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mercoledì 16 marzo 2016

Waiting for #11

Rieccoci con la rubrica "Waiting for", con la quale vi segnaliamo le prossime uscite, o quei titoli che non vediamo l'ora di avere nella nostra libreria!


In realtà in questo caso non si tratta proprio di un libro che stavo aspettando, in quanto non sapevo neppure che ne fosse prevista l'uscita.
Mi riferisco all'ultima fatica (beh riuscire a trovare la concentrazione per scrivere con in casa quattro pestiferi monelli non deve essere stato semplice) di Tom Cox, autore di "Orso", che ho recensito qui non molto tempo fa.
Prima che la Piemme mi inviasse il libro non sapevo assolutamente nulla di questo autore. Solo dopo ho scoperto di altri due romanzi precedenti con protagonisti sempre i simpatici gatti di casa Cox.
E mentre mi ero ripromessa di recuperare prima o poi le vecchie avventure, ecco che spunta un nuovo capitolo che, a mia insaputa, ha visto la luce lo scorso 8 ottobre.
Il romanzo si intitola, in originale, "Close Encounters of the Furred Kind" e riprenderà le file da dove ci eravamo lasciati con "Orso", ossia il trasferimento dal Norfolk al Devon. 


Titolo: Close Encounters of the Furred Kind 
Autore: Tom Cox
Editore: Sphere
Data di pubblicazione: 8 ottobre 2015
Uscita italiana: non pervenuta
Pagine: 256
Prezzo: 10.75 €


Trama: 

Avete mai traslocato, a 350 miglia di distanza, con quattro gatti? 
Se la risposta è no, ma avete intenzione di farlo, vi do un consiglio: non fatelo. 
Se siete davvero costretti a trasferirvi, provate a sistemare i gatti nel loro trasportino, e focalizzatevi poi su voi stessi. Avrete tante cose da pensare, mentre i gatti staranno sempre tra i piedi con il loro sarcasmo e le palle di pelo. 
Mi sono trasferito dal Norfolk nel Devon con quattro gatti e mi è sembrata un'impresa così impossibile che parte di me crede che in realtà io sia morto da qualche parte sull'autostrada e che stia vivendo in una sorta di aldilà: molto simile alla vita vera, ma che scorre un po' più lenta, e con l'aria un po' più salutare. 
"È solo il West Country" mi sono detto, ma non posso esserne certo al 100%.

Ora non mi resta che aspettare che il libro venga presto pubblicato anche in Italia.
E voi, quale romanzo siete ansiosi di stringere tra le mani?

mercoledì 4 novembre 2015

Estratto: "Orso" di Tom Cox

Salve avventori!
Oggi ho selezionato per voi un passo molto divertente tratto dall'ultimo libro di Tom Cox, ovvero "Orso".
Leggere dei quattro gatti con cui l'autore ha il piacere di condividere le sue avventure è una gioia per gli occhi e per il cuore.
La scena che riporto qui ha per protagonista l'ultima arrivata, la gattina Roscoe, ritratta proprio nei primi giorni con la sua nuova famiglia.
L'estratto è un po' lunghino, me ne rendo conto, ma vi assicuro che ne varrà la pena!
Buona lettura ^-^

Fu solo quando arrivammo a casa che tutto andò storto. Ora che ci penso, lo scambio avvenne probabilmente nella stazione di servizio di Birchanger Green, appena fuori Bishop's Stortford. Io e Gemma avevamo fatto i turni per andare in bagno, quindi uno di noi era sempre rimasto con Roscoe, ma mentre ero in auto ero stato distratto da un'e-mail che avevo ricevuto. 
Mentre rispondevo, i rapitori dovevano aver aperto molto silenziosamente la portiera posteriore, sganciato la porticina del trasportino ed effettuato lo scambio. 
Devo riconoscere che si erano documentati come si deve. La gattina indiavolata con la quale avevano sostituito Roscoe era una copia quasi perfetta. Stesse calzette bianche, stesso smoking, stessa maschera da Batman e stessi occhi tondi. Quel piccolo mostro furioso dormì tranquilla mentre attraversavamo l'Essex e il Suffolk, ma quando arrivò nella nuova casa cominciò a fare il diavolo a quattro, soffiando e ringhiando a tutti. 
Certo fummo insensibili nei suoi confronti - o in quelli del suo sosia, se si trattava di un sosia - nelle prime settantadue ore che trascorremmo con lei. Per esempio quando tagliai a metà un bagel, in cucina, proprio davanti a lei, o quando Gemma starnutì forte a un paio di metri dal suo muso, oppure - forse la cosa più imperdonabile di tutte - quando le dissi con voce sommessa e incoraggiante: "Ti va di mangiare un po' di quei costosissimi bocconcini di tacchino? Forse ti aiuterebbero a calmarti". Ripensandoci, sono contento che non ci sia venuto in mente di fare cose realmente inoffensive, come passare l'aspirapolvere, o spostare l'album della band progressive rock Spooky Tooth, che avevo comprato di recente, perché temo che non saremmo qui a raccontarlo. 
I versi che uscivano dalla bocca di Roscoe erano qualcosa che non mi sarei mai aspettato di sentire da un animale così piccolo. Anzi non è del tutto vero. Alcuni sarebbero potuti venire fuori da un'iguana che aveva ricevuto qualche notizia particolarmente cattiva riguardo alla sua famiglia, o magari da un corvo che non riusciva a guarire da un'iniezione polmonare. Da un gattino, tuttavia, non me li sarei mai aspettati. E diventavano ancora più spaventosi quando tentavamo di fare qualcosa per farla sentire più a suo agio nel nuovo ambiente, come mostrarle le scale ("Csssssssh!") oppure un topolino pieno d'erba gatta ("Awaaaaggheeeh!"). 
''Come vanno le cose?" ci scrisse Jazzmine il secondo mattino che Roscoe era con noi. "Si sta ambientando bene?" 
"Temo di no" risposi. "Non so se te ne sei accorta, ma è la figlia del mostro che distrugge New York nel film Cloverfield. Abbiamo provato a far funzionare la cosa, ma dopo una lunga discussione durante la quale lei non ha fatto che minacciarci da dietro una pianta abbiamo deciso per una separazione consensuale. Te la restituisco. Spero che il National Express vada bene. Il suo pullman arriva alla Victoria Station alle dieci e un quarto. Lei sarà quella seduta da sola perché tutti gli altri passeggeri sono terrorizzati." Non lo scrissi davvero, ma sarebbe stata una descrizione della situazione più veritiera di quella che le feci. "Non male. È un po' giù ma sono sicuro che andrà tutto bene." 
Quel pomeriggio decisi di essere un po' più sincero con Jazzmine. "Roscoe è sempre andata d'accordo con gli altri gatti?" domandai. "Oh, certo, molto" rispose Jazzmine. "È nata in una casa piena di gatti, quindi è sempre stata molto socievole. Speravo che i tuoi gatti l'accettassero, perché so che a lei staranno simpatici. Come mai me lo chiedi?" 
"Oh, nulla di cui preoccuparsi troppo" risposi. "Temo solo che vorrebbe torturarli lentamente e poi mangiarsi i loro reni. Sono sicuro che presto cominceranno ad andare d'accordo."

lunedì 28 settembre 2015

Recensione: "Orso" di Tom Cox

Titolo: Orso
Titolo originale: The Good, the Bad and the Furry
Autore: Tom Cox
Editore: Piemme
Data di Pubblicazione: giugno 2015
Pagine: 210
Prezzo: 16,50 € 

Trama:
Dopo la separazione dalla moglie Dee, a trentacinque anni Tom si ritrova da solo in una grande casa di campagna con quattro dei sei gatti che lui e la moglie condividevano. C’è Ralph, un maestoso soriano che irradia compiacimento, ama miagolare il proprio nome all’alba e vive nel costante terrore dello stendibiancheria di metallo. Suo fratello Shipley, sottile e muscoloso, esperto nel furto di cibo, petulante e lamentoso, che si rilassa solo se lo metti a pancia in su. Poi c'è l’ultima arrivata, Roscoe, una gattina con la mascherina da Batman, lo smoking con lo sparato bianco e la coda intinta nella vernice bianca. È ossessionata dal doppio che le appare nello specchio: si sfidano per ore immobili, in attesa della prima mossa, ma quando lei tenta di acciuffarla, l’altra sparisce. Ed Infine Orso. Orso non è un gatto, è un poeta gotico che solo per caso ha quattro zampe e una coda. Sopporta con fatica di convivere con altri gatti dal QI infinitamente più basso del suo, che lo distraggono dalla contemplazione dei mali del mondo, e getta su Tom uno sguardo che dice: «Perché sono un gatto?».

Recensione:
A prima vista quello di Tom Cox potrebbe sembrare solo l'ennesimo libro che ha per protagonista un gatto. In realtà la storia narrata offre molto di più. Ovviamente i felini ci sono (e hanno un posto preponderante) ma non sono loro il fulcro della narrazione. Al centro di tutto c'è Tom, che, all'età di trentacinque anni, si ritrova a dover ripartire da zero e ricostruire la sua vita pezzo per pezzo. Con poco denaro e senza più una moglie al suo fianco, trova consolazione negli amici speciali che da anni costituiscono l'unica costante della sua esistenza. In Ralph, che ha paura dello stendibiancheria di metallo e delle mani troppo pulite, o Shipley, che riempie le giornate a suon di imprecazioni e lamentele, fino ad Orso, i quali occhi umidi e melanconici, non possono non infondere tenerezza e perplessità in chiunque si trovi al suo cospetto.

Guardare Orso significava vedere tutta l'angoscia causata da tutto ciò e in più l'angoscia del resto del mondo. Se gli occhi sono lo specchio dell'anima di un gatto, gli occhi di Orso facevano sembrare di vetro appannato quello di tutti gli altri gatti.

Tutti loro, insieme al goffo e anziano Janet, con le loro marachelle e le bizzarre manie, non fanno che rendere i giorni di Tom unici e irripetibili, fino a quando due nuove presenze femminili non arriveranno a dare nuova linfa ad una famiglia già ben rodata. Ed è qui che faremo la conoscenza di Gemma, la nuova compagna di Tom, e soprattutto di Roscoe, l'adorabile gattina travestita da Batman, che non fa che correre da una parte all'altra per far fronte a tutti i suoi gravosi impegni. 
Lei sarà l'ultimo (almeno per ora) tassello di un puzzle che sembrava già perfetto. Un puzzle che racconta di una famigliola un po' particolare, che non fa che regalare sorprese e aneddoti divertenti.
Ed è questo il bello del libro: niente di quello che troverete in queste pagine risulterà mai banale o noioso. Leggere dei Cox è un vero piacere. Più sai di loro e più ti sembra di conoscerli, di poter prevedere le reazioni delle piccole pesti a quattro zampe, o anche del loro capofamiglia un po' sopra le righe.
Soprattutto il ritratto dei gatti è una delle cose che più mi ha convinto. Si nota che a parlare, o meglio a scrivere, è una persona che conosce benissimo i loro bisogni e le loro abitudini. Niente appare forzato o poco convincente. Altra cosa che ho davvero apprezzato è l'ambientazione, il vivido e rigoglioso Norfolk, che fa da scenario alla storia. Avremo molte occasioni di "visitarlo" e osservarlo, tramite le descrizioni di Tom e le sue frequenti escursioni (in cui tra l'altro lo scrittore avrà modo di incontrare tantissimi altri animali). 
E che dire poi dei siparietti che vedono come attori i genitori di Tom, alle prese con altri animali domestici e non? Mick e Jo, e i loro spassosi modi di fare, sono un'ulteriore boccata di aria fresca in un'atmosfera già bella frizzante. 
Ora potrei passare il tempo ad elencarvi tutti i passi che mi hanno conquistata (e credetemi lo farei volentieri), sia quelli che mi hanno strappato un sorriso che quelli che mi hanno rattristato, ma non preoccupatevi, non lo farò. 
Mi basta dirvi che questa lettura è una di quelle che ti entra nel cuore. E non perché parla di animali, ma perché racconta davvero di loro, e li fa vivere su carta. 
Perché leggendo non si può non desiderare di proteggere Janet, accarezzare la pancia di Shipley, o intonare a gran voce il nome di Ralph. Non si può che voler rincorrere Roscoe ovunque sia diretta, o abbracciare Orso per dirgli "non so perché sei un gatto, ma so che andrà tutto bene".

Considerazioni:
Quando ho iniziato questo libro credevo di ritrovarmi a leggere di Orso e della sua famiglia di gatti. Credevo sarebbe stato lui a narrarci la sua storia e quella dei suoi familiari. Ammetto che anche questa diversa prospettiva non mi sarebbe dispiaciuta, però quella scelta da Cox (ossia lo scrittore stesso come voce narrante) ha, a mio parere, il pregio di rendere meno umani i felini. 
Noi lettori restiamo solo spettatori e, come sempre accade, riusciamo solo ad immaginare i pensieri dei nostri amici animali, senza riuscire a coglierne mai davvero l'essenza.  Ne è un esempio lo stesso "gatto filosofo", Orso, la cui indole rimane sempre imperscrutabile.  All'apparenza saggio e malinconico, con il suo sguardo intenso e perennemente sbigottito, pare riuscire a leggere davvero nell'animo umano. Questa sua caratteristica lo rende unico nel suo genere, sia per chi lo incontra, che per chi, come noi, può solo limitarsi a leggerne le gesta.        

Venti minuti dopo arrivò Orso. Ho detto "arrivò" ma sarebbe più corretto dire che si materializzò. Aveva piovuto e senza alcun preavviso comparve accanto a noi, inzuppato, con gli occhi umidi e spalancati, illuminato da un raggio di sole che sembrava essere spuntato apposta per lui, anzi, che sembrava addirittura averlo trasportato lì. Ci stava scrutando come se stesse guardando contemporaneamente nel passato di Gemma e nel nostro futuro. Normalmente Orso si asteneva dalle volgarità tipiche del comportamento felino, ma nel confronti della pioggia aveva la stessa reazione dei miei altri gatti: sembrava dargli un'enorme fiducia in se stesso. In ogni caso era fiducioso di trovare un essere umano da usare come asciugamano.

Ma se Orso è, a detta di tutti, speciale, gli altri gatti non risultano per questo meno simpatici. Ognuno ha qualche bizzarra abitudine che lo rende adorabile, persino l'irascibile Shipley. Ed è bellissimo potersi affacciare e assaporare questo spaccato di vita a quattro zampe. Perché è essenzialmente di questo che si parla, di una finestra sulla vita piacevolmente condivisa da Tom Cox e dai suoi gatti, ed è proprio ciò a rendere il romanzo originale. 
Se la maggior parte dei libri ha infatti una premessa, uno svolgimento dei fatti più o meno intricato a seconda dei casi, e una conclusione (talvolta con finale aperto), in "Orso" non c'è nulla di tutto questo. Ci troviamo direttamente catapultati negli eventi, e seguiamo la vita di Tom giorno per giorno, come se fossimo solo testimoni invisibili della sua quotidianità, dentro e fuori le mura domestiche. Nessun evento concitato (o meglio ben pochi) e nessun finale a sorpresa. La narrazione risulta così veritiera, quasi fosse null'altro che un reportage.      

Nei mesi immediatamente successivi alla separazione, questi gatti mi avevano inesorabilmente riportato a una relazione ormai finita da tempo. Le loro storie erano le mie e di Dee. Avevo temuto che i loro numerosi soprannomi suonassero male se li pronunciavo nella casa che io e Dee avevamo condiviso, in presenza di qualcuno che non fosse lei. 
Erano i quattro punti più vicini e più dolenti su una mappa personale di Norfolk chiamata "Noi" e in quella prima, desolante estate da single erano stati tutto il mio orizzonte.

Ora, se state pensando che questa formula non può che rendere le pagine noiose e prive di brio, posso rispondervi che di allegria e vivacità il libro è pieno zeppo. Non a caso posso dirvi di essermi letteralmente innamorata di questi dolci gattini (soprattutto della piccola Roscoe, anche in versione pazza indemoniata, e del più schivo Orso). Ho adorato poi anche l'esuberante Floyd e il rapporto simbiotico che sembra instaurare con il suo "padrone" Mick, il padre del protagonista. Ho trovato i passi a loro dedicati di una tenerezza infinita.  
Altra cosa di cui vi vorrei parlare è la struttura del libro, costituita da capitoli più o meno lunghi, alternati ad altri più brevi, di stampo generale e non sempre inerenti alle vicende narrate (ad esempio "I dieci comandamenti felini" oppure "Consigli per i neoproprietari di gattini". Il tutto è condito da tanto humor inglese!       

Posti dove dormire che piaceranno al vostro gattino 

È sbagliato pensare che al gattini piaccia dormire sulle coperte o sui maglioni. In realtà preferiscono di gran lunga dormire nei cestini per l carta straccia. Nessuno sa bene come mai, ma alcuni esperti pensano che c'entri il fatto che i cestini per la carta straccia spesso contengono riviste, e ai gattini piace leggere prima di addormentarsi. Comprate un cestino per la carta straccia che sia un po' più grande del vostro gattino, così gli andrà a pennello quando sarà cresciuto. Se non c'è un cestino per la carta straccia, in genere un gattino si adatterà a dormire sul coperchio di un gabinetto, o sul collo di una persona fra i cinquantacinque e i sessantacinque anni.

Un'ultima breve considerazione vorrei farla sulla copertina e sul titolo dell'edizione italiana. Trovo la cover davvero deliziosa (anche se, per quanto mi è parso di capire, non ritrae il vero Orso), soprattutto per il retro che, a mo' di albero genealogico, ci presenta in breve i componenti della famiglia Cox (a tal proposito sappiate che non condivido affatto l'assenza di Janet U_U).                                                                     
Per quanto riguarda invece il titolo avrei preferito si fosse mantenuto quello originale "The Good, the Bad and the Furry", che sposta l'attenzione dal solo Orso (come nella nostra edizione) a tutti gli animali protagonisti, come in effetti dovrebbe essere. 
Tralasciando questo piccolo particolare, posso solo consigliare "Orso", non solo a tutti gli amici gattofili, di cui sento di far parte, ma anche a chiunque desideri leggere un libro piacevole, affettuoso e divertente.

Ringrazio la casa editrice Piemme per avermi inviato una copia cartacea del romanzo.

il mio voto per questo libro