giovedì 19 gennaio 2017

Recensione: "L'albero delle bugie" di Frances Hardinge

Titolo: L'albero delle bugie
Titolo originale: The Lie Tree
Autore: Frances Hardinge
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 30 agosto 2016
Pagine: 415
Prezzo: 17,00 €


Trama:
Fin da quando era piccola Faith ha imparato a nascondere dietro le buone maniere la sua intelligenza acuta e ardente: nell'Inghilterra vittoriana questo è ciò che devono fare le brave signorine. Figlia del reverendo Sunderly, esperto studioso di fossili, Faith deve fingere di non essere attratta dai misteri della scienza, di non avere fame di conoscenza, di non sognare la libertà.
Tutto cambia dopo la morte del padre: frugando tra oggetti e documenti misteriosi, Faith scopre l'esistenza di un albero incredibile, che si nutre di bugie per dar vita a frutti magici capaci di rivelare segreti. È proprio grazie al potere oscuro di questo albero che Faith fa esplodere il coraggio e la rabbia covati per anni, alla ricerca della verità e del suo posto nel mondo.

Recensione:
L'albero delle bugie è uno di quei romanzi che acquisisce valore grazie al tessuto storico in cui si sviluppa. Faith Sunderly, la protagonista, dà voce a tutte quelle bambine - e sicuramente saranno state tante - che, nel tempo in cui la donna veniva apertamente ritenuta inferiore all'uomo, si sono viste continuamente sminuite e relegate al ruolo di graziosi trofei da mostrare, o poco più.
Chissà quante di loro pur avendo sogni e aspirazioni, pur ritenendosi intelligenti e degne d'istruzione e delle medesime opportunità dei coetanei maschietti, hanno dovuto rinunciarvi perché l'idea di una donna istruita e competitiva non era nemmeno lontanamente immaginabile.
Faith però non ha mai messo da parte i suoi sogni, figlia del severo Reverendo Erasmus Sunderly, apprezzato e stimato studioso di fossili e storia naturale, ha sempre vissuto e respirato scienza sin da quando era piccolina.
A cinque anni aveva già letto gli scritti di Dickens e la sua fama di conoscenza l'aveva spinta alla fornita libreria paterna, dove aveva appreso nozioni su nozioni, un sapere assolutamente non comune per una signorina
Osservando l'operato di suo padre è nato in lei il desiderio di essere come lui, diventare una vera scienziata, fare scoperte importanti e vedere il mondo.
Nel cuore ha sempre portato il suo ricordo più prezioso, forse il più bello della sua infanzia, quello in cui, in una delle rare passeggiate sulla spiaggia con suo padre - uomo che si è sempre concesso poco alle affettuosità - aveva per caso scoperto il suo primo fossile, e il padre l'aveva elogiata per la prima volta. Era forse stima quella che aveva intravisto nei suoi occhi?
In lei il desiderio di essere apprezzata da lui è probabilmente più forte di ogni cosa. Ed è proprio l'amore incondizionato che nutre nei confronti dell'uomo e il bisogno di essere ricambiata con altrettanta stima e amore la porteranno alla scoperta dell'albero delle bugie.
Così, quando in paese si inizia a vociferare che suo padre sia un truffatore, e quando, poco dopo, l'uomo muore misteriosamente, lasciando il sospetto che si sia tolto la vita perché incapace di reggere il disonore, Faith fa di tutto per riabilitarne il nome.
Non riesce a pensare che l'uomo tanto retto e integerrimo che era suo padre possa aver tradito ciò in cui più credeva: il sapere.
E, anche quando trova le prove delle falsificazioni compiute - da lui stesso messe nero su bianco - Faith cerca ancora di giustificarlo e scagionarlo, e per farlo non guarda in faccia nessuno.
Inizia a pensare che suo padre sia stato ucciso e oltre alla verità desidera la vendetta; e quello strano albero, che si ciba di menzogne, donando in cambio di preziose verità - quello stesso albero che era diventato l'ossessione di suo padre, per il quale egli ha perso tutto - forse può darle le risposte che cerca. 
Un fantasy, ma anche un thriller, ma soprattutto un romanzo femminista che parla di emancipazione femminile e di desiderio di conoscenza e verità.
Di un uomo che mette a repentaglio la sua intera carriera e la sua tanto sudata reputazione per amore del sapere, o meglio, per l'ossessione di avere certezze sulla creazione, sull'uomo e su Dio.
Di un Reverendo che, a causa delle ultime teorie sull'evoluzione, ha dovuto mettere in crisi le sue certezze e ha visto vacillare la sua fede.
Di un essere umano che non riesce ad accettare di essere solo un granello nell'universo, di durare meno di un battito di ciglia nella vastità del tempo.
Di una ragazzina che si trasforma in ciò che non avrebbe mai creduto di essere, pur di difendere chi ama.
Di una figlia che vede lo sgretolarsi, bugia dopo bugia, e segreto dopo segreto, dell'immagine di suo padre e anche di quell'unico, prezioso, ricordo a cui era si era saldamente aggrappata.
Di una piccola donna che prende consapevolezza di quanto l'essere donna sia una condizione limitante, un'eterna battaglia del dimostrare continuamente di essere all'altezza del proprio posto nel mondo.
Un romanzo originale e completo, ricco di mistero e segreti, ma soprattutto ricco di consapevolezze, di dubbi e di verità. Delle ombre e delle luci che albergano in ognuno di noi.

Considerazioni:
Quella de "L'albero delle bugie" è probabilmente la storia più originale che ho letto lo scorso anno.
Leggendo la trama ho sin da subito pensato che l'idea di una pianta, che si nutrisse esclusivamente di menzogne e generasse frutti capaci di rivelare segreti e verità celate ai più, fosse estremamente particolare, ma anche un'arma a doppio taglio.
Se il fatto soprannaturale fosse stato raccontato i maniera diversa, più esagerata, dando troppo risalto alla magia e meno alla ricerca scientifica, il risultato sarebbe stato disastroso, e invece no.
L'albero delle bugie è un particolare soprannaturale inserito in una storia che trasuda verità.
Si è portati, dunque, a badare più al contesto che al "prodigio" compito dalla pianta.
Ciò che personalmente mi ha più colpito e fatto rabbia sono stati l'ingiustizia sociale e il maschilismo, più che quello collettivo (che per quel tempo era molto prevedibile), quello paterno.
Mi ha fatto davvero male leggere il capitolo in cui Faith confessa al padre di essere stata lei ad aver frugato fra le sue cose, e leggere, di conseguenza, una reazione tanto cattiva, spropositata e insensibile. (Una rabbia così l'avevo provata solo durante la lettura di "Jane Eyre", quando la piccola Jane viene maltrattata gratuitamente dalla perfida zia Reed)
Il Reverendo Erasmus Sunderly, rivolge a sua figlia frasi che un padre non dovrebbe mai dire. Tratta Faith, che gli è apertamente devota, come se fosse meno che niente, la insulta, la sminuisce, le dice che non potrà essere altro che la moglie di qualcuno.
Infrange i suoi sogni e spezza il suo cuore senza il minimo senso di colpa. 
Un omuncolo spregevole, e non capirò mai perché Faith, nonostante sia diretta spettatrice del disfacimento, mattone dopo mattone, del pensiero che aveva di lui, si ostini tanto a difenderlo.
Non ho capito nemmeno perché lo preferisse alla madre Myrtle, che non posso dire di aver apprezzato proprio del primo momento, ma di cui ho compreso presto le ragioni del suo comportamento.
E a dirla tutta mi fa strano che, una ragazzina intelligente come Faith, fosse più portata a stimare un uomo anaffettivo ed egocentrico come suo padre, e non fosse riuscita a capire e comprendere la difficoltà di sua madre nell'averlo accanto.
Myrtle è una donna all'apparenza superficiale e civettuola ma, lo si capisce ben presto, è una che fa tutto ciò che è in suo potere per restare a galla e per proteggere i suoi figli.
Eppure è una donna fragile, che soffre e ha sofferto nel sentirsi sempre ignorata dal marito, nel sentirsi sempre trattata da lui come un essere non all'altezza, e nel vedere che la sua unica figlia femmina stesse cominciando a calcare in tutto e per tutto le orme paterne, ignorandola e disprezzandola allo stesso modo.
È Myrtle la vera eroina di queste pagine, non Faith!
La ragazzina è ancora troppo piccola, troppo assetata di conferme, di affetto, di amore, e soprattutto della stima paterna, per potervi rinunciare o per contrastare apertamente le rigide vedute del Reverendo. 
Troppo ingenua per capire, fino in fondo, cosa significhi essere una donna del suo tempo, e ancora nutrita della speranza di poter, in un futuro, cambiare le cose. 
Faith lotta fino alla fine, ma non per dimostrare di riuscire in quello che gli altri uomini hanno fallito, non per la salvezza della sua famiglia (come invece fa, a suo modo, Myrtle), ma per l'amore profondo che, nonostante tutto, ha per suo padre, e per redimere il suo buon nome. 
Dimostrando, quindi, di essere la figlia garbata, fedele, amorevole e sottomessa all'autorità paterna che il padre avrebbe voluto che fosse. 
Sua madre invece è pienamente conscia della sua condizione, e dalla condizione di tutte le donne in quella società maschiocentrica, in cui l'uomo crede di essere intellettualmente superiore al gentil sesso. 
Lei sa che non riuscirà a cambiare le cose e si adatta come meglio può, combatte per tenere la famiglia a galla (non per quello scellerato di suo marito!) utilizzando le uniche  armi che la natura le ha concesso: astuzia, civetteria, malizia e bellezza. Le uniche che l'uomo potrà consentirsi di riconoscere ad una donna senza per questo sentirsi minacciato e/o offeso.

"«C'era del buono in lui» le disse Myrtle in seguito, nel corso di un lungo pomeriggio nel quale parlarono di tutto, gustando una torta che adesso era un lusso. «Se non altro tu e Howard significavate qualcosa per lui.» 
«E tu?» domandò Faith. 
Myrtle scosse il capo. «Mi dicevo che ero fortunata» disse. «Tuo padre non mi picchiava, non beveva e se aveva delle donnine, aveva il garbo di essere discreto. Provvedeva per me e per i miei figli. Provai, anno dopo anno, a essere la sua compagna. Le porte non si aprirono mai Faith. Alla fine persi la speranza. Ah, ma non posso lamentarmi!» 
Myrtle scacciò il passato con una piccola manina delicata. 
«Mi ha reso ciò che sono. Quando tutte le porte sono chiuse, si impara a passare dalle finestre. È la natura umana, suppongo.»

"Mia madre non è malvagia" si disse Faith. "È soltanto un serpente perfettamente assennato, che protegge le sue uova e si fa strada nel mondo nel miglior modo di cui è capace."

È sempre Myrtle, inoltre, colei che comprende il desiderio di sua figlia di essere più di quello che a una donna, in quel tempo, era concesso di essere, ed è lei che la sostiene dimostrandole il suo appoggio incondizionato.
Perché Faith sogna ancora, sogna un futuro in cui qualche ragazzina prendendo un libro in mano troverà, sotto ad un'importante scoperta scientifica, la sua firma, e questo darà a lei e a tante altre come lei la forza di dire "se lo ha fatto lei forse posso farlo anch'io".
Un bel messaggio questo, che mi ha fatto ripensare alla mia amata Charity Tiddler, del romanzo "Miss Charity", un'altra eroina della letteratura femminista che ha lottato contro i pregiudizi per affermarsi come scrittrice, e ha perseguito il suo sogno lavorando, e non smettendo mai di provarci.
Sono questi i bei modelli a cui ispirarsi. Quelli che, anche se per poco tempo, ti fanno pensare che forse nulla è davvero impossibile. 

Ringrazio la Mondadori per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

2 commenti:

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