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giovedì 21 settembre 2023

Recensione: "Il profumo della grande estate" di Thibault Prugne

Titolo: Il profumo della grande estate
Autore:  Thibault Prugne 
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 20 giugno 2023
Pagine: 40
Prezzo: 20,00 €

Trama:

Ricordo la sua casetta che svettava in mezzo ai campi come un faro sull’oceano, le foglie del vecchio frassino che brillavano al sole, il profumo dei panni stesi ad asciugare in giardino, il ronzio delle api e il canto delle cinciallegre.  
Mi chiamo Louise, e questa è la mia storia.

Recensione:
Quale profumo ha per voi l'estate?
Per me quello del mare, della pelle riscaldata dal sole, dei solari al cocco e delle pesche mature *-*
Ed ora che è finita, ne sento già una grande malinconia. 
E se anche voi, come me, amate la dolce spensieratezza di questa stagione, sfogliando le pagine di questo libro, e osservando le sue bellissime illustrazioni, la ritroverete tutta, quella magia e quella calda e accogliente atmosfera ricca di aspettative e promesse.

Per Louise, la piccola protagonista di queste pagine, l'estate profuma sicuramente di grano e papaveri, dei panni stesi al sole, della casetta di legno di nonno Léon, delle sue minestre e del suo orto bagnato dalla pioggia, profuma di giornate passate al sole a dondolare sull'altalena, a costruire insieme casette per uccelli e dolci ricordi.

Sono gli anni della guerra e, mentre il papà di Louise è impegnato al fronte, sua madre deve andare a lavoro in un'altra città, e decide che, per tenere la piccola al sicuro, sia meglio lasciarla alle cure del nonno Léon, piuttosto ché portarla con sé.
Il nonno Léon vive da anni isolato nella campagna francese. All'apparenza burbero e solitario, ama la natura e la vita semplice, e alla compagnia degli esseri umani predilige, di gran lunga, quella degli animali, in particolar modo quella degli uccellini... 
Con Louise, nonno Léon aprirà subito il suo cuore, i due trascorreranno una splendida estate insieme, una di quelle destinata a diventare l'irraggiungibile metro di paragone per tutte quelle successive.
Insieme, i due, trascorrono le giornate a passeggiare nei campi, a raccogliere frutti e verdure dall'orto e a godersi tutta la sconfinata bellezza della natura.




“Nonno Léon era una di quelle persone che vorrebbero che non cambi mai nulla. Che non desiderano ribaltare il mondo, ma soltanto viverci e ascoltarne il respiro.”


Le illustrazioni sono bellissime e vivide, fanno venire voglia di essere lì con loro, ma i testi non sono da meno, raccontano con grande poeticità tutta la bellezza di cui è pieno il mondo: la casetta di nonno Léon che svetta in mezzo ai campi come un faro su un oceano dorato, le foglie del vecchio frassino che brillano al sole, il profumo dei panni stesi ad asciugare in giardino, il ronzio delle api e il canto delle cinciallegre...
Eppure in mezzo a tanta delicata bellezza ci sono pensieri semplici e profondi che fanno venire i brividi e accapponare la pelle proprio per la loro schietta ovvietà,  riflessioni su quanto sia stupido privarsi di tanta bellezza a causa di azioni stupide e insensate come la guerra, o dell'eccessiva e inappropriata cementificazione.
E questi pensieri vengono sì dalla voce e dalla saggezza del nonno, ma quelli che colpiscono di più passano per le ingenue introspezioni della piccola Louise, perché i bambini, si sa, guardano sempre il mondo con estrema schiettezza e semplicità.



“Avrei voluto far sedere per un attimo il Grande Capo della guerra sulla mia altalena. Forse si sarebbe riposato un po’. Forse dopo non avrebbe più costretto i papà a vestirsi di verde e andare a fare la guerra, quando preferivano mangiare pane e marmellata, andare a pesca, bere vino e baciare le mamme mentre i figli non guardavano. 
Ma al grande capo della guerra sicuramente le altalene non interessavano. 
D’altra parte mi sono chiesta a lungo che cosa gli potesse piacere. Odiava il profumo dei fiori? Preferiva guardare le farfalle o spiaccicarle? Il suo colore preferito era il nero? Al cinema stava dalla parte dei cattivi? 
Tutte domande a cui non avrò mai risposta.”

E poi ovviamente ho amato il rapporto tra nonno e nipote. I due, in una sola estate, costruiscono ricordi destinati a durare per sempre, come lo sono tutte le estati trascorse da bambini: speciali, spensierate e incomparabili. Nulla sarà come loro.
E nulla potrà mai sostituire il rapporto tra nonno e nipote. Chi non vorrebbe tornare bambino e perdersi nel caldo abbraccio dei nonni?

Sul finale poi la storia lascia un velo di tristezza e malinconia, come lo fa la vita, quando si cresce, l'estate quando finisce, qualsiasi cosa quando arriva verso la sua conclusone.
Anche questa sensazione finale contribuisce, per quanto mi riguarda, a dare un tocco in più alla storia, a farmi sentire ancor più legata ed essa, a renderla indimenticabile come sanno essere solo le bellissime storie.

Se avete nostalgia delle estati della vostra infanzia, del caldo abbraccio dei nonni, dei "bei vecchi tempi", se amate le storie scritte bene e illustrate splendidamente,  "Il profumo della grande estate" è ciò che fa per voi 💓
 
Ringrazio Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro



mercoledì 10 novembre 2021

Recensione: "The body" di Stephen King

Titolo: The body
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 4 settembre 2018
Pagine: 216
Prezzo: 10,00 €
Trama:
Alla fine dell'estate, Gordie e i suoi tre migliori amici, spinti dalla voglia di avventura, vanno alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo scomparso. 
Motivati dal desiderio - ognuno per una ragione diversa - di riscattarsi e diventare degli eroi, si mettono in cammino lungo i binari della ferrovia. 
Dovranno superare momenti di fatica, paura e mille ostacoli, e scopriranno che i mostri non si nascondono dentro gli armadi, ma nel cuore delle persone. 

Recensione:
Originariamente parte della raccolta "Stagioni diverse", questo racconto ha raggiunto una tale fama da meritarsi una pubblicazione tutta per sé. E non si fatica a capirne il perché. 
La storia dei ragazzi di Castle Rock, infatti, pur non essendo caratterizzata dai tipici toni agghiaccianti del maestro dell'horror, è una di quelle che, in poco più di duecento pagine, riesce a lasciare il segno, ritraendo la bellezza ma anche la crudeltà umana, la fragilità dei perdenti ed il coraggio di chi sa resistere.
A parlarci è Gordon Lachance, uno dei protagonisti, il quale, dopo essere diventato uno scrittore affermato, sceglie di ripercorrere con noi l'ultima avventura trascorsa con i suoi inseparabili amici, il suo personalissimo "autunno dell'innocenza".
 
Le cose più importanti sono le più difficili da dire. 
Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale, quando vengono portate fuori. 
Ma è più che questo, vero? 
Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro, che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. 
E potreste fare rivelazioni che vi costano, per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi, mentre lo dicevate. 
Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare. 
Avevo dodici anni — quasi tredici — la prima volta che vidi un essere umano morto. Successe nel 1960, tanto tempo fa... anche se a volte non mi pare così lontano. 
Soprattutto la notte, quando mi sveglio da quei sogni, in cui la grandine cade nei suoi occhi aperti.

Tutto ha inizio quando Vern Tessio, uno dei fantastici quattro, irrompe nel piccolo rifugio della casa sull'olmo, il loro club segreto, per comunicare ai compagni di classe una sconvolgente rivelazione: lui sa dove si trova il cadavere di Ray Brower, il coetaneo scomparso pochi giorni prima, quello di cui tutti parlano.
Quale miglior occasione per diventare popolari? Smettere di essere gli sfigati del quartiere, i rifiuti della società, per essere ricordati invece come gli eroi che hanno risolto il mistero.
I nostri amici, senza pensarci due volte, decidono di partire, alla volta di South Harlow.
Niente bagagli, niente provviste, solo un piano improvvisato per far sì di essere di ritorno a casa la sera seguente, prima di destare sospetti. 
Il viaggio, come potrete immaginare, non filerà liscio come l'olio.
Tanti saranno gli ostacoli da affrontare, dalla notte da passare all'aperto - con tanto di presenze inquietanti, e sospette, nascoste nell'ombra - alla corsa contro il tempo e contro il treno, allo scontro con l'irascibile gestore della discarica, fino al bagno nel lago, che riserverà ai ragazzi un'amara e dolorosissima sorpresa.
I quattro amici si avviano con un solo obiettivo - ritrovare il corpo non ancora rivenuto - ma, come sempre accade quando si raggiunge una meta tanto agognata, troveranno, al loro arrivo molto più di quanto pensassero.
L'esplorazione nella campagna remota, attraversata solo da vecchi binari abbandonati, servirà a cementare le vere amicizie, a rivelare quelle meno salde, a perdonare i propri errori, ad affrontare i fantasmi del passato.
Sì, perché, nonostante la loro giovane età, Gordon Lachance, Chris Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio portano sulle loro spalle un fardello non indifferente. 
Venuti su in famiglie problematiche, hanno dovuto imparare da soli a difendersi dal mondo, dalla crudeltà dei pregiudizi, dalla mancanza di punti di riferimento.
Partendo da Teddy che seguita a venerare un padre che l'ha ferito più di chiunque altro al mondo, per poi sparire nel nulla; a Gordon, rassegnato al ruolo di figlio invisibile; sino ad arrivare a Vern, bullizzato dal suo stesso fratello; e a Chris, vittima di abusi in famiglia, e di ingiusti preconcetti, da parte degli altri abitanti di Castle Rock.
Sotto la facciata da duri, i ragazzi nascondono tante fragilità, una gran voglia di riscatto, ed un inconfessabile bisogno d'affetto e di comprensione.
Tra una disavventura e l'altra, troveranno gli uni negli altri, chi più chi meno, una guida, un compagno di sventura, un alleato prezioso, un confidente fidato. 
E anche noi lettori, poco alla volta, finiremo per affezionarci a quei combinaguai un po' troppo sboccati, alle loro zuffe, alle dimostrazioni di coraggio, alle prese in giro, ma anche ai saggi consigli.

«Chris si volse a me. 
«Ti ha spaventato quel treno, Gordie?» 
«Noo», feci io, e presi un sorso di Coca. 
«Non molto, sbruffone.» 
Mi diede un pugno al braccio. 
«Veramente! Non ero per niente spaventato.» 
«Sì? Non eri spaventato?» 
Teddy mi scrutava attentamente. 
«No! Ero pietrificato.» 
Questo li stese tutti, compreso Vern, e ridemmo forte e a lungo. 
Poi rimanemmo sdraiati lì, senza dire altro, solo a bere in silenzio. 
Mi sentivo il corpo caldo, attivo, in pace con me stesso. Dentro filava tutto liscio come l'olio. Ero vivo e felice di esserlo. 
Mi pareva che ogni cosa spiccasse con una tenerezza speciale, e anche se non avrei mai potuto esprimerlo a parole, pensavo che non importasse - forse quel senso di tenerezza era qualcosa che volevo tenere per me.

Non a caso, uno dei maggiori pregi di questo libro, è il riuscire a coniugare un clima di spensieratezza, tipico dell'infanzia, alla maturità di chi fa già parte del mondo degli adulti.
Momenti di gioco e di vivace allegria, si alterneranno ad altri più malinconici e toccanti, quest'ultimi aventi per protagonisti, quasi sempre, Gordie e Chris
I due riescono a capirsi, ricevendo dall'interlocutore la comprensione ed il sostegno morale che, fin troppo spesso, erano venuti a mancare nell'animo dei grandi a loro vicini.
Il primo non fa che assistere inerme di fronte all'indifferenza della sua stessa famiglia, la quale, dopo essere stata devastata dalla tragica perdita del primogenito, dimentica di prestare le giuste attenzioni al secondo figlio, quello sopravvissuto. Il minore dei Chambers invece, oltre a combattere quotidianamente con l'alcolismo e la violenza del padre, ed i problemi con la giustizia dei fratelli, deve anche vedersela con quella nomea che gli impedisce di essere diverso da ciò che gli altri pensano di lui. E, come ben sappiamo, si finisce per diventare dei mostri, se ti fanno credere che non puoi essere nient'altro. 
Tramite la figura di Chris, nel libro, viene affrontata più di una tematica di fondamentale importanza, in particolare per i giovani, ma anche per gli adulti: il sistema scolastico che non garantisce davvero pari opportunità per tutti, la piaga del bullismo, gli abusi familiari e, cosa peggiore, la connivenza delle forze dell'ordine.
Ciononostante, l'adolescente riveste il ruolo di leader per il gruppo di amici, il tipo coraggioso che tutti ammirano e vogliono imitare, quello che prende le decisioni o a cui gli altri si rivolgono, quando si presenta un problema. Per quanto ognuno dei quattro sia indubbiamente un bravo ragazzo, piegato dal caso, dal destino o semplicemente dalla sfortuna, lui è la presenza più positiva, più responsabile e più adulta.
Basti pensare all'atteggiamento paternalistico con cui si rivolge a Gordie, incoraggiandolo a proseguire gli studi, per tentare davvero in futuro la carriera di scrittore. Quest'ultimo invece, oltre a regalarci delle profonde riflessioni sulla vita, la morte, sulle delusioni ed i rimpianti (non dimentichiamo che a parlare è il Gordon Lachance già adulto), nel corso della narrazione, non manca di raccontarci anche alcuni retroscena sulla difficile, ed affascinante, arte dello scrivere, includendo nella storia persino due racconti brevi.
In generale il romanzo, nonostante l'apparente clima goliardico, è uno di quelli che riesce a toccare le corde del cuore, facendo presa sui sentimenti di nostalgia o sui ricordi di gioventù che tutti, bene o male, serbiamo nella mente.
Questo anche grazie alla maestria di un autore come King, impeccabile sia nella descrizione degli ambienti e delle situazioni (mirabili, a tal proposito, i passi sul cielo in rapido cambiamento, nel suo continuo affascinante mutare dall'alba al tramonto, sino alla notte stellata), che dei sentimenti, dei pensieri reconditi o anche delle semplici sensazioni istantanee, che possono attivarsi in qualsivoglia momento in ognuno di noi.
 
Non parlammo di Ray Brower ora che il buio si faceva vicino, ma io pensavo a lui. 
C'è qualcosa di orribile e di affascinante nel modo in cui cala l'oscurità in un bosco, il suo arrivo non attutito dai fari o dai lampioni stradali o dalle luci delle case o dalle insegne al neon. Arriva senza le voci delle madri, che chiamano i figli dicendo basta adesso torna dentro, ad annunciarla.
Se siete abituati alla città, l'arrivo del buio nei boschi vi sembrerà più una catastrofe naturale che un fenomeno naturale; deborda, come il Castle deborda in primavera. 
E come pensavo al corpo di Ray Brower in questa luce o nella sua mancanza, quello che sentivo non era la tremarella o la paura che improvvisamente apparisse davanti a noi - verde spirito mormorante il cui scopo era rimandarci là dove eravamo venuti, prima di andare a disturbare la sua pace - ma un'improvvisa e imprevista ondata di pena per lui che se ne doveva stare così solo e indifeso nel buio, che ora stava coprendo la nostra parte di terra. 
Se qualcosa voleva mangiarlo, l'avrebbe fatto. Non c'era lì la mamma a impedirlo, né il padre, né Gesù Cristo in compagnia di tutti i santi. 
Era morto, ed era solo, sbattuto giù dalla ferrovia nel fossato, e mi resi conto che, se non avessi smesso di pensarci, mi sarei messo a piangere.

In conclusione non posso che consigliare questo racconto che, con estrema delicatezza e senza cadere in banalità, dipinge il difficile momento di passaggio dall'infanzia all'età adulta, fatto di tabù inconfessabili, piccoli e grandi timori, tanta spavalderia, ma anche di sincera amicizia.
Un libro che parla anche di paura, ma non nel modo in cui ci si aspetterebbe. La paura di crescere e diventare uomini senza valori, imbrigliati in una vita priva di significato o di speranza, la paura di vedere il nemico nascosto, non nel bosco o nell'armadio, ma nella persona della porta accanto che cerca puntualmente di buttarci a terra. 
La paura del tempo che scorre inesorabile e non lascia scampo, delle occasioni perse, delle persone sconfitte da un destino crudele che non conosce pietà. 

Considerazioni:
Quando ho intrapreso questa lettura mi aspettavo una storia molto diversa da quella poi effettivamente raccontata. Credevo di trovare un racconto horror per ragazzi, con i protagonisti che, partiti per un'avventura decisamente particolare e decisamente macabra - come può essere la ricerca di un cadavere - si trovavano ad avere a che fare con qualcosa di molto più spaventoso ed inquietante.
Inizialmente davanti a tutt'altro scenario, mi sono trovata un po' spaesata: il tutto mi pareva confusionario, ed i ragazzi di Castle Rock, di primo acchito, forse anche a causa del loro linguaggio abbastanza scurrile, mi ispiravano ben poca simpatia.
Per i primi capitoli non ho fatto che aspettare una svolta, un qualcosa che avrebbe rivoluzionato il viaggio intrapreso dai quattro, fino a quando, ho capito che non era la storia a dover cambiare, ma il mio atteggiamento verso di essa. Ed è così che, semplicemente, ho iniziato a godermi la lettura, il cammino accidentato, fatto non di urla e spaventi, ma di piccole difficoltà e di intime confessioni.
Ho cominciato ad affezionarmi a Gordie e i suoi amici, tutti così diversi per carattere, eppure così simili per retaggio. 
In particolare mi sono legata a Chris, ai suoi silenzi densi di significato, al suo istinto di protezione nei confronti dei più deboli, ai rimorsi per le cattive azioni commesse.
Un ragazzo perso, diviso tra il futuro che vorrebbe avere ma che crede di non meritare, e il destino che invece odia ma a cui pensa di non potersi sottrarre.
Certe riflessioni, sul terrore di diventare un alcolista o un delinquentello da quattro soldi, non ce le si immagina pronunciate da un dodicenne, e proprio per questo finiscono per fare più presa sui lettori.

«Amico, tuo padre ti farà nero quando lo scoprirà. Hai anche detto che era in vena cattiva.» 
I suoi occhi continuavano a danzare. 
«Questo è il bello, amico. Non scoprirà un bel niente. Lui e quelle altre tre spugne sono tutti stesi, giù a Harrison, con sei o otto bottiglie di vino. Non torneranno per una settimana. Ubriaconi fottuti.» 
Storse la bocca. Era l'unico della banda che non avrebbe mai bevuto, neppure per mostrare che aveva, sapete com'è, le palle. Diceva che non aveva intenzione di ritrovarsi, da grande, un fottuto alcolizzato come il suo vecchio. E una volta mi disse in privato - fu dopo che i gemelli DeSpain si erano presentati con una confezione da sei che avevano fregato al loro vecchio e tutti sfottettero Chris perché non volle prendere una birra e nemmeno un sorso - che era terrorizzato dall'idea di bere. 
Disse che suo padre non staccava più il naso dalla bottiglia, che suo fratello maggiore era pieno fino alle orecchie quando aveva violentato quella ragazza, e che Eyeball stava continuamente a scolarsi Purple Jesus con Ace Merril e Charlie Hogan e Billy Tessio. 
Che possibilità aveva secondo me, mi chiese, di lasciare la bottiglia una volta che avesse iniziato? Forse può sembrare ridicolo, un dodicenne che si preoccupa di poter essere un incipiente alcolizzato, ma in Chris non era ridicolo. Non lo era proprio per niente.

Anche Gordon, con la sua timidezza e l'umiltà che lo contraddistingue, riesce senza dubbio a fare breccia nel cuore di chi legge, in particolare per quanto riguarda la sua difficile situazione familiare. Inoltre, come dicevo prima, il signor Lachance, ormai maturo, si fa portavoce di molte riflessioni generali sulla vita e la morte, che non si può non condividere.
Per quanto riguarda gli altri due, sono quelli un po' più in ombra, quelli di cui ci vengono raccontati meno aneddoti. Di Teddy, ad esempio, sappiamo dell'orrendo trauma fisico e psicologico, subito da bambino, a causa di un attacco di violenza del padre (un veterano di guerra, sicuramente affetto da disturbo post traumatico), e della sua assurda venerazione proprio per quel padre che ha distrutto, già in partenza, la sua vita. Poi più di una volta ci viene fatta notare la sua indole spericolata, e lo sprezzo del pericolo, ma poco altro. Tuttavia, anche lui, sotto la patina da duro, nasconde un animo fragile e sofferente, che non può lasciarci indifferenti.
In generale però l'incosciente Teddy ed il pavido Vern rappresentano la parte più giocosa della storia, essendo loro quelli che, nonostante tutto, portano avanti un modo di fare infantile ed ingenuo. Si godono appieno l'esplorazione, buttandosi i problemi alle spalle.
Del rapporto tra Gordie e Chris vi ho parlato ampiamente, voglio solo aggiungere che ho amato la loro amicizia, ed il loro continuo incoraggiarsi e coprirsi le spalle. Credo che loro siano l'esemplificazione dei veri legami che resistono al tempo e alle avversità.
In conclusione questo romanzo, giustamente definito un racconto di formazione, non mi ha regalato brividi lungo la schiena come mi sarei aspettata (anche se, effettivamente, alcuni particolari inquietanti e macabri sono presenti), ma mi ha fatto provare più di un'emozione, riportandomi indietro nel tempo, ad un passato fatto di giochi e spensieratezza, di speranze per il futuro e sogni da realizzare, e di affetti così speciali, da doverli custodire come fossero tesori.

Curiosità:
Da questo racconto, nel 1986, è stato tratto il film "Stand by Me - Ricordo di un'estate", diretto da Rob Reiner, e con protagonisti dei giovanissimi Will Wheaton, River Phoenix, Jerry O'Connell e Corey Feldman. La pellicola, che ha ricevuto una candidatura agli Oscar come miglior sceneggiatura non originale, ritrae molto bene il clima del libro, avvicinandosi abbastanza alla storia raccontata da King.

il mio voto per questo libro

venerdì 5 novembre 2021

Recensione: "Wuthering Heights" di Emily Brontë

Titolo: Wuthering Heights
Autore: Emily Brontë
Editore: Wordsworth Editions
Data di pubblicazione: 15 settembre 2019
Pagine: 320
Prezzo: 8,43 € 
Lingua: inglese


Trama:
Wuthering Heights è una selvaggia e appassionata storia di amore intenso e quasi demoniaco tra Catherine Earnshaw e Heathcliff, un trovatello adottato dal padre di Catherine. 
Dopo la morte del signor Earnshaw, Heathcliff è vittima di bullismo e umiliato dal fratello di Catherine, Hindley, e credendo erroneamente che il suo amore per Catherine non sia corrisposto, lascia Wuthering Heights, solo per tornare anni dopo come un uomo ricco e raffinato. 
Egli procede a esigere una terribile vendetta per le sue precedenti miserie. 
L'azione della storia è caotica e incessantemente violenta, ma la riuscita gestione di una struttura complessa, le descrizioni evocative dell'ambientazione solitaria della brughiera e la grandezza poetica della visione si combinano per rendere questo romanzo unico un capolavoro della letteratura inglese.

Recensione:
"Cime tempestose" è una storia di vendette, soprusi e rancori di lunga data.
E' la storia di due famiglie, o meglio di due residenze, e delle persone che le abitano.
Da una parte vi è Wuthering Heights, da sempre casa degli Earnshaw, e dall'altra Thrushcross Grange, la ricca dimora dei Linton.
Le loro vicende si incroceranno con l'arrivo dagli Earnshaw di Heathcliff, un misterioso trovatello che il capofamiglia accoglie come un figlio.
Il ragazzo, dall'aspetto truce e l'indole selvaggia, se dal primo momento attira le antipatie del primogenito Hindley, diventerà invece il fedele compagno di giochi della secondogenita Catherine.
Questo almeno fino all'incontro dei due ragazzi con Edgar, figlio dei Linton, ragazzo dai capelli biondi e i modi gentili. Con Edgar, Catherine conosce un mondo diverso, fatto non solo di corse nelle lande e giochi infantili, ma di cene eleganti, buone maniere e vestiti da sera.
Con lui, la ragazza ha la possibilità di scegliere: un'esistenza fatta di istinti con Heathcliff, o una vita agiata con Edgar.

I've no more business to marry Edgar Linton than I have to be in heaven; and if the wicked man in there had not brought Heathcliff so low I shouldn't have thought of it. 
It would degrade me to marry Heathcliff now; so he shall never know how I love him; and that not because he's handsome, Nelly, but because he's more myself than I am. 
Whatever our souls are made of, his and mine are the same, and Linton's is as different as a moonbeam from lightning, or frost from fire.

Attorno a questo triangolo amoroso - Heathcliff, Catherine e Edgar - ruoterà tutta la prima parte del libro. Tuttavia, la storia narrata dalla Brontë ha ben poco a che vedere con il romanticismo, come sarebbe plausibile immaginare.
I sentimenti che uniscono i tre, che siano di rivalità, ostilità e disprezzo - come nel caso dei due uomini - o di affetto - come nel caso della donna ed i suoi corteggiatori - sono spesso contaminati e sopraffatti dall'amor proprio.
Con la seconda parte del romanzo le vicende continuano a ruotare attorno alle due case, ma si arricchiscono di alcuni personaggi, la prole dei due nuclei familiari che finirà per ereditare anche i rancori e le antiche rivalità del casato.
A muovere le fila ancora una volta Heathcliff che, nonostante gli anni trascorsi, non sembra aver abbandonato i piani di vendetta nei confronti dei Linton.
Al centro di tutto però c'è lei: brughiera spossata dai venti impetuosi che, con il suo carico emotivo, funge da perfetta cornice agli animi dei personaggi. Le descrizioni dei paesaggi, del gelido vento invernale, delle bufere di neve, dei timidi fiori primaverili, o in generale di tutta la landa, ammaliano e conquistano i lettori, così come le atmosfere, cariche di presagi e spiriti inquieti.
Le "cime tempestose" sono il luogo in cui avviene tutto, eppure sono anche i veri motori della storia, il posto in cui trovano rifugio e ristoro gli Earnshaw e i Linton nel corso degli anni, ma anche il teatro degli incontri e degli scontri, delle fughe d'amore, delle notti di agonia, della speranza e della gioia più profonda.
Niente di tutto quello che avviene sarebbe potuto accadere lontano da lì, e nulla avrebbe avuto lo stesso significato.
 
My love for Linton is like the foliage in the woods: time will change it, I'm well aware, as winter changes the trees. 
My love for Heathcliff resembles the eternal rocks beneath: a source of little visible delight, but necessary. 
Nelly, I am Heathcliff - he's always, always in my mind - not as a pleasure, any more than I am always a pleasure to myself - but as my own being; so, don't talk of our separation again - it is impracticable.

Il romanzo scritto da Emily Brontë è uno di quei libri che non può lasciare certo indifferenti. Ha un ritmo serrato, un susseguirsi di intrecci e di azione, personaggi unici nel loro genere, e meravigliose descrizioni: il mix perfetto per tenere incollati i lettori dalla prima all'ultima pagina.
Il suo punto di forza è indubbiamente la personalità ben definita di tutti gli attori protagonisti, evidente già dalle prime battute.
Se infatti, nella maggior parte dei libri, assistiamo ad una metamorfosi dei personaggi, così non accade in questo caso.
Ad esempio, per quanto il carattere di Heathcliff si inasprisca, per quanto lui diventi sempre più spinoso, rancoroso e vendicativo, non risulta mai troppo lontano dall'immagine che già avevamo di lui all'inizio.
Questa è una delle particolarità della narrazione: personaggi crudeli ed egoisti, così concentrati sui propri desideri, da non considerare minimamente il male che seminano attorno con i loro comportamenti scellerati. In questa storia non ci sono innocenti. Solo carnefici e vittime, a loro volta carnefici di altre vittime.
Ma credo che questo sia uno dei punti a favore del libro, una delle ragioni che lo rende così coinvolgente.
Se Heathcliff, Catherine, Hindley e tutti gli altri non fossero stati animati da un vento così impetuoso, non avrebbero impresso dentro di noi in ricordo così indelebile. Non ci avrebbero spinto a condannarli o a parteggiare per loro, non avrebbero reso questa storia così vera e crudele, ma anche così straordinariamente umana.

Plot:
Wuthering Heights is a wild, passionate story of the intense and almost demonic love between Catherine Earnshaw and Heathcliff, a foundling adopted by Catherine's father. After Mr Earnshaw's death, Heathcliff is bullied and humiliated by Catherine's brother Hindley and wrongly believing that his love for Catherine is not reciprocated, leaves Wuthering Heights, only to return years later as a wealthy and polished man. He proceeds to exact a terrible revenge for his former miseries. The action of the story is chaotic and unremittingly violent, but the accomplished handling of a complex structure, the evocative descriptions of the lonely moorland setting and the poetic grandeur of vision combine to make this unique novel a masterpiece of English literature.

Review:
"Wuthering Heights" is a longstanding story of revenge, abuses and grudges.
It's the story of two families, or rather of two residences, and of the people who live there.
On one side there is Wuthering Heights, which has always been home for the Earnshaw, and on the other, Thrushcross Grange, the rich house of the Linton.
Their stories will cross with the arrival of Heathcliff, a mysterious orphan whom, the head of the Earnshaw welcomes as a son.
The boy with a grim appearance and a wild nature, if from the first moment attracts the dislikes of the first-born Hindley, will instead become the faithful playmate of the second-born Catherine.
This, at least until they met Edgar, son of the Linton, a boy with blond hair and kind ways.
With Edgar, Catherine experiences a different world, made not only of runs in the moors and childish games, but of elegant dinners, good manners and evening dresses.
With him, the girl has the choice: an existence made of instincts with Heathcliff, or a comfortable life with Edgar.
The first part of the book will revolve around this love triangle - Heathcliff, Catherine and Edgar.
However, Brontë's story has nothing to do with romance, as it would be plausible to imagine.
The feelings that unite the three main characters, whether they are of rivalry, hostility and contempt - as in the case of the two men - or of affection - as in the case of the woman and her suitors - are often contaminated and overwhelmed by self-love.
With the second part of the novel the events continue to revolve around the two houses, but are enriched by some new characters, the offspring of the two families, who will eventually inherit the grudges and the ancient rivalries of the parents.
To move the ranks, once again we find Heathcliff who, despite the passage of time, does not seem to have abandoned the plans of revenge against the Lintons.
At the center of everything, however, there is her: the moor animated by the impetuous winds that, with her emotional load, acts as a perfect frame for the souls of the characters.
The descriptions of the landscapes, of the cold winter wind, of the snowstorms, of the timid spring flowers, or in general of the whole land, fascinate and conquer the readers, as well as the atmospheres, full of omens and restless spirits.
The Wuthering Heights are the place where everything happens, yet they are also the real engines of history, the place where the Earnshaws and Lintons find refuge and rest over the years, but also the scene of encounters and clashes, of escapes of love, of nights of agony, of hope and of the deepest joy.
Nothing that happens could have happened far from there, and nothing would have had the same meaning.
The novel written by Emily Brontë is one of those books that certainly cannot leave indifferent.
It has a fast rhythm, a succession of plots and action, one-of-a-kind characters, and wonderful descriptions - the perfect mix to keep readers glued from first to last page.
Her strong point is undoubtedly the well-defined personality of all the protagonists, evident from the very first bars.
If in fact, in most of the books, we witness the metamorphos of the characters, this is not the same case.
For example, as much as Heathcliff's character becomes sour, as he becomes increasingly thorny, bitter and vengeful, he is never too far from the image we already had of him in the beginning.
This is one of the peculiarities of the narrative: cruel and selfish characters, so focused on their desires, that they do not even consider the evil they sow around with their wicked behavior. There are no innocents in this story.
Only executioners and victims, which become executioners of other victims.
But I think this is one of the points in favor of the book, one of the reasons that makes it so engaging.
If Heathcliff, Catherine, Hindley and all the others had not been animated by such a rushing wind, they would not have imprinted on us such an indelible memory.
They would not have pushed us to condemn them or to side with them, they would not have made this story so true and cruel, but also so extraordinarily human.

Thanks to Wordsworth Editions for sending me a copy of this book

il mio voto per questo libro

lunedì 18 ottobre 2021

Recensione: "The Secret Garden" di Frances Hogdson Burnett

Titolo: The Secret Garden
Autore: Frances Hogdson Burnett
Editore: Wordsworth Editions
Data di pubblicazione: 7 settembre 2018
Pagine: 352
Prezzo: 8,26 € 
Lingua: inglese


Trama:
Mary Lennox era una ragazzina orribile. Egoista e viziata, fu mandata a stare con lo zio gobbo nello Yorkshire. Lo odiava.
Ma quando trova la strada per un giardino segreto e comincia a prendersene cura, in lei e nella sua vita subentra un cambiamento. Incontra e fa amicizia con un ragazzo del posto, il talentuoso Dickon, e incontra il cugino malaticcio Colin che le era stato tenuto nascosto. Tra di loro, i tre bambini fanno una magia sorprendente su se stessi e su coloro che li circondano.

Recensione:
Esiste il primo amore anche nella letteratura e “Il giardino segreto” di Frances Hogdson Burnett, è il mio ❤️

Eh sì, perché questo resterà sempre il primo libro mi ha fatto sognare, che è riuscito a portarmi in un luogo diverso, e mi ha fatto desiderare di essere lì, al posto del protagonista e vivere le sue avventure.

Quando da bambina leggevo di Mary Lennox, del pettirosso, della chiave misteriosa, e della serratura nascosta oltre la coltre d’edera, avrei voluto essere al suo posto, avere anch’io un mistero da risolvere, un’avventura da vivere, un giardino segreto da curare e in cui rifugiarmi 😍

E questa bellissima edizione, inviatami dalla Wordsworth Editions - che ringrazio immensamente per questa opportunità - mi ha permesso di riscoprire questo grande capolavoro nella lingua in cui la sua stessa autrice lo ha messo su carta.

Ancora una volta è stato bellissimo conoscere la capricciosa Mary Lennox che, piano piano, si riscopre ad amare la vita grazie al profumo della brughiera, ad un uccellino e ad una piccola chiave misteriosa 🔑

La vita all'aria aperta è vista come un vero e proprio toccasana per il corpo e l'animo della protagonista, la spinge, e in qualche modo la costringe, a migliorarsi.
È appassionante leggere di questo cambiamento nell'animo di Mary, che va di pari passo con quello della natura che si trasforma durante la primavera.
La scrittrice è davvero abile a descriverne, i profumi, i colori, i mutamenti.
Non è possibile leggere questo libro senza essere colti dalla voglia di correre per la brughiera, di sentirne i suoni e gli odori.
Come è impossibile non aver voglia di divorare un tazzone di buon porridge, o ingurgitare una bella patata arrostita, fumante.
Anche in Mary vi è la primavera, e ne leggiamo il tiepido mutare, di giorno in giorno, pagina dopo pagina ❤️
L'abilità della scrittrice sta nel renderci partecipi e complici di quei mutamenti, e dei segreti custoditi all'interno del giardino, nel trasportarci nel clima della campagna Yorkese tanto da non voler mai chiudere il libro.

Se non lo avete letto, non aspettare oltre, perché, ve lo giuro “Il giardino segreto” farà innamorare perdutamente anche voi.


Plot:
Mary Lennox was horrid. Selfish and spoilt, she was sent to stay with her hunchback uncle in Yorkshire. She hated it.
But when she finds the way into a secret garden and begins to tend to it, a change comes over her and her life. She meets and befriends a local boy, the talented Dickon, and comes across her sickly cousin Colin who had been kept hidden from her. Between them, the three children work astonishing magic in themselves and those around them.

Review:
There is first love even in literature and "The Secret Garden" of Frances Hogdson Burnett, is mine ❤️

Yes, because this will always remain the first book that made me dream, that it managed to take me to a different place, and made me want to be there, instead of the protagonist and live her adventures.

When, as a child, I read about Mary Lennox, the robin, the mysterious key, and the lock hidden beyond the blanket of ivy, I wanted to be in her place, to have a mystery to solve too, an adventure to live, a secret garden to take care of and in which to take refuge 😍

And this beautiful edition, sent to me by Wordsworth Editions - which I thank immensely for this opportunity - allowed me to rediscover this great masterpiece in the language in which its author herself put it on paper.

Once again it was wonderful to meet the capricious Mary Lennox who, little by little, rediscovers herself to love life thanks to the scent of the moor, a bird and a small mysterious key 🔑

Life in the open air is seen as a real panacea for the body and soul of the protagonist, it pushes her and somehow forces to improve herself.
It is exciting to read about this change in Mary's soul, which goes hand in hand with that of nature which transforms itself during spring.
The writer is really able to describe the scents, colors, changes.
It is not possible to read this book without being overwhelmed by the desire to run across the moor, to hear its sounds and smells.
Just as it is impossible not to want to devour a cup of good porridge, or gulp down a nice steaming roasted potato.
Also in Mary there is spring, and we read its tepid change, day by day, page after page ❤️
The writer's ability lies in making us participants and accomplices of those changes, and of the secrets kept within the garden, in transporting us to the climate of the Yorkese countryside so much that we never want to close the book.

If you haven't read it, don't wait any longer, because, I swear to you, “The secret garden” will make you fall madly in love too.

Thanks to Wordsworth Editions for sending me a copy of this book

il mio voto per questo libro

martedì 29 dicembre 2020

Recensione: "Sorella di neve" di Maja Lunde e Lisa Aisato

Titolo: Sorella di neve
Autore: Maja Lunde
Illustrazioni: Lisa Aisato
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 1 novembre 2020
Pagine: 192
Prezzo: 24,00 €

Trama:
La vigilia di Natale è alle porte e Christian sta per compiere undici anni. Di solito è un giorno magico, il più bello dell'anno, accompagnato dal suono del fuoco che scoppietta nel camino, dalle luci dell'albero di Natale e delle candele tremolanti. Ma quest'anno tutto è diverso, Christian e la sua famiglia stanno affrontando un terribile lutto e l'atmosfera del Natale è del tutto scomparsa. 
Poi, un giorno, Christian incontra Hedvig, una ragazza allegra e grande amante del Natale, e comincia a credere che forse non tutto è perduto. 
Ma qualcosa di strano accade nella casa di Hedvig: chi è il vecchio che si aggira per la sua casa? E perché la bambina è sempre così riservata?

Recensione:
Maja Lunde, con questo meraviglioso libro illustrato, ci regala non solo una perfetta favola di Natale, ma anche una storia senza tempo, che parla di dolore e di perdita, di accettazione e rinascita.
Con un percorso in 24 capitoli - che richiamano alla mente le tipiche tappe del calendario dell'avvento - entriamo a far parte della vita di Christian e della sua sconquassata famiglia, ancora in lutto dopo la recente morte della figlia maggiore, l'esuberante Juni. 
Da quel terribile giorno, niente è stato più come prima, niente più canzoni urlate a squarciagola, niente più gite, niente più fotografie, niente più sorrisi. Niente di niente, solo silenzio.
Christian osserva mestamente i suoi genitori che non sono più i suoi, che non lo guardano più in viso, che non si interessano più a lui, e poi vede la piccola Augusta la quale, solo sei mesi prima, era un tornado di energia ed emozioni ma che, dopo la morte della sorella, si è spenta, proprio come il resto della famiglia. 
Natale si avvicina, come anche il compleanno del ragazzino, ormai rassegnato a non festeggiare né l'uno né l'altra cosa. 
Ma poi in una fredda giornata di neve arriva lei, la bambina più stramba e vivace che si possa immaginare. Rossi i capelli, rosso il cappotto, ed un sorriso così aperto e accogliente che il nostro protagonista non può che sorriderle di rimando. 
Hedvig, perché questo è il suo nome, non riesce proprio a stare zitta, è un fiume in piena di parole, domande, proposte ed entusiasmo. Lei, assieme all'abbagliante Villa Vischio, addobbata in grande stile, cercheranno di riportare lo spirito delle feste nel cuore del bambino e della sua sofferente famiglia. Ne saranno capaci, o il dolore avrà ancora la meglio?

Ma quella narrata in queste pagine non è solo la storia di Christian, ma anche quella della stessa Hedvig che, dietro quegli enormi sorrisi, sembra nascondere più di un segreto, e del misterioso Henrik, che si aggira di soppiatto nei dintorni di Villa Vischio, con l'aria cupa di chi non riesce a superare il passato.
Queste tre vite - e non solo queste - si intrecceranno l'una all'altra, dando una svolta al corso degli eventi, e donando una dolce consolazione agli animi feriti dei personaggi principali.
Una favola tenera e nostalgica, che trasporta nell'atmosfera magica delle feste, ed emoziona con un racconto che sa di sentimenti puri e reali.
Ma soprattutto un libro che trasmette un bellissimo messaggio di speranza. Perché ciò che conta non è dimenticare il dolore, ma accettarlo come una parte inevitabile e necessaria della vita. Ciò che conta è ricordare chi abbiamo amato, e onorarne la memoria ogni giorno, non cancellarne le tracce per non soffrire, ma tenerle vicino al cuore, per continuare a sentirli sempre al nostro fianco.

Considerazioni:
Adoro i libri illustrati, ma ciò che amo davvero sono i libri che, non si limitano a dare il giusto lustro a dei bellissimi disegni, ma anche alla storia che sono chiamati ad accompagnare.
Non sempre è così, anzi spesso l'importanza delle illustrazioni è tale da soppiantare la storia, ridotta ad un paio di righe per foglio.
Il connubio delle parole dell'autrice Maja Lunde e della celebre e pluripremiata disegnatrice Lisa Aisato, invece, si dimostra vincente. Un sodalizio perfetto in cui nessun membro prevale sull'altro, per dare vita ad un racconto emozionante ed indimenticabile.
E parlando proprio delle illustrazioni, cosa posso dire se non meraviglia delle meraviglie! Alcune sono così dettagliate da sembrare quasi delle foto, altre così allegre e colorate da essere una gioia per gli occhi.
E poi i personaggi... come si fa a non affezionarsi a quella creaturina buffa che è Hedvig? I suoi sproloqui mi hanno ricordato molto la altrettanto strampalata Anna Shirley!
Naturalmente anche Christian ed Henrik si sono guadagnati il mio affetto nel corso delle pagine, grazie ai loro comportamenti schivi e ai loro significativi silenzi.
Sulla famiglia di Christian non c'è molto da dire, perché per quanto i genitori possano aver peccato di sensibilità nei confronti dei figli superstiti, non si può giudicarli. Ognuno affronta il dolore come meglio crede, o nell'unico modo che ritiene possibile.
Vorrei spendere invece due parole su Juni, la cui assenza è a tutti gli effetti il tema principe del libro. Tramite la sua figura evanescente, vengono toccati, in modo discreto, due tematiche molto importanti, soprattutto al giorno d'oggi: la depressione e i disturbi alimentari.
Juni era la persona più esuberante al mondo, fino a quando qualcosa dentro di lei si è rotto. La risata, che da sempre la contraddistingueva, ha lasciato spazio prima ad un assordante vuoto di parole, e poi a lacrime che non avevano bisogno di spiegazioni.
La ragazza, che fino a poco tempo prima illuminava le stanze in cui metteva piede, ha cominciato a sparire, fisicamente e mentalmente, sino a diventare solo un ingombrante ricordo per i suoi cari, una voragine buia che ha risucchiato tutto il resto. 
Ma da ogni baratro si può risalire, se si ha voglia di farlo, e se c'è una mano amica, tesa e pronta ad afferrarci. Se si vuole ricominciare a vivere, giorno dopo giorno, un passo alla volta, non nascondendo il proprio dolore, ma condividendone il peso con chi ci ama.

Ringrazio la casa editrice Giunti per avermi fornito una copia cartacea del libro

il mio voto per questo libro

sabato 28 novembre 2020

Recensione: "Anna dai capelli rossi" di Lucy Maud Montgomery

Titolo: Anna dai capelli rossi
Autore: Lucy Maud Montgomery
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 21 giugno 2018
Pagine: 362
Prezzo: 13,90 € 

Trama:
Matthew e Marilla conducono una vita abitudinaria nel pacifico paesino di Avonlea. Ormai anziani, decidono di adottare un orfano che li aiuti a mandare avanti la fattoria. Ma invece del ragazzo promesso dall’orfanotrofio, a casa Cuthbert arriva Anna, una bambina dotata di una inesauribile immaginazione che finirà per conquistare tutti. 

Recensione:
Non molto tempo fa, parlandovi di un romanzo per ragazzi, vi avevo detto che, a mio modesto parere, i libri capaci di lasciare una traccia indelebile nella nostra mente sono quelli che, nel corso delle pagine, ci regalano personaggi straordinari, unici nel loro genere.
E parlando di protagoniste stravaganti ed eccentriche, come non citare Anna Shirley, la bambina dai capelli rossi, perennemente con la testa tra le nuvole? 
Impossibile leggere le sue avventure, o per meglio dire le sue disavventure, e non affezionarsi a quel tipino strambo che non fa che combinare, pur senza volerlo, un guaio dopo un altro.
Anna è la vera anima del romanzo, la linfa vitale che pervade ogni capitolo, colei che ci fa emozionare, regalandoci immagini di estrema poesia ma anche aneddoti ricchi di umorismo e autoironia.
Lei è un vero vulcano di energia, di emozioni e di idee, una testa sempre in moto che non smette di immaginare e fantasticare, di ideare grandi castelli di sabbia e, con la stessa facilità, di distruggerli al minimo soffio di vento. Anna è indomita e volubile, è pace e spensieratezza, ma è anche rabbia, malinconia e profonda tristezza. È ogni sfaccettatura dell'animo umano, è la dicotomia che ognuno di noi ha dentro.

Dentro di me devono esserci tante Anna diverse, a volte penso che sia per questo che sono una persona così difficile. 
Se fossi un’Anna sola sarebbe tutto molto più facile, ma anche molto meno interessante.

Tuttavia la piccola Shirley, per quanto speciale, è solo una goccia limpida in un mare altrettanto nitido e trasparente, perché se Lucy Maud Montgomery ha dato il meglio di sé nel dar vita alla romantica sognatrice che presta il nome all'opera, non si è certo risparmiata nel ritrarre la magica cittadina di Avonlea e i suoi poliedrici abitanti.
Il lettore non potrà fare a meno di sentirsi parte di quell'isola così accogliente e suggestiva. Grande merito, in questo caso, va senza dubbio conferito alla penna della scrittrice, così esperta nell'uso delle parole da riuscire a rendere anche la più misera descrizione un piccolo quadro da incorniciare e fissare alla parete. 
Che si parli di tramonti, selve oscure, laghi splendenti, torrenti impetuosi o semplicemente di viali alberati, poco importa, le scene raffigurate appariranno sempre talmente perfette che sembrerà di sognare ad occhi aperti.
E che dire poi di Matthew e Marilla, l'anziana coppia di fratelli che decide di dare un tetto all'undicenne Anna, appena giunta sull'Isola del Principe Edoardo? 
Due personaggi così diversi eppure amabili allo stesso modo: lui, tenero e taciturno, non fa che assecondare i voli pindarici della figlia adottiva ed invitarla a credere sempre in se stessa; lei, apparentemente più integerrima e severa, cerca di tenere Anna con i piedi ben saldi per terra, ma allo stesso tempo non può evitare di rimanere contagiata dall'allegria e dalla fantasia di quello spirito libero.

Anna rimase in silenzio finché non imboccarono il vialetto di casa. Furono accolte da un venticello vagabondo, che portava con se il profumo speziato delle felci umide di rugiada. Tra le ombre degli alberi, la luce allegra della cucina di Green Gables brillava in lontananza. Tutto a un tratto Anna si accostò a Marilla e fece sgusciare la sua manina nel palmo calloso della donna.
«È bello tornare a casa e sapere che quella è casa» disse «voglio già bene a Green Gables, e non ho mai voluto veramente bene a un posto prima d'ora. Nessun posto mi aveva dato la sensazione di casa. Oh Marilla, sono così felice. Potrei quasi mettermi a pregare senza trovarlo difficile». 
Una piacevole sensazione di calore si diffuse nel petto di Marilla quando sentì il tocco di quella manina, forse una scintilla di affetto materno che non aveva potuto esprimere.

La quotidianità a Green Gables è calda e avvolgente come una coperta, tra quelle quattro mura ci si sente a casa, mentre fuori, nel placido mondo di Avonlea, si respira la fresca brezza del vento e si ha l'impressione di essere cullati da madre natura.
Questo romanzo ha un effetto balsamico e calmante, come pochi altri.
Leggendolo non si può non avvertire il clima sereno e disteso dell'isola, grazie non solo alle meravigliose ambientazioni, ma anche a tutti i simpatici personaggi.
Inoltre, aspetto da non sottovalutare, non credo di aver mai riso così tanto leggendo un libro, e questo è dovuto principalmente ad Anna e ai suoi dialoghi con Marilla.
Le due insieme sono assolutamente spassose, anche se già le bizzarrie di Anna basterebbero a strappare un sorriso anche al pubblico più serioso.
 
«Marilla, non è bellissimo pensare che domani comincia un nuovo giorno, uno in cui non ho ancora fatto niente di sbagliato?» 
«Qualcosa farai di sicuro» disse Marilla «non ho mai visto nessuno più bravo più di te a sbagliare, Anna» 
«Sì, hai ragione» ammise Anna con aria desolata «però qualcosa di positivo c'è, non so se l'hai notato Marilla: non faccio mai due volte lo stesso errore» 
«Non sono convinta che questo migliori di molto le cose, visto che continui ad inventarne di nuovi» 
«Oh, ma non capisci, Marilla? Dev'esserci un limite al numero di errori che una persona può commettere, perciò quando lo avrò raggiunto sarò a posto per sempre. È un pensiero confortante»

E parlando di Marilla, credo che lei sia una delle rivelazioni del libro. Man mano che si va avanti con i capitoli, vien fuori la sua dolcezza e la voglia di amare e sentirsi amata. L'anziana donna, così abituata alla solitudine, grazie alla convivenza con quella ragazzina buffa, che non fa che blaterare di sogni nel cassetto e di grandi e irrimediabili tragedie, riscoprirà l'importanza dell'istinto materno e dell'affetto, che sbocceranno in lei inaspettatamente, come fiori. 
In conclusione "Anna dai capelli rossi" è uno di quei libri straordinariamente adatti a qualsiasi lettore di qualunque età. Sicuramente lo consiglierei ai ragazzini, e ancor più alle ragazzine, che potrebbero facilmente riconoscersi, e in alcuni casi, anche farsi ispirare da Anna e dalle sue ambizioni. E lo raccomanderei agli adulti perché la storia narrata da Montgomery è una di quelle che ti riporta all'infanzia, ai ricordi indelebili di quando si era bambini, spensierati, liberi e, soprattutto, felici.

Considerazioni:
Quanto ho amato questo libro! E quante volte, tra un capitolo e l'altro, ho sospirato e pronunciato la frase "come vorrei essere a Green Gables in questo momento".
Ebbene sì, perché la casa di Matthew e Marilla, così come la ridente cittadina, è un luogo così meraviglioso da rapirti, e da farti desiderare di ritrovarti davvero lì a passeggiare per il Viale degli Innamorati o per la Bianca Strada delle Delizie, di svegliarti salutando il vecchio ciliegio in fiore, meglio noto come La Regina delle Nevi, di sostare a fare un picnic sulla riva del Lago Lucente o presso la Sorgente delle Driadi.
Per non parlare poi dei personaggi: dopo un'iniziale ritrosia, Anna viene accolta a braccia aperte da tutti, dai compagni di scuola che vedranno in lei un faro, una persona cui ispirarsi, ma anche la fonte dei loro divertimenti; dai vicini di casa, come la brusca Rachel Lynde, la signora Allan e la signorina Josephine, che rimarranno conquistati dalla sua bizzarria e dalla sua spiazzante sincerità, sino ad arrivare al resto della comunità. Tutti loro insieme fanno battere il cuore di Avonlea, e ci regalano una valanga di emozioni e di risate.
In realtà questo romanzo rappresenta uno dei rari casi in cui per trovare dei difetti bisogna davvero impegnarsi. Certo, il personaggio di Anna è un po' troppo melodrammatico, soprattutto considerando il passato tragico che ha alle spalle (la morte prematura dei genitori, e le famiglie per cui è stata costretta a lavorare in tenera età), e a volte sembra fin troppo ossessionata dall'amica Diana, tuttavia queste note eccessive rendono la ragazza così singolare e strampalata da suscitare una certa ilarità, piuttosto che fastidio. 

«Diana e io ci siamo appena dette addio giù alla fonte, è un momento che ricorderò per sempre. Ho parlato nella maniera più drammatica possibile, con un sacco di metafore. Le metafore rendono sempre tutto molto più romantico. 
Diana mi ha dato una ciocca dei suoi capelli, la cucirò dentro un sacchettino che porterò al collo per tutta la vita. Ti prego, assicurati che lo abbia quando mi seppelliranno, non credo infatti che vivrò ancora a lungo. Forse quando la signora Barry vedrà il mio corpo freddo e morto ai suoi piedi proverà un po' di rimorso per quello che ha fatto e permetterà a Diana di venire al mio funerale» 
«Non credo ci sia pericolo che tu muoia di dolore Anna, fintanto che continui a parlare» disse Marilla, insensibile.

Una cosa però che mi ha dato dispiacere c'è davvero: il tempo a Green Gables scorre troppo velocemente. Già solo in questo primo libro la protagonista cresce di cinque anni, e gli ultimi capitoli sono tutti quasi interamente dedicati allo studio e alla preparazione per l'esame di ammissione alla Queen's Academy. La ragazzina che combinava marachelle è maturata ed è cresciuta, fino ad essere pronta a spiccare il volo e lasciare il nido. Rappresentando solo il primo di una lunga serie di volumi, avevo sperato che almeno questo fosse interamente incentrato sull'infanzia spensierata della bimba dai capelli rossi, ma purtroppo non è così.
Capisco che, probabilmente, per l'autrice fosse importante mostrare il cambiamento di Anna, il bruco che diventa farfalla, ma se c'è un privilegio che ha la fantasia è quello di saper fermare il tempo, quindi perché non farlo? Perché non regalarci un sogno di un mondo perfetto, senza responsabilità e doveri, ma fatto solo di libertà, girandole di pensieri e corse contro il vento?

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi fornito una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro




martedì 15 settembre 2020

Recensione: “Anne di Tetti Verdi” di Lucy Maud Montgomery

Titolo: Anne di Tetti Verdi
Autore: Lucy Maud Montgomery
Editore: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 10 marzo 2018
Pagine: 340
Prezzo: 14,90 € (cartaceo) 3,99 € (ebook)

Trama:
Anne di Tetti Verdi (Anne of Green Gables), la cui protagonista è stata definita da Mark Twain «la più cara e adorabile ragazzina nella letteratura dall'immortale Alice», non solo riscosse un successo planetario poco dopo la sua pubblicazione nel 1908, ma continua ancora oggi ad appassionare schiere di lettori e a ispirare trasposizioni televisive e cinematografiche (da questo romanzo sono tratti l’anime Anna dai capelli rossi e la serie tv Chiamatemi Anna). La presente edizione del romanzo, curata da Enrico De Luca, propone una traduzione integrale e annotata dell’inaugurale romanzo della saga di Anne – composta da altri otto titoli che coprono quasi l’intera vita della protagonista – che tributò un’immediata quanto duratura fama alla sua creatrice, la canadese Lucy Maud Montgomery.

Recensione:
È un luminoso giorno di primavera quello in cui Anne Shirley entra nelle vite ingrigite e appassite dei fratelli Cuthbert, portando con sé la primavera stessa.
Ma Matthew e Marilla non desideravano una bambina, avevano deciso di adottare un ragazzino che aiutasse, l’ormai stanco Matthew, con i lavori alla fattoria e con il raccolto.
Ed ecco che, di punto in bianco, si ritrovano tra capo e collo a dover gestire una situazione incresciosa e una bambina chiacchierona dai capelli rossi, con una grande parlantina e il cuore colmo di sogni e speranze.

Anne ha undici anni ed è rimasta orfana di entrambi i genitori quando ancora era piccolina. Non sa molto di loro, se non i loro nomi e il fatto che si amassero molto e amassero molto lei. Ma l’amore spesso può poco contro le avversità della vita.
Anne si ritrova così sballottolata tra famiglie che la prendono con sé solo per occuparsi di casa e bambini, e l’orfanotrofio troppo freddo e spoglio per una bambina sensibile e sognatrice come lei.
Ed è in orfanotrofio che si trova quando finalmente arriva la lettera che cambierà la sua vita. La lettera che la fa sentire, per la prima volta nella sua breve esistenza, voluta e desiderata.

“Oh, sembra così meraviglioso il fatto che stia venendo a vivere con voi e che sarò una della vostra famiglia. Non sono mai appartenuta a nessuno… non veramente.”

Nonostante il suo trascorso sofferto e ricco di tribolazioni, Anne non ha perso la speranza, anzi forse proprio per questo, ha coltivato una grande immaginazione che la caratterizza più di qualsiasi altra cosa, e la rende la ragazzina particolare e speciale che, con il romanzo, impareremo a conoscere e amare.
L’immaginazione è per Anne l’antidoto alle brutture della vita, il modo attraverso il quale riesce a rendere più piacevole la realtà o a sfuggirle.

Il suo viaggio verso Tetti Verdi è emblematico ed esilarante.
Assistiamo al primo meraviglioso incontro tra la chiacchierona irrefrenabile Anne e il taciturno e timido Matthew Cuthbert. La differenza tra i due caratteri non potrebbe essere maggiore, eppure la sintonia tra i due animi è immediata.
Matthew si rende subito conto quanto, inaspettatamente, abbia bisogno della giovane vitalità di quella buffa ragazzina lentigginosa, quanta gioia e quanta allegria possa, un esserino così gracile ed esile, portare nella vita di due persone sole e stanche.

Marilla però non è dello stesso avviso.
Per lei accettare la ragazza è una vera e propria sfida, soprattutto con se stessa.
Prendere un ragazzo sarebbe stato diverso, come dare affitto ad un lavoratore, ma con quella ragazzina, dagli occhi grandi traboccanti di speranze e sogni, il lavoro da fare sarebbe differente. Si tratterebbe di crescerla come una figlia e la donna non sa se si sente pronta ad un simile ruolo.
Il suo iniziale rifiuto non è dato tanto dalla severità, non si tratta di cattiveria, ma dal timore di non essere all'altezza.
Il percorso di crescita che Anne e Marilla affronteranno insieme è senza dubbio il più emozionante e toccante da seguire.
Sicuramente quello tra di loro è uno degli incontri più belli che ho letto in questo 2020.
Anne (almeno in questo libro) non inserisce mai Marilla tra quelli che ama definire “suoi spiriti affini”. Le due sono fin troppo diverse... o almeno lo sono apparentemente.
Eppure, in un certo senso, Marilla le è affine, più di chiunque altro.
Anne, sotto la sua guida, impara con il tempo a mettere a freno la lingua, controllare gli impulsi, frenare gli eccessi emotivi in cui è solita eccedere.
Anne gioisce troppo per le cose più futili e soffre con altrettanta intensità anche per le più strambe fantasie.

“Cosa è mai successo adesso, Anne?» chiese.
 «È per Diana» singhiozzò voluttuosamente Anne. «Le voglio tanto bene, Marilla. Non posso neanche vivere senza di lei. Ma so benissimo che quando cresceremo Diana si sposerà e andrà via e mi lascerà. E oh, che farò io? Odio suo marito... lo odio proprio a morte. 
Stavo immaginando tutto... il matrimonio e tutto quanto... Diana vestita di indumenti bianchi come la neve, con il velo, e sembrava bella e regale come una regina; e io come damigella, anch'io con un bel vestito, con le maniche a sbuffo, ma con il cuore infranto celato dietro un viso sorridente. E poi dire a Diana a-addio-o.» Qui Anne scoppiò a piangere ininterrottamente con crescente amarezza.
Marilla si girò rapidamente dall'altra parte per nascondere il viso contratto; però fu inutile; cadde sulla sedia più vicina ed esplose in uno scoppio di risate talmente vigoroso e insolito che Matthew, che stava attraversando il cortile, si fermò esterrefatto. Quando mai aveva sentito Marilla ridere così prima d’ora? «Beh, Anne Shirley» disse Marilla non appena riuscì a parlare, «se proprio devi darti pena per qualcosa, per amor del cielo fallo per qualcosa più a portata di mano. Credo proprio che tu abbia troppa fantasia, poco ma sicuro.”

Marilla dal canto suo, con Anne impara, a poco a poco, a manifestare i suoi sentimenti, ad abbandonare la sua rigidità, la sua intransigenza e a far spazio a momenti di straordinaria tenerezza, che assumono un’importanza ancora più rilevante perché scaturiti proprio da lei... una personalità che ha sempre cercato di non esibire troppo le emozioni. Eppure la donna si stupisce all'improvviso nel rendersi conto di amare Anne più di ogni altra cosa e di non riuscire più ad immaginare la vita senza di lei.

“Marilla era fuori nel frutteto a raccogliere un paniere di mele estive quando vide il signor Barry arrivare dal ponte di tronchi e lungo il pendio, con la signora Barry al suo fianco e un’intera processione di ragazzine in scia dietro di lui. Tra le sue braccia portava Anne, la cui testa giaceva senza forza sulla sua spalla.
In quel momento Marilla ebbe come una rivelazione. Nell'improvvisa fitta di paura che le lacerò il cuore, comprese cosa Anne era arrivata a significare per lei. Avrebbe ammesso che Anne le piaceva... anzi, che si era molto affezionata ad Anne. Ma ora comprese, mentre correva selvaggiamente lungo il pendio, che Anne le era cara più di qualsiasi altra cosa al mondo.”

Ed è davvero difficile, infatti, per i due Cuthbert riuscire a immaginare di tornare alla monotonia della vita senza Anne, senza gli impensabili pasticci, gli assurdi imprevisti, e i buffi fraintendimenti, che la sbadataggine della testolina della ragazzina costantemente impegnata nelle sue fantasie, darà vita.
Siparietti davvero esilaranti che vi strapperanno più di un sorriso.

Come dicevo poc'anzi Anne è capace di provare emozioni impetuose e amplificate, sia nel bene che nel male.
Si affeziona immediatamente a quelli che considera i suoi “spiriti affini” e nel romanzo ne trova diversi, da Matthew a Diana Barry (colei che diventerà nel giro di due battute la sua amica del cuore, a cui giurare fedeltà eterna), alla signorina Stacy, alla moglie del reverendo, la signora Allan.
E allo stesso modo proverà antipatie estreme senza possibilità di appello, ne sa qualcosa il povero Gilbert Blythe, che pagherà caro, e per anni, l’errore di averla presa in giro per il colore dei suoi capelli.

E come il cuore di Anne è un’officina di emozioni galoppanti, lo è anche il romanzo per il lettore, un vero viaggio nei sentimenti in cui con lei, e attraverso lei e il suo interminabile chiacchiericcio, tramite i pensieri della apparentemente ruvida Marilla, grazie ai silenzi e agli occhi dolci e pregni di gratitudine del buon vecchio Matthew, ci scopriamo a crescere e mutare a nostra volta, a sognare di viaggiare verso Avonlea, attraversare il Bianco Sentiero della Delizia, percorrere il Sentiero degli Innamorati, guadare il Lago delle Acque Scintillanti e perderci nel luccichio meravigliosamente azzurro delle sue acque cristalline. Godere dei colori dorati dei boschi in autunno dell’Isola del Principe Edoardo, dei fiori sboccati in primavera, delle estati passate all'aperto ascoltando le storie partorire dalla fervida immaginazione nostra fantasiosa beniamina.

“La mattina di Natale sorse su un bellissimo mondo bianco. Era stato un dicembre molto mite e la gente si era attesa un Natale verde; però nella notte cadde soffice neve appena sufficiente a trasfigurare Avonlea. Anne sbirciò dalla finestra ghiacciata della mansarda con occhi deliziati. Gli abeti nel Bosco Infestato erano tutti delicati e meravigliosi; le betulle e i ciliegi selvatici avevano contorni perlacei; i campi arati erano cosparsi di piccole fosse innevate; e c’era un frizzante aroma nell’aria che era splendido. Anne corse al piano di sotto cantando finché la sua voce non risuonò per Tetti Verdi.”

Le descrizioni sono incantevoli, probabilmente il fiore all'occhiello di queste pagine, in ogni passo rivolto alla natura e al paesaggio si legge stupore, incanto e meraviglia, e non si può che desiderare di essere lì e vedere ciò che è mirabilmente descritto, con i propri occhi.

In definitiva “Anne di Tetti Verdi” è un romanzo in cui tuffarsi senza remore perché, nonostante i piccoli difetti, vi troverete ad amarlo senza freni, perché Anne, Matthew e Marilla vi entreranno nel cuore senza uscirvi più.

Considerazioni:
“Anne di Tetti Verdi”, è solo il primo di una serie di romanzi dedicati alla vita di Anne Shirley. 
Questo primo volume percorre cinque anni della sua vita (cinque primavere). Anne arriva ad Avonlea che ha solo undici anni e il libro termina che ne ha compiuti sedici e mezzo.
Una crescita troppo veloce per quanto mi riguarda, avrei voluto sapere molto di più dell’infanzia della ragazzina, soprattutto del suo primo anno di vita ad Avonlea, che avrebbe dovuto essere il più ricco di piccole grandi emozioni.
Mi ha deluso enormemente, ad esempio, che non ci sia stato mai raccontato a dovere il primo Natale o il primo compleanno di Anne a Tetti Verdi, insomma, immaginate che emozione dev'essere stata per un’ex orfanella vivere questi momenti a casa sua, in famiglia.
Un vero peccato che l’autrice non ce li abbia raccontati, e un vero peccato che abbiamo dovuto dire addio, già in questo primo volume a Matthew, un personaggio che avrebbe meritato di essere approfondito maggiormente, lavoro che, a mio parere, è stato svolto egregiamente nella serie Netflix che vi consiglio caldamente di guardare, se non l’avete fatto.
Tuttavia, sebbene nel romanzo gli sia riservato uno spazio davvero esiguo e marginale - probabilmente una scelta voluta per sottolineare la natura del suo carattere schivo - ciò è bastato per farmelo amare e farmi versare fiumi di lacrime nel momento in cui, abbandonando ogni timidezza, dichiara ad Anne di essere orgoglioso di lei... “della sua ragazza”.

“Avete lavorato troppo faticosamente oggi, Matthew» disse con tono di rimprovero. «Perché non ve la prendete con più calma?»
 «Beh ecco, non mi sembra» disse Matthew, mentre apriva il cancello del cortile per far passare le mucche. «È solo che sto diventando vecchio, Anne, e continuo a dimenticarmelo. Beh, beh, ho sempre lavorato abbastanza duramente e preferisco andarmene lavorando.»
«Se io fossi stata il ragazzo che avevate chiesto» disse Anne tristemente, «avrei potuto aiutarvi molto ora e risparmiavi in cento modi. Sento nel profondo del mio cuore che vorrei esserlo stata, solo per questo.»
«Beh ecco, preferisco avere te che una dozzina di ragazzi, Anne» disse Matthew dandole una pacca sulla mano. «Ricordatelo... più che una dozzina di ragazzi. Beh ecco, scommetto che non è stato un ragazzo che ha preso la borsa di studio Avery, o no? È stata una ragazza... la mia ragazza... la mia ragazza di cui sono orgoglioso.”

E se Matthew è timido e silenzioso, Anne è l’esatto opposto.
È esagerata, troppo estrema ed eccessiva nelle emozioni per sembrare reale.
Se la sua estrema gioia all'arrivo a Tetti Verdi è perfettamente comprensibile - così come lo è la sua delusione nello scoprire che la sua adozione non era stata desiderata, ma il solo frutto di un errore - molte delle reazioni successive sono improbabili e poco realistiche, anche se indubbiamente divertenti.

Perché sì, Anne conquista sicuramente con il suo carattere così atipico e effervescente, ma allo stesso tempo, e in più di un’occasione, non posso negare di averla trovata esagerata ed esasperante.
Da un’orfanella che raggiunge il sogno di una vita (quello di avere finalmente una famiglia e vivere in un posto incantevole, che non poteva immaginare neanche nei suoi sogni più rosei), è inaspettato e anche poco credibile, vederla poi disperarsi per sciocchezze futili come un gelato, o un vestito privo delle tanto desiderate maniche a sbuffo.
Non che una bambina non debba avere più desideri e sogni solo per il fatto di essere stata adottata, sia chiaro! Anne è pur sempre una bambina e come tale è ovvio che abbia desideri e dispiaceri, ma da una ragazzina che ha provato così tanta sofferenza e superato ben altre avversità, pare strano vederla soccombere in vera e propria disperazione alla minima futilità.
Altre volte, invece, mi sono stupita del suo insensato egoismo.
Come quando, pur sapendo di fare una cosa molto pericolosa, mette a rischio la propria vita, accettando una sfida della compagna di classe Josie Pye, non pensando minimamente alla sofferenza che avrebbe potuto causare a Matthew e Marilla nel caso le fosse successo qualcosa di grave.
Anche qui, è poco realistico pensare che una bambina che ha finalmente ottenuto ciò che ha sempre desiderato (una casa e una famiglia), metta tutto a rischio, compresa la sua vita, per la una stupida sfida lanciatale da una ragazzine per cui non prova la minima stima.
Non è assolutamente un comportamento da Anne!
O ancora mi ha deluso ogni qual volta ha dimostrato con i fatti o con le parole di essere più affezionata a chiunque altro piuttosto che a Marilla, eppure da una bambina così sensibile mi sarei aspettata più perspicacia nel cogliere le difficoltà di un carattere chiuso come quello della donna.
Ma non posso pretendere troppo, dopotutto Anne è solo una bambina, non possiamo aspettarci troppo da lei, e forse è così speciale anche per le sue incoerenze.

Ma il personaggio che più ha rubato il mio cuore è stato quello di Marilla.
Sebbene sia molto diversa da me (mi ritengo per certi versi una versione tanto, tanto, tanto, moderata di Anne) l’ho compresa pienamente.
Leggere di lei, del suo progressivo e costante cambiamento, vedere il suo cuore aprirsi e sciogliersi, cogliere l’amore in lei, nei piccoli gesti e nelle piccole cose, mi ha profondamente commossa.
Leggere tutte le volte che cambiava argomento, o prorompeva in un brusco rimprovero per evitare di commuoversi o manifestare i suoi sentimenti, mi ha intenerito e l’ho amata ad ogni riga di più.
La sua crescita e il suo sviluppo crescono di pari passo a quelli di Anne, le due percorrono lo stesso cammino, mano nella mano, una figlia che cresce e mette le proprie radici nel terreno e una madre che impara a fare la madre e al contempo a separarsi dal suo adorato frutto.
E per quanto doloroso sia l’abbandono, non lo fa mai pesare alla sua bambina perché la sua felicità vale più di ogni altra cosa.
Ci può essere qualcosa di più commovente?

Concludo la mia analisi terminando con due parole sull'edizione, curata da Enrico De Luca, in cui si percepisce tutto l’amore per la storia, i suoi protagonisti e per l’autrice che le ha dato vita.
Ho apprezzato tantissimo le varie note, che mi hanno permesso di cogliere modi di dire, aspetti e sfumature a cui forse non avrei prestato attenzione.

Ringrazio Enrico De Luca per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro