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martedì 15 settembre 2020

Recensione: “Anne di Tetti Verdi” di Lucy Maud Montgomery

Titolo: Anne di Tetti Verdi
Autore: Lucy Maud Montgomery
Editore: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 10 marzo 2018
Pagine: 340
Prezzo: 14,90 € (cartaceo) 3,99 € (ebook)

Trama:
Anne di Tetti Verdi (Anne of Green Gables), la cui protagonista è stata definita da Mark Twain «la più cara e adorabile ragazzina nella letteratura dall'immortale Alice», non solo riscosse un successo planetario poco dopo la sua pubblicazione nel 1908, ma continua ancora oggi ad appassionare schiere di lettori e a ispirare trasposizioni televisive e cinematografiche (da questo romanzo sono tratti l’anime Anna dai capelli rossi e la serie tv Chiamatemi Anna). La presente edizione del romanzo, curata da Enrico De Luca, propone una traduzione integrale e annotata dell’inaugurale romanzo della saga di Anne – composta da altri otto titoli che coprono quasi l’intera vita della protagonista – che tributò un’immediata quanto duratura fama alla sua creatrice, la canadese Lucy Maud Montgomery.

Recensione:
È un luminoso giorno di primavera quello in cui Anne Shirley entra nelle vite ingrigite e appassite dei fratelli Cuthbert, portando con sé la primavera stessa.
Ma Matthew e Marilla non desideravano una bambina, avevano deciso di adottare un ragazzino che aiutasse, l’ormai stanco Matthew, con i lavori alla fattoria e con il raccolto.
Ed ecco che, di punto in bianco, si ritrovano tra capo e collo a dover gestire una situazione incresciosa e una bambina chiacchierona dai capelli rossi, con una grande parlantina e il cuore colmo di sogni e speranze.

Anne ha undici anni ed è rimasta orfana di entrambi i genitori quando ancora era piccolina. Non sa molto di loro, se non i loro nomi e il fatto che si amassero molto e amassero molto lei. Ma l’amore spesso può poco contro le avversità della vita.
Anne si ritrova così sballottolata tra famiglie che la prendono con sé solo per occuparsi di casa e bambini, e l’orfanotrofio troppo freddo e spoglio per una bambina sensibile e sognatrice come lei.
Ed è in orfanotrofio che si trova quando finalmente arriva la lettera che cambierà la sua vita. La lettera che la fa sentire, per la prima volta nella sua breve esistenza, voluta e desiderata.

“Oh, sembra così meraviglioso il fatto che stia venendo a vivere con voi e che sarò una della vostra famiglia. Non sono mai appartenuta a nessuno… non veramente.”

Nonostante il suo trascorso sofferto e ricco di tribolazioni, Anne non ha perso la speranza, anzi forse proprio per questo, ha coltivato una grande immaginazione che la caratterizza più di qualsiasi altra cosa, e la rende la ragazzina particolare e speciale che, con il romanzo, impareremo a conoscere e amare.
L’immaginazione è per Anne l’antidoto alle brutture della vita, il modo attraverso il quale riesce a rendere più piacevole la realtà o a sfuggirle.

Il suo viaggio verso Tetti Verdi è emblematico ed esilarante.
Assistiamo al primo meraviglioso incontro tra la chiacchierona irrefrenabile Anne e il taciturno e timido Matthew Cuthbert. La differenza tra i due caratteri non potrebbe essere maggiore, eppure la sintonia tra i due animi è immediata.
Matthew si rende subito conto quanto, inaspettatamente, abbia bisogno della giovane vitalità di quella buffa ragazzina lentigginosa, quanta gioia e quanta allegria possa, un esserino così gracile ed esile, portare nella vita di due persone sole e stanche.

Marilla però non è dello stesso avviso.
Per lei accettare la ragazza è una vera e propria sfida, soprattutto con se stessa.
Prendere un ragazzo sarebbe stato diverso, come dare affitto ad un lavoratore, ma con quella ragazzina, dagli occhi grandi traboccanti di speranze e sogni, il lavoro da fare sarebbe differente. Si tratterebbe di crescerla come una figlia e la donna non sa se si sente pronta ad un simile ruolo.
Il suo iniziale rifiuto non è dato tanto dalla severità, non si tratta di cattiveria, ma dal timore di non essere all'altezza.
Il percorso di crescita che Anne e Marilla affronteranno insieme è senza dubbio il più emozionante e toccante da seguire.
Sicuramente quello tra di loro è uno degli incontri più belli che ho letto in questo 2020.
Anne (almeno in questo libro) non inserisce mai Marilla tra quelli che ama definire “suoi spiriti affini”. Le due sono fin troppo diverse... o almeno lo sono apparentemente.
Eppure, in un certo senso, Marilla le è affine, più di chiunque altro.
Anne, sotto la sua guida, impara con il tempo a mettere a freno la lingua, controllare gli impulsi, frenare gli eccessi emotivi in cui è solita eccedere.
Anne gioisce troppo per le cose più futili e soffre con altrettanta intensità anche per le più strambe fantasie.

“Cosa è mai successo adesso, Anne?» chiese.
 «È per Diana» singhiozzò voluttuosamente Anne. «Le voglio tanto bene, Marilla. Non posso neanche vivere senza di lei. Ma so benissimo che quando cresceremo Diana si sposerà e andrà via e mi lascerà. E oh, che farò io? Odio suo marito... lo odio proprio a morte. 
Stavo immaginando tutto... il matrimonio e tutto quanto... Diana vestita di indumenti bianchi come la neve, con il velo, e sembrava bella e regale come una regina; e io come damigella, anch'io con un bel vestito, con le maniche a sbuffo, ma con il cuore infranto celato dietro un viso sorridente. E poi dire a Diana a-addio-o.» Qui Anne scoppiò a piangere ininterrottamente con crescente amarezza.
Marilla si girò rapidamente dall'altra parte per nascondere il viso contratto; però fu inutile; cadde sulla sedia più vicina ed esplose in uno scoppio di risate talmente vigoroso e insolito che Matthew, che stava attraversando il cortile, si fermò esterrefatto. Quando mai aveva sentito Marilla ridere così prima d’ora? «Beh, Anne Shirley» disse Marilla non appena riuscì a parlare, «se proprio devi darti pena per qualcosa, per amor del cielo fallo per qualcosa più a portata di mano. Credo proprio che tu abbia troppa fantasia, poco ma sicuro.”

Marilla dal canto suo, con Anne impara, a poco a poco, a manifestare i suoi sentimenti, ad abbandonare la sua rigidità, la sua intransigenza e a far spazio a momenti di straordinaria tenerezza, che assumono un’importanza ancora più rilevante perché scaturiti proprio da lei... una personalità che ha sempre cercato di non esibire troppo le emozioni. Eppure la donna si stupisce all'improvviso nel rendersi conto di amare Anne più di ogni altra cosa e di non riuscire più ad immaginare la vita senza di lei.

“Marilla era fuori nel frutteto a raccogliere un paniere di mele estive quando vide il signor Barry arrivare dal ponte di tronchi e lungo il pendio, con la signora Barry al suo fianco e un’intera processione di ragazzine in scia dietro di lui. Tra le sue braccia portava Anne, la cui testa giaceva senza forza sulla sua spalla.
In quel momento Marilla ebbe come una rivelazione. Nell'improvvisa fitta di paura che le lacerò il cuore, comprese cosa Anne era arrivata a significare per lei. Avrebbe ammesso che Anne le piaceva... anzi, che si era molto affezionata ad Anne. Ma ora comprese, mentre correva selvaggiamente lungo il pendio, che Anne le era cara più di qualsiasi altra cosa al mondo.”

Ed è davvero difficile, infatti, per i due Cuthbert riuscire a immaginare di tornare alla monotonia della vita senza Anne, senza gli impensabili pasticci, gli assurdi imprevisti, e i buffi fraintendimenti, che la sbadataggine della testolina della ragazzina costantemente impegnata nelle sue fantasie, darà vita.
Siparietti davvero esilaranti che vi strapperanno più di un sorriso.

Come dicevo poc'anzi Anne è capace di provare emozioni impetuose e amplificate, sia nel bene che nel male.
Si affeziona immediatamente a quelli che considera i suoi “spiriti affini” e nel romanzo ne trova diversi, da Matthew a Diana Barry (colei che diventerà nel giro di due battute la sua amica del cuore, a cui giurare fedeltà eterna), alla signorina Stacy, alla moglie del reverendo, la signora Allan.
E allo stesso modo proverà antipatie estreme senza possibilità di appello, ne sa qualcosa il povero Gilbert Blythe, che pagherà caro, e per anni, l’errore di averla presa in giro per il colore dei suoi capelli.

E come il cuore di Anne è un’officina di emozioni galoppanti, lo è anche il romanzo per il lettore, un vero viaggio nei sentimenti in cui con lei, e attraverso lei e il suo interminabile chiacchiericcio, tramite i pensieri della apparentemente ruvida Marilla, grazie ai silenzi e agli occhi dolci e pregni di gratitudine del buon vecchio Matthew, ci scopriamo a crescere e mutare a nostra volta, a sognare di viaggiare verso Avonlea, attraversare il Bianco Sentiero della Delizia, percorrere il Sentiero degli Innamorati, guadare il Lago delle Acque Scintillanti e perderci nel luccichio meravigliosamente azzurro delle sue acque cristalline. Godere dei colori dorati dei boschi in autunno dell’Isola del Principe Edoardo, dei fiori sboccati in primavera, delle estati passate all'aperto ascoltando le storie partorire dalla fervida immaginazione nostra fantasiosa beniamina.

“La mattina di Natale sorse su un bellissimo mondo bianco. Era stato un dicembre molto mite e la gente si era attesa un Natale verde; però nella notte cadde soffice neve appena sufficiente a trasfigurare Avonlea. Anne sbirciò dalla finestra ghiacciata della mansarda con occhi deliziati. Gli abeti nel Bosco Infestato erano tutti delicati e meravigliosi; le betulle e i ciliegi selvatici avevano contorni perlacei; i campi arati erano cosparsi di piccole fosse innevate; e c’era un frizzante aroma nell’aria che era splendido. Anne corse al piano di sotto cantando finché la sua voce non risuonò per Tetti Verdi.”

Le descrizioni sono incantevoli, probabilmente il fiore all'occhiello di queste pagine, in ogni passo rivolto alla natura e al paesaggio si legge stupore, incanto e meraviglia, e non si può che desiderare di essere lì e vedere ciò che è mirabilmente descritto, con i propri occhi.

In definitiva “Anne di Tetti Verdi” è un romanzo in cui tuffarsi senza remore perché, nonostante i piccoli difetti, vi troverete ad amarlo senza freni, perché Anne, Matthew e Marilla vi entreranno nel cuore senza uscirvi più.

Considerazioni:
“Anne di Tetti Verdi”, è solo il primo di una serie di romanzi dedicati alla vita di Anne Shirley. 
Questo primo volume percorre cinque anni della sua vita (cinque primavere). Anne arriva ad Avonlea che ha solo undici anni e il libro termina che ne ha compiuti sedici e mezzo.
Una crescita troppo veloce per quanto mi riguarda, avrei voluto sapere molto di più dell’infanzia della ragazzina, soprattutto del suo primo anno di vita ad Avonlea, che avrebbe dovuto essere il più ricco di piccole grandi emozioni.
Mi ha deluso enormemente, ad esempio, che non ci sia stato mai raccontato a dovere il primo Natale o il primo compleanno di Anne a Tetti Verdi, insomma, immaginate che emozione dev'essere stata per un’ex orfanella vivere questi momenti a casa sua, in famiglia.
Un vero peccato che l’autrice non ce li abbia raccontati, e un vero peccato che abbiamo dovuto dire addio, già in questo primo volume a Matthew, un personaggio che avrebbe meritato di essere approfondito maggiormente, lavoro che, a mio parere, è stato svolto egregiamente nella serie Netflix che vi consiglio caldamente di guardare, se non l’avete fatto.
Tuttavia, sebbene nel romanzo gli sia riservato uno spazio davvero esiguo e marginale - probabilmente una scelta voluta per sottolineare la natura del suo carattere schivo - ciò è bastato per farmelo amare e farmi versare fiumi di lacrime nel momento in cui, abbandonando ogni timidezza, dichiara ad Anne di essere orgoglioso di lei... “della sua ragazza”.

“Avete lavorato troppo faticosamente oggi, Matthew» disse con tono di rimprovero. «Perché non ve la prendete con più calma?»
 «Beh ecco, non mi sembra» disse Matthew, mentre apriva il cancello del cortile per far passare le mucche. «È solo che sto diventando vecchio, Anne, e continuo a dimenticarmelo. Beh, beh, ho sempre lavorato abbastanza duramente e preferisco andarmene lavorando.»
«Se io fossi stata il ragazzo che avevate chiesto» disse Anne tristemente, «avrei potuto aiutarvi molto ora e risparmiavi in cento modi. Sento nel profondo del mio cuore che vorrei esserlo stata, solo per questo.»
«Beh ecco, preferisco avere te che una dozzina di ragazzi, Anne» disse Matthew dandole una pacca sulla mano. «Ricordatelo... più che una dozzina di ragazzi. Beh ecco, scommetto che non è stato un ragazzo che ha preso la borsa di studio Avery, o no? È stata una ragazza... la mia ragazza... la mia ragazza di cui sono orgoglioso.”

E se Matthew è timido e silenzioso, Anne è l’esatto opposto.
È esagerata, troppo estrema ed eccessiva nelle emozioni per sembrare reale.
Se la sua estrema gioia all'arrivo a Tetti Verdi è perfettamente comprensibile - così come lo è la sua delusione nello scoprire che la sua adozione non era stata desiderata, ma il solo frutto di un errore - molte delle reazioni successive sono improbabili e poco realistiche, anche se indubbiamente divertenti.

Perché sì, Anne conquista sicuramente con il suo carattere così atipico e effervescente, ma allo stesso tempo, e in più di un’occasione, non posso negare di averla trovata esagerata ed esasperante.
Da un’orfanella che raggiunge il sogno di una vita (quello di avere finalmente una famiglia e vivere in un posto incantevole, che non poteva immaginare neanche nei suoi sogni più rosei), è inaspettato e anche poco credibile, vederla poi disperarsi per sciocchezze futili come un gelato, o un vestito privo delle tanto desiderate maniche a sbuffo.
Non che una bambina non debba avere più desideri e sogni solo per il fatto di essere stata adottata, sia chiaro! Anne è pur sempre una bambina e come tale è ovvio che abbia desideri e dispiaceri, ma da una ragazzina che ha provato così tanta sofferenza e superato ben altre avversità, pare strano vederla soccombere in vera e propria disperazione alla minima futilità.
Altre volte, invece, mi sono stupita del suo insensato egoismo.
Come quando, pur sapendo di fare una cosa molto pericolosa, mette a rischio la propria vita, accettando una sfida della compagna di classe Josie Pye, non pensando minimamente alla sofferenza che avrebbe potuto causare a Matthew e Marilla nel caso le fosse successo qualcosa di grave.
Anche qui, è poco realistico pensare che una bambina che ha finalmente ottenuto ciò che ha sempre desiderato (una casa e una famiglia), metta tutto a rischio, compresa la sua vita, per la una stupida sfida lanciatale da una ragazzine per cui non prova la minima stima.
Non è assolutamente un comportamento da Anne!
O ancora mi ha deluso ogni qual volta ha dimostrato con i fatti o con le parole di essere più affezionata a chiunque altro piuttosto che a Marilla, eppure da una bambina così sensibile mi sarei aspettata più perspicacia nel cogliere le difficoltà di un carattere chiuso come quello della donna.
Ma non posso pretendere troppo, dopotutto Anne è solo una bambina, non possiamo aspettarci troppo da lei, e forse è così speciale anche per le sue incoerenze.

Ma il personaggio che più ha rubato il mio cuore è stato quello di Marilla.
Sebbene sia molto diversa da me (mi ritengo per certi versi una versione tanto, tanto, tanto, moderata di Anne) l’ho compresa pienamente.
Leggere di lei, del suo progressivo e costante cambiamento, vedere il suo cuore aprirsi e sciogliersi, cogliere l’amore in lei, nei piccoli gesti e nelle piccole cose, mi ha profondamente commossa.
Leggere tutte le volte che cambiava argomento, o prorompeva in un brusco rimprovero per evitare di commuoversi o manifestare i suoi sentimenti, mi ha intenerito e l’ho amata ad ogni riga di più.
La sua crescita e il suo sviluppo crescono di pari passo a quelli di Anne, le due percorrono lo stesso cammino, mano nella mano, una figlia che cresce e mette le proprie radici nel terreno e una madre che impara a fare la madre e al contempo a separarsi dal suo adorato frutto.
E per quanto doloroso sia l’abbandono, non lo fa mai pesare alla sua bambina perché la sua felicità vale più di ogni altra cosa.
Ci può essere qualcosa di più commovente?

Concludo la mia analisi terminando con due parole sull'edizione, curata da Enrico De Luca, in cui si percepisce tutto l’amore per la storia, i suoi protagonisti e per l’autrice che le ha dato vita.
Ho apprezzato tantissimo le varie note, che mi hanno permesso di cogliere modi di dire, aspetti e sfumature a cui forse non avrei prestato attenzione.

Ringrazio Enrico De Luca per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


mercoledì 13 marzo 2019

Recensione: "La casa delle bambole" di Katherine Mansfield

Titolo: La casa delle bambole
Titolo originale: The Doll’s House
Autore: Katherine Mansfield
Editore: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 19 febbraio 2019
Pagine: 35
Prezzo: 6,79 € (cartaceo) 0,00 € (ebook)  

Trama:
Le sorelle Burnell, ricevono in dono dalla "dolce vecchia signora Hay" una graziosissima casa delle bambole. Le tre bambine sono ovviamente ansiose di mostrare la casa a tutte le compagne di classe, con un unico divieto imposto dai genitori: le bambine potranno invitare tutte le loro compagne, fatta eccezione per le sorelle Kelvey, le figlie della povera lavandaia del paese.
A nessuno è concesso rivolgere loro nemmeno la parola!

Recensione:
Katherine Mansfield, in poche pagine, servendosi dell'espediente della casa delle bambole, fornisce un quadro essenziale, ma ben definito, della società inglese del tempo, dei pregiudizi, delle discriminazioni e della meschinità dell'animo umano, insita soprattutto in coloro che - per origine e per maggiori disponibilità economiche - ostentano l'innata presunzione del sentirsi superiori.
La casa delle bambole non è che un pretesto, un gioco pregiato, non alla portata di tutti, ma comunque qualcosa che resta essere un mero passatempo (seppur di lusso) per bambini. Non un oggetto indispensabile, quindi, ma estremamente superfluo, a cui gli adulti non prestano neanche poi tanta attenzione, anzi, viene visto da loro quasi come un impiccio. La casa è troppo pesante per essere portata in casa, odora ancora troppo di vernice per stare in una stanza chiusa, perciò è lasciata in cortile.
Un oggetto costoso, l'oggetto che sarà invidiato da tutte le compagne di scuola delle sorelle Burnell, viene invece trattato con grande sufficienza dalla famiglia, lasciato addirittura in giardino.
A sottolineare la diversa importanza che il denaro consente di dare alle cose.
Con pungente ironia, la Mansfield sceglie un giocattolo come cardine della sua storia, per sottolineare come i pregiudizi nelle famiglie siano così radicati e forti, da influenzare anche il comportamento dei bambini.
Isabel e Lottie Burnell, le due sorelle maggiori, hanno in tutto e per tutto assorbito i comportamenti altezzosi e discriminatori degli adulti. Esse guardano alle sorelle Kelvey (le figlie della povera lavandaia) con disprezzo e disgusto. Si divertono a denigrarle con le altre compagne, sbeffeggiandole e umiliandole, con una cattiveria che non sembrano più solamente emulare, ma appartenere proprio a loro.
Le bistrattate sorelline Kelvey, descritte dall'autrice come strane, goffe e timide, sono in realtà l'unica luce di questa storia, assieme alla piccola Kezia, la minore delle Burnell. Kezia non è stata ancora contaminata dagli adulti, lei agisce con l'animo semplice e innocente dei bambini, infatti, ignorando gli ammonimenti fatti in precedenza, con grande ingenuità e speranza, prova a chiedere alla mamma se può invitare le due bambine escluse a vedere la famosa casa delle bambole. E pur avendo ricevuto un sonoro diniego, le invita. Ma quanto resisterà la sua viva luce? Quanto ci impiegherà anch'essa a spegnersi piegandosi al volere comune?
La casa delle bambole così apparentemente perfetta in ogni dettaglio, con quella sua vernice lucida dai colori brillanti, nasconde in realtà particolari rifiniti in maniera grossolana e, all'interno, in quell'arredo perfetto, quasi del tutto simile ad una casa reale, ecco una famiglia di fantocci. Bambole eccessivamente sproporzionate per quegli spazi minuti e angusti.
La perfetta metafora per la società che, in poche e brevi pagine, Katherine Mansfield dipinge. Famiglie apparentemente perfette, che vivono in case apparentemente perfette, ma che, ad un'occhiata un po' più approfondita mostrano tutti i difetti, e le meschinità di cui sono artefici e complici.
Sotto le mentite spoglie di un racconto leggero, con grande semplicità e ironia, ma anche in modo duro, diretto, qualche volta anche brutale, la Mansfield presenta al lettore la fotografia della società. Una seria critica che non risparmia colpi a nessuno.
Una lettura veloce, che raggiunge il suo intento.

Curiosità:
La Casa delle Bambole (The Doll’s House), come ci indica Enrico de Luca che ne ha ha curato l'edizione, è la novella che apre la raccolta "The Dove's Nest and Other Stories", apparsa per la prima volta su "The Nation" nel 1922. Pubblicata postuma nel 1923 a cura di John Middleton Murry, secondo marito dell'autrice.

il mio voto per questo libro

lunedì 3 aprile 2017

Recensione: "Dov'è Alice?" di Stefania Siano

Titolo: Dov'è Alice?
Autore: Stefania Siano
Illustratore: Paola Siano
Editore: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 31 maggio 2016
Pagine: 116
Prezzo: 10,00 € 

Trama:
Arianna vive a Città dei Sogni e adora sua sorella Alice, una bambola di porcellana capace di parlare e pensare come un essere umano che suo padre ha costruito per lei quando era ancora una bambina. 
Un giorno Alice scompare misteriosamente, suo padre non le dà alcuna spiegazione e non sembra interessato a cercare la sua sorellina, ma Arianna non si dà per vinta: assieme ai suoi amici Lea e Leo e al suo pupazzo di infanzia, il Signor Bianconiglio, decide di partire alla ricerca di Alice; per farlo dovrà attraversare il caos di Paese Sogni d'Oro, il grigiore di Periferia Dormiveglia, la Discarica dei Ricordi e il Distretto Risveglio. 
Arianna dovrà capire da sola qual è la strada giusta da seguire: dare retta al Dottor Z, un individuo mascherato, vestito da prestigiatore, che cammina sui trampoli e che sembra sapere tutto di lei o fidarsi dei consigli del Signor Bianconiglio? Arianna non lo sa, ma l'unica cosa che può salvarla è trovare una risposta alla domanda: "dov'è Alice?"

Recensione:
È da un po' di tempo che desideravo leggere questa storia, in parte perché incitata dalle molte recensioni positive scovate in giro, e in parte perché incuriosita dalla copertina, una carinissima illustrazione opera della sorella dell'autrice, Paola Siano.
Quando ho iniziato la lettura, non sapevo cosa aspettarmi (ho evitato di leggere la trama), e già dalle prime pagine sono stata catturata dalla storia.
Quella che ci viene descritta è una bambina stanca di passare le giornate da sola, che ha come più grande desiderio l'avere una compagna per la vita, una complice, qualcuno da coccolare e proteggere: una sorella.
I genitori assecondano il suo desiderio, donandole una bambola di porcellana che per qualche strana ragione parla, pensa e si comporta come una persona vera: Alice.
Lei rappresenta tutto per Arianna, la nostra protagonista, che improvvisamente si trova senza la sua più cara alleata, e cosa peggiore, senza riuscire a ricordare come e perché.
Il suo compito sarà ritrovare la strada, fare luce nei ricordi, riabbracciare il suo passato.
Non sarà però sola in questa missione, potrà contare sull'aiuto di due compagni di scuola nonché migliori amici, i gemelli Lion, e del suo vecchio peluche, il Signor Bianconiglio. E ovviamente su noi lettori che seguiremo la sua avventura passo dopo passo, indizio dopo indizio, alla ricerca della verità.
Il cammino non sarà semplice, in quanto dislocato in varie località e in diversi piani temporali.
Attraverso alcuni rapidi accessi alla banca della memoria di Arianna, avremo modo di ripercorrere solo qualcuno dei tanti momenti trascorsi assieme dalle due sorelle, e di osservare quindi il loro rapporto.
E devo dire la verità, queste parti, sebbene non molto numerose, mi hanno coinvolto totalmente. Nonostante il mondo fantastico che Stefania Siano è riuscita a creare, e di cui vi parlerò a breve, nulla è paragonabile alla semplicità dei gesti d'affetto e delle tenere marachelle delle due ragazzine.

«Guarda la signora Lion» mi fa notare Alice. Siamo al parco sedute sulla panchina, la mamma è al bar con la donna che sfoggia il suo tailleur color pesca, un paio di occhiali da sole a forma di occhi di gatto, una borsa che sembra una ventiquattrore e un paio di tacchi vertiginosi. Al collo ha un semplice foulard e il tintinnio che nasce dal movimento delle sue braccia è causato dallo sbattere dei molteplici bracciali preziosi, che avvolgono i polsi esili. 
«Veste sempre in tinta.» 
«Poi ha gli stessi vestiti» constata mia sorella che lecca con goduria il cono gelato alla nocciola e cocco. 
«Già, la mamma spesso la critica.» 
«Potremo fare irruzione a casa sua e aprire l’armadio» ridacchia Alice. 
«Sì, vedremo tutte giacche e pantaloni chiuse in buste di plastica.» 
«Che compongono i colori dell’arcobaleno» continua esaltata, ma la sua euforia fa cadere una pallina di gelato dal cono che repentinamente afferro, mettendo le mani a coppa. 
«Freddo, freddo, freddo, freddo, freddo» mi lamento facendo balzare la palla ghiacciata da un palmo all’altro. 
«Fermati o finirai per scioglierlo!» 
«Certo che sei una grande insensibile, non solo ti ho salvato la pallina di cocco mi devo sentire anche criticare.» 
«Ferma che lo rimetto sul cono.» 
Nel fare quest’operazione qualcuno ci viene a sbattere contro e noto, su un immacolato vestito color pesca, una chiazza bianca. Alzo gli occhi al cielo guardando il volto sconvolto e sull’orlo di una crisi di pianto della signora Lion, mia madre mi si affianca rimproverandomi anche se si è trattato di un incidente. 
«Lascia stare cara» dice la donna tentando con tutte le forze di trattenere il tremore visibile della mascella. 
«È stata colpa mia. Ero troppo presa a chiacchierare con te e non le ho viste.» 
Alice tenta di trattenere una risata e io la guardo in malo modo, immaginando di affogarla in una vasca di gelato.

Le scene che le vedono protagoniste sono delicate ma vivide. Sono spontanee, vere.
Mentre si legge pare ovvio che chi ha scritto questo libro sa perfettamente che il legame della sorellanza è unico e indissolubile, difficile da spiegare a chi non lo prova sulla propria pelle.
È più di un'amicizia, anche della più intensa, significa avere una parte di te, separata e dislocata in un altro corpo. 
Questo risulta evidente dal modo in cui Arianna parla di Alice, e dallo stato d'animo in cui versa da quando l'ha persa.
Lei è ciò che ha di più importante al mondo, ed è l'unica che può ricondurla a ritrovare se stessa.
E parlando invece dell'estro creativo, come accennavo prima, questo di certo non manca.
Stefania Siano ha realizzato un bel dipinto, formato da pennellate distinte e complementari.
Con Arianna ci spostiamo in quartieri diversi, tutti definiti da caratteristiche specifiche: contraddistinti da colori differenti, e talvolta da non colore, da uno stile ultramoderno in linea generale fino ad arrivare, in alcuni casi, ad una sobria normalità.
Tuttavia mi duole confessarvi che, pur riconoscendone la fantasia, non sempre sono riuscita ad apprezzare ciò che mi veniva descritto.
Nelle prime pagine, come vi ho detto poc'anzi, ci viene raccontata la storia di una comune famiglia ma, d'improvviso, nel secondo capitolo, siamo catapultati in una realtà futurista che inizialmente non sono riuscita a spiegarmi.
I ricordi che avevano come oggetto Arianna e Alice hanno rappresentato per me quella boccata di ossigeno e normalità in una storia parecchio stravagante.
Il brusco spostamento tra le due realtà (passato e presente) mi ha generato confusione, come anche alcuni dettagli palesatesi nel corso della lettura, e difficilmente comprensibili.
Per fortuna tutto, o quasi, ha trovato una spiegazione a fine libro. 
Inoltre questo costante punto interrogativo credo sia uno degli effetti voluti. Come il più famoso "Alice nel paese delle meraviglie", credo che anche il romanzo della Siano volesse indagare il mondo dei pensieri e la sua assurdità. 
Inoltre troviamo alcuni riferimenti all'opera di Carroll, che gli amanti del classico, non potranno non apprezzare (basti pensare alla presenza dei due gemelli, della preside della scuola Rose e del giardino delle rose, del Bianconiglio o dell'inquietante Dottor Z, tutti personaggi che ricordano altrettante figure del paese delle meraviglie).
In generale, a parte qualche errore di battitura (purtroppo anche nel titolo di uno dei capitoli), non credo che questo libro abbia molti difetti.
È ben scritto, presenta una buona dose di creatività, ci trasporta nel magico mondo dei sogni per riportarci alla realtà, quando meno ce lo aspettiamo.

Considerazioni:
Come vi dicevo prima, ho adorato il rapporto che lega Alice e Arianna, avrei voluto conoscere molto più di loro, sapere più aneddoti della loro vita assieme. I pochi che ho letto però, mi hanno fatto emozionare, perché carichi di tenerezza, istinto di protezione e amore.

Seduta sul lettino medico, con sguardo smarrito, ha sempre una flebo al braccio, ma appena mi vede, sorride e pretende di giocare. 
Ogni volta che sto con lei, i minuti volano e mio padre mi richiama per tornare a casa. 
Ogni volta che attraverso quella bruttissima porta della stanza ospedaliera, gli occhi di mia sorella si adombrano.
Ogni volta, chiedo a papà quando potranno tornare a casa Alice e la mamma, ma non ho mai una risposta. 
Ogni volta, mi infilo sotto le coperte e tento di prendere sonno, aspettando il pomeriggio successivo per andare a trovare di nuovo mia sorella e quando non riesco ad addormentarmi, mi affaccio alla finestra sperando di vedere una stella cadente.

È stato un peccato dover dire addio a questi momenti di semplicità per tuffarmi nel mondo fantastico e surreale di Città dei Sogni.
Qui abbiamo modo di conoscere i migliori amici di Arianna, ovvero i gemelli Leo e Lea. I loro personaggi sono stereotipati, sempre troppo occupati a litigare tra loro e a riempirci di battibecchi senza senso, per poterci offrire anche la benché minima emozione.
Purtroppo non posso dire di aver provato simpatia per loro, come del resto anche per il papà di Alice, sempre sfuggente, incapace di affrontare la realtà e di colmare i dubbi della propria figlia.
Il suo comportamento mi è parso strano e fuori dalla realtà, come molte altre cose del resto.
Il mondo creato dall'autrice è pregno di comportamenti eccentrici o poco chiari.
Tipo se Alice è una bambola perché si ammala e perde peso? 
E se ha sempre avuto dieci anni perché è sempre stata, per tutti, la sorellina minore di Arianna?
E se era parte integrante della famiglia perché nessuno si cura di lei dopo la sua scomparsa?
E come mai è una bambola così speciale, in tutto e per tutto simile ad una bambina normale?
Alcuni di questi particolari, ed anche alcun atteggiamenti raffigurati, mi hanno infastidito, perché rimangono troppo nel vago e risultano poco naturali, altri invece mi hanno colpito per l'originalità.
È il caso, ad esempio dei tartabus e dei leprobus, i mezzi pubblici della Periferia Dormiveglia e della Città dei Sogni: i primi gratuiti ed eccessivamente lenti, in quanto costituiti effettivamente da un viaggio sul dorso di una tartaruga, e i secondi decisamente più veloci, efficienti e costosi.
Oppure il caso della bottega della Vecchia Sdentata, la quale si vede costretta a vendere risate allo zuccherificio, pur di avere il necessario per fabbricare dolci e caramelle, o dello stesso zuccherificio che, sfruttando i bisogni e la dipendenza degli abitanti di Periferia Dormiveglia, non si fa problemi a rendere tutti così tristi e desolati.
In realtà, tornando al libro, posso dirvi che anche i dettagli che non sono riuscita ad apprezzare durante la lettura, sono risultati più che appropriati una volta arrivata a conclusione. 
Anche i comportamenti non proprio naturali dei gemelli Lion e del papà della protagonista, trovano una loro spiegazione nell'ultimo capitolo, anche se non vi dirò quale sia.
Quindi sì, alla fine dei conti, consiglierei senza dubbio questo romanzo, che riesce a coniugare una storia fatta di buoni sentimenti, di amicizia e amore, ad un'altra fatta di grattacieli, caroselli, viaggi nello spazio e nel tempo.

il mio voto per questo libro

venerdì 18 marzo 2016

Presentazione: "Maledettamente" di Adriana Pitacco

Salve avventori!
Quello che vi presento oggi è un libro che mi ha colpito molto per la tematica forte che tratta.
Qualcosa di cui forse non si parla mai abbastanza e che proprio per questo ha suscitato in me grande interesse.
Adriana Pitacco, attraverso il suo racconto, ha voluto denunciare alcuni abusi perpetuati da una degenerata psichiatria e l'uso sconsiderato di tecniche spietate (lobotomia, elettroshock, somministrazione di psicofarmaci ai bambini).
La voce narrante del suo mosaico di storie è Sandra che, giunta alla fine dei suoi giorni, decide di raccontare la vita di Sergio, l'unico uomo che amò, e l'unico medico psichiatra in grado di capire e recuperare le sorti dei suoi pazienti.

Titolo: Maledettamente
Autore:  Adriana Pitacco
Editore: Lettere Animate Editore
Data di pubblicazione: 9 settembre 2015
Prezzo: 2,49 € (ebook)


Trama:

Sandra è ormai giunta alla fine dei suoi giorni, lo sa. Il cancro la sta bramosamente sradicando dalla vita. L’unico desiderio che le rimane è quello di raccontare all’eterna compagna che la sta attendendo, la morte, il racconto di Sergio, l’unico uomo che riuscì ad amare, in grado di farle raggiungere le piramidi dell’esistenza. Comprendendo la sua rapida fine si trasforma in un’abile narratrice pronta a cimentarsi nell’arte del racconto, mentre la morte in trepida attesa l’ascolta. L’affresco della memoria prende forma dal momento in cui Sergio, brillante psichiatra in carriera,decide di lasciare l’Italia per accettare un incarico nell’ospedale psichiatrico di Losanna. Sergio intuisce sin da subito che da quel momento avrebbe dovuto scontrarsi con una rigida e degenerata impostazione della psichiatria , secondo la quale il compito prioritario del medico consiste nel contenere e annullare il paziente, nell’abolire qualsiasi suo desiderio. Folgorato dall’urlo lacerante di uomini e donne, Sergio percepisce il crescendo del loro dolore mentre la loro lontana quotidianità sta sprofondando in una voragine senza respiro. Con l’avanzar dei giorni però egli riesce a confutare ogni idea di questa fuorviante e idolatrata psichiatria, sicuro di poter ottenere migliori risultati tramite il dialogo con i pazienti, non vedendoli come semplici numeri o come inguaribili malati da schedare e sedare, avvertendo il disperato richiamo del loro atavico istinto di sopravvivenza. E’ convinto, così facendo, di avvicinarsi al fulcro dell’esistenza umana. S’inoltra nell’inquieta vegetazione dei loro pensieri, nei loro ricordi chiusi in un profondo oblio, nei loro isterici movimenti, in quel pianto fagocitato dalla tortura di qualche elettroshock d’ultima generazione. Il giovane medico abolisce le violente terapie mettendo in discussione le usuali pratiche psichiatriche. Come uccelli migratori, gli ospiti del reparto migrano sulla rotta del cambiamento per ritrovare la perduta libertà.

Autore:
Adriana Pitacco, insegnante dal 1988, amante dell'arte e della letteratura. Il libro che desidera proporvi è il terzo libro dei cinque romanzi che ha scritto. Per lungo tempo è rimasto chiuso in un cassetto, ma grazie all' incoraggiamento dei suoi figli ha deciso di proporlo. Ringrazia Lettere Animate per la fiducia e l' opportunità sincera e preziosa.

Il romanzo è acquistabile su Amazon

mercoledì 9 marzo 2016

Presentazione: "Beethoven’s Silence" di Sonia Paolini

Salve avventori,
eccomi qui a presentarvi un nuovo nome che si affaccia sulla scena letteraria italiana, trattasi di Sonia Paolini  con il suo nuovo lavoro Beethoven’s Silence "… io sono Irina e sono Elise…", edito Lettere animate editore.
La storia presenta una trama intrigante e misteriosa, narra di un legame profondo che nascerà da un passato fatto di terribili sofferenze. 
Il libro è attualmente disponibile in versione digitale e sarà disponibile presto anche in versione cartacea.

Titolo: Beethoven’s Silence "… io sono Irina e sono Elise…"
Autore: Sonia Paolini
Editore: Lettere Animate Editore
Data di pubblicazione: 13 gennaio 2016
Pagine: 362
Prezzo: 1,99 € (ebook)

Trama: 

Due colleghi psicologi e amici di lunga data ideano un progetto che vede protagonisti due loro pazienti, diversi in tutto ma uniti dalla profonda sofferenza che li ha segnati e inaspettatamente dalla musica classica. 
Il desiderio della giovane Irina, martire di violenze e abusi, di vivere l’esistenza di una comune adolescente si fonderà con la speranza di Philippe di superare il rimorso di aver permesso che la moglie e il figlio, vittime della sua effimera esistenza, morissero. 
Faranno da cornice ai loro desideri e speranze l’energia della dottoressa Jean La Mot, che considera il suo operato una missione, la determinazione e il coraggio di Etienne, deciso a percorrere la lunga strada che dista dal proprio cuore a quello della ragazza che ama e l’ossessione di Pierre Danton, un efferato criminale, di riavere accanto a sé la sua donna. 
Ogni parte del progetto è studiata nei minimi dettagli, niente andrà storto o forse niente andrà per il verso giusto…

Autore:
Sonia Paolini è nata e vive in provincia di Roma insieme alla sua famiglia. Lavora in un’azienda di Roma e nel tempo libero si diletta nella scrittura. A dicembre 2012 ha pubblicato un romanzo in versione e-book (‘Sinnerman’, casa editrice Drops Edizioni, nel 2013 ha pubblicato due racconti in versione cartacea (‘Nothing Else Matters’, casa editrice Montegrappa, raccolta ‘Mon Amour!’; ‘Sanctae Foedus Amicitiae’, casa editrice Montegrappa, raccolta ‘Mes Amis!’) arrivati finalisti a due concorsi letterari indetti dalla casa editrice. 
‘Beethoven’s Silence’, è il suo nuovo romanzo pubblicato a gennaio 2016 dalla casa editrice Lettere Animate.

Per contattare per l'autrice:
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