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mercoledì 16 dicembre 2020

Cinque romanzi che dovresti leggere, se hai amato "Il giardino segreto"


Salve avventori,
come ben sapete, uno dei libri che abbiamo più amato in assoluto, e che sempre occuperà un posto speciale nel nostro cuore, è "Il giardino segreto".
Lo abbiamo letto da bambine, ed è stato uno dei romanzi che ha fatto nascere in noi l'amore per la lettura.
Oggi, in occasione dell'uscita dell'adattamento editoriale del nuovo film ispirato al romanzo di Frances Hodgson Burnett, di cui vi abbiamo parlato qui, vogliamo consigliarvi cinque libri per ragazzi che dovreste assolutamente leggere se, come noi, avete adorato "Il giardino segreto".
Pronti... partiamo!


"L'evoluzione di Calpurnia" di Jacqueline Kelly

Con questo libro, Jacqueline Kelly ci trasporta nell'atmosfera torrida del Texas di più di un secolo fa, ma anche nello straordinario mondo della ribelle Calpurnia, una dodicenne davvero speciale. Al contrario delle sue coetanee, e con grande disappunto della madre, la ragazzina non sogna un futuro da brava moglie, ma da naturalista. 
Lei vuole scoprire il mondo, studiare ogni suo piccolo aspetto, analizzarlo e sperimentarlo fino a capirne il perché.
Per raggiungere il suo obiettivo, o perlomeno per avere anche solo la possibilità di perseguirlo, la determinata protagonista dovrà affrontare molte sfide, non solo la ritrosia dei familiari, ma anche i pregiudizi dell'epoca che non vedevano di buon occhio l'emancipazione femminile.
Una storia particolare, in cui si respira l'amore per la natura e l'entusiasmo per la vita ed i suoi insondabili misteri, ma che rappresenta anche un percorso di crescita della protagonista, alla ricerca della propria strada e di un entusiasmante futuro.


"La vita segreta delle api" di Sue Monk Kidd

"La vita segreta delle api" è un romanzo delizioso, dolce e drammatico allo stesso tempo.
Lily, che porta sulle spalle una colpa davvero insopportabile, e che per di più è costretta a condividere il tetto con un padre incapace di amare, intraprende un viaggio verso una desolata città di campagna, Tiburon, dove tre tenaci donne si occupano di apicoltura.
La casa rosa diventerà il suo rifugio, e anche per noi lettori, sarà un posto accogliente capace di ristorarci dalle fatiche, e di allietarci con un bicchiere di tè fresco e una chiacchierata al chiaro di luna. 
Una lettura che conquista per la sua atmosfera familiare e calorosa, i personaggi frizzanti e generosi, ed un'ambientazione incantevole e singolare.


"Capriole sotto il temporale" di Katherine Rundell

Wilhelmina ha una vita libera e felice in Zimbabwe. Non va a scuola, mangia con le mani, e trascorre la maggior parte del tempo con il suo cavallo Shumba e il migliore amico Simon, a percorrere l’immensa distesa del bush. 
La sua intera esistenza cambia all’improvviso quando è costretta a trasferirsi nella fredda Inghilterra, dove la ragazzina è vista soltanto come una selvaggia da addomesticare.
Vi ricorda qualcosa?
Ebbene sì, difatti, se la seconda parte, con l'arrivo nell'ostile college londinese, si avvicina molto a "La piccola principessa" della Burnett, la prima parte è invece un'ode alla natura, proprio come ne "Il giardino segreto",
Il ritratto della vita di Wilhelmina nello Zimbabwe è infatti un qualcosa di unico, un dolce ripetersi di giornate spensierate, un eterno stato di pace, fatto di cavalcate selvagge, arrampicate sugli alberi, spuntini accanto al fuoco, e riposini sull'erba.
Un mondo incontaminato in cui la civiltà non ha ancora messo piede, in cui esiste il duro lavoro ma anche la siesta, e si trascorre il tempo immersi nella natura, e tra le braccia delle persone care.
Un vero paradiso per la piccola Will che, improvvisamente, vede tremarle la terra sotto i piedi, quando è costretta a lasciare tutto e trasferirsi lontano.


"Sal" di Mick Kitson

"Sal" è un libro che parla di dolore ma soprattutto di rinascita, del potere che ha la natura di concedere una seconda possibilità alle sue creature sofferenti, di risanare le ferite aperte, di offrire il perdono ai cuori martoriati. 
Mick Kitson ha costruito una storia toccante e commovente, con protagoniste due sorelline costrette a crescere troppo in fretta, a prendersi cura l'una dell'altra, e a fuggire via, lontano dalla loro vecchia vita.
Tutta la permanenza nei boschi è un tripudio di emozioni, un ripercorrere di piccoli ma significativi momenti, come può essere una serata davanti al fuoco, un tramonto sulla montagna, il silenzio della neve, una corsa nel bosco, un incontro inatteso.
Sal ci descrive per filo e per segno le sue giornate: la sveglia all'alba, la ricerca spasmodica del cibo, la costruzione della capanna e del caldo focolare e altro ancora. Ci fa fare un corso intensivo di sopravvivenza, e ci teletrasporta accanto a lei, sulla Magna Bra, in uno degli angoli più remoti e selvaggi della Scozia. 
Ma non solo. La ragazzina ci guida nel suo cuore, rivelandoci le emozioni più profonde, la sofferenza del passato, la paura che qualcuno ponga fine al nuovo presente, la speranza di un futuro finalmente felice.


"Fairy Oak. La storia perduta" di Elisabetta Gnone  

Con questo libro, Elisabetta Gnone ci riporta, a distanza di tanti anni, nel fantastico mondo di Fairy Oak.
Le due streghe Vaniglia e Pervinca, ormai anziane, davanti ad un album di fotografie, ripercorrono i bei tempi andati, i ricordi felici, di quando si era ancora tutti insieme.
Ed è qui che parte il racconto della più straordinaria delle estati che le gemelle Periwinkle, e tutti i bambini di Fairy Oak, possano ricordare.
Le giornate trascorse alla baia o alla casa sull'albero, alla ricerca della leggendaria balena, la spensieratezza tipica di quando si è piccoli e si gioca a investigare su un mistero, quando anche le cose semplici si trasformano facilmente in grandi avventure.
Una storia ricca di amore, dolcezza e tenerezza, a tratti nostalgica e commovente, ma anche piena di brio e allegria.

Cosa ne dite?
Avete letto e apprezzato qualcuno di questi libri?
In caso contrario, quale vi ispira di più?

domenica 29 novembre 2020

Recensione: "Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio" di Katherine Rundell

Titolo: Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio
Autore: Katherine Rundell
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 25 febbraio 2020
Pagine: 63
Prezzo: 8,50 €

Trama:
Katherine Rundell firma un’appassionata difesa della letteratura per ragazzi, contro i pregiudizi e gli snobismi di chi pensa che leggerla dopo una certa età sia bandito. 
Ma chi lo ha detto che c’è un’unica direzione di lettura nella vita? Che non si possa andare avanti e indietro, mischiare i generi, leggere contemporaneamente Joyce e Dahl, i saggi di Derrida e le avventure di Mary Poppins? 
Leggere libri per ragazzi da adulti non è regredire, non è tornare indietro, ci spiega l'autrice con puntuta saggezza, al contrario se li abbandoniamo del tutto «lo facciamo a nostro rischio e pericolo, perché rinunciamo a uno scrigno di meraviglie che, guardate con occhi adulti, possiedono una magia completamente nuova».

Recensione:
La narrativa ha molti pregi, riesce a farci viaggiare verso mondi nuovi, lontani nello spazio e nel tempo, amplia i nostri orizzonti - e a dirla tutta anche il nostro vocabolario - ci fa distrarre, ci permette di stare in compagnia quando ci sentiamo soli o giù, e ci regala un angolo di solitudine, quando abbiamo invece bisogno di sfuggire alla realtà e staccare la spina.
Tuttavia, quando si parla della letteratura per ragazzi, molti, cavalcando ogni sorta di pregiudizio, tendono a storcere il naso, quasi non fosse altro che una sottosezione di serie b, infantile e poco profonda.
Niente di più lontano dalla verità!
I libri destinati ad un pubblico giovane sono capaci, come pochi altri, di toccare le corde del cuore dei loro destinatari, di imprimere un segno indelebile che li accompagnerà anche nell'età adulta, di aiutarli a crescere e a diventare persone responsabili e consapevoli.
E poi chi ha detto che i libri per ragazzi possono essere letti solo da questi ultimi?
La scrittrice Katherine Rundell ha reso pubblico questo breve trattato proprio per sovvertire la, quanto mai errata, opinione generale.  

La letteratura per ragazzi ha una lunga e nobile storia di scarsa considerazione. 
Sul volto di certe persone si disegna un sorrisetto particolare quando racconto loro che cosa faccio, più o meno lo stesso che mi aspetterei di vedere se dicessi che costruisco minuscoli mobili da bagno per elfi. 
Scrivo narrativa per ragazzi da oltre dieci anni ormai, e faccio ancora fatica a darne una definizione. 
Ma so con certezza, una certezza maggiore di quella che ho su quasi tutto il resto, ciò che non è: non è solo per ragazzi.

È facile pensare che il percorso di lettura di ogni individuo debba procedere a tappe, dalle fiabe attraverso i racconti d'avventura, sino ad arrivare ai romanzi di formazione, alla saggistica di un certo spessore, per atterrare infine ai trattati politico-filosofici e via dicendo.
Una sorta di scala con livelli e difficoltà progressive che bisogna salire a passo deciso, e senza voltarsi mai indietro.
Ma come sarebbe noiosa la vita, se tutti noi facessimo davvero così, se ad un certo punto della nostra vita guardassimo esclusivamente programmi culturali, sfogliassimo solo riviste specialistiche, ci dedicassimo unicamente a ciò in cui possiamo ritenerci altamente qualificati. 
Come è rilassante invece, ad un certo punto della giornata, abbandonare il lavoro, le scadenze e le preoccupazioni, e rifugiarci in una bella storia di fantasia, salire su una nave di pirati, su un treno magico, o cavalcare in direzione di verdi colline.
Ritrovare nelle pagine un fresco ristoro o un accogliente pertugio, in cui sostare per un'ora o due.

La letteratura per ragazzi ha l'infanzia al suo cuore, non è scritta dai ragazzi: sta lì, accanto a loro, ma non è la loro. 
Ci aiuta a ritrovare quello che magari non sapevamo neanche di aver perso. La vita adulta è piena di cose dimenticate. E i libri per ragazzi non sono un posto in cui nascondersi, sono un posto in cui cercare.

Ma la letteratura per ragazzi non è solo fantasia smodata e avventure senza limiti e confini, ma anche, e soprattutto, emozione.
Spesso si dimentica che chi scrive, indipendentemente dal target di riferimento, è un adulto che ha alle spalle un certo percorso di vita. Perciò anche gli autori che si dedicano ai bambini o ai ragazzi non fanno certo eccezione: nei loro lavori mettono le loro esperienze, le sfide che hanno dovuto affrontare, che li hanno fatti crescere e maturare, le gioie che li hanno aiutati ad aver fiducia nel mondo e nel prossimo, ma anche i traumi che li hanno piegati e gli hanno spezzato il cuore.
Spesso, nelle loro parole, sono nascoste importanti lezioni di vita, i saggi consigli di chi ci è già passato e, bene o male, sa come venirne fuori. Sono scialuppe di salvataggio i racconti di fantasia, a cui è possibile aggrapparsi quando non si riesce più a stare a galla, ma sono anche selvagge avventure e puro divertimento per quando si vuole solo fuggire e dimenticare. Sono amici fedeli che ti aspettano anche quando diventi grande, quando vuoi ricordare e ritrovare ciò che credevi perduto.

Quando scrivo, scrivo per due persone: la me di quando avevo dodici anni e la me di oggi, e il libro deve soddisfare desideri diversi ma intrecciati. 
La me stessa di dodici anni voleva autonomia, pericolo, giustizia, cibo e soprattutto un’atmosfera dentro la quale immergersi e da cui farsi risucchiare. La me stessa adulta vuole queste cose insieme a paura, amore, fallimento; segnali del verme che vive dentro il cuore dell’uomo.

Sulla base di questa linea principale, la Rundell ci guida in un affascinante percorso alla scoperta della letteratura per ragazzi, a partire dal suo bagaglio personale, sino ad arrivare alla storia del genere: dai primi manuali pedagogici di fine Quattrocento, sino ad approdare alle favole e ai veri romanzi dedicati ai bambini di inizio Novecento, dove finalmente i protagonisti sono pargoli ribelli, pestiferi e curiosi, pronti a tutto pur di esprimere se stessi.
Ovviamente il discorso poi tocca anche altri punti, ad esempio l'importanza del sistema bibliotecario e dell'accesso gratuito ai libri, il valore dell'inclusività, e persino la possibilità di trasmettere, attraverso la scrittura, anche messaggi politicizzati o di portata universale.
Tuttavia, al centro di tutto, rimane sempre il potere che la letteratura per ragazzi è capace di esercitare sui lettori di qualsiasi età e di qualunque luogo. 

Chi scrive per ragazzi cerca di armarli con tutta la verità possibile per la vita che verrà. 
E forse, segretamente, di armare anche gli adulti contro quei necessari compromessi e quelle sofferenze che la vita porta con sé: per ricordare loro che ci sono, e ci saranno sempre, alcune grandi e fondamentali verità alle quali possiamo tornare.

"Il calcio galvanizzante" dell'immaginazione la quale, se stimolata dalla carta stampata, ci permette di viaggiare verso mondi sconosciuti, immedesimarci in nuove vite, diverse dalla nostra eppure stranamente simili, di provare empatia, gioia e forse anche dolore. Di sentire tutte le emozioni del mondo in una volta sola, di aprire la porta alla paura, e nel caso di noi adulti anche al passato, e di richiuderla con fermezza quando pensiamo di non averne più bisogno, consapevoli che potremo sempre tornarci un giorno, forse tra un mese, forse tra un anno, o magari anche domani.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

venerdì 22 giugno 2018

Estratto: "Capriole sotto il temporale" di Katherine Rundell

Salve avventori!
Oggi ho scelto per voi un passo tratto da uno dei libri che mi ha fatto viaggiare in una terra lontana e selvaggia, ricca di emozioni.
Sto parlando di "Capriole sotto il temporale", l'ultimo lavoro di Katherine Rundell pubblicato qui da noi recentemente (anni fa l'opera era stata diffusa in Inghilterra con il titolo di "The girl savage").
Parlando proprio del titolo, per quasi tutta la lettura mi ero chiesta il perché di questo cambiamento in quanto, la denominazione originale, ovvero "La ragazza selvaggia", mi era sembrata ben più appropriata.
Tuttavia, giunta alla pagina che vi sto per proporre, ho avuto modo di ricredermi. 
"Capriole sotto il temporale" è un'immagine non solo poetica e potente, ma anche perfettamente calzante, in considerazione del percorso di Will, ma anche tenendo conto, in via più generale, delle avversità che tutti noi siamo chiamati ad affrontare nella vita.
Se volete saperne di più, non vi resta che leggere queste poche righe.

«La vita vera richiede molto coraggio, piccola saltarupe. La scuola è difficile perché richiede forza e pazienza. Ma è così anche la vita, amore mio. La vita è tanto bella quanto difficile.»
Will batté le palpebre, sorpresa. «Lo diceva sempre anche il capitano Browne. "La vita non è tutta manghi e crostate di latte."» 
«Allora è un uomo saggio, nonostante i pessimi gusti in fatto di mogli.» 
Sulle labbra di Will apparve l'accenno di un sorriso. 
«Se continui a correre così, ti consumerai il cuore. Ti prometto - lo giuro sulla vita dei miei nipoti - che tutto diventa più bello quando smetti di nasconderti. Stare nascosti e lasciarsi prendere dal panico sono due cose che vanno di pari passo. Al mondo non c'è nulla che sia peggio del panico.» 
Will sapeva che era vero. Smise di fissare il barattolo di marmellata. 
«So quanto può essere difficile la scuola, amore mio. La odiavo anch'io. Se torni in collegio, non sarà come fare le capriole sotto il sole. Sarà più come fare le capriole nel vento.» 
«Nell'uragano» disse Will. «Sotto il temporale.» 
«Sì, a volte. Non c'è un allenamento migliore. Avrai le braccia più forti.» 
Will disse: «Oh. Ja. Capisco». 
«E il tuo cuore. Avrai un cuore da saltarupe che fa le capriole.» 
«Ja.» Will deglutì. 
«Non vale la pena combattere? Non vale la pena tornare indietro per questo?» 


lunedì 11 giugno 2018

Recensione: "Capriole sotto il temporale" di Katherine Rundell

Titolo: Capriole sotto il temporale
Titolo originale: Cartwheeling in Thunderstorms
Autore: Katherine Rundell
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 20 marzo 2018 
Pagine: 268
Prezzo: 15,00 €

Trama:
Wilhelmina ha una vita libera e felice in Zimbabwe. Con il suo cavallo Shumba e il migliore amico Simon percorre spesso l’immensa distesa del bush. Non va a scuola, mangia con le mani e in tasca ha sempre una fionda. La sua vita cambia all’improvviso quando è costretta a trasferirsi nella fredda Inghilterra: un mondo ostile, dove Will è soltanto una selvaggia da addomesticare. Ma è possibile cambiare se questo significa tradire se stessi e le proprie radici? 

Recensione:
Tutti i libri di Katherine Rundell che ho letto fino ad ora hanno come comune denominatore la presenza di una protagonista femminile forte e determinata, ma soprattutto libera e fiera.
Infatti, se dovessi dire di cosa sa questo romanzo, direi proprio di libertà, spensieratezza e felicità.
Perlomeno nella prima parte.
Il ritratto della vita di Wilhelmina nello Zimbabwe è un qualcosa di unico, un tripudio di emozioni, di giornate spensierate, senza preoccupazioni, inutili pensieri, scadenze da rispettare.
Un eterno stato di pace, fatto di cavalcate selvagge nel bush, arrampicate sugli alberi, spuntini accanto al fuoco, e riposini sull'erba.
Un mondo incontaminato in cui la civiltà non ha ancora messo piede, in cui esiste il duro lavoro ma anche la siesta, e si trascorre il tempo immersi nella natura, e tra le braccia delle persone care.

Per vedere il mondo di Will nel suo momento di massimo splendore bisogna uscire al tramonto. A quell'ora ci sono nugoli di zanzare, questo è vero, ma c'è anche il canto dei rospi, e nell'aria si sente l'euforia. In Africa la chiamano l'ora delle streghe. 
Mentre guardava gli stallieri in cerchio e le pannocchie arrostite sparse a terra, Will pensava che fosse proprio vero: era tutto strano sotto quella luce. Anche gli uomini che bevevano la birra avanzata della festa di due giorni prima sembravano più forti e selvatici del solito. 
Il mondo pareva fatto di trepido silenzio. 
Will annusò l'aria e si portò le gambe sotto il mento. Le sue ginocchia avevano lo stesso odore dell'aria, un misto di terra e fumo della legna. C'era mai stato qualcuno più felice di lei?

Un vero paradiso per la piccola Will che, improvvisamente, vede tremarle la terra sotto i piedi. Tutto ciò che conosce e che ha sempre amato rischia di esserle portato via, senza una precisa ragione.
Lei è la vittima di un infausto destino e della meschinità di alcuni. Lei che si era imbattuta solo nell'amicizia più vera, nell'amore paterno, nelle coccole dei suoi animali, si ritrova catapultata in un mondo freddo e desolato, che ti rifiuta se non rientri in certi standard, che ti umilia se sei diversa.
Will, per quanto nel suo posto natio fosse per tutti un punto di riferimento, nella grigia Inghilterra è soltanto una selvaggia, vestita di stracci e senza buone maniere, un animale da ammaestrare, un soldato da mettere in riga.
A nessuno importa dei suoi sentimenti, di ciò che prova nell'essere in una terra straniera senza nessuno accanto.
Ha qui inizio la seconda parte del libro, quello della sofferenza e della contrizione, del sogno che si tramuta in incubo.

Will guardò Mrs Browne, poi la lettera, poi Mrs Browne. Fu uno sguardo lungo: c'era dentro tutta la vita di Will fino a quel momento, tutto quello che avrebbe potuto essere, e tutto quello che invece sarebbe stata. 
Era uno sguardo intenso e orgoglioso, uno sguardo che aveva dentro le corse a piedi nudi sotto la pioggia torrenziale, la crema al limone mangiata dal barattolo, e ora gli aeroplani e il freddo dell'aria inglese. 
Per qualche giorno Cynthia Browne non riuscì a scacciare quello sguardo della memoria. Era come un quadro appeso alle pareti della sua testa.

La nostra protagonista fa fatica a comprendere quel mondo così diverso, fortemente dominato dalle regole, e non riesce a sua volta a farsi capire, ad aprire il suo cuore, brutalmente martoriato, a qualcun altro. 
Il suo soggiorno nella nemica Inghilterra sarà molto insidioso, un susseguirsi di cadute e di delusioni, sino a quando, la piccola Wilhelmina non arriverà alla consapevolezza che anche i percorsi difficili e tortuosi possono riservare non solo delle lezioni da imparare ma anche delle dolci sorprese. 
Se la prima metà del libro è quindi quella che ruba il cuore, che affascina e fa sognare, i capitoli finali sono quelli che ci fanno simpatizzare con Will ed il suo dolore. La piccola guerriera senza paura diventa ai nostri occhi una bimba fragile come tante altre, un uccellino da proteggere che, lontano dal suo nido, non può che farsi forza e tentare di sopravvivere, come meglio può.
L'opera di Katherine Rundell ha il fascino delle cose vere, pure e incontaminate. Riesce a dipingere nel migliore dei modi i paesaggi sconfinati, i tramonti mozzafiato ma anche sentimenti forti come l'euforia, la sofferenza, la paura e la delusione. 
Il romanzo è in parte autobiografico, in quanto la vita nello Zimbabwe si ispira direttamente all'infanzia spensierata dell'autrice, e la cosa è evidente per chi legge. Non solo per il vocabolario shona inserito qua e là, ma anche perché alcune scene paiono così vivide che solo chi le ha veramente vissute potrebbe raccontarle.

«Cerca di essere felice, mattana!» 
E Will, sporgendosi dal finestrino per salutare, rispose gridando: «Faranuka! Simon, faranuka! Lazarus, faranuka! Lucian Mazarotti! Peter, Tedias, faranuka!». 
L'automobile prese velocità, e una schiera di ragazzi a piedi nudi inseguì la polvere sollevata dalle gomme, battendo le mani sul bagagliaio e poi rotolando a terra, tra risa e ululati. 
Poi il taxi si lasciò alle spalle la fattoria, la luminosa infanzia di Will e l'unico modo di vivere che avesse mai conosciuto. 
"Faranuka" vuol dire "sii felice." E come si poteva non esserlo in un mondo come quello?

Passare il tempo con Will è stato come fare un viaggio avventuroso, lontano, dove c'è sempre luce, dove la pace non è un miraggio ma un perenne stato d'animo. Dove si può essere felici, solo con un cavallo, una scimmietta, un amico e qualche crostata di latte. Dove si può essere liberi e vivi.

Considerazioni:
Ho adorato "Sophie sui tetti di Parigi" per l'aria di libertà che si respirava in quelle pagine, e anche "La ragazza dei lupi" mi ha colpito proprio per l'indipendenza, la fierezza e il coraggio della sua protagonista.
Con questo libro, che è cronologicamente il primo romanzo scritto dalla Rundell, anche se pubblicato in Italia solo ora, tutti gli aspetti positivi che avevo riscontrato nelle scorse letture sono stati sviluppati maggiormente, evitando invece quei piccoli difettucci di cui vi avevo parlato nelle precedenti review.
Uno di questi è la struttura ad anello che aveva contraddistinto tutti i libri della scrittrice inglese, ovvero una trama iniziale, uno sviluppo decisamente diverso da quello originariamente prefissato, ed un finale che si riaggancia all'incipit. 
Così era accaduto sia con la storia di Sophie che con quella di Feo (e nel secondo caso questo meccanismo mi aveva infastidito non poco), ma non con le vicende di Wilhelmina che, fortunatamente hanno uno sviluppo più lineare e coerente. Tutto ruota continuamente intorno al destino della ragazzina e l'attenzione non si sposta mai su altri scenari che non vedano lei come attrice principale.
Inoltre, come avrete capito, leggendo "Capriole sotto il temporale" si riesce proprio ad immergersi nella storia, a percepirne le sensazioni, le atmosfere ed i profumi. Soprattutto le scene ambientate nello Zimbabwe rimangono impresse nella mente e nel cuore, così perfette nella loro semplicità, nell'assenza di fronzoli e sovrastrutture. Più leggevo di quella terra, più sognavo di visitarla. L'unica pecca è che avrei voluto che quello stupore durasse di più. 

Avevano in programma un rapido assalto all'albero di mango e un picnic alla pozza tra le rocce: era il momento di andare, Will lo sapeva. 
Ma era difficile imporsi a se stessa perché le cose piccole - le libellule, le forbicine, i pezzi di corteccia caduti dai bastoni, la pioggia tiepida, quei meravigliosi riccioli dietro le orecchie dei cani - avevano uno strano modo di cancellare il tempo. Si era chiesta spesso se capitava anche agli altri, ma non era mai riuscita a spiegare a nessuno quell'intensa sensazione di pienezza.

Altra cosa che mi ha piacevolmente sorpreso, e che distingue questo libro dai precedenti, è la maggiore verosimiglianza: tutto ciò che viene descritto, per quanto sicuramente romanzato ed enfatizzato, non pare mai così lontano dalla verità. È vero, Will è senza dubbio una ragazza fuori dagli schemi, più coraggiosa, determinata e fisicamente forte rispetto alla norma, ma la sua avventura non perde di credibilità, e non è cosa da poco.
Ultima cosa di cui vorrei parlarvi e il grande spazio dato non solo all'emotività, ma anche ai legami, in particolare al bellissimo rapporto di amicizia tra Wilhelmina e Simon, suo amico d'infanzia, e soprattutto all'amore tra la ragazzina ed il padre William Silver. Ho adorato le loro scene, gli abbracci, i giochi, i linguaggi in codice. Ho amato come lui lasciasse la figlia libera di essere solo se stessa, senza imporle limiti o schemi. 
Ho apprezzato molto anche il rapporto tra la piccola Will ed il capitano Browne, il proprietario della fattoria in cui vive, ma solo fino ad un certo punto. Il voltafaccia del padrone di casa, il suo preferire una donna boriosa e conosciuta da poco alla bimba che ha cresciuto e amato come una figlia, mi ha spiazzato e deluso.
E sono rimasta anche parecchio interdetta dal comportamento di Will nei confronti del suo vecchio benefattore: non lo biasima per il suo tradimento, e continua a preoccuparsi per lui.
Io al posto della protagonista, considerando che il capitano e la novella moglie sono la causa di tutte le sue sofferenze, gliene avrei dette di cotte e di crude, e gli avrei concesso il mio perdono solo nel duemila mai.
Ora, tralasciando questo piccolo particolare che mi ha infastidito parecchio, per il resto non riesco a trovare difetti in questo libro. 
È una di quelle letture che regala tanto, togliendo solo qualche ora di tempo. Che ti fa viaggiare senza l'impiccio dei bagagli, che ti fa sognare anche con la luce accesa. Che regala anche preziosi consigli, perché a fare le capriole sotto il sole siamo buoni tutti, ma continuare a vivere con ottimismo anche quando imperversa la tempesta, è cosa da pochi.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

mercoledì 9 maggio 2018

Chi ben comincia... #38

Poche e semplici le regole:
♥ Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
♥ Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
♥ Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
♥ Aspettate i commenti
"Capriole sotto il temporale" di Katherine Rundell


Salve avventori!
Oggi vi propongo l'incipit del libro che sto leggendo attualmente, ovvero l'ultimo lavoro dell'autrice Katherine Rundell, "Capriole sotto il temporale".
Sono andata un po' avanti con la lettura e posso dirvi che per ora mi sta prendendo molto.
Nella scena con cui si apre il libro, e che qui riporto, la scrittrice ci introduce subito nella vita che Wilhelmina conduce nel selvaggio Zimbabwe. Un'esistenza fatta di cose semplici e vere, e di forti emozioni.
Buona lettura!

Wilhelmina sapeva che in alcune case c'erano vetri a tutte le finestre e lucchetti alle porte.
La fattoria dove abitava, però, non era fatta così. Se anche esisteva una chiave per la porta d'ingresso, Wilhelmina non l'aveva mai vista: dovevano essersela mangiata le capre che entravano e uscivano dalla cucina. La casa era in fondo ad una bellissima strada di campagna, nell'angolo più caldo dello Zimbabwe. La finestra della sua camera da letto era un'apertura quadrata nel muro. Durante il periodo delle piogge, Wilhelmina cuciva tra loro i sacchetti di plastica formando una protezione da fissare alla cornice della finestra. Nella stagione secca entrava la polvere.
Anni prima un ospite della fattoria aveva chiesto a Will di quella finestra.
«Tuo padre potrà permettersi una lastra di vetro, no?»
«Mi piace essere un po' impolverata» aveva risposto lei «e anche bagnata». Polvere e pioggia volevano dire fango. Il fango era pieno di possibilità.

lunedì 30 aprile 2018

Estratto: "La ragazza dei lupi" di Katherine Rundell

Salve avventori!
Oggi ho pensato di proporvi un passo tratto da "La ragazza di lupi" di Katherine Rundell, un libro davvero particolare che, come avrete intuito dalla recensione, vi consiglio di leggere.
In questa scena l'autrice ci parla del gelido inverno della Russia, e di quanto a volte sia difficile resistere ad un clima così rigido.
Il tutto si conclude con un prezioso consiglio che Marina, la madre della protagonista, offre alla bimba e, di rimando, a tutti noi.
Mettetevi comodi, sorseggiate un po' di cioccolata, e buona lettura!

Nel corso della sua vita, Feo aveva incontrato cinque tipi di freddo. 
C'era il freddo del vento, che passava inosservato; era molesto, rumoroso, e arrossava le guance come uno schiaffo, ma non riusciva ad uccidere nessuno, nemmeno quando ci provava. 
C'era il freddo della neve, che pizzicava le braccia e screpolava le labbra, ma portava con sé una vera ricompensa; era il tempo preferito da Feo: la neve era morbida, perfetta per costruire lupi di neve. 
C'era il freddo del ghiaccio, che poteva strappare la pelle dai palmi delle mani, ma solo a chi glielo permetteva: era improbabile che lo facesse, se stavi attento. Il freddo del ghiaccio aveva un odore vivido e penetrante; spesso lo accompagnava un cielo blu, ed era perfetto per pattinare. Feo aveva grande rispetto per il freddo del ghiaccio. 
Ma c'era anche il freddo duro, quello che arrivava quando il freddo del ghiaccio diventava tanto rigido che, dopo un mese, cominciavi a dubitare che l'estate fosse mai esistita. Il freddo duro poteva essere crudele. Gli uccelli morivano in volo. Era un freddo nel quale bisognava farsi strada a calci e pedate. 
Infine c'era il freddo cieco. Il freddo cieco sapeva di metallo e granito. Si portava via tutti i sensi e soffiava la neve negli occhi finché le palpebre non restavano incollate; per aprirle di nuovo, dovevi strofinarle con la saliva. Il freddo cieco era quaranta gradi sotto zero. Era un freddo nel quale, per evitare di farsi trovare morti stecchiti a maggio o giugno dell'anno successivo, non si poteva stare fermi a pensare. 
Feo aveva sperimentato il freddo cieco solo una volta, una notte di febbraio dell'anno prima, quando le pareti di casa avevano cominciato a scricchiolare. La sua mamma l'aveva avvolta in sei coperte, cinque attorno al corpo e una per la testa e il collo, ed erano rimaste fuori al freddo fino a quando Feo non aveva cominciato a contorcersi, annaspando in cerca d'aria. A quel punto Marina l'aveva sollevata tra le braccia e l'aveva riportata in casa. 
«L'hai sentito il freddo?» aveva detto Marina. 
«Certo, mamma.» Ignorare il freddo cieco era come ignorare un orso a cavallo di un leone. «Perché l'hai fatto? Fa male.» 
«Perché voglio che tu sia coraggiosa, tesoro mio, ma non stupida. Quando lo senti arrivare, corri in cerca di un rifugio. Hai capito? Corri anche se le gambe sono così fredde che non riesci a capire se sono ancora attaccate al corpo. Sarebbe stupido non avere paura del freddo cieco.» 
«Ma la paura è da codardi» aveva detto Feo. 
«No, Feo! La codardia è da codardi. La paura appartiene a persone che hanno cervello, occhi e terminazioni nervose funzionanti.» 
«Mi hai sempre detto che devo essere coraggiosa!» 
«Sì, non devi fare tutto quello che ti suggerisce la paura; devi prestarle solo un orecchio, lapushka. Non disprezzare la paura. Il mondo è più complicato di così.»


lunedì 26 marzo 2018

Recensione: "La ragazza dei lupi" di Katherine Rundell

Titolo: La ragazza dei lupi
Titolo originale: The Wolf Wilder
Autore: Katherine Rundell
Illustratore: Gelrev Ongbico
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 17 novembre 2017 
Pagine: 288
Prezzo: 15,00 €

Trama:
I soffialupi sono quasi impossibili da scoprire. Visti da fuori sembrano più o meno persone normali. Certo, ci sono degli indizi: è assai facile che manchi loro un pezzo di dito, il lobo di un orecchio, una o due dita dei piedi. Perché un soffialupi è il contrario di un domatore: accoglie un lupo cresciuto in cattività e gli insegna a vivere di nuovo tra i boschi, a ululare, ad ascoltare il richiamo della foresta.
Feo è una di loro, proprio come la sua mamma, e da sempre vive tra boschi perennemente bianchi di neve, avvolta nel profumo di legna e di pelliccia. Non tutti però amano i lupi, e ancor meno chi li aiuta a tornare selvaggi. E così, quando la mamma viene incarcerata ingiustamente, Feo non ci sta, e corre a salvarla.

Recensione:
Katherine Rundell, dopo lo straordinario romanzo "Sophie sui tetti di Parigi", torna a coinvolgerci in un'altra mirabolante avventura, stavolta ambientata in Russia.
Anche questo secondo libro ha come protagonista una ragazzina coraggiosa e fuori dal comune, da sempre abituata a vivere in una piccola casetta dispersa tra i boschi, con la sola compagnia della mamma e dei suoi lupi.
Ebbene sì, perché al contrario dei suoi coetanei, Feo ha come unici amici Nero, Grigia e Bianca, i tre animali che ha salvato e rieducato alla vita selvaggia.
E in un quel piccolo angolo di mondo la sua vita scorre tranquilla, ricca di difficoltà ma anche di emozioni, quelle vere, che solo la natura incontaminata può dare.
Fino all'orribile giorno in cui la civiltà, con le sue regole crudeli, irrompe improvvisamente e manda in mille pezzi il fragile universo della ragazzina.
La nobile arte dei soffialupi viene considerata illegale e pericolosa, quasi una stregoneria, e la madre di Feo, Marina, è tratta in arresto in quanto colpevole di aver compiuto un reato.
Non serve dirvi che da quel momento in poi l'unica missione della nostra protagonista sarà riportare indietro la sua mamma e ripristinare così la sua strampalata ma amorevole famiglia.
Fortunatamente in questo viaggio insidioso, alla volta della prigione di San Pietroburgo, non sarà sola. Più di un alleato si unirà a lei, a partire dal giovane soldato, nonché disertore, Ilya, al rivoluzionario Alexei, fino ad arrivare ad un intero stuolo di bambini scalmanati.
Tutti loro, uniti dalla voglia di mettere fine una volta per tutte alle angherie dello zar e del generale Rakov, che seminano il terrore nei villaggi del posto, formeranno un esercito, tanto stravagante quanto combattivo.
Ma, indipendentemente dall'esito finale della battaglia, ciò che ha più importanza in questo libro è l'essenziale messaggio che vuole trasmettere.
All'inizio della storia Feo viene descritta come una creatura "buia e tempestosa", imperscrutabile, estremamente a suo agio con i lupi, ma poco incline ai rapporti sociali con gli esseri umani. Nel corso della narrazione il suo personaggio cambia, si apre al mondo, mostra le sue fragilità e non ha paura di chiedere aiuto.
Ed anche il resto del mondo muta l'atteggiamento nei suoi confronti: ad un tratto Feo non è più la misteriosa reietta che vive nei boschi ma un'eroina coraggiosa, pronta a tutto pur di salvare chi ama.

«Siamo qui per riprenderci tua madre! Ho raccontato loro tutta...» 
Ilya si interruppe. La fissò. 
Feo - la strega dei lupi di cui tutti i soldati parlavano con soggezione, che non aveva pianto quando sua madre era stata portata via di forza e che aveva reagito semplicemente aggrottando la fronte davanti a tempeste di neve, fucili e notti ghiacciate - stava tremando. 
«Feo?» 
Feo scosse il capo; non riusciva a parlare. Quando il mondo all'improvviso diventa gentile, a volte ci si sente come se si fosse bucato un polmone. In piedi nella sala di marmo, pianse finché le lacrime non le scesero sul naso e sul mento e infine caddero sulla testa dei due lupi macchiati di sangue che stavano ai suoi piedi.

La giovane soffialupi scopre quindi l'amicizia e l'importanza del lavoro di squadra, mentre gli altri imparano a non temere chi è diverso, umano o animale che sia.
E se il rapporto tra Feo e i suoi nuovi amici ha una certa rilevanza, quello tra lei e i lupi non è certo da meno. Le creature nobili e fiere, in passato bistrattate e considerate dalla nobiltà russa come mere mercanzie da sfoggiare, sono infatti parte essenziale della storia, se non proprio il motivo scatenante di tutto.
Non si può incatenare uno spirito libero, questo Feo lo sa bene, e pur di difendere questo principio, e i suoi effettivi rappresentanti, è disposta a mettere a rischio la sua vita.
Ma il suo amore non è a senso unico, come potreste pensare. Più di una volta anche Nero, Bianca e Grigia corrono in aiuto della loro salvatrice: la proteggono come si fa con un cucciolo, dal freddo, dalle minacce, dai nemici, dimostrando così non solo di saper riconoscere gli alleati, ma anche di provare veri sentimenti.
Altra grande protagonista è la Russia, con i suoi paesaggi gelidi ed ostili. Un'ambientazione, estremamente affascinante, che nasconde pericoli, ma anche meraviglie.
Le descrizioni della Rundell anche questa volta, come nel suo precedente romanzo, sono mirabili ed emozionanti, decisamente più forti ed intense rispetto alla Parigi di Sophie, anche se un po' meno magiche. In generale questo libro è più forte dal punto di vista emotivo, e soprattutto più crudo e crudele. Ritrae la malignità di alcuni uomini, e la difficoltà in cui molti si imbattono quando tentano di contrastare le ingiustizie.
Ma "La ragazza dei lupi", al di là di queste cose, è soprattutto una storia di coraggio, avventura e amicizia. Una di quelle che insegna che non serve essere uno zar, un baronetto o un generale dell'esercito per essere qualcuno e far sentire la propria voce.
Tutti hanno il diritto di combattere per quello che amano, tutti nascondono un animo da lupi. Devono solo trovare la forza di cercarlo. 

Considerazioni:
Credo che per ogni libro ci sia un momento giusto. E quale periodo migliore per leggere "La ragazza dei lupi" se non le giornate fredde e gelide che abbiamo avuto a fine febbraio, e che inaspettatamente ci hanno regalato tanti centimetri di neve?
Ero al calduccio tra le coperte, a riprendermi dai malanni di stagione (ebbene sì, perché il gelo di febbraio mi ha regalato anche questo), quando mi sono sentita chiamare dal romanzo della Rundell che, dalla mensola della mia libreria, sussurrava "leggimi".
E sono ben lieta di averlo ascoltato, perché, oltre a distrarmi tra uno starnuto e un colpo di tosse, il libro è riuscito anche a ricreare una comunione perfetta tra ciò che succedeva fuori dalla mia finestra e ciò che veniva descritto nelle pagine.
Ma non solo. "La ragazza dei lupi" mi ha trasportato in un mondo fatto interamente di alberi, rovi taglienti, bufere e sentieri innevati, un universo parallelo tanto meraviglioso quanto ricco di insidie.
Inoltre, con il suo lavoro, l'autrice ha elaborato una storia estremamente originale, una di quelle che si fa fatica a dimenticare.
E devo riconoscere che questo è uno dei pregi della Rundell: sia questa volta che con le avventure di Sophie, è riuscita a raccontare un qualcosa di nuovo, difficilmente replicabile ed estremamente originale.
Tutta la vicenda di Feo, il mestiere dei soffialupi, l'ammaestramento degli animali selvatici ad opera della nobiltà russa, sono aspetti così peculiari che mi hanno spinto a domandarmi se ci fosse un po' di verità alla base di questa storia, o se fosse invece tutto frutto della fantasia della scrittrice.
Indipendentemente da ciò, la lettura si è rivelata estremamente appassionante e avvincente, in quanto caratterizzata da un ritmo incalzante, fatto principalmente di fughe, battaglie e inseguimenti. Non mancano poi le scene emotive ed emozionanti, incentrate sui rapporti interpersonali.
Tuttavia, mi duole ammetterlo, questo libro presenta anche qualche difetto.
Se infatti la prima parte, quella incentrata sulla vita di Feo con la mamma ed i lupi e sull'amicizia tra la ragazzina ed il soldato Ilya, mi ha convinto pienamente (oltre che colpito per l'originalità), non posso dire lo stesso per il prosieguo della narrazione.
Il punto di svolta è l'incendio alla casa di Feo che porta la protagonista a separarsi da sua madre. Qui la storia rivela la prima pecca, in quanto, in base al rapporto simbiotico tra le due soffialupi, descritto in precedenza, pare poco credibile (e anche crudele da leggere) lo scenario descritto che vede Feo abbandonare la madre in mano ai nemici, pur di mettere in salvo se stessa e i lupi.
Tutto ciò che accade successivamente, per quanto avventuroso, manca un po' di verità, con la protagonista che si improvvisa rivoluzionaria, a capo di un inverosimile esercito di bambini.
Capisco la necessità di far risaltare il personaggio principale, e perciò farlo agire da solo, ma questo cambio di rotta mi è parso un po' eccessivo.
Da un certo punto in poi la situazione di Marina passa in secondo piano per puntare invece i riflettori sulla rivolta popolare contro il generale Rakov.

«Rakov pensava di potersi prendere tutto quello che voleva. Pensava che la paura fosse il sentimento più potente che esiste al mondo. Pensava che la paura fosse più forte, e che desiderassimo la sicurezza molto più dell'audacia. Ma poi... Poi si è preso la mia Grigia.» 
Feo guardò la grande piazza, le cupole dorate attorno a sé, e tutti quei nasi rivolti all'insù. 
«Adesso preferisco essere audace. Dobbiamo gridargli: Non ti prenderai nient'altro. Una persona non può farlo, non da sola, ma tutti insieme, noi bambini, possiamo riprenderci noi stessi. 
Possiamo riprenderci la paura. E non so se vinceremo, ma abbiamo il diritto di provare. Gli adulti ci vogliono cauti e tranquilli, ma noi abbiamo il diritto di combattere per il mondo in cui vogliamo vivere, e nessuno può dirci di essere prudenti e ragionevoli. Dico che oggi dobbiamo combattere!»

Forse il pubblico giovane apprezzerà questa scelta, che denota una maggiore azione e un ritmo più frenetico, ma personalmente avrei preferito il rispetto della trama originaria.
In generale questo libro, soprattutto nella seconda parte, non riesce a brillare, poiché ciò che viene raccontato pare poco verosimile, quasi fosse una fiaba, in contrasto con i toni crudi e spietati dei capitoli iniziali.
C'è da dire però che il racconto, nella sua interezza, si fa portavoce di un messaggio profondo che non si può tralasciare e che va al di là dei toni più o meno surreali della narrazione.
Per di più le pagine sono corredate da bellissime illustrazioni, ad opera di Gelrev Ongbico (autore anche della meravigliosa copertina): alcune a tutta pagina, ed estremamente dettagliate, e altre caratterizzate da piccoli graziosi disegnini (cristalli di neve, alberelli o orme di lupo, per fare degli esempi).
In definitiva il romanzo, pur con qualche imprecisione, riesce nel suo intento, dando voce ad una storia originale che parla di sete di giustizia e rispetto per la natura, ma anche di audacia, amicizia e fedeltà. Dei valori veri che ognuno di noi dovrebbe conservare nel proprio cuore ed insegnare alle generazioni future. 

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi inviato una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

venerdì 22 dicembre 2017

Recensione: "Il Natale di Teo" di Katherine Rundell

Titolo: Il Natale di Teo
Titolo originale: One Christmas Wish
Autore: Katherine Rundell
Illustrazioni: Emily Sutton
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: novembre 2017
Pagine: 65
Prezzo: 17,00 € 

Trama:
È la vigilia di Natale, ma la mamma e il papà di Teo devono lavorare, così, il bambino, si ritrova a casa da solo con la nuova babysitter. 
Quando, affacciandosi alla finestra, vede in cielo una strana stella cadente, Teo chiude gli occhi ed esprime un desiderio: non essere più solo. E un attimo dopo, la magia accade davvero, portando un bel po' di scompiglio nella notte più speciale dell'anno. 

Recensione:
"Il Natale di Teo" è una storia che rappresenta in pieno lo spirito del Natale, poiché, come il giorno tanto atteso dai piccini - ma anche dai grandi che hanno conservato un animo bambino - è ricca di aspettative, speranze, illusioni, desideri, delusioni, e magia.
Ma non solo, un altro aspetto, quello che simboleggia, o meglio, quello che dovrebbe simboleggiare, il vero spirito del Natale è preponderante in queste pagine: l'altruismo.
Teo è solo, i genitori sono così impegnati con il lavoro da lasciarlo a se stesso anche la vigilia di Natale! Un giorno che, per tradizione, è speciale soprattutto per i bambini.
Così Teo, indossando quattro maglioni - perché ha freddo e non riesce ad arrivare al termostato - (pure un po' sconsiderati questi genitori, diciamolo), si appresta a trascorrere la sua vigilia solitaria, decorando l'albero di Natale con i vecchi addobbi, riposti in un grosso scatolone.
Tra palline di vetro pressoché rotte, troverà quattro decorazioni speciali: un soldatino di stagno con tanto di tamburo, un angioletto con le ali disastrate, un pettirosso scolorito e un cavallo a dondolo con poca voglia di dondolare.
Ma neanche l'albero riesce a mettergli allegria, anzi, vederlo così triste, con le sue decorazioni mezze rotte e le luci spente, lo fa sentire ancora più malinconico e solo.
Così, affacciatosi alla finestra e vedendo una stella cadente molto speciale, Teo, con tutto il cuore, desidererà non essere più solo o, parole sue, essere "sbandonato".
Il desiderio ci mette davvero poco ad esaudirsi. E le quattro decorazioni speciali, animate da una strana magia, gli faranno compagnia in quella notte straordinaria.
Ma in realtà non è Teo colui che beneficia di questa magia, o meglio non è l'unico. Perché, se è vero che i quattro addobbi animati lo strapperanno dalla solitudine, è vero anche che ognuno di loro riceverà da Teo qualcosa.
Sarà il bambino infatti ad esaudire desideri, trovare soluzioni, risolvere problemi per i quattro strambi amici. E lo farà spontaneamente, con gioia, senza chiedere nulla in cambio e senza preoccuparsi di restare nuovamente solo.
Ovviamente per un bimbo così altruista la notte di Natale non può che concludersi con un lieto fine, e anche il piccolo Teo, a fine serata, vedrà finalmente il suo desiderio esaudito.
Katherine Rundell e Emily Sutton hanno, insieme, dato vita ad un libro che fa pensare al Natale e alla sua magia già solo guardandone la copertina.
L'edizione è meravigliosa, dalla sovraccoperta allegra e vivace, alla elegantissima copertina rigida bianca con i decori impressi in oro, alle vivaci illustrazioni che, pur non facendomi impazzire nello stile, rendono benissimo, nei colori, l'allegria del Natale.
Manca solo il profumo di cannella, dei chiodi di garofano e dei mandarini, per rendere questo volume ancor più una lode all'incantevole atmosfera natalizia.
Una storia deliziosa da leggere ai vostri bambini, un volume bellissimo da sfoggiare nelle vostre librerie.

Ringrazio la Rizzoli per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro 

lunedì 5 ottobre 2015

Estratto: "Sophie sui tetti di Parigi" di Katherine Rundell

Salve avventori!
Oggi voglio proporvi un passo di un libro che ho amato tantissimo, ovvero "Sophie sui tetti di Parigi".
La storia narra di una bambina scampata a un naufragio e salvata da un eccentrico benefattore, Charles, che diventa poi il suo tutore.
Sophie vive felice a Londra, sentendosi amata e libera di essere se stessa.
Ma, per quanto Sophie apprezzi la vita con Charles, non riesce a smettere di pensare alla donna che su quella nave la teneva tra le braccia, che ballava e suonava senza la minima esitazione.
Il dolce e vago ricordo che ha di lei è l'unica cosa a cui può aggrapparsi, e sebbene tutti non facciano che ripeterle quanto scarse siano le possibilità che sua madre sia ancora viva, lei non vuole crederci.
Sua madre è da qualche parte e tornerà da lei.
Le poche righe riportate qui credo esprimano al meglio l'amore che la piccola riserva alla sua mamma, e il suo desiderio di averla accanto di nuovo.
Vi lascio alla lettura! 

Quasi ogni sera Sophie osservava le mamme degli altri. Soffiava sulla candela, si sedeva sul davanzale della finestra con le gambe a penzoloni e guardava le mamme che passavano nella strada. Le migliori avevano un'aria vivace e intelligente. A volte portavano in braccio dei bambini addormentati, neonati paffuti o bimbi di pochi anni con le gambette che spuntavano buffe dalle loro braccia. A volte quelle donne cantavano, passando sotto i piedi di Sophie che dondolavano nel vuoto.
Quella sera, però, Sophie prese il suo quaderno degli schizzi. Aveva la copertina di pelle, ammorbidita dalle notti trascorse sotto il cuscino. Ci disegnava qualcosa ogni volta che arrivava il suo compleanno. 
La matita era senza punta così la masticò per temperarla. Poi chiuse gli occhi e cercò di ricordare.
Disegnò un paio di pantaloni neri consumati sulle ginocchia (cosa assai difficile da rendere, ma Sophie ce la mise tutta) e sopra la vita tracciò il busto e la testa di una donna. Poi aggiunse i capelli. Non aveva matite colorate, ma si morse una pellicina e lì coloro di rosso con qualche goccia di sangue. Quando la matita si avvicinò al viso, Sophie esitò. 
Le mamme sono una cosa di cui hai bisogno come l'aria, pensò, e come l'acqua. Anche una mamma di carta era meglio di niente; anche se era solo una mamma immaginaria. Le mamme sono un posto dove far riposare il cuore. Un rifugio dove fermarsi a prendere fiato. 
Sotto il disegno Sophie scrisse "mamma". Il dito le sanguinava ancora, così aggiunse un fiore dietro l'orecchio e lo colorò di rosso. 
Tutte le notti prima di andare a dormire, Sophie si raccontava delle storie: storie in cui la sua mamma tornava a prenderla. Erano lunghe, e difficili da ricordare ai mattino, ma finivano sempre con un ballo. I ricordi che aveva di sua mamma erano ricordi in cui si ballava.

lunedì 14 settembre 2015

Recensione: "Sophie sui tetti di Parigi" di Katherine Rundell

Titolo: Sophie sui tetti di Parigi
Titolo originale: Rooftoppers
Autore: Katherine Rundell
Illustratore: Terry Fan
Editore: Rizzoli
Data di Pubblicazione: 12 marzo 2015
Pagine: 283
Prezzo: 14,50 € 

Trama:
La mattina del suo primo compleanno, una bambina galleggia nella custodia di un violoncello sulle acque della Manica. A raccoglierla è Charles, un eccentrico ma premuroso scapolo inglese, che decide di prendersi cura di lei. Una cura un po’ speciale, perché Charles usa i libri come piatti e permette a Sophie di scrivere sui muri. Per questo, quando la ragazzina compie dodici anni, i servizi sociali minacciano di metterla in un istituto. Allora Charles e Sophie fuggono a Parigi in cerca della madre di lei, con un solo indizio in mano: la targhetta sulla custodia del violoncello che l’ha salvata dal naufragio. L’impresa non è affatto semplice, ma Sophie troverà sui tetti di Parigi un aiuto inaspettato.

Recensione:
Con questo libro è stato amore a prima vista. 
È bastato osservare la copertina per pochi istanti per capire che le pagine racchiudevano qualcosa di speciale. E, come ben saprete, quando capita di avere questi colpi di fulmine letterari, si ha sempre il timore che la delusione ti aspetti dietro l'angolo. Ma posso dire, con enorme sollievo, che questo romanzo non solo non ha vanificato le attese, ma ha addirittura superato di gran lunga le mie aspettative.
La storia che ha per protagonista Sophie è senza dubbio originale, capace di dar vita a personaggi stravaganti e di buon cuore, che sanno raccontare con parole semplici grandi verità.
Tutto ha inizio con una bambina scampata ad un naufragio, una bambina salvata da un affettuoso benefattore che, seppur senza alcuna esperienza, sceglierà di farsi carico della sua istruzione.
E che istruzione! Sophie cresce come ogni bambino vorrebbe fare. Charles, il suo tutore, la riempie di affetto e attenzioni, la sprona a dare il meglio di sé, a non arrendersi, ad aver fiducia negli altri e in se stessa.
Non rimarca gli errori, anzi, le ricorda quanto i suoi difetti la rendano speciale, la incoraggia a sfidare i pregiudizi e le convenzioni, a credere sempre a ciò che il cuore le dice di fare.
E in quella casa Sophie si sente amata, circondata di libri, che usa anche come piatti, e soprattutto libera di esprimersi come meglio crede. In Charles trova quella famiglia che non ha mai saputo di avere, quella famiglia che, anni prima, il mare le ha portato via.
E se quasi ogni storia ha un cattivo che porta scompiglio e sofferenza nelle vite della gente perbene, in questo caso sarà, per la sfortuna di Sophie, la severa Miss Eliot, per conto dei servizi sociali, a rovinare tutto.
Grazie all'intervento dell'impettita signora, la ragazzina si troverà improvvisamente costretta a dire addio a tutto ciò che ama, a Charles che si è sempre preso cura di lei, alla sua casa e a Londra. Lo stravagante tutore non è difatti considerato all'altezza del suo compito, perché se non si insegna ai bambini ad obbedire e rispettare le regole, ma si ha semplicemente fiducia nelle capacità di ognuno di discernere bene e male, allora non si è capaci di fare i genitori.
Ma se c'è qualcosa che Charles non ha mai smesso di ripetere alla sua buffa bambina è che non bisogna mai ignorare una possibilità, neppure la più remota.
Armati solo di questa convinzione e di un piccolo indizio che il passato ha inaspettatamente riportato a galla, i due temerari protagonisti sceglieranno di intraprendere un intrepido viaggio, nella speranza di ritrovare a Parigi l'unica persona capace di salvare la piccola dal triste destino che l'attende: sua madre.
A bordo anche lei della nave naufragata, la Queen Mary, sembra essere svanita nel nulla dopo quella tragica notte. Poche sono le possibilità di ritrovarla ancora viva, ma, come potete immaginare, non c'è nessuno più caparbio di una figlia in cerca della propria mamma.
Ovviamente non vi svelerò l'evolversi della vicenda, posso però dirvi che il viaggio a Parigi sarà il punto di svolta di tutta la narrazione. Giunta con il proposito di far luce sul passato, la ragazzina troverà nella città degli innamorati molto più di quanto si aspettasse. 
Ruolo decisivo in questo avranno i tetti, come si può intuire dal titolo del romanzo. Solo lì Sophie sente di essere libera, più lontana possibile dal mare che le ha già sottratto troppe cose, e più vicina possibile alle stelle, agli uccelli e alle nuvole, e a tutto ciò che c'è di meglio al mondo.
Più vicina possibile anche a Matteo, il ragazzo rude e schivo che da anni vive a decine di metri da terra, e che non fa che saltare tutta la notte da una casa all'altra, scivolando sui pluviali o aggrappandosi ai comignoli.
Lui non ha famiglia, nessuno che si prenda cura di lui, nessuno che si preoccupi di sapere se sta bene, se ha fame o freddo, se sente o no il peso della solitudine. Almeno fino all'incontro con Sophie. Lei riuscirà con la sua tenacia a far breccia in quel cuore indurito da troppa sofferenza, e a fare di lui un alleato.
Insieme condivideranno molte ore fatte di pasti a base di piccione e tanta improvvisazione, di lezioni di funambolismo, o di corse sulle tegole.
Ma soprattutto, grazie al suo amico di fortuna, Sophie imparerà a non avere più paura, a librarsi in volo come i gabbiani, a vivere alla giornata e diventare una ragazza dei tetti.

Si accovacciò per avvicinarsi all'acqua: era scura come la notte, e le stelle luccicavano sulla superficie. Aveva qualcosa di impenetrabile, come un segreto. Sophie si chinò fino a vedere anche il proprio riflesso. Anche lei sembrava impenetrabile, e più bella di quanto si fosse mai vista.

E se questa mia breve esposizione non è bastata ad incuriosirvi, lo faranno sicuramente le atmosfere magiche e suggestive che solo una Parigi vista dall'alto può offrire.
Le descrizioni della Rundell sono impeccabili, capaci di dipingere luoghi, odori e sensazioni con una maestria unica, di trasportare letteralmente il lettore a mille piedi dal suolo.
La cosa che più mi ha colpito è stata il constatare come ogni passeggiata notturna sia ritratta in modo diverso, in ognuna si colgono particolari nuovi e affascinanti. L'autrice non cade nei soliti cliché, né si perde in inutili ripetizioni.

Il buio era ancora più buio lassù; era denso e silenzioso. Per la strada sembrava opaco e concreto, come una lavagna. Lì era pieno di uccelli invisibili e di sussurri. Anche gli odori erano diversi. Dalla strada si aveva l'impressione di riuscire a cogliere soltanto quelli a pochi metri da sé. Dal tetto sembrava si mescolassero gli aromi di tutti i panifici e negozi di animali di Parigi. Il risultato era un profumo intenso, strano e piacevole. 
La luna sembrava due volte più grande, e tre volte più bella. Vista dall'alto dei tetti, era qualcosa cui valeva la pena di dedicare del tempo. 
Sophie immaginò sua madre, lassù, tra le stelle. Il posto delle mamme è sui tetti.

Per quanto riguarda invece la storia credo abbia tra i pregi sicuramente l'originalità. Mi capita spesso di leggere trame di libri e trovare la solita solfa. Qui invece, sia per quanto riguarda la prima parte ambientata a Londra, che quella che ha come scenario i tetti parigini, non si incorre mai in banalità o luoghi comuni.
Basti già pensare ai personaggi, talmente caratterizzati e, nella maggior parte dei casi, stravaganti. O alle ambientazioni incantevoli, o ancora alla tematica, di certo rara in letteratura, dei senzatetto.
E che dire poi delle splendide illustrazioni che introducono ogni capitolo? Il fiore all'occhiello di un libro già di per sé straordinario.
Un romanzo che mi sento di consigliare soprattutto ai ragazzi in cerca di un'avventura un po' fuori dalle righe, ma anche agli adulti che hanno ancora voglia di viaggiare con la fantasia.
Perché "Sophie sui tetti di Parigi" è una di quelle storie che ti fanno sognare, che ti fanno staccare i piedi da terra e desiderare di diventare anche tu, un giorno o l'altro, un camminatore dei cieli.

Considerazioni:
Un mio caro amico un po' di tempo fa mi disse che i libri migliori sono quelli che ti trasportano in nuovi mondi e scenari, e che, così facendo, ti fanno dimenticare chi e dove sei realmente.
Ed è proprio questa sensazione che ho provato leggendo "Sophie sui tetti di Parigi". 
Le escursioni in notturna sui tetti sono talmente coinvolgenti da farti immaginare di essere lì, sul bordo del mondo, ad osservare la città che prende lentamente vita alle prime luci dell'alba, ad ammirare il letto argenteo del fiume, illuminato dai raggi di luna, o ancora ad assaporare con ogni folata di vento i profumi del pane appena sfornato e dell'erba bagnata dalla pioggia sottile.

Gli orologi sotto di lei batterono le quattro del mattino: Parigi si stava svegliando. Ascoltare la città a quell'ora era come sentire il mormorio di centinaia di segreti: il borbottare sommesso di tanti indovini.

Tutto sembra più vero quando sei solo spettatore, e i problemi sembrano molto più leggeri se cambi prospettiva.
E così Sophie, abituata ad una vita, sicuramente bizzarra, ma fatta comunque di cibo in tavola e calde coperte, non può credere ai suoi occhi quando si imbatte nell'esistenza fatta di stenti, che Matteo conduce giorno per giorno.
Lui è ormai abituato a tutto, a sopportare i morsi della fame quando le condizioni non gli permettono di procurarsi nulla da mettere nello stomaco, a vincere il freddo con grasso e piume d'oca, a saltare senza sforzi da una tegola a un albero, a difendersi dagli intrusi, marcando il territorio, quando è necessario.
Se questa storia, come credo, racchiude degli insegnamenti, ritengo che il personaggio di Matteo ne sia l'esempio lampante.
Costretto a crescere troppo in fretta, non perde la speranza e il coraggio di andare avanti. Con i suoi pochi anni sulle spalle, mostra di essere molto più maturo di quelli che amano definirsi adulti.
Come Miss Eliot che considera essenziali i bottoni a destra o a sinistra di una camicia, ma non riesce a riconoscere la serenità di una bambina che cresce felice e amata, neanche quando se la trova davanti. Lei è l'esempio di quei grandi che, come diceva Antoine de Saint-Exupéry, non riescono a vedere.
Ormai sono troppo abituati a fare delle convenzioni, di ciò che si addice e di quel che invece non si deve fare, la loro ragione di vita, da non riuscire a discernere nulla se non sulla base delle proprie regole.
Charles Maxim invece rappresenta l'esatto opposto di questa categoria di persone. È colui che, nonostante l'età, conserva l'animo ingenuo e fanciullesco di chi non è stato intaccato dai dogmi della società. Nonostante le sue stravaganze, non sempre positive a dir la verità, è il personaggio che più di tutti attira le simpatie del lettore, con i suoi modi di fare sempre gentili e comprensivi.
Ama Sophie più di ogni cosa al mondo, come se fosse davvero figlia sua, ed è disposto a tutto per la sua felicità.
Per quanto riguarda la ragazzina poi, anche lei in quanto a bizzarrie non scherza. Sembra racchiudere in sé le caratteristiche più strampalate di entrambi i genitori, dallo spirito d'avventura del suo tutore di fortuna, all'amore folle per la musica e gli atteggiamenti, non proprio femminili, della madre perduta.
La conoscenza con Matteo e gli altri danseurs du ciel non fanno che accentuare la sua natura di spirito libero.

Non le era mai capitato di sentire così poco la paura. 
Forse, si disse, è questo che fa l'amore. Non serve a farti sentire speciale. Serve a farti essere coraggioso. Come una razione di cibo nel deserto, o una scatola di fiammiferi in una foresta buia. Amore e coraggio, pensò Sophie, erano due parole per dire la stessa cosa. Non hai nemmeno bisogno che l'altra persona sia lì con te. Solo che sia viva da qualche parte.

Per quanto riguarda poi proprio i ragazzi dei tetti, le pagine a loro dedicate sono estremamente affascinanti. Entrare nel loro rifugio fatto di amache sugli alberi, di salti nel vuoto e arrampicate sulle cattedrali, pare quasi l'ingresso in un mondo fantastico a cui solo pochi privilegiati possono accedere.
Tutti loro, dalle avventurose sorelle Anastasia e Safi al misterioso Gerard, mi hanno ricordato un po' i bimbi sperduti di J. M. Barrie. E chi poteva essere il loro Peter Pan, se non l'imperturbabile Matteo, capace di guidare il suo manipolo di amici per le vie più impervie?
In generale ho davvero apprezzato la capacità dell'autrice di creare un intreccio intrigante, combinando in questo libro la spensieratezza dei più giovani alla maturità dei saggi. Il tutto condito da deliziosi dialoghi, scenari surreali, bellissimi disegni e tanta fantasia.
La ricetta perfetta per un capolavoro, capace di dare ristoro e pace anche ai cuori più affaticati.

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi inviato una copia cartacea di questo romanzo.

il mio voto per questo libro