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martedì 6 aprile 2021

Recensione: "Barnabus" dei Fratelli Fan

Titolo: Barnabus
Autore: Fratelli Fan
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 10 novembre 2020
Pagine: 72
Prezzo: 17,50 € 

Trama:
Ti presento Barnabus. È metà topo e metà elefante. Vive in un laboratorio dove si creano animaletti perfetti. Lui, però, tanto perfetto non è. Per questo l’hanno scartato e lo tengono nascosto. 
Finché un giorno il desiderio di libertà porta lui e i suoi amici “difettosi” a fuggire e conquistare la propria vita!

Recensione:
Barnabus ed i suoi amici sono da sempre rinchiusi in un laboratorio, posto al di sotto di un negozio di animali, in quanto il loro aspetto non è in linea con gli standard dell'azienda produttrice. 
Un difetto di fabbrica è sufficiente per non piazzarli sugli scaffali, per non renderli adatti alla vendita, per definirli come scarti.
Ma i nostri coraggiosi protagonisti non ci stanno: se quel posto non li reputa all'altezza, allora ne troveranno un altro, d'altronde il mondo è vasto, ci sarà qualcuno capace di amare anche loro!
Ha così inizio la loro fuga per la libertà, il viaggio per la tanto agognata felicità.
Per riuscire nell'impresa dovranno contare fortemente sulle proprie capacità e su quelle del gruppo. Volersi bene e crederci sempre, queste saranno le chiavi per dare una svolta alla loro esistenza.
Una storia tenera che punta tutto sui sentimenti, sul bisogno di sentirsi accettati, sull'importanza dell'amicizia. 
Un albo illustrato che spicca grazie alla maestria dei Fratelli Fan e ai loro coloratissimi disegni, ma che risalta maggiormente grazie al bellissimo messaggio di cui si fa portavoce: si è perfetti solo quando si è liberi, quando si è fieri di ciò che si è. 

Considerazioni:
I Fan Brothers sono da sempre garanzia di qualità. Ogni loro lavoro si distingue, per lo straordinario livello dei disegni, per le atmosfere oniriche e per la naturalezza dei paesaggi.
Ragion per cui, quando, per la prima volta, mi è capitato di sfogliare "Barnabus", sono rimasta spiazzata. È vero, il personaggio del topoelefante pareva dolcissimo, eppure il tutto mi sembrava troppo moderno, troppo lontano dal loro stile.
Tuttavia quando ho iniziato a leggerlo, ho capito perché, pur differenziandosi dai vecchi lavori per le ambientazioni, il nuovo albo illustrato non si discostava minimamente dai loro insegnamenti, da quelle piccole lezioni di vita tanto care e preziose, che i fratelli sono soliti elargire.
La storia di Barnabus è dolce e malinconica, eppure ha una nota di speranza, uno spiraglio di felicità. 
Il suo protagonista è un animaletto "difettoso", in cui è facilissimo identificarsi.
D'altronde, chi non si è mai sentito sbagliato? Chi non ha mai incontrato qualcuno che ci ha fatto credere di non essere all'altezza?
Non è forse in questa direzione che ci spinge la società? 
Non siamo mai abbastanza magri, abbastanza belli, abbastanza fisicati.
Non abbiamo abbastanza titoli, conoscenze, esperienze.
Non siamo abbastanza coraggiosi, ambiziosi, intraprendenti.
Dico io, quando finirà tutto questo?
Quando potremo essere semplicemente quello che siamo, senza doverci per forza confrontare con il collega o l'amico di turno, in un duello in cui uno deve uscirne irrimediabilmente sconfitto?
Quanto sarebbe bello invece poter ridere dei propri difetti e dei propri limiti, accettarli ed andare avanti.
Perché è bene migliorarsi, ma è anche giusto bastarsi, essere felici di ciò che si è e di ciò che si ha.
Ed è questo il messaggio più importante che troviamo in questa storia, l'amore per se stessi, assieme ad un altro non meno fondamentale, il lavoro di squadra e la solidarietà. 
I disegni, è inutile dirlo, sono stupendi, degni dei già noti Terry ed Eric, a cui si aggiunge il terzo fratello alla sua prima prova d'autore, Devin Fan. Pare che alla base della trama di Barnabus ci sia proprio una sua idea. 
Insomma un albo che coniuga il fascino delle impeccabili illustrazioni ed un racconto tenero e profondo, che non potrà non scaldarvi il cuore. 

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi fornito una copia cartacea di questo albo 

il mio voto per questo libro


lunedì 16 aprile 2018

Recensione: "La nave cervo" di Dashka Slater e dei Fratelli Fan

Titolo: La nave cervo
Autore: Dashka Slater 
Illustratore: Fratelli Fan
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 5 ottobre 2017
Pagine: 48
Prezzo: 15,00 €

Trama:
La nave ornata di corna entra nella baia e scatena la fantasia di tutti gli animali. Una volpe curiosa, uno stormo di impavidi piccioni e un branco di cervi affamati si imbarcano alla volta di avventure e pascoli saporiti. Comincia così la loro ricerca di risposte alle domande più profonde della vita... 

Recensione:
Chi non ha mai sognato, almeno per un giorno, di salire su una nave alla volta di una meta sconosciuta?
Non sarebbe affascinante viaggiare ed immaginare ciò che si potrebbe trovare una volta arrivati? E non sarebbe meraviglioso poter dare in questo modo una svolta alla propria vita?
La volpe Marcus sembra pensarla proprio così. Da sempre non fa che sentirsi uno straniero in casa propria, così diverso dagli altri, così pieno di domande senza risposta. E mentre i suoi simili vivono tranquillamente, e senza pensieri, lui non fa che cercare il proprio posto nel mondo. 
Il tempo passa ed intanto le volpi continuano a non fugare, di proposito o no, non ci è dato saperlo, i dubbi di Marcus.
E lui si sente solo, solo in mezzo agli altri: nessuno lo capisce, nessuno è come lui.
Fino a quando, al porto, approda una nave maestosa e con grandi corna di cervo.
Marcus non sa bene il perché, ma capisce istantaneamente che è lì che deve andare.
E non è il solo ad interessarsi del nuovo arrivo, assieme a lui uno stormo di piccioni curiosi, capeggiati da Victor.
Ma chi ci sarà a bordo? In realtà non una ciurma vera e propria, ma solo tre cervi, tra cui il capitano Lydia.
Stanno cercando un equipaggio per imbarcarsi in una nuova avventura!
E poteva il nostro Marcus farsi sfuggire l'occasione?
Ovviamente no, e così anche lo stormo di volatili.
Tutti partono alla ricerca di un'isola misteriosa, e naturalmente in questo mirabolante viaggio non mancheranno i pericoli ed i momenti di sconforto.
Ma se è vero che l'unione fa la forza, il gruppo ben assortito di marinai dimostrerà di riuscire a superare ogni avversità. Le emozioni provate navigando per mare e le esperienze condivise, non faranno che cementare la loro amicizia.
Un libro davvero grazioso, dal forte valore pedagogico, capace di impartire una lezione di vita e allo stesso tempo di ammaliare con la fantasia.
Un albo impreziosito dalle meravigliose illustrazioni dei Fratelli Fan (che avevamo già conosciuto con "Il giardiniere notturno") i quali, con il loro stile inconfondibile, elegante e delicato, non possono che rendere il racconto di Dashka Slater un capolavoro tutto da sfogliare. 

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi fornito una copia cartacea di quest'albo illustrato

il mio voto per questo libro

martedì 25 ottobre 2016

Recensione: "Il giardiniere notturno" dei Fratelli Fan

Titolo: Il giardiniere notturno
Autore: Fratelli Fan
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: settembre 2016
Pagine: 48
Prezzo: 15,00 € 

Trama:
In una grigia cittadina accade qualcosa di straordinario: al risveglio gli abitanti si accorgono che qualcuno ha trasformato un albero del parco in una magnifica opera di “topiaria”, dell’arte cioè di ricavare sculture dalle siepi. Anche il piccolo William, che vive in un orfanotrofio, giorno dopo giorno si entusiasma per le meraviglie create dalla mano di un misterioso giardiniere notturno: un gufo, un elefante, un pappagallo, un coniglio...Toccherà proprio al bambino scoprire l’identità dell’autore di questi capolavori. E sarà un incontro che gli cambierà la vita.

Recensione:
Ho scoperto questo libro qualche mese fa per caso, spulciando il sito dell'illustratore Terry Fan.
Mi sono subito innamorata della copertina, bellissima e suggestiva.
A quei tempi l'edizione italiana era ancora in fase di pubblicazione. Potrete quindi immaginare la mia emozione, nel vederlo finalmente tra le mie mani.
Ed ancora più elettrizzante è stato poterlo sfogliare, poiché "Il giardiniere notturno", in quanto ad illustrazioni, è un vero e proprio capolavoro.
Che siano immagini a colori, o tratteggi in tonalità seppia, ogni particolare appare curato, e realizzato con la massima attenzione. I disegni sono così ammalianti che, devo ammetterlo, ho impiegato un po' di tempo ad osservare minuziosamente ogni pagina, prima di voltarla definitivamente, con un po' di rammarico.
E se fin qui tutto bene, c'è però una nota dolente.
Come dicevo prima è assolutamente evidente la cura nella rappresentazione grafica, tuttavia la stessa attenzione non mi pare sia stata prestata nei riguardi del testo e dello sviluppo della trama. Il soggetto prescelto in sé per sé non è male, trattandosi di una triste città che riscopre il fascino delle piccole cose che passano spesso inosservate, tuttavia risulta trascurato e poco approfondito.
Lo spazio riservato alle parole è molto limitato, poche righe ai margini delle illustrazioni a tutta pagina, e la vicenda narrata si conclude troppo in fretta.
C'è da dire però che, sebbene la narrazione sia molto veloce, non manca nell'obiettivo più importante, ovvero il trasmettere un messaggio di rilievo in modo immediato.
Questa caratteristica non è affatto trascurabile, in quanto rende questo libro illustrato perfetto sia per gli adulti che ne potranno apprezzare l'evidente maestria, che per i bambini che, divertendosi, potranno imparare un'essenziale lezione di vita. 

Considerazioni:
In generale tendo a dilungarmi nelle mie esternazioni, perciò stavolta cercherò di essere breve e concisa.
Vorrei ribadire quanto questo libro sia assolutamente un gioiellino, che sono fiera di sfoggiare nella mia libreria.
I fratelli Fan hanno fatto un grande lavoro nel rendere il tutto ineccepibile.
Parlando però della trama, come dicevo prima, c'è qualche falla.
Ci troviamo a Grimloch Lane, e qui conosciamo William che, dalla finestra dell'orfanotrofio in cui vive (o almeno così pare) assiste ad uno spettacolo che ha dello straordinario. Ogni notte la città cambia aspetto, gli alberi mutano forma, sotto le mani esperte di un misterioso giardiniere che si aggira per le strade.
La storia è a mio parere affascinante, soprattutto per l'impatto che l'arte topiaria sembra avere sugli abitanti, ma appare poco approfondita.
Non sappiamo nulla di William, né chi sia né cosa ama fare.
Vive in un orfanotrofio, ma non conosciamo la sua vita o il suo passato, se ha degli amici o se è perennemente solo. Ai nostri occhi è solo un nome, una figura che agisce in alcuni momenti, e che assiste all'azione in altri.
Avrei preferito fosse un protagonista a tutti gli effetti, a cui ci si può affezionare.
Stessa cosa per l'altro personaggio rilevante dell'intreccio, ovvero il giardiniere.
La rivelazione sulla sua identità non tarda ad arrivare, perdendo troppo presto l'aura di mistero iniziale. Persino il finale avrebbe meritato maggiore spazio.
Ora, non vorrei che si pensasse che il libro non mi sia piaciuto, perché non è così, però non posso non considerare come, senza quelle piccole debolezze, "Il giardiniere notturno" sarebbe stato perfetto in ogni dettaglio.
Un vero peccato. 

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

venerdì 16 settembre 2016

I love this cover #14

Salve avventori!
È da un bel po' che non aggiorniamo questa rubrica, mi sembra quindi il caso di rispolverarla con una copertina che mi ha colpito al primo sguardo.
Sto parlando del libro "The night gardener" che vede come autori e illustratori i fratelli Fan, Eric e Terry, quest'ultimo già creatore della splendida cover (e dei disegni racchiusi tra le pagine) del libro "Sophie sui tetti di Parigi".







Un giorno, William scopre che l'albero fuori dalla sua finestra è stato scolpito a forma di gufo. 
Nei giorni seguenti, nuove figure appaiono, l'una più bella dell'altra. 
Presto la piccola città grigia di William diventa piena di colori.
Fino a quando, all'improvviso, il misterioso giardiniere notturno scompare...








Proprio grazie all'opera della Rundell ho scoperto i lavori di questo artista, tra cui il libro di cui vi parlerò oggi.
La copertina illustra uno scenario notturno, in cui il piccolo William fa la scoperta del gigantesco albero a forma di gufo apparso all'improvviso nel giardino di casa.
Trovo che il disegno sia raffinato e poetico, i tratti dettagliati e l'atmosfera magica.
Inoltre ho dato una sbirciatina alle altre illustrazioni contenute nel libro e posso dire che sono a dir poco meravigliose. 
Se solo fosse stato tradotto in italiano, non ci avrei pensato due volte ad accaparrarmi questo piccolo capolavoro.
A dir il vero mi risulta che sia in fase di pubblicazione presso la casa editrice Gallucci, se non sbaglio è prevista l'uscita proprio questo mese. 
Mi auguro mantengano la copertina e i disegni originali >_<
Staremo a vedere.
E voi cosa pensate di questa cover? 

lunedì 14 settembre 2015

Recensione: "Sophie sui tetti di Parigi" di Katherine Rundell

Titolo: Sophie sui tetti di Parigi
Titolo originale: Rooftoppers
Autore: Katherine Rundell
Illustratore: Terry Fan
Editore: Rizzoli
Data di Pubblicazione: 12 marzo 2015
Pagine: 283
Prezzo: 14,50 € 

Trama:
La mattina del suo primo compleanno, una bambina galleggia nella custodia di un violoncello sulle acque della Manica. A raccoglierla è Charles, un eccentrico ma premuroso scapolo inglese, che decide di prendersi cura di lei. Una cura un po’ speciale, perché Charles usa i libri come piatti e permette a Sophie di scrivere sui muri. Per questo, quando la ragazzina compie dodici anni, i servizi sociali minacciano di metterla in un istituto. Allora Charles e Sophie fuggono a Parigi in cerca della madre di lei, con un solo indizio in mano: la targhetta sulla custodia del violoncello che l’ha salvata dal naufragio. L’impresa non è affatto semplice, ma Sophie troverà sui tetti di Parigi un aiuto inaspettato.

Recensione:
Con questo libro è stato amore a prima vista. 
È bastato osservare la copertina per pochi istanti per capire che le pagine racchiudevano qualcosa di speciale. E, come ben saprete, quando capita di avere questi colpi di fulmine letterari, si ha sempre il timore che la delusione ti aspetti dietro l'angolo. Ma posso dire, con enorme sollievo, che questo romanzo non solo non ha vanificato le attese, ma ha addirittura superato di gran lunga le mie aspettative.
La storia che ha per protagonista Sophie è senza dubbio originale, capace di dar vita a personaggi stravaganti e di buon cuore, che sanno raccontare con parole semplici grandi verità.
Tutto ha inizio con una bambina scampata ad un naufragio, una bambina salvata da un affettuoso benefattore che, seppur senza alcuna esperienza, sceglierà di farsi carico della sua istruzione.
E che istruzione! Sophie cresce come ogni bambino vorrebbe fare. Charles, il suo tutore, la riempie di affetto e attenzioni, la sprona a dare il meglio di sé, a non arrendersi, ad aver fiducia negli altri e in se stessa.
Non rimarca gli errori, anzi, le ricorda quanto i suoi difetti la rendano speciale, la incoraggia a sfidare i pregiudizi e le convenzioni, a credere sempre a ciò che il cuore le dice di fare.
E in quella casa Sophie si sente amata, circondata di libri, che usa anche come piatti, e soprattutto libera di esprimersi come meglio crede. In Charles trova quella famiglia che non ha mai saputo di avere, quella famiglia che, anni prima, il mare le ha portato via.
E se quasi ogni storia ha un cattivo che porta scompiglio e sofferenza nelle vite della gente perbene, in questo caso sarà, per la sfortuna di Sophie, la severa Miss Eliot, per conto dei servizi sociali, a rovinare tutto.
Grazie all'intervento dell'impettita signora, la ragazzina si troverà improvvisamente costretta a dire addio a tutto ciò che ama, a Charles che si è sempre preso cura di lei, alla sua casa e a Londra. Lo stravagante tutore non è difatti considerato all'altezza del suo compito, perché se non si insegna ai bambini ad obbedire e rispettare le regole, ma si ha semplicemente fiducia nelle capacità di ognuno di discernere bene e male, allora non si è capaci di fare i genitori.
Ma se c'è qualcosa che Charles non ha mai smesso di ripetere alla sua buffa bambina è che non bisogna mai ignorare una possibilità, neppure la più remota.
Armati solo di questa convinzione e di un piccolo indizio che il passato ha inaspettatamente riportato a galla, i due temerari protagonisti sceglieranno di intraprendere un intrepido viaggio, nella speranza di ritrovare a Parigi l'unica persona capace di salvare la piccola dal triste destino che l'attende: sua madre.
A bordo anche lei della nave naufragata, la Queen Mary, sembra essere svanita nel nulla dopo quella tragica notte. Poche sono le possibilità di ritrovarla ancora viva, ma, come potete immaginare, non c'è nessuno più caparbio di una figlia in cerca della propria mamma.
Ovviamente non vi svelerò l'evolversi della vicenda, posso però dirvi che il viaggio a Parigi sarà il punto di svolta di tutta la narrazione. Giunta con il proposito di far luce sul passato, la ragazzina troverà nella città degli innamorati molto più di quanto si aspettasse. 
Ruolo decisivo in questo avranno i tetti, come si può intuire dal titolo del romanzo. Solo lì Sophie sente di essere libera, più lontana possibile dal mare che le ha già sottratto troppe cose, e più vicina possibile alle stelle, agli uccelli e alle nuvole, e a tutto ciò che c'è di meglio al mondo.
Più vicina possibile anche a Matteo, il ragazzo rude e schivo che da anni vive a decine di metri da terra, e che non fa che saltare tutta la notte da una casa all'altra, scivolando sui pluviali o aggrappandosi ai comignoli.
Lui non ha famiglia, nessuno che si prenda cura di lui, nessuno che si preoccupi di sapere se sta bene, se ha fame o freddo, se sente o no il peso della solitudine. Almeno fino all'incontro con Sophie. Lei riuscirà con la sua tenacia a far breccia in quel cuore indurito da troppa sofferenza, e a fare di lui un alleato.
Insieme condivideranno molte ore fatte di pasti a base di piccione e tanta improvvisazione, di lezioni di funambolismo, o di corse sulle tegole.
Ma soprattutto, grazie al suo amico di fortuna, Sophie imparerà a non avere più paura, a librarsi in volo come i gabbiani, a vivere alla giornata e diventare una ragazza dei tetti.

Si accovacciò per avvicinarsi all'acqua: era scura come la notte, e le stelle luccicavano sulla superficie. Aveva qualcosa di impenetrabile, come un segreto. Sophie si chinò fino a vedere anche il proprio riflesso. Anche lei sembrava impenetrabile, e più bella di quanto si fosse mai vista.

E se questa mia breve esposizione non è bastata ad incuriosirvi, lo faranno sicuramente le atmosfere magiche e suggestive che solo una Parigi vista dall'alto può offrire.
Le descrizioni della Rundell sono impeccabili, capaci di dipingere luoghi, odori e sensazioni con una maestria unica, di trasportare letteralmente il lettore a mille piedi dal suolo.
La cosa che più mi ha colpito è stata il constatare come ogni passeggiata notturna sia ritratta in modo diverso, in ognuna si colgono particolari nuovi e affascinanti. L'autrice non cade nei soliti cliché, né si perde in inutili ripetizioni.

Il buio era ancora più buio lassù; era denso e silenzioso. Per la strada sembrava opaco e concreto, come una lavagna. Lì era pieno di uccelli invisibili e di sussurri. Anche gli odori erano diversi. Dalla strada si aveva l'impressione di riuscire a cogliere soltanto quelli a pochi metri da sé. Dal tetto sembrava si mescolassero gli aromi di tutti i panifici e negozi di animali di Parigi. Il risultato era un profumo intenso, strano e piacevole. 
La luna sembrava due volte più grande, e tre volte più bella. Vista dall'alto dei tetti, era qualcosa cui valeva la pena di dedicare del tempo. 
Sophie immaginò sua madre, lassù, tra le stelle. Il posto delle mamme è sui tetti.

Per quanto riguarda invece la storia credo abbia tra i pregi sicuramente l'originalità. Mi capita spesso di leggere trame di libri e trovare la solita solfa. Qui invece, sia per quanto riguarda la prima parte ambientata a Londra, che quella che ha come scenario i tetti parigini, non si incorre mai in banalità o luoghi comuni.
Basti già pensare ai personaggi, talmente caratterizzati e, nella maggior parte dei casi, stravaganti. O alle ambientazioni incantevoli, o ancora alla tematica, di certo rara in letteratura, dei senzatetto.
E che dire poi delle splendide illustrazioni che introducono ogni capitolo? Il fiore all'occhiello di un libro già di per sé straordinario.
Un romanzo che mi sento di consigliare soprattutto ai ragazzi in cerca di un'avventura un po' fuori dalle righe, ma anche agli adulti che hanno ancora voglia di viaggiare con la fantasia.
Perché "Sophie sui tetti di Parigi" è una di quelle storie che ti fanno sognare, che ti fanno staccare i piedi da terra e desiderare di diventare anche tu, un giorno o l'altro, un camminatore dei cieli.

Considerazioni:
Un mio caro amico un po' di tempo fa mi disse che i libri migliori sono quelli che ti trasportano in nuovi mondi e scenari, e che, così facendo, ti fanno dimenticare chi e dove sei realmente.
Ed è proprio questa sensazione che ho provato leggendo "Sophie sui tetti di Parigi". 
Le escursioni in notturna sui tetti sono talmente coinvolgenti da farti immaginare di essere lì, sul bordo del mondo, ad osservare la città che prende lentamente vita alle prime luci dell'alba, ad ammirare il letto argenteo del fiume, illuminato dai raggi di luna, o ancora ad assaporare con ogni folata di vento i profumi del pane appena sfornato e dell'erba bagnata dalla pioggia sottile.

Gli orologi sotto di lei batterono le quattro del mattino: Parigi si stava svegliando. Ascoltare la città a quell'ora era come sentire il mormorio di centinaia di segreti: il borbottare sommesso di tanti indovini.

Tutto sembra più vero quando sei solo spettatore, e i problemi sembrano molto più leggeri se cambi prospettiva.
E così Sophie, abituata ad una vita, sicuramente bizzarra, ma fatta comunque di cibo in tavola e calde coperte, non può credere ai suoi occhi quando si imbatte nell'esistenza fatta di stenti, che Matteo conduce giorno per giorno.
Lui è ormai abituato a tutto, a sopportare i morsi della fame quando le condizioni non gli permettono di procurarsi nulla da mettere nello stomaco, a vincere il freddo con grasso e piume d'oca, a saltare senza sforzi da una tegola a un albero, a difendersi dagli intrusi, marcando il territorio, quando è necessario.
Se questa storia, come credo, racchiude degli insegnamenti, ritengo che il personaggio di Matteo ne sia l'esempio lampante.
Costretto a crescere troppo in fretta, non perde la speranza e il coraggio di andare avanti. Con i suoi pochi anni sulle spalle, mostra di essere molto più maturo di quelli che amano definirsi adulti.
Come Miss Eliot che considera essenziali i bottoni a destra o a sinistra di una camicia, ma non riesce a riconoscere la serenità di una bambina che cresce felice e amata, neanche quando se la trova davanti. Lei è l'esempio di quei grandi che, come diceva Antoine de Saint-Exupéry, non riescono a vedere.
Ormai sono troppo abituati a fare delle convenzioni, di ciò che si addice e di quel che invece non si deve fare, la loro ragione di vita, da non riuscire a discernere nulla se non sulla base delle proprie regole.
Charles Maxim invece rappresenta l'esatto opposto di questa categoria di persone. È colui che, nonostante l'età, conserva l'animo ingenuo e fanciullesco di chi non è stato intaccato dai dogmi della società. Nonostante le sue stravaganze, non sempre positive a dir la verità, è il personaggio che più di tutti attira le simpatie del lettore, con i suoi modi di fare sempre gentili e comprensivi.
Ama Sophie più di ogni cosa al mondo, come se fosse davvero figlia sua, ed è disposto a tutto per la sua felicità.
Per quanto riguarda la ragazzina poi, anche lei in quanto a bizzarrie non scherza. Sembra racchiudere in sé le caratteristiche più strampalate di entrambi i genitori, dallo spirito d'avventura del suo tutore di fortuna, all'amore folle per la musica e gli atteggiamenti, non proprio femminili, della madre perduta.
La conoscenza con Matteo e gli altri danseurs du ciel non fanno che accentuare la sua natura di spirito libero.

Non le era mai capitato di sentire così poco la paura. 
Forse, si disse, è questo che fa l'amore. Non serve a farti sentire speciale. Serve a farti essere coraggioso. Come una razione di cibo nel deserto, o una scatola di fiammiferi in una foresta buia. Amore e coraggio, pensò Sophie, erano due parole per dire la stessa cosa. Non hai nemmeno bisogno che l'altra persona sia lì con te. Solo che sia viva da qualche parte.

Per quanto riguarda poi proprio i ragazzi dei tetti, le pagine a loro dedicate sono estremamente affascinanti. Entrare nel loro rifugio fatto di amache sugli alberi, di salti nel vuoto e arrampicate sulle cattedrali, pare quasi l'ingresso in un mondo fantastico a cui solo pochi privilegiati possono accedere.
Tutti loro, dalle avventurose sorelle Anastasia e Safi al misterioso Gerard, mi hanno ricordato un po' i bimbi sperduti di J. M. Barrie. E chi poteva essere il loro Peter Pan, se non l'imperturbabile Matteo, capace di guidare il suo manipolo di amici per le vie più impervie?
In generale ho davvero apprezzato la capacità dell'autrice di creare un intreccio intrigante, combinando in questo libro la spensieratezza dei più giovani alla maturità dei saggi. Il tutto condito da deliziosi dialoghi, scenari surreali, bellissimi disegni e tanta fantasia.
La ricetta perfetta per un capolavoro, capace di dare ristoro e pace anche ai cuori più affaticati.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi inviato una copia cartacea di questo romanzo.

il mio voto per questo libro