mercoledì 24 novembre 2021

Review Party - Recensione: “Fairy Oak. Il destino di una fata” di Elisabetta Gnone


Salve avventori!
E' con grande piacere che oggi vi presento il Review Party dell'ultimo libro di Elisabetta Gnone con il quale facciamo un graditissimo ritorno a Fairy Oak, ovvero “Il destino di una fata”.
Eccoci dunque nuovamente nel villaggio della Quercia Fatata, dove passano, ma la magia è rimane sempre immutata ♥

Titolo: Fairy Oak. Il destino di una fata
Autore: Elisabetta Gnone
Illustratore: Claudio Prati, Valeria Turati
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 4 novembre 2021 
Pagine: 288
Prezzo: 16,90 € 


Trama:
Suoni, segreti e inattese verità di una valle e di un villaggio pieni d'incanto.
Una nuova voce, quella dell'autrice, ci racconta la storia di Fairy Oak. Sa molte cose e moltissime ne svela, arricchendo il dipinto che ritrae il popolo della Valle di Verdepiano di dettagli assai curiosi e di nuove, inaspettate sfumature.
Il nuovo romanzo di Elisabetta Gnone rivela tutti i segreti (o quasi) della comunità, buffamente assortita, che convive serenamente nel villaggio della Quercia Fatata.. Per esempio Elisabetta sa quando Grisam Burdock s'innamorò di Pervinca Periwinkle – il momento esatto – e quando il cuore del giovane inventore Jim Burium diede il primo balzo per la sorella di Pervinca, Vaniglia.
Sa cosa pensò la fata Felì la prima volta che vide dall'alto il piccolo villaggio affacciato sul mare ed è soprattutto di lei che vi narra, del primo e dell'ultimo anno che Sefeliceleisaràdircelovorrà passò a Fairy Oak, e di quei pochi istanti in cui si compie il destino di una fata. Un destino comune a molti, come scoprirete...

Recensione:
Tornare a Fairy Oak è sempre un po’ come tornare a casa. Ritrovare gli amici di una vita, riabbracciarli, scoprire di loro altri piccoli segreti, diventare quindi ancora più intimi, gioire delle loro conquiste e soffrire per i loro dolori.
In otto libri siamo sempre stati abituati a sentire i racconti del villaggio della Quercia Fatata dalla bocca della piccola fata Felì.
Nella trilogia principale ci ha raccontato i fatti così, mentre accadevano, con tutto il pathos e l’incertezza della battaglia con l’antico nemico.
Ne “I quattro misteri” è sempre la fatina che, una volta tornata nel Regno delle Rugiade d’Argento, assediata dalle domande incalzanti e curiose delle sue compagne e amiche Fate, torna a narrare alcuni aneddoti (i misteri appunto) del villaggio. 
Storie e fatti di cui eravamo all'oscuro e che ci aiutano a definire i contorni di molte delle personalità che abbiamo imparato ad amare a Fairy Oak.
Ne “La storia perduta”, poi, un bel balzo nel tempo ci porta nel futuro delle gemelle che sono ormai donne adulte, ed è ancora Felì che fa un tuffo nei ricordi e ci narra gli eventi di quello che, per gli abitanti della Valle, passò alla storia come “L’anno della balena”.
Questa volta però ne “Il destino di una fata” è Elisabetta Gnone la voce narrante, lei, occhio che tutto vede, mente che tutto sa e conosce, a raccontarci i più intimi segreti degli abitanti della Valle,  aneddoti e situazioni che i suoi personaggi, altrimenti, non potrebbero conoscere.

Così eccola pronta a rivelarci vari, piccoli, momenti importanti per noi che abbiamo imparato ad amare l’universo magico che è Fairy Oak, come ad esempio, il lungo e impervio viaggio che condusse la piccola fata Tata Sefeliceleisaràdircelovorrà al villaggio, e cosa pensò vedendolo così placido e incantevole dall’alto; come si imbatté in Quercia, e il conseguente spavento che si prese sentendola salutare con il suo vocione, al suono di “SAAAAAALVEEEE FAAAAATINAAAAAAA”, e come, a causa di quello spavento, finì lunga distesa contro la finestra della bottega di Primula Pull.
Cosa Tomelilla pensò vedendo, per la prima volta, la Fata (un po' stordita XD ma sempre splendente) e il numero esatto degli starnuti che la povera fatina fece, entrando in casa Periwinkle.
E poi ancora a raccontarci i primi giorni al villaggio, nella trepidante attesa della nascita dei gemelli, o delle gemelle?
Le scommesse, la lunga notte in cui tutta Fairy Oak si piantò sotto casa di Cicero e Dalia aspettando buone nuove.
Le prime lezioni di magia, le amicizie, i primi amori, le prime delusioni.
E poi, con un balzo in avanti di 15 anni, eccoci anche ad ascoltare il racconto che mai avremmo voluto sentire.
L’ultimo anno di Felì a Verdepiano, la sua ultima estate al villaggio, gli addii silenziosi, le lacrime sommesse, le bambine che piano piano crescono, e si allontanano dalla loro Fata Tata, e lei, che a poco a poco, senza farsi notare, le lascia andare. Sbiadisce timidamente nella loro vita, e poi parte senza un vero e proprio addio.
Questo è il destino di una fata, e leggerlo è stato una vera stretta al cuore.
Non nego di aver chiuso questo capitolo con le lacrime agli occhi (non è vero, stavo letteralmente singhiozzando, Little Pigo può confermare).
Ho amato questo libro nonostante la profonda malinconia che mi ha lasciato.
Come “La storia perduta” - e nonostante questi siano stati due dei miei libri preferiti della serie - non posso negare che un velo di tristezza mi abbia accompagnato per tutta la lettura.
La verità è che non vorrei mai dire addio a Fairy Oak, e che non sono mai stanca di saperne di più. E per quanto la Gnone potrà dircene, le cose raccontate saranno sempre troppo poche.
Poca Shirley, poco Scricciolo, poca Flox! Dov’è finita Pampuria? Perché così poche parti dedicate al Capitano? Perché non raccontarci più episodi delle gemelle bambine?
Perché così pochi aneddoti?
Mai nulla sarà abbastanza.

Temo per Elisabetta Gnone che i fan della serie non smetteranno mai di chiederle, ancora e ancora, storie a riguardo e spero che lei abbia voglia di tornare ad accontentarci.
Personalmente, però, la prossima volta vorrei leggere qualcosa che non porti con sé il costante, onnipresente e opprimente ricordo dell’addio.
Ci sono anni da raccontare prima che le bimbe scoprano la magia, e se quelli possono sembrare noiosi, ce ne sono ancora tanti che passano dalla sconfitta del Terribile 21 a quella del tanto doloroso addio.
Vorrei leggere davvero, per una volta, una vera storia fatta di pura spensieratezza, e non qualcosa che mi faccia stare con il magone tutto il tempo, a leggere della morte di un dato personaggio o di una data fata, di un particolare addio, o di quello che attende i componenti della banda nel loro futuro, il lavoro che faranno, chi diventeranno, ecc...
Perché? Perché devo saperlo?
Io li vorrei eterni bambini, vorrei leggere delle loro avventure e scorribande nel presente, senza l’opprimente ombra del futuro alle spalle.
Perché Fairy Oak, per me, dovrebbe essere gioia e spensieratezza, risate, giornate felici al sole, sulla spiaggia, o al calore del camino a mangiare crêpes, con Felì e Fidiven, il Capitano, i coniugi McDale... tutti insieme, per sempre ❤️

il mio voto per questo libro


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