giovedì 11 ottobre 2018

Recensione: "Gli animali fantastici: dove trovarli" di J.K. Rowling

Titolo: Gli animali fantastici: dove trovarli
Autore: J.K. Rowling
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 6 maggio 2010
Pagine: 60
Prezzo: 10,00 €


Trama:
Non c'è casa di maghi in tutto il paese dove non troneggi una copia di "Gli Animali Fantastici: dove trovarli". Ora anche i Babbani avranno la possibilità di scoprire cosa mangiano i Puffskein e perché è cosa saggia non lasciare latte in giro per i Knarl.
I proventi della vendita di questo libro andranno a Comic Relief e all’associazione benefica internazionale di J.K. Rowling Lumos, che faranno magie al di là dei poteri di qualunque mago. Se ritenete che questa non sia una buona ragione per separarvi dal vostro denaro, posso solo sperare per voi che un mago di passaggio si mostri più caritatevole nei vostri confronti, quando verrete attaccati da una Manticora.

Recensione:
Il mondo magico di Harry Potter sembra non avere confini, ragion per cui, un po' di anni fa, ad accompagnare la celebre saga dello sfortunato maghetto, si sono aggiunti altri tre libriccini: "Il Quidditch attraverso i secoli", "Le fiabe di Beda il Bardo" e "Gli animali fantastici: dove trovarli", di cui vi parlo oggi.
Possiedo questi libri da parecchio tempo ma, non avendo ancora terminato la serie ambientata ad Hogwarts, attendevo di finire i sette libri principali, prima di incominciare quelli supplementari.
Tuttavia, qualche settimana fa, avendo intenzione di guardare il film omonimo (ebbene sì, penso di essere non solo una delle poche persone a non aver ancora letto tutti i romanzi della Rowling, ma anche forse l'unica a non aver visto le avventure di Newt Scamander) ho pensato bene di rivedere i miei propositi iniziali, e preparami invece alla visione mediante la lettura del piccolo tomo in mio possesso.
Sono lieta di averlo fatto perché, pur avendo la trasposizione cinematografica ben poco a che fare con il contenuto del libro, l'immergermi in quelle pagine mi è comunque servito a conoscere sia il personaggio di Scamander e la sua storia, che alcuni degli animali straordinari protagonisti del film.
Mi riferisco certamente allo Snaso, l'adorabile ladruncolo sempre al centro della scena, ma anche ai Bowtruckles (nel film chiamati "asticelli"), agli Occamy - i quasi serpenti dalle uova d'argento - o all'Erumpent - lo pseudorinoceronte ritratto in piena stagione degli amori. Per non parlare poi del carinissimo Demiguise, il furbetto invisibile il cui morbido pelo serve a realizzare i famigerati mantelli magici, senza dubbio uno dei miei animali fantastici preferiti, o ancora dei Billywig, o dei coloratissimi Fwooper.
C'è da dire che nel libro, a queste rare eccezioni di animali pressoché innocui, e pochi altri dal medesimo impatto, se ne aggiungono tantissimi che di pacifico hanno poco o nulla. 
Basterà citare a proposito animali come l'Acromantula - il nome Aragog vi dice niente? - i poco amichevoli Berretti Rossi, capaci di attaccare ferocemente i babbani, o ancora i Lethifold, i Troll, gli Erkling, ovvero i grandi gnomi famosi per la capacità di rapire e divorare bambini, e via dicendo.

Berretto Rosso 
Questa creatura simile a un nano vive in buchi nei vecchi campi di battaglia o dove sia stato versato sangue umano. 
Anche se facilmente respinto da incantesimi e maledizioni, è molto pericoloso per i Babbani solitari, che cercano di randellare a morte nelle notti buie. 
I Berretti rossi sono diffusi nel Nord Europa.

Fortunatamente l'autrice ha l'innata capacità di smorzare anche questi piccoli particolari cruenti con un linguaggio ironico che non può che far sorridere. Anche perché, come specificato nella prefazione, noi non maghi non abbiamo nulla da temere, in quanto il contenuto del libro è solo frutto di fantasia, o almeno così si spera.
Altra cosa davvero apprezzabile sono le note a piè di pagina che implementano il testo, talvolta con aneddoti e altre volte ricollegandoci ad altri tomi pubblicati ad Hogwarts, purtroppo al momento non ancora reperibili da noi nelle comuni librerie. 
E parlando sempre di aggiunte, il racconto è arricchito da alcune note grafiche vergate a mano dal golden trio Harry, Ron e Hermione. Niente di memorabile, poche battute scherzose, che però con la loro semplicità riescono a rendere il tono del libro meno tedioso.
Parlandovi ora della struttura dell'opera (forse avrei dovuto cominciare da questo punto a pensarci bene) essa si articola in una prefazione che porta la firma di Albus Silente, finalizzata in particolar modo a giustificare la diffusione di uno dei più famosi testi scolastici di Hogwarts presso il pubblico babbano, in una prima parte più generale ed una seconda parte, ben più ampia, dedicata all'elenco in ordine alfabetico dei cosiddetti "animali fantastici".
Ho trovato molto interessante la prima sezione, in particolare tutta la distinzione elaborata nel corso dei secoli tra il concetto di "essere" e quello di "animale". In queste pagine una certa attenzione è dedicata anche alla percezione delle creature magiche da parte dei comuni mortali e allo sforzo praticato dal Ministero della Magia per scongiurare eventuali effetti disastrosi ed isterie collettive, tramite pratiche di dissimulazione (come nel caso del mostro di Loch Ness).
La seconda parte, quella che ha per protagonisti gli animali veri e propri, è sicuramente curiosa, tuttavia il registro così compilato risulta poco leggibile tutto d'un fiato. Non è facile a fine lettura ricordare le differenze tra una creatura e l'altra, forse un utilizzo maggiore di illustrazioni (qui assai rade) avrebbe aiutato in tal senso.
In realtà, per quanto ho sentito (confesso di non aver verificato di persona), nelle versioni successive alle mie, ed in particolare in quella attualmente in commercio, dovrebbero esserci più disegni e la descrizione di ulteriori sei animali. Se sapete qualcosa a riguardo, fatemi sapere.
Tornando a noi, anche queste pagine, pur non essendo propriamente scorrevoli, si contraddistinguono per la grande originalità e fantasia. 
Mentre si legge non ci si può non complimentare con la Rowling per essere riuscita a creare degli esseri così bizzarri e stravaganti, unici nel loro genere. Particolarmente affascinante è poi la leggenda che ha dato origine al Quintaped, una bestia pelosa a cinque zampe che ha infestato un'isola misteriosa al punto da renderla indisegnabile (e perciò irraggiungibile) sulle mappe.
In conclusione non posso che consigliare questo libro agli amanti del mondo di Harry Potter, in quanto rappresenta un ulteriore tassello che si aggiunge al già straordinario universo realizzato per noi dalla scrittrice inglese. Presenta qualche piccolo difetto, è vero, tuttavia arricchisce di molto l'idea che si ha della magia e dei segreti che si celano dietro di essa.
Inoltre, cosa ben più encomiabile, ricordo che tutti i proventi della vendita di questo libro sono stati interamente devoluti a Comic Relief, associazione benefica che si occupa di attività di sostegno ai bambini dei Paesi sottosviluppati.

Per la prima volta nella storia della nobile casa editrice Obscurus Books, uno dei suoi titoli viene reso disponibile per i Babbani. 
La missione di Comic Relief nel combattere alcune delle forme peggiori di sofferenza umana è ben nota nel mondo Babbano, quindi è ai miei colleghi maghi che mi rivolgo. 
Sappiate dunque che non siamo i soli a riconoscere il potere terapeutico della risata, che esso è ben noto anche ai Babbani, che hanno incanalato questo dono in un modo assolutamente fantasioso, usandolo per raccogliere fondi con i quali aiutare a salvare e a migliorare esistenze: un ramo della magia al quale tutti aspiriamo.

Non si potrà sconfiggere la povertà con un incantesimo, o almeno non che io sappia, ma se leggere un libro può allietare e nel contempo dare una mano al prossimo, perché non farlo?

il mio voto per questo libro

venerdì 5 ottobre 2018

Monthly Recap... Settembre 2018!



Salve avventori!
Con la fine dell'estate il nostro blog è tornato a lavorare a pieno regime con le recensioni e anche le rubriche. Potevamo quindi non ricapitolare, con il Monthly Recap, cosa è successo in questo mese e quali sono state le nostre letture?
Ovviamente no! Cominciamo quindi dalle recensioni di settembre, che potete ritrovare facilmente qui sotto, nel caso ve ne foste persa qualcuna. Basterà cliccare sulla copertina del libro per essere indirizzati alla relativa review.
In linea generale sono tutti romanzi che abbiamo recensito positivamente, anche se da alcuni di essi ci aspettavamo qualcosa di più.


Le recensioni di settembre



Passiamo ora alle letture che ci hanno fatto compagnia questo mese.
Diciamo che, dopo il ritmo rallentato, dovuto alle giornate di mare e alle passeggiate all'aria aperta, nelle ultime settimane, abbiamo ripreso a dedicare più tempo alla lettura.
Anche perché, quando le giornate sono gelide e piove tutto il giorno, cosa si può fare se non mettersi sotto le coperte e perdersi tra le pagine di un bel romanzo?

Le letture di settembre

"Noi siamo tutto" di Nicola Yoon
"Wildwitch. La vendetta di Kimera" di Lene Kaaberbøl
"Room" di Emma Donoghue
"Profumo di cioccolato" di Kathryn Littlewood
 "Dove il mare incontra il cielo" di Eric eTerry Fan
 "La radice quadrata di un'estate" di Harriet Reuter Hapgood
 "101 motivi per essere un ragazzo" di Beatrice Masini
 "101 motivi per essere una ragazza" di Beatrice Masini
 "L'orso Paddington" di Michael Bond

Il bilancio è positivo ma non positivissimo, devo dire la verità, più che altro perché per molti di questi titoli le aspettative erano alte, e non paragonabili allo stato dei fatti... purtroppo.
Fanno eccezione il terzo libro della saga Wildwitch che ci ha tenute incollate alle pagine, e l'albo illustrato dei Fratelli Fan, un piccolo gioiellino dalle magnifiche illustrazioni.

E ora, prima di salutarvi, vi lasciamo con il consiglio del mese. 
Il libro selezionato è uno di quelli che abbiamo promosso a pieni voti: ci ha divertito, emozionato e ci ha fatto viaggiare con la fantasia.

Il consiglio del mese è...


"Wildwitch. La vendetta di Kimera" di Lene Kaaberbøl

Cruento, ma anche avventuroso; commovente, ma anche spiritoso.
Uno di quei libri che ti fa conoscere mondi magici ed inesplorati, pieni di pericoli ed insidie, che ti regala tante emozioni e ti fa capire l'importanza del coraggio e dell'amicizia.
Il terzo capitolo di una saga appassionante che non vediamo l'ora di proseguire.

E per il momento è tutto!
Com'è invece il bilancio del vostro mese?
Quali libri vi hanno rubato il cuore e quali invece vi hanno deluso?

mercoledì 3 ottobre 2018

Recensione: “Giselle” di Charlotte Gastaut

Titolo: Giselle
Autore: Charlotte Gastaut
Editore: Gallucci Editore
Data di pubblicazione: 27 settembre 2018
Pagine: 40
Prezzo: 24,00 € (cartaceo) 



Trama:
Giselle, una giovane contadina che adora danzare, è innamorata di Loys.
Un giorno, però, scopre che la sua vera identità è un’altra: si tratta del principe Albrecht, promesso sposo della dolce Bathilde.
Tradita e distrutta dal dolore, Giselle muore e diventa una delle “Villi”, gli spettri di fanciulle morte prima delle nozze che vagano nel bosco assetate di vendetta...

Recensione:
Charlotte Gastaut, con le sue raffinate e delicate illustrazioni, regala incanto ad un racconto di per sé magico.
“Giselle”, una storia creata per il balletto e nota in tutto il mondo, prende vita in queste pagine, che sembrano animarsi come una vera e propria danza.
Ogni pagina regala stupore e meraviglia.
La tecnica del papercut, aggiunge valore ai magnifici disegni, che già affascinano per ciò che descrivono e per i bellissimi colori.
Poche parole, quelle necessarie, perché tutto il resto è lasciato alle immagini.
La felicità dell’amore e la disperazione della perdita, tutto ciò che nello spettacolo è espresso con la danza, qui è lasciato alle illustrazioni.
I fantasmi delle Villi, le creature ultraterrene che secondo la leggenda Slava incarnano le promesse spose abbandonate o tradite prima del matrimonio, sono qui realizzati con delicati intagli sulla carta satinata, leggeri ed eterei, in contrasto con le altre figure, terrene, rese con il cartone rigido.
Un albo illustrato che gli amanti del genere non possono lasciarsi scappare. Un gioiellino da custodire nella propria libreria.

Curiosità:
Charlotte Gastaut sarà premiata domenica 7 ottobre col Romics d’oro.
Dal 4 al 7 ottobre chi si recherà al Romics avrà anche l'occasione di visitare la mostra a lei dedicata, con cinquanta pezzi che raccontano il suo percorso tra moda e illustrazione.











Ringrazio la Gallucci per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 1 ottobre 2018

Recensione: "Stanza, letto, armadio, specchio" di Emma Donoghue

Titolo: Stanza, letto, armadio, specchio
Titolo originale: Room
Autore: Emma Donoghue
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 2 novembre 2010
Pagine: 339
Prezzo: 19,50 € 


Trama:
Jack ha cinque anni e la Stanza è l'unico mondo che conosce. È il posto dove è nato, cresciuto, e dove vive con Ma': con lei impara, legge, mangia, dorme e gioca. 
La Stanza è la casa di Jack, ma per Ma' è la prigione dove il suo aguzzino, il misterioso Old Nick, la tiene rinchiusa da sette anni, da quando l'ha rapita. 
Grazie alla determinazione, all'ingegnosità, e al suo intenso amore, Ma' ha creato per Jack una possibilità di vita. Però sa che questo non è abbastanza, né per lei né per lui. Escogita un piano per fuggire, contando sul coraggio di Jack e su una buona dose di fortuna, ma non sa quanto potrà essere difficile il passaggio da quell'universo chiuso a tutto quello che c'è fuori.

Recensione:
Chi di voi non ha sentito parlare di questo libro?
Considerando il grande successo editoriale di qualche anno fa, e l'impatto ancora maggiore dovuto all'uscita nelle sale del film "Room" - pellicola che si è aggiudicata ben quattro candidature Oscar - era quasi impossibile sfuggire al suo richiamo.
Ecco perché, dopo essermi imbattuta in numerose recensioni che la dipingevano come "una lettura emozionante, struggente e straziante", ho deciso di smetterla di procrastinare (era in reading-list da troppo tempo, in effetti) e testare io stessa il romanzo in questione.
Solitamente, devo ammetterlo, mi approccio ai libri rinomati con una certa diffidenza, in quanto raramente mi trovo concorde con l'opinione generale. Eppure stavolta, forse anche grazie alla conoscenza pregressa della scrittura dell'autrice (che avevo avuto modo di apprezzare ne "Il prodigio") sono partita fiduciosa. 
Inutile dire che non avrei dovuto, in quanto, mi duole dirlo, questo libro si è dimostrato deludente e decisamente al di sotto delle mie aspettative.
Vi spiego il perché.
La storia è narrata dal punto di vista di Jack, il bambino di cinque anni, nato e cresciuto in Stanza, con la sua mamma. Jack ci racconta la sua quotidianità fatta di pasti preconfezionati, giochi, esercizio fisico, tv e libri illustrati. 
Ogni cosa si ripete, ogni giorno quasi allo stesso modo. Gli stessi cartoni animati, i soliti racconti, i consueti passatempi. Le uniche novità sono rappresentate dai Premi della Domenica, le modiche ricompense che il rapitore, un certo Old Nick, recapita ai due ostaggi a fine settimana, per ricompensarli per la loro obbedienza.
Il bambino, nonostante la situazione non proprio ottimale in cui vive, non sembra rendersi conto di come stiano realmente le cose. Per lui il mondo intero è racchiuso in quelle quattro pareti e tutto ciò che è visibile in tv non è altro che finzione. Niente esiste al di fuori della Stanza, quindi non può desiderare nulla di più di ciò che ha (e di ciò che offre Old Nick).

Le montagne sono troppo grandi per essere vere, io ne ho vista una in Tv con una donna attaccata alla sua parete con le corde. 
Le donne non sono vere com’è vera Ma’, e nemmeno le ragazze e i ragazzi. Gli uomini non sono veri, tranne Old Nick, anche se non sono proprio sicuro che lui è vero verissimo. 
Forse è vero solo a metà? È lui che ci porta le cose da mangiare e il Premio della Domenica e fa scomparire Spazzatura, ma non è un umano come noi. 
Arriva solo di notte, come i pipistrelli. Forse è Porta che lo fa apparire quando fa bip bip, e l’aria diventa diversa. 
Secondo me a Ma’ non piace parlare di lui perché ha paura che se ne parliamo diventa più vero.

E non sembra neppure comprendere fino in fondo la frustrazione della madre la quale pare non rassegnarsi allo stato di prigionia, ben consapevole della vita, e degli affetti, che la stanno aspettando a casa.
Inizialmente quindi la lettura, come avrete intuito, non prevede grandi emozioni, in quanto ci aiuta essenzialmente a capire la routine in quelle mura, e ad entrare in sintonia con il protagonista e la sua Ma'. 
Ad un certo punto però accade qualcosa di preoccupante che mette in discussione la loro sopravvivenza. Il punto di svolta della vicenda, direte... e invece no, perché subito dopo il ritmo riprende con la stessa monotonia delle pagine precedenti.
Fino a quando un piano, alquanto bizzarro e inverosimile a dire il vero, pone fine una volta per tutte alla permanenza dei due protagonisti nella Stanza.
C'è da dire che tutto ciò avviene quando non si è neppure a metà romanzo (se vi state chiedendo perché il libro si chiami "Stanza", sappiate che l'ho fatto anch'io), tutto il resto non è altro che la descrizione del processo di adattamento al mondo, per Jack, e del reinserimento nella società, per sua madre.
Interessante, certo, ma ben diverso da ciò che ci si aspetterebbe da un libro che teoricamente dovrebbe ritrarre una vita di prigionia e privazioni.
Tutta l'angoscia, la disperazione, il pericolo costante e crescente, la crudeltà dell'aguzzino sono, non dico assenti, ma quasi. Le uniche emozioni descritte consistono nell'insofferenza di Ma' di fronte alla mancanza di libertà e nella nostalgia per la sua vecchia vita. 
Naturalmente buona parte del romanzo è incentrato sul rapporto madre-figlio, basato su un forte affetto reciproco, ma anche su una preoccupante, ma comprensibile, interdipendenza. Le scene tra i due sono tenere e coinvolgenti, tuttavia, soprattutto nella seconda parte, non si può non notare la morbosità eccessiva che rende la relazione parentale necessariamente da riformulare.

Non gliel’ho ancora detto che c’è la ragnatela. È strano avere un segreto che è mio-e-non-di-Ma’. Tutto il resto è di tutti e due. 
Suppongo che il mio corpo è mio, e anche le idee che mi passano per la testa. Ma le mie cellule vengono dalle sue cellule, così in un certo senso io sono suo. 
E anche quando le dico cosa penso e lei mi dice a cosa pensa e ogni nostra idea salta dentro la testa dell’altro, le nostre idee si mischiano, come quando si passa il pastello blu sopra quello giallo e viene fuori il verde.

In linea di massima il romanzo non è malaccio, è scorrevole (nonostante il linguaggio infantile e leggermente sgrammaticato di Jack), i personaggi sono abbastanza delineati (anche se non spiccano per simpatia, ad esclusione del tenero Nonnito) e anche l'analisi del passaggio Stanza-Fuori è ben approfondita.  
Tuttavia c'è sempre la sensazione che manchi qualcosa, dei sentimenti forti confacenti alla situazione estrema descritta, ma anche una certa credibilità.
Se avete letto qualcuna delle mie recensioni in passato, saprete di certo che, eccezion fatta per i libri fantasy o quelli per bambini, per me è essenziale che i fatti o le emozioni raccontate nei romanzi siano realistici.
Purtroppo in questo caso così non avviene. Partendo dal piano di fuga, sconsiderato, avventato e poco applicabile, per arrivare ai ripetuti comportamenti di Jack, nulla o quasi di ciò che l'autrice ha delineato, sembra veritiero.
Per fare uno degli esempi più lampanti.
Jack ha vissuto nella Stanza per cinque anni, desiderando tante delle cose viste alla tv. Continuava a chiedere alla mamma qualcosa di nuovo e appetibile come Premio della Domenica, eppure, una volta giunto nel Fuori, si mostra disinteressato per tutto ciò che non ha già sperimentato in precedenza.
Capisco la paura per tutto ciò che ho sconosciuto, ma qui non si parla di timore, ma di vero e proprio disinteresse. 
Quale bambino, messo nella condizione di assaggiare nuove pietanze, avere nuovi giochi, leggere nuovi libri, esplorare nuovi posti, e conoscere nuove persone, risponderebbe "no, grazie"?
Nessuno. 
Devo ammettere che, per buona parte della lettura, e soprattutto nella seconda parte della storia, ho trovato estremamente frustante l'atteggiamento perentorio e ottuso di Jack, che rifiuta dapprima anche solo l'idea di un mondo al di là della Stanza e che, una volta verificatene l'esistenza, continua a volere esclusivamente ed insistentemente ciò che apparteneva al bunker.

I pastelli a cera del dottor Clay vivono in una scatola speciale su cui c’è il numero 120, infatti sono centoventi e tutti diversi. 
Hanno dei nomi strani scritti per il lungo, tipo Arancione Atomico, Rosso Agrifoglio, Verde Smeraldo, Azzurro Cosmo – chi lo sapeva che Cosmo aveva un colore – Viola Petunia, Rosa Antico, Giallo Zabaione e Grigio Pianeta. Alcuni sono scritti sbagliati apposta, per divertimento, come Malvariglioso, ma non fa tanto ridere. 
Il dottor Clay dice che li posso usare tutti ma io scelgo solo i cinque colori che conosco per colorare come facevo nella Stanza: il blu, il verde, l’arancione, il rosso e il marrone.

Ci sarebbe poi da aprire un altro capitolo su Ma', in un primo momento disposta a mettere in pericolo la vita di suo figlio - elaborando tra l'altro un piano improbabile - pur di non starsene con le mani in mano, e successivamente capace di lasciare solo il suo bambino, una volta raggiunta la libertà. Ma è meglio soprassedere.
In generale quindi, non solo la storia presenta delle falle, ma anche i personaggi, che risultano in questo modo contraddittori, poco attendibili e distaccati.
In considerazione di questi grandi difetti, perché personalmente li reputo tali, non si riesce ad apprezzare appieno le vicende narrate, ci si ritrova a storcere il naso per questa o quell'altra cosa, a desiderare qualcosa di diverso, di toccante e di vero.

Considerazioni:
Ma quanto sono sopravvalutati certi libri? 
Se solo ripercorro mentalmente tutte le recensioni esageratamente positive che ho letto in questi anni, non mi sembra vero di trovarmi di fronte allo stesso libro che ho appena terminato.
Il "New York Times" l'ha addirittura definito "magistralmente empatico"... ma davvero? Ma se l'empatia è proprio la grande assente in questa storia: nessun personaggio ha un comportamento naturale, pare tutto artefatto e lontano dalla realtà. E riconoscersi in qualcosa di evidentemente adulterato è a dir poco impossibile.
Basti pensare a Jack. Inizialmente accetta la versione della mamma, ovvero non esiste nulla se non la Stanza, e tutti i posti visti alla tv non sono reali. 
Una volta saputa la verità la rigetta, non vuole conoscere cosa c'è al di là delle pareti, finge di non crederci. E non ci sarebbe nulla di strano se il suo atteggiamento fosse dettato dal ragionamento "se non posso uscire e vedere il mondo, allora il mondo non esiste".
Ma per il piccolo protagonista non è così che funziona: desidera che nulla nella sua vita cambi, perciò rifiuta una diversa opportunità.
Non vuole uscire e non vuole rinunciare a Stanza. Respinge il piano di fuga, non per paura di non riuscire a portarlo a termine, ma proprio per paura di farcela.
Una volta nel Fuori dice no ad ogni novità, e continua insistentemente a chiedere di riavere le sue vecchie cose e, cosa peggiore, di tornare a vivere in quella prigione.
Inutile dire quanto sia stato frustrante per me leggere ininterrottamente: "Quando torniamo in Stanza?  Dormiamo in Letto? ecc."  ╯°□°)╯︵ ┻━┻

«È il Primo Maggio solo nel mondo?» chiedo. 
Siamo sul divano e stiamo mangiando una ciotola di cereali e frutta secca, senza rovesciarli. 
«Cosa vuoi dire?» chiede Ma’. 
«È il Primo Maggio anche nella Stanza?» 
«Penso di sì, ma lì non c’è nessuno a festeggiarlo.» 
«Possiamo andarci noi.» 
Lei lascia cadere il cucchiaio nella ciotola. «Jack…!»

Parliamoci chiaro, per quanto un posto ermeticamente chiuso possa sembrarti rassicurante, è pur sempre una prigione.
E credo che, nella vita reale, nessuno rinuncerebbe alla possibilità di scegliere e sperimentare, a maggior ragione un bambino, vissuto in trappola sin dalla nascita.
Ma non è solo l'empatia a mancare, in tutto il libro non c'è nessun colpo di scena, nessun escalation di emozioni, ma uno scorrere di pagine più o meno omogeneo, più o meno monotono.
Più andavo avanti con la lettura, più mi sorgeva spontaneo il paragone con "Bunker Diary", un libro intenso e crudele, capace di dosare in modo perfetto ogni accadimento e ogni turbamento. Per non parlare poi il rapporto tra Jack e Ma', per nulla paragonabile al legame affettivo, profondo e commovente, instauratasi invece tra Linus e Jenny, i protagonisti dell'opera di Kevin Brooks. Due mondi opposti!
Inoltre mentre leggevo non riuscivo a capacitarmi che l'autrice di "Stanza, letto, armadio, specchio" fosse davvero la stessa de "Il prodigio", un romanzo assolutamente originale che ha come maggior pregio proprio il forte impatto emotivo. 
La storia di Anna O'Donnell è di tutt'altro livello, sconvolgente, agghiacciante e commovente allo stesso tempo... assolutamente da leggere.
Al confronto questo libro non può che risultare mediocre, senza infamia e senza lode, uno che non annoia ma che neanche ti appassiona, che sicuramente non lascia un ricordo indelebile una volta terminato.

il mio voto per questo libro

sabato 29 settembre 2018

I love this cover... #20

Salve avventori!
Rieccoci con un nuovo appuntamento di questa rubrica! 
So che è passato poco tempo dallo scorso post, ma non è colpa mia se le belle copertine non finiscono mai XD
Oggi vi parlerò della cover di "The Bear and The Nightingale", il primo romanzo della trilogia "Winternight" di Katherine Arden.
Una copertina affascinante che sa di inverno, pericoli e mistero.






Ai margini del deserto russo, l'inverno dura la maggior parte dell'anno e i cumuli di neve crescono più alti delle case. Ma a Vasilisa non importa: trascorre le notti d'inverno rannicchiata assieme ai suoi bellissimi fratelli, ascoltando le fiabe della sua tata. 
Più di tutte, ama la storia agghiacciante di Frost, il demone invernale dagli occhi blu, che appare nella notte gelida per reclamare. I saggi russi lo temono, dice la sua tata, e onorano gli spiriti domestici che proteggono le loro case dal male.
Dopo che la madre di Vasilisa muore, suo padre va a Mosca e torna a casa con una nuova moglie. Ferventemente devota, e allevata in città, la nuova matrigna di Vasilisa proibisce alla sua famiglia di onorare gli spiriti domestici. 
La famiglia acconsente, ma Vasilisa ha paura, sentendo che da quei rituali dipendano più cose di quanto gli altri immaginino. 
E infatti, i raccolti cominciano a scarseggiare e la sfortuna insegue il villaggio. Per tutto il tempo, la matrigna di Vasilisa diventa sempre più severa nella sua determinazione a domare la figliastra ribelle.
Al fine di proteggere la sua famiglia da una malattia che sembra essere uscita dai racconti più spaventosi della sua tata, Vasilisa dovrà sfidare anche le persone che ama e invocare i doni pericolosi che ha a lungo nascosto.

Mi piacerebbe molto leggere questo libro, prima di tutto perché la trama mi intriga parecchio. Ma vuoi mettere la possibilità di stringere questo piccolo capolavoro tra le mani?
Poter ammirare dal vivo questa deliziosa illustrazione che trasmette la magia dell'inverno e della foresta, ma anche dei pericoli in agguato?
Sarebbe bello vederlo pubblicato anche qui da noi, magari verso Natale, e ovviamente con la stessa copertina.
Cosa ne dite?

giovedì 27 settembre 2018

Recensione: "Wildwitch 3. La vendetta di Kimera" di Lene Kaaberbøl

Titolo: Wildwitch 3. La vendetta di Kimera
Autore: Lene Kaaberbøl
Editore: Gallucci Editore
Data di pubblicazione: 30 agosto 2018
Pagine: 168
Prezzo: 13,90 € (cartaceo) 6,99 € (ebook)


Trama:
Proseguono le avventure di Clara, questa volta la vita di Gatto, il suo amico selvatico, è appesa ad un filo. Se la ragazzina vuole salvarlo, dovrà seguire una pista che la porterà dritta tra le grinfie della temibile Kimera.

Recensione:
Sono passate poche settimane da quando abbiamo lasciato Clara nella sua ultima (dis)avventura con il mondo delle streghe selvatiche.
Un mondo affascinante e misterioso, ma anche pericoloso, che sta dando non poco filo da torcere alla ragazzina.
Ha avuto solo due occasioni per misurarsi con esso, e in entrambe, ha avuto la sfortuna di doversi imbattere in situazioni rischiose, molto più grandi di lei.
L’ultima volta, l’abbiamo vista alle prese con uno spaventoso scontro corpo a corpo con Kimera, dal quale, pur in maniera inconsapevole, ne era uscita turbata, ma vittoriosa.
Grazie al suo aiuto la strega Shanaia ha finalmente potuto riprendere possesso di Vestmark, la dimora di famiglia; la piccola chimera fallata Nientediniente è stata liberata dal giogo della sua aguzzina (trovando una più dolce sistemazione a casa di zia Isa); e gli animali resi succubi dal delirio di onnipotenza della strega hanno ritrovato la libertà.
Queste conquiste però non hanno reso Clara più sicura di sé e dei suoi poteri, anzi, ciò che è successo nella caverna di Vestmark ha fatto sì che tutto diventasse più strano, folle e confuso.
L’unica cosa di cui la ragazzina è consapevole è di non avere ancora il controllo dei suoi poteri.
Ed è proprio questa incapacità che le causerà così tanti problemi in questo terzo capitolo della saga. Perché, seppur è certo che Clara ha scoperto da poco la sua natura di strega selvatica, e non è ancora in grado di padroneggiare i suoi poteri, è altrettanto vero che tutti (meno Clara stessa), sono ormai consapevoli che in lei alberga un potere molto più grande di quanto avrebbero potuto immaginare.
Clara comincia, inconsapevolmente, ad intraprendere i sogni selvatici, un’arte che le streghe apprendono nelle scuole di magia, o presso insegnanti private - come fa la giovane Kahla con zia Isa - ma ovviamente la ragazza non comprende subito cosa le sta succedendo, a lei quelli sembrano solo strani sogni ad occhi aperti.
Sogni in cui vede la realtà dal punto di vista di un uccellino, un astore, o una vipera, come se lei fosse negli occhi e nella mente di quegli animali, come se lei fosse quegli animali. Ne sente i pensieri, la paura, la fame, vede ciò che essi vedono e annusa i profumi che li circondano.
Ma Clara si rende ben presto conto della pericolosità della situazione, quando a causa di questi sogni, ha un incidente che porterà lei e un suo compagno di scuola in ospedale.
Lei se la cava con poco, una lieve commozione celebrale ma, il suo “amico” Martin, è in coma e la sua situazione è critica.
Clara quindi decide di non titubare oltre, e andare da chi saprà dare risposta alle sue domande.
Così si ritrova nuovamente a soggiornare a casa della zia Isa, che con la consulenza dell’anziana signora Pommerans diagnosticherà il suo problema.
Un nodo dell’anima in cui confluiscono più vite, quelle degli animali in cui Clara è stata, quella appesa ad un filo di Martin e anche alcune vite cessate. E poi c’è lui, l’Affamato, qualcosa di nero e orribile, che sembra voler ingurgitare e inglobare a sé qualsiasi cosa.
Clara comincia ben presto a sentire una fame insaziabile, che non riesce a domare. Per impedirle di commettere un gesto orribile di cui, in futuro, si sarebbe pentita, Gatto, il suo animale selvatico, si interpone fra lei e l’Affamato, mettendo a rischio la sua stessa vita che, difatti, resta in bilico, attorcigliandosi a sua volta al nodo dell’anima.
E’ questo che spinge Clara a reagire. Trovare il coraggio e lottare, per salvare Gatto, perché non può proprio sopportare l’idea di perderlo.
Così tra domande e incertezze, dubbi e paure, Clara compirà il suo più importante viaggio selvatico, il primo volontario e consapevole. Un viaggio rivelatore, che la porterà a indagare nel passato della sua nemica, e conoscere un lato di lei, ignoto e inaspettato.
Lane Kaaberbløl continua ad arricchire il suo mondo selvatico, aggiungendo pezzi al suo puzzle, sviluppando i personaggi e rendendoli sempre più veri, reali e vividi.
Le avventure in cui la protagonista si ritrova a prendere parte diventano via, via più cruente, macabre e pericolose, ma anche più coinvolgenti dal punto di vista emotivo.
In questo capitolo conosciamo meglio Kimera, il suo passato, ciò che l’ha portata a diventare ciò che è. Scopriamo che anche il cattivo non è stato sempre tale, che la vita anche a lei ha riservato orrori e dispiaceri, e che spesso il male più grande nasce da una grande sofferenza, da una debolezza che non si è riusciti a combattere.
Il capitolo più intenso e toccante (fin ora), per una saga che non fa che migliorare di libro in libro.

Considerazioni:
Se non hai letto questo libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Questa saga mi conquista sempre più ad ogni suo capitolo e, inutile dirlo, faccio fatica a pensare di dover aspettare un anno per conoscere il seguito della storia >-<
Perché sì, sebbene molte cose siano state svelate e chiuse in questo terzo capitolo, altrettante domande sono sorte, e fra tutte quella più importante... chi è l’Affamato? (anche se io qualche idea, a riguardo, l’avrei), e cosa ne è stato di lui?
Ma andiamo con ordine.
Clara, ancora una volta, si trova a dover gestire una situazione che non è capace né di comprendere, né di affrontare.
Nonostante i trascorsi, non precisamente ottimistici, dei mesi scorsi, nessuno, nemmeno zia Isa, ha pensato che fosse seriamente il caso di farle un corso intensivo di tecniche selvatiche.
Insomma, perché questa povera ragazza deve scoprire sempre le cose dopo che le succede una disgrazia?
Una volta appurato che è una strega, e che è anche un bersaglio molto ambito, perché non metterla subito al riparo?
Per questo, e per molte altre imprudenze viste nei capitoli precedenti, zia Isa si merita il premio di zia meno responsabile di sempre!!!
Ma andiamo avanti, Clara, come già detto, si ritrova ad affrontare qualcosa di più grande di lei, e perciò decide di rifugiarsi a casa della zia.
Qui ritrova l’amica Kahla, che già l’aveva aiutata nel primo capitolo “La prova del fuoco” e, a grande richiesta, ritroviamo anche la dolcissima chimera fallata Nientediniente, che si riconferma il mio personaggio preferito della saga *-*
Ogni sua battuta mi ha strappato un sorriso, e se devo trovare un difetto a questo libro è che la piccoletta, metà uccello e metà bambina, compare troppo poco :’(
Ma se la parte più commovente e intensa del capitolo precedente “Sangue di Viridiana”, aveva riguardato proprio la storia della piccola chimera, anche qui non mancano momenti toccanti e struggenti. Ma questa volta vedranno protagonista nientepopodimeno che Kimera!
Attraverso i sogni selvatici che Clara intraprende, veniamo a conoscenza del passato della strega, della sua infanzia, della lotta intestina per far fronte a quella cosa che la divorava dall’interno.
Emozionante è stato leggere di Kimmie bambina e della sua sorellina Maira.
Di tutto ciò che è stato e che si sarebbe potuto evitare.
La saga della Kaaberbløl cresce con la sua protagonista. Crescono i pericoli e i sentimenti messi in gioco. Cresce l’empatia con i protagonisti, anche con quelli con cui si credeva impossibile provarne alcuna.
Come dice la canzone di Baglioni “Uomini persi”, anche l’uomo più cattivo è stato bambino, anche lui ha avuto le sue piccole gioie e le sue paure, i suoi sogni e le delusioni.
È questo il messaggio più grande che ci lascia la Kaaberbløl in queste pagine. Kimmie è stata Kimmie prima di diventare Kimera, e le cose sarebbero potute andare diversamente.
Nessuno nasce cattivo.
Col senno di poi, e nel capitolo precedente non l’avrei mai detto, ho provato molta pena per lei e trovato ingiusta la sua fine. Ma ho apprezzato moltissimo i colpi di scena, l’evoluzione del personaggio, e mi ha commosso il finale.
Non ho altro da aggiungere se non che voglio il seguito, e lo voglio ora!

Recensione capitoli precedente:
♥ "Wildwitch. La prova del fuoco" n°1
♥ "Wildwitch. Il sangue di Viridiana" n°2

Ringrazio la Gallucci per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

martedì 25 settembre 2018

Sotto l'ombrellone #26



Salve avventori!
E' arrivato ufficialmente l'autunno, tra poco saremo costretti a rispolverare le vecchie copertine e ad accoccolarci sul divano in compagnia di qualche buon libro.
Vorrei dirvi che non vedo l'ora ma, ahimè, in realtà quello che vorrei è starmene ancora sdraiata sulla spiaggia a godermi gli ultimi irresistibili raggi di sole.
Ed in effetti è stato proprio questo desiderio a spingermi a non pubblicare il presente post prima di adesso. Considerando che, fino alla scorsa settimana, io e Muriomu ci siamo fiondate a mare appena il bel tempo lo permetteva - ebbene sì, siamo delle bambine coraggiose - coltivavo la speranza di poter continuare così per un altro po'.
Anche perché, devo ammetterlo, le giornate di mare settembrine sono state le più rilassanti di tutta l'estate: caldo piacevole e non afoso, una timida brezza rigenerante, acqua finalmente tiepida, e soprattutto pochissima gente e nessun bambino all'orizzonte (e di conseguenza niente pericolo pallone in faccia o sabbia negli occhi, cosa da non sottovalutare)!
Purtroppo il brutto calo delle temperature di oggi mi ha fatto capire che è davvero il caso di riporre costumi da bagno e creme solari nel cassetto e rassegnarmi al freddo imminente... che desolazione!
Prima di deprimermi/deprimervi del tutto, vi lascio agli ultimi avvistamenti, risalenti al periodo di fine agosto - metà settembre... alla prossima ^-*

♥ "Labirinto blu" di Douglas Preston e Lincoln Child

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui cinquanta/sessant'anni, dai capelli grigi e corti. Era distesa su una sdraio blu, coperta da un telo mare giallo e arancio.
L'abbiamo avvistata una prima volta a inizio settembre, e di nuovo a metà mese, ma sempre con lo stesso romanzo, stranamente ancora a metà. Un curioso caso di "lettrice tartaruga" XD

Costume da bagno: 
bikini blu con piccoli fiori gialli  

♥ "Una risata vi risveglierà" di Osho

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
donna sui sessant'anni, dalla pelle chiarissima ed i capelli quasi bianco latte raccolti in una crocchia. Era seduta su una sdraio e indossava una paglietta bianca e dei grandi occhiali da sole scuri.

Costume da bagno: 
intero nero 

♥ "Sztuka Podstepu" di Kevin Mitnick e William L. Simon

Lo conosco? No

L'ho letto? No

Identikit del lettore: 
uomo sui trent'anni, dai capelli scuri e la carnagione chiara. Era disteso su un telo mare accanto a quella che, presumibilmente, doveva essere la sua ragazza. Entrambi sono arrivati in spiaggia, si sono piazzati in una posizione centrale e hanno cominciato a spogliarsi. Proprio così, hanno fatto il cambio costume in piedi ed in bella vista, fortunatamente coperti da un asciugamano.
Devo ammettere che sono stati celeri e precisi, sembrava quasi di assistere ad uno spettacolo di Arturo Brachetti.
E no, non sono una guardona, se è quello che state pensando: il cambio look è stato così improvviso e rapido che quando ho distolto lo sguardo avevano già finito U_U

Costume da bagno: 
boxer nero