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giovedì 10 ottobre 2024

Recensione: "Chancery Lane" di Deborah Mayfair e Marga Biazzi

Titolo: Chancery Lane
Autore: Deborah Mayfair
Illustratore: Marga Biazzi
Editore: Blackbanshee
Data di pubblicazione: 2 ottobre 2023
Pagine: 120
Prezzo: 15,00 € 

Trama:
Le nostre azioni possono spingerci verso il bene o verso il male, e potrebbero arrivare a condurci nelle stanze di un mondo nascosto.
Le nostre vite potrebbero mescolarsi a storie che non abbiamo ancora letto, ma che sono parte di noi e che attendono tra i lucidi scaffali di una libreria.
Benvenuti in Chancery Lane, dove è possibile trovare libri, camere e... molto altro.
Un luogo che si erge sul confine tra due mondi.
Un luogo per cui coloro che sono innocenti provano repulsione, al contrario, coloro che portano addosso una colpa, ne sono irrimediabilmente attratti.

Recensione:
Una storia che si muove tra realtà e sogno, e dei protagonisti che sono per metà umani e per metà no.
Chancery lane è un luogo fisico, un pittoresco bed & breakfast con una grande libreria e qualche gatto di passaggio, ma è anche una meta spirituale, una sorta di resa dei conti finale.
Chi soggiorna lì, ne uscirà irrimediabilmente cambiato, sempre che riesca ad andare via.
Un viaggio onirico attende i viandanti, che prima di proseguire nel loro cammino e nella loro vita, dovranno obbligatoriamente fronteggiare il passato, le colpe che si portano dietro, ed i fardelli che gravano sul loro cuore.
In questo breve racconto, che assume la forma di una graphic novel, seguiremo le storie del signor Takumi e della giovane coppia di fidanzati Gabriele e Sakti.
Il proprietario del piccolo albergo, l'anziano Lauro, accompagnerà gli ospiti nelle loro stanze, ma sarà Colpa, la sua controparte femminile, a dare il via alla notte del giudizio.
Solo chi è innocente potrà tornare a casa, gli altri rimaranno ostaggi del male che hanno fatto.

Una trama avvincente e davvero originale, e dei risvolti che stupiscono e coinvolgono emotivamente.
Impossibile non rimanere toccati dal passato del signor Takumi e del suo povero figlioletto o di Gabriele e della sua sprovveduta amante.
La terza storia, quella con protagonista la giovane Sakti, è quella che appare più confusa e nebulosa, tuttavia anch'essa non manca nel comunicare un grande messaggio, ovvero la necessità di andare oltre le apparenze, e soprattutto l'importanza dell'autodeterminazione e della libertà delle donne, tema quanto mai attuale in questo periodo.

Deborah Mayfair, l'autrice, e Marga Biazzi, l'illustratrice, hanno creato un bel connubio, con degli intrecci ben studiati e convincenti, e dei disegni davvero particolareggiati, oltre che affascinanti. Basti dare un'occhiata alle splendide locandine vintage che raffigurano le colpe dei tre viandanti, che tra l'altro sono state anche lo spunto da cui è nata l'idea di questo libro. 

Generalmente non prediligo il genere delle graphic novel, tuttavia devo ammettere che "Chancery lane" è andato ben oltre le mie aspettative.
Ho apprezzato molto la scelta dei sogni come mezzo narrativo, ma ancora di più il fatto che la storia raccontata, per quanto breve, appaia completa e per nulla lacunosa. Per di più il libro prevede un capitolo finale, incentrato non più sul signor Takumi, la signorina Sakti e Gabriele, ma su Lauro, il proprietario del bed & breakfast e Colpa. Una sorta di prequel che fa luce sul passato dei due e sul legame che da tempo li unisce.
In conclusione, che siate amanti del genere oppure no, non posso che consigliarvi questa lettura. Io stessa mi auguro di ritrovarmi in futuro a vagare di nuovo per Chancery Lane, per conoscere i segreti e i peccati di altri misteriosi forestieri.

Ringrazio l'autrice per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

martedì 8 ottobre 2024

Recensione: "I mostri di Rookhaven" di Padraig Kenny

Titolo: I mostri di Rookhaven
Autore:  Padraig Kenny 
Illustrazioni:  Edward Bettison
Editore: Edizioni EL 
Data di pubblicazione: 11 maggio 2021
Pagine: 352
Prezzo: 17,00 €


Trama:
Mirabelle ha sempre saputo di essere un mostro. Quando la barriera magica che protegge la sua strana famiglia, e la separa dal mondo degli umani, si lacera, e due ragazzi orfani scoprono per caso Rookhaven, Mirabelle capisce che oltre i confini del suo mondo si celano opportunità straordinarie. 
La crepa nella barriera, però, attira anche qualcosa di molto pericoloso, e quando il male inizia a braccare Mirabelle e la sua famiglia, diventa presto chiaro che i veri mostri non sono necessariamente quelli che dei mostri hanno l'aspetto. 


Recensione: 
"I mostri di Rookhaven" è un libro che vi conquisterà fin dalle prime pagine, portandovi in un mondo affascinante e inquietante, una realtà parallela in cui niente è come sembra.
Protagonisti di questa storia sono tre ragazzini più o meno coetanei, ma che non potrebbero appartenere a mondi più diversi.
Jem e Tom sono due ragazzini orfani, in fuga dallo zio e dai suoi maltrattamenti, costretti da giorni a dormire in una macchina rubata e a fare cose che non avrebbero mai pensato di fare per sopravvivere.
Mirabelle, invece, vive al sicuro nella sua grande dimora, circondata dalla sua numerosa famiglia. Tutti loro però sono mostri, creature capaci di cambiare aspetto, e che hanno poteri vari e misteriosi: possono aprire portali magici, teletrasportarsi da una stanza all'altra, diventare invisibili, o trasformarsi in animali feroci.

Le strade dei tre ragazzi si incontrano quando Jem, cercando disperata un riparo per lei e suo fratello Tom - da giorni molto ammalato - si imbatte in qualcosa di straordinario e mai visto: un varco tra i due mondi.
Mirabelle e la sua famiglia, infatti, e lo scopriranno presto, vivono in una realtà parallela, celati dal resto del mondo.

Tra i tre c'è, come è ovvio che sia, un'iniziale diffidenza. 
Jem e Tom sono spaventati e allo stesso tempo attratti da tutto quello che scoprono dall'altra parte del varco: enormi fiori carnivori, orsi feroci, corvi che si comportano come sentinelle, e mostri, mostri ovunque.
Mirabelle, dal canto suo, è incuriosita dai due nuovi arrivati ed è ostinata ad aiutarli, nonostante il parere avverso del resto della famiglia.
Jem e Mirabelle, giorno dopo giorno, fanno amicizia  scoprendo che il mondo esterno nasconde insidie, ma anche opportunità e meraviglie. 
Ma la crepa nella barriera attira anche qualcosa di molto pericoloso, un'entità malvagia, antica e senza tempo che ha delle terribili mire sulla casa e sui suoi abitanti. 
La casa nascosta nei boschi di Rookhaven dovrà affrontare la più grande delle sfide, quella che metterà in bilico rapporti di fiducia, ma anche le vite di chi la abita.

Il libro è scritto con uno stile incalzante e coinvolgente, che si adatta a lettori di tutte le età. I capitoli sono brevi e raccontati da quattro diverse voci narranti. 
Le illustrazioni in bianco e nero, realizzate da Edward Bettison, creano un’atmosfera suggestiva e spettrale. Il libro è pieno di sorprese, di emozioni e di humor, che vi faranno appassionare alla storia e ai suoi personaggi.
I miei preferiti fra tutti sono zio Bertram e Piglet 
Zio Bertram è un omone con un animo da bimbo, mi ha fatto ridere con il suo immancabile taccuino su cui appunta il sapore dei cibi "umani" - di cui non percepisce il sapore - e la sua ostinazione nel volerli comunque assaggiare tutti e il continuo  richiedere, con gli occhietti sognanti, che gli vengano descritti 😝😍
L'ho trovato così tenero 😻 Con lui ho anche versato qualche lacrimuccia *^*
Piglet invece è la perfetta rappresentazione del messaggio del libro. 
Un essere arcano e oscuro, di cui stessa famiglia ignora aspetto e poteri e che teme proprio perché gli è ignoto. O meglio che temono tutti tranne la nostra Mirabelle 💓

Vorrei dirvi tanto altro a riguardo, ma vi rovinerei la scoperta, e questa storia contiene, al suo interno, tante storie che, vi assicuro, vale la pena scoprire.

Sono rimasta affascinata da "I mostri di Rookhaven" dalla prima all'ultima pagina.
Dall'illustrazione che troviamo appena aperto il volume (che mostra un faretto che illumina una porzione di stanza buia - quella che sembra un'antica dimora, con carta da parati e una vecchia finestra, al cui esterno imperversa un brutto temporale -) fino ai ringraziamenti all'ultima pagina. 
Ho apprezzato tantissimo anche la nota dell'autore attraverso la quale, Padraig Kenny ci spiega da dove nasce la sua passione per i mostri e perché ha deciso di scrivere su di loro.
Come lui stesso dice:
"I mostri possono essere semplici o complicati. Possono sputare fuoco e avere tre teste, e noi possiamo averne paura o identificarci con loro.
Amo i mostri. Li ho sempre amati.
Ma cerco di fare attenzione a quelli veri."

Ed è questo il messaggio più importante che la storia vuole dare: il bene e il male non sono sempre chiari e distinti, ma spesso si confondono e si mescolano, e dipendono dal punto di vista di chi li guarda.
I mostri di Rookhaven forse sono mostri per il loro aspetto così peculiare, ma dietro la loro corazza di diffidenza, nascondono un animo buono e gentile, animato da paure, sogni e desideri.
Sono una famiglia che si protegge a vicenda, come farebbe una qualsiasi famiglia.
Una famiglia i cui membri sono pronti a sacrificare se stessi per proteggere gli altri.
Il male invece può celarsi ovunque, dietro un aspetto elegante, un sorriso adulatorio, modi garbati e cortesi.
Chi sono dunque i veri mostri?

“Qualche volta i mostri ci danno la caccia. Qualche volta siamo noi a diventare mostri"

Se avete amato storie come "Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali" di Ransom Riggs e "Doctor Sleep" del re dell'horror Stephen King, o se semplicemente siete alla ricerca di una storia affascinate ambientata in un'antica magione, abitata da strane creature, una fiaba horror dalle atmosfere autunnali, che vi tenga incollati alle sue pagine facendovi sorridere, e raccontando una storia di crescita, amicizia, diversità e integrazione vi consiglio assolutamente di leggerlo.

Vi confesso che ci sono rimasta malissimo nello scoprire, qualche giorno fa, che il seguito di questo titolo, uscito ormai da tempo, non arriverà mai da noi... odio quando la case editrici fanno così 😠
Per fortuna il libro si può leggere anche da solo, la storia non resta sospesa, ma mi fa comunque arrabbiare sapere che esiste qualcos'altro su Rookhaven e sulla loro famiglia, che ho imparato ad amare, e a cui mi sono affezionata, che probabilmente non conoscerò mai! 😡
Detto questo ho adorato questo libro e spero piaccia anche a voi 😊

Ringrazio Edioni EL per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro



martedì 7 novembre 2023

Recensione: "Ottobre, Ottobre" di Katya Balen

Titolo: Ottobre, Ottobre
Autore: Katya Balen
Illustrazioni: Angela Harding
Editore: Einaudi Ragazzi
Data di pubblicazione: 26 settembre 2023
Pagine: 240
Prezzo: 14,90 € 

Trama:
Ottobre e suo padre vivono nella foresta, e gli alberi, le rocce, lo stagno e le stelle sono i loro migliori amici. Sono selvaggi e sono contenti così. Un pomeriggio d’inizio autunno, la ragazza salva un piccolo barbagianni e inizia a prendersene cura. Le sembra di aver raggiunto il culmine della felicità quando improvvisamente, proprio il giorno in cui compie undici anni, tutto cambia. Suo padre cade da un albero e rimane sospeso tra la vita e la morte. E la donna che si definisce sua madre la porta via con sé, lontano dalla foresta, nel grigio della città…

Recensione:
Ottobre sta per compiere undici anni, e non desidera altro se non quello che ha già.
A differenza delle altre ragazzine della sua età, non sogna vestiti graziosi e colorati o i primi trucchi scintillanti, ma solo di continuare a vivere la sua vita perfetta e solitaria in quella tasca di mondo che è la sua casa. Perché da quando è nata Ottobre non ha conosciuto altro se non la foresta, e non ha ricevuto altro amore se non quello di suo padre.
I due vivono in simbiosi con la natura e tutte le bellezze che li circondano. Si prendono cura degli alberi, si occupano dell'orto e della legna, fanno il bagno nello stagno, raccolgono piccoli tesori sepolti, passano le serate inventando storie attorno un falò, e stringono amicizia con gli animali del bosco, tra cui Stig, il piccolo barbagianni ferito che la nostra protagonista ha salvato solo pochi mesi prima da morte certa.
Papà e figlia vivono come lupi solitari, lontani da tutto e tutti, eppure sono felici.
Ma il giorno dell'undicesimo compleanno di Ottobre, tutto cambia, e quella spensieratezza, così bella quanto fragile, viene di colpo spazzata via come un mucchio di foglie secche in una fredda giornata d'autunno.
La bambina selvaggia si ritrova ad affrontare una nuova realtà senza suo padre accanto.
Deve lasciare lui, Stig, e la sua casa nel bosco per seguire sua madre nella fredda e grigia Londra.
Un mondo decisamente diverso la attende, un mondo che non le appartiene e di cui lei non riesce proprio a sentirsi parte.
Eppure proprio quando tutto sembra sul punto di precipitare, quando Ottobre stessa sembra sul punto di non farcela, una piccola scintilla di speranza le fa capire che non tutto ciò che è diverso è suo nemico, e si può trovare la magia anche nei posti più insperati.

"Ottobre Ottobre" è quello che definirei un "libro coccola".
La perfetta lettura per questo periodo autunnale, una di quelle storie che bisognerebbe gustarsi attorno al fuoco scoppiettante di un bel camino, avvolti in una calda coperta e con una bella tazza di cioccolata fumante.
Leggere della vita di Ottobre e di suo padre nel bosco, delle loro stravaganti faccende quotidiane, ma soprattutto dei loro piccoli rituali, - come il bagno nello stagno a mezzanotte, le storie raccontate attorno al fuoco, le serate a guardare le stelle e gli ululati alla luna - fa bene al cuore e ossigena la mente.
Katya Balen ha creato sulla carta un accogliente rifugio per noi lettori, un posto incontaminato e selvaggio in cui ristorarci. La natura è la grande protagonista, descritta in modo poetico e suggestivo.
Tutta la prima parte del libro è impregnata di libertà e possibilità, quasi un sogno ad occhi aperti, poi con l'arrivo della madre di Ottobre, ed il conseguente trasferimento in città, tutto cambia. La sensazione è quella di vedere un animale che corre felice nel suo habitat e poi ritrovarlo nella gabbia di uno zoo.
La nostra Ottobre è infelice. Ovunque lei vada, non riesce a non sentirsi spaesata.
La nuova casa è opprimente, il cielo troppo grigio, la città troppo rumorosa, gli altri bambini troppo diversi da lei.
È distrutta, fagocitata da una realtà più grande di lei, e noi percepiamo il suo dolore.
Se i primi capitoli ci avevano regalato un'avventura senza freni, in quelli successivi si percepisce un misto di insofferenza e nervosismo.
Ma ovviamente, non tutto è perduto.
Come i barbagianni feriti, ritornano a volare, anche la nostra selvaggia protagonista, nonostante tutte le difficoltà, ritroverà il sorriso, e noi con lei.
Grazie ai tesori sepolti nel Tamigi, alle sue amate storie e ad un nuovo amico, l'irriverente Yusuf, Ottobre scoprirà che c'è un po' di foresta anche in città, e per essere selvaggi e liberi non è necessario essere soli.

Un romanzo ricco di suggestioni, che inneggia alla bellezza della natura incontaminata, una trama avvincente, delle carinissime illustrazioni in bianco e nero, e una narrazione coinvolgente e toccante.
Un libro che, al pari dei grandi libri di formazione, parla anche di cambiamento, crescita e rinascita.
Ottobre, come una pianta estirpata dal suo habitat, deve imparare ad adattarsi ad un ambiente ostile e mettere radici. Deve diventare forte, per fronteggiare le intemperie, per fiorire e portare nuovi frutti.
Deve farlo per la prima volta lontano da suo padre, ma non per questo da sola.
E questo ci riporta ad un altro tema molto importante nella storia, ovvero la famiglia ed il perdono.
Ottobre lontano dalla foresta conosce nuovi lati di sé, nuovi angoli di mondo, nuove passioni. Coltiva nuovi legami e ritrova l'amore di sua madre, in cui aveva smesso credere molto tempo prima. Abbandona il rancore ed il dolore, seppur con fatica, per abbracciare la seconda opportunità che il destino ha offerto loro.
Ma, oltre a ricucire il rapporto con sua madre, cosa forse anche più importante, andando avanti con le pagine, scoprirà l'importanza dell'amicizia.
Imparerà che si può amare la natura e gli animali, ma che anche la compagnia dei suoi simili non è per niente male, soprattutto se ti regalano deliziose barrette di cioccolato XD
In generale il libro di Katya Balen ha il grande pregio di riuscire a trasportarti in un mondo fantastico fatto di avventura ed esplorazioni nella natura incontaminata, ma senza tralasciare i dolori e le difficoltà della vita, ma anche la tenacia tipica di noi umani. Un cocktail perfetto, dolce, ma con una punta di amaro.


Considerazioni:
Ho adorato questo libro sin dalla prima pagina. Mi sono affezionata ad Ottobre e alla sua vita atipica, al suo dolce papà e ovviamente a Stig.
Per quanto me lo aspettassi, mi è spiaciuto veder crollare quell'ecosistema perfetto di punto in bianco.
E questo mi porta ad uno dei difetti della lettura, se di difetti si può parlare, ovvero la sua protagonista.
Non fraintendetemi, mi piace Ottobre, è una ragazzina coraggiosa e particolare, eppure ha una serie di comportamenti avventati difficili da comprendere e giustificare.
È vero, lei è ancora piccola, e per di più non è abituata a rapportarsi con le persone, eppure più di una volta, nel corso della storia, non riesce a comprendere le conseguenze delle sue reazioni eccessivamente istintive, e a fare mea culpa.
Anzi, pur sapendo che suo padre sta soffrendo a causa sua, si concentra principalmente su se stessa ed il suo dolore.
Comprensibile certo, data la tenera età, eppure considerando il rapporto simbiotico tra lei ed il papà, avrei preferito percepire più compassione ed empatia da parte sua.
Lo stesso concetto lo ritroviamo, in modo simile, per quanto riguarda il rapporto tra Ottobre e sua madre.

Ottobre ha dovuto subire il trauma dell'abbandono quando aveva solo quattro anni.
La donna, per quanto l'amasse, non riusciva a reggere la vita dura lontana dai comfort della città. La foresta che nutriva quella bambina, spegneva giorno dopo giorno l'animo della donna che le aveva dato la luce.
Così la piccolina cresce, con l'amore di suo padre, ma anche con un vuoto enorme nel cuore, che colma, nel tempo, con astio, rancore e diffidenza. Nonostante la madre la cerchi, ed il padre la incoraggi a recuperare quel rapporto, per lei quella non è altri che la donna che ha scelto una vita lontana da lei.
Per fuggire da lei, proprio il giorno del suo compleanno, fa del male a suo padre e a se stessa.
Per dar retta all'orgoglio ferito, rischia di perdere tutto ciò che ama.
Per lo stesso motivo, si ritrova, volente o nolente, a recuperare un rapporto che credeva perduto e a perdonare ciò che riteneva irrimediabile.
Naturalmente tutto ciò non avviene all'improvviso. Anzi, dire che questo percorso è graduale, è dire poco, considerando che per quasi tutto il tempo la protagonista non fa che colpevolizzare la madre per tutto, anche per quelle cose che non hanno minimamente a che vedere con lei (tipo l'incidente del padre, che è, se vogliamo, da imputare ad Ottobre stessa).
Ed è vero, considerando quello che ha passato, il modo in cui è cresciuta e l'assenza della figura materna, si potrebbe anche capire, ma fino ad un certo punto, soprattutto alla luce del fatto che la madre l'ha sempre voluta e cercata, e che quindi non si può parlare di un vero e proprio abbandono.

Anche la mamma del resto non è priva di colpe: per quanto si mostri dolce, affettuosa e comprensiva, non ci pensa due volte a sradicare la figlia dall'unica casa che abbia mai avuto, per di più nel momento più difficile della sua vita. E come se non bastasse la priva di Stig, l'unico affetto rimastole.
Per la serie "se vuoi farti odiare, lo stai facendo nel modo giusto".
In definitiva l'unico personaggio coerente e perfettamente credibile dall'inizio alla fine è il padre, oltre al barbagianni ovviamente.
C'è da dire però che, al contrario di altri libri con protagonisti detestabili - tipo Scholomance, giusto per dire un titolo - qui, nonostante alcuni comportamenti poco condivisibili, ci si affeziona ugualmente a tutti, perché alla base vi è comunque un sentimento d'amore e di famiglia.
In generale, nonostante questi piccoli difettucci, il romanzo è davvero ben riuscito, in quanto misura in modo giusto gioia, dolore e speranza.
Mi ha ricordato un po' i libri di Katherine Rundell - in particolare "Capriole sotto il temporale" - scrittrice che amo particolarmente.
Anche ripensandoci a mente fredda, mi è rimasto un bel ricordo delle emozioni provate leggendo, un bel quadretto di quella famiglia particolare e dei loro nuovi amici.
A dir la verità non mi spiacerebbe affatto ritrovare questi stessi personaggi in una nuova avventura, sempre nel bosco, e ovviamente con Stig.
Magari alla ricerca di tesori perduti, o semplicemente alla scoperta di altri amici, posti ed emozioni.

il mio voto per questo libro

martedì 17 ottobre 2023

Recensione: "Frittelle di mele a mezzanotte" di Mavi Pendibene

Titolo: Frittelle di mele a mezzanotte
Autore: Mavi Pendibene
Editore: Lindau
Data di pubblicazione: 14 luglio 2023
Pagine: 120
Prezzo: 12,00 € 

Trama:
È il 1976 quando Mavi, suo marito e un figlio ancora piccolo decidono di lasciare Genova per iniziare una nuova vita in campagna. Nessuno di loro è mai vissuto fuori della città e tanto meno ha qualche nozione di agricoltura o di allevamento. Eppure i progetti sono tanti e l’idea (ambiziosa) è quella dell’autosufficienza.
Il luogo dove si trasferiscono è un angolo incantato dalla natura pressoché incontaminata.
Dall’antica cascina in cui si sistemano i soli rumori che si sentono sono quelli del ruscello che scorre in fondo al prato, del vento che agita le chiome degli alberi del bosco, o di qualche raro gitante diretto ai laghi non lontani.
Tutto è magico e anche… molto complicato, perché contadini non ci si improvvisa.
Raccontata com’è con una miscela molto efficace (e un po’ inglese) di poesia e sense of humour, questa storia ci rivela una nuova voce della nostra narrativa.

Recensione:
"Frittelle di mele a mezzanotte" è molto più di un libro. È un diario segreto, un taccuino su cui si annotano pensieri e impressioni, una confessione intima, ma anche una serie di quadri poetici e fiabeschi.
La voce narrante si racconta, pagina dopo pagina, e ci rivela le sue emozioni e perplessità riguardo al trasferimento in campagna. Dalla trepidazione nel ripartire da zero, ed intraprendere una nuova entusiasmante avventura, alla consapevolezza di non essere abbastanza preparati alla vita rude e impegnativa nella natura incontaminata.
Quasi come fosse un'amica, la nostra protagonista, ci rende partecipi delle sue giornate, e della sua nuova curiosa quotidianità che può prevedere di volta in volta la visita ad un allevatore di capre, una passeggiata lungo il ruscello, il lavoro nell'orto, o la sopravvivenza ad un lungo e gelido inverno senz'acqua corrente.
In questa storia troverete tutte le difficoltà della vita campestre, ma soprattutto la magia di un tempo ritrovato, non più scandito da scadenze e orologi, ma unicamente dal ciclo del sole e delle stagioni.
Ma il vero dono che fa questo libro sono le descrizioni, così vivide eppure allo stesso tempo sognanti e magiche. Dal calore del vecchio camino, all'antica cucina ricca di storie e segreti, alla neve che imbianca il paesaggio, fino al vento che corre per la casa, sbattendo porte e finestre, e alla semplicità di starsene semplicemente raccolti attorno al focolare.
Mentre si legge, sembra quasi di essere lì, in quel posto dimenticato dal mondo eppure così vivo, accogliente e presente, a godere del silenzio e della quiete che solo un luogo così magico sa regalare.
Mavi Pendibene, con il suo racconto-verità, ha dato vita ad un piccolo gioiello, sicuramente attingendo al suo vissuto e alle sue reminiscenze del passato, ma anche mettendo molta cura nei dettagli e nella scrittura. Ci lascia così tra le mani una storia che è sì un diario, ma è anche un libriccino toccante e suggestivo, piccolo eppure, a suo modo, indimenticabile.

Ringrazio la casa editrice Lindau per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

mercoledì 4 ottobre 2023

Recensione: "La casa di Pine Island" di Polly Horvath

Titolo: La casa di Pine Island
Autore:  Polly Horvath 
Illustrazioni:  Veronica Truttero 
Editore: Camelozampa
Data di pubblicazione: 14 ottobre 2022
Pagine: 328
Prezzo: 15,90 €

Trama:
Quando si ritrovano orfane, dalla giungla del Borneo le quattro sorelle McCready partono per il Canada, dove le attende la stramba prozia Martha. All’arrivo, però, le ragazze scoprono che anche lei è appena mancata, lasciando la sua splendida casa immersa nella natura tutta pronta per loro. Per evitare che i servizi sociali le separino, le sorelle dovranno elaborare un piano. Un piano che funzionerà solo se nessuno si accorge che se la stanno cavando da sole… 

Recensione:
Molte avventure nascono da una tragedia, e purtroppo quella che colpisce le quattro sorelle McCready. Fiona, Marlin, Natasha e Charlie, si abbatte su di loro funesta e improvvisa come lo è un terribile e inaspettato temporale in una bella giornata estiva. 
Quella delle quattro sorelle è sempre stata una famiglia atipica, in giro per il mondo, ogni volta in un posto diverso, e quando comincia questa storia, vivono con i loro genitori nel Borneo, in una casetta nel folto della giungla.
È uno tsunami a distruggere la loro famiglia e la loro idea di felicità, rendendole orfane, un'onda anomala che si abbate sulle coste della Thailandia mettendo fine alla vita dei due genitori, che in quel momento si trovano lì per concedersi una tardiva luna di miele.
Così, le quattro orfane, si trovano ad affrontare il più terribile anno della loro vita, affidate alle cure di Mrs Weatherspoon, distrutte dal dolore e dalla mancanza dei due genitori e dilaniate dalla lunga ed estenuante attesa che qualcuno dei loro parenti risponda alla loro richiesta e voglia prenderle tutte con sé.
E mentre i mesi passano accumulando rifiuti su rifiuti, rendendo il pensiero dell'orfanotrofio sempre più vivido, quando tutte avevano ormai perso le speranze, ecco arrivare una lettera dal Canada, dalla vecchia prozia Martha che i genitori avevano sempre liquidato come "stramba".
Eppure quella stramba zia, che vive isolata a Pine Island, un'isoletta del Canada, è l'unica ad aver accolto con gioia la loro richiesta d'aiuto... una vera e propria scialuppa di salvataggio in mezzo alla tempesta.

Così, quando le ragazze sembrano aver finalmente trovato il loro lieto fine, ecco che qualcos'altro continua a minare il loro desiderio di restare unite.
Arrivate a destinazione nessuna zia Martha si presenta a prenderle e accompagnarle alla nuova casa.
Scopriranno, infatti, che anche la zia è da poco venuta mancare, e sono nuovamente sole al mondo.
Così, per evitare che i servizi sociali le separino, le quattro decidono di mantenere il segreto e provocare a ricostruirsi una vita da sole senza adulti.

Inutile dire che questo segreto darà vita a moltissime situazioni complicate, a volte esilaranti, altre drammatiche.

Le ragazze in questa loro avventura non saranno sole, incontreranno, durante il loro soggiorno, volti più o meno amici, dal burbero vicino di casa Al Farber, alla gentile preside Miss Webster, al petulante avvocato Mr Pennypacker... personaggi che le aiuteranno, stravolgendo però, di volta in volta, i loro piani.

Polly Horvath, come avevo già avuto modo di leggere nel suo straordinario "La stagione delle conserve" fonde abilmente dramma e umorismo, momenti toccanti e divertenti, bilanciando perfettamente divertimento e leggerezza con situazioni più serie e profonde, dando vita a storie da cui è difficile staccarsi e protagonisti a cui è impossibile non voler bene.

Mi sono affezionata tanto alle sorelle, ognuna con il proprio carattere e personalità, mi sono divertita  a leggere i loro i dialoghi, e battibecchi, li ho trovati reali e veritieri. Seguire le loro avventure mi ha fatto quasi sentire parte della famiglia.  
Mi sono identificata con ognuna di loro: mi sono rivista in Fiona, nella sua determinazione nel lottare per tenere a tutti costi unito quello che resta della sua famiglia, nel proteggere sempre le sorelle, preoccuparsi costantemente per loro, per il loro futuro e per il loro benessere, sia fisico che mentale.
Fiona sembra tanto forte, eppure, è forse fra tutte la più fragile, lotta così tanto per restare insieme alle sue sorelle proprio perché sa che un'altra perdita la distruggerebbe, che non potrebbe vivere sapendole lontane da lei.
In Marlin e nella sua passione per la cucina, come nei fornelli trova lo sfogo per affrontare e superare tutto ciò che non va nella sua vita, un modo per avere il controllo e allo stesso tempo far sentire amate le sorelle.
In Natasha, nel suo amore per la natura, nei suoi silenzi, nella sua emotività che la porta spesso a isolarsi in pensieri tutti suoi.
E in Charlie nelle mille paure che la sua mente crea per fuggire dal vero dolore.

E a proposito di lei, Charlie, ho adorato il suo carattere e l'ho compreso tantissimo.
Essere la prima a detestare anche solo la vista del vicino Al, ma essere anche la prima a legare con lui.
Essere terrificata dall'idea degli orsi, ma essere la sola delle sorelle ad affezionarsi e immedesimarsi in Billy l'orso.
Quella piccolina mi ha decisamente rubato un pezzo di cuore 💓

Per quanto riguarda invece il burbero Al Farber, vorrei dirvi che la svolta del suo personaggio è stata totalmente inaspettata ma non è così. Ho ovviamente apprezzato il risvolto (prevedibile) della storia, ma mi sarebbe piaciuto di più se tutto fosse avvenuto in maniera graduale, se il legame con le quattro ragazze si fosse sviluppato nel tempo.

Poi mi sono innamorata di Pine Island, e del pittoresco villaggio marittimo di St. Mary's By the Sea. 
Luoghi in cui la natura è sempre protagonista con descrizioni incantevoli e che risulta fondamentale per la crescita delle quattro ragazzine.

A Pine Island, circondate dai boschi, le quattro sorelle sconfiggono le proprie paure, crescono,  diventano responsabili e imparano a contare solo su se stesse.
Continuano a sognare una famiglia, qualcuno gentile come Miss Webster che le adotti e le prenda con sé, togliendo, dalle loro piccole spalle, il peso di dover pensare a cose complicate come le spese e le tasse, eppure giorno per giorno, passo dopo passo, si renderanno conto che la loro famiglia è già tutta lì. Non hanno bisogno di nessun salvatore, o forse uno lo hanno già trovato anche se non era quello che avevano immaginato (io però decisamente sì 😹).

Vi consiglio di leggere questo libro perché Polly Horvath è sempre una garanzia, le sue storie fanno bene al cuore e alla mente, fanno viaggiare e sognare, immergere nella natura, staccare la spina dai pensieri e entrar totalmente a far parte della famiglia che racconta.
Inoltre le pagine sono piene zeppe di amore, dolcezza, speranze, e manicaretti... il che non guasta mai!

Ringrazio Camelozampa per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro



giovedì 16 marzo 2023

Recensione: “La casa sul mare celeste” di TJ Klune

Titolo: La casa sul mare celeste
Autore: TJ Klune
Editore: Oscar Vault
Data di pubblicazione: 13 luglio 2021
Pagine: 348
Prezzo: 18,00 € 

Trama:
Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile. 
Il compito che esegue con scrupolosa professionalità è assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli "normali", siano ben accuditi. La vita di Linus è decisamente tranquilla, per non dire monotona: vive in una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile. 
Tutto cambia quando, inaspettatamente, viene convocato nell'ufficio della Suprema Dirigenza. È stato scelto per un compito inconsueto e top secret: dovrà recarsi su un'isola remota, Marsyas, e stabilire se l'orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto. 
Appena mette piede sull'isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato. 
Il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è però Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto. 
Un'incantevole storia d'amore ambientata in una realtà fantastica, meravigliosamente narrata, su cosa significhi accorgersi che, a volte, si può scegliere la vita che si vuole. E, se si è abbastanza fortunati, magari quella vita ci sceglie a sua volta.

Recensione:
Sapete quando vedete un libro ovunque e questa sovraesposizione vi toglie qualsiasi curiosità a riguardo?
A me è successo spesso e sicuramente mi succederà ancora, ed è accaduto anche con “La casa sul mare celeste” di TJ Klune.
Pensavo si trattasse dell’ennesimo caso editoriale strapompato, di cui tutti (guarda caso) parlavano sempre benissimo.
Non mi ero mai soffermata neanche a leggerne la trama, perché ormai lo sapete, non mi piace conoscere troppo dei libri che prima o poi ho intenzione di leggere.
Ultimamente però mi è capitato di leggere opinioni contrastanti a riguardo, divise tra chi lo definiva bellissimo e chi una noia mortale, questo contrasto di opinioni, mi ha fatto venire sempre più la curiosità di farmene una mia.
Da quale parte sarei stata?
Così non ho aspettato troppo e ho deciso che sarebbe stata la mia prossima lettura.

E alla domanda che ho visto spesso fare ultimamente ad apertura delle recensioni di questo titolo, ovvero:
È davvero così bello questo libro?
Ora posso dare anch’io la mia risposta:
Sì, lo è!

L’ho letto in pochi giorni, appena ne avevo il tempo tornavo tra le sue pagine, dove non vedevo l’ora di rituffarmi.
“Non vorresti essere qui?”
Cita la frase stampata sul tappetino del mouse di Linus Baker - il protagonista di questa storia - un tappetino su cui è raffigurata una meravigliosa spiaggia bianca, un cielo azzurro, e uno sconfinato mare celeste.
E io - come lui che desiderava poter solo staccare la spina dalla scrivania del suo triste ufficio, e dalla monotonia della sua grigia vita, ed essere su quella spiaggia assolata - bramavo il mio tempo libero per potermi rituffare nella lettura e, improvvisamente, ero anch’io lì, con il protagonista, in quella magnifica casa a picco sull’oceano, abitata dai suoi straordinari inquilini.

Linus Baker è un’assistente sociale che lavora per il DIMAM, il Dipartimento della Magia Minorile, le sue giornate sono tutte più o meno uguali fino a quando non gli viene assegnato un caso di messima segretezza, livello quattro per essere precisi! Così viene spedito, senza alcuna possibilità di scelta, sull’isola di Marsyas, dove sorge un orfanotrofio gestito dall’enigmatico Arthur Parnassus, un uomo molto affascinante, ma anche molto misterioso.
Linus, come sempre, è chiamato a verificare che la struttura sia gestita secondo le regole citate nel “Manuale delle norme e dei regolamenti”, e che i suoi piccoli ospiti crescano sereni e al sicuro.
Sei bambini, sei casi assolutamente straordinari e particolari, che il DIMAM ha voluto relegare in un posto lontano e segreto proprio per la loro natura così fuori dal comune.

Non voglio rivelarvi di più della trama, perché non voglio rovinare a nessuno la sorpresa della lettura, vi dico solo che mi sono affezionata a ogni bambino.
Come per Linus, il primo impatto con loro è stato spiazzante, ma pagina dopo pagina li ho amati tutti, e non potrebbe essere altrimenti perché ognuno di loro ha rivelato dolcezza, ironia, simpatia, tenerezza.
Bambini peculiari che, oltre che per il loro aspetto e i loro poteri si distinguono per l’unicità dei loro caratteri e nel modo di affrontare la vita. Ricorderò sempre il macabro umorismo e il pungente sarcasmo della piccola Talia e del piccolo Lucy; la dolcezza di Chauncey e Theodore, la profondità di Sal e di Phee.
Ve li descrivo appositamente per ciò che mi ha colpito del loro carattere e non per le loro sembianze, perché la loro natura straordinaria, e questo ci tiene a sottolineare più volte l’autore, non inficia la loro essenza.
L’aspetto, i poteri, non cambiano ciò che sono: degli amorevoli bambini, (probabilmente la combriccola di ragazzini più simpatica e divertente che l’assistente sociale avrebbe potuto trovare) un po’ scottati dalle esperienze passate, un po’ ammaccati, un tantino insicuri, e per questo in cerca di amore, cura, affetto e protezione.




Questo romanzo è una vera e propria coccola, un libro che fa bene al cuore, che regala sorrisi di gioia e lacrime di commozione. Probabilmente il libro più tenero e dolce che mi sia capitato di leggere.
Non ci troverete grandi colpi di scena, un finale sorprendente o un’evoluzione inaspettata nella trama.
Non ce li troverete perché qui sarebbero cose inutili e superflue.
I protagonisti di questa lettura sono cose semplici e, allo stesso tempo fondamentali e rare, come i buoni sentimenti, gli importanti insegnamenti, e tanto, tanto sconfinato amore.
È l’abbraccio di cui si ha bisogno, la pacca sulla schiena, la parola di conforto, il bacino della buonanotte, la coperta calda in una sera di inverno, una fetta di torta a fine pasto, un gelato in una calda giornata di estate.
È ciò di cui si ha bisogno nel momento di sconforto. È speranza.

I personaggi sono vividi, e caratterizzati in maniera straordinaria. Mentre leggevo di loro pensavo ad un ipotetico cast per un eventuale film, e sarei davvero curiosa di poterlo vedere sul grande e piccolo schermo, prima o poi, magari diretto da Chris Columbus, un regista che sono sicura saprebbe ben rendere l’allegria e la tenerezza di questa storia, che mi è parsa un po’ la versione zuccherosa della ben più tetra e macabra saga di Ransom Riggs e dei suoi bambini speciali.

Ma qui non ci sono incubi o mostri, gli unici nemici sono i pregiudizi, il rifiuto e la paura verso quello che non si conosce e di cui si ha timore.
I bambini magici e la loro straordinaria natura non sono che il pretesto per parlare di questo: l’ignoranza che imprigiona le menti nelle proprie stupide, sciocche convinzioni.
TJ Klune ha dato vita ad una bellissima storia che altro non è che una metafora per dire al mondo: “Sveglia! Sveglia e guarda oltre le apparenze, perché ciò che siamo fuori non definisce ciò che siamo dentro. E ciò che “potremmo essere se...” non è ciò che siamo o saremo”.

“I cambiamenti spesso prendono avvio dal più flebile dei sussurri. Sta alle persone che ci si riconoscono trasformarlo in un ruggito.”

Non aggiungo altro se non un invito a leggere questa storia.
Perché, ve lo assicuro, anche voi vorreste essere lì 🌈


il mio voto per questo libro

mercoledì 30 marzo 2022

Recensione: "A casa prima di sera" di Riley Sager

Titolo: A casa prima di sera
Titolo originale: Home before dark
Autore: Riley Sager
Editore: Fanucci Time Crime 
Data di pubblicazione: 8 aprile 2021
Pagine: 360
Prezzo: 16,90 €

Trama:
Com’era vivere in quella casa?
Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì tre settimane prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro intitolato "La casa degli orrori", divenuto inaspettatamente un bestseller. 
Oggi, Maggie è una restauratrice e crede che gli eventi menzionati nel libro da suo padre non siano altro che menzogne. Quando eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per ristrutturarla e venderla. 
Ma il suo ritorno nasconde delle amare sorprese. Forse Baneberry Hall è meno ospitale di quanto crede, forse le presenze misteriose descritte nel Libro sono più vere di quanto lei abbia mai immaginato.

Recensione:
Diciamoci la verità, scrivere un horror di questi tempi è un lavoro estremamente difficile.
Da anni ormai siamo sommersi da storie di case infestate, presenze maligne, fantasmi, e chi più ne ha, più ne metta. Sia grazie alla letteratura che al cinema e alla televisione, tutto sembra ormai già sentito, letto e visto.
Come si fa quindi a scrivere un'opera completamente originale? Beh, non si può, o almeno non credo.
Questo per dire che anche "A casa prima di sera", come altri romanzi del genere, non ha dalla sua parte una trama inedita e peculiare, tuttavia a mio parere, un buon libro horror deve prima di tutto tenere il lettore incollato alle pagine, intrigare, alludere e allo stesso tempo nascondere.
Deve far percepire e allo stesso tempo far dubitare. I fantasmi sono reali oppure no?
C'è una spiegazione razionale alla base di tutto o l'unica via è affidarsi al paranormale?
Bene, il libro di Riley Sager tutto questo lo fa.
Per tutta la lettura riceviamo input contrastanti, qualcosa di anomalo ed inspiegabile ma anche poi la possibile scappatoia razionale. L'unica cosa da chiedersi è a quale delle due ipotesi credere?
Questo è bene o male quello che succede nei capitoli dedicati a Maggie Holt.
In realtà il romanzo alterna la voce narrante della protagonista - la designer d'interni, che deve la sua popolarità e ricchezza a Baneberry Hall - alla versione del padre contenuta ne "La casa degli orrori".
I capitoli di Ewan Holt sono un crescendo che, giorno dopo giorno, ci avvicinano a quell'evento così spaventoso e catastrofico, che ha spinto l'intera famiglia a fuggire dalla loro abitazione senza voltarsi indietro.

Non avevo idea di cosa Baneberry Hall avesse in serbo per noi. Come la sua storia, malgrado i nostri sforzi, avrebbe minacciato di soffocarci. Come venti giorni dentro le sue mura sarebbero diventati un incubo a occhi aperti. 
Se avessimo saputo anche una sola di queste cose, avremmo girato i tacchi, e lasciato Baneberry Hall per non tornare mai più.

Queste parti sono quelle che appassionano di più, la vera componente horror. 
Tragedie pregresse, morti inspiegabili, rumori sinistri, presenze inquietanti, influenze negative, lettere dal passato, quadri sconcertanti e minacce di morte. Non c'è nulla che manchi, neppure un finale mozzafiato.
La versione di Maggie invece risente molto dell'hype creato da quella del padre e dagli aneddoti di quando lei era bambina. Inizialmente il suo ruolo pare finalizzato solo a smontare il Libro, facendo affidamento sulla razionalità.
Tuttavia più si va avanti, più affiorano i ricordi del passato, gli amici immaginari che tanto amici non erano - il signor Ombra che la terrorizzava, la signora Pennyface che la osservava e la strana bimba che giocava con lei - i testimoni che confermano che qualcosa di oscuro lì accadeva davvero, gli oggetti che spariscono, quelli che si azionano da soli, la paura che si insidia dentro di lei.
Man mano che proseguiamo con la storia, anche gli avvenimenti del presente diventano più coinvolgenti, grazie alle continue nuove rivelazioni, sulla casa, sul passato, sulla sua famiglia e su lei stessa.

Sua figlia vede ancora delle cose, vero?» 
«Sì» risposi. 
«Il suo medico dice che ha un’immaginazione molto attiva.» 
«Se solo fosse vero.» 
Guardai Elsa, sorpreso. 
«Pensa che Maggie stia mentendo?» 
«Al contrario. Credo che riesca a vedere cose che la maggior parte di noi non riesce a vedere.»

E poi arriviamo all'epilogo, inaspettato e ben costruito. Ne ho apprezzato molto l'originalità, tuttavia devo ammettere che una parte di me avrebbe preferito rimanere più sulla strada dell'horror-mystery, piuttosto che virare sulle tinte thriller, come effettivamente succede nelle battute finali.
In ogni caso "A casa prima di sera" rimane uno dei romanzi horror migliori che abbia letto negli ultimi anni, grazie alla sua trama avvincente, a tutta la storia - anzi le storie - della casa e dei suoi precedenti inquilini, ai segreti della famiglia Holt, al passato che spinge per tornare a galla.

Considerazioni:
Come accennavo prima, per me la cosa più importante in un libro horror è l'atmosfera che riesce a creare, e quella sensazione di attesa che cresce man mano, la certezza che qualcosa di molto forte è lì lì per avvenire. Non sai cosa, non sai quando, ma avverrà.
In questo romanzo i protagonisti principali sono due: Maggie che ha sempre dovuto convivere, suo malgrado, con la fama che le avevano procurato le vicissitudini nell'ipotetica casa infestata, e suo padre Ewan, quello che aveva raccontato tutto prima alla polizia, poi alla stampa e, con la pubblicazione de "La casa degli orrori", al mondo intero.
Le loro due versioni, che noi leggiamo in modo alternato, inizialmente non potrebbero essere più diverse, tuttavia più si va avanti, più finiscono per somigliarsi.
Erano davvero tutte menzogne, solo un escamotage per arricchirsi, come crede la giovane donna, o è Maggie a non ricordare ciò che è successo realmente?
Poco alla volta, ogni pezzo sembra tornare al suo posto, anche se solo nelle pagine finali scopriremo cosa ha spinto gli Holt a scappare nel bel mezzo della notte.
In ogni caso, per quanto i due punti di vista siano essenziali per far luce sulle vicende, il fulcro di tutto è sempre lei: la misteriosa Baneberry Hall.
La casa con il suo retaggio di tragedie alle spalle, tra cui l'omicidio-suicidio dei Carver, e soprattutto la morte misteriosa della sedicenne Indigo Garson, la figlia del primo proprietario, colei che voleva fuggire da suo padre, a qualunque costo.
La casa che sembra non voler dimenticare, e che fa di tutto per riportare in superficie tutto quel dolore.

«Vuoi la verità? Te la darò. Sono successe delle cose in quella casa. Cose terribili. Sì, Indigo Garson e la famiglia Carver, ma anche altre cose. E tutte quelle cose, beh... restano» 
Quella parola mi fece salire un brivido lungo la schiena. Probabilmente per il modo in cui Hibbs la pronunciò, lentamente, tendendola come se fosse un elastico che sta per rompersi. 
«Mi stai dicendo che Baneberry Hall è infestata?» 
«Sto dicendo che Baneberry Hall ricorda» disse Hibbs. 
«Ricorda tutto ciò che è accaduto sin da quando Indigo Garson ingurgitò quelle bacche. E a volte la storia ha modo di ripetersi.» 
Ci volle un attimo per assorbire l’informazione. Era così incredibilmente assurda che ebbi problemi a comprenderla. Quando finalmente si assestò tutto, mi sentii così stordito che pensai che anch’io sarei caduto e avrei sbattuto la testa sulla tomba di William Garson. 
«Non sto dicendo che succederà anche a voi» disse Hibbs. 
«Ti sto solo dicendo che è una possibilità. Proprio come è una possibilità che la casa sia colpita da un fulmine. Il mio consiglio? Cerca di essere più felice che puoi in quella casa. Ama la tua famiglia. Abbraccia tua figlia. Bacia tua moglie. Da quel che ho sentito, quella casa non ha visto molto amore. Essa ricorda quel dolore. Ciò che devi fare è farglielo dimenticare.»

In questo l'opera di Riley Sager mi ha ricordato "The Amityville Horror" di Jay Anson, come l'ancor più noto "Shining" di Stephen King, ovvero l'idea della casa come un'entità viva, capace di emozioni e ricordi, quasi una creatura in grado di influenzare gli abitanti e spingerli ad azioni empie.
Per il crescendo di pathos e mistero invece mi ha riportato alla mente "Gli amici silenziosi" di Laura Purcell, altro libro che consiglio e che spicca per originalità e atmosfera.
Il finale invece si allontana molto da quest'ultimo, per avvicinarsi di più al clima thriller e all'inaspettato colpo di scena de "La casa delle voci" di Donato Carrisi, romanzo che avevo sottovalutato e che mi ha piacevolmente sorpreso.
Avrei preferito preservare il mood di tensione e paura che ruotava attorno alla famiglia Garson? Sì.
Ho apprezzato in ogni caso l'epilogo anche se con l'horror c'entra poco? Sì.
Quindi, se amate i thriller che non sono proprio thriller e gli horror che non sono del tutto horror, ma soprattutto amate le storie che vi tengono col fiato sospeso dall'inizio alla fine, questo è il libro che fa per voi.
Che aspettate? Controllate ogni stanza e ogni armadio - soprattutto gli armadi - per assicurarvi non vi sia nessun intruso, chiudete le porte, e leggete. 
Trasferitevi a Baneberry Hall, solo per un giorno o due. Chissà, magari non vorrete venir più via, magari vorrete restarci per sempre.

Ringrazio la casa editrice Fanucci per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

mercoledì 24 novembre 2021

Review Party - Recensione: “Fairy Oak. Il destino di una fata” di Elisabetta Gnone


Salve avventori!
E' con grande piacere che oggi vi presento il Review Party dell'ultimo libro di Elisabetta Gnone con il quale facciamo un graditissimo ritorno a Fairy Oak, ovvero “Il destino di una fata”.
Eccoci dunque nuovamente nel villaggio della Quercia Fatata, dove passano, ma la magia è rimane sempre immutata ♥

Titolo: Fairy Oak. Il destino di una fata
Autore: Elisabetta Gnone
Illustratore: Claudio Prati, Valeria Turati
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 4 novembre 2021 
Pagine: 288
Prezzo: 16,90 € 


Trama:
Suoni, segreti e inattese verità di una valle e di un villaggio pieni d'incanto.
Una nuova voce, quella dell'autrice, ci racconta la storia di Fairy Oak. Sa molte cose e moltissime ne svela, arricchendo il dipinto che ritrae il popolo della Valle di Verdepiano di dettagli assai curiosi e di nuove, inaspettate sfumature.
Il nuovo romanzo di Elisabetta Gnone rivela tutti i segreti (o quasi) della comunità, buffamente assortita, che convive serenamente nel villaggio della Quercia Fatata.. Per esempio Elisabetta sa quando Grisam Burdock s'innamorò di Pervinca Periwinkle – il momento esatto – e quando il cuore del giovane inventore Jim Burium diede il primo balzo per la sorella di Pervinca, Vaniglia.
Sa cosa pensò la fata Felì la prima volta che vide dall'alto il piccolo villaggio affacciato sul mare ed è soprattutto di lei che vi narra, del primo e dell'ultimo anno che Sefeliceleisaràdircelovorrà passò a Fairy Oak, e di quei pochi istanti in cui si compie il destino di una fata. Un destino comune a molti, come scoprirete...

Recensione:
Tornare a Fairy Oak è sempre un po’ come tornare a casa. Ritrovare gli amici di una vita, riabbracciarli, scoprire di loro altri piccoli segreti, diventare quindi ancora più intimi, gioire delle loro conquiste e soffrire per i loro dolori.
In otto libri siamo sempre stati abituati a sentire i racconti del villaggio della Quercia Fatata dalla bocca della piccola fata Felì.
Nella trilogia principale ci ha raccontato i fatti così, mentre accadevano, con tutto il pathos e l’incertezza della battaglia con l’antico nemico.
Ne “I quattro misteri” è sempre la fatina che, una volta tornata nel Regno delle Rugiade d’Argento, assediata dalle domande incalzanti e curiose delle sue compagne e amiche Fate, torna a narrare alcuni aneddoti (i misteri appunto) del villaggio. 
Storie e fatti di cui eravamo all'oscuro e che ci aiutano a definire i contorni di molte delle personalità che abbiamo imparato ad amare a Fairy Oak.
Ne “La storia perduta”, poi, un bel balzo nel tempo ci porta nel futuro delle gemelle che sono ormai donne adulte, ed è ancora Felì che fa un tuffo nei ricordi e ci narra gli eventi di quello che, per gli abitanti della Valle, passò alla storia come “L’anno della balena”.
Questa volta però ne “Il destino di una fata” è Elisabetta Gnone la voce narrante, lei, occhio che tutto vede, mente che tutto sa e conosce, a raccontarci i più intimi segreti degli abitanti della Valle,  aneddoti e situazioni che i suoi personaggi, altrimenti, non potrebbero conoscere.

Così eccola pronta a rivelarci vari, piccoli, momenti importanti per noi che abbiamo imparato ad amare l’universo magico che è Fairy Oak, come ad esempio, il lungo e impervio viaggio che condusse la piccola fata Tata Sefeliceleisaràdircelovorrà al villaggio, e cosa pensò vedendolo così placido e incantevole dall’alto; come si imbatté in Quercia, e il conseguente spavento che si prese sentendola salutare con il suo vocione, al suono di “SAAAAAALVEEEE FAAAAATINAAAAAAA”, e come, a causa di quello spavento, finì lunga distesa contro la finestra della bottega di Primula Pull.
Cosa Tomelilla pensò vedendo, per la prima volta, la Fata (un po' stordita XD ma sempre splendente) e il numero esatto degli starnuti che la povera fatina fece, entrando in casa Periwinkle.
E poi ancora a raccontarci i primi giorni al villaggio, nella trepidante attesa della nascita dei gemelli, o delle gemelle?
Le scommesse, la lunga notte in cui tutta Fairy Oak si piantò sotto casa di Cicero e Dalia aspettando buone nuove.
Le prime lezioni di magia, le amicizie, i primi amori, le prime delusioni.
E poi, con un balzo in avanti di 15 anni, eccoci anche ad ascoltare il racconto che mai avremmo voluto sentire.
L’ultimo anno di Felì a Verdepiano, la sua ultima estate al villaggio, gli addii silenziosi, le lacrime sommesse, le bambine che piano piano crescono, e si allontanano dalla loro Fata Tata, e lei, che a poco a poco, senza farsi notare, le lascia andare. Sbiadisce timidamente nella loro vita, e poi parte senza un vero e proprio addio.
Questo è il destino di una fata, e leggerlo è stato una vera stretta al cuore.
Non nego di aver chiuso questo capitolo con le lacrime agli occhi (non è vero, stavo letteralmente singhiozzando, Little Pigo può confermare).
Ho amato questo libro nonostante la profonda malinconia che mi ha lasciato.
Come “La storia perduta” - e nonostante questi siano stati due dei miei libri preferiti della serie - non posso negare che un velo di tristezza mi abbia accompagnato per tutta la lettura.
La verità è che non vorrei mai dire addio a Fairy Oak, e che non sono mai stanca di saperne di più. E per quanto la Gnone potrà dircene, le cose raccontate saranno sempre troppo poche.
Poca Shirley, poco Scricciolo, poca Flox! Dov’è finita Pampuria? Perché così poche parti dedicate al Capitano? Perché non raccontarci più episodi delle gemelle bambine?
Perché così pochi aneddoti?
Mai nulla sarà abbastanza.

Temo per Elisabetta Gnone che i fan della serie non smetteranno mai di chiederle, ancora e ancora, storie a riguardo e spero che lei abbia voglia di tornare ad accontentarci.
Personalmente, però, la prossima volta vorrei leggere qualcosa che non porti con sé il costante, onnipresente e opprimente ricordo dell’addio.
Ci sono anni da raccontare prima che le bimbe scoprano la magia, e se quelli possono sembrare noiosi, ce ne sono ancora tanti che passano dalla sconfitta del Terribile 21 a quella del tanto doloroso addio.
Vorrei leggere davvero, per una volta, una vera storia fatta di pura spensieratezza, e non qualcosa che mi faccia stare con il magone tutto il tempo, a leggere della morte di un dato personaggio o di una data fata, di un particolare addio, o di quello che attende i componenti della banda nel loro futuro, il lavoro che faranno, chi diventeranno, ecc...
Perché? Perché devo saperlo?
Io li vorrei eterni bambini, vorrei leggere delle loro avventure e scorribande nel presente, senza l’opprimente ombra del futuro alle spalle.
Perché Fairy Oak, per me, dovrebbe essere gioia e spensieratezza, risate, giornate felici al sole, sulla spiaggia, o al calore del camino a mangiare crêpes, con Felì e Fidiven, il Capitano, i coniugi McDale... tutti insieme, per sempre ❤️

il mio voto per questo libro