovedì 16 gennaio 2020

Recensione: "Elfi al quinto piano" di Francesca Cavallo

Titolo: Elfi al quinto piano
Autore: Francesca Cavallo
Illustrazioni: Verena Wugeditsch
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 21 novembre 2019
Pagine: 125 
Prezzo: 14,00 € 

Trama:
È quasi Natale quando Manuel, Camila e Shonda, insieme alle loro due mamme Isabella e Dominique, arrivano nella città di R. Prendono possesso della nuova casa in via dei Camini Spaziosi 10, dove i vicini sembrano accoglierli con la diffidenza che gli abitanti della città riservano a tutto ciò che gli è nuovo ed estraneo. 
In compenso la mattina successiva dieci simpatici elfi si presentano a sorpresa a casa loro. Sono stati incaricati da Babbo Natale in persona di trovare una base operativa del Natale per la città di R. e chiedono ai ragazzi di aiutarli a impacchettare i regali. Niente di più emozionante per i tre fratelli che si mettono subito al lavoro. 
Ma il trambusto creato da quella strana catena di montaggio attira l’attenzione della polizia, e gli elfi sono costretti a far scattare il piano B. Ma non tutto andrà come previsto...

Recensione:
Dopo il grande successo di "Storie della buonanotte per bambine ribelli", Francesca Cavallo torna in libreria con un fantastico racconto natalizio, ambientato nella singolare città di R. Lì gli abitanti, da ben cinque anni, e su direttiva del sindaco, cercano di evitare il più possibile ogni contatto con gli adulti estranei alla famiglia.
Solo ai bambini è concesso socializzare, ma sempre nei limiti del necessario.
Così, quando la famiglia Greco Aiden approda ad R, piena di aspettative e speranze per il futuro, non può che rimanerne delusa. Nessuno li accoglie o si avvicina a loro, tutti li guardano con scetticismo e diffidenza, ad eccezione della piccola Olivia, una ragazzina piena di inventiva e coraggio.
Isabella, Dominique e i loro figli sono ormai rassegnati a trascorrere la Vigilia in solitudine, quando una strana lettera giunge in via dei Camini Spaziosi 10. 
Babbo Natale ha bisogno di aiuto! Solo loro cinque, con la collaborazione di dieci simpatici elfi, possono impacchettare i regali per tutta la città prima che sia troppo tardi.
Ovviamente gli inconvenienti non mancheranno, e non saranno solo i doni ed il risultato della missione segreta ad essere in pericolo.
Non vi dirò di più del prosieguo degli eventi, non temete. Vi basti sapere che, grazie alla generosità dei nuovi arrivati, alla collaborazione e alla partecipazione attiva dei bambini disobbedienti, e ad un piano non particolarmente elaborato ma efficace, i cittadini di R cominceranno a capire cosa hanno perso in tutti quegli anni trascorsi in religioso silenzio.
Un bellissimo messaggio di solidarietà e vicinanza, particolarmente importante nei giorni di festa appena passati (ma anche nella vita di tutti i giorni), che ci invita ad aprire la porta ai meno fortunati e ai più soli.
Una storia che, come se non bastasse, oltre a lanciare questa ammirevole esortazione a non chiuderci a riccio di fronte agli stimoli esterni, si fa portavoce di una tematica di estremo rilievo, oltre che di grande attualità. Mi riferisco alle famiglie omogenitoriali, note più comunemente come "famiglie arcobaleno".
Isabella e Dominique, con i loro bambini, ne sono l'esempio lampante. L'amore che lega tutti i componenti è palpabile in ogni momento della lettura, e la quotidianità a casa Greco Aiden è ritratta in modo naturale e genuino. È vero, ad un certo punto, si fa riferimento ad una determinata legge in un dato Stato che non riconosce queste unioni, tuttavia per il resto delle pagine l'amore fra le due donne non desta alcun clamore.
E fatemelo dire: era ora che, in un libro per bambini, venisse dato spazio a quella che è ormai a tutti gli effetti una realtà, una situazione che coinvolge moltissime persone, tra cui gli stessi minori.
È giusto che i più piccoli imparino sin da subito che non vi è nulla di sbagliato nell'amare una persona dello stesso sesso, o nel voler costruire con questa una famiglia. 
È bene che i bimbi che entrano in contatto con chi ha per genitori due mamme o due papà, sappiano che il compagno di classe cresce come tutti, e non c'è motivo di meravigliarsi.
È vitale stoppare sul nascere i pregiudizi, le prese in giro e gli insulti che non sono altro che il sintomo di una cattiva educazione e di un atteggiamento di chiusura da parte degli adulti, troppo impegnati a giudicare, senza conoscerla per davvero, la vita degli altri.

Da bambina era bellissimo guardare le famiglie che popolano i film di Natale sullo schermo della tv, e poi girarmi e trovare la mia sul divano. Crescendo, però, ho scoperto che volevo creare la mia famiglia con un'altra donna invece che con un uomo, e ho iniziato a preoccuparmi che in nessuna delle storie di Natale che avevo letto o visto ci fosse una famiglia come quella che desideravo io. 
Avrei voluto condividere questa preoccupazione con qualcuno, ma ero convinta che ci fosse un motivo segreto per cui le famiglie con due mamme non fossero nelle storie che leggevo e mi vergognavo di chiedere spiegazioni. 
Solo quando sono diventata grande ho scoperto che non c'era alcun motivo e che non avrei dovuto vergognarmi di nulla. 
Alcuni credono che ai bambini non si debba parlare delle famiglie con due mamme e due papà, perché "i bambini sono troppo piccoli per capire"
Ma che cosa c'è da capire? L'amore è una cosa semplice. 
Crescere considerando normali le famiglie diverse dalla propria è importantissimo per creare un mondo in cui ogni bambino si senta accolto e in cui a nessuno si chieda di nascondere parti di sé.

Mi sento quindi di fare un applauso sia alla scrittrice che, forte anche della sua esperienza personale, ha avuto il coraggio di proporre la vicenda poi effettivamente narrata, che alla casa editrice che ha accettato di buon grado di pubblicarla (e non so se tutti avrebbero optato per questa scelta).
E poi la cosa bella è che, nel disegno di Francesca Cavallo, la omogenitorialità non è affatto il fulcro della storia - rappresentato invece, come dicevo prima, dall'importanza della rete sociale e dei rapporti umani - ma funge solo da cornice, che permette poi a noi adulti, eventualmente, di affrontare l'argomento in tutta tranquillità.
Parlando poi del resto, il racconto è davvero carino, originale e ricco di particolari festosi, il che lo rende perfetto da leggere nel periodo di Natale. Inoltre le pagine sono arricchite dalle stupende illustrazioni di Verena Wugeditsch, che oltre ad essere belle da vedere, hanno anche il merito di seguire per filo e per segno ciò che viene narrato.
In considerazione di tutto questo, spiace un po' constatare che la storia, alla fin fine, sia così breve, tenendo conto che la particolare ambientazione della città di R avrebbe meritato maggior approfondimento. Ci sarebbe stato bene uno sviluppo più lento, magari con il sindaco come antagonista, restio al cambiamento, e con l'opposizione di alcuni dei concittadini meno disposti a lasciarsi persuadere.
Invece, forse l'esigenza di fare del libro una favola natalizia, ha fatto sì che gli sviluppi fossero ridotti ai minimi termini ed il finale risultasse affrettato.
Un vero peccato perché già così la lettura è molto piacevole e perfettamente godibile, ma se avesse incluso più disavventure e contrattempi, il romanzo ne avrebbe di sicuro beneficiato.
In conclusione non posso che consigliarvi questo libro che, oltre a rappresentare bene il vero significato del Natale, in modo coinvolgente e brioso, riesce ad introdurre, con serenità, i bambini nella realtà dei giorni nostri. 
E non credo ci sia nulla di meglio di una storia che parla di attualità ma anche di magia, amore, collaborazione e, perché no, perfino di disubbidienza! 

Ringrazio la casa editrice Feltrinelli editore per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

sabato 11 gennaio 2020

Recensione: "La raccolta di Natale di Peter Coniglio" di Beatrix Potter

Titolo: La raccolta di Natale di Peter Coniglio
Autore: Beatrix Potter
Illustrazioni: Beatrix Potter
Editore: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 18 novembre 2014
Pagine: 124
Prezzo: 16,90 € 

Trama:
Questo libro racchiude alcuni racconti classici di Beatrix Potter, insieme a nuove storie dedicate al Natale, il tutto arricchito da illustrazioni, lettere dell'autrice, e biglietti d'auguri per le feste. 

La raccolta comprende i seguenti titoli: 

 "La storia di Peter Coniglio"
 "Lo Zucchero di Canna"
 "Il Sarto di Gloucester"
 "La storia di Benjamin Coniglio"
 "L'orologio di Sally"
 "La storia dei coniglietti Flopsy"
 "La storia di due topini cattivi"
 "La Festa di Natale dei Conigli"

Recensione:
Beatrix Potter, nel corso della sua esistenza, ha dato vita a personaggi unici, dallo scalmanato coniglietto Peter e la sua vivace famiglia, allo scoiattolo Nutkin, fino ad arrivare all'ingenua anatra Jemima e ai micini birichini Mittens, Moppet e Tom - solo per citare alcuni nomi.
Intere generazioni di bambini, in tutto il mondo, sono cresciute ascoltando le sue storie, semplici eppure estremamente efficaci.
Una delicata armonia di parole e disegni, quest'ultimi curati nei minimi dettagli, ci hanno condotto per anni in un'affascinante veduta naturale, fatta di boschi, campi arati, laghetti scintillanti, alberi rigogliosi e tane sotterranee. Entrando nel magico mondo della Potter, non si può che rimanerne estasiati, di fronte alla bellezza delle vivide illustrazioni e dei curiosi racconti.
Perché la scrittrice inglese, oltre che essere un'abile disegnatrice (forte dei suoi studi naturali), era anche capace di creare simpatiche vicende, poco articolate è vero, eppure parecchio educative.
Non fanno eccezione quelle incluse in questa raccolta dedicata al Natale, la quale ha il pregio di unire il fascino dei classici senza tempo, ad altre storie meno note, ma non meno piacevoli o meritevoli d'attenzioni.
Abbiamo quindi "La storia di Peter Coniglio", la prima nata dalla penna della naturalista, nonché quella che le ha conferito fama e onori, seguita da altre vicende non proprio conosciutissime, come "Lo zucchero di canna" e "L'orologio di Sally".
In generale, il bello di queste storie è che sanno divertire ed insegnare, dipingere le marachelle in modo buffo, ma anche le inevitabili e fastidiose conseguenze: che dire, il perfetto connubio per un libro destinato ai bambini!
Ne è l'esempio lampante la favola dell'indisciplinato Peter che, contravvenendo ai saggi insegnanti della mamma, entra di soppiatto nell'orto del signor McGregor, rischiando così di finire dritto dritto in forno! 
Come se non bastasse, una volta tornato a casa, si becca una notte di malanni, probabilmente dovuti alle sue pericolose scorribande.
Ben diverso è invece l'intento de "Il sarto di Gloucester" che, sullo sfondo dell'atmosfera delle feste, sembra comunicare l'importanza della generosità e della solidarietà. Una piccola magia, e dei preziosi aiuti che possono arrivare dai fronti più insperati, tipo dei minuscoli minuziosi topolini.
Altri racconti degni di nota sono, a mio avviso, "La storia dei coniglietti Flopsy" - la quale coniuga la vivacità delle disavventure della famiglia di Peter e del cugino Benjamin, all'importanza dello spirito di squadra - e "L'orologio di Sally" (originariamente non illustrata) che parla di sofferenza e sacrifici, ma anche di meritate ricompense.
Una delle mie preferite rimane però "La storia di due topini cattivi", che poi così cattivi non erano mica. Sì forse un po' arrabbiati e dispettosi, ma chi non lo è stato almeno una volta nella vita? L'importante, anche in questo caso è la morale: il saper chiedere scusa per le azioni sbagliate, ed il desiderio di rimediare agli errori commessi.
Insomma una raccolta coi fiocchi, capace di accontentare mamme e bambini, e di appagare la vista di qualsiasi lettore, grazie ai disegni a dir poco stupefacenti, e alla cura dei dettagli.
Inoltre questa edizione natalizia, oltre alle consuete tavole a colori ed in bianco e nero, contiene anche alcune originali corrispondenze personali tra la scrittrice e i primi destinatari dei suoi lavori, ovvero i figli degli amici, ansiosi di conoscere i nuovi resoconti dei coniglietti pasticcioni. A queste si aggiungono delle raffinate cartoline d'auguri, all'epoca in vendita e pronte da spedire che, con la loro coloratissima allegria, contribuiscono a dare a questo libro l'immancabile e gradevolissimo taglio festoso.

il mio voto per questo libro

giovedì 9 gennaio 2020

Recensione: “L’uccellino rosso” di Astrid Lindgren

Titolo: L’uccellino rosso
Autori: Astrid Lindgren
Illustrazioni: Anna Pirolli
Editore: Iperborea
Data di pubblicazione:ottobre 2019 
Pagine: 128
Prezzo: 12,00 € 

Trama:
Dalla penna della grande scrittrice svedese una raccolta - inedita in Italia - di quattro racconti dolci e commoventi, in cui realtà e fiaba si fondono.
Quattro storie con protagonisti, ancora una volta, i bambini e il loro modo di fuggire dalla triste realtà che li circonda.

Recensione:
In questa raccolta Iperborea pubblica, per la prima volta in Italia, quattro brevi racconti in cui, ancora una volta, Astrid Lindgren torna a dare voce ai bambini, i suoi soggetti preferiti. 
Solo tramite loro, le loro voci, le loro speranze e i sogni, l’autrice riesce a costruire piccoli mondi in cui le disgrazie e le amarezze della vita vengono cacciate via attraverso l’immaginazione, la fantasia o la magia.
Basta un uccellino rosso insolitamente sgargiante dal canto particolarmente melodioso; pochi versi di una dolce poesia; una vecchia leggenda narrata da secoli; il dipinto di un misterioso castello lontano, per allontanare la realtà e aprire scenari nuovi.

La raccolta comprende i seguenti titoli:

L’uccellino rosso
Suona il mio tiglio, canta il mio usignolo?
Tum Tum Tum!
♥ Messer Nils di Eka

I racconti sono tutti ambientati in quelli che la scrittrice definisce “I giorni della miseria”, giorni tristi, in cui la povertà sembra davvero regnare ovunque, e non lasciare scampo.
Il grigiore e la tristezza paiono aver contaminato tutto, ed è proprio questo clima che fa da sfondo anche al racconto che dà il titolo alla raccolta.

In “L’uccellino rosso” due fratellini rimasti orfani vengono affidati ad un rude contadino che non li ha affatto a cuore.
Per lui i piccoli Anna e Mattias non sono altro che quattro mani in più per il lavoro, e non li avrebbe mai presi con sé, se non per quello.
I due ragazzini sono così costretti a passare le loro tetre giornate tra un lavoro e l’altro.
Mungere le mucche e tenere pulite le stalle, questi i loro compiti e nessuno spazio per i giochi, nessuno svago da bambini.
La loro infanzia pare essere davvero finita.
L’inizio dell’inverno e l’apertura della scuola dà ai due una piccola speranza di cambiamento, ma anche quella situazione si rivela triste e sconsolata.
Il confronto con gli altri bambini, con i loro vestiti, i loro giochi, e il loro pranzo è impietoso.
Lo sconforto aumenta e ormai anche la speranza di un cambiamento è lontana.
Un giorno gelido come tanti, di ritorno da scuola, Anna e Mattias trovano un uccellino rosso, che con il suo canto melodioso li guida alle porte di Pratofiorito, un luogo incantato, dove sembra essere sempre primavera, e dove decine di bambini giocano felici.

In “Suona il mio tiglio, canta il mio usignolo?” la protagonista è la piccola Malin, una ragazzina di otto anni rimasta orfana e costretta per questo ad andare a vivere in un ospizio per poveri. La bimba è triste, in quel luogo cosi grigio e desolato non riesce proprio a trovare nulla di bello, niente per cui rallegrarsi.
Se almeno avesse qualcosa di piacevole da guardare! Ma anche fuori dalla finestra non ci sono fiori, né alberi, ad allietare le sue giornate.
Un giorno, mentre è a fare delle commissioni, sente per caso gli incantevoli versi di una poesia che recitano “Suona il mio tiglio, canta il mio usignolo”... e da qui la bimba inizia a sognare e sperare. 
Se anche lei avesse un tiglio suonatore da guardare e un usignolo canterino da ascoltatore la sua tristezza finirebbe e tutto sarebbe allegro.

Anche “Tum Tum Tum!” è ambientato nei giorni della miseria, in un piccolo villaggio che vive solo grazie all'allevamento delle pecore. Un disgraziato giorno gli abitanti di Kapela scoprono che tutto il loro gregge è stato divorato dai lupi.
La piccola Stina Maria, una notte, mentre è alla ricerca del bastone di suo nonno, e teme di finire nelle grinfie dei lupi o di qualche altra creatura, finisce prigioniera dei "sottoterrestri", il popolo magico di cui il nonno le ha tanto raccontato.

“Messer Nils di Eka” racconta del piccolo Nils, costretto da giorni a letto dalla malattia.
Mentre fuori è estate e i fratellini giocano all'aria aperta, Nils combatte contro la febbre sempre più alta. Unica consolazione il bellissimo dipinto di un grandioso castello, quella visione risveglia la sua fantasia portandolo in un sogno in cui può finalmente dire addio ai suoi malanni e diventare l’eroe di una straordinaria avventura.

Quattro storie originali e tenere, in cui la desolazione lascia spazio alla speranza, la realtà lascia spazio al sogno e alla magia.
Dolce rifugio o provvidenziale risorsa, la fantasia diventa un grande alleato per questi piccoli eroi, trasformando anche la sorte più cupa e avversa nella più straordinaria delle avventure.

Un libro carino, che racconta piccole favole che non sono le classiche favole a cui siamo abituati. Alcune vanno interpretate, e vi dirò non sono neanche sicura di aver colto il vero senso di tutte. Però è stata sicuramente una lettura piacevole in un’edizione deliziosa, resa ancora più particolare dalle caratteristiche illustrazioni, tutte sui toni del grigio, nero e rosso, di Anna Pirolli.

Considerazioni:
Questa è stata davvero una raccolta curiosa e... strana.
I racconti qui narrati mi hanno ricordato le favole svedesi e islandesi (che ho avuto modo di leggere sempre nelle meravigliose edizioni edite da Iperborea), dove non tutto è chiaro, non sempre tutto torna e spesso quello che dovrebbe essere il lieto fine ha, difatti, ben poco di lieto.
È il caso, ad esempio, del racconto “Suona il mio tiglio, canta il mio usignolo?”, in cui la piccola protagonista spera ardentemente di avere finalmente qualcosa di bello a rallegrare la sua vita e il racconto termina in modo che lei non abbia più... una vita.
Ma cosa c’è di bello in questo? Qual è la morale?
Mi ha fatto pensare un po’ alla storia della piccola fiammiferaia, di Andersen, dove il lieto fine anche lì si risolve con la morte della bambina, che finalmente si ricongiunge con sua nonna morta tempo prima.
Ma era un lieto fine per voi quello?
Cosa c’è di lieto in una bimba che muore congelata?
Ecco, la storia di Malin è più o meno simile.

Più positiva è invece la storia che dà il nome alla raccolta “L’uccellino rosso”.
Anche se qualcosa di poco chiaro c’è anche qui. Perché, una volta trovato quella sorta di paradiso terrestre che è “Pratofiorito”, Anna e Mattias non vi restano definitivamente? 
Perché tornano ogni giorno dal contadino per poi fare ritorno, ogni giorno, a Pratofiorito dopo la scuola?
E perché alla fine del raccontano non scelgono semplicemente di restare anziché chiudere la magica porta alle loro spalle?
Sanno bene che, una volta chiusa, quella porta non potrà più essere aperta. E se qualche altro povero bambino, come è successo a loro, avesse bisogno di quel rifugio? Perché essere così egoisti e togliere la possibilità agli altri?
Anche qui non ho ben chiaro quale sia il messaggio, se ce n’è effettivamente uno.

Il racconto che ho preferito, in un certo senso, è stato “Messer Nils di Eka.
Questo è l’unico in cui un bambino trova rifugio in qualcosa che non ha del magico e del soprannaturale, l’unico in cui ci si può riconoscere.
Quando un bambino è malato, e costretto a letto, può trovare facilmente rifugio nei sogni, nelle speranze. Certo può anche credere nell'esistenza di un luogo magico e incantato dove è sempre primavera, ma difficilmente lo troverà nella realtà.
Quindi sì, per il messaggio di fondo ho preferito questa storia alle altre. Questa in cui il piccolo Nils sogna di essere un eroe e, al risveglio, si ritrova più forte e combattivo più forte e combattivo anche nella sua realtà.
Mi piace l’idea che Astrid Lindgren, attraverso questi racconti, voglia trasformare anche le sorti più meste in avventure magiche e straordinarie, che voglia far diventare la fantasia il più grande alleato per sfuggire alla tristezza.
Non sono certa però della resa, difatti solo un bambino su cinque supera il suo dolore grazie alla propria fantasia. Tutti gli altri sono salvati da forze magiche esterne, forze che vengono in loro soccorso.
Quindi, per questo, non so dirvi se l’intento sia perfettamente raggiunto, però l’ho comunque trovata una raccolta carina e originale.

Ringrazio Iperborea per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

mercoledì 8 gennaio 2020

Un anno di libri #2019


Salve avventori!
Anche il 2019 ci ha abbandonato... e come ogni anno siamo qui a fare il bilancio delle letture che ci hanno tenuto compagnia.
Ecco a voi il nostro #UnAnnoDiLibri.
Quali romanzi abbiamo amato? Da quali ci aspettavamo qualcosa di più? Quali protagonisti ci sono entrati nel cuore?
Be’ ecco a voi le risposte:


Il 2019 di Muriomu


Primo libro letto nel 2019: 
"Pippi Calzelunghe" di Astrid Lindgren
Con questo libro ho sicuramente aperto l’anno in allegria. In Pippi ho scoperto una ragazzina temeraria, coraggiosa, ma anche sfrontata e molto spesso incosciente.
Un libro simpatico, ma i cui messaggi vanno presi con le pinze, perché ecco... non è proprio molto educativo.

Ultimo libro letto nel 2019: 
♥ “IT" di Stephen King
Mi è stato regalato un paio di anni fa e lo volevo leggere da ancora prima, eppure una volta in libreria ero lì che ancora titubavo, la mole mi spaventava decisamente.
Finalmente il 2019 è stato l’anno giusto.
Ho preso coraggio grazie al gruppo di lettura organizzato da Sara di "My Caffé Letterario" e Veronica di "Piccoli momenti di ecstasy"
La divisione del libro in tappe mi ha dato la spinta che mi occorreva per affrontare quelle 1200 pagine.
E, sono davvero felice di averlo fatto :)

I libri più belli che ho letto quest'anno: 
Fortunatamente quest’anno ho letto molti libri belli.
Questi sono i miei preferiti, di diverso genere, ma ognuno mi ha saputo emozionare in modo diverso.
"Gli amici silenziosi" di Laura Purcell
“La bambina che salvava i libri" di Markus Zusak
"Sulle rive del Plum Creek" di Laura Ingalls Wilder
"Al di là del mare" di Lauren Wolk
♥ “IT" di Stephen King

I libri che ho bocciato: 
L’unico libro che non ho apprezzato è stato “La casa dei sogni” di Marzia Bisognin

I libri più belli da ammirare: 
"La ragazza che voleva salvare i libri" di Klaus Hagerup e Lisa Aisato
"Cara Zia Agatha" di Beatriz Martin Vidal
"È tempo di andare" di Kim Sena

La storia più originale: 
♥Se penso alla storia più originale mi viene sicuramente in mente “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton.
Un giallo davvero complesso e articolato. Una trama fitta e ricca di personaggi.
Forse un po’ contorto è un po’ troppo confusionario, ma senza dubbio originale.
Inoltre, in questa categoria mi sento di nominare anche:
"Kafka e la bambola viaggiatrice" di Jordi Sierra i Fabra
"Il giardino di mezzanotte" di Philippe Pearce
"Jefferson lo spinoso caso del detective più ricercato del paese" di Jean-Claude MourLevat
Credo che siano tutte storie uniche nel loro genere. Nate da idee geniali.

I libri che mi hanno stupito positivamente o che avevo sottovalutato: 
♥Da ”Hotel Bonbien” di Enne Koens mi aspettavo una storia più infantile e sciocca. Invece ho ritrovato un romanzo che, in modo semplice, racconta le difficoltà dei rapporti familiari, i litigi tra genitori osservati dal punto di vista di chi li vive con maggiore sofferenza: i figli.
♥ Nomino anche la serie de “La casa nella prateria”, che ho iniziato lo scorso anno e che non pensavo potesse piacermi e appassionarmi così tanto.
♥ E infine “Al di là del mare” Lauren Wolk, mi aspettavo, o almeno speravo, in una bella storia, ma non così meravigliosa e certamente non ipotizzavo sarebbe finito tra i libri più belli dell’anno.

I libri che mi hanno deluso o dai quali mi aspettavo qualcosa di più: 
♥ Non credo di essere stata delusa da nessun libro.
Ho bocciato solo quello della Bisognin, da cui, sono sincera, non mi ero mai aspettata chissà cosa. Quindi, a questo giro, nessuna delusione :)

I libri più noiosi o che ho fatto fatica a portare a termine: 
♥ Non ho trovato nessun libro noioso, ma sicuramente “La famiglia Aubrey” di Rebecca West, pur essendomi piaciuto nel complesso, l’ho trovato un po’ prolisso e tedioso in alcuni frangenti.
Soprattutto in quelli in cui l’autrice si dilunga a descrivere la musica.
Ecco, secondo me la musica emoziona se ascoltata, ma sentirne parlare in modo tecnico e arzigogolato, soprattutto per chi non se ne intende particolarmente, non è il massimo.

I libri che mi hanno fatto piangere T-T (per l’emozione):
♥ Mi sono emozionata in tantissimi passi di quasi tutte le letture che ho intrapreso.
Se devo ricordare quelli in cui ho avuto il groppo in gola e che mi hanno fatto versare delle lacrime non posso che nominare “La bambina che salvava i libri” di Markus Zusak. Come non piangere con una storia così?
E anche “IT”, “Gli amici silenziosi” e “Al di là del mare”. Sono tutte letture che mi hanno commossa ed emozionata molto.

La saga più bella e le saghe che ho iniziato: 
“La casa nella prateria”, e ho continuato con entusiasmo la serie Wildwitch

I personaggi che più ho detestato:
♥ Sicuramente Henry Bowers e Tom Rogan due terribili esseri umani descritti da King nel suo “IT”
Sono infatti questi due uomini e le loro azioni scellerate che mi hanno fatto più paura, rabbia e disgusto. Molto più del mostro impersonificato da IT.
♥ Piers Audrey de “La famiglia Aubrey”. Un “padre di famiglia” (se si può definire tale) che è meglio perdere che trovare. Un uomo egoista, ed egocentrico, assolutamente inadatto ad essere padre e marito.
Ho trovato pessimo ogni suo comportamento, il modo in cui abbia mandato ripetutamente in rovina la sua famiglia senza curarsene affatto. La povertà a cui ha costretto le sue figlie, solo per rispondere ai suoi biechi vizi, e l’esaurimento nervoso che ha provocato alla sua povera moglie Clare, condannata alla disperata e costante corsa a mettere toppe agli enormi buchi lasciati da suo marito.
♥ Jacob Marley de “Il segreto del canto di Natale” di Vanessa Lafaye.
Un personaggio noto, ma di cui non sapevamo abbastanza, a cui l’autrice, attraverso le pagine del suo libro, prova a dare una storia.
Ma non aspettatevi di amarlo, di provare pena per lui o giustificazione a ciò che è diventato.

I personaggi che ho più amato: 
♥ Il club dei perdenti di “IT”.
Li ho trovati tutti adorabili da bambini. Ho amato la loro amicizia, ma soprattutto ho adorato Ben Hanscom (il mio preferito in assoluto), Richie Tozier (su cui all’inizio ero dubbiosa, ma che, con la sua innata simpatia ha finito per conquistarmi) e Eddie Kaspbrak.
♥ Ovviamente Nientediniente della serie "Wildwitch". Non ne ho mai abbastanza di lei!
♥ Hans de "La bambina che salvava i libri". A differenza di Piers Audrey, di cui vi ho parlato prima, questo sì che è un Padre con la P maiuscola.

Un personaggio secondario di cui avrei voluto conoscere molto di più: 
♥ Nientediniente! Vorrei sempre sapere di più di lei!
E Kahla (sempre della saga "Wildwitch"), la sua storia ci è ancora ignota. Spero di scoprire presto qualcosa in più di lei (probabilmente nel prossimo capitolo -il quinto- ci verrà svelato qualche tassello in più).
♥ Del libro “Cara zia Agatha”, avrei voluto sapere di più di tutta la storia, un albo illustrato non mi è bastato. A mio parere questa vicenda meritava un intero libro.

Le coppie più belle:
♥ Le sorelle Mary e Rose de “La famiglia Aubrey”.
Le ho amate alla follia. Sono un po’ tremende con la sorella maggiore, questo non lo posso negare, ma ho amato il loro rapporto, il modo in cui si capiscono senza parlare, i piccoli piani che escogitano insieme (anche questi senza dirsi troppe parole).
Un rapporto viscerale e telepatico. Un umorismo sottile e divertente che le lega e le rende ancora più simili e unite.
♥ La piccola Crow e il rude Osh di “Al di là del mare”.
Anche se, a dire il vero, questo è più un adorabile terzetto, a cui non posso non aggiungere la gentile signora Maggie. Nulla sarebbe stato lo stesso nelle vite di quei due, senza di lei.
♥ Hans e Liesel, padre e figlia de “La bambina che salvava i libri” e anche quello Liesel e Rudy, il suo migliore amico.
Sono entrambi due rapporti teneri, dolci ed emozionanti.
♥ Elsie e Rupert Bainbridge, marito e moglie de “Gli amici silenziosi”, un matrimonio che ha avuto vita troppo breve, ma dalle poche frasi che gli sono dedicate mi ha fatto davvero emozionare.
♥ Elsie e Sarah de “Gli amici silenziosi”.
Una coppia molto carina composta da una donna più dura e distaccata (Elsie) e dalla sua cugina acquisita, (Sarah) molto dolce e servizievole.
Due caratteri diversi che, dopo un inizio un po’ burrascoso, si completano diventando l’una l’unico sostegno dell’altra, in una situazione dove ogni cosa sembra avversa.

Concludo con i buoni propositi per questo 2020:
♥ Mi auguro di essere meno pigra in generale XD
♥ Di avere la voglia di fare, e esprimerla in tutto ciò che posso
♥ Non procrastinare.
♥ Pormi degli obbiettivi giornalieri e portarli a termine
♥ Concludete ogni giorno sapendo di aver fatto qualcosa di buono e produttivo
♥ Leggere belle storie, parlarvene e trasmettervi la mia passione

Come sempre mi sono dilungata troppo! Spero di non avervi annoiati.
Lascio la parola a Little Pigo, ma non senza augurarvi un felice 2020, ricco di buone letture!




Il 2019 di Little Pigo

Primo libro letto nel 2019: 
♥ Il primo libro di quest'anno è stato "Il bambino con il pigiama a righe" di John Boyne, un romanzo che, a mio parere, merita di essere letto almeno una volta nella vita, proprio perché capace, nella sua semplicità, di coinvolgere pienamente, e di far riflettere su una delle più grandi tragedie della storia.

Ultimo libro letto nel 2019: 
♥ Si conclude in bellezza, con uno stupendo libro illustrato, ovvero "La raccolta di Natale di Peter Coniglio" di Beatrix Potter. Alcuni racconti sono espressamente ambientati nel periodo delle feste, mentre gli altri sono alcuni dei classici intramontabili della scrittrice inglese. Un gioiellino da non farsi scappare.

I libri più belli che ho letto quest'anno: 
"Cuore ribelle. The blue castle" di Lucy Maud Montgomery
"La stagione delle conserve" di Polly Horvath
"Gli amici silenziosi" di Laura Purcell
"L'evoluzione di Calpurnia" di Jacqueline Kelly 
"Kafka e la bambola viaggiatrice" di Jordi Sierra i Fabra
"Oceano mare" di Alessandro Baricco
"L'amico immaginario" di Stephen Chbosky 

Il libro di Polly Horvath lo definirei delizioso e spumeggiante, uno di quelli che fa divertire, ma anche riflettere ed emozionare. Se potessi, lo consiglierei all'infinito!
Anche "Il castello blu" entra a buon diritto nella lista dei miei libri preferiti: dopo una partenza un po' troppo deprimente, Lucy Maud Montgomery ci regala una storia meravigliosa, incentrata sulla libertà di essere se stessi, e sulla voglia di scoprire la bellezza delle piccole cose e delle grandi occasioni.
"L'evoluzione di Calpurnia", invece, mi ha trasportata nel lontano Ottocento e nel magico mondo dell'esplorazione, mentre i libri di Chbosky e di Purcell sono, a mio avviso, due degli horror più riusciti.
Che dire poi di "Oceano mare"? Ho amato l'atmosfera sognante della locanda Almayer, i personaggi bislacchi e la scrittura poetica di Baricco.
"Kafka e la bambola viaggiatrice", infine, è un racconto ricco di fantasia, in grado di intrattenere grandi e piccini, un libriccino poco noto che meriterebbe maggior attenzione.

I libri che ho bocciato: 
♥ Strano ma vero, quest'anno nessun libro mi ha lasciata insoddisfatta. Certo, da qualcuno mi sarei aspettata qualcosa di più o qualcosa di diverso, ma nessuno mi ha deluso al punto da meritarsi una bocciatura.

I libri più belli da ammirare: 
"Il Natale di Teo" di Katherine Rundell
"La compagnia delle stelle" di Britta Teckentrup
"A volte ritornano" di Autori Vari
"La raccolta di Natale di Peter Coniglio" di Beatrix Potter

La storia più originale: 
♥ Sono abbastanza sicura nel dire "L'amico immaginario" di Stephen Chbosky, un libro davvero emozionante che unisce il mistero dei thriller al brivido degli horror. Si tratta di uno dei rari casi in cui non sono proprio riuscita a capire dove l'autore volesse andare a parare, e quale finale avesse architettato. La lettura è stato un susseguirsi di pathos e colpi di scena.

I libri che mi hanno stupito positivamente o che avevo sottovalutato: 
"L'amico immaginario" di Stephen Chbosky
"Il bambino con il pigiama a righe" di John Boyne
"La sirena e Mrs Hancock" di Imogen Hermes Gowar
"The body" di Stephen King

Dei primi due grossomodo vi ho già parlato, mentre vorrei dirvi che "La sirena e Mrs Hancock" ha rappresentato per me una bellissima sorpresa. Una storia scritta splendidamente, con personaggi ben disegnati e soprattutto ricca di dolore, rimpianti e nostalgia. Mi aspettavo una lettura piena di viaggi per mare ed esplorazioni, invece ho trovato una vicenda tutta incentrata sulle debolezze degli uomini.
"The body" invece, che incarna la mia prima vera esperienza con lo stile di King (se escludiamo "Laurie"), mi ha convinto appieno. Pensavo di trovare pagine di puro horror, invece mi sono imbattuta nel ritratto di quattro ragazzi sfortunati nati in un mondo crudele e anaffettivo.

I libri che mi hanno deluso o dai quali mi aspettavo qualcosa di più: 
♥ Come dicevo prima, nessuno mi ha deluso, ma da un certo punto in poi mi aspettavo qualcosa di più avvincente da "Mia cugina Rachele" di Daphne Du Maurier, romanzo che, per molti altri aspetti, promuovo a pieni voti.
In realtà, sembrerà stranissimo ma questo libro mi ha in parte stupito positivamente, perché non credevo di imbattermi in una scrittura così particolareggiata e coinvolgente, ma mi ha anche lasciato l'amaro in bocca, in quanto, dopo i primi capitoli, diventa tutto abbastanza prevedibile.
Diciamo che sono partita con basse aspettative, poi ho alzato l'asticella, per essere poi costretta a ridimensionarle. In ogni caso leggerò sicuramente altro di quest'autrice.
♥ Anche "Oltre il bosco" mi è piaciuto parecchio per alcuni frangenti, in particolare per il passato della nonna di Alice e le sue storie macabre, ma mi ha convinto poco per i modi di fare dei personaggi principali (ed in particolare della protagonista).
♥ Di "Non ti addormentare" invece ho apprezzato la parte emotiva, ma non la componente thriller (il colpevole è fin troppo scontato).
♥ Da "Miss Charity" invece mi aspettavo non qualcosa di più, ma qualcosa di diverso. Una storia più vivace e spensierata e meno tragica. 

I libri più noiosi o che ho fatto fatica a portare a termine: 
♥ Qui sarò breve: nessuno.

I libri che mi hanno fatto piangere T-T (dall'emozione):
♥ Piangere nessuno, ma mi ha commosso leggere la nota conclusiva del libro "Ogni stella lo stesso desiderio", in cui l'autrice ci parla del vero Guido Passini, lo scrittore affetto da fibrosi cistica che, con il suo estremo coraggio ed il grande attaccamento alla vita, ha ispirato il racconto di Laura Bonalumi.
♥ Anche il finale de "I testamenti", "La stagione delle conserve", "The body" e, non serve dirlo, de "Il bambino con il pigiama a righe" mi hanno commosso e lasciato una certa tristezza addosso.

La saga più bella e le saghe che ho iniziato: 
♥ Sto proseguendo la saga di Wildwitch di Lene Kaaberbøl, che continua ad appassionarmi, mentre ho terminato quella di "The Lock" di Pierdomenico Baccalario. Due serie di libri avvincenti, capaci di intrattenere qualsiasi tipo di pubblico, dai ragazzi a cui sono principalmente rivolti, sino agli adulti, che sentiranno invece il desiderio delle avventure tipiche dei bambini.
♥ Inoltre quest'anno ho letto "Vicky. Profumo di cannella", primo capitolo della "Trilogia dei mondi paralleli" di Dagmar Bach; "Il tempo delle streghe", secondo libro della saga “The Wizards of Once" di Cressida Cowell; e "Oltre il bosco" di Melissa Albert, che se non sbaglio dovrebbe essere la prima parte di una duologia.
♥ Poi tra le letture del 2019 vi è anche "L'evoluzione di Calpurnia" di Jacqueline Kelly che, pur non potendo essere definita una saga, prevede altri due libri successivi, che penso di leggere prossimamente.

I personaggi che ho più amato: 
♥ Penpen de "La stagione delle conserve"
♥ Nientediniente di "Wildwitch. Il risveglio di Bravita"
♥ Valancy di "Cuore ribelle. The blue castle"
♥ Agnes, Becka e zia Lydia de "I testamenti"
♥ Shmuel di "Il bambino col pigiama a righe"
♥ Chris de "The body"
♥ Christopher de "L'amico immaginario"

I personaggi che ho più detestato:
♥ Alice di "Oltre il bosco" che, sfortunatamente, aveva proprio il ruolo di protagonista, e da un certo punto in poi anche Philip di "Mia cugina Rachele", di cui ho mal sopportato l'atteggiamento ottuso e volutamente cieco.
E come non citare il tenente Kotler o il Comandante de "Il bambino con il pigiama a righe"? Beh, per loro non credo serva aggiungere altro.

Un personaggio secondario di cui avrei voluto conoscere molto di più: 
♥ Nientediniente di "Wildwitch"
♥ Tabitha di "Miss Charity"
♥ Penpen e Tilly de "La stagione delle conserve"
♥ Walter de "L'evoluzione di Calpurnia"

Le coppie più belle:
♥ Penpen e Tilly de "La stagione delle conserve"
♥ Olivia e Cobacabana di "The Lock"
♥ Agnes e Becka de "I testamenti"
♥ Kafka e Elsi di "Kafka e la bambola viaggiatrice"
♥ Charity e Mademoiselle Blanche di "Miss Charity"
♥ Chris e Gordie di "The body"
♥ Walter e Calpurnia de "L'evoluzione di Calpurnia"
♥ Elsie e Sarah de "Gli amici silenziosi"
♥ Eleanor e Theo de "L'incubo di Hill House" (perlomeno nei capitoli iniziali)

Se mi conoscete almeno un po', sapete che non vado pazza per le storie d'amore, o almeno non per quelle letterarie. Non a caso qui, tra le mie coppie preferite, trovate sorelle, nonni e nipoti, buoni amici o amiche, e solo una coppia convenzionale, ovvero quella di Lock. Questa volta è stato il corteggiamento serrato di Cobacabana a convincermi, condito con tante battute scherzose e gesti d'affetto.

Concludo con i buoni propositi per questo 2020:
♥ Terminare le saghe iniziate negli scorsi anni
♥ Leggere tutti i libri di Harry Potter
♥ Rileggere i libri della saga di Miss Peregrine già terminati, per rinfrescarmi la memoria, e quelli non ancora letti
♥ Leggere qualcosa in lingua
♥ Aggiornare regolarmente il mio profilo Goodreads

In parte sono vecchi propositi, non andati a buon fine (vedi quelli di Harry Potter e Miss Peregrine)... speriamo che questa sia la volta buona ^-*


E con questo è tutto, buon anno libroso!

giovedì 2 gennaio 2020

Recensione: “Il segreto del canto di Natale” di Vanessa Lafaye


Titolo: Il segreto del canto di Natale
Titolo originale: Miss Marley. A seasonal tale of kindness and goodwill
Autori: Vanessa Lafayel
Illustrazioni: Emily Carew Woodard
Editore: HarperCollins
Data di pubblicazione: novembre 2019 
Pagine: 190
Prezzo: 17,00 € 

Trama:
Mentre guarda una casa di bambola nella vetrina del negozio di giocattoli, Clara Marley pensa che il suo desiderio più grande è sentirsi di nuovo parte di una famiglia. Ma questo ormai non può più succedere, perché Clara e Jacob Marley sono tragicamente rimasti orfani e vivono di espedienti nella Londra di inizio Ottocento, rubacchiando un tozzo di pane tra i rifiuti e dormendo per strada.
Ogni notte, prima di addormentarsi, Jacob, il fratello maggiore, promette alla sorella: “domani andrà meglio”.
E proprio per mantenere la promessa, quando gli si presenta l’occasione, la coglie, anche se il prezzo da pagare è troppo alto. E così Jacob intraprende un cammino che lo porta a diventare socio in affari di Ebenezer Scrooge. Ogni giorno che passa Jacob costruisce una fortezza fatta di denaro per tenere il resto del mondo fuori. Solo Clara può salvarlo dall'orribile destino che lo attende se non permetterà all’amore e alla gentilezza di albergare di nuovo nel suo cuore…"

Recensione:
Vanessa Lafaye prima di essere un’autrice era, un’appassionata lettrice e una fan sfegatata del lavoro di Dickens, soprattutto del “Canto di Natale”.
Come me, e come immagino abbiano fatto molti lettori, anche lei si è posta domande sui pregressi della storia che conosciamo.
Qual è il passato dei personaggi?
In particolare si è posta domande sulla vita e su un personaggio che appare molto poco nella storia, ma che ha ovviamente un ruolo molto importante nella vita passata e presente di Ebenezer Scrooge.
Mi riferisco ovviamente a Jacob Marley.
L’autrice si è chiesta cosa mai, il socio di Scrooge, abbia potuto fare di tanto terribile da meritarsi la dannazione eterna.
Cosa lo ha reso tanto avaro e insensibile?
Cosa è capitato nella sua vita e cosa l’ha condizionata?
Se è vero che ogni uomo è il risultato di ciò che gli è accaduto, cosa nasconde il suo passato?
Vanessa Lafaye prova con queste pagine a dare risposta a tutti questi interrogativi e a colmare queste lacune.
Per farlo sceglie di raccontare la storia attraverso gli occhi di Clara Belle Marley, sorella di Jacob, un personaggio totalmente inventato, che le ha dato la possibilità di narrare questa nuova storia senza farla sembrare una forzatura.
E io dico che è riuscita pienamente in questo intento.
Clara e Jacob sono rimasti improvvisamente orfani e pur appartenendo a una famiglia benestante, a cui non sono mai mancati agi e comodità, si sono improvvisamente trovati senza niente.
Senza genitori, senza soldi, senza casa, senza amore, senza nessuno che si prendesse cura di loro.
Spediti come un pacco di poca importanza all'ospizio dei poveri, da dove ben presto fuggono per cercare di costruirsi il proprio destino, facendo però i conti con la dura realtà della strada.
Clara e Jacob imparano così che la vita non fa sconti a nessuno, e che nessuno è pronto a tendere la mano a due ragazzini poveri e sporchi che non hanno nulla da offrire.
Nessuno dà niente per niente.
Questa è la regola di vita che si imprimerà nella testa del giovane Marley e che condizionerà tutte le sue scelte e azioni future.
Le scelte sono due, sopravvivere o soccombere, e i due ragazzi decidono di tentarle tutte.
Un colpo di “fortuna”, se così si può definire, li fa imbattere in una piccola somma di denaro che li solleverà momentaneamente dalla miseria, permettendo loro di togliersi dalla strada, affittare una stanzetta e iniziare a lavorare, mettendo da parte qualcosa.
Nasce da Clara l’idea di utilizzare i loro guadagni per mettere in piedi una sorta di attività.
I due decidono di diventare usurai: prestare denaro alla povera gente che, come loro, non riuscirebbe mai a ottenere prestiti dalle banche, lavoratori che hanno bisogno di una mano per tirare avanti nei periodi di difficoltà.
Una buona idea che nella mente di Clara avrebbe potuto portare a risvolti molto positivi, ma che, con il tempo, si rivelerà un boomerang, che non farà che alimentare l’avarizia di Jacob.
Per qualcuno che ha conosciuto la povertà, infatti, dovrebbe essere semplice mettersi nei panni degli altri, comprendere le difficoltà, offrire tregue, concedere seconde occasioni.
E per Clara è così, ma lo stesso non vale per Jacob, per lui non esistono seconde chance, non esistono favori, non esiste generosità e comprensione. Poiché nessuno ha mai teso una mano a lui quando ne aveva bisogno, lui è intenzionato a fare altrettanto.
L’impresa di Jacob spinta dalla sua avidità cresce e prospera, ed è qui che entra in società con il giovane Scrooge.
Un ragazzo gentile, innamorato e pieno di sogni, pronto a sposare la sua fidanzata non appena sarà pronto ad offrile una buona casa e una vita degna.
Intanto Clara lavora, si innamora, progetta un futuro insieme al suo innamorato... e inaspettatamente si ritroverà ad aver bisogno anche lei dell’aiuto di suo fratello.
Un prestito per dare metter su varie di sale da tè sparse in tutto il paese.
Jacob riuscirà a mettere da parte gli affari se di mezzo c’è la felicità e il futuro della sua cara sorella a cui ha sempre detto di tenere più di ogni cosa?
Be’ il finale della storia, lo conoscete... ma lascio a voi la scoperta degli sviluppi che hanno portato all'epilogo che tutti conosciamo.
È stato bello conoscere quest’altra metà della storia, vederla da un nuovo punto di vista. Conoscere due personaggi inediti.
Per me Marley ora ha un passato, ed è quello che la Lafaye ha costruito per lui.
Anche se confesso, non sono sicura che lei volesse un epilogo del genere per la sua Clara, e nulla mi toglierà dalla testa che questa storia avrebbe dovuto avere un finale più dolce di quello che Rebecca Mascull (la scrittrice che ha preso in consegna l’opera dopo la morte prematura della sua creatrice) ha scritto per noi.
In definitiva la storia mi è piaciuta, sono riuscita ad apprezzarla e forse, proprio per questo, la narrazione mi è parsa un po’ affrettata.
Leggendo ho avuto proprio sensazione che chi l’ha scritta (la Lafaye nella prima parte, e la Mascull dal capitolo 10 in poi) avesse la fretta di concludere presto.
Tante situazioni, tante emozioni vengono archiviate in fretta e furia, e sono convinta che questa storia avrebbe meritato qualcosa di più.
Tuttavia è un libro che consiglio a tutti, perché tutti, chi più chi meno, conosciamo “Canto di Natale”, e penso che sia curioso conoscere la storia di uno dei suoi protagonisti mai raccontati.

Considerazioni:
“Una storia di bontà, gentilezza e fantasmi” così recita il sottotitolo di questo libro... ebbene, mi spiace dirlo ma, ok per i fantasmi, ma di bontà e di gentilezza in queste pagine non ve ne è neanche l’ombra.
C’è invece il loro constante rifiuto.
Questi sentimenti vengono visti da Jacob Marley come debolezze, difetti per pochi stolti che non sanno come stare al mondo, caratteristiche a cui non si può cedere e in cui non si può indugiare.
Vere e proprie minacce per la sua sopravvivenza.
Jacob impara presto a sopravvivere in un mondo ingiusto che non gli ha mai dato aiuto o conforto, e di tutto ciò che gli capita vede solo il lato marcio delle cose.
Anche quando la sua situazione economica migliora, anche quando non ha più motivo per guardarsi le spalle e temere la miseria, continua a vivere come il bambino che era abituato a guardarsi le spalle e non fidarsi di nessuno.
La povertà lo ha indurito, ha trasformato il suo cuore in pietra.
Clara invece, pur avendo vissuto la medesima situazione, ne è rimasta segnata in maniera diversa.
Lei vede in ogni povero il suo passato e non riesce ad essere indifferente a quello che sarebbe potuto essere anche il suo futuro.
Clara mostra comprensione, lei vorrebbe aiutare i meno fortunati, essere per loro quell'aiuto che avrebbe voluto le fosse stato offerto.
Due atteggiamenti molto diversi, ma è ovviamente quello di Clara quello che riesco a comprendere maggiormente.
Vanessa Lafaye quando nella premessa del libro ci racconta il suo intento, ci dice che avrebbe voluto, tramite la sua storia, trovare una spiegazione al terribile destino a cui Jacob Marley condanna se stesso.
Comprendere cosa lo ha reso l’uomo che è diventato.
Ma ciò che gli è successo, a mio parere, non lo giustifica affatto.
Lui e Clara vivono le medesime esperienze (anzi, Clara ne vive anche di peggiori), eppure il loro atteggiamento alla vita è opposto.
E a dire la verità non c’è un cambiamento nel ragazzo.
Lui non è mai stato diverso da ciò che è divenuto.
Lo incontriamo spietato e spietato resta, fino alla fine.
Peggiora sì, ma il suo non è mai stato un animo buono.
Anche alla cara sorella, a cui si è sempre dichiarato devoto, alla fine volta le spalle.
A dire la verità la svolta finale del libro mi ha lasciata stranita, e come ho detto in precedenza non sono sicura che Vanessa Lafaye, se avesse potuto, avrebbe scritto una sorte così funesta per Clara e il suo amore.
Può darsi di sì, ma qualcosa mi dice che una storia di Natale non sarebbe dovuta terminare senza neanche mezzo lieto fine.
Ok, le sorti di Jacob erano note, ma nulla mi toglie dalla testa che forse, per Clara, la Lafaye aveva in mente un lieto fine. Una fuga in India con il suo Tom Woodburn, entrambi lontani dal controllo e dalla negatività del fratello.
Leggendo le pagine finali, quelle in cui Rebecca Mascull racconta di come ha preso in consegna il racconto e del fatto che lo abbia scritto interamente dal capitolo decimo un poi, senza avere nessun appunto sul finale a cui fare riferimento (e quindi sui veri desideri dell’autrice), non fa che rafforzare la mia idea.
Infatti è dal decimo capitolo in poi che tutto per Clara va storto.
Una storia natalizia dovrebbe avere almeno qualche cenno di positività e amore, fiducia verso il futuro e verso il prossimo, soprattutto in un libro che, come sottotitolo dichiara di essere “Una storia di bontà, gentilezza e fantasmi”.
In definitiva lo consiglio, però, come ho già detto, un po’ è un peccato perché questa storia con qualche accorgimento poteva dare qualcosa in più.

Ringrazio HarperCollins per averci omaggiate di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

domenica 29 dicembre 2019

Recensione: "L'ultimo regalo di Babbo Natale" di Marie-Aude e Elvire Murail

Titolo: L'ultimo regalo di Babbo Natale
Autori: Marie-Aude e Elvire Murail
Illustrazioni: Quentin Blake
Editore: Camelozampa
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2019 
Pagine: 32
Prezzo: 14,00 € 

Trama:
Julien è troppo grande per credere ancora a Babbo Natale. Quest'anno, ha deciso, gli scriverà, ma sarà l'ultima volta.
La mattina di Natale, però, sotto l'albero c'è una sorpresa...

Recensione:
Le sorelle Marie-Aude e Elvire Murail hanno scritto a quattro mani un tenero racconto incentrato sul potere che ha il Natale di farci tornare un po' tutti bambini.
La vicenda ha per protagonista Julien, un ragazzino che si sente un po' troppo cresciutello per credere ancora a Babbo Natale. Eppure sarà proprio una sorpresa inaspettata a cambiare il suo modo di vedere la realtà.
Certo, il nostro protagonista riceve ciò che aveva richiesto - una console super tecnologica e super costosa - ma anche qualcosa di più, un comune trenino di legno, destinato a chissà chi.
Il giocattolo, forse proprio perché inatteso, diventerà per Julien un fedele compagno di avventure, al punto da meritarsi un nome tutto suo: Juliette.
Ma Babbo Natale ha davvero dimenticato lì il regalo riservato a qualcun altro? E soprattutto tornerà a riprenderselo?
Da queste premesse prende avvio una storia che, in poche pagine e con estrema semplicità, ci fa capire come basti così poco per essere felici. Una buona dose di fantasia ed immaginazione ci può portare in mondi sconfinati, e non serve poi molto per divertirsi, niente di così complicato, ingegnoso o dispendioso, come ai giorni d'oggi siamo abituati a pensare. Basta saper dare un valore alle cose, piccole o grandi che siano, e non perdere mai la capacità di stupirsi di ciò che accade giorno dopo giorno.
Un libro piccolo ma dal forte valore simbolico, che per di più può vantare la collaborazione dell'acclamato artista britannico Quentin Blake, famoso per aver illustrato, tra le altre cose, gran parte delle opere di Roald Dahl.
Un connubio di immagini e parole che ci invita a conservare l'ingenuità dei più piccoli e ad accogliere con gioia il potere balsamico delle feste. 

Ringrazio la casa editrice Camelozampa per avermi omaggiato con una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 16 dicembre 2019

Recensione: "I segreti del regno di Babbo Natale" di Autori Vari

Titolo: I segreti del regno di Babbo Natale
Autore: Autori Vari
Illustrazioni: Autori Vari
Editore: Uno Editori
Data di pubblicazione: 12 ottobre 2018 
Pagine: 110
Prezzo: 9,90 € 

Trama:
Babbo Natale ha finalmente deciso di svelare alcuni dei segreti più profondi del suo Regno. Questo mattacchione ha voluto farlo attraverso un percorso di racconti che accompagneranno, per mano e per cuore, lettori di tutte le età.
Magia, gratitudine, perdono, entusiasmo, tradizione, gli ingredienti che scandiranno ogni passo di questo meraviglioso cammino orientato verso la purezza. Per non parlare del momento in cui scoprirete che il Regno di Babbo Natale esiste davvero. Un luogo magico che si trova a Vetralla, non lontano da Roma. Il grande amore per il Natale, della famiglia Aquilani, fa sognare ogni anno bambini da 0 a 1000 anni che viaggiano da tutta Europa per visitare questo magico negozio.

La raccolta comprende i seguenti titoli:

"Le 5 monete d'oro" di Valerio Scanu
"Un Natale indimenticabile (il viaggio di Matilde e Camilla)" di Ivan Nossa
"La prima letterina di Babbo Natale" di Giorgio Onorato Aquilani
"Sottaceti... per Babbo Natale" di Marina Iuele
"Il seme di un albero" di Sandrino Aquilani
"Una canzone per Babbo Natale" di Francesca Binfarè
"I petali di Suor Gertrude" di Ivan Nossa
"Il potere e la magia di Babbo Natale" di Daniele Andrea Pulciani e Fabio Polsinelli
"Un piccolo segreto su Babbo Natale" di Ginevra Pressenda
"Chi sogna, vola" di Rossana Consoli
"Il regno di Babbo Natale" di Sandrino Aquilani

Recensione:
Una raccolta pregna di spirito natalizio e di magica atmosfera, perfetta per accompagnarci nell'atteso countdown sino a Natale. Undici racconti, diversi per stile, ambientazione e tematica, ma uniti da quella comunanza di valori e sentimenti, tipici di questo particolare periodo dell'anno.  
Perdono, generosità, solidarietà, comprensione e gioia, sono questi gli ingredienti principali delle storie racchiuse nel piccolo libro, edito da Uno Editori.
E se più di una ha come scenario proprio Babbo Natale ed il suo regno, altre si distinguono per la loro cornice non proprio invernale, come nel caso di "Il seme di un albero", "I petali di Suor Gertrude" e, inaspettatamente, anche "Sottaceti... per Babbo Natale", quest'ultimo collocato temporalmente in una ventosa giornata primaverile. 
Proprio la vicenda frutto della penna di Marina Iuele, è a mio parere una delle più riuscite, in quanto riesce a coniugare l'innocenza e la fantasia dei bambini, la generosità e la simpatia dell'omone di rosso vestito, e l'importanza della condivisione e della magnanimità.
Anche "Una canzone per Babbo Natale", "Un piccolo segreto su Babbo Natale" e "Chi sogna, vola" si fanno notare, ma stavolta per il clima festoso e le descrizioni ricche di particolari e di magia. Le prime due poi ci mostrano alcuni aspetti inediti di Santa Claus, regalandoci un personaggio più umano: moderno e avvezzo ai social nel primo caso; e malinconico, deluso e ferito, nel secondo. 
Tornando invece a "Chi sogna, vola" anche questa è una delle mie preferite: ha per protagonista un giovane alce che desidera tanto guidare la slitta volante per la consegna dei regali di Natale. Ci riuscirà? Beh, vi tocca leggerlo per scoprirlo, ma vi basti sapere che, se uno vuole qualcosa con tutte le sue forze, alla fine trova bene o male il modo per ottenerlo. 
Ovviamente essendo una raccolta variegata, che ha visto la partecipazione di diversi autori, non tutti risultano convincenti, o almeno non del tutto.
Prendo ad esempio "Il potere e la magia di Babbo Natale" che, nonostante il titolo, sembra quasi un racconto di fantascienza, rimodellato per essere incluso in questa pubblicazione. Si parla della madre terra, Gaia, e del legame tra esseri viventi, e la narrazione è così trascendentale che la presenza di Babbo Natale nelle righe finali sembra una nota stonata ed una scelta forzata.
A parte questa, non ce n'è nessuna che mi abbia deluso o che, almeno in parte, non abbia apprezzato.
Nel complesso il libro è davvero carino, una lettura scorrevole, utile per entrare nel mood delle feste. 
Il testo è inoltre correlato da alcune tenere illustrazioni (anche queste portano firme diverse), e contiene, nel prologo, pochi semplici accenni sulla storia del Regno di Babbo Natale di Vetralla. 
Nella parte finale poi, vi è una sezione lasciata appositamente libera, per stimolare la partecipazione attiva. I lettori, adulti e più piccini, potranno così inventare la propria storia, e scrivere la letterina da inviare a quel buon uomo dalla barba lunga, che è solito recapitarci regali.
Una bella idea, che i bambini non potranno che adorare... non credete?

Ringrazio la casa editrice Uno Editori per avermi fornito una copia cartacea di questa raccolta

il mio voto per questo libro