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sabato 28 novembre 2020

Recensione: "Anna dai capelli rossi" di Lucy Maud Montgomery

Titolo: Anna dai capelli rossi
Autore: Lucy Maud Montgomery
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 21 giugno 2018
Pagine: 362
Prezzo: 13,90 € 

Trama:
Matthew e Marilla conducono una vita abitudinaria nel pacifico paesino di Avonlea. Ormai anziani, decidono di adottare un orfano che li aiuti a mandare avanti la fattoria. Ma invece del ragazzo promesso dall’orfanotrofio, a casa Cuthbert arriva Anna, una bambina dotata di una inesauribile immaginazione che finirà per conquistare tutti. 

Recensione:
Non molto tempo fa, parlandovi di un romanzo per ragazzi, vi avevo detto che, a mio modesto parere, i libri capaci di lasciare una traccia indelebile nella nostra mente sono quelli che, nel corso delle pagine, ci regalano personaggi straordinari, unici nel loro genere.
E parlando di protagoniste stravaganti ed eccentriche, come non citare Anna Shirley, la bambina dai capelli rossi, perennemente con la testa tra le nuvole? 
Impossibile leggere le sue avventure, o per meglio dire le sue disavventure, e non affezionarsi a quel tipino strambo che non fa che combinare, pur senza volerlo, un guaio dopo un altro.
Anna è la vera anima del romanzo, la linfa vitale che pervade ogni capitolo, colei che ci fa emozionare, regalandoci immagini di estrema poesia ma anche aneddoti ricchi di umorismo e autoironia.
Lei è un vero vulcano di energia, di emozioni e di idee, una testa sempre in moto che non smette di immaginare e fantasticare, di ideare grandi castelli di sabbia e, con la stessa facilità, di distruggerli al minimo soffio di vento. Anna è indomita e volubile, è pace e spensieratezza, ma è anche rabbia, malinconia e profonda tristezza. È ogni sfaccettatura dell'animo umano, è la dicotomia che ognuno di noi ha dentro.

Dentro di me devono esserci tante Anna diverse, a volte penso che sia per questo che sono una persona così difficile. 
Se fossi un’Anna sola sarebbe tutto molto più facile, ma anche molto meno interessante.

Tuttavia la piccola Shirley, per quanto speciale, è solo una goccia limpida in un mare altrettanto nitido e trasparente, perché se Lucy Maud Montgomery ha dato il meglio di sé nel dar vita alla romantica sognatrice che presta il nome all'opera, non si è certo risparmiata nel ritrarre la magica cittadina di Avonlea e i suoi poliedrici abitanti.
Il lettore non potrà fare a meno di sentirsi parte di quell'isola così accogliente e suggestiva. Grande merito, in questo caso, va senza dubbio conferito alla penna della scrittrice, così esperta nell'uso delle parole da riuscire a rendere anche la più misera descrizione un piccolo quadro da incorniciare e fissare alla parete. 
Che si parli di tramonti, selve oscure, laghi splendenti, torrenti impetuosi o semplicemente di viali alberati, poco importa, le scene raffigurate appariranno sempre talmente perfette che sembrerà di sognare ad occhi aperti.
E che dire poi di Matthew e Marilla, l'anziana coppia di fratelli che decide di dare un tetto all'undicenne Anna, appena giunta sull'Isola del Principe Edoardo? 
Due personaggi così diversi eppure amabili allo stesso modo: lui, tenero e taciturno, non fa che assecondare i voli pindarici della figlia adottiva ed invitarla a credere sempre in se stessa; lei, apparentemente più integerrima e severa, cerca di tenere Anna con i piedi ben saldi per terra, ma allo stesso tempo non può evitare di rimanere contagiata dall'allegria e dalla fantasia di quello spirito libero.

Anna rimase in silenzio finché non imboccarono il vialetto di casa. Furono accolte da un venticello vagabondo, che portava con se il profumo speziato delle felci umide di rugiada. Tra le ombre degli alberi, la luce allegra della cucina di Green Gables brillava in lontananza. Tutto a un tratto Anna si accostò a Marilla e fece sgusciare la sua manina nel palmo calloso della donna.
«È bello tornare a casa e sapere che quella è casa» disse «voglio già bene a Green Gables, e non ho mai voluto veramente bene a un posto prima d'ora. Nessun posto mi aveva dato la sensazione di casa. Oh Marilla, sono così felice. Potrei quasi mettermi a pregare senza trovarlo difficile». 
Una piacevole sensazione di calore si diffuse nel petto di Marilla quando sentì il tocco di quella manina, forse una scintilla di affetto materno che non aveva potuto esprimere.

La quotidianità a Green Gables è calda e avvolgente come una coperta, tra quelle quattro mura ci si sente a casa, mentre fuori, nel placido mondo di Avonlea, si respira la fresca brezza del vento e si ha l'impressione di essere cullati da madre natura.
Questo romanzo ha un effetto balsamico e calmante, come pochi altri.
Leggendolo non si può non avvertire il clima sereno e disteso dell'isola, grazie non solo alle meravigliose ambientazioni, ma anche a tutti i simpatici personaggi.
Inoltre, aspetto da non sottovalutare, non credo di aver mai riso così tanto leggendo un libro, e questo è dovuto principalmente ad Anna e ai suoi dialoghi con Marilla.
Le due insieme sono assolutamente spassose, anche se già le bizzarrie di Anna basterebbero a strappare un sorriso anche al pubblico più serioso.
 
«Marilla, non è bellissimo pensare che domani comincia un nuovo giorno, uno in cui non ho ancora fatto niente di sbagliato?» 
«Qualcosa farai di sicuro» disse Marilla «non ho mai visto nessuno più bravo più di te a sbagliare, Anna» 
«Sì, hai ragione» ammise Anna con aria desolata «però qualcosa di positivo c'è, non so se l'hai notato Marilla: non faccio mai due volte lo stesso errore» 
«Non sono convinta che questo migliori di molto le cose, visto che continui ad inventarne di nuovi» 
«Oh, ma non capisci, Marilla? Dev'esserci un limite al numero di errori che una persona può commettere, perciò quando lo avrò raggiunto sarò a posto per sempre. È un pensiero confortante»

E parlando di Marilla, credo che lei sia una delle rivelazioni del libro. Man mano che si va avanti con i capitoli, vien fuori la sua dolcezza e la voglia di amare e sentirsi amata. L'anziana donna, così abituata alla solitudine, grazie alla convivenza con quella ragazzina buffa, che non fa che blaterare di sogni nel cassetto e di grandi e irrimediabili tragedie, riscoprirà l'importanza dell'istinto materno e dell'affetto, che sbocceranno in lei inaspettatamente, come fiori. 
In conclusione "Anna dai capelli rossi" è uno di quei libri straordinariamente adatti a qualsiasi lettore di qualunque età. Sicuramente lo consiglierei ai ragazzini, e ancor più alle ragazzine, che potrebbero facilmente riconoscersi, e in alcuni casi, anche farsi ispirare da Anna e dalle sue ambizioni. E lo raccomanderei agli adulti perché la storia narrata da Montgomery è una di quelle che ti riporta all'infanzia, ai ricordi indelebili di quando si era bambini, spensierati, liberi e, soprattutto, felici.

Considerazioni:
Quanto ho amato questo libro! E quante volte, tra un capitolo e l'altro, ho sospirato e pronunciato la frase "come vorrei essere a Green Gables in questo momento".
Ebbene sì, perché la casa di Matthew e Marilla, così come la ridente cittadina, è un luogo così meraviglioso da rapirti, e da farti desiderare di ritrovarti davvero lì a passeggiare per il Viale degli Innamorati o per la Bianca Strada delle Delizie, di svegliarti salutando il vecchio ciliegio in fiore, meglio noto come La Regina delle Nevi, di sostare a fare un picnic sulla riva del Lago Lucente o presso la Sorgente delle Driadi.
Per non parlare poi dei personaggi: dopo un'iniziale ritrosia, Anna viene accolta a braccia aperte da tutti, dai compagni di scuola che vedranno in lei un faro, una persona cui ispirarsi, ma anche la fonte dei loro divertimenti; dai vicini di casa, come la brusca Rachel Lynde, la signora Allan e la signorina Josephine, che rimarranno conquistati dalla sua bizzarria e dalla sua spiazzante sincerità, sino ad arrivare al resto della comunità. Tutti loro insieme fanno battere il cuore di Avonlea, e ci regalano una valanga di emozioni e di risate.
In realtà questo romanzo rappresenta uno dei rari casi in cui per trovare dei difetti bisogna davvero impegnarsi. Certo, il personaggio di Anna è un po' troppo melodrammatico, soprattutto considerando il passato tragico che ha alle spalle (la morte prematura dei genitori, e le famiglie per cui è stata costretta a lavorare in tenera età), e a volte sembra fin troppo ossessionata dall'amica Diana, tuttavia queste note eccessive rendono la ragazza così singolare e strampalata da suscitare una certa ilarità, piuttosto che fastidio. 

«Diana e io ci siamo appena dette addio giù alla fonte, è un momento che ricorderò per sempre. Ho parlato nella maniera più drammatica possibile, con un sacco di metafore. Le metafore rendono sempre tutto molto più romantico. 
Diana mi ha dato una ciocca dei suoi capelli, la cucirò dentro un sacchettino che porterò al collo per tutta la vita. Ti prego, assicurati che lo abbia quando mi seppelliranno, non credo infatti che vivrò ancora a lungo. Forse quando la signora Barry vedrà il mio corpo freddo e morto ai suoi piedi proverà un po' di rimorso per quello che ha fatto e permetterà a Diana di venire al mio funerale» 
«Non credo ci sia pericolo che tu muoia di dolore Anna, fintanto che continui a parlare» disse Marilla, insensibile.

Una cosa però che mi ha dato dispiacere c'è davvero: il tempo a Green Gables scorre troppo velocemente. Già solo in questo primo libro la protagonista cresce di cinque anni, e gli ultimi capitoli sono tutti quasi interamente dedicati allo studio e alla preparazione per l'esame di ammissione alla Queen's Academy. La ragazzina che combinava marachelle è maturata ed è cresciuta, fino ad essere pronta a spiccare il volo e lasciare il nido. Rappresentando solo il primo di una lunga serie di volumi, avevo sperato che almeno questo fosse interamente incentrato sull'infanzia spensierata della bimba dai capelli rossi, ma purtroppo non è così.
Capisco che, probabilmente, per l'autrice fosse importante mostrare il cambiamento di Anna, il bruco che diventa farfalla, ma se c'è un privilegio che ha la fantasia è quello di saper fermare il tempo, quindi perché non farlo? Perché non regalarci un sogno di un mondo perfetto, senza responsabilità e doveri, ma fatto solo di libertà, girandole di pensieri e corse contro il vento?

Ringrazio la casa editrice Gallucci per avermi fornito una copia cartacea del romanzo

il mio voto per questo libro




martedì 15 settembre 2020

Recensione: “Anne di Tetti Verdi” di Lucy Maud Montgomery

Titolo: Anne di Tetti Verdi
Autore: Lucy Maud Montgomery
Editore: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 10 marzo 2018
Pagine: 340
Prezzo: 14,90 € (cartaceo) 3,99 € (ebook)

Trama:
Anne di Tetti Verdi (Anne of Green Gables), la cui protagonista è stata definita da Mark Twain «la più cara e adorabile ragazzina nella letteratura dall'immortale Alice», non solo riscosse un successo planetario poco dopo la sua pubblicazione nel 1908, ma continua ancora oggi ad appassionare schiere di lettori e a ispirare trasposizioni televisive e cinematografiche (da questo romanzo sono tratti l’anime Anna dai capelli rossi e la serie tv Chiamatemi Anna). La presente edizione del romanzo, curata da Enrico De Luca, propone una traduzione integrale e annotata dell’inaugurale romanzo della saga di Anne – composta da altri otto titoli che coprono quasi l’intera vita della protagonista – che tributò un’immediata quanto duratura fama alla sua creatrice, la canadese Lucy Maud Montgomery.

Recensione:
È un luminoso giorno di primavera quello in cui Anne Shirley entra nelle vite ingrigite e appassite dei fratelli Cuthbert, portando con sé la primavera stessa.
Ma Matthew e Marilla non desideravano una bambina, avevano deciso di adottare un ragazzino che aiutasse, l’ormai stanco Matthew, con i lavori alla fattoria e con il raccolto.
Ed ecco che, di punto in bianco, si ritrovano tra capo e collo a dover gestire una situazione incresciosa e una bambina chiacchierona dai capelli rossi, con una grande parlantina e il cuore colmo di sogni e speranze.

Anne ha undici anni ed è rimasta orfana di entrambi i genitori quando ancora era piccolina. Non sa molto di loro, se non i loro nomi e il fatto che si amassero molto e amassero molto lei. Ma l’amore spesso può poco contro le avversità della vita.
Anne si ritrova così sballottolata tra famiglie che la prendono con sé solo per occuparsi di casa e bambini, e l’orfanotrofio troppo freddo e spoglio per una bambina sensibile e sognatrice come lei.
Ed è in orfanotrofio che si trova quando finalmente arriva la lettera che cambierà la sua vita. La lettera che la fa sentire, per la prima volta nella sua breve esistenza, voluta e desiderata.

“Oh, sembra così meraviglioso il fatto che stia venendo a vivere con voi e che sarò una della vostra famiglia. Non sono mai appartenuta a nessuno… non veramente.”

Nonostante il suo trascorso sofferto e ricco di tribolazioni, Anne non ha perso la speranza, anzi forse proprio per questo, ha coltivato una grande immaginazione che la caratterizza più di qualsiasi altra cosa, e la rende la ragazzina particolare e speciale che, con il romanzo, impareremo a conoscere e amare.
L’immaginazione è per Anne l’antidoto alle brutture della vita, il modo attraverso il quale riesce a rendere più piacevole la realtà o a sfuggirle.

Il suo viaggio verso Tetti Verdi è emblematico ed esilarante.
Assistiamo al primo meraviglioso incontro tra la chiacchierona irrefrenabile Anne e il taciturno e timido Matthew Cuthbert. La differenza tra i due caratteri non potrebbe essere maggiore, eppure la sintonia tra i due animi è immediata.
Matthew si rende subito conto quanto, inaspettatamente, abbia bisogno della giovane vitalità di quella buffa ragazzina lentigginosa, quanta gioia e quanta allegria possa, un esserino così gracile ed esile, portare nella vita di due persone sole e stanche.

Marilla però non è dello stesso avviso.
Per lei accettare la ragazza è una vera e propria sfida, soprattutto con se stessa.
Prendere un ragazzo sarebbe stato diverso, come dare affitto ad un lavoratore, ma con quella ragazzina, dagli occhi grandi traboccanti di speranze e sogni, il lavoro da fare sarebbe differente. Si tratterebbe di crescerla come una figlia e la donna non sa se si sente pronta ad un simile ruolo.
Il suo iniziale rifiuto non è dato tanto dalla severità, non si tratta di cattiveria, ma dal timore di non essere all'altezza.
Il percorso di crescita che Anne e Marilla affronteranno insieme è senza dubbio il più emozionante e toccante da seguire.
Sicuramente quello tra di loro è uno degli incontri più belli che ho letto in questo 2020.
Anne (almeno in questo libro) non inserisce mai Marilla tra quelli che ama definire “suoi spiriti affini”. Le due sono fin troppo diverse... o almeno lo sono apparentemente.
Eppure, in un certo senso, Marilla le è affine, più di chiunque altro.
Anne, sotto la sua guida, impara con il tempo a mettere a freno la lingua, controllare gli impulsi, frenare gli eccessi emotivi in cui è solita eccedere.
Anne gioisce troppo per le cose più futili e soffre con altrettanta intensità anche per le più strambe fantasie.

“Cosa è mai successo adesso, Anne?» chiese.
 «È per Diana» singhiozzò voluttuosamente Anne. «Le voglio tanto bene, Marilla. Non posso neanche vivere senza di lei. Ma so benissimo che quando cresceremo Diana si sposerà e andrà via e mi lascerà. E oh, che farò io? Odio suo marito... lo odio proprio a morte. 
Stavo immaginando tutto... il matrimonio e tutto quanto... Diana vestita di indumenti bianchi come la neve, con il velo, e sembrava bella e regale come una regina; e io come damigella, anch'io con un bel vestito, con le maniche a sbuffo, ma con il cuore infranto celato dietro un viso sorridente. E poi dire a Diana a-addio-o.» Qui Anne scoppiò a piangere ininterrottamente con crescente amarezza.
Marilla si girò rapidamente dall'altra parte per nascondere il viso contratto; però fu inutile; cadde sulla sedia più vicina ed esplose in uno scoppio di risate talmente vigoroso e insolito che Matthew, che stava attraversando il cortile, si fermò esterrefatto. Quando mai aveva sentito Marilla ridere così prima d’ora? «Beh, Anne Shirley» disse Marilla non appena riuscì a parlare, «se proprio devi darti pena per qualcosa, per amor del cielo fallo per qualcosa più a portata di mano. Credo proprio che tu abbia troppa fantasia, poco ma sicuro.”

Marilla dal canto suo, con Anne impara, a poco a poco, a manifestare i suoi sentimenti, ad abbandonare la sua rigidità, la sua intransigenza e a far spazio a momenti di straordinaria tenerezza, che assumono un’importanza ancora più rilevante perché scaturiti proprio da lei... una personalità che ha sempre cercato di non esibire troppo le emozioni. Eppure la donna si stupisce all'improvviso nel rendersi conto di amare Anne più di ogni altra cosa e di non riuscire più ad immaginare la vita senza di lei.

“Marilla era fuori nel frutteto a raccogliere un paniere di mele estive quando vide il signor Barry arrivare dal ponte di tronchi e lungo il pendio, con la signora Barry al suo fianco e un’intera processione di ragazzine in scia dietro di lui. Tra le sue braccia portava Anne, la cui testa giaceva senza forza sulla sua spalla.
In quel momento Marilla ebbe come una rivelazione. Nell'improvvisa fitta di paura che le lacerò il cuore, comprese cosa Anne era arrivata a significare per lei. Avrebbe ammesso che Anne le piaceva... anzi, che si era molto affezionata ad Anne. Ma ora comprese, mentre correva selvaggiamente lungo il pendio, che Anne le era cara più di qualsiasi altra cosa al mondo.”

Ed è davvero difficile, infatti, per i due Cuthbert riuscire a immaginare di tornare alla monotonia della vita senza Anne, senza gli impensabili pasticci, gli assurdi imprevisti, e i buffi fraintendimenti, che la sbadataggine della testolina della ragazzina costantemente impegnata nelle sue fantasie, darà vita.
Siparietti davvero esilaranti che vi strapperanno più di un sorriso.

Come dicevo poc'anzi Anne è capace di provare emozioni impetuose e amplificate, sia nel bene che nel male.
Si affeziona immediatamente a quelli che considera i suoi “spiriti affini” e nel romanzo ne trova diversi, da Matthew a Diana Barry (colei che diventerà nel giro di due battute la sua amica del cuore, a cui giurare fedeltà eterna), alla signorina Stacy, alla moglie del reverendo, la signora Allan.
E allo stesso modo proverà antipatie estreme senza possibilità di appello, ne sa qualcosa il povero Gilbert Blythe, che pagherà caro, e per anni, l’errore di averla presa in giro per il colore dei suoi capelli.

E come il cuore di Anne è un’officina di emozioni galoppanti, lo è anche il romanzo per il lettore, un vero viaggio nei sentimenti in cui con lei, e attraverso lei e il suo interminabile chiacchiericcio, tramite i pensieri della apparentemente ruvida Marilla, grazie ai silenzi e agli occhi dolci e pregni di gratitudine del buon vecchio Matthew, ci scopriamo a crescere e mutare a nostra volta, a sognare di viaggiare verso Avonlea, attraversare il Bianco Sentiero della Delizia, percorrere il Sentiero degli Innamorati, guadare il Lago delle Acque Scintillanti e perderci nel luccichio meravigliosamente azzurro delle sue acque cristalline. Godere dei colori dorati dei boschi in autunno dell’Isola del Principe Edoardo, dei fiori sboccati in primavera, delle estati passate all'aperto ascoltando le storie partorire dalla fervida immaginazione nostra fantasiosa beniamina.

“La mattina di Natale sorse su un bellissimo mondo bianco. Era stato un dicembre molto mite e la gente si era attesa un Natale verde; però nella notte cadde soffice neve appena sufficiente a trasfigurare Avonlea. Anne sbirciò dalla finestra ghiacciata della mansarda con occhi deliziati. Gli abeti nel Bosco Infestato erano tutti delicati e meravigliosi; le betulle e i ciliegi selvatici avevano contorni perlacei; i campi arati erano cosparsi di piccole fosse innevate; e c’era un frizzante aroma nell’aria che era splendido. Anne corse al piano di sotto cantando finché la sua voce non risuonò per Tetti Verdi.”

Le descrizioni sono incantevoli, probabilmente il fiore all'occhiello di queste pagine, in ogni passo rivolto alla natura e al paesaggio si legge stupore, incanto e meraviglia, e non si può che desiderare di essere lì e vedere ciò che è mirabilmente descritto, con i propri occhi.

In definitiva “Anne di Tetti Verdi” è un romanzo in cui tuffarsi senza remore perché, nonostante i piccoli difetti, vi troverete ad amarlo senza freni, perché Anne, Matthew e Marilla vi entreranno nel cuore senza uscirvi più.

Considerazioni:
“Anne di Tetti Verdi”, è solo il primo di una serie di romanzi dedicati alla vita di Anne Shirley. 
Questo primo volume percorre cinque anni della sua vita (cinque primavere). Anne arriva ad Avonlea che ha solo undici anni e il libro termina che ne ha compiuti sedici e mezzo.
Una crescita troppo veloce per quanto mi riguarda, avrei voluto sapere molto di più dell’infanzia della ragazzina, soprattutto del suo primo anno di vita ad Avonlea, che avrebbe dovuto essere il più ricco di piccole grandi emozioni.
Mi ha deluso enormemente, ad esempio, che non ci sia stato mai raccontato a dovere il primo Natale o il primo compleanno di Anne a Tetti Verdi, insomma, immaginate che emozione dev'essere stata per un’ex orfanella vivere questi momenti a casa sua, in famiglia.
Un vero peccato che l’autrice non ce li abbia raccontati, e un vero peccato che abbiamo dovuto dire addio, già in questo primo volume a Matthew, un personaggio che avrebbe meritato di essere approfondito maggiormente, lavoro che, a mio parere, è stato svolto egregiamente nella serie Netflix che vi consiglio caldamente di guardare, se non l’avete fatto.
Tuttavia, sebbene nel romanzo gli sia riservato uno spazio davvero esiguo e marginale - probabilmente una scelta voluta per sottolineare la natura del suo carattere schivo - ciò è bastato per farmelo amare e farmi versare fiumi di lacrime nel momento in cui, abbandonando ogni timidezza, dichiara ad Anne di essere orgoglioso di lei... “della sua ragazza”.

“Avete lavorato troppo faticosamente oggi, Matthew» disse con tono di rimprovero. «Perché non ve la prendete con più calma?»
 «Beh ecco, non mi sembra» disse Matthew, mentre apriva il cancello del cortile per far passare le mucche. «È solo che sto diventando vecchio, Anne, e continuo a dimenticarmelo. Beh, beh, ho sempre lavorato abbastanza duramente e preferisco andarmene lavorando.»
«Se io fossi stata il ragazzo che avevate chiesto» disse Anne tristemente, «avrei potuto aiutarvi molto ora e risparmiavi in cento modi. Sento nel profondo del mio cuore che vorrei esserlo stata, solo per questo.»
«Beh ecco, preferisco avere te che una dozzina di ragazzi, Anne» disse Matthew dandole una pacca sulla mano. «Ricordatelo... più che una dozzina di ragazzi. Beh ecco, scommetto che non è stato un ragazzo che ha preso la borsa di studio Avery, o no? È stata una ragazza... la mia ragazza... la mia ragazza di cui sono orgoglioso.”

E se Matthew è timido e silenzioso, Anne è l’esatto opposto.
È esagerata, troppo estrema ed eccessiva nelle emozioni per sembrare reale.
Se la sua estrema gioia all'arrivo a Tetti Verdi è perfettamente comprensibile - così come lo è la sua delusione nello scoprire che la sua adozione non era stata desiderata, ma il solo frutto di un errore - molte delle reazioni successive sono improbabili e poco realistiche, anche se indubbiamente divertenti.

Perché sì, Anne conquista sicuramente con il suo carattere così atipico e effervescente, ma allo stesso tempo, e in più di un’occasione, non posso negare di averla trovata esagerata ed esasperante.
Da un’orfanella che raggiunge il sogno di una vita (quello di avere finalmente una famiglia e vivere in un posto incantevole, che non poteva immaginare neanche nei suoi sogni più rosei), è inaspettato e anche poco credibile, vederla poi disperarsi per sciocchezze futili come un gelato, o un vestito privo delle tanto desiderate maniche a sbuffo.
Non che una bambina non debba avere più desideri e sogni solo per il fatto di essere stata adottata, sia chiaro! Anne è pur sempre una bambina e come tale è ovvio che abbia desideri e dispiaceri, ma da una ragazzina che ha provato così tanta sofferenza e superato ben altre avversità, pare strano vederla soccombere in vera e propria disperazione alla minima futilità.
Altre volte, invece, mi sono stupita del suo insensato egoismo.
Come quando, pur sapendo di fare una cosa molto pericolosa, mette a rischio la propria vita, accettando una sfida della compagna di classe Josie Pye, non pensando minimamente alla sofferenza che avrebbe potuto causare a Matthew e Marilla nel caso le fosse successo qualcosa di grave.
Anche qui, è poco realistico pensare che una bambina che ha finalmente ottenuto ciò che ha sempre desiderato (una casa e una famiglia), metta tutto a rischio, compresa la sua vita, per la una stupida sfida lanciatale da una ragazzine per cui non prova la minima stima.
Non è assolutamente un comportamento da Anne!
O ancora mi ha deluso ogni qual volta ha dimostrato con i fatti o con le parole di essere più affezionata a chiunque altro piuttosto che a Marilla, eppure da una bambina così sensibile mi sarei aspettata più perspicacia nel cogliere le difficoltà di un carattere chiuso come quello della donna.
Ma non posso pretendere troppo, dopotutto Anne è solo una bambina, non possiamo aspettarci troppo da lei, e forse è così speciale anche per le sue incoerenze.

Ma il personaggio che più ha rubato il mio cuore è stato quello di Marilla.
Sebbene sia molto diversa da me (mi ritengo per certi versi una versione tanto, tanto, tanto, moderata di Anne) l’ho compresa pienamente.
Leggere di lei, del suo progressivo e costante cambiamento, vedere il suo cuore aprirsi e sciogliersi, cogliere l’amore in lei, nei piccoli gesti e nelle piccole cose, mi ha profondamente commossa.
Leggere tutte le volte che cambiava argomento, o prorompeva in un brusco rimprovero per evitare di commuoversi o manifestare i suoi sentimenti, mi ha intenerito e l’ho amata ad ogni riga di più.
La sua crescita e il suo sviluppo crescono di pari passo a quelli di Anne, le due percorrono lo stesso cammino, mano nella mano, una figlia che cresce e mette le proprie radici nel terreno e una madre che impara a fare la madre e al contempo a separarsi dal suo adorato frutto.
E per quanto doloroso sia l’abbandono, non lo fa mai pesare alla sua bambina perché la sua felicità vale più di ogni altra cosa.
Ci può essere qualcosa di più commovente?

Concludo la mia analisi terminando con due parole sull'edizione, curata da Enrico De Luca, in cui si percepisce tutto l’amore per la storia, i suoi protagonisti e per l’autrice che le ha dato vita.
Ho apprezzato tantissimo le varie note, che mi hanno permesso di cogliere modi di dire, aspetti e sfumature a cui forse non avrei prestato attenzione.

Ringrazio Enrico De Luca per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


martedì 12 novembre 2019

Recensione: “La stanza rossa e altre storie di fantasmi” di Lucy Maud Montgomery

Titolo: La stanza rossa e altre storie di fantasmi
Autore: Lucy Maud Montgomery
Illustrazioni: Michela Pollutri
Editore: Caravaggio Editore
Data di pubblicazione: ottobre 2019
Pagine:168
Prezzo: 11,90 € 

Trama:
Anche Lucy Maud Montgomery cedette al fascino delle ghost stories, non solo inserendone qualcuna nei suoi romanzi più celebri, ma anche pubblicando, in tutto l’arco della sua vita, diversi racconti del soprannaturale su varie riviste.
Nella presente raccolta, curata da Enrico De Luca, ne sono stati selezionati sei:
La Stanza Rossa
 L’amante di Miriam
 La storia di Davenport
 La ragazza al cancello
 La festa privata a Smoky Island
 Il fantasma dai Brixley
tutti legati dallo stile inconfondibile della creatrice di Anne Shirley (conosciuta in Italia come “Anna dai capelli rossi”) e per la prima volta tradotti integralmente e annotati.

Recensione:
I sei racconti presenti in questa raccolta sono molto variegati fra loro, ognuno offre uno sguardo diverso sul mondo del soprannaturale, un diverso approccio a delle esperienze paranormali.
Luoghi su cui agirebbero delle forze malvagie; anime affini che riescono a comunicare nonostante le distanze; presenze benevole che sono in grado di entrare in contatto con i propri cari, mettendoli in guardia in caso di pericolo; amori immortali; e leggendari luoghi infestati...
Argomenti diversi, dove in molti casi il punto di unione è l’amore... ma non sempre.
Se in storie come “L’amante di Miriam”, “La storia di Davenport”, “La ragazza al cancello” e persino in “Festa privata a Smoky Island”, il punto focale è l’amore e l’affetto che anime trapassate hanno provato per coloro che hanno lasciato indietro, nella storia che dà il titolo alla raccolta, ovvero “La Stanza Rossa”, l’amore e l’affetto c’entrano ben poco.
Protagoniste indiscusse di questo racconto sono due donne di età diversa, una ragazzina ingenua e sognante di nome Beatrice, e Alicia, una donna affascinante e misteriosa.
Beatrice viene invitata a passare le festività natalizie nella residenza di famiglia a casa della nonna, la signora Montressor.
Tra gli invitati, oltre alle zie, lo zio Hugh e la sua giovane sposa straniera Alicia, che Beatrice non ha ancora mai visto, ma di cui ha già sentito molto parlare - e non in modo lusinghiero - in conversazioni bisbigliate e sussurrate, non lontane abbastanza dalle sue orecchie.
Quando il momento del tanto atteso incontro finalmente arriva, la piccola Beatrice è del tutto rapita dalla bellezza della donna, quasi incantata.
Un fascino che l’attrae e allo stesso tempo respinge, che la conquista, ma che non le preclude di notare nella donna comportamenti strani e fasulli.
Gli sguardi di superiorità sprezzante, il disprezzo nei confronti del suo sposo, piccole fiamme di ferocia negli occhi.
La stanza rossa è il luogo dove la piccola Beatrice preferisce trascorrere le sue giornate a casa Montressor, una stanza calda e accogliente, che ora però è di proprietà della nuova padrona di casa.
È qui che le due, donna e bambina, trascorreranno insieme la maggior parte dei loro incontri, è qui che avverranno i loro più intensi confronti, fatti di giudizi non detti, pensieri taciuti, dubbi, e allusioni.
È qui che Beatrice rivelerà ad una turbata Alicia, un passato macabro legato alla stessa stanza, una stanza macchiata di sangue e dolore che forse, in qualche modo, fa sentire ancora la sua presenza...
Può il male infestare un luogo e influenzare chi vi vive?
Forse sì, o forse questa è solo una scusa, un pretesto utilizzato per giustificare le proprie azioni. Al lettore è lasciato il giudizio su questa storia particolare ed enigmatica.
Non lascia alcun dubbio invece il racconto intitolato “Il fantasma dai Brixley”, dove le presenze inquietanti che infesterebbero casa Brixley - una vecchia catapecchia abbandonata ormai da anni - sembrano essere solo frutto di superstizione.
L’argomento del racconto è invece autentico e attuale: il bullismo.
Lige Vondy, un ragazzotto sempliciotto e non particolarmente arguto, viene preso costantemente di mira dai bulli del paese.
Ma dove c’è il marcio, per fortuna, c’è anche il buono, e la la sete di giustizia di due ragazzi del villaggio li porterà ad escogitare un piano per mettere in ridicolo i prepotenti e liberare Lige dalle continue vessazioni.
La casa infestata diviene quindi oggetto di sfida, l’ingresso all'interno di essa la misura per dimostrare il proprio coraggio, o la propria codardia.
Sei storie con tematiche e toni diversi, dunque, che ruotano tutte attorno ad un unico interrogativo: credete nei fantasmi?
Un libro che si legge in fretta, una scrittura semplice e lineare.
Non aspettatevi storie macabre o spaventose, quelli che troverete in queste pagine sono racconti curiosi e appassionanti, che fanno ciò che ogni storia di fantasmi dovrebbe fare, lasciare il lettore con un senso di disagio, incertezza e dubbio. Nessuna sicurezza, ma tanta suggestione.
A impreziosire il libro le raffinate illustrazioni di Michela Pollutri, che fanno da apertura e da presentazione ad ogni storia, che non avremmo potuto leggere, se non grazie al lavoro di traduzione di Enrico De Luca, che ha curato l’intera edizione.

Considerazioni:
Tu credi nei fantasmi?
Questa è la semplice premessa con cui si apre ogni racconto di questa raccolta.
Ogni storia (eccetto l’ultima) si apre con questo interrogativo.
Interlocutori che si mettono a confronto sul tema, o protagonisti che riflettono su esperienze passate, vissute in prima persona.
Ne “La stanza rossa” una donna racconta al suo nipotino un avvenimento curioso e atipico del suo passato, qualcosa che l’ha turbata e che ancora le fa credere nell'esistenza di influenze malvagie.
Ne “L’amante di Miriam” due amiche, dopo aver letto una storia di fantasmi, si confrontano sul tema avendone opinioni diverse, una pensa che siano tutte assurdità, l’altra ha un pensiero diverso, dopo aver vissuto un’esperienza estremamente particolare che ci tiene a raccontarle.
In “La storia di Davenport” un gruppo di amici si intrattiene raccontandosi vicendevolmente storie, più o meno banali, di fantasmi. Racconti sentiti e risentiti, frutto di numerosi passaparola, che non soddisfano gli ascoltatori perché tutti partono dal sentito dire.
Nessuno dei narratori racconta una storia vissuta in prima persona, fino a quando non arriva il turno di Davenport, con il suo aneddoto, vissuto in prima persona, che lascia gli ascoltatori sbalorditi.
In “La festa privata a Smoky Island”, la protagonista ricorda a se stessa, un evento apparentemente soprannaturale accaduto durante il soggiorno a Smoky Island.
Anche qui lo stesso scenario: un gruppo di amici trova svago da una noiosa giornata piovosa raccontandosi storie di fantasmi, ma questa volta l’epilogo sarà ben diverso.
Infine, anche ne “La ragazza al cancello”, la protagonista riflette e ricorda un episodio insolito accaduto anni addietro, evento a cui non riesce a dare spiegazioni razionali, e forse neanche vorrebbe darle, perché forse, delle volte, è confortante credere che la vita non finisca con la morte, e che qualcuno ci aspetti e ci accolga per accompagnarci nell'ultimo viaggio.
Queste testimonianze non danno certezze, ma insinuano il dubbio, creano interrogativi, regalano piccoli brividi e suggestioni.
Un po’ come facevano le storie che, bisnonne e nonne, ci raccontavano quando eravamo bambini. Storie, anche quelle, frutto del passaparola, o vissute da loro in prima persona, alle quali non si sa mai se credere veramente, ma che in qualche modo inquietano, turbano e, soprattutto se si è bambini, regalano parecchie notti insonni.
Un libro che consiglio per una serata piovosa, non aspettatevi grandi brividi, sono semplicemente storie di fantasmi :)

Ringrazio Enrico De Luca per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 21 ottobre 2019

Sulle tracce di Anna dei Tetti Verdi...

Cari avventori,
lo scorso anno, in prossimità delle ferie estive, vi parlammo dei viaggi letterari, ossia gli itinerari che ripercorrono le ambientazioni di determinati romanzi.
Si parte dal libro, il vero perno della vacanza, e si procede con varie tappe che dovrebbero seguire grossomodo le orme dei nostri cari personaggi letterari.
Oggi, per approfondire questo discorso, voglio concentrarmi su una meta in particolare, l'Isola del Principe Edoardo, nel Golfo di San Lorenzo, in Canada, ovvero la patria della scrittrice Lucy Maud Montgomery, e della sua più famosa creatura, Anna dei Tetti Verdi (o dai capelli rossi, se preferite).
Quest'isoletta è collegata al Canada da un ponte, il Confederation Bridge, e ha conservato negli anni il suo aspetto, quasi che il tempo vi si fosse fermato. Questo è quello che dicono i migliaia di turisti che la visitano ogni anno.
La Green Gables House - non so se sapete che la casa dei fratelli Cuthbert esiste davvero, sebbene tra i proprietari non si annoverino i due anziani signori - è collocata a Cavendish, ed è stata per molto tempo la tenuta dei MacNeill, famiglia materna dell'autrice.
Per raggiungerla occorre imboccare la Blue Heron Drive (una delle tre strade dell’isola) che attraversa il meraviglioso Prince Edward Island National Park of Canada. 

Oltre alla Green Gables House, contrassegnata come area storica nazionale a partire dal 1985, numerosi musei e siti sono aperti ai visitatori per favorire la conoscenza di Anne e della sua autrice. 
Tra i vari intrattenimenti ogni estate è tenuto un musical che ne narra le vicende al Festival di Charlottetown.

Un fitto programma d'intrattenimento è offerto ai visitatori da luglio fino al Labour day. 
Tra i percorsi che è possibile visitare si annoverano le splendide passeggiate per i sentieri di Haunted Woods e Balsam Hollow o lungo il Lovers Lane, che i lettori di tutto il mondo hanno imparato ad amare nella saga dedicata alla nostra cara bambina dai capelli rossi.

Immaginate la meraviglia di essere nella cucina di Marilla, attraversare gli incantevoli viali, vedere gli stessi poetici paesaggi che hanno ispirato la scrittrice!
Fare un giro nella carrozza di Matthew attorno alla proprietà di Silver Bush, oltre il lago delle acque splendenti, raccogliere lamponi e mangiare gelato... del resto lo ha detto la stessa Anna una volta: "non c'è niente di più delizioso del gelato!" 

Vi alletta l'idea?
Per maggiori informazioni vi invitiamo a visitare il sito






martedì 4 giugno 2019

Estratto: "Cuore ribelle. The blue castle" di Lucy Maud Montgomery

Salve avventori!
oggi vi delizio con un passo di un libro che ho amato molto, e che non posso che consigliarvi. Mi riferisco a "Il castello blu" di Lucy Maud Montgomery, qui nella nuova edizione edita Cignonero.
Nella scena che vi propongo la protagonista, l'irriverente Valancy, è nel pieno della sua vita da donna sposata, un'esistenza piena di avventure e dolci momenti.
Come non invidiare le sue giornate al lago Mistawis?

Dopo aver finito di cenare, si sedevano sul portico e parlavano per ore, oppure tacevano in tutte le lingue del mondo. Barney fumava la pipa, mentre Valancy si lasciava andare pigramente e piacevolmente alla sua immaginazione, guardando le colline oltre Mistawis, dove le guglie appuntite degli abeti svettavano contro il tramonto. Presto, il chiaro di luna avrebbe iniziato a lambire Mistawis, i pipistrelli si sarebbero involati nelle loro danze misteriose davanti all'oro pallido dell'orizzonte, e la piccola cascata che scendeva dalla riva vicina, sarebbe apparsa come una meravigliosa donna vestita di bianco, che tendeva le sue braccia di spuma verso i sempreverdi resinosi e fragranti. E il gufo Leander avrebbe lanciato il suo verso dalla terraferma. Era meraviglioso starsene lì seduta in quel silenzio pieno di pace, accanto a Barney.  
C'erano altre isole disseminate nel lago, anche se nessuna era abbastanza vicina da disturbare la loro solitudine. 
In lontananza, verso ovest, le isole Fortunate sembravano dei minuscoli smeraldi alla luce del giorno, mentre la sera si trasformavano in ametiste. Erano troppo piccole per essere abitate, ma presto le luci delle isole più grandi sarebbero sbocciate su tutta la superficie del lago, i falò avrebbero bruciato sulle rive, accendendo l'acqua di bagliori rossastri, e sulla veranda della grande casa del milionario, posizionata sull'isola più grande, qualcuno avrebbe messo della musica. 
«Ti piacerebbe vivere in una casa come quella, Raggio di Luna?» le domandò Barney una volta, agitando le mano in direzione della villa. Aveva preso l'abitudine di chiamarla Raggio di Luna, e Valancy lo adorava. 
«No» rispose Valancy. «È troppo pretenziosa. Preferisco una casa imperfetta da amare e coccolare e da sentire mia. Proprio come questa. Non invidio Hamilton Gossard e la sua residenza estiva che di certo è la più bella in tutto il Canada. È bellissima, ma non è il mio Castello Blu.» 
Sulla riva opposta, ogni notte scorgevano il passaggio di un treno continentale che sfrecciava in una radura. A Valancy piaceva guardare le finestre illuminate che lampeggiavano tra gli alberi e immaginare le storie, le speranze e le vite dei passeggeri. 
Si divertiva anche a immaginare se stessa e Barney mentre partecipavano a qualcuna delle feste che venivano organizzate sulle altre isole, ma non aveva intenzione di trasformare quelle fantasie in realtà. Una volta avevano partecipato a un ballo in maschera, nel padiglione di uno degli hotel che si affacciavano sul lago. Era stata una bella serata, ma avevano preferito scivolare via nella loro canoa prima che giungesse il tempo di togliersi le maschere. 
«È stato bello, ma preferirei non tornarci più» disse Valancy, quella sera. 

mercoledì 17 aprile 2019

Recensione: "Cuore ribelle. The blue castle" di Lucy Maud Montgomery

Titolo: Cuore ribelle. The blue castle
Autore: Lucy Maud Montgomery
Editore: Cignonero
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2018
Pagine: 224
Prezzo: 9,99 €

Trama:
A ventinove anni, il destino di Valancy Stirling sembra già segnato: considerata ormai una zitella senza speranza, vessata dalla sua ingombrante e numerosa famiglia che non fa altro che rimarcare la differenza tra lei e la bella e ricca cugina Olive, Valancy è convinta che non troverà mai la felicità.
Tutto cambia quando, a seguito di un controllo medico, apprende una tragica notizia: le resta un solo anno da vivere, e non ha nessuna intenzione di sprecarlo cercando di compiacere i suoi famigliari che la disprezzano. Decide così di cambiare vita e abbandonare la casa di sua madre per trasferirsi da Cissy Gay, una vecchia compagna di scuola che abita in una casa sgangherata, e che per di più è gravemente malata.
È lì che Valancy conosce Barney Snaith, un uomo enigmatico e affascinante, su cui circolano molti pettegolezzi. Vive da solo su un’isola in mezzo al lago, e ha un passato misterioso. Snaith è quanto di più lontano dall'immagine degli Stirling, ed è proprio questo ad incuriosire la coraggiosa Valancy, che farebbe di tutto pur di liberarsi dalle grinfie della sua opprimente famiglia.

Recensione:
Lucy Maud Montgomery ci conquista al primo istante con le tribolazioni di Valancy Stirling, un'eroina d'altri tempi, imprigionata in una gabbia mortale, che non fa che stritolarla giorno dopo giorno.
Perché cos'altro è la famiglia borghese che l'ha cresciuta, se non un conglomerato di pregiudizi, aspettative, pettegolezzi, battute al vetriolo e commenti pungenti?
Valancy è per tutti la pecora nera, la quasi trentenne che non è riuscita ad accaparrarsi un buon marito, che non è mai abbastanza bella o spigliata od elegante. Qualsiasi cosa faccia, non sarà mai all'altezza delle aspettative.
La giovane donna è ormai rassegnata, ad una vita senza amore ed emozioni forti, alla solitudine che la accompagna quotidianamente, ai giudizi non richiesti dei suoi familiari.

Per tutta la vita, rifletté, aveva avuto paura di qualcosa. Da piccola era stata terrorizzata dall'orso nero che viveva nell'armadio sotto le scale - così le aveva raccontato la cugina Stickles - e che stava in agguato aspettando che lei passasse di lì per ghermirla e mangiarla.
Crescendo, le sue paure erano diventate reali. La spaventava la rabbia di sua madre, l'idea di offendere lo zio Benjamin o di incassare i commenti cattivi della zia Isabel. 
Aveva paura della disapprovazione dello zio James, temeva di non riuscire a mantenere l'apparenza di donna rispettabile, e di finire vecchia, povera e sola, costretta a mendicare.
Paura, paura, paura. Era una trappola, una ragnatela rischiosa da cui non si poteva fuggire. 
E per tutta la vita Valancy si era rifugiata nei sogni, in quel Castello Blu che tanto aveva immaginato. Ma adesso, alla soglia dei ventinove anni, anche quella fantasticheria le appariva ormai inaccessibile.

Fino a quando un dottore le diagnostica una grave cardiopatia che non le lascerebbe scampo. Un solo anno di vita, questo è il tempo che rimane a Valancy prima di dire addio per sempre al mondo.
La nostra protagonista ha due scelte: raccontare tutto agli Stirling e passare gli ultimi dodici mesi tra controlli medici e piagnistei vari, o non dire nulla a nessuno e dare una svolta per sempre alla sua esistenza, o perlomeno a quel poco che resta.
Ed è così che il suo percorso verso la morte si trasforma in una vera e propria rinascita.
Valancy, che ha sempre avuto paura di replicare alle assurde pretese, ai dinieghi e alle opinioni inopportune della madre, della cugina e degli invadenti zii, è ora un fiume in piena.
Ribatte ad ogni accusa, senza temere le conseguenze del suo coraggio. In fondo non ha nulla da perdere ormai, nessuno può diseredarla né ripudiarla, non se sarà già morta.
La Valancy che conosciamo da questo momento in poi è arguta e divertente, colpisce i suoi aguzzini con una parlantina sciolta e scaltra, li mette alla berlina, evidenziandone l'ipocrisia e la crudeltà. È una donna libera, che si mostra senza remore, che fa quello che ha sempre desiderato, infischiandosene della reputazione e delle dicerie.

«Da ragazzina non mi sarei mai sognata di parlare di cose del genere, Topolina» la rimproverò la zia Wellington. 
«Ma io non sono più una ragazzina, sono una donna ormai sfiorita. Non è questo che dici sempre di me? Siete solo dei pettegoli maligni e maliziosi. Non potete lasciare la povera Cecily Gay in pace? Tutti a Deerwood sanno che è malata e che non le resta molto da vivere. Qualunque cosa abbia fatto è già stata punita abbastanza. E per quanto riguarda Barney Snaith, l'unico crimine di cui è davvero colpevole è quello di essere un uomo schivo che bada solo ai fatti suoi e che se ne infischia dei vostri giudizi da quattro soldi. Cosa che, ovviamente, voi non tollerate, perché secondo voi nessuno può vivere serenamente senza la vostra approvazione.» 
«Valancy, il tuo povero padre si rivolterebbe nella tomba se potesse sentirti» chiosò Mrs. Stirling. 
«Chissà, magari starebbe più comodo» concluse Valancy seccamente.

E come primo cambiamento sceglie di lasciare il nido e spiccare il volo verso nuovi orizzonti. Va quindi a vivere dalla vecchia amica Cissy Gay e dal suo, poco rispettabile padre, Roaring Abel.
Lì la ragazza ritroverà tutta la sua vitalità, quella che non credeva nemmeno di avere. Passerà il tempo a rendersi utile, sia nelle mansioni domestiche che assistendo, fisicamente e moralmente, la compagna malata. E non solo.
Dopo una partenza molto intensa ma anche alquanto nostalgica e deprimente, da questo momento in poi il libro diventa un vero e proprio inno alla vita. Tutto è incentrato sulla libertà di essere se stessi, senza indugi o paure, e sulla voglia di scoprire il mondo e la bellezza della piccole cose.
La scrittura della Montgomery, ricca di suggestive e pregnanti descrizioni, coinvolge in pieno, regalando forti emozioni e sensazioni, ma anche tante ambientazioni da sogno.
Impossibile non riconoscersi nella protagonista, sia nella sua iniziale ritrosia e rassegnazione che nella fame di vita e avventura della seconda parte.
Impossibile non sognare con Miss Stirling all'arrivo al fantomatico castello blu, immerso nel verde e affacciato sulle limpide acque di un placido lago.
E per i più romantici, sappiate che in questo romanzo non manca niente, neppure una grande storia d'amore: e non una di quelle tutte colpi di fulmini e passioni travolgenti, che personalmente detesto, ma una fatta di condivisione, sostegno e momenti speciali da trascorrere assieme.
In generale "The Blue Castle" potrebbe rientrare, a mio parere, nella categoria dei libri "da leggere assolutamente", per più motivi.
Per la penna dell'autrice, splendida, ricca di sfumature ma non per questo artificiosa (le descrizioni del panorama e in special modo dei boschi sarebbero da incorniciare); per la sua adorabile e coraggiosa protagonista, in cui, è facilissimo identificarsi; per la vena ironica e dissacrante di tutto il testo; per la poesia contenuta in ogni pagina; per il bellissimo messaggio edificante che trasmette tutta la lettura.
Leggere questo libro, vi assicuro, avrà un effetto benefico su di voi, come una carezza gentile, una sferzata di acqua fresca sul viso, una giornata di sole dopo un lungo inverno, o una limonata dissetante nel bel mezzo della calura estiva.

Considerazioni:
Se non hai letto il libro, e hai intenzione di farlo, fermati qui!
Quando ho letto per la prima volta la trama di questo romanzo, ho subito pensato fosse quello giusto per me. Ho immediatamente avvertito una sintonia con la protagonista, sintonia che, una volta intrapresa la lettura, non ha fatto che intensificarsi.
Mi sono molto immedesimata con Valancy (pur non avendo, fortunatamente, una famiglia terribile come la sua), nella sua voglia di rivalsa e nella necessità di dare una svolta alla propria vita. La scena in cui scopre di essere ad un passo dalla morte è molto intensa, si riesce a percepire tutta l'incredulità della giovane donna nell'apprendere che di lì a poco non sarebbe stata nulla di più di un mucchietto di cenere. Mi ha emozionato molto, ne ho sentito il peso ed il conseguente rammarico.

Valancy restò a lungo seduta accanto alla finestra. 
Fuori, il mondo annegava nella luce primaverile, il cielo era terso e azzurro e il vento accarezzava le gemme tenere e verdi sugli alberi, portando con sé un profumo fresco. Sulla banchina della stazione un gruppo di ragazze aspettava di partire. Sentì le loro risate allegre mentre chiacchieravano e scherzavano. Il treno in arrivo fischiò, coprendo ogni suono. Valancy non vide né sentì niente di tutto questo. Niente importava più. Niente aveva più senso, se non il fatto che le restava un unico anno da vivere. 
Quando anche sedere accanto alla finestra diventò insostenibile, Valancy si sdraiò sul letto. Fissò il soffitto screpolato senza vederlo davvero. Non provava nulla tranne una sconfinata e sorpresa incredulità, unita alla sicurezza che il dottor Trent sapeva il fatto suo, e che lei, Valancy Stirling, era condannata a morire a neanche trent'anni, senza aver mai vissuto davvero.

Ciò che succede dopo, per quanto non proprio realistico (la fase traumatica è durata troppo poco per poter risultare credibile), non ha potuto che entusiasmarmi.
La piccola di casa, soprannominata da tutti Topolina, si prende il suo riscatto, diventando così irriverente da sembrare, agli occhi dei suoi familiari, completamente matta. Leggere di una Valancy libera e spensierata, e la conseguente umiliazione degli Stirling mi ha divertito un sacco. Non facevo che attendere la prossima mossa che avrebbe lasciato tutti senza parole.
Con il trasferimento a casa di Abel Gay, la storia diventa di nuovo più emotiva, anche a causa del tragico destino della povera Cissy. L'amicizia tra le due ragazze mi ha commosso, a tal punto che avrei voluto che la scrittrice avesse previsto un finale gioioso per entrambe. Ho amato la dolcezza di Cissy, e pure il lato tenero, gentile e bizzarro di Abel. Una parte di me, avrebbe voluto che quella rassicurante quotidianità continuasse per sempre.
Ciò non toglie che, quando Miss Stirling è diventata Mrs Snaith la cosa non mi è dispiaciuta affatto. Prima di tutto per la nuova abitazione, ribattezzata, in onore delle vecchie fantasie di Valancy, "il castello blu".
Che posto incantevole! Quanto avrei voluto vivere anch'io lì, e poter passeggiare liberamente tra i boschi, sguazzare nel lago tutto il dì, passare la serata in veranda sotto le stelle o accoccolata accanto al camino.

Con i soldi dell'eredità, aveva comprato anche un costume da bagno verde chiaro, un indumento che avrebbe provocato la morte di tutta la sua famiglia se solo l'avessero vista. Barney le aveva insegnato a nuotare, e spesso Valancy indossava il costume da bagno la mattina e non lo toglieva fin quando non si faceva ora di andare a dormire, intervallando le sue occupazioni quotidiane con un tuffo e un riposino su una roccia scaldata dal sole. 
Aveva dimenticato tutte le cose umilianti che erano accadute, le ingiustizie e le delusioni. Era come se fossero capitate a qualcun altro, e non certo a lei. Valancy Snaith era sempre stata felice. 
«Quando arriverà la mia ora, saprò di aver vissuto davvero e di aver avuto la felicità che mi spettava» pensava con coraggio.

E poi devo ammettere che anche avere il misterioso Barney come marito non mi sarebbe dispiaciuto, anzi. Vi confesso che la convivenza tra i due è quanto di più vicino alla mia vita di coppia ideale, fatta di scampagnate nella natura, corse in auto, piccole avventure condivise, tante risa e conversazioni, gesti d'affetto ma anche rassicuranti serate da trascorrere in silenzio, in compagnia di un bel libro.
Se escludiamo la stanza segreta di Snaith e il riserbo sul suo passato, che mai e poi mai avrei accettato, per il resto decreto il loro matrimonio perfetto, assolutamente da replicare... nella mia vita XD
In realtà tutto in questo libro è talmente bello, inebriante e appassionante che non avrei voluto terminarlo mai *-*
Molto grazie anche alla penna della scrittrice (che ricorda molto quella della Burnett in "La figlia di Lowrie", altro libro che consiglio), così coinvolgente da tenere letteralmente incollati alle pagine.
Alla fine la narrazione prende un po' la piega "tutti felici e contenti" che, personalmente non mi aspettavo e che non mi ha convinto pienamente - mi riferisco nello specifico alla vera identità di Barney -, però il romanzo nel suo insieme ha un livello così elevato che un piccolo particolare non potrebbe mai scalfirlo.
Non voglio dilungarmi oltre, perché niente di quello che potrei dirvi, potrebbe fare la differenza se non l'appello "leggetelo, leggetelo, leggetelo!"

Ringrazio la casa editrice Cignonero per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

giovedì 2 agosto 2018

GIVEAWAY d'estate: vinci una copia cartacea di "Anna dai capelli rossi" di Lucy Maud Montgomery!!!

Salve avventori!
Siamo arrivati ad agosto! Le agognate vacanze!
E quale miglior modo per godersele se non con un bel libro?
Ebbene noi del Café Littéraire abbiamo pensato ad un fantastico regalo per voi, ovvero la possibilità di vincere una copia cartacea del primo romanzo di "Anna dai capelli rossi", di Lucy Maud Montgomery, nella nuova affascinante edizione realizzata dalla Gallucci.
A tal proposito ci teniamo molto a ringraziare la casa editrice che ha accolto con grande slancio la nostra iniziativa, scegliendo di mettere in palio il libro in questione.



Ma ora veniamo al dunque, un fortunato vincitore si aggiudicherà:

Una copia cartacea di "Anna dai capelli rossi" di Lucy Maud Montgomery 


Il giveaway è aperto a tutti i residenti in Italia.

Per partecipare basta seguire poche semplici REGOLE:

Anche questa volta siete chiamati a utilizzare i social, in particolare Facebook e Instagram. Potete scegliere se partecipare con uno o con entrambi, a voi la scelta!

OBBLIGATORIO PER TUTTI
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"Quale libro vi riporta alla mente la vostra infanzia?"

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Potete scegliere se partecipare con uno, o entrambi i canali proposti. 
Naturalmente più ne userete, più aumenteranno le vostre possibilità di vittoria.
In ogni caso è obbligatorio partecipare con almeno uno dei due canali!

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P.S: non sono ammessi account giveaway!

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P.S: anche qui non sono ammessi account giveaway!

ATTENZIONE: Le entrate andranno sempre registrate anche su Rafflecopter, perché sarà il programma ad estrarre il vincitore.

a Rafflecopter giveaway 


Avete tempo fino alla mezzanotte del 2 settembre per partecipare.
Il vincitore verrà contattato via mail e poi annunciato sulle nostre pagine social!
Se non riceveremo risposta entro tre giorni, procederemo ad una seconda estrazione.
Cosa aspettate? Partecipate numerosi ^___*
e in bocca al lupo a tutti ^__^

AGGIORNAMENTO:
Ci è stato segnalato (e ce ne siamo accertate noi stesse), che il form di rafflecopter non sta più registrando le entrate dei partecipanti.
Nonostante le partecipazioni aumentino, lui è fermo a quota 50 >-<
Non ne conosciamo il motivo e non sappiamo come risolvere il problema, dunque l’estrazione del vincitore avverrà in modo diverso.
Assegneremo un numero a coloro che hanno eseguito tutti i passaggi correttamente.
Troverete qui SUL BLOG il numero che vi assegneremo, sotto alle vostre risposte.
Il vincitore verrà estratto con random.org

La modalità di estrazione cambia, ma le regole per partecipare restano le stesse!
Quindi, per favore, se vi piace tanto leggere da volervi aggiudicare un libro, fate uno sforzo, leggete attentamente questo post e rispettate tutti i passaggi!
Grazie a tutti, e possa la fortuna essere sempre a vostro favore  🍀

ESTRAZIONE:
A causa dei problemi tecnici riscontrati con Rafflecopter, di cui vi avevamo già parlato qui sopra, abbiamo effettuato l'estrazione con il programma Random.org.
Il fortunato vincitore è risultato essere il numero...


Complimenti Antonella per la tua vittoria e buona lettura!
Per tutti gli altri non demordete, presto ci saranno nuove occasioni ^-^