lunedì 17 giugno 2019

Recensione: "La sirena e Mrs Hancock" di Imogen Hermes Gowar

Titolo: La sirena e Mrs Hancock
Autore: Imogen Hermes Gowar
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 19 febbraio 2019
Pagine: 472
Prezzo: 22,00 €


Trama:
È il settembre del 1785 quando Jonah Hancock, mercante inglese, riceve in dono una sirena. Certo, non è proprio un regalo e nemmeno una sirena nel senso piú romantico del termine: è piú che altro un corpo mummificato di essere marino che gli è costato una nave. Ma a rassicurare Mr Hancock del valore dell'investimento c'è il lungimirante capitano Jones, responsabile della compravendita. E a trasformare quella creatura in una fonte di lucro ci pensa Mrs Chappell, l'avveduta tenutaria di un bordello di lusso: che abbia gambe o squame, una ragazza indifesa nuova in città a lei non può sfuggire. Per la madama non è difficile convincere il mite Mr Hancock ad affittarle la sirena come arredo per incuriosire i clienti della sua casa di piacere.
Ed è proprio in quel luogo di libidinosa perdizione che Jonah Hancock si perde, non tra le vie del peccato, bensí negli occhi di Angelica Neal. Il suo corpo è senza segreti per chi ha avuto l'onore di essere suo cliente, ma il suo cuore non è altrettanto prodigo.
Spietata e impertinente, Angelica promette a Mr Hancock che cederà alle sue avance solo in cambio di un nuovo esemplare, suadente e fatale, di sirena. Ma i desideri hanno spesso conseguenze impreviste. Per esempio, possono essere esauditi.

Recensione:
Con questo romanzo, l'autrice ci regala un viaggio nel tempo e nello spazio, nella Londra georgiana di fine Settecento, abitata da marinai, mercanti, donne di malaffare e uomini di potere.
Protagonista è Jonah Hancock, un quarantacinquenne che ha investito tutti i suoi averi nelle navi e che, non avendo figli né una moglie cui provvedere, non trova altra occupazione che sfidare quotidianamente le intemperie del mare alla ricerca di un po' di fortuna.
E la fortuna non tarda ad arrivare, grazie ad una rischiosa compravendita che ha come oggetto nientepopodimeno che una sirena imbalsamata, catturata poco tempo prima in Giappone, nel bel mezzo di una tempesta. La terrificante creatura, per quanto poco piacevole, diviene subito l'attrazione della città, al punto che i ricavi per il mite signor Hancock, divenutone ormai proprietario, si fanno fruttuosi.
Tutti i londinesi accorrono per vederla, anche la stravagante Mrs Chappell, la mezzana che, grazie alle sue doti persuasive, riesce ad accaparrarsi per qualche settimana l'opportunità di ospitare quel fenomeno da baraccone nella sua casa di piacere.
Ed è lì che il mondo pratico e speculativo dell'oculato Jonah viene a contatto con quello effimero e vanitoso di Angelica Neal, una delle meretrici più in vista.
La giovane donna, astuta come una volpe, riesce a strappare a quell'uomo credulone una promessa: il suo tempo e soprattutto la sua compagnia, in cambio di una sirena nuova di zecca tutta per lei, da tenere in bella mostra in soggiorno.
Questa provocazione, per quanto assurda, rischia di avere conseguenze impreviste per entrambi, soprattutto quando la fantasia finisce per collidere con la realtà.
L'arrivo della seconda sirena, viva e vegeta, decisamente irrequieta e ben diversa da quel primo orripilante esemplare, porterà inevitabilmente scompiglio in ben più di una esistenza. Possiamo considerare la presente figura mitologica come uno spartiacque, volta ad alterare irrimediabilmente gli equilibri precariamente costruiti, palesando le paure, i sensi di colpa, i desideri più reconditi ed i segreti inconfessabili.

Sono qui. Sono qui: non sei sola. Eccomi: sono il dolore, la creatura vivente del tuo soffrire. Sono il dolore che è dentro di te: sono il dolore che è tra voi due. Mi sotterrerai ma io tornerò su. Non mi riconoscerai, ma io mi farò riconoscere.

Un uso affascinante ed insolito della donna-pesce, converrete con me, solitamente vista come un essere seducente e ammaliante, e non come una calamita per le emozioni più forti e debilitanti, come avviene invece in questo caso.
In realtà la sirena entra in azione solo nell'ultima parte della storia - il romanzo è diviso in tre libri, ragion per cui il titolo dell'opera non è del tutto congeniale - e rappresenta l'acme di una vicenda ben più intricata e complessa.
Per tutta la narrazione assistiamo a capitoli alternati, dedicati rispettivamente ora a Jonah Hancock, ora ad Angelica Neal. I due vivono la loro quotidianità in modo diametralmente opposto, l'uno sommerso da pratiche da sbrigare e l'altra in mondanità e lussi sfrenati. I loro cammini ad un certo punto si incrociano, per poi dividersi e ritrovarsi ancora.
Entrambi, per quanto diversi, sono alla ricerca di qualcosa che dia loro un senso di completezza, quello stato di pace e sicurezza che è stato loro a lungo negato.

Lui guarda fuori dalla finestra. Ha la sensazione di essere su una nave in mezzo a un grande oceano, troppo lontano da casa per invertire la rotta, ma così distante dai lidi sconosciuti davanti a lui che la sua imbarcazione finirà per sfasciarsi sotto l’impeto delle onde prima di affondare.

Entrambi finiranno per scoprire che a volte ciò che cerchiamo alacremente non è quel che davvero ci occorre, e che la felicità è molto più vicina di quanto pensiamo.
Non vi dirò di più della trama, non temete, mi piacerebbe però accennare alla scrittura dell'autrice, particolarissima, densa di minuziose descrizioni, al punto da avere quasi un taglio cinematografico. Per il lettore non è difficile immergersi nella lettura ed immaginare ogni particolare.
Credo che, in buona parte, questa cosa possa essere considerata un pregio, in quanto aiuta chi legge a sentirsi al centro della scena, quasi fosse lì mentre gli eventi prendono vita. Tuttavia, soprattutto nella parte iniziale, l'attenzione mostrata ai dettagli risulta così predominante da rendere, in alcuni frangenti, la narrazione eccessivamente prolissa, a discapito dell'azione. Da circa metà libro in poi fortunatamente il problema non si pone più, in quanto le vicende scorrono più velocemente, in un rincorrersi di intrecci e di momenti emozionanti.
Altro aspetto fondamentale di quest'opera è la forte componente psicologica di tutti i personaggi, ed in particolare quelli principali, e la metamorfosi che questi stessi subiscono nel corso del tempo.
Ad esempio sin dai primi capitoli si pone l'attenzione sul grande dolore di Mr Hancock, la tragedia che l'ha colpito molti anni prima ed il senso di vuoto che lo accompagna quotidianamente, ma solo quando si va avanti, emerge davvero il bisogno dell'uomo di avere una famiglia da amare. Allo stesso modo, anche la signorina Neal, nonostante le apparenze, l'aspetto impeccabile ed i grandi sorrisi, nasconde un passato turbolento, fatto di assenze, abbandono, violenze subite e cattive compagnie. Una specie di Holly Golightly per intenderci (la protagonista di "Colazione da Tiffany"), estremamente sicura di sé eppure fragile come cristallo.

«Quando una donna è povera, e senza nessuno a proteggerla, è quasi una sgualdrina, anche se non ha ancora peccato. Se solo la più piccola cosa va di traverso, è naturale cadere in tentazione. Tutti sanno che un giorno quel momento arriverà: pur rispettabile che sia, la macchia è già su di lei. A un certo punto sente di non avere scelta»

E come lei tante altre sue "colleghe", come l'esotica Miss Polly che non ha visto altra via di fuga alla povertà, se non la mercificazione del suo corpo.
Le loro vicende personali e i loro drammi ci vengono svelati poco a poco, facendo cadere l'aura di superficialità e fierezza che inizialmente contraddistingueva quelle donne di facili costumi.
L'ambientazione del bordello infatti viene indagata a fondo, con le sue luci ed ombre. È descritta ogni scena, anche la più peccaminosa, con dovizia di particolari, ma senza scadere mai nella volgarità. Questo mondo, lussuoso e sfavillante dall'esterno, nasconde molte crepe, più di quante si riesca ad ipotizzare. L'ostentazione e lo sperpero di denari, il potere della bellezza femminile e della sorellanza, ma anche le invidie ed i pettegolezzi, lo strapotere delle mezzane (quelle che oggi chiameremmo protettrici), e lo squallore dei clienti bavosi.
Anche in questa circostanza si nota la grande maestria della scrittrice nel saper ricreare gli usi e i costumi di un tempo, dagli abiti ai cosmetici, dal cibo da servire in tavola alle esibizioni, sino ai mezzi di locomozione o agli arredamenti. Nulla è lasciato al caso, anzi ogni particolare sembra attentamente studiato, al fine di rendere questo romanzo quasi un quadro da ammirare.
In generale il libro, nonostante la partenza lenta, coinvolge, stupisce e convince. Grazie soprattutto ai personaggi in cui è facile immedesimarsi, i quali, con le loro emozioni, le delusioni e le sofferenze, ci fanno tribolare e sperare in un lieto fine.
Poi ovviamente le ambientazioni seducenti, l'atmosfera, il mistero, e la commistione di storia e mitologia fanno la loro parte, rendendo le vicende di Jonah e Angelica una tempesta perfetta in cui è facile perdersi e navigare.

Ringrazio la casa editrice Einaudi per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 10 giugno 2019

Recensione: "The Lock - I guardiani del fiume" di Pierdomenico Baccalario

Titolo: The Lock - I guardiani del fiume
Autore: Pierdomenico Baccalario
Illustratore: S. LeDoyen
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: ottobre 2015
Pagine: 192
Prezzo: 15,00 €

 
Trama:
Sembra un’estate come tutte le altre, finché Pit non riceve uno strano invito a raggiungere i cugini nella sperduta Henley Creek. Fin dal suo arrivo il ragazzo capisce che quella valle silenziosa nasconde qualcosa di magico e, forse, di pericoloso. 
C’è un fiume che scorre al contrario, dal mare verso le montagne: le sue acque nascondono una forza segreta. E per proteggerne il potere Pit, Timothee, Floraleda, Amy e gli altri ragazzi dovranno sfidarsi in un’antica battaglia, sotto lo sguardo del Popolo del Fiume. 
Pit scoprirà di avere più coraggio di quanto credeva. E capirà che con la forza dell’amicizia si può arrivare ovunque...

Recensione:
Un libro di avventura che ha tutti gli ingredienti per appassionare i lettori di ogni età: un'ambientazione misteriosa e affascinante, delle sfide da affrontare, un gruppo ben assortito di ragazzi, e dei magici premi da conquistare.
All'inizio conosciamo il nostro protagonista, un adolescente un po' spaurito, alle prese con la sua prima vacanza da solo. Al suo arrivo Pit trova non solo gli zii e i cugini, di cui credeva di essere ospite, ma tanti enigmi da svelare, una serie di indizi e dei compiti da portare a termine. 
Ma chi dirige questo gioco così stravagante? Chi ha fatto in modo che Pit arrivasse proprio ad Henley Creek? E cosa sono chiamati a fare lui, Tim, Floraleda, e gli altri ragazzi al di là del fiume?
Tante sono le domande che si fanno strada nella mente dei protagonisti - e anche di noi lettori - e solo alcune troveranno effettivamente risposta. Perlomeno in questo libro.
Il gioco del fiume, per quanto ci è stato riferito sinora, consiste in una successione di prove e prevede una sola squadra vincitrice, tuttavia, nelle pagine del primo tomo - si tratta di una saga di sei libri - solo la sfida iniziale avrà realmente luogo.
Tutto il resto rimane ancora in sospeso. Infatti, se proprio dovessi trovare un difetto a questo romanzo, direi il fatto che si esaurisce troppo in fretta. Si è appena entrati nel vivo della storia, e si è già alla fine. Per fortuna, trattandosi appunto di una saga, è facile immaginare che tutti i dubbi saranno chiariti nei vari seguiti.
Una cosa che ho invece apprezzato è la caratterizzazione dei personaggi. Pur essendo i partecipanti al gioco una decina, ognuno di essi si distingue per qualcosa, ragion per cui è facile tenerli a mente.
Inoltre il linguaggio utilizzato dall'autore è semplice ma efficace, ricco di descrizioni cariche di dettagli che aiutano molto a visualizzare di volta in volta i diversi scenari.
Per di più tutta la storia vira attorno non solo al gioco vero e proprio ma anche all'idea di collaborazione, fiducia e lealtà che sono alla base non solo di ogni buona strategia di squadra ma anche di ogni bella e duratura amicizia.
Per il momento non ho molto altro da aggiungere, se non che la vicenda del fiume mi sta incuriosendo parecchio e che non vedo l'ora di saperne di più. Non voglio sbilanciarmi, perché in effetti siamo ancora all'inizio ed è tutto ancora aperto, ma ad oggi oserei dire che "The Lock" potrebbe essere la lettura perfetta per i giovani in cerca di qualcosa di avvincente ed emozionante.
D'altronde alzi la mano chi non ha mai sognato di passare l'estate in una meta misteriosa, con tanti nuovi amici e altrettante avventure tutte da scoprire?

Curiosità:
Pochi mesi fa è stata pubblicata una nuova edizione che racchiude, in un unico volume, la serie completa, composta dai seguenti titoli:

1. I guardiani del fiume
2. Il patto della luna piena
3. Il rifugio segreto
4. La corsa dei sogni
5. La sfida dei ribelli
6. Il giorno del destino



Ringrazio la casa editrice Piemme per avermi fornito una copia cartacea d questo romanzo

il mio voto per questo libro

martedì 4 giugno 2019

Estratto: "Cuore ribelle. The blue castle" di Lucy Maud Montgomery

Salve avventori!
oggi vi delizio con un passo di un libro che ho amato molto, e che non posso che consigliarvi. Mi riferisco a "Il castello blu" di Lucy Maud Montgomery, qui nella nuova edizione edita Cignonero.
Nella scena che vi propongo la protagonista, l'irriverente Valancy, è nel pieno della sua vita da donna sposata, un'esistenza piena di avventure e dolci momenti.
Come non invidiare le sue giornate al lago Mistawis?

Dopo aver finito di cenare, si sedevano sul portico e parlavano per ore, oppure tacevano in tutte le lingue del mondo. Barney fumava la pipa, mentre Valancy si lasciava andare pigramente e piacevolmente alla sua immaginazione, guardando le colline oltre Mistawis, dove le guglie appuntite degli abeti svettavano contro il tramonto. Presto, il chiaro di luna avrebbe iniziato a lambire Mistawis, i pipistrelli si sarebbero involati nelle loro danze misteriose davanti all'oro pallido dell'orizzonte, e la piccola cascata che scendeva dalla riva vicina, sarebbe apparsa come una meravigliosa donna vestita di bianco, che tendeva le sue braccia di spuma verso i sempreverdi resinosi e fragranti. E il gufo Leander avrebbe lanciato il suo verso dalla terraferma. Era meraviglioso starsene lì seduta in quel silenzio pieno di pace, accanto a Barney.  
C'erano altre isole disseminate nel lago, anche se nessuna era abbastanza vicina da disturbare la loro solitudine. 
In lontananza, verso ovest, le isole Fortunate sembravano dei minuscoli smeraldi alla luce del giorno, mentre la sera si trasformavano in ametiste. Erano troppo piccole per essere abitate, ma presto le luci delle isole più grandi sarebbero sbocciate su tutta la superficie del lago, i falò avrebbero bruciato sulle rive, accendendo l'acqua di bagliori rossastri, e sulla veranda della grande casa del milionario, posizionata sull'isola più grande, qualcuno avrebbe messo della musica. 
«Ti piacerebbe vivere in una casa come quella, Raggio di Luna?» le domandò Barney una volta, agitando le mano in direzione della villa. Aveva preso l'abitudine di chiamarla Raggio di Luna, e Valancy lo adorava. 
«No» rispose Valancy. «È troppo pretenziosa. Preferisco una casa imperfetta da amare e coccolare e da sentire mia. Proprio come questa. Non invidio Hamilton Gossard e la sua residenza estiva che di certo è la più bella in tutto il Canada. È bellissima, ma non è il mio Castello Blu.» 
Sulla riva opposta, ogni notte scorgevano il passaggio di un treno continentale che sfrecciava in una radura. A Valancy piaceva guardare le finestre illuminate che lampeggiavano tra gli alberi e immaginare le storie, le speranze e le vite dei passeggeri. 
Si divertiva anche a immaginare se stessa e Barney mentre partecipavano a qualcuna delle feste che venivano organizzate sulle altre isole, ma non aveva intenzione di trasformare quelle fantasie in realtà. Una volta avevano partecipato a un ballo in maschera, nel padiglione di uno degli hotel che si affacciavano sul lago. Era stata una bella serata, ma avevano preferito scivolare via nella loro canoa prima che giungesse il tempo di togliersi le maschere. 
«È stato bello, ma preferirei non tornarci più» disse Valancy, quella sera.