venerdì 16 aprile 2021

Recensione: "Stranger" di Keren David

Titolo: Stranger
Autore: Keren David
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 13 gennaio 2021
Pagine: 368
Prezzo: 14,00 €

Trama:
Le storie parallele di due ragazze vissute in epoche diverse. Emily, quindici anni nel 1904, e Megan, diciassette anni nel 1994. 
Il filo rosso che le lega è un ragazzo misterioso. 
Emily di ritorno da scuola si imbatte in un giovane nudo, incapace di esprimersi. Lo salva e lo cura, innamorandosene. 
Megan torna in Canada dalla sua famiglia dopo che il suo fidanzato l'ha lasciata in seguito a un aborto. 
Qui, quando un cadavere ormai mummificato affiora da un terreno ai margini del bosco, decide, assieme ad un nuovo amico, di fare delle ricerche e scopre la storia di un ragazzo selvaggio, comparso all'inizio del secolo nella cittadina e che sembra in qualche modo connesso con la sua bisnonna.

Recensione:
Una storia familiare che si snoda tra diverse generazioni, a distanza di quasi un secolo.
Due voci femminili, due adolescenti inesperte alla scoperta del mondo e delle sue malvagità.
Ed un mistero da riportare a galla, il passato di un giovane straniero senza memoria.
È il povero Tom infatti, inaspettatamente, a legare Emmy e Megan, rispettivamente bisnonna e nipote.
La prima, anziana, si è dedicata anima e corpo alla famiglia, mettendo da parte le sue ambizioni.
La giovane invece, dopo aver vissuto a Londra, ha scelto di tornare ad Astor, la piccola cittadina canadese che le ha dato i natali.
È lì per riprendersi, per rimettere assieme i cocci della sua esistenza, dopo il divorzio dei suoi, la fine della relazione con il giapponese Ryo, e soprattutto dopo la sofferta decisione che l'ha portata a rinunciare alla piccola vita che stava crescendo dentro di lei.
Megan si sente persa, e senza uno scopo, fino a quando un corpo mummificato, ritrovato per caso ai margini della foresta, arriva a donarle la linfa vitale che sembrava averla abbandonata negli ultimi tempi.
Con l'aiuto del fotografo Sam, spulcerà negli archivi del giornale locale per tentare di scoprire l'identità del corpo della donna appena rinvenuta.
Non sa però che, il mistero del cadavere, è più vicino a lei di quanto creda. 
Non sa che la saggia Emmy, da tutti amata e venerata, nasconde un inconfessabile segreto.
Keren David ha costruito un romanzo coinvolgente e appassionante che prende vita mediante capitoli alternati, divisi tra presente e passato, e quindi tra il punto di vista di Megan e quello di Emmy.
Le parti dedicate a quest'ultima sono nettamente più interessanti, per più di una ragione.
In primo luogo per la personalità dei personaggi in scena, dalla madre della ragazza, la caparbia Elizabeth Murray, una delle prime donne medico, sino al premuroso signor Mitchell - l'uomo a capo dell'Astor Press - fino ad arrivare ai veri protagonisti, la dolce e coraggiosa Emmy e lo sfortunato Tom.
Nel corso delle pagine ambientate nel 1904 verremo a conoscenza, seppur gradualmente, del passato dello straniero, ed inoltre potremo vedere l'impatto che un nuovo arrivo può causare in una piccola cittadina.
I capitoli dedicati a Megan invece risultano poco convincenti. La protagonista non suscita una grande simpatia, e neanche una grande empatia, se escludiamo i momenti in cui parla dell'aborto. 
Del resto anche i personaggi che l'affiancano non spiccano per personalità, quasi non fossero altre che figure sfocate, mosse solo dall'intento di svelare il mistero di Tom, Emmy e della donna sepolta nel bosco.
In generale il libro funziona, perché mentre si legge, si ha voglia di scoprire il passato del ragazzo. Tuttavia la verità, quando giunge a galla, non è poi così sconvolgente, anzi direi al limite del prevedibile.
Nessun grande colpo di scena, niente pathos, nessun effetto wow.
Il romanzo della David aveva, a mio parere, delle grandi potenzialità (il confronto tra generazioni distanti, la riscoperta di un passato autentico, il dissenso della comunità di fronte ad un estraneo, il valore dell'accoglienza), tuttavia sfruttate solo in parte a favore di derive romance, che a mio parere si sarebbero potute evitare.
Ed è forse questo il vero difetto della trama, il voler inserire a tutti i costi delle storie d'amore per far sognare i lettori, quando un intreccio meglio costruito, un enigma indecifrabile, un finale ad effetto avrebbero fatto sognare molto di più.

Considerazioni:
Non voglio dilungarmi troppo. Come avrete capito, questo libro per me ha luci ed ombre. La parte iniziale era molto coinvolgente, poi però, più andavo avanti, più mi sembrava tutto scontato, poco originale, visto e rivisto.
Ho continuato ad apprezzare i capitoli con protagonista Emmy, nonostante la storia d'amore abbastanza prevedibile, mentre ero poco presa nel leggere le vicende di Megan.
Il suo personaggio non ha suscitato alcun interesse in me, la tipica persona sempre pronta a giudicare il prossimo, ma che nel contempo cammina vestendosi di umiltà.
Come se non bastasse, non fa che lamentarsi del divorzio dei genitori, della madre che ha un nuovo compagno, del fidanzato che l'ha lasciata, del ragazzo ricco che le fa la corte, di quello carino che non la corteggia abbastanza, insomma, avete capito.
Sembra voglia a tutti i costi calarsi nel ruolo della vittima, quando in realtà, agli occhi del lettore, la sua non sembra nulla di più di una normale vita da adolescente (ad eccezione dell'aborto, ovviamente), con le sue difficoltà certo, ma niente che la renda un agnello sacrificale.
Anche gli altri personaggi del 1994 non sono messi molto a fuoco, una sequela di stereotipi: il brav'uomo che farebbe di tutto per la sua famiglia, quello arrogante e pieno di sé, quello egoista ed insensibile, ed infine quello dolce e affettuoso che, a causa di un trauma, ha finito per perdere se stesso.
Pare che le varie personalità in azione non siano state ben sviluppate in quanto, il loro scopo, non era altro che fungere da diversivo, uno stacco obbligato dalla storia di Emmy e dall'apertura del vaso di Pandora.
Infatti, alla fin fine, il percorso di Megan, seppur camuffato, si riduce al sempreverde cliché della donna dal cuore spezzato che finisce per dimenticare il vecchio amore tra le braccia di uno nuovo di zecca.
Ne avevamo bisogno? Francamente credo di no.
L'idea del confronto tra generazioni ed il legame rinsaldato da vecchi racconti del passato era senza dubbio buona, anche perché, come visto in altre occasioni, se ben bilanciata, dà i suoi frutti.
Ma in questo caso lo spazio temporale del presente non aggiunge nulla o quasi al libro.
Dà solo l'impressione di un contorno, qualcosa messo lì ad allungare il brodo.
Per di più anche il modo tramite il quale Megan arriva alla verità è troppo semplicistico e poco credibile. Basta sfogliare per caso un vecchio giornale, vedere una foto, cercare in casa e, voilà il gioco è fatto, indagine conclusa.
In conclusione un romanzo che intriga ma non conquista, che ti coinvolge a tratti ma che ti annoia in altri, come una torta a strati buona, ma troppo dolce.

Ringrazio la casa editrice per avermi fornito una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro

mercoledì 14 aprile 2021

Recensione: "Invisibile" di Tom Percival

Titolo: Invisibile
Titolo originale: The Invisible
Autore: Tom Percival
Editore: Nomos Edizioni
Data di pubblicazione: 20 gennaio 2021
Pagine: 32
Prezzo: 16,90 €


Trama:
"Invisibile" è la storia di una ragazzina di nome Isabel e della sua famiglia: non hanno molto, ma si vogliono molto bene e hanno quello che serve per tirare avanti. Finché un giorno non hanno abbastanza soldi per pagare l'affitto e le bollette e devono lasciare la loro casa piena di ricordi felici e trasferirsi dall'altra parte della città. È la storia di una ragazza che decide di fare una delle cose più difficili che si possano fare... la differenza. Ed è la storia di tutti coloro che sono trascurati nella nostra società - portati a sentirsi invisibili - mentre ognuno di noi ha diritto a un posto qui.

Recensione:
Certe volte basta un niente per perdere tutto, e certe volte si nasce già non avendo niente.
In un mondo dove si viene giudicati e considerati in base a ciò che si possiede, basta davvero poco per diventare invisibili.
È questo che accade alla piccola Isabel e alla sua famiglia: il poco che hanno lo perdono improvvisamente e, quando i soldi non sono più abbastanza neanche per pagare l’affitto, sono costretti ad abbandonare la loro casa, le loro abitudini, la loro vecchia vita per provare a costruirne una nuova, dall’altra parte della città, dove tutto sembra freddo e triste.
Ed è proprio così che si sente Isabel: fredda, triste e sola, ignorata da un mondo che sembra non vederla, non curarsi di lei, come se non esistesse.
E a poco a poco Isabel sparisce davvero, diventa invisibile e in quel momento si rende conto che la città è piena di persone come lei: reiette, tristi, abbandonate e sole.
Ma lei può fare qualcosa, tutti possono fare qualcosa se a farla si è insieme. Perché nessuno deve restare indietro, nessuno deve sentirsi emarginato, solo e trasparente.
Tutti hanno diritto a ritagliarsi il proprio posto nel mondo, nessuno escluso. 

La storia di Isabel è la storia di tutti coloro che la società emargina, perché non abbastanza ricchi da essere considerati qualcuno, o perché abbastanza poveri per essere considerati niente.
Mi ha emozionato questo albo illustrato, che con poche pagine, poche parole, e bellissime e delicate illustrazioni ha saputo raccontare una storia così vera, e far passare un messaggio così importante.
Ho amato Isabel e la sua tenacia che non l’ha abbandonata nonostante le avversità, la paura e la tristezza, e mi sono innamorata del suo fedele cagnolino, una tenerissima e minuscola pallina di pelo che non l’ha mai fatta sentire sola.

Mi ha emozionato moltissimo leggere il messaggio con cui l’autore si congeda, regalandoci la sua storia. Anche lui come Isabel era un invisibile: aveva amore, aveva tanti libri, una campagna sconfinata ricca di bellezza, ma era povero.
Crescendo si è reso conto che da un certo punto di vista lui era fortunato, perché ci sono milioni di persone che hanno ancora meno di quello che aveva lui.
Perché di solito si fa così, si tende sempre a guardare ciò che non abbiamo rispetto a ciò che abbiamo, ciò che gli altri hanno più di noi, rispetto a chi ha meno... e questo è umano, non è sbagliato o cattivo, però così facendo ignoriamo una parte della realtà. Chiudiamo gli occhi e contribuiamo a rendere quei problemi, quelle sofferenze, quelle persone, invisibili.
Come ricorda Tom Percival, chiudendo la sua riflessione “la povertà non è l’unico motivo per cui le persone sono trascurate dalla società; il mondo riesce a dire in molti modi diversi che «questo non è il tuo posto»”.
Ma questo è il tuo posto, è il posto di tutti. 

Ringrazio Nomos Edizioni per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

sabato 10 aprile 2021

Recensione: “I Brownstone. Marcy e l’enigma della sfinge” di Joe Todd-Stanton

Titolo: I Brownstone. Marcy e l’enigma della sfinge
Autore: Joe Todd-Stanton
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 24 febbraio 2021
Pagine: 56
Prezzo: 12,90 € 

Trama:
Il padre di Marcy, Arthur, è il più grande avventuriero di tutti i tempi, ma lei non ha ereditato il suo entusiasmo per l’esplorazione.
Determinato a farle scoprire il fascino dell’avventura, Arthur parte alla ricerca del leggendario Libro di Thot, ma non fa più ritorno.
Marcy si ritroverà presto tra le dune dell’Egitto, faccia a faccia con i grandi dèi del passato.
Riuscirà a risolvere l’antico enigma della Sfinge e a superare le sue paure?

Recensione:
I Brownstone sono un'antica famiglia di avventurieri, coraggiosi e intrepidi viaggiatori, che hanno attraversato il mondo in lungo e largo alla ricerca di tesori nascosti e leggendari, e alla scoperta di creature mitologiche e straordinarie.
La loro è una vita all'insegna dell'avventura, ma non tutti i Brownstone sono nati sotto la stessa stella...
A raccontarci della piccola e timorosa Marcy Brownstone è un suo discendente.
È lui a fare gli onori di casa, accoglierci nell'osservatorio astronomico di famiglia e a chiederci di ascoltare la storia della sua antenata, una bimba terrorizzata dall'oscurità, e del modo in cui ella riuscì a sconfiggere la sua più grande paura.

Cosa è in grado di farci affrontare i nostri limiti, se non il desiderio di andare in soccorso dei nostri cari in pericolo?
E sarà per andare in soccorso del suo adorato papà che Marcy scoprirà un coraggio e una forza di volontà che non avrebbe mai creduto di possedere.

Ma andiamo con ordine, perché ogni storia ha un principio, e il principio di questa, parte dal grande esploratore Arthur Brownstone.
Arthur passò alla storia quando, ancora bambino, sconfisse una terribile belva. Da allora non smise mai di viaggiare per il mondo alla scoperta di antichi misteri, e fu proprio in uno di quei viaggi che incontrò un'avventuriera che divenne poi sua moglie e la madre di Marcy, la loro bambina.


Arthur tentò sempre, negli anni, di trasmettere a sua figlia l'amore per le avventure, raccontandole le sue, ma il risultato sortito non fu mai quello sperato.
I racconti delle creature incredibili che popolavano i racconti del padre, di notte si trasformavano in terribili ombre e incubi che le impedivano di chiudere gli occhi.
Ma il desiderio di Arthur di coinvolgere nel suo mondo la sua bambina è così grande da portarlo ad intraprendere un pericoloso viaggio irto di insidie, dalle gelide distese dell’Islanda, verso l'antico Egitto...
Dopo una settimana di attesa, e preoccupata dal mancato ritorno di suo padre, sarà la piccola Marcy a decidere di farsi coraggio e andare in suo soccorso.
Riuscirà la piccola Brownstone a salvare il suo papà e a sconfiggere le sue paure?

Le coloratissime, deliziose e divertenti tavole di Joe Tood Stanton (le illustrazioni sono davvero carine, ne ho adorato sia lo stile che l'espressività dei personaggi), ci guidano in questo viaggio verso l'antico Egitto, tra divinità più o meno affabili, pericoli, ed enigmi, alla ricerca di un affetto perduto e di una ritrovata identità.
Marcy si è sempre chiesta se fosse davvero stata degna di essere una Brownstone, e la risposta è sì, lo è sempre stata, aveva solo bisogno di trovare l'incentivo giusto per fare il grande salto, una ragione per cui ne valesse davvero la pena.

“Marcy aveva capito che non importava quanto pauroso fosse il buio, anche se nascondeva mostri, lei era abbastanza coraggiosa da affrontarli.”

Un libro davvero carino che mi ha strappato più di un sorriso e che apre le porte ad un mondo, anzi ad una famiglia intera, che avrei davvero voglia di scoprire, componente per componente.

Ringrazio Giunti Editore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

giovedì 8 aprile 2021

Recensione: “Agenzia MostroCasa. SOS per la signora Dal Verme” di Marta Palazzesi

Titolo: Agenzia MostroCasa. SOS per la signora Dal Verme
Autore: Marta Palazzesi
Illustrazioni: Maria Luisa Petrarca
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 23 gennaio 2020
Pagine: 128
Prezzo: 11,50 €

Trama:
Nina Rubini, dodici anni e capelli rosso fuoco, gestisce con la nonna l’agenzia immobiliare MostroCasa. La loro specialità è trovare sistemazioni per mostri di ogni genere, come castelli graditi ai vampiri, paludi per gli orchi o quel tugurio con un certo non-so-che per streghe esigenti. 
La missione non è per niente facile né priva di pericoli. Può accadere, per esempio, che una casa decida di papparsi una zombie dalla testa ai piedi, vermi putrefatti inclusi. 
Riuscirà l’agenzia a salvarla? Tirar fuori dai guai la signora Dal Verme non sarà affatto semplice, ma per fortuna Nina può contare sull'aiuto dell’amico vampiro Fosco, del labrador Salsa e del terrificante, crudele e sanguinario barone Bucagole…

Recensione:
Una storia di mostri, zombie e vampiri ambientata a Milano.
Sì, avete capito bene, perché è proprio nel pieno centro di Milano che si trova l'accogliente ed efficientissima Agenzia MostroCasa, l'agenzia immobiliare gestita da nonna Rosa e sua nipote Nina Rubini.
Le due si occupano di trovare degna dimora a tutti i mostri della città e anche a quelli trasferitisi da luoghi lontani.
Aiutate dall'assistente Fosco, vampiro centenario dall'aspetto (e anche dal carattere) adolescenziale, e dall’orco Ogul - addetto ai traslochi - nonna e nipote cercheranno di rispondere ad ogni esigenza: una villa antica per un vampiro, una zona paludosa per uno zombie, un luogo silenzioso per una vecchia strega... a ogni necessità, una soluzione.
Nina è in ufficio da sola, quando ha inizio una giornata più impegnativa del solito - quella che darà inizio alla prima delle sue avventure scritte da Marta Palazzesi - infatti nonna Rosa è andata in crociera al Polo Nord e ha così lasciato tutto nelle sue mani, successi e problemi.
E sono proprio i problemi che sembrano non finire mai in quel lungo pomeriggio di lavoro.
Nina vorrebbe chiudere presto e andare a casa a finire i compiti di storia - sì, perché, non ve l'ho detto, ma lei è solo una ragazzina - quando si spalanca la porta rivelando l'ennesimo cliente alla ricerca di soluzioni per chissà quali assurde richieste.
Ma quello che Nina e Fosco si apprestano a sentire da un preoccupatissimo signor Dal Verme - un innocuo zombie, dalla cui orbita vuota sbuca un simpatico lombrico - è un caso decisamente raro e problematico da risolvere. Un “P.I.P.P.O.”, ovvero “Un caso di abitazione Priva di Isolamento per Pavimenti Palustri Oscuri”.
La povera signora Dal Verme, a quanto pare, è stata inghiottita tutta intera dal pavimento della cantina delle sua nuova dimora.
Compito di Nina, e quindi anche di un non troppo entusiasta Fosco, sarà quello di salvare la povera signora zombie, e avranno solo ventiquattr'ore di tempo prima che, la malcapitata, sia inglobata per sempre nelle fondamenta della dimora.
Ma l’operazione è ben più complicata del previsto, perché un problema di questa gravità può essere risolto solo se si è muniti di un M.I.O.P.E., ovvero un “Martello in Ottone Pneumatico per Estrazioni” e per averne uno non c’è altro rimedio che rivolgersi al temibilissimo Barone Bucagole, il vampiro millenario più irascibile di Milano.
Riusciranno i nostri eroi a salvare la vita della signora Dal Verme?
E, soprattutto, riusciranno a farsi aiutare dal perfido Bucagole?
Una storia molto carina e divertente, che dà un ottimo avvio a questa serie per ragazzi, la cui originalità sta nell'ambientazione e nella normalità che essa scaturisce.
Una Milano, con i suoi parchi, le sue strade, i luoghi noti a tutti, in cui mostri e umani convivono più o meno amabilmente.
Molto carina l’idea dell’agenzia immobiliare, un bell'espediente per inserire questo mondo fantastico, abitato da mostri di ogni specie, all'interno di quello reale, senza scalpore, ma anzi, con assoluta normalità.
Simpatica e super paziente Nina, la giovane protagonista che, a soli dodici anni, deve confrontarsi con clienti sempre più pretenziosi, dalle richieste via via più assurde.
Iconica la figura del Barone Bucagole, un cattivo (neanche poi così tanto in realtà), vanitoso e anche molto comico.
Riuscitissima anche la caratterizzazione degli altri personaggi, tutti coloro che aiutano Nina nelle sue mansioni, dalla cagnolona, la Labrador color miele, Salsa; al permaloso vampiro dall'aspetto di una rock star Fosco; a suo zio, il simpaticissimo vampiro cinquecentenario Felice (di nome e di fatto), al pasticcione orco Ogul, appassionato di guida veloce.
Una simpatica ed eterogenea banda a cui il lettore non fa fatica ad affezionarsi, e che sono curiosa di seguire nelle prossime avventure.

Ringrazio Gallucci per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


martedì 6 aprile 2021

Recensione: "Barnabus" dei Fratelli Fan

Titolo: Barnabus
Autore: Fratelli Fan
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 10 novembre 2020
Pagine: 72
Prezzo: 17,50 € 

Trama:
Ti presento Barnabus. È metà topo e metà elefante. Vive in un laboratorio dove si creano animaletti perfetti. Lui, però, tanto perfetto non è. Per questo l’hanno scartato e lo tengono nascosto. 
Finché un giorno il desiderio di libertà porta lui e i suoi amici “difettosi” a fuggire e conquistare la propria vita!

Recensione:
Barnabus ed i suoi amici sono da sempre rinchiusi in un laboratorio, posto al di sotto di un negozio di animali, in quanto il loro aspetto non è in linea con gli standard dell'azienda produttrice. 
Un difetto di fabbrica è sufficiente per non piazzarli sugli scaffali, per non renderli adatti alla vendita, per definirli come scarti.
Ma i nostri coraggiosi protagonisti non ci stanno: se quel posto non li reputa all'altezza, allora ne troveranno un altro, d'altronde il mondo è vasto, ci sarà qualcuno capace di amare anche loro!
Ha così inizio la loro fuga per la libertà, il viaggio per la tanto agognata felicità.
Per riuscire nell'impresa dovranno contare fortemente sulle proprie capacità e su quelle del gruppo. Volersi bene e crederci sempre, queste saranno le chiavi per dare una svolta alla loro esistenza.
Una storia tenera che punta tutto sui sentimenti, sul bisogno di sentirsi accettati, sull'importanza dell'amicizia. 
Un albo illustrato che spicca grazie alla maestria dei Fratelli Fan e ai loro coloratissimi disegni, ma che risalta maggiormente grazie al bellissimo messaggio di cui si fa portavoce: si è perfetti solo quando si è liberi, quando si è fieri di ciò che si è. 

Considerazioni:
I Fan Brothers sono da sempre garanzia di qualità. Ogni loro lavoro si distingue, per lo straordinario livello dei disegni, per le atmosfere oniriche e per la naturalezza dei paesaggi.
Ragion per cui, quando, per la prima volta, mi è capitato di sfogliare "Barnabus", sono rimasta spiazzata. È vero, il personaggio del topoelefante pareva dolcissimo, eppure il tutto mi sembrava troppo moderno, troppo lontano dal loro stile.
Tuttavia quando ho iniziato a leggerlo, ho capito perché, pur differenziandosi dai vecchi lavori per le ambientazioni, il nuovo albo illustrato non si discostava minimamente dai loro insegnamenti, da quelle piccole lezioni di vita tanto care e preziose, che i fratelli sono soliti elargire.
La storia di Barnabus è dolce e malinconica, eppure ha una nota di speranza, uno spiraglio di felicità. 
Il suo protagonista è un animaletto "difettoso", in cui è facilissimo identificarsi.
D'altronde, chi non si è mai sentito sbagliato? Chi non ha mai incontrato qualcuno che ci ha fatto credere di non essere all'altezza?
Non è forse in questa direzione che ci spinge la società? 
Non siamo mai abbastanza magri, abbastanza belli, abbastanza fisicati.
Non abbiamo abbastanza titoli, conoscenze, esperienze.
Non siamo abbastanza coraggiosi, ambiziosi, intraprendenti.
Dico io, quando finirà tutto questo?
Quando potremo essere semplicemente quello che siamo, senza doverci per forza confrontare con il collega o l'amico di turno, in un duello in cui uno deve uscirne irrimediabilmente sconfitto?
Quanto sarebbe bello invece poter ridere dei propri difetti e dei propri limiti, accettarli ed andare avanti.
Perché è bene migliorarsi, ma è anche giusto bastarsi, essere felici di ciò che si è e di ciò che si ha.
Ed è questo il messaggio più importante che troviamo in questa storia, l'amore per se stessi, assieme ad un altro non meno fondamentale, il lavoro di squadra e la solidarietà. 
I disegni, è inutile dirlo, sono stupendi, degni dei già noti Terry ed Eric, a cui si aggiunge il terzo fratello alla sua prima prova d'autore, Devin Fan. Pare che alla base della trama di Barnabus ci sia proprio una sua idea. 
Insomma un albo che coniuga il fascino delle impeccabili illustrazioni ed un racconto tenero e profondo, che non potrà non scaldarvi il cuore. 

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi fornito una copia cartacea di questo albo 

il mio voto per questo libro


mercoledì 31 marzo 2021

Recensione: "Diventiamo amiche?" di Marit Larsen e Jenny Løvlie

Titolo: Diventiamo amiche?
Autore: Marit Larsen
Illustrazioni: Jenny Løvlie
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 12 gennaio 2021
Pagine: 48
Prezzo: 16,00 €

Trama:
Agnese è la sola bambina in una casa piena di adulti: sa tutto dei suoi vicini, delle altalene, degli uccelli e persino delle pozzanghere. Ma poi arriva lei, Anna, e tutto cambia. Non ci sono più segreti. Perché li condividono l'una con l'altra. Ed è meraviglioso.

Recensione:
Quanto è dura la solitudine?
E quanto lo è ancora di più quando si è bambini!
In questo periodo storico, più che mai, l'hanno vissuta, sofferta e ne sono stati messi alla prova.
Vedere il mondo da una finestra, scoprire qualcosa di nuovo, un gioco, un segreto e non poter condividere quella gioia con nessuno.
È questo che succede alla piccola e curiosa Agnese, una bimba assai vivace che difficilmente riesce a star ferma. Difatti conosce ogni segreto del suo palazzo e vicinato.
Sa chi ha il pollice verde, chi ama dilettarsi in cucina, chi non esce mai di casa, e chi fa un po' troppo rumore.
Conosce ogni pozzanghera, ogni sasso, ogni finestra e balcone e chi vive oltre di essi.
Agnese aiuta i suoi vicini, tutte le mattine, porta alla anziana Emilia il suo giornale, dà da mangiare agli uccellini e poi, per tutto il pomeriggio libero, gioca nel cortile.
Ma purtroppo, nel suo palazzo, lei è l'unica bambina, e sa perfettamente cosa significa essere l’unica bambina in un condominio pieno di adulti che vanno di fretta...
Tutto resta così, Agnese passa il suo tempo inventandosi passatempi e giochi da svolgere da sola, fin quando non arriva una nuova famiglia, e con loro la piccola Anna.
E da quando vede la nuova bambina tutto ciò che Agnese ha sempre visto e fatto improvvisamente assume una sfumatura diversa.
Tutto ora riguarda la nuova bambina.
Chissà se anche lei vede le stesse cose e nota gli stessi rumori.
Agnese più di ogni altra cosa desidera conoscerla, piacerle e giocare con lei.
Farle poi conoscere ogni segreto del condominio, che lei ormai conosce a menadito... eppure passano i giorni ma questo incontro tarda ad arrivare, ad un certo punto la piccola Agnese arriva a sospettare che la nuova vicina la stia evitando di proposito, e che le stia piano piano portando via quei suoi piccoli rituali all'interno del suo piccolo regno.
Anna porta il giornale alla vicina al suo posto, sfama gli uccellini, gioca nei suoi stessi posti, sembra che l'unica persona che non ci tenga ad incontrare sia proprio lei.
Poi un giorno, per caso, l'incontro avviene e, come succede spesso ai bambini, basta uno sguardo per diventare amiche.
Ed è proprio in quello sguardo che sta la tacita domanda "Diventiamo amiche?" che dà il titolo a questo coloratissimo albo illustrato, domanda che non viene mai pronunciata ad alta voce, perché tra bambini spesso parlare non serve.
Ed è così che da uno sguardo, e dalla condivisione di un gioco, due bambine abituate a divertirsi da sole, ora lo fanno insieme ♥
Un albo illustrato dalle tavole coloratissime e allegre, ricche di dettagli e particolari che si scoprono man mano che si sposta lo sguardo da una sezione all’altra.
Il testo è fatto di poche e semplici frasi, che riescono tuttavia a trasmettere (aiutate anche dalle immagini), tutte le emozioni della piccola protagonista.
Dalla spensieratezza, alla solitudine, dalla speranza alla delusione, dalla tristezza alla gioia.
Davvero molto carino.

Ringrazio la casa editrice per avermi fornito una copia di questo albo

il mio voto per questo libro

giovedì 11 marzo 2021

Recensione: “Capitan Grisam e l’amore” di Elisabetta Gnone

Titolo: Capitan Grisam e l’amore
Autore: Elisabetta Gnone
Illustrazioni: Alessia Martusciello, Claudio Prati, Roberta Tedeschi
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 2017
Pagine: 255
Prezzo: 14,90 €

Trama:
In una grotta segreta, nascosta fra le cascate ghiacciate dall'inverno, cinque giovani amici aprono un antico baule e liberano una storia che per molti anni era stata chiusa e dimenticata, volutamente dimenticata!
Un mistero avvolge il passato di colui che diceva d'essere un comandante valoroso, e toccherà a Vaniglia e Pervinca, al giovane mago Grisam, alla buffa Flox, e all'intera Banda del Capitano scoprire la verità su William Talbooth.
Pochi indizi, inattese scoperte e laconici ricordi aiuteranno i ragazzi a ricomporre i pezzi di un passato sepolto.

Recensione:
È sempre bello tornare a Fairy Oak!
Lo è stato leggendo “La storia perduta” - ultimo libro della serie, uscito a 15 anni di distanza dal primo titolo e ambientato diversi anni dopo - e lo è stato di nuovo con questo libro, in cui ci viene rivelato il primo dei quattro misteri del villaggio.

Elisabetta Gnone ha scritto i misteri di Fairy Oak qualche tempo dopo aver terminato la trilogia, e lo ha fatto per rispondere alle tantissime richieste e domande che i fan della saga le ponevano in continuazione.
Qual era la vera storia del Capitano?
Cosa c’era dentro il baule che Capitan Talbooth ha lasciato in dono a Grisam?
Quando è tornato Jim Burium? Come si sono innamorati lui e Vaniglia?
Ed ecco che l’espediente per rispondere a questi e ad altri mille interrogativi è servito!
Felì, tornata al Regno delle Rugiade d’argento da poco più di una settimana, è chiamata, a grande richiesta, a rispondere alle curiosità delle sue amiche Fate che, come gli amanti della saga, si sono affezionate a Fairy Oak e ai suoi abitanti e non si stancherebbero mai di sentirne parlare.
In questo libro ci viene svelato il primo dei misteri di Fairy Oak, e poi, Felì ce lo anticipa, dopo averli svelati tutti e quattro, non parlerà più del villaggio.

Sono passati cinque anni dalla battaglia finale con il Terribile 21 e le gemelle, ormai quindicenni, non hanno più bisogno di una fata tata, così Felì ha fatto armi e bagagli e ha detto addio al villaggio che per tutto quel tempo è stato la sua casa e la sua famiglia.
E poi eccoci immersi nei suoi ricordi e tornare a quei giorni divertenti e spensierati.
Il suo racconto riprende da dove l’avevamo lasciato, con le gemelle, Flox, Grisam e Shirley che si apprestano ad aprire il baule donato da Capitan Talbooth e scoprirne il contenuto.
Il conseguente ritrovamento di una vecchia lettera getterà delle ombre sulla figura del loro Capitano. Possibile che lui gli abbia mentito? Possibile che Talbooth non fosse chi diceva di essere?
Da qui inizierà una piccola avventura per la banda del Capitano, assolutamente decisa a scoprire la verità sul suo passato, in prima fila Scricciolo, il più piccolo del gruppo, che proprio non ci sta a credere che il suo eroe possa aver taciuto la sua vera identità.

Ho davvero amato questo primo mistero, e i segreti nascosti dietro quella lettera misteriosa.
La storia del Capitano è tragica, emozionante e dolce al tempo stesso, una storia fatta di tradimenti, bugie, pentimenti e amore. Scoprire il suo passato e la sua vita ormai lontana, perduta in un tempo ormai sepolto, me lo hanno fatto amare ancora di più.
Mi ritengo anch'io una componente della banda del Capitano e, come il piccolo Robin, non ho mai dubitato di lui, nemmeno per un istante.

Ma il passato del Capitano non è l’unico su cui si concentra l’impaziente curiosità delle fatine.
È l’amore, in tutte le sue sfumature, il vero protagonista delle loro domande.
Scopriremo insieme a loro gli albori delle coppie più amate della saga: Cicero e Dalia, Duff e Tomelilla, Vaniglia e Jim.

Insomma, questo volume ci ha tolto davvero tante curiosità, ma tante ancora sono lì che attendono risposta, e io non vedo l’ora di tuffarmi nel prossimo mistero che Felì avrà da raccontarci e ritrovare l’emozione che questi protagonisti sanno sempre regalarmi. 
Perché tornare a Fairy Oak è sempre un po’ come tornare a casa.

Considerazioni:
Anche questa volta è stato emozionante tornare a Fairy Oak, ed è stato incantevole ritornare ai vecchi tempi, ritrovare i nostri protagonisti bambini, felici e spensierati, in una delle loro coraggiose avventure.
Posso dire di aver preferito sia “La storia perduta”, che questo primo mistero, alla trilogia principale.
L’assenza di un nemico da combattere, e il concentrarsi sulla quotidianità, sulle amicizie, e sui piccoli misteri a cui la banda del Capitano cerca di venire a capo, trovo sia stata una scelta vincente. Non solo soddisfa maggiormente il mio gusto personale, ma credo che oggettivamente dia vita ad un racconto più emozionante e toccante.

E l’emozione inizia già dalla prima pagine, quando Felì ci rivela di aver detto addio a Fairy Oak. Questo fa calare immediatamente un velo di tristezza e nostalgia su tutto ciò che leggeremo da quel momento in poi... (la stessa che - chi lo ha letto, lo sa - ci ha accompagnato per tutta la lettura de “La storia perduta”).
Questa sensazione però, ci tengo a specificarlo, non dovete intenderla come un difetto, ma una semplice constatazione del mio animo rispetto alla lettura, che nonostante questo - o forse anche per questo - mi è piaciuta moltissimo.

Ho adorato tutto, quest’aria nostalgica, il passato del Capitano che lentamente si ricompone sotto ai nostri occhi, con le emozioni tristi e felici che riporta a galla.
I segreti, i malintesi, gli inganni, l’aura di mistero che avvolge il tutto, e l’amore perduto, anzi una vita perduta, con un terribile naufragio.

Ma la storia del Capitano non è l’unica ad emergere dal velo di nebbia del passato.
Ed è stato bellissimo scoprire gli inizi delle coppie di Fairy Oak, soprattutto di Dalia e Cicero e di Duff e Tomelilla.
Questi ultimi, forse, non possono proprio definirsi una coppia nel vero senso della parola, anche se ci sarebbe molto da dire a riguardo, ed è proprio il grande riserbo che c’è sempre stato, sulla loro amicizia speciale, che mi ha sempre fatto desiderare (e sono sicura anche a voi) di saperne di più.
Il loro era sicuramente lo scoop più succoso! 
Ma io non sono soddisfatta! Secondo me quei due non la raccontano giusta! Avranno sicuramente molto altro da dirci.
Per quanto riguarda Dalia e Cicero, mi sono davvero divertita nel leggere del loro primo comico appuntamento, anche se, lo ammetto, qualcosa in quel racconto mi ha fatto storcere il naso.
Non ho apprezzato la scelta di Dalia di rinunciare alla magia solo per compiacere il suo sposo.
È una decisione molto antiquata e triste quella di rinunciare alla propria natura per andare incontro ai desideri del proprio uomo.
Una scelta che non comprendo e non approvo.
Se Cicero amava Dalia avrebbe dovuto amare e prendere l’intero pacchetto, e non accettare la sua rinuncia, ma opporvisi.

Ma passiamo ad argomenti più lieti: la banda del Capitano!
I bambini di Fairy Oak, ancora una volta, sono i veri eroi della storia.
Ho adorato Scricciolo, la sua fedeltà, il suo amore per William Talbooth, e la ritrosia a credere a niente altro che a ciò che l’uomo aveva loro raccontato.
Il piccolo Robin per questo, per la sua sete di giustizia, la sua sfuriata a Grisam (finalmente qualcuno ha il coraggio di farlo scendere dal piedistallo, e quanto è bello che sia stato proprio lui! Il più piccino di tutti), è senza dubbio il mio personaggio preferito ❤️

Mi è spiaciuto tantissimo invece vedere che Shirley sia stata snobbata anche questa volta. Ma perché? Sembra quasi che la Gnone la odi T-T 
Avrebbe anche potuto inserirla di tanto in tanto nel corso del racconto :/
Spero che almeno nel prossimo mistero compaia di più! Sarebbe davvero il colmo altrimenti, dato che si intitola “Gli incantevoli giorni di Shirley”! 😅

E se in questo libro mi sono ritrovata ad amare sempre di più Scricciolo, di contro mi è servito anche a provare sempre più insofferenza per Grisam!
Non so voi, ma io non lo sopporto proprio!
Mi dà del tipico ragazzino presuntuoso e pieno di sé, idolatrato immotivatamente dal gruppo e che, approfittandosi di tale benevolenza, se ne mette a capo.
E perché intitolare il libro “Capitan Grisam e l’amore”, quando di Grisam e del suo amore (per fortuna) non si parla affatto?
Il titolo giusto sarebbe dovuto essere “Capitan Talbooth e l’amore”.

Infine concludo il mio piccolo papiro, dicendo che mi hanno un po’ infastidito alcune incongruenze con i tempi e le date.
Non sto a citarle tutte per non annoiarvi ulteriormente, ma mi preme evidenziare la più importante.
Il compleanno di Scricciolo!
Qui dovrebbe cadere nei primi giorni di febbraio, dato che il racconto ha inizio il 28 di gennaio e dovrebbe concludersi in neanche una settimana, mentre nel diario del villaggio la data del suo compleanno è fissata al 3 Luglio!!!
Ora, e questa è una questione di vitale importanza, io quando lo dovrei festeggiare il compleanno del piccolo Robin?

Ringrazio Salani per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro.

il mio voto per questo libro