venerdì 18 settembre 2020

Review Party - Recensione: "Una mummia in libertà" di Francesca Ruggiu Traversi


Buongiorno avventori! 
E' con grande piacere che oggi partecipo al Review Party dell'ultimo libro di Francesca Ruggiu Traversi, "Una mummia in libertà".
Francesca, oltre ad essere una cara amica, è un'affermata autrice di libri per ragazzi, probabilmente la conoscerete per la sua serie di romanzi horror per ragazzi con protagonista Tommy Scuro, o per la serie con protagonisti i piccoli Vlad e Leo. 
Little Pigo, invece, su questo blog ha già recensito il suo romanzo d'esordio "Il mistero del gatto d'oro" .
Eccoci, invece, qui per parlarvi della sua ultima avventura, una storia da brivido che, questa volta, ha come protagonista Emma, una ragazzina appassionata di gialli e... una mummia!

Titolo: Una mummia in libertà
Autore: Francesca Ruggiu Traversi
Illustratore: Francesca Gallina
Editore: Segreti in Gialo
Data di pubblicazione: 11 settembre 2020
Pagine: 78
Prezzo: 15,00 € (cartaceo) 1,99 € (ebook)

Trama:
Al paese di Castel Gambarotta arriva il famoso archeologo Malaugurio, per allestire una mostra sull'antico Egitto. Emma e Mattia, amici per la pelle, si recano a visitarla con la scuola, ma un terribile evento li attende: il sarcofago del "Faraone senza nome" si apre dopo 4000 anni. C'è una mummia furiosa in libertà!
Come fare per fermarla?
Guidati da Septimus, il vecchio custode del cimitero, Emma e Mattia si mettono all'opera prima che sia troppo tardi...

Recensione:
Francesca Ruggiu Traversi, in questo suo ultimo libro, ha scritto un simpatico e appassionante horror per bambini e ragazzi, in cui umorismo e brivido si alternano, creando un connubio perfetto.
La storia inizia con la descrizione di una tipica ambientazione da romanzo horror, una notte buia e nuvolosa, montagne scure, e un antico e misterioso castello, dal quale svetta una vecchia torre.
Castel Gambarotta, che prende il suo nome dalla città in cui è situato, è la casa di Emma, la piccola protagonista di questa storia, e della sua famiglia, composta da mamma Sofia e papà Augusto.

Ma il Castello è anche un accogliente e caratteristico Bed and Breakfast, caratteristico perché, sia Sofia che Augusto, hanno la passione per il genere horror e, se papà ha adibito una stanza a cinema con tanto di maxi schermo e una selezione imperdibile di film da brivido, mamma si diverte ad arredare il castello con decorazioni spettrali.
Emma, invece, ha una passione per i romanzi gialli e vorrebbe diventare una scrittrice, ma un’avventura ben più grande di quella che potrebbe trovare nelle pagine dei libri l’attende... e avrà inizio proprio in una biblioteca!
Eh già, perché è in biblioteca che il noto dottor Malaugurio, archeologo di fama mondiale, ha deciso di allestire la mostra a tema egizio, e dove, quindi, verranno esposti i manufatti e i cimeli recuperati dalla tomba del misterioso "Faraone senza nome”... sarcofago compreso!
Ovviamente, lo capirete dal titolo, qualcosa andrà storto, così storto che la mummia al suo interno sarà risvegliata dal suo lungo sonno di 4000 anni... e, ve lo anticipo, non ne sarà affatto contenta.
Come riportare la calma e la quiete a Castel Gambarotta? 
E come convincere la mummia a tornare al suo dolce sonno eterno?
Emma e il suo inseparabile amico Mattia non riusciranno a pensare ad altro, e fortunatamente qualcuno verrà in loro aiuto... ma non voglio dirvi di più, lascerò a voi il compito di scoprire il resto della storia.
Per quanto mi riguarda questa è stata una lettura davvero piacevole che ha saputo regalarmi una giornata di spensieratezza e divertimento, nonostante io abbia superato l’età di lettura consigliata già da un po’.
Ma soprattutto questo libro ha avuto lo straordinario potere di riportarmi indietro nel tempo, a quando andavo alle medie e adoravo per le storie raccontate nella serie “Piccoli Brividi”. Ecco “Una mummia in libertà” mi ha ricordato quei racconti e quei tempi, e credo che i piccoli lettori impazziranno sia per la trama che per i suoi protagonisti.
Emma e Mattia sono due personaggi in cui i lettori potremmo benissimo riconoscersi e immedesimarsi, non si comportano da super eroi, non hanno capacità sensazionali, sono semplicemente dei ragazzini determinati e con una grande sete di giustizia, che faranno il loro meglio per rendersi utili in una situazione di eccezionale emergenza.
E sono sicura che i giovani lettori verranno conquistati dalla simpatica leggenda di Gambarotta, dalla esilarante maledizione del gatto egizio e dalla misteriosa figura del vecchio e saggio Septimus, custode del cimitero cittadino.
Avrei voluto sapere molto più sul suo passato, e non nego che mi piacerebbe leggere un libro con lui come protagonista, sono sicura che potrebbe raccontarci tantissimi altri misteri e avventure appassionanti.

Ringrazio Segreto in giallo edizioni per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

martedì 15 settembre 2020

Recensione: “Anne di Tetti Verdi” di Lucy Maud Montgomery

Titolo: Anne di Tetti Verdi
Autore: Lucy Maud Montgomery
Editore: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 10 marzo 2018
Pagine: 340
Prezzo: 14,90 € (cartaceo) 3,99 € (ebook)

Trama:
Anne di Tetti Verdi (Anne of Green Gables), la cui protagonista è stata definita da Mark Twain «la più cara e adorabile ragazzina nella letteratura dall'immortale Alice», non solo riscosse un successo planetario poco dopo la sua pubblicazione nel 1908, ma continua ancora oggi ad appassionare schiere di lettori e a ispirare trasposizioni televisive e cinematografiche (da questo romanzo sono tratti l’anime Anna dai capelli rossi e la serie tv Chiamatemi Anna). La presente edizione del romanzo, curata da Enrico De Luca, propone una traduzione integrale e annotata dell’inaugurale romanzo della saga di Anne – composta da altri otto titoli che coprono quasi l’intera vita della protagonista – che tributò un’immediata quanto duratura fama alla sua creatrice, la canadese Lucy Maud Montgomery.

Recensione:
È un luminoso giorno di primavera quello in cui Anne Shirley entra nelle vite ingrigite e appassite dei fratelli Cuthbert, portando con sé la primavera stessa.
Ma Matthew e Marilla non desideravano una bambina, avevano deciso di adottare un ragazzino che aiutasse, l’ormai stanco Matthew, con i lavori alla fattoria e con il raccolto.
Ed ecco che, di punto in bianco, si ritrovano tra capo e collo a dover gestire una situazione incresciosa e una bambina chiacchierona dai capelli rossi, con una grande parlantina e il cuore colmo di sogni e speranze.

Anne ha undici anni ed è rimasta orfana di entrambi i genitori quando ancora era piccolina. Non sa molto di loro, se non i loro nomi e il fatto che si amassero molto e amassero molto lei. Ma l’amore spesso può poco contro le avversità della vita.
Anne si ritrova così sballottolata tra famiglie che la prendono con sé solo per occuparsi di casa e bambini, e l’orfanotrofio troppo freddo e spoglio per una bambina sensibile e sognatrice come lei.
Ed è in orfanotrofio che si trova quando finalmente arriva la lettera che cambierà la sua vita. La lettera che la fa sentire, per la prima volta nella sua breve esistenza, voluta e desiderata.

“Oh, sembra così meraviglioso il fatto che stia venendo a vivere con voi e che sarò una della vostra famiglia. Non sono mai appartenuta a nessuno… non veramente.”

Nonostante il suo trascorso sofferto e ricco di tribolazioni, Anne non ha perso la speranza, anzi forse proprio per questo, ha coltivato una grande immaginazione che la caratterizza più di qualsiasi altra cosa, e la rende la ragazzina particolare e speciale che, con il romanzo, impareremo a conoscere e amare.
L’immaginazione è per Anne l’antidoto alle brutture della vita, il modo attraverso il quale riesce a rendere più piacevole la realtà o a sfuggirle.

Il suo viaggio verso Tetti Verdi è emblematico ed esilarante.
Assistiamo al primo meraviglioso incontro tra la chiacchierona irrefrenabile Anne e il taciturno e timido Matthew Cuthbert. La differenza tra i due caratteri non potrebbe essere maggiore, eppure la sintonia tra i due animi è immediata.
Matthew si rende subito conto quanto, inaspettatamente, abbia bisogno della giovane vitalità di quella buffa ragazzina lentigginosa, quanta gioia e quanta allegria possa, un esserino così gracile ed esile, portare nella vita di due persone sole e stanche.

Marilla però non è dello stesso avviso.
Per lei accettare la ragazza è una vera e propria sfida, soprattutto con se stessa.
Prendere un ragazzo sarebbe stato diverso, come dare affitto ad un lavoratore, ma con quella ragazzina, dagli occhi grandi traboccanti di speranze e sogni, il lavoro da fare sarebbe differente. Si tratterebbe di crescerla come una figlia e la donna non sa se si sente pronta ad un simile ruolo.
Il suo iniziale rifiuto non è dato tanto dalla severità, non si tratta di cattiveria, ma dal timore di non essere all'altezza.
Il percorso di crescita che Anne e Marilla affronteranno insieme è senza dubbio il più emozionante e toccante da seguire.
Sicuramente quello tra di loro è uno degli incontri più belli che ho letto in questo 2020.
Anne (almeno in questo libro) non inserisce mai Marilla tra quelli che ama definire “suoi spiriti affini”. Le due sono fin troppo diverse... o almeno lo sono apparentemente.
Eppure, in un certo senso, Marilla le è affine, più di chiunque altro.
Anne, sotto la sua guida, impara con il tempo a mettere a freno la lingua, controllare gli impulsi, frenare gli eccessi emotivi in cui è solita eccedere.
Anne gioisce troppo per le cose più futili e soffre con altrettanta intensità anche per le più strambe fantasie.

“Cosa è mai successo adesso, Anne?» chiese.
 «È per Diana» singhiozzò voluttuosamente Anne. «Le voglio tanto bene, Marilla. Non posso neanche vivere senza di lei. Ma so benissimo che quando cresceremo Diana si sposerà e andrà via e mi lascerà. E oh, che farò io? Odio suo marito... lo odio proprio a morte. 
Stavo immaginando tutto... il matrimonio e tutto quanto... Diana vestita di indumenti bianchi come la neve, con il velo, e sembrava bella e regale come una regina; e io come damigella, anch'io con un bel vestito, con le maniche a sbuffo, ma con il cuore infranto celato dietro un viso sorridente. E poi dire a Diana a-addio-o.» Qui Anne scoppiò a piangere ininterrottamente con crescente amarezza.
Marilla si girò rapidamente dall'altra parte per nascondere il viso contratto; però fu inutile; cadde sulla sedia più vicina ed esplose in uno scoppio di risate talmente vigoroso e insolito che Matthew, che stava attraversando il cortile, si fermò esterrefatto. Quando mai aveva sentito Marilla ridere così prima d’ora? «Beh, Anne Shirley» disse Marilla non appena riuscì a parlare, «se proprio devi darti pena per qualcosa, per amor del cielo fallo per qualcosa più a portata di mano. Credo proprio che tu abbia troppa fantasia, poco ma sicuro.”

Marilla dal canto suo, con Anne impara, a poco a poco, a manifestare i suoi sentimenti, ad abbandonare la sua rigidità, la sua intransigenza e a far spazio a momenti di straordinaria tenerezza, che assumono un’importanza ancora più rilevante perché scaturiti proprio da lei... una personalità che ha sempre cercato di non esibire troppo le emozioni. Eppure la donna si stupisce all'improvviso nel rendersi conto di amare Anne più di ogni altra cosa e di non riuscire più ad immaginare la vita senza di lei.

“Marilla era fuori nel frutteto a raccogliere un paniere di mele estive quando vide il signor Barry arrivare dal ponte di tronchi e lungo il pendio, con la signora Barry al suo fianco e un’intera processione di ragazzine in scia dietro di lui. Tra le sue braccia portava Anne, la cui testa giaceva senza forza sulla sua spalla.
In quel momento Marilla ebbe come una rivelazione. Nell'improvvisa fitta di paura che le lacerò il cuore, comprese cosa Anne era arrivata a significare per lei. Avrebbe ammesso che Anne le piaceva... anzi, che si era molto affezionata ad Anne. Ma ora comprese, mentre correva selvaggiamente lungo il pendio, che Anne le era cara più di qualsiasi altra cosa al mondo.”

Ed è davvero difficile, infatti, per i due Cuthbert riuscire a immaginare di tornare alla monotonia della vita senza Anne, senza gli impensabili pasticci, gli assurdi imprevisti, e i buffi fraintendimenti, che la sbadataggine della testolina della ragazzina costantemente impegnata nelle sue fantasie, darà vita.
Siparietti davvero esilaranti che vi strapperanno più di un sorriso.

Come dicevo poc'anzi Anne è capace di provare emozioni impetuose e amplificate, sia nel bene che nel male.
Si affeziona immediatamente a quelli che considera i suoi “spiriti affini” e nel romanzo ne trova diversi, da Matthew a Diana Barry (colei che diventerà nel giro di due battute la sua amica del cuore, a cui giurare fedeltà eterna), alla signorina Stacy, alla moglie del reverendo, la signora Allan.
E allo stesso modo proverà antipatie estreme senza possibilità di appello, ne sa qualcosa il povero Gilbert Blythe, che pagherà caro, e per anni, l’errore di averla presa in giro per il colore dei suoi capelli.

E come il cuore di Anne è un’officina di emozioni galoppanti, lo è anche il romanzo per il lettore, un vero viaggio nei sentimenti in cui con lei, e attraverso lei e il suo interminabile chiacchiericcio, tramite i pensieri della apparentemente ruvida Marilla, grazie ai silenzi e agli occhi dolci e pregni di gratitudine del buon vecchio Matthew, ci scopriamo a crescere e mutare a nostra volta, a sognare di viaggiare verso Avonlea, attraversare il Bianco Sentiero della Delizia, percorrere il Sentiero degli Innamorati, guadare il Lago delle Acque Scintillanti e perderci nel luccichio meravigliosamente azzurro delle sue acque cristalline. Godere dei colori dorati dei boschi in autunno dell’Isola del Principe Edoardo, dei fiori sboccati in primavera, delle estati passate all'aperto ascoltando le storie partorire dalla fervida immaginazione nostra fantasiosa beniamina.

“La mattina di Natale sorse su un bellissimo mondo bianco. Era stato un dicembre molto mite e la gente si era attesa un Natale verde; però nella notte cadde soffice neve appena sufficiente a trasfigurare Avonlea. Anne sbirciò dalla finestra ghiacciata della mansarda con occhi deliziati. Gli abeti nel Bosco Infestato erano tutti delicati e meravigliosi; le betulle e i ciliegi selvatici avevano contorni perlacei; i campi arati erano cosparsi di piccole fosse innevate; e c’era un frizzante aroma nell’aria che era splendido. Anne corse al piano di sotto cantando finché la sua voce non risuonò per Tetti Verdi.”

Le descrizioni sono incantevoli, probabilmente il fiore all'occhiello di queste pagine, in ogni passo rivolto alla natura e al paesaggio si legge stupore, incanto e meraviglia, e non si può che desiderare di essere lì e vedere ciò che è mirabilmente descritto, con i propri occhi.

In definitiva “Anne di Tetti Verdi” è un romanzo in cui tuffarsi senza remore perché, nonostante i piccoli difetti, vi troverete ad amarlo senza freni, perché Anne, Matthew e Marilla vi entreranno nel cuore senza uscirvi più.

Considerazioni:
“Anne di Teddi Verdi”, è solo il primo di una serie di romanzi dedicati alla vita di Anne Shirley. 
Questo primo volume percorre cinque anni della sua vita (cinque primavere). Anne arriva ad Avonlea che ha solo undici anni e il libro termina che ne ha compiuti sedici e mezzo.
Una crescita troppo veloce per quanto mi riguarda, avrei voluto sapere molto di più dell’infanzia della ragazzina, soprattutto del suo primo anno di vita ad Avonlea, che avrebbe dovuto essere il più ricco di piccole grandi emozioni.
Mi ha deluso enormemente, ad esempio, che non ci sia stato mai raccontato a dovere il primo Natale o il primo compleanno di Anne a Tetti Verdi, insomma, immaginate che emozione dev'essere stata per un’ex orfanella vivere questi momenti a casa sua, in famiglia.
Un vero peccato che l’autrice non ce li abbia raccontati, e un vero peccato che abbiamo dovuto dire addio, già in questo primo volume a Matthew, un personaggio che avrebbe meritato di essere approfondito maggiormente, lavoro che, a mio parere, è stato svolto egregiamente nella serie Netflix che vi consiglio caldamente di guardare, se non l’avete fatto.
Tuttavia, sebbene nel romanzo gli sia riservato uno spazio davvero esiguo e marginale - probabilmente una scelta voluta per sottolineare la natura del suo carattere schivo - ciò è bastato per farmelo amare e farmi versare fiumi di lacrime nel momento in cui, abbandonando ogni timidezza, dichiara ad Anne di essere orgoglioso di lei... “della sua ragazza”.

“Avete lavorato troppo faticosamente oggi, Matthew» disse con tono di rimprovero. «Perché non ve la prendete con più calma?»
 «Beh ecco, non mi sembra» disse Matthew, mentre apriva il cancello del cortile per far passare le mucche. «È solo che sto diventando vecchio, Anne, e continuo a dimenticarmelo. Beh, beh, ho sempre lavorato abbastanza duramente e preferisco andarmene lavorando.»
«Se io fossi stata il ragazzo che avevate chiesto» disse Anne tristemente, «avrei potuto aiutarvi molto ora e risparmiavi in cento modi. Sento nel profondo del mio cuore che vorrei esserlo stata, solo per questo.»
«Beh ecco, preferisco avere te che una dozzina di ragazzi, Anne» disse Matthew dandole una pacca sulla mano. «Ricordatelo... più che una dozzina di ragazzi. Beh ecco, scommetto che non è stato un ragazzo che ha preso la borsa di studio Avery, o no? È stata una ragazza... la mia ragazza... la mia ragazza di cui sono orgoglioso.”

E se Matthew è timido e silenzioso, Anne è l’esatto opposto.
È esagerata, troppo estrema ed eccessiva nelle emozioni per sembrare reale.
Se la sua estrema gioia all'arrivo a Tetti Verdi è perfettamente comprensibile - così come lo è la sua delusione nello scoprire che la sua adozione non era stata desiderata, ma il solo frutto di un errore - molte delle reazioni successive sono improbabili e poco realistiche, anche se indubbiamente divertenti.

Perché sì, Anne conquista sicuramente con il suo carattere così atipico e effervescente, ma allo steso tempo, e in più di un’occasione, non posso negare di averla trovata esagerata ed esasperante.
Da un’orfanella che raggiunge il sogno di una vita (quello di avere finalmente una famiglia e vivere in un posto incantevole, che non poteva immaginare neanche nei suoi sogni più rosei), è inaspettato e anche poco credibile, vederla disperarsi poi per sciocchezze futili come un gelato, o un vestito privo delle tanto desiderate maniche a sbuffo.
Non che una bambina non debba avere più desideri e sogni solo per il fatto di essere stata adottata, sia chiaro! Anne è pur sempre una bambina e come tale è ovvio che abbia desideri e dispiaceri, ma da una ragazzina che ha provato così tanta sofferenza e superato ben altre avversità, pare strano vederla soccombere in vera e propria disperazione alla minima futilità.
Altre volte, invece, mi sono stupita del suo insensato egoismo.
Come quando, pur sapendo di fare una cosa molto pericolosa, mette a rischio la propria vita, accettando una sfida della compagna di classe Josie Pye, non pensando minimamente alla sofferenza che avrebbe potuto causare a Matthew e Marilla nel caso le fosse successo qualcosa di grave.
Anche qui, è poco realistico pensare che una bambina che ha finalmente ciò che ha sempre desiderato (una casa e una famiglia) metta tutto a rischio, compresa la sua vita, per la una stupida sfida lanciatale da una ragazzine per cui non prova la minima stima.
Non è assolutamente un comportamento da Anne!
O ancora mi ha deluso ogni qual volta ha dimostrato con i fatti o con le parole di essere più affezionata a chiunque altro piuttosto che a Marilla, eppure da una bambina così sensibile mi sarei aspettata più perspicacia nel cogliere le difficoltà di un carattere chiuso come quello della donna.
Ma non posso pretendere troppo, dopotutto Anne è solo una bambina, non possiamo aspettarci troppo da lei, e forse è così speciale anche per le sue incoerenze.

Ma il personaggio che più ha rubato il mio cuore è stato quello di Marilla.
Sebbene sia molto diversa da me (mi ritengo per certi versi una versione tanto, tanto, tanto, moderata di Anne) l’ho compresa pienamente.
Leggere di lei, del suo progressivo e costante cambiamento, vedere il suo cuore aprirsi e sciogliersi, cogliere l’amore in lei, nei piccoli gesti e nelle piccole cose, mi ha profondamente commossa.
Leggere tutte le volte che cambiava argomento, o prorompeva in un brusco rimprovero per evitare di commuoversi o manifestare i suoi sentimenti, mi ha intenerito e l’ho amata ad ogni riga di più.
La sua crescita e il suo sviluppo crescono di pari passo a quelli di Anne, le due percorrono lo stesso cammino, mano nella mano, una figlia che cresce e mette le proprie radici nel terreno e una madre che impara a fare la madre e al contempo a separarsi dal suo adorato frutto.
E per quanto doloroso sia l’abbandono non lo fa mai pesare alla sua bambina perché la sua felicità vale più di ogni altra cosa.
Ci può essere qualcosa di più commovente?

Concludo la mia analisi terminando con due parole sull'edizione, curata da Enrico De Luca, in cui si percepisce tutto l’amore per la storia, i suoi protagonisti e per l’autrice che le ha dato vita.
Ho apprezzato tantissimo le varie note, che mi hanno permesso di cogliere modi di dire, aspetti e sfumature a cui forse non avrei prestato attenzione.

Ringrazio Enrico De Luca per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


mercoledì 9 settembre 2020

Review Party - Recensione "Gli Inadottabili" di Hana Tooke


Salve avventori!
Oggi, in occasione del review party dedicato ad una delle ultime uscite targate Rizzoli, a cui ho il piacere di partecipare, vi lascio la recensione dell'attesissimo libro per ragazzi "Gli Inadottabili" di Hana Tooke.

Titolo: Gli Inadottabili
Autore: Hana Tooke
Illustratore: Ayesha L. Rubio
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 1 settembre 2020
Pagine: 416
Prezzo: 17,00 € 

Trama:
Amsterdam, 1880. All’orfanotrofio del Piccolo Tulipano arrivano cinque neonati abbandonati nelle maniere più diverse, chi in una cesta a forma di bara, chi dentro un secchio per il carbone. Tutti modi comunque inaccettabili per la direttrice, l’arcigna e puntigliosa signora Gassbeek. 
Milou, Dita, Oval, Finny e Sem diventano presto gli “inadottabili”, casi disperati di cui la direttrice non riesce a liberarsi. Loro, però, sono uniti come fratelli e hanno trovato nell’amicizia la forza di resistere. 
Una speranza sembra profilarsi quando i ragazzi compiono dodici anni e un commerciante di zucchero, un certo signor Rotman, propone di prenderli con sé. Indossa abiti eleganti, ma ha baffi che fremono e un sorriso sbagliato. 
Per i cinque amici è l’inizio di un’avventura che richiederà tanto ingegno quanto coraggio. 

Recensione:
Il libro di Hana Tooke racconta la storia di cinque ragazzini molto diversi l'uno dall'altro, ma accomunati da un unico desiderio: diventare un giorno parte di una famiglia.
Sì perché i nostri protagonisti sono arrivati all'orfanotrofio del Piccolo Tulipano nei modi più disparati, ben dodici anni prima, eppure nessuno di loro ha ancora trovato una casa. Sarà per i lineamenti tipicamente orientali di Oval; per le incredibili mani a dodici dita di, appunto, Dita; per lo strano mutismo della dolce e rossiccia Finny, per la goffaggine di Sem o per l'aspetto gotico di Milou, fatto sta che per loro la grande occasione, o meglio la grande svolta, sembra essere destinata a non arrivare mai.
Almeno fino all'ingresso nell'elegante salone del misterioso signor Rotman, che stranamente decide di prendere con sé non uno, ma bensì tutta quella banda d'amici, ribattezzata nel tempo, dalla crudele direttrice Gassbeek, "Gli Inadottabili"
Per i magnifici cinque è un giorno di festa, finalmente lasceranno quel posto freddo ed inospitale, che ha donato loro solo lunghe ore di lavoro e fatica, tanto dolore e troppe delusioni. Un giorno di festa certo, per tutti tranne che per una, la fantasiosa Milou che, nonostante tutto, continua a sperare che la sua famiglia torni a prenderla prima o poi. Un cesto a forma di bara, una copertina di velluto nero con il suo nome, ed un gattino di pezza con su scritto Bram Poppenmaker: queste sono le uniche tracce del suo passato, questi i soli indizi alla base del suo Libro delle Teorie, come anche il più prezioso dei suoi tesori. 
Milou, forse animata più dalla voglia di non perdere l'unica possibilità di riabbracciare i veri genitori che da un reale sospetto, vuole vederci chiaro sull'enigmatico Rotman e sarà proprio la sua diffidenza ad aprire nuovi scenari sul futuro di tutti loro.
Da questo momento in poi avrà inizio l'avventura, dapprima la fuga da quel luogo degli orrori, poi la costruzione, seppur difficile, di una vita lontano da lì. 
La Amsterdam dei canali ghiacciati e delle strade innevate viene ben presto sostituita da quella dei campi ricchi di tulipani e possibilità. Un vecchio mulino sconquassato, intriso di storia e di misteri, diventa un rifugio per quelle anime perse, in cerca di un futuro e di un posto da chiamare casa.
Ognuno di loro troverà qualcosa che riteneva irrimediabilmente perduto: un indizio sulle proprie origini, delle risposte a lungo attese, una voce dimenticata, un nuovo amico ed un'aspettata alleata.
Non mancherà il rischio, la suspense ed i colpi di scena, così come anche il coinvolgimento emotivo. Impossibile non simpatizzare per quei poveri ragazzi rifiutati dal mondo che non chiedono nulla se non la possibilità di amare ed essere amati.
Riusciranno "Gli Inadottabili" a raggiungere ciò che hanno sempre desiderato, o la loro impresa è destinata al fallimento? 
Scopriranno nuove strade e nuovi affetti o si renderanno conto che ciò di cui hanno più bisogno non è altro se non ciò che hanno sempre avuto?
Indipendentemente dal finale, ciò che conta è il messaggio che la lettura intende trasmettere, un concetto di famiglia che non si fonda sul legame di sangue, ma sui fili intrecciati che solo il tempo, le sofferenze e le gioie condivise sanno forgiare.
Perché come dice un celebre film di animazione, famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato. 

Considerazioni:
Quando ho iniziato questo libro, ho subito colto una certa corrispondenza con "Sophie sui tetti di Parigi" di Katherine Rundell. Tuttavia, se il tipo di scrittura e la scelta dell'ambientazione richiamano parecchio le storie dell'autrice britannica, non si può dire lo stesso per la protagonista. Mentre infatti le eroine della Rundell sono impavide, selvagge e soprattutto ricche di sfumature, la Milou ritratta da Hana Tooke ha ben poca personalità. 
Se infatti dovessi trovare un difetto a questo libro, sarebbe sicuramente il ridotto spessore conferito ai personaggi: Sem, Dita, Oval, Finny e Milou sono definiti da minimi tratti, una certa caratteristica fisica o una determinata abilità, ma nel corso della storia non si va molto oltre quelle nozioni di base che avevamo all'inizio.
Inoltre, un'altra delle cose che non mi ha molto convinto è stata la forte attenzione prestata a Milou e al suo passato. Il libro, in teoria, avrebbe dovuto essere incentrato sui cinque inadottabili (così sembrerebbe dal titolo), eppure la maggior parte delle pagine ruota attorno a lei e alla misteriosa famiglia Poppenmaker. 
Ciononostante devo ammettere che tutta la parte ambientata nel mulino appartenuto al vecchio Bram, la ricerca di indizi ed il ritrovamento del racconto di Liesel - l'ipotetica sorella maggiore di Milou - mi hanno appassionato. Purtroppo invece ho trovato estremamente tediose le scene con protagonista il signor Rotman e la sua nave. 
In generale tutta la storia ha dei momenti di forte impatto ma anche dei punti deboli che, soprattutto in un pubblico non più giovanissimo, tendono a far calare l'interesse.
La parte finale però mi ha stupito positivamente, non solo perché ha un paio di colpi di scena niente male, ma anche perché regala un epilogo agrodolce e non zuccheroso, come ci si poteva aspettare. 
Inoltre, come accennavo prima, il romanzo diffonde un bel messaggio, un'immagine di affetto e fratellanza che riesce a superare le barriere, un'idea di famiglia che non si basa sui certificati di nascita o la corrispondenza somatica, ma che è fatta di ricordi, amore, sostegno, solidarietà e coesione. Perché una vera famiglia è quella che, anche se sbagli, non ti lascia mai solo, e che ti viene a cercare, se resti indietro.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 7 settembre 2020

Blog Tour + Review Party Kerri Maniscalco: Approfondimento sulla figura di Harry Houdini


Ieri da I miei sogni tra le pagine, avete avuto modo di leggere la recensione del libro “In fuga da Houdini”, terzo capitolo della serie scritta da Kerri Maniscalco con protagonista la giovane e intraprendente Audrey Rose Wadsworth.
E ora eccoci qui per l'ultima tappa di questo Blog Tour in cui ci occuperemo di approfondire la figura di uno dei personaggi protagonisti della serie.
In ogni capitolo, infatti,  la ragazza deve vedersela con un personaggio leggendario, prima Jack lo Squartatore, poi il Principe Dracula e nel terzo capitolo della serie avrà a che fare nientepopodimeno che con il più famoso escapologo della storia: Harry Houdini.

Ma chi era davvero Houdini e perché il suo nome è ancora così famoso?

"Il modo più facile per attirare una folla è far sì che si sappia che a una certa ora, in un certo posto, qualcuno cercherà di fare qualcosa che, in caso di fallimento, porterà a una morte immediata."  
Harry Houdini


L'infanzia e il sogno di una nuova vita:

Leggenda e mistero circondano la figura di Houdini, e cos'altro si potrebbe dire di un uomo che racconta per tutta la vita di chiamarsi Harry Houdini e di essere nato ad Appleton, nel Wisconsin, il 6 aprile 1874, quando in realtà era nato a Budapest, in Ungheria, il 24 marzo 1874, e il cui vero nome era Ehrich Weisz?

È l'epoca delle grandi migrazioni di massa: chi è povero lascia il proprio Paese in cerca di fortuna, così nel 1876, Samuel Weisz parte per gli Stati Uniti e due anni dopo trova lavoro ad Appleton, dove la comunità ebraica non aveva ancora un rabbino locale.
Il piccolo Ehrich Weisz mette per la prima volta piede negli Stati Uniti il 3 luglio del 1878, ma la numerosa famiglia vive per molti anni problemi di difficoltà economica.

Anche Ehrich fa del suo meglio per raccogliere qualche soldo: lucida le scarpe, vende giornali e fa altri lavoretti.
Un giorno resta incantato ad osservare lo spettacolo di un equilibrista e, una volta tornato a casa, decide di tentare lui stesso legando una corda a due alberi e provando a camminarci sopra!
Dopo le prime cadute alla fine impara, e il 28 ottobre del 1883 - data che per il resto della vita Houdini ricorderà come il suo ingresso nel mondo dello spettacolo - all'età di soli nove anni, con il nome di "Ehrich, il Principe dell'Aria" si esibirà in un piccolo spettacolo improvvisato nel giardino di casa.

Questo è solo l'inizio di una carriera che, con non pochi ostacoli e difficoltà, lo porterà a diventare molti anni dopo uno dei più famosi illusionisti ed escapologi della storia.
Ma la famiglia versa ancora in difficoltà economiche, così Ehrich dovrà ancora fare lavoretti in giro...

Aneddoto tenero:

Ehrich fa il fattorino e, per racimolare qualche soldino in più, escogita una trovata molto ingegnosa: prende carta e penna e scrive un biglietto che fissa sul suo berretto da fattorino.

Natale sta arrivando
I tacchini sono grassi
mettete un quartino
nel cappello del fattorino

La trovata funziona e gli fa racimolare qualche mancia generosa.
Quella sera, prima di rientrare a casa, nasconde le monete sotto le maniche, nel colletto della giacca, tra i capelli.
Quando la madre gli apre la porta, lui le dice "Mamma scuotimi! Sono magico!"
Cecilia gli dà uno scossone e, con sua grande sorpresa, una pioggia di monetine pioverà sul pavimento.

Questo episodio mostra due aspetti che caratterizzano il carattere e la vita di Houdini, due costanti che lo accompagneranno per sempre: l'indiscutibile capacità di essere promotore di se stesso e l'estremo amore per la sua mamma.


Probabilmente è stata proprio la condizione di indigenza della famiglia la causa della carriera di Houdini.
Molto probabilmente senza la necessità di cercare lavoretti ovunque, non avrebbe mai scoperto la sua passione per le serrature e i lucchetti, che pare sia nata in lui mentre lavorava come assistente per un fabbro.
Ma la strada per il successo è ancora lunga e irta di insuccessi, delusioni e ostacoli apparentemente insormontabili.
La figura di Houdini, proprio per questo, comunica che attraverso la costanza, la determinazione e l'impegno è possibile realizzare i sogni, come ha fatto lui, da perfetta incarnazione dell’"American Dream", che da emigrante squattrinato si è trasformato in una delle figure più leggendarie del suo e del nostro tempo.

Signore e signori, ecco a voi il grande Houdini!
La nascita di un mito

Leggendo la vita di quest'uomo la prima cosa che balza all'occhio è notare come egli sia stato innanzitutto un grande promotore di se stesso.
Forse è stata proprio questa la sua caratteristica più straordinaria che lo ha portato a distinguersi dagli altri, e spesso anche al desiderio (molto spesso realizzato) di annientare qualsiasi competitore.

Harry Houdini è una perfetta combinazione di forza di volontà, furbizia, arroganza, ingegno, egocentrismo, incoerenza e risentimento.
Pregi e difetti che lo hanno portato ad eccellere nel suo campo e sbaragliare chiunque ne intralciasse il cammino... e anche a intraprendere furiose crociate contro coloro che, a suo dire, erano nient'altro che dei ciarlatani.
Rientrano in questa categoria:
tutti coloro che negli anni tentarono di imitarlo;
tutta la categoria dei medium e spiritisti che, ci terrà particolarmente a smascherare dopo la morte di sua madre, ma di cui anni prima aveva fatto egli stesso parte;
finanche ad arrivare a ripudiare il grande mito della sua vita, per un inesistente torto subito, il mago francese Jean Eugène Robert- Houdin, da cui aveva preso il nome.

La carriera:

Come già detto Ehrich aggiunge una "i" finale al nome del suo mito e diventa Harry Houdini.

Ma non si esibisce da solo, agli esordi della sua carriera lavora in coppia prima con l'amico Jacob Hyman con cui formerà il duo "Fratelli Houdini" poi con suo fratello Theo, che prenderà il posto di Hyman nel duo, e successivamente lavorerà  in coppia con la moglie Bess.
Ma il grande successo tarda ad arrivare, e per anni saranno costretti a rincorrerlo esibendosi nei dime museum o comparendo con brevi numeri negli spettacoli di altri artisti.

Successivamente Bess diviene la sua assistente di scena e Houdini diventa unico protagonista dello spettacolo.
Inizialmente si dedicò a giochi di prestigio tradizionali, ma il vero, grande successo arriva con le sue evasioni.
Ogni volta cerca di portare sul palco uno spettacolo diverso dalla volta precedente, e riesce a catturare l’attenzione del pubblico e dei giornali con le sue sfide, perché Houdini negli anni sfiderà chiunque a intrappolarlo in manette o prigioni dalle quali non riuscirà ad evadere e, inutile dirlo, nessuno riuscirà a vincere mai con lui.


Nel giro di pochi mesi si esibì nei teatri più rinomati degli Stati Uniti per poi salpare in Europa dove diventerà una vera leggenda.
Da Londra, a Berlino fino ad arrivare in Russia.
In questi anni si esibirà liberandosi da manette, catene, corde, camicie di forza, lettini da ospedale, casseforti e prigioni.
Arrivando a limiti sempre più estremi, gettandosi in fiumi gelati o in bidoni di latte giganti pieni di acqua.
Nel 1913 presenta quello che diventerà probabilmente il suo numero più famoso (oltre alle Metamorfosi), la “Pagoda della tortura dell’acqua“ si tratta di una cella rinforzata di vetro, riempita dell’acqua fino all’orlo, chiusa da diverse catene e lucchetti in cui rimaneva sospeso a testa in giù.

Si dimostra un artista poliedrico, oltre ad essere un grande illusionista e Mago della fuga, fu anche pioniere del cinema (interpretò, diresse e sceneggio diversi film) e fu anche un aviatore! 
Ma non solo, fu il primo uomo a volare con un aeroplano in Australia!
Nonostante la sua scarsa istruzione, scrisse diversi libri sul mondo dell'illusionismo (di cui uno "The Unmasking of Robert-Houdin", volto a denigrare il suo ex mito Houdin), e scrisse per diverse riviste di magia, tra cui una tutta sua "Conjurers" in cui, nella maggior parte degli articoli, lodava se stesso e sminuiva le imprese dei suoi colleghi, arrivando a subire critiche feroci dalla stessa "Society of American Magicians".
Ma, nonostante la presunzione e l'egocentrismo che spesso gli costeranno la stima e l'apprezzamento dei colleghi, le sue imprese hanno realmente dell'incredibile e sono in molti ad attribuirgli facoltà prodigiose.
Addirittura Sir Arthur Conan Doyle, padre di Sherlock Holmes, è convinto che Houdini sia capace di smaterializzarsi.
Il presidente americano Roosevelt ritiene che abbia capacità medianiche.
Scrittori come James Joyce e Lovecraft immortalano le sue gesta nei loro romanzi.
Houdini e le sue gesta diventano così popolari che nel 1920 il dizionario Funk e Wagnalls lo trasformerà addirittura in un verbo: to houdinize! (Liberarsi da costrizioni).

L’ultima fuga:

Houdini mori nella notte di Halloween del 1926, all’età di 52 anni, in seguito ad una peritonite, dovuta alla rottura dell'appendicite, causata da un colpo all'addome ricevuto da uno studente di boxe.
Questi, andandolo a trovare nel suo camerino, volle mettere alla prova i leggendari muscoli addominali di Houdini dandogli dei pugni, cosa che lui normalmente permetteva, ma quella volta, colto di sorpresa, non ebbe il tempo di prepararsi a ricevere i colpi.
Dopo pochi giorni e due interventi Houdini morì, ma prima di dire addio a questa terra lanciò l’ultima sfida a se stesso e al mondo dello spiritismo, prima di accomiatarsi dalla sua Bess le disse: "Se è veramente possibile a qualcuno tornare dall'aldilà, Harry Houdini lo farà".
La Society of American Magicians continua a tenere ogni anno una cerimonia in sua memoria il giorno dell'anniversario della sua morte, che comprende anche una seduta spiritica per cercare di evocare il suo spirito.


Considerazioni: 

Per scrivere questo post, ho letto il libro “Houdini. Mago dell’impossibile” di Massimo Polidoro, e devo dire che si è rivelata una lettura interessante, mi ha fatto scoprire una figura di cui, ammetto, conoscevo molto poco.
Ne ho apprezzato l'ingegno e la caparbietà, la tenerezza che ha sempre avuto per sua madre e il desiderio, sempre costante, di tener fede alla promessa fatta a suo padre di prendersi sempre cura di lei.
Molto generoso nel difendere e promuovere le cause e le persone che gli stanno a cuore, ma terribilmente rancoroso e permaloso con chi non gli mostra la totale devozione. 
Una personalità estremamente presuntuosa ed egocentrica, incoerente e contraddittoria.
Posso dire che più andavo avanti con la lettura, più la mia antipatia nei suoi confronti cresceva XD
È capitato anche a voi che, leggendo di un personaggio, l'abbiate scoperto diverso da come lo immaginavate?
Sapevate già qualcosa di Harry Houdini?

Così si conclude questo blog tour, spero che questo approfondimento sia stato interessante per voi, quanto lo è stato per me!

Fonte: “Houdini. Mago dell’impossibile” di Massimo Polidoro



sabato 5 settembre 2020

Blog Tour/Review Tour. Recensione: "Poirot. Tutti i racconti" di Agatha Christie

Buongiorno avventori!
Oggi siamo qui per parlare ancora un po' di questa meravigliosa raccolta che accoglie in sé tutti i racconti che vedono coinvolto il nostro, ormai affezionatissimo, investigatore belga Hercule Poirot.


Titolo: Poirot. Tutti i racconti
Autori: Agatha Christie
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 1 settembre 2020
Pagine: 972
Prezzo: 25,00 €


Come vi ho già anticipato la volta scorsa, questo volume comprende ben 59 racconti, tra cui alcuni dei suoi casi più celebri, già apparsi nelle raccolte più famose, più alcune chicche che fanno qui la loro prima apparizione. Nello scorso post vi ho già parlato de "Mistero della pallina del cane" che è uno degli inediti, presenti qui per la prima volta. E adesso vi parlerò di altri quattro racconti
- La tragedia di Marsdon Manor
- La dama velata
- Il caso del dolce di Natale
- Accadde in Cornovaglia




La tragedia di Marsdon Manor è un racconto breve incluso nella raccolta “Poirot indaga”, la prima di Agatha Christie con protagonista l’investigatore belga Hercule Poirot, pubblicato per la prima volta nel Regno Unito nel 1924.

La compagnia di Assicurazioni Northern Union chiede all'investigatore Poirot di indagare sull'improvvisa morte del signor Maltravers, deceduto presumibilmente per  un'emorragia interna solo poco tempo dopo aver sottoscritto un’assicurazione sulla vita.
La compagnia assicurativa vuole, tramite l’indagine, scongiurare l’ipotesi di un suicidio pianificato per garantire alla giovane moglie un buon stile di vita dopo la sua dipartita.
Così Hercule Poirot e Hastings si dirigono a Marsdon Manor, nell’Essex, dove la tragedia è avvenuta, per scoprire la verità... il signor Maltravers è davvero morto per cause naturali?
Ovviamente la risposta a questa domanda la conosciamo già, altrimenti che giallo sarebbe?
Un racconto molto breve e veloce che non lascia spazio alla suspense, un epilogo un po’ troppo prevedibile al quale, però, l’investigatore belga giunge seguendo mezzi decisamente inconsueti e originali.




Anche l’inflessibile Poirot ha avuto, almeno una volta nella vita, il desiderio di ostacolare la legge, opportunità che gli viene offerta dalla giovane e bellissima Lady Millicent Castel Vaughan che si presenta da lui con un caso davvero atipico.
La giovane, promessa sposa del duca di Southshire, è ricattata dal cinico e odioso signor Lavington. Costui vuole ventimila sterline in cambio di una lettera il cui contenuto potrebbe mandare all'aria il prossimo matrimonio.
La ragazza in preda alla disperazione si affida a Poirot per contrattare il prezzo del silenzio.
Poirot questa volta, sempre accompagnato dal fedele Hastings, risponderà alla richiesta della sua cliente in modo decisamente inconsueto per una persona della sua levatura morale.
Perché il compito a lui affidato non può che essere risolto compiendo un’effrazione.
Qui conosciamo altri aspetti inediti del carattere dell’investigatore, profondamente annoiato e alla continua ricerca di nuovi casi stimolanti. 
Apparentemente sembra accettare il caso che gli propone la giovane dama velata, non tanto per bontà d’animo, ma perché sembra non poter sopportare l’ingiustizia che si cela dietro ad un bieco ricatto.
In realtà, lo scopriremo alla fine del racconto, accetta perché, come sempre, ci ha visto lungo, e un dettaglio apparentemente insignificante lo ha posto davanti ad una sfida con se stesso che non ha potuto lasciarsi scappare...




In questa raccolta ci sono diverse versioni di uno stesso racconto.
Tra questi Il caso del dolce di Natale/L’avventura di Natale, entrambi riportati con intenzione di mostrare come Agatha Christie amasse riutilizzare le proprie idee, apportando qualche variante e riuscendo comunque a farla franca e stupire il lettore.
Nel racconto “Il caso del dolce di Natale”, Poirot (che in questa avventura agisce senza la compagnia del fidato Hastings), è chiamato a risolvere una situazione che, altrimenti, potrebbe portare ad un grosso scandalo diplomatico.
Un giovane principe orientale, erede al trono e ormai promesso sposo, in una delle sue ultime scorribande da scapolo ha “perduto”, se così si può dire, un prezioso rubino di famiglia.
Il giovane, infatti, per fare il galante con la sua ultima conquista le ha concesso di indossare a cena il prezioso cimelio. 
Inutile dire che in un batter d’occhio non ha più rivisto né il gioiello, né la ragazza.
Una soffiata porta Poirot a King Lacey, dove soggiornerà per le vacanze di Natale, in compagnia della numerosa famiglia Lacey che, ogni anno si riunisce per organizzare un perfetto e tipico Natale inglese.
Così, tra un pranzo e un altro, un antipasto e un dolce, verranno svelati piccoli segreti di famiglia e, ovviamente, Poirot troverà la strada per svelare il mistero.
Questa storia è un po’ più complessa delle altre, più ricca di personaggi e intrighi.
Ogni personalità ha una sua storia che avrei voluto conoscere in maniera più approfondita, e mi sarebbe piaciuto vederla sviluppata maggiormente, in un vero e proprio romanzo.
Questa è, probabilmente, tra le storie lette quella che al contempo mi è piaciuta di più, ma anche meno.
Sembra contraddittorio, quindi occorre che spieghi il perché di questa mia affermazione.
Mi è piaciuta l’atmosfera, l’idea di queste riunioni di famiglia, in queste enormi dimore antiche, immerse nelle campagne inglesi, gli interminabili e succulenti pranzi, le ricette che avrei voluto assaggiare... il pudding della festa *-*
Ecco, a differenza di Poirot io avrei accettato l’invito all'istante!
Però è anche la storia che mi è parsa più ricca di potenziale inespresso.
I personaggi di David Welwyn e Diana Middleton, ad esempio, parevano inseriti per uno scopo, per avere una parte della storia e una vicenda tutta loro. Invece sono rimaste semplici comparse.
Inoltre, questo è il difetto che ho trovato in tutti i racconti letti sin ora (e non so se è una caratteristica che si estende anche ai romanzi), l’autrice non fornisce al lettore i dettagli rilevanti per arrivare alla soluzione del caso (anche se in questo caso era abbastanza palese), ma li rivela solo quando ormai Poirot è arrivato alla soluzione.
È il caso ad esempio della succitata “La dama velata” in cui Poirot rivela, solo a mistero risolto, di avere avuto dubbi sulle origini della giovane Lady Millicent, perché questa indossava scarpe a buon mercato.
Ma noi lettori non siamo mai stati informati di questo particolare... allora mi chiedo il giallo non dovrebbe servire per mettere alla prova il lettore? O serve solo per mostrare la fantasia dell’autrice?




Poirot e Hastings sono nuovamente alle prese con un mistero, e questa volta per arrivarne a capo dovranno recarsi in Cornovaglia.
A rivolgersi all'investigatore questa volta è la signora Pengelley, la quale, tra mille ritrosie, confessa di sospettare che il marito, il signor Edward, la stia avvelenando da tempo.
La donna, infatti, afferma di stare male solo quando il marito è in casa, e di aver trovato sospetta una bottiglia di diserbante mezza vuota, che il giardiniere afferma di non aver mai utilizzato.
Quelli della signora Pengelley sono sospetti fondati o solo isterismi basati sull'insicurezza e sulla gelosia?
Un racconto davvero molto carino, dove viene evidenziato un altro aspetto del personaggio “Poirot”: anche lui, come ogni essere umano, commette degli errori di valutazione e questo porterà a delle conseguenze irrimediabili che egli stesso non potrà fare a meno di rimproverarsi.
Lo vediamo rammaricarsi, provare rimorso e dispiacere autentico, il che lo rende un po’ più sensibile e umano di quanto si sia mostrato fin ora.
E per rimediare al suo errore lo vedremo alle prese con l’ennesima messa in scena ben congegnata per far cadere il pesce nella sua rete.
Non solo un bravo detective quindi, ma anche un ottimo attore.

Avete letto qualcuno di questi racconti, o altre avventure di Hercule Poirot?
Cosa ne pensate del personaggio e del suo modo di gestire i casi?
Fatecelo sapere nei commenti!

Bene, io vi lascio qui, ma vi ricordo che domani c'è la tappa di chiusura di questo Blog Tour/Review Tour.
Speriamo di avervi illustrato a dovere questa imperdibile raccolta!

Ringrazio Oscar Vault per averci omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro








martedì 1 settembre 2020

Presentazione Blog Tour/Review Tour: "Poirot. Tutti i racconti" di Agatha Christie

Buon pomeriggio avventori!
Sono ancora qui per presentarvi un'altra meravigliosa uscita firmata Oscar Mondadori.
Si tratta di una straordinaria raccolta che comprende tutti i racconti di Agatha Christie in cui protagonista è il suo arguto investigatore Hercule Poirot.


Ma chi è Hercule Poirot?


Hercule Poirot, il noto investigatore belga, era nato dalla materia grigia di una gio­vane infermiera volontaria durante gli anni della Prima Guerra Mondiale.
Poirot e la sua prima avventura, Poirot a Styles Court, nacquero nel 1916 grazie alla sorella maggiore di Agatha, Margaret Miller, che la sfidò nel­lo scrivere un romanzo poliziesco di quelli che Agatha trovava sui comodini dei pazienti nell’ospedale di Torquay, dove prestava servizio, e che leggeva con voraci­tà tra una pausa e l’altra nel dispensario, circondata da fiale blu e verdi piene di so­stanze capaci di curare tutti i mali, o di uccidere in un soffio.

"Poirot era un ometto dall’aspetto straordinario. Era alto meno di un metro e ses­santa, ma aveva un portamento molto signorile. La testa era a forma d’uovo, costan­temente inclinata da un lato. Aveva un paio di baffi rigidi, da militare. Il suo abbi­gliamento era inappuntabile. Penso che un granello di polvere gli avrebbe dato più fastidio di una ferita da proiettile. Eppure questo piccolo damerino, che purtroppo ora zoppicava vistosamente, era stato ai suoi tempi uno dei funzionari più illustri del­ la polizia belga. Come investigatore, aveva un fiuto straordinario, e aveva all’attivo nu­merosi trionfi, essendo riuscito a risolvere alcuni fra i casi più complicati dell’epoca."

Eccoci dunque alla presentazione del Blog Tour dedicato a "Poirot. Tutti i racconti".

In questo volume trovere­te alcuni dei suoi casi più celebri, già apparsi nelle raccolte più famose, più alcune chicche pubblicate in Italia solo in alcune edizioni o che addirittura fanno qui la loro prima apparizione.
È il caso dei racconti "Mistero della pallina del cane" e "Cattura di Cerbero" (storie edite nei Quaderni segreti di Agatha Christie), prime versioni, rispettivamente, del romanzo "Due mesi dopo" e del racconto omonimo contenuto all’interno delle "Fatiche di Hercule".
E l'ultima chicca mai tradotta sin ora, che finalmente giunge in Italia, e che renderà felici tutti gli appassionati, è una versione alternativa del racconto  "Stella del Mattino".


Un volume che di certo non può mancare nella libreria di tutti gli ammiratori della scrittrice di gialli più famosa della storia, ma che saprà appassionare anche i novellini del genere con i suoi 59 racconti! Avete capito bene! Ben 59 avventure in cui tuffarsi e provare a giocare ai detective.
Chissà se riusciremo a scovare i colpevoli prima che lo faccia Poirot!
Accettate la sfida?


Eccomi dunque che vi presento la mia prima sfida persa, in cui non sono proprio riuscita ad indovinare il colpevole...
Trattasi de "Il mistero della pallina del cane", un racconto inedito della Christie che, come già detto, è uno tra quelli inediti presenti nella raccolta. 
Se la trama vi ricorda qualcosa di già visto è perché, probabilmente, avete letto il romanzo “Due mesi dopo” che la Christie ha scritto partendo da questo racconto, ampliandolo.




Trama:
È una calda giornata di agosto quella in cui Poirot riceve una misteriosa ed enigmatica lettera dalla signorina Matilde Wheeler, che lo incuriosisce molto.
La missiva reca infatti la data quattro mesi prima.
Nella lettera la signorina Wheeler si mostra particolarmente turbata e preoccupata da qualcosa, e scrive di un inspiegabile incidente riguardante la pallina del cane... ma, a queste poche e confuse informazioni, non aggiunge molto di più.
Stuzzicato da questa missiva così particolare, Poirot, accompagnato da uno scettico Hastings si reca a Little Hamel nel Kent e scopre che la signorina è venuta a mancare solo qualche settimana dopo aver scritto quella lettera. 
Il detective inizierà così ad indagare sulla sua morte e sul perché la corrispondenza sia arrivata a destinazione diversi mesi dopo la sua stesura.

Recensione:
Un'indagine che, grazie al prezioso intuito dell'investigatore si viene a concludere in poche pagine.
Poirot, oltre ad un abile deduttore, si dimostra anche uno straordinario conoscitore dell'animo umano.
Nota minuzie a cui il suo fidato assistente, il capitano Arthur Hastings, non fa minimamente caso - come più volte e con sarcasmo, lo stesso Poirot ci tiene a sottolineare - e discrepanze nei racconti dei suoi interlocutori, fino ad arrivare alla soluzione del caso, che, almeno in questo caso non esisteva prima che Poirot stesso non iniziasse a prestare ad esso attenzione.

Con questo racconto breve, ho iniziato a conoscere le caratteristiche del personaggio, di cui confesso, sin ora non avevo letto nulla.
La sua consapevolezza, l'ironia, e il sarcasmo mi hanno ricordato molto un altro famosissimo investigatore privato della letteratura, sì proprio lui, Sherlock Holmes partorito dalla penna di Arthur Conan Doyle.
Come Holmes, anche Poirot è consapevole della sua superiorità intellettuale e non ne fa certo mistero, né si preoccupa di nasconderla o occultarla con modestia, anzi, possiamo senza esagerare, dire che se ne fa vanto.
Come il detective di Baker Street, anche Poirot in questa indagine (e in altri sei racconti), si accompagna ad un fedele compagno, di cui si diverte più volte a sottolineare la scarsa capacità intuitiva.

Ma questa è solo una delle storie che narrano le sue gesta.
Negli altri racconti vengono delineati ulteriori lati del carattere di Poirot, quello più ironico, quello più testardo e combattivo.
Siete pronti a scoprirli tutti?
Allora non perdete le altre tappe del nostro Blog Tour/Review Tour dedicato a questa straordinaria raccolta, di cui approfitto per ringraziare Oscar Vault per la copia.

Vi lascio qui il calendario con le altre date! E noi ci troviamo qui il 5 settembre!




Presentazione Blog Tour + Review Party Kerri Maniscalco:

Buongiorno avventori!
Con questo post, ho l'onore di presentarvi il Blog Tour e Review Party dedicato ad un'attesissima uscita.
Il 15 settembre, infatti, in tutte le librerie, potrete trovare i primi tre capitoli dell'avvincente tetralogia scritta da Kerri Maniscalco, e edita Oscar Mondadori.
Io e le mie colleghe abbiamo avuto l'onore di immergerci in anteprima nelle oscure e tenebrose atmosfere e nei mondi che la Maniscalco ha dipinto, mischiando storia e fantasia, personaggi leggendari, affascinanti ed inquietanti, come quelli partoriti dalla sua fantasia.

I romanzi con protagonista la combattiva e ribelle Audrey Rose Wadsworth - "Sulle tracce di Jack lo Squartatore", "Alla ricerca del Principe Dracula", "In fuga da Houdini" - fanno da apripista al quarto e ultimo capitolo della serie "A caccia del Diavolo", la cui uscita è prevista per l'11 Novembre.


Siete curiosi di scoprire questa serie insieme a noi?
Bene, allora segnatevi queste tappe in agenda, e state attenti a non perderne nessuna ♥
 
2 Settembre Recensione di “Sulle tracce di Jack lo Squartatore” da Un libro e una tazza di tè
3 Settembre Approfondimento sulla figura di Jack lo Squartatore da Le meraviglie di Bea
4 Settembre Recensione di “Alla ricerca del Principe Dracula” da La biblioteca del libraio
5 Settembre Approfondimento sulla figura del Conte Dracula da Biblionative
6 Settembre Recensione di “In fuga da Houdini” da I miei sogni tra le pagine
7 Settembre ci ritroviamo tutti QUI per l'approfondimento sulla figura di Harry Houdini



Sulle tracce di Jack lo Squartatore  

È stata cresciuta per essere la perfetta dama dell’alta società vittoriana, ma Audrey Rose Wadsworth vede il proprio futuro in modo molto diverso.
Dopo aver perso l’amatissima madre, è decisa a comprendere la natura della morte e i suoi meccanismi. Così abbandona l’ago da ricamo per impugnare un bisturi da autopsia, e in segreto inizia a studiare Medicina legale. Presto viene coinvolta nelle indagini sull’assassino seriale noto come Jack lo Squartatore e, con orrore, si rende conto che la ricerca di indizi la porta molto più vicina al suo mondo ovattato di quanto avrebbe mai creduto possibile.

Ispirato agli efferati crimini irrisolti che hanno insanguinato la Londra di fine Ottocento, lo strabiliante romanzo d’esordio di Kerri Maniscalco tesse un racconto ricco di atmosfera che intreccia bellezza e oscurità, in cui una ragazza vittoriana molto moderna scopre che non sempre i segreti che vengono sepolti lo rimangono per sempre.


Alla ricerca del Principe Dracula

Dopo aver scoperto con orrore la vera identità di Jack lo Squartatore, Audrey Rose Wadsworth lascia la sua casa nella Londra vittoriana per iscriversi – unica donna – alla più prestigiosa accademia di Medicina legale d’Europa. Ma è davvero impossibile trovare pace nell’oscuro, inquietante castello rumeno che ospita la scuola, un tempo dimora del malvagio Vlad l’Impalatore, altrimenti noto come Principe Dracula.
Strane morti si susseguono, tanto da far mormorare che il nobile assetato di sangue sia tornato dalla tomba. Così Audrey Rose e il suo arguto compagno, Thomas Cresswell, si trovano a dover decifrare gli enigmatici indizi che li porteranno all’oscuro assassino. Vivo o morto che sia


In fuga da Houdini

Audrey Rose Wadsworth e il suo assillante compagno, Thomas Cresswell, si imbarcano sulla lussuosa RMS Etruria, diretti alla loro prossima meta, l’America. 
La settimana di spettacoli circensi che allieterà la traversata – compresa l’esibizione di un giovane e promettente artista della fuga – sembra la distrazione ideale prima del tetro incarico che li attende oltreoceano. Ma presto il viaggio si trasforma in un festival degli orrori quando, una dopo l’altra, giovani donne vengono trovate morte.
Per Audrey Rose, il Circo al chiaro di luna – con i suoi numeri inquietanti e i personaggi grotteschi – si trasforma in un incubo e la fa tornare alla sua ossessiva ricerca di risposte. 
Gli indizi sull'identità di una delle vittime sembrano condurre a qualcuno a cui Audrey Rose vuole molto bene: riuscirà la ragazza a fermare il misterioso assassino prima del suo terrificante gran finale?

Kerri Maniscalco
Cresciuta in una casa semistregata nei dintorni di New York, dove è iniziata la sua passione per le atmosfere gotiche. Nel tempo libero legge tutto ciò che le capita a tiro, cucina ogni sorta di cibo con amici e familiari, e beve davvero troppo tè mentre discute delle sottigliezze della vita con i suoi gatti.
I suoi romanzi con protagonista la giovane Wadsworth, uniscono il suo amore per la scienza forense all'interesse per i misteri irrisolti della storia, e hanno riscosso grande successo tanto da essere nominati tutti bestseller nella classifica del “New York Times”.