venerdì 18 gennaio 2019

Recensione: “Il fantasma dell’abate” di Louisa May Alcott

Titolo: Il fantasma dell’abate
Autore: Louisa May Alcott
Titolo originale: The Abbot's Ghost. A Maurice Treherne's Temptation
Editore: Elliot Edizioni
Data di pubblicazione: 21 novembre 2017
Pagine: 128
Prezzo: 13,50 € 


Trama:
Maurice Treherne è un giovanotto di buona famiglia accusato ingiustamente di buttare soldi nel gioco d’azzardo. Quando salva suo cugino Jasper dall’annegamento, rimane gravemente ferito ma spera di nobilitarsi agli occhi della famiglia e conquistare l’amore di Octavia, sua cugina. Però la madre di Octavia non ha intenzione di caldeggiare questo amore e pone un veto sul loro possibile matrimonio, sperando in un incontro più favorevole per la bella figlia.
Maurice sembra aver perso le speranze, tuttavia le cose volgeranno in modo inaspettato per lui grazie al fantasma di Abbot, il vecchio prete che viveva nella villa di Treherne quando ancora era un’abbazia, e che ha l’abitudine di perseguitare la famiglia e farsi vivo soprattutto durante la notte di Natale.

Recensione:
Louisa May Alcott, in questo suo romanzo breve, riprende i temi della letteratura inglese tipici dell’età vittoriana.
Chi ama quel genere di romanzi sa quanto, a quei tempi, gli inglesi amassero riunirsi tra amici, parenti e conoscenze più o meno altolocate, in casa, davanti al fuoco, e passare le serate di festa ad intrattenersi con giochi o raccontandosi storie di fantasmi.
A quanto pare gli americani non erano da meno, ed è durante le festività natalizie che la Alcott ci invita ad entrare in casa Treherne, dove, come ogni anno, Lady Treherne ha aperto le porte della grande e antica dimora agli amici di famiglia.
Protagonisti della storia sono soprattutto i giovani che tra amori, segreti e gelosie metteranno del pepe ai pomeriggi e alle fredde serate invernali.
Maurice Treherne, giovane affascinante reso sfortunatamente invalido da un incidente, è sicuramente il personaggio che conosciamo meglio e quello attorno al quale girano le vicende narrate.
Il ragazzo è segretamente innamorato di sua cugina Octavia, che da sempre si è presa amorevolmente cura di lui.
Ma i piani di Lady Treherne per sua figlia sono altri, non certo darla in sposa ad un nipote senza titolo e invalido, ed ha già puntato il suo prescelto.
La controparte femminile che, come Maurice, ha il dono di attirare su di sé gli sguardi e i commenti di tutti i presenti è Mrs Snowdon. Bellissima e ammaliante tanto da apparire una presenza scomoda e pericolosa, o almeno lo è per Lady Treherne che desidera solo vederla al più presto lontana da Jasper, suo figlio maggiore.
E se triangoli amorosi, segreti ed omissioni non bastano ad animare il racconto, la Alcott ci infila anche una leggenda legata al fantasma di un abate che si dice infesti, da generazioni, la dimora dei Treherne.
Un romanzo piacevole da leggere in una serata invernale, non troppo pretenzioso, e in cui si nota qualche mancanza sia nell'approfondimento delle vicende che dei personaggi, che restano pressoché abbozzati e poco realistici.
Ma forse è proprio questo il bello di questo romanzo, una bella lettura da prendere così com'è, senza porsi troppe domande e senza pretendere troppe spiegazioni.
Una favola natalizia avvincente e romantica quanto basta, dai risvolti tenebrosi.

Considerazioni:
Una lettura perfetta da leggere in una serata invernale, al calduccio sotto una coperta o accanto al camino, quando fuori il vento ulula o scende la pioggia.
Temete di lasciarvi suggestionare troppo? No, non abbiate paura, non è questo il caso.
Malgrado il titolo, “Il fantasma dell’abate", è una storia romantica, in cui i protagonisti sono gli intrecci amorosi e i segreti messi in atto per impedire alcuni di questi amori.
Come dicevo nella recensione, essendo questo un romanzo breve sembra mancare di approfondimento.
Si ha la sensazione (o almeno io l'ho avuta) che i nodi vengano troppo presto al pettine. I misteri e i segreti ci vengono svelati troppo presto, e viene dunque a mancare qualsiasi pathos o trepidazione.
Una parte molto carina del racconto è quella in cui, nella notte che mette fine al vecchio anno, i giovani si intrattengono raccontando ognuno una storia di fantasmi. Anche in questo caso, però, si tratta di racconti molto brevi che vengono liquidati in pochi paragrafi.
Per il resto, il romanzo ci viene narrato come se stessimo assistendo ad uno spettacolo teatrale, così, mentre su un palco ci viene svelato un mistero, contemporaneamente su un altro palco (e quindi, nella lettura, immediatamente dopo) ce ne viene svelato un altro.
Mi sarebbe piaciuto - l'avrei trovato più avvincente - vedere Mrs Snowdon mettere un po' di zizzania prima della sua - improvvisa e sbalorditiva - conversione.
Lo stesso vale per Lady Treherne che si mostra subito molto conciliante.
Probabilmente ciò di cui di sente la mancanza in questa storia è la presenza di un vero cattivo, qualcuno che metta seriamente i bastoni fra le ruote.
Eppure, ogni tanto, fa bene leggere una storia semplice e non troppo intricata, godersi semplicemente il piacere di un bel libro.

Curiosità:
Il romanzo fu scritto e pubblicato con lo pseudonimo di A.M. Barnard.

Ringrazio la casa editrice Elliot per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

2 commenti:

  1. Non sapevo assolutamente della pubblicazione di questo romanzo. Sembra davvero molto bello! Me lo sono segnata, e, visto il prezzo potrei pensarci 😉

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  2. Credo che questo romanzo potrebbe piacermi. La Alcott purtroppo la conosco solo in veste di autrice di Piccole donne, non ho letto altro di suo. Lo metto in lista :-)

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