venerdì 30 luglio 2021

Recensione: “I Brownstone. Arthur e la fune d’oro” di Joe Todd-Stanton

Titolo: I Brownstone. Arthur e la fune d’oro
Titolo originale: Arthur and the golden rope
Autore: Joe Todd-Stanton
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: febbraio 2021
Pagine: 54
Prezzo: 12,90 € 


Trama:
Dalle gelide distese dell’Islanda allo sconfinato deserto dell’antico Egitto, le avventure di una famiglia di avventurieri alla ricerca di storie e creature della mitologia. 
Da generazioni, i Brownstone affrontano le più pericolose belve mitologiche e le grandi divinità, alla scoperta di miti e misteri. 
In questo volume le avventure del capostipite della famiglia Brownstone, Arthur, dove il piccolo avventuriero dovrà trovare il coraggio per salvare il suo villaggio e affrontare il malvagio lupo Fenrir.

Recensione:
Qualche tempo fa vi avevo parlato delle avventure della piccola Marcy narrate nel secondo capitolo della serie dei Brownstone intitolato “Marcy e l’enigma della sfinge”, ma la storia della leggendaria famiglia di ricercatori e avventurieri ha inizio con suo padre, il famosissimo Arthur Brownstone.
Anche questa volta è un discendente (lo stesso che ci aveva narrato la storia di Marcy) a narrarci le gesta del suo più antico antenato e più improbabile degli eroi.
Come tutte le storie anche quella di Arthur inizia quando lui è solo un bambino.
Vive in un piccolo villaggio in Islanda perennemente assediato dal gelido inverno.
Solo il grande fuoco riscalda il villaggio e tiene in vita i suoi abitanti.


Arthur è un bimbo davvero atipico rispetto ai suoi coetanei, la sera, ad esempio, anziché stare attorno al fuoco con gli altri abitanti del villaggio, preferisce restare in disparte con la vecchia Atrix e ascoltare le sue storie, popolate da mostri e creature magiche.
Di giorno, invece, si inoltra nei boschi alla caccia delle proprie personalissime avventure, e ne vive davvero di pazzesche, incontra magnifiche creature e scopre straordinari e rari tesori.
Ma “Arthur e la fune d’oro” racconta, in particolare, come, il piccolo ragazzino riuscì a salvare il suo villaggio dalle grinfie della terribile bestia mitologica Fenrir, un mostruoso ed enorme lupo nero, che mai nessuna divinità era sino ad allora riuscita a sconfiggere.
Arthur dimostrerà non solo un gran coraggio, ingegno e forza di volontà, ma anche una generosità e uno spirito di sacrificio nient’affatto scontati per un bimbo come lui.
Nonostante i suoi concittadini l’abbiano accusato e sminuito, Arthur, senza chiedere nulla in cambio, rischia tutto per loro.

“Arthur e la fune d’oro” è la prima avventura che dà avvio a questa simpaticissima e adorabile serie.
Come vi ho anticipato io avevo già letto il secondo volume, ma questo non ha inficiato sulla lettura, poiché ogni libro racconta una storia a sé, concentrandosi ogni volta su un componente diverso della famiglia.
So che l’autore ha già scritto e illustrato altri due capitoli dedicati alle storie di altri Brownstone, e io spero arrivino presto anche qui da noi, perché non vedo l’ora di conoscerli.

Joe Todd-Stanton ha uno stile riconoscibile, adorabile e particolare.
Le sue illustrazioni sono colorate, espressive e deliziose e, grazie a queste, ha creato un mondo dove umani e divinità nordiche convivono, dialogano, si aiutano e si vengono incontro.
Illustra un mondo antico, fatto di credenze, leggende, miti e misteri.
Tramite la sua famiglia di esploratori e avventurieri ci fa assaporare la bellezza della storia e l’ebrezza dell’avventura.
E poi i Brownstone sono così carini e simpatici che si vorrebbe davvero conoscerli tutti ad uno ad uno... chissà la prossima volta di chi ci narrerà?

Ringrazio Giunti per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 26 luglio 2021

Recensione: "Storie di fantasmi del Giappone" di Lafcadio Hearn e Benjamin Lacombe

Titolo: Storie di fantasmi del Giappone
Autore: Lafcadio Hearn
Illustrazioni: Benjamin Lacombe 
Editore:  L'Ippocampo
Data di pubblicazione: 9 aprile 2021
Pagine: 208
Prezzo: 25,00 € 


Trama:
Illustrando il celebre compendio del folklore giapponese, Benjamin Lacombe offre un tributo al lavoro di Lafcadio Hearn. 
All’inizio del Novecento, lo scrittore irlandese fu uno dei primi occidentali a ottenere la cittadinanza giapponese: l’amore per la cultura della sua nuova patria lo portò a percorrere le varie province del Paese, al fine di trascrivere le storie di fantasmi e le leggende tramandate di generazione in generazione. 
In "Storie di fantasmi del Giappone", Benjamin Lacombe sceglie lo stile adatto a ogni racconto, reinterpretando l’ampia gamma del bestiario tradizionale con la sua inimitabile arte. 
In appendice al volume, alcuni giochi ispirati a quelli tradizionali permettono d’inventare la propria leggenda di yōkai. 

La raccolta comprende i seguenti titoli:

  Sogno di un giorno d'estate 
  Il ragazzo che dipingeva gatti
  Il mangiatore di sogni 
  Ikiryō 
  Sulla montagna di crani umani
  Yuki-Onna 
  Mujina 
  Rokuro-Kubi 
  La storia di Itō Norisuké 
  Storia di una mosca

Recensione:
Quando si parla di fantasmi, non si può fare a meno di pensare a qualcosa di sovrannaturale ed inquietante, un essere incorporeo ritornato dall'aldilà, il più delle volte animato da cattive intenzioni, oppure una presenza rimasta intrappolata a metà strada tra il mondo dei vivi o quello dei morti, a causa di un conto in sospeso.
In un modo o nell'altro, la figura del fantasma, genera solitamente paura e smarrimento, quasi fosse una rottura del naturale equilibrio quotidiano, qualcosa di sbagliato che non dovrebbe esistere.
Nella cultura giapponese - ed in generale in quella orientale - però, la concezione dello spettro è abbastanza diversa da quella cui siamo abituati, in quanto il mondo paranormale e quello terreno convivono come due metà della stessa mela. Non c'è un divario netto tra vita e morte, un velo sottile le separa e non è inconsueto riuscire ad attraversare quella flebile barriera.
Lafcadio Hearn, dopo aver vissuto per anni nel Paese del Sol Levante, decide, con i suoi scritti, di offrire a noi occidentali uno spaccato del folklore giapponese, di quelle tradizioni, leggende e superstizioni, insite nel linguaggio comune di quel popolo.
La raccolta "Storie di fantasmi del Giappone", a cura di Ottavio Fatica, ed illustrata da Benjamin Lacombe, si muove proprio in tal senso, e riprende alcuni racconti di una precedente opera dell'autore irlandese, "Ombre giapponesi", più altri scritti inediti, tradotti e pubblicati qui per la prima volta.
In generale il contenuto di questo meraviglioso libro illustrato è variegato: pur essendo la figura del fantasma il fulcro di ogni storia, la percezione che si ha di lui e la sensazione che offre la lettura è sempre differente.
Se ad esempio in "Sogno di un giorno d'estate" e in "La storia di Itō Norisuké", il racconto ha tinte nostalgiche, melanconiche e persino romantiche, in "Ikiryō", "Il ragazzo che dipingeva gatti" e "Rokuro-Kubi" ciò che non è umano arriva, talvolta celando il suo vero aspetto, con il solo intento di torturare, infliggere dolore e persino uccidere. 
Nella maggior parte dei casi lo spettro ha le sembianze di una donna giovane e bellissima, una specie di sirena al cui incanto è difficile resistere, tuttavia altre volte la minaccia arriva da un folletto, da un animale, dal proprio passato o persino dal proprio io. Insomma, ce n'è per tutti i gusti. 
Cosa molto importante è la ripresa nella raccolta di alcune tradizionali credenze e superstizioni del popolo giapponese, ad esempio quella del Baku, il cosiddetto "divoratore di sogni", una creatura leggendaria a cui ci si rivolge al risveglio da un terribile incubo, oppure quella del Ikiryō, il fantasma vivente che, secondo i racconti popolari, starebbe ad impersonificare il rancore e il desiderio di vendetta che, mediante lo spirito di una persona ancora in vita, giunge a perseguitare l'uomo oggetto di tale avversione, fino a condurlo persino alla morte.
Impossibile dimenticare poi la figura della Yuki-Onna, la donna delle nevi, colei che con la sua seducente e diafana bellezza attira i poveri malcapitati, per farli poi morire assiderati in una tempesta, o per sottrarre loro la linfa vitale con un solo respiro.
Nel compendio però si fa anche riferimento ad altre creature mistiche, riportate stranamente dallo scrittore naturalizzato con un nome errato.
Mi riferisco ai demoni dal collo staccabile Nukekubi - qui scambiati con i più benevoli Rokuro-Kubi - che amano amalgamarsi tra la folla in cerca di prede, e ai Noppera-bō - definiti invece da Lafcadio Hearn con il termine "Mujina", fantasmi senza volto ma apparentemente innocui, che si divertono, con il loro sconvolgente aspetto, a terrorizzare gli umani.
Altra cosa che mi ha piacevolmente stupito è stato il riuscire a cogliere alcuni elementi in comune con il retaggio culturale di noi occidentali.
Ad esempio "Sogno di un giorno d'estate", una di quelle che ho preferito, mi ha ricordato molto la mitologia greco-latina, ed in particolare l'amore ultraterreno tra Orfeo e la sua Euridice.
Al termine dei racconti troviamo le note bibliografiche, in buona parte ad opera di Hearn, e alcuni antichi disegni di Yōkai (letteralmente "apparizioni/spettri), che si credeva avessero funzione apotropaica, una sorta di portafortuna. 
Infine, non posso parlarvi di questo libro, senza spendere due parole anche sulle splendide illustrazioni realizzate da Benjamin Lacombe, che ricreano magnificamente il fascino del mondo giapponese. 
Con stili diversi - più lineare, stilizzato e simile agli ukiyo-e (le antiche stampe tradizionali) quello utilizzato per "Il ragazzo che disegnava i gatti", "Rokuro-Kubi" e "Storia di una mosca"; sognante, e ricco di dettagli quello che ritrae le donne di "Sogno di un giorno d'estate", "Yuki-Onna" e "La storia di Itō Norisuké", mentre ugualmente ben definito, ma dalle tinte fosche e oscure quello che riguarda "Ikiryō" e "Sulla montagna di crani umani" - l'artista francese riesce a tenere i nostri occhi incollati alle pagine, rapiti dalla bellezza dei colori brillanti delle tipiche vesti nipponiche, dei lussureggianti paesaggi e giardini, ma anche dal magnetismo degli occhi spenti e angosciati, dei volti malinconici, dell'incanto suadente di quelle creature senza riposo.

Ringrazio la casa editrice Ippocampo Edizioni per avermi fornito una copia cartacea di questo albo

il mio voto per questo libro

lunedì 19 luglio 2021

Recensione: “Un'estate perfetta... o quasi" di Kirsten Boie

Titolo: Un'estate perfetta... o quasi
Titolo origibnale: Ein Sommer in Sommerby
Autore: Kirsten Boie
Illustrazioni: Verena Körting
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 24 giugno 2020
Pagine: 304
Prezzo: 16,00 €


Trama:
La dodicenne Martha e i suoi fratelli minori, Mats e Mikkel, sono costretti a trascorrere le vacanze in campagna dalla nonna, che non conoscono nemmeno e che vive sola in una casetta isolata ai margini del mondo, vende marmellate fatte in casa, non ha un telefono e, ovviamente, neanche internet.
È una nonna un po’ eccentrica, con tante galline, un motoscafo e… un fucile per scacciare gli ospiti indesiderati!

Recensione:
Può succedere, a volte, che un evento spiacevole, un cambiamento o qualcosa di imprevisto e inizialmente sgradito, sia il principio di qualcosa che apprezzeremo con il tempo. Magari solo anni dopo, guardandosi indietro, ci si accorgerà che proprio da lì è nato qualcosa di bello. Solo che non lo si sa ancora.
È questo ciò che succede a Martha, Mikkel e Mats. Certo, l'evento che dà avvio alla loro storia è abbastanza infelice. Tutto inizia da una cattiva notizia, una di quelle che non si vorrebbe mai sentire: la loro mamma ha avuto un incidente, le sue condizioni sono ancora ignote, quindi il papà deve volare subito da lei e l'unica soluzione possibile per raggiungerla è lasciare i bambini dalla nonna materna.
Una nonna che i tre ragazzini non conoscono neanche e che vive sola in una casetta isolata affacciata sul mare.
Arrivati a Sommerby il clima è un po' teso, il posto è bellissimo, ma i tre fratelli sono ancora preoccupati per la mamma per godere di tutta quella meraviglia, inoltre l'incontro con la nonna non è tra i più affettuosi che si possano immaginare.
Ma una volta saputo che la mamma si riprenderà e quindi, passato l'allarme, la vita sulla piccola striscia di terra inizia a conquistarli.
Non c'è TV, non c'è telefono e non c'è wifi, eppure c'è davvero tanto da fare con cui tenersi impegnati. Le giornate scorrono intense e veloci e quando è ora di mettersi a letto, la stanchezza è tale che ci si addormenta appena poggiata la testa sul cuscino.
Martha è incantata e spesso anche estasiata dalla bellezza di quella natura incontaminata.
Le mancano le comodità di casa, ma quel paesaggio così sublime la destabilizza, un incanto tale che entra dritto nel cuore e fa sentire felici di essere al mondo.
Avete mai provato qualcosa di simile?

Stanotte il cielo resta limpido. Alle dieci la nonna è andata a letto, e Martha è sgattaiolata fuori con il suo libro. La luce è curiosamente grigia, e tutti i colori sono così sbiaditi che ricordano quelli di una stoffa ormai stinta. Riuscirebbe ancora a leggere discretamente, invece si mette ad ascoltare i rumori che in quel silenzio risuonano doppiamente forti: una risata isolata dalla città, dove la gente al porto è seduta in barca a chiacchierare; un fruscio nell'erba, forse una talpa, forse un topo; il richiamo di un uccello. 
I pipistrelli arrivano in volata come dal nulla e spariscono in un lampo dopo che Martha ha ritirato la testa terrorizzata, temendo per un attimo che le sarebbero piombati addosso. 
Arrivano al pascolo i due caprioli, fermandosi in prossimità della casa, più sorpresi che spaventati alla vista della ragazza sul masso. Sembrano riflettere se sia una persona pericolosa o se possano ignorarla, poi si voltano con fare dignitoso allontanandosi oltre il pascolo con salti eleganti. 
“Perché non l’ho mai fatto finora?” pensa Martha avvertendo di nuovo quel desiderio struggente a lei sconosciuto, e che ora sa di provare ogni volta che la felicità per tutta quella bellezza le diviene insopportabile. 
“Starsene semplicemente fuori la sera a non far niente, solo guardare e ascoltare. Il mondo è così meraviglioso, e pensare che prima non me ne ero mai accorta.”

Martha mai prima di allora.
Lì è tutto è così meraviglioso e perfetto che sembra non dover mai avere fine.
Eppure qualcosa che potrebbe turbare la serenità della vita a Sommerby sta per accadere... qualcun altro è interessato a quella casetta così perfettamente incastonata nella natura, in quella posizione così ottimale per un qualsiasi futuro acquirente...

È stato bello tuffarsi in queste pagine.
La casetta sulla lingua di terra a Sommerby è la casina che ho sempre desiderato avere e la vacanza di Martha e dei suoi fratellini è quella che ho sempre sognato di fare, sin da bambina.
Come sarebbe stato bello (premesse funeste a parte) che mamma e papà mi avessero detto: “oggi andiamo in vacanza in un posto meraviglioso circondato dalla natura, affacciato sul mare, ricco di vegetazione, animali, gite in barca e tanta, inesauribile meraviglia”.
Certo, non so quanto ai ragazzini di oggi possa fare piacere un itinerario di questo tipo, ma secondo me è ciò di cui tutti avremmo bisogno, almeno per un po'.
Un tuffo nel passato, a quando la vita era più facile e si viveva e gioiva per le cose semplici e genuine.
A dimostrazione che si può vivere benissimo (almeno per il tempo di una vacanza) lontano dalla tecnologia, dai social, dalle apparenze, dalle cose più futili a cui siamo finiti per dare fin troppa importanza.
Disintossicarsi e depurarsi.

Nonna Inge vive un po' fuori dal mondo (forse un po' troppo), ma il suo stile di vita, il suo prediligere la qualità alla quantità, la serenità ai soldi, dà delle importanti lezioni di vita ai tre nipotini un pochino viziati, pigri e maleducati.

Martha, ad esempio, è la classica adolescente che pensa solo ai social, che non può vivere lontana dal telefono, e che non ha mai mosso un dito in casa.
Quando la nonna le fa capire che a casa sua ognuno deve fare qualcosa e darsi da fare, la ragazzina farà mille commentini acidi sottovoce, paragonando la normale cooperazione casalinga ai lavori forzati e allo sfruttamento minorile 😅
E lo spaccato che la ragazzina ci offre della situazione a casa con i suoi, dà l'idea del tipo di educazione non del tutto "sano" con cui i due genitori, decisamente troppo apprensivi e maniaci del controllo, li stanno crescendo.

Il piccolo Mats è, invece, un bambino molto tenero in alcuni momenti, ma decisamente maleducato e impertinente in altri.
Ho adorato invece Mikkel, un bimbo molto dolce, premuroso, sensibile e sempre pronto a essere d'aiuto.

Il soggiorno con la nonna, e la vita all'aria aperta, senza troppi divieti, regole e negazioni, darà ai tre ragazzi la possibilità di mettersi alla prova, sbagliare, crescere e maturare. Essere più sicuri di sé, più capaci e migliori.
E soprattutto regalerà loro ricordi ed esperienze indelebili.

Un libro piacevole come una boccata d'aria fresca che, proprio come una brezza, vi saprà rinfrancare dal grigiore di certe giornate no, e desiderare di vivere anche voi un'estate perfetta... o quasi.

Il mio voto per questo libro



venerdì 9 luglio 2021

Recensione: "Sherlock. Il racket delle crocchette" di Sébastien Perez e Benjamin Lacombe

Titolo: Sherlock.  Il racket delle crocchette
Titolo origibnale: Charlock et le trafic des croquettes
Autore: Sébastien Perez
Illustrazioni: Benjamin Lacombe
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 4 marzo 2021
Pagine: 80
Prezzo: 9,90 €

Trama:
New York, 1917. Ted il terrier accusa il clan dei Tiramiciù di avvelenare le crocchette. La gang dei cani e la banda dei gatti randagi sono sul punto di affrontarsi in una rissa. Sarà Sherlock a svelare il mistero e ristabilire la pace nelle strade della città con un'indagine piena di rischi!

Recensione:
Nuova vita, nuovo tempo, nuovo posto nel mondo, e una nuova avventura attende Sherlock l’investigatto sempre pronto a risolvere misteri e a sgominare il crimine.
Questa volta ci troviamo a New York nel 1917, e dal tetto di un palazzo il gatto e il suo amico Chris, un colombo guercio, assistono ad un inseguimento.
La banda dei Pet shop Dogs è alle calcagna della banda dei Tiramiciù!
Sherlock fa appena in tempo a evitare la rissa e sedare gli animi, ma vuole andare a fondo. Perché gatti e cani ce l’hanno gli uni con gli altri?
Cosa c’è dietro a quei misteriosi malori che sembrano colpire i cani randagi della città? Qualcuno sta forse avvelenando le crocchette? E se i colpevoli non sono i gatti, chi è? E cosa vuole ottenere?
Dopo aver letto e apprezzato “Il mistero dei topolini scomparsi”, ho trovato molto carina anche questa seconda avventura.
Se nel primo libro mi aveva intenerito l’amicizia tra Sherlock e Magalì, la piccola topina golosa di formaggio, in questo ho trovato molto dolce il desiderio dei cagnolini di avere un padrone. Qualcuno che si prenda cura di loro e li faccia sentire a casa.
E quando non si ha tutto questo allora eccoli diventare una famiglia e aiutarsi l’un l’altro, oppure ricorrere a tutto per riavere indietro quello che si possedeva.
Un’avventura carina, resa irresistibile dalle meravigliose illustrazioni di Lacombe, che è innegabile, rendono preziosa qualsiasi storia.
Ora sono davvero curiosa di scoprire dove, quando, e in quali altre avventure lui e Sébastien Perez ci condurranno.

Ringrazio Gallucci per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


giovedì 8 luglio 2021

Recensione: "Sherlock. Il mistero dei topolini scomparsi" di Sébastien Perez e Benjamin Lacombe

Titolo: Sherlock. Il mistero dei topolini scomparsi
Titolo origibnale: Charlock et la disparition des souris
Autore: Sébastien Perez
Illustrazioni: Benjamin Lacombe
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 4 marzo 2021
Pagine: 80
Prezzo: 9,90 €

Trama:
Parigi, 1975. È scomparsa Magalì, la topolina amica di Sherlock. E con lei molti topi del quartiere. Il gatto investigatore non si perde d'animo e avvia un'indagine con l'aiuto dei vicini a due e quattro zampe.
Sherlock non ha paura di nulla... o quasi!

Recensione:
Sherlock
è un gatto e come tutti i gatti ha parecchie vite (non ci è dato sapere quante, neanche lui lo sa, dato che i gatti non sanno contare), ma a ogni vita si trova in un luogo diverso e in un'epoca diversa.
La sua grande esperienza del mondo, guadagnata sul campo, grazie alle vite precedenti, lo ha dotato di un grande acume e spirito di osservazione.
Ecco perché adesso, come un bravo detective, lo troviamo in prima linea per risolvere i misteri e le indagini più complicate.

In questa prima avventura “Il mistero dei topolini scomparsi”, il nostro amico a quattro zampe si trova a Parigi, nel 1975.
Vive, da ormai due anni con Madame Madeleine, un’anziana signora che lo ha preso con sé quando era solo un cucciolo.
Si trovava in un negozio di animali, dove la donna si era recata per prendere un pesce rosso, ma vedendo gli occhioni di Sherlock non aveva saputo resistergli.
E anche Sherlock aveva subito riconosciuto in quella signora, e nel suo profumo di lavanda, la sua padroncina.
Ed è proprio nell'appartamento che divide con Madame Madeleine, che un giorno Sherlock fa la

conoscenza di Magalì, una timida e graziosa topolina ghiotta di ogni qual tipo di formaggio.
Ed è così che nasce una bellissima e insospettabile amicizia.
Tutto procede a gonfie vele fino a che Magalì non scompare nel nulla.
Sarà ovviamente Sherlock, con il suo buffo gruppo di amici animali, a portare avanti l'indagine a sconfiggere le sue paure (perché sì anche lui ne ha! E di inimmaginabili!), e smascherare il colpevole e il suo ingegnoso piano.

Un delizioso racconto scritto da Sébastien Perez e illustrato dalle meravigliose tavole di Benjamin Lacombe, che dà volto, anzi muso, in questo caso, ad un protagonista tenero e allo stesso tempo duro, furbo, ma con qualche punto debole.
Un micio tutto d'un pezzo, ma col cuore morbido, sempre pronto a sacrificarsi per gli amici e ad offrire una zampa a chi ne ha bisogno.
E questa è solo la prima delle avventure che ha come protagonista l'investigatto goloso di crocchette.
In quale luogo e in quale tempo lo troveremo la prossima volta?

Ringrazio Gallucci per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


martedì 29 giugno 2021

Recensione: “La banda dei cinque - Sull'isola del tesoro“ di Enid Blyton

Titolo: La banda dei cinque - 1. Sull'isola del tesoro
Autore: Enid Blyton
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: dicembre 2017
Pagine: 216
Prezzo: 15,20 €


Trama:
Julian, Dick e Anne trascorreranno le vacanze estive a Kirrin Bay con la simpatica zia Fanny, lo scontroso zio Quentin e la cugina Georgina che non hanno ancora mai conosciuto.
Sperano di divertirsi e di vivere un’estate ricca di avventure, sarà così?

Recensione:
Julian, Dick e Anne sono tre fratelli perlopiù coetanei, Julian, il più grande, ha 12 anni, Dick 11 e la più piccola Anne 10. Sono tre ragazzi molto uniti, che amano giocare insieme e divertirsi all'aria aperta, sempre alla ricerca di grandi avventure.
Ed ecco che una sera sono riuniti dai genitori per decidere quale sarà la meta delle loro prossime vacanze estive, le prime che trascorreranno senza di loro.
Dopo poco la decisione è presa, andranno a stare dagli zii a Kirrin Bay, lì potranno divertirsi liberamente, nuotare e giocare all'aria aperta quanto vogliono, in più potranno anche godere della compagnia di Georgina, la cugina undicenne che non hanno ancora mai avuto modo di conoscere.
Arrivati a Kirrin Cottage, i ragazzi si ritroveranno a convivere con una zia simpatica e dolce, uno zio scorbutico e taciturno, e una cugina solitaria e imbronciata che preferisce essere chiamata George, anziché Georgina.
George, inizialmente diffidente, si lascerà presto conquistare dalla travolgente simpatia e affabilità dei cugini, con i quali deciderà presto di condividere due dei suoi più preziosi tesori: Kirrin Island, la piccola isola di famiglia che erediterà da grande, e il suo fedele amico, il cane Timothy.
Ecco che la banda dei cinque è formata. Quattro ragazzini e un cane, cinque amici uniti per la pelle, sempre pronti ad andare in esplorazione.
Ed è mentre sono in visita sull'isola, tutti intenti a guardarsi intorno e godere del fascino dell’isolotto e del suo castello diroccato, che li coglie una furiosa tempesta, al termine della quale avrà inizio la loro prima straordinaria avventura.
I ragazzi scopriranno, infatti, che la tempesta ha riportato a galla un antico relitto che trasportava la mappa di un tesoro...
Come lasciarsi scappare l’opportunità di imbarcarsi in questa eccitante impresa?
Ma ogni avventura ha i suoi pericoli e un relitto spuntato dal nulla non passa certo inosservato, presto i ragazzi si renderanno conto di non essere gli unici sulle tracce del misterioso tesoro...

Queste sono le premesse della prima delle svariate imprese in cui la banda dei cinque si imbatterà. 
Enid Blyton ha messo insieme i giusti elementi per dare vita a delle appassionanti avventure per ragazzi. Un gruppo di amici, giornate spensierate, sole, spiaggia, mare, isole deserte da esplorare, misteri da scoprire e tantissimo tempo libero...
Be’ immaginate di essere ragazzini e di venire trasportati in questo libro... non sarebbe meraviglioso? Non sembra anche a voi di percepire la stessa inebriante sensazione di libertà e spensieratezza?
È così che avrei pensato di sentirmi leggendo queste pagine. Justin, Dick, Anne e Georgina hanno la fortuna di vivere ciò che qualsiasi ragazzino della loro età vorrebbe vivere, eppure, l’incanto che speravo scoccasse, non è scoccato.
Per un momento ho creduto di aver perduto quello spirito fanciullesco che mi ha sempre accompagnato e di cui vado fiera, ma no, non è così.
Solo poco fa ho riletto “Il giardino segreto” di Frances Hodgson Burnett, e ho anche letto per la prima volta “Anne di Tetti Verdi” di Lucy Maud Montgomery, anche questi due famosi romanzi per ragazzi con protagonisti dei ragazzi, e quelli sì, con le loro incantevoli descrizioni, con le atmosfere e le emozioni che riescono ad evocare, hanno saputo trasportarmi nelle loro pagine e farmi desiderare di essere lì, a Misselthwaite Manor e/o ad Avonlea.
Con la banda dei cinque non è successo lo stesso, probabilmente sarebbe stato diverso se l’avessi letto da bambina, chissà, ma oggi, evidentemente, mi occorre qualcosa di più per immedesimarmi, che personaggi dai caratteri abbozzati e incoerenti, e avvenimenti poco credibili e fin troppo prevedibili.
Tuttavia, credo che questa si possa considerare una piacevole lettura per ragazzi, una storia carina che mette in risalto il valore dell’amicizia e come condividere le cose belle con gli amici, sia più appagante che tenersele per sé.
Georgina, con l’arrivo dei cugini, cambia prospettiva e da bambina indisponente e scontrosa, diventa una persona con la quale è piacevole stare assieme.
E poi c’è la fantasia, la partenza verso un’impresa inimmaginabile, la bellezza della scoperta, con tutti gli imprevisti e le soddisfazioni del caso... un modo carino per sognare ed evadere dalla realtà... e io stessa, nonostante mi aspettassi qualcosa di più dalla lettura, sono curiosa di scoprire in quali circostanze avverranno le prossime vacanze e dove esse ci condurranno.

Considerazioni:
Quando ero bambina adoravo la serie TV della banda dei cinque.
Mi è capitato di vederla forse solo per un’estate, ma mi ha subito conquistata, tanto da aver lasciato in me il suo ricordo. Volevo vivere con i ragazzi mille fantastiche avventure, ero sempre in attesa di sapere quali imprese ci avrebbero atteso nell'episodio successivo, e desideravo di viverne anch'io in prima persona, in compagnia delle mie sorelle.
Ero felice di poter rivivere quelle emozioni attraverso i libri ma, come già detto, le aspettative sono state disattese.
La prima avventura del quintetto non mi ha trasportato come avrei voluto, e in particolare non ho trovato sufficiente simpatia per i personaggi e per come ci vengono descritti.
Uno zio estremamente antipatico e limitato, egoista e in qualche circostanza insensibile, e non avrei avuto nulla da ridire se lui fosse stato rappresentato così, come ha dimostrato di essere, fino alla fine.
Perché di genitori e zii antipatici né è pieno il mondo, non tutti possono essere brave persone.
Ma il cambio di registro improvviso, sul finale, la svolta sentimentale data dall'inaspettato mutare delle condizioni economiche della famiglia, non mi è piaciuto affatto.
Se un genitore è un buon genitore lo è, sia che sia povero, sia che sia ricco.
La frustrazione non deve giustificare il fatto che una persona sia violenta con un figlio o un animale, solo perché “stressata”.
Questo messaggio non mi è piaciuto per niente, come non ho apprezzato, in alcune circostanze, Georgina e alcune sue esternazioni, e quindi come la scrittrice abbia descritto le ragazze in generale.
Questa differenza che viene costantemente evidenziata tra ragazzi e ragazze, tra quello che può fare uno e quello che non può fare l’altra, e il fatto che (guarda caso), ogni idiozia venga compiuta dalla piccola Anne, mi ha contrariata moltissimo.
Non ho nulla in contrario al fatto che Georgina preferisca identificarsi con un ragazzo piuttosto che con una ragazza, se è questo ciò che sente di essere, è giusto così.
Ciò che non ho approvato sono i motivi per cui desidera essere considerata un maschio. Non perché ci si senta a livello di identità, ma perché, a suo dire, le ragazze non sanno fare ciò che lei sa fare, non possono arrampicarsi bene sugli alberi, non sanno nuotare bene, ma sanno solo ridere e starnazzare.
Non avrei criticato questa scelta se la morale della favola fosse stata che, attraverso la compagnia di Anne, si fosse resa conto che anche le ragazze possono fare bene, se non meglio, le stesse cose che fanno i maschi.
Ma così non è stato.
Anne viene difatti descritta come la stupidina del gruppo, e a George non resta che rimanere giustamente ferma nelle sue convinzioni.
Non so se il suo punto di vista muterà con gli altri capitoli della serie, ma sono curiosa di scoprirlo.
Nonostante queste cose che non mi abbiano fatta impazzire, nonostante, in generale, mi aspettassi che l’avventura mi entusiasmasse maggiormente, trovo comunque carina e apprezzabile l’idea di una saga di avventura a misura di ragazzi, anche se le avventure che vedono coinvolto il gruppetto non sono affatto ordinarie.
Quello che è sicuro è che, anche a ragione di come si è conclusa questa avventura, sono molto curiosa di scoprire, non solo quali saranno le altre sfide dei fantastici cinque, ma anche come evolveranno le loro vite, che sicuramente, dopo questa prima peripezia, non potranno più essere le stesse.

il mio voto per questo libro


lunedì 21 giugno 2021

Recensione: "La casa delle meraviglie" di Anna Vivarelli

Titolo: La casa delle meraviglie
Autore: Anna Vivarelli
Illustrazioni: Giulia Dragone
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 4 marzo 2021
Pagine: 128
Prezzo: 9,50 €

Trama:
Case, case, case: da quando sua mamma è andata via, Emma non ha fatto che cambiarne. Il padre possiede un catalogo sconfinato di abitazioni che propone in vendita ai clienti, così, ogni volta che l’appartamento in cui vivono viene venduto, lei e il suo papà possono sceglierne uno nuovo. La casa perfetta deve avere qualche imperfezione, altrimenti verrebbe subito comprata! 
L’attico senza ascensore, la casa spaziosa che affaccia sulla ferrovia, la villetta difficile da raggiungere. 
Dopo la ventunesima casa, però, i due arrivano al Bosco delle Fate, una radura alle porte della città con alcune casette mobili parcheggiate. È la casa più piccola che abbiano abitato, tanto che Emma immagina di averla presa in prestito da una fata. Anche le persone che conoscono in quel posto hanno qualcosa di speciale: la misteriosa Giulietta delle stelle con il suo telescopio, il fattore Giacomino e la sua banda di piccoli Giacomini, il ciclista De Filippis con un aneddoto dei tempi andati sempre in tasca… e quando viene l’ora di partire la bambina non ha dubbi: quello è il posto che non vuole smettere di chiamare casa.   

Recensione:
Perché leggiamo?
Ci sarebbero molte risposte per questa domanda. Perché i libri ci permettono di viaggiare senza bisogno di bagagli, perché ci fanno volare con la fantasia, immaginare nuovi posti e scenari, vivere vite diverse dalla nostra.
A volte ci donano quella fuga dalla realtà che tanto aneliamo, quell'ora di spensieratezza, di distacco dai problemi e tutto il resto.
Bene, "La casa delle meraviglie", come suggerisce il titolo, fa tutto questo.
È una storia che parla di avventura e libertà. Di un padre e di una figlia che prendono la vita così come viene, senza pensare troppo al futuro, senza preoccuparsi di ciò che sarebbe più opportuno fare.
L'uomo, dopo essere stato abbandonato dalla moglie, partita per i Paesi Bassi con il suo ex (o come ripetono sempre nel libro "con la sua Hertogenbosch"), non si butta giù e trova il modo per rendere la vita della figlia indimenticabile, un sogno in cui tutto è possibile e non ci sono limiti all'immaginazione.
I due bastano l'uno all'altra, si divertono scegliendo di volta in volta nuove case in cui abitare, andando in giro in bici la domenica con il signor De Filippis, facendo barbecue o rilassanti soste in trattoria.
Fino a che non decidono di fermarsi davvero, una volta per tutte, al Bosco delle Fate, un villaggio turistico di abitazioni su ruote. Finalmente Emma può avere una casa, che per quanto piccola e bizzarra, è completamente sua.
Gli scoiattoli saltano da un albero all'altro, gli uccellini cinguettano, lei può guardare le stelle la sera e fare colazione la mattina sul suo amatissimo dehors.
È vero, deve fare un po' di strada ogni giorno per arrivare a scuola, ma cos'è un piccolo sacrificio paragonato ad ore ed ore di pace e armonia?
Ma purtroppo anche al Bosco delle Fate i guai non tardano ad arrivare: i nostri due amici dovranno di nuovo fare i bagagli alla ricerca dell'ennesima casa? 
Potrei dire tante cose su questo libro, ma la più importante è che rappresenta una ventata di aria fresca, proprio ciò che ci vuole in questi tempi così turbolenti.
Leggere di Emma, e della sua vita all'aria aperta, senza regole e priva di monotonia, un'esistenza a zaino in spalla alla ricerca di nuove emozioni, mi ha fatto sognare, una vita diversa, un nuovo posto in cui stare, una quotidianità senza abitudini e routine.
Questo libro sa di spensieratezza, sa di vita vera, fatta di cose essenziali, ore all'aria aperta, gite alla scoperta di diversi scenari e perché no, anche merende e spuntini, che non guastano mai.
Altra cosa che ho apprezzato molto è il rapporto tra Emma e suo padre, all'insegna della sincerità e della comunicazione. I due parlano di tutto, della nuova vita della mamma, dell'infanzia del papà, delle sue vecchie cotte, dei soprusi che ha dovuto subire da bambino, della timidezza che gli ha sempre fatto da freno.
E poi anche gli altri personaggi, tutti così amichevoli e particolari, uno fra tutti il venditore ambulante di formaggette Giacomino e la sua bellissima e numerosa famiglia, pecore comprese. Impossibile non amarli!
Insomma, un libro che consiglierei a tutti, che mi ha fatto innamorare della sua magica atmosfera, e che presenta un unico difetto: finisce troppo presto.

Ringrazio la casa editrice Feltrinelli per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro