venerdì 13 novembre 2020

Review Party - Recensione: “A caccia del diavolo” di Kerri Maniscalco

Salve avventori!
Oggi partecipo al Review Party del capitolo finale della saga di Kerri Maniscalco, “Stalking Jack the Ripper".
Di seguito troverete la mia opinione del libro "A caccia del diavolo”, per conoscere invece quella delle mie colleghe, vi invito a seguire i blog di tutte le partecipanti al nostro Review Party



Titolo: A caccia del diavolo
Autori: Kerri Maniscalco
Editore: Oscar Mondadori
Data di pubblicazione: 20 novembre 2020
Pagine: 480
Prezzo: 20,00 € (cartaceo) 9,99 € (ebook)


Trama:
Audrey Rose Wadsworth e Thomas Cresswell sono giunti in America, una terra audace, sfrontata, brulicante di vita. Ma, proprio come la loro Londra adorata, anche la città di Chicago nasconde oscuri segreti.
Quando i due si recano alla spettacolare Esposizione Universale, scoprono una verità sconcertante: l’evento epocale è minacciato da denunce di persone scomparse e omicidi irrisolti.
Audrey Rose e Thomas iniziano a indagare, per trovarsi faccia a faccia con un assassino come non ne hanno mai incontrati prima...
Riuscirà Audrey Rose, insieme al suo grande amore, a porre la parola “fine” anche a questo caso? 
O soccomberà, preda del più subdolo avversario che abbia mai incontrato?

Recensione:
Sono trascorsi appena cinque mesi dal primo omicidio con cui, il serial killer noto con il nome di Jack lo Squartatore, ha perpetuato la sua macabra e sanguinaria opera di morte e distruzione. Da allora Audrey Rose Wadsworth e Thomas Cresswell ne hanno passate di tutti i colori, dalle indagini a Londra fino alla dolorosa scoperta del colpevole, ai misteriosi omicidi all'Accademia in Romania, agli altrettanto oscuri crimini a bordo della RMS Etruria, traversata che, dopo non poche tribolazioni, li ha portati nel nuovo continente.
“A caccia del diavolo”, capitolo conclusivo i della serie “Stalking Jack the Ripper”, ci porta a New York, nella residenza della nonna materna di Audrey, Lady Everleigh, dove la ragazza e Thomas, sempre più complici e innamorati, stanno organizzando le loro nozze.
Ma cosa sarebbe un thriller senza un imprevisto? O meglio, una serie di imprevisti?
E mentre i giovani Wadsworth e Cresswell vedono andare momentaneamente in frantumi il loro sogno d’amore, cominciano, tramite lo studio di appunti e prove, a sospettare che Jack non agisse da solo.

Così, per lasciarsi alle spalle i problemi familiari, e dare la caccia al misterioso complice di Jack lo Squartatore, i due sfortunati piccioncini, e l’immancabile zio Jonathan Wadsworth, viaggiano alla volta di Chicago, dove alcuni indizi li portano a pensare che sia proprio lì, il nuovo covo del diavolo.
Ed è sullo sfondo della città bianca, del sogno americano che fa credere che tutto sia possibile, della grandiosa e luminosa Esposizione Universale, con il suo tripudio di innovazioni e splendori, che la Maniscalco ambienta il suo epilogo. 
Una caccia contro il tempo, per mettere fine alle numerose sparizioni senza risposta di decine e decine di donne. Sparizioni messe a tacere dalla polizia di Chicago che, ovviamente, si ostina ad evitare lo scandalo, decisa a non macchiare, con la paura e con il sangue, quel sogno di prosperità e ricchezza.

Cosa ho apprezzato di questo capitolo e di questa serie?
Le note finali dell’autrice.
Non scherzo, solo leggendo quelle sono veramente riuscita ad apprezzare qualcosa del suo lavoro, che mi aveva abbastanza convinta con il primo capitolo “Sulle tracce di Jack lo Squartatore”, ma che mi ha assolutamente delusa nella sua conclusione.
Le note dell’autrice mi hanno messo a conoscenza del minuzioso lavoro di ricerca storica compiuto, dell’interessante intreccio tra fatti storici, e teorie più o meno fantasiose.
Nonostante le inesattezze temporali, volute per restringere i tempi della storia - secondo me anche troppo ristretti, ne succedono davvero troppe di cose ai protagonisti nell'arco di soli cinque mesi - riconosco che l’autrice ha veramente fatto una grande operazione di ricerca, mettendo a conoscenza il lettore di fatti storici realmente accaduti, sui quali lei ha poi ordito la sua trama.
Ad esempio, mi ha molto colpito la storia del famoso pluriomicida statunitense H.H. Holmes, e del suo inquietante Castello degli Orrori, di cui ignoravo totalmente l’esistenza.

Cosa non ho apprezzato?
Tutto il resto.
A partire dei protagonisti Audrey Rose e Thomas che, come vi avevo già detto nella recensione del primo capitolo, non avevano incontrato la mia simpatia (ma che qui - almeno per quanto mi riguarda - raggiungono livelli di detestabilità epici: presuntuosi, smielati, sdolcinati, tracotanti ecc), finendo con la trama, che è a tutti gli effetti nulla più che un romanzetto rosa.

Quindi sì, se vi piacciono i romance questo libro fa per voi, ma io in questa storia cercavo l’indagine, il mistero, l’aspetto inquietante e thriller della vicenda. 
Invece ho dovuto sorbirmi circa quaranta capitoli di smielati dialoghi e confessioni d’amore, e di: “ti amo più io, no io ti amo di più; sei bellissima, no, sei bellissimo tu; mi sono innamorata di te dal primo istante, ah ma io invece dall'istante subito prima”  ╯°□°)╯︵ ┻━┻

«È il tuo compleanno, eppure sei tu a sorprendermi con dei regali. Non credo funzioni così, sai?» 
«Ah, no? Pensavo che il festeggiato avesse il diritto di fare ciò che desidera. Non vorresti spogliarmi, dato che sono tanto irresistibile?»
E umile…” «Grazie delle scarpe, Thomas.» 
Osservai la pila di scatole, ora in precario equilibrio sul bordo del divano. Lui seguì il mio sguardo e le spinse di nuovo sulla seduta.
«Per tutte quante. È un gesto dolcissimo da parte tua. Per quanto inutile.»
«La tua felicità non è mai inutile per me.»

Questo è solo uno degli infiniti svenevoli siparietti.
Altra cosa che mi ha fatto tantissimo storcere il naso è stata tutta la teatralità nel linguaggio, nelle descrizioni dei sentimenti, delle paure, dei pensieri che la protagonista ha su se stessa e sulle situazioni che racconta.
Tutto mi è parso esagerato e fasullo.

Io ero maledetta, forse addirittura l'erede del diavolo. In tal caso, almeno non avrei più dovuto nascondere chi o cosa fossi.

Qui, una delle viarie volte in cui, Audrey, definisce se stessa “la moglie del diavolo” o la sua erede, solo perché vuole diventare un’esperta nella professione forense.
Come se svolgere quel mestiere, piuttosto che un altro, avesse anche delle implicazioni morali solo perché lei è donna (infatti le stesse considerazioni non le rivolge mai a Thomas o a suo zio).
Quindi cosa fa Audrey Rose? Emancipa la figura della donna, per poi discriminarla subito dopo?

«Chiusi gli occhi quando la mia mente evocò l’immagine di cento facce pallide che emergevano dalle tenebre. Di certo i proprietari di quegli scheletri stavano meditando vendetta. Se la sarebbero presa anche con me? 
Pensai alle innumerevoli volte in cui avevo affondato il bisturi nella carne morta, al fremito di eccitazione che cercavo invano di reprimere. Sezionare cadaveri, svelare ogni loro segreto, mi procurava sempre un’euforia travolgente. 
Forse i morti non volevano raccontarmi la loro storia. Forse pensavano che fossi malvagia quanto l’uomo che li aveva appesi al soffitto, mentre le loro ossa oscillavano nella brezza leggera».

Per quanto riguarda quello che sarebbe dovuto essere il fulcro della storia, ovvero l’indagine e la ricerca del colpevole, essa è rilegata agli ultimi dieci capitoli del volume (che ne conta oltre cinquanta), e si risolve in modo molto caotico e frettoloso.

E anche l’annosa questione che ha tenuto banco per l’intero libro (il matrimonio delle due anime gemelle, separate dal terribile destino avverso), alla fine si risolve alla tarallucci e vino, ovvero nel migliore dei modi per le tutte le parti coinvolte.
Ed è questa perfezione così esasperata che ho trovato fastidiosa e irrealistica.
Anche se la Maniscalco dice di aver creato una protagonista con delle disabilità per dar voce anche a chi ha dei limiti, questo è vero fino ad un certo punto, perché sì, Audrey ha un problema ad una gamba, a causa di un incidente avvenuto nel libro “In fuga da Houdini”, ma in compenso è bellissima (come lo è Thomas), intelligentissima (come lo è Thomas), ricchissima (come Thomas, e in seguito lo diventerà anche di più) e levissima XD

Tutta questa perfezione, mi è venuta presto a noia, come mi hanno terribilmente annoiato i loro discorsi smielati, il loro amore - anche questo esasperato - nato al primo sguardo e diventato bello, bellissimo, fantastico, grandioso, nell'arco di pochi mesi, e nonostante tutte le macabre traversie trascorse.
Insomma, io non ci ho trovato nessuna verità, solo tantissima artificiosità e desiderio di creare la coppia perfetta per accattivare il pubblico delle adolescenti.
Questa non è una serie thriller, è una serie rosa in cui gli omicidi fanno solo da contorno e, soprattutto in questo capitolo, sono lasciati in ultimissimo piano.
Un vero peccato, perché avevo molte aspettative su questa serie, soprattutto per la parte investigativa e per l’ambizione.
Però, leggendola, mi sono sempre più resa conto che tutta la storia degli omicidi e la creazione della protagonista controversa ed emancipata - una donna amante della medicina legale - altro non fosse che un pretesto, per creare uno sfondo alternativo al solito romanzetto rosa.
Un’occasione persa, perché con l’intreccio di fatti storici, i personaggi famosi, gli avvenimenti importanti di cui si la Maniscalco si è avvalsa, avrebbe davvero potuto dare vita ad una serie noir epica, invece ha preferito dare risalto all'ennesima storiella d’amore.

Ringrazio Mondadori per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro




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