Visualizzazione post con etichetta Review Party. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Review Party. Mostra tutti i post

martedì 31 ottobre 2023

Review Party: Recensione "Wolfsong" di TJ Klune

Con grande entusiasmo ho voluto prendere parte al Review Party dedicato a questa nuova edizione firmata Oscar Vault di "Wolfsong" di TJ Klune, libro già pubblicato in Italia nel 2020 da Triskell Edizioni.
Confesso che non amo moltissimo le storie che hanno come protagoniste creature soprannaturali, siano essi licantropi, vampiri o angeli caduti, non ho mai neanche visto/letto Twilight e questo la dice lunga 😆 però ho amato la scrittura di Klune ne "La casa sul mare celeste", e questo mi ha spinto a voler leggere ancora altro di suo.
Ammetto anche, e forse se mi seguite già lo sapete, che non leggo mai le recensioni di un titolo prima di averlo letto e aver già formulato un mio parere a riguardo, perciò, anche di questo, oltre la sinossi che viene riportata sul sito, non conoscevo altro se non che "se Klune mi aveva già fatto innamorare di una sua storia e dei suoi strampalati protagonisti, una volta, poteva sicuramente farlo ancora"...
Sarà stato così?
Vi invito a leggere la mia recensione per scoprirlo, e leggere anche quella delle mie colleghe per conoscere il loro parere (trovate il banner con i loro blog a fine articolo) e ora... bando alle ciance!



Titolo: Wolfsong
Autore: TJ Klune
Editore: OscarVault
Data di pubblicazione: 31 ottobre 2023
Pagine: 624
Prezzo: 19,00 € 

Trama: 
Ox aveva 16 anni quando ha incontrato un ragazzo sulla strada verso casa. Il ragazzo che parlava, parlava e parlava. Soltanto in seguito scoprì che il ragazzo non aveva aperto bocca per quasi due anni prima di quel giorno. 
Ox aveva 23 anni il giorno in cui la morte arrivò in città, scavandogli un vuoto nella testa e nel cuore. Il ragazzo rincorse il mostro con lo sguardo assetato di vendetta, lasciando Ox a raccogliere i cocci. 
Sono trascorsi tre anni da quel fatidico giorno… e il ragazzo è tornato. Ma ora quel ragazzo è un uomo e Ox non può più ignorare il canto che ulula tra di loro.

Recensione:
Se come me hai amato "La casa sul mare celeste" di Klune e pensi di trovare in queste pagine una storia che parli sì di licantropi, ma conservando la stessa dolcezza e tenerezza, sia nella narrazione che nella descrizione delle situazioni e dei personaggi, sappi che stai sbagliando di grosso, e che se un autore ti è piaciuto un sacco in una sua opera, non è assolutamente detto che, un altro libro dello stesso, sortirà lo stesso risultato, perché ammettiamolo questi due romanzi sembrano scritti da due persone totalmente diverse.

Ho scelto di partecipare a questo Review Party proprio perché il modo in cui Klune ha raccontato "La casa sul mare celeste", mi ha fatto innamorare della naturalezza della sua penna, e di come sia riuscito a raccontare la quotidianità di una persona assolutamente normale e farci affezionare a lei e al suo mondo, un mondo che cambia improvvisamente sotto i suoi occhi, dando una svolta decisiva e straordinaria alla sua vita.

Dalle premesse questo libro aveva le stesse potenzialità, perché Linus Baker e Oxnard Matheson sono due persone assai simili: atipiche, introverse, sole, un po' isolate nella loro quotidianità, fatta di poche persone e poche cose, con una scarsa autostima e non molto di cui essere felici.

Vive con sua madre e suo padre in una piccola città dell’Oregon chiamata Green Creek. Sa di non essere un genio e suo padre non fa che ricordarglielo, e Ox è il soprannome che suo padre gli ha dato ritenendolo lento e stupido, eppure, nella sua ingenua bontà, continua a guardare a quel padre ubriacone e burbero come un eroe.
Ha dodici anni quando suo padre va via di casa per non tornarci mi più, costringendolo a diventare l'uomo di casa.

Ma, come per Linus Baker, anche per Ox arriverà qualcosa a scombussolare la sua vita, riempiendola di amore, entusiasmo e FAMIGLIA, una parola di cui non aveva mai conosciuto davvero il significato fino all'arrivo dei Bennett, dei particolari vicini di casa, mooolto affettuosi e protettivi.

Ox ha 16 anni quando il piccolo tornado Joe Bennett di soli 10 anni, lo travolge di abbracci e parole, presentandolo a tutta la sua famiglia: papà Thomas, mamma Elizabeth e i fratelli Carter e Kelly... e da qui più nulla sarà come prima.
Non vi svelo chissà quale segreto rivelandovi che i Bennett sono una famiglia di licantropi, perché è abbastanza chiaro sin dalla loro prima comparsa in queste pagine, come è abbastanza chiaro che da quel momento in poi la vita di Ox non sarà più la stessa.
Ox si lega al branco dei Bennett, ai suoi membri che diventano la sua famiglia, e scoprirà pian piano di avere un ruolo importante nella vita del branco, di essere speciale nonostante, per tutta la vita, si sia sentito dire di essere inutile e che la vita lo avrebbe preso a calci.
Ovviamente non saranno tutte rose e fiori, un oscuro nemico, che risponde al nome di Richard Collins, freme per portare a termine il terribile piano avviato anni prima, per diventare l'alfa di tutti i branchi. Sanguinose lotte tra branchi, tradimenti, e perdite strazianti attendono Ox e il suo branco.

Per le prime 150 pagine la lettura mi ha davvero appassionato (nonostante abbia riscontrato, sin da subito, quanto la scrittura di Klune in questo suo romanzo sia fredda, frammentata e tremendamente ripetitiva), mi stavo comunque affezionando a Ox, con  tutte le sue insicurezze e complessi, a sua madre con tutta la sua dolcezza e al branco, con tutte le loro stramberie.
Ho trovato nella descrizione degli eventi, dei personaggi e nel modo in cui Ox si lega al branco tanta naturalezza e tenerezza, ma le cose sono presto cambiate.

Ho iniziato a storcere il naso quando Ox si rende improvvisamente conto di essere attratto da Joe, la cosa non mi è piaciuta, i due sono cresciuti come fratelli, il loro rapporto era cosi carino, come se Ox fosse appunto un fratello maggiore.
Non so se avete presente, ma il loro rapporto mi ha ricordato quello del film "Amici per sempre" (The Cure) del 1995, in cui viene appunto descritta l'amicizia tra un ragazzo più grande e un bambino malato.
Il modo in cui Joe, grazie a Ox, supera i suoi traumi e torna a parlare, l'affetto e anche la gelosia, il senso di possessività, che lo lega a lui, mi ha fatto tanta tenerezza, e mi sarebbe piaciuto che il rapporto fra loro  fosse rimasto fraterno, perché da fratelli sono cresciuti. Veder, invece, nascere desiderio tra loro mi è parso innaturale, come inquinare un rapporto puro e dolce.

Tuttavia, me lo aspettavo, questa svolta era purtroppo ovvia, ma non mi è comunque piaciuto come Ox si rende conto della cosa.
Mentre per Joe era tutto chiaro dall'inizio (il suo istinto di lupo aveva da subito percepito in Ox il suo compagno), Ox non si rende gradualmente conto che il bene che prova per Joe è qualcosa di più di affetto fraterno ma è amore, no, lui prova improvvisamente attrazione per lui, vedendolo senza maglietta e in pantaloncini 😑
Questo, per me, ha reso la cosa ancora più svilente e banale... la tipica scena dei romanzi rosa che evito come la peste 😹

Nonostante questi aspetti, se la storia mi avesse coinvolta ancora, sarei passata sopra queste scelte, a mia vista poco convincenti, ma da un certo punto in poi la narrazione diventa sin troppo ridondante e noiosa.
Le cose che succedono in 600 pagine sono davvero poche se a queste togliamo le infinite ripetizioni dei medesimi dialoghi. Giuro, mi è sembrato di girare pagina e rileggere sempre la stessa, per circa metà libro!!!
Se la prima parte è  tutta un ripetersi di "mio padre me lo ha detto che mi avrebbero preso a calci perché sono tardo", nella seconda parte è tutto un "Joe perché sei dovuto andare via"... e via, via sempre con le stesse spiegazioni che fanno perdere il ritmo della narrazione e vengono presto, anzi prestissimo, a noia.

Per quanto riguarda la storia tra Ox e Joe non mi è piaciuto l'esordio, ma neanche il prosieguo. 
Non c'è nessun romanticismo tra loro, Klune vuole descriverlo come un amore scritto nelle stelle, qualcosa che non si poteva evitare, ma poi nei fatti non c'è nulla che mi abbia fatto realmente amare la loro coppia, o meglio l'ho amata all'inizio, quando il loro rapporto fraterno era spontaneo e naturale, poi tutto mi è parso forzato ed eccessivo. 
Una storia di possesso più che di amore. Una storia di istinto, come quella che ci può essere tra due animali, non tra due esseri innamorati.
E sia chiaro, un amore non deve essere solo romantico, ma il romanticismo ci deve essere in una coppia, almeno agli inizi, e io non ho trovato la dolcezza che avrei immaginato in una storia d’amore tra due esseri il cui amore è addirittura DESTINATO ad essere. 
Al contrario, molte parti sono decisamente esplicite e volgari, dal modo imbarazzante e poco appropriato in cui Joe si dichiara alla madre di Ox, a come lo mette in imbarazzo davanti a tutti durante il pranzo della domenica. 
Per non parlare degli incontri intimi tra i due... non amo in generale leggere le scene erotiche nei romanzi, ma in questo caso sono veramente sin troppo dettagliate, eccessive e gratuite, non aggiungono nulla alla trama o ai personaggi, anzi, li appiattiscono e li banalizzano. Avrei sicuramente preferito che l’autore fosse stato più delicato e suggestivo nel raccontare l’intimità tra i due.

Ora, a mente fredda, se ripenso al libro, non posso dire di bocciare tutto, in un certo senso sono rimasta affezionata a tutti i protagonisti e la storia che, se alleggerita di tutte le futili riprese dei medesimi dialoghi e concetti, non sarebbe stata così pesante e tediosa.
Ho un bellissimo ricordo di Ox nelle prime pagine e del rapporto con sua madre, e mi sono anche affezionata molto ai Bennett e a Gordo, ma non è davvero abbastanza per una lettura di oltre 600 pagine.

Ringrazio Mondadori per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro










giovedì 27 luglio 2023

Review Party - Recensione in anteprima: "Scholomance. La cerchia d'oro" di Naomi Novik (Scholomance #3)

Salve avventori!
Oggi voglio condividere con voi le mie impressioni riguardo ad un libro che ho appena terminato di leggere: "Scholomance. La cerchia d'oro" di Naomi Novik, il terzo e ultimo volume della trilogia fantasy Scholomance
Come i due titoli precedenti, ho letto il capitolo conclusivo della trilogia durante il Review Party a cui ho preso parte.
Sarà riuscito quest'ultimo libro a farmi rivalutare il mondo immaginato dalla Novik? Scopriamolo insieme...


Titolo: Scholomance. La cerchia d'oro
Autore: Naomi Novik
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 18 luglio 2023
Pagine: 324
Prezzo: 19,00 €
Trama:
Fuggire dalla Scholomance sembrava un sogno impossibile, invece, in qualche modo, si è avverato per El e i suoi compagni di classe, anche se alla ragazza è costato molto caro. Oltretutto il mondo non è affatto diventato un posto sicuro per tutti i maghi, anzi. La pace e l'armonia sono ancora un traguardo lontano per le cerchie di ogni Paese. Perché qualcuno ha raccolto il progetto di distruggerle una volta per tutte e lo sta portando avanti con fermezza. A questo punto, dopo tanta fatica fatta per uscirne, l'unica soluzione per El sembra proprio tornare indietro, trovare un modo cioè per rientrarci, alla Scholomance.

Recensione:
Come alcuni di voi sapranno, non sono riuscita ad apprezzare i primi due libri della serie, che ho trovato noiosi, confusi e piuttosto convenzionali. Purtroppo, questo terzo libro non fa eccezione e anzi, se possibile, peggiora ulteriormente la situazione.

La trama prosegue esattamente da dove si era interrotta nel secondo libro, con la protagonista, Galadriel, detta El, che è riuscita a fuggire dalla Scholomance, la scuola di magia infestata dai temibili nefasti, insieme a tutti i suoi compagni di classe. Beh, non proprio tutti, considerando che Orion, il ragazzo di cui è innamorata, è rimasto lì ed ha sacrificato la sua vita per salvarli.
Tuttavia El scopre che Orion è ancora vivo, sebbene intrappolato nella Scholomance con i nefasti. Determinata a salvarlo, decide di fare ritorno alla scuola, ma nel mentre si troverà a confrontarsi con un mondo esterno altrettanto pericoloso, minacciato da qualcuno desideroso di distruggere le cerchie magiche di ogni Paese.

Come accennavo prima, anche questa volta il romanzo della Novik non riesce a convincere, per più di un motivo.
Innanzitutto la narrazione di 324 pagine sembra trascinarsi per un'eternità. È lenta, ripetitiva e ingombra di dettagli superflui. Gran parte del tempo è dedicato al monologo interiore di El, che si lamenta continuamente e di ogni cosa, si vanta delle sue capacità magiche e si lascia andare all'autocommiserazione.
La protagonista, ancora una volta, risulta essere insopportabile, arrogante, egoista ed incapace di provare empatia persino per Orion, il suo interesse amoroso. Purtroppo, anche lui appare come un personaggio privo di profondità e spessore, sempre pronto a farsi maltrattare e denigrare dalla sua amata. 
Gli altri protagonisti sono poco sviluppati e non hanno grande spazio e rilevanza nella storia - che ruota sempre attorno ad El - ragion per cui non mi sembra neanche il caso di soffermarmi oltre.
Fa eccezione però lei, l'unico faro in questa tempesta, la dolce topolina Tesorina, che per la seconda volta si aggiudica, senza troppi sforzi, il titolo di "miglior personaggio"!

Tornando a noi, come vi avevo già detto nelle scorse occasioni, la trama della scuola che tenta di uccidere in mille modi i suoi studenti, aveva un grande potenziale, sfruttato, ahimè piuttosto male.
Il mondo magico creato dall'autrice è molto confuso. Ci si perde in continuazione in dettagli superflui e di poco conto e non si descrive mai nulla di davvero affascinante e sbalorditivo.
Le lunghe e tediose descrizioni di luoghi, magie e politiche delle cerchie, rallentano il ritmo e rendono difficile seguire la narrazione, che appare eccessivamente prolissa, anche a causa delle costanti ripetizioni dei medesimi concetti.
Un esempio le prime cento pagine, che non sono altro che un susseguirsi di "Orion è rimasto nella scuola, Orion è un cretino, Orion si è sacrificato, devo trovare il modo di liberarlo".
Ok, fallo in fretta e smettila di ammorbarci!
Se poi a ciò si aggiunge la personalità per nulla attraente della protagonista, i suoi soliti monologhi vanagloriosi, i continui ed insensati insulti verso Orion, la sua perenne spocchia e supponenza, la mancanza di coerenza in ogni situazione, ecc., non è difficile immaginare perché il romanzo non riesce né a brillare né ad appassionare.

Il finale poi, se da una parte potrei definirlo frettoloso e sbrigativo (oltre che banale), dall'altro è arrivato fin troppo tardi per i miei gusti considerando che, la storia che occupa più o meno trecento pagine, se privata degli inutili fronzoli, poteva essere ridotta ad una cinquantina, senza perderci nulla, anzi.
In conclusione, se state cercando un buon libro fantasy ambientato in una scuola di magia, vi consiglio di volgere lo sguardo altrove perché, sul mercato, ci sono sicuramente altre opzioni migliori tra cui scegliere.

Considerazioni:
Cercherò di essere concisa e sbrigativa, perché non vorrei mai ricadere nello stesso errore della Novik, appuntando qui un'inutile soliloquio.
Ero molto indecisa se leggere questo libro, perché i precedenti due mi hanno annoiato come pochi, eppure mi spiaceva lasciare la storia a metà e non sapere come sarebbe terminata.
Con il senno di poi so che non mi sarei persa niente, eppure sono felice di aver dato un'ultima possibilità alla serie, che si è riconfermata deludente.
Purtroppo questa volta è tutto ancora più incentrato sulle doti speciali di El, a cui si affianca da un certo punto in poi, anche la straordinarietà di Orion.
Per la terza volta siamo costretti a sorbirci la vanità della fantastica El che non manca di sbandierarci il suo talento: "ho ucciso il mio terzo fauciomaco, nessuno ci era riuscito prima di me, l'ultima volta sono serviti quattro maghi, io invece l'ho fatto da sola e per ben tre volte", giusto per fare un esempio.
Inoltre se già nei primi due capitoli El aveva un atteggiamento a dir poco insopportabile nei confronti di Orion e degli altri personaggi, in questo si lascia andare ad epiteti e minacce che è bene non trascrivere qui, ma che sfociano spesso nella fantasia di spaccare la testa di Orion con una mazza. Quanto amore!
E a proposito di amore, e di coerenza, la nostra cara El è così disperata nel sapere il suo ragazzo da solo, circondato da terribili creature, che va a letto con la prima che passa.
E non solo. L'autrice ci descrive ogni dettaglio di questo amplesso, come nelle peggiori storie wattpad, per farci apparire questa incontro romantico e appassionato, e non insensato quale invece è.
In conclusione, una trilogia iniziata male e finita peggio, intrisa di banalità e cliché.
Mentre di molti libri si potrebbe dire "vorrei non finisse mai", di questo non vien fuori altro se non "vorrei non averlo mai iniziato".

Voi avete letto questo libro o in generale questa trilogia? Siete riusciti ad apprezzarla?

Recensione capitoli precedenti:

Ringrazio la casa editrice Mondadori per avermi fornito una copia di questo romanzo

il mio voto per questo libro


giovedì 13 aprile 2023

Review Party - Recensione in anteprima: “La custode di parole” di Alric Twice e Jennifer Twice

Titolo: La custode di parole
Titolo originale: La Passeuse de mots
Autore: Alric Twice e Jennifer Twice
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 4 Aprile 2023
Pagine: 540
Prezzo: 21,90 €


Salve avventori, oggi vi parlo di un titolo in anteprima, che ho avuto modo di leggere termite la partecipazione al relativo Review Party.
Trattasi del libro "La custode di parole", edito Mondadori, scritto a quattro mani dai fratelli francesi Alric Twice e Jennifer Twice.
Il libro è solo il primo della trilogia fantasy dedicata al potere delle parole.
Vediamo insieme la mia opinione a riguardo, e se avrò o meno la voglia e la curiosità di proseguire con la lettura della saga...
Voi ne avete già sentito parlare? Vi siete fatti una vostra opinione a riguardo?
Aspetto i vostri commenti e vi invito a leggere le recensioni delle mie colleghe... ovviamente dopo aver letto la mia! 😆



Trama:
«Non ho mai visto nessuno amare le parole come te. E quando dico "amare"' parlo di vero amore. Tu parli ai libri. Ma è ora che tu scopra il mondo fuori dalle pagine, che lo guardi con i tuoi occhi. Parti all'avventura. Il mondo ti aspetta a braccia aperte. Ma per questo dovrai spiccare il volo, assumerti dei rischi. Staccati da ciò che ti trattiene. Trova la tua strada, non solo quella che vogliono scrivere per te»

Recensione:
Ho letto questo libro in anteprima, dunque l’ho iniziato letteralmente a scatola chiusa, attirata dalla  bellissima copertina che, come potete ben vedere, cattura immediatamente l'attenzione e sa di amore per i libri, incanto e magia *-*
Fatta eccezione per le poche frasi presenti come sinossi (quelle che potete visionare nella sezione "Trama" di questa recensione, e che non dicono poi molto sul contenuto della storia) e l’età di lettura (12 anni - assolutamente inadeguata), non sapevo altro.

Quello che mi aspettavo di trovare? Una dolce favola per ragazzi, colma di storie, paesaggi incantevoli e messaggi che fanno bene al cuore.
Be' dopo un prologo spiazzante, che mi ha fatto temere il peggio, è cominciata la storia che pareva avere le buone premesse per rispondere all’idea che di essa mi ero fatta.
Arya ha diciannove anni, e vive con la sua famiglia a Hélianthe, capitale di Hélios.
La sua vita scorre serena e placida da sempre. Non è mai uscita dal regno, ma attraverso i libri, suoi inseparabili amici, ha viaggiato in mille storie e vissuto mille vite. 
Da non dimenticare, poi, la sua passione per i pasticcini e il loro inebriante profumo, odore che riempie da sempre la sua casa di amore e dolcezza.
Sua madre, infatti, è la spettabile pasticcera che serve l’intero regno, comprese le rinomate cucine reali, e i dolci sono, per lei, il modo per far sentire amata e coccolata la sua famiglia.
Arya l’aiuta spesso e volentieri e, soprattutto in occasione di festa, il suo supporto è indispensabile. 
E a proposito di festeggiamenti, oltre ad essere imminente il suo compleanno, una festa ben più importante interessa il regno di Hélios, che si appresta a uno degli eventi più importanti della sua storia, ovvero l'anniversario del Trattato Galizia, che sancisce le regole affinché magici e non magici vivano serenamente senza prevaricare gli uni sugli altri.
Ma questo Trattato, pur avendo generato la pace nel Regno per oltre un ventennio, come ogni cosa, non mette d'accordo tutti.
Animi e voci di protesta sembrano farsi sempre più vivi di anno in anno, c'è chi afferma infatti che questo Trattato abbia solo limitato la libertà dei magici di esprimere se stessi. Tuttavia le rivolte sembrano essere isolate e pacifiche, almeno questo è quello che sembra...
Il giorno della Cerimonia del Trattato, infatti, qualcosa di terribile manda la vita di tutta Hélios in frantumi, e Arya si ritrova così nella solitudine e nella disperazione a osservare inerme il suo mondo distrutto. Ed è quando è ormai pronta anche lei a soccombere che riceve l'incarico a cui è destinata e che le cambierà la vita per sempre:  quello della "Custode di parole"
La sua missione? Salvare il Regno, ritrovare la sua famiglia e il principe Aïdan, il minore dei tre principi, con cui ha coltivato una segreta amicizia sin dai tempi dell'infanzia.

Ma, nel suo viaggio non sarà poi così sola, al suo fianco Killian Nightbringer, ladro sbruffone dall'identità misteriosa (indossa sempre una maschera), Saren generale protettivo e paterno, e Alric una creatura detta Dhurgal che, in poche parole, sarebbe una sorta di vampiro.

Sulla storia non voglio aggiungere altro, vi dico solo che se da principio (per intenderci mi riferisco ai primi 10 capitoli di un libro che ne conta SETTANTATRÉ) mi stava piacendo abbastanza, poiché mi ricordava le vecchie fiabe, con cui siamo cresciuti, un misto tra la Bella e la Bestia e Cenerentola, con questa giovane ragazza, rinchiusa nel suo piccolo mondo dorato, ma con una grande sete di avventura e conoscenza che riesce a malapena a colmare grazie ai libri, e la sua enorme passione per i ricevimenti regali.
Poi però, purtroppo, tutto si è trasformato in qualcosa di caotico e confusionario, un fantasy mal scritto, tedioso, a tratti grottesco e raccapricciante.
Ora, il genere non è sicuramente tra i miei preferiti e questo ha influito sicuramente un tantino nello stato d'animo con cui, da un certo punto in poi, mi sono relazionata alla lettura, e questo è normale quando ti aspetti una lettura leggera e spensierata e poi ti ritrovi a leggere qualcosa che è tutto il contrario. Ma il mio giudizio, decisamente non positivo, prescinde da questo.

Ho letto un po' di fantasy nella mia vita e, anche non rientrano in quella che posso definire "la mia comfort zone", se scritti a dovere anche quelli riescono a farmi appassionare ed immergere nella storia, ma non è assolutamente questo il caso.

La scrittura dei fratelli Twice è prolissa e ridondante, colma di dialoghi infiniti, ripetitivi, noiosi e futili.
Diciamo che su quasi 600 pagine più della metà consiste in un eterno, infantile e fastidioso battibecco tra Arya e Killian, il che, inutile a dirlo, me li ha resi entrambi insopportabili.
A parte questo non c'è molto altro, i personaggi, i luoghi, il worldbuilding... tutto è abbozzato, e per nulla descritto, così come non sono approfonditi i sentimenti della protagonista.
Anche questo fantomatico potere legato alle parole, non ha poi questa grande rilevanza all'interno della storia e non ho capito quale differenza ci sia tra questa e la comune magia della quale tutti i magici sono comunemente in possesso... non è legata alle parole anche quella? Mah!
 
Nell'interminabile viaggio, che che il nostro variegato quartetto protagonista, il gruppo affronta varie tappe e molte di queste mi sono parse futili ai fini della storia, come un voler a tutti costi allungare un brodo che, piuttosto, sarebbe  stato preferibile restringere.

Inoltre l'età di lettura indicata (12 anni) è decisamente inappropriata in un libro in cui vengono descritte scene cruente, macabre, sanguinante e fisicamente esplicite.

Insomma ho fatto davvero fatica nel forzarmi a portare a temine questa lettura e, oltre alla bellissima copertina, e alle primissime pagine (dove ancora nutrivo la speranza che potesse scaturirne qualcosa di buono), non riesco a promuovere null'altro.
Voglio comunque premiare lo sforzo di aver scritto una storia complessa di quasi 600 pagine, ma anche questo, ahimè, anziché essere un punto di forza, si è rivelato l'ennesimo scoglio in cui tutte le mie buone intenzioni sono andate ad infrangersi... immaginate di dover leggere e finire un libro che non vi sta piacendo per niente e che, perdi più, vi appare (e lo è davvero!) infinito 😓
Il tipico caso in cui mettere meno carne a fuoco, meno dialoghi, meno vicende, avrebbe giovato al libro stesso e al lettore. 
Il detto "less is more" qui è più vero che mai.
Ora pensate se ho la minima voglia/intenzione di leggere i seguiti per sapere come andrà a finire la storia... no grazie!

il mio voto per questo libro

martedì 7 giugno 2022

Recensione: “Manuale per signorine in cerca di un marito (ricco)” di Sophie Irwin

Salve a tutti avventori!
Con grande piacere partecipo al Review Party del libro "Manuale per signorine in cerca di un marito (ricco)" di Sophie Irwin.
Di seguito la mia recensione e, se volete conoscere anche il parere delle mie colleghe, vi invito a leggere anche tutte le loro.



Titolo: Manuale per signorine in cerca di un marito (ricco)
Autore: Sophie Irwin
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 7 giugno 2022 
Pagine: 312
Prezzo: 20,00 €


Trama:
Kitty Talbot ha bisogno di una fortuna. O meglio, ha bisogno di un marito che possieda una fortuna. È il 1818, dopotutto, e solo gli uomini hanno il privilegio di poter accumulare ricchezze. Abbandonata dal fidanzato tre mesi prima del matrimonio, senza soldi per pagare i debiti di gioco di suo padre, è destinata, con le sue quattro sorelle, a una rovina sicura. Ma Kitty non si è mai tirata indietro di fronte alle sfide e decide di affrontare il campo di battaglia più pericoloso di tutti: la Stagione londinese, il periodo dell'anno in cui avviene il debutto in società. Sa bene che il rischio fa parte del gioco ed è assolutamente risoluta a trovare uno scapolo ricco per salvare la famiglia Talbot dalla miseria. Ha solo dodici settimane di tempo e deve usare ogni grammo di astuzia e ingegno che possiede. L'unica cosa che non prevede è Lord Radcliffe. Da vero uomo di mondo, Radcliffe vede Kitty per la cacciatrice di fortune che è in realtà, ed è determinato a mandare all'aria i suoi piani a tutti i costi. Ma il destino ha altri progetti.

Recensione:
Cosa sarebbe successo se, uno dei grandi classici Austeniani tanto amati e apprezzati dai lettori, avesse avuto come protagonista un’arrampicatrice sociale in cerca esclusivamente di un buon matrimonio, anziché “un’eroina” dai saldi principi e dalla solida morale?
È questo che pare chiedersi Sophie Irwin nello scrivere “Manuale per signorine in cerca di un marito (ricco)”.
La sua protagonista Kitty Talbot, maggiore di cinque sorelle, viene improvvisamente a trovarsi con il peso della famiglia tutto concentrato sulle sue gracili spalle.
I genitori sono morti di tifo a poca distanza l'uno dall'altra, lasciando alla ragazza e alle sue sorelle solo un cottage in rovina nel Dorsetshire, e una valanga di debiti.
È il 1818 e per le ragazze c'è ben poca scelta: o contraggono un buon matrimonio o finiscono a fare le governanti o, nel caso abbiano studiato, le istitutrici per pochi soldi, troppo pochi per consentire a Kitty di salvare Netley Cottage e assicurare dei buoni matrimoni alle quattro sorelle.
Tutto sarebbe risolto nel migliore dei modi per la maggiore delle sorelle Talbot, se non che, senza motivo apparente e senza alcun preavviso, Mr Charles Linfield, ricco vicino di casa e suo promesso sposo, rompe il fidanzamento con lei, lasciandola nella più completa indignazione.
Dopo un primo momento di panico e disperazione, il da farsi è assolutamente chiaro per Kitty. Non c'è un minuto da perdere! Deve al più presto trasferirsi a Londra, nella grande città ci saranno sicuramente maggiori occasioni per far capitolare ai suoi piedi un ricco rampollo e fidanzarsi prima che gli usurai giungano a Netley Cottage a riscuotere i loro crediti.
A Londra Kitty e sua sorella Cecily verranno ospitate dall'eccentrica zia Dorothy che le introdurrà nel giro delle sue amicizie, tra feste, ricevimenti, balli e serate a teatro, non ci vorrà poi molto prima che l'astuta Kitty metta gli occhi su Mr Archibald de Lacy, uno dei giovani ereditieri più ricchi che Londra ha da offrire.
Ma ovviamente non tutto andrà liscio come l'olio e la ragazza dovrà vedersela prima con Lady Radcliffe, una madre molto sospettosa e difficile da conquistare e poi con Mr Radcliffe, il fratello maggiore di Archie, un ex soldato, ritiratosi alla vita di campagna dopo la guerra, molto bello, affascinate, intelligente e, purtroppo per Kitty, molto determinato nello smascherare il piano di quella che crede essere, a tutti gli effetti (e non sbagliando), un'avida manipolatrice a caccia di dote.

Manuale per signorine in cerca di un marito (ricco) - al contrario di ciò che io stessa avevo potuto immaginare - si è rivelato un romanzo fresco e divertente, con una protagonista vivace, intelligente e molto astuta.
Furba, ma non in modo cattivo, perché pur volendo perseguire il suo scopo lo fa restando sempre schietta, sincera e abbastanza onesta con gli altri e con se stessa.
Non finge mai di essere quella che non è o avere ricchezze di cui non dispone.
Kitty è una donna moderna, estranea alle ipocrisie e al bigottismo delle classiche protagoniste Austeniane, ed estranea alle stesse ipocrisie della società di quei tempi, secondo cui i matrimoni vantaggiosi erano di prassi, e perciò non condannati da nessuno, ma solo se avvenivano tra ricchi e se avvantaggiavano, in qualche modo, entrambe le parti.
Altrimenti, se una donna cercava di migliorare la sua condizione economica e sociale, veniva subito etichettata come diabolica arrivista, quando l'arrivismo, da che mondo e mondo, ha sempre regolato tutti i rapporti, gli scambi e gli incontri nell'alta società.

Kitty Talbot è una protagonista anti convenzionale e anti conformista, che mette in luce l'ipocrisia e la viziosità di un sistema, un sistema che tende a mettersi sul piedistallo e giudicare chiunque dall'alto di una morale che sicuramente non gli appartiene.

Per quanto riguarda la storia in sé mentirei se dicessi che tutto non sia assolutamente prevedibile.
Già dalla prima volta in cui viene nominato il maggiore dei Radcliffe ho intuito (azzeccandoci in pieno) come si sarebbe evoluta tutta la vicenda.
Si può senza dubbio definire una versione meno antiquata e più divertente e spiritosa di Orgoglio e pregiudizio, con due protagonisti più smaliziati e schietti, che si conoscono a poco a poco e scoprono, man mano, di non essere poi così diversi, di essersi giudicati frettolosamente e di volere entrambi solo il meglio per le persone che amano.

Lo consiglio nel caso cerchiate una lettura piacevole, divertente e leggera, che vi riporti al fascino dei classici inglesi.

Ringrazio la Mondadori per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro


giovedì 25 novembre 2021

Review Party - Recensione: "Nightbooks. Racconti di Paura" di J.A. White

Titolo: Nightbooks. Racconti di Paura
Autore: J.A. White
Editore: DeAgostini
Data di pubblicazione: 21 settembre 2021
Pagine: 272
Prezzo: 15,10 € 


Trama:
È notte, ma Alex non dorme. La sua passione per tutto ciò che è sinistro e misterioso lo induce a lasciare la sicurezza della sua camera e scendere nel seminterrato del palazzo in cui vive. È determinato a disfarsi dei quaderni su cui ha scritto le sue migliori storie di paura, che però lo fanno sembrare strambo agli occhi di tutti. 
All'improvviso l'ascensore si blocca, delle urla arrivano da dietro la porta dell'appartamento 4E. 
Grida raccapriccianti, impaurite. Strepiti stranamente famigliari... Ad Alex sembra di riconoscere le battute del suo film dell'orrore preferito. Chi lo sta guardando? 
Ed è davvero profumo di torta di zucca quello che si sente uscire dalla casa? Alex non resiste, si avvicina. Ma non appena incrocia lo sguardo di Natacha, la bellissima donna che lo invita a entrare, capisce che qualcosa non va... 
Troppo tardi. La porta si richiude alle sue spalle, Natacha sorride con tutti i denti. È una strega. È affamata. E il suo cibo... sono i racconti del terrore. Per sopravvivere, Alex sarà costretto a usare tutte le proprie doti di scrittore e a trasformare anche i suoi più spaventosi incubi in appassionanti storie di paura. 
Ma cosa succederà quando avrà dato fondo a tutta la sua immaginazione?

Recensione:
Immaginate un ragazzino con una grande passione per le storie dell’orrore, una passione così grande che addirittura lo porta a scriverle su carta, a tenere interi quaderni - i quaderni degli incubi - in cui tiene conservati tutti i racconti spaventosi, tenebrosi e sinistri ideati negli anni.
Be’ immaginate questo stesso ragazzino che un bel - ma probabilmente dovrei dire un triste - giorno decide improvvisamente di sbarazzarsi di quei quaderni, di quelle storie che tanto ama, per “cambiare vita”, uniformandosi ai suoi compagni di classe che, anziché passare il loro tempo a leggere/vedere/scrivere di orrori, praticano sport, vanno alle partite, alle feste... e fanno le tipiche cose da ragazzini “normali”.
E immaginate ancora lui, questo sconsolato ragazzino che, sempre in quella triste notte, proprio per sbarazzarsi di quei quaderni, viene intrappolato in una terribile storia dell’orrore che avrebbe in sé tutti gli elementi per tenerlo entusiasta incollato alle pagine... se solo di trattasse di un libro.
Alexander Mosher, per tutti Alex, così si chiama quel ragazzino, scoprirà a sue spese che le storie horror non sono poi così divertenti quando le si vive in prima persona, e questa fa davvero paura:

- Un appartamento che, grazie ad un misterioso maleficio, cela il potere di attirare a sé sfortunati malcapitati adescandoli con i loro desideri.
- Una strega malvagia e senza scrupoli che sembra avere tutto sotto controllo, compresi i suoi prigionieri.
- Nessuna via d’uscita.

O almeno così gli sembrerà da principio.
Se inizialmente quell'appartamento al quarto piano appaia come una cella inoppugnabile, una normale casa, non diversa dalla sua, ma sprovvista di porte e finestre e qualsiasi altra via di fuga, successivamente mostrerà lati nascosti, impensabili, magici, e sorprese inaspettate.
Prima fra tutte Yasmin la sua coinquilina, prigioniera anch'essa di Natacha - la terribile strega - da molto prima di lui.
Sarà proprio la ragazzina a svelare ad Alex alcuni segreti di quell'appartamento, che apparirà, via via, molto meno comune di quanto si possa immaginare, rivelando stanze decisamente inusuali... biblioteche a mille piani, giardini botanici magici, e chissà cos'altro.

Ma Natacha non ha certo tempo da perdere con dei ragazzini e se ha tenuto Yasmin e Alex è perché gli servono ad uno scopo... Alex gli occorre per la sua fantasia per le storie dell’orrore che sa creare dal nulla, ma perché questi racconti siano così importanti per lei, lo lascerò scoprire a voi.

Invece posso dirvi che ho trovato questo libro per ragazzi davvero carino, una storia appassionante e coinvolgente con un protagonista a cui ci si affeziona immediatamente.
È simpatico, dolce, insicuro, atipico e buono. Un ragazzino che è bello leggere nelle vesti di eroe di una favola moderna come questa.
Lui impara, nel corso della storia, ad accettare la sua unicità, e a sconfiggere le sue paure e insicurezze e, nel mentre, insegna alla sua compagna di sventure a credere ancora, non solo nell'amicizia, ma anche nella speranza di poter sfuggire dall'incubo in cui è intrappolata ormai da troppo tempo.
Yasmin da parte sua, se in un primo momento può sembrare una ragazzina fredda e diffidente, sotto la superficie dura - scavando neanche troppo a fondo - si trova un cuore che è stato sottoposto a fin troppa sofferenza.
Yasmin, nei suoi anni di prigionia, ha perso tanto, troppo, tanto da non voler più affezionarsi a nessuno. Considera l’affetto e l’amore una debolezza, un’arma che può esserle ritorta contro... e come darle torto?
Poi c’è Lenore, la magica gattina arancione, che il lettore imparerà ad amare pagina dopo pagina. 
Il suo - da brava gattara quale sono - è senza dubbio il mio personaggio preferito, perché, lo dobbiamo ammettere, i personaggi che ci conquistano di più sono quelli che si rivelano diversi (migliori) da come ce li si aspetta inizialmente.
Lo stesso purtroppo non si può dire per Natacha, o meglio, mi è piaciuto il suo personaggio nella sua fredda crudeltà ma, una volta venuta a conoscenza del suo passato, ho trovato le sue scelte e il suo modo di agire profondamente insensati e incoerenti, ma ahimè non posso dirvi di più per non spoilerare troppo.

L’appartamento, infine, in cui i due ragazzini sono prigionieri - apparentemente senza via d’uscita - cela una storia nascosta che si rivela un bel colpo di scena, che piacerà molto agli amanti delle vecchie favole.

Personalmente poi, ho trovato davvero molto carini i racconti horror che Alex narra nella sua personale ora del racconto. Avrei voluto ce ne fossero molti di più.

Per chi non lo sapesse su Netflix è presente il film tratto da questo libro.
La pellicola è veramente molto fedele, le differenze sono davvero minime, praticamente vedendo il film vi sembrerà di leggere il libro, quindi per non rovinarvi la lettura vi consiglio caldamente di leggere prima il libro.

Ringrazio DeAgostini per avermi fornito una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

mercoledì 24 novembre 2021

Review Party - Recensione: “Fairy Oak. Il destino di una fata” di Elisabetta Gnone


Salve avventori!
E' con grande piacere che oggi vi presento il Review Party dell'ultimo libro di Elisabetta Gnone con il quale facciamo un graditissimo ritorno a Fairy Oak, ovvero “Il destino di una fata”.
Eccoci dunque nuovamente nel villaggio della Quercia Fatata, dove passano, ma la magia è rimane sempre immutata ♥

Titolo: Fairy Oak. Il destino di una fata
Autore: Elisabetta Gnone
Illustratore: Claudio Prati, Valeria Turati
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 4 novembre 2021 
Pagine: 288
Prezzo: 16,90 € 


Trama:
Suoni, segreti e inattese verità di una valle e di un villaggio pieni d'incanto.
Una nuova voce, quella dell'autrice, ci racconta la storia di Fairy Oak. Sa molte cose e moltissime ne svela, arricchendo il dipinto che ritrae il popolo della Valle di Verdepiano di dettagli assai curiosi e di nuove, inaspettate sfumature.
Il nuovo romanzo di Elisabetta Gnone rivela tutti i segreti (o quasi) della comunità, buffamente assortita, che convive serenamente nel villaggio della Quercia Fatata.. Per esempio Elisabetta sa quando Grisam Burdock s'innamorò di Pervinca Periwinkle – il momento esatto – e quando il cuore del giovane inventore Jim Burium diede il primo balzo per la sorella di Pervinca, Vaniglia.
Sa cosa pensò la fata Felì la prima volta che vide dall'alto il piccolo villaggio affacciato sul mare ed è soprattutto di lei che vi narra, del primo e dell'ultimo anno che Sefeliceleisaràdircelovorrà passò a Fairy Oak, e di quei pochi istanti in cui si compie il destino di una fata. Un destino comune a molti, come scoprirete...

Recensione:
Tornare a Fairy Oak è sempre un po’ come tornare a casa. Ritrovare gli amici di una vita, riabbracciarli, scoprire di loro altri piccoli segreti, diventare quindi ancora più intimi, gioire delle loro conquiste e soffrire per i loro dolori.
In otto libri siamo sempre stati abituati a sentire i racconti del villaggio della Quercia Fatata dalla bocca della piccola fata Felì.
Nella trilogia principale ci ha raccontato i fatti così, mentre accadevano, con tutto il pathos e l’incertezza della battaglia con l’antico nemico.
Ne “I quattro misteri” è sempre la fatina che, una volta tornata nel Regno delle Rugiade d’Argento, assediata dalle domande incalzanti e curiose delle sue compagne e amiche Fate, torna a narrare alcuni aneddoti (i misteri appunto) del villaggio. 
Storie e fatti di cui eravamo all'oscuro e che ci aiutano a definire i contorni di molte delle personalità che abbiamo imparato ad amare a Fairy Oak.
Ne “La storia perduta”, poi, un bel balzo nel tempo ci porta nel futuro delle gemelle che sono ormai donne adulte, ed è ancora Felì che fa un tuffo nei ricordi e ci narra gli eventi di quello che, per gli abitanti della Valle, passò alla storia come “L’anno della balena”.
Questa volta però ne “Il destino di una fata” è Elisabetta Gnone la voce narrante, lei, occhio che tutto vede, mente che tutto sa e conosce, a raccontarci i più intimi segreti degli abitanti della Valle,  aneddoti e situazioni che i suoi personaggi, altrimenti, non potrebbero conoscere.

Così eccola pronta a rivelarci vari, piccoli, momenti importanti per noi che abbiamo imparato ad amare l’universo magico che è Fairy Oak, come ad esempio, il lungo e impervio viaggio che condusse la piccola fata Tata Sefeliceleisaràdircelovorrà al villaggio, e cosa pensò vedendolo così placido e incantevole dall’alto; come si imbatté in Quercia, e il conseguente spavento che si prese sentendola salutare con il suo vocione, al suono di “SAAAAAALVEEEE FAAAAATINAAAAAAA”, e come, a causa di quello spavento, finì lunga distesa contro la finestra della bottega di Primula Pull.
Cosa Tomelilla pensò vedendo, per la prima volta, la Fata (un po' stordita XD ma sempre splendente) e il numero esatto degli starnuti che la povera fatina fece, entrando in casa Periwinkle.
E poi ancora a raccontarci i primi giorni al villaggio, nella trepidante attesa della nascita dei gemelli, o delle gemelle?
Le scommesse, la lunga notte in cui tutta Fairy Oak si piantò sotto casa di Cicero e Dalia aspettando buone nuove.
Le prime lezioni di magia, le amicizie, i primi amori, le prime delusioni.
E poi, con un balzo in avanti di 15 anni, eccoci anche ad ascoltare il racconto che mai avremmo voluto sentire.
L’ultimo anno di Felì a Verdepiano, la sua ultima estate al villaggio, gli addii silenziosi, le lacrime sommesse, le bambine che piano piano crescono, e si allontanano dalla loro Fata Tata, e lei, che a poco a poco, senza farsi notare, le lascia andare. Sbiadisce timidamente nella loro vita, e poi parte senza un vero e proprio addio.
Questo è il destino di una fata, e leggerlo è stato una vera stretta al cuore.
Non nego di aver chiuso questo capitolo con le lacrime agli occhi (non è vero, stavo letteralmente singhiozzando, Little Pigo può confermare).
Ho amato questo libro nonostante la profonda malinconia che mi ha lasciato.
Come “La storia perduta” - e nonostante questi siano stati due dei miei libri preferiti della serie - non posso negare che un velo di tristezza mi abbia accompagnato per tutta la lettura.
La verità è che non vorrei mai dire addio a Fairy Oak, e che non sono mai stanca di saperne di più. E per quanto la Gnone potrà dircene, le cose raccontate saranno sempre troppo poche.
Poca Shirley, poco Scricciolo, poca Flox! Dov’è finita Pampuria? Perché così poche parti dedicate al Capitano? Perché non raccontarci più episodi delle gemelle bambine?
Perché così pochi aneddoti?
Mai nulla sarà abbastanza.

Temo per Elisabetta Gnone che i fan della serie non smetteranno mai di chiederle, ancora e ancora, storie a riguardo e spero che lei abbia voglia di tornare ad accontentarci.
Personalmente, però, la prossima volta vorrei leggere qualcosa che non porti con sé il costante, onnipresente e opprimente ricordo dell’addio.
Ci sono anni da raccontare prima che le bimbe scoprano la magia, e se quelli possono sembrare noiosi, ce ne sono ancora tanti che passano dalla sconfitta del Terribile 21 a quella del tanto doloroso addio.
Vorrei leggere davvero, per una volta, una vera storia fatta di pura spensieratezza, e non qualcosa che mi faccia stare con il magone tutto il tempo, a leggere della morte di un dato personaggio o di una data fata, di un particolare addio, o di quello che attende i componenti della banda nel loro futuro, il lavoro che faranno, chi diventeranno, ecc...
Perché? Perché devo saperlo?
Io li vorrei eterni bambini, vorrei leggere delle loro avventure e scorribande nel presente, senza l’opprimente ombra del futuro alle spalle.
Perché Fairy Oak, per me, dovrebbe essere gioia e spensieratezza, risate, giornate felici al sole, sulla spiaggia, o al calore del camino a mangiare crêpes, con Felì e Fidiven, il Capitano, i coniugi McDale... tutti insieme, per sempre ❤️

il mio voto per questo libro


mercoledì 1 settembre 2021

Review Party - Recensione: "Città di spettri" di Victoria Schwab

Salve avventori!
Oggi sono contentissima di partecipare con questa recensione  al Review Party del capitolo iniziale  della trilogia di Victoria Schwab, con protagonista Cassidy Blake.
Di seguito troverete la mia opinione del primo capitolo della trilogia, ovvero "Città di spettri", per conoscere invece quella delle mie colleghe, vi invito a seguire i blog di tutte le partecipanti al Review Party. Trovate gli altri appuntamenti a fine post.



Titolo: Città di spettri
Titolo originale: City of Ghosts
Autore: Victoria Schwab
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 31 agosto 2021
Pagine: 320
Prezzo: 15,00 € 


Trama:
Da quando Cass è quasi annegata è in grado di attraversare il Velo che separa i vivi dai morti e accedere al mondo degli spiriti. Persino il suo migliore amico è un fantasma.
Insomma, la faccenda è già piuttosto strana. Ma sta per farsi ancora più strana.
Quando i suoi genitori vengono ingaggiati per girare un programma televisivo dedicato alle città infestate, tutta la famiglia si trasferisce a Edimburgo, in Scozia.
Qui i cimiteri, i castelli e i vicoli sotterranei pullulano di fantasmi irrequieti.
E quando Cass incontra un’altra ragazza che condivide il suo stesso “dono”, si accorge di avere ancora molto da imparare sul Velo, e su se stessa...

Recensione:
"Guarda e ascolta
Osserva e capisci
Questo è ciò che sei."

E Cassidy Blake cos’è?
Non lo sa più dal giorno dell’incidente, non con esattezza.
Un piede nell'inverno e uno nella primavera.
Uno nella vita e uno nella morte.
Da quando è quasi annegata, nel fiume ghiacciato in cui è precipitata con la bici, la sua vita è cambiata, e non come cambierebbe la vita di chiunque si trovasse ad un passo dalla morte, ma nel vero senso della parola.
Cass ora vede il mondo in modo diverso, i suoi sensi si sono forse affinati, fatto sta che adesso riesce a percepire ciò che all'occhio umano è nascosto.
Una realtà parallela che si muove nello stesso spazio, ma in un’altra dimensione, oltre un velo che lei sola riesce ad attraversare.
E oltre quel velo ci sono gli spiriti che richiedono famelicamente la sua attenzione, la attraggono e la richiamano inconsapevolmente.
Spettri in eterna attesa, ma in attesa di cosa, Cass ancora non lo sa.
Sa però che non può resistere a quel richiamo, a quel taptaptap che le suona nelle orecchie, le bussa sulla spalla e la spinge ad attraversare il velo, accompagnata dalla sua inseparabile macchina fotografica e da Jacob, il suo migliore amico che solo lei è in grado di vedere.
Esatto, un altro fantasma!
È stato Jacob a salvarla dalle grinfie del fiume gelato.
Grazie a lui, lei è tornata alla vita, e da allora i loro destini sono intrecciati, indivisibili dentro e fuori dal velo.

Così, da essere un’adolescente qualunque appassionata di Harry Potter e fumetti, improvvisamente Cassidy si ritrova ad essere sopravvissuta alla morte, con un amico fantasma che la segue quasi ovunque, e un potere di cui ancora non sa esattamente cosa farsene.

In questo primo capitolo di questa appassionante trilogia scritta da Victoria Schwab e dedicata al mondo degli spettri, Cass inizia a comprendere che il suo dono ha uno scopo ben preciso, e a capire come utilizzarlo.

Come una guida turistica, in compagnia della sua Cass, la Schwab ci porta alla scoperta di una Edimburgo incantata, misteriosa e spettrale, con i suoi castelli, le segrete, le prigioni, i cimiteri infestati, le storie e le leggende.
Se il “potere” della sua protagonista non è certo tra i più originali (cosa volete possa fare una persona che “vede la gente morta” [cit.] se non aiutarla a passare oltre), il modo in cui ci viene racconta la sua avventura è davvero molto carino.
Ho trovato originale l’espediente del viaggio, il fatto che entrambi i genitori lavorino nel paranormale, e la “scusa” del documentario girato tra le città più infestate del mondo, per portarci in giro con sé.

Il soggiorno ad Edimburgo è stato ricco di cultura, storie di infestazioni, misteriosi intrighi, inquietanti superstizioni, azione e pericoli mortali.
Un itinerario tutto fuorché noioso.

Il risultato ottenuto è che adesso sono molto curiosa di conoscere quale sarà la prossima destinazione del nostro viaggio e, ovviamente, voglio scoprire cosa succederà ancora a Cass e Jacob.
In quali disavventure li troveremo ancora coinvolti? Quali nuovi pericoli dovranno affrontare? E, soprattutto, riusciremo a scoprire qualcosa di più sulla figura di Jacob?
Il fantasma, infatti, è il personaggio più enigmatico del libro, ancora non conosciamo quasi niente di lui, e la stessa Cass - pur considerandolo il suo miglior amico - non sa molto di più.
Lui quando e come è morto? Come mai è riuscito a salvarla? Perché si trovava fuori dal velo?
Insomma molti interrogativi attendono risposta... non ci resta che attendere il seguito, io intanto ho messo una grossa X su tutti i posti in cui Cass è stata ad Edimburgo, voglio assolutamente visitarli anch'io!
E quando un libro ti fa desiderare di programmare un viaggio letterario, non può che essere un buon libro.

Recensione capitoli successivi:

Ringrazio Mondadori per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro



giovedì 24 dicembre 2020

Review Party - Recensione: "Canto di Natale" di Charles Dickens

In occasione del Review Party dedicato a questa nuova meravigliosa edizione del grande classico "Canto di Natale" di Charles Dickens, illustrata da Iacopo Bruno, ho avuto modo di rileggere questa storia natalizia e rivalutarla con occhi nuovi.
Per conoscere le opinioni delle altre ragazze che, con me, partecipano all'iniziativa, vi invito a passare dai loro blog. Li trovate citati nel banner qui sotto.
Intanto qui trovate la mia recensione :)



Titolo: Canto di Natale
Autore: Charles Dickens
Illustrazioni: Iacopo Bruno
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 24 novembre 2020
Pagine: 111
Prezzo: 20,00 €


Trama:
Tintinnare di monete e frusciare di banconote: solo a questo pensa il vecchio e avaro Ebenezer Scrooge. Ma tutto cambia nella magica e spaventosa notte di Natale quando Scrooge riceve la visita di tre spiriti che lo costringono ad aprire finalmente gli occhi. E il cuore. La più celebre storia di Natale, toccante parabola fantastica di Charles Dickens, in un volume illustrato da Iacopo Bruno.

Recensione:
Come molti di voi, immagino, ho conosciuto la storia narrata ne il “Canto di Natale” di Dickens dal cartone animato Disney, che vede un avaro e insensibile Ebenezer Scrooge interpretato da Zio Paperone, il suo dipendente Bob Cratchit da Topolino, e l’ex socio in affari Jacob Marley, interpretato da Pippo. 
Adoravo, e ancora oggi adoro, quei venti minuti di animazione che sanno trasportare nell'atmosfera natalizia, emozionare, affascinare, ed esprimere tutto il senso della storia di Dickens.
Quando qualche anno fa mi sono finalmente decisa a leggere il grande classico di Natale, ne sono rimasta delusa. Avevo, in quell'occasione, scelto probabilmente un’edizione obsoleta, scritta con un linguaggio forse troppo antiquato, e l’ho trovata fredda, noiosa e, mi duole dirlo, per nulla emozionante.
Leggerlo, in quell'occasione, era stato come tornare, dopo tanti anni, in un posto che avevo tanto amato da bambina, e scoprirlo inaspettatamente molto diverso da come lo ricordavo... più piccolo, più triste, meno colorato, meno incantevole e grandioso.

Questa nuova, bellissima, edizione illustrata da Iacopo Bruno mi ha fatto capire quanto la scelta del linguaggio e della traduzione sia fondamentale per fare breccia nel cuore del lettore.
Non so dirvi con esattezza in cosa consistessero le differenze, fatto sta che per me è stato come leggere un libro nuovo, coinvolgente e fresco. Far ritorno in quel luogo che avevo amato da piccola e ritrovarlo esattamente come lo ricordavo.
E sono contentissima di aver potuto rivalutare questo classico senza tempo, ma anche molto sorpresa perché non mi aspettavo di cambiare così drasticamente la mia opinione a riguardo.
Questa volta lo spirito del Natale l’ho percepito in tutta la sua serena dolcezza.

Non serve che mi dilunghi nel raccontarvi la storia del vecchio e avaro Ebenezer Scrooge che nella notte di Natale viene visitato da quattro spettri che lo porteranno alla conversione e ad un totale cambiamento di rotta, sono sicura che la conosciate tutti, ma ci tengo a dire quanto in questa rilettura la metamorfosi del personaggio mi sia parsa sincera e sentita, forse esagerata e improvvisa, ma non forzata da secondi fini.

Scrooge muta man mano che riscopre se stesso, ciò che ha perduto, ciò che sta perdendo e ciò che potrebbe perdere ancora.
Ogni no, ogni rifiuto gli è costato caro, gli è costato il cuore, le emozioni e l’anima che, ormai da tempo, non riesce più a trovare calore e conforto in nulla.
Dickens si serve dei tre spiriti, quello del passato, quello del presente, e quello del futuro, per riportare Scrooge alla vita, e non esserne solo un severo osservatore.
E noi assistiamo lentamente alla sua trasformazione: Ebenezer ricorda la sua infanzia, la solitudine delle giornate passate immerso nei libri, immaginando mille emozionanti avventure, la dolcezza della sua sorellina, il calore di un abbraccio, e la gentilezza di un datore di lavoro allegro e gentile. Inizia a rendersi conto di quanto ha sbagliato e perseverato nel corso di gran parte sua esistenza, di essersi comportato in modo molto ingiusto nei confronti del suo dipendente Bob Cratchit; e a poco a poco riscopre le piccole dolci piacevolezze della vita: i profumi e gli odori di una tavola imbandita e la gioia di condividere un pranzo insieme a chi si ama; si confronta infine con la miseria e la povertà che ha sempre disprezzato e ignorato, rendendosi conto di essere egli stesso parte di quella disgrazia.

Ecco! Che vapore! Il pudding era fuori dalla pentola. Un odore come di giorno di bucato! Quello era il telo in cui era stato avvolto. Un odore come di un ristorante e di una pasticceria vicina, con una lavanderia accanto! 
Ecco cos'era il pudding. 
In mezzo minuto Mrs. Cratchit fece ritorno, tutta rossa in volto ma con un sorriso fiero, assieme al pudding: pareva una palla da cannone maculata tanto era duro e sodo, fiammeggiante, intriso di brandy acceso, e decorato con un rametto di agrifoglio di Natale piantato in cima! 
«Oh che pudding meraviglioso!»

“Dalle pieghe della veste sfilò fece due bambini; disperati, brutti, spaventosi, orribili, miserabili. Si inginocchiarono ai suoi piedi e si aggrapparono alla stoffa. 
«Guarda, uomo! Guarda qui. Guarda, guarda quaggiù» esclamò il Fantasma.
Erano un bambino e una bambina. Lividi, scarni, laceri, cupi, feroci ma anche prostrati nella loro umiltà. Dove la grazia dell’infanzia avrebbe dovuto riempire i loro tratti, e dipingerli con i colori più freschi, una mano secca e raggrinzita come quella della vecchiaia li aveva afferrati, distorti, e ridotti a brandelli. 


«Spirito! Sono vostri figli?» Scrooge non riuscì a dire altro. 
«Sono i figli dell’uomo» disse lo Spirito guardandoli. E si aggrappano a me, chiedendo che li salvi dai loro padri. Questo bambino è l’Ignoranza. Questa bambina è il Bisogno. Guardati da entrambi, e da tutti quelli della loro stirpe, ma soprattutto guardati da questa bambina, perché sulla sua fronte vedo scritta la Condanna, a meno che la parola non venga cancellata. Negalo!» gridò lo Spirito tendendo la mano verso la città, «Calunnia coloro che lo dicono! Ammettilo per i tuoi scopi faziosi, e peggiora le cose! E aspetta la fine!» 
«Non hanno un rifugio o qualche possibilità ?» 
«Non ci sono le prigioni?» disse lo Spirito, rivolgendosi a lui per l’ultima con le sue stesse parole. «Non ci sono gli ospizi?»”

Il senso di colpa, la consapevolezza di aver sbagliato tutto, la paura di non avere più tempo per rimediare agli errori e per redimersi, tutto questo è estremamente potente e sentito, così com’è intenso ed entusiastico il ritorno alla vita, la consapevolezza di avere ancora tempo per cambiare rotta e salvare non solo la sua vita, ma anche quella dei Cratchit, di Mini Tim e di tutte le persone che incontrerà e a cui, da quel momento in poi, sarà felice di fare del bene.

Questa non è solo una storia di Natale, in cui un uomo avaro sceglie di cambiare il proprio destino, ma è anche un romanzo di denuncia sociale contro lo sfruttamento minorile, il degrado e l’abbandono dei più poveri.
Una favola commovente e toccate che rivive in questa splendida edizione illustrata, e che assolutamente non può mancare di essere letta in questi giorni di festa.

Curiosità:
È stato il personaggio di Ebenezer Scrooge ad ispirare il Paperon de’ Paperoni disneyano, il cui nome da principio era Uncle Scrooge.

Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro