lunedì 13 settembre 2021

Recensione: “Un'estate con la Strega dell'Ovest” di Kaho Nashiki

Titolo: Un'estate con la Strega dell'Ovest
Autore: Kaho Nashiki
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 27 giugno 2019
Pagine: 141
Prezzo: 12,00 €


Trama:
Mai ha tredici anni e non vuole più andare a scuola. La madre, preoccupata, decide di mandarla a stare dalla nonna per un po’, in una bella casetta nella campagna giapponese sul limitare dei monti. La nonna è una signora inglese ormai vedova, arrivata in Giappone molti anni prima e rimasta lì per amore. Sia Mai che la madre si riferiscono a lei come la “Strega dell’Ovest”, ma nel momento in cui la nonna le rivela di possedere realmente dei poteri magici, Mai rimane incredula e diffidente.
Quando però le propone di affrontare il duro addestramento da strega, accetta senza esitazioni. Immerse nella natura incontaminata del Giappone più remoto, nonna e nipote passano insieme settimane meravigliose in raccoglimento, lontane dalla frenesia della vita di città, a lavorare nell’orto, raccogliere erbe selvatiche e cucinare, oltre a dedicarsi, naturalmente, a quelli che sono, secondo la nonna, i rudimenti di base per una giovane strega.

Recensione:
Non posso descrivere altrimenti questo libro se non come una carezza per il cuore e l’animo.
L’ho letto per la prima volta la scorsa estate e, come Mai, la piccola protagonista di questo libro, avevo da poco attraversato un periodo difficile. Leggerlo, la prima volta, è stato come se queste pagine fossero state scritte proprio per me, come se la Strega dell’Ovest, con i suoi insegnamenti e le sue perle di infinita saggezza si rivolgesse direttamente a me, dicendomi quello che avevo bisogno di sentire, nel momento esatto in cui avevo bisogno di sentirlo.
Questa rilettura - ora che ho lasciato la mia personale “nostalgia” (come la definisce Mai) alle spalle - è stata più leggera, ma non meno emozionante, e ancora una volta ho chiuso il libro, tra lacrime e singhiozzi.
Perché ci sono libri che non hanno bisogno di grandi trame, ambientazioni e centinaia di pagine e personaggi per entrarti dentro.

Qui ci sono solo una nonna e una nipote, la campagna giapponese, e tanta, infinita cura, amore e dedizione, per la vita, per la natura e per le persone a cui si vuole bene.
Ma soprattutto questo è il primo libro in cui mi imbatto che affronta il tema dei disturbi mentali - perché alla fine, anche se non viene mai detto apertamente è di questo che si tratta, e da cui Mai è affetta - con grande delicatezza e profondità.
In uno stile tutto giapponese, che dice senza dire, fatto di metafore, magia e spiritualismo, vengono affrontati i temi dell’ansia, degli attacchi di panico, della depressione e del bullismo.

Mai è troppo piccola per sapere cosa le stia succedendo e cosa siano quel mare tumultuoso di sensazioni agitate che le vorticano dentro e che non riesce a gestire.
I genitori non sembrano curarsene, prendono la situazione sottogamba, parlano di ipersensibilità, di carattere difficile, ma in poche parole non fanno altro che ignorare il problema.

“A Mai ogni tanto capitava di essere afflitta da una nostalgia struggente. 
Visto che lei veniva anche quando era a casa sua, forse era strano chiamarla “nostalgia”, ma per Mai non poteva essere altro. 
Si sentiva così triste che lei si stringeva il cuore. 
Non sapeva perché, da dove venisse, se le sarebbe venuta anche a casa della nonna, ma era comunque necessario fare i dovuti preparativi.”

“Quando riaprì gli occhi, la mamma in effetti, non c’era, e tutt’a un tratto si fece prendere dalla nostalgia. 
Dato che questa volta sapeva cosa l’avesse scatenata, era meglio rispetto a quando le capitava senza motivo preciso. Però aveva la medesima forza primordiale e dirompente, e provò un senso di solitudine e di dolore, come una stretta al cuore, come se stesse precipitando all'infinito dentro un ascensore.
Quando succedeva poteva solo aspettare che passasse.”

Così Mai arriva dalla nonna, per prendersi una pausa da tutto ciò che la fa stare male, dalle pressioni, dalle aspettative, dalle paure e dalla sua vecchie vita, per concedersi una vacanza in campagna.
In lei troverà finalmente qualcuno che si prenderà cura del suo stato emotivo, la sua personale psicoterapeuta, una confidente che la indirizzerà, non sulla giusta strada, ma sul giusto peso da dare alle cose e alle emozioni.

I racconti delle loro giornate, così libere, frizzanti e spensierate - troppo brevi ecco, forse questo è l’unico difetto che vi ho trovato - mi hanno fatto desiderare di essere con loro, ma in un certo senso con loro c’ero davvero, perché, come vi dicevo, ho sentito che i loro discorsi erano rivolti anche a me, e quindi erano anche per me.

Ho amato il rapporto che Mai e sua nonna creano giorno per giorno, e ogni insegnamento, ogni azione e parola mai lasciata al caso.
La Strega dell’Ovest sembra sapere sempre di cosa sua nipote abbia bisogno, che sia una parola al momento giusto, una passeggiata fra i boschi o un lavoro da sbrigare per tenere lontani i cattivi pensieri... del resto è una strega.

A dare poi fascino alla storia la natura e il suo grande potere ristorativo e curativo, fonte inesauribile di stupore e bellezza, che regala piccoli miracoli e magie.

Io al contrario di Mai non ho avuto la fortuna di avere una casetta in campagna dove rifugiarmi, sono sicura che mi avrebbe giovato e ne avrei tratto grande beneficio, la natura in questi casi sa sempre come aiutare, però ho avuto la grande fortuna di avere una mia Strega.
Little Pigo grazie per essere stata la mia personale strega dell’Ovest.
Il mio addestramento l’ho portato avanti solo grazie a te ❤️

Curiosità:
L’autrice ha pubblicato per la prima volta questo libro nel 1994 e, a distanza di circa venticinque anni, ha voluto ripubblicare il suo lavoro, con l’aggiunta di tre brevi racconti che definiscono i contorni e aggiungono sfumature ai caratteri dei personaggi, aiutandoci a comprenderne meglio l’emotività, e la sensibilità.

Nel primo racconto “La storia di Blackie”, è la mamma di Mai la narratrice. In una sera come tante condivide con sua figlia, e con noi, una storia che ha come protagonista Blackie, l’amato cagnolone che è cresciuto con lei, e a cui ha dovuto dire addio quando Mai era ancora piccolina.
Una storia molto commovente e dolce, che riempie il cuore di tenerezza e speranza.

Nel secondo racconto “Un pomeriggio d’inverno” la narratrice è una Mai adulta che torna con la memoria ad un inverno che ha trascorso a casa della nonna.
Un racconto che ci fa entrare nella loro intimità e ci regala un altro prezioso dialogo tra nonna e nipote, un altro grande insegnamento, e ci fa comprendere meglio quali siano le fragilità che hanno caratterizzato la Mai bambina e che accompagneranno la Mai adulta.
E di queste pagine, di questi momenti di confidenza tra le due, non mi stancherei mai.

Infine nel racconto “I rametti nel fornello” è la Strega dell’Ovest che ci parla. 
Siamo con lei, in una giornata d’inizio inverno. Seguiamo i suoi piccoli gesti, la sua routine quotidiana. L’estate in cui Mai è stata con lei è passata, e la bambina andando via ha lasciato un grande vuoto che si fa sentire.
Un monologo in cui si sente tutta la malinconia dei tempi felici, la pesantezza della solitudine, il bagaglio delle gioie e delle sofferenze di una vita.

Tre frammenti di vita.
Tre piccoli doni che Kaho Nashiki ci ha fatto, rendendoci partecipi di questi momenti. Come se ci avesse permesso, ancora una volta e per pochi istanti, di guardare nel buco della serratura e scoprire eventi inediti, importanti, ma allo stesso tempo trascurabili. Eppure li considero tesori di cui non ne avrei mai abbastanza ❤️

Ringrazio Feltrinelli editore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


mercoledì 8 settembre 2021

Recensione: “Gli incantevoli giorni di Shirley” di Elisabetta Gnone

Titolo: Gli incantevoli giorni di Shirley
Autore: Elisabetta Gnone
Illustrazioni: Alessia Martusciello, Claudio Prati, Roberta Tedeschi
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 2017
Pagine: 261
Prezzo: 14,90 €


Trama:
A Fairy Oak è finalmente giunta la primavera. L'aria profuma di narcisi, di giornate lunghe e di giochi. Ma anche di pioggia. E infatti piove, diluvia, grandina perfino! Per lunghi, interminabili giorni. Menomale che c'è Shirley Poppy a sollevare gli animi dei giovani del villaggio, con un nuovo, intricato mistero. Nascosto nel laboratorio di sua zia, infatti, la giovane e potentissima strega, ha trovato un ricettario molto, molto strano. Non a uova e farina si fa cenno nelle antiche pagine sgualcite, ma a spade di sale, a pezzi di cielo, a cuori di pietra e a un segreto, il Segreto del Bosco.
Decisa a scoprire di cosa si tratta, Shirley coinvolge le gemelle Vaniglia e Pervinca e tutta la Banda del Capitano in una serie di mirabolanti avventure.

Recensione:
Il secondo mistero di Fairy Oak era quello che aspettavo di leggere con maggiore trepidazione.
Dovete sapere, e se avete letto le mie recensioni degli altri capitoli della saga lo sapete già, che Shirley Poppy è uno dei miei personaggi preferiti: così misteriosa, così solitaria, così introversa e così potente.
La streghetta, dai capelli ricci e rossi e gli occhi neri, mi ha conquistata nonostante la Gnone la releghi sempre al ruolo di comparsa.
Ma un personaggio così merita più spazio, immaginate dunque la mia felicità e curiosità nell'iniziare un libro in cui finalmente sarebbe stata lei la grande protagonista!
Gli incantevoli giorni dì Shirley! Dunque, senza dubbio, Shirley ci sarebbe stata e tutto ciò che avrei letto sarebbe stato niente meno che incantevole.

Ora non so sia stato per le mie grandi aspettative, ma questo è stato probabilmente il libro della saga che fin ora mi è piaciuto meno, quello dal quale mi aspettavo molto di più.
Innanzitutto - e mai mi sarei aspettata di ribadirlo anche in questo libro, che porta il suo nome nel titolo - mi aspettavo più Shirley!!!
Ancora una volta la ragazzina appare di rado e quasi sempre da sola, viene poco coinvolta nelle avventure della banda del Capitano e sembra sempre essere un po’ in disparte, mai totalmente inserita nel gruppo.

Di incantevole poi, nell'avventura che vedrà i ragazzini coinvolti, c’è ben poco, ma soprattutto quello che mi è mancato sono stati il contesto e il fatto che l’autrice non ci abbia dato modo di vivere le emozioni e le ansie della piccola Poppy in prima persona.

Shirley trova per caso (non sappiamo come e quando) un misterioso ricettario e si impunta (non sappiamo perché) su una particolare ricetta in cui non vengono contemplati normali ingredienti da cucina, ma oggetti bislacchi da scovare, quasi sia una caccia al tesoro celata da una misteriosa filastrocca incompleta.
La streghetta crede (e ancora una volta non ce ne viene rivelato il motivo) che l’enigma sia qualcosa di molto importante per lei, e vuole fare di tutto per arrivare a capo di quel misterioso rebus di parole.

Ora, se io da lettrice avevo ben capito, e sin da subito, quali risposte cercasse la bimba in quella filastrocca, ciò che mi è davvero mancato è stato conoscere i perché di queste sue convinzioni, e vivere con lei quelle grandi emozioni: dalla speranza nutrita durante la ricerca, alla paura di non trovare gli ingredienti in tempo, al timore di una delusione nello scoprire una realtà diversa da quella immaginata, alla straordinaria felicità della rivelazione.

Ancora adesso mi pare incredibile non aver potuto assistere al segreto del bosco.
Aver fatto - come tutta la banda del Capitano - tutto quell'enorme lavoro per arrivare a capo degli ingredienti misteriosi, e non aver potuto assistere al prodigio.

Ok, probabilmente questo segreto è giusto che resti chiuso al sicuro nel cuore della sua piccola proprietaria, però mi è davvero dispiaciuto che non ci sia stato rivelato molto di più del passato della signora Poppy e di come abbia dovuto dire addio alla sua piccolina 💔


Ringrazio Salani per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

martedì 7 settembre 2021

Review Party - Recensione in anteprima: "Scholomance. Lezioni pericolose" di Naomi Novik

Titolo: Scholomance. Lezioni pericolose
Autore: Naomi Novik
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 7 settembre 2021
Pagine: 264
Prezzo: 19,00 €
Trama:
La Scholomance è una scuola di magia diversa da tutte le altre. Qui non esistono insegnanti né vacanze, e non è possibile riuscire a stringere amicizie disinteressate perché gli unici legami che si possono costruire sono strategici. Soprattutto, è una scuola dove il fallimento è sinonimo di morte certa, sul serio!
Le regole, alla Scholomance, sono drammaticamente semplici: non devi mai aggirarti da solo per i corridoi della scuola. E devi prestare continua attenzione ai mangia-anime, pericolose creature mostruose che si annidano ovunque. Sopravvivere è più importante di qualsiasi voto. Una volta entrato nella scuola, infatti, hai solo due modi per uscirne: diplomarti o morire.
Ma l’ingresso alla Scholomance di una nuova studentessa, Galadriel “El” Higgins, è destinato a cambiare le carte in tavola e a portare alla luce alcuni segreti dell’istituto. 
Riuscirà la ragazza a rompere i fragili equilibri che tengono a galla quel posto, e allo stesso tempo fare in modo di uscirne viva?

Recensione:
Naomi Novik, ha attinto direttamente all'antico ed affascinante folklore, per dar vita ad un mondo in cui è il pericolo il vero protagonista.
Ebbene sì perché, per chi non lo sapesse, la Scholomance era una leggendaria scuola di magia nera, ipoteticamente sorta in Romania, e più probabilmente nella regione della Transilvania, i cui studenti, i cosiddetti "solomonari", erano chiamati ad evocare incantesimi proibiti, oltre che ad addestrare bestie feroci, fino a riuscire, per mezzo di un drago volante, a controllare gli eventi atmosferici.
Beh, in questo libro non ci sono draghi sputafuoco, ma in compenso c'è ben altro: creature di ogni genere e forma che tentano, in ogni modo, di farti fuori, ed in alcuni casi anche di divorarti per intero.
Ogni giorno i fortunatissimi studenti devono: alzarsi, andare di corsa in mensa - la doccia si fa solo in rare occasioni, unicamente quando c'è qualcuno a farti da guardia - e controllare che il cibo non sia avvelenato o disseminato di esseri minacciosi, esaminare tavole e sedie, scegliere un posto abbastanza lontano dalle porte, andare a lezione, imparare in tutta fretta le magie e le lingue richieste, fare i test del caso, riparare porte e oggetti vari, stringere alleanze, accumulare energia - il mana - e riempire cristalli protettivi, evocare incantesimi di protezione, diffidare degli altri, ecc.
Dunque in poche parole: stare sempre in allerta.
A raccontarci questa stravagante quotidianità è Galadriel, detta El, al suo penultimo anno alla Scholomance.
Il suo obiettivo principale, oltre a non morire ovviamente, è cercare qualche alleato, in modo da avere più possibilità di arrivare viva al diploma.
Improvvisamente però è proprio uno degli esponenti di una delle cerchie più ambite, lo spericolato Orion Lake, ad interessarsi a lei.
Tra i due nasce un rapporto conflittuale, fatto di continui battibecchi, salvataggi, critiche pungenti e frasi più o meno scherzose.
Il ragazzo sembra avere come passatempo preferito quello di salvare i suoi compagni dai nefasti in agguato, non sa però che El è tutto tranne che una damigella in pericolo.
In lei alberga un'inclinazione distruttiva che, se alimentata, potrebbe portare all'annientamento non solo di tutta la scuola, ma anche di parte dell'umanità.
Ragion per cui la protagonista, oltre a combattere tutte quelle terribili creature, deve affrontare una battaglia ben più importante, quella con se stessa.
Non voglio dirvi di più sulla trama, preferisco focalizzarmi più sul potenziale di questa storia, purtroppo secondo me non sfruttato a dovere.
La leggenda della Scholomance, come avrete intuito, è senza dubbio affascinante, e l'idea di approfondirla ed indagarla a fondo, era ed è una mossa vincente.
Il disseminare la scuola delle minacce più disparate, creare incantesimi fantasiosi nelle lingue più diverse, sfruttare il meccanismo delle cerchie e della popolarità proprio come nei normali college, denota sicuramente molta fantasia, ma c'è un però, anzi più di uno.
Iniziamo da quello più importante: la protagonista.
Come ci si può appassionare ad una storia, se il personaggio principale è sprezzante e altezzoso come pochi?
Galadriel non suscita alcuna simpatia nei lettori. I suoi comportamenti sono il più delle volte sconsiderati e impulsivi, animati da giudizi affrettati e stupide convinzioni. 
Ha sempre il dito puntato contro tutti, tratta in modo meschino anche chi è gentile con lei, crede di essere sempre nel giusto, e che nessuno abbia sofferto quanto lei.
E se fosse solo questo ok, non sarebbe il primo protagonista detestabile, il problema è che il suo atteggiamento non la rende neppure coerente e credibile.
Se infatti da una parte non fa che vantarsi (con noi lettori) delle sue abilità e del suo sconfinato potere, dall'altra continua a dire che sarebbe un miracolo per lei riuscire a superare il diploma indenne. 
Se da una parte giudica senza mezzi termini quelli delle cerchie, dall'altra si lamenta dei pregiudizi che loro hanno nei suoi confronti.
Se in certi momenti non fa che blaterare di quanto sarebbe vantaggioso per lei creare un'alleanza, allo stesso tempo rifiuta con sdegno ogni occasione che le si presenta davanti.
Potrei fare ancora tanti altri esempi, ma mi fermo qui.
Altra cosa che non mi ha convinto per niente è il rapporto tra lei e Orion Lake: lui la tratta con i guanti, la protegge e la difende a spada tratta, mentre la simpaticissima El non perde occasione per maltrattarlo e deriderlo, anche pubblicamente.
Immagino che l'obiettivo dell'autrice fosse quello di farci tifare per questa coppia, apparentemente così male assortita, ma per me non è stato affatto così. Più andavo avanti, più trovavo irritanti i loro siparietti senza senso.
Altra cosa che non ho apprezzato è il modo in cui è stata resa tutta la narrazione, focalizzata costantemente su dettagli di poco conto, al punto da rendere la lettura eccessivamente pesante, e ben poco su quello che sarebbe risultato più apprezzabile.
Ad esempio, per quanto abbia detestato El, ho compreso però il suo sentirsi diversa ed incompresa, e le spiacevoli disavventure vissute da bambina, come anche il suo dissidio interiore nel dover soffocare la sua vera natura.
Eppure di questi aneddoti, che ci avrebbero permesso di provare un minimo di empatia per lei, ce ne vengono narrati davvero pochi, a discapito di tanti altri resoconti su minuzie, tipo il miglior modo per saldare il metallo.
In generale l'idea di base era buona, ma il risultato non è dei migliori.
La narrazione non è avvincente, anche perché non si teme mai davvero per la sopravvivenza dei personaggi principali. Le descrizioni, per quanto io le abbia sempre amate, qui risultano invece prolisse e spesso fuori luogo.
Per i personaggi ho già detto, quindi cosa c'è da salvare?
Non molto, ma una cosa c'è: un bell'esempio di solidarietà femminile che prende quota negli ultimi capitoli.
L'alleanza, o potremmo dire anche l'amicizia, tra Galadriel, Liu e Aadhya è stata una delle poche cose che davvero ho apprezzato. Con le due ragazze, la scontrosa El tira fuori un lato dolce e generoso che non appare mai, se non con loro.
In definitiva un libro che mi ha lasciato con l'amaro in bocca, e che non vedevo l'ora di terminare.
Sono curiosa di sapere cosa succederà nel seguito? Nonostante tutto, un pochino di curiosità c'è.
Se potessi averlo tra le mani adesso, lo leggerei? Chiaro che no.

Considerazioni:
Non mi imbattevo in un libro così noioso da anni! In teoria sarebbero poco più di duecento pagine, eppure non mi sono sembrate meno di seicento. Più andavo avanti, più sembrava non finire.
Anche perché quanto può risultare gradevole la lettura, se non hai né una trama appassionante, né un personaggio per cui provi empatia?
La cosa assurda è che Galadriel sul sito ufficiale viene definita "un’eroina così atipica e ricca di sfumature che vivrà a lungo nei vostri cuori e nelle vostre menti"!
Ma dove?
Dove sono le sue sfumature? Dov'è atipica? Ma soprattutto in quali cuori e menti dovrebbe vivere a lungo?
Una che si finge umile, ma poi non fa altro che dire "ho fatto questo e mi è venuto perfettamente, ho provato a realizzare quest'altro e non sarebbe potuto uscire meglio di così, ho imparato questa lingua difficilissima in meno di un'ora, come sono stata brava, un urrà per me"
Ok, un urrà per me l'ho aggiunto io, ma il resto c'è davvero, per la serie "chi si loda, si imbroda".
Una che tratta tutti come fossero spazzatura, e che crede di avere la verità in tasca. Che odia che gli altri non la considerino, ma che non fa altro che sputare sentenze su persone che neanche conosce.
Anche perché, altro punto importante, com'è banale scegliere come protagonista non una studentessa come tante che deve barcamenarsi in quel putiferio, ma la più speciale, quella con il dono, con poteri distruttivi mai visti prima.
Quindi dove sarebbe l'originalità tanto decantata? 
Di certo non nella coppia che si viene a creare tra lei e Orion Lake, altra cosa vista e rivista.
L'uomo che riempie la donna di attenzione, lei che fugge e lo disdegna, fino a che non inizia ad apprezzarlo.
Fan di "Orgoglio e pregiudizio" vi ricorda qualcosa?
Che poi in una situazione reale tutti direbbero "ma che ci trova in quella lì", allora Naomi Novik, non sapendo neppure lei come giustificare questo intreccio, se ne esce con "El non lo lusinga, è l'unica a trattarlo come una persona normale, ecco perché Orion la apprezza".
Un attimo, tra non lusingare una persona e insultarla pesantemente tutti i giorni ce ne passa.
Quindi no, questa spiegazione fa acqua da tutte le parti.
Insomma non voglio neanche dilungarmi oltre, tanto il punto credo sia chiaro.
Una storia che non brilla per originalità, né per altro.
Una buona idea di base, ma nulla di più, come una ricetta realizzata con ingredienti di qualità, ma da un cuoco improvvisato che si barcamena come meglio può.
Mi auguro di ricredermi con il libro successivo, ma al momento ho poche speranze.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro


Ci tengo ad informarvi che, passando dalle colleghe blogger che partecipano al review party, potrete leggere anche le loro recensioni.






giovedì 2 settembre 2021

Recensione: "Profumo di cioccolato" di Kathryn Littlewood

Titolo: Profumo di cioccolato
Titolo originale: Bliss
Autore: Kathryn Littlewood
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: aprile 2012
Pagine: 257
Prezzo: 8,50 € 

Trama:
I genitori di Rose hanno una pasticceria, la Bliss Bakery. E i loro sono dolci magici, nel vero senso della parola! I genitori di Rose hanno anche un segreto: è il Magiricettario, un antico volume che raccoglie ricette magiche, come i Ciococroissant della Felicità e la Torta Tornaindietro alle more...
Il giorno in cui i signori Bliss si assentano si presenta alla porta una misteriosa "zia" Lily: alta, bella, vestita di viola, e in più cucina spettacolari piatti esotici. Rose e i suoi fratelli non ricordano di averla mai conosciuta, ma pensano che sarebbe carino offrirle qualcosa di magico.
La magia, però, va maneggiata con cura, perché potrebbe essere esplosiva. E quando in città tutti si innamorano di tutti e la gente comincia a scambiarsi verità che era meglio non condividere, toccherà a Rose rimediare!

Recensione:
Inizio a parlare di questo libro premettendo che amo i libri per ragazzi, adoro i dolci (soprattutto quelli che contengono al loro interno grandi percentuali di cioccolata), e sono molto sensibile alle belle copertine.
Per tutti questi motivi non potevo resistere alla tentazione di leggere "Profumo di cioccolato", il primo volume della Bliss Bakery Trilogy.
La copertina, come dicevo, si mangia con gli occhi: una deliziosa pasticceria, che sotto la sovraccoperta cela una golosa barretta di cioccolato mezza scartata.
Invitante, come invitante appare la storia: una commedia ricca di disavventure, ambientata tra torte, biscotti, creme e pasticcini, più un bel pizzico di magia...
Esatto, perché quella dei Bliss non è una famiglia come le altre, e soprattutto non è come le altre la loro pasticceria, la Bliss Bakery, che i genitori Albert e Purdy gestiscono da anni, con l'aiuto, non sempre costante e volontario, dei quattro figli.
Il maggiore dei fratelli Bliss, Ty, è un bel ragazzotto di quindici anni, sportivo, e scansafatiche, che come il suo fratellino minore, il simpatico Sage di nove anni, cerca ogni scusa pur di evitare di dare una mano in pasticceria.
La piccola Leigh ha solo tre anni e aiuta come può, ovvero assaggiando i dolci e tutti gli impasti delle preparazioni.
E poi c'è lei, Rose, di dodici anni, che è forse l'unica che ha davvero ereditato la passione per l'attività di famiglia.
Fare dolci è ciò che ama, e lo è ancora di più da quando ha capito che le ricette delle loro torte, delle crostate, dei cupcake e dei pasticcini, non sono propriamente convenzionali.

“Fu nell’estate in cui compì dieci anni che Rosemary Bliss vide sua madre versare un fulmine nell’impasto per una torta e capì – al di là di ogni possibile dubbio – che i suoi genitori, titolari della Bliss Bakery, la pasticceria di famiglia, praticavano la magia ”

Tutte le ricette utilizzare da sua madre e suo padre provengono da un libro particolare, tramandato in famiglia da varie generazioni: il Magiricettario.
Rose non sogna altro che il momento in cui i genitori si fideranno abbastanza di lei da lasciarle utilizzare quel libro magico.
È questo che desidera più al mondo, diventare una maga pasticciera e che i genitori siano fieri di lei.

L'occasione di dimostrare finalmente il suo valore bussa alla porta sotto forma della signora Janice Martell, sindaco della città vicina. La donna, disperata per un violento caso di influenza che ha colpito gran parte dei suoi cittadini, dichiara di aver assolutamente bisogno dell'intervento dei dolci Bliss, che ha sentito essere davvero portentosi in questi casi.
Così, seppur controvoglia, Albert e Purdy si vedono costretti a lasciare la pasticceria nelle mani dei quattro figlioletti, non senza aver prima messo sottochiave il Magiricettario ed essersi raccomandati di non toccarlo se non in caso d'incendio.
Ma poco dopo che i genitori sono andati via, alla porta di casa Bliss appare una donna sconosciuta e affascinante, che si presenta ai quattro ragazzi dichiarando di essere la loro zia Lily, e di essere a sua volta una pasticciera.
A differenza dei due maschietti, subito entusiasti di dover ospitare una zia tanto bella, ma soprattutto di non aver più sulle loro spalle la totale responsabilità della pasticceria, Rose si dimostra più scettica alle parole della donna. Le crede, ma qualcosa in lei la fa pensare di non potersi fidare del tutto.
Tuttavia, alla fine conviene sul fatto che avere una mano in più non potrà che essere d'aiuto.
Con il passare dei giorni zia Lily dimostra di sapere effettivamente il fatto suo, la sua dolcezza, l'allegria, e i suoi piatti esotici conquistano tutti, anche Rose che si apre totalmente a lei. Solo zia Lily, infatti, sembra comprendere le sue insicurezze e il bisogno di sentirsi apprezzata.
I fratelli Bliss, invece non mancano di combinare pasticci, e la stessa Rose, travolta dal desiderio di dimostrare agli altri, ma soprattutto a se stessa, di saper utilizzare il Magiricettario, farà in più occasioni il proverbiale "passo più lungo della gamba".

A pagarne le spese sarà tutta la cittadina di Calamity Falls (nome non poteva essere più provvidenziale), e i suoi cittadini che diventano vittime inconsapevoli degli esperimenti di cucina dei fratelli Bliss.
Così, pasticcini dell'amore faranno sbocciare amori improbabili e folli, biscotti della verità metteranno a repentaglio amicizie decennali, e torte misteriose faranno camminare tutti all'indietro...
Una catastrofe dopo l'altra a cui, fortunatamente anche grazie all'aiuto di zia Lily, riusciranno a rimediare.
Ma, nonostante la donna sembri spinta solo da buone intenzioni, le sue mire, puntano evidentemente a qualcos'altro...

Nulla a cui il lettore (a differenza di quei boccaloni dei fratelli a Bliss) non abbia pensato dalla sua primissima apparizione XD
Ma ahimè i quattro ragazzi aspetteranno di avere la verità sbattuta dritta dritta in faccia prima di capire con chi hanno a che fare.

Un libro rivolto ad un pubblico di giovanissimi, dal quale però, date le ottime premesse iniziali di cui vi avevo parlato, mi aspettavo molto di più. O meglio mi aspettavo mi piacesse molto di più.
Innanzitutto mi immaginavo (e desideravo) una storia più golosa, che mi facesse venire l'acquolina in bocca un po' come - ad esempio - me l'ha fatta venire leggere "Chocolat" di a Joanne Harris.
Pensavo che avrei letto questo libro desiderando di mangiare tutto quanto, e suggestionandomi al punto tale da sentire il profumo del cioccolato (come dice lo stesso titolo), invece questo non è accaduto.
E non è successo soprattutto perché le ricette contengono ingredienti magici talmente ripugnanti e bizzarri, da far perdere qualsiasi appetito XD
Insomma, questo è proprio uno di quei casi in cui il contenitore è più bello del contenuto.

Però nonostante questo - e nonostante i protagonisti un po' troppo sciocchi (quella che fa specie è soprattutto Rose, che da essere l'eroina dichiarata della storia, appare invece come l'antagonista di se stessa) - la storia è carina e divertente, leggera e dolce, ricca di incantesimi e magia, ma anche di quei sentimenti profondi che albergano nei cuori di tutti, anche dei più piccini: le insicurezze, le gelosie, il non sentirsi mai adeguati o all'altezza.
Purtroppo quegli stessi sentimenti vengono trattati - per assecondare la leggerezza stessa del libro - in modo troppo superficiale, soprattutto se si pensa ad un pubblico più adulto.
Ma resta una storia carina, narrata e scritta nel modo giusto per la fascia d'età a cui è rivolta. Comunque un buon inizio per il primo capitolo di una saga, che termina lasciando nel lettore (anche in me che non sono più una bambina da un pezzo) la curiosità di sapere come evolverà la vicenda. E alla curiosità non si scappa! Io devo scoprirlo, e lo farò presto ^_^

Considerazioni:
Se non hai letto il libro e hai intenzione di farlo fermati qui!
Come dicevo poc'anzi, quella dei ragazzi Bliss è una storia perfetta per il pubblico alla quale è rivolta. Carina, divertente, dolce, dove anche alcuni tasti importanti che riguardano i sentimenti vengono sfiorati, ecco sfiorati, ma non pigiati del tutto.
E secondo me questo è in generale un errore che in molti libri per ragazzi viene commesso, e non ne capisco sinceramente il motivo, credo fortemente che un libro leggero debba, quando serve, essere anche profondo. Perché toccare alcune tematiche se poi si ha l'intenzione di liquidarle con superficialità?

I ragazzini come sono in grado di provare sentimenti forti (paura, rabbia, inadeguatezza, desiderio di avere una famiglia diversa, ecc) sono in grado (anzi lo meritano) di leggere libri che trattino quelle emozioni nella maniera adeguata.
A cosa mi riferisco? Ovviamente allo stato d'animo che caratterizza la protagonista di questo libro: Rose.
Rose si sente in un certo senso la pecora nera della famiglia, non perché venga trattata male dai genitori, anzi, ma il suo è più un senso di inadeguatezza personale. 
Non si sente bella come suo fratello Ty, non è adorabile come la sorellina Leigh, non è simpatica come il fratellino Sage, e non è brava in pasticceria come i genitori. 
Qual è dunque la sua qualità? Qual è la sua dote? 

Da qui il desiderio di dimostrare a tutti i costi di valere qualcosa, di essere brava, di far vedere ai genitori che possono fidarsi di lei.
Perciò, l'occasione di gestire da sola la pasticceria, la prende con un grande entusiasmo. Finalmente potrà mostrarsi come la ragazzina responsabile che ritiene di essere. Una persona sulla quale i genitori possano sempre fare affidamento.
Però alla prova dei fatti tutti i ragazzi Bliss, ma soprattutto Rose, falliscono miseramente.
Infatti, mentre i maschi si dimostrano solo creduloni e tremendamente ingenui, Rose commette l'errore più grave. La ragazzina infatti, pur avendo promesso di non farlo, cede alla curiosità e utilizza il Magiricettario.
Da questa decisione verranno poi a scatenarsi tutti i guai che vedono i fratelli Bliss protagonisti in queste pagine.

Ma Rose è pur sempre una bambina, ci sta che commetta qualche marachella dettata dalla curiosità, non è questo il suo errore più grave, quello lo commette quando, pur non fidandosi mai pienamente della zia Lily, la mette al corrente del segreto di famiglia, l'oggetto che aveva promesso solennemente di difendere, venendo meno non solo alla parola data, ma alla sua stessa intenzione di dimostrarsi responsabile.
Ancora più sciocca e sconsiderata si dimostra poi, quando alla proposta della zia di lasciare la sua famiglia, e scappare con lei, risponde affermativamente, se non poi cambiare idea un secondo prima di ingerire il biscotto magico che l'avrebbe cancellata da tutti i ricordi dei suoi cari.

Ecco, per quanto mi riguarda, il fatto che sia passata da voler essere apprezzata dalla sua famiglia a prendere, anche solo in considerazione, l'idea di essere dimenticata e cancellata dalla loro vita, per fuggire con una sconosciuta (neanche troppo affidabile), l'ho trovata folle, insensata e incoerente con la storia stessa.
Ancora più folle e insensata ho trovato la reazione dei genitori nel sentire tutto ciò che i loro pargoli sono stati in grado di combinare in soli pochi giorni. In specie i complimenti fatti alla figlia - che, a conti fatti, non poteva dimostrarsi meno matura di come si è mostrata - mi hanno lasciata perplessa.
Dunque come ha superato Rose le sue insicurezze al momento che ha fallito in tutto ciò che si era preposta?
Come avrebbe dato prova ai genitori e a se stessa di essere brava, responsabile e capace?
Sì, i genitori le fanno capire che la amano per quello che è, e a prescindere da ciò che fa, ma dopo tutto quello che ha combinato qualsiasi genitore reale, una lezioncina gliela darebbe!
Ma invece nulla. Invece di ramanzine e punizioni qui si preparano colazioni.

Lo ripeto spesso, però credo davvero che una storia, per quanto fantastica possa essere, sia sempre più bella quando racconta i sentimenti e le reazioni nel modo più reale e realistico possibile. Perché anche una storia magica per ragazzini, può essere una storia vera e profonda con qualcosa da insegnare. Harry Potter lo insegna!

il mio voto per questo libro


mercoledì 1 settembre 2021

Review Party - Recensione: "Città di spettri" di Victoria Schwab

Salve avventori!
Oggi sono contentissima di partecipare con questa recensione  al Review Party del capitolo iniziale  della trilkogia di Victoria Schwab, con protagonista Cassidy Blake.
Di seguito troverete la mia opinione del primo capitolo della trilogia, ovvero "Città di spettri", per conoscere invece quella delle mie colleghe, vi invito a seguire i blog di tutte le partecipanti al Review Party. Trovate gli altri appuntamenti a fine post.



Titolo: Città di spettri
Titolo originale: City of Ghosts
Autore: Victoria Schwab
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 31 agosto 2021
Pagine: 320
Prezzo: 15,00 € 


Trama:
Da quando Cass è quasi annegata è in grado di attraversare il Velo che separa i vivi dai morti e accedere al mondo degli spiriti. Persino il suo migliore amico è un fantasma.
Insomma, la faccenda è già piuttosto strana. Ma sta per farsi ancora più strana.
Quando i suoi genitori vengono ingaggiati per girare un programma televisivo dedicato alle città infestate, tutta la famiglia si trasferisce a Edimburgo, in Scozia.
Qui i cimiteri, i castelli e i vicoli sotterranei pullulano di fantasmi irrequieti.
E quando Cass incontra un’altra ragazza che condivide il suo stesso “dono”, si accorge di avere ancora molto da imparare sul Velo, e su se stessa...

Recensione:
"Guarda e ascolta
Osserva e capisci
Questo è ciò che sei."

E Cassidy Blake cos’è?
Non lo sa più dal giorno dell’incidente, non con esattezza.
Un piede nell'inverno e uno nella primavera.
Uno nella vita e uno nella morte.
Da quando è quasi annegata, nel fiume ghiacciato in cui è precipitata con la bici, la sua vita è cambiata, e non come cambierebbe la vita di chiunque si trovasse ad un passo dalla morte, ma nel vero senso della parola.
Cass ora vede il mondo in modo diverso, i suoi sensi si sono forse affinati, fatto sta che adesso riesce a percepire ciò che all'occhio umano è nascosto.
Una realtà parallela che si muove nello stesso spazio, ma in un’altra dimensione, oltre un velo che lei sola riesce ad attraversare.
E oltre quel velo ci sono gli spiriti che richiedono famelicamente la sua attenzione, la attraggono e la richiamano inconsapevolmente.
Spettri in eterna attesa, ma in attesa di cosa, Cass ancora non lo sa.
Sa però che non può resistere a quel richiamo, a quel taptaptap che le suona nelle orecchie, le bussa sulla spalla e la spinge ad attraversare il velo, accompagnata dalla sua inseparabile macchina fotografica e da Jacob, il suo migliore amico che solo lei è in grado di vedere.
Esatto, un altro fantasma!
È stato Jacob a salvarla dalle grinfie del fiume gelato.
Grazie a lui, lei è tornata alla vita, e da allora i loro destini sono intrecciati, indivisibili dentro e fuori dal velo.

Così, da essere un’adolescente qualunque appassionata di Harry Potter e fumetti, improvvisamente Cassidy si ritrova ad essere sopravvissuta alla morte, con un amico fantasma che la segue quasi ovunque, e un potere di cui ancora non sa esattamente cosa farsene.

In questo primo capitolo di questa appassionante trilogia scritta da Victoria Schwab e dedicata al mondo degli spettri, Cass inizia a comprendere che il suo dono ha uno scopo ben preciso, e a capire come utilizzarlo.

Come una guida turistica, in compagnia della sua Cass, la Schwab ci porta alla scoperta di una Edimburgo incantata, misteriosa e spettrale, con i suoi castelli, le segrete, le prigioni, i cimiteri infestati, le storie e le leggende.
Se il “potere” della sua protagonista non è certo tra i più originali (cosa volete possa fare una persona che “vede la gente morta” [cit.] se non aiutarla a passare oltre), il modo in cui ci viene racconta la sua avventura è davvero molto carino.
Ho trovato originale l’espediente del viaggio, il fatto che entrambi i genitori lavorino nel paranormale, e la “scusa” del documentario girato tra le città più infestate del mondo, per portarci in giro con sé.

Il soggiorno ad Edimburgo è stato ricco di cultura, storie di infestazioni, misteriosi intrighi, inquietanti superstizioni, azione e pericoli mortali.
Un itinerario tutto fuorché noioso.

Il risultato ottenuto è che adesso sono molto curiosa di conoscere quale sarà la prossima destinazione del nostro viaggio e, ovviamente, voglio scoprire cosa succederà ancora a Cass e Jacob.
In quali disavventure li troveremo ancora coinvolti? Quali nuovi pericoli dovranno affrontare? E, soprattutto, riusciremo a scoprire qualcosa di più sulla figura di Jacob?
Il fantasma, infatti, è il personaggio più enigmatico del libro, ancora non conosciamo quasi niente di lui, e la stessa Cass - pur considerandolo il suo miglior amico - non sa molto di più.
Lui quando e come è morto? Come mai è riuscito a salvarla? Perché si trovava fuori dal velo?
Insomma molti interrogativi attendono risposta... non ci resta che attendere il seguito, io intanto ho messo una grossa X su tutti i posti in cui Cass è stata ad Edimburgo, voglio assolutamente visitarli anch'io!
E quando un libro ti fa desiderare di programmare un viaggio letterario, non può che essere un buon libro.

Ringrazio Mondadori per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro



venerdì 30 luglio 2021

Recensione: “I Brownstone. Arthur e la fune d’oro” di Joe Todd-Stanton

Titolo: I Brownstone. Arthur e la fune d’oro
Titolo originale: Arthur and the golden rope
Autore: Joe Todd-Stanton
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: febbraio 2021
Pagine: 54
Prezzo: 12,90 € 


Trama:
Dalle gelide distese dell’Islanda allo sconfinato deserto dell’antico Egitto, le avventure di una famiglia di avventurieri alla ricerca di storie e creature della mitologia. 
Da generazioni, i Brownstone affrontano le più pericolose belve mitologiche e le grandi divinità, alla scoperta di miti e misteri. 
In questo volume le avventure del capostipite della famiglia Brownstone, Arthur, dove il piccolo avventuriero dovrà trovare il coraggio per salvare il suo villaggio e affrontare il malvagio lupo Fenrir.

Recensione:
Qualche tempo fa vi avevo parlato delle avventure della piccola Marcy narrate nel secondo capitolo della serie dei Brownstone intitolato “Marcy e l’enigma della sfinge”, ma la storia della leggendaria famiglia di ricercatori e avventurieri ha inizio con suo padre, il famosissimo Arthur Brownstone.
Anche questa volta è un discendente (lo stesso che ci aveva narrato la storia di Marcy) a narrarci le gesta del suo più antico antenato e più improbabile degli eroi.
Come tutte le storie anche quella di Arthur inizia quando lui è solo un bambino.
Vive in un piccolo villaggio in Islanda perennemente assediato dal gelido inverno.
Solo il grande fuoco riscalda il villaggio e tiene in vita i suoi abitanti.


Arthur è un bimbo davvero atipico rispetto ai suoi coetanei, la sera, ad esempio, anziché stare attorno al fuoco con gli altri abitanti del villaggio, preferisce restare in disparte con la vecchia Atrix e ascoltare le sue storie, popolate da mostri e creature magiche.
Di giorno, invece, si inoltra nei boschi alla caccia delle proprie personalissime avventure, e ne vive davvero di pazzesche, incontra magnifiche creature e scopre straordinari e rari tesori.
Ma “Arthur e la fune d’oro” racconta, in particolare, come, il piccolo ragazzino riuscì a salvare il suo villaggio dalle grinfie della terribile bestia mitologica Fenrir, un mostruoso ed enorme lupo nero, che mai nessuna divinità era sino ad allora riuscita a sconfiggere.
Arthur dimostrerà non solo un gran coraggio, ingegno e forza di volontà, ma anche una generosità e uno spirito di sacrificio nient’affatto scontati per un bimbo come lui.
Nonostante i suoi concittadini l’abbiano accusato e sminuito, Arthur, senza chiedere nulla in cambio, rischia tutto per loro.

“Arthur e la fune d’oro” è la prima avventura che dà avvio a questa simpaticissima e adorabile serie.
Come vi ho anticipato io avevo già letto il secondo volume, ma questo non ha inficiato sulla lettura, poiché ogni libro racconta una storia a sé, concentrandosi ogni volta su un componente diverso della famiglia.
So che l’autore ha già scritto e illustrato altri due capitoli dedicati alle storie di altri Brownstone, e io spero arrivino presto anche qui da noi, perché non vedo l’ora di conoscerli.

Joe Todd-Stanton ha uno stile riconoscibile, adorabile e particolare.
Le sue illustrazioni sono colorate, espressive e deliziose e, grazie a queste, ha creato un mondo dove umani e divinità nordiche convivono, dialogano, si aiutano e si vengono incontro.
Illustra un mondo antico, fatto di credenze, leggende, miti e misteri.
Tramite la sua famiglia di esploratori e avventurieri ci fa assaporare la bellezza della storia e l’ebrezza dell’avventura.
E poi i Brownstone sono così carini e simpatici che si vorrebbe davvero conoscerli tutti ad uno ad uno... chissà la prossima volta di chi ci narrerà?

Ringrazio Giunti per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 26 luglio 2021

Recensione: "Storie di fantasmi del Giappone" di Lafcadio Hearn e Benjamin Lacombe

Titolo: Storie di fantasmi del Giappone
Autore: Lafcadio Hearn
Illustrazioni: Benjamin Lacombe 
Editore:  L'Ippocampo
Data di pubblicazione: 9 aprile 2021
Pagine: 208
Prezzo: 25,00 € 


Trama:
Illustrando il celebre compendio del folklore giapponese, Benjamin Lacombe offre un tributo al lavoro di Lafcadio Hearn. 
All’inizio del Novecento, lo scrittore irlandese fu uno dei primi occidentali a ottenere la cittadinanza giapponese: l’amore per la cultura della sua nuova patria lo portò a percorrere le varie province del Paese, al fine di trascrivere le storie di fantasmi e le leggende tramandate di generazione in generazione. 
In "Storie di fantasmi del Giappone", Benjamin Lacombe sceglie lo stile adatto a ogni racconto, reinterpretando l’ampia gamma del bestiario tradizionale con la sua inimitabile arte. 
In appendice al volume, alcuni giochi ispirati a quelli tradizionali permettono d’inventare la propria leggenda di yōkai. 

La raccolta comprende i seguenti titoli:

  Sogno di un giorno d'estate 
  Il ragazzo che dipingeva gatti
  Il mangiatore di sogni 
  Ikiryō 
  Sulla montagna di crani umani
  Yuki-Onna 
  Mujina 
  Rokuro-Kubi 
  La storia di Itō Norisuké 
  Storia di una mosca

Recensione:
Quando si parla di fantasmi, non si può fare a meno di pensare a qualcosa di sovrannaturale ed inquietante, un essere incorporeo ritornato dall'aldilà, il più delle volte animato da cattive intenzioni, oppure una presenza rimasta intrappolata a metà strada tra il mondo dei vivi o quello dei morti, a causa di un conto in sospeso.
In un modo o nell'altro, la figura del fantasma, genera solitamente paura e smarrimento, quasi fosse una rottura del naturale equilibrio quotidiano, qualcosa di sbagliato che non dovrebbe esistere.
Nella cultura giapponese - ed in generale in quella orientale - però, la concezione dello spettro è abbastanza diversa da quella cui siamo abituati, in quanto il mondo paranormale e quello terreno convivono come due metà della stessa mela. Non c'è un divario netto tra vita e morte, un velo sottile le separa e non è inconsueto riuscire ad attraversare quella flebile barriera.
Lafcadio Hearn, dopo aver vissuto per anni nel Paese del Sol Levante, decide, con i suoi scritti, di offrire a noi occidentali uno spaccato del folklore giapponese, di quelle tradizioni, leggende e superstizioni, insite nel linguaggio comune di quel popolo.
La raccolta "Storie di fantasmi del Giappone", a cura di Ottavio Fatica, ed illustrata da Benjamin Lacombe, si muove proprio in tal senso, e riprende alcuni racconti di una precedente opera dell'autore irlandese, "Ombre giapponesi", più altri scritti inediti, tradotti e pubblicati qui per la prima volta.
In generale il contenuto di questo meraviglioso libro illustrato è variegato: pur essendo la figura del fantasma il fulcro di ogni storia, la percezione che si ha di lui e la sensazione che offre la lettura è sempre differente.
Se ad esempio in "Sogno di un giorno d'estate" e in "La storia di Itō Norisuké", il racconto ha tinte nostalgiche, melanconiche e persino romantiche, in "Ikiryō", "Il ragazzo che dipingeva gatti" e "Rokuro-Kubi" ciò che non è umano arriva, talvolta celando il suo vero aspetto, con il solo intento di torturare, infliggere dolore e persino uccidere. 
Nella maggior parte dei casi lo spettro ha le sembianze di una donna giovane e bellissima, una specie di sirena al cui incanto è difficile resistere, tuttavia altre volte la minaccia arriva da un folletto, da un animale, dal proprio passato o persino dal proprio io. Insomma, ce n'è per tutti i gusti. 
Cosa molto importante è la ripresa nella raccolta di alcune tradizionali credenze e superstizioni del popolo giapponese, ad esempio quella del Baku, il cosiddetto "divoratore di sogni", una creatura leggendaria a cui ci si rivolge al risveglio da un terribile incubo, oppure quella del Ikiryō, il fantasma vivente che, secondo i racconti popolari, starebbe ad impersonificare il rancore e il desiderio di vendetta che, mediante lo spirito di una persona ancora in vita, giunge a perseguitare l'uomo oggetto di tale avversione, fino a condurlo persino alla morte.
Impossibile dimenticare poi la figura della Yuki-Onna, la donna delle nevi, colei che con la sua seducente e diafana bellezza attira i poveri malcapitati, per farli poi morire assiderati in una tempesta, o per sottrarre loro la linfa vitale con un solo respiro.
Nel compendio però si fa anche riferimento ad altre creature mistiche, riportate stranamente dallo scrittore naturalizzato con un nome errato.
Mi riferisco ai demoni dal collo staccabile Nukekubi - qui scambiati con i più benevoli Rokuro-Kubi - che amano amalgamarsi tra la folla in cerca di prede, e ai Noppera-bō - definiti invece da Lafcadio Hearn con il termine "Mujina", fantasmi senza volto ma apparentemente innocui, che si divertono, con il loro sconvolgente aspetto, a terrorizzare gli umani.
Altra cosa che mi ha piacevolmente stupito è stato il riuscire a cogliere alcuni elementi in comune con il retaggio culturale di noi occidentali.
Ad esempio "Sogno di un giorno d'estate", una di quelle che ho preferito, mi ha ricordato molto la mitologia greco-latina, ed in particolare l'amore ultraterreno tra Orfeo e la sua Euridice.
Al termine dei racconti troviamo le note bibliografiche, in buona parte ad opera di Hearn, e alcuni antichi disegni di Yōkai (letteralmente "apparizioni/spettri), che si credeva avessero funzione apotropaica, una sorta di portafortuna. 
Infine, non posso parlarvi di questo libro, senza spendere due parole anche sulle splendide illustrazioni realizzate da Benjamin Lacombe, che ricreano magnificamente il fascino del mondo giapponese. 
Con stili diversi - più lineare, stilizzato e simile agli ukiyo-e (le antiche stampe tradizionali) quello utilizzato per "Il ragazzo che disegnava i gatti", "Rokuro-Kubi" e "Storia di una mosca"; sognante, e ricco di dettagli quello che ritrae le donne di "Sogno di un giorno d'estate", "Yuki-Onna" e "La storia di Itō Norisuké", mentre ugualmente ben definito, ma dalle tinte fosche e oscure quello che riguarda "Ikiryō" e "Sulla montagna di crani umani" - l'artista francese riesce a tenere i nostri occhi incollati alle pagine, rapiti dalla bellezza dei colori brillanti delle tipiche vesti nipponiche, dei lussureggianti paesaggi e giardini, ma anche dal magnetismo degli occhi spenti e angosciati, dei volti malinconici, dell'incanto suadente di quelle creature senza riposo.

Ringrazio la casa editrice Ippocampo Edizioni per avermi fornito una copia cartacea di questo albo

il mio voto per questo libro