lunedì 1 luglio 2019

Recensione: "La casa nella prateria" di Laura Ingalls Wilder

Titolo: La casa nella prateria
Titolo originale: Little House on the Prairie
Autore: Laura Ingalls Wilder
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 28 maggio 2015
Pagine: 190
Prezzo: 13,90 €


Trama:
Il viaggio verso il Kansas con la famiglia Ingalls. La vita nella prateria è difficile e talvolta persino pericolosa, ma papà, mamma, Mary, Laura e la piccola Carrie sono felici di realizzare il sogno di una nuova vita.

Recensione:
"La casa nella prateria" è il primo di una serie di nove libri per ragazzi scritti da Laura Ingalls Wilder nel 1935.
La scrittrice, con questa saga, ha messo nero su bianco i preziosi ricordi della sua infanzia, i viaggi da uno stato all'altro, le disavventure, le conquiste, i momenti spensierati e quelli di difficoltà della sua famiglia, alla costante ricerca del posto in cui insediarsi ed essere felici.
Ma la felicità non è un punto di arrivo, si può incontrare anche man mano, durante il viaggio, lo scopriranno bene gli Ingalls già da questo primo capitolo della loro avventura.
Il romanzo è ambientato nel 1870, in quelli che sono gli anni del colonialismo americano, ovvero quando i coloni americani si spostavano in cerca di fortuna, occupando le terre degli indiani, dando spesso vita a feroci e sanguinolenti conflitti.
Gli Ingalls sono tra quelle famiglie che, con la prospettiva di un futuro più fiorente, si spostano in cerca di terre libere e fertili. Dall'inverno del Wisconsin, al più caldo Kansas.
Papà Charles, mamma Caroline e le tre figlie: Mary, Laura, Carrie abbandonano il certo per l'incerto, nella speranza di trovare nelle praterie del Kansas il posto dei loro sogni.
E dopo un estenuante e difficoltoso viaggio lo troveranno davvero.
Una distesa verde, ricca di selvaggina, dove papà Charles in poche settimane metterà su una casa per le sue quattro donne. 

"Il fruscio del vento nell’erba sembrava una musica. E il canto stridulo delle cavallette faceva vibrare l’immensa prateria. Un flebile ronzio proveniva dagli alberi in riva al ruscello. Tutti quei suoni formavano un fantastico, caldo, gioioso silenzio. Laura non aveva mai visto un posto che le piacesse così tanto…"

E' stato appassionante leggere la storia dell'autrice, sapendo che le cose narrate, ogni difficoltà, ogni gioia, sono state vissute davvero da questa affettuosa, cara famiglia.
E io leggendo ero lì a fare il tifo per loro, a scongiurare ogni incidente, a gioire per il caminetto costruito, per la casa salvata dall'incendio, per i vetri da mettere alle finestre, e a temere quando una qualsiasi disgrazia rischiava di mandare tutto a rotoli, a comprendere quell'incertezza verso il vicino ignoto, e in forte apprensione per la vita degli Ingalls quando la malaria li ha messi tutti KO.
Il finale, poi, mi ha visto delusa, sconfitta e amareggiata, non per la storia in sé, ma per l'empatia che ho provato nei confronti dei protagonisti (anzi, a dirla tutta ho reagito peggio io di loro).
Dopo un anno di sacrifici, lotte e conquiste, quando le cose stavano andando per il verso giusto, quando l'orto stava prendendo vita con i primi germogli e la promessa di una stagione ricca e rigogliosa, tutto viene gettato alle ortiche, con papà Charles che, ancora una volta, decide di andare via, non per un capriccio, certo, ma lo fa all'improvviso, senza dare a nessuno (neanche al lettore), il tempo di metabolizzare la cosa.
Così, dopo aver detto addio agli amici e dopo aver trascorso l'ultima notte nelle praterie del Kansas, gli Ingalls si rimettono fiduciosi in viaggio, nuovamente verso il Nord, cantando filastrocche e intonando melodie.

Mamma sospirò e disse: «Un intero anno sprecato, Charles.» Ma papà rispose, allegramente: «Che cos'è un anno? Abbiamo tutta la vita davanti!»

Una scrittura semplice,  per un libro appassionante e ricco di nozioni e descrizioni meravigliose.
La Ingalls si dilunga in minuziosi dettagli (anche esagerati) nel descrivere dettagliatamente la costruzione della nuova casa e i procedimenti che rendono possibile tale impresa, ma la vera meraviglia la regala nella descrizione della natura, dei piccoli riti della vita quotidiana, dalla preparazione dei pasti più umili - ma sempre gustosi -  alla gioia descritta per le grandi occasioni speciali: i più ricchi pranzi di Natale, i regali, la felicità familiare.
Descrive un mondo semplice fatto di piccoli gesti genuini, di valori, gentilezza e generosità. Di un amore familiare che ti fa sentire parte integrante della famiglia.
In poche parole, un romanzo da leggere, assolutamente.

Considerazioni:
Confesso che fino a prima di leggere questo libro, conoscevo "La casa nella prateria" solo di nome. Non sapevo molto sulla trama di questa storia (non ho mai visto nemmeno la serie TV), se non che parlasse di una famiglia che fa armi e bagagli per andare a vivere in una prateria, appunto.
Ignoravo molte cose come vedete, una delle cose di cui più mi vergogno è aver scoperto solo durante la lettura che la storia che Laura Ingalls ci racconta in queste pagine non è che la storia della sua famiglia e dei numerosi spostamenti che ha fatto negli anni.
La Ingalls non narra la sua storia in prima persona, tuttavia il suo personaggio ha una rilevanza diversa rispetto agli altri per il lettore. I suoi sentimenti e gli stati d'animo sono indagati da vicino e si capisce che quello che ci viene raccontato è il suo punto di vista sui fatti narrati.
Tuttavia la saga, perché si tratta di una serie di ben nove libri, non viene ritenuta un'autobiografia, ma solo un racconto un po' romanzato delle sue memorie d'infanzia.
Leggendolo immaginavo solo vagamente cosa sarebbe successo nel libro, ma sono sincera, non mi sarei mai aspettata il finale. 
Non credevo che l'anno appena trascorso dalla famiglia Ingalls nella prateria - i sacrifici, le piccole conquiste, il timore di non farcela, l'allegria per ogni buon risultato - si sarebbe concluso con quello che, sostanzialmente può definirsi, un "nulla di fatto".
Immaginavo che dopo aver eretto con fatica la casa e scongiurato i vari incidenti che l'hanno messa a rischio, dopo aver costruito il pozzo, arato la terra per l'orto, ci saremmo goduti finalmente un attimo di pace. 
Ero pronta anch'io a veder spuntare le prime piantine, a cogliere i frutti di un immenso lavoro, soddisfatta di tutto ciò che la famiglia aveva saputo creare dal nulla, in nemmeno un anno.
E poi tutto è andato perso. Gli Ingalls si vedono costretti a trasferirsi ancora, rimettersi in viaggio per una destinazione ignota, abbondare tutto e ripartire da zero.
Cosa ho apprezzato? Oltre alla sensazione di libertà che si respira in tutto il libro, le descrizioni della natura e dell'amore che i componenti della famiglia hanno per ciò che fanno e di cui vivono (oltre al profondo amore che li lega l'un l'altro), ho amato la tenacia con la quale la famiglia si rialza da ogni sconfitta. 
Papà Charles sa fare praticamente tutto, è lui che in pochi giorni mette su una casa per le sue quattro donne, ma quella che ho ammirato di più è stata mamma Caroline, per la sua perseveranza, e la fiducia che sempre ha nutrito nei confronti del marito, che è anche il motivo per cui l'ho criticata.
Ammetto che durante la lettura ho dovuto più volte mettere a tacere il mio spirito di protesta ricordandomi che quelli erano altri tempi, anche quando atteggiamenti o frasi come "i bambini devono essere visti, ma non sentiti" mi disturbavano non poco.
Altra cosa che mi ha urtato sin dalle prime pagine è l'atteggiamento di Charles, come quello del classico padre padrone, che sia chiaro, non tratta mai in malo modo nessuno, però non sembra prestare molta attenzione ai desideri o timori della sua consorte, ma solo ai propri bisogni. Basti pensare che il viaggio della famiglia Ingalls ha inizio proprio dal desiderio del signor Charles di andare via da quella terra - il Wisconsin - che vedeva ormai troppa gente vivere nei suoi Grandi Boschi.
Può un uomo decidere, di punto in bianco, di sradicare la sua famiglia dalle comodità di una casa confortevole, in pieno inverno, per intraprendere un viaggio verso l'ignoto - allontanandosi per giunta da tutti i parenti vicini -  esclusivamente per il desiderio di avere la selvaggina tutta per sé?
A me sembra una cosa un po' pretenziosa da chiedere a chiunque! Figurarsi ad una famiglia con tre bimbe piccole.
La casa viene così messa in vendita, senza chiedere neanche il benestare alla fin troppo remissiva e fiduciosa consorte.
Ripeto, non c'è nulla di strano per quei tempi, ma leggendo non posso negare che la cosa mi abbia infastidito, come mi ha indignato leggere del povero Jack (il fedele cagnolino della famiglia) a cui Charles non ha mai concesso di salire sul carro, costringendo, quella povera bestiolina, a seguirli, senza sosta, per interi stati, dal Wisconsin al Minnesota, dall'Iowa, al Missouri, negandogli di salire anche durante la pericolosa traversata del fiume in piena, che gli è quasi costata la vita!
Insomma, da una famiglia così unita, amorevole e legata mi sarei aspettata un po' più di sensibilità ed empatia dal suo capofamiglia.
Ma, in fondo, è anche grazie a lui e alla sua decisione se possiamo leggere questa saga che fa respirare avventura e libertà ad ogni pagina.
                                                                                  
Ringrazio Gallucci Editore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro 

il mio voto per questo libro 

6 commenti:

  1. Sinceramente il libro mi ha deluso e non poco, la maniacale descrizione di ogni cosa anche di come si fa il burro a volte scocciava e non poco, la poca attineneza del Charles Ingalls della serie con quello del libro che sinceramente ho odiato, anche la troppa fiducia della moglie a Charle un po' troppo fuori luogo, capisco i tempi ma nella serie il padre non era il padre padrone ma un padre amorevole e che decide con la famiglia in modo democratico cosa che non ho riscontrato nel libro. Insomma per me è un po' bocciato, preferisco la serie

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    1. Non ho visto la serie, quindi non posso fare il paragone, ma direi che sì, ci si può restare male vedendo una persona che hai conosciuto in un modo rappresentata un po' diversamente, ma è la serie che semmai ha stravolto il libro, non viceversa. La scrittrice non ha fatto altro che raccontare la sua vita, e gli episodi che l'hanno caratterizzata.
      Detto questo, non so se hai letto anche il libro successivo, ma in quello anche il Charles amorevole viene fuori, e le descrizioni (anche a me quella riguardante la costruzione della casa è parsa un po' troppo minuziosa), sono meno dettagliate e più "leggere".

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  2. Questa è un altra di quelle lacune letterarie che prima o poi dovrò colmare 😊😊

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    1. Sì, non credevo fosse così bella, invece è una storia da scoprire.

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  3. Io ho visto la serie e non sapevo dell'esistenza di ben 9 volumi per raccontare le peripezie degli Ingalls.Mi piaceva il senso di unità e amore che traspariva da ogni puntata. Anche le difficoltà venivano affrontate con un sorriso e una gran fede.Charles mi rassicurava con la sua saggezza e la moglie sempre pronta a gioire anche delle cose più semplici.Altri tempi, oggi tutto ciò sarebbe impensabile :)

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    1. E' vero! Erano altri tempi, il che giustifica anche alcuni comportamenti un po' antiquati, però comunque la storia degli Ingalls regala un bel senso di famiglia, unità e libertà.

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