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venerdì 13 settembre 2019

Recensione: "Alice nel Paese delle Meraviglie" di Lewis Carroll, illustrato da Helen Oxenbury

Titolo: Alice nel Paese delle Meraviglie
Autore: Lewis Carroll
Illustrazioni: Helen Oxenbury
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 25 settembre 2018
Pagine: 368
Prezzo: 24,90 €

Trama:
È una giornata d'estate come tante e la piccola Alice è distesa sotto un albero in giardino, accanto a sua sorella. Non riesce a sopportare la calura e neppure la noia di passare il pomeriggio a non far nulla. E mentre è intenta a cercare una qualche occupazione, ecco che vede sfrecciare davanti a lei un coniglio bianco munito di panciotto e orologio da taschino. Chi è, e dove sarà diretto?
Per scoprirlo, alla nostra Alice non resta che seguirlo ed imbarcarsi in una straordinaria avventura.

Recensione:
Un classico senza tempo, che ritrova nuovo fascino grazie ad un'affascinante edizione brillantemente illustrata.
Alice, la curiosa protagonista che, per seguire un bianconiglio dagli occhi rosei, viene catapultata in un mondo strampalato e bizzarro, è qui rappresentata come una comune bambina, un po' ribelle e spericolata, ma sicuramente moderna.
Il Paese delle Meraviglie lo conosciamo grossomodo tutti, già solo grazie alle sue famose trasposizioni cinematografiche, eppure chi non ha mai letto il libro potrà rimanere stupito nel vedere che la ragazzina confusa incontra sì il Brucaliffo, il Chesire Cat, il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina e La Regina di Cuori, ma anche tanti altri personaggi ugualmente capricciosi e bislacchi.
Alice, capitolo dopo capitolo, non fa che attraversare nuovi luoghi, finendo così per imbattersi in figure che, pur non essendole propriamente d'aiuto, le garantiranno un'avventura senza pari.
Un libro che non smette di sorprendere, che conquista con la sua originalità e fantasia.
E una protagonista strampalata che non fa che meravigliarsi, avventura dopo avventura, fino ad arrivare a mettere in discussione la sua stessa identità.
"Alice nel Paese delle Meraviglie" ha conquistato i lettori di tante generazioni negli anni, e non si fatica a capire il perché. Mentre si legge, non ci si può che domandare quale altra sorpresa riserverà la storia, quale stravagante scenario, quale singolare personaggio, quale dialogo estroso.
E proprio i botta e risposta, per quanto spesso fuori dalle righe ed enigmatici, risultano in realtà comici e divertenti, a causa della loro bizzarria.
Per non parlare poi delle illustrazioni, semplici ma dettagliate. La Oxenbury ha reso Alice una ragazzina come tante, catapultata in un mondo molto più grande di lei, una bimba spaesata e confusa, ma allo stesso tempo curiosa e coraggiosa.
In definitiva il libro di Lewis Carroll è uno di quei romanzi che bisogna assolutamente leggere almeno una volta nella vita. Quindi perché non cogliere non solo la bellezza di un racconto straordinario, ma anche di tanti bei disegni tutti da ammirare?

Considerazioni:
Lo confesso - non senza una certa vergogna a dire il vero - ma, fino a questo momento, non avevo mai letto "Alice nel Paese delle Meraviglie".
Più di una volta ero stata tentata, eppure ho sempre preferito dedicarmi ad altre letture e rimandare ad un momento più opportuno. Devo ammettere anche che parte della colpa è da imputare a Muriomu che, dopo averlo letto qualche anno fa, me lo aveva descritto come troppo illogico e confuso.
Ma quando sono venuta a conoscenza di questa nuova edizione ricca di illustrazioni, non ho saputo resistere. Quale occasione migliore per approcciarmi all'opera di Carroll, se non questa?
Inutile dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Il libro si distingue sia per l'originalità della storia che per la bellezza dei disegni.
Ovviamente ha anche dei difetti.
Ad esempio il personaggio di Alice, la quale non è proprio l'immagine della coerenza. Ha il più delle volte un comportamento irragionevole e irresponsabile (basti pensare al continuo giocare con le sue dimensioni, ora troppo alta, ora troppo bassa), che difficilmente potrebbe sposarsi con una situazione reale. Ciononostante la bimba, per quanto poco veritiera, ha attirato sin da subito la mia simpatia, anche grazie ai suoi discorsi senza capo né coda, che più di una volta mi hanno fatto sorridere.
Anche perché, trattandosi infine, solo di un buffo sogno, non ci si può di certo lamentare se la logica non è proprio al primo posto in tutta la vicenda.
Altra cosa che ho molto apprezzato, sono i personaggi, in particolar modo quelli che non conoscevo, come la falsa tartaruga, che mi ha fatto tanta tenerezza. A dire il vero mi è un po' dispiaciuto constatare che nel noto film d'animazione, non c'è stata menzione per nessuno di loro.
Che dire poi delle illustrazioni? Non avevo mai visto i lavori della Oxenbury, eppure mi ha stupito questa diversa rappresentazione di Alice. Non una ragazzina tutta in tiro, strigliata a lucido, ma una bimba scarmigliata e goffa, in cui tutti i piccini non potranno che riconoscersi.
In definitiva, se non avete ancora letto "Alice nel Paese Delle Meraviglie", non perdete questa occasione, perché il libro merita davvero. Mentre, se ne avete già una copia, sono sicura che riuscirete a trovare un posticino in libreria anche per questo gioiellino.  

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia di questo libro

Il mio voto per questo libro

giovedì 12 aprile 2018

Recensione: "Cyrano" di Taï-Marc Le Than e Rebecca Dautremer

Titolo: Cyrano
Autore: Taï-Marc Le Than
Illustratore: Rebecca Dautremer
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 6 febbraio 2018 
Pagine: 40
Prezzo: 16,00 €

Trama:
Cyrano viveva in un'epoca in cui ci si spostava a cavallo e si combatteva con la spada. Le ragazze erano carine, ma non si lavavano quasi mai. I ragazzi non sorridevano, perché a vent'anni avevano già perso quasi tutti i denti. 
Era un'epoca tremenda, soprattutto per chi aveva un naso grande. 
Cyrano aveva un naso grande. Cyrano era innamorato di sua cugina Rossana. Ma non osava dirglielo (per via del suo naso grande). Per fortuna, Cyrano era un poeta...
Recensione:
Ultimamente molti libri classici sono tornati sugli scaffali delle nostre librerie in inedite ed invitanti vesti, corredate da meravigliose illustrazioni.
Quello di cui vi parlo oggi non è proprio la riedizione di un classico, ma la rivisitazione della celebre opera teatrale Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand.
La storia è sostanzialmente la stessa, quella che bene o male tutti conosciamo, già solo per sentito dire. Ovvero lo sventurato amore di Cyrano per l'attraente cugina Rossana, quello della donna per lo sciocco Cristiano, ed il timore di quest'ultimo di non essere all'altezza di cotanta bellezza.
Ciò che cambia è, non solo il numero delle pagine, più contenuto rispetto all'opera originale, ma anche il modo con cui tale narrazione è stata riproposta al pubblico.
Gli avvenimenti che vedono l'uomo dal grosso naso come protagonista, sono infatti raccontati con uno stile particolare, ironico e sarcastico.
L'autore gioca con i lettori, aggiungendo addirittura all'albo illustrato alcune note esplicative che invece di allontanare i dubbi, si mostrano volutamente ambigue e scherzose.
Avere il grosso naso non è diverso dall'avere le orecchie grosse, o i piedi grossi, o le guance grosse, se non per un particolare: con il naso grosso si viene presi in giro da tutti. 
Per questo Cyrano dovette imparare in fretta a difendersi dai rompiscatole*. 
Divenne così molto furbo, ma anche molto forte (nelle risse). 

*Un rompiscatole è una persona estremamente snervante, al punto che si finisce sempre per rompere con lui. Un rompiscatole è molto più snervante di un rompicapo.

Può sembrare strano, ed è effettivamente lo è, considerato il tenore tragico della storia di Cyrano e soprattutto dell'epilogo, eppure questa scelta stilistica non appare affatto fuori luogo, anzi rappresenta un escamotage per smorzare l'atmosfera pesante e rendere la lettura alla portata di tutti.
Ma se la trama è intensa ed affascinante, e la narrazione brillante, decisamente eleganti e delicate sono invece le illustrazioni, firmate dalla talentuosa Rebecca Dautremer.
Per quanto il libro di Taï-Marc Le Than sia bello di per sé, i disegni rendono quest'opera un vero e proprio capolavoro. Nulla è lasciato al caso ed ogni singolo dettaglio è reso in maniera impeccabile.
Impossibile non restare incantati nell'osservare le scene ritratte!
In generale questo albo rappresenta il connubio perfetto tra storia e grafica, in quanto pur essendo la parte illustrativa predominante, come sempre accade in questo genere, fortunatamente non pregiudica il valore della vicenda narrata che rimane del tutto intatto. 
Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di quest'albo illustrato
il mio voto per questo libro

lunedì 26 marzo 2018

Recensione: "La ragazza dei lupi" di Katherine Rundell

Titolo: La ragazza dei lupi
Titolo originale: The Wolf Wilder
Autore: Katherine Rundell
Illustratore: Gelrev Ongbico
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 17 novembre 2017 
Pagine: 288
Prezzo: 15,00 €

Trama:
I soffialupi sono quasi impossibili da scoprire. Visti da fuori sembrano più o meno persone normali. Certo, ci sono degli indizi: è assai facile che manchi loro un pezzo di dito, il lobo di un orecchio, una o due dita dei piedi. Perché un soffialupi è il contrario di un domatore: accoglie un lupo cresciuto in cattività e gli insegna a vivere di nuovo tra i boschi, a ululare, ad ascoltare il richiamo della foresta.
Feo è una di loro, proprio come la sua mamma, e da sempre vive tra boschi perennemente bianchi di neve, avvolta nel profumo di legna e di pelliccia. Non tutti però amano i lupi, e ancor meno chi li aiuta a tornare selvaggi. E così, quando la mamma viene incarcerata ingiustamente, Feo non ci sta, e corre a salvarla.

Recensione:
Katherine Rundell, dopo lo straordinario romanzo "Sophie sui tetti di Parigi", torna a coinvolgerci in un'altra mirabolante avventura, stavolta ambientata in Russia.
Anche questo secondo libro ha come protagonista una ragazzina coraggiosa e fuori dal comune, da sempre abituata a vivere in una piccola casetta dispersa tra i boschi, con la sola compagnia della mamma e dei suoi lupi.
Ebbene sì, perché al contrario dei suoi coetanei, Feo ha come unici amici Nero, Grigia e Bianca, i tre animali che ha salvato e rieducato alla vita selvaggia.
E in un quel piccolo angolo di mondo la sua vita scorre tranquilla, ricca di difficoltà ma anche di emozioni, quelle vere, che solo la natura incontaminata può dare.
Fino all'orribile giorno in cui la civiltà, con le sue regole crudeli, irrompe improvvisamente e manda in mille pezzi il fragile universo della ragazzina.
La nobile arte dei soffialupi viene considerata illegale e pericolosa, quasi una stregoneria, e la madre di Feo, Marina, è tratta in arresto in quanto colpevole di aver compiuto un reato.
Non serve dirvi che da quel momento in poi l'unica missione della nostra protagonista sarà riportare indietro la sua mamma e ripristinare così la sua strampalata ma amorevole famiglia.
Fortunatamente in questo viaggio insidioso, alla volta della prigione di San Pietroburgo, non sarà sola. Più di un alleato si unirà a lei, a partire dal giovane soldato, nonché disertore, Ilya, al rivoluzionario Alexei, fino ad arrivare ad un intero stuolo di bambini scalmanati.
Tutti loro, uniti dalla voglia di mettere fine una volta per tutte alle angherie dello zar e del generale Rakov, che seminano il terrore nei villaggi del posto, formeranno un esercito, tanto stravagante quanto combattivo.
Ma, indipendentemente dall'esito finale della battaglia, ciò che ha più importanza in questo libro è l'essenziale messaggio che vuole trasmettere.
All'inizio della storia Feo viene descritta come una creatura "buia e tempestosa", imperscrutabile, estremamente a suo agio con i lupi, ma poco incline ai rapporti sociali con gli esseri umani. Nel corso della narrazione il suo personaggio cambia, si apre al mondo, mostra le sue fragilità e non ha paura di chiedere aiuto.
Ed anche il resto del mondo muta l'atteggiamento nei suoi confronti: ad un tratto Feo non è più la misteriosa reietta che vive nei boschi ma un'eroina coraggiosa, pronta a tutto pur di salvare chi ama.

«Siamo qui per riprenderci tua madre! Ho raccontato loro tutta...» 
Ilya si interruppe. La fissò. 
Feo - la strega dei lupi di cui tutti i soldati parlavano con soggezione, che non aveva pianto quando sua madre era stata portata via di forza e che aveva reagito semplicemente aggrottando la fronte davanti a tempeste di neve, fucili e notti ghiacciate - stava tremando. 
«Feo?» 
Feo scosse il capo; non riusciva a parlare. Quando il mondo all'improvviso diventa gentile, a volte ci si sente come se si fosse bucato un polmone. In piedi nella sala di marmo, pianse finché le lacrime non le scesero sul naso e sul mento e infine caddero sulla testa dei due lupi macchiati di sangue che stavano ai suoi piedi.

La giovane soffialupi scopre quindi l'amicizia e l'importanza del lavoro di squadra, mentre gli altri imparano a non temere chi è diverso, umano o animale che sia.
E se il rapporto tra Feo e i suoi nuovi amici ha una certa rilevanza, quello tra lei e i lupi non è certo da meno. Le creature nobili e fiere, in passato bistrattate e considerate dalla nobiltà russa come mere mercanzie da sfoggiare, sono infatti parte essenziale della storia, se non proprio il motivo scatenante di tutto.
Non si può incatenare uno spirito libero, questo Feo lo sa bene, e pur di difendere questo principio, e i suoi effettivi rappresentanti, è disposta a mettere a rischio la sua vita.
Ma il suo amore non è a senso unico, come potreste pensare. Più di una volta anche Nero, Bianca e Grigia corrono in aiuto della loro salvatrice: la proteggono come si fa con un cucciolo, dal freddo, dalle minacce, dai nemici, dimostrando così non solo di saper riconoscere gli alleati, ma anche di provare veri sentimenti.
Altra grande protagonista è la Russia, con i suoi paesaggi gelidi ed ostili. Un'ambientazione, estremamente affascinante, che nasconde pericoli, ma anche meraviglie.
Le descrizioni della Rundell anche questa volta, come nel suo precedente romanzo, sono mirabili ed emozionanti, decisamente più forti ed intense rispetto alla Parigi di Sophie, anche se un po' meno magiche. In generale questo libro è più forte dal punto di vista emotivo, e soprattutto più crudo e crudele. Ritrae la malignità di alcuni uomini, e la difficoltà in cui molti si imbattono quando tentano di contrastare le ingiustizie.
Ma "La ragazza dei lupi", al di là di queste cose, è soprattutto una storia di coraggio, avventura e amicizia. Una di quelle che insegna che non serve essere uno zar, un baronetto o un generale dell'esercito per essere qualcuno e far sentire la propria voce.
Tutti hanno il diritto di combattere per quello che amano, tutti nascondono un animo da lupi. Devono solo trovare la forza di cercarlo. 

Considerazioni:
Credo che per ogni libro ci sia un momento giusto. E quale periodo migliore per leggere "La ragazza dei lupi" se non le giornate fredde e gelide che abbiamo avuto a fine febbraio, e che inaspettatamente ci hanno regalato tanti centimetri di neve?
Ero al calduccio tra le coperte, a riprendermi dai malanni di stagione (ebbene sì, perché il gelo di febbraio mi ha regalato anche questo), quando mi sono sentita chiamare dal romanzo della Rundell che, dalla mensola della mia libreria, sussurrava "leggimi".
E sono ben lieta di averlo ascoltato, perché, oltre a distrarmi tra uno starnuto e un colpo di tosse, il libro è riuscito anche a ricreare una comunione perfetta tra ciò che succedeva fuori dalla mia finestra e ciò che veniva descritto nelle pagine.
Ma non solo. "La ragazza dei lupi" mi ha trasportato in un mondo fatto interamente di alberi, rovi taglienti, bufere e sentieri innevati, un universo parallelo tanto meraviglioso quanto ricco di insidie.
Inoltre, con il suo lavoro, l'autrice ha elaborato una storia estremamente originale, una di quelle che si fa fatica a dimenticare.
E devo riconoscere che questo è uno dei pregi della Rundell: sia questa volta che con le avventure di Sophie, è riuscita a raccontare un qualcosa di nuovo, difficilmente replicabile ed estremamente originale.
Tutta la vicenda di Feo, il mestiere dei soffialupi, l'ammaestramento degli animali selvatici ad opera della nobiltà russa, sono aspetti così peculiari che mi hanno spinto a domandarmi se ci fosse un po' di verità alla base di questa storia, o se fosse invece tutto frutto della fantasia della scrittrice.
Indipendentemente da ciò, la lettura si è rivelata estremamente appassionante e avvincente, in quanto caratterizzata da un ritmo incalzante, fatto principalmente di fughe, battaglie e inseguimenti. Non mancano poi le scene emotive ed emozionanti, incentrate sui rapporti interpersonali.
Tuttavia, mi duole ammetterlo, questo libro presenta anche qualche difetto.
Se infatti la prima parte, quella incentrata sulla vita di Feo con la mamma ed i lupi e sull'amicizia tra la ragazzina ed il soldato Ilya, mi ha convinto pienamente (oltre che colpito per l'originalità), non posso dire lo stesso per il prosieguo della narrazione.
Il punto di svolta è l'incendio alla casa di Feo che porta la protagonista a separarsi da sua madre. Qui la storia rivela la prima pecca, in quanto, in base al rapporto simbiotico tra le due soffialupi, descritto in precedenza, pare poco credibile (e anche crudele da leggere) lo scenario descritto che vede Feo abbandonare la madre in mano ai nemici, pur di mettere in salvo se stessa e i lupi.
Tutto ciò che accade successivamente, per quanto avventuroso, manca un po' di verità, con la protagonista che si improvvisa rivoluzionaria, a capo di un inverosimile esercito di bambini.
Capisco la necessità di far risaltare il personaggio principale, e perciò farlo agire da solo, ma questo cambio di rotta mi è parso un po' eccessivo.
Da un certo punto in poi la situazione di Marina passa in secondo piano per puntare invece i riflettori sulla rivolta popolare contro il generale Rakov.

«Rakov pensava di potersi prendere tutto quello che voleva. Pensava che la paura fosse il sentimento più potente che esiste al mondo. Pensava che la paura fosse più forte, e che desiderassimo la sicurezza molto più dell'audacia. Ma poi... Poi si è preso la mia Grigia.» 
Feo guardò la grande piazza, le cupole dorate attorno a sé, e tutti quei nasi rivolti all'insù. 
«Adesso preferisco essere audace. Dobbiamo gridargli: Non ti prenderai nient'altro. Una persona non può farlo, non da sola, ma tutti insieme, noi bambini, possiamo riprenderci noi stessi. 
Possiamo riprenderci la paura. E non so se vinceremo, ma abbiamo il diritto di provare. Gli adulti ci vogliono cauti e tranquilli, ma noi abbiamo il diritto di combattere per il mondo in cui vogliamo vivere, e nessuno può dirci di essere prudenti e ragionevoli. Dico che oggi dobbiamo combattere!»

Forse il pubblico giovane apprezzerà questa scelta, che denota una maggiore azione e un ritmo più frenetico, ma personalmente avrei preferito il rispetto della trama originaria.
In generale questo libro, soprattutto nella seconda parte, non riesce a brillare, poiché ciò che viene raccontato pare poco verosimile, quasi fosse una fiaba, in contrasto con i toni crudi e spietati dei capitoli iniziali.
C'è da dire però che il racconto, nella sua interezza, si fa portavoce di un messaggio profondo che non si può tralasciare e che va al di là dei toni più o meno surreali della narrazione.
Per di più le pagine sono corredate da bellissime illustrazioni, ad opera di Gelrev Ongbico (autore anche della meravigliosa copertina): alcune a tutta pagina, ed estremamente dettagliate, e altre caratterizzate da piccoli graziosi disegnini (cristalli di neve, alberelli o orme di lupo, per fare degli esempi).
In definitiva il romanzo, pur con qualche imprecisione, riesce nel suo intento, dando voce ad una storia originale che parla di sete di giustizia e rispetto per la natura, ma anche di audacia, amicizia e fedeltà. Dei valori veri che ognuno di noi dovrebbe conservare nel proprio cuore ed insegnare alle generazioni future. 

Ringrazio la casa editrice Rizzoli per avermi inviato una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 19 marzo 2018

Recensione: "Ti chiamerò papà" di Can Ran e Ma Daishu

Titolo: Ti chiamerò papà
Autore: Can Ran
Illustratore: Ma Daishu
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: Marzo 2018 
Pagine: 40
Prezzo: 15,00 €
Trama:
Tanto tempo fa, quando il mondo era ancora giovane, un uomo e un bambino si incontrarono e decisero di viaggiare insieme. 
Mentre l'uomo cercava l'oro da mettere nella sua valigia, il bambino riempiva il suo zaino di cose segrete. 
Le cose che l'uomo, quasi senza accorgersi, gli stava insegnando. 

Recensione:
Poche frasi e tanti colori per una storia che vuol dare risalto all'importanza delle parole e dei sentimenti. Una favola che ha come protagonisti un uomo e un bambino che, pur non conoscendosi, scelgono di proseguire insieme il loro cammino.
Non essere più soli, e poter condividere l'esperienza del mondo con qualcuno, è importante per entrambi. Così i due dicono addio alla solitudine e affrontano insieme un viaggio fatto di piccole, grandi scoperte quotidiane.
E mentre l'uomo va alla ricerca dei suoi tesori, il bambino ne trova anche di più preziosi. Scopre parole sconosciute, e il loro bellissimo significato. E poi prova a dare un nome anche a quell'uomo con cui sta affrontando la vita, che lo aiuta nelle difficoltà, gli è accanto ogni giorno e gli insegna tante cose nuove. E alla fine un nome lo trova, decide che lo chiamerà Papà. 
Un racconto dolce e immediato - reso accattivante dalle espressive e vivaci illustrazioni dell'illustratore Ma Daishu - che con semplicità racconta la grandezza dell'amore paterno, perché un padre non è solo chi ci mette al mondo, ma chi, con responsabilità e premura, ci guida nel difficile percorso che è la vita.

Ringrazio la Rizzoli per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

giovedì 18 gennaio 2018

Recensione "Lettere di Babbo Natale" di J. R .R. Tolkien

Titolo: Lettere di Babbo Natale
Autore: J. R. R. Tolkien
Illustrazioni: J. R. R. Tolkien
Editore: Bompiani
Data di pubblicazione: ottobre 2004
Pagine: 111
Prezzo: 18,00 €

Trama:
Il 25 dicembre 1920 J.R.R. Tolkien cominciò ad inviare ai propri figli lettere firmate Babbo Natale. 
Infilate in buste bianche di neve, ornate di disegni, affrancate con francobolli delle Poste Polari, e contenenti narrazioni illustrate e poesie, esse continuarono ad arrivare a casa Tolkien per oltre vent'anni, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori. 
Una scelta di questi messaggi annuali formano questa fiaba a puntate intitolata "Lettere di Babbo Natale", scritta da un Tolkien non solo in vena di paterna e didattica allegria, ma anche animato da una forte e sfrenata fantasia.
Esse raccontano, con humour e creatività, le storie di Babbo Natale, ma anche del pasticcione Orso Bianco del Nord, dell'elfo Ilbereth e tanto altro ancora...

Recensione:
Quando si nomina Tolkien, non si può non pensare immediatamente al fantastico e variegato mondo de "Il Signore degli Anelli".
Hobbit, elfi, nani, mirabolanti avventure e pericoli mortali sono gli ingredienti principali che associamo immediatamente al nome dello scrittore inglese.
Potete quindi capire il mio stupore nel venire a conoscenza di "Lettere di Babbo Natale", un'opera così diversa, ma allo stesso modo creativa, che vede il famoso autore nelle inedite vesti di padre affettuoso, intenzionato ad alimentare nel cuore dei suoi figlioli la magia delle feste.
Leggendo le missive da lui inviate, sotto mentite e paffute spoglie, non si può che rimanere affascinati dal magnifico mondo che ha creato.
Pagina dopo pagina e lettera dopo lettera, si viene letteralmente rapiti dalla storia, e catapultati al Polo Nord. Lì possiamo conoscere la routine quotidiana di Babbo Natale e dei suoi aiutanti, come trascorrono le giornate a seconda del periodo dell'anno e degli impegni.
Man mano che si avvicinano le feste, tutto diventa più complicato. Si moltiplicano le cose da fare con urgenza ma anche le disavventure. Perché si sa, più si ha fretta e più sorgono imprevisti. 
Ed ecco quindi le difficoltà nell'impacchettare tutti i regali in tempo, gli innumerevoli disastri provocati, ingenuamente e a fin di bene, dal grande Orso Bianco del Nord (ed in seguito anche dai suoi nipoti, i cuccioli polari Paksu e Valkotucca), le ruberie dei perfidi Goblin, e la battaglia tra quest'ultimi e gli Elfi Rossi. 
Andando avanti con la lettura, le epistole si arricchiscono di nuovi particolari, tali da non rendere la narrazione monotona e ripetitiva.
Basti pensare al buffo e turbolento rapporto fra il vecchio rubicondo e il suo orso pasticcione, fatto di scherzi, battute e rimproveri non proprio severi, che viene approfondito sempre di più. 
Leggere di loro, del modo in cui si punzecchiano l'un l'altro, è stato un vero piacere. Mi ha divertito e mi ha fatto affezionare ad entrambi (come anche agli altri personaggi che man mano si avvicenderanno nel racconto).

Secondo me, poi, l'Orso Bianco ha completamente rovinato la mia illustrazione - non riesce certo a disegnare con quelle grosse e grasse zampe - 

Villano! Io so scrivere senza tremare... e scrivo senza tremare. 

volendoci inserire qualcosa di suo e raffigurando me che corro dietro alle renne mentre lui ride. Del resto, ha riso per davvero. E così ho fatto poi io, quando l'ho visto che cercava di disegnare le renne imbrattandosi di inchiostro tutta la sua bella zampa bianca.

Ho adorato questo libro, perfetto per le feste, e non solo. Ideale per i bambini che vivono di sogni e dolci illusioni, ma anche per gli adulti che non hanno perso il gusto per le cose semplici, per le storie tenere ed ingenue.
Ho adorato soprattutto l'idea di un uomo che, nonostante la fama e nonostante gli impegni, ha trovato comunque il tempo di rispondere, per più di vent'anni, alle letterine dei propri figli, inventandosi storie sempre più dettagliate e divertenti, corredandole da disegni bellissimi e originali.

Considerazioni:
Ho avvistato quest'opera sul web non molto tempo fa. Ero rimasta colpita dall'idea alla base del libro, ma anche dalle carinissime illustrazioni.
Avevo deciso di acquistarlo prima o poi, e quale momento migliore se non regalarselo per le feste?
Infatti questo è uno dei libri che mi ha fatto compagnia durante le vacanze di Natale sia dello scorso anno che di quello appena trascorso (grazie al gruppo di lettura), e devo ammettere che leggere del magico mondo del Polo Nord ha reso tutto più festoso.
Perché la raccolta di lettere è essenzialmente allegra e divertente, fatta di aneddoti di tutti i giorni ma anche di avventure al limite del credibile. Protagonista di quasi tutte è, come dicevo prima, la coppia vincente Babbo Natale-Orso Bianco, che con i loro battibecchi da vecchia coppia sposata, mi hanno strappato parecchi sorrisi.

Sono corso sul pianerottolo e ho visto che Orso Bianco era caduto giù in fondo alle scale; era atterrato sul naso e aveva lasciato dietro di sé, lungo tutto il percorso, una scia di palline, di fagotti, di pacchetti e di altre cose ancora... Era pure finito sopra alcuni oggetti e li aveva rotti. Spero che per sbaglio non vi capitino proprio alcuni di quelli. Vi ho disegnato l'intera scena. Orso Bianco si è stizzito molto per questo. 

Certo, ovviamente. 

Dice che le mie illustrazioni natalizie lo prendono sempre in giro e che un anno ve ne manderà una disegnata da lui in cui faccio la figura dello sciocco (cosa che però, naturalmente, io non faccio mai; e per di più lui non sa disegnare sufficientemente bene per farlo). 

Sì che so disegnare bene. Ho fatto la bandiera che sta qui sotto. 

Orso Bianco ha urtato il mio braccio e ha rovinato il disegnino - lo trovate giù in basso - della Luna che ride e di lui che le agita contro i pugni...

Ma se il mood principale è quello vivace e spiritoso, non mancano sfumature malinconiche.
Come saprete, le missive dell'anziano benefattore sono risposte a quelle inviate effettivamente dai figli di Tolkien (lettere queste, per quanto ci è dato di capire, fatte non solo di richieste di doni, ma nate come vere e proprie confidenze). Questa corrispondenza va avanti per molti anni, progressivamente con i quattro figli. 
Tuttavia, man mano che crescono, da ciò che si intuisce dalle parole di Babbo Natale, i ragazzi smettono di scrivergli, forse perché troppo impegnati o semplicemente perché non hanno più piacere della sua compagnia. Eppure Babbo Natale non li dimentica, continua a chiedere ai figli minori notizie di quelli più grandi, continua a sperare, ad augurarsi il loro bene.
Fino ad arrivare all'ultima lettera, in cui Babbo Natale non può che rendersi conto che anche la piccina di casa, Priscilla, non è più così piccola, e che anche lei ha cessato di credere in lui.
Chiudere il libro è stato molto triste, in primo luogo perché mi sono immedesimata nel protagonista costretto ad affezionarsi a nuovi bambini, pur sapendo di essere destinato a perdere prima o poi il loro amore, e a conservare solo dei ricordi nel cuore.
Ma anche perché io stessa mi sono fatta rapire da quest'illusione, dalle lettere inviate anno dopo anno, dagli amici strampalati che abitano lontano. 
Avrei voluto che le lettere raccolte e pubblicate fossero più numerose (e avrei preferito che nell'edizione fossero state allegate anche quelle dei bambini), e soprattutto avrei voluto che anche i miei genitori avessero pensato tempo fa ad uno stratagemma del genere.
In realtà mi pare un'idea così tenera che invito le mamme e i papà in ascolto ad armarsi di carta e penna (e di colori, se anche voi siete abili con il disegno, come l'autore britannico) e di fare felici i loro bimbi.
Avete ancora un bel po' di tempo per esercitarvi e diventare dei perfetti Papà e Mamma Natale.
Perché non provare?

il mio voto per questo libro

lunedì 11 dicembre 2017

Recensione: "Hortense and the Shadow" di Natalia e Lauren O'Hara

Titolo: Hortense and the Shadow
Autore: Natalia O'Hara
Illustrazioni: Lauren O'Hara
Editore: Penguin Random House
Data di pubblicazione: 5 ottobre 2017
Pagine: 32
Prezzo: 12,78 € 
Lingua: inglese

Trama:
Hortense è una ragazzina gentile e coraggiosa che vive nei boschi, è amica di tutti gli animali, ma qualcosa la rende triste.
Hortense odia la sua ombra. Ovunque va, lei c'è. Qualsiasi cosa fa, anche l'ombra la fa. 
E ogni volta che la notte cala, essa cresce: alta, scura e deforme.  
Più lei cerca di nasconderla, più essa diventa grande. 
Così, un giorno, Hortense mette a punto un piano per sbarazzarsi della sua ombra. Ma più tardi, tutta sola nell'oscurità del bosco, scopre che una ragazza senza ombra è molto più indifesa...

Recensione:
Un libro dalle meravigliose illustrazioni che nasconde al suo interno una storia semplice ma non per questo banale. Ha per protagonista Hortense, una bambina che, chissà per quale ragione, vive sola in una dimora immersa nella foresta.
Ma non è la solitudine a farle paura, e nemmeno i pericoli che potrebbero nascondersi tra gli alberi, bensì la sua ombra!
Proprio così. Più passano i giorni, e più Hortense prova disprezzo per quella sagoma nera che sembra seguirla ovunque vada. La situazione è così drammatica, per la piccina perlomeno, da spingerla ad architettare un piano per liberarsi una volta per tutte di quella spaventosa parassita.
Ma non sempre le cose vanno come vorremmo, e la povera bimba scoprirà sulla sua pelle che le azioni drastiche hanno delle conseguenze, e quasi mai positive.
Non vi dirò di più della trama, ma voglio invece rivelarvi il mio stupore nello scoprire che questo libro non è solo esteticamente ineccepibile, ma anche portatore di un messaggio importante.
La storia di Hortense è una metafora della vita: della necessità di accertarsi per quello che si è, e dell'essere pronti ad afferrare di buon grado ciò che il destino ci offre.
La nostra protagonista odia una parte di sé, la spaventa, e perciò la rifiuta. Fino a quando una serie di circostanze la spingeranno a fare pace con la propria natura nella sua interezza.
Un bell'insegnamento da impartire ai più piccoli, ma anche una lezione da ripassare di tanto in tanto per i più grandi.
In generale il libro è davvero grazioso, curato in ogni dettaglio e con una narrazione ben riuscita, anche se composta, come sempre accade per gli albi illustrati, da poche righe per pagina.
Ovviamente, essendo in lingua, non lo consiglierei ai bambini (a meno che non abbiano una buonissima padronanza dell'inglese), mentre per gli adulti, anche se siamo in presenza di qualche vocabolo più ricercato, la lettura, e soprattutto la comprensione, non risultano particolarmente complicate.

Considerazioni:
La prima cosa che mi ha colpito di questo libro è stata senza dubbio la copertina, dalle delicate tonalità pastello e dalla resa stilistica molto simile agli acquerelli.
Leggendo poi la trama, mi è subito venuta voglia di sapere qualcosa di più di questa povera bambina e dell'ombra che, per qualche strano motivo, sembra farle così paura.
Ho apprezzato molto la storia, perché sembrava avere un fine ben preciso, di tipo pedagogico e non meramente narrativo.
Ciò non toglie che le illustrazioni, che ricalcano lo stile della cover, sono il fiore all'occhiello dell'albo. Assolutamente perfette, a tal punto che ti spiace dover girare pagina.
Parlando invece della trama, vorrei fare una piccola considerazione sul soggetto prescelto dalle due autrici: l'ombra.
Inizialmente mi è sembrato bislacco, ma poi ho cominciato a riflettere su come possa essere effettivamente spaventoso ed incomprensibile per un bambino (che non ha ancora conoscenza di nozioni di luminosità ed effetti di luce) il rendersi conto di essere costantemente seguito.
Soprattutto se, come nel caso di Hortense, non c'è nessuno a tranquillizzarlo sulla normalità della cosa.
Mi sono anche chiesta come, a suo tempo, il fattaccio era stato spiegato a me, e ho cercato, senza successo, di ricordare se la sagoma nera avesse mai rappresentato un problema nella mia infanzia. Mia madre mi ha assicurato di no, ma non so quanto lei possa essere affidabile, perché molte situazioni che io ricordo di aver vissuto da piccina lei non le rammenta, e viceversa.
A tal proposito vi invito a visualizzare su YouTube i video dei bambini che scoprono, con orrore il più delle volte, di avere un'ombra. Scusate il mio sadismo, ma sono davvero divertenti!
Tornando al libro, l'unica critica che potrei fare, se proprio dovessi cercare un difetto, consiste nel non aver approfondito il passato della protagonista. Perché Hortense vive sola? Dove sono i suoi genitori?
Avrei voluto sapere un po' di più di lei ma, mi rendo conto che, in questo genere di libri in cui giustamente il ruolo privilegiato è conferito ai disegni, si tende a tralasciare i piccoli particolari che potrebbero fare di una grande storia, una storia straordinaria.

Plot:
Hortense is a small girl who lives in a big wood. She is kind, brave and clever. But one thing makes her unhappy. Hortense hates her shadow. Everywhere she goes, it goes. Everything she does, it does. And every time night falls it grows: tall, dark and crooked...

Review:
A book with wonderful illustrations that conceals a simple but not trivial story. It has a protagonist, Hortense, a little girl who, for unknown reasons, lives alone in a dwelling in the forest.
But it's not the loneliness to frighten her, nor the dangers that might hide in the trees, but her shadow!
Exactly. The more the days pass, and the more Hortense disdains that black silhouette that seems to follow her wherever she goes. The situation is so dramatic to push her to plan a scheme to get rid of that scary parasite once and for all.
But things might not go as planned, and the poor little girl will discover on her skin that the drastic actions have consequences, and hardly ever positive.
I'll not tell you more about the plot, but I want to show you my amazement in discovering that this book is not just aesthetically unexceptionable but also a bearer of an important message.
Hortense's story is a metaphor for life: the need to accept you for what you are, and to be ready to grab that good luck that fate offers you.
Our protagonist hates a part of herself, it scares her, and therefore she refuses it. Until a series of circumstances will push her to make peace with her nature in its entirety.
A nice lesson to give to the little ones, but also a lesson to be looked over from time to time for the older ones.
Generally, the book is really graceful, attentively precise, and well-narrated, even though it is composed, as always happens in this kind of books, of few lines for page.

Considerations:
The first thing that struck me in this book was the cover, the delicate pastel shades and the stylistic rendering very similar to watercolors.
After reading the plot, I immediately wanted to know something more about this poor little girl and the shadow that, for some strange reason, make her so scared.
I really enjoyed the story because it seemed to have a precise, pedagogical and not merely narrative, purpose.
This does not detract that the illustrations, that follow the style of the cover, are the flagship of the album. Absolutely perfect, to such an extent that you are sorry to have to turn pages.
Speaking about the plot, I would like to make a small consideration on the subject chosen by the two authors: the shadow.
At first I thought it was so strange, but then I began to think about how it can be really frightening and incomprehensible to a child (who doesn't know about the notions of brightness and light effects) to realize that he is constantly being followed.
Especially if, like in Hortense's case, there is no one to calm him on the normality of the thing.
I also wondered how, at the time, the role of the shadow had been explained to me, and I tried, unsuccessfully, to remember if the black silhouette had ever been a problem in my childhood. My mother has assured me no, but I don't know how much she can be trusted, because she doesn't recall many situations I remember having lived, and vice versa.
In this regard, I invite you to see on YouTube videos of children that, trembling with fear, discover to have a shadow. Excuse me for sadism, but they are really funny!
Returning to the book, the only criticism I could make, if I had to look for a defect, is to have not deepened the past of the protagonist. Why does Hortense live alone? Where are her parents?
I'd like to know a little more about her, but I realize that in this kind of book where rightly the privileged role is given to drawings, it tends to overlook the little details that could make a great story, a story extraordinary.


Thanks to Penguin Random House for sending me a copy of this book

il mio voto per questo libro

lunedì 4 dicembre 2017

Recensione: "L'oca della Neve" di Vittorio Bocchi



Titolo: L'oca della Neve
Autore: Vittorio Bocchi
Illustrazioni: Marzia Roversi
Editore: MnM Print
Data di pubblicazione: 30 aprile 2017
Pagine: 100
Prezzo: 12,00 € 


Trama:
Benandanti, stregoneria e animali chimerici. Credete sia solo una fiaba? Non siatene troppo sicuri. L'oscurità che si cela sotto la neve potrebbe carpire i vostri sogni più ancestrali.

Recensione:
"L'oca della neve" è una bella favola dal sapore antico e arcano, in cui superstizione,  fede e magia si mescolano e intrecciano dando vita a una storia ricca di suggestioni.
In una valle florida e suggestiva, lambita da un lato da un lago incantato e dall'altra da una verdeggiante foresta, trovano scontro bene e male, stregoneria e timore reverenziale.
Il villaggio, da sempre sovrastato e sorvegliato dal castello e dal suo signore, viene ogni anno, nel giorno della Pentecoste, protetto e purificato dalla benedizione del vescovo.
Anche il lago magico, le sue meravigliose sponde e il vecchio mulino beneficiano del sacro rito che ogni anno, per volere del signore della contea, si ripete.
È difatti grazie al mulino e a Giovanni il suo rude, ma benevolo, proprietario, che il villaggio e le sue terre non sono mai cadute in malora. È merito suo se la valle è ancora prospera e piena di vita, e questo non è solo grazie alla sua buona farina e alle deliziose focacce che il mugnaio sforna, egli nasconde un segreto che lo lega ancora più intimamente a quella valle incantata.
E mentre la vita scorre uguale a sempre, un potere antico sembra tornare dal passato a turbare la vita del paese, in particolare quella di Giovanni e di sua figlia Lucinda.
"L'oca della neve" è una favola che contiene tanti ingredienti che la rendono misteriosa e affascinante: leggende, segreti, incantesimi e premonizioni, ma la cosa che più colpisce è con quanta poesia e delicatezza racconta il mondo in cui la storia si svolge. Lo scrittore fa percepire la bellezza del posto, l'affetto che lega i protagonisti alle sue terre, ma anche il timore per ciò che non riescono a comprendere.
I personaggi che si muovono in queste pagine, seppur brevemente raccontati, assumono tratti che li definiscono perfettamente e li fanno apprezzare o meno al lettore.
Passato e presente rivivono e si intrecciano in un misto di racconti e ricordi.
Vittorio Bocchi riesce a trasportarci in poche pagine in un luogo e in un tempo lontano, dove tutto ha l'irresistibile e seducente sapore della magia.

Considerazioni:
"L'oca della neve", è un piccolo libro, dalla copertina deliziosa che nasconde tra le sue pagine una favola che mescola insieme realtà e magia, e ad aiutarci ad entrare nel clima della storia le raffinate illustrazioni di Marzia Roversi, che mi hanno ricordato nello stile e nelle sensazioni evocate i ritratti del periodo preraffaellita. 
È stata una piacevole sorpresa leggere e immergermi in questa storia scritta con poesia e umorismo. 
Pur essendo una favola non parla di situazioni inconcepibili nella realtà perché affronta questioni assai comuni al nostro passato.
Stregoneria, superstizione e fede religiosa sono i temi cardini, pertanto nulla di così fantasioso o irrealistico.
La cosa che più mi ha convinto è il modo incantevole e sognante in cui il paesaggio e i fatti sono descritti, senza mancare però di ironia e umorismo quando serve. 
Anche i personaggi hanno sfumature che li rendono speciali, così come speciale è il rapporto che lega Ofelia (la figlia del signore della contea) a Lucinda.
Una ragazza di alto rango e un'umile popolana legate da un rapporto di sana e fedele amicizia. Le due ragazze sono cresciute insieme condividendo (nonostante il ceto diverso), scherzi, sogni, paure e speranze.
Non c'è invidia o ostentazione a caratterizzare il loro rapporto, esso è semplice, sincero e bellissimo come la vera amicizia dovrebbe essere.
Per quanto riguarda la storia in sé per sé ne ho apprezzato molto l'atmosfera e l'intreccio tra credenze religiose e soprannaturali, e come il tutto viene raccontato facendo, di tanto in tanto, ricorso ai ricordi o a misteriosi sogni premonitori.
Unico neo che posso trovarci è l'epilogo, un po' troppo affrettato per i miei gusti, difatti quello che inizialmente poteva sembrare un finale aperto, che lasciava spazio ad un possibile seguito (ci sarebbe stato tutto il materiale per svilupparne uno) viene poi invece concluso in fretta e furia nelle ultime righe. Ma il grande enigma resta e non ha trovato ancora risposta, della strega Gertrude cosa ne è stato? Tornerà prima o poi a insidiare la valle con il suo inverno eterno?
Non so, ma io non voglio arrendermi a questo finale, non posso pensare che la temibile strega smetterà di soggiogare il mondo al suo volere, secondo me il suo personaggio  così inquietante e allo stesso tempo accattivante ha ancora moltissimo da raccontarci. 

Ringrazio l'autore per avermi inviato una copia cartacea del libro

il mio voto per questo libro

lunedì 6 novembre 2017

Recensione: "Le quattro stagioni" di Inkyeong & Sunkyung Kim

Titolo: Le quattro stagioni
Titolo originale: Promenons-nous dans les mois
Autore: Inkyeong & Sunkyung Kim
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: settembre 2017
Pagine: 24
Prezzo: 16,00 € 

Trama:
Esplora le stagioni con Orso, Volpe e i loro amici. Scopri le meraviglie della natura nelle diverse fasi dell’anno grazie alle meravigliose pagine pop-up.

Recensione:
Siamo ormai in pieno autunno e l'inverno ahimè non tarderà ad arrivare.
Nell'aria se ne sentono già i primi segnali, le giornate diventano sempre più fredde e buie, gli alberi si spogliano delle loro foglie o si rivestono di nuovi colori.
La frutta e la verdura di stagione hanno rimpiazzato le angurie, le fragole, le pesche e tutto ciò che ci ha tenuto compagnia durante l'estate.
Un ciclo vitale che si ripete anno dopo anno, un susseguirsi di morte e rinascita, di sonno e veglia, a cui spesso assistiamo, senza prestare la minima attenzione.
Un'affascinante metamorfosi, a cui purtroppo siamo ormai abituati.
Noi sì, ma i bambini? Per loro è tutto una grande scoperta, una sorpresa dopo un'altra.
Ed è proprio pensando ai più piccoli che la Gallucci ha deciso di pubblicare un libro tridimensionale, ideato da Inkyeong & Sunkyung Kim, proprio sul ciclo delle stagioni.
Il bellissimo pop-up vede come protagonisti Orso, Volpe e gli altri animali del bosco.
Mese dopo mese abbiamo la possibilità di osservarli: da gennaio che vede Volpe già in esplorazione, mentre Orso sonnecchia placidamente nel suo rifugio; ai mesi primaverili in cui tutto il mondo della natura si risveglia, Orso compreso; fino ad arrivare al caldo estivo ed infine  al ritorno del grande freddo.
I disegni sono graziosi e delicati, assolutamente ben realizzati, ma ancora più particolari (e diversificati) sono gli effetti tridimensionali che le sorelle Kim sono riuscite a creare, con linguette che si sollevano rivelando piccole sorprese, animali da trascinare da una parte all'altra della pagina, fogli traforati, alette da spostare e tanto altro ancora.
I bambini, sfogliando il libro, non potranno che essere piacevolmente stupiti da queste piccole sorprese, e conquistati dalla tenera storia che, sebbene con poche e semplici righe, è capace di trasportarci nel bosco, nelle sue meraviglie, e nella vita dei suoi fedeli e carinissimi amici.

il mio voto per questo libro

venerdì 27 ottobre 2017

Recensione: "Come faccio senza di te?" di Chiara Dell'Acqua


Titolo: Come faccio senza di te?
Autore: Chiara Dell'Acqua
Copertina e illustrazioni: Lucia de Marco
Editore: Progedit Editore
Data di pubblicazione: 1 gennaio 2017
Pagine: 56
Prezzo: 14,00 €

Trama:
Come aiutare un bimbo a superare l’assenza di un genitore che deve allontanarsi da casa, oppure la perdita delle persone che ama più al mondo? E infine, in che modo infondere coraggio ai bimbi che hanno paura di dormire da soli, lontani dal lettone di mamma e papà? 

Recensione:
"Come faccio senza di te?" è una raccolta contenente tre piccole storie che rispondono, in toni dolci e incantati, a tre grandi temi che prima o poi un genitore si ritrova a dover affrontare. 
Tre storie che affrontano, seppur in modo differente, il difficile tema del distacco e della crescita. 
I titoli dei tre racconti - brevi storie impreziosite dai delicati acquerelli dell'illustratrice pugliese Lucia de Marco - sono i seguenti:

Giacomino aspetta la mamma
La mongolfiera magica
Il riccio Nerino

In "Giacomino aspetta la mamma", Giacomino è un bimbo che, come tutti i bimbi adora la sua mamma. I momenti della giornata trascorsi assieme a lei sono i più preziosi e cari, quelli che gli riscaldano il cuore e che attende con ansia per tutto il giorno.
Primo fra tutti il momento precedente la nanna, quando accoccolati insieme nel lettone, stretti in un abbraccio che sa di cose buone, la mamma lo accompagna nel mondo dei sogni, leggendogli storie e fiabe.
Tutto è perfetto fino a quando la mamma, per questioni di lavoro, è costretta ad allontanarsi dal suo bambino e, Giacomino, nonostante la presenza di papà, fratelli, nonni e amici, fatica a sopperire a quella mancanza.
La mamma gli manca troppo e gli manca tutto ciò che facevano assieme, come fare ad andare avanti senza?
Così Giacomino smette, smette di fare qualsiasi cosa: leggere, giocare, persino mangiare.
Come in una favola però, grazie a dei messaggi molto particolari, Giacomino capirà che in attesa del ritorno della sua mamma può continuare a fare quelle cose da solo. Che ne è capace e che la mamma sarebbe contenta di vederlo autonomo e felice nonostante la sua assenza.
Anche "La mongolfiera magica" tratta il tema dell'abbandono, ma questa volta non si tratta di un'assenza momentanea...
Il nonno di Emma è venuto a mancare da poco, e la ragazzina fatica a superare quella perdita. Per lei il nonno era un caro amico e confidente, compagno di giochi e custode di segreti, come può superare la sua dipartita? Come sperare di smettere di sentirne la mancanza?
Non può, ma qualcosa le farà capire che, pur non avendolo fisicamente vicino, suo nonno è sempre con lei e la veglia a distanza.
Una dolce consolazione che le farà capire quanto sia importante andare avanti e inseguire i suoi sogni anche per lui.
Infine, anche nella favola "Il riccio Nerino" viene affrontato un momento fondamentale nella vita dei bambini, quello che segna un importante passaggio verso l'autonomia: l'abbandono del lettone! 
Andare a dormire da soli è un passo importante anche per Nerino, il piccolo riccio che si è sempre sentito al sicuro solo avendo accanto la sua mamma. Una piccola disavventura, per fortuna a lieto fine, farà capire al piccolo protagonista che non serve averla costantemente vicino, poiché una mamma protegge i suoi piccoli anche da lontano.
Tre dolci storie a lieto fine, che raccontano un mondo fatto di coccole e abbracci, dai colori pastello, dal profumo di miele e di biscotti fragranti. Un mondo privo di brutture, dove una mamma torna sempre dal suo bambino, dove è possibile salire su una nuvola e rivedere il volto di una persona cara, dove una famiglia di ricci riesce a sfuggire alle zanne di un branco di lupi.
Forse un libro troppo buono per un mondo troppo brutto, o forse il libro giusto che parla con quelle parole confortanti di cui i bambini in tenera età hanno bisogno... poi per la verità, purtroppo, ci sarà sempre tempo.

Ringrazio la Progedit Edizioni per la copia di questo libro 

il mio voto per questo libro