lunedì 2 maggio 2016

Recensione: "La ragazza del buio" di Anna Lyndsey

Titolo: La ragazza del buio
Titolo originale: Girl in the Dark
Autore:  Anna Lyndsey
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: marzo 2016
Pagine: 213
Prezzo: 16,90 €

Trama:
Anna è una ragazza come tante. Ama il cielo azzurro, il vento tra i capelli, il profumo del mare. Ama Pete, il ragazzo con condivide gioie e dolori da un paio d'anni. 
Ma un giorno tutto cambia. Anna sta lavorando al computer quando sente la sua faccia bruciare. Prima il computer, poi le lampade dell’ufficio, infine il sole: la pelle di tutto il suo corpo diventa sensibile a ogni raggio di luce, e i vestiti non riescono a proteggerla. La diagnosi non lascia scampo: una rarissima forma di allergia alla luce. Non c’è modo di curarla, Anna può solo lenire il dolore vivendo nel buio più completo. 
Da qui inizia per lei una nuova vita, fatta delle parole dei libri che ascolta, di amicizie coltivate al telefono. Una vita piena di amore per Pete, l’uomo che desidera sposare. Perché il loro abbraccio può illuminare anche la più buia delle notti.

Recensione:
Leggere storie che affrontano l'argomento della malattia è sempre difficile, triste e angosciante. Affrontare un libro del genere sapendo che tutto ciò che si sta leggendo è accaduto davvero a qualcuno è straziante, e leggerlo pensando che è la stessa scrittrice che, attraverso il libro, ci racconta la sua convivenza quotidiana con l'orribile patologia che l'ha colpita, da un giorno all'altro, è tragico ma allo stesso tempo commovente e lodevole.
Anna Lyndsey, in queste pagine racconta, come se stesse scrivendo un diario, le fasi salienti della sua vita, dai primi accenni della malattia, con la comparsa sconcertante e inspiegabile dei primi sintomi, al suo progressivo aggravarsi. Fasi drammatiche che la costringono, prima ad avvolgersi in vestiti sempre più coprenti e, via via, a ritirasi dal mondo e rinchiudersi nel suo guscio buio.
La malattia in pochi mesi le toglie tutto, la priva della libertà di vedere, di fare, e di essere.
Una stanza completamente immersa nell'oscurità diventa il suo mondo per molti, lunghi, monotoni mesi, nei quali Anna deve necessariamente imparare ad adattarsi ad una vita di prigionia.
Tenere la mente occupata, è la cosa più complessa, ma anche l'unica cosa necessaria. 
Pensare al suo stato attuale e, ancor più, immaginare un futuro in cui nulla è mutato la condurrebbe alla più completa disperazione.
Le sue giornate trascorrono tra un mare di audiolibri che le consentono di vivere almeno con la fantasia, giochi di parole, programmi radio e sogni da cui è sempre più difficile svegliarsi per far ritorno alla dolorosa realtà.
E poi c'è Pete. L'amore per lui è all'un tempo croce e delizia. La fa in qualche modo sentire ancora viva ma, allo stesso tempo, colpevole ed egoista.
Lei è costretta ad una vita al buio, non può fare altrimenti, ma è giusto costringere anche lui a fare altrettanto?
Poi, un giorno, piccoli segni fanno sperare in una remissione.
Anna inizia, poco a poco, a mettere il naso fuori dalla sua cella oscura, a indugiare sempre più nella penombra, a socchiudere le tende, a scrutare emozionata il quadrato di stelle dal suo giardino sul retro.
Anna comincia a vedere la luce in fondo al suo lungo tunnel buio, e  si azzarda a sperare in una completa guarigione... ma questa è una storia vera e non una favola, e nella realtà le vite impossibili raramente sono destinate ad essere diverse da quello che sono.
Da qui si apre una nuova, estenuante e dolorosa fase che vede la donna in un alternarsi di illusioni e delusioni, cadute e risalite, euforia e depressione.
Piccole e grandi conquiste, speranze di guarigione, progetti imbanditi e poi mandati all'aria, aspettative disattese. 

"Per qualche giorno, dentro questo nuovo imballaggio, provo qualche sollievo. Mi sembra di avere raggiunto una stabilità in cui, se vivo all'interno di certi parametri, la pelle non mi brucerà. Mi rilasso, divento persino allegra e faccio battute sul mio nuovo vestito. 
Però la stabilità è un'illusione e la sensibilità riprende spesso la sua marcia. 
È un'esperienza che assomiglia al cadere giù da una scogliera a rallentatore. Dopo ogni capriola verso il basso mi sembra di aver trovato un appiglio o un cespuglio a cui aggrapparmi per interrompere la caduta. Ogni volta sono sicura di aver raggiunto un punto stabile, un punto in cui, malgrado la mia posizione precaria, ho smesso di scivolare e posso cominciare a riflettere su come riarrampicarmi. 
 La sporgenza si sgretola, il cespuglio si sradica dalla facciata della scogliera, tutte le sante volte."

Non c'è guarigione.
C'è un continuo adattamento.
Non c'è rinascita. 
C'è la continua sopportazione.
Ma, allo stesso tempo, non c'è vittimismo, non c'è resa.
Nella storia di Anna Lyndsey si legge tanto coraggio, ma anche tanta paura. 
Tanta forza, ma anche tanta disperazione.
Nessuno di questi sentimenti è espresso in maniera esagerata, tutto nei suoi pensieri, nelle metafore utilizzate, nei paragoni che utilizza per farci comprendere il suo stato d'animo e la sua condizione, racconta verità.
Ed è una verità che fa venire i brividi e accapponare la pelle.
Ma è una verità che non si può ignorare, perché non si possono ignorare certe esistenze solo perché fa più comodo o perché è troppo triste guardare in faccia la realtà.
Non si può ignorare questa storia, perché la Lyndsey ha voluto renderci partecipi della sua esperienza per far sì che la sua patologia sia conosciuta, e che la sua stessa esistenza, ormai costretta all'emarginazione, sia riconosciuta.

Considerazioni:
Questa storia mi ha davvero colpito, e come può non farlo?
Leggere di una donna piena di vita e apparentemente in salute, costretta per una misteriosa allergia a rinunciare a tutto, è qualcosa che non si può digerire facilmente e che inevitabilmente spinge a pensare.
Pensare a lei, pensare a noi stessi.
Paragonare le esistenze, la nostra e la sua, e ritrovarsi a porsi la fatidica domanda "e se fosse successo a me?". Avrei avuto abbastanza ricordi a cui aggrapparmi? Cose belle a cui fare ricorso con la mente?
E invece ora, ora che sono libera di vivere, lo sto facendo nel modo giusto? Sto sfruttando al meglio il mio tempo?
Insomma, avrete capito, è un libro che spinge all'immedesimazione e alla riflessione e che non si può assolutamente leggere a cuor leggero.

Detto questo vorrei aprire una parentesi.
Nella trama riportata sulla faccetta interna del libro si trova una frase a cui, prima di leggerlo, non avevo dato peso, ma che, col senno di poi, non posso non evidenziare. 
La frase in questione è questa:

"Eppure, quella che sembra una condanna alla solitudine e all'infelicità diventa l’occasione per una nuova vita".

Stiamo scherzando? ╯°□°)╯︵ ┻━┻

La suddetta frase non la troverete nella trama che ho riportato in questa recensione perché l'ho depennata all'istante. E l'ho fatto perché non solo dice una gran cavolata, ma a mio parere dice qualcosa di assolutamente irrispettoso e offensivo.
La malattia in questione non offre alla scrittrice nessuna possibilità, anzi! Non fa che toglierle progressivamente qualcosa, prima in maniera graduale, e poi tutto d'un colpo, lasciandola a secco. 
In alcuni periodi, che possono durare anche mesi, se non addirittura anni, arriva a togliere praticamente tutto.
Una vita vissuta al buio, per la maggior parte in solitudine, rinunciando alla luce, ai piaceri semplici di leggere un buon libro o guardare qualcosa alla TV, vedere i colori del mondo, rivolgere il viso verso una bella giornata di sole, guardare il cielo terso e azzurro, sentire il vento sulla faccia, fare una passeggiata all'aria aperta... e a tanto, tantissimo altro.
Anna è prigioniera del suo corpo, costretta ad accontentarsi di ciò che la sua pelle capricciosa le concede nei periodi buoni, ovvero un mondo visto solo grazie a brevi passeggiate notturne e attraverso le fotografie scattate dagli altri.
Anna tutt'oggi convive ancora con la sua patologia, ma non perché l'abbia accettata o perché abbia trovato in essa  "l'occasione per una nuova vita". 
No! Ci convive perché non ha scelta.
L'unico appiglio è la speranza.
I tentativi, i mille esperimenti, su farmaci e terapie nuove, che le consentono ancora di credere che prima o poi la luce tornerà nella sua vita.
Più volte ribadisce che il solo immaginare che la sua condizione possa restare immutata per sempre la distruggerebbe.
E ogni ricaduta, inevitabilmente, la distrugge un pochino.
La sua è una lotta continua che ogni singolo giorno le sottrae del tempo che nessuno, neanche una futura miracolosa guarigione, le darà indietro.
E quando sembra non ci sia via d'uscita se non quella di soccombere all'oscurità, Anna sceglie invece di continuare a lottare. Giorno dopo giorno.
Perché si è in trappola solo quando si smette di sperare.

Ringrazio la casa editrice Garzanti per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

14 commenti:

  1. I miei complimenti, Marzia!
    Credo che questa sia una delle recensioni più belle che hai scritto. Hai dato il giusto peso a diversi punti e passaggi essenziali, senza nessuna banalità.
    Questo è un libro che voglio proprio leggere.
    Devo darti anche piena ragione su quella frase riportata nella sinossi. Per quante buone intenzioni possa contenere, poteva e doveva come minimo essere formulata con più tatto e rispetto.

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    1. Rosa mi fa davvero tanto piacere leggere le tue parole, soprattutto perché, in questo caso, non sono molto soddisfatta della mia recensione... avrei potuto o dovuto dire molte più cose riguardo a ciò che la lettura ha scaturito in me, ma sono cose talmente personali che ho preferito tenerle private.
      Forse è per questo che sento di non aver dato il meglio, ma solo il possibile.
      Perciò ti ringrazio moltissimo, sono felice che comunque sono riuscita a trasmettere almeno una parte di quello che avrei voluto :')

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  2. Bellissima recensione.. toccante e emozionante come sono sicura che sarà questo libro, che tengo d'occhio da diverso tempo e vorrei leggere presto.. :)

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    1. Grazie mille Chico! Io ovviamente non posso che consigliarlo

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  3. Ciao!
    Ne ho sentito parlare di questo libro e, ora che ho letto la tua recensione lo aggiungo alla mia lista dei desideri.
    Grazie per avermene parlato.
    ;-)

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    1. È una storia che va letta. Una vita che merita di essere conosciuta

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  4. Ovviamente è difficile dare pareri a una storia, però di solito mi piace leggerle. Conosco questa storia perché me ne ha parlato un'amica dopo aver letto il libro (me ne ha parlato dopo aver avuto mio consenso ovviamente ahahahah), ma nonostante tutto io non penso che leggerò il libro. Non so di preciso perché, ma non mi da una grande sensazione di 'voler scoprire la storia'.

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    1. Nella prima riga intendevo a una storia vera ovviamente. Ho saltato una parola ><

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  5. Anche io ho adorato questo libro! L'ho letto in pochissimo tempo e mi ha fatto riflettere e apprezzare di più ciò che ho intorno. È incredibile pensare a quante cose nella vita diamo per scontate quando invece non lo sono affatto!!

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    1. E' proprio vero. E' un libro che non racconta solo una storia, ma spinge a riflettere su se stessi.

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  6. Ciao! E' un libro forte e profondo, si capisce dalle tue parole, e vorrei leggerlo prima o poi. Le storie di vita ti lasciano sempre quel qualcosa in più dentro.

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    1. Già! Te lo consiglio vivamente :)

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  7. Ciao Mu...Se fosse successo a me...Oddio non posso pensarci.
    Il mio libraio mi ha regalato una copia del romanzo, lo leggerò presto, credo con l'arrivo dell'estate, forse all'aria aperta mi sentirò meno oppressa, ma è una lettura che voglio assolutamente affrontare.
    Complimenti bellissima recensione.

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    1. Ciao Cuore! E' vero quello che hai detto "se fosse successo a me?" è una domanda che non puoi smettere di chiederti durante la lettura.
      Anche se è abbastanza angosciante e triste è una lettura che consiglio assolutamente.

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