martedì 12 dicembre 2017

Books, Chocolate and Friends: seconda tappa GDL "Lettere di Babbo Natale" di J. R. R. Tolkien


Salve avventori!
Eccoci qui con il secondo appuntamento dedicato alla lettura che ci sta accompagnando nel conto alla rovescia verso il Natale, ovvero "Lettere di Babbo Natale" di J.R.R. Tolkien.
Chi ci sta giornalmente seguendo sulla pagina Facebook conoscerà già le nostre opinioni su questo libro. Per gli altri basterà dirvi che nonostante per noi si tratti di una rilettura (io e Little Pigo avevamo già letto questo testo lo scorso anno) è sempre piacevole tornare al Polo Nord in compagnia del caro Babbo Natale e della sua bizzarra famiglia.


Tramite il nostro calendario dell’avvento, ogni giorno leggiamo qualcosa in più, e con malinconia ci accorgiamo che, mentre per noi passano solo dei giorni, per la famiglia Tolkien passano gli anni!
I piccoli di casa crescono, pagina dopo pagina, e man mano, poco alla volta, dicono addio al mondo meraviglioso e magico a cui il loro papà ha dato vita.
Ma questo non è che parte della realtà, chiunque prima o poi ha smesso o smetterà di sognare, di scrivere letterine indirizzate al simpatico uomo vestito di rosso che, nel giro di una notte, dona regali ai bambini di tutto il mondo.
Queste pagine però hanno il grandissimo potere di fare tornare bambini. Ci portano ad immaginare la vita al Polo Nord così come Tolkien ce la racconta.
E noi ci crediamo, perché è tutto così buffo, divertente, delizioso e originale che proprio non vogliamo ammettere che non sia vero.
Tolkien si è davvero messo d’impegno nella realizzazione del suo sogno. La sua fantasia è sterminata come lo sono l’ingegno e l’inaspettata abilità nella realizzazione delle incantevoli illustrazioni, che non fanno che rendere con maggiore realismo e credibilità la magia dei suoi racconti.
Se dobbiamo trovare un neo a questa lettura è che non ci basta mai!
Noi vorremmo sapere molto di più, e a proposito di questo ci spiace molto non poter essere partecipi anche delle lettere con cui i piccoli di casa Tolkien si raccontavano, a Babbo Natale, Orso Bianco e a tutti i loro amici, descrivendo se stessi e le dinamiche familiari, confidando segreti, esprimendo desideri e auguri...
Voi cosa ne pensate?
Vi siete appassionati come noi al magico mondo che papà Tolkien ha creato per i suoi pargoli?



Vi ricordiamo che la prossima tappa si terrà sempre qui il 19 dicembre (come da calendario), mentre da domani possiamo tornare a riaggiornarci su Facebook!
A presto ^-^

lunedì 11 dicembre 2017

Recensione: "Hortense and the Shadow" di Natalia e Lauren O'Hara

Titolo: Hortense and the Shadow
Autore: Natalia O'Hara
Illustrazioni: Lauren O'Hara
Editore: Penguin Random House
Data di pubblicazione: 5 ottobre 2017
Pagine: 32
Prezzo: 12,78 € 
Lingua: inglese

Trama:
Hortense è una ragazzina gentile e coraggiosa che vive nei boschi, è amica di tutti gli animali, ma qualcosa la rende triste.
Hortense odia la sua ombra. Ovunque va, lei c'è. Qualsiasi cosa fa, anche l'ombra la fa. 
E ogni volta che la notte cala, essa cresce: alta, scura e deforme.  
Più lei cerca di nasconderla, più essa diventa grande. 
Così, un giorno, Hortense mette a punto un piano per sbarazzarsi della sua ombra. Ma più tardi, tutta sola nell'oscurità del bosco, scopre che una ragazza senza ombra è molto più indifesa...

Recensione:
Un libro dalle meravigliose illustrazioni che nasconde al suo interno una storia semplice ma non per questo banale. Ha per protagonista Hortense, una bambina che, chissà per quale ragione, vive sola in una dimora immersa nella foresta.
Ma non è la solitudine a farle paura, e nemmeno i pericoli che potrebbero nascondersi tra gli alberi, bensì la sua ombra!
Proprio così. Più passano i giorni, e più Hortense prova disprezzo per quella sagoma nera che sembra seguirla ovunque vada. La situazione è così drammatica, per la piccina perlomeno, da spingerla ad architettare un piano per liberarsi una volta per tutte di quella spaventosa parassita.
Ma non sempre le cose vanno come vorremmo, e la povera bimba scoprirà sulla sua pelle che le azioni drastiche hanno delle conseguenze, e quasi mai positive.
Non vi dirò di più della trama, ma voglio invece rivelarvi il mio stupore nello scoprire che questo libro non è solo esteticamente ineccepibile, ma anche portatore di un messaggio importante.
La storia di Hortense è una metafora della vita: della necessità di accertarsi per quello che si è, e dell'essere pronti ad afferrare di buon grado ciò che il destino ci offre.
La nostra protagonista odia una parte di sé, la spaventa, e perciò la rifiuta. Fino a quando una serie di circostanze la spingeranno a fare pace con la propria natura nella sua interezza.
Un bell'insegnamento da impartire ai più piccoli, ma anche una lezione da ripassare di tanto in tanto per i più grandi.
In generale il libro è davvero grazioso, curato in ogni dettaglio e con una narrazione ben riuscita, anche se composta, come sempre accade per gli albi illustrati, da poche righe per pagina.
Ovviamente, essendo in lingua, non lo consiglierei ai bambini (a meno che non abbiano una buonissima padronanza dell'inglese), mentre per gli adulti, anche se siamo in presenza di qualche vocabolo più ricercato, la lettura, e soprattutto la comprensione, non risultano particolarmente complicate.

Considerazioni:
La prima cosa che mi ha colpito di questo libro è stata senza dubbio la copertina, dalle delicate tonalità pastello e dalla resa stilistica molto simile agli acquerelli.
Leggendo poi la trama, mi è subito venuta voglia di sapere qualcosa di più di questa povera bambina e dell'ombra che, per qualche strano motivo, sembra farle così paura.
Ho apprezzato molto la storia, perché sembrava avere un fine ben preciso, di tipo pedagogico e non meramente narrativo.
Ciò non toglie che le illustrazioni, che ricalcano lo stile della cover, sono il fiore all'occhiello dell'albo. Assolutamente perfette, a tal punto che ti spiace dover girare pagina.
Parlando invece della trama, vorrei fare una piccola considerazione sul soggetto prescelto dalle due autrici: l'ombra.
Inizialmente mi è sembrato bislacco, ma poi ho cominciato a riflettere su come possa essere effettivamente spaventoso ed incomprensibile per un bambino (che non ha ancora conoscenza di nozioni di luminosità ed effetti di luce) il rendersi conto di essere costantemente seguito.
Soprattutto se, come nel caso di Hortense, non c'è nessuno a tranquillizzarlo sulla normalità della cosa.
Mi sono anche chiesta come, a suo tempo, il fattaccio era stato spiegato a me, e ho cercato, senza successo, di ricordare se la sagoma nera avesse mai rappresentato un problema nella mia infanzia. Mia madre mi ha assicurato di no, ma non so quanto lei possa essere affidabile, perché molte situazioni che io ricordo di aver vissuto da piccina lei non le rammenta, e viceversa.
A tal proposito vi invito a visualizzare su YouTube i video dei bambini che scoprono, con orrore il più delle volte, di avere un'ombra. Scusate il mio sadismo, ma sono davvero divertenti!
Tornando al libro, l'unica critica che potrei fare, se proprio dovessi cercare un difetto, consiste nel non aver approfondito il passato della protagonista. Perché Hortense vive sola? Dove sono i suoi genitori?
Avrei voluto sapere un po' di più di lei ma, mi rendo conto che, in questo genere di libri in cui giustamente il ruolo privilegiato è conferito ai disegni, si tende a tralasciare i piccoli particolari che potrebbero fare di una grande storia, una storia straordinaria.

Plot:
Hortense is a small girl who lives in a big wood. She is kind, brave and clever. But one thing makes her unhappy. Hortense hates her shadow. Everywhere she goes, it goes. Everything she does, it does. And every time night falls it grows: tall, dark and crooked...

Review:
A book with wonderful illustrations that conceals a simple but not trivial story. It has a protagonist, Hortense, a little girl who, for unknown reasons, lives alone in a dwelling in the forest.
But it's not the loneliness to frighten her, nor the dangers that might hide in the trees, but her shadow!
Exactly. The more the days pass, and the more Hortense disdains that black silhouette that seems to follow her wherever she goes. The situation is so dramatic to push her to plan a scheme to get rid of that scary parasite once and for all.
But things might not go as planned, and the poor little girl will discover on her skin that the drastic actions have consequences, and hardly ever positive.
I'll not tell you more about the plot, but I want to show you my amazement in discovering that this book is not just aesthetically unexceptionable but also a bearer of an important message.
Hortense's story is a metaphor for life: the need to accept you for what you are, and to be ready to grab that good luck that fate offers you.
Our protagonist hates a part of herself, it scares her, and therefore she refuses it. Until a series of circumstances will push her to make peace with her nature in its entirety.
A nice lesson to give to the little ones, but also a lesson to be looked over from time to time for the older ones.
Generally, the book is really graceful, attentively precise, and well-narrated, even though it is composed, as always happens in this kind of books, of few lines for page.

Considerations:
The first thing that struck me in this book was the cover, the delicate pastel shades and the stylistic rendering very similar to watercolors.
After reading the plot, I immediately wanted to know something more about this poor little girl and the shadow that, for some strange reason, make her so scared.
I really enjoyed the story because it seemed to have a precise, pedagogical and not merely narrative, purpose.
This does not detract that the illustrations, that follow the style of the cover, are the flagship of the album. Absolutely perfect, to such an extent that you are sorry to have to turn pages.
Speaking about the plot, I would like to make a small consideration on the subject chosen by the two authors: the shadow.
At first I thought it was so strange, but then I began to think about how it can be really frightening and incomprehensible to a child (who doesn't know about the notions of brightness and light effects) to realize that he is constantly being followed.
Especially if, like in Hortense's case, there is no one to calm him on the normality of the thing.
I also wondered how, at the time, the role of the shadow had been explained to me, and I tried, unsuccessfully, to remember if the black silhouette had ever been a problem in my childhood. My mother has assured me no, but I don't know how much she can be trusted, because she doesn't recall many situations I remember having lived, and vice versa.
In this regard, I invite you to see on YouTube videos of children that, trembling with fear, discover to have a shadow. Excuse me for sadism, but they are really funny!
Returning to the book, the only criticism I could make, if I had to look for a defect, is to have not deepened the past of the protagonist. Why does Hortense live alone? Where are her parents?
I'd like to know a little more about her, but I realize that in this kind of book where rightly the privileged role is given to drawings, it tends to overlook the little details that could make a great story, a story extraordinary.


Thanks to Penguin Random House for sending me a copy of this book

il mio voto per questo libro

mercoledì 6 dicembre 2017

Recensione: "Jum fatto di buio" di Elisabetta Gnone

Titolo: Jum fatto di buio
Autore: Elisabetta Gnone
Papercut: Linda Toigo
Editore: Salani
Pagine: 215 
Prezzo: 14,90 € 



Trama:
È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. 
È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. 

Recensione: 
Sono passati diversi mesi da quando abbiamo lasciato Olga e gli abitanti di Balicò. Ora è inverno, il paesino è coperto da un manto di soffice e bianca neve: ha invaso le strade, cristallizzato le acque del fiume e coperto i giovani alberi di ghiaccio e brina. Il gelo ha preso parte alla vita del villaggio, e tutti sono in attesa che Olga torni a scaldarli con una delle sue straordinarie storie.
Il bosco, il posto preferito dalla giovane Papel, quello dove era solita rifugiarsi perdendosi nei suoi pensieri, è stato perlopiù decimato. I grandi alberi, che davano riparo a famiglie di uccellini e agli altri animali dei boschi, sono stati sacrificati per la legna, unico mezzo con cui Balicò e i suoi abitanti riescono a far fronte all'inverno.  
E ora, al posto di quel bosco rigoglioso, vi è solo un grande vuoto. È proprio osservando quella grande desolazione che alla piccola Olga torna in mente Jum la creatura fatta di buio che di buio si nutre.
Intanto, al villaggio, sono in molti a reclamare le storie della bambina, dalla arzilla  signora Erisina, alla barbiera Tomeo, dai fratelli Grampet, all'amica Mimma che vive lontana, fino a Bruco il migliore amico di Olga e suo spettatore preferito. 
Ed è proprio la storia di Jum che Olga sceglierà di raccontare. Una storia fatta di tante storie, una per ciascun abitante: ad ogni paziente la sua medicina.
E come una medicina le storie di Olga agiranno nell'animo dei paesani, amare all'inizio, ma capaci, sorso dopo sorso, di guarire.
Dalla storia della signora Inutilina, a quella dell'uomo che fissava il buio, ognuna ha per protagonista Jum, l'essere gelatinoso e informe, che si muove strisciando e vaga nel mondo in cerca di una preda, una persona triste, della cui tristezza cibarsi.
Proprio così, perché la creatura, invisibile a occhio umano, si ciba di lacrime, ed è grazie ad esse che cresce e si rinvigorisce, tanto più esse sono cariche di sofferenza e dolore, tanto più lui ne trae giovamento.
Ma Jum non è un mostro che si può combattere con le armi, non è una bestia a cui si può dare la caccia. Jum è il buio che si insinua nei vuoti che la vita ha lasciato, li occupa e vi si sedimenta, fino a che la sua presenza, e la convivenza con lui, diventa naturale, ovvia, e consueta, sino a indurre a credere che non si possa vivere altrimenti se non in sua compagnia.
Il Buio diventa parte di chi lo nutre, di chi in esso si crogiola, l'unica soluzione è reagire, trovare, giorno dopo giorno, qualcosa per cui valga la pena tornare a sorridere.
Elisabetta Gnone tramite la sua piccola Olga, bambina tanto saggia e speciale, parla con estrema dolcezza e delicatezza di uno dei più grandi mostri con cui siamo destinati a combattere: il dolore.
Quella raccontata in queste pagine non è una favola, Jum esiste, e tutti, prima o poi, siamo destinati a fare la sua conoscenza.
Sarà l'abbandono della nostra terra d'origine, il dover essere distanti da chi si ama, una malattia, la perdita di una persona cara, la paura di vivere, la paura della paura stessa. Jum è in agguato, perchè nessuno, nemmeno il più fortunato, può sfuggire al dolore.
Se il primo viaggio in compagnia di Olga ci aveva regalato incontri divertenti, posti meravigliosi e dolci emozioni, questo regala riflessioni, malinconia, tenerezza e speranza.
Il buio esiste, ma noi siamo lumini e, in quanto tali, siamo destinati a splendere, dobbiamo solo trovare il modo per farlo.

Considerazioni:
Olga Papel non smette mai di stupirmi, e io sono innamorata di lei e della sua storia.
Una bambina con un passato tutt'altro che fortunato, che ha affrontato sin da piccolina il dolore oscuro che solo la perdita di una mamma può provocare e, nonostante questo, non smette di dare amore e speranza agli altri.
È un'adulta nell'esile corpo di una ragazzina di undici anni che, come una grande saggia, va in giro per il villaggio a dispensare dolci medicine sotto forma di storie.
A ogni abitante la sua storia che, per caso o per volontà della piccola narratrice, si adatta alla perfezione con il dolore che il suo interlocutore sta affrontando.
Non ci è dato sapere se le storie narrate dalla piccola siano reali o inventate sul momento, del resto Olga è una ragazzina molto speciale (se avete letto la sua prima avventura lo saprete bene) e dando per scontato che le sue siano solo favole create ad hoc  potremmo incorrere in un grosso errore. 
Ma che sia reale o meno come creatura, Jum esiste e fa paura.
Lo sanno bene gli abitanti di Balicò, che sordi alle spiegazioni di Olga, e non comprendendo la vera essenza della sua natura, proveranno a combatterlo con le armi, facendo più danni che altro.
Ma Jum non si può combattere che con la forza di volontà, ce lo fa capire bene la piccola Papel tramite le sue storie.
Tutti i protagonisti dei suoi racconti, in un modo o nell'altro, trovano un modo per liberarsi di Jum, eccetto un'indolente famiglia che, per il terrore di agire, soccombe.
Questo è solo uno dei messaggi che si possono trovare in queste pagine in cui la Gnone, con eleganza e raffinatezza, diverte ed emoziona, ma soprattutto ci fa notare quanto il dolore faccia parte della vita di tutti.
Certo, questo lo sappiamo, eppure quando soffriamo tendiamo a credere che il dolore sia solo affar nostro, qualcosa dì esclusivo, che nessuno, eccetto noi, può davvero comprendere. E invece Olga con le sue storie ci sventola in faccia l'evidenza.
Le cause per cui si soffre sono quelle e sono più o meno uguali per tutti. Il dolore ci accomuna è come reagiamo ad esso che ci distingue.


Ringrazio la Salani per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 4 dicembre 2017

Recensione: "L'oca della Neve" di Vittorio Bocchi



Titolo: L'oca della Neve
Autore: Vittorio Bocchi
Illustrazioni: Marzia Roversi
Editore: MnM Print
Data di pubblicazione: 30 aprile 2017
Pagine: 100
Prezzo: 12,00 € 


Trama:
Benandanti, stregoneria e animali chimerici. Credete sia solo una fiaba? Non siatene troppo sicuri. L'oscurità che si cela sotto la neve potrebbe carpire i vostri sogni più ancestrali.

Recensione:
"L'oca della neve" è una bella favola dal sapore antico e arcano, in cui superstizione,  fede e magia si mescolano e intrecciano dando vita a una storia ricca di suggestioni.
In una valle florida e suggestiva, lambita da un lato da un lago incantato e dall'altra da una verdeggiante foresta, trovano scontro bene e male, stregoneria e timore reverenziale.
Il villaggio, da sempre sovrastato e sorvegliato dal castello e dal suo signore, viene ogni anno, nel giorno della Pentecoste, protetto e purificato dalla benedizione del vescovo.
Anche il lago magico, le sue meravigliose sponde e il vecchio mulino beneficiano del sacro rito che ogni anno, per volere del signore della contea, si ripete.
È difatti grazie al mulino e a Giovanni il suo rude, ma benevolo, proprietario, che il villaggio e le sue terre non sono mai cadute in malora. È merito suo se la valle è ancora prospera e piena di vita, e questo non è solo grazie alla sua buona farina e alle deliziose focacce che il mugnaio sforna, egli nasconde un segreto che lo lega ancora più intimamente a quella valle incantata.
E mentre la vita scorre uguale a sempre, un potere antico sembra tornare dal passato a turbare la vita del paese, in particolare quella di Giovanni e di sua figlia Lucinda.
"L'oca della neve" è una favola che contiene tanti ingredienti che la rendono misteriosa e affascinante: leggende, segreti, incantesimi e premonizioni, ma la cosa che più colpisce è con quanta poesia e delicatezza racconta il mondo in cui la storia si svolge. Lo scrittore fa percepire la bellezza del posto, l'affetto che lega i protagonisti alle sue terre, ma anche il timore per ciò che non riescono a comprendere.
I personaggi che si muovono in queste pagine, seppur brevemente raccontati, assumono tratti che li definiscono perfettamente e li fanno apprezzare o meno al lettore.
Passato e presente rivivono e si intrecciano in un misto di racconti e ricordi.
Vittorio Bocchi riesce a trasportarci in poche pagine in un luogo e in un tempo lontano, dove tutto ha l'irresistibile e seducente sapore della magia.

Considerazioni:
"L'oca della neve", è un piccolo libro, dalla copertina deliziosa che nasconde tra le sue pagine una favola che mescola insieme realtà e magia, e ad aiutarci ad entrare nel clima della storia le raffinate illustrazioni di Marzia Roversi, che mi hanno ricordato nello stile e nelle sensazioni evocate i ritratti del periodo preraffaellita. 
È stata una piacevole sorpresa leggere e immergermi in questa storia scritta con poesia e umorismo. 
Pur essendo una favola non parla di situazioni inconcepibili nella realtà perché affronta questioni assai comuni al nostro passato.
Stregoneria, superstizione e fede religiosa sono i temi cardini, pertanto nulla di così fantasioso o irrealistico.
La cosa che più mi ha convinto è il modo incantevole e sognante in cui il paesaggio e i fatti sono descritti, senza mancare però di ironia e umorismo quando serve. 
Anche i personaggi hanno sfumature che li rendono speciali, così come speciale è il rapporto che lega Ofelia (la figlia del signore della contea) a Lucinda.
Una ragazza di alto rango e un'umile popolana legate da un rapporto di sana e fedele amicizia. Le due ragazze sono cresciute insieme condividendo (nonostante il ceto diverso), scherzi, sogni, paure e speranze.
Non c'è invidia o ostentazione a caratterizzare il loro rapporto, esso è semplice, sincero e bellissimo come la vera amicizia dovrebbe essere.
Per quanto riguarda la storia in sé per sé ne ho apprezzato molto l'atmosfera e l'intreccio tra credenze religiose e soprannaturali, e come il tutto viene raccontato facendo, di tanto in tanto, ricorso ai ricordi o a misteriosi sogni premonitori.
Unico neo che posso trovarci è l'epilogo, un po' troppo affrettato per i miei gusti, difatti quello che inizialmente poteva sembrare un finale aperto, che lasciava spazio ad un possibile seguito (ci sarebbe stato tutto il materiale per svilupparne uno) viene poi invece concluso in fretta e furia nelle ultime righe. Ma il grande enigma resta e non ha trovato ancora risposta, della strega Gertrude cosa ne è stato? Tornerà prima o poi a insidiare la valle con il suo inverno eterno?
Non so, ma io non voglio arrendermi a questo finale, non posso pensare che la temibile strega smetterà di soggiogare il mondo al suo volere, secondo me il suo personaggio  così inquietante e allo stesso tempo accattivante ha ancora moltissimo da raccontarci. 

Ringrazio l'autore per avermi inviato una copia cartacea del libro

il mio voto per questo libro

venerdì 1 dicembre 2017

Books, Chocolate and Friends: prima tappa GDL "Lettere di Babbo Natale" di J. R. R. Tolkien


Salve avventori!
Il 1º Dicembre è arrivato e, come annunciato nello scorso post, ha oggi inizio il gruppo di lettura che, come gli anni precedenti, ci accompagna a mo' di calendario dell'avvento, fino a Natale.
Il libro che ci terrà compagnia è "Lettere di Babbo Natale" di  J. R. R. Tolkien.
Oggi il nostro calendario prevedeva la lettura dell'introduzione e delle prime quattro lettere che lo scrittore ha inviato ai suoi figli fingendosi Babbo Natale.
Il modo originale e dolcissimo con cui Tolkien ha scelto di far vivere con magia e trepidante attesa le feste natalizie ai suoi bambini.
Un’idea che se diventassi, un giorno, genitore mi piacerebbe imitare. Certo, non so se avrei la costanza e la fantasia per creare il mondo incantato e divertente che lo scrittore è riuscito ad immaginare... intanto deliziamoci con il suo ♥



Per i figli di J.R.R. Tolkien, l'interesse e l'importanza di Babbo Natale andava ben oltre il fatto che egli riempisse le loro calze la Vigilia della Notte Santa; ogni anno, infatti, Babbo Natale spediva loro una lettera in cui descriveva, con parole e con immagini, la sua casa, i suoi amici e gli eventi, divertenti o inquietanti, che si svolgevano al Polo Nord.
La prima di queste lettere arrivò nel 1920, quando John, il maggiore dei figli di Tolkien, aveva tra anni; e per più di vent'anni, durante tutta l'infanzia degli altri fratelli, Michael, Christopher e Priscilla, le lettere continuarono ad arrivare puntualmente ogni Natale.
A volte le buste, spolverate di neve e affrancate con i bolli postali del Polo, venivano trovate in casa il giorno seguente la visita di Babbo Natale; altre volte le consegnava il postino; e le letterine che invece erano i bambini a scrivere scomparivano dal caminetto quando la stanza in cui erano state messe era completamente vuota.

La prima lettera che dà inizio al rituale è datata 22 dicembre 1920.
Risulta spedita da Polo Nord (luogo in cui Tolkien ha deciso di posizionare la leggendaria casetta di Babbo Natale) e indirizzata ad Oxford, dove la famiglia Tolkien, all'epoca composta da sole tre persone, risiede. È destinata al piccolo John.
Allegato vi è un bellissimo disegno in cui l'uomo barbuto ha scelto di rappresentare se stesso e la sua abitazione.



Dalla lettera successiva, datata 1923 apprendiamo nuove informazioni.
Innanzitutto la famiglia Tolkien si è allargata con l'arrivo di Michael, e poi abbiamo un succulento scoop! Babbo Natale ci rivela la sua età: ha ben millenovecentoventisette anni!!! E ahimè i primi acciacchi della vecchiaia iniziano a farsi sentire.
È carino notare come l'autore si sia calato nella parte, vergando le sue lettere con una grafia incerta e tremolante, per rendere la sua messinscena ancora più realistica.

Le ultime due missive (per oggi intendo) sono entrambe datate 1924.
Per ora come avete visto si è trattato di lettere sbrigative, piccoli pensieri, veloci auguri, ma ben presto vedrete, le storie diventeranno più complesse e appassionanti.

Per le tappe successive ci troviamo a commentarle su Facebook! Escluse quelle evidenziate nel calendario qui sotto, per le quali torneremo invece sul blog.
Cosa ve ne pare per ora dell'idea di Tolkien? Non la trovate meravigliosa? 




martedì 28 novembre 2017

Quarta edizione del GDL "Books, Chocolate and friends"...

Dicembre è ormai alle porte e come accade da tre anni a questa parte, vorremmo fare il conto alla rovescia per il Natale assieme a voi.
Sappiamo che la comunicazione arriva in ritardo, che avremmo dovuto darvi più tempo per procurarvi il libro, ma speriamo vivamente che sia già presente nelle librerie di molti di voi.
Il libro che abbiamo scelto per questo calendario dell’evento 2017 è: rullo di tamburi... “Lettere di Babbo Natale” di J.R.R. Tolkien!!! 
Lo trovate in diverse edizioni, compresa una appena pubblicata dalla Bompiani (questa volta con il titolo “Lettere da Babbo Natale”).
Chi di voi è con noi?


Il calendario ovviamente avrà inizio il 1° Dicembre, giorno in cui leggeremo le prime quattro lettere di Babbo Natale. Quelle riportate nel libro, infatti, sono in tutto 28, quindi per ripartirle nei 24 giorni abbiamo scelto di leggere insieme quelle più brevi.
Ragion per cui, come il primo giorno, anche il 6 dicembre torneremo a leggere due lettere, ovvero la nona e la decima.

Per farla breve:
1° Dicembre: introduzione + prime 4 lettere
2 Dicembre: quinta
3 Dicembre: sesta 
4 Dicembre: settima
5 Dicembre: ottava
6 Dicembre: nona e decima
7 Dicembre: undicesima e così via, una al giorno fino al 24 Dicembre.

Per quanto concerne le tappe si svolgeranno tutte qui, sul nostro blog.
Inizieremo con un post d'apertura il 1° Dicembre e poi ci incontreremo nuovamente per discutere le nostre impressioni in altri tre appuntamenti fissati per il 12, il 19 e la tappa finale del 27 Dicembre.

Come sempre discuteremo giornalmente del libro su facebook, nella pagina evento creata appositamente.
Vi aspettiamo numerosi ♥


lunedì 27 novembre 2017

Se fosse un film... #8


Salve avventori!
Rieccoci con un nuovo appuntamento di questa rubrica, in cui, per chi non lo sapesse, noi del Café Littéraire ci dilettiamo ad immaginare ipotetici cast per ipotetiche trasposizioni cinematografiche dei libri che abbiamo letto.
Oggi vi parlerò de "Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey" di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows, un romanzo davvero adorabile.
Se non sbaglio dovrebbe essere già in cantiere il film che, per quanto ne so, dovrebbe chiamarsi semplicemente "Guernsey". Alla regia pare ci sarà Mike Newell e circolano dei rumors sugli attori prescelti, ma non è ben chiaro se si tratti del cast definitivo oppure no.
In ogni caso, mentre ero immersa nella lettura, io immaginavo ben altri volti, rispetto a quelli che probabilmente vestiranno per davvero il ruolo di protagonisti.
E potevo forse non condividerli con voi?
Ovviamente no, ecco quindi il mio cast:

Emilia Clarke nel ruolo di Juliet Ashton

Juliet è una giovane donna divertente e autoironica. È una scrittrice di successo in cerca di ispirazione e trova in Guernsey e nei suoi abitanti uno stimolo per dare una svolta alla sua carriera, e soprattutto alla sua vita. 
Mentre leggevo ho immaginato l'attrice Emilia Clarke, di cui ho apprezzato l'interpretazione in "Io prima di te". Credo sia perfetta per il ruolo di una donna brillante ed intelligente, che non ama prendersi troppo sul serio. 


Clark Gregg nel ruolo di Sidney Stark

Mentre leggevo di Sidney, editore e migliore amico di Juliet, avevo ben impressa l'immagine di un attore, eppure non riuscivo a ricordare chi fosse o dove l'avevo visto. 
Supponevo si trattasse di un personaggio di un telefilm che mi ero trovata casualmente a vedere qualche volta, ma che non seguivo assiduamente, ma non riuscivo a capire quale. Improvvisamente è arrivata l'illuminazione: era un agente dello shield, dell'omonima serie tv della Marvel! Non so bene il perché, fatto sta che il mio inconscio ha scelto lui.

Joseph Gordon Levitt nel ruolo di Dawsey Adams

Nel libro viene descritto come un uomo riservato, gentile e sempre pronto ad aiutare il prossimo. Ed in più la scrittrice ci dice che quando ride ha il sorriso più dolce del mondo. È stato in quel momento che ho visualizzato il volto di Joseph, che è tra l'altro uno dei miei attori preferiti (insieme a Leonardo DiCaprio e al compianto Heath Ledger). E da allora per me c'è sempre stato un unico e solo Dawsey possibile, Mr. Levitt ovviamente U_U

Betty White nel ruolo di Amelia Maugery

Trovo che Betty White sia un'attrice grandiosa, ma soprattutto una signora adorabile. E Amelia Maugery è una di quelle figure che amano prendersi cura degli amici, quasi fossero figli. È gentile e protettiva, una sorta di mamma chioccia. 






Lisa Kudrow nel ruolo di Isola Pribby

Isola è uno dei miei personaggi preferiti, è divertente, ingenua e buffa. Ho apprezzato molto le sue lettere, e soprattutto la sua indagine da detective. Per il suo personaggio avrei pensato all'attrice che ha interpretato, tra le altre cose, Phoebe nel telefilm Friends. 





Robert De Niro nel ruolo di Eben Ramsey

Eben è uno di quei personaggi che si scopre nel tempo. Sembra molto silenzioso inizialmente, salvo poi aprirsi con Juliet per rivelare un grande dolore per un'improvvisa e traumatica perdita.
L'ho immaginato subito con le sembianze di De Niro, proprio per questa apparenza da duro che nasconde un cuore tenero di cioccolato XD 

Leonardo DiCaprio nel ruolo di Mark Reynolds

No, non ho scelto DiCaprio perché fa parte della magica triade (vedi sopra), ma solo perché non avrei potuto fare altrimenti. 
Mark è bellissimo, affascinante, ambizioso, galante, ironico e non ultimo ricco. 
Praticamente l'uomo perfetto, e chi avrei potuto scegliere se non l'attore perfetto? 


E con questo è tutto.
Cosa ne dite delle mie scelte?