giovedì 2 maggio 2019

Recensione: "La voce della pietra" di Silvio Raffo

Titolo: La voce della pietra
Autore: Silvio Raffo
Editore: Elliot
Data di pubblicazione: settembre 2018
Pagine: 160
Prezzo: 16,50 €



Trama:
Nella lugubre solitudine di un’antica dimora di campagna il giovane Jakob, che dalla morte della madre si rifiuta di parlare e affida a un diario i suoi tenebrosi pensieri, ascolta una voce ultraterrena che sussurra arcani messaggi dal grembo della pietra. 
Verena, l’indifesa infermiera sensitiva che arriva alla villa per prendersi cura di lui, orfana anch’essa e donna dal turbolento passato, cade vittima dello stesso incantesimo maligno. 
Che cosa vogliono i morti dai vivi? Qual è la vera misura del loro potere?

Recensione:
Muriel Spark ha detto di questo libro «Un gotico d’avanguardia di intensa potenza visionaria che avrebbe voluto scrivere Edgar Allan Poe».
A dispetto dell'autrice scozzese, non me la sento di parlare a nome del celebre scrittore americano, posso però confessarvi, senza mezzi termini, che mi piacerebbe tanto poter dire di esser stata io l'artefice di un romanzo così avvincente e ben scritto.
Perché? Abbiate un po' di pazienza e lo scoprirete. 
Come si evince dalla trama, la storia - se escludiamo le prime scene dedicate all'infermiera Verena - si svolge interamente in una maestosa villa d'epoca circondata da un muro di pietra e da bellissime statue. Lì vive Jakob assieme a sua zia.
Il ragazzo è sempre stato di indole introversa e poco incline ai contatti sociali. L'unico vero e saldo rapporto lo aveva con la madre, Malvina, un'eterea pianista di salute cagionevole.
Dopo la morte della figura materna, avvenuta l'anno precedente ai fatti raccontati, Jakob sceglie di chiudersi nel silenzio e non proferire parola alcuna.
Tutti i suoi pensieri li affida a dei misteriosi taccuini, su cui annota, giorno per giorno, i messaggi che la pietra desidera comunicargli.
Proprio così. Accostando l'orecchio a precisi punti della cinta muraria, a determinate statue e alla lapide di Malvina, l'adolescente riesce a ricevere alcune rilevanti informazioni e, talvolta, a conoscere e modificare il futuro.
So che detto così può sembrare una cosa alquanto astrusa e surreale, ma vi assicuro che nel libro questa straordinaria dote è descritta con tale naturalezza e con un linguaggio così accattivante (a metà strada tra il metafisico e il filosofico) che non si può fare altro che accettarla come un fatto certo, indubitabile e del tutto regolare.
Jakob ha pertanto un'importante missione da compiere, ovvero raggiungere, mediante l'isolamento e l'assenza di comunicazione, lo status di puro pensiero e la capacità di alterare, a suo favore, la realtà circostante. Purtroppo per lui, l'arrivo di Verena costituirà un enorme ostacolo al suo obiettivo.
La giovane donna, che arriva da una devastante sconfitta in campo medico, non può che vedere nel ragazzo chiuso in se stesso una sfida da vincere assolutamente.
Tra i due quindi si instaura subito un duello senza sconti, che si riflette direttamente nella struttura del libro, articolata in capitoli alternati che danno voce equamente ai due protagonisti.
Da una parte vediamo il ragazzo architettare un piano dopo l'altro per liberarsi una volta per tutte dell'infermiera - da lui soprannominata Serpente - e dall'altra l'agguerrita signorina la quale, dopo aver schivato ogni colpo, persevera nella sua ricerca di un legame.

La presenza del Serpente alla Rocciosa non può e non deve in alcun modo turbarmi. 
L’attaccherò solo in caso di provocazione. Può anche darsi che non ci sarà. Anzi, il mio desiderio è che non ci sia nulla di nulla fra me e il Serpente. 
Devo semplicemente neutralizzarla, non permetterle di entrare in contatto con me. E se ne andrà. 
Così ho scritto. E lo scrivo di nuovo. 
Se ne andrà.

Il ritmo, come immaginerete, si fa sempre più incalzante man mano che si prosegue con la lettura, i personaggi rivelano i loro punti deboli (ma anche gli assi nella manica), e soprattutto il mistero si infittisce, instillando costantemente nuovi dubbi nel lettore.
Ad esempio le voci della pietra sono reali o rappresentano solo una qualche bizzarra elaborazione del lutto?
E chi sono i mandanti di questi messaggi? Cosa vogliono davvero?

Oggi la voce della mia Colomba m’è sembrata triste: era forse il frullare delle ali nel cuore della pietra, come un lievissimo arpeggio intermittente, che ottundeva le parole in un lamento indistinto. 
Il tono del Pastore invece era più deciso, e più esplicito il messaggio: fedele al suo credo pragmatico, mi invitava al lavoro, esortava a concludere il più presto possibile. 
Non penso di deluderlo. Non lo merita.

Jakob, poi, è l'artefice di un piano ingegnoso o solo una pedina inconsapevole di qualcosa di molto pericoloso?
E Verena? Quali sono le sue reali intenzioni?
Queste sono solo alcune delle domande che sorgono spontanee con il procedere delle pagine. Inoltre i personaggi, i due principali ma anche la indecifrabile zia a dire il vero, sono così enigmatici, pieni di segreti e di sfumature, da risultare estremamente affascinanti e ammalianti.
Un ultimo dato, per nulla irrilevante, è la scrittura dell'autore, elaborata e ricercata, capace di rapire, intrigare e lasciare stupefatti. Il libro, grazie allo stile raffinato di Raffo, si presenta indubbiamente come un elaborato di pregevole fattura, che spicca per il suo carattere roboante ma mai inopportuno. Inoltre le parti assegnate a Jakob si distinguono in maniera netta da quelle di Verena, caratterizzandosi per scelte stilistiche differenti: le prime più ampollose, meditabonde, ed invase di segretezza, e le altre ugualmente eleganti, ma più descrittive e meno oscure.
In definitiva non posso che consigliare fortemente questo romanzo che, nonostante le dimensioni ridotte, riesce a dar vita ad una storia accattivante, inquietante e soprattutto originale, a delle figure enigmatiche e profonde, e a dei colpi di scena mozzafiato.

Considerazioni:
"La voce della pietra" è uno di quei libri che ti rapisce già dalle prime pagine. Sin da subito ci si ritrova immersi nel mondo di Jakob, fatto di silenzi, rigide regole e ferree convinzioni, ma anche in quello, ben più comune, di Verena, una giovane infermiera in cerca di un'occupazione.
Le due strade, benché apparentemente lontane, finiscono per incrociarsi, influenzandosi a vicenda. Verena, delusa e smarrita, con l'approdo alla villa ritrova uno scopo, mentre il ragazzo, così chiuso in se stesso, comincia a vacillare di fronte all'ostinazione della donna.
Se in un primo momento quindi la storia appare originale e stravagante - grazie al escamotage della pietra messaggera - più si va avanti, più il tutto diventa inquietante e angosciante.
Jakob è sì un ragazzo introverso e diffidente, ma nel corso della narrazione rivela anche un animo crudele che non ammette ostacoli alla realizzazione del suo piano.
Verena invece suscita già dal principio un certo senso di tenerezza: è facile identificarsi in lei, sia nella fase iniziale di rassegnazione (dovuta all'estenuante ricerca di un lavoro) che nella veste di crocerossina che rivestirà da un certo punto in poi.
Il fronteggiarsi continuo dei due personaggi principali - il lupo cacciatore e l'ignara preda - fa sì che il libro assuma un carattere gotico e nero, e conquisti pagina dopo pagina il lettore, tenendolo incollato fino all'ultimo, con la curiosità e la voglia di sapere come andrà a finire.
Ma se pensate che "La voce della pietra" sia solo un romanzo capace di intrigare, vi sbagliate, perché invece grandi protagonisti sono, a sorpresa, i sentimenti.
Basti prendere ad esempio il ragazzo di ghiaccio che, in ogni sua mossa, anche la più spregevole, è animato in realtà dal grande amore mai sopito per la madre, dal rapporto simbiotico che li univa, dalla speranza di poterla riavere accanto.

Ancora una volta m’è parso di sentire la voce della Colomba: chiamava fioca il mio nome, come quel giorno sulla scarpata, l’ultimo giorno in cui la sua voce e la mia hanno risuonato insieme. 
In verità, noi due comunicavamo anche senza parlare, nelle nostre lunghe passeggiate, o suonando a quattro mani il pianoforte, o immersi nella lettura fino a tarda sera, vicina al camino d’inverno, sotto il portico o il pergolato nella stagione estiva. 
La parola, il silenzio, la musica erano tutte forme di comunicazione ugualmente significanti. 
Quando si parlava, nessuna parola era superflua, ma ciascuna nasceva dall'interno con una sua necessità e saliva a incontrarsi con quella dell’altro per confermare ogni volta l’esistenza del mondo e dell’amore.

Le scene che descrivono l'unione mamma-figlio sono tra le più emozionanti, quelle che ci fanno scoprire un lato inedito di Jakob, ovvero il ragazzino sofferente e smarrito, nascosto dietro la maschera di pietra. Allo stesso modo l'infermiera, nel corso dei capitoli, ci rivelerà i traumi passati e le ragioni che la spingono a tentare l'impossibile.
In definitiva, per quanto tutta la vicenda sia appassionante, sono proprio gli attori in scena, i loro comportamenti, le emozioni e i pensieri a rendere il racconto memorabile.
C'è poi il mistero che fa da padrone in ogni istante. Chi parla per mezzo della pietra?
Devo confessarvi che, considerando la natura ambigua e talvolta divergente dei consigli, verso la fine ho cominciato a pensare che i mandanti fossero due: Malvina, la voce più rassicurante, e lo Scultore - il padre di Jakob nonché l'autore delle numerose statue - quella più insidiosa.
Non vi dirò se avevo ragione oppure no, posso però sbottonarmi un pochino rivelandovi che il finale è stato per me inaspettato, sconcertante ed elettrizzante. Perfetto per un romanzo del genere, che fa del turbamento emotivo e della suspense la sua perfetta colonna sonora.  

Ringrazio la casa editrice Elliot per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

2 commenti:

  1. La tua recensione è coinvolgente e mi piacerebbe ascoltare la voce della pietra. Amo i personaggi dalle mille sfumature e mi piace interpretare gli eventi facendo supposizioni. L'idea di un romanzo dal fascino nero mi intriga molto :)

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  2. Super misterioso, mi piacciono i libri di questo genere! Probabilmente non lo avrei mai notato se non mi fossi soffermata a leggere la tua recensione

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