venerdì 10 luglio 2015

Recensione: "Piccole donne" di Louisa May Alcott

Titolo: Piccole donne
Titolo originale: Little women
Autore: Louisa May Alcott
Editore: Bur
Data di Pubblicazione: 2012
Pagine: 336
Prezzo: 8,90 € 

Trama:
Il romanzo racconta la storia delle quattro sorelle March: Meg, Jo, Beth ed Amy, e delle lezioni di vita che riescono ad apprendere da un anno piuttosto duro.
Il signor March, infatti, è andato in guerra, lasciando le figlie e la moglie da sole, con poche risorse economiche e costrette a provvedere a se stesse. 
Le ragazze, si vedranno costrette ad affrontare, in questo clima non proprio roseo, i problemi tipici dell'adolescenza, e molte volte i loro caratteri verranno messi alla prova.
Tutte cercheranno, anche grazie agli insegnamenti materni, di vincere i propri difetti e diventare delle grandi piccole donne.

Recensione:
Louisa May Alcott in queste pagine dà vita ad uno dei più grandi classici della letteratura americana e non.
La scrittrice, attraverso una storia semplice e genuina, racconta delle gioie e dei sacrifici di una famiglia con protagoniste quattro donne, tutte estremamente diverse tra loro. 
Ambientato tra il 1860 e il 1861, il romanzo porta il lettore ad entrare all'interno del microcosmo della famiglia March, dove la saggezza e la premura di una madre coraggio tengono saldi i fragili equilibri della casa.
Dopo la crisi economica e la partenza del capofamiglia per la guerra, le donne di casa vivono un periodo di sconforto che le metterà duramente alla prova.
Abbandonati i lussi della vita di un tempo Meg e Jo, le due sorelle maggiori, si rimboccano le maniche e decidono di lavorare per aiutare la famiglia.
Meg fa da governante ad una famiglia di vicini, mentre Jo si sobbarca il compito di fare da badante alla burbera e petulante zia March.
Sebbene le ragazze siano volenterose, spesso, da normali adolescenti, si lasciano andare a momenti di sconforto.
Desiderano avere quello che le altre ragazze della loro età hanno, divertimenti e vestiti, gingilli e decori, cappellini e merletti e non dover lavorare per farlo.
Meg è fra tutte la più malinconica, quella che ha più memoria dei giorni felici e senza problemi e proprio per questa ragione quella che più se ne rammarica.
Fatica ad accettare la nuova condizione di povertà e guarda con un pizzico di invidia i vezzi e i sollazzi che si concedono le sue amiche.
Jo è un maschiaccio con una personalità tempestosa. A differenza di sua sorella maggiore non ha il rimpianto delle feste e dei balli a cui non può partecipare. Il suo rifugio ideale sono i libri e il suo rammarico più grande quello di non poterne avere in abbondanza.
Beth è fra tutte le sorelle quella più timida e insicura, così tanto da non andare a scuola e preferire l'insegnamento a casa.
Le sue passioni sono le vecchie bambole, che tratta come vere e proprie bambine, e la musica. Un vecchio piano dalle note un po' stonate è, per lei, il mezzo attraverso il quale regala un po' di se stessa al mondo.
Quanto suona non è più la timida e spaventata Beth, ma un anima libera e leggera.
La piccola Amy è tra le quattro ragazze la più viziata ed egoista.
Maniere aristocratiche e piglio da reginetta, detesta il suo naso tanto quanto ama le caramelle.
Desiderosa di crescere in fretta e di diventare in tutto e per tutto una donnina, Amy sogna i balli e i ricevimenti a cui, raramente, partecipano le sue sorelle maggiori.
Ogni ragazza ci viene descritta con i suoi pregi e difetti e le varie situazioni, appaiono spesso, il pretesto, un po' troppo forzato, per impartire a loro, e di conseguenza al lettore, lezioni di vita e di umiltà.
Da questo punto di vista, la voce materna e i suoi insegnamenti, seppur teneri e affettuosi, assumono contorni forzati e buonisti.
Nel complesso però "Piccole donne" risulta una lettura scorrevole e piacevole.
Un libro che sicuramente rientra tra quelli da leggere, almeno una volta nella vita.

Considerazioni:
Come tutti credo, pur non avendo letto il libro, conoscevo la storia delle quattro sorelle March.
Però, tutti sappiamo che leggere un libro regala sempre qualcosa in più, o di diverso.
Le trasposizioni omettono, come è ovvio che sia, molti fatti o in alcuni casi distorcono addirittura la storia.
In questo caso ciò non avviene, anzi, se non ricordo male, il film è abbastanza fedele alla trama ideata dalla Alcott.
E in un certo senso la cosa mi ha un po' deluso. Mi spiego.
Ero convinta che la pellicola desse più spazio a Jo, rispetto alle altre sorelle perché, in un film, incentrare la storia sul personaggio più forte fa più presa ma, erroneamente, credevo che nel libro, in cui non ci sono limiti di tempo, a tutte le sorelle fosse dato il medesimo spazio.
Purtroppo non è così. Non che sia cosa grave, ovvio. Però ammetto che avrei preferito che a Beth come ad Amy fosse riservata la stessa attenzione descrittiva che viene riservata alle sorelle maggiori. A Josephine in particolare.
Invece le altre non sono che il contorno al personaggio di punta, e quella che ne fa le spese è soprattutto la povera bistrattata Beth che la scrittrice liquida sempre con poche parole.
Oltre questo, mi ha infastidito il buonismo dilagante in queste pagine.
Mi ha ricordato per certi versi (sebbene non arrivi a quel livello) "Cuore" di Edmondo de Amicis.
Discorsi patriottici esasperanti che vedono le famiglie contente di sacrificare un loro membro, se la patria lo richiede, e che anzi sarebbero deluse del contrario.
Per non parlare della signora March che prende ogni piccolo sbaglio o errore delle figlie come scusa per propinarci una bella ramanzina.
Così quando Meg è vanesia e pensa con dolore alle feste e ai vestiti che non può concedersi, la mamma è lì pronta a metterla subito in guardia da quelle che sono le cose effimere della vita, spronandola ad ambire a desideri più importanti.
Quando Jo si infuria perché la piccola Amy, forte del desiderio di farsi giustizia per un'offesa ricevuta, le brucia il manoscritto, frutto di anni di duro lavoro, la mamma le consiglia di migliorare il suo carattere e diventare meno impulsiva (a Jo, non ad Amy come ci si aspetterebbe!).
E quando le situazioni paiono non volersi proprio risolvere arriva la sorte che, con la malattia di Beth e la sua successiva guarigione, mostra a tutte quali sono i veri doni della vita.

“Allora sì che Margherita, mentre sedeva sola sola al suo lavoro, colle lacrime che spesso le rigavano le guance, cominciava a comprendere quanto era stata felice con i beni che aveva prima avuto e disprezzato e quanto questi fossero più preziosi di qualunque agiatezza che avesse potuto darle il denaro; quanto era stata ricca in amore, protezione, pace e salute, che sono le vere benedizioni della vita.”

Insomma il fine del libro verte su questo. 
Mostrare a chi legge quali sono i veri valori e qual è la retta via da seguire per essere felici.
Nonostante l'eccessivo moralismo, la storia non diventa mai fastidiosa, forse perché le paternali sono lasciate sempre alla buona voce materna, a cui, l'unica cosa che non si può mai rimproverare è la troppa apprensione. 

il mio voto per questo libro

6 commenti:

  1. "Piccole Donne" è uno dei primissimi libri che ho letto nella mia infanzia. Ricordo che avevo una profonda ammirazione per Jo. E' un romanzo che ancor oggi ricordo con molto piacere :)

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  2. Oooh, "Piccole donne" *.* forse è uno dei primi libri "importanti" che ho letto da piccola, e ricordo che me n'ero innamorata! La tua recensione mi ha fatto venire voglia di rileggerlo :)

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  3. da piccola ricordo che lo cominciavo sempre e ad ora non l'ho ancora letto tutto ç_ç devo proprio sbrigarmi a leggerlo!

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  4. Questo libro!Quanti ricordi!
    Ti ringrazio per avermeli fatti rivivere:)

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  5. Ho letto il libro da ragazzina, e devo dire che ne ho un ottimo ricordo: facile e scorrevole, ben scritto, interessante... Uno dei libri che consiglierei a chi, adolescente, si avvicina alla lettura!

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  6. Quanto ho amato questo libro !! buona giornata.

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