lunedì 17 giugno 2019

Recensione: "La sirena e Mrs Hancock" di Imogen Hermes Gowar

Titolo: La sirena e Mrs Hancock
Autore: Imogen Hermes Gowar
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 19 febbraio 2019
Pagine: 472
Prezzo: 22,00 €


Trama:
È il settembre del 1785 quando Jonah Hancock, mercante inglese, riceve in dono una sirena. Certo, non è proprio un regalo e nemmeno una sirena nel senso piú romantico del termine: è piú che altro un corpo mummificato di essere marino che gli è costato una nave. Ma a rassicurare Mr Hancock del valore dell'investimento c'è il lungimirante capitano Jones, responsabile della compravendita. E a trasformare quella creatura in una fonte di lucro ci pensa Mrs Chappell, l'avveduta tenutaria di un bordello di lusso: che abbia gambe o squame, una ragazza indifesa nuova in città a lei non può sfuggire. Per la madama non è difficile convincere il mite Mr Hancock ad affittarle la sirena come arredo per incuriosire i clienti della sua casa di piacere.
Ed è proprio in quel luogo di libidinosa perdizione che Jonah Hancock si perde, non tra le vie del peccato, bensí negli occhi di Angelica Neal. Il suo corpo è senza segreti per chi ha avuto l'onore di essere suo cliente, ma il suo cuore non è altrettanto prodigo.
Spietata e impertinente, Angelica promette a Mr Hancock che cederà alle sue avance solo in cambio di un nuovo esemplare, suadente e fatale, di sirena. Ma i desideri hanno spesso conseguenze impreviste. Per esempio, possono essere esauditi.

Recensione:
Con questo romanzo, l'autrice ci regala un viaggio nel tempo e nello spazio, nella Londra georgiana di fine Settecento, abitata da marinai, mercanti, donne di malaffare e uomini di potere.
Protagonista è Jonah Hancock, un quarantacinquenne che ha investito tutti i suoi averi nelle navi e che, non avendo figli né una moglie cui provvedere, non trova altra occupazione che sfidare quotidianamente le intemperie del mare alla ricerca di un po' di fortuna.
E la fortuna non tarda ad arrivare, grazie ad una rischiosa compravendita che ha come oggetto nientepopodimeno che una sirena imbalsamata, catturata poco tempo prima in Giappone, nel bel mezzo di una tempesta. La terrificante creatura, per quanto poco piacevole, diviene subito l'attrazione della città, al punto che i ricavi per il mite signor Hancock, divenutone ormai proprietario, si fanno fruttuosi.
Tutti i londinesi accorrono per vederla, anche la stravagante Mrs Chappell, la mezzana che, grazie alle sue doti persuasive, riesce ad accaparrarsi per qualche settimana l'opportunità di ospitare quel fenomeno da baraccone nella sua casa di piacere.
Ed è lì che il mondo pratico e speculativo dell'oculato Jonah viene a contatto con quello effimero e vanitoso di Angelica Neal, una delle meretrici più in vista.
La giovane donna, astuta come una volpe, riesce a strappare a quell'uomo credulone una promessa: il suo tempo e soprattutto la sua compagnia, in cambio di una sirena nuova di zecca tutta per lei, da tenere in bella mostra in soggiorno.
Questa provocazione, per quanto assurda, rischia di avere conseguenze impreviste per entrambi, soprattutto quando la fantasia finisce per collidere con la realtà.
L'arrivo della seconda sirena, viva e vegeta, decisamente irrequieta e ben diversa da quel primo orripilante esemplare, porterà inevitabilmente scompiglio in ben più di una esistenza. Possiamo considerare la presente figura mitologica come uno spartiacque, volta ad alterare irrimediabilmente gli equilibri precariamente costruiti, palesando le paure, i sensi di colpa, i desideri più reconditi ed i segreti inconfessabili.

Sono qui. Sono qui: non sei sola. Eccomi: sono il dolore, la creatura vivente del tuo soffrire. Sono il dolore che è dentro di te: sono il dolore che è tra voi due. Mi sotterrerai ma io tornerò su. Non mi riconoscerai, ma io mi farò riconoscere.

Un uso affascinante ed insolito della donna-pesce, converrete con me, solitamente vista come un essere seducente e ammaliante, e non come una calamita per le emozioni più forti e debilitanti, come avviene invece in questo caso.
In realtà la sirena entra in azione solo nell'ultima parte della storia - il romanzo è diviso in tre libri, ragion per cui il titolo dell'opera non è del tutto congeniale - e rappresenta l'acme di una vicenda ben più intricata e complessa.
Per tutta la narrazione assistiamo a capitoli alternati, dedicati rispettivamente ora a Jonah Hancock, ora ad Angelica Neal. I due vivono la loro quotidianità in modo diametralmente opposto, l'uno sommerso da pratiche da sbrigare e l'altra in mondanità e lussi sfrenati. I loro cammini ad un certo punto si incrociano, per poi dividersi e ritrovarsi ancora.
Entrambi, per quanto diversi, sono alla ricerca di qualcosa che dia loro un senso di completezza, quello stato di pace e sicurezza che è stato loro a lungo negato.

Lui guarda fuori dalla finestra. Ha la sensazione di essere su una nave in mezzo a un grande oceano, troppo lontano da casa per invertire la rotta, ma così distante dai lidi sconosciuti davanti a lui che la sua imbarcazione finirà per sfasciarsi sotto l’impeto delle onde prima di affondare.

Entrambi finiranno per scoprire che a volte ciò che cerchiamo alacremente non è quel che davvero ci occorre, e che la felicità è molto più vicina di quanto pensiamo.
Non vi dirò di più della trama, non temete, mi piacerebbe però accennare alla scrittura dell'autrice, particolarissima, densa di minuziose descrizioni, al punto da avere quasi un taglio cinematografico. Per il lettore non è difficile immergersi nella lettura ed immaginare ogni particolare.
Credo che, in buona parte, questa cosa possa essere considerata un pregio, in quanto aiuta chi legge a sentirsi al centro della scena, quasi fosse lì mentre gli eventi prendono vita. Tuttavia, soprattutto nella parte iniziale, l'attenzione mostrata ai dettagli risulta così predominante da rendere, in alcuni frangenti, la narrazione eccessivamente prolissa, a discapito dell'azione. Da circa metà libro in poi fortunatamente il problema non si pone più, in quanto le vicende scorrono più velocemente, in un rincorrersi di intrecci e di momenti emozionanti.
Altro aspetto fondamentale di quest'opera è la forte componente psicologica di tutti i personaggi, ed in particolare quelli principali, e la metamorfosi che questi stessi subiscono nel corso del tempo.
Ad esempio sin dai primi capitoli si pone l'attenzione sul grande dolore di Mr Hancock, la tragedia che l'ha colpito molti anni prima ed il senso di vuoto che lo accompagna quotidianamente, ma solo quando si va avanti, emerge davvero il bisogno dell'uomo di avere una famiglia da amare. Allo stesso modo, anche la signorina Neal, nonostante le apparenze, l'aspetto impeccabile ed i grandi sorrisi, nasconde un passato turbolento, fatto di assenze, abbandono, violenze subite e cattive compagnie. Una specie di Holly Golightly per intenderci (la protagonista di "Colazione da Tiffany"), estremamente sicura di sé eppure fragile come cristallo.

«Quando una donna è povera, e senza nessuno a proteggerla, è quasi una sgualdrina, anche se non ha ancora peccato. Se solo la più piccola cosa va di traverso, è naturale cadere in tentazione. Tutti sanno che un giorno quel momento arriverà: pur rispettabile che sia, la macchia è già su di lei. A un certo punto sente di non avere scelta»

E come lei tante altre sue "colleghe", come l'esotica Miss Polly che non ha visto altra via di fuga alla povertà, se non la mercificazione del suo corpo.
Le loro vicende personali e i loro drammi ci vengono svelati poco a poco, facendo cadere l'aura di superficialità e fierezza che inizialmente contraddistingueva quelle donne di facili costumi.
L'ambientazione del bordello infatti viene indagata a fondo, con le sue luci ed ombre. È descritta ogni scena, anche la più peccaminosa, con dovizia di particolari, ma senza scadere mai nella volgarità. Questo mondo, lussuoso e sfavillante dall'esterno, nasconde molte crepe, più di quante si riesca ad ipotizzare. L'ostentazione e lo sperpero di denari, il potere della bellezza femminile e della sorellanza, ma anche le invidie ed i pettegolezzi, lo strapotere delle mezzane (quelle che oggi chiameremmo protettrici), e lo squallore dei clienti bavosi.
Anche in questa circostanza si nota la grande maestria della scrittrice nel saper ricreare gli usi e i costumi di un tempo, dagli abiti ai cosmetici, dal cibo da servire in tavola alle esibizioni, sino ai mezzi di locomozione o agli arredamenti. Nulla è lasciato al caso, anzi ogni particolare sembra attentamente studiato, al fine di rendere questo romanzo quasi un quadro da ammirare.
In generale il libro, nonostante la partenza lenta, coinvolge, stupisce e convince. Grazie soprattutto ai personaggi in cui è facile immedesimarsi, i quali, con le loro emozioni, le delusioni e le sofferenze, ci fanno tribolare e sperare in un lieto fine.
Poi ovviamente le ambientazioni seducenti, l'atmosfera, il mistero, e la commistione di storia e mitologia fanno la loro parte, rendendo le vicende di Jonah e Angelica una tempesta perfetta in cui è facile perdersi e navigare.

Ringrazio la casa editrice Einaudi per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 10 giugno 2019

Recensione: "The Lock - I guardiani del fiume" di Pierdomenico Baccalario

Titolo: The Lock - I guardiani del fiume
Autore: Pierdomenico Baccalario
Illustratore: S. LeDoyen
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: ottobre 2015
Pagine: 192
Prezzo: 15,00 €

 
Trama:
Sembra un’estate come tutte le altre, finché Pit non riceve uno strano invito a raggiungere i cugini nella sperduta Henley Creek. Fin dal suo arrivo il ragazzo capisce che quella valle silenziosa nasconde qualcosa di magico e, forse, di pericoloso. 
C’è un fiume che scorre al contrario, dal mare verso le montagne: le sue acque nascondono una forza segreta. E per proteggerne il potere Pit, Timothee, Floraleda, Amy e gli altri ragazzi dovranno sfidarsi in un’antica battaglia, sotto lo sguardo del Popolo del Fiume. 
Pit scoprirà di avere più coraggio di quanto credeva. E capirà che con la forza dell’amicizia si può arrivare ovunque...

Recensione:
Un libro di avventura che ha tutti gli ingredienti per appassionare i lettori di ogni età: un'ambientazione misteriosa e affascinante, delle sfide da affrontare, un gruppo ben assortito di ragazzi, e dei magici premi da conquistare.
All'inizio conosciamo il nostro protagonista, un adolescente un po' spaurito, alle prese con la sua prima vacanza da solo. Al suo arrivo Pit trova non solo gli zii e i cugini, di cui credeva di essere ospite, ma tanti enigmi da svelare, una serie di indizi e dei compiti da portare a termine. 
Ma chi dirige questo gioco così stravagante? Chi ha fatto in modo che Pit arrivasse proprio ad Henley Creek? E cosa sono chiamati a fare lui, Tim, Floraleda, e gli altri ragazzi al di là del fiume?
Tante sono le domande che si fanno strada nella mente dei protagonisti - e anche di noi lettori - e solo alcune troveranno effettivamente risposta. Perlomeno in questo libro.
Il gioco del fiume, per quanto ci è stato riferito sinora, consiste in una successione di prove e prevede una sola squadra vincitrice, tuttavia, nelle pagine del primo tomo - si tratta di una saga di sei libri - solo la sfida iniziale avrà realmente luogo.
Tutto il resto rimane ancora in sospeso. Infatti, se proprio dovessi trovare un difetto a questo romanzo, direi il fatto che si esaurisce troppo in fretta. Si è appena entrati nel vivo della storia, e si è già alla fine. Per fortuna, trattandosi appunto di una saga, è facile immaginare che tutti i dubbi saranno chiariti nei vari seguiti.
Una cosa che ho invece apprezzato è la caratterizzazione dei personaggi. Pur essendo i partecipanti al gioco una decina, ognuno di essi si distingue per qualcosa, ragion per cui è facile tenerli a mente.
Inoltre il linguaggio utilizzato dall'autore è semplice ma efficace, ricco di descrizioni cariche di dettagli che aiutano molto a visualizzare di volta in volta i diversi scenari.
Per di più tutta la storia vira attorno non solo al gioco vero e proprio ma anche all'idea di collaborazione, fiducia e lealtà che sono alla base non solo di ogni buona strategia di squadra ma anche di ogni bella e duratura amicizia.
Per il momento non ho molto altro da aggiungere, se non che la vicenda del fiume mi sta incuriosendo parecchio e che non vedo l'ora di saperne di più. Non voglio sbilanciarmi, perché in effetti siamo ancora all'inizio ed è tutto ancora aperto, ma ad oggi oserei dire che "The Lock" potrebbe essere la lettura perfetta per i giovani in cerca di qualcosa di avvincente ed emozionante.
D'altronde alzi la mano chi non ha mai sognato di passare l'estate in una meta misteriosa, con tanti nuovi amici e altrettante avventure tutte da scoprire?

Curiosità:
Pochi mesi fa è stata pubblicata una nuova edizione che racchiude, in un unico volume, la serie completa, composta dai seguenti titoli:

1. I guardiani del fiume
2. Il patto della luna piena
3. Il rifugio segreto
4. La corsa dei sogni
5. La sfida dei ribelli
6. Il giorno del destino



Ringrazio la casa editrice Piemme per avermi fornito una copia cartacea d questo romanzo

il mio voto per questo libro

martedì 4 giugno 2019

Estratto: "Cuore ribelle. The blue castle" di Lucy Maud Montgomery

Salve avventori!
oggi vi delizio con un passo di un libro che ho amato molto, e che non posso che consigliarvi. Mi riferisco a "Il castello blu" di Lucy Maud Montgomery, qui nella nuova edizione edita Cignonero.
Nella scena che vi propongo la protagonista, l'irriverente Valancy, è nel pieno della sua vita da donna sposata, un'esistenza piena di avventure e dolci momenti.
Come non invidiare le sue giornate al lago Mistawis?

Dopo aver finito di cenare, si sedevano sul portico e parlavano per ore, oppure tacevano in tutte le lingue del mondo. Barney fumava la pipa, mentre Valancy si lasciava andare pigramente e piacevolmente alla sua immaginazione, guardando le colline oltre Mistawis, dove le guglie appuntite degli abeti svettavano contro il tramonto. Presto, il chiaro di luna avrebbe iniziato a lambire Mistawis, i pipistrelli si sarebbero involati nelle loro danze misteriose davanti all'oro pallido dell'orizzonte, e la piccola cascata che scendeva dalla riva vicina, sarebbe apparsa come una meravigliosa donna vestita di bianco, che tendeva le sue braccia di spuma verso i sempreverdi resinosi e fragranti. E il gufo Leander avrebbe lanciato il suo verso dalla terraferma. Era meraviglioso starsene lì seduta in quel silenzio pieno di pace, accanto a Barney.  
C'erano altre isole disseminate nel lago, anche se nessuna era abbastanza vicina da disturbare la loro solitudine. 
In lontananza, verso ovest, le isole Fortunate sembravano dei minuscoli smeraldi alla luce del giorno, mentre la sera si trasformavano in ametiste. Erano troppo piccole per essere abitate, ma presto le luci delle isole più grandi sarebbero sbocciate su tutta la superficie del lago, i falò avrebbero bruciato sulle rive, accendendo l'acqua di bagliori rossastri, e sulla veranda della grande casa del milionario, posizionata sull'isola più grande, qualcuno avrebbe messo della musica. 
«Ti piacerebbe vivere in una casa come quella, Raggio di Luna?» le domandò Barney una volta, agitando le mano in direzione della villa. Aveva preso l'abitudine di chiamarla Raggio di Luna, e Valancy lo adorava. 
«No» rispose Valancy. «È troppo pretenziosa. Preferisco una casa imperfetta da amare e coccolare e da sentire mia. Proprio come questa. Non invidio Hamilton Gossard e la sua residenza estiva che di certo è la più bella in tutto il Canada. È bellissima, ma non è il mio Castello Blu.» 
Sulla riva opposta, ogni notte scorgevano il passaggio di un treno continentale che sfrecciava in una radura. A Valancy piaceva guardare le finestre illuminate che lampeggiavano tra gli alberi e immaginare le storie, le speranze e le vite dei passeggeri. 
Si divertiva anche a immaginare se stessa e Barney mentre partecipavano a qualcuna delle feste che venivano organizzate sulle altre isole, ma non aveva intenzione di trasformare quelle fantasie in realtà. Una volta avevano partecipato a un ballo in maschera, nel padiglione di uno degli hotel che si affacciavano sul lago. Era stata una bella serata, ma avevano preferito scivolare via nella loro canoa prima che giungesse il tempo di togliersi le maschere. 
«È stato bello, ma preferirei non tornarci più» disse Valancy, quella sera. 

giovedì 23 maggio 2019

Recensione: "Oltre il bosco" di Melissa Albert

Titolo: Oltre il bosco
Autore: Melissa Albert
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 12 febbraio 2019
Pagine: 330
Prezzo: 17,00 €


Trama:
Alice non ha mai avuto una casa. Lei e la madre Ella sono perennemente in fuga, sempre in cerca di qualcuno che le ospiti, per sfuggire alla sfortuna nera che le perseguita.
Sullo sfondo la figura affascinante di Althea Proserpine, la misteriosa e seducente autrice di una raccolta di racconti neri fuori catalogo ma ricercatissimi dai collezionisti, nonché la nonna che Alice non ha mai conosciuto.
La donna vive da anni reclusa ad Hazel Wood, una villa celata in mezzo al bosco, sfuggendo alla curiosità dei fan. Quando Ella viene rapita, ad Alice non resta che andare alla disperata ricerca di quel posto ignoto, inconsapevole di quali pericoli esso nasconda.

Recensione:
Con il romanzo d'esordio "Oltre il bosco", Melissa Albert ci trasporta in un mondo incantato, fatto di fiabe nere, principesse maledette, assassini spietati, sirene fameliche, uomini vendicativi e tanto ancora.
Una storia particolarissima che mescola luci ed ombre, a creare un confine sottilissimo tra il bene e il male, e tra realtà e fantasia.
Tutto ha inizio con la giovane Alice che, dopo aver cambiato indirizzo per tutta la vita, si ritrova a condividere la casa non solo con la madre Ella, da sempre accanto a lei, ma anche con il patrigno Harold e la sorellastra Audrey. Fino a quando la sfortuna, che da anni insegue le donne Proserpine, arriva a tormentarle di nuovo, e nel peggiore dei modi: facendo sparire nel nulla Ella.
Nessuna pista per ritrovarla, se non una pagina strappata da un libro, quello fuori edizione della nonna Althea, che parla di Hazel Wood, il luogo che non è segnato in nessuna mappa, e che nessuno riesce a trovare.
Alice parte alla ricerca di quel posto misterioso e, a quanto si dice, anche estremamente pericoloso, ma non da sola. Insieme a lei Ellery Finch, uno dei più sfegatati fans de "I Racconti dall'Oltremondo", la raccolta di fiabe nere della famosa e irreperibile scrittrice Althea.
I due inizieranno un viaggio avventuroso che porterà la ragazza a fare i conti con il passato e con i segreti di famiglia. Lo stravagante Ellery, invece, scoprirà che alcuni desideri meritano di rimanere inesauditi.
Non voglio rivelarvi di più di ciò che accade nel corso delle pagine, anche perché la narrazione prevede un paio di colpi di scena niente male.
Ci tengo però a parlarvi un po' della struttura del libro che si articola in una prima parte più ombrosa e indagatrice, e una seconda maggiormente improntata sull'azione e lo svelamento della realtà dei fatti.
Una metà del romanzo scorre veloce, risulta avvincente - in particolare per quanto riguarda la questione malasorte - e coinvolgente dal punto di vista emotivo, principalmente grazie alla descrizione della forte unione tra Ella e Alice.

Si suppone che ognuno di noi sia una combinazione di natura ed educazione, con il proprio sé modellato da anni di amicizie, litigi, genitori, sogni, cose fatte troppo da giovani, cose origliate che non si sarebbero dovute sentire, segreti custoditi e scappati, rimpianti, vittorie e silenziosi orgogli, un insieme di detriti ben compattati che diviene ciò che definiamo la nostra vita. 
Ma ogni volta che lasciavamo un posto, avevo la sensazione che le cose avvenute lì fossero cancellate da una spugna, finché non rimaneva altro che Ella, le nostre liti, le nostre discussioni e le nostre strade tortuose. Scrivevo date e luoghi ai margini dei miei libri e li perdevo lungo la strada. Forse era mia madre che mi sussurrava all'orecchio. La sfortuna non ci seguirà nel prossimo posto. Non devi ricordare questo così. O forse era il taglio secco tra l’uno e l’altro, la nostra abitudine di non guardarci mai indietro. 
Ma non credevo fosse questa la ragione. Ero convinta di essere io. La mia mente era una vecchia audiocassetta su cui si era registrato mille volte. Delle vecchie musiche non rimanevano che esitanti note fantasma. A volte mi domandavo che suono avrebbe avuto la registrazione originale, quale potesse essere il mio codice sorgente. Temevo fosse più cupo di quanto io desiderassi. Mi preoccupavo che non esistesse affatto. Ero come un palloncino legato al polso di Ella: se non c’era lei a ricordarmi chi ero, a ricordarmi perché ero importante, potevo volare via.

Per il lettore è facile immergersi nei capitoli e desiderare di saperne di più, anche a proposito della figura silente, ma non per questo meno affascinante, di Althea.
Con l'ingresso del personaggio di Ellery Finch la storia comincia a scricchiolare, al punto che tutta la parte finale risulta meno convincente.
Il mondo di Hazel Wood e del Bosco di Mezzo è davvero ammaliante, ma anche molto ricco di particolari, talvolta fin troppi. In alcuni frangenti si finisce per far confusione o per essere sopraffatti dalla sovrabbondanza di sovrastrutture.
Tuttavia, devo ammettere che, nonostante il ritmo più lento degli ultimi capitoli, le vicende di Alice non smettono di appassionare. Credo sia uno dei punti di forza del romanzo, il riuscire a mantenere l'hype sempre alto.
Altro grande asso nella manica è l'ambientazione dark e le tinte macabre che caratterizzano tutto il libro, ed in particolare i "Racconti dall'Oltremondo" che, a mio avviso, rappresentano il fiore all'occhiello dell'opera della Albert.
Ma non c'è rosa senza spine, ecco perché "Oltre il bosco" presenta, ahimè, anche qualche difetto, oltre a quelli cui accennavo prima.
In primo luogo la caratterizzazione dei protagonisti, che non pare proprio riuscitissima. Alice, ad esempio, risulta molto credibile nel suo rapporto con la madre - ed in effetti tutte le parti che ricordano la loro vita insieme, e la quotidianità improvvisata, paiono del tutto convincenti ed emozionanti - ma la sua sensibilità e dolcezza svanisce ogni qual volta ha a che fare con il compagno di scuola, per lasciare il posto ad una ragazza estremamente petulante, arrogante, permalosa e prepotente.
Simpatizzare con lei non è stato molto semplice. D'altro canto anche il comportamento del buon Ellery Finch non sembra del tutto verosimile: abbandona una vita da privilegiato che gli garantirebbe ogni sogno e possibilità, per cosa? Per seguire una semisconosciuta e rischiare di morire a soli diciassette anni, il tutto pur di poter incontrare i personaggi di una fiaba nera!
Non per dire, ma immagino gli adolescenti, ricchi sfondati per di più, interessati a tutt'altro che favole, scrittori misteriosi, e figure fantastiche.
Oltre alla questione personaggi, anche il finale appare un po' troppo frettoloso, come se tutto il cammino tortuoso venisse vanificato in poche pagine, e alla base ci fosse la voglia di arrivare presto ad una qualche conclusione.
Tralasciando però queste piccole note negative, per il resto il libro mi pare abbastanza ben riuscito, caratterizzandosi per un uso smodato della fantasia, per la magnetica ambientazione dark e l'intreccio di realtà e finzione. Un mix accattivante che non può che lasciare con il fiato sospeso.

Considerazioni:
Avevo adocchiato questo libro molto tempo fa, nella sua versione originale. Speravo ardentemente in una traduzione perciò, una volta giunto nelle nostre librerie, non ho potuto farmelo scappare.
Prima di cominciarlo, avevo letto in giro opinioni discordanti, chi lo aveva apprezzato molto e chi bocciato su due piedi.
Io, pur avendo notato qualche difetto e alcuni margini di miglioramento, non mi sento affatto di sconsigliarlo, anche perché questa lettura mi ha tenuta letteralmente incollata alle pagine, con la voglia di conoscere il finale che attendeva la giovane Alice e sua madre.
Le uniche cose che mi hanno irritato davvero sono stati l'effetto un po' troppo "Once upon a time" (intendo la serie tv) della parte finale e, soprattutto, l'atteggiamento arrogante e supponente della protagonista nei confronti di Ellery Finch. Il compagno di scuola si mostra sin da subito gentile e premuroso, mette a disposizione le sue ingenti risorse pur di aiutare l'amica a ritrovare sua madre, la segue ovunque lei voglia, e cosa ottiene in cambio? Solo risposte indisponenti, lamentele, rimproveri e accuse. Per tutto il tempo non ho fatto che pensare: "Ma chi te lo fa fare a sopportarla? Prendi i tuoi soldi e fuggi il più lontano possibile!"
Poi, alla luce dei fatti, avrei da ridire anche sul comportamento assurdo di Ellery, e soprattutto sulla sua malsana ossessione per le fiabe, ma lasciamo perdere.
In realtà nel libro si alternano alcune figure affascinanti come quella di Ella e Althea, ad altre prive di originalità come i due personaggi principali, o anche, Katherine Uccisa-Due-Volte, che con il suo aspetto punk ha poco a che vedere con il mondo delle fiabe.
Un'ultima considerazione vorrei farla su "I Racconti dall'Oltremondo". Purtroppo in "Oltre il bosco" ci vengono narrate solo due storie di Althea, e neppure per intero. Un vero peccato perché, a mio avviso, grazie alle forti tinte macabre, potevano rappresentare la parte più accattivante di tutta l'opera. Già i titoli lasciavano ben presagire, per cui non mi resta che lanciare un'idea: una pubblicazione indipendente che, un po' come "I racconti degli speciali" di Ransom Riggs, ci possa guidare nel brutale mondo di Hazel Wood e del Bosco di Mezzo.
Voi che ne dite?

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 6 maggio 2019

Chi ben comincia... #41

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti

"L'evoluzione di Calpurnia" di Jacqueline Kelly

Salve avventori!
Oggi vi propongo l'incipit del romanzo che sto leggendo attualmente, ovvero "L'evoluzione di Calpurnia" di Jacqueline Kelly.
Ho letto solo i primi capitoli ma mi ha già conquistato con la sua semplicità, l'atmosfera estiva e l'elogio del mondo naturale. In attesa di comunicarvi il mio parere definitivo, spero presto, vi lascio con l'incipit. Fatemi sapere se vi incuriosisce oppure no.
A presto!

Nel 1899 avevamo imparato a vincere l'oscurità, ma non il calore del Texas. Ci alzavamo al buio, ore prima dell'alba, quando in cielo, verso oriente, c'era solo una sbavatura di indaco e il resto dell'orizzonte era ancora pece allo stato pure. Accese le nostre lampade a cherosene, le reggevamo davanti a noi oscillanti nell'oscurità, come piccoli soli personali. Dovevamo fare il lavoro di un'intera giornata prima dell'alba, quando il calore mortale ci riportava tutti nella nostra grande casa con le imposte chiuse e, sudati, ci sdraiavamo come vittime sotto gli alti soffitte delle stanze oscure. Il rimedio usato d'estate da Mamma di aspergere le lenzuola con acqua di colonia rinfrescante aveva effetto solo per un minuto.
Alle tre del pomeriggio, quando giungeva di nuovo l'ora di alzarsi, la temperatura era di nuovo micidiale.
Da noi a Fentress il caldo era un patimento per tutti, ma a soffrire di più erano le donne, con i loro corsetti e le sottogonne (io ero ancora troppo giovane di qualche anno per quella forma di tortura femminile). Allentavano i busti e passavano le ore a sospirare, maledicendo la calura e anche i mariti, che le avevano trascinate nella contea di Caldwell a piantare il cotone e i pecan, e ad allevare il bestiame. 
Mamma aveva rinunciato temporaneamente ai capelli posticci, una finta frangia arricciata e una coda di crine arrotolata, basi che usava ogni giorno per acconciarvi sopra le sue chiome in complicate montagne. Nei giorni in cui non avevamo compagnia aveva persino preso l'abitudine di ficcare la testa sotto la pompa della cucina e farsi spruzzare da Viola, la nostra cuoca africana per un quarto, finché non era completamente fradicia.
Ordini precisi ci impedivano di ridere per quello spettacolo strabiliante. Scoprimmo (anche Babbo) che quando Mamma rinunciava a poco a poco alla propria dignità per il caldo era meglio stare alla larga da lei.

giovedì 2 maggio 2019

Recensione: "La voce della pietra" di Silvio Raffo

Titolo: La voce della pietra
Autore: Silvio Raffo
Editore: Elliot
Data di pubblicazione: settembre 2018
Pagine: 160
Prezzo: 16,50 €



Trama:
Nella lugubre solitudine di un’antica dimora di campagna il giovane Jakob, che dalla morte della madre si rifiuta di parlare e affida a un diario i suoi tenebrosi pensieri, ascolta una voce ultraterrena che sussurra arcani messaggi dal grembo della pietra. 
Verena, l’indifesa infermiera sensitiva che arriva alla villa per prendersi cura di lui, orfana anch’essa e donna dal turbolento passato, cade vittima dello stesso incantesimo maligno. 
Che cosa vogliono i morti dai vivi? Qual è la vera misura del loro potere?

Recensione:
Muriel Spark ha detto di questo libro «Un gotico d’avanguardia di intensa potenza visionaria che avrebbe voluto scrivere Edgar Allan Poe».
A dispetto dell'autrice scozzese, non me la sento di parlare a nome del celebre scrittore americano, posso però confessarvi, senza mezzi termini, che mi piacerebbe tanto poter dire di esser stata io l'artefice di un romanzo così avvincente e ben scritto.
Perché? Abbiate un po' di pazienza e lo scoprirete. 
Come si evince dalla trama, la storia - se escludiamo le prime scene dedicate all'infermiera Verena - si svolge interamente in una maestosa villa d'epoca circondata da un muro di pietra e da bellissime statue. Lì vive Jakob assieme a sua zia.
Il ragazzo è sempre stato di indole introversa e poco incline ai contatti sociali. L'unico vero e saldo rapporto lo aveva con la madre, Malvina, un'eterea pianista di salute cagionevole.
Dopo la morte della figura materna, avvenuta l'anno precedente ai fatti raccontati, Jakob sceglie di chiudersi nel silenzio e non proferire parola alcuna.
Tutti i suoi pensieri li affida a dei misteriosi taccuini, su cui annota, giorno per giorno, i messaggi che la pietra desidera comunicargli.
Proprio così. Accostando l'orecchio a precisi punti della cinta muraria, a determinate statue e alla lapide di Malvina, l'adolescente riesce a ricevere alcune rilevanti informazioni e, talvolta, a conoscere e modificare il futuro.
So che detto così può sembrare una cosa alquanto astrusa e surreale, ma vi assicuro che nel libro questa straordinaria dote è descritta con tale naturalezza e con un linguaggio così accattivante (a metà strada tra il metafisico e il filosofico) che non si può fare altro che accettarla come un fatto certo, indubitabile e del tutto regolare.
Jakob ha pertanto un'importante missione da compiere, ovvero raggiungere, mediante l'isolamento e l'assenza di comunicazione, lo status di puro pensiero e la capacità di alterare, a suo favore, la realtà circostante. Purtroppo per lui, l'arrivo di Verena costituirà un enorme ostacolo al suo obiettivo.
La giovane donna, che arriva da una devastante sconfitta in campo medico, non può che vedere nel ragazzo chiuso in se stesso una sfida da vincere assolutamente.
Tra i due quindi si instaura subito un duello senza sconti, che si riflette direttamente nella struttura del libro, articolata in capitoli alternati che danno voce equamente ai due protagonisti.
Da una parte vediamo il ragazzo architettare un piano dopo l'altro per liberarsi una volta per tutte dell'infermiera - da lui soprannominata Serpente - e dall'altra l'agguerrita signorina la quale, dopo aver schivato ogni colpo, persevera nella sua ricerca di un legame.

La presenza del Serpente alla Rocciosa non può e non deve in alcun modo turbarmi. 
L’attaccherò solo in caso di provocazione. Può anche darsi che non ci sarà. Anzi, il mio desiderio è che non ci sia nulla di nulla fra me e il Serpente. 
Devo semplicemente neutralizzarla, non permetterle di entrare in contatto con me. E se ne andrà. 
Così ho scritto. E lo scrivo di nuovo. 
Se ne andrà.

Il ritmo, come immaginerete, si fa sempre più incalzante man mano che si prosegue con la lettura, i personaggi rivelano i loro punti deboli (ma anche gli assi nella manica), e soprattutto il mistero si infittisce, instillando costantemente nuovi dubbi nel lettore.
Ad esempio le voci della pietra sono reali o rappresentano solo una qualche bizzarra elaborazione del lutto?
E chi sono i mandanti di questi messaggi? Cosa vogliono davvero?

Oggi la voce della mia Colomba m’è sembrata triste: era forse il frullare delle ali nel cuore della pietra, come un lievissimo arpeggio intermittente, che ottundeva le parole in un lamento indistinto. 
Il tono del Pastore invece era più deciso, e più esplicito il messaggio: fedele al suo credo pragmatico, mi invitava al lavoro, esortava a concludere il più presto possibile. 
Non penso di deluderlo. Non lo merita.

Jakob, poi, è l'artefice di un piano ingegnoso o solo una pedina inconsapevole di qualcosa di molto pericoloso?
E Verena? Quali sono le sue reali intenzioni?
Queste sono solo alcune delle domande che sorgono spontanee con il procedere delle pagine. Inoltre i personaggi, i due principali ma anche la indecifrabile zia a dire il vero, sono così enigmatici, pieni di segreti e di sfumature, da risultare estremamente affascinanti e ammalianti.
Un ultimo dato, per nulla irrilevante, è la scrittura dell'autore, elaborata e ricercata, capace di rapire, intrigare e lasciare stupefatti. Il libro, grazie allo stile raffinato di Raffo, si presenta indubbiamente come un elaborato di pregevole fattura, che spicca per il suo carattere roboante ma mai inopportuno. Inoltre le parti assegnate a Jakob si distinguono in maniera netta da quelle di Verena, caratterizzandosi per scelte stilistiche differenti: le prime più ampollose, meditabonde, ed invase di segretezza, e le altre ugualmente eleganti, ma più descrittive e meno oscure.
In definitiva non posso che consigliare fortemente questo romanzo che, nonostante le dimensioni ridotte, riesce a dar vita ad una storia accattivante, inquietante e soprattutto originale, a delle figure enigmatiche e profonde, e a dei colpi di scena mozzafiato.

Considerazioni:
"La voce della pietra" è uno di quei libri che ti rapisce già dalle prime pagine. Sin da subito ci si ritrova immersi nel mondo di Jakob, fatto di silenzi, rigide regole e ferree convinzioni, ma anche in quello, ben più comune, di Verena, una giovane infermiera in cerca di un'occupazione.
Le due strade, benché apparentemente lontane, finiscono per incrociarsi, influenzandosi a vicenda. Verena, delusa e smarrita, con l'approdo alla villa ritrova uno scopo, mentre il ragazzo, così chiuso in se stesso, comincia a vacillare di fronte all'ostinazione della donna.
Se in un primo momento quindi la storia appare originale e stravagante - grazie al escamotage della pietra messaggera - più si va avanti, più il tutto diventa inquietante e angosciante.
Jakob è sì un ragazzo introverso e diffidente, ma nel corso della narrazione rivela anche un animo crudele che non ammette ostacoli alla realizzazione del suo piano.
Verena invece suscita già dal principio un certo senso di tenerezza: è facile identificarsi in lei, sia nella fase iniziale di rassegnazione (dovuta all'estenuante ricerca di un lavoro) che nella veste di crocerossina che rivestirà da un certo punto in poi.
Il fronteggiarsi continuo dei due personaggi principali - il lupo cacciatore e l'ignara preda - fa sì che il libro assuma un carattere gotico e nero, e conquisti pagina dopo pagina il lettore, tenendolo incollato fino all'ultimo, con la curiosità e la voglia di sapere come andrà a finire.
Ma se pensate che "La voce della pietra" sia solo un romanzo capace di intrigare, vi sbagliate, perché invece grandi protagonisti sono, a sorpresa, i sentimenti.
Basti prendere ad esempio il ragazzo di ghiaccio che, in ogni sua mossa, anche la più spregevole, è animato in realtà dal grande amore mai sopito per la madre, dal rapporto simbiotico che li univa, dalla speranza di poterla riavere accanto.

Ancora una volta m’è parso di sentire la voce della Colomba: chiamava fioca il mio nome, come quel giorno sulla scarpata, l’ultimo giorno in cui la sua voce e la mia hanno risuonato insieme. 
In verità, noi due comunicavamo anche senza parlare, nelle nostre lunghe passeggiate, o suonando a quattro mani il pianoforte, o immersi nella lettura fino a tarda sera, vicina al camino d’inverno, sotto il portico o il pergolato nella stagione estiva. 
La parola, il silenzio, la musica erano tutte forme di comunicazione ugualmente significanti. 
Quando si parlava, nessuna parola era superflua, ma ciascuna nasceva dall'interno con una sua necessità e saliva a incontrarsi con quella dell’altro per confermare ogni volta l’esistenza del mondo e dell’amore.

Le scene che descrivono l'unione mamma-figlio sono tra le più emozionanti, quelle che ci fanno scoprire un lato inedito di Jakob, ovvero il ragazzino sofferente e smarrito, nascosto dietro la maschera di pietra. Allo stesso modo l'infermiera, nel corso dei capitoli, ci rivelerà i traumi passati e le ragioni che la spingono a tentare l'impossibile.
In definitiva, per quanto tutta la vicenda sia appassionante, sono proprio gli attori in scena, i loro comportamenti, le emozioni e i pensieri a rendere il racconto memorabile.
C'è poi il mistero che fa da padrone in ogni istante. Chi parla per mezzo della pietra?
Devo confessarvi che, considerando la natura ambigua e talvolta divergente dei consigli, verso la fine ho cominciato a pensare che i mandanti fossero due: Malvina, la voce più rassicurante, e lo Scultore - il padre di Jakob nonché l'autore delle numerose statue - quella più insidiosa.
Non vi dirò se avevo ragione oppure no, posso però sbottonarmi un pochino rivelandovi che il finale è stato per me inaspettato, sconcertante ed elettrizzante. Perfetto per un romanzo del genere, che fa del turbamento emotivo e della suspense la sua perfetta colonna sonora.  

Ringrazio la casa editrice Elliot per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

mercoledì 17 aprile 2019

Recensione: "Cuore ribelle. The blue castle" di Lucy Maud Montgomery

Titolo: Cuore ribelle. The blue castle
Autore: Lucy Maud Montgomery
Editore: Cignonero
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2018
Pagine: 224
Prezzo: 9,99 €

Trama:
A ventinove anni, il destino di Valancy Stirling sembra già segnato: considerata ormai una zitella senza speranza, vessata dalla sua ingombrante e numerosa famiglia che non fa altro che rimarcare la differenza tra lei e la bella e ricca cugina Olive, Valancy è convinta che non troverà mai la felicità.
Tutto cambia quando, a seguito di un controllo medico, apprende una tragica notizia: le resta un solo anno da vivere, e non ha nessuna intenzione di sprecarlo cercando di compiacere i suoi famigliari che la disprezzano. Decide così di cambiare vita e abbandonare la casa di sua madre per trasferirsi da Cissy Gay, una vecchia compagna di scuola che abita in una casa sgangherata, e che per di più è gravemente malata.
È lì che Valancy conosce Barney Snaith, un uomo enigmatico e affascinante, su cui circolano molti pettegolezzi. Vive da solo su un’isola in mezzo al lago, e ha un passato misterioso. Snaith è quanto di più lontano dall'immagine degli Stirling, ed è proprio questo ad incuriosire la coraggiosa Valancy, che farebbe di tutto pur di liberarsi dalle grinfie della sua opprimente famiglia.

Recensione:
Lucy Maud Montgomery ci conquista al primo istante con le tribolazioni di Valancy Stirling, un'eroina d'altri tempi, imprigionata in una gabbia mortale, che non fa che stritolarla giorno dopo giorno.
Perché cos'altro è la famiglia borghese che l'ha cresciuta, se non un conglomerato di pregiudizi, aspettative, pettegolezzi, battute al vetriolo e commenti pungenti?
Valancy è per tutti la pecora nera, la quasi trentenne che non è riuscita ad accaparrarsi un buon marito, che non è mai abbastanza bella o spigliata od elegante. Qualsiasi cosa faccia, non sarà mai all'altezza delle aspettative.
La giovane donna è ormai rassegnata, ad una vita senza amore ed emozioni forti, alla solitudine che la accompagna quotidianamente, ai giudizi non richiesti dei suoi familiari.

Per tutta la vita, rifletté, aveva avuto paura di qualcosa. Da piccola era stata terrorizzata dall'orso nero che viveva nell'armadio sotto le scale - così le aveva raccontato la cugina Stickles - e che stava in agguato aspettando che lei passasse di lì per ghermirla e mangiarla.
Crescendo, le sue paure erano diventate reali. La spaventava la rabbia di sua madre, l'idea di offendere lo zio Benjamin o di incassare i commenti cattivi della zia Isabel. 
Aveva paura della disapprovazione dello zio James, temeva di non riuscire a mantenere l'apparenza di donna rispettabile, e di finire vecchia, povera e sola, costretta a mendicare.
Paura, paura, paura. Era una trappola, una ragnatela rischiosa da cui non si poteva fuggire. 
E per tutta la vita Valancy si era rifugiata nei sogni, in quel Castello Blu che tanto aveva immaginato. Ma adesso, alla soglia dei ventinove anni, anche quella fantasticheria le appariva ormai inaccessibile.

Fino a quando un dottore le diagnostica una grave cardiopatia che non le lascerebbe scampo. Un solo anno di vita, questo è il tempo che rimane a Valancy prima di dire addio per sempre al mondo.
La nostra protagonista ha due scelte: raccontare tutto agli Stirling e passare gli ultimi dodici mesi tra controlli medici e piagnistei vari, o non dire nulla a nessuno e dare una svolta per sempre alla sua esistenza, o perlomeno a quel poco che resta.
Ed è così che il suo percorso verso la morte si trasforma in una vera e propria rinascita.
Valancy, che ha sempre avuto paura di replicare alle assurde pretese, ai dinieghi e alle opinioni inopportune della madre, della cugina e degli invadenti zii, è ora un fiume in piena.
Ribatte ad ogni accusa, senza temere le conseguenze del suo coraggio. In fondo non ha nulla da perdere ormai, nessuno può diseredarla né ripudiarla, non se sarà già morta.
La Valancy che conosciamo da questo momento in poi è arguta e divertente, colpisce i suoi aguzzini con una parlantina sciolta e scaltra, li mette alla berlina, evidenziandone l'ipocrisia e la crudeltà. È una donna libera, che si mostra senza remore, che fa quello che ha sempre desiderato, infischiandosene della reputazione e delle dicerie.

«Da ragazzina non mi sarei mai sognata di parlare di cose del genere, Topolina» la rimproverò la zia Wellington. 
«Ma io non sono più una ragazzina, sono una donna ormai sfiorita. Non è questo che dici sempre di me? Siete solo dei pettegoli maligni e maliziosi. Non potete lasciare la povera Cecily Gay in pace? Tutti a Deerwood sanno che è malata e che non le resta molto da vivere. Qualunque cosa abbia fatto è già stata punita abbastanza. E per quanto riguarda Barney Snaith, l'unico crimine di cui è davvero colpevole è quello di essere un uomo schivo che bada solo ai fatti suoi e che se ne infischia dei vostri giudizi da quattro soldi. Cosa che, ovviamente, voi non tollerate, perché secondo voi nessuno può vivere serenamente senza la vostra approvazione.» 
«Valancy, il tuo povero padre si rivolterebbe nella tomba se potesse sentirti» chiosò Mrs. Stirling. 
«Chissà, magari starebbe più comodo» concluse Valancy seccamente.

E come primo cambiamento sceglie di lasciare il nido e spiccare il volo verso nuovi orizzonti. Va quindi a vivere dalla vecchia amica Cissy Gay e dal suo, poco rispettabile padre, Roaring Abel.
Lì la ragazza ritroverà tutta la sua vitalità, quella che non credeva nemmeno di avere. Passerà il tempo a rendersi utile, sia nelle mansioni domestiche che assistendo, fisicamente e moralmente, la compagna malata. E non solo.
Dopo una partenza molto intensa ma anche alquanto nostalgica e deprimente, da questo momento in poi il libro diventa un vero e proprio inno alla vita. Tutto è incentrato sulla libertà di essere se stessi, senza indugi o paure, e sulla voglia di scoprire il mondo e la bellezza della piccole cose.
La scrittura della Montgomery, ricca di suggestive e pregnanti descrizioni, coinvolge in pieno, regalando forti emozioni e sensazioni, ma anche tante ambientazioni da sogno.
Impossibile non riconoscersi nella protagonista, sia nella sua iniziale ritrosia e rassegnazione che nella fame di vita e avventura della seconda parte.
Impossibile non sognare con Miss Stirling all'arrivo al fantomatico castello blu, immerso nel verde e affacciato sulle limpide acque di un placido lago.
E per i più romantici, sappiate che in questo romanzo non manca niente, neppure una grande storia d'amore: e non una di quelle tutte colpi di fulmini e passioni travolgenti, che personalmente detesto, ma una fatta di condivisione, sostegno e momenti speciali da trascorrere assieme.
In generale "The Blue Castle" potrebbe rientrare, a mio parere, nella categoria dei libri "da leggere assolutamente", per più motivi.
Per la penna dell'autrice, splendida, ricca di sfumature ma non per questo artificiosa (le descrizioni del panorama e in special modo dei boschi sarebbero da incorniciare); per la sua adorabile e coraggiosa protagonista, in cui, è facilissimo identificarsi; per la vena ironica e dissacrante di tutto il testo; per la poesia contenuta in ogni pagina; per il bellissimo messaggio edificante che trasmette tutta la lettura.
Leggere questo libro, vi assicuro, avrà un effetto benefico su di voi, come una carezza gentile, una sferzata di acqua fresca sul viso, una giornata di sole dopo un lungo inverno, o una limonata dissetante nel bel mezzo della calura estiva.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Quando ho letto per la prima volta la trama di questo romanzo, ho subito pensato fosse quello giusto per me. Ho immediatamente avvertito una sintonia con la protagonista, sintonia che, una volta intrapresa la lettura, non ha fatto che intensificarsi.
Mi sono molto immedesimata con Valancy (pur non avendo, fortunatamente, una famiglia terribile come la sua), nella sua voglia di rivalsa e nella necessità di dare una svolta alla propria vita. La scena in cui scopre di essere ad un passo dalla morte è molto intensa, si riesce a percepire tutta l'incredulità della giovane donna nell'apprendere che di lì a poco non sarebbe stata nulla di più di un mucchietto di cenere. Mi ha emozionato molto, ne ho sentito il peso ed il conseguente rammarico.

Valancy restò a lungo seduta accanto alla finestra. 
Fuori, il mondo annegava nella luce primaverile, il cielo era terso e azzurro e il vento accarezzava le gemme tenere e verdi sugli alberi, portando con sé un profumo fresco. Sulla banchina della stazione un gruppo di ragazze aspettava di partire. Sentì le loro risate allegre mentre chiacchieravano e scherzavano. Il treno in arrivo fischiò, coprendo ogni suono. Valancy non vide né sentì niente di tutto questo. Niente importava più. Niente aveva più senso, se non il fatto che le restava un unico anno da vivere. 
Quando anche sedere accanto alla finestra diventò insostenibile, Valancy si sdraiò sul letto. Fissò il soffitto screpolato senza vederlo davvero. Non provava nulla tranne una sconfinata e sorpresa incredulità, unita alla sicurezza che il dottor Trent sapeva il fatto suo, e che lei, Valancy Stirling, era condannata a morire a neanche trent'anni, senza aver mai vissuto davvero.

Ciò che succede dopo, per quanto non proprio realistico (la fase traumatica è durata troppo poco per poter risultare credibile), non ha potuto che entusiasmarmi.
La piccola di casa, soprannominata da tutti Topolina, si prende il suo riscatto, diventando così irriverente da sembrare, agli occhi dei suoi familiari, completamente matta. Leggere di una Valancy libera e spensierata, e la conseguente umiliazione degli Stirling mi ha divertito un sacco. Non facevo che attendere la prossima mossa che avrebbe lasciato tutti senza parole.
Con il trasferimento a casa di Abel Gay, la storia diventa di nuovo più emotiva, anche a causa del tragico destino della povera Cissy. L'amicizia tra le due ragazze mi ha commosso, a tal punto che avrei voluto che la scrittrice avesse previsto un finale gioioso per entrambe. Ho amato la dolcezza di Cissy, e pure il lato tenero, gentile e bizzarro di Abel. Una parte di me, avrebbe voluto che quella rassicurante quotidianità continuasse per sempre.
Ciò non toglie che, quando Miss Stirling è diventata Mrs Snaith la cosa non mi è dispiaciuta affatto. Prima di tutto per la nuova abitazione, ribattezzata, in onore delle vecchie fantasie di Valancy, "il castello blu".
Che posto incantevole! Quanto avrei voluto vivere anch'io lì, e poter passeggiare liberamente tra i boschi, sguazzare nel lago tutto il dì, passare la serata in veranda sotto le stelle o accoccolata accanto al camino.

Con i soldi dell'eredità, aveva comprato anche un costume da bagno verde chiaro, un indumento che avrebbe provocato la morte di tutta la sua famiglia se solo l'avessero vista. Barney le aveva insegnato a nuotare, e spesso Valancy indossava il costume da bagno la mattina e non lo toglieva fin quando non si faceva ora di andare a dormire, intervallando le sue occupazioni quotidiane con un tuffo e un riposino su una roccia scaldata dal sole. 
Aveva dimenticato tutte le cose umilianti che erano accadute, le ingiustizie e le delusioni. Era come se fossero capitate a qualcun altro, e non certo a lei. Valancy Snaith era sempre stata felice. 
«Quando arriverà la mia ora, saprò di aver vissuto davvero e di aver avuto la felicità che mi spettava» pensava con coraggio.

E poi devo ammettere che anche avere il misterioso Barney come marito non mi sarebbe dispiaciuto, anzi. Vi confesso che la convivenza tra i due è quanto di più vicino alla mia vita di coppia ideale, fatta di scampagnate nella natura, corse in auto, piccole avventure condivise, tante risa e conversazioni, gesti d'affetto ma anche rassicuranti serate da trascorrere in silenzio, in compagnia di un bel libro.
Se escludiamo la stanza segreta di Snaith e il riserbo sul suo passato, che mai e poi mai avrei accettato, per il resto decreto il loro matrimonio perfetto, assolutamente da replicare... nella mia vita XD
In realtà tutto in questo libro è talmente bello, inebriante e appassionante che non avrei voluto terminarlo mai *-*
Molto grazie anche alla penna della scrittrice (che ricorda molto quella della Burnett in "La figlia di Lowrie", altro libro che consiglio), così coinvolgente da tenere letteralmente incollati alle pagine.
Alla fine la narrazione prende un po' la piega "tutti felici e contenti" che, personalmente non mi aspettavo e che non mi ha convinto pienamente - mi riferisco nello specifico alla vera identità di Barney -, però il romanzo nel suo insieme ha un livello così elevato che un piccolo particolare non potrebbe mai scalfirlo.
Non voglio dilungarmi oltre, perché niente di quello che potrei dirvi, potrebbe fare la differenza se non l'appello "leggetelo, leggetelo, leggetelo!"

Ringrazio la casa editrice Cignonero per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro