martedì 13 novembre 2018

Recensione: "Sal" di Mick Kitson

Titolo: Sal
Autore: Mick Kitson
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 25 settembre 2018
Pagine: 240
Prezzo: 18,50 € (cartaceo)


Trama:
Nell'ultimo anno, Sal ha imparato molte cose. Sa come accendere un fuoco, scuoiare un coniglio, costruire un arco. Sa come proteggere la sorellina Pepa da quello che il mondo ha fatto a lei.
Sal ha pensato a tutto. Il coltello da caccia e gli scarponcini li ha comprati su Amazon con le carte di credito rubate. Ha preparato il kit del pronto soccorso, studiato le mappe delle foreste scozzesi e passato ore a guardare corsi di sopravvivenza su YouTube. Adesso è pronta.
Sal ha tredici anni, sua sorella Pepa solo dieci: due bambine che del mondo sanno già troppo. La mattina in cui scappano di casa si lasciano alle spalle una madre alcolizzata, un patrigno violento e un omicidio. Fuggono dalla brutalità quotidiana per trovare quiete e rifugio nei boschi, dove vivono in una capanna e si nutrono di tutto quello che riescono a cacciare. Perché Sal è in grado di sopravvivere in condizioni estreme, ma non ha idea di come vivere una vita normale.

Recensione:
Due sorelle costrette a crescere troppo in fretta e ad affrontare ciò che non si dovrebbe mai provare sulla propria pelle. Una ragazzina che non trova altra soluzione al suo dramma che fuggire via, lontano, dove nessuno la possa rintracciare.
Una storia intensa, cruda, che non lesina particolari agghiaccianti e che proprio per questo colpisce nel profondo. Un racconto vero, che parla dei dolori delle persone comuni di cui si legge talvolta sui giornali ma a cui non si presta mai molta attenzione. Perché Sal è una ragazzina persa, ma soprattutto una vittima silenziosa come tante che, dopo un'interminabile sofferenza, decide di tramutare la vergogna in forza, la rassegnazione in istinto di conservazione.
Sal sceglie di vivere, di ricominciare da zero, di salvare la sorellina dal suo stesso atroce destino. Pianifica tutto, la fuga e la sopravvivenza nel bosco. Lì si prende cura della piccola Pepa: le dà da mangiare, le insegna a pescare, la copre bene quando scende l'umidità ed il freddo, la protegge da chiunque le possa fare del male. D'altro canto, anche la bimba tutta chiacchiere ed entusiasmo, non fa che spegnere la malinconia e la continua apprensione della maggiore, con la sua spensieratezza e l'indistruttibile allegria.
Pepa e Sal sono molto diverse, due poli opposti oserei dire, eppure nessuna delle due potrebbe sopravvivere senza l'altra. In ogni pagina, indipendentemente dagli eventi descritti, si respira un intenso sentimento d'affetto, un legame indissolubile che non può essere spezzato.
Come avrete intuito, quella dipinta dall'autore è una storia straziante, che tocca argomenti importanti come la violenza sessuale, l'alcolismo o la delinquenza minorile, in modo diretto, senza filtri, senza attenuanti. Ma è soprattutto un inno alla vita, la celebrazione dell'amore tra sorelle ma anche di quello tra uomo e natura.
Scritto con un linguaggio semplice ma mai banale, il libro, anche grazie alla prosa super dettagliata, coinvolge dalla prima all'ultima pagina, rendendo partecipe il lettore e facendolo sentire parte attiva negli eventi.
Tutta la permanenza nei boschi è un tripudio di emozioni, un ripercorrere di piccoli ma significativi momenti come può essere una serata davanti al fuoco, un tramonto sulla montagna, il silenzio della neve, una corsa nel bosco, un incontro inatteso.

Adesso il sole era alto e splendeva attraverso gli alberi e il vapore si sollevava dalla legna in piccole volute bianche. C'era uno scintillio di brina sul bordo di foglie e rametti e il vento era calato e così il fumo saliva dritto fra gli alberi. C'era silenzio, solo il fuoco faceva shhh. Poi ho sentito gli uccelli e il gracchiare delle cornacchie. Nient'altro. 
Niente frastuono dalla strada o traffico o ruote. Niente tonfi o squilli. Niente tv. Nessuno che gridava.

Sal ci descrive per filo e per segno le sue giornate, le tecniche apprese ed il modo in cui le mette in pratica sul posto: la sveglia all'alba, la ricerca spasmodica del cibo, la costruzione della capanna e del caldo focolare e altro ancora. Ci fa fare un corso intensivo di sopravvivenza, e ci teletrasporta accanto a lei, sulla Magna Bra, in uno degli angoli più remoti e selvaggi della Scozia.
Ma non solo. La ragazzina ci guida nel suo cuore, rivelandoci le emozioni più profonde, la sofferenza del passato, la paura che qualcuno ponga fine al nuovo presente, la speranza di un futuro finalmente felice.
Leggere questo libro è come fare un viaggio dentro e fuori di noi, un ritorno alle origini, alle cose semplici e vere, all'importanza di scegliere il proprio destino, e di trovare la forza di cambiarlo.

Considerazioni:
"Sal" è un libro che parla di dolore ma soprattutto di rinascita, del potere che ha la natura di concedere una seconda possibilità alle sue creature sofferenti, di risanare le ferite aperte, di offrire il perdono ai cuori martoriati. 
Mick Kitson ha costruito una storia toccante e commovente, con delle protagoniste ben caratterizzate, piene di vita e di sfumature, a cui non ci si può non affezionare. 
Ho amato ogni singola pagina di questo libro. Più scorrevano le giornate nel bosco, più cresceva in me la voglia di fare i bagagli e catapultarmi in qualche metà sperduta.
Beh, non temete, l'idea di dover cacciare per sopravvivere, mi ha spinto a desistere!
Fatto sta che ho centellinato i capitoli proprio per prolungare la lettura il più a lungo possibile e non essere costretta a dire addio a questa affascinante ambientazione e ai suoi eccezionali personaggi.
E parlando proprio dei protagonisti, non posso che dirvi che ho adorato la forza di Sal, il suo essere pronta ad ogni evenienza, la capacità di non temporeggiare mai, nemmeno di fronte alla più grande delle sfide. Ho simpatizzato tutto il tempo per lei, la coraggiosa ragazzina che, nonostante la scorza dura, non fa che prodigarsi per la sorellina, la sua unica ragione di vita.
L'amore tra le due sorelle mi ha scosso: la loro voglia di stare insieme, nonostante le avversità, ma anche la paura di essere un giorno costrette ad affrontare il mondo da sole, sono il filo conduttore della grande fuga e dell'intero romanzo.
Naturalmente anche la piccola Pepa mi ha conquistato. Anzi, a dir la verità, se ho rivisto molto di me nello spirito di protezione di Sal, mi sono anche riconosciuta parecchio nella capacità di sdrammatizzare e nell'imperturbabile allegria della minore.
E che dire poi di Ingrid, la vicina di capanna delle due scappate di casa?
Una donna forgiata dalle avversità, con un passato di dolore ed una grande determinazione.
Lei sarà per le nostre amate protagoniste la madre che non hanno mai avuto, l'affetto sincero che hanno sempre desiderato.

Senza neanche accorgermene ho cominciato a piangere. Mi è venuto così all'improvviso ed era la prima volta che frignavo da quando avevo otto anni. Non so perché mi ero messa a piangere, e Pepa ha detto: - Sal... - 
Non singhiozzavo e non tremavo e non facevo nessun suono, mi scendevano solo le lacrime e sentivo nel petto un groppo enorme. Ingrid mi ha passato un braccio attorno alle spalle e Pepa mi ha preso la mano. 
Forse piangevo perché avevo ricevuto un regalo. Non ricordavo l'ultima volta che ne avevo ricevuto uno. Ed era un regalo così meraviglioso, non cioccolato o profumo o trucchi o un'altra cosa stupida. Era un cannocchiale, che è una delle cose migliori che puoi avere se sei una come me.

Le scene di vita quotidiana che vedono al centro le tre figure femminili hanno rappresentato per me il punto più alto del libro, il lieto fine che ci saremmo meritate.
Purtroppo il libro però, puntando sempre su ciò che può essere effettivamente credibile e più o meno veritiero, ci rifila un finale ben più amaro, forse fin troppo.
Tralasciando questo piccolo particolare che mi ha un po' contrariato, e qualche piccola mancanza per ciò che concerne la punteggiatura, non saprei trovare difetti a questo libro.
Forse qualcuno potrebbe trovarlo un po' troppo descrittivo e dettagliato - so che molti non amano le scene estremamente particolareggiate - eppure io ritengo che proprio l'analisi puntuale della vita nei boschi abbia dato un taglio più verosimile a tutta la vicenda e abbia permesso a me, per esempio, di immaginare chiaramente tutto ciò che veniva raccontato e di sentirmi pienamente coinvolta.
Non saprei cos'altro aggiungere se non che una storia come quella di Sal meritava di essere scritta e che merita assolutamente di essere letta.

Ringrazio la casa editrice Einaudi per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

3 commenti:

  1. Ciao, non conoscevo questa storia, ma sembra davvero una bella lettura :-)

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  2. Ciao :-) come già scritto nell'altro post questo libro mi intriga. Certo è un peccato che il finale ti abbia lasciata perplessa, ma se nel complesso il romanzo ti è piaciuto penso che valga la pena leggerlo!

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    Risposte
    1. In realtà il finale non mi ha soddisfatta del tutto perché avrei voluto un risvolto migliore per i personaggi, ma ammetto che quello ideato da Kitson è un finale aspro (come un po' tutto il libro), e quindi perfettamente credibile.

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