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venerdì 20 giugno 2014

Intervista a Sofia Domino, autrice del romanzo "Quando dal cielo cadevano le stelle"

Salve avventori!
Oggi il Café Littéraire ha il piacere di intervistare per voi Sofia Domino, talentuosa autrice emergente italiana.
Sofia ha esordito con il suo primo libro lo scorso gennaio: "Quando dal cielo cadevano le stelle", un romanzo autopubblicato, in cui ci narra lo straziante tema dello sterminio ebreo.
Da poco ha pubblicato il suo secondo lavoro “Come lacrime nella pioggia”, dove ancora una volta, attraverso il racconto di un'amicizia tra due ragazze di culture diverse, affronta un altro tema importante.
Una scrittrice profonda, seria e piena di sorprese, ma scopriamola insieme...


♥ Ciao Sofia!
Grazie per avermi concesso quest'intervista!
Ho avuto modo di leggere il tuo romanzo d'esordio "Quando dal cielo cadevano le stelle" e volevo farti i miei più sinceri complimenti, dal momento che, come primo lavoro, hai scelto un tema tutt'altro che leggero.
Hai deciso di raccontarci, attraverso le speranze, le paure e i sogni della giovane ebrea Lia Urovitz, quella che possiamo definire la fase più buia della nostra storia.
Il nazismo e le leggi razziali, la persecuzione ebraica e i campi di concentramento, lo sterminio di migliaia di innocenti, sono questi i temi che affronti nel tuo romanzo.
Com'è nata l'idea di questa storia e perché la scelta di un argomento tanto drammatico?

Grazie a te per avermi ospitato nel tuo blog e per tutto lo spazio che stai dando ai miei romanzi! Naturalmente, grazie di cuore anche per tutti i tuoi complimenti.
L’idea per “Quando dal cielo cadevano le stelle” è nata in maniera molto naturale. Voglio dare una voce a chi non ne ha una, e ho sempre voluto parlare della Shoah e del nazismo. La mia occasione per parlarne è arrivata quando, un giorno, vidi un manifesto teatrale intitolato “I bambini della Shoah”. Provai un brivido e capii che non potevo far finta di niente. Era arrivato anche per me il momento di dare voce alle vittime del nazismo, di avere “la mia bambina della Shoah”.
Scrivere romanzi drammatici per me è molto bello, perché raggiungo un livello emotivo che, altrimenti, non avrei mai neanche sfiorato.
Prima di scrivere “Quando dal cielo cadevano le stelle” mi sono chiesta: che cosa significava essere ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale? Che cosa significava essere tagliati fuori dal mondo, essere costretti a rifugiarsi, a vivere nella paura delle bombe e della deportazione? Che cosa significava vedersi portare via da tutto e tutti?
Scrivere “Quando dal cielo cadevano le stelle” è stato molto toccante, perché prima di stendere il testo ho svolto numerosi appunti e altrettante ricerche. 
Ricordo che, quando vivevo a Londra, andai a visitare il Museo Imperiale della Guerra. Rimasi a lungo nell'area dedicata all'Olocausto a guardare le fotografie d’innocenti che non ce l’avevano fatta, ad ascoltare le loro testimonianze e a guardare le varie riproduzioni. Ricordo anche che, dietro a una vetrata, sono state esposte le divise delle SS, centinaia di scarpe dei prigionieri gettate a casaccio e le inconfondibili casacche a strisce dei prigionieri. Semplicemente, non potevo rimanere indifferente davanti a tutto questo.
Che cosa significava non avere nessuna colpa apparente, eppure essere giudicata sbagliata solo perché ebrea? Quanto peso aveva quella semplice, terribile parola durante il nazismo?
Con “Quando dal cielo cadevano le stelle” non mi soffermo solo sull'agonia e la speranza di una famiglia di ebrei costretti a nascondersi dal nemico, ma mostro anche la famosa alba del 16 ottobre 1943, quando il ghetto ebraico di Roma fu rastrellato dalla Gestapo. 
Lia viene catturata con la sua famiglia, in un primo momento viene rinchiusa nel Collegio Militare di Roma, per poi essere stipata in un carro bestiame. Destinazione Auschwitz.
Ma che cos'è Auschwitz? Quasi nessuno durante la Seconda Guerra Mondiale sapeva che cosa fosse. Si dice sia un campo di lavoro…
Il mio romanzo non si ferma, e assieme a Lia ci ritroviamo dietro il filo spinato di Auschwitz – Birkenau. Nonostante la violenza e la crudezza di alcune scene, ho voluto mostrare le numerose punizioni nei vari campi di concentramento, il freddo, la fame, la paura, la neve, la morte… Se non lo avessi fatto, o se avessi sminuito il tutto, non avrei mai dato giustizia a tutte le vittime del nazismo.
Nonostante tali atrocità, anche nelle situazioni più disperate, Lia non smette di credere, di sognare, di sperare. Di sperare di tornare a essere qualcuno, e non solo un numero. Di sperare di tornare a casa. Di riabbracciare la sua famiglia.
Di sperare che le stelle non cadano più dal cielo per essere cucite sulle vesti degli ebrei e sulle casacche a strisce dei deportati.
“Quando dal cielo cadevano le stelle” non parla della morte, ma è un inno alla vita. A quella vita che Lia adora. 
Concludo questa risposta con una frase che Lia non si stanca mai di ripetere: “La vita è meravigliosa, non smettiamo mai di amarla”.


♥ Mentre leggevo il tuo libro non potevo fare a meno di pensare a tutto il lavoro di ricerca storica che c'è dietro.
Come ti sei preparata per questo tuo lavoro? E quanto tempo ti ha vista impegnata?

Prima di scrivere “Quando dal cielo cadevano le stelle” c’è stato un lungo lavoro di ricerche. Nonostante la voglia e l’impazienza, non avrei mai cominciato a scrivere il romanzo senza essere sicura di quello che avrei messo su carta. Volevo rendere il tutto più realistico possibile, e per farlo, dovevo conoscere gran parte dello stile di vita degli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Ho letto numerose testimonianze, sia di persone che parlavano dell’arrivo delle leggi razziali sia di famiglie ebree che avevano trovato rifugio da dei protettori, oppure in dei monasteri. Lo stesso vale per il modo di essere dei personaggi, principalmente di Lia. Volevo che lei potesse rimanere il più fedele possibile ai suoi coetanei durante la Seconda Guerra Mondiale. Quindi delle volte i suoi modi di parlare e di reagire, sono proprio presi da testimonianze.
I personaggi di “Quando dal cielo cadevano le stelle” sono frutto della mia immaginazione (tranne quando nel romanzo incontriamo figure come il dottor Josef Mengele), e anche se i vari rapporti sono usciti dalla mia fantasia, ogni vicenda storica che i personaggi vivono è realmente accaduta. 
Dal crollo del fascismo all'occupazione tedesca, dalla richiesta dei tedeschi di ottenere 56 chili d’oro in 36 ore al rastrellamento del ghetto ebraico di Roma del 16 ottobre 1943. Per poter scrivere di tali vicende, ho avuto bisogno di svolgere numerose ricerche.
Lo stesso vale per la deportazione di Lia e la sua famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz e delle successive marce della morte. Ho letto numerose testimonianze di persone rinchiuse nel Collegio Militare di Roma per poi essere stipate in un carro bestiame… inoltre, possedevo vari libri in cui erano disegnate le mappe dei vari campi di concentramento con le varie informazioni storiche…
Insomma, raccogliere informazioni e leggere testimonianze che avrebbero potuto arricchire il mio romanzo è stato un processo molto lungo, un processo che, però, ha molto soddisfatto. Inoltre, ho arricchito il testo con delle note a piè di pagina per aiutare i lettori con i passaggi storici.


♥ In contemporanea con il tuo, lo scorso gennaio, in occasione della giornata della memoria, è uscito anche il primo libro di tua sorella Rebecca "La mia amica ebrea" che, come il tuo, anche se attraverso una storia diversa, affronta il tema dell'antisemitismo.
Come mai avete scelto di dedicarvi alla stessa tematica?
Vi siete aiutate e confrontate o avete letto il lavoro dell'altra solo a fine stesura, per evitare di influenzarvi?

Sono molto contenta di aver pubblicato “Quando dal cielo cadevano le stelle” lo stesso giorno in cui mia sorella Rebecca ha pubblicato il suo libro “La mia amica ebrea” perché, anche se i libri possono essere letti separatamente, credo che leggendoli entrambi i lettori possano comprendere molti più aspetti (in “La mia amica ebrea”, infatti, la protagonista non è ebrea, ma ariana).
Per quanto riguarda la stesura dei romanzi, io ho scritto per prima “Quando dal cielo cadevano le stelle”, e solo in un secondo momento Rebecca ha deciso di scrivere anche lei un libro sull'antisemitismo. Entrambi i romanzi sono stati pensati per noi, infatti, non volevamo pubblicarli, quindi l’una non aveva mai letto il romanzo dell’altra prima di decidere di renderli disponibili per il pubblico e di passare alle varie fasi di editing. In questo modo, fortunatamente, non c’è stato il rischio d’influenzarci a vicenda.
Quando abbiamo deciso di pubblicare qualcosa, e ci siamo rese conto che due dei nostri romanzi toccavano lo stesso tema (anche se da due punti di vista diversi), abbiamo deciso di farli uscire lo stesso giorno, e non un giorno qualsiasi, ma il 27 gennaio, il Giorno della Memoria, il giorno in cui i cancelli di Auschwitz furono abbattuti. 
Nonostante il mio libro sia uscito il 27 gennaio, credo fermamente che non dobbiamo mai dimenticare queste atrocità, anche se non ci troviamo nel Giorno della Memoria. Sono molto contenta, infatti, di parlare anche oggi di tutte le vittime del nazismo. Per non dimenticare.


♥ Tornando a te e al tuo lavoro, ci hai raccontato la storia delle persecuzioni ebraiche attraverso gli occhi e le emozioni di una famiglia, gli Urovitz, e di alcuni loro conoscenti e amici.
Ogni singolo componente della famiglia, dalla nonna Myriam al piccolo Chalom, ci ha regalato qualcosa, chi un po' di saggezza, chi un po' di speranza, chi la fragilità di essere adulti senza sapere come proteggere i propri figli, e chi un po' di spensieratezza.
Mentre scrivevi i primi capitoli avevi già deciso il destino di ognuno di loro? Hai mai cambiato idea? E quanto è stato difficile per te, dire man mano, addio ad alcuni di loro?

Sono molto legata a Lia, ma anche a tutti gli altri personaggi di “Quando dal cielo cadevano le stelle”, perché ho avuto modo di conoscere ognuno di loro. Prima di scrivere il romanzo avevo deciso alcuni lati dei personaggi, ma onestamente è stato con il tempo che ogni caratteristica si è definita. Lo stesso vale per Lia, all'inizio non credevo fosse così ottimista e speranzosa, ma quando ho scoperto questo suo lato meraviglioso, non l’ho fermata.
Sapevo che cosa sarebbe accaduto a quasi tutti i miei personaggi, ma alcune volte non sapevo se, alla fine, avrei cambiato qualcosa, e neanche quando sarebbe successo quel qualcosa. La vita durante la guerra era talmente preziosa che non volevo avere tutto programmato. In questo modo, anche per i miei personaggi è stato tutto più crudo, più ingiusto, più doloroso.
Altre volte, invece, nei miei appunti avevo deciso quando sarebbe successa una determinata cosa. Prima di arrivare in quel punto, però, i miei personaggi avevano vissuto tutt'altro, erano concentrati su tutt'altro. Esperienze belle o brutte… Poi posavo la mia attenzione sui miei appunti e scoprivo che cosa sarebbe successo dopo.
Nonostante delle volte i miei personaggi volessero cancellare dei determinati passaggi, non ho cambiato mai niente.
Il destino di Myriam non era certo, mentre sapevo che cosa sarebbe successo a Lia. Per quanto riguarda i personaggi che, assieme a Lia, sono rinchiusi ad Auschwitz – Birkenau, sapevo chi sarebbe riuscito a farcela e chi no. Sapevo chi avrebbe passato la selezione e chi no.
Separarsi dai miei personaggi è stato triste e doloroso, perché per me ormai fanno tutti parte della mia famiglia. Nonostante la tristezza, però, sapevo che solo dicendo addio ad alcuni di loro, avrei mostrato che il nazismo non risparmiava nessuno. Che tutti potevano morire.
Senza una motivazione accettabile.


♥ Il tuo secondo libro "Come lacrime nella pioggia" ti vede affrontare ancora una volta una tematica importante.
Ci racconti di un'amicizia tra una ragazza newyorkese, Sarah, e Asha, una ragazza indiana, un pretesto questo per parlare della condizione difficile che vivono le donne in India. Cosa puoi dirci di questo tuo lavoro? Come mai la scelta di questa tematica?

La mia decisione di scrivere “Come lacrime nella pioggia” è nata in maniera molto spontanea. 
Non era qualcosa di programmato, un qualcosa che sapevo che, prima o poi, avrei fatto. Ricordo che un giorno qualunque stavo navigando su Internet. Ogni piccola cosa per me è una fonte d’ispirazione e quando m’imbattei in alcune fotografie che ritraevano delle donne indiane scese in strada a manifestare, ho provato subito un forte interesse per quelle immagini. Nonostante la paura, negli occhi di quelle donne albergava la forza, la determinazione, la speranza. Mi piacciono le donne forti e indipendenti, quindi mi sono chiesta: “Per che cosa stanno manifestando”? Scoprii che quelle donne stavano manifestando contro gli ultimi stupri che avevano colpito delle ragazze innocenti e anche delle bambine.
Ho sempre trovato l’India un Paese affascinante e misterioso, ma quel giorno capii che c’era dell’altro. Cosa? Dovevo solo scoprirlo.
E così mi misi al lavoro, cominciai a leggere varie testimonianze di ragazze allontanate dalla scuola, picchiate, vendute, rapite… che però volevano dire basta. Eppure, queste ragazze sono nascoste, sono definite “silenziose”.
Si stima che ogni venti minuti in India una donna sia violentata.
Non potevo rimanere indifferente davanti a tutto questo, e sapere che la vita di numerose donne in India è ancora infernale, mi ha fatto sentire ancora più legata a “Come lacrime nella pioggia”.
Ho scritto un romanzo, e non una testimonianza. 
I personaggi sono frutto della mia immaginazione e trovo molto bella l’amicizia che s’instaura tra Sarah e Asha, un’amicizia che non ha limiti. Le situazioni che vive Asha, però, sono state prese da alcune testimonianze.
“Come lacrime nella pioggia” mostra le condizioni di vita delle donne indiane, il potere degli uomini e la forza di una vera amicizia.
Perché Sarah farà di tutto per aiutare Asha, venduta in sposa dal padre.
Niente è mai come sembra, e Sarah e Asha non sospettano che gli uomini dell’India hanno stilato un piano contro di loro.
Un piano che cambierà ogni cosa.

Ho reso “Come lacrime nella pioggia” leggibile GRATUITAMENTE (per riceverlo, basta inviarmi un’e-mail all’indirizzo sofiaromanzo@yahoo.it e lo riceverete immediatamente in versione integrale).
In questo modo incoraggio i lettori a firmare una petizione che ho lanciato su Change.org in difesa delle donne dell’India, e che ho indirizzato al governo indiano. Firmare la petizione è veloce e gratuito.
Change.org è una piattaforma online gratuita di campagne sociali, e una volta che la mia petizione avrà raggiunto un elevato numero di firme, allora contatterò di nuovo il governo indiano, o chiunque possa aiutarmi, per migliorare le condizioni di vita delle donne dell’India.
Per crescere, però, la mia petizione ha bisogno anche della tua firma. Grazie!
Puoi trovare la petizione Qui
Inoltre, incoraggio i lettori a donare (anche una somma piccolissima) ad Amnesty International, che da cinquant’anni si occupa della difesa dei diritti umani.
Credo fermamente che ognuno di noi meriti di essere difeso e protetto, e il lavoro di Amnesty è impressionante.
Amnesty International vive solo grazie al supporto economico dei loro soci e sostenitori: per rimanere imparziale e indipendente, infatti, non accetta soldi dai governi. Anche le imprese e le istituzioni economiche possono contribuire attivamente. 
Sostenerli vuol dire difendere i diritti e le libertà fondamentali di ogni essere umano.
Chiunque può sostenere Amnesty, una famiglia, un privato, un'associazione e anche uno studente!
Sostenere Amnesty International è semplicissimo e sicuro: puoi farlo versando una delle quote associative o una quota libera! Qui il link.
Oppure puoi attivarti con Amnesty contattando il Gruppo Locale o l’ufficio regionale della tua zona. Puoi partecipare alle manifestazioni di Amnesty, firmare gli appelli dell’associazione, iscriverti alla Newsletter per tenerti aggiornata o fare shopping acquistando gli articoli a marchio Amnesty International, prodotti dal commercio equo e solidale! Qui il link.
Grazie a nome mio e a nome di tutte le donne dell’India!


♥ Ora parliamo un po' di te, quali sono le tue passioni oltre alla scrittura? E com'è nato l'interesse per quest'ultima?

La scrittura è la mia più grande passione, e tutto è cominciato in modo naturale. Ho scritto i miei primi romanzi all’età di sette anni, e anche se scrivevo storie brevi, ero sempre contenta di sedermi davanti al mio quaderno e di dare sfogo alla mia fantasia. Allo stesso modo, ero contenta quando a scuola avevo modo di scrivere dei lunghi temi. Dal quaderno sono passata alla macchina per scrivere e dalla macchina per scrivere sono passata al computer.
Ammetto che durante l’adolescenza per un periodo avevo accantonato questa mia passione, certa di averne un’altra che, alla fine, però si è rivelata deludente forse perché non si trattava di una vera e propria passione. Adesso, comunque, sono certa che scriverò fino a quando potrò.
Oltre a scrivere adoro leggere, viaggiare, ascoltare della bella musica, vivere nuove esperienze, portare al passo il mio cane e trascorrere il tempo con la mia famiglia, specialmente con Rebecca. Ho così tanto e sono talmente fortunata a vivere in un Paese sicuro che ogni piccola cosa, per me è grande.


♥ Ci sono dei libri o degli autori che hanno influenzato il tuo modo di scrivere o che semplicemente ti hanno fatto capire che scrivere era la cosa che anche tu avresti voluto fare?

Nonostante per me cominciare a scrivere sia stato molto naturale, ho capito che avrei voluto scrivere dei veri e propri libri leggendo i romanzi di Bianca Pitzorno, oppure leggendo “Pollyanna” di Elenor H. Porter.
Solitamente, Bianca Pitzorno scriveva di protagoniste femminili, forti, che vivono tantissime vicende diverse, tantissime emozioni diverse.
Da ragazzina, leggendo i suoi libri, ho capito che anch'io avrei voluto scrivere di personaggi femminili determinati, in vari contesti storici o contemporanei.
“Pollyanna”, invece, è un libro talmente ricco di positività che ho sempre pensato che fosse bello, nonostante la tragicità di alcune possibili vicende, dare comunque dei messaggi ottimisti.
Prima di pubblicare “Quando dal cielo cadevano le stelle” ho scritto molti altri romanzi, per esercitarmi. E questo è quello che consiglio a tutti gli scrittori che vogliono pubblicare un libro. Non affrettate i tempi, esercitatevi, siate convinti dei vostri lavori e non scrivete solo per arricchirvi o per rincorrere la fama.
Scrivete per la gioia di farlo.


♥ Se dovessi chiederti di farmi il nome di un libro che per te rientra tra quelli "da leggere assolutamente" quale titolo mi faresti?

Sicuramente, “Il diario di Anna Frank”. Lessi il suo diario quando ero una ragazzina, e ancora oggi ammiro moltissimo Anna Frank. Sarei molto contenta di incontrarla e di parlare con lei.
Dentro a una ragazzina così giovane c’era molta forza e molto amore per il prossimo, e trovo tutto questo bellissimo.
“Il diario di Anna Frank” non è solo una testimonianza ricca di pensieri e vicende scritte da una ragazzina ebrea durante il nazismo, ma è anche un testo riflessivo, che parla dei rapporti di varie famiglie, che con occhio critico, e allo stesso tempo dolce, si affaccia sul mondo, che ci ricorda la stupidità umana e la bellezza della natura…
Un testo che, secondo me, chi non ha ancora letto dovrebbe leggere e che chi ha letto dovrebbe leggere di nuovo.
Trascrivo qua sotto una frase estratta da “Il diario di Anna Frank”:
“E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell’uomo”.


♥ Ultima domanda, quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Dopo due libri così impegnati, cos'altro dobbiamo aspettarci da te? Hai già in mente altre storie su cui vuoi scrivere? Stai già lavorando a qualcosa?

Sicuramente non smetterò mai di scrivere. Attualmente, sono molto impegnata con la promozione di “Come lacrime nella pioggia”, ma ho già qualche idea in testa per un possibile, terzo romanzo. Non ho ancora avuto modo, però, di capire se la mia idea potrà trasformarsi o no in romanzo. Per prima cosa dovrò vedere se ho materiale a sufficienza per scrivere un libro sul tema che ho in mente.
Inoltre, vorrei tradurre “Come lacrime nella pioggia” in inglese, così da raggiungere altri lettori e così da portare alla luce anche in altri Paesi le condizioni di vita delle donne indiane.
Sicuramente, qualunque cosa farò, terrò aggiornati i miei lettori e tutti i blogger che mi hanno supportato fin dall'inizio.

♥ Ti ringrazio Sofia per la disponibilità!
E ne approfitto per rinnovarti i miei personali complimenti, perché raramente ho visto una giovane scrittrice esordire con temi tanto importanti e metterci l'impegno e la ricerca che ci hai messo tu.
Un grosso in bocca al lupo per la tua carriera! 

Piuttosto, grazie ancora per la tua disponibilità e per avermi ospitato nel tuo blog. Un caro saluto anche ai tuoi lettori!

martedì 3 giugno 2014

Recensione: "Quando dal cielo cadevano le stelle" di Sofia Domino

Titolo: Quando dal cielo cadevano le stelle
Autore: Sofia Domino
Canale di distribuzione: Lulu
Data di pubblicazione: 27 Gennaio 2014
Pagine: 496
Prezzo: 1,99 € (solo eBook)

Trama: 
Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l’unica colpa di essere ebrea durante la Seconda Guerra Mondiale. Dall'emanazione delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo. Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano anni di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà. Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. 
Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere. Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. 

Recensione:
Sofia Domino in questo romanzo racconta attraverso gli occhi di Lia, una tredicenne ebrea, gli orrori della guerra e il logoramento causato del vivere ogni giorno nascosti, con la paura di essere scoperti.
Nascondersi, è questo che gli Urovitz, e altre famigli ebree, sono costretti a fare, perché, come unica colpa, hanno solo quella di essere nati in un mondo sbagliato, un mondo fatto di uomini che approvano le leggi razziali, che inneggiano all'elevazione della razza e desiderano lo sterminio di chi ritengono a loro inferiore.
Così, un giorno che sembrava come tutti gli altri, si trasforma nell'inizio di un incubo per Lia che, quel pomeriggio, non desiderava altro che di andare in biblioteca.
Da ragazzina di dieci anni piena di vita, di speranze e di sogni, Lia si vedrà costretta ad abbandonarli per essere rinchiusa in una cantina, senza più avere la possibilità di guardare il cielo e sentire il calore del sole sulla pelle o vedere lo scintillio delle stelle nelle calde notti estive.
Per tre anni Lia vive segregata in quella cantina, assieme a sua nonna Myriam, i suoi genitori Daniele e Giuditta e i suoi fratelli Tommaso, di due anni più grande, e il piccolo Chalom di soli cinque anni.
Esperienze, sogni, aspirazioni, tutto viene messo in stand-by, congelato dalla guerra e dalla reclusione.
Passano i giorni, i mesi e gli anni, fatti di giornate monotone, rese vive soltanto dall'alternarsi di paura e sollievo.
La speranza di sentire dalla radio buone notizie, la fine della guerra, ricominciare a vivere, riprendere tutto da dove lo si era lasciato e andare avanti, lasciandosi la cantina e le sua prigionia alle spalle, questo è quello che spinge Lia ad andare avanti.
Il libro in questa prima parte risulta un po' pesante, proprio a causa della monotonia delle giornate che si susseguono senza differenziarsi le une dalle altre, se non per quei pochi particolari, che in un'altra storia sarebbero irrilevanti, ma qui, rinchiusi in una cantina, tutto, anche mangiare dei fagiolini anziché dei pomodori è fondamentale.
Il racconto diventa quasi logorante, così come logorante è la vita all'interno del rifugio sotterraneo. 
L'autrice in questa descrizione è stata molto brava, è riuscita a far percepire al lettore l'estenuante susseguirsi dei giorni, il caldo opprimente, l'angosciante sensazione di non sapere cosa accade fuori e l'incognita sul futuro.
Siamo solo noi con quei pochi personaggi che vivono nel rifugio e i conoscenti che di tanto in tanto gli fanno visita.
Con pochi particolari l'autrice ci presenta e delinea la personalità di ognuno.
I componenti della famiglia, seppur vivendo la medesima situazione, l'affrontano in maniera diversa, ognuno con il proprio punto di vista.
I genitori sono i più pessimisti, soprattutto la mamma, Giuditta, è quella più irritata dalla situazione, non crede, non spera, non si illude.
La nonna Myriam ha la saggezza e la speranza di chi è già sopravvissuta ad una guerra e conosce già, perché l'ha vissuta sulla pelle, sia la sofferenza che la gioia della liberazione.
Lia è la gioia di vivere, colei che vede sempre positivo e che cerca di tirare su il morale a tutti, una specie di Pollyanna che ci tiene a ricordarci che la vita è bella, nonostante tutto.
Tommaso riflessivo e solitario, si rifugia nei ricordi della sua prima storia d'amore, interrotta troppo presto a causa della guerra.
Chalom è l'innocenza, un bambino che ingenuamente si chiede perché non può più giocare all'aperto, e che con la tipica curiosità dei bambini pone imbarazzanti domande a cui nessuno riesce a dar risposta: 

"Verso sera, quando l’aria sembrò leggermente rinfrescarsi, Chalom fece una domanda che spiazzò tutti quanti: 
- Papà – chiese il bambino con grande serietà - gli ebrei valgono quanto i cani? – 
Se durante il giorno Daniele aveva cercato di non agitarsi per non sudare, a tale domanda avvampò: 
- Che cosa hai detto? – 
Lia si voltò verso Chalom, trattenendo il respiro. 
- Ho chiesto se gli ebrei valgono quanto i cani – ripeté il bambino, con leggerezza - 
stanotte ho sognato i cani e secondo me sono uguali a noi ebrei –. 
- Non riesco a crederci – abbozzò un risolino nervoso Giuditta,
- Come mai hai fatto questi pensieri, tesoro? – domandò Myriam al nipotino, -
 Gli ebrei non possono entrare in tanti negozi – rispose Chalom – e neanche i cani possono farlo. Mamma, papà, noi ebrei valiamo quanto i cani? –"

Una critica che posso fare alla narrazione, in questa prima parte, è la presenza di troppe nozioni storiche, presentate queste, non come un dialogo naturale tra persone che si incontrano e parlano di ciò che succede loro intorno, ma a mo' di lezione letta da un volume di storia.
Ciò risulta evidente soprattutto quando il piccolo Chalom fa delle domande come "chi è Hitler?" e "cos'è il nazionalismo?", parole che è abituato a sentire dagli adulti che gli stanno attorno, e le risposte che gli vengono date sono decisamente pretenziose per un bambino di cinque anni.
Paiono più una lezioncina data al lettore per dimostrare la propria preparazione.
Anche l'aggiunta della radio all'interno del rifugio pare il pretesto per poter inserire ancora di più il contesto storico, tramite i vari annunci e le varie trasmissioni.

"Che cos’è il nazionalismo? – 
- Il nazionalismo sostiene il concetto d’identità nazionale e di Nazione - 
- Anche l’antisemitismo dovrebbe preoccuparti, Chalom – soggiunse Myriam, con un filo di voce. 
- Perché? – 
Myriam provò ad aprire bocca per spiegarglielo, ma semplicemente non ci riuscì. 
- L’antisemitismo racchiude le leggi e i comportamenti discriminatori nei confronti di noi ebrei – gli spiegò allora Lia, con indignazione, poi aggiunse – fortunatamente Mussolini non ha dato ordini ai dirigenti del partito fascista di eliminarci, al contrario di Hitler. Mussolini ripete spesso: “ discriminare e non perseguitare” –. 
- D’altronde Hitler è nazista, mentre Mussolini è fascista – intervenne Daniele – siamo fortunati che Hitler sia lontano da qui. Non posso negare che Mussolini abbia fatto del bene alla nostra Nazione, se non parlo di ciò che sta facendo a noi ebrei. Fortunati quegli ebrei che possono ancora avere il loro piccolo negozietto, nascosti da tutto e da tutti. Io non posso più lavorare... - 
- Hitler toglie tutto agli ebrei – osservò Giuditta con voce tremante - ogni diritto civile e umano. Dal 1938 Mussolini si è alleato con Hitler, quindi anche lui ci odia, anche se non parla mai di campi di lavoro. Ma dal ’40 è cambiato tutto, da quando è stata organizzata l’espulsione degli ebrei..."

A rompere la ripetitività del racconto subentra la novità della corrispondenza tra Lia e Hadas Biach, un ragazzo ebreo, anche lui nascosto con la sua famiglia per sfuggire alle leggi razziali.
Tramite una vecchia macchina da scrivere, ha inizio un'amicizia profonda grazie alla quale i due ragazzi sfogano le proprie ansie, e confessano i propri sogni nascosti, quello di Lia, diventare una dottoressa e curare i malati per il mondo, e quello di Hadas, diventare un giornalista.
Ma la guerra non accenna a terminare, e Roma, la città santa, quella che si credeva essere sicura, viene bombardata dalle armate anglo-americane.
Daniele si vede costretto a lasciare la cantina per cercare fortuna in altre città meno esposte, e poco dopo la sua famiglia fa lo stesso.

E anche sulla fuga di Daniele, mi sono chiesta quale fosse l'utilità e ho supposto si trattasse solo di un modo come un altro per animare la narrazione.
Egli infatti va via per cercare fortuna, ma quando è via non sembra mai accennare al fatto che la famiglia possa prima o poi raggiungerlo.
Inoltre se Myriam (la nonna), non era nelle condizioni di viaggiare prima dei bombardamenti, perché dovrebbe poterlo fare dopo, quando è tutto più pericoloso?

La successiva alleanza dell'Italia con gli Americani segna per gli ebrei Italiani l'inizio della fine, e proprio quando Lia, Hadas e le rispettive famiglie sono rifugiate nel monastero dei Crescenti, vengono costretti, prima alla fuga, e poi catturati dai soldati tedeschi.
Da qui il racconto si fa cruento e straziante.
Un viaggio interminabile, svolto in condizioni precarie e disumane, porta i deportati nei campi di Auschwitz-Birkenau, dove vengono torturati, umiliati nel peggior modo possibile.

"In cortile avvenne l’ultima fase d’iniziazione. Le prigioniere si ritrovarono nuovamente ammassate, ma quantomeno adesso il freddo era più sopportabile e, nonostante la fame, la stanchezza dovuta al viaggio degradante e a ciò che avevano subìto dall'arrivo al campo, la maggior parte di loro si sentì nuovamente più forte. 
In che cosa sarebbe consistita l’ultima fase d’iniziazione? 
Lia non riuscì a capirlo subito: spesso era distratta poiché, a ogni urlo o percossa, si voltava a guardare quello che succedeva, pregando per ogni prigioniera. Solo dopo un po’ di tempo apprese che, a breve, non avrebbe avuto più un nome. 
Ogni prigioniera fu costretta a farsi tatuare un numero sul braccio sinistro, e i soldati spiegarono che quel numero sarebbe dovuto essere cucito anche sulla casacca di ogni detenuta. 
- Ci faranno altro male... - sussurrò Giuditta, con un filo di voce. 
Spinte dai vari militari, le donne furono costrette a farsi tatuare. Non fu fisicamente doloroso, ma lo fu psicologicamente. 
Lia guardò una specie di penna incidere i vari numeri sulla sua pelle. Fu un lavoro veloce ma lei si sentì marchiata come una bestia. 
Poco dopo Lia Urovitz non esisteva più: adesso esisteva la prigioniera numero 76903."

La resistenza e la voglia di vivere di Lia sono commuoventi, la ragazzina supera ogni punizione, ogni umiliazione, ogni perdita con una forza e una dignità che non possono non lasciare il segno.
Anche quando è stremata, anche quando lasciarsi morire sembrerebbe la scelta più facile, Lia resiste per chi non ce l'ha fatta, per i suoi sogni, per la sua voglia di vivere, per il desiderio di riprendersi quella libertà che le è stata strappata con violenza senza nessuna ragione.
Lia resiste per guardare ancora una volta il cielo e farlo senza provare paura.
Un libro assolutamente non leggero, dettagliato, preciso nella narrazione dei fatti e per questo ancora più straziante.
Fa arrabbiare e fa pensare.
Un libro che non si può leggere con indifferenza e che sicuramente vi resterà nel cuore, come nel cuore vi resterà Lia e ogni membro della sua famiglia.

Considerazioni:
La realtà supera la fantasia, e spesso tendiamo a dimenticarlo.
Ricordo che quando qualche mese fa descrissi la trama della saga "Hunger Games" ad una mia amica, lei mi disse: "Perché tanta cattiveria? Non è possibile".
E invece lo è purtroppo, lo è stata e lo è tutt'ora, solo che spesso tendiamo a dimenticarlo, perché pensare sempre alle brutture della vita ci impedirebbe di vivere.
E mentre leggevo questa storia non potevo fare a meno di pensare, come faccio ogni volta che mi soffermo su questa terribile pagina della nostra storia, a come sia possibile che un tale scempio sia potuto succedere senza che nessuno lo impedisse.
La crudeltà a cui l'uomo è capace è una cosa che fa rabbia e che non si può accettare, e leggendo queste pagine ho davvero provato la sensazione dell'odio.
Io non sono per la pena di morte, davvero, ho sempre sostenuto, invece, la teoria del "se tu uccidi non sei meglio di loro", ma la rabbia che ho provato leggendo della cattiveria, delle torture, delle derisioni che le SS praticavano nei confronti dei prigionieri, mi ha fatto rivalutare tutte le mie convinzioni.
E in quel caso si, lo ammetto, li avrei voluti tutti morti.
Anzi, li avrei voluti veder soffrire nello stesso modo in cui hanno fatto soffrire quegli innocenti, torturati, derisi, privati del cibo, delle vesti, della dignità.
Fargli soffrire la fame, il freddo, fargli sentire la paura, farli sentire impotenti e insignificanti.
Lia non mi abbandonerà mai, e con lei sua nonna e il suo fratellino, come non mi abbandonerà la convinzione che il mondo è di tutti, e nessuno sceglie come e dove nascere, nessuno dovrebbe essere punito per questo e tutti hanno il diritto di sognare e di vivere.

Considerazione Spoiler!
Se non hai letto il libro e hai intenzione di farlo fermati qui!
Quello che più mi ha colpito leggendo queste pagine è stata la forte voglia di vivere che caratterizza il personaggio di Lia.
Un ottimismo e una forza d'animo tali, da apparire quasi irreali e assurdi, soprattutto in una situazione così tragica e senza speranza.
Nessuno nelle circostanza in cui si trovava Lia sarebbe riuscito davvero ad affermare che la vita è bella, e come avrebbe potuto? Ma Lia lo fa, Lia spera perché vuole tornare a vivere quella vita che ha lasciato, vuole essere libera e vuole avere il tempo per realizzare i suoi sogni.
E' questo che le dà la forza di sopportare e di sperare.
E proprio per questo ho trovato inutilmente crudele far morire Lia proprio il giorno stesso in cui arrivano le truppe alleate a liberare il campo in cui era prigioniera.
Insomma quella poverina ha sopportato di tutto! Ha visto i suoi cari morire uno ad uno, ha subìto le peggiori umiliazioni e come ulteriore beffa non può nemmeno assaporare la libertà tanto agognata.
Basti pensare che tra settanta prigioniere rimaste tutta la notte in ginocchio, sulla neve, al freddo, solo lei e altre cinque, sono sopravvissute.
Ha superato tutto perché lei non voleva arrendersi, perché non desiderava altro che vivere!
E poi cosa fai? Me la uccidi proprio quando doveva essere liberata? No, io non ci sto! L'ho trovata una crudeltà inutile.
Se l'intento era di ucciderla per creare il finale scioccante le si poteva far prima capire di essere stata liberata, in modo da farla almeno morire da persona libera T^T

il mio voto per questo libro


venerdì 16 maggio 2014

Presentazione: "Fino all'ultimo respiro" di Rebecca Domino e "Come lacrime nella pioggia" di Sofia Domino

Salve avventori!
Con il post di oggi voglio presentarvi i nuovi romanzi delle sorelle Domino.
Anche questa volta le due sorelle hanno scelto lo stesso giorno per la pubblicazione di quella che, per entrambe, rappresenta la loro seconda uscita.
Rebecca e Sofia, dopo aver riscosso numerosissimi pareri positivi rispettivamente con "La mia amica ebrea" e "Quando dal cielo cadevano le stelle", romanzi che affrontano entrambi il tema della persecuzione ebraica durante la seconda guerra mondiale, tornano il 19 maggio con:

♥ "Fino all'ultimo respiro" di  Rebecca Domino
♥ "Come lacrime nella pioggia" di Sofia Domino

I romanzi sono entrambi gratuiti, se volete leggerli potrete contattare direttamente le autrici ai seguenti indirizzi mail:
rebeccaromanzo@yahoo.it per richiedere "Fino all'ultimo respiro"
sofiaromanzo@yahoo.it per richiedere "Come lacrime nella pioggia"

Rebecca incoraggia i suoi lettori a fare una donazione libera e sicura sulla sua pagina di raccolta fondi Justgiving.com, per l'ente benefico "Teenage Cancer Trust".
Per avere info sulle donazioni andate qui.

Sofia invece invita i suoi lettori a firmare gratuitamente una petizione per aiutare le donne dei villaggi rurali indiani ad avere una vita migliore, ed invita anche a donare ad Amnesty International, la più grande organizzazione per i diritti umani. 
Potete trovare la petizione su Change.org 
Per avere info sulla petizione andate qui


Titolo: Fino all'ultimo respiro
Autore: Rebecca Domino
Data di pubblicazione: 19 Maggio 2014
Pagine: 290
Prezzo: 0,00 € 

Trama: 

Allyson Boyd è una diciassettenne come tante, nata e cresciuta ad Avoch, piccolo paesino scozzese. Un giorno deve andare a portare dei compiti a una ragazza della sua stessa scuola, Coleen Hameldon, e la sua vita cambia per sempre. Perché lei e Coleen diventeranno migliori amiche. E perché Coleen sta lottando da due anni e mezzo contro la leucemia. Nella vita di Allyson entrano parole come chemioterapia, effetti collaterali, trapianto di midollo osseo, ma Coleen non vuole compassione. Vuole solamente una vita normale; una vita fatta di risate, scherzi, esperienze, viaggi, musica, chiacchiere e confidenze, fino a quando non sarà costretta a prendere una decisione che cambierà la sua vita, quella di Allyson e delle altre persone che le vogliono bene. 
È possibile non avere paura della morte? Ed è possibile insegnare a vivere? Una storia sulla speranza, un inno alla vita. Un romanzo che ci ricorda il coraggio quotidiano di tutti gli adolescenti che lottano contro il cancro e quello degli amici al loro fianco.
Autore:
Nata nel 1984, Rebecca è da sempre appassionata di scrittura. Dopo aver messo da parte questa sua grande passione per molti anni, torna a scrivere scoprendo che è questo quello che più le piace fare. E' anche un'appassionata viaggiatrice e lettrice. Ha pubblicato a Gennaio del 2014 il suo romanzo d'esordio "La mia amica ebrea".  "Fino all'ultimo respiro" è il suo secondo romanzo.


Titolo: Come lacrime nella pioggia
Autore: Sofia Domino
Data di pubblicazione: 19 Maggio 2014
Pagine: 281
Prezzo: 0,00 € 

Trama: 

A ventidue anni Sarah Peterson è una comune ragazza di New York, appassionata di fotografia e di viaggi. A quindici anni Asha Sengupta è una giovane ragazza indiana, venduta come sposa da suo padre. D’improvviso il presente di Sarah s’intreccia con quello di Asha. L’amicizia tra due ragazze, diverse ma uguali, spiccherà il volo. Non solo Sarah si ritrova, con il suo fidanzato, a vivere per lunghi periodi in un villaggio remoto dell’India, ma scoprirà che cosa si nasconde in un Paese magico e allo stesso tempo terrorizzante. Asha farà di tutto per lottare per i suoi sogni, per avere dei diritti paritari a quelli degli uomini e per continuare a studiare, perché non vuole sposarsi così giovane, e non vuole sposare chi non ama. Sarah si schiererà dalla sua parte, ma nel suo secondo viaggio in India scoprirà che Asha è scomparsa. Liberarla dalla trappola in cui è caduta, per Sarah diventerà un’ossessione. Un romanzo che fa luce su una verità dei giorni nostri, una storia di violenze, di corruzioni, di diritti negati. Una storia sull’amicizia. Una storia in grado di aprire gli occhi sull’India, il Paese peggiore in cui nascere donna.
Autore:
Nata nel 1987, sin da quando era piccola Sofia si cimentava nello scrivere temi e racconti. Ora la scrittura è la sua passione principale. Oltre a scrivere adora leggere e sognare e viaggiare (lo fa appena ne ha l'opportunità). Ha pubblicato a Gennaio del 2014 il suo romanzo d'esordio "Quando dal cielo cadevano le stelle". "Come lacrime nella pioggia"  è il suo secondo romanzo.

lunedì 20 gennaio 2014

Presentazione: "La mia amica ebrea" di Rebecca Domino e "Quando dal cielo cadevano le stelle" di Sofia Domino

Salve, avventori!
Oggi voglio presentarvi due libri scritti dalle sorelle Domino, Rebecca e Sofia.
Hanno entrambe scritto il loro primo romanzo, autopubblicato e in uscita il 27 gennaio, Giornata della Memoria.

♥ "La mia amica ebrea" di Rebecca Domino
♥ "Quando dal cielo cadevano le stelle" di Sofia Domino

Come ben potete supporre il tema principale di entrambi i romanzi è quello del genocidio degli ebrei, Rebecca e Sofia ce lo raccontano attraverso le loro storie, i loro personaggi, le loro emozioni.


Titolo: La mia amica ebrea
Autore: Rebecca Domino
Canale di distribuzione: Lulu
Data di pubblicazione: 27 Gennaio 2014
Pagine: 300
Prezzo: 1,99 € (solo eBook)


Trama:

Amburgo, 1943. La vita di Josepha, quindici anni, trascorre fra le uscite con le amiche, le lezioni e i sogni, nonostante la Seconda Guerra Mondiale. Le cose cambiano quando suo padre decide di nascondere in soffitta una famiglia di ebrei. Fra loro c'è Rina, quindici anni, grandi e profondi occhi scuri. Nella Germania nazista, giorno dopo giorno sboccia una delicata amicizia fra una ragazzina ariana, che è cresciuta con la propaganda di Hitler, e una ragazzina ebrea, che si sta nascondendo a quello che sembra essere il destino di tutta la sua gente. Ma quando Josepha dovrà rinunciare improvvisamente alla sua casa e dovrà lottare per continuare a sperare e per cercare di proteggere Rina, l'unione fra le due ragazzine, in un Amburgo martoriata dalle bombe e dalla paura, continuerà a riempire i loro cuori di speranza. Un romanzo che accende i riflettori su uno dei lati meno conosciuti dell'Olocausto, la voce degli "eroi silenziosi", uomini, donne e giovani che hanno aiutato gli ebrei in uno dei periodi più bui della Storia.
Autore:
Nata nel 1984, Rebecca è da sempre appassionata di scrittura. Dopo aver messo da parte questa sua grande passione per molti anni, torna a scrivere scoprendo che è questo quello che più le piace fare. E' anche un'appassionata viaggiatrice e lettrice. "La mia amica ebrea" è il suo primo romanzo.

Titolo: Quando dal cielo cadevano le stelle
Autore: Sofia Domino
Canale di distribuzione: Lulu
Data di pubblicazione: 27 Gennaio 2014
Pagine: 496
Prezzo: 1,99 € (solo eBook)



Trama:

Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l’unica colpa di essere ebrea durante la Seconda Guerra Mondiale. Dallo scoppio delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo. Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano gli anni, conditi da giornate piene di vicende, di primi amori, di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà. Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere. Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. Terrore, lavoro, malattie, camere a gas, morti. E determinazione. Quella che Lia non vuole abbandonare. Quella determinazione che vorrà usare per gridare al mondo di non dimenticare. Quella determinazione che brillerà nei suoi occhi quando il freddo sarà troppo pungente, quando la fame sarà lancinante, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà deportata in altri campi di concentramento. Quella determinazione che le farà amare la vita, e che le ricorderà che anche le ragazzine ebree hanno il diritto di sognare. Perché non esistano mai più le casacche a righe, perché nessuno sia più costretto a vivere in base a un numero tatuato su un braccio o in base a una stella cucita sulla veste. Perché dal cielo non cadano più le stelle.
Autore:
Nata nel 1987, sin da quando era piccola Sofia si cimentava nello scrivere temi e racconti. Ora la scrittura è la sua passione principale. Oltre a scrivere adora leggere e sognare e viaggiare (lo fa appena ne ha l'opportunità). "Quando dal cielo cadevano le stelle" è il suo primo romanzo.