Visualizzazione post con etichetta Francesca Diotallevi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francesca Diotallevi. Mostra tutti i post

martedì 6 settembre 2016

Recensione: "Dentro soffia il vento" di Francesca Diotallevi

Titolo: Dentro soffia il vento
Autore: Francesca Diotallevi
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 5 Maggio 2016
Pagine: 222
Prezzo:  16,00 € (ebook)  9,99 € (ebook) 


Trama:
In un avvallamento tra due montagne della Val d’Aosta, al tempo della Grande Guerra, sorge il borgo di Saint Rhémy: un piccolo gruppo di case affastellate le une sulle altre, in mezzo alle quali spunta uno sparuto campanile.
Al calare della sera, da una di quelle case, con il volto opportunamente protetto dall’oscurità, qualche «anima pia» esce a volte per avventurarsi nel bosco e andare a bussare alla porta di un capanno dove vive Fiamma, una ragazza dai capelli così rossi che sembrano guizzare come lingue di fuoco in un camino.
Come faceva sua madre quand’era ancora in vita, Fiamma prepara decotti per curare ogni malanno: asma, reumatismi, cattiva digestione, insonnia, infezioni… Infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo diventano «pozioni » approntate da una «strega» che ha venduto l’anima al diavolo. 
Così, mentre al calare delle ombre gli abitanti di Saint Rhémy compaiono furtivi alla sua porta, alla luce del sole si segnano al passaggio della ragazza ed evitano persino di guardarla negli occhi.
Il piccolo e inospitale capanno e il bosco sono perciò l’unica realtà che Fiamma conosce, l’unico luogo in cui si sente al sicuro. La solitudine, però, a volte le pesa addosso come un macigno, soprattutto da quando Raphaël Rosset se n’è andato.
Era inaspettatamente comparso un giorno al suo cospetto, Raphaël, quando era ancora un bambino sparuto, con una folta matassa di capelli biondi come il grano e una spruzzata di lentiggini sul naso a patata. Le aveva parlato normalmente, come si fa tra ragazzi ed era diventato col tempo il suo migliore e unico amico. Poi, a ventuno anni, in un giorno di sole era partito per la guerra con il sorriso stampato sul volto e la penna di corvo ben lucida sul cappello, e non era più tornato. Ora, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco, fino alla fattoria dei Rosset. Prima di scomparire inghiottita dal buio della notte, se ne sta a guardare a lungo la casa dove, in preda ai sensi di colpa per non essere andato lui in guerra, si aggira sconsolato Yann, il fratello zoppo di Raphaël… il fratello che la odia.

Recensione:
"Dentro soffia il vento" è costruito come un romanzo corale a tre voci dove i protagonisti raccontano frammenti della storia, ciascuno dal proprio punto di vista.
Il timido e insicuro reverendo Agape, il testardo e cocciuto Yann Rosset e la selvaggia e sfuggente Fiamma sono le tre voci narranti del romanzo.
Tramite i loro resoconti, i loro sentimenti e, a volte, pregiudizi veniamo invitati ad entrare nella sperduta realtà di Saint Rhémy, un piccolo villaggio della Val d'Aosta custodito come un tesoro tra le vette delle montagne. 
Sin dal primo capitolo, tramite il racconto del reverendo Agape, siamo trasportati in un tempo lontano, in un paesino chiuso e ostile dove l'animo dei suoi abitanti pare essersi formato e temprato per poter sopravvivere a quelle montagne e ai loro rigidi inverni.
Gli abitanti di Saint Rhémy, lo comprendiamo presto, non sono cambiati negli anni (già avevamo un po' imparato a conoscerli nel prequel "Le Grand Diable"), i loro caratteri sono solidi e irremovibili, i punti di vista fermi e chiusi, le condanne improrogabili. Non c'è beneficio del dubbio, non c'è possibilità di redenzione.
Fiamma lo sa bene, la ragazza, pur non conoscendone il motivo, ha sempre vissuto da emarginata, additata e insultata solo perché diversa, solitaria e sconosciuta.
Saint Rhémy dimostra, con la cattiveria, tutta la paura verso l'ignoto, il diverso e ciò che non si desidera conoscere. 
L'ignoranza, espressa nel rifiuto, è fomentata da colui che dovrebbe rappresentare la guida spirituale del paesino, il vecchio e arcigno Don Jacques, che non invita all'abbraccio come ci si aspetterebbe da un uomo di chiesa, bensì incita all'allontanamento di chiunque si discosti dalla retta via.
Il romanzo evidenzia pregiudizi che possono apparirci così ridicoli e così lontani, eppure, soprattutto al giorno d'oggi, ci appartengono più che mai.
La piccola realtà che racconta la Diotallevi, in queste pagine, è un riflesso che rimanda all'un tempo a ciò che eravamo e a ciò che purtroppo ancora siamo.
La storia di Fiamma, seppur incantevole, magica, struggente e affascinante non è che il pretesto per spingerci a deridere e disapprovare i nostri stessi comportamenti, modi di fare che, nonostante lo scorrere del tempo, il genere umano non cessa di ripetere.
Il romanzo però non racconta solo di rancore e di animi bigotti e severi, parla soprattutto delle varie sfaccettature dell'amore.
Il tenero e inossidabile legame che esiste tra una madre e una figlia, cresciute essendo l'una il mondo dell'altra.
La premurosa e sincera amicizia nata tra due bambini che non conoscono odio e malizia. Animi innocenti che non vedono nelle differenze, degli ostacoli, ma delle qualità.
La dolce perseveranza che porta un animale selvaggio a farsi addomesticare da chi merita la sua fiducia.
La contraddittoria e inaspettata passione nata tra chi si è sempre dichiarato guerra...
Probabilmente non comprenderò mai la natura dell'amore tra Fiamma e Yann, come non comprenderò mai tante cose in questa storia.
Ma non è necessario comprendere totalmente qualcosa per riuscire ad apprezzarlo.

"La sua pelle non la potevo dimenticare. Mi si era impressa addosso, e non riuscivo a scrollarla via. Ci avevo provato a odiarlo. Lui, in fondo, mi odiava con facilità. Ma ogni tentativo era vano. L'odio tornava da me trasformato in amore, come quei cani che, anche se li si scaccia a calci, non smettono di scodinzolare, le orecchie basse e lo sguardo fiducioso."

Considerazioni:
Se non hai letto questo romanzo e hai intenzione di farlo fermati qui!
Ci sono moltissime cose che ho amato in questo romanzo, la trama, l'ambientazione, le meravigliose immagini e sensazioni evocate durante la lettura, la poesia delle descrizioni, e tanto altro ancora... ma come dicevo poc'anzi ci sono alcune cose che in questa storia non mi sono totalmente andate giù, e qui posso finalmente sviscerare tutte le mie perplessità... 
Fiamma è un personaggio complesso, non posso dire di averla apprezzata totalmente e nemmeno di aver condiviso e compreso tutti i suoi comportamenti. 
Lo stesso discorso vale per quasi tutti i protagonisti di queste pagine. Sono personalità contraddittorie e incoerenti, si comportano in un determinato modo senza essere consapevoli del perché delle loro azioni.
Gli abitanti di Saint Rhémy, ad esempio, non mancano mai, in ogni occasione, di manifestare l'odio, la paura e l'ostilità che nutrono dei confronti della ragazza dalla chioma ramata, eppure, non smettono di ricorrere a lei nel momento del bisogno, per cure e medicamenti. 
Dimostrano quindi, in questo modo, di non aver di fatto, nessun reale timore riguardo le intenzioni della ragazza che, se avesse voluto, avrebbe potuto facilmente nuocere alla loro salute consegnando un intruglio nocivo, anziché curativo.
La loro, dunque, resta solo una ritrosia messa in atto per partito preso.
Anche quando, più volte, affermano di temerla definendola "la figlia del demonio" non lo fanno perché realmente condizionati da stupide superstizioni, infatti, lo scopriamo solo alla fine, tutti in paese conoscono la vera identità del padre di Fiamma. 
Non ho perciò concepito il loro comportamento, che avrei in qualche modo giustificato se si fosse trattato di un popolo bigotto, chiuso e ignorante, soggiogato dal timore e dalla suggestione di antiche credenze ma, in questo caso, la loro cattiveria non ha nessun senso.
Come non ha senso l'odio che Yann Rosset rivolge alla reietta dei boschi.
È vero che gli uomini sono esseri contraddittori e incoerenti, ma l'odio, la paura, e la reticenza, pure se razionalmente ingiustificati, hanno sempre una ragione, per quanto assurda.
Qui non ve ne è nessuna. 
Yann, per anni, si convince di odiare Fiamma perché attribuisce a lei la causa della sua disabilità. Avrebbe dovuto odiare se stesso, odiare la neve, le montagne tanto amate, o al massimo riservare il suo rancore a Vivienne, la madre di Fiamma, che lo ha curato salvandogli la vita, ma rendendolo zoppo. Tutto questo sarebbe stato plausibile. 
Ma perché odiare Fiamma? Una bambina che non ha fatto altro che stringergli la mano mentre era moribondo e febbricitante? 
L'odio che nutre e cresce in lui fino ad avvelenarlo e condizionarlo è dato dalla combinazione di risentimento e gelosia.
Entrambi sentimenti a cui personalmente non riesco a trovare giustificazione, nemmeno volendo.
Al risentimento perché, ripeto, non è stata la mano di Fiamma che lo ha salvato dalla morte riservandogli una vita da menomato, bensì quella di Vivienne...
Alla gelosia perché non riesco francamente a concepire l'amore nato (e represso) fra i due.
Non capisco quando Yann possa essersi innamorato di Fiamma, non avendole mai parlato, non avendola mai conosciuta e non avendo nutrito nessuna curiosità nel farlo prima dell'incidente e, meno che mai, dopo.
Ma ancor più non riesco a comprendere come Fiamma abbia potuto innamorarsi di Yann Rosset!
Ed è proprio per questo che il personaggio della giovane ragazza, che ho tanto apprezzato nell'idea che ci veniva abbozzata di lei nel prequel "Le Grand Diable", e che viene poi raccontato qui, mi è alla fine scaduta.
Non solo perché non ho più potuto riconoscermi in lei, ma anche perché non comprendendone i comportamenti ho smesso di stimarla. Non del tutto, ma sicuramente in buona parte.
La ragazza caparbia, forte e dolce, tanto bisognosa di affetto, ma altrettanto fiera e orgogliosa da impedirsi di chiederlo a chi non glielo offre spontaneamente, si rivela, poi, la solita sciocca protagonista che siamo soliti vedere nei romanzetti rosa più scadenti.
Quella che si innamora del bell'imbusto che la maltratta senza ragione.
Come può Fiamma essersi innamorata di Yann? Io non lo comprendo, probabilmente perché è una cosa che non potrebbe mai appartenermi, ma anche perché, pensando al vissuto del personaggio, mi risulta davvero difficile pensare a questa come ad una eventualità possibile e credibile.
Fiamma, una ragazza emarginata, denigrata da chiunque, e insultata senza motivo da più o meno tutti gli abitanti del paese, si va ad innamorare proprio di uno di loro.
Uno dei tanti che non le ha mai rivolto una parola o un gesto gentile, se non un'accusa, una minaccia o un improperio.
Allora perché proprio lui? A questo punto avrebbe potuto amarli tutti!
Sarebbe stato sicuramente più verosimile se la ragazza si fosse innamorata dell'unica persona che le è stata accanto: Raphaël.
Come un animale maltrattato, seppur con diffidenza, si "innamora" di colui che per primo se ne prende cura.
Ma non ho mai sperato in questa coppia, già dal prequel avevo intuito che l'intenzione della scrittrice era quella di far avvicinare Fiamma al Rosset più ostile a lei.
Però mi aspettavo un avvicinamento più credibile. Questo sì.
E scoprire il contrario mi ha un po' deluso.
Immaginavo che tra i due sarebbe scoccato l'amore, ma mi sarebbe piaciuto assistervi, mi sarebbe piaciuto vederlo nascere piano piano, vedere i protagonisti stupirsi essi stessi dell'improvviso cambio di direzione dei loro sentimenti.
Mi sarebbe piaciuto comprenderlo, mi sarebbe piaciuto credergli.
E purtroppo no, non ci ho creduto minimamente.
Così - come dicevo - Fiamma mi ha deluso, mi sono ritrovata a non stimarla più come prima, e a non riuscire più ad immedesimarmi in lei.
Però questo capita, capita di essere delusi dalle persone, nessuno al mondo può comportarsi esattamente come noi vorremmo o faremmo, spesso anche noi stessi veniamo meno alle nostre parole.
Attenzione però, non ritengo questo un punto a sfavore del romanzo, anche perché se dovessi basare il mio giudizio, riguardo ai libri che ho letto, sul carattere dei protagonisti, non potrei mai ritenere "Cime tempestose" un capolavoro. E invece lo faccio.
E anche questo romanzo, come quello di Emily Brontë, è costellato da personaggi che agiscono fuori da ogni logica e buonsenso.
Sono cattivi, ottusi, ignoranti e bigotti, ma il bello è che lo sono senza alcuna ragione. Il loro astio non ha motivo di esistere, e nemmeno loro saprebbero spiegarlo.
Anche Raphaël, tanto puro e generoso, ha la sua caduta di stile, il suo momento di mancanza di lucidità in cui anch'egli come tutti gli altri, si ritrova a scacciare e maltrattare l'anima selvaggia che con tanta pazienza aveva addomesticato.
L'unico personaggio che invece ha uno sviluppo positivo e che mi sono ritrovata ad apprezzare sempre di più è il reverendo Agape. Da timoroso, insicuro e indeciso qual era, troppo educato e soggiogato dall'autorità per prendere posizione, subisce la trasformazione e la crescita più evidente. Si fa rispettare, combatte per ciò che ritiene giusto. Prende coraggio e lotta. 

il mio voto per questo libro

lunedì 18 aprile 2016

Recensione: "Le Grand Diable" di Francesca Diotallevi

Titolo: Le Grand Diable
Autore: Francesca Diotallevi
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 7 Aprile 2016
Pagine: 38
Prezzo: 0,99 € (ebook) 


Trama:
In Valle d’Aosta, alla vigilia della Prima guerra mondiale, Fiamma vive appartata in un capanno tra i boschi e la comunità di Saint Rhémy, dove tutti la considerano una sorta di strega. Tutti, tranne il giovane Raphaël Rosset, che sente crescere per quella ragazza solitaria, dai capelli rossi,  un’irresistibile attrazione. Yann, suo fratello, tenta in tutti i modi di proteggerlo da quello che appare, ai suoi occhi, come un vero e proprio sortilegio e di salvaguardarlo dall'ira del padre. 
Partiti per una battuta di caccia guidata dal padre, in quei boschi che tutti ritengono abitati da streghe, i giovani fratelli scopriranno però di non essere così diversi...

Recensione:
"Le Grand Diable" è un racconto breve che ha lo scopo di introdurre il lettore nel mondo che Francesca Diotallevi ha creato per il suo nuovo romanzo "Dentro soffia il vento", di prossima pubblicazione.
Protagonisti del racconto sono i Rosset, una famiglia che vive in una piccola fattoria ai piedi delle alte montagne che delimitano il territorio e ne chiudono alla vista l'orizzonte.
Per papà Henry la vita è sempre stata quella che la sua terra, circondata dai monti, gli ha dato: il raccolto nei mesi buoni, la caccia, e il lavoro da Marronier per i mesi invernali.
Provvedere alla famiglia è il suo compito e per i sogni e le stramberie, ovviamente, non c'è mai stato spazio.
Per i suoi figli maschi, Yann il maggiore, e Raphaël il minore, non ha in mente nulla di diverso, essi dovranno imparare il mestiere, diventare uomini, badare a se stessi.
Raphaël però si mostra diverso, poco incline ai doveri della fattoria, poco avvezzo a conquistare la stima del padre se questo comporta il dover andare contro ai propri principi.
Appena può, al calare della sera, il ragazzo fugge via, verso il bosco, verso la libertà, verso quella ragazzina dai capelli rossi, tacciata di stregoneria, a cui non gli è consentito avvicinarsi.
Yann si sente molto diverso dal fratello minore e probabilmente, sotto qualche punto di vista, lo è davvero. 
Ligio al dovere, asseconda da sempre i desideri paterni, e vorrebbe che suo fratello facesse altrettanto, che si prendesse una volta per tutte le sue responsabilità e che crescesse. 
Eppure la sua apparente durezza non è altro che una valvola di sfogo, l'unico modo che conosce per ignorare gli impulsi del suo animo represso.
Yann vive la terra, ma agogna le alte vette, quelle montagne di cui conosce i profili a memoria, ma che è stanco di poter solo osservare col naso all'insù.
Quei maestosi massicci montuosi, per lui, non sono l'ostacolo da valicare, ma la meta dei suoi più intimi desideri.
Vorrebbe scalarli, vorrebbe viverli, vorrebbe semplicemente avere la libertà di poter scegliere il suo destino.
Così, mentre Raphael, appena ne ha l'opportunità, fugge verso la libertà, Yann ne reprime il cocente desiderio. Lo fa per compiacere suo padre e per sentirsi con la coscienza a posto. 
Ma in una notte, durante una battuta di caccia, i due fratelli, finalmente a confronto, si rendono conto di non essere poi così diversi.
Capiscono di ambire entrambi a qualcosa che il padre non può capire ma, allo stesso tempo, di nutrire entrambi il bisogno di sentirsi apprezzati da lui.
Come una piccola e ostinata fiammella il desiderio di Yan, seppur non alimentato, ma ben custodito, ha continuato ad ardere, diventando sempre più forte e resistente, sempre più vivo.
E come una fiammella è anche questo racconto, che ha acceso in me la scintilla e il desiderio di conoscere tutto di questa storia e dei suoi protagonisti.
Bastano poche pagine per far innamorare un lettore di una storia?
In qualche caso si, e questo è uno di quelli.
Perché in questo racconto c'è tutto. Tanta bellezza, suggestione, poesia, fascino e mistero.
Paesaggi in cui sembra quasi di poter muoversi e camminare, personaggi che pare di conoscere da sempre, e altri che si ha tanta voglia scoprire.
E straordinario è come, in così poche pagine, l'autrice riesca non solo a trasportare il lettore in quel bosco circondato dalle montagne, ma ad indagare i conflitti interiori dell'animo umano, attraverso riflessioni espresse in maniera delicata, ma allo stesso tempo pungente.
Suggestivo, emozionante, intelligente. E questo è solo un piccolo prequel!
Non so cosa aspettarmi dal romanzo vero e proprio, il mio interrogativo più grande riguarda ovviamente la storia della piccola Fiamma e di sua madre.
Le due sono davvero delle streghe capaci di ammaliare la mente e irretire i sensi? O sono solo due povere reiette, vittime di un mondo ignorante, superstizioso e bigotto? 
Per ora posso solo immaginare che i fatti saranno ambientati a qualche anno di distanza rispetto a quelli letti qui, ma ovviamente non posso dirlo con certezza...
Certamente, invece, posso dire che le mie aspettative sono davvero molto alte. 

Considerazioni:
In poche pagine Francesca Diotallevi riesce nella straordinaria magia di trasportare il lettore nel mondo che racconta.
Sin da subito, sin dalle prime battute, siamo trasportati nell'universo che ha creato per noi.
Vedere quello che i suoi personaggi vedono, provare le sensazioni che essi provano, e sentirsi davvero lì, parte integrante della storia.
Mentre leggevo, sono riuscita a percepire l'odore umido del bosco alle prime ore del mattino, un odore che non conosco, eppure, non so neanch'io come, l'ho sentito...
Ed è questa la cosa che più mi ha colpito durante la lettura, aldilà della bellezza della storia, della forza intrinseca dei personaggi e dei loro conflitti interiori.
Incantare non è cosa da tutti, ma Franceca Diotallevi ci riesce e lo fa solo tramite l'uso delle parole.
L'incanto di sentirsi trasportati in un luogo che non si conosce, di avvertire profumi mai sentiti, suoni mai uditi, di scrutare cieli colorarsi di albe meravigliose e sconosciute. 
E io ho provato tutto questo.
Questa è magia signori miei. Questa è "La Magia".

il mio voto per questo libro

venerdì 8 aprile 2016

Presentazione: "Le Grand Diable" di Francesca Diotallevi

Salve avventori!
Oggi voglio presentarvi un'uscita fresca fresca, firmata da una giovane autrice italiana che, in breve tempo, ha accumulato una grande serie di successi e conferme. 
Si tratta di Francesca Diotallevi, che ha conquistato i lettori con il suo romanzo d'esordio "Le stanze buie", e ancora con la struggente storia d'amore narrata nel suo "Amedeo, Je t'aime".
Lo scorso ottobre, l'autrice si è aggiudicata il primo premio nella sezione giovani, partecipando al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza, con il suo romanzo "Dentro soffia il vento".

Da ieri, con grande sorpresa di tutti, è online il suo racconto "Le Grand Diable", prequel di "Dentro soffia il vento", la cui uscita è invece prevista il 5 Maggio per Neri Pozza. 
Potete trovarlo a € 0,99 sul sito di Neri Pozza e in tutti gli store digitali!
Se avete voglia di iniziare a immergervi nelle atmosfere del romanzo questa è l'occasione giusta per farlo!
E io lo farò subito *-*


Titolo: Le Grand Diable
Autore: Francesca Diotallevi
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 7 Aprile 2016
Pagine: 38
Prezzo: 0,99 € (ebook) 


Trama: 

In Valle d’Aosta, alla vigilia della Prima guerra mondiale, Fiamma vive appartata in un capanno tra i boschi e la comunità di Saint Rhémy, dove tutti la considerano una sorta di strega. Tutti, tranne il giovane Raphaël Rosset, che sente crescere per quella ragazza solitaria e dai capelli rossi un’irresistibile attrazione. Yann, suo fratello, tenta in tutti i modi di proteggerlo da quello che appare, ai suoi occhi, come un vero e proprio sortilegio e di salvaguardarlo dall’ira del padre. Partiti per una battuta di caccia guidata dal padre, in quei boschi che tutti ritengono abitati da streghe, i giovani fratelli scopriranno però di non essere così diversi...


giovedì 1 ottobre 2015

Recensione: "Amedeo, je t'aime" di Francesca Diotallevi

Titolo: Amedeo, je t'aime
Autore: Francesca Diotallevi 
Editore: Mondadori Electa
Data di Pubblicazione: 15 settembre 2015
Pagine: 247
Prezzo: 18,90 € 

Trama:
Parigi, 1917. Jeanne Hébuterne ha solo diciannove anni quando, a una festa di Carnevale, incontra il pittore Amedeo Modigliani. Soprannominato Maudit, maledetto, Modigliani è conosciuto nel quartiere di Montparnasse per lo stile di vita dissoluto e il carattere impetuoso, oltre che per i malinconici ritratti dagli occhi privi di pupille che nessuno vuole comprare. Lei, timida aspirante pittrice con le ali tarpate da una rigida famiglia cattolica, non può fare a meno di sentirsi fatalmente attratta da quest'uomo bello e povero, che sembra vivere di sogni apparentemente irrealizzabili e affoga dolori e frustrazioni nell'alcol e nella droga. Per lui lascia ogni cosa, mettendo da parte le proprie aspirazioni, e si trasforma in una compagna fedele e devota, pronta a seguirlo ovunque, come un'ombra, anche oltre la soglia del nulla. 

Recensione:
Francesca Diotallevi in queste pagine ci racconta una versione romanzata della passionale storia d'amore tra il pittore Amedeo Modigliani e la giovane studentessa d'arte Jeanne Hébuterne.
L'autrice, con sapiente abilità, riesce a fondere nella sua storia finzione e realtà, risultando sempre estremamente credibile.
Con parole appassionate la Diotallevi ci accompagna tra le strade di Parigi, negli anni della guerra, e ci mostra il nascere di una travolgente e struggente storia d'amore.
Ed eccoci lì, tra i vicoli, i locali, i café e le scuole d'arte che hanno visto il fiorire di animate discussioni culturali, il sorgere di nuove e rivoluzionarie correnti artistiche e la comparsa sulla scena di giovani pittori più o meno discussi. Ed è proprio tra quei luoghi che possiamo assistere ai primi e impacciati passi che hanno visto lo sbocciare di un amore. Unico, folle e irrazionale, come l'artista a cui è indirizzato.
Jeanne Hébuterne è una giovane studentessa d'arte, figlia di una buona famiglia borghese. Suo fratello André è partito per la guerra e la sua assenza ha lasciato un grosso vuoto nella quotidianità della famiglia Hébuterne. Sia la madre che il padre ne sentono la mancanza, ma Jeanne più di tutti. André per lei non è solo un fratello maggiore, è suo confidente ed amico.
Ed è proprio quando nella sua vita c'è questo vuoto insanabile che appare Amedeo, il cui estro e la grande personalità non possono certo relegarlo ad un ruolo da comparsa. Egli con una velata prepotenza si insinuerà nei pensieri della ragazza, catturando prima la sua curiosità, e poi il suo cuore, impadronendosi di quel ruolo da protagonista che gli spetta.
Amedeo Modigliani, spirito inquieto, pittore maledetto, conosciuto da tutti per essere un uomo dalla vita dissoluta. Pieno di vizi e di angoli oscuri come quegli occhi senza sguardo, che sono diventati tratto distintivo dei suoi ritratti.
Il pittore dalla vita scombinata travolgerà l'esistenza di Jeanne, e come una mareggiata improvvisa ed impetuosa la trascinerà via, lontano da tutte le sue certezze, da un passato confortevole e da un futuro programmato, verso le sponde di un esistenza priva di sicurezze e, purtroppo, senza domani.
Uno sguardo, poche parole scambiate ad un tavolo al cafè de la Rotonde, la richiesta inaspettata di posare per lui, saranno queste le prime fugaci pennellate che dipingeranno nuovi e inattesi orizzonti nella vita della ragazza.
Da quel momento in poi la sua vita non sarà più la stessa. Il monotono grigiore che aveva caratterizzato la sua esistenza inizierà a tingersi di tinte vivaci e accese.
Jeanne conoscerà l'amore e con lui conoscerà la sofferenza, un dolore sordo che inizierà ad amare quanto l'uomo che glielo infierisce. 
Col proseguire della lettura, conosciamo sempre più la mente di questa giovane donna sottomessa al suo stesso sentimento. Un'ossessione che la porterà ad annientare la sua dignità di persona, ad accettare torti inammissibili e a venerare il proprio esecutore.
Entrambi i protagonisti sono alla ricerca della loro felicità ed è proprio questa ricerca a separarli e infine ad annientarli. Poiché la felicità per loro non potrebbe essere più diversa.
Se per Jeanne l'unica idea di essa è in Amedeo, nella sua costante presenza, nel sentirsi sua e nel sentirlo suo, per il pittore Italiano essa si trova nell'arte, nella pittura, nella fama. Nell'essere apprezzato e riconosciuto come artista.
Amedeo resta dunque per Jeanne un sogno inafferrabile. Pur avendolo, non lo avrà mai davvero, egli è e resterà sempre sfuggevole come una nuvola di fumo che annebbia la mente, ammalia i sensi, illude e poi scompare, così come è venuto, portato via dal vento, nella folle corsa contro il tempo alla ricerca della fama.
Una storia appassionata ed appassionante questa, da cui è difficile staccarsi. Coinvolgente ed emozionante, descrive due protagonisti fortemente discutibili che probabilmente sarà difficile comprendere ed apprezzare, ma che non possono far a meno di attrarre e incuriosire. 
È palpabile l'estremo amore che la Diotallevi ha messo in ogni singola parola di questo libro, non ha scritto solo una storia su due personaggi noti, ma ci ha parlato con passione di cose e persone che lei stessa ama, riuscendo a trasmettere al lettore lo stesso amore.

Considerazioni:
Era da molto che volevo leggere qualcosa di Francesca Diotallevi.
Ho sempre sentito parlare benissimo del suo primo libro "Le stanze buie" che ancora bramo, e se la trama e l'ambientazione di quello mi affascinano, quella di "Amedeo, je t'aime" ha subito riscosso tutto il mio interesse.
Ho studiato per anni la storia dell'arte, che è sempre stata la mia materia preferita, perciò potete comprendere quanto abbia apprezzato il tema che l'autrice ha scelto per il suo secondo libro.
Non so se quella tra Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne si possa davvero definire una storia d'amore. L'amore dovrebbe essere costruttivo e non distruttivo, dovrebbe innalzare, aiutare a crescere, rafforzare, regalare serenità e felicità, non distruggere l'altro lentamente, pezzo dopo pezzo.
Jeanne, prima di Amedeo, era una ragazza piena di talento, di sogni e di speranze, ma con lui è diventata l'ombra di se stessa, anzi per essere esatti è diventata l'ombra di lui.
Amedeo è presto divenuto la sua unica ragione di vita. Ha messo i bisogni, e le aspirazioni di lui davanti alle proprie. Lo ha seguito e ha perso tutto, l'approvazione della famiglia, gli agi della sua casa borghese e il proprio onore.
E cosa ci ha "guadagnato"? Un uomo pieno di sé, un ubriacone, uno sbandato, egoista e sognatore che non è stato in grado di darle nulla che richiedesse anche solo il minimo sacrificio di uno dei suoi vizi.
In queste pagine, dunque, siamo messi davanti a questo tipo di storia, caratterizzata da una donna sciocca, imprudente e masochista che sacrifica tutto per un uomo che per lei non fa assolutamente niente.
La lettura di "Amedeo, je t'aime" è sempre stata appassionante, sin dalle prime pagine. Posso dire di aver letto questo libro letteralmente tutto d'un fiato, eppure, almeno per me, è stato difficile non provare tristezza e rabbia durante la lettura.
È stato mortificante leggere la velocità con la quale Jeanne, pagina dopo pagina, piano piano si  sia annientata, fino ad uccidersi, per una mera ossessione.
Questo era per lei Amedeo, una folle ossessione.
Afferrare l'inafferrabile, possedere chi non vuole essere posseduto, correre verso qualcuno che corre verso qualcos'altro.
Proprio così, lei lo rincorreva disperatamente, mentre lui rincorreva la chimera del successo, il disperato bisogno di esserci per sempre. Anche dopo di lui.
Amedeo l'ha tradita, ferita, offesa in tutti i modi in cui avrebbe potuto farlo e lei lo ha sempre giustificato, perdonato e venerato.
Per lui, infine, Jeanne ha anche messo fine alla sua vita e a quella del figlio che portava in grembo.
E questa è forse la cosa che più mi ha scosso, come Jeanne abbia sempre messo il suo Modì anche davanti ai suoi stessi figli, che per qualsiasi donna sono la cosa più importante e intoccabile.
Anche quando lui è affetto dalla febbre spagnola, malattia infettiva e mortale, lei, nonostante la gravidanza avanzata, lo assiste infischiandosene della salute del suo bambino e pensando esclusivamente a lui.
Quando si getta dalla finestra della sua casa natale, è incinta di otto mesi, ma non un pensiero va a quella vita inconsapevole, sacrificata per il suo amore malato.
Jeanne e Amedeo sono due persone (a modo loro e in maniera estremamente diversa) egoiste, che probabilmente avrebbero fatto meglio a non incontrarsi mai.
Io non li ho compresi e non sono riuscita a immedesimarmi in loro (seppure abbia compatito la povera cara Jeanne, ma fino ad un certo punto. Tutto ha un limite, e alla fine, come si dice, chi è causa del suo mal...).
Ho amato i suoi protagonisti? Sicuramente no.
Però ho adorato la passione con la quale Francesca ce li descrive, la delicatezza con la quale ci racconta la sua versione della storia, il clima dentro il quale ci catapulta, il fervore artistico e culturale che circonda tutto.
L'arte nella sua complessa vastità è la terza silenziosa e "innocente" protagonista di questo libro. Pittura, poesia e musica sono ovunque: nei volti imperturbabili ed eterni delle misteriose donne di Modigliani, nei versi celebri, sostituiti alle comuni parole, declamati per esprimere sentimenti e paure, nel dolce melodioso mutare della natura che sopravvive ad ogni cosa.

Ringrazio la casa editrice Mondadori Electa per avermi inviato una copia cartacea di questo libro.

il mio voto per questo libro