venerdì 18 gennaio 2019

Recensione: “Il fantasma dell’abate” di Louisa May Alcott

Titolo: Il fantasma dell’abate
Autore: Louisa May Alcott
Titolo originale: The Abbot's Ghost. A Maurice Treherne's Temptation
Editore: Elliot Edizioni
Data di pubblicazione: 21 novembre 2017
Pagine: 128
Prezzo: 13,50 € 

Trama:
Maurice Treherne è un giovanotto di buona famiglia accusato ingiustamente di buttare soldi nel gioco d’azzardo. Quando salva suo cugino Jasper dall’annegamento, rimane gravemente ferito ma spera di nobilitarsi agli occhi della famiglia e conquistare l’amore di Octavia, sua cugina. Però la madre di Octavia non ha intenzione di caldeggiare questo amore e pone un veto sul loro possibile matrimonio, sperando in un incontro più favorevole per la bella figlia.
Maurice sembra aver perso le speranze, tuttavia le cose volgeranno in modo inaspettato per lui grazie al fantasma di Abbot, il vecchio prete che viveva nella villa di Treherne quando ancora era un’abbazia, e che ha l’abitudine di perseguitare la famiglia e farsi vivo soprattutto durante la notte di Natale.

Recensione:
Louisa May Alcott, in questo suo romanzo breve, riprende i temi della letteratura inglese tipici dell’età vittoriana.
Chi ama quel genere di romanzi sa quanto, a quei tempi, gli inglesi amassero riunirsi tra amici, parenti e conoscenze più o meno altolocate, in casa, davanti al fuoco, e passare le serate di festa ad intrattenersi con giochi o raccontandosi storie di fantasmi.
A quanto pare gli americani non erano da meno, ed è durante le festività natalizie che la Alcott ci invita ad entrare in casa Treherne, dove, come ogni anno, Lady Treherne ha aperto le porte della grande e antica dimora agli amici di famiglia.
Protagonisti della storia sono soprattutto i giovani che tra amori, segreti e gelosie metteranno del pepe ai pomeriggi e alle fredde serate invernali.
Maurice Treherne, giovane affascinante reso sfortunatamente invalido da un incidente, è sicuramente il personaggio che conosciamo meglio e quello attorno al quale girano le vicende narrate.
Il ragazzo è segretamente innamorato di sua cugina Octavia, che da sempre si è presa amorevolmente cura di lui.
Ma i piani di Lady Treherne per sua figlia sono altri, non certo darla in sposa ad un nipote senza titolo e invalido, ed ha già puntato il suo prescelto.
La controparte femminile che, come Maurice, ha il dono di attirare su di sé gli sguardi e i commenti di tutti i presenti è Mrs Snowdon. Bellissima e ammaliante tanto da apparire una presenza scomoda e pericolosa, o almeno lo è per Lady Treherne che desidera solo vederla al più presto lontana da Jasper, suo figlio maggiore.
E se triangoli amorosi, segreti ed omissioni non bastano ad animare il racconto, la Alcott ci infila anche una leggenda legata al fantasma di un abate che si dice infesti, da generazioni, la dimora dei Treherne.
Un romanzo piacevole da leggere in una serata invernale, non troppo pretenzioso, e in cui si nota qualche mancanza sia nell'approfondimento delle vicende che dei personaggi, che restano pressoché abbozzati e poco realistici.
Ma forse è proprio questo il bello di questo romanzo, una bella lettura da prendere così com'è, senza porsi troppe domande e senza pretendere troppe spiegazioni.
Una favola natalizia avvincente e romantica quanto basta, dai risvolti tenebrosi.

Considerazioni:
Una lettura perfetta da leggere in una serata invernale, al calduccio sotto una coperta o accanto al camino, quando fuori il vento ulula o scende la pioggia.
Temete di lasciarvi suggestionare troppo? No, non abbiate paura, non è questo il caso.
Malgrado il titolo, “Il fantasma dell’abate", è una storia romantica, in cui i protagonisti sono gli intrecci amorosi e i segreti messi in atto per impedire alcuni di questi amori.
Come dicevo nella recensione, essendo questo un romanzo breve sembra mancare di approfondimento.
Si ha la sensazione (o almeno io l'ho avuta) che i nodi vengano troppo presto al pettine. I misteri e i segreti ci vengono svelati troppo presto, e viene dunque a mancare qualsiasi pathos o trepidazione.
Una parte molto carina del racconto è quella in cui, nella notte che mette fine al vecchio anno, i giovani si intrattengono raccontando ognuno una storia di fantasmi. Anche in questo caso, però, si tratta di racconti molto brevi che vengono liquidati in pochi paragrafi.
Per il resto, il romanzo ci viene narrato come se stessimo assistendo ad uno spettacolo teatrale, così, mentre su un palco ci viene svelato un mistero, contemporaneamente su un altro palco (e quindi, nella lettura, immediatamente dopo) ce ne viene svelato un altro.
Mi sarebbe piaciuto - l'avrei trovato più avvincente - vedere Mrs Snowdon mettere un po' di zizzania prima della sua - improvvisa e sbalorditiva - conversione.
Lo stesso vale per Lady Treherne che si mostra subito molto conciliante.
Probabilmente ciò di cui di sente la mancanza in questa storia è la presenza di un vero cattivo, qualcuno che metta seriamente i bastoni fra le ruote.
Eppure, ogni tanto, fa bene leggere una storia semplice e non troppo intricata, godersi semplicemente il piacere di un bel libro.

Curiosità:
Il romanzo fu scritto e pubblicato con lo pseudonimo di A.M. Barnard.

Ringrazio la casa editrice Elliot per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

mercoledì 16 gennaio 2019

Recensione: "Il Grande Albero" di Susanna Tamaro

Titolo: Il Grande Albero
Autore: Susanna Tamaro
Illustrazioni: Adriano Gon
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: maggio 2017
Pagine: 140
Prezzo: 7,90 € 

Trama:
La storia di un abete e della sua lunga vita, dei suoi incontri con personaggi illustri come l'imperatore d'Austria e la principessa Sissi, dei suoi viaggi, quando, tagliato, dovrà lasciare la radura in cui è nato per diventare l' albero di Natale di piazza San Pietro a Roma. Infine della sua amicizia con lo scoiattolo Crik che lo aiuterà a tornare a casa. Una fiaba moderna, una storia di coraggio, di amore e amicizia in cui la vita vince su tutto.

Recensione:
Susanna Tamaro scrive una favola in cui il protagonista, nelle primissime pagine, è un piccolo seme sospinto dal vento che, per volontà del destino, si ritrova a piantarsi nel bel mezzo di una isolata radura circondata da un fitto bosco.
Il seme, in bando ai pronostici, mette le sue piccole radici e, primavera dopo primavera, cresce, resistendo ad ogni rigido inverno e rivelandosi, ad ogni disgelo, più grande e forte.
Un piccolo abete, ecco cosa nascondeva quel seme.
L'alberello cresce, e resiste, del tutto ignaro di essere il protagonista dei pettegolezzi e del chiacchiericcio dell'intero bosco.

Le betulle premurose, i larici invidiosi, i faggi inteneriti e gli abeti tutti fieri e ansiosi di attribuirsi la paternità del nuovo venuto.
Il tempo passa e l'abete, nonostante tutte le infauste previsioni, è venuto su sano, bello e forte. Indiscusso e solitario protagonista della radura, baciato dal sole, accarezzato e battuto dalla pioggia e dal vento, è lì, un miracolo che a sua volta si meraviglia di tutto ciò che gli sta attorno.
La natura con il suo spettacolo di colori, suoni e creature lo affascina e gli fa compagnia. Gli uccellini, gli scoiattoli, i ghiri fanno a gara per nidificare fra i suoi maestosi rami. 
I caprioli, i cervi si succedono di generazione in generazione, ma tutti conoscono il grande albero che regna sulla radura.
A sua volta l'abete diventa consapevole di ciò che gli sta attorno, riconosce il vento, tutte le creature che gli si muovono attorno, fa la conoscenza dell'uomo e delle sue strane abitudini, e attraverso lui apprende l'amore, l'odio e un triste giorno persino la guerra.
Ha diversi secoli alle sue spalle quando inizia a chiedersi come sarà la sua fine, perché prima o poi, tutti ne hanno una. Cosa ne sarà di lui? Diventerà legna per tavoli, cassettoni, panche e sedie? 
Spera di non divenire legna da ardere, ma in cuor suo c'è il desiderio di viaggiare e vedere il mondo, diventare l'albero maestro di qualche grande veliero, spostarsi, non sostare più per sempre nello stesso posto.
E poi la paura: sarà cosciente? O la sua vita terminerà non appena la sega reciderà il suo tronco?
Qual è la sorte che spetta al nostro amico abete? Lascio a voi il piacere della scoperta, intanto posso rivelarvi che la storia dell'abete non è che la metafora della vita.
Siamo alberi che vivono cercando la luce, tutti in cerca di uno scopo, sperando ardentemente di trovarne uno, spesso non accontentandoci di ciò che abbiamo e andando alla continua ricerca di ciò che è già in nostro possesso.
Una bella storia, ben scritta, che nonostante una piega eccessivamente buonista sul finale, lascia un bel messaggio sull'importanza di coltivare il proprio essere piuttosto che l'apparire.

Considerazioni:
Ho adorato questo libro dalla prima pagina sin quasi alla fine. 
Attraverso questa storia ho scoperto una Susanna Tamaro inedita (almeno per me), che, con estrema poesia è stata capace di rendere la bellezza della natura, la dolcezza e l'importanza di una vita nata per caso e che, sempre grazie a quel caso, si sviluppa, cresce sana e forte, prendendo pieghe inedite e impensate.
Come dicevo ho adorato questa favola fin quasi alla fine, perché il destino dell'abete, e il conseguente spostarsi del punto di vista dall'albero a quello dello scoiattolino Crick, non è stato di mio gradimento. Non perché odi gli scoiattoli in generale o Crick in particolare, ma perché dal momento dell'abbattimento dell'abete non sono più riuscita ad apprezzare il risvolto della storia. Non come prima almeno.
Il tutto è diventato eccessivamente infantile, ed esagerato. Infatti, se era interessante e romantico vedere le cose dal punto di vista di un albero, leggere dello scoiattolo che si allea con un piccione e vederli cercare insieme la protezione del Papa è stato troppo. Divertente sì, ma meno profondo. 
Comunque una storia carina, con un bel significato e tanti messaggi positivi e importanti da trasmettere ai lettori più o meno giovani.

Ringrazio la Giunti per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro 

il mio voto per questo libro 

mercoledì 9 gennaio 2019

Un anno di libri #2018


Salve avventori!
Come sta andando il rientro dalle feste? Questo nuovo anno vi ha già portato qualche novità?
Gli inizi, si sa, portano sempre a fare un bilancio di ciò che è stato, e come ormai succede da un po' di anni noi siamo qui, pronte per fare il bilancio del nostro 2018 letterario

Eccovi qui il nostro #UnAnnoDiLibri.


Il 2018 di Muriomu


Primo libro letto nel 2018: 
♥ “Il grande albero” di Susanna Tamaro


Ultimo libro letto nel 2018: 
♥ “12 giorni a Natale” di Trisha Ashley


I libri più belli che ho letto quest'anno: 
Non sono soddisfattissima del mio anno libroso. Non ci sono state letture tremende (eccetto una, di cui vi parlerò nel punto seguente), ma neanche letture indimenticabili.
Tra le più belle però ricordo sicuramente:
♥ La saga di “Wildwitch” di Lene Kaaberbøl.
In occasione dell'uscita del terzo capitolo della saga, ovvero "La vendetta di Kimera" ho riletto con piacere i due capitoli precedenti. È una lettura che non mi stanca mai, e che, con il procedere della serie, diventa sempre più profonda.
♥ “Mary Read. La ragazza pirata” di Alain Surget. Un romanzo affascinante e ricco d'avventura che non mi sarei mai aspettata potesse piacermi così tanto.
♥ "La stagione delle conserve" di Polly Horvath. Si tratta di una rilettura in realtà, un libro che già avevo apprezzato la prima volta, ma che, alla seconda lettura, ho adorato ancora di più.
♥ "Laurie" di Stephen King, un delizioso racconto breve, in cui i protagonisti in poche pagine entrano nel cuore

I libri che ho bocciato: 
Come ho detto prima, non ci sono state letture tremende nel mio anno libroso, fatta eccezione per quella con cui, ahimè, ho concluso l'anno.
♥“12 giorni a Natale” di Trisha Ashley, un libro in cui avrei voluto trovare il calore e la dolcezza dell'atmosfera natalizia, invece vi ho solo trovato una protagonista odiosa, e presuntuosa, una storia banale, povera di sentimenti e condita da tantissimi pregiudizi.
♥ "La radice quadrata di un'estate" di Harriet Reuter Hapgood. Libro che ho fatto davvero fatica a finire, che ho trovato confuso nella scrittura e noioso nella lettura, ma che confrontato con quello della Ashley diventa quasi una lettura a quattro stelle XD
♥ "101 buoni motivi per essere un ragazzo" e "101 motivi per essere una ragazza" di Beatrice Masini. I volumetti presentano una serie di affermazioni secondo le quali, in un volume sarebbe meglio essere maschietto, nell'altro una femminuccia. Due libri che (a seconda di come la si vede), si rafforzano o smentiscono l'uno con l'altro, di cui faccio ancora fatica a capirne il senso o l'utilità.


I libri più belli da ammirare: 
Come forse sapete, io e Little Pigo adoriamo gli albi illustrati, proprio per questo abbiamo inserito questa categoria nel nostro anno dei libri.
Tra i più belli che ho letto e ammirato quest'anno ci sono sicuramente
♥ "Giselle" di Charlotte Gastaut
♥ "Dove il mare incontra il cielo" dei Fratelli Fan
♥ "Il gelataio Tirelli" di Tamar Meir


La storia più originale: 
♥Nonostante non abbia affatto apprezzato il libro e la sua scrittura, come "storia" in sé per sé probabilmente quella della Hapgood con il suo "La radice quadrata di un'estate", si può almeno aggiudicare questo titolo.
Ma originalità non è sempre sinonimo di qualità.
♥ Ho trovato molto originale anche "Le maschere di Pocacosa" di Claudio Morandini


I libri che mi hanno stupito positivamente o che avevo sottovalutato: 
♥ "Laurie" di Stephen King. Da un racconto così breve non mi sarei aspettata tanta dolcezza, come non mi sarei aspettata che sarebbe finito tra i libri più belli letti durante quest'anno.
♥ “Mary Read. La ragazza pirata” di Alain Surget. Non lo avevo sottovalutato, ma di certo non mi aspettavo che una storia di pirati potesse piacermi così tanto.


I libri che mi hanno deluso o dai quali mi aspettavo qualcosa di più: 
♥ Be', ovviamente mi aspettavo qualcosa di più da “12 giorni a Natale” della Ashley, lettura che io e Little Pigo avevamo scelto per tenerci compagnia nel periodo festivo, nella quale desideravo trovare tutta una serie di cose (atmosfere, sentimenti, calore familiare, allegria) che purtroppo sono assenti.
♥ "Piccole grandi bugie" di Liane Moriarty.
Chiariamo: il libro non mi è affatto dispiaciuto, anzi. Conoscevo già la storia, perché avevo precedentemente visto e adorato la serie TV, e probabilmente proprio per questo finisce in questa categoria, perché nel confronto tra libro e serie ho, per alcuni particolari, preferito quest'ultima.
♥ "Mary e il fiore della strega" di Mary Stewart. Una storia carina, che mi sarebbe piaciuto vedere più approfondita.
♥ "Profumo di cioccolato" e "Profumo di zucchero" di Kathryn Littlewood.
Su questa serie avevo letto tante belle cose, recensioni assolutamente positive, ma i primi due volumi non mi hanno entusiasmato. Pensavo di leggere una saga che facesse venire l'acquolina in bocca, invece nulla di più lontano dalla realtà. Spero di rivalutarla con l'ultimo capitolo, ma ho poche speranze a riguardo.


I libri più noiosi o che ho fatto fatica a portare a termine: 
Continuo a ripetermi, ma sicuramente il libro che ho davvero fatto fatica a portare a termine è stato
♥ "La radice quadrata di un'estate".
♥ Anche "12 giorni a Natale" però, merita un posto su questo podio, infatti è stata una lettura talmente ripetitiva che sarebbe potuta durare 1/4 delle sue pagine. Si sarebbe risparmiata tanta carta...


I libri che mi hanno fatto piangere T-T (per l’emozione):
Di solito sono una gran piagnona, ma non ricordo di aver pianto molto con le mie letture, fatta eccezione per alcuni momenti in cui mi sono commossa grazie alle pagine di:
♥ "Wildwitch. Sangue di Viridiana" con la storia della dolcissima chimera fallata Nientediniente e con la drammatica storia di Viridiana.
♥ "Wildwitch. La vendetta di Kimera" con la triste storia delle sorelline Kimmie e Maira.
♥ "Laurie" con il dolcissimo rapporto che si viene, a poco a poco, a creare tra il vedovo Lloyd e la cagnolina Laurie.


La saga più bella e le saghe che ho iniziato: 
♥Sto portando avanti con grande entusiasmo la saga "Wildwitch” della Kaaberbøl. Aspetto con grande attesa i capitoli successivi per proseguire la storia *-*
♥ Ho iniziato "La casa nella prateria" di Laura Ingalls Wilder
♥ E, come scritto nelle risposte precedenti, sto leggendo la saga di Kathryn Littlewood che però non mi sta entusiasmando molto.


I personaggi che più ho detestato:
Lo scorso anno ho presentato questa categoria esordendo così:
"Ogni storia ha i suoi “eroi” e i suoi “cattivi”, ma spesso sono proprio i personaggi più odiosi ad avere il merito di dare vita ai libri che leggiamo"
♥ Non è questo però il caso della presuntuosissima e acidissima Holly Brown, protagonista del libro "12 giorni a Natale".
Il "bello" è che sicuramente la Ashley non aveva alcuna intenzione di rendere il suo personaggio così odioso, anzi, lei ha fatto di tutto per dipingerla come una donna fantastica, bravissima e capace di destreggiarsi in qualsiasi cosa. Invece, e forse proprio per i suoi sforzi, ha dato vita ad una donna antipatica e arrogante, non particolarmente abile in nulla se non nell'arte di lodare se stessa per le cose più stupide.
♥ Julian, il terribile e odioso ragazzino che tormenta il povero Augustus, protagonista di "Wonder" di R.J. Palacio.
♥ Elsbeth, la madre di Cora Bender in “The Sinner. La peccatrice” di Petra Hammesfahr. Una donna che a causa del suo estremismo religioso, riesce a distruggere un'intera famiglia.
♥ Gli abitanti di Pocacosa e la loro orribile tradizione del carnevale che non ha nulla a che fare con l'idea di goliardia e divertimento che la festività dovrebbe avere. Ho detestato la crudeltà delle scene raccontate nel libro di Morandini.


I personaggi che ho più amato: 
♥ Nientediniente, la piccola chimera fallata, uno dei personaggi più buffi, teneri e adorabili che abita la saga della Kaaberbøl. Purtroppo compare troppo poco nel terzo libro, spero che tante altre pagine siano destinate al suo personaggio.
♥ Laurie e Lloyd, rispettivamente cagnolina e padrone, protagonisti di "Laurie"
♥ Le strambe sorelle Menuto. Le anziane e diversissime tra loro Tilly e Penpen, meglio conosciute come "Le signore dei mirtilli" del libro "La stagione delle conserve" di Polly Horvath.


Un personaggio secondario di cui avrei voluto conoscere molto di più: 
Ripeto i nomi che ho scritto nella risposta precedente.
Di tutti loro avrei voluto sapere di più 


Le coppie più belle:
♥ Lloyd e Laurie del libro "Laurie" di King
♥ Le sorelline Kimmie e Maira della saga “Wildwitch” della Kaaberbøl
♥ Le sorelle Tilly e Penpen del libro "La stagione delle conserve" di Polly Horvath.


Concludo con i buoni propositi per questo 2018:
I miei buoni propositi ormai lasciano il tempo che trovano, quindi forse sarebbe meglio non farne affatto XD
Rinnovo quelli dello scorso anno, che non ho mantenuto come avrei voluto:
♥ Leggere tanti libri
♥ Leggere quei libri che mi ripropongo di leggere da tempo (tra cui alcuni classici), ma che continuo a rimandare.
♥ Continuare ad aggiornare regolarmente il blog
♥ Scrivere tutte le recensioni che ho in arretrato XD

Spero di non avervi annoiati.
Lascio la parola a Little Pigo, ma non senza augurarvi un felice 2019!




Il 2018 di Little Pigo

Primo libro letto nel 2018: 
♥ Il primo libro dell'anno appena trascorso è stato "Il meraviglioso incubo di Natale" di Mauro Santomauro, un romanzo che, a differenza di quanto dice il titolo, ha ben poco a che vedere con le festività natalizie. Un libro coraggioso che emana verità, sia per mezzo della storia, che affronta tematiche forti, come ad esempio l'eutanasia, sia grazie ai suoi protagonisti, ritratti senza tabù, con i loro pregi e soprattutto con i loro difetti.
Un racconto che spinge a riflettere, ma che, purtroppo, coinvolge poco a livello emotivo.


Ultimo libro letto nel 2018: 
♥ Non avrò iniziato l'anno in bellezza, ma l'ho di certo concluso. Il titolo che ha avuto l'onore e l'onere di tenermi compagnia negli ultimi giorni di dicembre è stato "Mr Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina" di Fannie Flagg. Un libro perfetto per le feste, che ritrae un quadretto familiare, in cui la generosità e l'unione fanno da padroni.
Una favola di Natale che scalda il cuore, grazie ai suoi personaggi amabili e tutti da scoprire.


I libri più belli che ho letto quest'anno: 
♥ "L'isola dei giocattoli perduti" di Cynthia Voigt
♥ "Il giardino di mezzanotte" di Philippa Pearce
♥ "Capriole sotto il temporale" di Katherine Rundell
♥ "Un pezzo di terra tutta per me" di Lorenza Zambon
♥ "Wildwitch. Sangue di Viridiana" di Lene Kaaberbøl
♥ "Sal" di Mick Kitson
♥ "La voce della pietra" di Silvio Raffo

Quello della Voigt è un libro perfetto per i bambini, perché ricco di teneri personaggi, piccole avventure e buoni sentimenti, e proprio per questo motivo, ovvero la sua semplicità e dolcezza, mi è rimasto nel cuore.
"Il giardino di mezzanotte" e "Capriole sotto il temporale" sono romanzi che mi hanno fatto sognare e tornare bambina. Ciononostante hanno una vena melanconica e nostalgica che non può che conquistare i lettori di tutte le età.
"Sal" e "Un pezzo di terra tutto per me" mi hanno trasportato nella natura spontanea e incontaminata, facendomi conoscere il suo potere curativo, mentre il terzo capitolo di Wildwitch mi ha coinvolto pienamente a livello emotivo, riuscendo addirittura a farmi immedesimare nel cattivo della storia.
De "La voce della pietra" vi parlerò prossimamente sul blog, per ora posso dirvi che è un libro intenso, scritto splendidamente, e con dei personaggi tutti da scoprire. 


I libri che ho bocciato: 
♥ Ne boccerei solo uno, ovvero "12 giorni a Natale" di Trisha Ashley. Mi aspettavo una storia incentrata sugli affetti, lo spirito natalizio e il calore familiare capace di curare, con il tempo, ogni ferita, ed invece ho trovato una storia che non sta in piedi, con una protagonista odiosa e sempre pronta a giudicare il prossimo, una relazione d'amore che sboccia dal nulla di punto in bianco solo per garantire alle lettrici con gli occhi a cuoricino l'immancabile lieto fine, ed una nidiata di personaggi stereotipati ed insulsi.
Potrei dilungarmi oltre, ma ne ho parlato ampiamente nel gruppo di lettura.


I libri più belli da ammirare: 
Sicuramente gli albi illustrati, ed in particolare: 
♥ "Dove il mare incontra il cielo" dei Fratelli Fan 
♥ "Cyrano" della coppia Taï-Marc Le Than - Rébecca Dautremer
♥ "Giselle" di Charlotte Gastaut
♥ "Il libro delle ore felici di Jacominus Gainsborough", sempre della Dautremer, 
quattro capolavori da avere assolutamente in libreria.
♥ A questi poi aggiungerei i libri illustrati di "Alice nel Paese delle Meraviglie", con disegni ad opera di Helen Oxenbury, e il carinissimo romanzo di Cynthia Voigt, "L'isola dei giocattoli perduti".


La storia più originale: 
♥ Senza dubbio "La voce della pietra" di Silvio Raffo, un libro che, pur rifacendosi ai vecchi romanzi gotici, presenta, proprio grazie all'espediente della pietra messaggera, un taglio davvero personale.
♥ Oltre a questo romanzo vorrei citare anche "La ragazza dei lupi" di Katherine Rundell, che ha per protagonista una giovane selvaggia e la sua battaglia per salvare la mamma e i suoi amici lupi.
♥ Inoltre una menzione d'onore va anche a "Jack Bennet e la chiave di tutte le cose" di Fiore Manni, ed al secondo e terzo capitolo della saga di Wildwitch, ovvero "Wildwitch. Sangue di Viridiana" e "Wildwitch. La vendetta di Kimera", tutti libri che, pur non essendo originali a livello di trama, fanno largo uso della fantasia.


I libri che mi hanno stupito positivamente o che avevo sottovalutato: 
♥ "La voce della pietra"
♥ "Alice nel Paese delle Meraviglie"
♥ "The Sinner"
♥ "Wildwitch. Sangue di Viridiana"
♥ "Wildwitch. La vendetta di Kimera"

Come vi ho detto prima, il libro di Silvio Raffo è uno di quelli che mi ha convinto di più e, inizialmente, non avevo queste grandi aspettative.
Anche quello di Lewis Carroll credevo fosse un po' troppo surreale e confusionario, ed invece l'ho trovato bizzarro, ma piacevolmente fantasioso.
La saga di Wildwitch la sto adorando! Avevo già letto il primo volume e mi era piaciuto, ma dal secondo tomo in poi si nota un grande salto di qualità, una storia più intricata ed intensa.
"The Sinner" ha una grande componente psicologica che impedisce al lettore di staccarsi dalle pagine. Se avete visto la serie tv, sappiate che ha ben poco a che vedere con il romanzo, che è invece decisamente più coinvolgente e spiazzante.


I libri che mi hanno deluso o dai quali mi aspettavo qualcosa di più: 
♥ Al primo posto "12 giorni a Natale" di Trisha Ashley: non pensavo fosse un capolavoro della letteratura ma nemmeno un completo disastro.
♥ Mentre mi aspettavo di più anche da "Room" di Emma Donoghue e da "Il meraviglioso incubo di Natale" di Mauro Santamauro, che ho trovato poco coinvolgenti.
♥ Un caso diverso sono "Miss Alabama e la casa dei sogni" di Fannie Flagg e "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie. Entrambi mi sono piaciuti, ma non quanto sperassi. In particolare ho trovato quello della Flagg un po' troppo nostalgico e deprimente per i miei gusti.


I libri più noiosi o che ho fatto fatica a portare a termine: 
♥ Qui non mi dilungo: "12 giorni a Natale"... sembrava non finire mai!
♥ Mentre "Tu l'hai detto" di Connie Palmer ho dovuto leggerlo poco per volta a causa della tematica molto forte e, fatemelo dire, anche a causa della voce narrante, l'ipotetico Ted Hughes, estremamente arrogante e vanesio, con cui, ahimè, non è facile simpatizzare.


I libri che mi hanno fatto piangere T-T (dall'emozione):
♥ Piangere nessuno, ma mi si è stretto il cuore nel leggere la terribile tragedia delle due piccole protagoniste di "Sal", il passato turbolento della cattiva Kimera in "Wildwitch. La vendetta di Kimera" e della tenera Nientediniente nel capitolo precedente, ovvero "Wildwitch. Sangue di Viridiana".
♥ Anche il finale di "L'albero delle ossa" e quello de "Il giardino di mezzanotte" mi hanno lasciato una certa tristezza addosso.


La saga più bella e le saghe che ho iniziato: 
♥ Non serve dirvi ancora una volta quanto mi sia piaciuta la saga di Wildwitch, però quest'anno ho iniziato un'altra saga che mi sta coinvolgendo tanto, ovvero quella di "The Lock" di Pierdomenico Baccalario. Sono già al terzo libro, e non vedo l'ora di leggere i capitoli successivi.
Avrei voluto terminare anche la trilogia con protagonista Serafina, scritta da Robert Beatty ma, purtroppo, l'ultimo volume non è stato ancora pubblicato in Italia.
Speriamo per il prossimo anno!


I personaggi che ho più amato: 
♥ Nientediniente di "Wildwitch. Sangue di Viridiana"
♥ Sal e Pepa di "Sal"
♥ Wilhelmina di "Capriole sotto il temporale"
♥ Teddy de "L'isola dei giocattoli perduti"
♥ Hazel di "Miss Alabama e la casa dei sogni"
♥ Jean de "La figlia di Lowrie"


I personaggi che ho più detestato:
♥ Holly Brown e tutta la famiglia Martland de "12 giorni a Natale"
♥ Ted Hughes di "Tu l'hai detto"
♥ Dan Lowrie di "La figlia di Lowrie"


Un personaggio secondario di cui avrei voluto conoscere molto di più: 
♥ Nientediniente di "Wildwitch"
♥ Hazel de "Miss Alabama e la casa dei sogni"


Le coppie più belle:
♥ Sal e Pepa di "Sal"
♥ Kimmie e Maira di "Wildwitch. La vendetta di Kimera"
♥ Wilhelmina e William di "Capriole sotto il temporale"
♥ Wilhelmina e Simon di "Capriole sotto il temporale"
♥ Teddy e Umpa di "L'isola dei giocattoli perduti"
♥ Jean Lowrie e Fergus Derrick di "La figlia di Lowrie"

Coppie di sorelle, genitori e figli o di buoni amici, ad eccezione dell'ultima che, in ogni caso, non rappresenta una coppia convenzionale, in quanto immagine di un amore nato nel tempo, grazie alla stima reciproca, e solo in seguito trasformatosi in qualcosa di più.


Concludo con i buoni propositi per questo 2019:
♥ Finire le saghe iniziate negli scorsi anni
♥ Implementare la mia collezione di libri di Fannie Flagg (ebbene sì, un vecchio obiettivo non ancora completato del tutto)
♥ Leggere tutti i libri di Harry Potter (proposito dello scorso anno, non ancora portato a termine... ci riuscirò stavolta?)
♥ Rileggere i libri della saga di Miss Peregrine già letti, per rinfrescarmi la memoria, ed i due capitoli finali, che non ho neppure sfogliato
♥ Aggiornare regolarmente il profilo Goodreads (anche questo è un vecchio proposito, che sono riuscita a rispettare, ahimè, solo per un breve periodo)


E con questo è tutto, buon anno libroso a tutti!

lunedì 7 gennaio 2019

Monthly Recap... Novembre - Dicembre 2018!



Buon 2019 miei cari avventori,
Avete già iniziato la lista dei vostri buoni propositi per questo nuovo anno? Noi abbiamo messo giù una bozza, ma nel frattempo non manchiamo di dare un'occhiata anche ai mesi appena trascorsi.
Infatti, come vi sarete accorti, abbiamo saltato l'appuntamento di novembre del Monthly Recap. Purtroppo l'inverno ci ha portato, oltre al freddo intenso, anche un raffreddore testardo che sembrava non volerci abbandonare. Capirete che, tutto quello che desideravamo fare era restare rannicchiate sotto le coperte, e non di certo accendere il pc per scrivere il post.
Una volta passati i primi giorni di dicembre, ho pensato di recuperare i due appuntamenti insieme, come sto effettivamente per fare.
Tutto questo lungo preambolo solo per dirvi che, con questo post, ricapitoliamo gli ultimi due mesi del 2018!
Quindi, bando alle ciance, ecco qui le recensioni di novembre. Come sempre, vi ricordo che, nel caso ve ne foste persa qualcuna, basterà cliccare sulla copertina del libro per essere indirizzati alla relativa review. Provate per credere XD 


Le recensioni di novembre
 


Passiamo ora ai libri che ci hanno fatto compagnia.
Per la serie "pochi, ma buoni", le letture non sono state molte ma perlomeno sono state quasi tutte soddisfacenti.

Le letture di novembre

"Alice nel Paese delle Meraviglie" di Lewis Carroll e Helen Oxenbury
"Laurie" di Stephen King
 "Profumo di zucchero" di Kathryn Littlewood

In particolare il romanzo di Lewis Carroll, che non avevo ancora letto, mi ha piacevolmente stupito, forse anche grazie ai graziosissimi disegni della Oxenbury.
"Laurie" si è rivelato inaspettatamente tenero, mentre "Profumo di zucchero" una mezza delusione.
Prima si passare a dicembre, concludiamo con...

Il consiglio del mese è...


"Laurie" di Stephen King 

Chi se lo aspettava dal maestro dell'horror un racconto così delicato e commovente, tutto incentrato sul superamento del lutto e sull'amore che solo gli amici animali sanno dare? 
Beh, noi no, ma siamo rimaste piacevolmente stupite. 
Una storia breve con dei protagonisti che non si può non adorare *-*




Ricapitoliamo ora il mese dedicato al Natale!
Come recensione di dicembre troviamo solo "Peter e Petra" di Astrid Lindgren, a causa del gruppo di lettura che ha monopolizzato, per tutto questo mese, la nostra attenzione e i nostri post >-<
E ora passiamo ai libri che abbiamo letto...

Le letture di dicembre


 "Piccole donne, grandi sogni: Rosa Parks" di Lisbeth Kaiser
 "Peter e Petra" di Astrid Lindgren
"Il libro delle ore felici di Jacominus Gainsborough" di Rébecca Dautremer
 "Mr Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina" di Fannie Flagg
 "12 giorni a Natale" di Trisha Ashley
 "Wonder" di R. J. Palacio


Alcuni bei libri illustrati, che non fanno mai male, un paio di letture natalizie per allietarsi durante le feste, una raccolta e un acclamato bestseller. Con le dovute eccezioni, il bilancio è senz'altro positivo.
Partendo dalle storie natalizie, se con "12 giorni a Natale", ahimè, l'esperienza è stata disastrosa (basta dare uno sguardo alle tappe del gruppo di lettura), devo ammettere invece che con il romanzo di Fannie Flagg ho trovato tutto ciò che speravo di leggere in quello di Trisha Ashley: calore familiare, generosità, spirito natalizio e tanti adorabili personaggi.
"Peter e Petra" racchiude dei racconti molto carini e anche "Wonder" si è rivelata una piacevole, seppur non propriamente allegra, lettura.

E per terminare il consiglio di dicembre.

Il consiglio del mese è...

"Mr Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina" di Fannie Flagg

Un libro tenero e dolce, che ha per protagonista un uomo disilluso e amareggiato, che troverà una nuova vita in un posto remoto nel mondo, ma estremamente ospitale, ed un villaggio piccolo ma pieno di amore e generosità, che non potrà non conquistare i lettori di tutte le età. 



E con questo è tutto, miei cari, ma solo per ora!
A breve, troverete sempre su questi schermi, il nostro #UnAnnoDiLibri2018, non mancate!


giovedì 27 dicembre 2018

Books, Chocolate and Friends: terza e ultima tappa GDL "12 giorni a Natale" di Trisha Ashley


Buone feste avventori!
Mi auguro stiate trascorrendo delle giornate rilassanti e gioiose in compagnia dei vostri cari e di tanti amati libri ^-^
Oggi, finalmente, definitivamente e fortunatamente, terminiamo il gruppo di lettura che ha avuto, ahimè, per protagonista, il libro "12 giorni a Natale" di Trisha Ashley.
Vorrei innanzitutto sottolineare che, se avessi immaginato che il romanzo in questione si sarebbe rivelato un completo disastro, non solo non lo avrei mai proposto per il calendario dell'avvento letterario, ma non lo avrei neppure mai aperto!
Purtroppo mi sono lasciata trasportare dalle numerose recensioni super positive che lo definivano come "un libro perfetto per le feste, grazie all'atmosfera invernale e natalizia, ai personaggi ricchi di sfumature, ai buoni sentimenti, al calore familiare e alla generosità che fanno da padroni".
Io mi auguro che, chi ha scritto queste parole fosse completamente brillo - durante le ferie può succedere - perché altrimenti non posso proprio darmi una spiegazione.
Prima di entrare nel vivo della questione, e di illustrarvi perché la descrizione di molte altre colleghe blogger non potrebbe essere più lontana dalla verità, ricapitoliamo brevemente cosa è successo nei capitoli 29-40:

È passato il giorno di Natale e tutti gli invitati lo hanno trascorso nella residenza di Old Place, impossibilitati a ripartire, a causa delle strade bloccate.
Holly si è perfettamente integrata nella famiglia e, anche Jude, nonostante l'iniziale ritrosia, sembra apprezzare la sua presenza.
Infatti, non solo la elogia per sua cucina, ma la sceglie anche come modella per una sua nuova scultura. I pomeriggi trascorsi assieme faranno scattare la scintilla tra i due?
Ma come farà la chef a porre un freno all'attrazione, considerando la probabile parentela che la lega ai Martland?



Veniamo ora alle mie considerazioni finali.
Vi avevo già detto, nella scorsa tappa, come questo libro si stava rivelando una completa delusione, oltre che un fallimento letterario sotto tutti i punti di vista.
Ora, per la serie "non c'è mai fine al peggio", posso aggiungere che non solo non ho avuto modo di ricredermi con gli ultimi capitoli, ma ho anzi visto confermati tutti i miei sospetti.
Precedentemente vi avevo riferito come il punto più basso di tutta la vicenda si fosse toccato con l'ingiurioso e ingiustificato trattamento nei confronti della modella Coco, l'ex fidanzata di Jude e Guy, ossia i due fratelli Martland.
Tutti non fanno che offenderla, congratulandosi l'un l'altro per le loro battute acide, in pieno stile bullying.

«Non capisco perché l’abbia chiesto a te quando avrebbe potuto avere me come modella», ha esclamato Coco, più imbronciata ancora di Jess. 
«Oh, ma tutti possono avere te», ha replicato Guy, anche se fortunatamente Coco non ha colto il doppio senso. 
«Perché tu sei bidimensionale, Ananas», ha risposto Jess. 
«Niente male, questa, Jess», ha commentato Tilda. «Benché un po’ troppo scortese, forse».

Inoltre più e più volte si fa riferimento ai disturbi alimentari della ragazza, descrivendoli come un capriccio di un'attricetta viziata, e non come una vera e propria malattia.
Con il prosieguo della lettura la situazione non cambia.
Coco è descritta come un'ochetta stupida incapace di inserire anche una semplice tessera del puzzle nel verso giusto, un'approfittatrice che cerca di conquistare qualsiasi buon partito (strano, considerando che è ricchissima di famiglia, e non ci ha pensato due volte a lasciare il famosissimo e pluririchiesto artista Jude Martland per il fratello spiantato), un'attrice da due soldi, uno scheletro ambulante, ed infine, una maniaca sessuale.

«Ma noi le avremmo impedito di andare a disturbare Jude», ha fatto notare Tilda. «A volte si comporta come un orso, quando ha un’idea in testa». 
«Si comporta sempre come un orso!», ha dichiarato Coco. Era seduta davanti al puzzle, dove immagino stesse infilando un po’ di tessere qua e là a caso. Un attimo dopo è scomparsa, per andare a rimpinzarsi con le ultime Fruity-Go che ha recuperato in fondo alla borsetta, immagino, oppure per fumarsi una sigaretta di nascosto nella sua camera con la finestra aperta. 
«Mai vista una ragazza tanto inutile», ha esclamato Becca, aggiungendo che qualcuno doveva andare a riportare Jess a casa.

Il suo personaggio, lo stereotipo della bionda svampita, non ha alcuno scopo se non far risaltare la figura di Holly Brown che, a differenza sua, è perfetta in ogni cosa che fa. 
Non a caso, pur di far primeggiare la chef, l'autrice ha alterato tutto ciò che aveva raccontato in precedenza.
Coco infatti inizialmente era così bella da togliere il fiato, tanto che, a detta della stessa protagonista, non era strano immaginare che due uomini della famiglia avessero perso la testa per lei, mentre verso la fine della vacanza viene descritta come pallida, smunta e pelle e ossa, un'immagine avvilente, non piacevole da guardare.
Molto diversa dal fisico proporzionato della Brown, snello ma con le curve nei punti giusti
°□°)╯ ┻━┻

«Sta cercando di sfondare come attrice, anche», ha detto lui, e in quel momento la porta si è spalancata ed è apparsa Coco in tutta la sua bellezza, per quanto algida e spigolosa. 
È così bella da sembrare finta, e non mi sorprende che Jude e Guy abbiano perso la testa per lei. È rimasta in posa il tempo necessario affinché tutti notassimo l’abito monospalla con pantalone aderente di seta color carne che indossava. 
Speravo che sotto il corpetto sfrangiato avesse delle coppe in silicone, altrimenti correva il rischio di inzuppare le sue meline nella cena.

L'algida modella poi, passa il tempo a corteggiare tutti ma nessuno ne vuole più sapere niente di lei, perché ogni personaggio maschile ormai non ha occhi che per la bellissima e bravissima Holly Brown, al punto che non esitano a fare a gara per attirare la sua attenzione, quasi fosse l'unica donna rimasta sulla faccia della terra.
Ma si può? Cioè io potrei anche capire se la protagonista fosse stata descritta come bella, intelligente, dolce, gentile e generosa. Ma in realtà è sempre stata insensibile (non a caso si è fatta pregare per organizzare il famoso pranzo di Natale), scorbutica (ha risposto in malo modo alla maggior parte dei Martland), vanesia (sempre a dire "sono abile in questo, in quello e in quell'altro") e acida come lo yogurt (pronta a giudicare gli altri ma mai se stessa). Insopportabile è dire poco!
Con molta probabilità è in assoluto il personaggio peggiore di cui io abbia mai letto.
Immaginate lo strazio nel leggere lei che si loda e si imbroda, senza avere in realtà nessun merito particolare, gli uomini che le corrono dietro insistentemente, senza nessun motivo particolare, e le donne della famiglia che tifano per lei, ogni qualvolta lei ha un alterco con qualcuno (che sia Coco, Jude o Guy).

Guy aveva notato i nuovi pezzi nel puzzle e mi ha accusato di esserne responsabile. Alla mia confessione, ha esclamato, stizzito, perché non lo finivo tutto, se ero così brava? Lui e Coco hanno così tante cose in comune che è un vero peccato che tra loro non abbia funzionato! 
Ho risposto che il puzzle era a disposizione di tutti e ognuno ne aveva fatto un pezzo, persino Coco (probabilmente le tessere infilate alla rovescia negli spazi sbagliati), e che la smettesse di lamentarsi come un moccioso. 
«E brava, Holly!», ha esclamato Becca. 
Ma sì, orgoglio ferito per un puzzle? Ma dove s’è mai sentito? Certo, batterlo prima a biliardo e poi a Scarabeo, non deve aver aiutato…

Mah, ridicolaggine ne abbiamo? Sì, direi, anche troppa!
Come se non bastasse non c'è alcun calore familiare in questa storia né un'atmosfera natalizia. I vari membri della famiglia o litigano e passano le giornate ognuno per proprio conto, chi davanti alla tv, chi nello studio, chi in cucina, chi all'aperto, chi chiuso in stanza. Si riuniscono solo a pranzo e cena per gustarsi le straordinarie prelibatezze di Holly, appena uscite dal freezer.
Ebbene sì, perché nonostante lei stessa e tutti gli altri non fanno che ripetere quanto sia insostituibile come cuoca, in realtà la Brown si limita a servire piatti già congelati, riscaldandoli e aggiungendo qualche spezia. Per il resto va avanti a tramezzini, salsicce, hamburger, puré e zuppa di verdure. E menomale che il menù natalizio le serviva come ispirazione per il suo libro di ricette... andiamo bene!

«Avevo pensato di preparare dei semplici sandwich con la pasta d’acciughe e un piatto di zuppa di verdure, con i tortini di frutta secca oppure quelli con le mele, gli ultimi rimasti, come dessert. Li ho già tirati fuori dal freezer».

Sulla storia d'amore tra Holly e Jude stenderei un velo pietoso: prima si odiano, poi d'improvviso nasce un'attrazione irresistibile ed un sentimento irrefrenabile. Peccato solo che i due si siano parlati un paio di volte al massimo.
Teniamo conto che il soggiorno di Holly ad Old Place è durato in tutto solo dodici giorni e che Jude è tornato a casa solo il giorno prima di Natale. Dunque non saranno stati nello stesso posto più di una settimana ed in rapporti distesi non più di quattro giorni.
Ricordiamoci che la cuoca, prima di partire per il Lancashire, era decisa a non avere più nessun uomo al suo fianco dopo la perdita del marito, ed invece, a fine incarico, rullo di tamburi, accetta la proposta di matrimonio di un perfetto estraneo e si mostra bendisposta a fare subito un bambino con lui! Wow, che straordinario cambio di programma. Ah, la magia del Natale
°□°)╯ ┻━┻
Immaginavo che il finale sarebbe stato banale, e che avrebbe visto il coronamento di una storia d'amore, ma non pensavo fosse tutto così affrettato da concludersi con uno sposalizio e un'imminente gravidanza. Una storia davvero credibile -.-'
Se a questo ci aggiungiamo che l'unico ostacolo a questa unione, ovvero la possibile parentela tra i due venuta a galla grazie al diario della nonna, viene cancellato immediatamente con un colpo di spugna, e che l'altro rivale in amore, Michael, si rivela essere improvvisamente gay, il gioco è fatto.
In generale tutto il libro è ripetitivo, un insieme di frasi fatte riscritte all'infinito, e i dialoghi non rivelano alcuna emozione, intimità tra i personaggi, o pathos, ma la scena finale che fa da culmine al grande amore tra i protagonisti è così scontata e orribilmente smielata da far impallidire qualsiasi lettore.

«Credo che tu abbia bisogno di un po’ di caffè per farti passare la sbronza, non sei abituata al nostro wassail. Oppure pensi che sia il caso di andare subito a letto?» 
«Secondo Laura è quello che dovremmo fare». 
Mi sta cominciando a piacere questa tua amica, sai?» 
«Davvero? È più carina di me, bionda e non troppo alta». 
«Sarà anche carina, ma tu sei bella, e anche la statura è perfetta». 
«Per un gigante». 
«Be’, allora sei fortunata ad averne uno per le mani, non credi?». 
«In realtà ti desidero solo perché sei un’ottima cuoca… e per il tuo corpo perfetto da modella», ha detto carezzandomi. Poi mi ha baciata di nuovo cancellando dalla mia mente qualsiasi altra cosa, cibo compreso. 
Più tardi, molto più tardi, stringendomi a lui nel suo letto a baldacchino, ho esclamato: «Non so cosa ci faccio qui! Innamorarmi di te non era nei miei progetti!». 
«Allora inseriscimi nei tuoi progetti e sceglimi come piatto forte per la tua vita».

Una roba introvabile anche nelle peggiori fan fiction. Insomma la chiusa perfetta per un libro che ha fatto della noia, della banalità e dello strazio i suoi caratteri distintivi, e che non poteva quindi concludersi in altro modo.

venerdì 21 dicembre 2018

Books, Chocolate and Friends: seconda tappa GDL "12 giorni a Natale" di Trisha Ashley


Salve avventori!
Eccoci giunti alla seconda tappa del nostro gruppo di lettura natalizio.
Per chi non lo sapesse, o capitasse qui per la prima volta, stiamo leggendo assieme il libro "12 giorni a Natale" di Trisha Ashley.
Prima di riferirvi le mie impressioni, ricapitoliamo brevemente cosa è successo nei capitoli 17-28:

Holly aveva in mente di passare le feste di Natale da sola nell’East Lancashire, dove ha trovato lavoro come house sitter.
Eppure, una serie di eventi l'ha costretta a stravolgere tutti i suoi piani. La zia del padrone di casa, Tilda, ha avuto un piccolo incidente e ciò ha fatto sì che tutta la famiglia Martland si trasferisse nella grande dimora padronale occupata da Holly.
La cuoca è quindi destinata ad avere compagnia, e non solo: dovrà anche occuparsi del tanto temuto cenone di Natale.
Ma non finisce qui! Oltre ai coniugi Noël e Tilda e alla nipotina Jess, fanno il loro ingresso in casa anche i fratelli Guy e Jude, e la ex fidanzata di entrambi, Coco.
I problemi sembrano destinati a moltiplicarsi, e non solo quelli!



Veniamo adesso alle mie impressioni.
Se ben ricordate, nello scorso post mi avevo detto che il libro non mi stava convincendo, in quanto erano presenti troppe note stonate: i continui, e poco credibili, botta e risposta tra Holly e Jude (il proprietario della casa di Old Place); le inutili ripetizioni dei soliti concetti, solitamente inseriti a sproposito nei contesti più disparati (i più gettonati l'altezza spropositata della protagonista e l'impossibilità di un incontro tra i due litiganti); l'atteggiamento scontroso, irritante e poco accogliente proprio della house sitter.
Verso l'inizio dei nuovi capitoli ho cominciato a ben sperare.
Perché?
Beh, finalmente Holly si era decisa ad allentare il suo comportamento intransigente, permettendo ai Martland di poter alloggiare nella casa di famiglia e festeggiare il Natale lì, come da tradizione. Era ora direi, d'altronde Old Place è di loro proprietà!
La Brown, in un forte slancio di altruismo, si era persino offerta di preparare gratuitamente la cena... impossibile ma vero!
Per di più con l'arrivo di Guy, Coco e Jude, immaginavo che la storia avrebbe preso una piega più divertente, con le tipiche baruffe tra parenti.
Niente di più lontano dalla verità!!!
Holly non fa che lamentarsi di avere gente tra i piedi e di dover cucinare in continuazione, alla faccia dello spirito natalizio!
Inoltre, appena vede Jude, comincia ad offenderlo, senza avere un reale motivo che giustifichi un tale modo di fare strafottente. Stessa cosa con il fratello Guy, a cui dà ordini e risponde con toni decisamente inappropriati, considerando la sua posizione di semplice impiegata.
Ma il peggio deve ancora venire. Se Holly si mostra poco accogliente con buona parte dei personaggi, non è nulla in confronto a ciò che dirà e farà contro la bella Coco.
Con la giovane ragazza ha il tipico atteggiamento da zitella acida ed invidiosa.
La giudica dal primo istante, la insulta, la deride, la maltratta, ride quando gli altri si uniscono a questo gioco al massacro. Ebbene sì, perché la povera ex ragazza di Jude, dopo essere stata illusa ed ingannata dal fratello Guy, si ritrova, non solo umiliata, ma anche denigrata e schernita dal resto dei Martland (ad eccezione del tenero Noël).
Chi minaccia di prenderla a schiaffi, chi di gettarle un secchio d'acqua gelata in faccia, chi di versarle addosso le uova.

«Ci penserò. Forse hai ragione: meglio dare un colpo di spugna e ricominciare. Ma nel frattempo se quella svanita della tua ex fidanzata mi chiede un’altra omelette di solo albumi, credo che sarò costretta ad accontentarla e versarle un’intera scodella su quella sua testolina vuota». 
Il sorriso sinceramente divertito di Jude mi ha mozzato il fiato: di colpo mi è parso molto più giovane (deve avere appena qualche anno più di me), e il suo viso, se non bello, quanto meno interessante, gradevole… se piacciono i lineamenti marcati e la mascella squadrata.

Coco è sicuramente rappresentata come l'ochetta bionda senza cervello, ma ciò non giustifica il bullismo imperante da un certo punto in poi. Anche perché, al contrario, il fratello traditore, Guy, è invece subito perdonato, difeso, servito e riverito.
La cosa assurda è che tutti possono prendersi gioco di Coco, ma non sia mai che la ragazza tenti di rispondere a tono. Viene subito tacciata di essere estremamente sgarbata, oltre che un ospite sgradita.
Leggere gli ultimi capitoli è stata una vera tortura. Il messaggio che passa da questo romanzo è inaccettabile: un tacito assenso di fronte alla violenza verbale, anzi, ancora peggio, un sentito divertimento, considerando che tutti, o quasi, i personaggi ridacchiano nel vederla piangere in un angolo.
E poi, cosa ben più grave, è il fatto che, sempre a proposito di Coco, viene affrontato un argomento molto serio, in modo eccessivamente leggero, ovvero i disturbi alimentari.
I soliti insensibili personaggi, radunati in gruppo, spettegolano e si domandano come faccia la bella attrice a mantenersi così in forma. Chi ipotizza vada in bagno a vomitare dopo ogni pasto, e chi invece che faccia uso di lassativi. Ovviamente anche per questa cosa non fanno che prenderla in giro e canzonarla.
Ma io dico? Si può fare di malattie come l'anoressia o la bulimia oggetti di burle?

«Manca solo Noël: ha detto che vuole un muffin soltanto». 
«Per fortuna, perché ce n’è uno solo. Immagino che Coco, il suo, non l’abbia mangiato?». Jude ha risposto con un sorrisetto. 
«In realtà l’ha mangiato, ma poi è corsa in bagno, nell'ingresso: spero che non lo stia vomitando». 
«Credo che usi altri metodi per tenere il peso sotto controllo». 
Siccome Jude mi guardava perplesso, ho spiegato: «Lassativi… Quel muffin non rimarrà un istante nello stomaco. Che spreco!».

Io ero davvero scioccata, non riuscivo a credere che la scrittrice fosse arrivata a tanto.
Naturalmente non ho mai pensato che questo libro si sarebbe rivelato un capolavoro della letteratura, ma in un romanzo leggero si dovrebbe almeno evitare alcune tematiche importanti, se non si è in grado di toccarle con la giusta sensibilità e delicatezza. Ed in questo Trisha Ashley ha toppato in pieno.
Escludendo poi questa nota dolente, la storia si rivela carente anche per molti altri versi.
Ad esempio tutta l'ultima parte non è altro che un elogio alla fantastica Holly: come cucina bene, come pulisce bene, com'è brava, com'è bella, quanto le vogliamo bene, è una di famiglia
°□°)╯ ┻━┻
Non a caso più e più volte viene rimarcato da più o meno tutti come, a causa dei suoi capelli neri e della alta statura, Holly sembri una Martland a tutti gli effetti. Perché nessun altro potrebbe avere queste introvabili caratteristiche, non credete? XD

«Anche a noi sembra che Holly abbia un aspetto familiare», ha detto Noël. «Ma immagino che sia perché ha la tipica costituzione dei Martland, così alta, con la pelle olivastra e i capelli scuri. E questo conferma la nostra sensazione che faccia parte della famiglia!».

Ma tornando a noi, e al doveroso encomio alla preziosa house sitter, tutti i complimenti non sono supportati da niente di concreto, considerando che anche per quanto riguarda la cucina, non fa che riscaldare la solita zuppa o arricchire con salsine cibi congelati.
Inoltre si è dimostrata sempre scortese e poco generosa, quindi non capisco in base a cosa tutti improvvisamente dovrebbero amarla.
E con il termine "amare" non esagero, perché gli unici tre uomini in casa che hanno approssimativamente l'età di Holly "stranamente" passano il tempo a lodarla e corteggiarla, quasi fosse la donna migliore sulla faccia della terra.
E per arrivare a questo risultato, mi spiace dirlo ma, la scrittrice, è giunta persino ad alterare i fatti raccontati in precedenza. Sembra quasi che abbia realizzato il libro man mano senza avere un'idea precisa alla base. Vi faccio degli esempi:

♥ Inizialmente Holly è una donna semplice, non molto bella, che si occupa di ricevimenti d'estate.
In seguito Holly diventa bellissima e una chef con cachet stellari che nessuno si potrebbe permettere di ingaggiare.

oppure

♥ In principio Jude è un famoso e ricco artista che, a detta di tutti i suoi parenti, soffre ancora, dopo un anno, a causa della fine del rapporto con la fidanzata, Coco che avrebbe voluto sposare e che è invece fuggita con il fratello, Guy.
Alla fine Jude è sempre un famoso e ricco artista ma soffre non per Coco, che si è rivelata essere improvvisamente una ragazza viziata e capricciosa, ma per la moglie morta anni prima (e mai citata in precedenza).

Ci rendiamo conto? È arrivata ad inventare una vedovanza, giusto per rendere Jude più vicino emotivamente alla cara Holly.
E ci sarebbero tanti esempi a riguardo di cose prima descritte in un modo, e successivamente in un altro, ma ve le risparmio.
Ultima cosa di cui vorrei parlarvi, in realtà l'ultimo difetto, è la mancanza di una qualsiasi atmosfera festosa.
Al contrario di quanto avevo letto in molte recensioni in giro sul web (mai fidarsi ciecamente dei pareri altrui!!!) in questo libro non si respira nessun calore familiare, nessun buon sentimento, nessuno spirito natalizio. Niente di niente!
Come dicevo, avevo poche pretese per questo romanzo, in quanto ad originalità, ma mi aspettavo almeno una bella storia di sentimenti, una di quelle a lieto fine che ti fa compagnia e ti scalda il cuore.
Ed in effetti l'ambientazione era perfetta per generare scene indimenticabili, eppure la Ashley persevera nell'elencare esclusivamente e pedissequamente preparativi, senza rivelare però alcuna emozione e sensazione.
Ad esempio Holly che la maggior parte del tempo ha preparato solo zuppette, negli ultimi giorni si accinge a cucinare sul serio.
Eppure non si percepisce nessun amore per il suo lavoro, ma solo un'incombenza da portare a termine. È un continuo "ho fatto la torta, ora devo fare il semifreddo, più tardi la salsa per il fagiano" e via dicendo.

Il pranzo di Natale, se posso dirlo senza apparire immodesta, era cucinato alla perfezione. Il tacchino ben rosolato con le salsicce avvolte nel bacon e la salsa di pane, le patate e le pastinache croccanti, i cavolini dell’orto di Henry belli sodi e un buon sugo dell’arrosto denso denso… tutto a puntino.

Nessuna descrizione dei profumi che si sprigionano nell'aria o delle reazioni che prendono vita nei palati dei commensali.
Una lista infinita che non aggiunge nulla alla lettura (se non tanta noia), e che ha come unico fine il mostrare a noi lettori - e soprattutto ai Martland in brodo di giuggiole - quante preparazioni è in grado di portare a termine l'eccellente Holly Brown! Che donna da sposare!

Jess ha subito perso ogni interesse nella cosa e ha cambiato direzione. 
«Zio Jude, Holly è proprio carina con quell’abito rosso, vero?» 
«Holly è carina con qualsiasi cosa», ha replicato Guy con uno dei suoi affascinanti sorrisi.
«Una ragazza graziosa come lei che sa anche cucinare ha la mia ammirazione assoluta». 
«Oh, che sciocchezze!», ho esclamato, a disagio. Non sono abituata ai complimenti. Ho notato però che Jude non ha commentato, in nessun modo, nemmeno per semplice cortesia. Anzi, sembrava essere tornato al solito sguardo carico di diffidenza. 
«So benissimo di non essere niente di che». 
«Oh, non dirlo neanche, mia cara!», ha esclamato Noël con galanteria. «Ti ha mai detto nessuno che assomigli a Nefertiti?», ha proseguito Guy.

Insomma non sono ancora arrivata alla fine ma posso già affermare che questa lettura è da dimenticare.
Naturalmente porterò a termine il romanzo, per tre motivi:
 perché non ho mai abbandonato nessun libro a metà
 perché sono curiosa di vedere fino a che punto potrà arrivare
 perché, ahimè, ho un calendario da rispettare e un'altra tappa da commentare

Ma voi, che non avete questo dovere, sentitevi liberi di gettare "12 giorni a Natale" fuori dalla finestra, in un burrone o in un'altra galassia. Oppure approfittate per fare un regalo last minute al vostro peggior nemico. Seppellirete così l'ascia di guerra, liberando uno spazietto in libreria, che è sempre utile. 



Vi ricordo che l'ultima tappa del gruppo di lettura è prevista per il 27 dicembre.
Se volete leggere la mia stroncatura definitiva, oppure il mio eventuale e molto improbabile cambio di opinione, passate qui!
Alla prossima ^-^