giovedì 12 ottobre 2017

Recensione: "Hamelin. La città del silenzio" di Alice Barberini

Titolo: Hamelin. La città del silenzio
Autore: Alice Barberini
Editore: Orecchio Acerbo
Data di pubblicazione: settembre 2017
Pagine: 80
Prezzo: 16,90 €

Trama:
Le strade di Hamelin. Deserte e silenziose. Pochi, e frettolosi passanti le percorrono. Nemmeno un bambino. A noi ragazzine e ragazzini è vietato scendere per strada. Chiusi nelle nostre stanze, non possiamo giocare con gli altri bambini. Ci si consola con i giocattoli che il nonno costruisce per noi. È il più vecchio del paese, e ben conosce il motivo di quel divieto. Un tempo le vie e le piazze di Hamelin erano piene dello scorrazzare e del vociare di bambine e bambini. Ma disturbavano i grandi, e così fu loro vietato di scendere in strada. Tristi, rimasero chiusi tra le quattro mura di casa fino a quando, una notte, sentirono la dolce e allegra voce di un piffero. Scesero tutti. Tutti seguirono il pifferaio. Tutti scomparvero. Tutti tranne il nonno...

Recensione:
Tutti noi conosciamo più o meno la fiaba del pifferaio magico dei fratelli Grimm, ma pochi sanno che quella storia, così fantasiosa, attinge in parte alla realtà.
Alla fine del Trecento, nella piccola città di Hamelin, nella Bassa Sassonia, centotrenta bambini scomparvero nel nulla.
Forse scapparono alla ricerca di un futuro migliore, forse morirono a causa dell'epidemia di peste, o forse seguirono effettivamente un viandante venuto da lontano, fatto sta che quest'inquietante sparizione non smette ancora oggi di stimolare l'immaginario collettivo e la capacità creativa degli scrittori.
Ne è un lampante esempio il bellissimo albo illustrato di cui vi parlo oggi, che porta la firma di Alice Barberini. Come avrete intuito, ripropone la leggenda della piccola cittadina tedesca, seppur in chiave differente.
Se ben ricordate, nella fiaba erano gli abitanti a ricorrere all'aiuto del pifferaio, per potersi liberare dei topi, salvo poi rifiutarsi, a problema risolto, di ricompensare il loro salvatore.
Da qui la vendetta del musicante e la conseguente scomparsa dei bambini.
La versione della Barberini si distingue per alcuni particolari. Il pifferaio arriva per caso, senza esser stato chiamato e senza che nessuno sappia nulla di lui, e allo stesso modo se ne va... ma non da solo.
Inoltre, solitamente è questo tragico evento a determinare la trasformazione di Hamelin nella città del silenzio, mentre, nel libro illustrato dall'artista italiana, ai bambini è già vietato fare baccano, ed è proprio questo divieto a spingerli a seguire l'uomo misterioso.
Tralasciando queste differenze, di cui vi parlerò meglio più tardi, vorrei invece sottolineare la straordinaria qualità dei disegni contenuti in questo libro.
Le illustrazioni sono tratteggiate per la maggior parte in bianco e nero, con alcune pagine color seppia, destinate esclusivamente a caratterizzare gli eventi passati, che hanno visto come protagonista il nonno, quand'era solo un bambino.
Ogni disegno è particolareggiato e curato in ogni dettaglio. Dai paesaggi, ai volti estremamente espressivi, sino agli oggetti inanimati, tutto pare definito con la massima precisione.
Il testo invece, come solitamente avviene in questo genere di libri, è ridotto a poche frasi esplicative, tuttavia, grazie all'alta qualità della rappresentazione grafica, non se ne sente la mancanza.
In generale credo che "Hamelin. La città silenziosa" sia davvero un albo ben fatto, tuttavia presenta alcune falle a livello di trama, che mi hanno fatto storcere il naso.
Ciò non inficia assolutamente il suo valore generale, in quanto il volume, grazie alle splendide illustrazioni, rimane un gioiellino, che grandi e piccini non potranno che sfogliare con piacere. 

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Ma quanto sono belli gli albi illustrati!
Ho davvero un debole per questo genere di libri, per cui, già solo vedendo la copertina del lavoro di Alice Barberini, un po' inquietante lo ammetto, ma estremamente raffinata, ho subito desiderato di poterlo sfogliare.
Il libro non ha sicuramente deluso le mie aspettative, anzi. Devo ammettere che mi sono soffermata un bel po' su ogni pagina, per essere sicura di non essermi persa alcun particolare dei disegni. Parlando appunto di questi, come dicevo prima, sono caratterizzati da un'abbondanza di dettagli e da un tratto deciso ed elegante.
Inoltre ho molto apprezzato l'idea di distinguere attraverso il colore (bianco e nero/seppia) le parti che vedono come protagonista la bambina, e quindi il presente, e quelle dedicate invece al passato del nonno.
Ma veniamo ora alla trama e alle note dolenti.
Come ho già detto, il testo è scarso ma, fungendo da mero accompagnamento alle immagini, non rappresenta di per sé un difetto.
Ciò che invece mi ha lasciata perplessa sono le mancanze della storia dal punto di vista logico.
Mi spiego meglio.
A differenza della fiaba dei Grimm, in questa versione ai bambini è vietato giocare insieme e far baccano, già prima dell'arrivo del pifferaio. Ed è proprio questo divieto, e non un incantesimo del musicista, a spingerli a seguire volontariamente lo straniero misterioso.
E come reagisce la cittadinanza alla scomparsa dei bambini? Avranno sicuramente imparato la lezione, direte voi.
In realtà, non ci viene esplicitamente detto. Fatto sta che, nonostante siano passati diversi decenni, il divertimento continua ad essere bandito e i ragazzini trascorrono tutto il tempo in casa, e da soli.
La storia quindi si ripete. Arriva un altro musicista, o almeno così sembra, e i bimbi si riversano per le strade, trainati dall'entusiasmo e dalle note melodiose.
C'è però una differenza: a seguito della sparizione di tempo prima, era stato decretato non solo il divieto di gioco ma anche di fare musica.
Eppure, nonostante il nuovo compositore sia arrivato di notte, strimpellando a tutto spiano, e contravvenendo quindi alle regole, nessuno, tranne il nonno della protagonista, fa una piega.
Ebbene sì, erano così infastiditi dagli schiamazzi di quattro ragazzini che giocavano a pallone per strada, eppure, arriva uno che si mette a suonare ad ogni ora del giorno e della notte, e nessuno dice nulla. Per giunta la musica comincia a rallegrare gli abitanti, ad esclusione del burbero nonnino.
Quest'ultimo, come se fosse il sindaco, decide di bandire il musicista dal paese. E poi di nuovo, come fosse il sindaco, acconsente a riavere la musica per le strade.
Ora, potete anche non aver letto la storia, ma non potete negare che tutto questo è alquanto bizzarro!
Mi rendo conto però che, considerato l'alto livello delle illustrazioni e del libro in generale, tali annotazioni finiscono per essere mere minuzie. Tuttavia, per dovere di cronaca, avendole notate, non potevo esimermi dal condividerle con voi.
Ciononostante ribadisco il mio giudizio pienamente positivo su questo albo che, sebbene non perfetto, riesce a stupire e ad ammaliare. 

Ringrazio la casa editrice Orecchio Acerbo per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

mercoledì 11 ottobre 2017

Se fosse un film... #7


Salve avventori!
Rieccoci con un nuovo appuntamento con questa rubrica!
Come saprete io e Muriomu ci divertiamo ad immaginare ipotetici cast, nel caso in cui una delle nostre letture dovesse diventare un film.
Questa volta ho provato a ipotizzare quali attori potrebbero, e per me dovrebbero, interpretare alcuni dei personaggi principali de "Il prodigio" di Emma Donoghue.
Eccovi dunque le mie scelte!

Jessica Chastain nel ruolo di Lib Wright

Ho visto per la prima volta questa attrice in "The Tree of Life" e sono rimasta piacevolmente impressionata dalla sua interpretazione, oltre che dalla sua bellezza ed eleganza.
Da lì in poi ne ha fatti di film, ed in tutti ha dato prova di saper interpretare magistralmente ogni tipo di ruolo.
Ho immaginato lei mentre leggevo della diligente infermiera inglese, che a poco a poco si lascia coinvolgere da un caso molto più difficile di quanto potesse inizialmente pensare. 


Abby Ryder Fortson nel ruolo di Anna O'Donnell

Ricordo quest'attrice per la partecipazione alla serie tv "The Whispers", era la bambina sciocchina che si faceva plagiare dalle voci aliene (e no, non mi riferisco alla ragazzina bionda e saccente).
Non so se poi abbia fatto altro, ma la ricordo con simpatia. Non mi dispiacerebbe se fosse lei ad interpretare la piccola Anna. 






Domhnall Gleeson nel ruolo di William Byrne

Il giornalista è uno dei pochi personaggi ragionevoli e dotati di acume presenti nel libro. Sicuramente l'unico irlandese del posto degno di stima. Viene descritto come un giovane uomo dalla pelle candida ed i capelli rossi, e mi è venuto spontaneo visualizzare l'attore che ha vestito, tra le altre cose, anche i panni di Bill Weasley di Harry Potter. 




Rosie Cavaliero nel ruolo di Suor Michael

Chi di voi ha visto "Appunti di un giovane medico", la miniserie tratta dai racconti di Michail Bulgakov?
Se non lo avete fatto, recuperatela, perché è davvero bizzarra.
Ma tralasciando questo piccolo excursus, è stato lì che ho conosciuto l'attrice Rosie Cavaliero, la quale interpretava un'infermiera russa. Quando ho iniziato a leggere di suor Michael, non so perché, ho subito immaginato lei.
La suora irlandese è abituata a seguire gli ordini impartitele dai suoi superiori, ma saprà regalarci anche qualche sorpresa. 


Jude Law nel ruolo del signor Thaddeus

Nel libro viene descritto come un uomo maturo ma non anziano, con un'incipiente calvizie. È buffo da dire ma, appena ho letto "incipiente calvizie" la mia mente è andata subito a Jude Law XD
Il personaggio, che è in realtà un prete, pare essere più ragionevole di tanti altri, salvo poi piegarsi anche lui al misticismo della sua religione, senza tener minimamente conto di Anna e della sua situazione. 





Max Von Sydow nel ruolo del dottor McBrearty

Il dottore è molto anziano, sulla settantina, e per atteggiamento tutto pare fuorché un uomo di scienza. Inutile dire che non si è guadagnato alcuna stima, ciononostante per interpretarlo ho scelto l'attore Max Von Sydow, che ho apprezzato tanto in "Molto forte, incredibilmente vicino". 






Laura Linney nel ruolo di Rosaleen O'Donnell

Rosaleen O'Donnell è la madre di Anna, anche se ciò che la contraddistingue non è certo l'amore materno ma piuttosto il fanatismo religioso e l'animo poco sensibile.
Di lei ho avuto, già da inizio lettura, un'immagine austera e severa, sebbene Rosaleen risultasse compiacente quando il caso lo richiedeva. Ritengo che Laura Linney sarebbe perfetta per questo ruolo. 



E con questo è tutto.
Cosa ne dite del cast che ho scelto?

venerdì 6 ottobre 2017

Recensione: "Il prodigio" di Emma Donoghue


Titolo: Il prodigio
Titolo originale: The Wonder
Autore: Emma Donoghue 
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 9 febbraio 2017
Pagine: 304
Prezzo: 17,00 € 


Trama:
Irlanda, seconda metà dell’Ottocento. L’infermiera Lib Wright, una veterana della guerra in Crimea formatasi all’illustre scuola di Florence Nightingale, è appena giunta nelle Irish Midlands dall’Inghilterra. A convocarla è stato un comitato capeggiato dal dottor McBrearty, il medico della Contea. 
Il caso sottopostole è quanto mai insolito: Anna O’Donnell, una bambina in perfetta salute, afferma di non toccare cibo dal giorno del suo undicesimo compleanno, quattro mesi prima. Un vero e proprio «prodigio vivente», che non manca di attirare stuoli di fedeli da tutto il mondo, impazienti di vedere con i propri occhi la bambina che sostiene di nutrirsi soltanto di manna dal cielo. 
Il compito di Lib, e della collega suor Michael, sarà sorvegliare la bambina per due settimane, notte e giorno, e verificare se assuma o meno cibo terreno.
Quale sarà il verdetto finale? Anna O'Donnell è davvero un miracolo della natura, come pensano tutti, o solo un'astuta impostora?

Recensione:
Una landa desolata, in cui la carestia è il pane quotidiano, e ogni abitante non fa che lavorare senza sosta, nei campi o nella torba, nella speranza di portare a casa un pasto caldo.
Un terra in cui superstizione e religione si intrecciano in maniera indissolubile, fino a fondersi e dar vita ad un insieme di sconcertanti credenze.
Un luogo arretrato, rimasto indietro sulla tabella di marcia, in cui il tempo sembra essersi fermato, senza che nessuno se ne sia accorto.
Questo è il posto in cui vive Anna, una bambina allegra e piena di vita, una come tante, se non per un piccolo particolare: non mangia.
Da circa quattro mesi pare convinta di poter vivere senza toccare cibo, grazie alle forze che Dio le concede. E la cosa più inquietante non è tanto la folle e ferma convinzione della ragazzina, quanto il beneplacito di chi le sta accanto.
I suoi genitori innanzitutto, ma anche i paesani ed i fedeli giunti da lontano, i quali si affacciano quotidianamente alla porta di casa degli O'Donnell, per poter vedere da vicino, e magari persino toccare con mano, la piccola santa irlandese.
In questo scenario poco confortante, si inserisce Lib Wright, l'integerrima infermiera giunta apposta da Londra per dipanare la questione. Il suo compito è semplice: osservare continuamente la ragazzina, e riferire ad un comitato preposto, qualora Anna, da sola, o con la complicità di qualcuno, assuma cibo di nascosto.
Inutile dire che Lib, forte della sua inespugnabile scienza, non può che pensare che, dietro a tutta quella torbida faccenda, si celi solo un grande e ben orchestrato inganno.
Ma è davvero così? O le salde certezze su cui ha basato tutta la sua vita cominceranno a vacillare?
Fortemente animata dal desiderio di porre fine all'assurdo fanatismo religioso o, nel peggiore dei casi, ad un ben ponderato piano di marketing ante litteram, che vede nella piccola O'Donnell una paladina pronta a tutto pur di assecondare i piani di Dio (o della sua machiavellica famiglia), Lib inizia a raccogliere prove. Registra tutto, giorno dopo giorno, sul suo taccuino, e tiene gli occhi bene aperti, nella speranza di beccare in flagrante la truffaldina e i suoi fedeli aiutanti.

La piccola è davvero scaltra, pensò Lib, sa che fornendomi una spiegazione si metterebbe comunque nei guai. 
Infatti se avesse affermato che era il Creatore a ordinarle di non mangiare si sarebbe in qualche modo paragonata a una santa. Se invece si fosse vantata di sopravvivere grazie a qualche misterioso principio naturale non avrebbe potuto sottrarsi all'esame della scienza. 
Ti schiaccerò come una noce, signorina!

Ma per quanto la signora Wright possa essere un'infermiera diligente e ligie al suo dovere, è pur sempre una donna, e per quanto Anna risulti infarcita di preghiere e precetti biblici, è pur sempre una bambina.
Più si va avanti e più, come è normale che sia, il rapporto tra le due tende ad intensificarsi, fino ad oltrepassare le naturali barriere tra paziente ed infermiera. La signora Elizabeth diventa per la piccola solo Lib, un'amica a cui confessare le sue pene, mentre la trentenne inglese comincia a considerare quello che sta compiendo in quel paesino sperduto, non solo un lavoro da portare a termine, ma qualcosa di più personale.
Ovviamente non sta a me rivelarvi cosa si cela davvero dietro questa inappetenza, vera o apparente che sia, anche perché non sta nello scioglimento dell'enigma il bello della lettura, o perlomeno non solo.
Il romanzo risulta intenso e appassionante per più ragioni. 
La prima è l'ambientazione, che cattura già dalle prime righe. Una natura selvaggia e rude, che fa da padrona, mentre i suoi abitanti non possono che sottostare come umili servitori. 
Una vita povera, condotta in case di fango, latte e sangue, in viuzze che sfociano nel nulla, in orizzonti sterminati di sterpaglie e di torba.
Una cultura, se così si può chiamare, fatta di fate, spiriti maligni, alberi che scacciano via i mali e preghiere che puliscono le anime.  
Una religiosità morbosa e soffocante, dei fedeli stolti e creduloni, degli uomini di sapere che tutto sembrano fuorché sapienti.
Una scenografia che attrae e respinge, col suo essere spontanea e primitiva, ma anche orrendamente antiquata.
Poi ci sono i personaggi. Puoi amarli o detestarli, ma è quasi impossibile ti lascino indifferenti.
Ad esempio Lib, così risoluta e determinata, rappresenta l'esatto opposto degli irlandesi ritratti, infiacchiti e privi di morale. La donna, dotata di grande perizia ed esperienza, si erge maestosa su tutti quei sempliciotti che fanno di salmi e santini la risposta a tutti i loro problemi.
Lei non rappresenta solo la scienza contrapposta alla religione, ma il naturale senso critico dinnanzi alla stupidità umana.
E poi c'è Anna, così piccola eppure così forte, una guerriera in miniatura, cresciuta troppo in fretta e nel modo più sbagliato. La più giovane degli O'Donnell è un personaggio tutto da scoprire, ma di questo vi parlerò più tardi.
La terza ragione che rende questo libro agghiacciante e meraviglioso allo stesso tempo è il mistero e la realtà che sta alla base del "prodigio di Dio".
Inizialmente le ipotesi da seguire sono due: Anna sopravvive senza mangiare (ed è quindi un miracolo), oppure Anna mangia di nascosto (è dunque una truffa). Entrambi gli scenari mi sarebbero parsi banali e privi di attrattiva, speravo quindi, e dentro di me sapevo, che ci sarebbe stata una terza opzione, come in effetti è.
E giungiamo ora all'ultimo e fondamentale motivo che mi spingerebbe a consigliarvi questa lettura, ovvero le emozioni.
Ovviamente ogni romanzo, anche il più brutto, ci spinge a provare qualcosa e fa scaturire determinate sensazioni. Ma "Il prodigio" offre qualcosa di più, ti fa entrare letteralmente nella storia, ti fa vivere sulla tua pelle i piaceri e i dolori, soprattutto quelli. 
Vorresti tuffarti nelle pagine e cambiare le carte in tavola, vorresti cambiare tutto. E salvare Anna, da se stessa, dalla sua famiglia, da un Dio vendicatore che non è un vero Dio, da un amore malato che non è vero amore.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Ma quanto è difficile parlare di un libro, stando bene attenti a non rivelare nulla, o per meglio dire, raccontando solo il minimo necessario.
Ebbene, finalmente posso dare libero sfogo ai miei pensieri, senza preoccuparmi di eventuali spoiler!
Venendo al dunque, come dicevo prima, questo libro ha l'enorme pregio di tenerti incollato alle pagine. Prima di tutto per la curiosità di scoprire la verità su Anna e le sue incredibili capacità di sopravvivenza.
Ma poi, al naturale interesse per una questione quantomeno bizzarra, subentra qualcos'altro.
Più si va avanti con la lettura, più si conosce Anna, quella vera. Non solo la bambina che recita preghiere da mattina a sera, che riceve istruzioni dall'alto, che custodisce santini come tesori, che si comporta da perfetta fedele. Ma la ragazzina che sogna di vedere un giorno il mare aperto, che ama le stelle e tutte le creature viventi, che riserva a ogni persona che incontra una parola gentile, che comprende il dolore degli altri, e che nasconde con fierezza il suo.
Devo ammetterlo, inizialmente mal sopportavo la tendenza di Anna a parlare per frasi fatte, citazioni bibliche ed il continuo appellarsi alla volontà del Signore. Ma poi, come accade anche a Lib, ho cominciato ad affezionarmi al suo personaggio.
In particolare, per quanto abbia odiato lo strenuo digiuno a cui volontariamente e scioccamente si sottoponeva, la sua fermezza e l'alto grado di sopportazione mi hanno spinto poco a poco ad apprezzarla. Soprattutto una volta saputo il perché della sua decisione e lo stato d'abbandono in cui versava, prima dell'arrivo dell'infermiera inglese.

Lib fu presa dallo sconforto. Allora non era un nemico quella bambina dal viso dolce, né una scaltra detenuta. 
Solo una bambina in balia di un sogno ad occhi aperti, una bambina che camminava senza saperlo verso l'orlo di un precipizio. Era solo una paziente che aveva bisogno di essere aiutata. E alla svelta.

Al contrario, pagina dopo pagina, l'odio per tutti i personaggi irlandesi (escludendo il giornalista William Byrne) cresceva sempre di più. Il loro essere così bigotti e pusillanimi, nonché ciechi di fronte alla realtà dei fatti, non poteva che farmi ribrezzo.
Per quanto tutti incarnino perfettamente il detto "il più pulito ha la rogna", quelli che proprio si sono distinti per omertà, idiozia cronica, scelleratezza, e insensibilità, e che si guadagnano quindi la medaglia al disvalore, sono... rullo di tamburo, il dottor McBrearty e la cara mammina, Rosaleen O'Donnell.
Sul primo stenderei un velo pietoso, perché cosa si può dire di un uomo di scienza che, pur vedendo una bambina morente, preferisce credere si stia tramutando in una lucertola?
Mentre sulla padrona di casa, posso affermare che, come nella vita vera, non tutte le donne nascono per essere mamme, molte rimangono semplicemente madri.
Ecco perché lei rimane impassibile, mentre sua figlia si spegne davanti ai suoi occhi, quando basterebbe così poco, una parola d'amore, per mettere fine a quel patibolo. 
Osserva Anna penare per colpe non sue, e pregare per ricevere un perdono che fatica ad arrivare.
Se Anna è la vittima della situazione, Rosaleen ne è la carnefice, troppo impegnata ad apparire perfetta agli occhi degli altri, ad essere pia e devota, a trasformare la sua bimba in una santa, per rendersi conto dell'orribile crimine che si sta perpetrando, dentro le mura della sua casa e con la sua complicità.
Accetta di buon grado il sacrificio di Anna, pur di farne una martire, un esempio di virtù e obbedienza.

«Le mie immagini sacre, i libri e le altre cose», sussurrò Anna indicando il comò. 
«Vuoi vederle?» le domandò Lib. 
La bambina scosse la testa. «Sono per la mamma. Dopo». 
Lib annuì. Ci vedeva una sorta di giustizia poetica: santi di carta al posto di una figlia in carne ed ossa. Forse che Rosaleen O'Donnell non avesse spinto Anna verso la tomba, almeno da novembre? 
Poteva anche darsi che dopo averla perduta le sarebbe stato più facile amarla: a differenza dei vivi, i morti sono impeccabili. Ed era questo che Rosaleen O'Donnell aveva scelto di essere, la madre affranta ma orgogliosa di due angioletti.

Parlando invece di Lib, non faccio mistero di essermi trovata subito in sintonia con lei. Le sue reazioni e lo stupore nel ritrovarsi in un paese così arretrato, economicamente e culturalmente, sono più che comprensibili. Come anche l'iniziale diffidenza con cui affronta il caso affidatole. 
Il suo atteggiamento cambia nel corso del tempo, tant'è che lo stesso libro è scandito in capitoli che riprendono i diversi ruoli che l'infermiera si ritrova a ricoprire nelle due settimane di sorveglianza. 
L'unica cosa che non ho visto di buon occhio è il suo temporeggiare una volta constatato il grave stato di salute di Anna (e anche il fatto che non si sia accorta della gravità della situazione, se non dopo essersi confrontata con Byrne, non depone a suo favore, essendoci stata presentata come un'infermiera esperta). Avrei preferito maggior polso, e soprattutto maggior celerità, nell'affrontare la questione, ma del resto capisco che, per questioni di scrittura, è sicuramente più giovevole tergiversare almeno un pochino.
Ultima cosa, e poi prometto che vi lascio andare, è il coinvolgimento emotivo che prende piede da un certo punto del romanzo in poi. 
Il lettore non può che affezionarsi ad Anna, ed è poi costretto a sottostare al suo progressivo peggioramento. La vede distruggersi, perdere il contatto con la realtà e con il suo stesso corpo, percepisce la sua agonia. Le ossa sempre più evidenti, il battito accelerato, i respiri affannati.
E poi osserva loro, gli O'Donnell, tutti quelli che dovrebbero amarla e proteggerla, inerti, che rimandano alla volontà del Signore. Un agnello sacrificale chiamato a lavare i loro peccati, il prezzo da pagare per salvarli tutti.
Non voglio dirvi di più, né rivelarvi il finale nel caso non lo abbiate ancora letto, ma credetemi, questo è un libro che ti spezza il cuore, che ti fa provare rabbia, rassegnazione, pena e speranza. Un libro con una storia intensa, originale e brillante, che farete fatica a dimenticare.

Ringrazio la casa editrice Neri Pozza per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 5 ottobre 2017

Presentazione: "Wildwitch. Il sangue di Viridiana " di Lene Kaaberbøl

Salve avventori!
Il post di oggi è dedicato ad un attesissimo ritorno: "Il sangue di Viridiana", il secondo volume della serie "Wildwitch", con protagonista la piccola Clara, il suo amore per gli animali e il magico mondo delle streghe selvatiche.
Dopo il primo capitolo (trovate QUI la recensione), che l'aveva vista alle prese con un mondo sconosciuto e con ciò che il destino aveva inaspettatamente tenuto in serbo per lei, Clara sta per scoprire che ad attenderla c'è un'altra incredibile avventura.


Titolo: Wildwitch. Il sangue di Viridiana
Autore: Lene Kaaberbøl
Editore: Gallucci Editore
Data di pubblicazione: 14 settembre 2017
Pagine: 176
Prezzo: 13,90 € (cartaceo) 6,99 € (ebook)

Trama:

"Devi farlo! Nessun altro può. O vuole". 
La strega selvatica Shanaia, disperata e gravemente ferita, chiede a Clara di fare qualcosa di molto pericoloso. La ragazza vorrebbe dire di no, ma non ci riesce. Dovrà attraversare di nuovo le strade selvatiche, dove ad attenderla troverà un temibile nemico...

martedì 3 ottobre 2017

Recensione: "See me: My Name is Banksy" di Lucia Cannone

Titolo: See me: My Name is Banksy
Autore: Lucia Cannone
Editore: Il Ciliegio Edizioni
Data di pubblicazione: luglio 2017
Pagine: 52
Prezzo: 14,00 €


Trama:
Nessuno sa con certezza chi sia Banksy.
La sua arte, la Street Art, consiste nel disegnare, con le bombolette spray, le vernici e i graffiti stencil, all’aperto, sui muri abbandonati, nelle stazioni dei treni o nelle metropolitane.
Con le sue opere, Banksy vuole raccontare tutto ciò che accade intorno a noi, così da permetterci di riflettere su argomenti importanti come per esempio l’amore, la guerra, la povertà, il rispetto per le persone e per la natura.
Per Banksy è perciò molto importante porre in essere le sue creazioni all’aperto perché così viene data a tantissime persone la possibilità di ammirarle e di conoscere il messaggio che esse trasmettono. E infatti grazie ai suoi bellissimi e particolarissimi lavori così realizzati che Banksy è diventato l’artista di strada più famoso al mondo.

Recensione:
La Street Art è un movimento artistico contemporaneo, che viene alla luce per dar voce a chi ha qualcosa da urlare al mondo, un messaggio da divulgare e condividere con più persone possibili. Per questo nasce come un'arte di strada. Quale modo migliore per rendere fruibile un'opera anche a chi non è abituato a recarsi a mostre e musei?
Nata con il fenomeno dell'hip pop, l'arte di strada era soprattutto legata al graffitismo, per poi svilupparsi e ampliarsi in più direzioni che comprendono sculture, e installazioni fino anche happening e i flash mob.
Tutto ciò che cambia l'aspetto cittadino al fine di lanciare un messaggio può rientrare nell'ambito della street art.
Eppure, nonostante la sua rilevanza mondiale, e i nomi di spicco che ne fanno parte, taluni tengono ancora a non dare a questo movimento una vera rilevanza artistica, ma a considerarlo addirittura vandalismo.
Eppure l'arte di strada, almeno quella creata dai professionisti, ha uno scopo decisamente opposto.
Come spiegare questo fenomeno ai più piccini?
Lucia Cannone lo fa in maniera egregia attraverso le pagine di questo piccolo libro, in cui in modo semplice e chiaro, parla ai giovani lettori, non limitandosi a presentare la figura di Banksy, uno dei suoi massimi e più famosi esponenti, ma spiegandone origini e motivazioni, i principali messaggi lanciati, e i modi attraverso i quali l'artista si esprime.
In maniera elementare e intuitiva, la Cannone spiega le opere e soprattutto invita il piccolo lettore a riflettere egli stesso sugli argomenti di discussione: la guerra, la pace, il desiderio di libertà, la lotta per i propri sogni e per quello in cui si crede.
Un libro carino che riesce nel suo scopo, scritto in bilingue e illustrato, perché un libro d'arte non poteva non avere delle illustrazioni al suo interno. 
Tuttavia, e questa è una cosa che mi è dispiaciuta, sarebbe stato più efficace e anche interessante vedere delle pagine in più in cui osservare, oltre alle illustrazioni delle opere, veri e propri scatti delle opere stesse.
In particolare mi sarebbe piaciuto vedere alcuni scatti dell'opera "Holes on the walls", o del parco divertimenti "Dismaland", che fra tutte è quella che più mi ha incuriosito, ed immagino che anche a un giovane lettore farebbe il medesimo effetto.
Qui la mancanza di fotografie è particolarmente sentita, poiché, tra le opere citate, è quella che più necessita di essere guardata per essere compresa.
Tuttavia, io sono adulta e nulla mi vieta di cercare le immagini da me! Però ecco, per un bambino che legge e si approccia con interesse ed entusiasmo anche a letture come questa, vedere delle fotografie avrebbe suscitato un trasporto ed interesse maggiori.
Nonostante questo neo, non posso che complimentarmi con l'autrice e la casa editrice per l'idea e la sua realizzazione: un libro a misura di bambino che insegna, senza la supponenza tipica dei libri che si propongono lo stesso risultato.

Ringrazio la Ciliegio Edizioni per averci omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

lunedì 2 ottobre 2017

I love this cover... #16

Salve avventori!
Rieccoci con questa rubrica tutta dedicata alle copertine più belle, naturalmente secondo l'insindacabile giudizio mio e di Muriomu U_U
La cover di cui vi parlo oggi l'ho scovata per caso qualche settimana fa.
In realtà è la versione originale di un libro che ho già letto e recensito sul blog non molto tempo fa, ovvero "La galleria degli enigmi" di Laura Marx Fitzgerald.






Siamo a New York, nel 1928, e agli occhi di una dodicenne, l’abitazione di Mr. Sewell sembra quasi un castello delle fiabe, con tanto di principessa prigioniera nella torre. Sì, perché la moglie di Mr. Sewell, Rose, da anni vive reclusa in soffitta, dove nessuno può salire nemmeno per portarle i pasti, spediti nella sua camera con un montavivande. 
Gli altri domestici sostengono che sia pazza, ma Martha, a cui la fantasia non manca, comincia a pensare che dietro i quadri che la donna chiede continuamente di portare su e giù dalla sua galleria privata si celi un codice: e se la scelta dei dipinti non fosse casuale, bensì un ingegnoso metodo per trasmettere un messaggio di aiuto? 
Riuscirà Martha a risolvere il mistero che lega tra loro i dipinti e a portare alla luce la verità seppellita in soffitta insieme a Rose?




Quella italiana, che vedete qui a lato, mi è piaciuta sin dall'inizio, l'ho sempre trovata graziosamente vivace.
Tuttavia da quando ho visto la copertina originale, non posso negare che ho iniziato a preferirla per la sua innegabile eleganza.
La costruzione architettonica realizzata con sottili e decise linee bianche, i delicati dettagli dorati, ed i font prescelti, mi hanno letteralmente conquistata.
In realtà apprezzo entrambe le versioni per motivi diversi, ma la cover americana mi ha stregato al primo sguardo, in quanto essenziale ed immediata, eppure raffinata.
Che altro dire, se non che l'adoro?
Ora però voglio sapere cosa ne pensate voi.
Quale preferite? Originale o italiana? 

venerdì 29 settembre 2017

Recensione: "Una ragazza senza ricordi" di Frances Hardinge

Titolo: Una ragazza senza ricordi
Titolo originale: Cuckoo Song
Autore: Frances Hardinge
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 29 agosto 2017
Pagine: 444
Prezzo: 18,00 € 

Trama:
Triss ha un'unica certezza: da quando è caduta nel fiume Macaber nella sua vita tutto è cambiato. Era una notte buia, di cui non riesce a ricordare nulla. I minuti passati sott'acqua sembrano averla trasformata: Pen, la sorellina di nove anni, ha paura di lei, e continua a dire che in realtà Triss non è più Triss. Sembrano pensarla così anche i suoi genitori, che bisbigliano sottovoce dietro porte chiuse celando segreti e misteri.
E intanto Triss ha continuamente fame, una fame insaziabile e brutale che non riesce a placare, ritrovandosi in un corpo sempre più fragile e debole.
Triss sembra spegnersi col passare dei giorni, solo un pensiero riesce a mandarla avanti: cosa le è successo quella notte nel fiume?

Recensione:
Prima di parlarvi di questo libro e di ciò che mi ha regalato voglio darvi un consiglio, che vi invito a seguire.
Se volete intraprendere questa lettura (che assolutamente vi consiglio) non commettete l'errore di leggere prima la sinossi riportata sulla fascetta interna del romanzo. Ecco non fatelo assolutamente! Se volete avere un'idea di ciò che il libro racconta leggete la trama che ho riportato su questa recensione, in cui mi sono permessa di eliminare tutto ciò che il lettore dovrebbe scoprire solo e soltanto durante la lettura.
Questo è un libro in cui tutto gira attorno al mistero, al fascino del racconto, e all'ansia della scoperta, e se c'è una sinossi che (seppur velatamente) fa già intuire buona parte dell'intreccio, cosa resta al lettore?
E questa è una storia che merita di essere scoperta pagina dopo pagina, segreto dopo segreto.
Ed è nel mistero che ha inizio, quando, distesa nel suo letto, febbricitante, Triss riacquista conoscenza. Non sappiamo cosa le è accaduto, ma lo scopriamo presto, eppure i ricordi si affacciano ancora confusi nella mente della ragazza che, nonostante gli sforzi, non riesce a capacitarsi di come sia caduta nel fiume.
Perché è andata fin lì, come è caduta, e come è tornata a casa sono solo alcune delle numerose domande a cui non riesce a dare risposta. Un'altra è "perché Pen, la sua sorellina, sembra detestarla così tanto?"
Ogni ricordo mancante corrisponde ad un grande interrogativo e a ogni risposta non trovata sopraggiunge un'ondata di paura.
Triss non ricorda molte cose e tante stenta a riconoscerle, come il suo corpo che le manda segnali allarmanti, come la furiosa fame insaziabile che non le dà tregua, o le strane allucinazioni dalle quali sembra essere afflitta.
Sono questi campanelli di allarme che la spingeranno a cercare risposte, e le troverà. Risposte che sembrano andare contro ogni logica, crudeli e terribili, che probabilmente non avrebbe mai voluto sentire, ma che la porteranno anche verso la scoperta di se stessa.
"Una ragazza senza ricordi" è una storia ipnotica in cui orrore, inquietudine e bizzarria si mescolano dando vita ad un romanzo unico nel suo genere, che sa emozionare dalla prima all'ultima pagina, provocando nel lettore sentimenti vari e disparati.
Fantasia, suspense, e magia hanno sicuramente un ruolo fondamentale in queste pagine, ma in esse si parla anche di molto altro: dei rapporti umani, in specie delle turbolenze e delle incomprensioni che si trovano in quelli familiari, parla di cattive azioni, di pentimento e di perdono... soprattutto quello verso se stessi.

"Lo so, ti sei svegliata un giorno e hai scoperto che non potevi più essere la persona che ti ricordavi di essere, la ragazza che tutti si aspettavano che tu fossi. 
Semplicemente non eri più lei, e non potevi farci nulla. 
E così la tua famiglia ha deciso che eri un mostro e ti si è rivoltata contro. Credimi, io lo capisco. E lascia che ti dica, da mostro a mostro: il fatto che tutti ti dicano che sei un mostro non significa che lo sei davvero."

Un romanzo profondo, angosciante, inquietante e straziante. Ricco di dolore e di amore, quell'amore che non viene sempre dimostrato nella maniera giusta, e che può finire col sembrare qualcosa di molto diverso, addirittura di opposto. Ma c'è anche l'amore verso se stessi, quello che spinge a guardarsi con altri occhi, a capire che il mondo è fatto di sfumature, che non esiste solo il bianco e il nero, come non esiste solo il "buono" e il "cattivo".

Considerazioni:
Lo scorso gennaio, nel post "Un anno di libri" avevo messo tra i libri più originali letti nel 2016 "L'albero delle bugie", romanzo d'esordio di Frances Hardinge.
"Quest'anno di libri" non è ancora giunto al termine, ma so già con certezza che "Una ragazza senza ricordi" si aggiudicherà il medesimo titolo.
La bellezza che caratterizza "Una ragazza senza ricordi" è senza alcun dubbio l'originalità della storia. Lo svolgimento, gli avvenimenti, le mosse dei personaggi, non sono mai prevedibili. 
Leggendo i romanzi di Frances Hardinge si ha sempre la sensazione di assistere ad una partita a scacchi, non conoscendone meccanismi e regole. Non conosco il gioco, non so chi è in vantaggio né chi è più vicino alla vittoria, ma resto ad osservare, affascinata da ciò che accade davanti ai miei occhi, ansiosa di scoprire il verdetto.
Ma non volevo assolutamente spaventarvi con il paragone, vi assicuro che questo romanzo è molto più appassionante di una partita a scacchi XD
Inizio col dire che Frances Hardinge scrive davvero bene, potrei senza esagerare, definirla la Tim Burton della letteratura, perché con le parole sa ricreare le medesime sensazioni.
Il suo stile narrativo è originale e dettagliato, ricco di particolari e similitudini, il che aiuta tantissimo a immergersi nella storia rendendo l'atmosfera affascinante e suggestiva.
Lo svolgimento poi, come già detto, non è mai scontato o banale.
I personaggi sono disparati eppure ognuno ha dentro di sé un piccolo mondo, la sua storia comprensiva di sbagli e rimpianti che li ha resi ciò che sono.
Da Triss alla piccola Pen, dai loro genitori a Violet, al signor Grace fino al terribile Architetto, ognuno agisce e combatte per le proprie ragioni, per ciò che ritiene giusto.
Spesso sarà difficile comprenderli, altrettanto difficile sarà capirli e smettere di odiarli, eppure sarà impossibile anche dar loro completamente contro.
È il caso della piccola Pen, inizialmente l'ho detestata, non capivo proprio il perché di tanto astio nei confronti di sua sorella, tutto quel rancore e ciò che questo l'ha portata a fare (ancora non mi capacito come Triss e i genitori possano perdonarla) eppure, andando avanti, mi sono affezionata a lei, ho adorato il suo rapporto con Trista e, anche se non del tutto, l'ho capita.
Ho immaginato come doveva essere vestire i suoi panni, essere la figlia indesiderata, quella su cui ricadono tutte le colpe, quella ignorata per cui non vale la pena darsi pena.
Come spesso accade anche nella vita reale sono i genitori, in questo caso Piers e Celeste Crescent, i veri colpevoli dei comportamenti dei propri figli.
Ma anche qui, come si può, in tutta coscienza, giudicare l'operato di un genitore che non agisce in cattiva fede?
E poi ci sono Triss e Trista sue facce della stessa medaglia. Triss incatenata nei confini in cui i genitori l'hanno rinchiusa portandola a diventare una ragazzina, fragile, insicura e capricciosa. Trista quella stessa ragazzina che, sbarazzatasi dagli obblighi, è finalmente libera di diventare chi e come avrebbe sempre voluto essere.
Un libro appassionante da cui difficilmente ci si riesce a staccare, e che non si può leggere senza provare ad immedesimarsi in Trista e nella sua realtà in frantumi.
Leggere della sua piccola, disperata esistenza mi ha fatto venire in mente il racconto di fantascienza "L'impostore" di Philips K. Dick.
Il fardello di Trista e di Spence Olham, del resto, sono assai simili.
Leggere della loro situazione mi ha dato il medesimo senso di angoscia, due innocenti resi colpevoli dalle scelte altrui, due esistenze considerate prive di importanza solo perché non "programmate".
Fortunatamente per Trista il suo epilogo è stato diverso.

Ringrazio la Mondadori per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro