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martedì 21 ottobre 2014

Recensione: "L'uomo delle nuvole" di Mathias Malzieu

Titolo: L'uomo delle nuvole
Titolo originale: Métamorphose en bord de ciel 
Autore: Mathias Malzieu
Copertina: Nicoletta Ceccoli
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: Giugno 2013
Pagine: 144
Prezzo: 14,00 € 

Trama:
Tom Cloudman sogna di volare, la volta celeste lo affascina, gli uccelli lo ipnotizzano. 
Per questo, diventa il peggior acrobata del mondo. Con le sue peripezie involontariamente comiche, a bordo di uno strabiliante marchingegno, si lancia da altezze vertiginose, attirando folle di curiosi. 
Ferite e contusioni non lo spaventano né lo frenano. 
Un giorno però, all'ennesimo incidente, Tom finisce in ospedale, dove gli scoprono un male incurabile. Tutto sembra irrimediabilmente compromesso, quando, all'improvviso, a illuminare questa nuova vita appare un'affascinante creatura: metà donna metà uccello, intrigante e seducente, gli proporrà un patto. 
Tom con lei potrà salvarsi, ma per farlo dovrà perdere una parte di se stesso.

Recensione:
A Tom Cloudman le tiepide emozioni della vita di ogni giorno non bastano. Lui sogna di volare, spiccare il volo in spericolate acrobazie, cadere, farsi anche male, tutto pur di sentirsi vivo e fuggire alla monotonia della quotidianità. 
Il cielo lo affascina e come gli uccelli vorrebbe librarsi in volo.
Questo è il motivo dei suoi spettacoli, la continua ricerca di qualcosa che lo faccia andare più su, più a lungo e più in alto.
Tutto per pochi secondi di brivido.
Questo continuo sfidare la sorte lo porta ad andare incontro a cadute sempre più dolorose, e danni sempre più gravi.
Ed è una di queste cadute che porta Tom in ospedale, dove scopre la sua condanna.
Un tumore, o come lo chiama lui "la barbabietola", lo costringe a letto, ma neanche questo ferma i suoi sogni di evasione nella volta celeste. 
Quella che Mathias Malzieu ci racconta in queste pagine è una storia particolare, che sicuramente non incontrerà il favore di tutti.
Una storia che in maniera insolita parla della vita, della malattia e (forse) della morte.
Dico forse perché, la storia della metamorfosi narrata in queste pagine, potrebbe essere letta sia come una favola, che come una metafora della vita.
L'uomo che, per sfuggire alla morte, sceglie di tramutarsi in un uccello, perdere la sua parte umana, compresa la sua malattia, e lasciarsi tutto alle spalle.
Preferire l'immensità mutabile del cielo alla stabilità monotona della terra.
Quello che più ho apprezzato in questo libro, come nel precedente dell'autore "La meccanica del cuore", è la scrittura.
Malzieu descrive storie originali e, se vogliamo, anche un po' strane, sempre con delicatezza e poesia, e questo rende i suoi lavori sempre piacevoli, seppur discutibili.
In questo caso, pur apprezzando moltissime cose di questa storia, non sono riuscita ad apprezzarne, e probabilmente a comprenderne, molte di più.

Considerazioni:
Se dovessi definire con una parola questo libro, sicuramente la prima che mi verrebbe in mente è "strano".
Un protagonista bislacco, con la mania di volare (leggi: cadere) e di sentirsi vivo (leggi: di farsi molto male).
Tom decide di fuggire, girare il mondo ed esibirsi di città in città nelle sue cadute, e lo fa viaggiando a bordo di una barra mobile, da lui costruita... un mezzo come un altro, no? 
Quando è ricoverato in ospedale, nessuno riesce ad imporgli il riposo raccomandatogli.
Gira per le stanze squarciando cuscini e rubando piume per farne un paio di ali.
In uno dei suoi soliti giri notturni, scopre sul tetto dell'ospedale una voliera, casa di centinaia di volatili.
Fra questi la donna uccello che lo condurrà alla metamorfosi.
La storia mi aveva coinvolto molto all'inizio, era atipica, simpatica, ben scritta, perciò mi incuriosiva.
Con l'andare avanti nella lettura, però, è diventata fin troppo surreale.
E, come ho detto precedentemente, non sono sicura se la lettura che ne ho dato fosse esatta.
La donna uccello era reale? O era tutta un'allucinazione causata dall'effetto della morfina?
La metamorfosi era una via di fuga della mente per accettare meglio la malattia?
La storia voleva essere una favola, o una delicata metafora della vita?
Personalmente preferisco pensare alla versione della metafora.
Una lettura che nonostante non mi abbia convinta del tutto, non sono pentita di aver fatto.
Certo, da come era iniziata mi aspettavo un seguito diverso.
Avrei preferito, ad esempio, che fosse dato più risalto al rapporto tra Tom e Victor, il ragazzino malato di leucemia.
Ma la storia purtroppo ha preso un'altra piega.
Come lo scorso libro dell'autore, anche questo mi ha stupita per l'originalità e per la sottile poesia celata in ogni singola frase.
Una lettura decisamente particolare, che può piacere molto come non piacere affatto.
Sicuramente Mathias Malzieu è uno scrittore da provare.

il mio voto per questo libro

venerdì 31 gennaio 2014

Waiting for #3

Oggi per la rubrica "Waiting for" voglio segnalarvi l'uscita di un film anziché di un libro...


Si tratta di "Jack et la mécanique du coeur" ovvero "Jack e la meccanica del cuore", film tratto dal libro "La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu che ho recensito qui



Titolo: La meccanica del cuore
Autore: Mathias Malzieu
Copertina: Benjamin Lacombe
Editore: Feltrinelli
Data di Pubblicazione: 2012
Pagine: 160
Prezzo: 14,50 €
Uno, non toccare le lancette. 
Due, domina la rabbia. 
Tre, non innamorarti, mai e poi mai. 
Altrimenti, nell'orologio del tuo cuore, 
 la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, 
 le tue ossa si frantumeranno, 
 e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.


Ambientato in una gelida Edimburgo nel 1874, narra la storia di Jack, un ragazzino che, nella notte più fredda dell'anno, nasce con il cuore ghiacciato.
La donna che lo prende in cura, Madeleine, per farlo sopravvivere ne collegherà il cuore ad un vecchio cucù di legno, che dovrà però essere caricato ogni giorno.
La protesi, per quanto ingegnosa, è troppo fragile per consentire al piccolo Jack una vita simile a quella di tutti gli altri bambini, i sentimenti estremi come l'odio o l'amore potrebbero risultare fatali per il suo cuoricino di legno.

Ma il giorno del suo decimo compleanno, in occasione del suo primo giro in città, la voce di una piccola ragazzina intenta a cantare, farà girare i meccanismi di quel suo cuore bislacco in modo sino ad allora sconosciuto...




Il film d'animazione uscirà in Francia il 5 Febbraio 2014.
Io spero tanto esca anche in Italia, perché questo libricino seppur lì per lì mi abbia un pochino deluso (mi è piaciuto, ma mi aspettavo che mi facesse letteralmente innamorare), alla lunga mi sono resa conto che è tra quei libri che mi sono rimasti nel cuore e che con il tempo rileggerei volentieri.
Ne ho amato l'atmosfera, le riflessioni e le lunghe discussioni con Little Pigo, per quanto concerne il personaggio di " Madeleine".
Soprattutto ho apprezzato la morale che c'è dietro questa favola per adulti.
Confido davvero tantissimo in questo film, che già adoro per la grafica e la musica *-*
E mentre incrocio le dita, sperando di poterlo vedere, vi lascio con il bellissimo trailer francese *__*



domenica 20 ottobre 2013

Estratto: "La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu

Quello che vi propongo oggi è un breve estratto tratto dal libro "La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu, uno dei passi che mi è capitato di segnare mentre lo leggevo, uno dei più significativi, a mio parere.
Un breve dialogo tra il signor Méliès e il piccolo Jack, in cui l'uomo prova ad esortare il ragazzino a  lasciarsi andare ai sentimenti, ad essere imprudente e a non vivere con la costante paura di soffrire.
Insomma ci mette di fronte al'eterno quesito: è meglio amare e soffrire o non soffrire, ma non amare mai?
A voi la risposta.

...Georges Méliès scuote la testa lisciandosi i baffi. 
Cerca le parole come un chirurgo sceglierebbe gli strumenti. 
-“Se hai paura di farti male, aumenti le probabilità di fartene sul serio. Guarda i funamboli: secondo te, quando camminano sulla corda tesa pensano che potrebbero cadere? No, accettano il rischio, e assaporano il gusto che procura scampare al pericolo. Se passi la vita cercando di non romperti niente, ti annoierai tantissimo, credimi... Non conosco nulla di più divertente dell’imprudenza! Guardati! Dico‘imprudenza’ e ti si illuminano gli occhi! Ah! Ah! Quando a quattordici anni si decide di attraversare l’Europa per una ragazza, vuol dire che si propende seriamente per l’imprudenza, o sbaglio?” 
-“Sì, sì... Ma lei non avrebbe qualcosa per irrobustire un po’ il mio cuore?” 
-“Ma certo... Ascoltami bene, sei pronto? Ascoltami con molta attenzione: l’unica cosa, come dici tu, che ti permetterà di sedurre la donna dei tuoi sogni è proprio il tuo cuore. Non quello a forma di orologio che ti hanno aggiunto alla nascita. Parlo di quello vero, quello che sta sotto, fatto di carne e sangue, quello che palpita. È con quello che devi lavorare. Dimentica i tuoi problemi di meccanica, così li renderai meno importanti. Sii imprudente e soprattutto dona, dona te stesso senza pensare!”




lunedì 30 settembre 2013

Recensione: "La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu

Titolo: La meccanica del cuore
Autore: Mathias Malzieu
Copertina: Benjamin Lacombe
Editore: Feltrinelli
Data di Pubblicazione: 2012
Pagine: 160
Prezzo: 14,50 €

Trama:
Edimburgo 1874 - Nella notte più fredda del mondo, in una casina di legno in cima alla collina, la levatrice Madeleine sta aiutando una giovane ragazza a mettere alla luce il suo bambino. 
Il piccolino nasce, ma il suo cuore è ghiacciato.
Madeleine per farlo sopravvivere ne collega il cuore ad un piccolo e vecchio cucù di legno, che ha bisogno di essere ricaricato ogni giorno.
La protesi, per quanto ingegnosa è troppo fragile per consentire al piccolo Jack una vita simile a quella di tutti gli altri bambini, i sentimenti estremi come l'odio o l'amore potrebbero risultare fatali per il suo cuoricino di legno.
Ma il giorno del suo decimo compleanno, in occasione del suo primo giro in città, la voce di una piccola ragazzina intenta a cantare, farà girare i meccanismi di quel suo cuore bislacco in modo sino ad allora sconosciuto...

Recensione: 
La meccanica del cuore è una fiaba pensata per un pubblico giovane/adulto e come quasi tutte le fiabe rappresenta una metafora.
Il cuore di legno che obbliga il piccolo Jack a mille precauzioni non è più fragile di un cuore di carne, e le sofferenze a cui è soggetto sono uguali per tutti: un turbinio di emozioni all'inizio, messo poi in dubbio dai primi eccessi di gelosia e sfiducia, fino a che tutto non finisce rivoltandocisi contro.
Jack è più volte messo in guardia dall'amore, il suo piccolo cuore di legno potrebbe non sopportare l'intensità di certe emozioni, l'amore lo farà soffrire, finanche morire.
Questo è quello che per anni gli viene raccontato e questo è il timore che egli vive sin da fanciullo, prigioniero dei limiti del suo cuore.
Jack come un moderno Pinocchio che di legno ha solo il cuore, ma che come lui cova il desiderio di essere come tutti gli altri bambini e Madeleine una Geppetto al femminile che farebbe di tutto per tenere il suo bambino lontano dai pericoli e dai dolori.
Una bellissima copertina, un'illustrazione dell'artista Benjamin Lacombe ci aiuta ancor prima di iniziare la lettura a immaginare l'aspetto dei protagonisti e l'atmosfera in cui sono immersi. 
Il protagonista viaggia e con lui ci spostiamo da una fredda Edimburgo, passando per varie città della Francia fino ad arrivare in Spagna, dove siamo immersi in un clima quasi circense.
Durante il viaggio non manca di incontrare figure assai note, come quella dell'assassino seriale Jack lo squartatore e quella di maggior rilievo in questa storia, dell'illusionista Georges Méliès, definito come il secondo padre del cinema.
Malzieu, in questo racconto, descrive in toni delicati e poetici sogni, paure, e passioni.
I suoi personaggi sono adolescenti che si lasciano andare ai primi giochi amorosi, che lo scrittore racconta sempre con eleganza.
La descrizione dell'atmosfera, delle città e dei paesaggi è ridotta all'essenziale, l'attenzione è più concentrata all'analisi dei sentimenti del protagonista.
Ed è in questa mancanza che sta il punto debole di questo racconto, che avrebbe dovuto fare delle ambientazioni uno dei suoi punti di forza.
Una storia che sicuramente raggiunge il suo scopo, con un finale non scontato, una favola che si apprezza, ma alla quale manca quel qualcosa in più per conquistare definitivamente.
Piace, ma non fa innamorare, non riesce a far ticchettare più rapidamente il cuore tanto da sentirne il suono squillante del nostro cucù.

Considerazioni: 
Se non hai letto questo libro e hai intenzione di farlo fermati qui!
Ammetto di essere stata spinta ad acquistare questo libro dalla stupenda copertina. Ne ho subito riconosciuto la mano dell'autore, ovvero Benjamin Lacombe, un'artista che ammiro moltissimo.
Ne ho letto la breve trama sul retro e anche quella mi ha incuriosito, così l'ho preso.
Come accade spesso quando qualcosa si carica di grosse aspettative è più alta la probabilità di venire delusi, e la colpa non è mai della cosa in sé, ma è nostra.
In questo caso se sono rimasta un po' delusa la colpa è solo mia!
Mi aspettavo qualcosa di diverso, immaginavo una storia di affetto tra due bambini, una storia innocente e romantica e non il racconto di un amore passionale come quello che ho letto (e in questo sono forse stata influenzata più dal trailer del film tratto da questo libro, che dal libro in sé).
Come ho detto nella recensione, in alcuni momenti mi ha ricordato la fiaba di Pinocchio, questo sia per alcune somiglianze tra i personaggi Jack/Pinocchio, Geppetto/Madeleine, che per alcuni risvolti macabri della storia.
Interessante la presenza nel racconto del regista, illusionista e attore francese Georges Méliès (non so voi, ma io ho capito sin da subito che si trattasse di lui), figura che ho conosciuto meglio grazie al film Hugo Cabret.
E anche con questo film ho trovato delle somiglianze, non so se le storie siano davvero un po' collegate, ma anche in quel film Méliès incontra un bambino che ha a che fare con gli orologi, e sempre questo bambino possiede un automa di proprietà dello stesso Méliès che può essere azionato solo tramite l'inserimento di una chiave all'altezza del cuore.
Coincidenze? Non so...
Tornando al libro, mi è piaciuto il modo in cui Malzieu ha saputo narrare di momenti anche intimi senza mai essere volgare, quindi senza rompere più di tanto il linguaggio tipico delle favole.
Allo stesso tempo però ho trovato alcune cose, alcuni termini e alcuni particolari, a mio parere, fuori luogo.
Il romanzo è ambientato a fine 800 e dubito che all'epoca si facesse uso del termine "figo" o che le prostitute (si, in questa fiaba ci sono anche quelle) di allora vestissero leopardato.
Leggendo di Jack poi, mi è capitato spesso di pensare che pensasse a cose a cui usualmente i bambini di dieci anni ancora non pensano, e un bambino di dieci anni, il cui pensiero fisso è l'amore, e che s'innamora perdutamente al primo sguardo lo avevo letto solo nelle vecchie favole, ma anche questa è una favola, e alle favole queste cose si possono concedere.
Cosa non mi è piaciuto in particolare di questo libro?
Avrei voluto leggere descrizioni più dettagliate dei luoghi, leggere e riuscire a percepire la differenza tra la fredda Edimburgo e i colori della Spagna.
Avrei voluto leggere una reazione più sentita da parte di Jack alla scoperta che la sua Madeleine non c'era più...
E a dirla tutta mi sarei aspettata che morisse di dolore, che dopo aver temuto tanto di soffrire per amore di Miss Acacia, lo stroncasse invece un dolore altrettanto profondo, se non superiore, quello della perdita di una madre, perché alla fine Madeleine era questo per lui (si insomma, mi ero fatta il mio finale immaginario XD).
Avrei voluto una reazione più sofferta anche alla scoperta che Méliès non era più al suo capezzale, e ovviamente alla scoperta di essere stato tre anni in coma.
Per non parlare di quando gli viene rivelato che tutta la faccenda del cuore era una menzogna, un piano ordito da Madeleine per tenere Jack sempre con sé.  
Mi ha stupito non leggere di una reazione furibonda (ero arrabbiata persino io!)
Scoprire che l'orologio che l'ha fatto sentire per anni insicuro, che è stato per lui causa vergogna oltre che di numerose vessazioni, che l'ha privato di tante cose, persino del suo grande amore, non era altro che una bugia, e che nessuno gli ha mai detto niente! E lui? Nemmeno ci pensa, nemmeno se ne dispiace.
Miss Acacia non mi ha affatto conquistata, una vanitosetta non capace di dar sicurezze e amore, al suo compagno, che ha evidentemente estremo bisogno di entrambe le cose. 
Non gli crede e lo abbandona mezzo moribondo e alla fine lo rinnega senza aspettare o chiedere spiegazioni. 
Non mi è piaciuta.
Il finale se pur originale, mette un po' sottosopra l'idea di favola che il libro aveva dato.
Ci dicono che un orologio non può tenere in vita un ragazzo, che non serve, e che tutti, tranne il piccolo Jack (e noi a quanto pare), lo ritenevano una cosa ridicola.
Allora in cosa consiste la favola?
Qualunque bambino venga cresciuto con l'idea che qualcosa gli è indispensabile alla vita ci crederebbe... quindi Jack era speciale solo per se stesso e per noi, mentre agli occhi di tutti gli altri era o uno stupido, o uno a cui piaceva scherzare o, come la stessa Acacia pensava, un imbroglione.
Mi è spiaciuto per Jack e per il male che inconsapevolmente gli ha inflitto proprio chi l'avrebbe dovuto proteggere.
Una storia che non mi è dispiaciuta, fa pensare, sa stupire ma che date le buone premesse avrebbe potuto far davvero innamorare, ma purtroppo non ci riesce.


Il mio voto per questo libro