mercoledì 22 giugno 2016

Recensione: "Incubo" di Wulf Dorn

Titolo: Incubo
Autore: Wulf Dorn
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: 26 maggio 2016
Pagine: 368
Prezzo: 16,90 € (cartaceo) 9,99 € (ebook)


Trama:
Simon è un ragazzo difficile, rinchiuso da sempre nel suo mondo. La sua vita precipita in un incubo dopo la morte dei genitori avvenuta in seguito ad un terribile incidente d’auto, dal quale Simon esce miracolosamente illeso, ma da allora, soffre di fobie, allucinazioni, sogni che lo tormentano ogni notte. 
Costretto a trasferirsi dalla zia Tilia, dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, passa le sue giornate esplorando la campagna sulla bicicletta del fratello Michael. Insieme a Caro, una ragazza solitaria che ha conosciuto per caso, Simon affronta le proprie paure più nascoste e va a caccia del lupo che miete le sue vittime nel bosco di Fahlenberg. Ma niente è come sembra...

Recensione:
Incubo è un viaggio verso l'ignoto, tra le paure più profonde che si annidano nel nostro subconscio o, come lo stesso Dorn ama definire la sua ultima fatica letteraria: "il viaggio di un esploratore che scende i gradini scricchiolanti di una cantina, armato di torcia, e scruta negli angoli bui alla ricerca di cose nascoste. Questa cantina è il nostro subconscio, che ha tantissimi angoli bui. In ciascuno si annida una nostra paura”.
E le paure che il romanzo affronta sono terribili poiché ineluttabili, al di fuori del nostro controllo, ovvero la morte e la transitorietà.
La morte è quella che conosciamo tutti sin troppo presto nella vita, la leggiamo nei libri, ci viene raccontata nelle favole - come succede anche ai due bambini protagonisti dell'incipit di questo libro - ed è spesso resa meno tremenda dalla speranza di qualcosa che vada al di là di essa. 
Così, pure se con tristezza e delusione, impariamo ad accettare la morte come parte integrante della vita e conclusione della stessa.
Quello che però nessuno ci insegna o a cui nessuno ci prepara è la transitorietà delle cose. 
Siamo tutti pronti a credere che, finché non verrà la morte, avremo quello che abbiamo. Null'altro interferirà con le nostre vite, nulla cambierà le nostre perfette e amate abitudini. Ma sbagliamo, nessuno ci prepara a questo, fatto sta che ce ne rendiamo conto solo quando siamo messi di fronte al fatto compiuto. 
Eppure il cambiamento fa parte del processo stesso della vita, si nasce, si cresce si cambiano i gusti, le abitudini, le amicizie, gli amori.
Cambiano le stagioni, cambiano le mode, cambiano i posti che ci circondano, le città in cui viviamo, le persone con cui viviamo.
E Simon, il protagonista di questa storia, è costretto a vivere sulla sua pelle entrambe le paure.
I genitori muoiono in un incidente stradale e lui, un ragazzino affetto da lieve autismo e perciò, a maggior ragione, particolarmente attaccato alle sua routine e alle persone che ne fanno parte, vede tutto il suo piccolo mondo andare in frantumi.
Costretto a perdere gli affetti, a cambiare vita, Simon si ritrova presto solo a lottare contro i propri mostri, quegli orribili incubi che lo tormentano ogni notte e a cui non riesce a dare una spiegazione.
Unico faro nel buio è Caro, una ragazza che si imbatterà per caso sulla sua strada e che lo aiuterà a vincere, poco per volta, quelle paure che da sempre lo hanno vinto e a riscoprire un lato spensierato della vita che sembrava aver dimenticato.
Ovviamente non è tutto qui, però credetemi non posso dirvi di più perché libri come questo sono da scoprire pagina per pagina, mistero dopo mistero.
E questa si è rivelata davvero una lettura appassionante e avvincente, una di quelle che tengono il lettore incollato alle sue pagine con il desiderio di scoprire la verità o capire se, con le sue supposizioni, ci ha visto giusto.
E io, non mi vanto nel dirlo, ci ho visto giusto in tutto, e questo potrebbe far pensare che la storia, in fin dei conti, non sia poi così sorprendente o originale (oppure sono semplicemente io troppo intuitiva), eppure anche se il finale non mi ha sconvolto come avrebbe dovuto - o come immagino Dorn si sarebbe auspicato - ne ho apprezzato moltissimo il senso, come ho apprezzato l'opera in generale.
Lo consiglio vivamente sia agli amani del genere - il thriller psicologico che sconfina un po' nelle atmosfere horror - sia a chiunque voglia interfacciarsi per la prima volta con questo tipo di lettura.

Considerazioni:
Incubo è stato per me il primo approccio con questo scrittore di cui avevo ovviamente sentito già parlare molto e molto bene.
Prima di affrontare la lettura, ho letto la breve biografia riportata all'interno del testo, dove ho scoperto la sua precedente occupazione come logopedista in una clinica psichiatrica. Da qui ho avuto la certezza che la sfilza di successi letterari per i quali è noto, titoli come “La psichiatra", "Follia profonda", "Phobia”, e lo stesso "Incubo" siano non solo il frutto di una fervida immaginazione, ma probabilmente anche i rimasugli di esperienze conosciute realmente.
Ovviamente, come potrete ben immaginare, questo ha acceso in me una maggiore curiosità riguardo alla storia che mi accingevo a leggere.
In questo romanzo non ho trovato solo una lettura appassionante, ma anche tanti spunti di riflessione scaturiti dai comportamenti, spesso inconcepibili, dei protagonisti e dalle considerazioni finali dello stesso autore.
Per quanto concerne i personaggi è davvero interessante analizzare e giudicare (personalmente li ho giudicati e criticati tantissimo) i loro atteggiamenti.
Simon è un ragazzino a cui è stato diagnosticato un lieve autismo, e per questo sente il mondo troppo estraneo a lui, e probabilmente è lui stesso a sentirsi un estraneo in quel mondo così disordinato, caotico e confuso.
Simon e le sue piccole fobie per cui viene spesso bullizzato anche a scuola, quel suo copro troppo gracile e sottile che, pur mangiando, non riesce a cambiare, quella sua paura per il più minimo cambiamento e per tutto ciò che si discosta dalla normale routine quotidiana dove anche del cibo diverso, mescolato insieme in un piatto, diventa un problema.
È un protagonista per cui non si può non provare affetto e compartecipazione emotiva, ed è naturale che questo avvenga, considerato tutto ciò che ha subito e sofferto già da prima dell'incidente che ha visto coinvolti lui e i suoi genitori.
Già è naturale, lo è per tutti tranne che per la sua famiglia: zia Tilia, il fratello Michael e la fidanzata Melina che non si calano affatto nei suoi panni, ma lo trattano, anzi, come se dovesse semplicemente riprendersi da un comunissimo raffreddore.
Ho trovato questi i personaggi decisamente antipatici e poco empatici. 
Michael in primis che, essendo suo fratello, è egli stesso rimasto orfano, ma si comporta come se fossero venuti a mancare due perfetti estranei.
E ci sarebbe davvero tanto da dire sui loro comportamenti insensibili e contraddittori, ma preferisco non dilungarmi e lasciare a voi la possibilità di farvi una vostra opinione a riguardo.
Per quanto riguarda invece i risvolti della vicenda, come ho scritto nella recensione, non è stato scoperto nulla che non mi fossi aspettata. Anche quelle che avrebbero dovuto essere le rivelazioni shock del libro, i colpi di scena finale, per me si sono tutte rivelate conferme alle mie intuizioni. 
Ora non so se l'autore sia stato troppo ingenuo nel disseminare indizi e nel puntualizzare particolari qua e là, o se sono stata io che, non essendo nuova del genere, ho saputo coglierli all'istante. Penso un po' entrambe le cose.
Tuttavia, seppur prevedibile, non l'ho trovato affatto deludente, certo sarebbe piaciuto anche a me essere sbalordita sul finale (molti di voi lo saranno sicuramente), ma la realtà con cui si conclude la storia, quella si, è stata inaspettata anche per me e mi ha stupito molto positivamente.
Anche quella situazione non mi è nuova, mi ha infatti ricordato l'epilogo del film Repo Men, ma ammetto che qui non me la sarei aspettata.
Un epilogo forte che fa pensare.
Fa pensare alla vita, alla sua natura effimera e fragile.
A tutto ciò che siamo stati, a quelli che abbiamo conosciuto e amato, a quello che abbiamo fatto, alle cose che abbiamo visto e che, ormai, non possono più essere rivissute se non nel ricordo.
Albus Silente in questa occasione direbbe che non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere, ma Simon, anche i grandi saggi possono sbagliare.

"La vita è come un giardino.
Esistono i momenti perfetti,
ma non possono durare per sempre,
tranne che nel ricordo.»”

Ringrazio la casa editrice Corbaccio per avermi fornito una copia di questo libro 

il mio voto per questo libro 

6 commenti:

  1. Dorn mi attira molto, devo decidermi ^^

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  2. Mai letto nulla dell'autore, ma in questo periodo mi sento in vena di thriller psicologici come non mai... credo dunque che Dorn sia un autore ideale dal quale iniziare! ^____^

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  3. Ho letto La psichiatra, Follia profonda e Il suggeritore. Questo purtroppo ancora non lo possiedo, ma mi intriga davvero molto :) Se avrò l'occasione lo leggerò :)

    Volevo invitarti a un Giveway di compleanno.
    Ti lascio il link, nel caso fossi interessata :)
    https://dreamsink92.blogspot.it/2016/06/un-anno-pieno-di-sogni-e-dinchiostro.html

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  4. Bellissima recensione ;) Io ho letto tutti i libri di Dorn, è grazie al suo libro "La psichiatra" che ho iniziato ad avvicinarmi al genere, che oggi, è tra i miei preferiti.. Non vedo l'ora di leggere anche questo suo lavoro ;)

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  5. Solitamente tra le mie letture non rientrano i thriller psicologici, ma vorrei avvicinarmi a questo genere già da tempo. Proprio per questo ho recentemente acquistato un paio di titoli di Sebastian Fitzek e, se dovessero piacermi, potrei approfondire la conoscenza del genere con Wulf Dorn, quindi prendo nota ^_^

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