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lunedì 18 giugno 2018

Recensione: "Cappuccetto Rosso" di Bethan Woollvin

Titolo: Cappuccetto Rosso
Autore: Bethan Woollvin
Editore: Fabbri Editori
Data di pubblicazione: 8 maggio 2018
Pagine: 32
Prezzo: 15,90 € 


Trama:
C'era una volta un lupo cattivo ma poi Cappuccetto Rosso l'ha ridotto in pelliccia!

Recensione:
Come era già accaduto con "Raperonzolo", anche "Cappuccetto Rosso" fa parte della serie "La bambine toste si salvano da sole", realizzata dell'illustratrice Bethan Woollvin e pubblicata qui da noi da Fabbri Editori.
L'opera narra la vicenda della ragazzina dal mantello scarlatto ed il suo incontro con il lupo. Tuttavia, questa volta, non c'è nessun cacciatore all'orizzonte. La bimba, scaltra come una volpe, non cade in stupidi tranelli e, soprattutto, non aspetta di essere divorata!
Una versione della storia diversa da quella a cui siamo abituati, e narrata in toni più leggeri e divertenti.
Un bel messaggio da trasmettere, che parla di forza e coraggio, di giovani donne che non hanno bisogno di aiuto, ma da cui, invece, è necessario stare in guardia.
Le illustrazioni, tutte sui toni del grigio ad eccezione del mantello rosso della protagonista, sono poco elaborate ma graziose. 
Una lettura piacevole che, seppur breve, colpisce per il suo essere semplice e allo stesso tempo d'impatto. 

Ringrazio la casa editrice Fabbri Editori per avermi fornito una copia cartacea di quest'albo 

il mio voto per questo libro

lunedì 28 maggio 2018

Recensione: "Raperonzolo" di Bethan Woollvin

Titolo: Raperonzolo
Autore: Bethan Woollvin
Editore: Fabbri Editore
Data di pubblicazione: 8 maggio 2018
Pagine: 32
Prezzo: 15,90 € 

Trama:
Raperonzolo è prigioniera nella torre, ma non sta certo ad aspettare che qualcuno la venga a salvare: un bel colpo di forbice ai capelli ed è pronta a lanciarsi in sella al suo cavallo a caccia di streghe cattive!

Recensione:
L'albo illustrato che porta la firma della pluripremiata illustratrice Bethan Woollvin racconta la storia della principessa Raperonzolo, in una versione un po' diversa rispetto a quella dei fratelli Grimm, che più o meno tutti conosciamo.
Nella vicenda qui narrata la protagonista non si limita ad aspettare l'arrivo di un fantomatico principe azzurro, ma decide di progettare autonomamente un piano per liberarsi dalle grinfie della strega malvagia.
Non a caso, sulla copertina del libro, è messa ben in evidenza la frase "le bambine toste si salvano da sole", ed è proprio questo il messaggio del racconto: ogni fanciulla può trovare dentro se stessa il coraggio e la forza di superare i pericoli e le avversità. Mai demordere e mai pensare di non farcela. In ogni principessa è nascosta una guerriera che aspetta solo il momento giusto per venire fuori e far vedere agli altri di che pasta è fatta.
Una lezione di vita importante, che rende l'albo particolarmente adatto ai bambini. Tuttavia la narrazione, come sempre accade con le fiabe, contiene anche alcuni particolari cruenti, è bene metterlo in chiaro. 
Tralasciando questo piccolo neo, il libro risulta davvero piacevole, non solo per la morale e per le graziose illustrazioni - tutte che giocano con il bianco, il nero e le sfumature di grigio, eccezion fatta per i capelli dorati di Raperonzolo - ma anche per la scrittura sarcastica e umoristica.
L'unico difetto è che il racconto è troppo breve, avrei preferito un'aggiunta di particolari e uno sviluppo maggiore della trama. Purtroppo questa è una pecca molto comune negli albi illustrati. Spesso si tende a pensare che la presenza di numerosi disegni possa giustificare un uso ridotto del testo. Un vero peccato, a mio avviso, perché penso che la creazione di intrecci e colpi di scena renda ogni storia più accattivante e avvincente, sia per i grandi che per i piccini. 

Ringrazio la casa editrice Fabbri Editore per avermi inviato una copia cartacea di quest'albo illustrato

il mio voto per questo libro

lunedì 5 giugno 2017

Recensione: "La galleria degli enigmi" di Laura Marx Fitzgerald

Titolo: La galleria degli enigmi
Titolo originale: The gallery
Autore: Laura Marx Fitgerald
Editore: Fabbri Editore
Data di pubblicazione: 16 marzo 2017
Pagine: 269
Prezzo: 15,90 € 

Trama:
Siamo a New York, nel 1928, e agli occhi di una dodicenne, l’abitazione di Mr. Sewell sembra quasi un castello delle fiabe, con tanto di principessa prigioniera nella torre. Sì, perché la moglie di Mr. Sewell, Rose, da anni vive reclusa in soffitta, dove nessuno può salire nemmeno per portarle i pasti, spediti nella sua camera con un montavivande. 
Gli altri domestici sostengono che sia pazza, ma Martha, a cui la fantasia non manca, comincia a pensare che dietro i quadri che la donna chiede continuamente di portare su e giù dalla sua galleria privata si celi un codice: e se la scelta dei dipinti non fosse casuale, bensì un ingegnoso metodo per trasmettere un messaggio di aiuto? 
Come presto scoprirà, in quella casa piena di segreti niente è come sembra, e nessuno è chi sostiene di essere. 
Riuscirà Martha a risolvere il mistero che lega tra loro i dipinti e a portare alla luce la verità seppellita in soffitta insieme a Rose?

Recensione:
Una ragazzina tutto pepe, una donna reclusa in soffitta, un uomo misterioso, una dimora ricca di stanze quanto di segreti. 
Sembrano gli ingredienti di una storia coi fiocchi, una di quelle da divorare parola dopo parola, ed in effetti è proprio così, perché la vicenda narrata in queste pagine ha tutto ciò che serve per rendere l'intreccio iniziale, che è di per sé già un buon punto di partenza, sempre più coinvolgente.
La carta vincente di tutto il libro è senza dubbio la protagonista, così curiosa e piena di vita e di domande. Con Martha non ci si annoia mai, grazie alle sue battute di spirito, il suo modo di fare istintivo, e la naturale franchezza che le impedisce di rispettare le gerarchie.
Non sa tenere a freno la lingua, e perciò dice tutto ciò che pensa senza pensarci due volte (scusate la ripetizione). 
Capisco che, detto così, sarebbe facile per voi immaginare Martha come la solita adolescente tutta divertimento, ma in realtà le cose non stanno proprio in questo modo. Man mano che si va avanti, verranno fuori nuovi lati di lei: il suo essere tenera e premurosa con i fratellini, l'istinto di protezione verso il papà, il senso di responsabilità verso la mamma, la forza nell'affrontare nuove e difficili situazioni.
E cosa c'è di più arduo che stabilire se la padrona di casa è una donna malata e bisognosa di cure, oppure una vittima reclusa contro la sua volontà? E che dire poi di Mr. Sewell? Un uomo innamorato o un aguzzino senza scrupoli?
Ovviamente non vi dirò da che parte stia la verità, posso però affermare senza mezzi termini che il percorso per arrivare ad essa è stato appassionante e avvincente. Non c'è stato momento in cui la curiosità sia venuta meno, anzi, dopo aver finito un capitolo, non vedevo l'ora di fiondarmi sul successivo.
Altra cosa che ho davvero apprezzato è l'inserimento di opere d'arte nella trama, al fine di trasmettere determinati messaggi o rivelazioni. 
Ora, io potrei anche essere di parte (considerando i miei studi umanistici), ma trovo lo stratagemma dei dipinti davvero geniale. Per mezzo di esso, abbiamo modo di intrecciare gli stati d'animo e le vicende dei nostri protagonisti con gli accadimenti di altri personaggi letterari del passato, e in particolare di eroine coraggiose.
Ogni quadro ha una sua storia, e ogni quadro contribuisce a raccontare anche la storia di casa Sewell, in modo originale e accattivante.
Un particolare poi che non può essere sottovalutato è il contesto storico, che ci rende partecipi del proibizionismo, delle battaglie politiche, degli atti terroristici, e soprattutto della condizione della donna a quei tempi.
Ne è l'esempio lampante Rose Sewell, l'altra grande protagonista di questo romanzo (quasi tutto al femminile), ritenuta fin troppo libertina e indipendente per la società a lei contemporanea.
Una donna che si è fatta da sola, che non ha bisogno di un uomo che la mantenga, che vive alla giornata, assaporando un'emozione dopo l'altra.
Inutile dire che ho trovato Rose, meglio nota come la Rosa Selvaggia, un personaggio davvero affascinante, tutto da scoprire.
Altre figure si avvicendano nel racconto, rivelandoci di loro poco a poco, e instillando nuovi dubbi e sospetti nella mente di noi lettori.
Credo che questo sia uno dei punti di forza del romanzo, riuscire a tenere sempre alta la tensione, e ad alternare momenti di pathos, ad altri più divertenti, sino ad arrivare a quelli (numericamente minori) più nostalgici e profondi.
Ultima cosa di cui vorrei parlarvi sono le annotazioni finali della scrittrice, che ci rivelano quanto di vero c'è nella storia narrata, e in particolare a quali fatti di cronaca ha attinto. Ci dà inoltre alcuni preziosi consigli, qualora volessimo cimentarci nella scrittura.
E per ultimo, ma non meno importante, la Fitzgerald ci parla di una collezione segreta, quasi quanto quella della signora Sewell. Esiste quindi davvero una galleria degli enigmi? Non vi resta che scoprirlo.

Considerazioni:
Non conoscevo quest'autrice e, dopo questo libro, posso dire di essermi perdutamente innamorata del suo modo di scrivere. 
Laura Marx Fitzgerald è riuscita a creare un intreccio accattivante, ricco di pathos ed emozioni.
Più si va avanti, più si ha fretta di arrivare alla fine.
D'altra parte, più si conosce Martha, più dispiace abbandonarla. Lei è indubbiamente la protagonista del romanzo, non solo perché ha il ruolo centrale e più attivo, ma anche perché ha una personalità così preponderante da oscurare qualunque altra nei paraggi.
E la cosa più bella della dodicenne sta nel fatto che lei è una di noi: agisce come farebbe chiunque altro al suo posto, non ha sovrastrutture, è spontanea, vera, umana.
Non una di quelle figure letterarie poco convincenti, che sembrano solo ricoprire un ruolo predestinato.

«Volevo dire la Bibbia. Chiunque l'abbia scritta, ha scaricato tutta la colpa su Eva. Chi può darle torto se voleva conoscere un segreto di quella portata? E perché Dio l'ha tanto decantato per poi proibirlo? Io so che se mia madre dicesse ai miei fratelli "Non mangiate la torta che ho appena fatto", loro ci ficcherebbero le dita dentro non appena lei volta le spalle. Meglio nasconderla sotto il letto e lasciare che si domandino come mai la casa profumi di ciliegie».
«Martha O'Doyle, ti ordino di tacere immediatamente.» 
È questo il guaio, una volta che comincio a farmi domande, la mia mente si lancia dritta per la sua strada. Come i miei fratellini nel traffico. 
«E non capisco come mai Adamo sia diventato l'eroe di questa storia. Non è che si è fatto pregare molto per fare la stessa cosa che Eva aveva avuto il coraggio di fare per prima. Perché è stata Eva a beccarsi la maledizione? Perché i maschi non sono costretti a passare una settimana al mese con un panno tra le gambe come noialtre?»

Lo stesso si può dire per Rose Sewell. Ho amato gli aneddoti sul suo passato, a tal punto che vorrei uno spin off sui suoi giorni da giovane ribelle.
Più enigmatici rimangono gli altri attori non protagonisti, come Alphonse o i genitori di Martha.
Di Mr. Sewell non vi parlerò, perché non vorrei in nessun modo influenzarvi con le mie opinioni.
Chi mi ha invece colpito è il papà di Martha (detto Papo), che pur restando sempre un po' in disparte, è tra quelli che regala più emozioni, anche se non sempre positive. È una persona fragile, troppo incline a cadere in fallo, e a ferire il prossimo, prima fra tutti la sua bambina.
Mi ha fatto impressione leggere di Martha così matura, pronta a rimettere in sesto chi dovrebbe prendersi cura di lei. Mi ha fatto impressione soprattutto riconoscere in una situazione su carta una realtà purtroppo molto comune, quella dei ragazzi, costretti dalle circostanze, a crescere molto più in fretta.
Ritengo che le scene incentrate sul rapporto padre e figlia, come anche quelle che alludono alla vecchiaia, hanno contribuito a dare a questo libro uno spessore che sinceramente non credevo di trovare.
Non vi nego che proprio il finale mi ha lasciato delle sensazioni strane, una sorta di nostalgia e di tristezza, che non avrei mai pensato di rinvenire in queste pagine.
Ma è questo il bello della lettura, non riuscire ad immaginare cosa ci attende alla fine. Perché non c'è niente di meglio di una bella sorpresa, non trovate?

Ringrazio la casa editrice Fabbri Editore per avermi fornito una copia di questo romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 26 ottobre 2015

Recensione: "Svegliami quando tutto sarà finito" di Robyn Schneider

Titolo: Svegliami quando tutto sarà finito
Titolo originale: Extraordinary Means
Autore: Robyn Schneider
Editore: Fabbri Editori
Data di pubblicazione: 08 ottobre 2015
Pagine: 336
Prezzo: 16,00 € (cartaceo)

Trama:
Latham House è uno strano posto per incontrarsi. Un tempo era un collegio tra i boschi, ma oggi è tutta un’altra cosa. Dove una volta si raccoglievano studenti da ogni angolo degli Stati Uniti, ora vivono sotto stretto controllo medico oltre un centinaio di giovani affetti da una forma particolarmente grave di tubercolosi. Qui, lontani dal resto del mondo, i ragazzi trascorrono i giorni in perenne attesa, nella speranza di guarire e tornare dalle loro famiglie, dai loro amici, alle loro vite. È una specie di vacanza forzata, ma Lane, il nuovo arrivato, proprio non vuole saperne: ha dei progetti per il futuro e la malattia è solo un ostacolo tra lui e lo studio. 
Ma quando si accorge che il suo fisico non gli permette di restare la notte piegato sui libri, capisce che ci sono cose più importanti. In mensa ha notato un eccentrico gruppo di amici: Marina, una nerd con il pallino del teatro; Charlie, uno scherzoso cantautore in erba; Nick, una miniera di battute taglienti; e infine Sadie, un’aspirante fotografa con la quale condivide un vecchio, imbarazzante ricordo. Lane vuole essere uno di loro. E, soprattutto, vuole ricucire il rapporto con Sadie, incrinatosi un’estate di qualche anno prima. Entrato nel gruppo, Lane scopre una nuova vita, impara a infrangere le regole, a disobbedire in nome dell’amicizia. E insieme a Sadie ci racconta la loro storia, quella di un ragazzo e di una ragazza che giorno dopo giorno si avvicinano, si scoprono e imparano ad amarsi nonostante la malattia. Perché quando il dolore ti spinge all'estremo, l’amore è l’unico rimedio. 

Recensione:
Sembra strano, forse leggendo la trama non lo si direbbe mai, ma quella che racconta Robyn Schneider nelle pagine di questo libro è una storia che parla soprattutto di seconde occasioni.
Proprio così, perché i due protagonisti di questo romanzo, Sadie e Lane, sono due ragazzi che, chi per un motivo, chi per un altro, hanno vissuto le loro vite a metà, non rendendosene neanche conto fino a quando queste non sono state costrette ad una pausa forzata.
La malattia che li colpisce, un tipo di tubercolosi totalmente resistente ai farmaci ed estremamente contagiosa, li obbliga ad abbandonare tutto, famiglie, scuola, amici e progetti futuri, per un soggiorno a tempo indeterminato nel sanatorio di Latham House.
Sono gli stessi protagonisti, Lane e Sadie a narrarci la vita alla Latham e tutto ciò che si sono lasciati alle spalle in un racconto a voci alternate.
Lane è il nuovo arrivato, e la malattia significa per lui un arresto imprevisto al futuro che aveva minuziosamente programmato. Non ha intenzione di sprecare il suo tempo al sanatorio standosene senza far nulla, ed è caparbio nel credere che la tubercolosi non lo terrà lontano dai suoi studi.
Ma Lane non ha fatto i conti con il suo fisico debilitato, e presto si rende conto che, se vuole guarire, dovrà seguire il programma di riposo prescritto dalla Latham.
Sadie è ormai al sanatorio da più di un anno, si è fatta una vita e degli amici tra quelle mura.
Latham House è diventata un po' la sua casa e, strano ma vero, non riesce più ad immaginare la sua vita lontano da quel sanatorio immerso tra le montagne.
Lì lei è una persona sicura, decisa, intraprendente e divertente, molto diversa da quella timida e spaurita ragazzina che era nella vita vera, e la paura di uscire un giorno dalla Latham e tornare ad essere quella che era, la terrorizza.
L'arrivo di Lane, ragazzo che aveva conosciuto ad un campo estivo quattro anni prima, riporta a galla tutti i suoi dubbi e le incertezze.
I brutti ricordi, legati a quel periodo in cui era l'oggetto di scherno di tutti i compagni, la riportano indietro nel tempo a quando era piccola e fragile, a quando erano le parole e i gesti dei suoi compagni le cose che l'avevano ferita di più, e non una malattia.

"Non volevo che la protocillina fosse reale perché non volevo tornare a casa, alla vita scialba e deprimente che mi ero lasciata dietro. Volevo che la Latham restasse la Latham per sempre, volevo che potessimo passare ancora un milione di giorni a giocare a carte sotto il sole, un milione di notti a sussurrare al telefono sapendo che quando mi sarei svegliata avrei trovato Lane ad aspettarmi sulla veranda, i capelli ancora bagnati dalla doccia. 
La Latham era la mia Hogwarts, e la protocillina era la cura per la mia magia. Mi avrebbe trasformato di nuovo in una babbana, in una persona che si sarebbe dovuta preoccupare dei test standard, delle ragazze antipatiche e delle note per i ritardi."

Ma, come si dice, non tutti i mali vengono per nuocere, e anche in questo caso la malattia e la reclusione nel sanatorio diventano, per i due ragazzi, l'occasione per dare una svolta alla loro vita.
Sadie l'ha già fatto, si è fatta degli amici ed è diventata la persona che avrebbe sempre voluto essere, quella che gli amici cercano e vogliono sempre avere attorno.
Lane, invece, lo farà pian piano, rendendosi conto che, nella folle frenesia di raggiungere i suoi obbiettivi scolastici, prendere il massimo dei voti ed entrare alla Stanford, si è perso parte della sua adolescenza. Tante occasioni, esperienze, tappe fondamentali della vita, forse anche le più belle, che non avrà più indietro.

"Non volevo passare i prossimi sei anni a addormentarmi alla scrivania con le cuffie per cancellare il rumore degli altri che si divertivano. Non volevo vivere frettolosamente tutti i momenti di cui avrei capito l’importanza solo quando fossero passati. 
Mi sembrava di riuscire a vedere il modo in cui il mio futuro si era ristretto, opzioni come partite di football e balli scolastici che via via erano scomparsi, finché cercare di non morire era diventata la mia principale attività extracurricolare. 
E anche se la strada avesse smesso di restringersi, non sarebbe mai più stata ampia come una volta"

La tubercolosi, in un certo senso, offre ai due ragazzi l'occasione per ricominciare, mettere il pulsante pausa alle loro vite e ricominciarne di nuove, in un posto diverso, dove nessuno li avrebbe conosciuti e giudicati, dove nessuno si sarebbe aspettato qualcosa da loro.
Lane perciò mette da parte i test attitudinali e gli studi e inizia a vivere, a fare scherzi, a perdere tempo stando in panciolle, ad infrangere regole e anche ad  innamorarsi.
"Svegliami quando tutto sarà finito" è una lettura interessante sotto diversi punti di vista, in particolar modo perché affronta un tema che può sembrare banale e abusato (la storia d'amore tra due giovani malati), ma lo fa in maniera decisamente non convenzionale.
La presenza di qualche refuso sparso qua e là non ha comunque inficiato alla piacevolezza della storia, ricca di riferimenti e citazioni, che molti potranno conoscere e condividere, e di tantissimi passi emozionanti da sottolineare e rileggere.
Ma la cosa più importante che questa lettura ha fatto è farmi affezionare tantissimo ai suoi protagonisti. È impossibile non farlo, non gioire, ridere, soffrire e sperare con e per loro. Ho voluto bene a Charlie, a Lane e a Sadie e, anch'io come loro, ho lasciato Latham House lasciandoci anche un pezzetto del mio cuore.

Considerazioni:
Nonostante di primo acchito questo libro mi abbia fatto pensare a "Colpa delle stelle" di John Green, che non ho particolarmente apprezzato, sono stata trasportata a leggerlo incuriosita dall'ambientazione nel quale la vicenda si svolge, e questo deriva da un interesse nato in me lo scorso anno, quando durante un viaggio in macchina, ho visto sulla strada, prima le indicazioni e poco dopo l'edificio, che ospitava il centro Hanseniano a Gioia del Colle.
Si tratta di un lebbrosario, se non erro l'unico ancora esistente in Italia, che fino a poco tempo fa (ho letto che è stato chiuso ad aprile di quest'anno) ospitava i malati di lebbra.
L'edificio era circondato da un grande giardino e chiuso alla vista da pini altissimi, credo per preservare la completa riservatezza dei suoi degenti.
Vedendolo, io e i miei compagni di viaggio, siamo stati colti dalla curiosità e abbiamo svolto una veloce ricerca a riguardo, scoprendo che i pazienti ancora ricoverati erano in realtà ormai guariti, nel senso che la loro malattia non era più infettiva, ma che per i danni causati da essa avevano scelto di restare a vivere lì per sempre, protetti dai pregiudizi e dagli sguardi indiscreti della gente.
Insomma, hanno visto nel sanatorio che li ha ospitati e curati un guscio sicuro che li avrebbe sempre protetti dalla cattiveria del mondo esterno.
Ricordo di aver subito pensato a cosa si dovesse provare ad essere costretti a vivere in un edificio del genere e a finire addirittura per considerare quella costrizione come l'unica scelta possibile. 
Questa riflessione è presente anche in "Svegliami quando tutto sarà finito", dove i ragazzi finiscono per considerare Latham House non più come qualcosa che tutela le persone sane da quelle malate ma, che al contrario, tutela i malati dalla brutalità del mondo fuori dalla Latham.

"Quando ero arrivata alla Latham avevo pensato che fosse un luogo creato per proteggere il mondo esterno da noi, ma adesso sapevo che era vero il contrario. La Latham proteggeva noi dal mondo esterno."

Quando mi è stata proposta questa lettura, quindi, l'ho vista come un modo per scoprire la vita nei sanatori, e l'ho trovata molto interessante anche da questo punto di vista, tanto che desidero approfondire l'argomento anche con le letture consigliate dall'autrice.
Oltre a tutta la storia, che ho apprezzato, e ai protagonisti, a cui mi sono affezionata, ho trovato molto istruttivo leggere le note dell'autrice a fine libro.
Robyn Schneider, oltre ad essere una scrittrice, è laureata in bioetica e ha studiato storia della medicina, forse è per questo che, pur avendo fantasticato un po' sulla patologia creando una forma di tubercolosi totalmente resistente ai farmaci e un miracoloso farmaco, la protocillina, che riesce a debellarla, si ha la sensazione che sappia esattamente ciò di cui parla, senza mai uscire dal seminato.
Ed è proprio il realismo la cosa che ho apprezzato in queste pagine, nelle situazioni, nell'autenticità dei discorsi e dei sentimenti (sebbene anche qui non manchi qualche passaggio un po' forzato, vedi il fatto che i ragazzi abbiano portato in valigia - per un soggiorno in un sanatorio! - vestiti eleganti, giacche e cravatte, i ragazzi, abitini attillati e guanti di seta, le ragazze). Autenticità che, a mio parere, lo discosta dal libro di Green che, invece, descrive i suoi malati terminali come se non avesse mai conosciuto una persona gravemente malata in vita sua. 
La Schneider nel suo romanzo mette da parte le inutili e inverosimili scenette romantiche, non ci sono folli viaggi in Europa nel suo libro, non troverete costose cene a lume di candela a bordo fiume, o cascate di bollicine di champagne. Il massimo della trasgressione per Sadie e a Lane sarà una scappata da Starbucks a prendere una burrobirra al caffè o una capatina al Luna Park a mangiare popcorn dolce.
Tra queste pagine però troverete protagonisti che imparerete ad amare, persone che impareranno a vedere nella malattia e nell'istituto che li accoglie una seconda chance. La possibilità di ripartire e cambiare rotta, dando colore alle loro vite che fino a quel momento ne erano state prive.

Scontro tra libri:
Come dicevo poco fa, appena si legge questa trama viene istintivo, credo per chiunque lo abbia letto o anche solo conosciuto per fama, fare il collegamento con "Colpa delle stelle", il romanzo young adult, scritto da John Green, che affronta una tematica molto simile.
Seppur affrontando diagnosi differenti, sia i protagonisti di Green, che quelli della Schneider, fronteggiano la malattia, incontrando in quello stesso percorso che li vede lottare per la vita, cose del tutto inaspettate, come l'amicizia e l'amore.
Tuttavia ci sono differenze sostanziali che fanno di uno, un libro commerciale, irreale e forzato (quello di Green) e dell'altro un libro più toccante e verosimile (quello della Schneider).
Parlo sempre per gusto personale ovviamente, ma chiunque abbia un minimo di obiettività potrà convenire con le mie considerazioni.
In "Svegliami quando tutto sarà finito" i protagonisti parlano come due normali adolescenti, un linguaggio concreto e semplice, privo dei discorsi pomposi e assurdi che vedevano coinvolti Hazel e Augustus, con le loro "risonanze metaforiche".
Qui nessun protagonista fa cose insensate come imboccare sigarette spente per togliere ad un oggetto nocivo il potere di uccidere  -__-"
E ancora, qui i ragazzi discutono di tantissimi argomenti che accomunano ed interessano tutti i normali adolescenti: di musica, di libri, di film, di scuola, di social network, non fissandosi unicamente (ed incomprensibilmente aggiungerei) sulla folle ossessione per il finale di un libro.
In poche parole, seppur la trama poteva far presagire qualcosa di simile (sebbene questa sin da subito paia più originale), ho trovato "Svegliami quando tutto sarà finito" migliore sotto tutti i punti di vista. E aggiungo che mi sono affezionata a tutti i suoi protagonisti, ho voluto bene a Charlie, a Sadie e a Lane, e ho sempre sperato nella loro guarigione e nel loro lieto fine, cosa che con Hazel e Gus non mi è successa, anzi, dire che lei la sopportavo appena è dire poco XD

Ringrazio la casa editrice Fabbri Editori per avermi omaggiato di una copia di questo libro

il mio voto per questo libro

martedì 13 ottobre 2015

Presentazione: "Svegliami quando tutto sarà finito" di Robyn Schneider

Salve avventori!
Oggi voglio parlarvi di un libro che ho conosciuto grazie al comunicato stampa giunto alla mia casella di posta. 
L'ho trovata un'uscita abbastanza interessante per questo ve ne parlo.
In realtà ho già cominciato a leggerlo, avevo intenzione di leggerne solo le prime pagine per farmi giusto un'idea e rimandare l'intera lettura ad un secondo momento, ma mi ha incuriosito quindi ho intenzione di proseguirlo. 
"Di cosa sta parlando?" vi starete chiedendo... ma no che non lo state facendo, perché se avete letto il titolo di questo post, lo sapete già XD
"Svegliami quando tutto sarà finito" è il libro d'esordio di Robyn Schneider e come genere di storia potrebbe vagamente ricordare il ben più noto "Colpa delle stelle " di John Green ma, almeno per quanto mi riguarda, ho trovato la trama della Schneider molto più interessante e soprattutto meno banale.
E voi che ne dite? Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.


Titolo: Svegliami quando tutto sarà finito
Titolo originale: Extraordinary Means
Autore: Robyn Schneider
Editore: Fabbri Editori
Data di pubblicazione: 08 ottobre 2015
Pagine: 336
Prezzo: 16,00 € (cartaceo)


Trama:

Latham House è uno strano posto per incontrarsi. Un tempo era un collegio tra i boschi, ma oggi è tutta un’altra cosa. Dove una volta si raccoglievano studenti da ogni angolo degli Stati Uniti, ora vivono sotto stretto controllo medico oltre un centinaio di giovani affetti da una forma particolarmente grave di tubercolosi. Qui, lontani dal resto del mondo, i ragazzi trascorrono i giorni in perenne attesa, nella speranza di guarire e tornare dalle loro famiglie, dai loro amici, alle loro vite. È una specie di vacanza forzata, ma Lane, il nuovo arrivato, proprio non vuole saperne: ha dei progetti per il futuro e la malattia è solo un ostacolo tra lui e lo studio. Ma quando si accorge che il suo fisico non gli permette di restare la notte piegato sui libri, capisce che ci sono cose più importanti. In mensa ha notato un eccentrico gruppo di amici: Marina, una nerd con il pallino del teatro; Charlie, uno scherzoso cantautore in erba; Nick, una miniera di battute taglienti; e infine Sadie, un’aspirante fotografa con la quale condivide un vecchio, imbarazzante ricordo. Lane vuole essere uno di loro. E, soprattutto, vuole ricucire il rapporto con Sadie, incrinatosi un’estate di qualche anno prima. Entrato nel gruppo, Lane scopre una nuova vita, impara a infrangere le regole, a disobbedire in nome dell’amicizia. E insieme a Sadie ci racconta la loro storia, quella di un ragazzo e di una ragazza che giorno dopo giorno si avvicinano, si scoprono e imparano ad amarsi nonostante la malattia. Perché quando il dolore ti spinge all’estremo, l’amore è l’unico rimedio.

Autore:
Robyn Schneider è scrittrice, attrice e video blogger. Ha studiato scrittura creativa alla Columbia University e Bioetica alla Pennsylvania School Of Medicine. Vive a Los Angeles, ma soprattutto in rete, dove è molto attiva sia sui social network sia su YouTube.