lunedì 4 giugno 2018

Recensione: "Il giardino di mezzanotte" di Philippa Pearce

Titolo: Il giardino di mezzanotte
Titolo originale: Tom's Midnight Garden
Autore: Philippa Pearce
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 27 febbraio 2018 
Pagine: 240
Prezzo: 16,00 €


Trama:
Tom è costretto a passare le vacanze estive dagli zii: suo fratello Peter è malato di morbillo e deve stare in quarantena. Gli si prospettano interminabili giorni di noia e solitudine: gli zii abitano in un piccolissimo appartamento senza giardino. 
Tom è ormai rassegnato al suo destino quando una notte, nel silenzio della casa, sente l'antica pendola dell'ingresso battere la tredicesima ora. Tom scende al piano inferiore per vedere quel bizzarro orologio, ma viene attratto dalla porta sul retro. Lì, di fronte a lui, si apre un immenso, magico giardino, laddove di giorno si trova soltanto uno squallido cortile pieno di bidoni dell'immondizia. 
Il giardino di mezzanotte è magnifico, rigoglioso e pieno di piante, profumi, animali, nascondigli da costruire e alberi da scalare. Insieme a Hatty, una bambina coraggiosa e indipendente, Tom vivrà mille incredibili avventure, per arrivare infine a risolvere il mistero che avvolge il giardino e la sua compagna di giochi.

Recensione:
Chi mi conosce sa che uno dei sogni che coltivo da quando ero solo una bambina, e che ancora mi accompagna, consiste nel riuscire ad accaparrarmi un giorno una casetta in campagna con un grande giardino.
Galeotto fu, molto probabilmente, il libro "Il giardino segreto" di Frances Hodgson Burnett, letto in tenera età, che fece sorgere nel mio cuore il desiderio di avere un pezzo di terra tutto per me, per farne un orto da coltivare, e un vasto prato verde in cui scorrazzare, da sola o in compagnia.
Questa divagazione solo per dirvi che da allora, ogni qualvolta vedo in libreria un titolo contenente la parola "giardino", corro subito a sbirciarne la trama.
E leggendo quella del libro di Philippa Pearce, è stato amore a prima vista. Ho subito capito che dovevo averlo. E una volta conclusa la lettura posso dire di non essermi sbagliata affatto. 
Ma andiamo per gradi.
"Il giardino di mezzanotte" racconta di Tom Long, un bambino che, come me, sogna di trascorrere l'estate giocando in giardino. 
Beh, quello di casa sua non è proprio il massimo, ma perlomeno ha un grande albero di melo su cui poter costruire una casetta di legno.
Potete quindi immaginare la sua delusione quando i genitori gli comunicano che, a causa del morbillo contratto dal fratello Peter, sarà costretto a passare parte delle vacanze lontano da casa, presso gli zii materni.
Tom non conosce bene zio Alan e zia Gwen, ma una cosa la sa: il loro appartamento non ha alcuna zona verde, niente alberi, niente fiori, niente di niente.
Ciò che invece Tom ignora è il mistero della vecchia pendola di casa Kitson che, dopo mezzanotte, rivela il suo segreto. Il piccolo e vuoto cortile sul retro, solo quando è buio, si trasforma in un meraviglioso giardino, ricco di alberi di ogni altezza e specie, siepi ben curate, aiuole fiorite, e persino un laghetto.
Tutto ciò che Tom non aveva neanche osato immaginare, si offre spontaneamente a lui, e il ragazzo non può che accogliere felicemente l'invito.

C'è un momento, tra la notte e il giorno, quando i paesaggi dormono. Solo chi è solito svegliarsi prestissimo conosce quell'ora; o chi ha viaggiato tutta la notte e, alzando la tenda del finestrino del suo scompartimento in treno, vede in corsa un paesaggio immobile, nel quale alberi, cespugli e piante stanno immobili, senza respirare, avvolti nel sonno come il viaggiatore ha avvolto il corpo nel cappotto o nella coperta la sera prima. 
Quell'ora grigia e immobile prima del mattino fu il momento in cui Tom entrò nel suo giardino.

Così ogni notte sgattaiola fuori dalla sua stanza, all'insaputa degli zii, per godere delle bellezze del giardino. E pare non essere l'unico ad apprezzarle. Proprio lì, più di una volta Tom ha modo di incontrare altre persone, tra cui tre fratelli approssimativamente della sua età, e la loro cuginetta.
Tom li vede spesso giocare, eppure loro non riescono a vederlo a loro volta. È come se il giovane Long fosse invisibile per tutti gli abitanti di quel luogo rigoglioso, eccetto una, la piccola Hatty.
Trascurata dai tre cugini, la bambina troverà in Tom il compagno di giochi che desiderava da tempo, e lui a sua volta farà di lei una vera amica.
Ma il giardino sembra essere un mondo a parte, che esiste al di là del tempo e in cui il tempo scorre in modo diverso. Il protagonista può passare lì intere giornate, senza che nella casa degli zii si avverta la sua assenza. 
Allo stesso modo quel luogo ameno e lussureggiante si presenta ad ogni visita in modo differente: talvolta è pieno giorno, altre volte è sera. Alcune volte è estate, e ci si può arrampicare sugli alberi, assaporando i raggi del sole in pieno viso, altre volte inverno, e si può pattinare.
Ma il giardino, come tutti i sogni, sembra destinato a non durare per sempre.
Riuscirà il nostro Tom ad impedire che svanisca? Riuscirà a tenere unita la sua realtà e quella di Hatty?

Tom era solo con i suoi pensieri, mentre gli altri due gli parlavano sopra o attraverso, godendo sempre di più della reciproca compagnia. 
L'orologio di un campanile batté le ore nella campagna buia, e Tom pensò al Tempo: a come era stato sicuro di riuscire a dominarlo, e di poter scambiare il proprio Tempo per un'Eternità di quello di Hatty, e di vivere così per sempre felice nel giardino. 
Il giardino era ancora là, ma intanto il tempo di Hatty l'aveva superato e aveva trasformato la sua compagna di giochi in una donna adulta.

Come avrete dedotto dalla trama, "Il giardino di mezzanotte" è un libro capace di coniugare magia e mistero.
Ma non solo, è un racconto di formazione che, non a caso, è diventato in breve tempo (la prima edizione risale al 1988) un classico della letteratura inglese.
Con il suo linguaggio suadente e le bellissime descrizioni, infatti, non si limita a delineare un mondo surreale e fantastico, ma affronta anche tematiche generali (e tipicamente giovanili) come la solitudine e la paura di crescere.
Hatty in particolare incarna questa condizione di malessere: l'isolamento, in parte forzato e in parte voluto, il non sentirsi mai accettata e capita, perlomeno fino all'arrivo di Tom. Grazie a lui, intraprenderà un processo di maturazione, che la porterà ad affrontare le sue paure e i suoi limiti, a fare pace con se stessa e col mondo.
Ma l'opera di Philippa Pearce, oltre a questo percorso di vita, ci regala anche, e soprattutto direi, un viaggio meraviglioso fatto di avventure, giochi, spensieratezza e libertà. Ti fa assaporare sensazioni uniche, e le dipinge in modo così nitido e con una capacità espressiva talmente penetrante, da far percepire al lettore di essere davvero in quel giardino.
Inoltre, come accennavo prima, questa storia presenta una buona dose di mistero, dovuta sia all'imprecisato ruolo della pendola, che allo stravagante, e non lineare, scorrere del tempo (che si muove prima avanti, poi indietro e poi di nuovo avanti).

Tutte le notti Tom scivolava di sotto, in giardino. All'inizio aveva paura che non ci fosse più. Una volta che aveva già la mano sulla maniglia, si voltò e tornò indietro, afflitto dal dolore al solo pensiero della sua assenza. In quel momento non osò guardare, ma la stessa notte, più tardi, si costrinse a scendere di nuovo e ad aprire la porta: ed ecco il giardino, non lo aveva deluso. 
Vide il giardino ad ore diverse del giorno, e in stagioni differenti: la sua preferita era l'estate, con il suo tempo perfetto.

Devo ammettere che non tutte le domande a fine lettura trovano risposta, anzi lo scenario conclusivo è talmente visionario e irreale, da non trovare spiegazioni razionali.  
Tuttavia non credo che questo rappresenti un difetto, anzi. Essendo un racconto fantastico, ritengo sia giusto lasciare spazio all'immaginazione e alle libere interpretazioni.
Non voglio dilungarmi oltre ma in conclusione non posso che consigliare questo libro, in particolare ai ragazzi, e per più di una ragione.
Perché, al pari di un incantesimo, è un libro che attrae e conquista.
Perché insegna senza annoiare.
Perché ti fa venir voglia di abbandonare videogiochi e cellulari, ed arrampicarti su un albero.
Perché regala sensazioni vivide e autentiche.
Perché, semplicemente, è un romanzo magnifico.

Considerazioni:
Mi imbatto sempre in parecchie difficoltà quando devo recensire un libro che ho amato, proprio perché non mi viene facile scindere ciò che è oggettivamente valido da ciò che mi ha fatto emozionare.
Per assurdo trovo molto più naturale dare la mia opinione su romanzi che non mi hanno convinto del tutto, o in cui ho trovato più di un difetto, proprio perché tali falle mi permettono di fornire delle prove concrete, a riprova del mio giudizio non del tutto positivo.
Per quanto riguarda "Il giardino di mezzanotte" gli ostacoli raddoppiano, in quanto non si tratta solo di una lettura che ho letteralmente adorato, ma anche di una che incarnava il mio sogno da bambina (vedi sopra).
Indubbiamente il libro è ben scritto e presenta delle descrizioni magnifiche ed estremamente dettagliate (su questo non credo di sbagliarmi), ma non so se altri, leggendolo, ed in special modo gli adulti, possano sentirsi coinvolti quanto lo sono stata io.
Personalmente, ogni volta che finivo un capitolo, non riuscivo ad evitare di esclamare "ma che bello questo libro!", era più forte di me.
Immaginavo di perdermi anch'io in quei sentieri verdeggianti, di arrampicarmi su un albero, costruire una casetta di legno, rincorrere le oche e chi più ne ha, più ne metta.
Magari il mio "problema" è aver conservato sempre un animo fanciullesco, e per alcuni versi un po' infantile. 
Ma ora, tralasciando questa riflessione personale, che interesserà del resto pochi di voi, vorrei aggiungere brevemente qualcosa.
Tutto il libro è incentrato, oltre che sulle bellezze naturali, sul rapporto fra Tom e Hatty. I due ragazzini si completano a vicenda, riuscendo giorno dopo giorno a sopperire l'uno con l'altro alla mancanza di compagnia. Il loro rapporto pare genuino e autentico, ma non abbastanza da vincere le resistenze del tempo. Hatty, come tutte le bimbe, ha il diritto di crescere, e purtroppo il giovane Long non può esserle vicino in questo percorso.
Lei, come è naturale che sia, col passare degli anni tende a fare amicizia con le persone del suo mondo, dimenticando così l'ospite misterioso e le esperienze condivise nel giardino, e provocando in Tom un legittimo dolore.

«Ma queste ultime notti, prima di ieri» disse Tom «Non hai sognato il giardino, hai sognato l'inverno e il pattinaggio.» 
«Sì» disse la signora Bartholomew. «Ho sognato di pattinare fino ad Ely (non ero mai stata così lontana da casa); ho sognato di crescere, e Barty; ho sognato sempre meno il giardino e te, Tom.» 
«Immagino che non potessi evitarlo» disse Tom «se stavi crescendo. L'altra notte me ne sono accorto sul calesse, quando hai parlato tutto il tempo con Barty, e con me mai.» 
«Diventavi sempre più magro, trasparente, ogni inverno che ti rivedevo» disse la signora Bartholomew, «e quel giorno, quando Barty mi ha riportato a casa, sembrava fossi svanito del tutto.»

Devo confessarvi che, pur avendo già immaginato questo triste epilogo (il finale infatti non è proprio un colpo di scena), mi è spiaciuto trovarlo effettivamente trascritto su carta. Avrei voluto che il giardino, e tutto quello che rappresentava (l'infanzia, il gioco, la spensieratezza, l'amicizia), rimanessero immutati, e che l'unione fra Hatty e Tom non subisse alterazioni.
Capisco però che, con questa lettura destinata ai più giovani, la Pearce intendeva comunicare ai suoi lettori un determinato messaggio, che solo questa vena nostalgica poteva garantire.
Per quanto faccia paura, non bisogna rifiutare i cambiamenti, perché fanno parte della realtà.
Non bisogna temere di crescere e diventare adulti, di amare e dimenticare.
Non bisogna rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere, perché la vita è solo una, ed è tutto ciò che abbiamo.

Ringrazio la casa editrice Mondadori per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

4 commenti:

  1. Ciao Little Pigo, non sono molto esperta di letteratura giovanile, per questo sul vostro blog leggo spesso recensioni di romanzi che non conosco, ma che sembrano davvero delle belle letture! :-)

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    1. Ciao Ariel, siamo liete di esserti utili. E questo libro in particolare, lo consiglio vivamente!

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  2. Non conosco il libro ma comprendo questa tua malinconia che può generare ogni cambiamento

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    1. In realtà volevo intendere l'esatto contrario, ovvero che noi adulti siamo già giunti alla consapevolezza che i cambiamenti, per quanto talvolta sembrino spaventosi, hanno comunque una loro utilità. Mentre per i più giovani questo concetto può essere difficile da assimilare, perciò ben vengano i libri, come questo della Pierce, che promuovono messaggi del genere.
      Spero di essere stata più chiara adesso ^-^

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