martedì 17 settembre 2019

Recensione: "Al di là del mare" di Lauren Wolk

Titolo: Al di là del mare
Titolo originale: Beyond The Bright Sea
Autore: Lauren Wolk
Editore: Salani
Data di pubblicazione: maggio 2019
Pagine: 314
Prezzo: 15,90 € (cartaceo) 8,99€ (ebook)

Trama:
Quando aveva poche ore di vita, Crow fu ritrovata in una vecchia barca che nella notte si era arenata sulla spiaggia: questa è la storia che le racconta Osh, il pittore, come una favola della buona notte.
Per dodici anni Crow ha vissuto con lui su un'isoletta circondata dal mare e dal cielo, come sotto un incantesimo selvaggio e felice, accudita dal ruvido affetto della signorina Maggie. Ma le mani di Osh e della signorina Maggie sono le uniche che l'abbiano mai toccata: sembra che gli altri abitanti stiano alla larga da lei, come se ne avessero paura.
Perché? Cosa si nasconde dietro le sue origini?
Una notte in cui vede divampare un misterioso fuoco nell'isola di fronte, Crow decide di scoprirlo, cominciando una ricerca che la porterà su sentieri assai più pericolosi del previsto, che sfideranno la sua identità e il suo senso di appartenenza, ma che le riveleranno cos'è davvero una famiglia.

Recensione:
Una storia che parla di mare, della ricerca della propria identità, di famiglia e di un passato misterioso, avvolto in un mare di nebbia, o meglio, sotto una coltre di terra e sabbia.
Quello che Lauren Wolk racconta in queste pagine, come lei stessa afferma, è un viaggio alla ricerca di se stessi e della felicità. E spesso le due cose si trovano lungo la stessa strada o, ancora più spesso, capita anche si ricerchino nonostante siano già ben presenti con noi, senza che ce ne accorgiamo.
È questo, più o meno, quello che succede alla dodicenne Crow. Nonostante la ragazzina sia perfettamente felice e soddisfatta della sua vita, fatta di poche cose e poche persone, sente che qualcosa le manca.
A prescindere dalla serenità che le dà la bellezza sconfinata del mare, della calma della sua isoletta, della particolarità della sua casetta sgangherata (che non sostituirebbe mai con nessuna reggia al mondo), dall'affetto incondizionato che Osh e la signorina Maggie provano per lei, a prescindere da tutto questo, qualcosa le manca terribilmente, le manca una parte di se stessa, della sua storia.
Crow non sa nulla del suo passato, chi è lei? Da dove viene? Chi l'ha messa su una vecchia scialuppa che imbarcava acqua in una sera d'estate? E perché lo ha fatto?
E perché tutti gli abitati di Cuttyhunk la tengono alla larga?
Sono tante le domande a cui la ragazzina desidera dare risposta e, una sera d'estate come le altre, un insolito fuoco acceso nella vicina isola di Penikese darà inizio ad una tumultuosa avventura che la porterà a molte risposte che cercava, e alla verità sulle sue origini.
I temi che la Wolk affronta sono tanti e profondi, unisce abilmente fatti reali e personaggi storici con avvenimenti e persone partorite dalla sua fantasia, dando vita ad una storia bellissima e toccante, gioiosa e allo stesso tempo triste, realistica e allo stesso tempo avventurosa.
La scrittrice affronta anche un argomento che mi ha sempre colpito molto, e che fa parte della realtà del passato delle isole Elizabeth, in particolare dell'isola di Penikese.
La piccola Crow, infatti, mentre è lì, che tempesta di domande e di "perché" Osh (l'uomo che l'ha trovata quando era ancora in fasce, piangente, in una barca mezza allagata) e la signorina Maggie (la donna dolce, materna e paziente, che ha aiutato Osh nel crescerla, sin da quando era stata ritrovata), scopre che il resto degli isolani della vicina Cuttyhunk la evita perché pensa che provenga proprio da Penikese, l'isola in cui, fino a pochi anni prima, erano confinati i malati di lebbra, nell'unico lebbrosario delle vicinanze.
Da qui, ovviamente, il desiderio della bambina di scoprire la verità sulle sue origini cresce a dismisura, inizialmente perché desidera solo mettere a tacere quelle dicerie e essere trattata e considerata alla stregua di tutti gli altri, ma poi perché sentirà quella strada così, prima così temuta, sempre più vicina a sé.
Con Crow, a poco a poco scopriamo pezzettini della sua storia, come un piccolo puzzle ricomponiamo i pezzi, e ci avviciniamo alla verità. La vediamo superare ostacoli di diverso genere: affrontare traversate da sola, mentire a chi ama, in un certo senso, anche egoisticamente, ferire i sentimenti di chi l'ha sempre cresciuta considerandola sua figlia, e affrontare nemici spietati e inaspettati.
Tutto pur di conoscere il suo passato, tutto pur di sapere da dove viene.
Una storia commovente, un nucleo familiare a cui non ci si può non affezionare e un'ambientazione meravigliosa che ci fa capire che la felicità è vivere dove desideriamo, essere chi vogliamo essere e, soprattutto, che la si trova se si vive con le persone a cui vogliamo bene.

Considerazioni:
Questo è il primo libro che leggo di Lauren Wolk, ma possiedo anche il suo primo romanzo "L'anno in cui ho imparai a raccontare le storie", di cui tempo fa avevo letto l'anteprima e mi aveva colpito e incuriosito sin dalle prime pagine. Successivamente quel libro mi è stato regalato, ma non l'ho ancora letto, posso solo dirvi che già dalle prime pagine avevo desiderato di proseguirlo e che anche quello ha come protagonista una ragazzina. E credo proprio che lo leggerò presto perché mi piace davvero tanto il modo di scrivere della Wolk, mi piacciono le ambientazioni che ricrea, i personaggi a cui dà vita, il modo delicato in cui descrive loro e i loro sentimenti.
Ecco, questa è probabilmente una delle cose che più ho apprezzato in questa storia.
L'amore che Osh dimostra alla sua bambina, perché sì, la considera sua, senza mai dirglielo apertamente, ma dimostrandoglielo in tutti i modi possibili. La libertà con cui le permette di ricercare il suo passato senza mai tarparle le ali, ma che non gli impedisce di mostrasi, di tanto in tanto, ferito dalla mancanza di delicatezza che la bambina dimostra per i suoi sentimenti.
Sia chiaro, non faccio una colpa a Crow, credo (non posso saperlo con certezza poiché non mi sono trovata nella sua situazione) che la voglia di scoprire le sue origini sia legittima (anche se, sinceramente, me l'aspetterei di più da una persona più adulta, forse una bambina di dodici anni - che vive in piena libertà vicino al mare - penserebbe ancora a giocare e a divertirsi, e non alle domande esistenziali ma, ripeto, non lo posso sapere, non avendo vissuto la sua situazione), ma da lei mi sarei aspettata un po' più di tatto, quando davanti ad Osh ripeteva , senza pensarci due volte, frasi come "non so chi è mio padre", "non ho una famiglia" ecc.
Però questo la rende semplicemente umana, una bambina che egoisticamente, ma in modo comprensibile, vuole tutto, tutto ciò che sente le sia stato tolto.
Ho adorato, nonostante i piccoli litigi e i musi lunghi, il rapporto tra i due, come ho adorato anche il personaggio della signorina Maggie.
I tre, insieme alla gattina Mouse, formano un delizioso quadretto familiare, che è impossibile non amare. Quattro esseri viventi che vivono di poco, di ciò che dà loro il mare e la terra e non vogliono nulla più, per essere appagati, che il bene l'uno dell'altro.
Come si potrebbe non essere felici così?
Chi sentirebbe il bisogno di qualcos'altro?
Poi la Wolk mi ha nuovamente conquistato con la triste storia del sanatorio e dei suoi degenti.
Il lebbrosario di Penikese, un pezzo di storia inserito in un racconto di fantasia, un modo per immaginare la vita di coloro che a Penikese, o in chiunque altro posto del mondo, hanno vissuto isolati perché colpiti da questa malattia.
Ricordo, e ve ne ho già parlato nella recensione di "Svegliami quando tutto sarà finito" di Robyn Schneider, che posti come quello, sanatori quindi, esistevano fino a pochi anni fa. L'ultimo Lebbrosario esistente in Italia, a Gioia del Colle, è stato chiuso giusto un po' di anni fa, e mi colpì tantissimo vederlo sulla mia strada durante un viaggio in macchina, qualche anno fa.
La visione di quel grande edificio, circondato da un enorme giardino e nascosto da alti alberi, mi portò proprio a pensare alla vita che doveva condurre chi era costretto a viverci. 
L'isola di Penikese, come dice la stessa autrice, era una prigionia necessaria per i malati che non potevano sfuggirgli, che non avrebbero potuto mai abbandonarla e per quelli che erano consapevoli avrebbero finito lì i propri giorni, ma era un posto totalmente diverso per quei turisti che vi si recarono successivamente negli anni, per brevi campeggi o gite estive.
Buffo e anche triste come il senso di un luogo possa cambiare così tanto a seconda del punto di vista di chi vi ha vissuto.
Se volete approfondire ulteriormente il tema dei sanatori vi invito a leggere anche il libro della Schneider, che lo ha affrontato con molta delicatezza e verità.
Per quanto riguarda, invece "Al di là del mare", penso sia il libro perfetto per concludere l'estate. 
Una bella storia, in cui si sente l'importanza imprescindibile dei legami e dei luoghi, malinconica e dolce come lo sono i tramonti di fine estate.

Ringrazio Salani per avermi inviato una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

venerdì 13 settembre 2019

Recensione: "Alice nel Paese delle Meraviglie" di Lewis Carroll, illustrato da Helen Oxenbury

Titolo: Alice nel Paese delle Meraviglie
Autore: Lewis Carroll
Illustrazioni: Helen Oxenbury
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 25 settembre 2018
Pagine: 368
Prezzo: 24,90 €

Trama:
È una giornata d'estate come tante e la piccola Alice è distesa sotto un albero in giardino, accanto a sua sorella. Non riesce a sopportare la calura e neppure la noia di passare il pomeriggio a non far nulla. E mentre è intenta a cercare una qualche occupazione, ecco che vede sfrecciare davanti a lei un coniglio bianco munito di panciotto e orologio da taschino. Chi è, e dove sarà diretto?
Per scoprirlo, alla nostra Alice non resta che seguirlo ed imbarcarsi in una straordinaria avventura.

Recensione:
Un classico senza tempo, che ritrova nuovo fascino grazie ad un'affascinante edizione brillantemente illustrata.
Alice, la curiosa protagonista che, per seguire un bianconiglio dagli occhi rosei, viene catapultata in un mondo strampalato e bizzarro, è qui rappresentata come una comune bambina, un po' ribelle e spericolata, ma sicuramente moderna.
Il Paese delle Meraviglie lo conosciamo grossomodo tutti, già solo grazie alle sue famose trasposizioni cinematografiche, eppure chi non ha mai letto il libro potrà rimanere stupito nel vedere che la ragazzina confusa incontra sì il Brucaliffo, il Chesire Cat, il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina e La Regina di Cuori, ma anche tanti altri personaggi ugualmente capricciosi e bislacchi.
Alice, capitolo dopo capitolo, non fa che attraversare nuovi luoghi, finendo così per imbattersi in figure che, pur non essendole propriamente d'aiuto, le garantiranno un'avventura senza pari.
Un libro che non smette di sorprendere, che conquista con la sua originalità e fantasia.
E una protagonista strampalata che non fa che meravigliarsi, avventura dopo avventura, fino ad arrivare a mettere in discussione la sua stessa identità.
"Alice nel Paese delle Meraviglie" ha conquistato i lettori di tante generazioni negli anni, e non si fatica a capire il perché. Mentre si legge, non ci si può che domandare quale altra sorpresa riserverà la storia, quale stravagante scenario, quale singolare personaggio, quale dialogo estroso.
E proprio i botta e risposta, per quanto spesso fuori dalle righe ed enigmatici, risultano in realtà comici e divertenti, a causa della loro bizzarria.
Per non parlare poi delle illustrazioni, semplici ma dettagliate. La Oxenbury ha reso Alice una ragazzina come tante, catapultata in un mondo molto più grande di lei, una bimba spaesata e confusa, ma allo stesso tempo curiosa e coraggiosa.
In definitiva il libro di Lewis Carroll è uno di quei romanzi che bisogna assolutamente leggere almeno una volta nella vita. Quindi perché non cogliere non solo la bellezza di un racconto straordinario, ma anche di tanti bei disegni tutti da ammirare?

Considerazioni:
Lo confesso - non senza una certa vergogna a dire il vero - ma, fino a questo momento, non avevo mai letto "Alice nel Paese delle Meraviglie".
Più di una volta ero stata tentata, eppure ho sempre preferito dedicarmi ad altre letture e rimandare ad un momento più opportuno. Devo ammettere anche che parte della colpa è da imputare a Muriomu che, dopo averlo letto qualche anno fa, me lo aveva descritto come troppo illogico e confuso.
Ma quando sono venuta a conoscenza di questa nuova edizione ricca di illustrazioni, non ho saputo resistere. Quale occasione migliore per approcciarmi all'opera di Carroll, se non questa?
Inutile dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Il libro si distingue sia per l'originalità della storia che per la bellezza dei disegni.
Ovviamente ha anche dei difetti.
Ad esempio il personaggio di Alice, la quale non è proprio l'immagine della coerenza. Ha il più delle volte un comportamento irragionevole e irresponsabile (basti pensare al continuo giocare con le sue dimensioni, ora troppo alta, ora troppo bassa), che difficilmente potrebbe sposarsi con una situazione reale. Ciononostante la bimba, per quanto poco veritiera, ha attirato sin da subito la mia simpatia, anche grazie ai suoi discorsi senza capo né coda, che più di una volta mi hanno fatto sorridere.
Anche perché, trattandosi infine, solo di un buffo sogno, non ci si può di certo lamentare se la logica non è proprio al primo posto in tutta la vicenda.
Altra cosa che ho molto apprezzato, sono i personaggi, in particolar modo quelli che non conoscevo, come la falsa tartaruga, che mi ha fatto tanta tenerezza. A dire il vero mi è un po' dispiaciuto constatare che nel noto film d'animazione, non c'è stata menzione per nessuno di loro.
Che dire poi delle illustrazioni? Non avevo mai visto i lavori della Oxenbury, eppure mi ha stupito questa diversa rappresentazione di Alice. Non una ragazzina tutta in tiro, strigliata a lucido, ma una bimba scarmigliata e goffa, in cui tutti i piccini non potranno che riconoscersi.
In definitiva, se non avete ancora letto "Alice nel Paese Delle Meraviglie", non perdete questa occasione, perché il libro merita davvero. Mentre, se ne avete già una copia, sono sicura che riuscirete a trovare un posticino in libreria anche per questo gioiellino.  

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia di questo libro

Il mio voto per questo libro

lunedì 9 settembre 2019

Recensione: “Moriarty e il mistero del dodo” di Sofia Rhei

Titolo: Moriarty e il mistero del dodo
Titolo originale: El joven Moriarty. El mistero del dodo
Autore: Sofia Rhei
Illustrazioni: Alfonso Rodríguez Barrera
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: febbraio 2019
Pagine: 223
Prezzo: 15,00 € 

Trama:
Può darsi che il nome James Moriarty vi sia familiare. Ebbene sì, è proprio lui, l'arcinemico giurato dell'investigatore più famoso del mondo, Sherlock Holmes. Ma com'era da piccolo James? Un bambino sveglio e intelligentissimo, forse non esattamente affettuoso, né tantomeno socievole, ma dopotutto, come dargli torto? Non dev'essere stato facile crescere con una sorella indisponente e perfettina come Arabella.
James e Arabella sono in eterna competizione. Arabella fa sfoggio di femminilità, gentilezza leziosa e un'irritante ruffianeria, mentre James, con l'aiuto del suo migliore amico John Watson - eh sì, proprio lui, elementare! - cerca di primeggiare con astuzia e malizia, anche a costo di finire sempre nei guai. 
L'arrivo dello zio Theodosius sarà il detonatore dell'ennesima sfida. Di ritorno da uno dei suoi viaggi porta con sé un uccello dodo, l'ultimo esemplare di una specie che si pensava estinta. Ma qualcosa va storto e durante la cena di benvenuto il pennuto scompare…

Recensione:
Quanti di voi si sono più volte intrattenuti con la lettura o la visione cinematografica delle avventure del famoso investigatore britannico, Sherlock Holmes e del suo fedele amico John Watson? Più o meno tutti, immagino.
Ma cosa ne pensereste di un romanzo interamente dedicato al suo arcinemico James Moriarty?
Sofia Rhei, autrice di questo romanzo, si è chiesta come dovesse essere Moriarty da bambino, e ha costruito attorno a lui un breve giallo per ragazzi, estremamente divertente e curioso.
James è un bambino arguto, competitivo e sprezzante. Molto diverso dalla maggior parte dei bambini della sua età. Non sopporta regole e imposizioni, odia le cose illogiche e insensate ma, ancor più, detesta perdere una sfida con la sua presuntuosa e antipatica sorella maggiore, Arabella.
Forse il suo carattere cosi distaccato e anaffettivo dipende proprio da questo. Sin da piccolissimo - così ci dice lui stesso - ha dovuto difendersi dai dispetti e dai continui agguati di Arabella.
James però, strano ma vero, ha un amico, un amico davvero impensabile, ovvero John Watson (proprio lui!), il figlio del giardiniere...
Ma non stupitevi, i nomi noti nel romanzo non finiscono qui, ed è stato davvero interessante scovare dei personaggi storici intrecciati alle vite di personaggi di fantasia.
L'avventura narrata in questo breve romanzo si svolge in un unico giorno, e ha inizio con l'arrivo a casa Moriarty dello zio Theodosius che, di ritorno da uno dei suoi viaggi per il mondo, porta con sé uno straordinario esemplare di un animale presumibilmente estinto: un dodo.
La scomparsa dell'animale durante la cena darà il via all'ennesima sfida tra i due fratelli, che cercheranno, ognuno tramite le proprie deduzioni, di svelare il mistero.
Fra gli ospiti in casa, sospettati del misfatto, ci saranno anche il naturalista e biologo Charles Darwin, il reverendo Dodgson (meglio noto come Lewis Carroll), il piccolo Jack Reaper, figlio del macellaio (colui che in futuro diventerà il famoso assassino seriale, noto alle cronache con il nome di "Jack lo squartatore").
Tra i bambini invece è da notare la presenza delle sorelle Liddell, Lorina, Edith e Alice (la famosa Alice che ispirò lo scrittore, anch'egli presente alla serata).
Un giallo umoristico per ragazzi, ricco di ironia e sarcasmo, che riporta ai classici del mystery inglese, arricchito dalle eleganti illustrazioni a china, dallo stile gotico dell'illustratore Alfonso Rodríguez Barrera.
Una lettura molto gradevole e divertente, in cui sicuramente non è l'indagine a fare da padrone (non ci sono indizi su indizi da raccogliere durante la lettura, o comportamenti troppo sospetti da individuare negli ospiti, la soluzione al mistero, infatti, viene svelata alla fine dalle sorprendenti deduzioni del protagonista, a cui difficilmente il lettore sarebbe riuscito ad arrivare grazie alla logica), ma che intrattiene piacevolmente e regala una visone di Moriarty e di Watson diversa da quella che siamo abituati a conoscere.

Curiosità:
Questo libro è il primo libro di una serie che ha come protagonista le avventure del giovane Moriarty.

Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 2 settembre 2019

Recensione: "Oceano mare" di Alessandro Baricco

Titolo: Oceano mare
Autore: Alessandro Baricco
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 1 luglio 2013
Pagine: 224
Prezzo: 9,50 € 

Trama:
Molti anni fa, nel mezzo di qualche oceano, una fregata della marina francese fece naufragio. 147 uomini cercarono di salvarsi salendo su un'enorme zattera e affidandosi al mare. Un orrore che durò giorni e giorni. Un formidabile palcoscenico su cui si esibirono la peggior ferocia e la più dolce pietà. 
Molti anni fa, sulla riva di un qualche oceano, arrivò un uomo. L'aveva portato lì una promessa. La locanda in cui si fermò si chiamava Almayer. Sette stanze. Degli strani bambini, un pittore, una donna bellissima, un professore dal nome strano, un uomo misterioso, una ragazza che non voleva morire, un prete buffo. Tutti lì, a cercare qualcosa, in bilico sull'oceano. 
Molti anni fa, questi e altri destini incontrarono il mare e ne tornarono segnati. Questo libro li racconta perché, ad ascoltarli, si sente la voce del mare.

Recensione:
"Oceano mare" è un racconto onirico, una favola surreale, o meglio, una poesia in prosa che narra di sette persone in cerca di qualcosa, di una locanda a due passi dalla spiaggia, e del potere salvifico della natura e del silenzio.
Il romanzo, che teoricamente si articola in tre libri, distinti ma collegati tra loro - "La locanda Almayer", "Il ventre del mare", "I canti del ritorno" - ci trasporta istantaneamente in un'atmosfera magica al di là del tempo e dello spazio, in una terra di segreti appena sussurrati, di venti che soffiano perennemente da nord, di bambini consapevoli di cose, che nessuno gli ha mai rivelato.
I diversi personaggi arrivano uno per volta alla locanda Almayer - un luogo dimenticato dal mondo, quasi sconosciuto e deserto - con i loro bagagli, i loro segreti e le loro storie. Arrivano con delle colpe da espiare, dei compiti da portare a termine e, soprattutto, arrivano per guarire.
Quella sconfinata distesa d'acqua, che è in grado di sommergere tutto da un momento all'altro, di cancellare ogni orma e passaggio, di ferire brutalmente e persino uccidere, può, in effetti, con il solo rumore delle sue onde o l'immagine della sua quiete, salvare, se vuole e se glielo si permette, anche le anime più tormentate.
Ed è questo che offre la locanda Almayer ai suoi ospiti: una nuova possibilità per ricominciare da zero, dimenticare il passato, lasciar perdere il futuro, e vivere il presente, senza fretta, senza aspettative.
Ad Ann Deverià, eternamente divisa tra l'amore per il marito ed il desiderio dell'amante; a Bartlebloom che cerca la donna della vita e la fine dell'oceano; ad Adams, che medita vendetta e aspetta; al pittore Plasson che tenta di dipingere il mare con il mare; a Padre Pluche che non sa cosa vuole; e a Elisewin che invece sa di voler vivere, più di ogni altra cosa al mondo.
Le loro esistenze, così diverse eppure così profondamente simili, si intrecciano in quelle rustiche stanze, affacciate sulla spiaggia, e gestite da bambini curiosi e stranamente empatici. Come una matassa di fili annodati, i nostri nuovi amici si confrontano l'un l'altro, si raccontano e si aiutano, diventando, da un certo punto di vista, quasi una famiglia.
Un piccolo universo in cui regna la semplicità, in cui il tempo sembra scorrere eternamente o non scorrere affatto, scandito esclusivamente dalla marea, dal tramonto, dalla luna che si riflette nel buio.

Posata sulla cornice ultima del mondo, a un passo dalla fine del mare, la locanda Almayer lasciava che il buio, anche quella sera, ammutolisse a poco a poco i colori dei suoi muri: e della terra tutta e dell’oceano intero. 
Pareva - lì, così solitaria - come dimenticata. Quasi che una processione di locande, di ogni genere e età, fosse passata un giorno da lì, costeggiando il mare, e tra tutte se ne fosse staccata, una, per stanchezza, e lasciatasi sfilare accanto le compagne di viaggio avesse deciso di fermarsi su quell'accenno di collina, arrendendosi alla propria debolezza, chinando il capo e aspettando la fine. 
Così era la locanda Almayer. Aveva quella bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.

Ed un libro che, proprio come la marea, trascina il lettore, sempre più a largo, più lontano da casa e più vicino ai sogni. Questo grazie all'ambientazione, placida e rassicurante; ai protagonisti, così naïf, fuori dagli schemi e carismatici; e alla scrittura dell'autore, particolarissima, oserei dire unica nel suo genere.
Lo stile di Baricco, che avevo già avuto modo di sperimentare in "Novecento", o lo si ama o lo si odia. È magniloquente, al punto da sembrare, in alcuni tratti, persino lezioso, artificioso e manieristico.
Eppure una volta che si entra in confidenza con esso, se ci lascia guidare senza preconcetti, se si è capaci di andare al di là delle sovrastrutture e delle ridondanze, si scopre una semplicità nell'uso delle parole, e una capacità innata nel conferire ad ognuna di esse un preciso scopo e significato.
Ed è qui che si comprende la differenza tra una scrittura volutamente ricercata ed una inutilmente affettata. Baricco pare studiare in maniera dettagliata ogni frase da scrivere perché sa come modellare le lettere e renderle pura emozione. Solo grazie al suo lavoro certosino, il libro riesce a farci vedere sotto una nuova luce anche concetti ed immagini di vita quotidiana, quali possono essere un normalissimo bagnasciuga, un tramonto, una notte di luna piena.
E forse è questo il messaggio di "Oceano mare" in fondo, il riuscire a guardare lo stesso mondo di sempre con occhi diversi, il vivere il creato quasi fosse un miracolo, il presente come un eterno stato di pace e di possibilità.

Considerazioni:
Da anni rimando la lettura di questo libro. Ogni inverno mi riprometto di leggerlo in estate, e ogni autunno, puntualmente, rinnovo il mio buon proposito.
Quest'anno, complice anche una di voi che me l'ha nuovamente consigliato, ho deciso di fare il grande passo.
Inizialmente, devo dire la verità, sono rimasta un po' spaesata. Come accennavo prima, di primo acchito, il modo di scrivere di Baricco non mi aveva convinto. Eppure, già dopo poche pagine, forse anche grazie al tono surreale e sognante della storia, mi sono sentita letteralmente trascinare dalle parole, quasi fosse una musica.

Venivano dai due più lontani estremi della vita, questo è stupefacente, da pensare che mai si sarebbero sfiorati, se non attraversando da capo a piedi l’universo, e invece nemmeno si erano dovuti cercare, questo è incredibile, e tutto il difficile era stato solo riconoscersi, riconoscersi, una cosa di un attimo, il primo sguardo e già lo sapevano, questo è il meraviglioso - questo continuerebbero a raccontare, per sempre, nelle terre di Carewall, perché nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.

Ho amato questo libro, per l'atmosfera di pace che ha saputo regalarmi, per i singolari personaggi che mi hanno fatto compagnia e a cui, in qualche modo, ho voluto bene, per i consigli, le perle di saggezza, e le lezioni di vita, disseminati qua e là in ogni pagina.
Partendo dal primo punto, il mare, o meglio l'oceano mare, è indubbiamente il grande protagonista, la cornice, il filo conduttore di tutta la narrazione. Il mare benigno che, come una madre, culla i bei sogni, ma anche il mare crudele che, come ne "Il ventre del mare", mette alla prova e rivela la vera natura delle persone.
L'acqua quindi come specchio che ci costringe a guardarci dentro e a non mentire, ma anche l'acqua che lava via i nostri peccati e ci permette di ripartire da zero.
Ogni descrizione della spiaggia e della locanda è stata, per me, una folata di aria pura. Chi vive in una località marittima, può capirmi se dico che, nelle parole di Baricco, ho riconosciuto quel senso di appartenenza di chi il mare, non solo lo vede, ma lo respira.
Di chi lo vive come se fosse casa sua.
La locanda Almayer poi sarebbe il posto perfetto in cui fermarsi a riposare, per un paio di giorni, di settimane o per una vita intera.
Un luogo che custodisce emozioni e sentimenti, che fa vibrare le corde del cuore e che libera le colpe e i rimpianti quasi fossero aquiloni.
Ho adorato le scene ambientate lì, al punto da temere che, con il secondo libro, quello stato di pace sarebbe andato perduto per sempre.
Ed in effetti il tono dei due libri successivi è molto diverso e, in alcuni frangenti, diametralmente opposto, eppure ciò che non è mai mancato è stato il coinvolgimento, la percezione di essere lì sulla scena, pienamente partecipi degli eventi (talvolta davvero cruenti).

Quella notte, e le altre che seguirono, non le voglio ricordare. Un meticoloso, sapiente macello. Più passava il tempo, più diventava necessario, per sopravvivere, essere in pochi. E loro, scientificamente, uccidevano. 
C’era qualcosa che mi affascinava in quella lucidità calcolatrice, in quella intelligenza senza pietà. Ci voleva una mente straordinaria per non smarrire, in quella disperazione, il filo logico di quello sterminio. Negli occhi di quest’uomo, che ora mi guardano come fossi un sogno, io ho letto, mille volte, con odio e ammirazione, i segni di un’orrenda genialità. 
Cercavamo di difenderci. Ma era impossibile. I deboli possono solo fuggire. E non si può fuggire da una zattera persa in mezzo al mare. 
Di giorno si combatteva contro la fame, la disperazione, la follia. Poi calava la notte e si riaccendeva quella guerra sempre più stanca, estenuata, fatta di gesti sempre più lenti, combattuta da assassini moribondi, e belve agonizzanti. 
All'alba, nuovi morti nutrivano la speranza dei vivi e il loro orrendo piano di salvezza.

Se da una parte ho apprezzato la dolcezza della prima parte, allo stesso modo sono rimasta toccata dalla durezza e dalla intensità della seconda parte e dalla nostalgia della terza. 
Per quanto riguarda la questione personaggi, devo ammetterlo, mi sono affezionata ad ognuno di loro: ai discorsi surreali eppur profondi tra il professor Bartlebloom e il pittore Plasson - chi aveva mai pensato che il mare avesse un inizio, una fine, o addirittura degli occhi? - alla matura seppur infantile Dira, ad Elisewin, la ragazza «troppo fragile per vivere e troppo viva per morire», a Padre Pluche, capace di dire sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato, e persino alla sfacciata Ann Deverià e al vendicativo Adams/Thomas.
Per ciò che concerne Elisewin ho valutato molto positivamente la delicatezza con cui è stato delineato il suo disturbo, quello che oggi per noi è un comune attacco di panico, che secoli fa avremmo descritto come male di vivere o malinconia e che l'autore invece definisce come «una malattia, potrebbe esserlo, ma è qualcosa di meno, se ha un nome dev’essere leggerissimo, lo dici e già è sparito».
Più volte vengono elencati i sintomi, la paura totalizzante, la sensazione di precipitare nel vuoto più assoluto, eppure tale descrizione non assume toni estremamente tragici, sembra quasi una inevitabile afflizione di fronte all'imprevedibilità del caso.

Al primo piano della locanda Almayer, in una stanza che guardava verso le colline, lottava, Elisewin, con la notte. Immobile, sotto le coperte, aspettava di scoprire se sarebbe arrivato prima il sonno o la paura. 
Si sentiva il mare, come una slavina continua, tuono incessante di un temporale figlio di chissà che cielo. Non smetteva un attimo. Non conosceva stanchezza. E clemenza. Se lo guardi non te ne accorgi: di quanto rumore faccia. Ma nel buio... Tutto quell'infinito diventa solo fragore, muro di suono, urlo assillante e cieco. Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte. 
Elisewin si sentì scoppiare nella testa una bolla di vuoto. La conosceva bene quella segreta esplosione, invisibile dolore irraccontabile. Ma conoscerla non serviva niente. Niente. Se la stava pigliando, il male subdolo, strisciante - patrigno osceno. Si stava riprendendo quel che era suo. 
Non era tanto quel freddo che le filtrava da dentro, e nemmeno il cuore, impazzito, o il sudore dappertutto, gelido, o il tremore delle mani. Il peggio era quella sensazione di sparire, di uscire dalla propria testa, di essere soltanto indistinto panico e sussulti di paura. Pensieri come brandelli di ribellione - brividi - il volto irrigidito in una smorfia per riuscire a tenere gli occhi chiusi - per riuscire a non guardare il buio, orrore senza scampo.

Per ciò che concerne Bartlebloom invece sono rimasta un po' delusa. Avrei voluto per lui che, con estremo romanticismo, aveva scritto ogni giorno una lettera indirizzata alla donna del suo destino, un lieto fine. Purtroppo la sua immagine di visionario è stata, in ultima battuta, malamente sfruttata per creare dei divertenti siparietti (per chi ha letto il romanzo, mi riferisco all'incontro con le due gemelle), senza dare un degno riconoscimento ai suoi sforzi e all'immane pazienza dimostrata. Povero professore!

«Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle 
— Ti aspettavo. 
Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni - i giorni, gli istanti - che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo 
— Tu sei matto. 
E per sempre lo amerà.»

In realtà mi è spiaciuto leggere dell'epilogo non proprio sereno riservato anche ad altri di loro (non vi dirò chi), ma come sappiamo la vita non è mai giusta.
Senza soffermarmi su ogni protagonista, mi limito a dire che, in generale, tutti loro hanno un qualcosa che li rende bislacchi e poco verosimili. Ognuno ha una particolarità, taluni sembrano addirittura dotati di un qualche potere, nessuno rappresenta il vicino della porta accanto, pur portando dentro di sé un valido esempio di quell'umanità in crisi, che vacilla per non cadere. Risultano affascinanti proprio per questo, il loro essere un po' terreni e un po' mistici, in uno scenario che li accoglie a braccia aperte, con le sue sembianze di favola più che di vita vera.
Ritornando invece all'ultimo punto, le cosiddette "perle di saggezza", come dicevo prima, "Oceano mare" è capace di riscrivere frammenti di vita quotidiana in modo diverso da quelli cui siamo abituati, ricreando quelle piccole emozioni che ci animavano da bambini. Con il libro di Baricco prendono forma quelle domande che facevamo a mamma e papà da piccoli, e che ad oggi ci sembrerebbero puerili; quelle che ci faremmo ancora oggi se avessimo il coraggio di farle; quelle a cui non avevamo mai pensato prima di trovarle scritte nero su bianco.
A volte mi è sembrato che le pagine mi leggessero dentro, dando forma a riflessioni che avevo sempre elaborato, magari senza palesarle esplicitamente, altre volte hanno fatto sorgere in me pensieri nuovi di zecca.
Una cosa è certa, non guarderò più il mare allo stesso modo.
Non sentirò più la risacca delle onde senza pensare a Bartlebloom, non scorgerò una nave senza ricordarmi di Plasson, non ammirerò la luna che si riflette sull'acqua senza sperare che ci sia una locanda Almayer, nascosta da qualche parte, che aspetta solo di essere scoperta.

il mio voto per questo libro

sabato 31 agosto 2019

Sotto l'ombrellone #31



Buona giornata cari lettori, e soprattutto, buon weekend!
Siete già tornati a lavoro o vi state godendo gli ultimi giorni di ferie?
Nello scorso appuntamento, se ben ricordate, vi avevo detto che speravo che, dopo Ferragosto, le spiagge si sarebbero svuotate... beh, niente di più lontano dalla verità!
I giorni successivi alla festa ci hanno portato una marea di turisti che hanno assediato le spiagge, per non parlare poi dei residenti ancora impegnati in banchetti improvvisati con tanto di tavolini. Un vero delirio >__<
Solo ora, con l'avvicinarsi di settembre, siamo tornati alla consueta quiete.
Ma non preoccupatevi, la rubrica, almeno per adesso, è salva, per due semplici motivi:
- ho così tanti avvistamenti in arretrato (la calca doveva pur servire a qualcosa) da poter già oggi riempire almeno altri due post, oltre questo
- finché ci sarà il sole, non smetteremo di andare in spiaggia e, finché ci sarà qualche bagnante, non sfuggirà al nostro mirino XD
Ma ora veniamo al dunque, ovvero il resoconto dei titoli che abbiamo avvistato a mare nelle ultime settimane.
Vi ricordo che, nel caso ve li foste persi, potete trovare qui tutti i vecchi appuntamenti ^-^

♥ "La compagnia delle illusioni" di Enrico Ianniello

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui cinquant'anni, parecchio in carne e leggermente abbronzata. Era seduta su una sdraio accanto ad altre amiche, ha letto per un po' il suo libro, ha chiacchierato molto ed infine si è intrattenuta con una rivista.

Costume da bagno: 
intero metà nero, metà maculato grigio 

♥ "Un avion sans elle" di Michel Bussi

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui trenta/quarant'anni, dalla pelle leggermente abbronzata, ed i capelli biondo scuro raccolti in una crocchia ed incorniciati da una fascia. È stata seduta su una sdraio blu tutto il tempo, a leggere il suo libro in tranquillità.
In realtà era in compagnia di un uomo che, effettivamente, si è fatto vivo solo per riprendersi il suo zaino e portarselo in riva. Anche lui era libromunito, come potrete vedere nel paragrafo subito sotto.

Costume da bagno: 
bikini blu scuro con disegnini (indecifrabili) colorati e fascia capelli abbinata al costume 

♥ "Le vie secrète des écrivains" di Guillaume Musso

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
uomo sui quarant'anni, dal fisico asciutto e i capelli castani e boccolosi. Il primo giorno lo abbiamo avvistato seduto vicino alla riva, ma ahimè, non siamo riusciti a decifrare il suo titolo. Il secondo giorno era sempre in riva, disteso (stavolta accompagnato dalla donna bionda di cui sopra) e ha trascorso leggendo quasi tutto il tempo.

Costume da bagno: 
boxer nero 

♥ "L'amore è sempre in ritardo" di Anna Premoli

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui quaranta/cinquant'anni, abbastanza abbronzata e dal fisico asciutto. Aveva i capelli castani scuro raccolti in una piccola coda e portava gli occhiali da vista. È stata sempre seduta sulla riva, su una sediolina blu, e un po' leggeva, ed un po' dava un'occhiata alla figlia - la quale doveva avere dieci/undici anni - impegnata a sguazzare nell'acqua assieme ai suoi amici. 

Costume da bagno: 
bikini nero 

♥ "Storie di animali per quattro stagioni" di Toon Tellegen

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
bambina sui nove/dieci anni, leggermente abbronzata, con i capelli scuri raccolti in due codini bassi. Era distesa, di schiena, vicino la riva su un telo mare di Minnie, tutta intenta a sfogliare il suo libro. Dopo un po' lo ha abbandonato sul telo e si è fiondata in acqua, dov'erano già i suoi fratellini. Con il caldo di quel giorno, non posso certo biasimarla!

Costume da bagno: 
bikini fucsia 

Per oggi, ma solo per oggi, è tutto!
Devo dire che in questi mesi abbiamo adocchiato molti lettori francesi e anche qualche spagnolo. Anche noi italiani però non ci facciamo mancare l'abitudine di intrattenerci, almeno in spiaggia, con un bel libro, e questo non può che farci piacere.
E poi finalmente una bambina che legge! Gli scorsi anni ne avevamo visti molti, anche aiutati dai genitori, ma quest'estate, nada de nada.
Speriamo sia la prima di una lunga serie.
E voi, avete trovato qualche lettore in vacanza?

lunedì 19 agosto 2019

Sotto l'ombrellone #30



Buona giornata cari lettori!
Anche Ferragosto è passato, e ci avviamo alla fase finale di questa calda estate.
Da una parte non mi dispiace, perché in questo periodo le spiagge si svuotano, fornendoci la tranquillità tanto desiderata. D'altra parte penso che più si avvicina settembre, più dovremo dire addio al mare fino al prossimo anno... che cosa terribile >__<
Inoltre la calca di agosto ci ha permesso di portare avanti con celerità questa rubrica, grazie soprattutto, mi duole dirlo, ai molti turisti armati di libri.
Mai come le scorse settimane abbiamo avvistato lettori in ogni dove, anche se, essendo in buona parte titoli stranieri, non sempre siamo riusciti ad identificarli.
Ma ora, bando alle ciance, ecco il risultato della nostra missione segreta!

♥ "Mutevoli umori" di Louisa May Alcott

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
ragazza sui vent'anni, dalla carnagione chiara e dal fisico asciutto. Portava i capelli scuri raccolti in una pinza ed era seduta su un telo mare arancione. Quando siamo arrivate era già impegnata a leggere, in compagnia di un gruppo d'amici, impegnati a loro volta a chiacchierare. Dopo poco ha lasciato perdere il libro per intrattenersi con il gruppo e, dopo una ventina di minuti, è andata via.

Costume da bagno: 
slip marrone mentre il pezzo sopra, beh, quello non è pervenuto 

♥ "думаи и богатеи" di Napoleon Hill

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui trent'anni, esile e dalla pelle molto chiara. Portava i capelli biondi raccolti in uno chignon ed era seduta su una seggiolina verde proprio ad un passo dal bagnasciuga. Ha alternato la lettura a veloci bagni.
Come potrete immaginare, decifrare questo libro è stata una vera impresa. Nonostante la lettrice fosse poco distante da noi, per riuscire a memorizzarlo ci siamo dovuti avvalere di penna e taccuino e, soprattutto, dei miei ricordi di lingua greca (fortunatamente abbastanza simile, almeno per ciò che concerne all'alfabeto, a quella russa).
Per trovarlo poi effettivamente è bastato usufruire contestualmente di Google, Google immagini e Google traduttore. Ed il gioco è fatto, grazie tecnologia!

Costume da bagno: 
bikini verde militare 

♥ "La ragazza e la notte" di Guillaume Musso

Lo conosco? Sì

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
signora di circa quarant'anni, dalla pelle leggermente abbronzata. Portava sciolti i suoi lunghi capelli neri e mossi, sfidando il caldo torrido, e indossava grandi occhiali da sole. È stata distesa sulla sdraio tutto il tempo e, essendo abbastanza lontana dalla nostra postazione, per identificare il romanzo la detective Muriomu ha dovuto simulare una telefonata casualmente dalle sue parti.
Cosa non si fa per portare a termine una missione!

Costume da bagno: 
bikini nero 

♥ "Esprimi un desiderio, anzi tre" di Liane Moriarty

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
signora di circa quarant'anni, abbastanza abbronzata, con capelli scuri molto lunghi, lasciati sciolti, e un evidente neo al lato della bocca. 
Inizialmente abbiamo adocchiato solo il libro su un telo mare rosso steso accanto a quello di un ragazzo di circa diciassette/diciott'anni. Successivamente lei, di ritorno da un bagno, si è palesata davanti a noi, mettendo fine alla nostra curiosità.

Costume da bagno: 
bikini rosso 

♥ "Juste avant de mourir" di S. K. Tremayne

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
signora di circa cinquant'anni, dalle linee morbide e i capelli castano scuro. Era sdraiata su un telo mare blu, accanto al marito. Sembrava non riuscisse a staccarsi dal libro infatti, per poterci avvicinare a lei e leggere il titolo, ci siamo dovute tuffare in acqua appena arrivate. 

Costume da bagno: 
bikini rosso con pois bianchi 

E per oggi è tutto!
Anche voi condividete con i nostri bagnanti la buona abitudine di portare in spiaggia un bel romanzo?
Se sì, quale?

lunedì 5 agosto 2019

Sotto l'ombrellone #29



Buon agosto cari lettori!
Che programmi avete per questo mese? Andrete in vacanza da qualche parte o vi riposerete a casa per riprendervi dal duro lavoro?
Noi continueremo a goderci quel che resta dell'estate, tra passeggiate nella natura, letture all'aperto e lunghe nuotate. E nel frattempo, ovviamente, non mancheremo di cercare avvistamenti per voi.
E a proposito di libri adocchiati in spiaggia, ecco qui il nostro ultimo resoconto per la rubrica "Sotto l'ombrellone".
Buona lettura!

♥ "Trois baisers" di Katherine Pancol

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
ragazza sui vent'anni, snella, dai capelli biondo chiaro e la carnagione lattea. Sdraiata su un telo mare blu, era distesa accanto ad un altra lettrice (vedi sotto) e passava il tempo leggendo, facendo brevi bagni rinfrescanti e spalmandosi la crema solare. 

Costume da bagno: 
bikini grigio scuro metallizzato, occhiali da sole e foulard giallo, bianco e nero sulla testa 

♥ "Les deux pigeons" di Alexandre Postel

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
ragazza sui vent'anni, formosa, dai capelli biondo scuro e lievemente mossi. Sdraiata su un telo mare blu, accanto alla lettrice precedente, ha trascorso il tempo nel medesimo modo dell'amica, ad esclusione della crema solare.

Costume da bagno: 
bikini a fantasia nero, bianco e rosa salmone, occhiali da sole e foulard bianco e nero 

♥ "The game" di Alessandro Baricco

Lo conosco? Sì

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
uomo sui quaranta/cinquant'anni, poco abbronzato e di corporatura media. Stava seduto vicino alla riva sulla sua spiaggina, tutto immerso nella lettura, accanto ad una donna, anche lei libromunita (vedi paragrafo successivo)

Costume da bagno: 
boxer blu a fiori stilizzati azzurri, e paglietta in testa 

♥ "4 km all'ora sul cammino di Santiago" di Don Salvatore De Pascale

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui quarant'anni, dai capelli ricci biondo scuro tendenti al rosso. Seduta sulla sua spiaggina, vicino all'acqua e a l'uomo che presumo fosse suo marito, se ne stava tranquilla a leggere, con i suoi inseparabili occhiali da vista e senza distrazioni.

Costume da bagno: 
bikini fucsia 

♥ "Per dieci minuti" di Chiara Gamberale

Lo conosco? Sì

L'ho letto? Sì

Identikit del lettore: 
donna sui quarant'anni, dalla carnagione molto chiara ed i capelli castani, lunghi fino alle spalle. Stava seduta su una spiaggina a due passi dalla riva, accanto a quello che, suppongo, fosse suo marito.

Costume da bagno: 
indossava un top azzurro chiaro e pantaloncini di jeans 

Oltre a questi annotati, avevamo visto anche un'altra donna bionda impegnata nella lettura, ma purtroppo non siamo riusciti a decifrare il suo romanzo. Inoltre, proprio di fronte a noi, vi era una coppia di giovani muniti di ebook reader. Inutile dire che non abbiamo la più pallida idea di cosa stessero leggendo.
Dunque, per ora è tutto!
E voi, cosa leggete in spiaggia?

P.S. Nel caso non lo aveste ancora fatto, vi invitiamo a leggere i nostri consigli di lettura per le vacanze!
Alla prossima ^-*