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giovedì 21 aprile 2022

Recensione: “Crudelia De Mon. La mia vera storia” di Serena Valentino

Titolo: Crudelia De Mon. La mia vera storia
Titolo originale: Evil Thing
Autore: Serena Valentino
Editore: Giunti. Disney
Data di pubblicazione: 26 maggio 2021
Pagine: 304
Prezzo: 14,00 €

Trama:
Crudelia De Mon è uno dei Cattivi Disney, l’antagonista dalla forte personalità. Questo volume rientra nella nuova collana DISNEY VILLAINS, una linea espressamente dedicata ai cattivi dei più famosi film Disney.
Per la prima volta in questo volume, Crudelia De Mon ha la possibilità di prendere la parola, di raccontare il suo punto di vista, e di scoprire i lati più nascosti della sua personalità.
È la cattiva perfetta: elegante, spiritosa, implacabile. Dalla sua infanzia agiata alle sue scelte di moda iconiche, a quel famoso incidente d’auto che ha posto fine ai suoi piani malvagi, Crudelia racconta le memorie di una donna condannata, che ha avuto amici e affetti veri e sogni da realizzare. Dopotutto, le storie non sono sempre e solo bianche o nere…

Recensione:
Ogni storia, ogni racconto, ogni romanzo, ogni fiaba, per essere tale, per coinvolgere ed appassionare, ha bisogno di un eroe, un personaggio buono, positivo per cui parteggiare, e un antagonista, un nemico, un personaggio in cui il lettore potrà far convergere tutti i suoi sentimenti negativi.
Entrambi sono ovviamente necessari.
Restringendo il campo e soffermandoci ad analizzare, con la lente d’ingrandimento, le classiche fiabe, cosa ne pensate dei villains più famosi?

Negli ultimi anni, molti autori, scrittori, sceneggiatori e registi si sono messi alla prova nel dare una nuova lettura alle fiabe più conosciute, stravolgendo le sorti di alcuni personaggi e dando un nuovo volto ai protagonisti, in special modo ai cattivi.
Mi viene in mente la figura di Malefica che, grazie al film Maleficent, ha assunto nuovi contorni e uno spessore del tutto diversi. Sicuramente più profondi.

Tornando alla domanda posta prima, “cosa ne pensate dei cattivi delle fiabe?”
Ecco la mia risposta: a me non sono mai piaciuti, perché non li ho mai compresi.
Ogni personaggio dovrebbe avere una storia, un vissuto, che lo ha portato ad essere quello che è, e a maggior ragione, dovrebbe averla un personaggio che “sceglie” di essere crudele.
Dietro ad un comportamento tanto bieco e spietato ci dovrebbe essere sempre una grande motivazione.
Solo a quel punto il lettore/spettatore diventa capace di comprendere e capire determinate azioni.
Nel caso di Maleficent, ad esempio, la sua crudeltà e il suo odio nascono da una ferita profonda e insanabile.
Questo dà spessore e credibilità al personaggio. 
Anche il nemico ha una sua storia che ci porta a comprendere, seppur in parte, il suo comportamento.
Anche l’antagonista ha finalmente una sua profondità, e non si limita ad essere solo il cattivo della favola.

Invece a cosa siamo stati abituati?
A streghe offese per non essere state invitate ad un ballo. O invidiose della altrui bellezza, o donne gelose della bontà e della gentilezza delle proprie figliastre.
Motivi talmente futili e sciocchi da rendere ben evidente come i cattivi non siano altro che delle stupide marionette a uso e consumo della storia.
Un espediente qualsiasi per rendere l’eroe ancora più eroico ed amabile, perché quale persona sana di mente, si schiererebbe mai dalla parte avversa?

Serena Valentino, nella sua serie dedicata ai cattivi delle favole, prova proprio a fare questo: immaginare un passato che giustifichi, che renda in qualche modo comprensibili, le scelte dei villains più famosi.

In “Crudelia De Mon. La mia vera storia” conosciamo una Crudelia bambina, la sua famiglia benestante e la sua infanzia apparentemente serena: le scuole migliori, i vestiti più belli, camerieri, governanti e cuochi a completa disposizione e un'istitutrice che le gravita costantemente attorno, rispondendo ad ogni suo capriccio o necessità.
Eppure, sotto questa superficie patinata, si nascondono crepe, amarezze e dolori.
Suo padre Lord De Mon, un uomo buono e gentile, che le vuole davvero bene e cerca di insegnarle ciò che davvero conta nella vita, viene improvvisamente e prematuramente a mancare e, improvvisamente, il mondo di Crudelia va, per la prima volta, in frantumi.
Ed ecco che l’universo della ragazzina si restringe e comincia, sempre più, a focalizzarsi sul desiderio disperato di catturare le attenzioni, e conquistare la benevolenza di sua madre, una donna bellissima, sempre super elegante, perennemente impegnata tra feste e party che la tengono lontana da casa.

Lady De Mon è una donna severa, vanitosa ed egoista, per nulla materna. Tratta la figlia con lo stesso riguardo che si potrebbe dimostrare ad un oggetto di antiquariato.
Un'ora al giorno, l'ora del te, è questo il tempo che riserva a lei in un'intera giornata. Un momento che la piccola Crudelia attende con trepidazione, più di ogni altra cosa.
Perché, nonostante non riceva l'affetto e le attenzioni adeguate, Crudelia continua a guardare sua madre con inesorabilmente deferenza e ammirazione. Non le rimprovera nulla, anzi, come un cagnolino fedele cerca sempre di conquistare la sua stima e considerazione, una ricerca purtroppo vana.
Dopo la morte del padre le cose non migliorano, anzi, se Crudelia non desidererebbe altro che stringersi a sua madre e trovare, in lei e con lei, consolazione a quel dolore, la donna invece diventa ancora più distante, arrabbiata e risentita, fa i bagagli e parte senza dare notizie di sé.

Crudelia cresce così, desiderando sempre di entrare nel cuore di quella donna che ama e ammira, nel mentre però sarà circondata da tantissimo amore, quello della sua istitutrice Miss Pricket, che l'ha cresciuta come una figlia, quello della cuoca Mrs. Braddley che tiene a lei come fa una qualsiasi nonna con una nipote, quello della migliore amica Anita e della cagnolina Peggy (vi dicono niente questi nomi?), e poi quello di Jack Shortbottom, l'uomo che la farà sentire più importante di qualsiasi cosa.

Eppure tutto questo non sembra colmare la ferita di quel calore materno mai conquistato.
E Lady Demon - che a sua figlia non ha dato altro che vestiti, lezioni di superficialità e disprezzo, e il cui massimo insegnamento è stato l'imperativo "Distinguiti", l'ordine a distinguersi dalla massa - purtroppo, con il suo comportamento, ha seminato nel cuore di sua figlia il seme della diffidenza, del rimorso e dell'invidia.

Così, dolore dopo dolore, delusione dopo delusione, il cuore di Crudelia diventa arido e oscuro. Gelido di fronte alla felicità degli altri, vendicativo contro chi ha tradito i suoi desideri e ossessionato dalla malata idea di conquistare a tutti i costi l'affetto materno.

Nel complesso ho apprezzato sinceramente la creatività e la fantasia di Serena Valentino. La storia dell'infanzia di Crudelia, il dolcissimo rapporto con Lord De Mon, il desiderio disperato di essere amata da quella madre così fredda ed egoista, l'amicizia con Anita, la meravigliosa storia d'amore con Jack, e tutta la complessità dei sentimenti che la animano nel corso della vita: i dolori, le delusioni, i momenti di spensieratezza e felicità, mi hanno fatta appassionare alla storia e me l’hanno fatta percepire come vera.
E poi successivamente le gelosie, le invidie, la rabbia, il disperato bisogno di Crudelia di sentirsi amata da sua madre - sentimento, che alla fine, la porterà alla perdizione - mi hanno fatto provare sincera tenerezza per lei, prima, e profonda pena poi.
Le ho voluto bene in molti frangenti e l’ho detestata in altri.
L’ho trovata troppo ingenua in molte circostanze, spesso incoerente, incattivita con le persone sbagliate e per i motivi sbagliati, e magnanima con chi non meritava la sua indulgenza.
Profondamente insicura, tremendamente infelice.
Forse non sono stata in grado di comprendere pienamente il suo desiderio conquistare una madre evidentemente anaffettiva ed egoista, quando invece era già circondata da tantissimo amore di persone genuine e altruiste, ma questa sua costante ricerca forse l’ha resa anche più umana e fallibile.

Però c’è un però.
Posso dire senza dubbio di aver apprezzato tutta la parte ignota della storia di Crudelia, ovvero quella creata dalla penna della Valentino, ma non ho apprezzato come questa, sul finale, si ricongiunga con la storia che già conosciamo.
Per me, e per come è stata ideata la storia della vita di Crudelia, quella conclusione non ha alcun senso. Avrei apprezzato maggiormente se l’autrice ci avesse rivelato una nuova versione dell’epilogo della storia (come succede in Maleficent), e se invece voleva davvero mantenere come vero il finale che conosciamo, avrebbe dovuto costruire un anello di congiunzione tra le due storie un tantino più solido e credibile.
Così invece sembra mancare un pezzo, il pezzo di storia che porta dalla trasformazione di una Crudelia ferita a quella di una Crudelia folle.
Da una Crudelia che inizia a capire che la causa dei suoi dolori risiede in sua madre a una Crudelia che, senza motivazioni sensate, decide di spostare i suoi rimorsi sulla sua ex migliore amica e sui cuccioli della sua ex cagnolina.

Insomma a deludermi è l’intento.
Questa storia doveva esistere per giustificare la follia del personaggio, invece fa tutto fuorché questo.
Ci fa affezionare a lei, ci fa provare empatia per questa ragazza sfortunata, e poi la fa impazzire senza una buona motivazione.
Apprezzo davvero moltissimo il lavoro svolto dalla Valentino, ma per me anche in questa versione della storia il personaggio di Crudelia De Mon continua a mancare di credibilità. La sua crudeltà a maggior ragione è ingiustificata perché rivolta ai soggetti sbagliati.
Come rivisitazione, a questo punto, ho preferito quella del film Cruella, che ci racconta una nuova e ignota versione anche del finale della storia.

Detto questo, spero comunque che Giunti porti in Italia anche gli altri libri che Serena Valentino ha dedicato ai Villains, perché (finale a parte) la storia mi ha davvero appassionata ed emozionata e vorrei conoscere anche le vite che, la sua fantasia, ha regalato agli altri cattivi delle fiabe.

Ringrazio Giunti per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro


venerdì 30 luglio 2021

Recensione: “I Brownstone. Arthur e la fune d’oro” di Joe Todd-Stanton

Titolo: I Brownstone. Arthur e la fune d’oro
Titolo originale: Arthur and the golden rope
Autore: Joe Todd-Stanton
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: febbraio 2021
Pagine: 54
Prezzo: 12,90 € 


Trama:
Dalle gelide distese dell’Islanda allo sconfinato deserto dell’antico Egitto, le avventure di una famiglia di avventurieri alla ricerca di storie e creature della mitologia. 
Da generazioni, i Brownstone affrontano le più pericolose belve mitologiche e le grandi divinità, alla scoperta di miti e misteri. 
In questo volume le avventure del capostipite della famiglia Brownstone, Arthur, dove il piccolo avventuriero dovrà trovare il coraggio per salvare il suo villaggio e affrontare il malvagio lupo Fenrir.

Recensione:
Qualche tempo fa vi avevo parlato delle avventure della piccola Marcy narrate nel secondo capitolo della serie dei Brownstone intitolato “Marcy e l’enigma della sfinge”, ma la storia della leggendaria famiglia di ricercatori e avventurieri ha inizio con suo padre, il famosissimo Arthur Brownstone.
Anche questa volta è un discendente (lo stesso che ci aveva narrato la storia di Marcy) a narrarci le gesta del suo più antico antenato e più improbabile degli eroi.
Come tutte le storie anche quella di Arthur inizia quando lui è solo un bambino.
Vive in un piccolo villaggio in Islanda perennemente assediato dal gelido inverno.
Solo il grande fuoco riscalda il villaggio e tiene in vita i suoi abitanti.


Arthur è un bimbo davvero atipico rispetto ai suoi coetanei, la sera, ad esempio, anziché stare attorno al fuoco con gli altri abitanti del villaggio, preferisce restare in disparte con la vecchia Atrix e ascoltare le sue storie, popolate da mostri e creature magiche.
Di giorno, invece, si inoltra nei boschi alla caccia delle proprie personalissime avventure, e ne vive davvero di pazzesche, incontra magnifiche creature e scopre straordinari e rari tesori.
Ma “Arthur e la fune d’oro” racconta, in particolare, come, il piccolo ragazzino riuscì a salvare il suo villaggio dalle grinfie della terribile bestia mitologica Fenrir, un mostruoso ed enorme lupo nero, che mai nessuna divinità era sino ad allora riuscita a sconfiggere.
Arthur dimostrerà non solo un gran coraggio, ingegno e forza di volontà, ma anche una generosità e uno spirito di sacrificio nient’affatto scontati per un bimbo come lui.
Nonostante i suoi concittadini l’abbiano accusato e sminuito, Arthur, senza chiedere nulla in cambio, rischia tutto per loro.

“Arthur e la fune d’oro” è la prima avventura che dà avvio a questa simpaticissima e adorabile serie.
Come vi ho anticipato io avevo già letto il secondo volume, ma questo non ha inficiato sulla lettura, poiché ogni libro racconta una storia a sé, concentrandosi ogni volta su un componente diverso della famiglia.
So che l’autore ha già scritto e illustrato altri due capitoli dedicati alle storie di altri Brownstone, e io spero arrivino presto anche qui da noi, perché non vedo l’ora di conoscerli.

Joe Todd-Stanton ha uno stile riconoscibile, adorabile e particolare.
Le sue illustrazioni sono colorate, espressive e deliziose e, grazie a queste, ha creato un mondo dove umani e divinità nordiche convivono, dialogano, si aiutano e si vengono incontro.
Illustra un mondo antico, fatto di credenze, leggende, miti e misteri.
Tramite la sua famiglia di esploratori e avventurieri ci fa assaporare la bellezza della storia e l’ebrezza dell’avventura.
E poi i Brownstone sono così carini e simpatici che si vorrebbe davvero conoscerli tutti ad uno ad uno... chissà la prossima volta di chi ci narrerà?

Ringrazio Giunti per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 19 luglio 2021

Recensione: “Un'estate perfetta... o quasi" di Kirsten Boie

Titolo: Un'estate perfetta... o quasi
Titolo origibnale: Ein Sommer in Sommerby
Autore: Kirsten Boie
Illustrazioni: Verena Körting
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 24 giugno 2020
Pagine: 304
Prezzo: 16,00 €


Trama:
La dodicenne Martha e i suoi fratelli minori, Mats e Mikkel, sono costretti a trascorrere le vacanze in campagna dalla nonna, che non conoscono nemmeno e che vive sola in una casetta isolata ai margini del mondo, vende marmellate fatte in casa, non ha un telefono e, ovviamente, neanche internet.
È una nonna un po’ eccentrica, con tante galline, un motoscafo e… un fucile per scacciare gli ospiti indesiderati!

Recensione:
Può succedere, a volte, che un evento spiacevole, un cambiamento o qualcosa di imprevisto e inizialmente sgradito, sia il principio di qualcosa che apprezzeremo con il tempo. Magari solo anni dopo, guardandosi indietro, ci si accorgerà che proprio da lì è nato qualcosa di bello. Solo che non lo si sa ancora.
È questo ciò che succede a Martha, Mikkel e Mats. Certo, l'evento che dà avvio alla loro storia è abbastanza infelice. Tutto inizia da una cattiva notizia, una di quelle che non si vorrebbe mai sentire: la loro mamma ha avuto un incidente, le sue condizioni sono ancora ignote, quindi il papà deve volare subito da lei e l'unica soluzione possibile per raggiungerla è lasciare i bambini dalla nonna materna.
Una nonna che i tre ragazzini non conoscono neanche e che vive sola in una casetta isolata affacciata sul mare.
Arrivati a Sommerby il clima è un po' teso, il posto è bellissimo, ma i tre fratelli sono ancora preoccupati per la mamma per godere di tutta quella meraviglia, inoltre l'incontro con la nonna non è tra i più affettuosi che si possano immaginare.
Ma una volta saputo che la mamma si riprenderà e quindi, passato l'allarme, la vita sulla piccola striscia di terra inizia a conquistarli.
Non c'è TV, non c'è telefono e non c'è wifi, eppure c'è davvero tanto da fare con cui tenersi impegnati. Le giornate scorrono intense e veloci e quando è ora di mettersi a letto, la stanchezza è tale che ci si addormenta appena poggiata la testa sul cuscino.
Martha è incantata e spesso anche estasiata dalla bellezza di quella natura incontaminata.
Le mancano le comodità di casa, ma quel paesaggio così sublime la destabilizza, un incanto tale che entra dritto nel cuore e fa sentire felici di essere al mondo.
Avete mai provato qualcosa di simile?

Stanotte il cielo resta limpido. Alle dieci la nonna è andata a letto, e Martha è sgattaiolata fuori con il suo libro. La luce è curiosamente grigia, e tutti i colori sono così sbiaditi che ricordano quelli di una stoffa ormai stinta. Riuscirebbe ancora a leggere discretamente, invece si mette ad ascoltare i rumori che in quel silenzio risuonano doppiamente forti: una risata isolata dalla città, dove la gente al porto è seduta in barca a chiacchierare; un fruscio nell'erba, forse una talpa, forse un topo; il richiamo di un uccello. 
I pipistrelli arrivano in volata come dal nulla e spariscono in un lampo dopo che Martha ha ritirato la testa terrorizzata, temendo per un attimo che le sarebbero piombati addosso. 
Arrivano al pascolo i due caprioli, fermandosi in prossimità della casa, più sorpresi che spaventati alla vista della ragazza sul masso. Sembrano riflettere se sia una persona pericolosa o se possano ignorarla, poi si voltano con fare dignitoso allontanandosi oltre il pascolo con salti eleganti. 
“Perché non l’ho mai fatto finora?” pensa Martha avvertendo di nuovo quel desiderio struggente a lei sconosciuto, e che ora sa di provare ogni volta che la felicità per tutta quella bellezza le diviene insopportabile. 
“Starsene semplicemente fuori la sera a non far niente, solo guardare e ascoltare. Il mondo è così meraviglioso, e pensare che prima non me ne ero mai accorta.”

Martha mai prima di allora.
Lì è tutto è così meraviglioso e perfetto che sembra non dover mai avere fine.
Eppure qualcosa che potrebbe turbare la serenità della vita a Sommerby sta per accadere... qualcun altro è interessato a quella casetta così perfettamente incastonata nella natura, in quella posizione così ottimale per un qualsiasi futuro acquirente...

È stato bello tuffarsi in queste pagine.
La casetta sulla lingua di terra a Sommerby è la casina che ho sempre desiderato avere e la vacanza di Martha e dei suoi fratellini è quella che ho sempre sognato di fare, sin da bambina.
Come sarebbe stato bello (premesse funeste a parte) che mamma e papà mi avessero detto: “oggi andiamo in vacanza in un posto meraviglioso circondato dalla natura, affacciato sul mare, ricco di vegetazione, animali, gite in barca e tanta, inesauribile meraviglia”.
Certo, non so quanto ai ragazzini di oggi possa fare piacere un itinerario di questo tipo, ma secondo me è ciò di cui tutti avremmo bisogno, almeno per un po'.
Un tuffo nel passato, a quando la vita era più facile e si viveva e gioiva per le cose semplici e genuine.
A dimostrazione che si può vivere benissimo (almeno per il tempo di una vacanza) lontano dalla tecnologia, dai social, dalle apparenze, dalle cose più futili a cui siamo finiti per dare fin troppa importanza.
Disintossicarsi e depurarsi.

Nonna Inge vive un po' fuori dal mondo (forse un po' troppo), ma il suo stile di vita, il suo prediligere la qualità alla quantità, la serenità ai soldi, dà delle importanti lezioni di vita ai tre nipotini un pochino viziati, pigri e maleducati.

Martha, ad esempio, è la classica adolescente che pensa solo ai social, che non può vivere lontana dal telefono, e che non ha mai mosso un dito in casa.
Quando la nonna le fa capire che a casa sua ognuno deve fare qualcosa e darsi da fare, la ragazzina farà mille commentini acidi sottovoce, paragonando la normale cooperazione casalinga ai lavori forzati e allo sfruttamento minorile 😅
E lo spaccato che la ragazzina ci offre della situazione a casa con i suoi, dà l'idea del tipo di educazione non del tutto "sano" con cui i due genitori, decisamente troppo apprensivi e maniaci del controllo, li stanno crescendo.

Il piccolo Mats è, invece, un bambino molto tenero in alcuni momenti, ma decisamente maleducato e impertinente in altri.
Ho adorato invece Mikkel, un bimbo molto dolce, premuroso, sensibile e sempre pronto a essere d'aiuto.

Il soggiorno con la nonna, e la vita all'aria aperta, senza troppi divieti, regole e negazioni, darà ai tre ragazzi la possibilità di mettersi alla prova, sbagliare, crescere e maturare. Essere più sicuri di sé, più capaci e migliori.
E soprattutto regalerà loro ricordi ed esperienze indelebili.

Un libro piacevole come una boccata d'aria fresca che, proprio come una brezza, vi saprà rinfrancare dal grigiore di certe giornate no, e desiderare di vivere anche voi un'estate perfetta... o quasi.

Il mio voto per questo libro



venerdì 16 aprile 2021

Recensione: "Stranger" di Keren David

Titolo: Stranger
Autore: Keren David
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 13 gennaio 2021
Pagine: 368
Prezzo: 14,00 €

Trama:
Le storie parallele di due ragazze vissute in epoche diverse. Emily, quindici anni nel 1904, e Megan, diciassette anni nel 1994. 
Il filo rosso che le lega è un ragazzo misterioso. 
Emily di ritorno da scuola si imbatte in un giovane nudo, incapace di esprimersi. Lo salva e lo cura, innamorandosene. 
Megan torna in Canada dalla sua famiglia dopo che il suo fidanzato l'ha lasciata in seguito a un aborto. 
Qui, quando un cadavere ormai mummificato affiora da un terreno ai margini del bosco, decide, assieme ad un nuovo amico, di fare delle ricerche e scopre la storia di un ragazzo selvaggio, comparso all'inizio del secolo nella cittadina e che sembra in qualche modo connesso con la sua bisnonna.

Recensione:
Una storia familiare che si snoda tra diverse generazioni, a distanza di quasi un secolo.
Due voci femminili, due adolescenti inesperte alla scoperta del mondo e delle sue malvagità.
Ed un mistero da riportare a galla, il passato di un giovane straniero senza memoria.
È il povero Tom infatti, inaspettatamente, a legare Emmy e Megan, rispettivamente bisnonna e nipote.
La prima, anziana, si è dedicata anima e corpo alla famiglia, mettendo da parte le sue ambizioni.
La giovane invece, dopo aver vissuto a Londra, ha scelto di tornare ad Astor, la piccola cittadina canadese che le ha dato i natali.
È lì per riprendersi, per rimettere assieme i cocci della sua esistenza, dopo il divorzio dei suoi, la fine della relazione con il giapponese Ryo, e soprattutto dopo la sofferta decisione che l'ha portata a rinunciare alla piccola vita che stava crescendo dentro di lei.
Megan si sente persa, e senza uno scopo, fino a quando un corpo mummificato, ritrovato per caso ai margini della foresta, arriva a donarle la linfa vitale che sembrava averla abbandonata negli ultimi tempi.
Con l'aiuto del fotografo Sam, spulcerà negli archivi del giornale locale per tentare di scoprire l'identità del corpo della donna appena rinvenuta.
Non sa però che, il mistero del cadavere, è più vicino a lei di quanto creda. 
Non sa che la saggia Emmy, da tutti amata e venerata, nasconde un inconfessabile segreto.
Keren David ha costruito un romanzo coinvolgente e appassionante che prende vita mediante capitoli alternati, divisi tra presente e passato, e quindi tra il punto di vista di Megan e quello di Emmy.
Le parti dedicate a quest'ultima sono nettamente più interessanti, per più di una ragione.
In primo luogo per la personalità dei personaggi in scena, dalla madre della ragazza, la caparbia Elizabeth Murray, una delle prime donne medico, sino al premuroso signor Mitchell - l'uomo a capo dell'Astor Press - fino ad arrivare ai veri protagonisti, la dolce e coraggiosa Emmy e lo sfortunato Tom.
Nel corso delle pagine ambientate nel 1904 verremo a conoscenza, seppur gradualmente, del passato dello straniero, ed inoltre potremo vedere l'impatto che un nuovo arrivo può causare in una piccola cittadina.
I capitoli dedicati a Megan invece risultano poco convincenti. La protagonista non suscita una grande simpatia, e neanche una grande empatia, se escludiamo i momenti in cui parla dell'aborto. 
Del resto anche i personaggi che l'affiancano non spiccano per personalità, quasi non fossero altre che figure sfocate, mosse solo dall'intento di svelare il mistero di Tom, Emmy e della donna sepolta nel bosco.
In generale il libro funziona, perché mentre si legge, si ha voglia di scoprire il passato del ragazzo. Tuttavia la verità, quando giunge a galla, non è poi così sconvolgente, anzi direi al limite del prevedibile.
Nessun grande colpo di scena, niente pathos, nessun effetto wow.
Il romanzo della David aveva, a mio parere, delle grandi potenzialità (il confronto tra generazioni distanti, la riscoperta di un passato autentico, il dissenso della comunità di fronte ad un estraneo, il valore dell'accoglienza), tuttavia sfruttate solo in parte a favore di derive romance, che a mio parere si sarebbero potute evitare.
Ed è forse questo il vero difetto della trama, il voler inserire a tutti i costi delle storie d'amore per far sognare i lettori, quando un intreccio meglio costruito, un enigma indecifrabile, un finale ad effetto avrebbero fatto sognare molto di più.

Considerazioni:
Non voglio dilungarmi troppo. Come avrete capito, questo libro per me ha luci ed ombre. La parte iniziale era molto coinvolgente, poi però, più andavo avanti, più mi sembrava tutto scontato, poco originale, visto e rivisto.
Ho continuato ad apprezzare i capitoli con protagonista Emmy, nonostante la storia d'amore abbastanza prevedibile, mentre ero poco presa nel leggere le vicende di Megan.
Il suo personaggio non ha suscitato alcun interesse in me, la tipica persona sempre pronta a giudicare il prossimo, ma che nel contempo cammina vestendosi di umiltà.
Come se non bastasse, non fa che lamentarsi del divorzio dei genitori, della madre che ha un nuovo compagno, del fidanzato che l'ha lasciata, del ragazzo ricco che le fa la corte, di quello carino che non la corteggia abbastanza, insomma, avete capito.
Sembra voglia a tutti i costi calarsi nel ruolo della vittima, quando in realtà, agli occhi del lettore, la sua non sembra nulla di più di una normale vita da adolescente (ad eccezione dell'aborto, ovviamente), con le sue difficoltà certo, ma niente che la renda un agnello sacrificale.
Anche gli altri personaggi del 1994 non sono messi molto a fuoco, una sequela di stereotipi: il brav'uomo che farebbe di tutto per la sua famiglia, quello arrogante e pieno di sé, quello egoista ed insensibile, ed infine quello dolce e affettuoso che, a causa di un trauma, ha finito per perdere se stesso.
Pare che le varie personalità in azione non siano state ben sviluppate in quanto, il loro scopo, non era altro che fungere da diversivo, uno stacco obbligato dalla storia di Emmy e dall'apertura del vaso di Pandora.
Infatti, alla fin fine, il percorso di Megan, seppur camuffato, si riduce al sempreverde cliché della donna dal cuore spezzato che finisce per dimenticare il vecchio amore tra le braccia di uno nuovo di zecca.
Ne avevamo bisogno? Francamente credo di no.
L'idea del confronto tra generazioni ed il legame rinsaldato da vecchi racconti del passato era senza dubbio buona, anche perché, come visto in altre occasioni, se ben bilanciata, dà i suoi frutti.
Ma in questo caso lo spazio temporale del presente non aggiunge nulla o quasi al libro.
Dà solo l'impressione di un contorno, qualcosa messo lì ad allungare il brodo.
Per di più anche il modo tramite il quale Megan arriva alla verità è troppo semplicistico e poco credibile. Basta sfogliare per caso un vecchio giornale, vedere una foto, cercare in casa e, voilà il gioco è fatto, indagine conclusa.
In conclusione un romanzo che intriga ma non conquista, che ti coinvolge a tratti ma che ti annoia in altri, come una torta a strati buona, ma troppo dolce.

Ringrazio la casa editrice per avermi fornito una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro

sabato 10 aprile 2021

Recensione: “I Brownstone. Marcy e l’enigma della sfinge” di Joe Todd-Stanton

Titolo: I Brownstone. Marcy e l’enigma della sfinge
Autore: Joe Todd-Stanton
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 24 febbraio 2021
Pagine: 56
Prezzo: 12,90 € 

Trama:
Il padre di Marcy, Arthur, è il più grande avventuriero di tutti i tempi, ma lei non ha ereditato il suo entusiasmo per l’esplorazione.
Determinato a farle scoprire il fascino dell’avventura, Arthur parte alla ricerca del leggendario Libro di Thot, ma non fa più ritorno.
Marcy si ritroverà presto tra le dune dell’Egitto, faccia a faccia con i grandi dèi del passato.
Riuscirà a risolvere l’antico enigma della Sfinge e a superare le sue paure?

Recensione:
I Brownstone sono un'antica famiglia di avventurieri, coraggiosi e intrepidi viaggiatori, che hanno attraversato il mondo in lungo e largo alla ricerca di tesori nascosti e leggendari, e alla scoperta di creature mitologiche e straordinarie.
La loro è una vita all'insegna dell'avventura, ma non tutti i Brownstone sono nati sotto la stessa stella...
A raccontarci della piccola e timorosa Marcy Brownstone è un suo discendente.
È lui a fare gli onori di casa, accoglierci nell'osservatorio astronomico di famiglia e a chiederci di ascoltare la storia della sua antenata, una bimba terrorizzata dall'oscurità, e del modo in cui ella riuscì a sconfiggere la sua più grande paura.

Cosa è in grado di farci affrontare i nostri limiti, se non il desiderio di andare in soccorso dei nostri cari in pericolo?
E sarà per andare in soccorso del suo adorato papà che Marcy scoprirà un coraggio e una forza di volontà che non avrebbe mai creduto di possedere.

Ma andiamo con ordine, perché ogni storia ha un principio, e il principio di questa, parte dal grande esploratore Arthur Brownstone.
Arthur passò alla storia quando, ancora bambino, sconfisse una terribile belva. Da allora non smise mai di viaggiare per il mondo alla scoperta di antichi misteri, e fu proprio in uno di quei viaggi che incontrò un'avventuriera che divenne poi sua moglie e la madre di Marcy, la loro bambina.


Arthur tentò sempre, negli anni, di trasmettere a sua figlia l'amore per le avventure, raccontandole le sue, ma il risultato sortito non fu mai quello sperato.
I racconti delle creature incredibili che popolavano i racconti del padre, di notte si trasformavano in terribili ombre e incubi che le impedivano di chiudere gli occhi.
Ma il desiderio di Arthur di coinvolgere nel suo mondo la sua bambina è così grande da portarlo ad intraprendere un pericoloso viaggio irto di insidie, dalle gelide distese dell’Islanda, verso l'antico Egitto...
Dopo una settimana di attesa, e preoccupata dal mancato ritorno di suo padre, sarà la piccola Marcy a decidere di farsi coraggio e andare in suo soccorso.
Riuscirà la piccola Brownstone a salvare il suo papà e a sconfiggere le sue paure?

Le coloratissime, deliziose e divertenti tavole di Joe Tood-Stanton (le illustrazioni sono davvero carine, ne ho adorato sia lo stile che l'espressività dei personaggi), ci guidano in questo viaggio verso l'antico Egitto, tra divinità più o meno affabili, pericoli, ed enigmi, alla ricerca di un affetto perduto e di una ritrovata identità.
Marcy si è sempre chiesta se fosse davvero stata degna di essere una Brownstone, e la risposta è sì, lo è sempre stata, aveva solo bisogno di trovare l'incentivo giusto per fare il grande salto, una ragione per cui ne valesse davvero la pena.

“Marcy aveva capito che non importava quanto pauroso fosse il buio, anche se nascondeva mostri, lei era abbastanza coraggiosa da affrontarli.”

Un libro davvero carino che mi ha strappato più di un sorriso e che apre le porte ad un mondo, anzi ad una famiglia intera, che avrei davvero voglia di scoprire, componente per componente.

Ringrazio Giunti Editore per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

martedì 29 dicembre 2020

Recensione: "Sorella di neve" di Maja Lunde e Lisa Aisato

Titolo: Sorella di neve
Autore: Maja Lunde
Illustrazioni: Lisa Aisato
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 1 novembre 2020
Pagine: 192
Prezzo: 24,00 €

Trama:
La vigilia di Natale è alle porte e Christian sta per compiere undici anni. Di solito è un giorno magico, il più bello dell'anno, accompagnato dal suono del fuoco che scoppietta nel camino, dalle luci dell'albero di Natale e delle candele tremolanti. Ma quest'anno tutto è diverso, Christian e la sua famiglia stanno affrontando un terribile lutto e l'atmosfera del Natale è del tutto scomparsa. 
Poi, un giorno, Christian incontra Hedvig, una ragazza allegra e grande amante del Natale, e comincia a credere che forse non tutto è perduto. 
Ma qualcosa di strano accade nella casa di Hedvig: chi è il vecchio che si aggira per la sua casa? E perché la bambina è sempre così riservata?

Recensione:
Maja Lunde, con questo meraviglioso libro illustrato, ci regala non solo una perfetta favola di Natale, ma anche una storia senza tempo, che parla di dolore e di perdita, di accettazione e rinascita.
Con un percorso in 24 capitoli - che richiamano alla mente le tipiche tappe del calendario dell'avvento - entriamo a far parte della vita di Christian e della sua sconquassata famiglia, ancora in lutto dopo la recente morte della figlia maggiore, l'esuberante Juni. 
Da quel terribile giorno, niente è stato più come prima, niente più canzoni urlate a squarciagola, niente più gite, niente più fotografie, niente più sorrisi. Niente di niente, solo silenzio.
Christian osserva mestamente i suoi genitori che non sono più i suoi, che non lo guardano più in viso, che non si interessano più a lui, e poi vede la piccola Augusta la quale, solo sei mesi prima, era un tornado di energia ed emozioni ma che, dopo la morte della sorella, si è spenta, proprio come il resto della famiglia. 
Natale si avvicina, come anche il compleanno del ragazzino, ormai rassegnato a non festeggiare né l'uno né l'altra cosa. 
Ma poi in una fredda giornata di neve arriva lei, la bambina più stramba e vivace che si possa immaginare. Rossi i capelli, rosso il cappotto, ed un sorriso così aperto e accogliente che il nostro protagonista non può che sorriderle di rimando. 
Hedvig, perché questo è il suo nome, non riesce proprio a stare zitta, è un fiume in piena di parole, domande, proposte ed entusiasmo. Lei, assieme all'abbagliante Villa Vischio, addobbata in grande stile, cercheranno di riportare lo spirito delle feste nel cuore del bambino e della sua sofferente famiglia. Ne saranno capaci, o il dolore avrà ancora la meglio?

Ma quella narrata in queste pagine non è solo la storia di Christian, ma anche quella della stessa Hedvig che, dietro quegli enormi sorrisi, sembra nascondere più di un segreto, e del misterioso Henrik, che si aggira di soppiatto nei dintorni di Villa Vischio, con l'aria cupa di chi non riesce a superare il passato.
Queste tre vite - e non solo queste - si intrecceranno l'una all'altra, dando una svolta al corso degli eventi, e donando una dolce consolazione agli animi feriti dei personaggi principali.
Una favola tenera e nostalgica, che trasporta nell'atmosfera magica delle feste, ed emoziona con un racconto che sa di sentimenti puri e reali.
Ma soprattutto un libro che trasmette un bellissimo messaggio di speranza. Perché ciò che conta non è dimenticare il dolore, ma accettarlo come una parte inevitabile e necessaria della vita. Ciò che conta è ricordare chi abbiamo amato, e onorarne la memoria ogni giorno, non cancellarne le tracce per non soffrire, ma tenerle vicino al cuore, per continuare a sentirli sempre al nostro fianco.

Considerazioni:
Adoro i libri illustrati, ma ciò che amo davvero sono i libri che, non si limitano a dare il giusto lustro a dei bellissimi disegni, ma anche alla storia che sono chiamati ad accompagnare.
Non sempre è così, anzi spesso l'importanza delle illustrazioni è tale da soppiantare la storia, ridotta ad un paio di righe per foglio.
Il connubio delle parole dell'autrice Maja Lunde e della celebre e pluripremiata disegnatrice Lisa Aisato, invece, si dimostra vincente. Un sodalizio perfetto in cui nessun membro prevale sull'altro, per dare vita ad un racconto emozionante ed indimenticabile.
E parlando proprio delle illustrazioni, cosa posso dire se non meraviglia delle meraviglie! Alcune sono così dettagliate da sembrare quasi delle foto, altre così allegre e colorate da essere una gioia per gli occhi.
E poi i personaggi... come si fa a non affezionarsi a quella creaturina buffa che è Hedvig? I suoi sproloqui mi hanno ricordato molto la altrettanto strampalata Anna Shirley!
Naturalmente anche Christian ed Henrik si sono guadagnati il mio affetto nel corso delle pagine, grazie ai loro comportamenti schivi e ai loro significativi silenzi.
Sulla famiglia di Christian non c'è molto da dire, perché per quanto i genitori possano aver peccato di sensibilità nei confronti dei figli superstiti, non si può giudicarli. Ognuno affronta il dolore come meglio crede, o nell'unico modo che ritiene possibile.
Vorrei spendere invece due parole su Juni, la cui assenza è a tutti gli effetti il tema principe del libro. Tramite la sua figura evanescente, vengono toccati, in modo discreto, due tematiche molto importanti, soprattutto al giorno d'oggi: la depressione e i disturbi alimentari.
Juni era la persona più esuberante al mondo, fino a quando qualcosa dentro di lei si è rotto. La risata, che da sempre la contraddistingueva, ha lasciato spazio prima ad un assordante vuoto di parole, e poi a lacrime che non avevano bisogno di spiegazioni.
La ragazza, che fino a poco tempo prima illuminava le stanze in cui metteva piede, ha cominciato a sparire, fisicamente e mentalmente, sino a diventare solo un ingombrante ricordo per i suoi cari, una voragine buia che ha risucchiato tutto il resto. 
Ma da ogni baratro si può risalire, se si ha voglia di farlo, e se c'è una mano amica, tesa e pronta ad afferrarci. Se si vuole ricominciare a vivere, giorno dopo giorno, un passo alla volta, non nascondendo il proprio dolore, ma condividendone il peso con chi ci ama.

Ringrazio la casa editrice Giunti per avermi fornito una copia cartacea del libro

il mio voto per questo libro

venerdì 15 novembre 2019

Recensione: “Wonder” di R.J. Palacio

Titolo: Wonder
Autore: R.J. Palacio
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 8 maggio 2013
Pagine: 288
Prezzo: 14,00 € 

Trama:
Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale (la sindrome di Treacher-Collins), dopo anni trascorsi a studiare a casa, protetto dalla sua famiglia, si trova ad affrontare con coraggio il mondo della scuola.
Sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi sarà suo amico?
Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri che aiuteranno Augustus durante l’intero anno scolastico.

Recensione:
Auggie ha dieci anni ed è un ragazzino perfettamente normale, ama mangiare il gelato, andare in bici, giocare a palla o con la Xbox, fare, insomma, tutte le cose che fanno i ragazzini della sua età.
E si sentirebbe assolutamente come loro se lo specchio non gli restituisse un'immagine diversa da quella che invece vede nei visi che lo circondano.
Auggie, infatti, è affetto da una combinazione di sindromi rare che hanno reso il suo volto deforme sin dalla nascita.
Un volto che genera stupore, e in moti casi anche spavento, in chi lo osserva per la prima volta. Come può, dunque, un bambino sentirsi come gli altri se non può uscire senza attirare gli sguardi su di sé, se non manca volta in cui non scorga sguardi curiosi, espressioni perplesse, e bisbigli alle sue spalle?
Auggie è abituato a tutto questo, sopporta gli atteggiamenti della gente sin da quando era ancora più piccino, ci convive, e li ha accettati, ma questo non significa che abbia smesso di soffrirci o che l'idea di essere circondato dalla gente non lo faccia sentire a disagio.

Io mi sento normale. Voglio dire dentro. 
Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzini normali fra urla e strepiti ai giardini. E so che la gente non li fissa a bocca aperta ovunque vadano. 
Se trovassi una lampada magica e potessi esprimere un desiderio, vorrei avere una faccia così normale da passare inosservato. Vorrei camminare per strada senza che la gente, subito dopo avermi visto, si volti dall'altra parte. E sono arrivato a questa conclusione: l’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale.

Così quando mamma Isabel e papà Nate, gli comunicano che sarebbe il caso che, per il primo anno di prima media, frequentasse la scuola, per lui è un piccolo trauma.
August non è pronto, ricorda come i bambini hanno sempre reagito vedendolo per la prima volta, ma sa che le loro erano solo reazioni umane, non c'era cattiveria nelle loro intenzioni, ma è anche consapevole di quanto invece possano essere cattivi, volontariamente crudeli, i ragazzini della sua età.
August non ha mai avuto molti amici, e i pochi che ha sono cresciuti assieme a lui, ma come sarà provare a legare con qualcuno che lo vede per la prima volta?
Nonostante i timori, Auggie affronta la sua paura e decide di recarsi all'appuntamento che il preside, il signor Kiap ha organizzato per lui, una piccola visita di orientamento dove potrà fare la conoscenza di tre dei suoi futuri compagni.
È in occasione di questa visita che incontra Julian, Charlotte, Jack Will.
Inizia così il primo anno scolastico di August, un anno fatto di momenti difficili, alcuni anche terribili, ma anche di altri inaspettatamente felici e memorabili.
Entrambe le condizioni sono provocate da come i ragazzi si rapportano a lui. Saranno loro, con i loro atteggiamenti, i responsabili sia delle lacrime che dei sorrisi del nostro tenace protagonista.
E i primi mesi saranno davvero difficili. August incontra nel suo cammino ragazzini idioti capeggiati dal terribile Julian. Questi si comportano in modo davvero sciocco, mettendo in atto stupidi giochi che consistono nell'ignorare o nel non toccare il nuovo arrivato.
Ma, per fortuna, incontrerà anche chi saprà andare oltre i timori e alle apparenze, perché, non neghiamolo, tutti restiamo straniti davanti a ciò che reputiamo diverso e di fronte a ciò che non conosciamo, ma è il modo in cui scegliamo di comportarci che ci qualifica per ciò che siamo.
E qui una menzione d'onore va a Summer, la simpatica ragazzina che, senza che gli venisse suggerito da nessuno, sceglie di sua volontà di agire nel modo più giusto e più gentile.
Vede un bambino strano e solo, si accorge che tutti lo osservano e lo evitano, si mette nei suoi panni e decide di pranzare assieme a lui, e di essergli amica.
La gentilezza è un argomento importante in queste pagine (dovrebbe in realtà esserlo nella vita di tutti i giorni), e viene sottolineato il suo grande valore anche nel discorso di fine anno del signor Kiap:

«Non dovremmo forse inventare una nuova regola di vita… cioè cercare di essere sempre un po’ più gentili del necessario?» 
A questo punto il signor Kiap ha alzato gli occhi sul pubblico. 
«Più gentili del necessario» ha ripetuto. «Che frase meravigliosa, non è così? Più gentili del necessario. Perché non è sufficiente essere gentili. Bisogna essere più gentili di quanto ci viene richiesto. Il motivo per cui amo questa frase, questo concetto, è perché mi rammenta che portiamo con noi, in quanto esseri umani, non solo la capacità di essere gentili, ma prima di tutto la gentilezza come vera scelta di vita».

Pensateci, quanto sarebbe più facile la vita di tutti noi, in special modo la vita di chi ha delle particolarità che lo rendono "diverso" se tutti fossimo più gentili? Se non dovessimo avere il terrore di doverci rapportare o dover affrontare il giudizio di persone come Julian, o ancor peggio dei suoi genitori.
Come sarebbe più dolce e gentile la vita se nel mondo incontrassimo solo persone come Summer?

Ma oltre al bullismo e alla gentilezza, che si contrappongono fortemente nel racconto, in una lotta che alla fine, fortunatamente, vede vittorioso il bene, in queste pagine ci sono tante altre situazioni, tanti altri personaggi che meritano una menzione.

La famiglia di August in primis.
L'affiatamento che li lega è evidente a chiunque entri nel loro nucleo familiare, a chiunque si rapporti a loro. Sono uniti, si vogliono bene, si preoccupano costantemente dei sentimenti degli altri.
In particolare lo fa Olivia, per tutti Via, la sorella maggiore di Auggie, abituata da sempre a non dare problemi, a mettersi da parte, ma non perché glielo chieda qualcuno, ma perché da sola, e sin da bambina, aveva capito che era Auggie quello da proteggere, e sarebbe stato lui il sole attorno al quale le esigenze della famiglia avrebbero ruotato.
Ma anche Olivia mostra il suo lato umano, anche lei comprensibilmente mostra di avere debolezze, e le sue considerazioni, i suoi sentimenti, i pensieri sfuggevoli che le passano per la mente alcune volte, facendola sentire terribilmente in colpa subito dopo, mettono in evidenza il suo essere, semplicemente umana.
Anche per lei quello è un anno difficile, ha iniziato le superiori, le amiche di sempre l'hanno abbandonata e quando le cose iniziano a migliorare, comincia finalmente a godersi quella nuova opportunità, quel nuovo inizio, il fatto di essere per tutti semplicemente Olivia, e non la sorella di un ragazzino deforme.
Nessun commento bisbigliato alle spalle, nessuna occhiata strana... ma solo una persona come tante.
Non le si può biasimare il desiderio di normalità.
Non le si possono contestare alcune sue considerazioni, anche se, lo confesso, in un primo momento mi hanno lasciata stranita e amareggiata.
Come nel caso che riporto qui sotto, quando Olivia ci confessa un pensiero che improvvisamente l’ha colta un giorno, quando, dopo settimane di lontananza (August era in ospedale per riprendersi da un brutto intervento), si rincontra con lui e, per un brevissimo istante, in un modo che ha lasciato lei stessa sconvolta, i suoi occhi lo vedono per la prima volta come lo vedono tutti gli altri.

Tornare a casa dopo quattro settimane mi è sembrato molto strano, all'inizio. Mi ricordo con nitidezza di aver varcato la soglia e di aver visto August corrermi incontro per salutarmi e, per quella minuscola frazione di secondo, l’ho visto non come l’avevo sempre visto, ma come lo vedevano gli altri. 
È stato solo un flash, un istante, mentre lui mi abbracciava, così felice che io fossi di nuovo a casa, ma mi ha sorpresa perché non l’avevo mai visto in quel modo, prima di allora. E non avevo mai nemmeno provato prima quello provavo in quel momento: qualcosa che ho odiato già mentre succedeva. Ma mentre lui mi baciava con tutto quel trasporto, l’unica cosa che vedevo era la saliva che gli colava giù dal mento. E tutt’a un tratto eccomi lì anch'io, che lo fissavo e distoglievo gli occhi da lui, come un’estranea. 
Inorridita. Disgustata. Spaventata. 
Grazie al cielo, è durato solo un secondo: nell'istante stesso in cui ho sentito August fare quella sua risata rauca, era già passato. Tutto è tornato com'era prima. Ma mi aveva aperto una porta. Anzi, un buco della serratura. E dall'altra parte c’erano due August: quello che vedevo senza vederlo e quello che vedevano tutti gli altri.

Questa presa di coscienza da parte di Olivia, la sorella che ha sempre difeso il suo fratellino dagli sguardi estranei, non può lasciare indifferenti.
È un duro colpo, un pugno nello stomaco, una confessione forte ma vera, che ci fa capire come la vita della famiglia Pullman e dei suoi componenti sia complicata, come i sentimenti siano complessi, nonostante l’affetto che li lega tutti.

Un altro personaggio che non posso non menzionare è Jack Will.
È probabilmente quello che ha lo sviluppo più bello e profondo.
Un ragazzino inizialmente scettico nei confronti del nuovo compagno di scuola, che vive un po’ con disagio il ruolo che il signor Kiap gli ha affidato.
Essere amico di August.
Un invito mosso con gentilezza, al quale però si sente come obbligato.
Eppure August non è così male.
In lui, giorno dopo giorno, troverà una compagnia sempre più piacevole e divertente. Una presenza quasi indispensabile per la sua vita scolastica.
Non ometto che ci sarà ben più di un incidente in questo percorso: qualche passo falso da parte di Jack Will prima, l’isolamento subito per la scelta di schierarsi dalla parte di August poi... insomma ci saranno circostanze che non renderanno la vita semplice a questa coppia di amici.
August ci è abituato, la sua è da sempre stata una vita in salita, ma per Jack Will, tutto è nuovo e diverso.
Si scontra con la stupidità, la cattiveria e le ingiustizie, forse per la prima volta ma, da vero eroe, persevera, resta dalla parte del bene e vince.

La cosa triste è che di scelte si deve parlare. Stare da una parte piuttosto che dall’altra.
Perché?
Perché purtroppo esistono ragazzini prepotenti, e stupidi come Julian, figli di persone ancora più stupide e prepotenti.
Il tipico caso della mela che non cade lontano dall'albero.
Se fa rabbia leggere di un ragazzino che si diverte a isolarne un altro (una discriminazione basata sull'aspetto causato da una malattia! Il che fa ancora più schifo), fa ancora più rabbia leggere i suoi genitori fare lo stesso, se non peggio.
I genitori di Julian non solo giustificano il suo comportamento, ma lo seguono essi stessi. Sua madre arriva a modificare la foto di classe cancellando il volto di August, perché, a suo dire la rovinerebbe, fino a promuoverne l’allontanamento dalla scuola, perché la sua presenza causerebbe stress a tutti gli altri ragazzini (sani).
Ecco, capite l’assurdità.
Capite la rabbia che ho provato leggendo certe cose.
Viene da pensare che certe persone potrebbero (forse) arrivare a mettersi nei panni degli altri solo se certe cose capitassero a loro.
Solo in quel caso, (ripeto, forse), potrebbero acquistare un po’ di umanità.

Penso che la forza di questo romanzo sia proprio questa. Ti aiuta a metterti nei panni degli altri. Ti invita a provare empatia per ciascuna voce narrante (il libro è diviso in otto parti, ognuna raccontata da un personaggio diverso), a entrare nei loro pensieri, vedere la situazione dal loro punto di vista.

A questo libro principale, l’autrice ha aggiunto altri tre libri più piccoli che contengono le “versioni” di altre tre voci narranti. La storia vista da punti di vista che qui non erano stati considerati, e uno di questi è proprio quello di Julian.
Vi dirò, sono proprio curiosa di entrare nella testa del bullo, di capire che visione di essa intende darci l’autrice, se alla fine lo giustificherà in qualche modo vendendoci la storia (a cui non credo minimamente) per cui il bullo è il più debole, e via dicendo...
Vi farò sapere...
Intanto invito voi, i vostri figli, gli amici dei vostri figli, i vostri nipoti ecc. a leggere questo libro, a regalarlo, a diffonderne il messaggio e a scegliere sempre e in ogni contesto la gentilezza.

Curiosità:
Dal romanzo, nel 2017, è stato tratto un adattamento cinematografico (dal titolo omonimo), diretto da Stephen Chbosky, con protagonisti Jacob Tremblay, Julia Roberts e Owen Wilson.


il mio voto per questo libro

mercoledì 16 gennaio 2019

Recensione: "Il Grande Albero" di Susanna Tamaro

Titolo: Il Grande Albero
Autore: Susanna Tamaro
Illustrazioni: Adriano Gon
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: maggio 2017
Pagine: 140
Prezzo: 7,90 € 

Trama:
La storia di un abete e della sua lunga vita, dei suoi incontri con personaggi illustri come l'imperatore d'Austria e la principessa Sissi, dei suoi viaggi, quando, tagliato, dovrà lasciare la radura in cui è nato per diventare l' albero di Natale di piazza San Pietro a Roma. Infine della sua amicizia con lo scoiattolo Crik che lo aiuterà a tornare a casa. Una fiaba moderna, una storia di coraggio, di amore e amicizia in cui la vita vince su tutto.

Recensione:
Susanna Tamaro scrive una favola in cui il protagonista, nelle primissime pagine, è un piccolo seme sospinto dal vento che, per volontà del destino, si ritrova a piantarsi nel bel mezzo di una isolata radura circondata da un fitto bosco.
Il seme, in bando ai pronostici, mette le sue piccole radici e, primavera dopo primavera, cresce, resistendo ad ogni rigido inverno e rivelandosi, ad ogni disgelo, più grande e forte.
Un piccolo abete, ecco cosa nascondeva quel seme.
L'alberello cresce, e resiste, del tutto ignaro di essere il protagonista dei pettegolezzi e del chiacchiericcio dell'intero bosco.

Le betulle premurose, i larici invidiosi, i faggi inteneriti e gli abeti tutti fieri e ansiosi di attribuirsi la paternità del nuovo venuto.
Il tempo passa e l'abete, nonostante tutte le infauste previsioni, è venuto su sano, bello e forte. Indiscusso e solitario protagonista della radura, baciato dal sole, accarezzato e battuto dalla pioggia e dal vento, è lì, un miracolo che a sua volta si meraviglia di tutto ciò che gli sta attorno.
La natura con il suo spettacolo di colori, suoni e creature lo affascina e gli fa compagnia. Gli uccellini, gli scoiattoli, i ghiri fanno a gara per nidificare fra i suoi maestosi rami. 
I caprioli, i cervi si succedono di generazione in generazione, ma tutti conoscono il grande albero che regna sulla radura.
A sua volta l'abete diventa consapevole di ciò che gli sta attorno, riconosce il vento, tutte le creature che gli si muovono attorno, fa la conoscenza dell'uomo e delle sue strane abitudini, e attraverso lui apprende l'amore, l'odio e un triste giorno persino la guerra.
Ha diversi secoli alle sue spalle quando inizia a chiedersi come sarà la sua fine, perché prima o poi, tutti ne hanno una. Cosa ne sarà di lui? Diventerà legna per tavoli, cassettoni, panche e sedie? 
Spera di non divenire legna da ardere, ma in cuor suo c'è il desiderio di viaggiare e vedere il mondo, diventare l'albero maestro di qualche grande veliero, spostarsi, non sostare più per sempre nello stesso posto.
E poi la paura: sarà cosciente? O la sua vita terminerà non appena la sega reciderà il suo tronco?
Qual è la sorte che spetta al nostro amico abete? Lascio a voi il piacere della scoperta, intanto posso rivelarvi che la storia dell'abete non è che la metafora della vita.
Siamo alberi che vivono cercando la luce, tutti in cerca di uno scopo, sperando ardentemente di trovarne uno, spesso non accontentandoci di ciò che abbiamo e andando alla continua ricerca di ciò che è già in nostro possesso.
Una bella storia, ben scritta, che nonostante una piega eccessivamente buonista sul finale, lascia un bel messaggio sull'importanza di coltivare il proprio essere piuttosto che l'apparire.

Considerazioni:
Ho adorato questo libro dalla prima pagina sin quasi alla fine. 
Attraverso questa storia ho scoperto una Susanna Tamaro inedita (almeno per me), che, con estrema poesia è stata capace di rendere la bellezza della natura, la dolcezza e l'importanza di una vita nata per caso e che, sempre grazie a quel caso, si sviluppa, cresce sana e forte, prendendo pieghe inedite e impensate.
Come dicevo ho adorato questa favola fin quasi alla fine, perché il destino dell'abete, e il conseguente spostarsi del punto di vista dall'albero a quello dello scoiattolino Crick, non è stato di mio gradimento. Non perché odi gli scoiattoli in generale o Crick in particolare, ma perché dal momento dell'abbattimento dell'abete non sono più riuscita ad apprezzare il risvolto della storia. Non come prima almeno.
Il tutto è diventato eccessivamente infantile, ed esagerato. Infatti, se era interessante e romantico vedere le cose dal punto di vista di un albero, leggere dello scoiattolo che si allea con un piccione e vederli cercare insieme la protezione del Papa è stato troppo. Divertente sì, ma meno profondo. 
Comunque una storia carina, con un bel significato e tanti messaggi positivi e importanti da trasmettere ai lettori più o meno giovani.

Ringrazio la Giunti per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro 

il mio voto per questo libro