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venerdì 13 dicembre 2013

Recensione: "Racconti Straordinari" di Edgar Allan Poe

Titolo: Racconti straordinari
Autore: Edgar Allan Poe
Editore: REA Multimedia
Data di Pubblicazione: 2011
Pagine: 118
Prezzo: 0,99 €

Trama:
Pur delineando situazioni differenti, i racconti inclusi in questa raccolta presentano come comune denominatore il superamento dei limiti della ragione umana, attraverso un viaggio psicologico popolato da visioni oniriche, presenze misteriose, sensazioni surreali, improvvise nevrosi e ossessioni. 
Le storie sembrano infatti voler indagare i meandri della mente che sono al di là del nostro controllo, che non conoscono spiegazione, mischiando il mistero all'introspezione.

La raccolta comprende i seguenti titoli:
♥ Il ritratto ovale
♥ Morella
♥ Silenzio
♥ Doppio assassinio nella via Morgue
♥ Una discesa nel Maelstrom
♥ Berenice

Recensione:
Più che racconti brevi li definirei racconti brevissimi. Potrebbero essere delle ottime premesse per delle storie avvolte nel mistero. Potrebbero, perché purtroppo rimangono solo premesse che ti lasciano con l'amaro in bocca, terminando proprio sul più bello. E' il caso de "Il ritratto ovale" che a mio parere sarebbe potuto diventare un vero e proprio romanzo, o ancora de "Il doppio assassinio sulla via Morgue". Se alcune storie paiono dunque riduttive, altre per assurdo risultano prolisse, nonostante le poche pagine, quasi non fossero altro se non uno sfoggio di erudizione. Mi riferisco ad esempio a "Silenzio", a "La discesa nel Maelstrom", che ad un certo punto pare quasi un trattato di geografia, o al lungo excursus sull'analisi e il gioco degli scacchi, contenute ne "Il doppio assassinio".
Le varie storie sembrano solo accennate, non c'è un vero e proprio sviluppo dei fatti né tantomeno una disamina dei personaggi, che non vengono approfonditi né dal punto di vista fisico (se non per pochi cenni), né da quello caratteriale. 
Nota positiva di questa raccolta è invece indubbiamente lo stile di Poe, elegante anche nelle descrizioni degli accadimenti macabri, talvolta erudito e cerimonioso, ma sempre ricco di particolari che definiscono le scene e danno alla narrazione un valore aggiunto.
Di contro ciò che non ho apprezzato del tutto sono alcuni tratti dei personaggi che oserei definire stereotipati, come le figure di donne deboli e cagionevoli, dall'indole malinconica (o versata verso la filosofia o le arti magiche), oppure gli uomini improvvisamente presi dal furor e dall'odio profondo nei confronti di ciò che più amano (cosa già riscontrata ne "Il gatto nero"). 
Altra nota dolente, come accennavo prima sono i finali, spesso prevedibili (e in questo fa eccezione "Il doppio Assassinio") ma soprattutto senza alcuna degna conclusione.

Considerazioni:
Premetto di aver letto con piacere in passato altri racconti di Poe e anche parte della sua produzione poetica. E se da un lato ho riscontrato nei racconti in questione alcune somiglianze, come ad esempio lo stile, la scelta accurata dei vocaboli o la fisionomia di alcuni personaggi (basti pensare alla figura dell'amata fragile e delicata che muore prematuramente), ho anche percepito in questi ultimi una minore attenzione per la narrazione, spesso messa in secondo piano a favore delle scene descrittive o delle divagazioni a sfondo filosofico. In questo modo, a mio parere, il racconto si perde, non prosegue in maniera fluida, e quindi non coinvolge e non stupisce, arrivando in alcuni tratti addirittura alla noia. I personaggi poi, come già dicevo, non sono affatto analizzati ma solo presentati in una maniera all'inizio e in quella opposta alla fine, senza che si dia una ragione plausibile al cambiamento. Allo stesso modo l'amore profondo si tramuta improvvisamente in odio, la mente razionale diviene di punto in bianco folle.
In conclusione consiglio questo libro a chi non ha molte pretese o è alla ricerca di una lettura non impegnativa, ma se amate il mistero, il brivido o l'azione passate oltre.

Curiosità:
Edgar Allan Poe è universalmente considerato uno dei padri del romanzo gotico nonché l'inventore del giallo poliziesco dalle sfumature psicologiche, e dei cosiddetti racconti "del terrore". La sua produzione letteraria comprende un romanzo, "Storia di Arthur Gordon Pym" (1838), e 69 racconti, presentati alla critica separatamente e riuniti poi dallo stesso autore in tre raccolte: "Racconti del grottesco e dell'arabesco" (1840), "Racconti in prosa" (1843), e "Racconti" (1845). Questi tre volumi vennero poi tradotti e riassemblati da Baudelaire, che nel 1856 diede vita ai "Racconti Straordinari", nella veste giunta sino a noi. 

il mio voto per questo libro

giovedì 13 novembre 2014

Recensione: "Fantascienza Racconti Brevi II" di autori vari

Titolo: Fantascienza Racconti Brevi II
Autore: Vari
Editore: Editoriale Del Drago
Data di pubblicazione: 1990
Pagine: 224

Trama:
Tredici racconti di tredici grandi autori del genere, che ci guidano, ognuno a suo modo, nel vasto e affascinante mondo della fantascienza.

♥ "Duello della Sirte" di Poul Anderson
♥ "Verso l'abisso di Chicago" di Ray Bradbury
♥ "Brooklyn Project" di William Tenn
♥ "La donna perfetta" di Robert Sheckley
♥ "Figlia" di Philip José Farmer
♥ "L'impostore" di Philips K. Dick
♥ "Il Duemila" di James G. Ballard
♥ "Pareti" di Keith Laumer
♥ "Le mura di Gerico" di John Wyndham
♥ "Lenny" di Isaac Asimov
♥ "Il soldato eterno" di Fritz Leiber
♥ "L'ultimo giorno" di Richard Matheson
♥ "Loro" di Robert Heinlein

Recensione:
Questo libro ci presenta una raccolta ricca e variegata di racconti che, pur appartenendo al medesimo genere, ne affrontano diverse sfaccettature.
Non c'è un racconto che sia simile all'altro.
Ogni storia ci narra di un universo diverso, e alla fine di ogni racconto veniamo catapultati nell'universo successivo, altrettanto complesso e affascinante.
Ciò che colpisce, oltre all'estrema varietà dei temi, è anche l'originalità delle storie trattate.
Passiamo da una battaglia su Marte tra un cacciatore e un marziano in fuga per la salvezza, a un esperimento per guardare nel passato che avrà però conseguenze devastanti per l'umanità, al tema dei robot.
Anche i sentimenti trovano posto in questa raccolta, viviamo la malinconia di un vecchio uomo che ricorda un passato ormai lontano, la tristezza di una moglie robotica consapevole che sta per essere sostituita, l'angoscia di chi sta per vivere l'ultimo giorno sulla terra.
Consigliato agli amanti del genere, ma anche a chi vuole avvicinarcisi.

Considerazioni:
Ammetto di averci messo un bel po' a leggere questo libro, non perché i racconti non mi coinvolgessero, anzi, devo dire che fatta eccezione per "Loro" di Robert Heinlein, e per "Il soldato eterno" di Fritz Leiberche, che non ho apprezzato, ho trovato gli altri tutti molto appassionanti e coinvolgenti.
Ci ho messo tanto, come dicevo, perché l'edizione che ho è molto vecchia e, ogni volta che la prendevo fra le mani, le pagine si scollavano da sole >.<
E la cosa mi infastidiva talmente tanto che ne ho sempre rimandato la lettura.
Tornando ai racconti, tra i miei preferiti c'è di sicuro "La donna perfetta" di Robert Sheckley.
Un racconto davvero emozionante, che narra di come una macchina possa affezionarsi all'uomo e viceversa. 
Ambientato nel 3000, in una società maschilista che ha preferito sostituire le donne con dei robot, piuttosto che dividere con loro il potere.
Alle mogli così dette "primitive" l'uomo ha preferito quelle "moderne".
Macchine studiate per assecondare l'uomo in tutto e per tutto, accudirlo, servirlo senza pretesa alcuna.
Quando però il signor Morcheck si accorge che la sua moglie moderna perde colpi e necessità di essere sostituita, scopriamo quanto egli le sia affezionato e, allo stesso tempo, quanto i sentimenti del robot siano così vicini ai nostri da sembrare appartenere ad un umano piuttosto che una macchina.
Un racconto che in poche pagine sa essere triste e dolce allo stesso tempo.

"- Ti amo - 
Gli disse con semplicità. Il signor Morcheck sentiva il cuore pulsargli sotto le costole. Anche lui la amava! Pazzamente, appassionatamente! Ma quel disgustoso di Owen Clark aveva ragione. Le serviva un check-up. Sembrò che Mira percepisse il suo pensiero. Si riprese percettibilmente e disse: - Tutto quello che desidero è la tua felicità, caro. Credo di star male... Mi farai curare? Mi riprenderai dopo che mi avranno curata...? Invece di cambiarmi... non voglio essere cambiata! - 
Teneva il suo capo lucente affondato tra le braccia. Piangeva... In silenzio per non disturbarlo. 
- E' solo un check-up, cara. - disse Morcheck, cercando di ricacciare indietro le lacrime. Ma sapeva, come lo sapeva lei che era ammalata davvero. 
Non era giusto, pensò. La Donna Primitiva, con la sua grossolana struttura mentale era immune a questa infermità. Ma la delicata Donna Moderna, con la sua sensibilità finemente equilibrata, ne era troppo soggetta. Era così mostruosamente ingiusto! Perché la Donna Moderna conteneva in sė tutte le migliori e le più care qualità della femminilità. Tranne la resistenza."

Sempre tra i miei preferiti c'è "L'ultimo giorno" di Richard Matheson, di cui vi avevo già proposto un estratto qui.
Angosciante e triste, questo racconto narra l'ultimo giorno di vita della terra.
Mancano poche ore e poi l'intera umanità sarà spazzata via e cancellata come se non fosse mai esistita. 
Una palla di fuoco stagliata nel cielo a ricordare la fine imminente. 
Un caldo opprimente come il bagliore rosso che soffoca tutto intorno. 
Richard come miliardi di persone vive le ultime ore della sua vita. Qual è il modo migliore per morire? 
Un racconto che porta ad interrogarsi sulla vita, e che mi ha portato a chiedermi cosa avrei fatto in quella situazione. Come avrei scelto di trascorrere l'ultimo giorno?

Anche "L'impostore" di Philips K. Dick mi ha emozionato. 
Il racconto parla di Spence Olham, uno degli uomini che giornalmente lavora ad un progetto top secret per la difesa del pianeta.
Quello che dovrebbe essere un giorno di lavoro come un altro, si trasforma per Ohlam in un vero e proprio incubo. Viene infatti accusato di non essere chi crede, ma un impostore.
Un robot mandato dai nemici per sabotare il progetto. 
Come dimostrare a tutti di essere lo stesso uomo di sempre?

Questi sono solo tre dei racconti narrati in queste pagine, quelli che personalmente ho preferito, ma ne avrei potuti citare altrettanti, perché davvero mi sono piaciuti quasi tutti.
Credo che questa sia un'ottima raccolta, fatta davvero bene in quanto raccoglie racconti così vari per tematica affrontata, da poter far conoscere anche ad un profano le varie facce della fantascienza.

il mio voto per questo libro 

martedì 5 gennaio 2016

Recensione: "Let it snow, innamorarsi sotto la neve" di Maureen Johnson, John Green e Lauren Myracle

Titolo:  Let it snow, innamorarsi sotto la neve
Autori: Maureen Johnson, John Green e Lauren Myracle
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 12 novembre 2015
Pagine: 373
Prezzo: 16,50 €

Trama:
È la Vigilia di Natale a Gracetown. Scende la neve, i regali sono già sotto l’albero e le luci brillano per le strade. Sembra tutto pronto per la festa, ma una tormenta arriva a sparigliare le carte. Così si può rimanere bloccati su un treno in mezzo al nulla e vagare per la città fino a incontrare un intrigante sconosciuto. Oppure prendere la macchina per raggiungere una festa che promette di essere memorabile, per scoprire che l’amore è più vicino di quanto pensassimo. O ancora ritrovare qualcuno che si credeva perduto, ma solo dopo una giornata piena di imprevisti e di… maiali. La magia delle vacanze splende su questi tre racconti d’amore, che s’intrecciano tra loro mettendo in scena baci appassionati e avventure esilaranti. 

Recensione:
"Let it snow" è una raccolta di tre racconti brevi, le cui vicende sono collegate fra loro, scritti dalla mano di tre scrittori più o meno noti del genere Young Adult.
Personalmente tra questi conoscevo solo John Green, di cui avevo precedentemente letto "Colpa delle stelle".
Seppur divisa in mini storie separate, con protagonisti differenti, la trama è unica.
Il racconto si svolge tra la vigilia di Natale e i due giorni successivi, ed è ambientata prevalentemente a Gracetown e nei piccoli paesini vicini.
Ogni racconto aggiunge informazioni e tessere al puzzle che va pian piano ricomponendosi finché ogni tessera non trova la sua esatta collocazione.

♥ "Jubilee Express" di Maureen Johnson 

Richmond, Virginia. È la vigilia di Natate e i genitori di Jubilee, come ogni anno, si sono recati a Flobie, per accaparrarsi qualche pezzo in edizione limitata del Villaggio di Natale di Flobie - piccole e graziose miniature in ceramica che compongono un complesso villaggio natalizio - di cui sono patiti ai limiti della follia.
Ed è proprio in quell'occasione che vengono coinvolti in una rissa e condotti in prigione.
Jubilee, la loro unica figlia, è per questo obbligata sotto loro richiesta a raggiungere i nonni e mettersi in viaggio per la Florida, nonostante il meteo preveda la più terribile tempesta di neve degli ultimi anni...
Prevedibilmente il treno non arriverà mai a destinazione, ma bloccato nella tormenta darà modo alla protagonista di trovarsi coinvolta in una mirandola di situazioni impreviste: una banda di Cheerleader ululanti, una Waffle House come unico rifugio, l'uomo stagnola e Stuart...
Un racconto grazioso, che riesce a far percepire la magia del Natale e del calore familiare. Una storia dai risvolti prevedibili, ma narrata in modo simpatico e accattivante.

♥ "Un cheertastico miracolo di Natale" di John Green 

Altro scenario, altri protagonisti. È la vigilia di Natale e Tobin è in casa con due amici, Il Duca (Angie) e JP. I tre sono intenti a rivedere per l'ennesima volta il film "Il padrino", mentre fuori imperversa la bufera.
Il telefono squilla e dall'altra parte c'è Keun, amico e compagno di classe che, in quel momento sta svolgendo il suo turno di lavoro alla Waffle House di Gracetown.
Alla Waffle House ha fatto ingresso un gruppo scoppiettante di Cheerleader, e Kaun ha pensato bene di condividere la sua "fortuna" con gli amici di sempre invitandoli a raggiungerlo immediatamente.
Da qui ha inizio l'estenuante racconto che vedrà i tre ragazzi fare di tutto per raggiungere la meta.
John Green scrive un racconto insensato come i discorsi e le decisioni dei suoi protagonisti. Un ammasso di scempiaggini, di dialoghi sciocchi e maschilisti, infarciti qua e là da qualche frase ad effetto alla Green:

“Ho sempre pensato che non si deve rinunciare a un lieto durante nella speranza di un lieto fine perché il lieto fine non esiste”

Le solite frasi da baci perugina che non significano niente, o meglio, questa frase in particolare potrà anche significare qualcosa, ma che non c'entra assolutamente nulla nel contesto in cui è inserita.
Il finale assolutamente prevedibile - oltre che decisamente poco credibile - vuole dare dignità e spessore morale (la vittoria del sentimento sull'esuberanza giovanile) ad un racconto che ne è totalmente privo. 
Una storia di cui se ne sarebbe potuto fare volentieri a meno.

♥ “Il santo patrono dei maiali" di Lauren Myracle 

Natale è passato e Addie ha rotto da poco con il suo fidanzato con cui avrebbe festeggiato il primo anniversario proprio a Natale.
Addie vorrebbe tanto mettere le cose a posto, ma non riesce a rintracciare Jeb in nessun modo.
Troppo presa da se stessa, dalla sua vita e dai suoi problemi, la ragazza dimentica la promessa fatta all'amica: ritirare Gabriel, il maialino nano dal negozio di animali.
Ma tra un frappuccino al caramello, le poltrone viola dello Starbucks in cui lavora, e i dolci grugniti di un maialino assetato di coccole, tutto evolverà per il meglio.
I protagonisti delle tre storie si incontrano tutti lì. Tre coppie, tre amori nati, scoperti o riappacificati durante una tormenta di neve.
È tra i tre racconti quello che mi ha lasciato più indifferente: ho trovato carino "Jubilee Express", demenziale quello di Green e insulso questo.
Nel racconto vengono più volte citati gli angeli e anche il ritrovamento del piccolo maialino, viene in un certo senso ricondotto a loro, ma questi riferimenti sono del tutto estranei alla vicenda. Per dirla in poche parole le figure alate e celesti vengono solo nominate, ma non hanno nessun ruolo nella storia, né c'è motivo per cui lo debbano avere.
Un racconto che alla fine della fiera non lascia nulla e appare esclusivamente come il pretesto per far incontrare, in un unico luogo, le tre storie. L'ambientazione giusta per ricomporre i pezzi del puzzle.

Considerazioni:
Non mi aspettavo molto da questo libro, in genere dalle raccolte di racconti brevi non mi aspetto mai più di tanto, ma non per questo significa che partissi prevenuta.
Mi sono accostata alla lettura senza aspettative di sorta, solo con il desiderio di leggere storie in cui fosse presente la magica atmosfera natalizia.
Purtroppo questa è quasi totalmente assente, e ci sarei volentieri passata sopra se fossero subentrati dei bei contenuti, ma no... anche quelli non sono reperibili in queste pagine.
In generale si tratta di tre raccontini banali, che non hanno un granché da dire e che spingono a partorire pensieri tipo: "cavolo, se certi racconti sono pubblicati, allora potrei scrivere anch'io".
Quindi se c'è una cosa che danno di buono è: la speranza. XD
Ora, scherzi a parte (anche se io sono stata serissima) c'è un racconto che è meno peggio rispetto agli altri, si tratta di "Jubilee Express" che, pur non essendo originale e avendo un finale piuttosto prevedibile (tutte e tre lo sono), risulta simpatica ed è l'unica in cui si riesce a percepire un po' la magia del Natale.
Inoltre la nota originale del racconto sta nell'aver creato la storia attorno a questa eccentrica mania, dei genitori di Jubilee, del collezionismo.
I due puntano ad avere più pezzi possibili, meglio se a edizione limitata, del "Villaggio di Natale di Flobie".
E, vi dirò, che a leggere di quelle piccole costruzioni in ceramica dai nomi tanto golosi, la curiosità è venuta anche a me, tanto che ho cercato se esistessero davvero... e no, non esistono T_T
Un'altra nota positiva di questo racconto sta nel personaggio di Debbie, la mamma di Stuart, l'ho trovata adorabile nella sua assurdità e assoluta indiscrezione.
E poi, nonostante sia ebrea, a casa sua si respira l'atmosfera natalizia al 100%.
Avrei voluto esserci io al posto di Jubilee ed essere ospitata dalla premurosa signora, pronta a rimpinzarmi di manicaretti e dolci e ad offrirmi tazze di cioccolata calda ogni due per tre *-* 
Passando al secondo racconto "Un cheertastico miracolo di Natale" di John Green, pur sforzandomi non riesco a trovare nulla di positivo da dirvi a riguardo.
La trama è sciocca che più sciocca non si può, i dialoghi tra i protagonisti demenziali. 
Leggerlo è stato tedioso, e la fine sembrava essere sempre troppo lontana.
Quello che ho capito da questa mia seconda lettura di Green è che non c'è nulla da fare, il ragazzo non sa proprio descrivere! 
Già in "Colpa delle stelle" avevo criticato il fatto che parlasse con troppa superficialità di cose che probabilmente (fortuna per lui) non ha mai conosciuto.
In quel caso non era riuscito a rendere il dolore e la sofferenza della malattia, che ok può essere difficile da rendere se non si è vissuto.
Ma in queste pagine mi sono chiesta "è mai possibile che Green non abbia mai sentito freddo in vita sua?"... (beato lui!).
Maureen Johnson, ad esempio, quando in "Jubilee Express" descrive la scena in cui Stuart e Jubille marciano nella neve e poi cadono nel fiume ghiacciato, è riuscita a trasmettermi la sensazione del freddo e del dolore.
I protagonisti di Green, sebbene camminino per ore nelle stesse condizioni, non trasmettono nulla di tutto questo, sembra che niente li scalfisca.
Da qui la mia ovvia conclusione, Green non è capace a trasmettere nulla in generale, ma soprattutto le sensazioni di disagio e dolore.
Ottimo per uno scrittore, direi -__-"
Ah, un attimo sono ingiusta, una cosa l'ha saputa descrivere bene, ovvero la bontà delle crocchette e dei Waffle al formaggio! (Difatti ne avrei voluta una porzione anch'io). Si vede che quelli li conosce bene. XD
Infine, per quanto riguarda il racconto di Lauren Myracle, "Il santo patrono dei maiali" posso dire di averlo trovato abbastanza insapore. 
La trama non mi è piaciuta, però la presenza del dolcissimo maialino Gabriel è stata la cosa più dolce di tutto il libro. In generale l'ho trovato non carino come il primo, ma nemmeno orripilante come quello di Green.
Una cosa però mi ha fatto storcere parecchio il naso e che non posso esimermi dal riportarla.
I libri hanno il potere di far evadere, sognare, istruire e acculturare. Non devono mai, neanche se si tratta di un raccontino per le feste, disinformare.
E qui la Myracle non dà molte nozioni e l'unica che dà la dà errata.

“Ma poi un giorno Tegan aveva scoperto… rullo di tamburi… l’esistenza dei maialini nani. Che sono carinissimi. Il mese precedente Tegan ce li aveva fatti vedere su un sito, e ci eravamo sdilinquite di fronte a quei piccini che stavano letteralmente dentro una tazza di tè. A quanto pare, arrivano a pesare un massimo di tre chili, che sarebbe poco più di un ventesimo del peso di Tegan: una proporzione di gran lunga più accettabile rispetto a quella con un suino di tre quintali.

All'inizio avevo pensato che ci fosse un errore di battitura e anziché scrivere trenta chili avessero riportato tre, ma la precisazione ulteriore sulla differenza di peso tra Tegan e il maialino mi hanno tolto ogni dubbio.
Bene, per chi non lo sapesse un maialino nano, anche se in forma, raggiunge una stazza notevole che va dai 30 ai 70 Kg.
Che sono sempre meno di 300, ma molti più di 3!!!

In conclusione, come avrete capito, "Let it snow" non mi ha entusiasmato.
Le storie non devono necessariamente essere serie, pesanti e complicate, possono anche essere leggere, spensierate e frivole, ma in questo caso pretendo che siano almeno divertenti, credibili e ben scritte, altrimenti è solo uno spreco di carta.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi inviato una copia di questo libro.

il mio voto per questo libro

lunedì 5 novembre 2018

Recensione: "Il cimitero senza lapidi e altre storie nere" di Neil Gaiman

Titolo: Il cimitero senza lapidi e altre storie nere
Titolo originale: M is for Magic
Autore: Neil Gaiman
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: febbraio 2009
Pagine: 224
Prezzo: 10,50 € (cartaceo)

Trama:
Nobody Owens cade dal melo ai confini del cimitero, e si imbatte in una misteriosa strega che lo soccorre. Jack incontra un troll sotto il ponte della ferrovia e da quel momento la sua vita sarà legata a un terribile patto di morte.
Un nobile cavaliere trova il Santo Graal nel salotto di una vecchina che non ha alcuna intenzione di spostarlo dal suo grazioso caminetto.
Tra l'horror, il fantasy e il giallo hard boiled, undici perle inedite per rabbrividire e sorridere.

Recensione:
Quale miglior modo di vivere l'atmosfera di Halloween, se non con una bella raccolta di storie nere?
Cosa c'è di meglio che starsene rintanati sotto le coperte, con la tempesta che infuria alla finestra, ed immergersi in tanti piccoli racconti del terrore?
Beh, niente direi. Peccato solo che il libro in questione sia più che altro una miscellanea che varia dal fantasy alla fantascienza, al giallo fino ad arrivare anche all'horror, sebbene in misurate dosi.
Prima di entrare nel vivo, vediamo da quali titoli è composta la raccolta:

♥ Il cimitero senza lapidi
♥ Il ponte del troll
♥ Non chiedetelo a Jack
♥ Come vendere il Ponte di Ponti
♥ Ottobre sulla sedia
♥ Cavalleria
♥ Il prezzo
♥ Come parlare con le ragazze alle feste
♥ Avis Soleus
♥ Il caso dei ventiquattro merli
♥ Istruzioni

Si tratta di dieci racconti e una poesia, tutte dal ritmo vario e dall'argomento ancora più diversificato. Il comune denominatore sono senza dubbio la fantasia e l'originalità, oltre alla capacità di far vivere al lettore delle piccole avventure, senza bisogno di grandi spostamenti.
Dall'incontro misterioso con un'affascinante strega fino a quello ben più pericoloso con un inquietante troll, dalla visita al Club dei Furfanti più esclusivo dei Sette Mondi fino al magico mondo dei cavalieri in cerca del Sacro Graal, in questo libro c'è un po' di tutto, o meglio, ce n'è per tutti i gusti!
Come lo stesso Gaiman dice nella prefazione, tra l'altro una delle più interessanti di sempre, il bello di questo genere di libri è che, se non ti piace un racconto, sicuramente ne troverai uno che fa al caso tuo.
E in effetti essendo la raccolta molto ricca di sfumature, è davvero difficile che non riesca ad incontrare il favore dei lettori.
Personalmente ho apprezzato quasi tutte le storie, ovviamente in modo diverso. Di alcune se ne può ammirare la morale, come nel caso de "Il ponte del troll", "Come vendere il ponte di Ponti", o "Avis Soleus", di altre l'atmosfera, come in "Il Cimitero senza lapidi" o "Non chiedetelo a Jack", in altre ancora i personaggi, e ne sono esempio "Ottobre sulla sedia" e "Cavalleria".
Altra cosa positiva è senza dubbio la concisione della narrazione: nel giro di poche pagine la trama giunge alla conclusione, ragion per cui non c'è bisogno di molto tempo per portare a termine la lettura. Anzi, questi raccontini sono perfetti per quando si ha pochi minuti a disposizione, ma non si vuole rinunciare al proprio passatempo preferito.

I racconti brevi sono minuscole finestre che si affacciano su altri mondi, su altre intelligenze e su altri sogni. Sono viaggi fino all'estremo opposto dell'universo che puoi fare con la certezza di essere di ritorno per l'ora di cena.

In generale l'impianto del libro non è niente male: è ben scritto, ed in linea di massima abbastanza appassionante (soprattutto la prima parte a dir la verità). Tuttavia presenta un difetto, come accennavo poc'anzi: di racconti propriamente neri non ce ne sono, solo vaghi accenni.
"Il cimitero senza lapidi" ad esempio, che fa da apripista, ed è in effetti una delle storie più belle, si avvicina al genere soprattutto per lo scenario descritto e per i personaggi, ma non si percepisce un senso di paura, più che altro di malinconia. Lo stesso vale per le disavventure di Donald (detto Torsolo), il protagonista di "Ottobre sulla sedia", in cui la pena e la solitudine solo verso il finale si trasformano in apprensione e timore.

Torsolo era un ragazzino di dieci anni, esile, con il naso che colava e un'espressione assente. Se aveste tentato di individuarlo in mezzo a un gruppo di ragazzi, avreste finito per sbagliarvi. Non era quello, era l'altro. Lì di fianco. Quello che era sfuggito al vostro sguardo.

Inoltre proprio la storia del bistrattato ragazzino (che prende avvio nel corso di un'adunata di tutti i mesi, da qui il titolo) si chiude sul più bello, senza una vera conclusione.
La medesima cosa accade con "Non chiedetelo a Jack", l'altra storia che, insieme a "Il prezzo" - racconto che ricorda vagamente "Il gatto nero" di Edgar Allan Poe - può essere inclusa, seppur vagamente, nella categoria "racconti del terrore".
Per il resto si parla di aneddoti sicuramente stravaganti, ma lontani dall'effetto che dovrebbe suscitare una raccolta così intitolata (non a caso in originale il nome è "M is for Magic", di certo meno fuorviante di quello italiano).
Quindi non leggetela ad Halloween, anche perché è già passato e dovreste aspettare un intero anno, ma leggetela quando vi va perché, per viaggiare con la fantasia, ogni momento è quello giusto.

Considerazioni:
Lo scorso anno, più o meno in questo periodo, iniziai "Il cimitero senza lapidi e altre storie nere" per entrare pienamente nel mood Halloween. Non avevo molto tempo da dedicare alla lettura, come ogni universitario in prossimità della sessione invernale, per cui scelsi di cominciare una raccolta piuttosto che un normalissimo romanzo. In realtà proprio la possibilità di interrompere il libro in qualsiasi momento, uno dei vantaggi delle storie brevi, mi spinse a procrastinare più e più volte e a perdere così il cosiddetto trait d'union, l'anello di congiunzione tra i diversi racconti.
Questo preambolo solo per dirvi che pochi giorni fa ho ricominciato dal principio l'opera di Gaiman con la ferma intenzione di recuperare le sensazioni che avevo lasciato a metà la volta precedente, e soprattutto di terminare la lettura una volta per tutte.
Come vi dicevo, sono rimasta piacevolmente stupita dal modo di scrivere dell'autore, capace di intagliare in modo dettagliato ambientazioni, percezioni, stati d'animo personaggi e gestualità.
Ovviamente non tutti i racconti hanno incontrato il mio gusto ma, devo ammettere, che nessuno di essi può, a mio giudizio, essere definito mal riuscito.
Non vi parlerò di ognuno, non preoccupatevi. Ci tengo però a dire due parole su quelli che più mi hanno appassionato.
Tra questi sicuramente "Il cimitero senza lapidi" che, giustamente, ricopre nell'edizione italiana un ruolo d'onore.
Per quanto lo scenario prescelto sia sicuramente inquietante, la storia al contrario ha il sapore di una favola gotica di Tim Burton, con una strega meno cattiva di quanto ci si aspetterebbe, e un ragazzino che ha fatto del soprannaturale la sua normalità.
Ho adorato la curiosità di Bod, il protagonista, e anche la sua strampalata e fantasmagorica famiglia. Ma soprattutto ho provato tanta compassione per la strega Liza ed il suo amaro destino.
Pur essendo, in linea di massima, solo un estratto del più lungo "Il figlio del cimitero", il racconto riesce nella duplice impresa di risultare autoconclusivo ed incuriosire al punto da sperare in un prosieguo.
Altra punta di diamante è senza dubbio "Non chiedetelo a Jack", una delle storie più accattivanti tra quelle incluse nella miscellanea. Sin dalle prime righe si percepisce un alone di mistero e pericolo, scaturito dall'allarmante presenza in soffitta del pupazzo in scatola Jack. Il presentimento, dapprima flebile, si accresce pagina dopo pagina. C'è da dire però che, nonostante la forte sensazione di qualcosa di malvagio in agguato, di concreto non accade nulla, o almeno esplicitamente non ci viene detto. Ammetto tuttavia che anche così, il racconto riesce nel suo intento di ammaliare e turbare. Quindi promosso.
L'ultimo di cui voglio parlarvi è "Ottobre sulla sedia" che narra grossomodo dei dodici mesi che, a scadenza regolare, si riuniscono per raccontarsi storie accanto al fuoco.
Da qui parte l'aneddoto di Ottobre che ha per protagonista il povero e incompreso Donald ed il suo commovente incontro con il fantasma Carissimo.
Mi sono affezionata in poco tempo ai due personaggi principali e ho sentito sulla mia pelle la sofferenza del ragazzino nel sentirsi sempre fuori posto nel mondo.
Anche la poesia posta a fine libro, la quale fornisce dei consigli di comportamento nel caso in cui ci si imbatta nel mondo delle fiabe - cosa che può sempre capitare - è davvero graziosa e con una bella morale.
In conclusione, nonostante io sia partita con alcune aspettative e queste siano state ahimè disattese, sono contenta di aver intrapreso questo viaggio perché, come dice lo stesso Gaiman in "Istruzioni":
  
Quando raggiungerai la casetta, 
il luogo da cui era cominciato il tuo viaggio, 
la riconoscerai, anche se ti parrà molto più piccola di come la ricordavi. 
Percorri il sentiero, e attraversa il portone del giardino che non avevi mai visto, se non una volta. 
E poi va' a casa. O costruiscitene una. Oppure riposa.

il mio voto per questo libro

venerdì 20 dicembre 2013

Recensione: "Chrysalide. Emozioni in metamorfosi. I racconti dei lettori" di Emanuela Valentini, Giacomo Bernini, Alessandro Renna, Maurizio Vicedomini, Giulia Dal Mas

Titolo: Chrysalide. Emozioni in metamorfosi. I racconti dei lettori
Autore: Valentini, Bernini, Renna, Vicedomini, Dal Mas
Editore: Mondadori (collana Chrysalide)
Data di Pubblicazione: Dicembre 2013
Pagine: 103
Prezzo: 0,00 € (solo eBook)


Il concorso:
Il libro in questione è il risultato di un concorso letterario, indetto da Chrysalide, dedicato ai cinque generi letterari della collana: fantasy, urban fantasy, fantascienza, paranormal romance e realistico.
Sono stati scelti i cinque racconti più belli per ciascun genere e tra questi la redazione di Chrysalide ha selezionato i vincitori, proclamati durante il Lucca Comics & Games 2013.


Trama: 
Il libro costituisce una raccolta di cinque racconti brevi, scritti dalla penna di cinque scrittori emergenti italiani.
Ogni storia descrive, tra odori, suoni e sensazioni, mondi e realtà differenti.
Un demone antico, fedele servo del suo custode, un potere misterioso che minaccia di distruggere il pianeta, una guerra galattica, una presenza misteriosa a caccia di anime e il segreto di una giovane vedova.
Questi sono gli universi in cui siamo immersi.
Ogni racconto tratta un genere letterario diverso per non scontentare i gusti di nessuno.

La raccolta comprende i seguenti titoli
♥ "Dantalian, lo scontro degli archetipi" di Emanuela Valentini
♥ "Pandora" di Giacomo Bernini
♥ "Quattro bicchieri di mexcal" di Alessandro Renna
♥ "Senzanome" di  Maurizio Vicedomini
♥ "The secret door" di Giulia Dal Mas

Recensione: 
Un libro che può accontentare i gusti di tutti, ci propone infatti cinque racconti basati su generi letterari differenti.
Emanuela Valentini (autrice della bellissima fiaba gotica "La bambina senza cuore" che ho avuto il piacere di intervistare per voi lettori del Café Littéraire) con il suo "Dantalian, lo scontro degli archetipi" (Paranormal Romance), scritto con la solita sensibilità e attenzione ai particolari, di cui è capace, ci narra dell'astio, che affonda le sue radici in un passato remoto, tra creature arcane e angeli spietati e di un amore sfortunato tra una creatura immortale e un'umana.
Giacomo Bernini autore di "Pandora" (Urban Fantasy), racconta con un linguaggio semplice e attuale di un eroe moderno intento a sventare una minaccia apocalittica. 
Il suo racconto è ambientato ai giorni nostri per le strade trafficate di Roma.
Alessandro Renna in "Quattro bicchieri di mexcal" (Fantascienza), racconta la storia del suo personaggio servendosi di abili salti temporali. 
Narra di una battaglia galattica senza dimenticare di inserire mistero e dubbio nella narrazione. 
Maurizio Vicedomini nel suo "Senzanome" (Fantasy) ci racconta la storia di un'anima persa destinata ad uccidere per ritrovare la libertà.
Una storia semplice, resa particolare dalle ambientazioni e dalle immagini che l'autore riesce ad evocare.
Giulia Dal Mas in "The secret door" (Narrativa realistica) ci fa immergere in una storia ambientata a fine 1800,  in cui il mistero fa da padrone sin dalle prime righe, e che ha come protagonista una donna intrigante con un oscuro mistero alle spalle.
La sensazione che si ha alla fine di questo breve racconto è quella di voler conoscere molto di più sui suoi personaggi.
Il punto in comune tra tutti questi racconti è il cambiamento, la metamorfosi, che hanno i loro protagonisti. 
Questi, con lo scorrere delle pagine, mutano o la visione che hanno di se stessi o inducono il lettore a mutare la visione, che inizialmente, aveva di loro.
In conclusione in questo libro possiamo rapportarci con cinque autori e con cinque mondi differenti, un ottimo modo per spaziare con i generi letterari e provare a leggere qualcosa che, magari, non si era mai preso in considerazione.

Considerazioni:
"The secret door" è il racconto che ho preferito in assoluto, mi è piaciuto sin dalle prime righe.
L'autrice è stata bravissima a creare il clima di segreto e sospetto in cui è avvolta l'intera storia.
I personaggi che ci racconta sono tutti interessanti, da Beth - la cameriera - alla signora Hughes - la padrona di casa - al defunto Mr. Hughes sino al prefetto, Mr. Barnes.
Ognuno ha una propria personalità che incuriosisce e attira e di cui, personalmente, avrei voluto sapere molto di più.
Tra i cinque, questo, è stato l'unico racconto che avrei voluto proseguisse.
Ne esigo una versione più lunga e approfondita!!! >.<
Il modo in cui è narrato mi ha ricordato alcuni racconti di Poe.
Un racconto che sfocia in un horror sanguinario, con una protagonista straordinaria che certamente merita un libro tutto suo.
Secondo nella mia classifica "Quattro bicchieri di mexcal".
I racconti di fantascienza mi piacciono, sono un genere che leggo con piacere, e questo a mio parere si è rivelato all'altezza di quelli da me precedentemente letti.
La parte della battaglia (fortunatamente) è raccontata brevemente (ormai forse lo saprete, io non amo le battaglie XD) e la parte più importante, quella che fa salire di livello il racconto, è quella finale, in cui tutta la realtà e le certezze del protagonista vengono ribaltate.
In questo mi ha ricordato "L'impostore" di Philip K. Dick (un popo' di paragone quindi, mica pizza e fichi XD)
Per il resto gli altri non mi hanno particolarmente entusiasmato, ma questa è questione di gusti, il fantasy proprio non riesco ad apprezzarlo.
Il racconto di Emanuela Valentini "Dantalian" ad esempio, all'inizio mi stava piacendo.
Il personaggio di Estelle, il suo passato (una ragazzina di 13 anni venduta e costretta a fare la prostituta) che nel presente ritroviamo all'improvviso con un cadavere tra le mani, l'ho trovato molto interessante e speravo di leggere un racconto che andasse in quella direzione, incentrato sulla sua vita e su questo misterioso omicidio.
Poi è apparso Dantalian, poi ancora gli angeli spietati (solita storia trita e ritrita) e per me il racconto ha perso totalmente interesse.
Per gli altri due: "Pandora" e "Senzanome" posso dare un giudizio senza infamia e senza lode. 
Il primo non mi è piaciuto particolarmente, il secondo l'ho trovato un po' banale, una storia vista e rivista a cui l'autore è riuscito a dare un tocco in più attraverso le descrizioni di alcune situazioni.
Nonostante questo si è rivelata una lettura leggera e piacevole, ho letto il libro in mezza giornata e ho avuto modo di immergermi in generi che spesso tendo ad evitare perché non proprio di mio gusto.

il mio voto per questo libro





venerdì 7 luglio 2017

Recensione: "Racconti di Diavoli e una favola" di Robert Louis Stevenson

Titolo: Racconti di Diavoli e una favola
Autore: Robert Louis Stevenson
Editore: ABEditore
Collana: Piccoli Mondi
Data di pubblicazione: Agosto 2015
Pagine: 90
Prezzo: 6,90 € 


Trama:
Trama:
Non tutto ciò che riguarda il diavolo è necessariamente orrifico e spaventevole. In queste brevi storie ci appare, quanto mai Lucifero, "in forme seducenti e ingannatorie"; ma il vero protagonista di questi racconti non è il malefico figuro, bensì l'uomo, di cui il diavolo, come in una stanza di specchi, riflette parti della sua natura avida, invidiosa, egoista... e contro cui dovrà lottare e vincere; una sorta di super-io di "altro sé" che abbozza il tema dualistico del conflitto tra bene e male.

Recensione:
"Racconti di diavoli e una favola" contiene, come suggerisce lo stesso titolo, due racconti brevi e una piccola favola, tutti ad opera di Robert Louis Stevenson.
I titoli sono i seguenti:
"Markheim"
"Il diavolo della bottiglia"
"Il diavolo e l'albergatore"

Il tema su cui ruotano le tre storie è essenzialmente lo stesso: il male e il modo insidioso in cui esso, sotto spoglie diverse, si insinua nei pensieri e nella vita dell'uomo, inducendolo, in alcuni casi, ad azioni sconsiderate e malvagie, fino a poco prima impensabili anche agli occhi stessi di chi le commette.
Il diavolo è protagonista, ma non è inteso come il malefico figuro "l'uomo nero" che soggioga le vittime, bensì come il sentimento malefico che, per invidia, disperazione e avidità spinge l'uomo ad azioni inconsunte, stravolgendo la stessa idea che ha di sé, portandolo a trasformarsi in chi non avrebbe mai creduto. 
Il primo racconto "Markheim" prende il nome dal suo protagonista. Il giovane venditore entra nella bottega del vecchio mercante a cui è solito vendere gli oggetti da collezione dello zio, ma questa volta, afferma Markheim, non si è recato lì per vendere, bensì per comperare un bel dono per la sua futura sposa.
Mentre il vecchio e ricurvo mercante è intento a trovare qualcosa di adeguato per l'occasione, il cliente lo aggredisce e uccide.
La parte più difficile del suo ignobile piano, per appropriarsi dei tesori e dei denari del mercante, è compiuta, ora Markheim non deve far altro che sottrarre il possibile e fuggire via, rintanarsi nell'oscurità della sua stanza, lontano da occhi indiscreti, dove potrà dimenticare il suo terribile gesto.
Ma il delitto appena compiuto inizia presto a tormentarlo, la paura di essere scoperto, di essere osservato e spiato, portano l'uomo ad una psicosi progressiva.
Così scricchiolii, giochi di luce e voci provenienti dall'esterno, si trasformano in minaccia vivida e palpabile. L'uomo si sente seguito e scrutato, e più passano i minuti più cresce in sé la convinzione di essere stato colto in fallo, e che verrà perciò catturato e condannato.
In preda ai timori e ai deliri, l'assassino vede palesarsi dinnanzi a sé una figura misteriosa - il demonio o semplicemente la proiezione del suo subconscio - e con essa avrà un dialogo, un vero e proprio flusso di coscienza, in cui si vedrà costretto a guardarsi dall'esterno e a fare i conti con le sue azioni.
Questo primo racconto vuole fare proprio questo, costringe l'uomo a guardarsi allo specchio e osservare attentamente il suo riflesso. Giudicarsi, quindi, attraverso occhi  critici ed obiettivi, ammettendo le proprie colpe e debolezze, forzando il protagonista a giustificare i propri peccati o a condannarli.
Un vero viaggio nel subconscio e nella psiche umana.
Meno introspettiva, ma più avvincente, la storia raccontata ne "Il diavolo della bottiglia" che vede protagonista Keawe, un giovane uomo dalle origini modeste, che dall'isola di Hawaii si imbarca per San Francisco. Appena arrivato si ritrova a passeggiare in un quartiere delizioso popolato da case graziose e invidiabili. Una tra tutte lo colpisce per l'eleganza e la bellezza, spingendolo a pensare a quanto sarebbe stato felice a vivere in una casa come quella. Eppure il legittimo proprietario, affacciato alla finestra, non sembra felice e sereno come Keawe si sarebbe immaginato. Sul suo volto i segni dell'angoscia e della tristezza. E poi l'incredibile rivelazione: tutte le sue fortune, la sua ricchezza, compresa la bellissima casa, sono opera di una magica bottiglia e del diavolo che vive all'interno di essa. Bottiglia che, se resterà in suo possesso fino alla fine dei suoi giorni, lo condurrà alla dannazione eterna...
Keawe, ovviamente incredulo e diffidente su quella strana storia, si lascia persuadere, libera l'angustiato uomo dall'oggetto dei suoi affanni e per cinquanta dollari diventa il proprietario della diabolica bottiglia. 
Inizia così un tortuoso cammino lastricato di desideri, disgrazie e travagli, un cammino in cui il giovane protagonista avrà anche la fortuna di incontrare l'amore, ma anche questo verrà messo a repentaglio e minacciato dalla cattiva sorte.
Una romantica e disperata storia d'amore, un racconto drammatico, struggente e, allo stesso tempo, tenero e commovente. Un'avventura, una corsa contro il destino, che sa tenere con il fiato sospeso fino all'ultima pagina.
A chiudere il testo la breve favola in versi "Il diavolo e l'albergatore", dai toni sicuramente più leggeri, ma dal finale ironicamente più aspro.
Riflette e fa riflettere sulla natura delle cose, se il diavolo è tale è abbastanza inutile prendersela con lui per le sue azioni meschine, poiché quella non è altro che la sua natura. Sempre nelle mani dell'uomo sta la scelta. Come comportarsi? Quale strada prendere? 

Considerazioni:
Questo libro mi ha subito conquistato per la bellissima copertina, e il suo interno non è assolutamente da meno, ma i libri della ABEditore mi hanno abituato a questo, sono impeccabili esteticamente e raccontano delle perle che è impossibile lasciarsi scappare.
Il piccolo libriccino dedicato ai tre racconti di Robert Louis Stevenson è una vera delizia per gli occhi, sia per la gran cura che la casa editrice mette nei suoi lavori (vi ho già parlato del libro "L'altra metà delle fiabe") che per i contenuti.
Ho apprezzato moltissimo gli scritti di Stevenson contenuti al suo interno, in specie "Markheim" e "Il diavolo della bottiglia". 
Per ragioni diverse mi hanno colpito entrambi, il primo mette l'uomo di fronte ai suoi errori, spinge il protagonista ad un profondo esame di coscienza. Il delirio e la paura lo portano alla follia, eppure è in quella follia che prende piena consapevolezza di ciò che è, di ciò che è stato, e di ciò che non vuole più perseverare ad essere. Markheim, in quello che io ho interpretato essere un dialogo con la propria coscienza, capisce che se non si assumerà le conseguenze delle sue azioni continuerà a sbagliare, poiché quando c'era da scegliere, pur con pentimento, ha sempre optato per la via più facile e subdola. 
Comprende che difficilmente le sue scelte nel futuro potranno portare in altre direzioni, e che se c'è un modo in cui può mettere in salvo se stesso, dalle sue stesse azioni future, è quello di farsi condannare. 
Un racconto intenso, come lo è, anche se in maniera diversa, "Il diavolo della bottiglia".
Questa è una storia appassionante, dove fino alla fine si teme per il destino dei due protagonisti. Anche loro hanno fatto qualche scelta sbagliata, anche nelle loro vite per qualche istante si è insinuato il dubbio e il sospetto, il pentimento e la disperazione, ma sia Keawe, che la sua amata Kokua, non sono mai stati spinti da intenzioni malevole. È l'amore che li ha guidati e spinti all'incoscienza e, forse proprio per questo, fino alla fine non si smette mai di fare il tifo per loro.
Un libro assolutamente da leggere, vi saprà emozionare in mille modi diversi e sicuramente non vi lascerà delusi.

Ringrazio ABEditore per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

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