venerdì 24 febbraio 2017

Recensione: "Il giardino dei musi eterni" di Bruno Tognolini

Titolo: Il giardino dei musi eterni
Autore: Bruno Tognolini
Editore: Salani Editore
Data di pubblicazione: 2 Febbraio 2017
Pagine: 272
Prezzo: 13,90 € (cartaceo) 8,99 € (ebook)


Trama:
Ginger, una splendida gatta Maine coon, si è appena risvegliata nel Giardino dei Musi Eterni, un tranquillo e fiorito cimitero per animali. Anche lei adesso è un Àniman, uno spirito che fa parte dell’anima del mondo, invisibile agli occhi umani. E la vita coi suoi nuovi amici Àniman – il pastore maremmano Orson, il cane poliziotto Ted, la dolce porcellina d’India Trilly, la sacra tartaruga Mama Kurma e decine d’altri – trascorre felice, fra tuffi nella pioggia per diventare immense nuvole animali, corse nel vento in cui si scambiano la pelle, canti notturni con le rane del canale, e visite di un’umana un po’ speciale, la loro amata Nonnina. Ma oscure minacce incombono: le misteriose sparizioni dei fratelli, le lugubri ricerche dell’ambiguo Custode, alcuni strani peluche dei bambini in visita, che hanno sguardi quasi vivi, inquietanti… 

Recensione:
È un giorno come tutti gli altri quello in cui la gattina Ginger apre i suoi occhietti sonnacchiosi verso una nuova giornata fatta di pappa, coccole, fusa, giochi, pisolini, e rimproveri sapientemente ignorati. O almeno così crede, ma qualcosa è diverso, insolito, strano.
Ginger non sente più i dolori e la fiacchezza che la accompagnavano da un po' di tempo a questa parte, ma allo stesso tempo non sente più gli odori familiari della sua casa, o la voce allegra del suo padroncino Davide e di sua sorella Viola, e poi eccolo là, davanti ai suoi occhi un giardino sconosciuto e vasto, popolato da animali di ogni specie e decorato da strane sedie in pietra, conficcate nel terreno.
Ma quelle non sono sedie, quello non è un semplice giardino, e quelli attorno a lei non sono semplici animali, o almeno non più.
Ginger è morta, o meglio il suo corpo fatto di carne ed ossa lo è, ma la sua anima è lì, ancora viva, ma in maniera diversa...
La scoperta è sconvolgente, ma il cane da pastore Orson, assieme alla squadra di primo soccorso, giungeranno in suo aiuto e conforto.
Una volta accettata la sua nuova condizione, Ginger inizia ad apprezzare la libertà di quella nuova vita eterna, vasta e sconfinata, non più prigioniera di regole fisiche e temporali.
Lei adesso è un Àniman e, come le insegna la saggia tartaruga Mama Kurma, la sua esperienza nel mondo può spaziare ovunque, svincolata dai confini. Lei ora è se stessa ma è anche tutti, lei è qui ma è ovunque. Lei è vento, e come il vento si può spostare, in ere e luoghi passati, in vite già vissute.
Ma un mistero giunge a scalfire la placida quiete che caratterizza le eterne ore al giardino dei musi eterni.
Degli Àniman sono scomparsi all'improvviso, senza alcuna spiegazione...
Da qui il racconto si tinge di giallo e Ginger, assieme ai suoi fidati amici, cercherà di svelare il mistero nascosto dietro quelle sparizioni.
Ma definire questo libro "un giallo" sarebbe riduttivo, perché è in realtà molto di più.
Bruno Tognolini costruisce un'avventura misteriosa e divertente dove sono gli animali i protagonisti della storia. Loro sono le vittime, i sospettati e i sagaci detective, ma anche la dolcezza, l'amore e l'infinita saggezza.
Chi ha avuto un animale, e chi ha dovuto dirgli addio non potrà non commuoversi leggendo questa storia così intrisa di speranza, felicità e malinconia.
La vita oltre la morte è il tema principe, e qui viene affrontato con filosofia e saggezza, offrendoci una prospettiva sognante e affascinante, che viene raccontata e descritta con grande poesia.
Saggio, è così che definirei questo libro e la penna che lo ha scritto. Capace di regalare sorrisi e lacrime, di far ripensare ai piccoli amici che ci hanno lasciato con serena e placida malinconia. 

Considerazioni:
È la prima volta che leggo qualcosa di Bruno Tognolini, e di certo non sarà l'ultima.
"Il giardino dei musi eterni" mi ha fatto sorridere e non solo. Mi sono appassionata al mistero narrato, ho cercato, individuato (e indovinato), cause e colpevoli, ma soprattutto... ho pianto come non ci fosse un domani... T_T
Non necessariamente, e non per forza, un pianto triste e disperato... ad esempio, mi sono commossa nel leggere di Ginger, e degli altri animali ancora "vivi" e sereni, correre a perdifiato in un mondo parallelo, e nel sentire l'affetto con cui essi pensano ancora ai loro amici umani, attendendo le loro visite o semplicemente ricordando i momenti vissuti insieme.
Ho pianto, questa volta con un po' più di dolore, quando Davide, sulla tomba di Ginger, riporta alla mente i ricordi... una serie infinita di "ti ricordi quando...".
"Ti ricordi quando salivi sul letto e ti dicevo di scendere e mi ignoravi?", "Ti ricordi quando rincorrevi le lucine come una pazza?"...
Amesh, sappi che quando leggevo quella serie di "e quando..." io pensavo a te, e le mie lacrime erano sempre per te.
Poi ho pianto ancora per la triste storia del povero pit bull Bestio Buck, tra tutti è il mio personaggio preferito. Gli ho davvero voluto un gran bene a quel povero cagnolone maltrattato, la cui unica "colpa" è stata quella di essere affidato a persone sbagliate, cattive.
In quel frangente, devo ammetterlo, ho anche provato un po' d'insofferenza verso quegli Àniman che, in vita, erano stati tanto fortunati da ricevere solo amore e, nonostante questo, non riuscivano a mettersi nei panni del povero Bestio. Lo giudicavano senza provare a comprenderlo.
Ma, sotto la scorza diffidente, che aggredisce per non essere aggredito, Bestio nasconde un cuore avido di amore e coccole, ancora aggrappato a quei brandelli di memorie di affetto, provate quando, ancora cucciolo, con i suoi fratelli era intento a ciucciare latte dalla mamma.
Una storia straziante, un essere infelice e incompreso, quasi fino alla fine.
E in ultimo, senza dilungarmi troppo, vi rivelo il personaggio che proprio non mi è piaciuto...
[Allerta SPOILER!!!]
Se avete letto il libro probabilmente starete pensando che io mi riferisca al custode, ma invece no! Lui non lo ritengo neanche meritevole di considerazione, mi riferisco invece alla nonnina! Sì, proprio a lei!
Durante la lettura ho sospettato di lei e, ancor prima che ci arrivasse Ginger, avevo collegato gli eventi Nonnina-Sparizioni misteriose-Peluche Mezzovivi, azzeccandoci in pieno.
L'unica cosa che mi sfuggiva, e che ero davvero curiosa di scoprire, era la motivazione. Quale giustificazione plausibile avrebbe dato la nonnina per il suo comportamento scellerato?
E, mi spiace dirlo,  le sue argomentazioni, non mi hanno convinta affatto.
Io non l'avrei perdonata manco per niente! E di sicuro non gliel'avrei fatta passare così liscia. 
Proprio lei, in quanto Saltafossi, quindi essere capace di vedere gli Àniman, e di ammirali felici, scorrazzare in piena libertà nel giardino de musi eterni, avrebbe dovuto ritenere insopportabile l'idea di rinchiudere, degli esseri così liberi, all'interno di pupazzi di pezza!!!
Come ha potuto anche solo pensare che, prigionieri in quei corpi privi di vita, sarebbero stati meglio? Ma soprattutto, perché non ha chiesto il loro parere? Perché fare tutto di nascosto come se già sapesse quanto tutto fosse sbagliato, e non accertarsi, poi, nemmeno delle condizioni di quelle povere anime da lei stesa imprigionate?
La vecchina non si è minimamente posta il problema, non si è interessata a scoprire se stessero davvero meglio e se avesse fatto la scelta giusta. Non ci ha mai pensato e trovo assurdo e ignobile che non l'abbia fatto.
Tutto per cosa poi? Per viziare il suo stupido nipote.
L'ho trovata di un'insensibilità unica, e nemmeno tanto vinta dal senso di colpa una volta scoperta la verità. Davvero un brutto personaggio il suo, che io non perdono U_U
Ma il suo deprecabile comportamento non inficia affatto sul mio giudizio sul libro che ho trovato, come ho già detto, divertente, emozionante e incredibilmente poetico.

Ringrazio la Salani per avermi fornito ma copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

3 commenti:

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