lunedì 13 giugno 2016

Chi ben comincia... #29

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti


Salve avventori!
Quello che vi presento oggi è l'incipit del libro che mi sta tenendo sveglia queste ultime notti, parlo di "Incubo" di Wulf Dorn, un'appassionante thriller psicologico che sconfina nell'horror.
Ho trovato l'incipit particolarmente drammatico, struggente e vero.
Cosa succede ai bambini quando smettono di credere nelle favole?
Come si sentono quando, improvvisamente, vengono a scontrarsi con la dura realtà che li porta a scoprire che, quei racconti sognanti e ricchi di magia, erano soltanto menzogne?
Nella scena che Dorn ci presenta, due bambini si trovano di fronte all'impatto con una realtà molto più spietata di quella che è stata loro narrata con le favole...
Un indifeso uccellino viene divorato da un gatto e... muore
Nessun cacciatore arriva in suo soccorso, nessuno lo recupera tutto intero e incolume dal ventre del suo aguzzino.
Quest'immagine, la scoperta della realtà, apre lo spunto ad una riflessione, che molto spesso è stata argomento di dibattito in questo blog.
Le favole che in alcuni casi spaventano narrando di cose orribili che non esistono, e in altri casi illudono presentando una visione ovattata e sicura di un mondo che così sicuro non è.
Nel secondo caso forse si rischia di creare false aspettative, ma nel primo si corre forse un rischio anche peggiore.
Perché alimentare speranze o paure per cose che non esistono?
Certo, noi siamo cresciuti e sappiamo che, dietro quelle figure mostruose e vendicative, si nascondono delle metafore, che il lupo non è davvero un lupo, ma come possiamo pretendere che un bambino giunga, autonomamente, alla medesima conclusione? 
Quanti sono i genitori che spiegano davvero la metafora? E quanti invece quelli che si servono della storia del lupo come minaccia, perché sanno quanto questa possa incutere timore?


«Ma allora il lupo non è un vero lupo» disse alla fine. 
« Forse significa un’altra cosa? »  

"Incubo" di Wulf Dorn

C’ERA UNA VOLTA... 

 ... una bella giornata di giugno. Due bambini di cinque anni, un maschio e una femmina, osservavano dalla staccionata del giardino il gatto dei vicini che aveva catturato un uccellino. L’aveva bloccato sul prato, ci aveva giocato per un po’, poi gli aveva spaccato la testa con un morso. 
 La bambina distolse lo sguardo, disgustata, e strinse la mano del bambino. 
« Sai una cosa? » disse. « Ci hanno detto una bugia. » 
Il bambino la guardò senza capire. « Chi ci ha detto una bugia? » 
« I grandi. Ci raccontano le favole, ma non sono mica vere. » 
Indicò il gatto che aveva divorato la preda in due bocconi e stava trotterellando via soddisfatto. Dell’uccellino rimanevano soltanto un’ala strappata e un mucchietto di piume insanguinate. 
«Se adesso apriamo la pancia del gatto, l’uccellino non volerà via. Non è possibile, è morto. »
Il bambino pensò alla favola che sua madre aveva letto loro la sera prima. « È vero. È quello che sarebbe successo anche a Cappuccetto Rosso e alla nonna, ma solo se il lupo se le fosse mangiate per davvero. » 
«Proprio così.» La bambina annuì. «Il lupo ha denti molto più affilati di un gatto. Quindi la favola è una bugia e la tua mamma non ci ha detto la verità. » 
« Forse voleva dire un’altra cosa » rifletté il bambino. « Le favole si raccontano per insegnare qualcosa. » 
« Secondo te è così? »
 
« È quello che dice il mio papà. » 
La bambina ci pensò su qualche istante, senza distogliere lo sguardo dal triste mucchietto di piume.
 
«Ma allora il lupo non è un vero lupo» disse alla fine. 
« Forse significa un’altra cosa? »  

Il bambino si strinse nelle spalle. « Può darsi. Ma che cosa? »



3 commenti:

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