mercoledì 19 luglio 2017

Sotto l'ombrellone #14




Salve avventori!
Eccoci tornate con la nostra rubrica "Sotto l'ombrellone", sicuramente la più divertente e impegnativa che abbiamo inventato XD
Quest'anno, a causa di alcune alghe puzzolenti che hanno infestato le spiaggia cui eravamo solite andare (che il comune, nonostante le promesse, non si è ancora impegnato a pulire >.<), abbiamo dovuto cambiare spiaggia. E non so se sia dovuto a questo, ma gli avvistamenti sono notevolmente calati.
Troviamo tantissime persone che si intrattengono con smartphone e riviste, ma pochi, pochissimi libri.
Nella speranza di avvistarne altri, vi lasciamo con i nostri primi, sparuti, avvistamenti...
E voi, avete adocchiato qualche lettura sotto l'ombrellone?

♥ "Cristiano Ronaldo. La biografia" di Guillem Balague

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: bambino magrolino sui 7-8 anni. È stato il primo avvistamento dell'estate, adocchiato proprio mentre andavamo via, e questo piccolo lettore, con il suo libro in mano, arrivava in spiaggia per godersi una giornata al mare 

Costume da bagno: quando è arrivato, indossava una T-shirt verde chiaro e un pantaloncino grigio.


♥ "Glory e l'amore"???

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: signora sui 60 anni con fascia azzurra in testa.
Era seduta su una sdraio. Purtroppo non siamo certe del titolo, la signora era un po' lontana e non siamo riuscite a capire se la prima parola fosse "Glory", "Giordy", "Goldy" o chissà cos'altro!
E l'autore era scritto troppo piccolo, quindi nada anche su quel versante.
La nostra intenzione era quella di controllare poi su internet, ma purtroppo non abbiamo trovato nulla con quel titolo né simili. Possiamo solo dirvi che in copertina c'era la classica scena in stile "romanzo Harmony" con un uomo e una donna che si baciano in modo appassionato -_-"

Costume da bagno:  bikini, pezzo sopra blu, pezzo sotto decorato con una fantasia a macchie di colore blu e verdi.

♥ "Io, Dio e lo sciamano " di Livio Cossu 

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: uomo sui 70/75 anni, è un frequentatore abituale della nostra ex spiaggia e anche lui, come noi, ha dovuto trasferirsi in questa. E' la prima volta che lo vediamo intrattenersi con un libro.

Costume da bagno: era disteso sulla sua sdraio e indossava un costume boxer blu e una paglietta bianca con fascia nera sulla testa.

♥ "Mi sa che fuori è primavera " di Concita De Gregorio

Lo conosco? Si

L'ho letto? No

Identikit del lettore: una ragazza sui 30 anni. Mora, slanciata e abbronzata. Era a mare da sola e si intratteneva leggendo qualche pagina del suo libro

Costume da bagno: bikini blu scuro

E per ora gli avvistamenti terminano qui...
Speriamo di essere più fortunate nei prossimi giorni, intanto buon mare a tutti :)

lunedì 17 luglio 2017

Recensione: "Il Gran Consiglio del Real Coniglio" di Santa e Simon Sebag Montefiore

Titolo: Il Gran Consiglio del Real Coniglio
Titolo originale: The Royal Rabbits of London
Autore: Santa Montefiore, Simon Sebag Montefiore
Illustratore: Kate Hindley
Editore: Mondadori 
Data di pubblicazione: 23 maggio 2017
Pagine: 192
Prezzo: 14,00 € 



Trama:
Shylo è il coniglio più piccolo della sua cucciolata e anche il più debole e gracile della famiglia. Per questo i suoi fratelli non fanno altro che prenderlo in giro e giocargli brutti scherzi. 
Un giorno, mentre saltella da solo nella foresta, si imbatte in una banda di ratti che stanno organizzando un complotto ai danni della regina. 
Nonostante si senta il meno coraggioso fra i conigli, toccherà proprio a lui partire per Londra e cercare i membri della società segreta che da anni protegge l’incolumità della regina. 
Ce la farà il più piccolo dei conigli a dimostrare di essere il più grande egli eroi? 

Recensione:
Si dice sempre di non giudicare un libro dalla copertina.
Beh, in questo caso, fatelo.
Perché se non fosse stato per la bellissima copertina, che porta la firma di Kate Hindley (autrice anche delle splendide illustrazioni interne), non avrei mai notato questo grazioso ed istruttivo libriccino. 
La trama è semplice, come avrete di certo intuito. Ha per protagonista un piccolo coniglio che fatica a trovare un suo posto, nel mondo, ma soprattutto all'interno della sua famiglia.
Tutti sembrano più in gamba di lui: più furbi, più veloci, più forti.
Shylo, non può fare altro che rassegnarsi all'evidenza... non sarà mai come i fratelli e le sorelle, e non sarà mai motivo d'orgoglio per la sua mamma.
O almeno questo è ciò che pensa, prima di imbattersi per caso negli orridi e nauseabondi Ratzi, i ratti-paparazzi che progettano l'assalto alle stanze della regina d'Inghilterra.
Shylo, grazie ai racconti del vecchio coniglio Horatio, si rende conto che c'è un'unica cosa da fare in questo caso, ovvero avvertire la famiglia reale del pericolo in agguato.
E chi può portare a termine questa missione meglio di lui?
Beh, a detta del pavido coniglietto, chiunque. Il solo pensiero di inoltrarsi per sentieri sconosciuti, affrontare innumerevoli rischi, e abbandonare la rassicurante vita di campagna, non può difatti che terrorizzarlo.
Tuttavia il saggio Horatio la pensa diversamente. Lui sa che dietro le apparenze, si nasconde un giovane coniglio forte e determinato, che aspetta solo il momento di uscire e mostrarsi al mondo.
E quale occasione migliore se non quella che prevede un improvviso viaggio a Londra e l'incontro con i conigli reali di Buckingham Palace?
È così che, nonostante i timori e la convinzione di non essere all'altezza, Shylo si imbarca per questa grande avventura.
Ovviamente tutto non filerà liscio come l'olio, e molti saranno gli imprevisti da affrontare, che metteranno a dura prova anche la sua incolumità.
Il libro infatti, da un certo punto in poi, comincerà a dare maggior risalto all'avventura e ai tipici elementi cardine delle storie di spionaggio. Tuttavia, anche durante le ronde o i combattimenti, al lettore risulta sempre ben chiaro il messaggio morale che il racconto vuole trasmettere. Protagonisti di tutta la narrazione non sono il piano ai danni della regina, gli agenti segreti, i "paparatzi" o cose di questo genere, ma il ritrovato coraggio di Shylo. Ebbene sì, il ritrovato coraggio, perché la forza e la determinazione sono sempre dentro di noi, dobbiamo solo aspettare l'occasione giusta per tirarle fuori.
Per mezzo di questo essenziale ma indispensabile insegnamento, i due scrittori, il signore e la signora Montefiore, sono riusciti a creare un libriccino perfetto per i bambini, specie per quelli un po' più timidini e timorosi, che non potranno non riconoscersi nei pensieri e nelle preoccupazioni del povero coniglietto. Grazie a questa storia, potranno rendersi conto che non c'è nulla di sbagliato nell'avere paura, l'importante è non farsi vincere da essa. 

Considerazioni:
Mi sono subito innamorata di questo libro. 
Già dalla copertina, che lo fa sembrare qualcosa di prezioso, da custodire con cura. Poi mi sono innamorata di Shylo, della sua costante convinzione di non essere mai abbastanza, di non essere mai all'altezza.
Ho mal sopportato i dispetti e la mancanza di empatia dei fratelli, e ho adorato invece la sensibilità e la dolcezza della mamma.

Gli sedette accanto e gli accarezzò la fronte. 
«Cosa c'è che non va, Shylo» chiese dolcemente. 
«Niente» rispose lui, perché non voleva parlare dello scherzo dei suoi fratelli. Ma non ce n'era bisogno. La mamma lo sapeva già, tutte le mamme lo sanno, ed era dispiaciuta. 
«Un giorno gliela farai vedere tu ai tuoi fratelli» mormorò baciandolo con tenerezza. «Un giorno mi renderai molto orgogliosa.» 
Shylo sgranò gli occhioni scuri e una grossa lacrima gli scivolò sul muso. 
«Io credo in te, Shylo» aggiunse lei. «Devi solo imparare a credere anche tu in te stesso.»

Ho trovato tutta la prima parte, ambientata nella campagne inglese, semplicemente perfetta, e devo ammettere che mi è spiaciuto abbandonarla.
Tutta la seconda parte, che vede come teatro la trafficata Londra, e che ruota attorno ad intrighi, attacchi da sventare e piani d'azione, risulterà sicuramente più attraente per i piccoli lettori, anche se personalmente mi ha meno coinvolta.
Sono però consapevole della necessità di questo cambiamento, di scenario e non solo, ai fini della storia e della lezione da impartire. 
Inoltre, oltre al messaggio sul coraggio e la speranza, di cui vi parlavo prima, un altro tema affrontato è quello inerente ai social, la violazione della privacy e la perdita di contatto con la realtà (anche questi argomenti molto utili, considerando i nostri tempi ed il pubblico giovanissimo cui il libro è rivolto).
In generale ho trovato questa lettura piacevole e poco impegnativa, ma capace di trasmettere emozioni e insegnamenti.

La vita è un'avventura. 
Al mondo tutto è possibile: basta avere un po' di buona volontà e fortuna, una carota fresca, il naso umido e un pizzico di folle coraggio.

Mi ha ricordato in alcuni punti il libro "Luolo", altra lettura che consiglio vivamente, e che parla di un fantasmino incapace di spaventare.
Entrambi i libri hanno come personaggio principale un giovane cadetto che, spronato da figure più vecchie e sagge, riesce finalmente a ritrovare la fiducia in se stesso e nelle proprie capacità.
Ritengo fondamentale per i bimbi confrontarsi con questo genere di letture, e con personaggi più simili a loro, piuttosto che rintanarsi nel magico mondo dei supereroi (che in ogni caso non disprezzo).
Perché puoi essere un cucciolo di coniglio o un cucciolo d'uomo, ma la sostanza non cambia. 
Ciò che conta è il sapere che le difficoltà fanno parte della vita, e che per superarle bisogna non perdersi mai d'animo. Ciò che conta è il saper scorgere ogni volta qualcosa di bello all'orizzonte, perché anche nella notte più scura, si può sempre confidare nelle stelle. 

Ringrazio la casa editrice Mondadori per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

martedì 11 luglio 2017

Recensione: "Io prima di te" di Jojo Moyes

Titolo: Io prima di te
Autore: Jojo Moyes
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 2 gennaio 2013
Pagine: 391
Prezzo: 13,00 € 

Trama:
A ventisei anni, Louisa Clark sa tante cose. Sa esattamente quanti passi ci sono tra la fermata dell'autobus e casa sua. Sa che le piace fare la cameriera in un locale senza troppe pretese nella piccola località turistica dove è nata e da cui non si è mai mossa, e probabilmente, nel profondo del suo cuore, sa anche di non essere davvero innamorata di Patrick, il ragazzo con cui è fidanzata da quasi sette anni. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che, per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in discussione.
A trentacinque anni, Will Traynor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima gli ha tolto la voglia di vivere. Sa che niente può più essere come prima, e sa esattamente come porre fine a questa sofferenza. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita, portando con sé un'esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti. E nessuno dei due sa che sta per cambiare l'altro per sempre.

Recensione:
Una famosa canzone di John Lennon dice "la vita è ciò che ti accade, mentre sei impegnato a fare altri progetti".
Credo che nulla possa racchiudere meglio il senso di questo libro se non queste poche e semplici parole.
Semplici, proprio come la vita di Louisa, la protagonista del romanzo, una ragazza come tante che non fa che dividersi tra la famiglia, il fidanzato di una vita e il lavoro al bar. Niente di così trascendentale, nessun grande scossone, ma un'esistenza serena fatta di giornate tranquille e mediamente uguali tra loro.
Almeno fino a quando il Buttered Bun, il locale per cui lavora da ben sei anni, chiude i battenti, lasciando alla povera Lou la necessità di reinventarsi.
E così che, dopo pochi fallimentari tentativi di trovare una nuova collocazione, la vediamo approdare a Granta House, l'elegante dimora dei Traynor.
Lì, pur non avendone alcuna esperienza pratica, sarà assunta in qualità di assistente di Will, il figlio trentacinquenne, divenuto tetraplegico a causa di un tremendo incidente.
Il giovane uomo, al contrario della ragazza, ha sempre vissuto una vita dinamica, fatta di esperienze estreme e fuori dal comune. Il vedersi inchiodato ad una sedia, come potrete immaginare, è per lui un castigo insopportabile, e soprattutto inaccettabile.
L'incontro tra i due ha il sapore dello zucchero sul succo di limone: in un primo momento non puoi non avvertirne l'attrito, la stonatura, fino a quando non ti rendi conto che ciò che hai di fronte non è altro che una dissetante limonata.
Così accade con Will e Louisa, tanto diversi, eppure più simili di quanto si potrebbe immaginare.
Lui, giorno dopo giorno, si fa coinvolgere dall'entusiasmo, lo spirito d'iniziativa, la simpatia contagiosa della nuova aiutante. Lei invece, grazie a Will, trova finalmente la voglia e il coraggio di uscire dalla sua comfort zone, di provare cose nuove, di volere qualcosa di diverso, di sconosciuto, di folle e poco sicuro.
Che sia un tatuaggio, una gita fuori porta, un concerto di musica classica, l'importante è mettersi in gioco, non limitarsi a vivere come Louisa, ma trovare la vera Louisa ed esserlo finalmente.
Will, colui che avrebbe dovuto essere accudito da Miss Clark (come in effetti accade), ne diviene il consigliere e il primo sostenitore. Farla uscire dal suo guscio diventa la sua ultima missione, forse quella più importante.

«Hai vissuto alla grande, vero?» 
«Sì, in effetti.» 
Si accostò un poco e alzò ancora la sedia in modo da essere quasi a livello degli occhi. 
«È per questo che mi fai incavolare, Clark. Perché vedo tutto questo talento, tutta questa...» 
Si strinse nelle spalle. 
«Questa energia e intelligenza, e...» 
«Non dire potenzialità...» 
«...potenzialità. Esatto. Potenzialità. E non riesco proprio a capire come tu possa accontentarti di vivere una vita così scialba. Una vita che si svolgerà quasi interamente nel raggio di dieci chilometri e non includerà nessuno che saprà mai sorprenderti, né stimolarti, né mostrarti cose che ti faranno girare la testa e non ti lasceranno dormire la notte.»

D'altra parte anche la giovane comincia ad architettare un piano: convincere l'uomo, che a poco a poco ha conquistato la sua fiducia, che c'è sempre almeno una ragione per non arrendersi e continuare a vivere.
Ovviamente non vi rivelerò se uno dei due, o entrambi, vinceranno le loro sfide. Altrimenti che gusto c'è a leggere il libro, mi direte!
Ciò che invece voglio evidenziare sono i punti di forza del libro e le debolezze.
Partendo dal primo punto, direi che la carta vincente di tutta la storia sono i due protagonisti, le loro personalità e il modo in cui queste collidono e collimano.
Louisa è la tipica ragazza della porta accanto, è quella che si potrebbe definire "una di noi".
È impacciata, non nasconde l'imbarazzo e il disagio in situazioni fuori dall'ordinario, è spigliata e divertente. Non sa tenere la bocca chiusa, e dice quello che pensa. È un personaggio vero, per quanto possa esserlo, e questa è la sua bellezza.
Per quanto riguarda Will, inizialmente si mostra scontroso, arrogante e distaccato. Non ho apprezzato molto quest'immagine iniziale, proprio perché intuivo che ci sarebbe stato presto un prevedibile (e naturale aggiungerei) cambio di rotta. E proprio così è stato. Dopo poco la scorza di duro dal cuore di ghiaccio si frantuma, per dar luce ad un uomo brillante, spiritoso e sarcastico. Impossibile non amarlo, lui e le sue battute pungenti.
E a proposito di questo, proprio il botta e risposta tra Will e Lou, il loro progressivo avvicinamento, le prese in giro, alternate a discorsi profondi, rendono la lettura piacevole e coinvolgente.
E non era impresa facile a pensarci, considerando che il tema principe di tutto quanto è a tutti gli effetti la disabilità del protagonista, e come questa si ripercuota sulle persone attorno a lui.
Sarebbe stato semplice cadere nel patetico, nel dramma, e rendere le pagine difficili da reggere dal punto di vista emotivo.
Invece ciò non accade, in quanto il mood principale non ha a che vedere con il compatimento.
Ovviamente al lettore appaiono evidenti le difficoltà e la sofferenza cui Will va incontro giorno per giorno.
L'impossibilità ad essere autonomo (anche nelle azioni apparentemente semplici, come mangiare o compiere i naturali bisogni fisiologici), il suo dover costantemente dipendere da altri, il dolore fisico, e la consapevolezza di dover rinunciare per sempre a molte cose, sono tutti aspetti che ci vengono raccontate man mano, essendo ormai parte integrante della vita dello sfortunato trentacinquenne, ma novità da assimilare per la sua inesperta assistente.
Tuttavia il libro, nonostante tutti questi aspetti non proprio facili da digerire, non perde mai quel tono leggero ma piacevolmente profondo.
Più si va avanti con la lettura, più si prende confidenza con la quotidianità di Will, e con il suo modo di vedere le cose.
Ed è questo il bello. Il ragazzo, con i suoi discorsi, ci spinge ad allargare i nostri orizzonti, a cogliere un'opportunità, a non avere paura di rischiare.
Straordinariamente, per quanto convinto che la vita non abbia più nulla da offrire a lui, persevera nel tentare di far capire a Louisa, e indirettamente a noi lettori, che il tempo è un dono, e che va scartato, assaporato, e non gettato via come un fazzoletto usato.
Per quanto colme di dolore, le pagine di "Io prima di te" sono un vero e proprio inno alla vita.
Un invito ad assaporare ogni secondo e a non rimandare, perché non si sa mai cosa può accadere, e non c'è nulla di peggio del rimpianto e del ricordo delle occasioni perdute. Non c'è nulla di peggio della nostalgia di chi sa di non poter tornare indietro.

Considerazioni:
Poco fa vi avevo detto che vi avrei parlato dei punti di forza e delle debolezze di questo libro.
Eh no, mi spiace dirvelo, ma non mi sono dimenticata del secondo punto.
Ho solo preferito affrontarlo qui, perché essendo un mio modestissimo parere, e non un difetto oggettivo, mi sembrava più opportuno inserirlo tra le considerazioni personali.
Ebbene, ero molto curiosa di leggere questo romanzo, perché tutti me ne avevate parlato benissimo (non ricordo infatti un solo giudizio negativo), e più di una volta mi avevate raccomandato di preparare i fazzoletti.
Prima di cominciare ho considerato due ipotesi: la prima prevedeva che io mi uniformassi alla comune opinione, trovandolo un libro straziante e commovente, mentre la seconda che io lo trovassi del tutto deludente (come nel caso di "Colpa delle stelle").
Ciò che invece non avevo considerato era ciò che sto per raccontarvi.
Il romanzo mi è piaciuto, e anche molto, ma non ho trovato quel carico di emozioni che immaginavo di provare. È vero, mi sono sentita vicina a Will e alla sua tragedia, ma non mi è parso di sentire il suo dolore sulla mia pelle. Non mi sono immedesimata, come è successo con altri libri.
Più che altro la lettura ha fatto scaturire alcune riflessioni sulla mia vita e sugli aspetti che voglio cambiare (non mi spiacerebbe in effetti dar vita al "Progetto Will Traynor", per superare sfide e paure), ma non mi ha travolto dal punto di vista emotivo.
Forse anche perché il punto di vista utilizzato è stato più che altro quello di Louisa, il modo con cui lei, da esterna, ha affrontato la difficile situazione.
Non a caso uno dei momenti più intimistici è stato, per quanto mi riguarda, il breve capitolo che dà voce a Camilla, la madre di Will, e alla sua paura di non poter evitare che il figlio si tolga la vita.

La cosa che non puoi capire riguardo all'essere madri finché anche tu non lo diventi è che quello che vedi davanti a te non è un uomo adulto, il cucciolo impacciato, irsuto, puzzolente, ostinato, con le sue multe per divieto di sosta, le scarpe sporche e una complicata vita sentimentale. Vedi tutte le persone che è stato riunite in una sola. 
Guardavo Will e vedevo il bambino che avevo tenuto fra le braccia, ingenua e infatuata, incapace di credere di aver dato alla luce un altro essere umano. Vedevo il bimbo che cercava la mia mano, lo scolaretto che piangeva silenziose lacrime di rabbia, vittima della prepotenza di qualche ragazzino. Vedevo le fragilità, l'amore, la storia. Ecco quello che Will mi chiedeva di cancellare: sia il bambino che l'uomo, tutto quell'amore, tutta quella storia.

Per il resto sì, ogni tanto cogliamo i pensieri e le emozioni del giovane uomo, ma non a tal punto da sentirle nostre.
Perlomeno questa è stata la mia impressione durante la lettura. Sono però consapevole che molti di voi hanno avuto una percezione nettamente diversa. A tal proposito non esitate a lasciare la vostra opinione nei commenti, il confronto è sempre gradito.
Un'ultima considerazione vorrei farla a proposito degli altri personaggi.
In particolare sulla famiglia di Louisa. Anche in questo caso posso dire che il loro ritratto sa di verità, in quanto, come tutti gli esseri umani, hanno tratti apprezzabili e altri decisamente meno.
Ad esempio ho adorato il modo in cui il signor Clark prende in giro la figlia, considerandola sempre una piccola combina guai. Le scene che li riguardano, le simpatiche prese in giro, mi hanno fatto sorridere più di una volta. Tuttavia ho trovato poco appropriato (anche se, ripeto, veritiero, perché in molti casi accade così) il continuo paragone con la sorella di Louisa, Treena, e su quanto quest'ultima riesca in ogni cosa. Lo stesso vale per la madre, quasi sempre dolce e carina, ma con questa indiscussa ed irritante predilezione (leggi servilismo) nei confronti della secondogenita.
E veniamo proprio a Treena, la quale alterna brevi e sporadici episodi di sorellanza, ad un consueto stato di insensibilità ed egoismo. Crede che il mondo giri attorno a lei (anche a causa del comportamento accomodante dei genitori, ammettiamolo), e pretende che gli altri risolvano i suoi problemi. Gli errori da lei stessa commessi vengono da tutti ridimensionati, mentre alla povera Louisa non si fanno sconti, anzi tutto il contrario. Essendo la maggiore, deve da sola mettere le pezze ad ogni squarcio in quella casa, che si tratti del licenziamento del padre o della gravidanza non voluta della sorella minore.
Per ciò che concerne invece Patrick, il fidanzato di Louisa, non ho un granché da dire. Lui tra tutti è quello che incarna di più uno stereotipo, il tipico ragazzo in fissa con la palestra, talmente concentrato su di sé, da non vedere neanche lontanamente le preoccupazioni di chi gli sta accanto. Ha degli atteggiamenti insopportabili, questo sicuramente, ma è così privo di personalità che non si può nemmeno odiarlo. In fondo era condannato ad essere una comparsa sin dalla partenza.
Per tornare invece alla storia in generale, ho apprezzato molto le tematiche affrontate. Prima di tutto la disabilità, raccontataci tenendo conto delle varie sfaccettature, tra cui, non ultima, quella psichica. E poi la scelta dell'eutanasia, un tema sempre più attuale, e del diritto di ognuno di poter decidere cosa fare della propria vita.
Perché, in fin dei conti, quanta sofferenza siamo disposti ad affrontare, pur di sentirci vivi?
Sino a che punto siamo chiamati a spingerci?
C'è davvero un momento in cui dire basta?
Ovviamente "Io prima di te" non darà la risposta a queste domande (e come potrebbe del resto?), ma aiuterà ogni lettore a trovare la sua.

il mio voto per questo libro

venerdì 7 luglio 2017

Recensione: "Racconti di Diavoli e una favola" di Robert Louis Stevenson

Titolo: Racconti di Diavoli e una favola
Autore: Robert Louis Stevenson
Editore: ABEditore
Collana: Piccoli Mondi
Data di pubblicazione: Agosto 2015
Pagine: 90
Prezzo: 6,90 € 


Trama:
Trama:
Non tutto ciò che riguarda il diavolo è necessariamente orrifico e spaventevole. In queste brevi storie ci appare, quanto mai Lucifero, "in forme seducenti e ingannatorie"; ma il vero protagonista di questi racconti non è il malefico figuro, bensì l'uomo, di cui il diavolo, come in una stanza di specchi, riflette parti della sua natura avida, invidiosa, egoista... e contro cui dovrà lottare e vincere; una sorta di super-io di "altro sé" che abbozza il tema dualistico del conflitto tra bene e male.

Recensione:
"Racconti di diavoli e una favola" contiene, come suggerisce lo stesso titolo, due racconti brevi e una piccola favola, tutti ad opera di Robert Louis Stevenson.
I titoli sono i seguenti:
"Markheim"
"Il diavolo della bottiglia"
"Il diavolo e l'albergatore"

Il tema su cui ruotano le tre storie è essenzialmente lo stesso: il male e il modo insidioso in cui esso, sotto spoglie diverse, si insinua nei pensieri e nella vita dell'uomo, inducendolo, in alcuni casi, ad azioni sconsiderate e malvagie, fino a poco prima impensabili anche agli occhi stessi di chi le commette.
Il diavolo è protagonista, ma non è inteso come il malefico figuro "l'uomo nero" che soggioga le vittime, bensì come il sentimento malefico che, per invidia, disperazione e avidità spinge l'uomo ad azioni inconsunte, stravolgendo la stessa idea che ha di sé, portandolo a trasformarsi in chi non avrebbe mai creduto. 
Il primo racconto "Markheim" prende il nome dal suo protagonista. Il giovane venditore entra nella bottega del vecchio mercante a cui è solito vendere gli oggetti da collezione dello zio, ma questa volta, afferma Markheim, non si è recato lì per vendere, bensì per comperare un bel dono per la sua futura sposa.
Mentre il vecchio e ricurvo mercante è intento a trovare qualcosa di adeguato per l'occasione, il cliente lo aggredisce e uccide.
La parte più difficile del suo ignobile piano, per appropriarsi dei tesori e dei denari del mercante, è compiuta, ora Markheim non deve far altro che sottrarre il possibile e fuggire via, rintanarsi nell'oscurità della sua stanza, lontano da occhi indiscreti, dove potrà dimenticare il suo terribile gesto.
Ma il delitto appena compiuto inizia presto a tormentarlo, la paura di essere scoperto, di essere osservato e spiato, portano l'uomo ad una psicosi progressiva.
Così scricchiolii, giochi di luce e voci provenienti dall'esterno, si trasformano in minaccia vivida e palpabile. L'uomo si sente seguito e scrutato, e più passano i minuti più cresce in sé la convinzione di essere stato colto in fallo, e che verrà perciò catturato e condannato.
In preda ai timori e ai deliri, l'assassino vede palesarsi dinnanzi a sé una figura misteriosa - il demonio o semplicemente la proiezione del suo subconscio - e con essa avrà un dialogo, un vero e proprio flusso di coscienza, in cui si vedrà costretto a guardarsi dall'esterno e a fare i conti con le sue azioni.
Questo primo racconto vuole fare proprio questo, costringe l'uomo a guardarsi allo specchio e osservare attentamente il suo riflesso. Giudicarsi, quindi, attraverso occhi  critici ed obiettivi, ammettendo le proprie colpe e debolezze, forzando il protagonista a giustificare i propri peccati o a condannarli.
Un vero viaggio nel subconscio e nella psiche umana.
Meno introspettiva, ma più avvincente, la storia raccontata ne "Il diavolo della bottiglia" che vede protagonista Keawe, un giovane uomo dalle origini modeste, che dall'isola di Hawaii si imbarca per San Francisco. Appena arrivato si ritrova a passeggiare in un quartiere delizioso popolato da case graziose e invidiabili. Una tra tutte lo colpisce per l'eleganza e la bellezza, spingendolo a pensare a quanto sarebbe stato felice a vivere in una casa come quella. Eppure il legittimo proprietario, affacciato alla finestra, non sembra felice e sereno come Keawe si sarebbe immaginato. Sul suo volto i segni dell'angoscia e della tristezza. E poi l'incredibile rivelazione: tutte le sue fortune, la sua ricchezza, compresa la bellissima casa, sono opera di una magica bottiglia e del diavolo che vive all'interno di essa. Bottiglia che, se resterà in suo possesso fino alla fine dei suoi giorni, lo condurrà alla dannazione eterna...
Keawe, ovviamente incredulo e diffidente su quella strana storia, si lascia persuadere, libera l'angustiato uomo dall'oggetto dei suoi affanni e per cinquanta dollari diventa il proprietario della diabolica bottiglia. 
Inizia così un tortuoso cammino lastricato di desideri, disgrazie e travagli, un cammino in cui il giovane protagonista avrà anche la fortuna di incontrare l'amore, ma anche questo verrà messo a repentaglio e minacciato dalla cattiva sorte.
Una romantica e disperata storia d'amore, un racconto drammatico, struggente e, allo stesso tempo, tenero e commovente. Un'avventura, una corsa contro il destino, che sa tenere con il fiato sospeso fino all'ultima pagina.
A chiudere il testo la breve favola in versi "Il diavolo e l'albergatore", dai toni sicuramente più leggeri, ma dal finale ironicamente più aspro.
Riflette e fa riflettere sulla natura delle cose, se il diavolo è tale è abbastanza inutile prendersela con lui per le sue azioni meschine, poiché quella non è altro che la sua natura. Sempre nelle mani dell'uomo sta la scelta. Come comportarsi? Quale strada prendere? 

Considerazioni:
Questo libro mi ha subito conquistato per la bellissima copertina, e il suo interno non è assolutamente da meno, ma i libri della ABEditore mi hanno abituato a questo, sono impeccabili esteticamente e raccontano delle perle che è impossibile lasciarsi scappare.
Il piccolo libriccino dedicato ai tre racconti di Robert Louis Stevenson è una vera delizia per gli occhi, sia per la gran cura che la casa editrice mette nei suoi lavori (vi ho già parlato del libro "L'altra metà delle fiabe") che per i contenuti.
Ho apprezzato moltissimo gli scritti di Stevenson contenuti al suo interno, in specie "Markheim" e "Il diavolo della bottiglia". 
Per ragioni diverse mi hanno colpito entrambi, il primo mette l'uomo di fronte ai suoi errori, spinge il protagonista ad un profondo esame di coscienza. Il delirio e la paura lo portano alla follia, eppure è in quella follia che prende piena consapevolezza di ciò che è, di ciò che è stato, e di ciò che non vuole più perseverare ad essere. Markheim, in quello che io ho interpretato essere un dialogo con la propria coscienza, capisce che se non si assumerà le conseguenze delle sue azioni continuerà a sbagliare, poiché quando c'era da scegliere, pur con pentimento, ha sempre optato per la via più facile e subdola. 
Comprende che difficilmente le sue scelte nel futuro potranno portare in altre direzioni, e che se c'è un modo in cui può mettere in salvo se stesso, dalle sue stesse azioni future, è quello di farsi condannare. 
Un racconto intenso, come lo è, anche se in maniera diversa, "Il diavolo della bottiglia".
Questa è una storia appassionante, dove fino alla fine si teme per il destino dei due protagonisti. Anche loro hanno fatto qualche scelta sbagliata, anche nelle loro vite per qualche istante si è insinuato il dubbio e il sospetto, il pentimento e la disperazione, ma sia Keawe, che la sua amata Kokua, non sono mai stati spinti da intenzioni malevole. È l'amore che li ha guidati e spinti all'incoscienza e, forse proprio per questo, fino alla fine non si smette mai di fare il tifo per loro.
Un libro assolutamente da leggere, vi saprà emozionare in mille modi diversi e sicuramente non vi lascerà delusi.

Ringrazio ABEditore per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

venerdì 30 giugno 2017

The very first page #4


Salve avventori!
Eccoci con un altro appuntamento con "The very first page", la rubrica che ha per protagoniste le dediche, ovvero le frasi che ci accolgono all'apertura di un nuovo libro.
La protagonista di oggi è la frase d'apertura con cui Alexandra Bracken ci invita tra le pagine del suo "Passenger".
Una frase tenera e commovente, dolcissima nella sua semplicità. Una vera e sincera dichiarazione d'amore alla propria madre. Parole meravigliose che a mia volta sento e faccio mie, dedicandole a mia madre ♥
Posso inoltre dire, senza offesa alla Bracken e al suo romanzo, che questa prima pagina è, senza alcun dubbio, la migliore di tutto il libro XD

"Per Mamma.
In tutta la Storia, non è mai esistito nessuno
con un cuore bello e forte come il tuo."


mercoledì 28 giugno 2017

Recensione: "Le clessidre di Tabula" di Chiara Andreazza e Valentina Furnò

Titolo: Le clessidre di Tabula
Autore: Chiara Andreazza e Valentina Furnò
Editore: Leone Editore
Data di Pubblicazione: 23 febbraio 2017
Pagine: 496
Prezzo: 14.90 €


Trama:
Alyssa è una keleythos di Academia, una ragazza giunta su Tabula per apprendere l’arte della guerra e della magia, e contrastare così il destino di morte e distruzione che, in quanto Prima nata nel regno di Ego delle Ombre, si porta dietro sin dalla nascita.
Dopo mesi di studio, sta per misurarsi con il suo primo, vero esame. 
Nel corso della prova, la ragazza torna di nuovo nel videogioco The Dreaming World, e si accorge di quanto quel mondo virtuale sia cambiato dopo la sua partenza. Con la caccia allo sfuggente unicorno di fuoco e il viaggio verso i draghi di Punta di Capo bianco, continuano le avventure della giovane Alyssa per scoprire chi sta tramando contro la sua vita e il futuro di Tabula.

Recensione:
Sono passati alcuni mesi da quando Alyssa e i suoi amici hanno sconfitto il terribile sortilegio che aveva colpito la pergamena delle Ere, soggiogando tutta Academia.
Quella, però, non era stata la vittoria definitiva della guerra contro Ego delle Ombre e il suo regno, ma solo la vittoria di una piccola battaglia.
La verità è che i motivi di apprensione per Alyssa sono appena iniziati, ma quelli che al momento hanno la priorità riguardano gli esami imminenti che tutti gli studenti di Academia - siano essi keleythos o campioni - si preparano a sostenere.
E la prova d'esame (anche se solo del primo anno) non può essere presa sottogamba perché non superarla significherà dire addio per sempre ad Academia e a Tabula.
Intanto Alyssa non vive un momento particolarmente facile, perché, anche se tutta la scuola sa che solo grazie al suo intervento e a quello di Noah possono dirsi salvi, nonostante questo, nessuno può fare a meno di guardarla con sospetto, ricordandosi che lei è la Prima Nata del regno di Ego e, in quanto tale, colei che secondo l'antica profezia è destinata a sconfiggere l'Albero della Vita.
Una mattina, quando tutti gli studenti sono radunati nella sala comune per la colazione, si trovano al cospetto di un antico manufatto teknomagico "Il Dhrímnir".
Sarà questo oggetto a scegliere i terzetti magici che dovranno affrontare la prova d'esame. Alyssa è accoppiata con Ethon e Adamantine, i suoi amici di sempre, e con loro dovrà catturare una creatura magica di Tabula.
Però, le cose non vanno lisce, e i tre, durante la prova - mentre sono sulle tracce di un fuggevole unicorno di fuoco che gli dà parecchio filo da torcere - si trovano inspiegabilmente catapultati in un mondo sconosciuto, che non somiglia affatto alla foresta che circonda Academia.
Alyssa non ci mette molto a capire dove si trovano: quello è "The Dreaming World" il gioco di ruolo in cui era immersa quando, un anno prima, aveva fatto il suo primo incontro con Kether e Tabula.
Come hanno fatto a trovarsi lì? È solo un caso o il destino cerca in tutti i modi di dare ad Alyssa quelle risposte che tanto cerca?
Questo e tanti altri misteri vengono svelati e sciolti all'interno di questo secondo appassionante capitolo della storia, ma, mentre molte cose vengono a galla, altri dubbi si insediano nella fitta e complessa trama di Tabula.
Chiara Andreazza e Valentina Furnò, che già nel primo capitolo "I cieli di Tabula" avevano dato prova di saper dare vita non solo ad un mondo, ma ad un intero universo fantasy fatto di vari pianeti, ciascuno con le sue caratteristiche e razze, magie e creature differenti, ora tornano ad arricchirlo con l'aggiunta di personaggi, segreti e misteri. Infittendo una trama che diventa sempre più articolata e credibile.
I protagonisti del primo libro, in specie la cerchia degli amici di Alyssa, vengono maggiormente caratterizzati, e questo libro si concentra specialmente su di loro e sui loro rapporti interpersonali.
Anche il passato terreno di Alyssa, che sembrava ufficialmente accantonato, torna protagonista, rivelando avvenimenti ignoti sia alla protagonista che al lettore.
Una danza tra passato e presente che porta alla luce verità inaspettate e numerosi colpi di scena che stravolgono l'intera storia e sembrano, perciò, promettere ancora tanto altro!
Tabula e le sue autrici paiono avere ancora molto da raccontarci, e questo secondo capitolo pare essere solo il preludio di ciò che ci attende.

Considerazioni:
Dopo quasi due anni è stata dura immergermi nuovamente nel complesso, articolato e vasto, mondo di Tabula. 
Prima di affrontare la lettura, di questo secondo capitolo della saga, ho dovuto prendere in mano i miei appunti relativi a "I cieli di Tabula" (sì, questa è la prima lettura che - per fare ordine mentale tra personaggi e avvenimenti - ho affrontato prendendo nota di nomi, luoghi e fatti salienti) e, dato i ricordi ancora offuscati su alcuni particolari, ho dovuto anche rileggere qualche stralcio dei capitoli più improntanti di quel primo libro.
Nonostante questo, non è stato semplice fare ordine con ciò che era stato e ciò che accadeva sotto i miei occhi.
Dopo i primi capitoli però, ho smesso di farmi domande su ciò che non ricordavo e ho cominciato a vivere ciò che succedeva in questa seconda parte dell'avventura, nata dalla sconfinata fantasia di Chiara e Valentina.
Tabula non smette di stupire, e tutto quello che accade in questo secondo capitolo ha l'eccitante sapore dell'imprevedibilità.
Se "I cieli di Tabula" erano molto (forse anche troppo) improntati sul modello Potteriano (avevamo conosciuto la scuola, i suoi studenti, la magia e ciò che la minacciava e, ovviamente, la sua protagonista, Alyssa Kuthcer, fin troppo somigliante al bambino sopravvissuto della Rowling), in questo secondo capitolo, la storia si discosta completamente da quella di J.K e diventa imperscrutabile e assolutamente originale.
I personaggi che già conoscevamo vengono approfonditi, disegnati a tutto tondo, compresa la protagonista: di lei conosciamo le origini, le abitudini, e quello che era prima di entrare a far parte di Tabula, prima di venire a conoscenza dell'esistenza della magia.
Anche il ritorno del videogioco, che nella trama mi aveva lasciata interdetta, ha il suo preciso perché.
Come lo hanno l'inserimento di personaggi (nuovi per il lettore) che hanno a che fare con il passato di Tabula, come gli Araldi dell'Albero della Vita, Esperia e Evan (entrambi provenienti da Gaia), l'unicorno Erebo e il drago di ombra e fuoco Temperance, le creature di Tabula a cui i suddetti Araldi si sono legati.
È questa la cosa che ne "Le clessidre di Tabula" mi ha fatto ancora una volta pensare alla Rowling e al suo speciale modo di scrivere. In Harry Potter, la scrittrice, ha dato vita ad una storia estremamente complessa e articolata, spargendo piccoli, e apparentemente innocui, indizi nei vari capitoli della saga, facendo sì che comunque alla fine tutto potesse quadrare. Un talento che le due autrici di Tabula sembrano aver ereditato, poiché ciò che non trovava risposta nel primo libro, l'ha trovata in questo e immagino che ulteriori risposte, e altrettante domande, ci verranno fornite nei capitoli successivi.
Come, immagino, si svilupperà nei prossimi volumi il terzetto amoroso composto da Noah/Alyssa/Ethon che già sembra promettere scintille.
In questo capitolo, ciò che ho maggiormente apprezzato sono stati i colpi di scena (soprattutto la rivelazione finale) e la bellissima leggenda della clessidre di Tabula e del micione Karma che le custodisce. Devo ammettere che Valentina e Chiara ci sanno proprio fare con le leggende, ne pensano sempre di bellissime.
Mi è spiaciuto invece leggere così poco di Kether, che è, a tutti gli effetti, il grande assente di questo secondo capitolo... ma immagino che anche questa assenza avrà un perché che scopriremo solo in seguito.
Eh già, ancora tanto altro sembra dover accadere sotto gli sconfinati cieli di Tabula...

Ringrazio la casa editrice Leone Editore per avermi gentilmente fornito una copia cartacea del romanzo.

il mio voto per questo libro 

lunedì 26 giugno 2017

Estratto: "La galleria degli enigmi" di Laura Marx Fitzgerald

Salve avventori!
Il passo che vi propongo oggi è tratto dal libro "La galleria degli enigmi", che ho divorato non molto tempo fa.
Il romanzo mi è piaciuto tanto, infatti scegliere solo un estratto non è stato facile.
Nella scena che ha avuto infine la meglio, troviamo Martha, la giovane protagonista, alle prese con il suo nuovo lavoro, ovvero fare da assistente allo chef, nella cucina al piano inferiore della casa.
La ragazzina non può fare a meno di esprimere il disagio nel sentirsi solo una comparsa relegata nelle retrovie, destinata a scorgere la bellezza della vita sociale, senza farne mai parte...

Dalla finestra della cucina, posta al livello della strada, vedevo sfilare un via vai di piedi che portavano i loro proprietari a destinazione, tra risate, chiacchiere e raggi di sole.
Continuavo a ripensare a quella volta che eravamo andati a Rockaway, dove ero rimasta tutto il tempo seduta sul pontile. 
Non sapevo nuotare e non avevo nessuna voglia di imparare. 
Mentre il sole calava, Papo aveva detto di aver avvistato un cucciolo in mare e, quando mi ero sporta per guardare meglio, mi ero sentita spingere con una pedata. Un attimo dopo mi ero ritrovata sul fondale, inerte come un sacco di pietre. 
Avevo urlato, ma dato che ero circondata d'acqua anziché d'aria, non era uscito alcun suono. Avevo alzato lo sguardo e avevo visto la luce del sole, la spuma bianca, gambe che sguazzavano felici, però non sentivo altro che un rumore sordo, ovattato. In preda al panico avevo agitato le braccia e scalciato finché non ero riemersa in superficie ma con l'unico desiderio di lasciarmi alle spalle quell'universo liquido. 
Ecco a cosa somigliava il mio lavoro, mi resi conto troppo tardi: era come vivere sott'acqua. C'era un mondo lassù, in superficie, più luminoso e animato del mio, di cui riuscivo a cogliere soltanto sprazzi ed eco smorzati. 

sabato 24 giugno 2017

Recensione: "L'altra metà delle fiabe" di Antonella Castello

Titolo: L'altra metà delle fiabe
Autore: Antonella Castello
Illustrazioni: Arthur Rackham
Editore: ABEditore
Data di pubblicazione: 1 agosto 2016
Pagine: 120
Prezzo: 6,90 €


Trama: 
Quali sono le origini delle fiabe che abbiamo ascoltato da bambini mentre, sognando ad occhi aperti, fantasticavamo di principi, scarpette di cristallo e gatti parlanti dai poteri magici?
In quest'opera si mettono confronto tre fiabe di Charles Perrault (La bella addormentata nel bosco, Il gatto con gli stivali e Cenerentola) con le loro controparti italiane, quelle di Giambattista Basile, tratte da Lo cunto del li cunti. Per scoprire che anche le fiabe, in realtà, hanno il loro "lato oscuro".

Recensione:
Antonella Castello nella sua piccola raccolta "L'altra metà delle fiabe" si propone di mettere a confronto tre tra le più celebri fiabe della nostra tradizione: La bella addormentata nel bosco; Il gatto con gli stivali e Cenerentola,  affiancando alle versioni più note al grande pubblico - ovvero quelle trascritte da Charles Perrault - quelle dalle quali sono state tratte o da cui hanno trovato ispirazione - ovvero quelle del napoletano Giambattista Basile
In realtà leggendolo, lo scoprirete da voi, la versione che conoscete di queste storie (e probabilmente quella che più vi è cara), non è attribuibile a nessuno dei due autori, bensì ai film della Disney!
Quale occasione migliore, quindi, per conoscere le versioni originali di quelle storie con cui siamo cresciuti, se non quella di prendere tra le mani questo libriccino e scoprirle?
Queste versioni sono sicuramente meno disincantate e sognanti, più dure e pungenti e, soprattutto negli scritti di Basile, caratterizzate da personaggi più crudeli e spietati.
Anche le interpretazioni e le morali con cui Antonella Castello trae le conclusioni delle fiabe di Perrault hanno un senso indiscutibilmente diverso negli epiloghi che Basile dà alle sue novelle. Ne è evidente esempio la fiaba de "Il gatto con gli stivali" - "Cagliuso" nella versione del napoletano.
Se nella versione dello scrittore francese, il gatto viene giustamente ricompensato per tutti i favori elargiti al suo padrone, nella versione di Basile l'insegnamento finale è decisamente più aspro e disilluso.
Il ragazzo, che tanto ha ricevuto dal suo amico a quattro zampe, una volta salito al trono e ottenutone i benefici, rinnega l'amico trattandolo come se non gli fosse mai stato nemmeno un po' caro.

"Dio ti guardi dal ricco impoverito e dal pezzente quando è arricchito."

Con questa affermazione, un po' cinica, Basile tira le fila della sua storia, mettendo evidentemente in dubbio la fiducia e l'onestà dei rapporti umani.
Probabilmente una visione un po' severa  da servire ad uno stuolo di giovani lettori, ma le fiabe scritte da Basile non erano destinate ai fanciulli, come ad oggi ci si aspetterebbe. Esse erano scritte e pensate per intrattenere e compiacere le corti e i loro ospiti durante cerimonie e banchetti, va da sé, quindi, immaginare come i toni e i temi siano più liberi da remore, più coloriti, perfino più spinti.
Ne è un esempio esplicito la versione de "La bella addormenta" che, seppur nella versione di Perrault risulta ben diversa da quella che tutti conosciamo - con orchesse pronte a mangiare i loro stessi nipotini pur di rispondere al loro bieco istinto - in "Sole, Luna e Talia", la versione di Basile, il racconto si fa ancora più macabro e raccapricciante... il perché ve lo racconterò più tardi, nelle considerazioni.
"L'altra metà delle fiabe" ci mostra che, anche le fiabe hanno un lato oscuro, peccaminoso e crudele, e che non sempre la storia è quella che pensiamo di conoscere.
La verità è che, le storie di Basile, raccontano di circostanze e personaggi molto più reali rispetto a quelli narrati nelle rivisitazioni che tanto ci hanno fatto sognare da bambine. Lo scrittore napoletano nelle sue storie ritrae i vizi, i peccati e le incoerenze che albergano nell'animo umano. Una visione sicuramente meno rosea del mondo, ma innegabilmente più reale.
Perché leggerlo? Innanzitutto perché, per quanto piccino, questo libro è un vero gioiellino. Come tutti i lavori sfornati dalla ABEeditore è curato nei minimi particolari, dalla bellissima copertina, all'attenzione riservata al testo, fino alle bellissime ed eleganti illustrazioni interne. 
Ma soprattutto ne consiglio la lettura per cultura personale, perché è sempre bello conoscere l'origine delle cose... del resto ogni storia, prima del suo lieto fine, ha un inizio che vale la pena conoscere.

Considerazioni:
Avevo già letto delle versioni originali delle favole più note, alcune anche più raccapriccianti di queste. Ricordo, ad esempio, la versione di Cenerentola dei fratelli Grimm, in cui le sorellastre, alla famosa prova della scarpetta, giungono addirittura a mozzarsi i piedi pur di superarla.
Avevo, poi, erroneamente pensato che, dopo aver letto Barbablù, nessuna fiaba mi avrebbe sconvolto di più... ebbene mi sbagliavo! Non avevo ancora letto "Sole, Luna e Talia" di Basile.
Già, perché quando sono i cattivi, gli antagonisti, i personaggi privi di senno e scrupoli, a compiere azioni malvagie e abiette, te lo aspetti. Fa parte del gioco.
Se c'è un buono o un eroe è perché dall'altra parte c'è il suo contrapposto.
Ma qui l'azione più viscida, disgustosa e ignobile la compie il Re, quello che nella versione più nota sarebbe "il principe azzurro".
Be' il Re - che è già sposato, ma queste sono quisquilie - trova per caso Talia (alias la bella addormentata) assopita nel suo sonno profondo e senza risveglio e, non potendo resistere alle sue grazie, abusa di lei. Sì, avete capito bene. La violenta!!! O come direbbe l'autore "prende possesso del suo paesino" -.-
Poi, come se nulla fosse, l'uomo abbandona la bella al suo giaciglio, e torna al suo regno dimenticandosi dell'accaduto.
Il "bello" è che tutto passa in sordina, anche dopo, quando al risveglio della ragazza, il Re le racconta l'accaduto, e la principessa non ne resta affatto turbata. Anzi! Reagisce come se essere abusate nel sonno fosse la prassi, come se, anziché lo stupro, il Re le avesse confessato una sciocchezza tipo:
"Cara, forse dovrei dirvi che mentre dormivate mi sono permesso di farvi le treccine."
E lei "Oh avete fatto bene! Erano cent'anni che che non cambiavo acconciatura."

Ma il colmo non è questo! Quello arriva alla fine della storia, quando l'autore conclude la narrazione con la sua massima che dice esattamente:

"Chi ha fortuna anche quando dorme gli piove in testa il bene."

╯°□°)╯︵ ┻━┻

Cioè, capito? Proprio a voler dire: che immensa fortuna quella di essere stuprate nel sonno da un Re! 

Posso anche concepire che Basile abbia pensato che un uomo, trovandosi una donna inerme si potesse comportare come ha fatto il suo Re. Del resto, con tutte le cose che si sentono in giro al giorno d'oggi (e suppongo anche peggiori ai tempi dell'autore, dato che sembra trovare normale il tutto), purtroppo non appare impensabile immaginare che, nella sua immensa sfortuna, alla poverina sia capitato il Re pervertito.
Però non concepisco il fatto che, alla fine, ce la descriva come "una fortuna". E ancor più non mi capacito di come la ragazza non mostri il minimo spavento/orrore/disgusto nell'apprendere ciò che le veniva fatto mentre giaceva indifesa.

Ma questa, ci tengo a specificarlo, è una critica alla fiaba, al suo autore, ai tempi andati (in cui la donna era evidentemente considerata non più che un oggetto), ma non al libro, che con grande eleganza e raffinatezza raggiunge perfettamente il suo scopo, quello di far conoscere l'altra metà delle favole, l'altra versione della storia, e anche far sorridere, riflettere e indignare.

Ringrazio ABEditore per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 22 giugno 2017

Recensione: "Fiabe islandesi" selezionate e tradotte da Silvia Cosimini

Titolo: Fiabe Islandesi
Autore: Silvia Cosimini
Editore: Iperborea
Data di pubblicazione: 2016
Pagine: 224
Prezzo: 16,00 €


Trama:
Terra di miti e leggende che sembrano riecheggiare ancora nei suoi paesaggi lunari, l'Islanda ha dato voce alla sua creatività anche in un originale patrimonio di fiabe, qui raccolte in un'antologia inedita. Un mondo di castelli stregati, lotte in sella ai draghi e viaggi per mare con le barche di pietra dei troll, popolato da bellissime regine che si rivelano orchesse, elfi dispettosi che è bene farsi amici, giganti a tre teste che escono dalle grotte di lava, e una natura "vivente" piena di misteri, dove ogni roccia, animale o corso d'acqua può nascondere un'insidia o una presenza fatata. Storie che raccontano l'eterna lotta tra il bene e il male a colpi di magie, metamorfosi e prove di astuzia e di coraggio. 
Storie in cui i motivi di Biancaneve o della Bella addormentata hanno risvolti per noi inaspettati, e se la giustizia trionfa sempre come vuole la tradizione, punendo i malvagi e dando felicità e ricchezza ai probi, ogni fiaba ci sorprende con uno humour irriverente, un'inedita sensualità o una crudezza che ricorda le saghe. Pagina dopo pagina ci avviciniamo all'anima di un popolo che nelle solitudini boreali ha sempre viaggiato con la parola, l'immaginazione, la poesia.

Recensione:
Fiabe Islandesi fa parte della serie delle fiabe nordiche curata da Bruno Berni, che, come lo stesso libro ci tiene a precisare, racchiude quelle storie, fiabe e leggende, che un tempo venivano tramandate solo oralmente.
Facile, dunque, immaginare come passando di bocca in bocca, di paese in paese, esse mutassero in particolari, alcune volte trascurabili, altre volte più importanti, fino a generare addirittura nuovi finali, nuove morali e quindi versioni del tutto diverse. 
A Silvia Cosimini, che le ha tradotte dall'islandese, è andato anche il difficile compito selezionare quelle da inserire in questo libriccino, poiché, per quanto detto poc'anzi, dato il loro grande numero, inserirle tutte sarebbe stato impossibile.
La selezione ha richiesto un importante lavoro di cernita, per la quale la Cosimini ha scelto di prediligere, tra tutte le varianti, quelle in cui l'origine islandese fosse più forte e marcata. 
Per quanto riguarda i temi, sono presenti tutti quelli più ricorrenti nelle storie, che il popolo islandese, si tramandava a voce: fiabe che narrano degli abitanti del popolo nascosto; altre con protagoniste matrigne, orchi ed orchesse; fiabe che vedono narrate le avventure o le sventure di figli prediletti o ripudiati da Re e contadini; fiabe che raccontano di ricompense o di punizioni; e fiabe comiche. Prediligendo, per numero, quelle dai risvolti umoristici e buffi.
Tra le varie storie narrate spiccano alcune, inserite proprio per la loro originalità tematica: racconti in cui, sorprendentemente, sono le fanciulle a salvare gli uomini dalle avversità, o come avviene in "Fiaba del Re Oddur", in cui il protagonista è, per la prima volta, un personaggio dalla sessualità ambigua.
Le fiabe, oltre che per i temi, si differenziano per quello che vogliono raccontare, e spesso, e qui sta la loro bellezza e importanza dal punto di vista storico e culturale, spiegano l'origine di credenze popolari, detti e tradizioni. O, come nel caso de "La vecchia vuole qualcosa in cambio della sua fusarola", danno, attraverso la storia dei due contadini protagonisti, una spiegazione originale, seppur macabra, della presenza, così diffusa, di un fiore (i licheni) sul suolo islandese.
La scena mi ha fatto figurare in mente un'immagine graziosa e tenera, ovvero quella di un nonno che, mediante la narrazione di quella storia, spiega al suo nipotino perché quel determinato fiore sia presente, in un così gran numero, sui loro prati.
Eppure, come capita anche con le fiabe a cui noi siamo abituati, e con le quali siamo cresciuti, non tutte sembrano avere un senso logico, un insegnamento, o celare una morale. Molto spesso sono assurde e spietate, abitate da personaggi inutilmente crudeli, fastidiosamente ingenui, terribilmente sciocchi o tremendamente furbi.
La cosa che salta più all'occhio leggendole, è che non necessariamente si vede trionfare il bene inteso come la rivalsa dell'animo più buono, ingenuo e gentile. 
Molto spesso ad avere la meglio sono la furbizia e l'astuzia.
E se alcune sembrano dare un insegnamento o almeno far intendere ciò che vogliono raccontare e il perché della loro esistenza, altre lasciano semplicemente ammutoliti.
In generale quasi tutte strappano un sorriso, rivelando finali talmente strambi e buffi da lasciare attoniti e divertiti al tempo stesso.

Considerazioni:
Ciò che mi ha maggiormente colpito di questa raccolta è la stravaganza delle storie narrate. Le fiabe sono assurde e bislacche per natura, ma in questo libriccino ho letto storie dai risvolti grotteschi e strampalati e di personaggi davvero bizzarri.
Dalle fiabe in generale, soprattutto da quelle così antiche, non bisogna necessariamente aspettarsi di apprendere qualcosa. Ciò che dicono e il modo in cui lo fanno, appaiono, difatti, troppo distanti dal nostro mondo e dai nostri tempi, per cercare davvero di trarne qualche insegnamento o morale.
Lo stesso modo in cui la donna viene vista e trattata, nella maggior parte dei racconti, fa ribrezzo. In molti dei titoli presentati, colei che non fa figli o che per sventura o inganno li mette al mondo malati, viene, non solo ripudiata dal suo sposo, ma anche condannata a morte o costretta a perire rinchiusa in una prigione.
Tuttavia quando alla fine, lo sposo si rende conto che quella che dava per certa non era la realtà, ma il frutto di un inganno tramato da terzi, egli immancabilmente torna dalla moglie che, puntualmente, lo riaccoglie tra le sue braccia senza esitazione.
Evidente manifestazione di quanto, un tempo, la donna fosse vista più come oggetto di sollazzo per lo sposo che come un essere umano degno di rispetto.
Al giorno d'oggi ci aspetteremmo di leggere ben altro epilogo al posto della serena riconciliazione.
Ma, come dicevo, non bisogna cercare a tutti i costi di apprendere qualcosa dalle favole del passato. Esse servono a conoscere. Miti, tradizioni, credenze e folklore. Il fascino di ciò che è stato, il passato di un popolo, perché non c'è futuro senza radici.

Ringrazio la casa editrice Iperborea per averci fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


martedì 13 giugno 2017

La mia storia: La 101 bambina ribelle: Beatrix Potter. Vincitrice del contest della Mondadori "Racconta la tua storia"

Salve avventori,
è da un po' che volevo comunicarvi questa notizia, ma ho atteso affinché la cosa fosse ufficializzata e pubblicata dai canali che avevano organizzato l'iniziativa.
Mi spiego meglio, altrimenti il tutto vi sembrerà stranamente criptico.
Ricordate il libro "Storie della buonanotte per bambine ribelli"? Immagino di sì, dato che lo avrete visto ovunque e ne hanno parlato tutti, comprese noi del Café Littéraire (trovate la recensione QUI).
Probabilmente ricorderete anche che la Mondadori Libri per Ragazzi aveva indetto un contest che incitava i lettori a raccontare la loro Bambina ribelle, e io e Little Pigo vi abbiamo partecipato.
Il 30 maggio mi è arrivata una mail che, con mia grande sorpresa, mi annunciava che il mio contributo era tra i cinque selezionati!
Ne sono stata davvero contenta! Perché oltre all'onore, ho raccontato la storia di Beatrix Potter, un personaggio che mi era dispiaciuto di non trovare tra le pagine del libro.
Volevo darne subito notizia, ma per correttezza ho deciso di aspettare che (come era stato detto nel comunicato del concorso) la notizia e i nomi dei vincitori fossero annunciati tramite i social della Mondadori.
Ebbene la mia scrupolosità è stata vana.
Ieri, controllando sul sito, ho notato che le storie selezionate erano state già pubblicate sul sito (le trovate QUI) e che da nessuna parte ne fosse stata data notizia!
Ci sono rimasta ancora più male quanto ho scoperto che i nomi dei vincitori (tra cui il mio), non vengono nemmeno menzionati! 
Ora, capisco che si voleva dare risalto ai personaggi raccontati, piuttosto che a chi ne ha scritto le storie, però un minimo di riconoscimento nel citare gli autori mi pare il minimo! D'altronde tra la ricerca delle informazioni, l'elaborazione del testo e quella dell'illustrazione, del tempo lo abbiamo perso!
Mah, mi rincresce molto la poca correttezza e il ancor minore risalto dato all'iniziativa.

Comunque ci tenevo a condividere con voi la mia storia. La mia bambina ribelle. 
La potete trovare anche sul sito Mondadori... certo, il mio nome, come quello delle altre vincitrici, non viene fatto, però sappiate che la storia di Beatrix Potter, con relativo ritratto, è opera mia XD
Ah, se conoscete le autrici delle altre storie vincitrici, o se siete voi una di esse, palesatevi. Facciamoci un po' di pubblicità almeno fra noi XD


Beatrix Potter 
Illustratrice e scrittrice 
28 Luglio 1866 - 22 dicembre 1943 
Londra - Regno Unito

C'era una volta una bambina di nome Beatrix che viveva con la sua famiglia nel South Kensington, in Inghilterra. I Potter erano soliti trascorrere i mesi estivi in Scozia, al Lake District, per sfuggire alla calura e alla noia della città. 
Qui Beatrix passava le sue giornate a scorrazzare per i sentieri di campagna e a giocare con le varie bestioline che la popolavano. Il maggiore passatempo con cui si dilettava, assieme al suo fratellino Bertram, era quello di ritrarre quegli animaletti e l'ambiente in cui vivevano. 
Ma quelli di Beatrix non erano i semplici e infantili disegni di una bambina, ma delicate e raffinate illustrazioni ad acquerello, la tecnica che prediligeva. 
Coniglietti, topolini, anatre, ricci animavano i suoi acquerelli, ma non solo... anche le piante e i funghi divennero oggetto della sua attenzione. 
Beatrix aveva un animo curioso ed era amante dello studio e della ricerca, e le sue illustrazioni diventarono, con il tempo, sempre più precise e dettagliate. 
Quando fu abbastanza grande, crebbe in lei il desiderio di andare all'università, ma all'epoca lo studio non era ancora considerato una faccenda per signorine, e i genitori si mostrarono fortemente contrariati all'idea. 
Nel mentre la sua governante e grande amica, Annie Moore, si era sposata e aveva avuto dei bambini. A loro, e per il loro diletto, Beatrix indirizzò moltissime storielle illustrate. In quelle lettere ci sono le prime testimonianze delle storie che l'hanno resa poi celebre in tutto il mondo. 
Fu proprio la cara Annie a convincerla a pubblicare le sue storie. Lei, prima di chiunque altro, intuì che tutti i bimbi avrebbero adorato i suoi animaletti, così come avevano fatto i suoi figli. 
Anche la strada per realizzare il sogno di vedere le sue storie stampate su carta fu tortuosa e in salita, non fu facile trovare un editore interessato a pubblicare una donna. 
Quando finalmente vennero pubblicate, divennero subito un grande successo! 
Le sue rappresentazioni di funghi e piante, così accurate, ebbero grande rilevanza per le riviste scientifiche e di botanica, ma fu con le sue bestioline di carta e acquerello che fu nota al grande pubblico. Tutti si innamorano di Peter il coniglio, degli altri animaletti disegnati da Beatrix Potter e delle loro mirabolanti avventure, che fanno sognare ancora oggi i lettori di tutte le età.