lunedì 2 settembre 2013

Estratto: "Il Giardino segreto" di F.H Burnett

Salve avventori.
Oggi voglio proporvi un breve estratto tratto da "Il Giardino segreto" F.H Burnett, un libro al quale sono molto legata.
Lo lessi quando ero una ragazzina, e attraverso le sue parole ho sognato, di avventurami con Mary Lennox in quella casa dalle cento stanze chiuse, oltre la brughiera nello Yorkshire, e di scoprire con lei quella chiave per aprire il giardino chiuso da dieci anni e i segreti racchiusi in esso.
Ho riletto il libro ultimamente e voglio rendervi partecipe di questa riflessione che la scrittrice ci offre nell'ultimo capitolo.
Parla della volontà di non lasciarsi trasportare dalla negatività che ogni tanto nella vita ci può colpire, di non lasciarsi abbattere dai brutti pensieri, non covarli dentro per poi ritrovarli più forti, più grandi e difficili da distruggere.
Credo che rileggere ogni tanto questo passo possa far bene, come il giardino segreto ha fatto bene ai giovani protagonisti di questo racconto.
Buona lettura!! ^__^

...Vi verrebbe mai in mente, sapendo che una persona ha una malattia molto grave e contagiosa, di andare a razzolare fra le sue cose, non per offrire aiuto, ma per curiosità o leggerezza, sapendo che correte il rischio di ammalarvi e forse morire per quel contagio? 
Penso di no, che non vi verrebbe mai in mente di farlo. Ebbene, spesso si corre un rischio ancora più subdolo, forse ancora più grave, quando si permette a un pensiero cattivo o anche semplicemente triste, di insinuarsi nella nostra mente e di restarci.
Come si può combattere il microbo della malattia se subito si provvede a disinfettarci, così si può fare con il germe del pensiero che può nuocerci molto di più. Si riesce a cacciarlo, se non ci si compiace di tenerlo e farlo crescere; in questo caso può rovinarci tutta la vita. 
Finché Mary rimase di proposito signorina Sempre-no, con pensieri di non considerazione e antipatia per gli altri, alimentati dalla sgradevole impressione di non essere amata e dalla stupida arroganza di non voler far niente per riuscire più simpatica o per capire i punti di vista altrui, rimase sempre una bimbetta giallognola, malaticcia, annoiata, insopportabile e sola. 
Ma per fortuna le circostanze della vita - seppure tragiche e dolorose - le vennero in aiuto. Dal suo posto di reginetta incontrastata in India, andò a finire nello Yorkshire. 
Da un mondo di persone che la trattavano con tanti riguardi spesso assurdi, passò alla convivenza con persone schiette, sincere e semplici come Marta, Dickon, la loro mamma, Ben. 
La sua mente annoiata e piena solo di superbia e orgoglio cominciò a poco a poco a osservare e vedere che nel mondo esistevano anche i pettirossi, casette piene di bambini che scorrazzavano nella brughiera allegramente anche se non erano ricchi (e forse ancora di più per questo), vecchi giardinieri brontoloni ma interessanti, e poi... la primavera, il giardino che ricominciava a vivere, Dickon e i suoi amici. A questo punto i pensieri negativi e tristi che l'avevano oppressa avvelenandole sangue, fegato e stomaco, se n'erano andati a poco a poco: non c'era più posto per loro! 
Dovevano entrare, ed entravano trionfalmente, i pensieri nuovi. 
Lo stesso era accaduto a Colin: finché era rimasto chiuso nella sua stanza, rimuginando le sue paure e i suoi mali e sfogandosi col coltivare odio e incomprensione verso gli altri, con timori assurdi di malattie immaginarie, di morte precoce, era stato veramente un povero ragazzo, malato di nervi, capriccioso, sgradevole a se stesso e agli altri. 
Colin non aveva neppure un'idea di cosa volesse dire una bella giornata di sole all'aria aperta, che cosa fosse la primavera; se qualcuno gli avesse detto che con uno sforzo di buona volontà avrebbe potuto camminare perché era un ragazzo come tutti gli altri, non ci avrebbe creduto, anzi! Ma quando i nuovi pensieri cominciarono ad entrare piano piano in lui, i vecchi vennero cacciati, il ragazzo migliorò subito, il sangue cominciò a circolare nelle sue vene con impeto nuovo e così le membra intorpidite ripresero le loro funzioni. 
Quelli che lui chiamava «esperimenti scientifici» erano semplici propositi ed esercizi di buona volontà, di impegno per migliorare, non avevano di soprannaturale o di magico. 
Fatti ben più sorprendenti di quelli che abbiamo visto finora possono accadere a chi, quando si senta scoraggiato o depresso, sia capace di reagire subito cacciando quel pensiero cattivo che lo opprime con uno buono, luminoso. Ci vuole uno sforzo di volontà per fare questo, a volte anche grande, ma si può farlo. 
Due cose opposte non possono stare nello stesso posto: «Sullo stelo dove coltivi una rosa, non potrà mai sbocciare un cardo».


5 commenti:

  1. Complimenti cara! le tue recensioni sono bellissime e mi trasmettono la voglia di correre in libreria per fare manbassa di tanti libri!!! Un tempo leggevo molto anche io, ora un po' meno causa tanti impegni diversi... ci vorrebbe un giorno lungo 36 oreeee!
    Continua così.
    Ciao.

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    1. Grazie mille per le bellissime parole ^^

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  2. È una riflessione molto bella e veritiera.
    Non ho ancora letto "Il giardino segreto", ho solo visto il film, ma sono sicura che il libro è cento volte più bello e che ne rimarrò conquistata com'è accaduto da ragazzina con "La piccola principessa". Quanti bei ricordi... :)

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  3. si, la piccola principessa *-* un libro della stessa autrice, che mi fa pensare subito alla mia infanzia :')

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  4. Il giardino segreto, che libro meraiglioso, l'ho letto quand'ero giovane e mi e' rimasto nel cuore!
    http://17modidimangiareilmango.blogspot.it/

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