lunedì 13 giugno 2016

Chi ben comincia... #29

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti


Salve avventori!
Quello che vi presento oggi è l'incipit del libro che mi sta tenendo sveglia queste ultime notti, parlo di "Incubo" di Wulf Dorn, un'appassionante thriller psicologico che sconfina nell'horror.
Ho trovato l'incipit particolarmente drammatico, struggente e vero.
Cosa succede ai bambini quando smettono di credere nelle favole?
Come si sentono quando, improvvisamente, vengono a scontrarsi con la dura realtà che li porta a scoprire che, quei racconti sognanti e ricchi di magia, erano soltanto menzogne?
Nella scena che Dorn ci presenta, due bambini si trovano di fronte all'impatto con una realtà molto più spietata di quella che è stata loro narrata con le favole...
Un indifeso uccellino viene divorato da un gatto e... muore
Nessun cacciatore arriva in suo soccorso, nessuno lo recupera tutto intero e incolume dal ventre del suo aguzzino.
Quest'immagine, la scoperta della realtà, apre lo spunto ad una riflessione, che molto spesso è stata argomento di dibattito in questo blog.
Le favole che in alcuni casi spaventano narrando di cose orribili che non esistono, e in altri casi illudono presentando una visione ovattata e sicura di un mondo che così sicuro non è.
Nel secondo caso forse si rischia di creare false aspettative, ma nel primo si corre forse un rischio anche peggiore.
Perché alimentare speranze o paure per cose che non esistono?
Certo, noi siamo cresciuti e sappiamo che, dietro quelle figure mostruose e vendicative, si nascondono delle metafore, che il lupo non è davvero un lupo, ma come possiamo pretendere che un bambino giunga, autonomamente, alla medesima conclusione? 
Quanti sono i genitori che spiegano davvero la metafora? E quanti invece quelli che si servono della storia del lupo come minaccia, perché sanno quanto questa possa incutere timore?


«Ma allora il lupo non è un vero lupo» disse alla fine. 
« Forse significa un’altra cosa? »  

"Incubo" di Wulf Dorn

C’ERA UNA VOLTA... 

 ... una bella giornata di giugno. Due bambini di cinque anni, un maschio e una femmina, osservavano dalla staccionata del giardino il gatto dei vicini che aveva catturato un uccellino. L’aveva bloccato sul prato, ci aveva giocato per un po’, poi gli aveva spaccato la testa con un morso. 
 La bambina distolse lo sguardo, disgustata, e strinse la mano del bambino. 
« Sai una cosa? » disse. « Ci hanno detto una bugia. » 
Il bambino la guardò senza capire. « Chi ci ha detto una bugia? » 
« I grandi. Ci raccontano le favole, ma non sono mica vere. » 
Indicò il gatto che aveva divorato la preda in due bocconi e stava trotterellando via soddisfatto. Dell’uccellino rimanevano soltanto un’ala strappata e un mucchietto di piume insanguinate. 
«Se adesso apriamo la pancia del gatto, l’uccellino non volerà via. Non è possibile, è morto. »
Il bambino pensò alla favola che sua madre aveva letto loro la sera prima. « È vero. È quello che sarebbe successo anche a Cappuccetto Rosso e alla nonna, ma solo se il lupo se le fosse mangiate per davvero. » 
«Proprio così.» La bambina annuì. «Il lupo ha denti molto più affilati di un gatto. Quindi la favola è una bugia e la tua mamma non ci ha detto la verità. » 
« Forse voleva dire un’altra cosa » rifletté il bambino. « Le favole si raccontano per insegnare qualcosa. » 
« Secondo te è così? »
 
« È quello che dice il mio papà. » 
La bambina ci pensò su qualche istante, senza distogliere lo sguardo dal triste mucchietto di piume.
 
«Ma allora il lupo non è un vero lupo» disse alla fine. 
« Forse significa un’altra cosa? »  

Il bambino si strinse nelle spalle. « Può darsi. Ma che cosa? »



giovedì 9 giugno 2016

Recensione: "Briciole" di Lorenzo Naia

Titolo: Briciole
Autore:  Lorenzo Naia
Illustrazioni: Roberta Rossetti
Editore:  VerbaVolant
Pagine: 64
Prezzo: 15,00 €

Trama:
Ogni giorno nella Parigi dei primi del Novecento tante briciole di dolci si sentono scartate e rifiutate e vagano sconsolate per la città senza capire il perché della loro triste sorte. 
Brisé, una briciola di tartellette alla frutta, avanza verso l’Arc de Triomphe senza sapere che di lì a poco incontrerà tante altre briciole come lei...

Recensione:
Ci si può sentire insicuri e soli quando si è molto piccoli e apparentemente trascurabili.
Ci si sente inutili e invisibili agli occhi di un mondo, tanto grande e affollato, che dà poca importanza a tutto, figurarsi a delle maiuscole briciole.
Brisé è una piccola briciola di una tartellette alla frutta, che, come accade ogni giorno a mille briciole nel mondo, è sbadatamente scivolata via dal suo dolce. Persa.
Non per scelta di qualcuno, certo, solo per uno sfortunato caso, ma lei non lo sa e per questo inizia a pensare di essere stata scartata, di non essere all'altezza delle sue compagne d'impasto.
Ora, voi tutti potrete immaginare quanto questa triste sorte sia comune a molte briciole dei più svariati manicaretti. Voi stessi, non potete negarlo, ne avrete scartata più di una senza mai soffermarvi a pensare a come quelle piccoline potessero sentirsi.
Lorenzo Naia ce lo spiega in poche e deliziose pagine abilmente illustrate da Roberta Rossetti. Attraverso descrizioni semplici, ed eleganti, metafore che hanno sempre a che fare con il mondo dei dolci, l'autore racconta una storia molto carina che ha come scopo quello di invitare i giovani lettori a credere sempre in se stessi.

"Con invidiabile tenacia, avvolto nella bruma del mattino, quando rue de Bièvre era ancora illuminata dai lampioni, ogni giorno Bibì apriva i battenti della sua pasticceria, pieno di propositi. 
Ma col passare delle ore, il suo umore faceva la medesima fine del caramello dimentico sul fuoco: diventava scuro, duro e amaro. In tantissimi passavano davanti alla vetrina, ma nemmeno uno si accorgeva della sua presenza. Era come lo zucchero a velo sopra le madeleine: inconsistente."

Brisé nel suo cammino per le vie di Parigi, alla ricerca di uno scopo nella vita, incontrerà molte colleghe appartenenti ai più svariati e deliziosi dolci di gran pasticceria francese, a cui è capitata la medesima infausta sorte.
Tarte Tatin, Croquenbouche, Savarin, Eclair ... tutte erroneamente pensano di non essere all'altezza ma, attraverso questa dolce storia, scopriranno una realtà ben diversa.
Anche Bibì, lo sconsolato pasticcere che nonostante la buona volontà non riesce a raccogliere i frutti del suo duro lavoro, ritroverà la fiducia in se stesso.
Briciole parla proprio di questo, di credere nelle proprie qualità, per quanto ci si possa sentire invisibili, piccoli e inutili, nel mondo tutti abbiamo uno scopo.

Considerazioni:
Ho conosciuto questo dolce libro illustrato grazie al BlogTour, organizzato da Simo la Biblionauta, a cui Café Littéraire ha entusiasticamente preso parte. 
Il viaggio, organizzato a tappe, ci ha guidati, man mano, attraverso l'esplorazione del goloso mondo dei dolci raccontati all'interno di queste pagine.
Piccole curiosità e leggende che hanno sortito l'effetto sperato, facendo nascere in me il desiderio, sempre più forte, di avere tra le mai questo bel libro.
Sono stata molto contenta, quindi, quando la casa editrice Verbavolant Edizioni mi ha gentilmente omaggiato di una copia.
Briciole mantiene tutte le promesse, racconta una storia dolce, delicata e deliziosamente illustrata.
Il racconto è semplice, forse un po' troppo breve però, anche con poche parole, riesce a suggerire bellissime immagini e rendere molto bene le atmosfere e i caratteri dei protagonisti.
Le pagine dedicate ai dolci sono interessanti e istruttive, ma avrei preferito che anche alla storia delle bricioline e a Bibì fosse dedicata qualche attenzione in più.
Avrei voluto sapere di più sui trascorsi di ogni singola briciola (o almeno di qualcuna di loro), e, conoscere qualche dettaglio in più anche sul passato del triste e sfortunato pasticcere, avrebbe consentito di formare un'immagine più definita del personaggio.
Sconsigliato se siete a dieta, perché anche solo sfogliarlo vi farà venire fame... il libro parla di dolci, le illustrazioni hanno, ovviamente, paste e pasticcini come indiscussi protagonisti... quindi immaginate un po' voi XD
A smorzare la golosità e l'acquolina in bocca c'è però l'odore forte e fastidioso delle pagine.
Il volume, già bellissimo di suo, sarebbe stato assolutamente irresistibile se (e qui mi permetto di dare un suggerimento alla casa editrice) le pagine avessero avuto una profumazione golosa... come diversi libri per bambini hanno. Sarebbe stato un connubio geniale e allora, altro che diete, non ci sarebbe stato scampo per nessuno.

Ringrazio la casa editrice Verbavolant per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

martedì 31 maggio 2016

Recensione: "L'imprevedibile destino di Emily Fox-Seton" di Frances Hodgson Burnett

Titolo: L'imprevedibile destino di Emily Fox-Seton
Titolo originale: The Making of a Marchioness
Autore: F. H. Burnett
Editore: Astoria
Data di pubblicazione: gennaio 2016
Pagine: 275
Prezzo: 17,00 € 

Trama:
Emily Fox-Seton è una giovane donna di trentaquattro anni, ben educata, graziosa, sempre generosa e disponibile con tutti.
Pur essendo di buona famiglia, non avendo nessuno al mondo su cui contare, è costretta a vivere nell'indigenza e badare a se stessa mettendosi al servizio delle conoscenze più altolocate.
Tra queste la ricca ed egocentrica Lady Maria Bayne. Sarà proprio l'invito di costei, a seguirla nella sua residenza estiva nel Mallowe, a cambiare il destino dell'ingenua Emily.

Recensione:
La grande Frances Hodgson Burnett, che abbiamo imparato a conoscere grazie ai grandi capolavori per ragazzi che l'hanno resa celebre, come "Il giardino segreto", "La piccola principessa" e "Il piccolo lord", mostra in questo suo romanzo per adulti, un'altra sfumatura della sua penna. 
In questo lavoro ci sono moltissime caratteristiche proprie della sua scrittura - l'attenzione alle descrizioni e ai dettagli, l'importanza e il rilievo riservato alle atmosfere e alla natura in cui la storia è immersa e ai caratteri e difetti dell'animo umano, messi in risalto e rimarcati con pacata ironia - tuttavia ne troviamo anche di nuove e inconsuete.
La narrazione è suddivisa in due parti che ne definiscono lo sviluppo, che è estremamente diverso, tanto da dare l'impressione di leggere due storie distinte seppur inevitabilmente collegate.
La prima parte "Formazione di una marchesa" ricorda le favole, e in particolar modo fa pensare al personaggio di Cenerentola.
Emily, come lei, pur appartenendo ad una buona famiglia, si ritrova, molto giovane, sola al mondo e in una situazione di indigenza. Ha dei parenti, ma a questi importa davvero poco della sua sorte e perciò non se ne curano minimamente.
Emily si fa forza, si rimbocca le maniche e con tutta la buona volontà, e le buone intenzioni di cui è capace, si guadagna onestamente da vivere.
Pur dovendosi accontentare di uno stile di vita umile, fa di tutto per essere sempre al meglio di sé, avere un aspetto dignitoso e modi sempre educati e ineccepibili. 
Non è colta, e la sua mente non si potrebbe mai definire arguta e brillante, eppure il suo animo è caratterizzato da un'empatia e un altruismo fuori dal comune.
Queste caratteristiche la rendono in poco tempo una persona cara e preziosa agli occhi di quelli che hanno il piacere di imbattersi in lei. 
Lavorando e mettendo le sue buone doti a sevizio della nobiltà, la dolce Emily, si ritrova in più occasioni a prendere parte ad eventi mondani che accoglie, a braccia aperte, come grandi atti di generosità e bontà nei suoi riguardi. 
È in questa prima parte che viene fuori il temperamento del personaggio, si delinea il suo carattere ingenuo e innocente, privo di qualsivoglia malizia.
Quando l'eccentrica ed egoista Lady Maria Bayne la invita nel Mallowe per il soggiorno estivo, Emily vede nel gesto solo un atto di estrema gentilezza e, né durante la permanenza nella residenza estiva e né in seguito, si renderà mai conto quanto, in realtà, la nobildonna si approfitti della sua incondizionata disponibilità.
La favola tuttavia avrà in questa prima fase il suo prevedibile lieto fine.
La seconda parte del romanzo, intitolata "I metodi di lady Walderhurst", è invece un appassionante melodramma ricco di intrigo, inganni, cattiveria e sortilegi.
Qui, la nobile bontà e l'ingenuità di Emily - ora lady Walderhurst - sono ancor più messe in risalto perché in contrasto con la bieca malvagità di chi pensa, invece, soltanto al proprio profitto e tornaconto.
Ma tutta la cattiveria, l'egoismo, l'indolenza e la freddezza che le gravita attorno non riusciranno a macchiare l'animo della nostra eroina, che fa del suo animo candido e puro - come quello dei ragazzini che la Burnett è stata tanto brava a raccontare, e che sono stati i protagonisti dei suoi grandi capolavori - la sua più grande bandiera.

Considerazioni:
La società che la Burnett è abilissima a raccontarci in queste pagine è fatta di contrasti e per contrasti, l'autrice, ce la descrive, rimarcando con forza e sarcasmo sugli opposti, sia caratteriali che di classe sociale.
Questo, pensandoci, è da sempre il suo tratto distintivo.
Basti pensare a Sara Crewe che da bambina ricca e coccolata si ritrova ad affrontare la solitudine e la povertà;
Mary Lennox che da essere una bambina egoista, triste e svogliata, impara, attraverso il contatto con persone volenterose e affettuose, ad apprezzare la vita;
Il piccolo e tenero Cedric Errol, il cui carattere è in forte opposizione con quello del l'orribile nonno.
Nell'imprevedibile destino di Emily Fox-Seton, l'indole angelica e altruista della protagonista è ancor più messa in risalto dalla viltà della maggior parte dei personaggi da cui è circondata.
Quella che ci racconta la Burnett, difatti, è una società del XIX secolo che fa dell'apparenza e dell'ostentazione i suoi punti fermi.
Donne ricche che ambiscono a trovare un uomo ancora più ricco di loro, che sia degno del loro buon nome; donne povere che rimettono tutte le speranze nella loro avvenenza e nel buon carattere per trovare anche loro un buon partito; uomini facoltosi che hanno, come unico pensiero, quello di prendere moglie e sfornare l'erede delle loro magnifiche fortune.
Il tutto è ovviamente contornato da pranzi, cene, feste e rinfreschi con cui la buona società era solita viziare se stessa.
La Burnett poi aggiunge alla storia quei particolari, quella descrizione incantevole della natura, quell'approfondimento quasi analitico degli animi dei personaggi, che rende da sempre il suo stile unico.
La protagonista che ci racconta in questo suo romanzo è così buona da sembrare quasi fasulla, ma purtroppo o per fortuna, non lo è, e la sua genuinità sarà sempre più evidente ed esasperante andando avanti con la lettura.
In tutta la prima parte della storia - in cui, fatemelo dire, il destino di Emily sarà pure imprevedibile per la protagonista, ma dal punto di vista del lettore tutto apparirà piuttosto prevedibile - Emily è soggetta ai capricci della viziata ed egoista Lady Maria Bayne.
Lady Maria a differenza degli Osborn - con cui Emily avrà a che fare nella seconda parte del romanzo - non agisce mai con cattiveria, anzi ci tiene davvero alla ragazza solo che lo fa a modo suo... ovvero in un modo totalmente sconsiderato.
Tende a considerare la ragazza più come una macchina instancabile, che come una persona con i propri bisogni e sentimenti. Manca totalmente di tatto e di sensibilità nei suoi confronti.
Tuttavia Emily è talmente ingenua e sprovveduta da non rendersi sinceramente conto della gente che mira solo a trarre il maggior profitto dalla sua indole accondiscende e altruista. 
Il suo entusiasmo per ogni complimento ricevuto e avvenimento inaspettato ricorda quella emozionata genuina e semplice gioia di Mary Lennox alla vista del tanto agognato giardino segreto...
una bimba capace solo di gioire delle opportunità che la vita le offre.
Vede tutti buoni, tutto bello, apostrofa come immensamente generoso anche il gesto più insignificante, senza rendersi conto di dare molto più di quanto riceva.
L'avrei voluta scuotere dal suo sciocco idealismo, perché la poverina è passata più di una volta per sciocca e stolta, e purtroppo si sa che ad essere troppo buoni è questa la fine che si fa!
Anche con il suo amato, lord Walderhurst, Emily manca totalmente di polso e carattere.
Si sottomette completamente a lui, lo adora e lo venera in maniera inspiegabile, dato che non ho ben capito il momento in cui sia nata in lei questa folle e smisurata passione. 
A me il tutto è sinceramente parso come una forma di riconoscenza più che di amore. 
Emily gli è grata perché lui le ha dato la possibilità di non preoccuparsi più per il futuro e vivere in luoghi e di cose che senza di lui non avrebbe mai conosciuto.
Tuttavia questa è solo la mia impressione, nel libro la Brunett ha tutti gli intenti di descriverci Emily come la più innamorata tra le donne, stupidamente e ingiustificatamente sottomessa ad un uomo che non ha poi fatto tanto per meritarsi tali attenzioni.

"L'ossessione chiamata amore è un sentimento che trascende ogni spiegazione. Le persone in suo potere sono come sotto incantesimo. Vedono, sentono e provano quello che il resto del mondo non percepisce e mai potrà percepire. 
Il mondo impassibile sarebbe rimasto per sempre cieco, sordo e indifferente al fascino e alla passione che Emily Walderhurst vedeva nel suo gentiluomo di mezza età."

Difatti Walderhurst non si è mai dimostrato questo gran galantuomo, né le ha mai espresso chissà quali dimostrazioni d'amore.
Nella seconda parte del racconto ad esempio dà ulteriore prova della sua freddezza quando, a pochi mesi dal matrimonio, lascia la neo-sposa sola, per partire per un lungo viaggio.
E la lascia sapendo che, la sua mogliettina, si sta avvicinando, con tutte le buone intenzioni e con l'ingenuità che la caratterizza, a persone per cui lui non nutre la minima fiducia.
Walderhurst sicuramente non poteva prevedere i machiavellici e terribili piani orditi da Alec Osborn, ma avendo una mente più acuta e consapevole qualcosina avrebbe potuto prevederla.
Dal canto mio, invece, posso dire che mai avrei previsto un cambio di rotta così avvincente nella narrazione.
Si passa da una storia fiabesca, abbastanza prevedibile e banale della prima parte, ad una storia appassionante, fatta di intrighi e sotterfugi, di personaggi così cattivi e meschini che ancora di più mettono in risalto - grazie al gioco del contrasto - l'indole docile della protagonista.
Emily non ha una mente brillante, ma non è stupida (anche se in questa seconda parte, in alcune occasioni risulta effettivamente un po' tocca XD), è solo ingenua. La sua mente, priva di malizia, non arriva a prevedere la malvagità, perché il suo animo candido e sempre pronto a pensar bene di tutti e a fare del bene, non la concepisce. Di conseguenza, anche se potrà apparire assurdo, non è scaltra abbastanza da intuire le cattive intenzioni di chi la circonda, anche quando sono chiare come il sole.
Non posso dire di aver totalmente amato questa protagonista, perché sono sempre dell'avviso che "buoni sì, ma fessi no" e sinceramente non mi piacerebbe affatto essere come lei, perché un po' di furbizia non ha mai fatto male a nessuno e ad Emily, in particolare, avrebbe fatto un gran bene.
Tuttavia ho adorato il romanzo, che mi ha decisamente appassionato, e come non avrebbe potuto? 
La Burnett ha scritto una storia in cui il lettore è portato a desiderare con tutto se stesso di avere il potere di entrare nelle pagine del libro e dirne quattro a tutti i protagonisti.
E io, ormai l'avrete capito, adoro i libri che mi fanno arrabbiare XD

Ringrazio la casa editrice Astoria per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 26 maggio 2016

In my mailbox #20



Ma mamma mia!
Mi sono resa conto che è tantissimo che non aggiorniamo le new entry nella nostra libreria qui sul blog! Forse perché farlo sulla pagina facebook o su instagram (sii da poco ho fatto l'account e adesso potete trovarmi anche lì, se cercate @muriomu) risulta più immediato.
Comunque, mi sembra giusto fare anche qui una veloce carrellata dei libri che si sono aggiunti alla nostra, ormai straripante, libreria negli ultimi mesi.


Quelli che vedete in foto sono gli acquisti cartacei più recenti
♥ "Harry Potter e la pietra filosofale" nella meravigliosa edizione illustrata da Jim Kay. Questo in realtà  è un regalo per il quale devo ringraziare la mia dolcissima metà *-*
♥ "La fonte magica" di Natalie Babbitt è un regalo che mi sono fatta da sola U_U
♥ "Mr. Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina" di Fannie Flagg e
♥ "Miss Alabama e la casa dei sogni", sempre della Flagg, sono due regali che ho fatto a Little Pigo, ma presto ci impegneremo a completare tutta la bellissima serie di cui adoriamo le copertine *-*


Questi che vedete in alto sono per la maggior parte omaggi, assai graditi, da parte delle CE, ma andiamo con ordine:
♥ "La luna è dei lupi" di Giuseppe Festa l'ho vinto grazie al giveaway del blog L'albero delle mele. Libro che ho ricevuto con tanto di dedica dell'autore *-*
♥ "Vertigine" di Sophie Jomain invece l'ho vinto tramite il giveaway del blog Loving Books 
Già, sono stata inaspettatamente fortunella nell'ultimo periodo :D

E ora passiamo agli omaggi CE
Tra gli arrivi più recenti abbiamo:
♥ "Fairy Oak. L'incanto del buio" di Elisabetta Gnone, secondo capitolo della serie, inviatomi dalla Salani. E' arrivato nelle mie manine giusto ieri *-*
E' una meraviglia per gli occhi! Da oggi lo trovate in libreria.
♥ "Serafina e il mantello nero" di Robert Beatty. Un gentile omaggio dalla Electa Young. Qui trovate le recensione di Little Pigo che lo ha letteralmente adorato.
♥ "Cabaret Biarritz" di José C. Vales
♥ "Dentro soffia il vento" di Francesca Diotallevi 
♥ "Aspettando Bojangles" di Olivier Bourdeaut, tre gentili omaggi ricevuti dalla Neri Pozza che non vediamo l'ora di divorare
♥ "Una deliziosa pasticceria a Parigi" di Laura Madeleine, ricevuto dalla Piemme
♥ "Il regista" di Elisabetta Cametti, ricevuto dalla Cairo Editore e
♥ "L'imprevedibile destino di Emily Fox-Seton" di F.H. Burnett, ricevuto dalla casa editrice Astoria.

Acquisti ebook

♥ "L'Accademia del Bene e del Male" di Soman Chainani 
♥ "La fabbrica delle meraviglie" di Sharon Cameron

Sono entrambi libri che sono curiosa di leggere, e "sondare" per vedere se rientrano o meno nei miei gusti. 

Per ora è tutto, ma ci aggiorniamo presto... spero
E voi, avete letto qualcuno di questi libri?



martedì 24 maggio 2016

Presentazione: "Raghad, Regina di Nertita" di Luana Silighini

Salve avventori!
Quella che vi presento oggi è una favola che trae ispirazione da una storia vera e profondamente drammatica.
L'autrice si è ispirata alla triste vicenda della ragazza undicenne, Raghad Hasoun, morta di diabete su una carretta del mare nel Canale di Sicilia, quando un barcone proveniente dall’Egitto con 320 persone a bordo arrivò al porto di Augusta. 
La bambina siriana diabetica, che era a bordo con la sua famiglia, è morta durante la traversata perché gli scafisti buttarono in mare lo zainetto che conteneva le siringhe e le fiale di insulina. 
“Ho preso un po’ ad emblema quell'episodio nero per raccontare il dramma quotidiano vissuto da migliaia di bambini e dai loro genitori nelle acque che lambiscono la nostra terra”.
Un dramma che, grazie alla fantasia della Silighini, ad un certo punto assume i contorni dolci e sognanti di una favola. 
Un modo romantico per far conoscere ai bambini le brutture del mondo, dimostrando tuttavia, qual è la via giusta per migliorarlo.



Titolo: Raghad, Regina di Nertita
Autore: Luana Silighini
Illustrazioni: Elisa Moriconi
Data di pubblicazione: Novembre 2015
Pagine: 77
Prezzo: 7,99 € (ebook)  14,48 € (cartaceo)


Trama:

Il racconto prende spunto da un fatto di cronaca avvenuto nel luglio del 2015 nel Canale di Sicilia, quando un barcone proveniente dall’Egitto con 320 persone a bordo arrivò al porto di Augusta. 
Una bambina siriana diabetica che era a bordo con la sua famiglia, è morta durante la traversata perché gli scafisti buttarono in mare lo zainetto che conteneva le siringhe e le fiale di insulina. Come si ricorderà il fatto destò enorme emozione e scalpore. La giornalista Silighini prendendo spunto da questo episodio e ha scritto una fiaba ricca di fantasia in cui la piccola Raghad farà esperienza di un mondo sommerso, dove con gli abitanti diventeranno suoi amici. 
Negli abissi profondi del mare, la bambina sarà trasformata per magia in una stella marina, conoscerà “Il Regno di Nertita” e qui vivrà una nuova avventura. E una nuova vita.

Autore:
Luana Silighini, romana, 38 anni, laureata alla Sapienza di Roma in Scienze della Comunicazione, con specializzazione in giornalismo multimediale, è una giornalista professionista con grande passione per la scrittura e una forte predilezione per fotografia e reportage video.
Formata all’edizione romana del Corriere della Sera, dal 2006 lavora per l’Ansa. Per l’agenzia si è occupata di tutti i principali settori, dalla cronaca alla cultura, fino al lifestyle e gli animali, realizzando prodotti completi, dal testo, alle foto, al video.
Come freelance ha realizzato numerosi reportage per alcuni dei principali quotidiani italiani, dal Sole 24 ore, alla Repubblica, alla Stampa, al Tirreno.
Varia e molto ricca anche la sua attività in radio e in tv, fin dalla collaborazione con Raiuno, Unomattina, per il programma “Notizie di Luca”, con Luca Giurato. 
Ha collaborato con Radio Rai, Radio Sapienza, Stream News e Radio Roma. Altrettanto rilevante l’attività sui siti on line, da Repubblica.it a LaStampa.it fino a IlFattoQuotidiano.it.

lunedì 23 maggio 2016

Recensione: "Serafina e il mantello nero" di Robert Beatty

Titolo: Serafina e il mantello nero
Titolo originale: Serafina and the Black Cloak
Autore: Robert Beatty
Illustratore: Alexander Jansson
Editore: Mondadori Electa
Collana: ElectaYoung
Data di pubblicazione: 8 marzo 2016
Pagine: 286
Prezzo: 16,90 € 

Trama:
Serafina non ha mai avuto motivo di disubbidire a suo padre, avventurandosi nei vasti possedimenti del castello di Biltmore, ma è stanca di esplorare di nascosto l'immensa dimora. Nessuno dei ricchi signori che vivono ai piani alti è al corrente della sua esistenza: lei e il papà vivono nello scantinato, da sempre. 
Quando però una notte una bambina viene rapita sotto i suoi occhi, solo Serafina può sapere chi è il colpevole: una misteriosa figura con un mantello che si aggira nei cunicoli del seminterrato. 
Preda e cacciatrice allo stesso tempo, Serafina, insieme a Braeden Vanderbilt, il giovane nipote dei proprietari di Biltmore, affronterà ogni sorta di rischio pur di scoprire la vera identità dell'uomo con il mantello nero... prima che i ragazzini spariscano tutti, a uno a uno. 
L'impresa in cui si imbarca Serafina la porterà nel cuore di quella foresta che ha sempre temuto: lì scoprirà una magia ormai dimenticata e tuttavia familiare. Per salvare Biltmore da un oscuro potere, Serafina dovrà trovare le risposte che potrebbero risolvere l'enigma del suo misterioso passato.

Recensione:
Quella narrata in queste pagine è una storia molto particolare, che parla di segreti e misteri, di spirito d'avventura e di tanto coraggio.
Serafina è una giovane ragazza abituata a vivere nell'ombra o, come si potrebbe facilmente pensare, a non vivere affatto.
Dimenticata dal mondo, trascorre le sue giornate rintanata nel seminterrato, assieme al suo adorato papà. Solo in rare occasioni esce di soppiatto dal suo nascondiglio, per osservare, senza esser vista a sua volta, i sontuosi balli e i prelibati banchetti che vedono come scenario proprio il castello di Biltmore.
Ed è proprio in quei momenti che Serafina inizia a sognare. Una vita diversa, in cui lei non sia più solo un segreto di cui vergognarsi, una nuova esistenza in cui possa anche lei danzare al centro del grande salone in un prezioso abito di seta.
Una notte come tante, mentre è intenta alla sua solita mansione di Capo Cattura Ratti, la ragazzina vede qualcosa di insolito, che cambierà la sua vita per sempre.
Un uomo misterioso si aggira per i lugubri corridoi sotterranei, e purtroppo non è solo.
Tra le pieghe di un lungo mantello nero una povera bambina che cerca invano di sottrarsi alla morsa brutale di quella losca figura.
Serafina è posta di fronte ad un bivio: rimanere al sicuro nell'ombra, o uscire allo scoperto e affrontare le sue paure?
In quel momento si decide il suo destino, in quel momento sceglie se diventare un'eroina o restare il fantasma condannato al silenzio che è sempre stato.
Come immaginerete, la nostra protagonista sceglie di contrastare il nemico, e di dare la caccia al mostro che semina paura nel castello.
La sua missione sarà scoprire l'identità di quell'uomo ed evitare che altri bambini vengano rapiti.
In questo compito non sarà sola, ma troverà la complicità del giovane nipote dei Vanderbilt, il gentile e generoso Braeden.
Con lui non solo troverà la forza di sconfiggere i timori, ma anche la capacità di scavare nel suo passato e di scoprire la verità a lungo celata.
Braeden sarà per lei il suo primo vero amico, l'alleato pronto ad aiutarla.
Grazie al coraggio di questi due improvvisati detective, noi lettori avremo l'opportunità di compiere un vero e proprio viaggio all'insegna del pericolo e delle avversità, tra i sentieri tortuosi della foresta nera e le stanze più remote del castello.
Mentre Serafina farà luce sulla sua infanzia e sui misteri che la avvolgono, lo scrittore avrà modo di indugiare sui vari particolari e offrirci mirabili descrizioni del castello di Biltmore e delle zone circostanti.

Alla luce dorata del tramonto, il castello aveva un fascino particolare. Ma non appena il sole nascose il suo splendore dietro le montagne circostanti, ombre infauste si allungarono sull'edificio, che a lei ricordavano grifoni, chimere e altre creature misteriose della notte, mostri metà di una specie di una specie e metà di un'altra. Questo pensiero le diede i brividi. In alcuni momenti Biltmore sembrava la dimora più bella del mondo, e solo un attimo dopo diventava un castello cupo, inquietante, infestato di spettri.

Tra l'altro nei ringraziamenti conclusivi Robert Beatty ci rivela che tutti i luoghi raffigurati sono realmente esistenti, e che il vero castello di Biltmore (riprodotto fedelmente nel libro in ogni sua parte), collocato ad Asherville, è tuttora visitabile.
Ma ciò che rende questo libro particolarmente interessante, è la commistione di più generi diversi, dal racconto di avventura, al romanzo per ragazzi, fino a racconto giallo e a quello gotico. 
In questa storia troviamo di tutto: il mistero, il senso del pericolo, il coraggio, l'amicizia, la lealtà e l'amore per la famiglia.
In più i due protagonisti sono davvero adorabili, entrambi abituati ad essere soli ed entrambi ansiosi di avere finalmente qualcuno al loro fianco.
Serafina in particolare è la tipica eroina senza macchia e senza paura, che farebbe di tutto per proteggere chi ama.
In generale "Serafina e il mantello nero" è un libro che consiglierei, perché è ben scritto, capace di appassionare il lettore e di trasmettere un messaggio davvero importante: non c'è niente di male nell'essere diversi, quello che conta è sapersi amare.

Considerazioni:
Avevo adocchiato questo libro un po' di tempo fa nella sua versione originale, attirata dalla splendida copertina, opera di Alexander Jansson.
Leggendo poi la trama, sono rimasta davvero incuriosita. Mi ha subito colpito l'ambientazione e anche il mistero da svelare.
Quando si inizia una lettura con alte aspettative si ha sempre il timore di rimanere delusi.
Per fortuna in questo caso il libro mi ha riservato solo sorprese positive.
Uno dei punti di forza credo sia proprio la personalità determinata della protagonista e il suo essere così diversa dalle comuni ragazzine.
Devo ammettere che più volte, mentre leggevo, la mente tornava alla spericolata Sophie di "Sophie sui tetti di Parigi", romanzo che, come ricorderete, ho amato tanto.
E le coincidenze non finiscono qui: entrambi i libri sono ambientati prevalentemente in un'atmosfera notturna, prevedono come aiutante un giovane ragazzo, indagano il rapporto padre-figlia e hanno al centro di tutto una ragazzina che vuole scoprire la verità su sua madre.
Inoltre Robert Beatty ha in comune con la Rundell anche la grande capacità di saper tradurre in parole le sensazioni e le atmosfere magiche che solo un castello diroccato e circondato da una foresta spettrale può offrire.
Ciò che rende invece questo libro speciale e diverso da qualsiasi cosa abbia letto sono le tinte noir e gotiche che impregnano ogni pagina, e che, parola dopo parola, ci guidano per sentieri remoti, foreste infestate e cimiteri dimenticati dal tempo.

Ringrazio la casa editrice Mondadori Electa per avermi fornito una copia cartacea di questo libro


il mio voto per questo libro

mercoledì 18 maggio 2016

Estratto: "Il ristorante dell'amore ritrovato" di Ito Ogawa

Salve avventori!
Il passo che ho scelto oggi per voi è tratto dal libro "Il ristorante dell'amore ritrovato" di Ito Ogawa. Come avrete già letto nella recensione, non tutto di questo romanzo mi ha convinto.
Ma tra le cose che ho apprezzato di più ci sono sicuramente le pagine dedicate al rapporto madre-figlia.
Nelle poche righe riportate qui in basso, Ringo usa un'affascinante metafora proprio per indurci a capire la natura del loro annoso dissidio.
Poche semplici parole che spingono a riflettere e che vi consiglio vivamente di leggere.
Buona lettura.

Ero convinta di essere in grado di amare ogni essere vivente, con un'unica eccezione: mia madre. 
Era più forte di me, non riuscivo proprio a farmela piacere. L'antipatia che provavo nei suoi confronti era così intensa e profonda da essere pari all'amore per tutto ciò a cui tenevo. È la pura verità, perciò non ho problemi ad ammetterlo. 
Chi del resto, pur avendo un cuore buono, non compie prima o poi un'azione cattiva? 
Noi esseri umani siamo fatti così, c'è poco da fare. Certo, ognuno è diverso dagli altri, e c'è chi può essere considerato fondamentale buono e chi malvagio, ma tutti, nessuno escluso, siamo in misura più o meno eclatante torbidi e impuri, nel senso che abbiamo dentro una certa quantità di fango di cui non riusciamo a liberarci. 
Credo che persino una principessa, in qualsiasi parte del mondo, provi in certi momenti la voglia di gridare insulti e parolacce. È solo che non lo può fare, perché è una principessa. 
Così come credo che anche un ergastolano o un condannato a morte nascondano nel profondo un frammento di bontà simile a una minuscola pietra preziosa, tanto minuscola che nemmeno con il microscopio sarebbe possibile vederla, ma che, se esposta alla luce, brillerebbe quasi quanto il sole. 
Preferivo starmene per i fatti miei, calma e quieta, perché volevo che il mio fango fosse il più pulito possibile. Se un pesce continua a nuotare in prossimità del fondo sabbioso, l'acqua sarà sempre torbida e fangosa. Se invece se ne sta buono e tranquillo, il fango si depositerà tutto sul fondo e a poco a poco l'acqua in superficie diventerà limpida. 
E io desideravo restarmene il più a lungo possibile in acque cristalline. 
La discordia tra me e mia madre era fango allo stato puro. Era quindi necessario prestare attenzione a non muoversi troppo, altrimenti si sarebbe scatenato il finimondo. Finché me ne fossi tenuta alla larga, sarei riuscita a sopravvivere senza che il fango venisse a galla. 
Era per questo che continuavo a ignorarla, certa che quello fosse l'unico metodo per non rischiare di affondare nella melma.