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martedì 15 ottobre 2019

Recensione: "The Lock - Il patto della luna piena" di Pierdomenico Baccalario

Titolo: The Lock - Il patto della luna piena
Autore: Pierdomenico Baccalario
Illustratore: S. LeDoyen
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 17 novembre 2015
Pagine: 183
Prezzo: 15,00 €
Trama:
Per Pit e gli altri ragazzi è ormai chiaro: l'estate a Henley Creek è la più straordinaria delle loro vite. La grande battaglia è cominciata, e nessuno di loro può sottrarsi all'oscuro gioco legato al potere del fiume. Per le loro due squadre, però, ogni passo è un enigma: dove si svolgerà la seconda sfida? Possibile che l'unico modo per scoprirlo sia collaborare con i propri peggiori nemici? Tra inganni, alleanze e illusioni, un'incredibile caccia al tesoro porterà Selvaggi e Spietati a mettere in gioco tutto il loro coraggio. E questa volta il Popolo del Fiume non starà a guardare...

Recensione:
Avevamo lasciato Pit e i suoi amici spossati e confusi dopo il termine della prima sfida.
Ne "The Lock - I guardiani del fiume", infatti, i Selvaggi e gli Spietati si erano affrontati in un tumultuoso duello, che aveva visto la vittoria della prima squadra.
Il secondo libro, di cui vi parlo oggi, si apre con la successiva avventura da compiere.
Fortunatamente stavolta il racconto è più approfondito e non si limita a riportare il resoconto di una singola prova, ma di un'impresa più complessa che si articola in diverse fasi.
Questo aspetto non è da sottovalutare, perché permette all'autore di mantenere costantemente alto il clima di tensione, e a noi lettori di restare con la curiosità di ciò che potrebbe avvenire in futuro.
Inoltre, trattandosi essenzialmente di un racconto fantasy, il libro non può che trarre giovamento dell'inserimento nella storia di incarichi rischiosi, che prevedono una buona dose di scaltrezza, impegno e coraggio.
Il gioco, che ha come direttore il misterioso Popolo del Fiume, si basa sull'astuzia ed il lavoro di squadra. Bisogna sapere chi si ha accanto e di chi ci si può fidare.
Per di più i personaggi, che avevamo grossomodo imparato a conoscere, rivelano in questo  secondo capitolo nuovi aspetti della loro personalità. C'è chi rende ancora più palese l'agonismo e la tracotanza, come Jonny l'Acheo, il generale degli Spietati, e chi invece, come Cobacabana, rivela un'inedita lealtà.
Non mancheranno poi tranelli, colpi di scena, misteri da svelare, equivoci e anche un appassionante viaggio nei sentimenti.
C'è da dire poi che anche stavolta l'autore, con le sue minuziose ed originali descrizioni dei vari scenari, è riuscito a rendere la lettura vivida e coinvolgente. Non risulta difficile immaginare le diverse ambientazioni, che risultano sempre accattivanti e ricche di dettagli.
In definitiva con questo nuovo libro Baccalario ha pienamente confermato i punti di forza del capitolo iniziale, ovvero il mistero, la caratterizzazione dei personaggi, i suggestivi paesaggi, l'azione - per di più dando loro maggior risalto - e a superare l'unico difetto che avevo riscontrato nel corso della scorsa lettura, ovvero il focalizzarsi su un'unica prova.
Non mi resta altro da aggiungere se non che non vedo l'ora di ripiombarmi ad Henley Creek per scoprire cosa sta architettando davvero Il Popolo del Fiume, e quale nuova fantasiosa avventura ci aspetta.

Curiosità:
A gennaio 2018 è stata pubblicata una nuova edizione che racchiude, in un unico volume, la serie completa, composta dai seguenti titoli:

2. Il patto della luna piena
3. Il rifugio segreto
4. La corsa dei sogni
5. La sfida dei ribelli
6. Il giorno del destino


Ringrazio la casa editrice Piemme per avermi fornito una copia cartacea d questo romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 10 giugno 2019

Recensione: "The Lock - I guardiani del fiume" di Pierdomenico Baccalario

Titolo: The Lock - I guardiani del fiume
Autore: Pierdomenico Baccalario
Illustratore: S. LeDoyen
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: ottobre 2015
Pagine: 192
Prezzo: 15,00 €
Trama:
Sembra un’estate come tutte le altre, finché Pit non riceve uno strano invito a raggiungere i cugini nella sperduta Henley Creek. Fin dal suo arrivo il ragazzo capisce che quella valle silenziosa nasconde qualcosa di magico e, forse, di pericoloso. 
C’è un fiume che scorre al contrario, dal mare verso le montagne: le sue acque nascondono una forza segreta. E per proteggerne il potere Pit, Timothee, Floraleda, Amy e gli altri ragazzi dovranno sfidarsi in un’antica battaglia, sotto lo sguardo del Popolo del Fiume. 
Pit scoprirà di avere più coraggio di quanto credeva. E capirà che con la forza dell’amicizia si può arrivare ovunque...

Recensione:
Un libro di avventura che ha tutti gli ingredienti per appassionare i lettori di ogni età: un'ambientazione misteriosa e affascinante, delle sfide da affrontare, un gruppo ben assortito di ragazzi, e dei magici premi da conquistare.
All'inizio conosciamo il nostro protagonista, un adolescente un po' spaurito, alle prese con la sua prima vacanza da solo. Al suo arrivo Pit trova non solo gli zii e i cugini, di cui credeva di essere ospite, ma tanti enigmi da svelare, una serie di indizi e dei compiti da portare a termine. 
Ma chi dirige questo gioco così stravagante? Chi ha fatto in modo che Pit arrivasse proprio ad Henley Creek? E cosa sono chiamati a fare lui, Tim, Floraleda, e gli altri ragazzi al di là del fiume?
Tante sono le domande che si fanno strada nella mente dei protagonisti - e anche di noi lettori - e solo alcune troveranno effettivamente risposta. Perlomeno in questo libro.
Il gioco del fiume, per quanto ci è stato riferito sinora, consiste in una successione di prove e prevede una sola squadra vincitrice, tuttavia, nelle pagine del primo tomo - si tratta di una saga di sei libri - solo la sfida iniziale avrà realmente luogo.
Tutto il resto rimane ancora in sospeso. Infatti, se proprio dovessi trovare un difetto a questo romanzo, direi il fatto che si esaurisce troppo in fretta. Si è appena entrati nel vivo della storia, e si è già alla fine. Per fortuna, trattandosi appunto di una saga, è facile immaginare che tutti i dubbi saranno chiariti nei vari seguiti.
Una cosa che ho invece apprezzato è la caratterizzazione dei personaggi. Pur essendo i partecipanti al gioco una decina, ognuno di essi si distingue per qualcosa, ragion per cui è facile tenerli a mente.
Inoltre il linguaggio utilizzato dall'autore è semplice ma efficace, ricco di descrizioni cariche di dettagli che aiutano molto a visualizzare di volta in volta i diversi scenari.
Per di più tutta la storia vira attorno non solo al gioco vero e proprio ma anche all'idea di collaborazione, fiducia e lealtà che sono alla base non solo di ogni buona strategia di squadra ma anche di ogni bella e duratura amicizia.
Per il momento non ho molto altro da aggiungere, se non che la vicenda del fiume mi sta incuriosendo parecchio e che non vedo l'ora di saperne di più. Non voglio sbilanciarmi, perché in effetti siamo ancora all'inizio ed è tutto ancora aperto, ma ad oggi oserei dire che "The Lock" potrebbe essere la lettura perfetta per i giovani in cerca di qualcosa di avvincente ed emozionante.
D'altronde alzi la mano chi non ha mai sognato di passare l'estate in una meta misteriosa, con tanti nuovi amici e altrettante avventure tutte da scoprire?

Curiosità:
Pochi mesi fa è stata pubblicata una nuova edizione che racchiude, in un unico volume, la serie completa, composta dai seguenti titoli:

1. I guardiani del fiume
2. Il patto della luna piena
3. Il rifugio segreto
4. La corsa dei sogni
5. La sfida dei ribelli
6. Il giorno del destino


Ringrazio la casa editrice Piemme per avermi fornito una copia cartacea d questo romanzo

il mio voto per questo libro

giovedì 28 marzo 2019

Recensione: "Ogni stella lo stesso desiderio" di Laura Bonalumi

Titolo: Ogni stella lo stesso desiderio
Autore: Laura Bonalumi
Editore: Piemme
Collana: Il Battello a Vapore
Data di pubblicazione: 4 settembre 2018
Pagine: 200
Prezzo: 13,00 € (cartaceo)

Trama:
Per Amelia le ore scorrono tutte uguali, addormentate come le foglie che osserva cadere dalla finestra della terza B. Finché un giorno di fine ottobre arriva Guido e gli equilibri si rompono, i banchi si spostano e i pensieri di Amelia volano sempre più sul nuovo, misterioso compagno. Il suo strano silenzio, il distacco da tutti e le continue inspiegate assenze le accendono un interesse mai provato prima. Nasce così un'amicizia speciale, fatta di email, poesie rubate e confidenze a cuore aperto.
Ma Guido custodisce un segreto che si allunga come un'ombra su un amore appena sbocciato e già minacciato dallo scorrere del tempo. O forse reso ancora più prezioso dal suo essere così diverso.

Recensione:
Laura Bonalumi, con questo libro, ci fa entrare nella vita di Amelia, una diciassettenne come tante che si divide tra lo studio, il nuoto e i pomeriggi con le amiche.
Tutto cambia un giorno qualunque, con l'arrivo in classe di Guido, un ragazzo affetto da una malattia molto debilitante, la fibrosi cistica.
Inizialmente Amelia non sa nulla di lui, come del resto anche i suoi compagni. Lo osservano a distanza, lui così diverso, così silenzioso e così distaccato.
Non cerca di attirare attenzioni e simpatie, di essere accettato forzatamente da un gruppo che lo vede come un estraneo, arrivato di punto in bianco, a mo' di missile, e pronto a scombinare la loro quotidianità.
Tutti tranne la nostra protagonista. Lei, per chissà quale motivo, è incuriosita da quel giovane misterioso, con cui ha scambiato sì e no quattro parole.
Tra i due inizia un alternarsi di battute via chat (la malattia di Guido lo costringe spesso a periodi di riposo a casa, o peggio, a lunghi ricoveri in ospedale), che li porterà giorno dopo giorno ad aprire i loro cuori e rivelarsi vicendevolmente sogni e speranze.
L'autrice ci porta alla scoperta di questa storia d'amore, fatta di confidenze, poesie, pelle d'oca ma anche tanta paura.
Sì perché, ovviamente, il legame tra i due personaggi ha qualcosa di speciale e terribile allo stesso tempo. Speciale in quanto, a causa della sua precarietà, si nutre di attimi fugaci, sorrisi rubati al tempo, sogni ad occhi aperti e una buona dose di imprudenza. Terribile perché la realtà torna, con i suoi funesti presagi e i suoi fardelli, a ricordare ai due innamorati che non potranno mai essere felici fino in fondo, perché la malattia ricomincerà a colpire Guido quando meno se lo aspetta.
Questo libro ci racconta i grandi sacrifici e compromessi a cui vanno incontro coloro che sono affetti da una malattia devastante quale la fibrosi cistica, ma anche i loro familiari ed amici. Ci guida in questo mondo di luci e ombre in modo delicato, senza scadere in inutili patetismi.
Più che sugli effetti fisici, che vengono sì raccontati ma in maniera sommaria, pone l'attenzione su quelli emotivi, il senso di precarietà perenne, il presagio di una tragedia imminente, l'impotenza di fronte all'inevitabile.
E mentre Guido incarna il coraggio inarrestabile, la forza di volontà e la voglia di vivere nonostante tutto, attraverso il personaggio di Amelia, l'autrice dà voce, invece a chi cerca di dare serenità al partner, nascondendo sotto il tappeto tutte le paure e i timori che puntualmente affiorano, a notte fonda, quando si è soli.
Una storia intima che ha il pregio di avvicinare un pubblico giovane ad una tematica molto importante, e spesso sottovalutata.
Tuttavia il romanzo ha anche dei difetti, in primo luogo la storia d'amore tra i due ragazzi che risulta troppo affrettata e perciò poco credibile. Guido e Amelia si conoscono a malapena eppure cominciano, sin da subito, e via chat, a rivelarsi paure, sogni e segreti, oltre che a scambiarsi grandi dichiarazioni d'amore.
Le loro conversazioni virtuali, mi spiace dirlo, sono spesso un susseguirsi di frasi fatte e luoghi comuni, al limite del mieloso, che danno a noi lettori, almeno in tutta la prima parte, l'impressione di una conoscenza approssimativa e superficiale.
La seconda parte, che prevede finalmente una frequentazione vera e propria, pare più verosimile in quanto focalizzata principalmente sugli stati d'animo di Amelia, il suo istinto di protezione e la paura di perdere l'innamorato.
Il finale è commovente, come anche la nota conclusiva della Bonalumi che ha il merito di ricordare la vita e la forza del vero Guido Passini che, con il suo alter ego letterario, condivideva la passione per la poesia e per la bellezza delle piccole cose.
In generale "Ogni stella lo stesso desiderio" è un libro che consiglierei soprattutto ai più giovani, che potrebbero da un lato riconoscersi nella passione che divampa tra i due adolescenti, ma dall'altro riflettere sul peso che la malattia e la paura della morte giocano nella realtà di chi è costretto a convivere con esse ogni giorno.

Considerazioni:
Io ed il genere "sick lit" non abbiamo un buon rapporto, ormai è risaputo.
Di tutti i libri basati sul binomio malattia/storia romantica, che ho letto in questi anni - non tantissimi a dire il vero -, l'unico che ho promosso a pieni voti è stato "Svegliami quando tutto sarà finito" di Robyn Schneider.
Per i restanti c'è sempre stato qualcosa che non mi ha convinto fino in fondo.
Nel caso del romanzo della Bonalumi è stata la fretta che l'ha portata a descrivere un legame indissolubile già alle prime interazioni virtuali. Avrei preferito che i ragazzi si fossero conosciuti un minimo a scuola, prima di cominciare ad immaginare un futuro insieme via computer.
Amelia e Guido saltano molti passaggi, si dichiarano amore, provano gelosia l'uno per l'altra, fantasticano sul loro essere coppia, dopo essersi parlati solo un paio di volte dal vivo. Un po' poco non credete? Soprattutto se consideriamo che ad un certo punto la diciassettenne, che passa le sue giornate ad aggiornare la casella di posta, dichiara addirittura di non ricordare precisamente neppure le fattezze dell'interlocutore di cui afferma di essere cotta.
In più, come dicevo prima, buona parte delle loro conversazioni sono un agglomerato di complimenti, frasi romantiche ad effetto (enfatizzate ancor di più da una sovrabbondanza di punti esclamativi), poesie o riflessioni sulla malattia.
Nessun argomento di vita quotidiana, tipo interessi, amici, o quelle cose banali che dovrebbero riguardare due persone di quell'età. Capisco che, data la circostanza, il tema fibrosi cistica catalizzi l'attenzione, eppure se almeno di Guido sappiamo qualcosa della sua infanzia fatta di lunghe degenze in ospedale, per quanto riguarda il passato di Amelia la nostra conoscenza è pressoché nulla.
Mi spiace perché l'autrice, come già ho avuto modo di sperimentare, ha una grande abilità nello scrivere, eppure sembra che in questo caso, pur di rendere fruibile questa storia ad un pubblico molto giovane, abbia semplificato eccessivamente le cose, quando maggiori particolari avrebbero reso tutta la vicenda più verosimile, e quindi anche più coinvolgente.
Come ho evidenziato poc'anzi, progressivamente la narrazione si riprende, fino ad arrivare alla conclusione che, invece, ho apprezzato molto.
Poetica, fatta di immagini e sensazioni, intensa e allo stesso tempo evanescente.
Ho adorato l'idea di un finale aperto che, come il gatto di Schrödinger, può essere interpretato in due differenti modi.
Un'ultima cosa vorrei dirla sulla postfazione che ha rivelato come, alla base di questo racconto romanzato, ci fosse l'esistenza reale di un uomo coraggioso che ha combattuto con tenacia e forza d'animo la sua battaglia.
Mi ha commosso leggere di lui, di come sia nata l'idea di questo libro, della sofferenza patita da tutti coloro che lo conoscevano, dinnanzi alla tragica notizia della sua dipartita.
Per chi non lo sapesse, io stessa l'ho appreso solo pochi giorni fa, esiste una raccolta di poesie, chiamata "Io, lei e la Romagna", ed edita Fara Editore, che porta proprio la firma di Guido Passini. Non credo ci sia modo migliore per onorare la sua vita, che leggere i versi che lui stesso ha creato, giorno dopo giorno, non grazie alla malattia che per anni l'ha tenuto ostaggio, ma malgrado essa.

Ringrazio l'autrice per avermi fornito una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro

giovedì 17 maggio 2018

Recensione: "La stagione delle conserve" di Polly Horvath

Titolo: La stagione delle conserve
Titolo originale:: The Canning Season 
Autore: Polly Horvath
Editore: Piemme
Collana:  Il battello a vapore
Data di pubblicazione: 6 Settembre 2016
Pagine: 217
Prezzo: 15,00 € (cartaceo) 7,35 € (ebook)
Trama:
Ratchet non è certo felice di trascorrere l'estate con due vecchie pseudo zie che nemmeno conosce. Per di più nei boschi isolati del Maine, infestati da orsi feroci. La vita di Ratchet non è mai stata entusiasmante a causa di sua madre, che pensa solo a entrare nel prestigioso club sportivo della città e le vieta di mettersi in costume per non mostrare "Quella Cosa" che ha sulla schiena.
Eppure l'idea di allontanarsi da casa per una vacanza in un posto simile la spaventa. Questo fino a quando non raggiunge le due arzille Tilly e Penpen, meglio conosciute come "le signore dei mirtilli". Le due vecchiette, infatti, che passano una stagione a preparare marmellata e le altre a raccontare storie raccapriccianti, sono sempre disposte ad accogliere chiunque bussi alla loro porta...

Recensione:
Leggere questo libro è stato come abbandonare la città, prendersi una vacanza e andare a vivere la vita di campagna in mezzo ai boschi, nella natura pressoché incontaminata e, perché no, insieme agli orsi.
In compagnia della timida e introversa Ratchet Clark, Polly Horvath, ci porta nel Maine, più precisamente a Diary, al Glen Rosa, la grande casa a picco sul mare delle vecchie e strambe zie, le sorelle gemelle Tilly e Penpen Menuto.
In realtà questa vacanza per Rachet non è affatto volontaria, tutt'altro!
È una calda sera d'estate quando la sua distaccata e scontrosa madre, Henriette, le comunica l'improvvisa decisione, alla quale non è ammessa alcuna obiezione o rimostranza.
Così, senza aver potuto decidere niente - come sempre nella sua vita - in poche ore Ratchet si ritrova su un treno diretto, non sa precisamente dove, senza alcun bagaglio alla mano, con tante domande nella testa e un'unica importante raccomandazione: tenere sempre nascosta "quella cosa" che ha sulla schiena.
Sin da poco dopo il suo arrivo, la ragazza (e noi con lei) capisce che il Glen Rosa è un posto particolare, così come lo sono le sue proprietarie: due anziane gemelle che, sia per carattere che per aspetto, nessuno immaginerebbe tali.
Tilly magrolina, schietta, senza peli sulla lingua, con una grande passione per liquori e formaggi.
Penpen paffutella e sempre allegra, bravissima ai fornelli, amante dell'orto e sempre disponibile con tutti.
Le vecchiette, abituate ad una vita appartata, hanno visto ben poche novità negli ultimi decenni, ma l'arrivo della ragazzina, come per magia, movimenterà la loro estate dando inizio ad una serie di inaspettate novità.
Polly Horvath ha scritto una storia speciale, abitata da personaggi di cui non ci si stancherebbe mai di sentir parlare, una di quelle storie che vorresti continuare a leggere per sempre. Entrare a far parte della vita di Tilly e Penpen; vedere l'introversa Ratchet aprirsi piano, piano e superare le sue paure; leggere della quotidianità che, per anni, si è ripetuta uguale a sempre, in quella casa isolata tra i boschi e il mare, interrotta solo dallo sporadico intervallarsi di avvenimenti singolari e, in qualche caso, folli.
Ma, soprattutto, ho adorato leggere del meraviglioso rapporto di affetto tra le due sorelle. Due persone così diverse, eppure così legate.
È stato bello ascoltare le loro storie, gli aneddoti divertenti, assurdi e allo stesso tempo raccapriccianti, delle sorelle Menuto. Essere partecipi dei loro piccoli battibecchi, e di quell'amore che le ha legate per tutta la vita, poiché sono effettivamente state l'una la vita dell'altra.

"Gli occhi di Penpen si erano fatti lucidi mentre si rendeva conto che Tilly non era più una ragazzina; di colpo aveva capito che cosa volessero dire i suoi capelli bianchi e le rughe. 
La vecchiaia era arrivata e quello che all'inizio sembrava un simpatico diversivo - i primi capelli grigi e il corpo che cambia - non era più una gradita novità. 
Ormai non sarebbero più tornati indietro: la giovinezza - la loro giovinezza! - se n'era andata. Era come se in quel posto sicuro sperduto fra i boschi, senza testimoni, fossero riuscite a vivere fino a quel momento fuori dal tempo. Nessuno le aveva davvero viste invecchiare e, in un certo senso, loro non erano invecchiate. Chissà se Tilly, tutta sola nel suo letto, ne era diventata consapevole all'improvviso come lei."

Ed è fra queste due sorelle, che si sono volutamente isolate dal resto del mondo, che l'autrice inserisce due inaspettate variabili.
Ratchet e Harper, due ragazzine che non potrebbero essere più diverse tra loro, giunte per caso, ognuna con il proprio passato, i timori, i dubbi e le speranze.
Ognuna con il desiderio di essere accettata, apprezzata e considerata.
Qui, al Glen Rosa, troveranno ciò di cui avevano sempre avuto bisogno, una casa, una strada e un futuro.
Un romanzo scritto splendidamente, in cui non mancano né l'emozione né l'umorismo.
Disarmante e allo stesso tempo intenso. Leggero e allo stesso tempo profondo. Surreale e allo stesso tempo reale.
Non lo si può sminuire definendolo "un romanzo per ragazzi", no, questo è un romanzo per anime sensibili, quelle che amano le belle storie, i sentimenti, quelle che si emozionano per le emozioni degli altri.

Considerazioni:
La prima cosa che ho pensato a libro concluso è stata "No, è già finito? Avrei voluto sapere molto più della vita a Glen Rosa, più di Tilly, Penpen, Ratchet e Harper. Ne voglio ancora!".
La seconda cosa che ho fatto è stata vedere se l'autrice avesse pubblicato altri libri in Italia.
*Se ve lo state chiedendo la risposta purtroppo è no! Di libri ne ha scritti tanti, ma per ora solo questo titolo è uscito da noi.*
Va da sé che la terza cosa che ho fatto è stata chiedermi "case editrici cosa state aspettando???".
Sì, lo avrete capito, sono proprio curiosa di leggere altro di questa autrice perché tra queste pagine ho scoperto una storia dolce e profonda che non può che essere frutto di un animo sensibile.
Se devo trovare un difetto a questo romanzo (oltre al fatto che è finito troppo presto), posso dire che mi sarebbe piaciuto vedere la timida e riservata Ratchet un po' più protagonista.
Conoscere meglio i suoi pensieri, vedere la storia e gli accadimenti più dal suo punto di vista, mentre, una volta entrata in scena la sfacciata ed esuberante Harper, è lei a catturare la scena e anche l'attenzione delle due sorelle Menuto.
Segretamente ho fantasticato pensando a come sarebbe stato tutto più bello, allegro e spensierato se Ratchet e Harper avessero raggiunto Tilly e Penpen qualche anno prima, quando queste erano più arzille e attive.
Per il resto non posso dire altro. "La stagione delle conserve" mi ha divertito ed emozionato, mi ha fatto sognare e ricordare l'infanzia. La campagna, la natura, le giornate felici e spensierate fatte di piccole cose semplici, i momenti in famiglia tutti insieme, passati, non davanti allo schermo di un televisore, ma all'aperto preparando conserve (o, come nei miei dolci ricordi, la passata).
Non so voi, ma io amo questo genere di storie. Amo le emozioni che sanno darmi e i ricordi che riescono a rievocare.

Ringrazio Il Battello a Vapore per avermi fornito una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

martedì 29 marzo 2016

Recensione: "Il lago del tempo fermo" di Laura Bonalumi

Titolo: Il lago del tempo fermo
Autore: Laura Bonalumi
Illustrazioni: Simona Bursi
Editore: Piemme
Collana: Il Battello a Vapore
Data di Pubblicazione: Febbraio 2016
Pagine: 288
Prezzo: 9.50 € (cartaceo) 


Trama:
Viola ha undici anni e, insieme al padre e all'inseparabile cagnolone Artù, trascorre le vacanze in una casetta di campagna ereditata dallo zio Felice. In quel paese sperduto però è davvero tutto strano, così come sono strani i pochissimi abitanti. 
Come se non bastasse, lì vicino, c’è un lago che rimane ghiacciato anche in piena estate! 
Viola decide di scoprire quale mistero nasconde…

Recensione:
Laura Bonalumi con questo libro ci racconta una storia bizzarra, che ha per protagonista una ragazzina di undici anni, che si ritrova, inaspettatamente e senza volerlo, imbrigliata in un mistero che da anni aspetta di essere risolto.
Viola è in un momento particolare della sua vita: sta affrontando con non poche difficoltà la separazione dei genitori, e vede nella vacanza con il suo papà l'occasione per tornare a respirare e abbandonare per un po' le continue preoccupazioni.
La piccola località che ha dato i natali alla nonna paterna saprà regalare alla nostra piccola protagonista molte emozioni: cominciata come una fuga dalla realtà, diventa per lei l'inizio di una nuova avventura, di nuove amicizie e forse anche di un nuovo amore.
Al centro di tutto un antico quaderno sepolto in soffitta, una vecchia fotografia, e un lago perennemente ghiacciato. Più passa il tempo e più Viola si convince che le tre cose siano collegate, e che gli abitanti del posto nascondano qualcosa di molto importante.
Per fortuna in questa indagine non sarà sola ma troverà più di un complice: in primo luogo il vicino Ambrogio, poi l'affascinante Yuki, e non meno importante, il dolcissimo amico a quattro zampe Artù.
Non voglio dirvi di più delle sorprese che attendono Viola, o a quale verità queste la condurranno, voglio invece parlarvi del mio punto di vista su questo libro.
Quando l'ho iniziato ero incuriosita dalla trama. Pur non avendo più dodici anni da un pezzo (età a cui è dedicata la serie rossa de "Il Battello a Vapore") ammetto di subire ancora il fascino delle letture per ragazzi.
In questo caso posso rivelarvi di aver apprezzato subito l'ambientazione campestre che ritrae una natura persa nel tempo, fatta di cinciallegre canterine, fiori profumati e rilassanti passeggiate sotto un caldo sole estivo.
Leggere di questa vacanza, devo ammetterlo, ha avuto un effetto rilassante anche su di me.
Poi ovviamente si insinua un mistero da dipanare, che sembra aggiungere sempre nuovi particolari, rendendo il tutto più complesso ed intricato.
Questo intrigo oltre a porre tutto il villaggio sotto una nuova luce, è anche un'occasione per affrontare una serie di tematiche, utili per il pubblico di ragazzini a cui il racconto si rivolge.
In particolare si parla di emozioni, a volte represse, a volte dimenticate. Sentimenti che inaspettatamente riaffiorano, riportando a galla ricordi sopiti.
E cosa c'è di più emozionante di una prima cotta, come l'amore acerbo e spensierato che sembra coinvolgere Viola e il bel giapponese Yuki? Nata da un incontro fortuito, la loro amicizia si trasforma rapidamente in qualcosa di più, in una complicità a lungo cercata. 
Entrambi si sono sempre sentiti fuori posto, a causa dei loro hobby così difficili da comprendere per i coetanei (le stelle per lui, la neve per lei), entrambi si vedono finalmente liberi di parlare, di rivelarsi, di essere solo se stessi.
Il lago e ciò che nasconde rappresenta un modo come un altro per raccontare alcune dinamiche che possono effettivamente avere un ruolo importante nella vita dei preadolescenti.
È un escamotage per parlare d'amore, d'amicizia, di problemi familiari, di bullismo e di tanto altro.
Forse alcuni di questi argomenti possono apparire ad un pubblico adulto un po' forzati, tuttavia rimane indiscusso il valore educativo che una storia come questa può offrire a chi si affaccia alla durezza della vita per la prima volta.

Considerazioni:
Alzi la mano chi, come me, è cresciuto con i simpatici racconti de "Il Battello a Vapore"!
Dalla serie bianca, a quella azzurra, fino ad arrivare a quella arancione e rossa, credo abbiano caratterizzato le fasi della crescita di tutti noi.
Una di quelle storie, "La nonna sul melo" di Mira Lobe, la porto ancora nel cuore, mi ha fatto emozionare e la rileggo ancora con piacere.
Ora, questa mia divagazione, potrà sembrarvi inutile, ma serve a dirvi con quanto piacere ho colto l'occasione di riapprocciarmi a questa collana dedicata ai ragazzi.
Ovviamente, non essendo più così giovane, non posso dire di essere rimasta del tutto coinvolta dalla vicenda raccontata. Ho trovato alcuni aspetti un po' esagerati, come ad esempio il rimarcare in continuazione l'amore di Viola per la neve e il suo sentirsi a causa di questa sua passione inconsueta quasi una reietta. 
Anche il finale si è rivelato ai miei occhi un po' deludente, ma comprendo la necessità di fornire una conclusione poco articolata, in considerazione della fascia di età cui la narrazione è rivolta.
Di contro ho apprezzato molto tutta la parte che parla di emozioni. Credo offra molti spunti di riflessioni, non solo per il singolo lettore, ma anche per un ipotetico gruppo di lettura in classe.
In generale lo stile di scrittura è semplice ma efficace, la vicenda interessante, l'ambientazione stimolante.
L'unica pecca il personaggio della protagonista, forse un po' troppo stereotipato rispetto agli altri che paiono più veritieri.
Particolari invece le poesie che fanno da apertura alle diverse sezioni del libro, anche perché intimamente legate al contenuto delle pagine.
Un'ultima nota positiva sono le illustrazioni, realizzate con dedizione dalla disegnatrice Simona Bursi.

Curiosità:
Laura Bonalumi è autrice di un altro libro che ha per protagonista sempre la nostra Viola. Si intitola "La bambina dai capelli di luce e vento", ed è edito Fanucci.
Inoltre vi segnalo il sito LeggendoLeggendo, nato dal desiderio de "Il Battello a Vapore" di promuovere la lettura nelle scuole. Lì potrete trovare molti contenuti (percorsi di approfondimento e materiali ludico-creativo) da scaricare gratuitamente.

Ringrazio la casa editrice Piemme per averni fornito una copia cartacea di questo libro.

il mio voto per questo libro

giovedì 19 novembre 2015

Recensione: "Les Revenants" di Seth Patrick

Titolo: Les Revenants
Autore: Seth Patrick
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: settembre 2015
Pagine: 448
Prezzo: 19,50 €

Trama:
In un paesino francese tra le montagne, la diga che circonda le case ha, inspiegabilmente, cominciato a cedere. E mentre l’acqua sale in modo quasi impercettibile, Camille, morta in un incidente stradale con l’autobus della scuola quattro anni prima, torna a casa. Non è invecchiata di un solo giorno, ha fame, molto sonno, e pensa di essere di ritorno da una gita scolastica. 
Lo stesso accade a Simon, morto il giorno del suo matrimonio, che torna da Adèle e la trova sposata a un altro. E poi c’è il piccolo Victor, comparso dal nulla, che non sa dove andare e segue una ragazza per strada, perché gli ricorda la fatina delle favole. 
"Les Revenants – Quando ritornano" è la storia di Camille, di Simon, di Victor e di molti altri, ma è anche la storia dei vivi, di un’intera comunità che deve fare i conti con la sorpresa e la gioia di rivedere i propri cari, ma anche con la paura che qualcosa di ultraterreno, di terribile, si stia impossessando delle loro vite.

Recensione:
Se all'improvviso il passato bussasse alla nostra porta?
Se ciò che abbiamo disperatamente amato e perduto trovasse il modo di tornare indietro?
Chissà quante volte Claire, Jerome e Adele hanno espresso questo desiderio, sperando di potersi risvegliare da quel brutto incubo e scoprire che il dolore che tanto li attanagliava non era altro che un'amara fantasia.
Chissà quante volte sono scoppiati in lacrime, rendendosi invece conto che tutto ciò che temevano era la cruda realtà.
I loro cari erano morti e, per quanto questo li facesse soffrire, non li avrebbero mai più rivisti. Dovevano accettarlo, niente sarebbe stato più come prima.
E dopo anni trascorsi nel dolore e nella rassegnazione, ecco che l'impensabile improvvisamente accade.
Come se nulla fosse, come se niente fosse accaduto, Camille, Simon, Victor e gli altri, un giorno come un altro, si presentano alla porta di casa per riprendere possesso delle loro vite.
Non ricordano nulla, né della loro morte, né delle inevitabili conseguenze. Sono, in apparenza, come sono sempre stati, ad accezione di un'inspiegabile fame che non dà mai tregua.
Smarriti e alla ricerca di risposte, spaventati, all'idea di diventare facili bersagli dell'isteria della gente comune. Come è ovvio che sia, non sarà facile per loro farsi accettare dagli altri, non sarà facile evitare di essere etichettati come degli scherzi del destino, o peggio, come dei mostri.
E se ad aver paura di te è la tua stessa famiglia, allora la situazione non è solo critica ma anche dolorosa. Perché non c'è niente di peggio che guardare gli occhi di chi hai amato e scoprire che non ti vedono più allo stesso modo.
Ora, non voglio rivelarvi di più del prosieguo del libro, ma posso dirvi che una delle cose ho apprezzato di più è il lato umano, ed inedito oserei dire, che caratterizza i ritornati.
Non sono i semplici zombie o spettri che siamo abituati a vedere. Quelli che, per intenderci, hanno come unico scopo tormentare il prossimo fisicamente o psicologicamente. Al contrario nell'opera di Seth Patrick sono persone comuni, intrappolate in una realtà che non sembra più appartenere loro, costretti a nascondersi, dagli altri e forse anche da se stessi.
Sono esseri fragili, che necessitano d'aiuto, che vogliono solo una seconda possibilità per rimediare agli errori passati.
Nondimeno anche le reazioni degli altri personaggi paiono, nella loro varietà, assolutamente convincenti.
Tutti quanti, i ritornati, i loro parenti e anche le persone esterne, in un modo o nell'altro, sembrano portare addosso il peso di qualcosa più grande di loro, di un evento straordinario che, per quanto ci provino, non riescono davvero a comprendere. Tutti hanno i loro torti e le loro ragioni.
Per questo motivo il lettore, per quanto sia portato a prendere posizione in questa specie di duello che vede i morti e i vivi schierati gli uni contro gli altri, non si sente mai del tutto autorizzato a giudicare negativamente la parte avversa.
Nasce sempre spontanea la domanda "cosa farei io al loro posto?"
Il fulcro stesso della storia, avendo come base fondante il paranormale e il mistero, non fa che creare nuovi dubbi e quesiti.
Credo sia questo uno dei punti di forza del romanzo: non offrire mai un'unica soluzione ma essere sempre soggetto a dubbie interpretazioni.
Avere quindi quel tanto che basta per essere definito un thriller psicologico ma allo stesso tempo andare oltre ogni stereotipo, contaminando il genere con tante affascinanti sfumature, tra cui alcune tipiche dell'horror.
Altra cosa di cui vorrei parlarvi è la struttura del romanzo, basata su capitoli incentrati sui singoli protagonisti che, da un certo punto della storia in poi, risulteranno avere tra loro più legami di quanto inizialmente si possa pensare.
Sulla base di questo schema, se nelle prime pagine appare complicato concentrarsi sulle tutte quelle strade parallele, in un secondo momento i collegamenti tra le varie vicende diventano, fortunatamente, spontanei e immediati.
A queste connessioni si aggiungono poi quelle, particolari e ancora non ben definite, che sembrano unire la sperduta città fra le montagne, che fa da scenario a tutto l'impianto narrativo, all'antico villaggio sommerso anni prima dalla diga.
Per quanto infatti il libro vada verso una progressiva chiarezza con l'aumentare delle pagine, c'è da dire però che in generale il lettore è guidato, fino alla fine, verso supposizioni che restano il più delle volte incerte o che, addirittura, subiscono inaspettati colpi di scena.
E se ad alcuni ciò potrebbe infastidire, per me invece i continui punti interrogativi rappresentano solo un motivo in più per attendere con impazienza l'uscita del secondo volume.
Perciò caro Seth, che ne dici di metterti subito a lavoro?

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Prima di iniziare questa lettura conoscevo solo a grandi linee la trama della serie televisiva da cui è stato tratto il libro, ma non avendola mai vista, non ero al corrente di tutti i risvolti narrati poi da Seth Patrick nel romanzo.
Ora, con il senno di poi, sono davvero contenta di essermi approcciata a queste pagine con l'inconsapevolezza di chi non ha idea di cosa aspettarsi.
"Les Revenants" rivela l'abilità di uno scrittore che sa precisamente dove condurre i suoi lettori, salvaguardando sempre quel tanto di mistero che serve a rendere una storia appassionante e coinvolgente. Più si va avanti a leggere e più si scoprono nuovi dettagli. Più si va avanti a leggere e più si insinuano nuovi dubbi e domande.
Niente sembra lasciato al caso, anche i piccoli particolari apparentemente senza importanza.
Ad esempio le cicatrici che improvvisamente appaiono sui corpi di alcuni personaggi: a cosa sono dovute? Perché non tutti i morti presentano questi segni e perché talvolta li hanno anche i vivi?
E per quanto riguarda i ritornati: quali sono le loro vere intenzioni?
A volte sembrano capaci di qualsiasi aberrità (vedi il piccolo Victor) e altre volte anime fragili e spaventate, come nel caso di Camille e dello stesso bambino.
E poi quale collegamento esiste davvero tra il loro inspiegabile ritorno, il calo delle acque del lago, e i malfunzionamenti alla diga?
Queste e tante altre domande non trovano mai risposta e, se il libro fosse autoconclusivo, sicuramente non avrei giudicato positivamente questa mancanza di chiarezza. Ma, considerando che a questo primo capitolo ne seguirà sicuramente un secondo, mi fa piacere constatare come ci siano ancora molti nodi da sciogliere.
Per quanto riguarda i personaggi, come accennavo prima, sono ben delineati dal punto di vista psicologico.
Basti pensare a Claire che non riesce a non vedere nella resurrezione della figlia Camille la risposta a tutte le sue preghiere.
È come se fosse rimasta ferma a quattro anni prima e solo dopo la ricomparsa della sua bambina ritrovasse per la prima volta la forza di andare avanti e la speranza di un futuro per la propria famiglia.
Se in lei vediamo la reazione più plausibile, quella che forse tutti noi immaginiamo di avere, risulta invece più difficile capire la diffidenza del padre Jerome e l'ostilità della sorella Lena.
In particolare quest'ultima, devo ammetterlo, ha attirato, almeno fino alle ultime cento pagine, tutte le mie antipatie.
Non riesco davvero a concepire come la ragazza possa provare tutto quel risentimento per la gemella, colpevole solo di essere tornata a casa.
Lena l'ha ingannata per soffiarle via il ragazzo, Lena è in qualche modo anche responsabile della morte di Camille e, come se non bastasse, si permette anche di allontanarla in malo modo.
E tutto ciò sembra ancora più assurdo se consideriamo che il rapporto tre le due prima della tragedia, ci viene descritto come simbiotico e insostituibile.
Mi sarei aspettata quindi abbracci e pianti senza fine, ma di certo non offese e accuse.
E che dire poi di Michael Costa che non manifesta alcuno scrupolo nel bruciare "viva" sua moglie? Per quanto uno possa considerare il ritorno alla vita inammissibile e fuori da ogni logica, come può non provare un minimo di emozione rivedendo improvvisamente la propria amata?
Ora, per quanto io non possa dire di condividere gli atteggiamenti di tutti i personaggi, e soprattutto di questi ultimi due, ho di contro apprezzato il tentativo da parte dell'autore di offrirci diversi punti di vista.
Altra cosa che mi ha piacevolmente stupita è stata la capacità di coinvolgere il lettore e farlo affezionare ai personaggi. Spesso, quando i libri hanno come primo obiettivo un mistero da dipanare, i protagonisti perdono di spessore e diventano meri strumenti per raccontare una storia.
In "Les Revenants" invece, la storia sono proprio Camille, Simon, Victor, Claire e Lena.
Le loro emozioni, i loro timori e le loro speranze.
Il desiderio di poter chiedere perdono e ricominciare da zero.
Nei ritornati vediamo chi teme il giudizio e chi si sente escluso e incompreso. Ma se alcuni di loro ci fanno pietà e compassione, altri invece possono solo causarci ribrezzo.
Che siano morti o meno, è importante solo fino ad un certo punto.
Sia tra i morti che tra i vivi ci sono buoni e cattivi.
I morti paiono il più delle volte guidati da pulsioni che non riescono, o non vogliono, controllare. Ma anche i vivi si mostrano spesso persone disposte a tutto, anche ad azioni riprovevoli, pur di proteggere se stessi o la propria famiglia (vedi Thomas).
Credo sia questo uno dei messaggi del libro.
Ossia mostrarci come le migliori intenzioni possono albergare nei cuori più oscuri, così come anche i puri d'animo possono arrivare a compiere l'indicibile, in situazioni di pericolo.
Mostrarci come non c'è niente che fa più paura di ciò che non si può spiegare.

Ringrazio la casa editrice Piemme per avermi inviato una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro

lunedì 28 settembre 2015

Recensione: "Orso" di Tom Cox

Titolo: Orso
Titolo originale: The Good, the Bad and the Furry
Autore: Tom Cox
Editore: Piemme
Data di Pubblicazione: giugno 2015
Pagine: 210
Prezzo: 16,50 € 

Trama:
Dopo la separazione dalla moglie Dee, a trentacinque anni Tom si ritrova da solo in una grande casa di campagna con quattro dei sei gatti che lui e la moglie condividevano. C’è Ralph, un maestoso soriano che irradia compiacimento, ama miagolare il proprio nome all’alba e vive nel costante terrore dello stendibiancheria di metallo. Suo fratello Shipley, sottile e muscoloso, esperto nel furto di cibo, petulante e lamentoso, che si rilassa solo se lo metti a pancia in su. Poi c'è l’ultima arrivata, Roscoe, una gattina con la mascherina da Batman, lo smoking con lo sparato bianco e la coda intinta nella vernice bianca. È ossessionata dal doppio che le appare nello specchio: si sfidano per ore immobili, in attesa della prima mossa, ma quando lei tenta di acciuffarla, l’altra sparisce. Ed Infine Orso. Orso non è un gatto, è un poeta gotico che solo per caso ha quattro zampe e una coda. Sopporta con fatica di convivere con altri gatti dal QI infinitamente più basso del suo, che lo distraggono dalla contemplazione dei mali del mondo, e getta su Tom uno sguardo che dice: «Perché sono un gatto?».

Recensione:
A prima vista quello di Tom Cox potrebbe sembrare solo l'ennesimo libro che ha per protagonista un gatto. In realtà la storia narrata offre molto di più. Ovviamente i felini ci sono (e hanno un posto preponderante) ma non sono loro il fulcro della narrazione. Al centro di tutto c'è Tom, che, all'età di trentacinque anni, si ritrova a dover ripartire da zero e ricostruire la sua vita pezzo per pezzo. Con poco denaro e senza più una moglie al suo fianco, trova consolazione negli amici speciali che da anni costituiscono l'unica costante della sua esistenza. In Ralph, che ha paura dello stendibiancheria di metallo e delle mani troppo pulite, o Shipley, che riempie le giornate a suon di imprecazioni e lamentele, fino ad Orso, i quali occhi umidi e melanconici, non possono non infondere tenerezza e perplessità in chiunque si trovi al suo cospetto.

Guardare Orso significava vedere tutta l'angoscia causata da tutto ciò e in più l'angoscia del resto del mondo. Se gli occhi sono lo specchio dell'anima di un gatto, gli occhi di Orso facevano sembrare di vetro appannato quello di tutti gli altri gatti.

Tutti loro, insieme al goffo e anziano Janet, con le loro marachelle e le bizzarre manie, non fanno che rendere i giorni di Tom unici e irripetibili, fino a quando due nuove presenze femminili non arriveranno a dare nuova linfa ad una famiglia già ben rodata. Ed è qui che faremo la conoscenza di Gemma, la nuova compagna di Tom, e soprattutto di Roscoe, l'adorabile gattina travestita da Batman, che non fa che correre da una parte all'altra per far fronte a tutti i suoi gravosi impegni. 
Lei sarà l'ultimo (almeno per ora) tassello di un puzzle che sembrava già perfetto. Un puzzle che racconta di una famigliola un po' particolare, che non fa che regalare sorprese e aneddoti divertenti.
Ed è questo il bello del libro: niente di quello che troverete in queste pagine risulterà mai banale o noioso. Leggere dei Cox è un vero piacere. Più sai di loro e più ti sembra di conoscerli, di poter prevedere le reazioni delle piccole pesti a quattro zampe, o anche del loro capofamiglia un po' sopra le righe.
Soprattutto il ritratto dei gatti è una delle cose che più mi ha convinto. Si nota che a parlare, o meglio a scrivere, è una persona che conosce benissimo i loro bisogni e le loro abitudini. Niente appare forzato o poco convincente. Altra cosa che ho davvero apprezzato è l'ambientazione, il vivido e rigoglioso Norfolk, che fa da scenario alla storia. Avremo molte occasioni di "visitarlo" e osservarlo, tramite le descrizioni di Tom e le sue frequenti escursioni (in cui tra l'altro lo scrittore avrà modo di incontrare tantissimi altri animali). 
E che dire poi dei siparietti che vedono come attori i genitori di Tom, alle prese con altri animali domestici e non? Mick e Jo, e i loro spassosi modi di fare, sono un'ulteriore boccata di aria fresca in un'atmosfera già bella frizzante. 
Ora potrei passare il tempo ad elencarvi tutti i passi che mi hanno conquistata (e credetemi lo farei volentieri), sia quelli che mi hanno strappato un sorriso che quelli che mi hanno rattristato, ma non preoccupatevi, non lo farò. 
Mi basta dirvi che questa lettura è una di quelle che ti entra nel cuore. E non perché parla di animali, ma perché racconta davvero di loro, e li fa vivere su carta. 
Perché leggendo non si può non desiderare di proteggere Janet, accarezzare la pancia di Shipley, o intonare a gran voce il nome di Ralph. Non si può che voler rincorrere Roscoe ovunque sia diretta, o abbracciare Orso per dirgli "non so perché sei un gatto, ma so che andrà tutto bene".

Considerazioni:
Quando ho iniziato questo libro credevo di ritrovarmi a leggere di Orso e della sua famiglia di gatti. Credevo sarebbe stato lui a narrarci la sua storia e quella dei suoi familiari. Ammetto che anche questa diversa prospettiva non mi sarebbe dispiaciuta, però quella scelta da Cox (ossia lo scrittore stesso come voce narrante) ha, a mio parere, il pregio di rendere meno umani i felini. 
Noi lettori restiamo solo spettatori e, come sempre accade, riusciamo solo ad immaginare i pensieri dei nostri amici animali, senza riuscire a coglierne mai davvero l'essenza.  Ne è un esempio lo stesso "gatto filosofo", Orso, la cui indole rimane sempre imperscrutabile.  All'apparenza saggio e malinconico, con il suo sguardo intenso e perennemente sbigottito, pare riuscire a leggere davvero nell'animo umano. Questa sua caratteristica lo rende unico nel suo genere, sia per chi lo incontra, che per chi, come noi, può solo limitarsi a leggerne le gesta.        

Venti minuti dopo arrivò Orso. Ho detto "arrivò" ma sarebbe più corretto dire che si materializzò. Aveva piovuto e senza alcun preavviso comparve accanto a noi, inzuppato, con gli occhi umidi e spalancati, illuminato da un raggio di sole che sembrava essere spuntato apposta per lui, anzi, che sembrava addirittura averlo trasportato lì. Ci stava scrutando come se stesse guardando contemporaneamente nel passato di Gemma e nel nostro futuro. Normalmente Orso si asteneva dalle volgarità tipiche del comportamento felino, ma nel confronti della pioggia aveva la stessa reazione dei miei altri gatti: sembrava dargli un'enorme fiducia in se stesso. In ogni caso era fiducioso di trovare un essere umano da usare come asciugamano.

Ma se Orso è, a detta di tutti, speciale, gli altri gatti non risultano per questo meno simpatici. Ognuno ha qualche bizzarra abitudine che lo rende adorabile, persino l'irascibile Shipley. Ed è bellissimo potersi affacciare e assaporare questo spaccato di vita a quattro zampe. Perché è essenzialmente di questo che si parla, di una finestra sulla vita piacevolmente condivisa da Tom Cox e dai suoi gatti, ed è proprio ciò a rendere il romanzo originale. 
Se la maggior parte dei libri ha infatti una premessa, uno svolgimento dei fatti più o meno intricato a seconda dei casi, e una conclusione (talvolta con finale aperto), in "Orso" non c'è nulla di tutto questo. Ci troviamo direttamente catapultati negli eventi, e seguiamo la vita di Tom giorno per giorno, come se fossimo solo testimoni invisibili della sua quotidianità, dentro e fuori le mura domestiche. Nessun evento concitato (o meglio ben pochi) e nessun finale a sorpresa. La narrazione risulta così veritiera, quasi fosse null'altro che un reportage.      

Nei mesi immediatamente successivi alla separazione, questi gatti mi avevano inesorabilmente riportato a una relazione ormai finita da tempo. Le loro storie erano le mie e di Dee. Avevo temuto che i loro numerosi soprannomi suonassero male se li pronunciavo nella casa che io e Dee avevamo condiviso, in presenza di qualcuno che non fosse lei. 
Erano i quattro punti più vicini e più dolenti su una mappa personale di Norfolk chiamata "Noi" e in quella prima, desolante estate da single erano stati tutto il mio orizzonte.

Ora, se state pensando che questa formula non può che rendere le pagine noiose e prive di brio, posso rispondervi che di allegria e vivacità il libro è pieno zeppo. Non a caso posso dirvi di essermi letteralmente innamorata di questi dolci gattini (soprattutto della piccola Roscoe, anche in versione pazza indemoniata, e del più schivo Orso). Ho adorato poi anche l'esuberante Floyd e il rapporto simbiotico che sembra instaurare con il suo "padrone" Mick, il padre del protagonista. Ho trovato i passi a loro dedicati di una tenerezza infinita.  
Altra cosa di cui vi vorrei parlare è la struttura del libro, costituita da capitoli più o meno lunghi, alternati ad altri più brevi, di stampo generale e non sempre inerenti alle vicende narrate (ad esempio "I dieci comandamenti felini" oppure "Consigli per i neoproprietari di gattini". Il tutto è condito da tanto humor inglese!       

Posti dove dormire che piaceranno al vostro gattino 

È sbagliato pensare che al gattini piaccia dormire sulle coperte o sui maglioni. In realtà preferiscono di gran lunga dormire nei cestini per l carta straccia. Nessuno sa bene come mai, ma alcuni esperti pensano che c'entri il fatto che i cestini per la carta straccia spesso contengono riviste, e ai gattini piace leggere prima di addormentarsi. Comprate un cestino per la carta straccia che sia un po' più grande del vostro gattino, così gli andrà a pennello quando sarà cresciuto. Se non c'è un cestino per la carta straccia, in genere un gattino si adatterà a dormire sul coperchio di un gabinetto, o sul collo di una persona fra i cinquantacinque e i sessantacinque anni.

Un'ultima breve considerazione vorrei farla sulla copertina e sul titolo dell'edizione italiana. Trovo la cover davvero deliziosa (anche se, per quanto mi è parso di capire, non ritrae il vero Orso), soprattutto per il retro che, a mo' di albero genealogico, ci presenta in breve i componenti della famiglia Cox (a tal proposito sappiate che non condivido affatto l'assenza di Janet U_U).                                                                     
Per quanto riguarda invece il titolo avrei preferito si fosse mantenuto quello originale "The Good, the Bad and the Furry", che sposta l'attenzione dal solo Orso (come nella nostra edizione) a tutti gli animali protagonisti, come in effetti dovrebbe essere. 
Tralasciando questo piccolo particolare, posso solo consigliare "Orso", non solo a tutti gli amici gattofili, di cui sento di far parte, ma anche a chiunque desideri leggere un libro piacevole, affettuoso e divertente.

Ringrazio la casa editrice Piemme per avermi inviato una copia cartacea del romanzo.

il mio voto per questo libro