giovedì 28 marzo 2019

Recensione: "Ogni stella lo stesso desiderio" di Laura Bonalumi

Titolo: Ogni stella lo stesso desiderio
Autore: Laura Bonalumi
Editore: Piemme
Collana: Il Battello a Vapore
Data di pubblicazione: 4 settembre 2018
Pagine: 200
Prezzo: 13,00 € (cartaceo)




Trama:
Per Amelia le ore scorrono tutte uguali, addormentate come le foglie che osserva cadere dalla finestra della terza B. Finché un giorno di fine ottobre arriva Guido e gli equilibri si rompono, i banchi si spostano e i pensieri di Amelia volano sempre più sul nuovo, misterioso compagno. Il suo strano silenzio, il distacco da tutti e le continue inspiegate assenze le accendono un interesse mai provato prima. Nasce così un'amicizia speciale, fatta di email, poesie rubate e confidenze a cuore aperto.
Ma Guido custodisce un segreto che si allunga come un'ombra su un amore appena sbocciato e già minacciato dallo scorrere del tempo. O forse reso ancora più prezioso dal suo essere così diverso.

Recensione:
Laura Bonalumi, con questo libro, ci fa entrare nella vita di Amelia, una diciassettenne come tante che si divide tra lo studio, il nuoto e i pomeriggi con le amiche.
Tutto cambia un giorno qualunque, con l'arrivo in classe di Guido, un ragazzo affetto da una malattia molto debilitante, la fibrosi cistica.
Inizialmente Amelia non sa nulla di lui, come del resto anche i suoi compagni. Lo osservano a distanza, lui così diverso, così silenzioso e così distaccato.
Non cerca di attirare attenzioni e simpatie, di essere accettato forzatamente da un gruppo che lo vede come un estraneo, arrivato di punto in bianco, a mo' di missile, e pronto a scombinare la loro quotidianità.
Tutti tranne la nostra protagonista. Lei, per chissà quale motivo, è incuriosita da quel giovane misterioso, con cui ha scambiato sì e no quattro parole.
Tra i due inizia un alternarsi di battute via chat (la malattia di Guido lo costringe spesso a periodi di riposo a casa, o peggio, a lunghi ricoveri in ospedale), che li porterà giorno dopo giorno ad aprire i loro cuori e rivelarsi vicendevolmente sogni e speranze.
L'autrice ci porta alla scoperta di questa storia d'amore, fatta di confidenze, poesie, pelle d'oca ma anche tanta paura.
Sì perché, ovviamente, il legame tra i due personaggi ha qualcosa di speciale e terribile allo stesso tempo. Speciale in quanto, a causa della sua precarietà, si nutre di attimi fugaci, sorrisi rubati al tempo, sogni ad occhi aperti e una buona dose di imprudenza. Terribile perché la realtà torna, con i suoi funesti presagi e i suoi fardelli, a ricordare ai due innamorati che non potranno mai essere felici fino in fondo, perché la malattia ricomincerà a colpire Guido quando meno se lo aspetta.
Questo libro ci racconta i grandi sacrifici e compromessi a cui vanno incontro coloro che sono affetti da una malattia devastante quale la fibrosi cistica, ma anche i loro familiari ed amici. Ci guida in questo mondo di luci e ombre in modo delicato, senza scadere in inutili patetismi.
Più che sugli effetti fisici, che vengono sì raccontati ma in maniera sommaria, pone l'attenzione su quelli emotivi, il senso di precarietà perenne, il presagio di una tragedia imminente, l'impotenza di fronte all'inevitabile.
E mentre Guido incarna il coraggio inarrestabile, la forza di volontà e la voglia di vivere nonostante tutto, attraverso il personaggio di Amelia, l'autrice dà voce, invece a chi cerca di dare serenità al partner, nascondendo sotto il tappeto tutte le paure e i timori che puntualmente affiorano, a notte fonda, quando si è soli.
Una storia intima che ha il pregio di avvicinare un pubblico giovane ad una tematica molto importante, e spesso sottovalutata.
Tuttavia il romanzo ha anche dei difetti, in primo luogo la storia d'amore tra i due ragazzi che risulta troppo affrettata e perciò poco credibile. Guido e Amelia si conoscono a malapena eppure cominciano, sin da subito, e via chat, a rivelarsi paure, sogni e segreti, oltre che a scambiarsi grandi dichiarazioni d'amore.
Le loro conversazioni virtuali, mi spiace dirlo, sono spesso un susseguirsi di frasi fatte e luoghi comuni, al limite del mieloso, che danno a noi lettori, almeno in tutta la prima parte, l'impressione di una conoscenza approssimativa e superficiale.
La seconda parte, che prevede finalmente una frequentazione vera e propria, pare più verosimile in quanto focalizzata principalmente sugli stati d'animo di Amelia, il suo istinto di protezione e la paura di perdere l'innamorato.
Il finale è commovente, come anche la nota conclusiva della Bonalumi che ha il merito di ricordare la vita e la forza del vero Guido Passini che, con il suo alter ego letterario, condivideva la passione per la poesia e per la bellezza delle piccole cose.
In generale "Ogni stella lo stesso desiderio" è un libro che consiglierei soprattutto ai più giovani, che potrebbero da un lato riconoscersi nella passione che divampa tra i due adolescenti, ma dall'altro riflettere sul peso che la malattia e la paura della morte giocano nella realtà di chi è costretto a convivere con esse ogni giorno.

Considerazioni:
Io ed il genere "sick lit" non abbiamo un buon rapporto, ormai è risaputo.
Di tutti i libri basati sul binomio malattia/storia romantica, che ho letto in questi anni - non tantissimi a dire il vero -, l'unico che ho promosso a pieni voti è stato "Svegliami quando tutto sarà finito" di Robyn Schneider.
Per i restanti c'è sempre stato qualcosa che non mi ha convinto fino in fondo.
Nel caso del romanzo della Bonalumi è stata la fretta che l'ha portata a descrivere un legame indissolubile già alle prime interazioni virtuali. Avrei preferito che i ragazzi si fossero conosciuti un minimo a scuola, prima di cominciare ad immaginare un futuro insieme via computer.
Amelia e Guido saltano molti passaggi, si dichiarano amore, provano gelosia l'uno per l'altra, fantasticano sul loro essere coppia, dopo essersi parlati solo un paio di volte dal vivo. Un po' poco non credete? Soprattutto se consideriamo che ad un certo punto la diciassettenne, che passa le sue giornate ad aggiornare la casella di posta, dichiara addirittura di non ricordare precisamente neppure le fattezze dell'interlocutore di cui afferma di essere cotta.
In più, come dicevo prima, buona parte delle loro conversazioni sono un agglomerato di complimenti, frasi romantiche ad effetto (enfatizzate ancor di più da una sovrabbondanza di punti esclamativi), poesie o riflessioni sulla malattia.
Nessun argomento di vita quotidiana, tipo interessi, amici, o quelle cose banali che dovrebbero riguardare due persone di quell'età. Capisco che, data la circostanza, il tema fibrosi cistica catalizzi l'attenzione, eppure se almeno di Guido sappiamo qualcosa della sua infanzia fatta di lunghe degenze in ospedale, per quanto riguarda il passato di Amelia la nostra conoscenza è pressoché nulla.
Mi spiace perché l'autrice, come già ho avuto modo di sperimentare, ha una grande abilità nello scrivere, eppure sembra che in questo caso, pur di rendere fruibile questa storia ad un pubblico molto giovane, abbia semplificato eccessivamente le cose, quando maggiori particolari avrebbero reso tutta la vicenda più verosimile, e quindi anche più coinvolgente.
Come ho evidenziato poc'anzi, progressivamente la narrazione si riprende, fino ad arrivare alla conclusione che, invece, ho apprezzato molto.
Poetica, fatta di immagini e sensazioni, intensa e allo stesso tempo evanescente.
Ho adorato l'idea di un finale aperto che, come il gatto di Schrödinger, può essere interpretato in due differenti modi.
Un'ultima cosa vorrei dirla sulla postfazione che ha rivelato come, alla base di questo racconto romanzato, ci fosse l'esistenza reale di un uomo coraggioso che ha combattuto con tenacia e forza d'animo la sua battaglia.
Mi ha commosso leggere di lui, di come sia nata l'idea di questo libro, della sofferenza patita da tutti coloro che lo conoscevano, dinnanzi alla tragica notizia della sua dipartita.
Per chi non lo sapesse, io stessa l'ho appreso solo pochi giorni fa, esiste una raccolta di poesie, chiamata "Io, lei e la Romagna", ed edita Fara Editore, che porta proprio la firma di Guido Passini. Non credo ci sia modo migliore per onorare la sua vita, che leggere i versi che lui stesso ha creato, giorno dopo giorno, non grazie alla malattia che per anni l'ha tenuto ostaggio, ma malgrado essa.

Ringrazio l'autrice per avermi fornito una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro

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