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martedì 15 settembre 2020

Recensione: “Anne di Tetti Verdi” di Lucy Maud Montgomery

Titolo: Anne di Tetti Verdi
Autore: Lucy Maud Montgomery
Editore: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 10 marzo 2018
Pagine: 340
Prezzo: 14,90 € (cartaceo) 3,99 € (ebook)

Trama:
Anne di Tetti Verdi (Anne of Green Gables), la cui protagonista è stata definita da Mark Twain «la più cara e adorabile ragazzina nella letteratura dall'immortale Alice», non solo riscosse un successo planetario poco dopo la sua pubblicazione nel 1908, ma continua ancora oggi ad appassionare schiere di lettori e a ispirare trasposizioni televisive e cinematografiche (da questo romanzo sono tratti l’anime Anna dai capelli rossi e la serie tv Chiamatemi Anna). La presente edizione del romanzo, curata da Enrico De Luca, propone una traduzione integrale e annotata dell’inaugurale romanzo della saga di Anne – composta da altri otto titoli che coprono quasi l’intera vita della protagonista – che tributò un’immediata quanto duratura fama alla sua creatrice, la canadese Lucy Maud Montgomery.

Recensione:
È un luminoso giorno di primavera quello in cui Anne Shirley entra nelle vite ingrigite e appassite dei fratelli Cuthbert, portando con sé la primavera stessa.
Ma Matthew e Marilla non desideravano una bambina, avevano deciso di adottare un ragazzino che aiutasse, l’ormai stanco Matthew, con i lavori alla fattoria e con il raccolto.
Ed ecco che, di punto in bianco, si ritrovano tra capo e collo a dover gestire una situazione incresciosa e una bambina chiacchierona dai capelli rossi, con una grande parlantina e il cuore colmo di sogni e speranze.

Anne ha undici anni ed è rimasta orfana di entrambi i genitori quando ancora era piccolina. Non sa molto di loro, se non i loro nomi e il fatto che si amassero molto e amassero molto lei. Ma l’amore spesso può poco contro le avversità della vita.
Anne si ritrova così sballottolata tra famiglie che la prendono con sé solo per occuparsi di casa e bambini, e l’orfanotrofio troppo freddo e spoglio per una bambina sensibile e sognatrice come lei.
Ed è in orfanotrofio che si trova quando finalmente arriva la lettera che cambierà la sua vita. La lettera che la fa sentire, per la prima volta nella sua breve esistenza, voluta e desiderata.

“Oh, sembra così meraviglioso il fatto che stia venendo a vivere con voi e che sarò una della vostra famiglia. Non sono mai appartenuta a nessuno… non veramente.”

Nonostante il suo trascorso sofferto e ricco di tribolazioni, Anne non ha perso la speranza, anzi forse proprio per questo, ha coltivato una grande immaginazione che la caratterizza più di qualsiasi altra cosa, e la rende la ragazzina particolare e speciale che, con il romanzo, impareremo a conoscere e amare.
L’immaginazione è per Anne l’antidoto alle brutture della vita, il modo attraverso il quale riesce a rendere più piacevole la realtà o a sfuggirle.

Il suo viaggio verso Tetti Verdi è emblematico ed esilarante.
Assistiamo al primo meraviglioso incontro tra la chiacchierona irrefrenabile Anne e il taciturno e timido Matthew Cuthbert. La differenza tra i due caratteri non potrebbe essere maggiore, eppure la sintonia tra i due animi è immediata.
Matthew si rende subito conto quanto, inaspettatamente, abbia bisogno della giovane vitalità di quella buffa ragazzina lentigginosa, quanta gioia e quanta allegria possa, un esserino così gracile ed esile, portare nella vita di due persone sole e stanche.

Marilla però non è dello stesso avviso.
Per lei accettare la ragazza è una vera e propria sfida, soprattutto con se stessa.
Prendere un ragazzo sarebbe stato diverso, come dare affitto ad un lavoratore, ma con quella ragazzina, dagli occhi grandi traboccanti di speranze e sogni, il lavoro da fare sarebbe differente. Si tratterebbe di crescerla come una figlia e la donna non sa se si sente pronta ad un simile ruolo.
Il suo iniziale rifiuto non è dato tanto dalla severità, non si tratta di cattiveria, ma dal timore di non essere all'altezza.
Il percorso di crescita che Anne e Marilla affronteranno insieme è senza dubbio il più emozionante e toccante da seguire.
Sicuramente quello tra di loro è uno degli incontri più belli che ho letto in questo 2020.
Anne (almeno in questo libro) non inserisce mai Marilla tra quelli che ama definire “suoi spiriti affini”. Le due sono fin troppo diverse... o almeno lo sono apparentemente.
Eppure, in un certo senso, Marilla le è affine, più di chiunque altro.
Anne, sotto la sua guida, impara con il tempo a mettere a freno la lingua, controllare gli impulsi, frenare gli eccessi emotivi in cui è solita eccedere.
Anne gioisce troppo per le cose più futili e soffre con altrettanta intensità anche per le più strambe fantasie.

“Cosa è mai successo adesso, Anne?» chiese.
 «È per Diana» singhiozzò voluttuosamente Anne. «Le voglio tanto bene, Marilla. Non posso neanche vivere senza di lei. Ma so benissimo che quando cresceremo Diana si sposerà e andrà via e mi lascerà. E oh, che farò io? Odio suo marito... lo odio proprio a morte. 
Stavo immaginando tutto... il matrimonio e tutto quanto... Diana vestita di indumenti bianchi come la neve, con il velo, e sembrava bella e regale come una regina; e io come damigella, anch'io con un bel vestito, con le maniche a sbuffo, ma con il cuore infranto celato dietro un viso sorridente. E poi dire a Diana a-addio-o.» Qui Anne scoppiò a piangere ininterrottamente con crescente amarezza.
Marilla si girò rapidamente dall'altra parte per nascondere il viso contratto; però fu inutile; cadde sulla sedia più vicina ed esplose in uno scoppio di risate talmente vigoroso e insolito che Matthew, che stava attraversando il cortile, si fermò esterrefatto. Quando mai aveva sentito Marilla ridere così prima d’ora? «Beh, Anne Shirley» disse Marilla non appena riuscì a parlare, «se proprio devi darti pena per qualcosa, per amor del cielo fallo per qualcosa più a portata di mano. Credo proprio che tu abbia troppa fantasia, poco ma sicuro.”

Marilla dal canto suo, con Anne impara, a poco a poco, a manifestare i suoi sentimenti, ad abbandonare la sua rigidità, la sua intransigenza e a far spazio a momenti di straordinaria tenerezza, che assumono un’importanza ancora più rilevante perché scaturiti proprio da lei... una personalità che ha sempre cercato di non esibire troppo le emozioni. Eppure la donna si stupisce all'improvviso nel rendersi conto di amare Anne più di ogni altra cosa e di non riuscire più ad immaginare la vita senza di lei.

“Marilla era fuori nel frutteto a raccogliere un paniere di mele estive quando vide il signor Barry arrivare dal ponte di tronchi e lungo il pendio, con la signora Barry al suo fianco e un’intera processione di ragazzine in scia dietro di lui. Tra le sue braccia portava Anne, la cui testa giaceva senza forza sulla sua spalla.
In quel momento Marilla ebbe come una rivelazione. Nell'improvvisa fitta di paura che le lacerò il cuore, comprese cosa Anne era arrivata a significare per lei. Avrebbe ammesso che Anne le piaceva... anzi, che si era molto affezionata ad Anne. Ma ora comprese, mentre correva selvaggiamente lungo il pendio, che Anne le era cara più di qualsiasi altra cosa al mondo.”

Ed è davvero difficile, infatti, per i due Cuthbert riuscire a immaginare di tornare alla monotonia della vita senza Anne, senza gli impensabili pasticci, gli assurdi imprevisti, e i buffi fraintendimenti, che la sbadataggine della testolina della ragazzina costantemente impegnata nelle sue fantasie, darà vita.
Siparietti davvero esilaranti che vi strapperanno più di un sorriso.

Come dicevo poc'anzi Anne è capace di provare emozioni impetuose e amplificate, sia nel bene che nel male.
Si affeziona immediatamente a quelli che considera i suoi “spiriti affini” e nel romanzo ne trova diversi, da Matthew a Diana Barry (colei che diventerà nel giro di due battute la sua amica del cuore, a cui giurare fedeltà eterna), alla signorina Stacy, alla moglie del reverendo, la signora Allan.
E allo stesso modo proverà antipatie estreme senza possibilità di appello, ne sa qualcosa il povero Gilbert Blythe, che pagherà caro, e per anni, l’errore di averla presa in giro per il colore dei suoi capelli.

E come il cuore di Anne è un’officina di emozioni galoppanti, lo è anche il romanzo per il lettore, un vero viaggio nei sentimenti in cui con lei, e attraverso lei e il suo interminabile chiacchiericcio, tramite i pensieri della apparentemente ruvida Marilla, grazie ai silenzi e agli occhi dolci e pregni di gratitudine del buon vecchio Matthew, ci scopriamo a crescere e mutare a nostra volta, a sognare di viaggiare verso Avonlea, attraversare il Bianco Sentiero della Delizia, percorrere il Sentiero degli Innamorati, guadare il Lago delle Acque Scintillanti e perderci nel luccichio meravigliosamente azzurro delle sue acque cristalline. Godere dei colori dorati dei boschi in autunno dell’Isola del Principe Edoardo, dei fiori sboccati in primavera, delle estati passate all'aperto ascoltando le storie partorire dalla fervida immaginazione nostra fantasiosa beniamina.

“La mattina di Natale sorse su un bellissimo mondo bianco. Era stato un dicembre molto mite e la gente si era attesa un Natale verde; però nella notte cadde soffice neve appena sufficiente a trasfigurare Avonlea. Anne sbirciò dalla finestra ghiacciata della mansarda con occhi deliziati. Gli abeti nel Bosco Infestato erano tutti delicati e meravigliosi; le betulle e i ciliegi selvatici avevano contorni perlacei; i campi arati erano cosparsi di piccole fosse innevate; e c’era un frizzante aroma nell’aria che era splendido. Anne corse al piano di sotto cantando finché la sua voce non risuonò per Tetti Verdi.”

Le descrizioni sono incantevoli, probabilmente il fiore all'occhiello di queste pagine, in ogni passo rivolto alla natura e al paesaggio si legge stupore, incanto e meraviglia, e non si può che desiderare di essere lì e vedere ciò che è mirabilmente descritto, con i propri occhi.

In definitiva “Anne di Tetti Verdi” è un romanzo in cui tuffarsi senza remore perché, nonostante i piccoli difetti, vi troverete ad amarlo senza freni, perché Anne, Matthew e Marilla vi entreranno nel cuore senza uscirvi più.

Considerazioni:
“Anne di Tetti Verdi”, è solo il primo di una serie di romanzi dedicati alla vita di Anne Shirley. 
Questo primo volume percorre cinque anni della sua vita (cinque primavere). Anne arriva ad Avonlea che ha solo undici anni e il libro termina che ne ha compiuti sedici e mezzo.
Una crescita troppo veloce per quanto mi riguarda, avrei voluto sapere molto di più dell’infanzia della ragazzina, soprattutto del suo primo anno di vita ad Avonlea, che avrebbe dovuto essere il più ricco di piccole grandi emozioni.
Mi ha deluso enormemente, ad esempio, che non ci sia stato mai raccontato a dovere il primo Natale o il primo compleanno di Anne a Tetti Verdi, insomma, immaginate che emozione dev'essere stata per un’ex orfanella vivere questi momenti a casa sua, in famiglia.
Un vero peccato che l’autrice non ce li abbia raccontati, e un vero peccato che abbiamo dovuto dire addio, già in questo primo volume a Matthew, un personaggio che avrebbe meritato di essere approfondito maggiormente, lavoro che, a mio parere, è stato svolto egregiamente nella serie Netflix che vi consiglio caldamente di guardare, se non l’avete fatto.
Tuttavia, sebbene nel romanzo gli sia riservato uno spazio davvero esiguo e marginale - probabilmente una scelta voluta per sottolineare la natura del suo carattere schivo - ciò è bastato per farmelo amare e farmi versare fiumi di lacrime nel momento in cui, abbandonando ogni timidezza, dichiara ad Anne di essere orgoglioso di lei... “della sua ragazza”.

“Avete lavorato troppo faticosamente oggi, Matthew» disse con tono di rimprovero. «Perché non ve la prendete con più calma?»
 «Beh ecco, non mi sembra» disse Matthew, mentre apriva il cancello del cortile per far passare le mucche. «È solo che sto diventando vecchio, Anne, e continuo a dimenticarmelo. Beh, beh, ho sempre lavorato abbastanza duramente e preferisco andarmene lavorando.»
«Se io fossi stata il ragazzo che avevate chiesto» disse Anne tristemente, «avrei potuto aiutarvi molto ora e risparmiavi in cento modi. Sento nel profondo del mio cuore che vorrei esserlo stata, solo per questo.»
«Beh ecco, preferisco avere te che una dozzina di ragazzi, Anne» disse Matthew dandole una pacca sulla mano. «Ricordatelo... più che una dozzina di ragazzi. Beh ecco, scommetto che non è stato un ragazzo che ha preso la borsa di studio Avery, o no? È stata una ragazza... la mia ragazza... la mia ragazza di cui sono orgoglioso.”

E se Matthew è timido e silenzioso, Anne è l’esatto opposto.
È esagerata, troppo estrema ed eccessiva nelle emozioni per sembrare reale.
Se la sua estrema gioia all'arrivo a Tetti Verdi è perfettamente comprensibile - così come lo è la sua delusione nello scoprire che la sua adozione non era stata desiderata, ma il solo frutto di un errore - molte delle reazioni successive sono improbabili e poco realistiche, anche se indubbiamente divertenti.

Perché sì, Anne conquista sicuramente con il suo carattere così atipico e effervescente, ma allo stesso tempo, e in più di un’occasione, non posso negare di averla trovata esagerata ed esasperante.
Da un’orfanella che raggiunge il sogno di una vita (quello di avere finalmente una famiglia e vivere in un posto incantevole, che non poteva immaginare neanche nei suoi sogni più rosei), è inaspettato e anche poco credibile, vederla poi disperarsi per sciocchezze futili come un gelato, o un vestito privo delle tanto desiderate maniche a sbuffo.
Non che una bambina non debba avere più desideri e sogni solo per il fatto di essere stata adottata, sia chiaro! Anne è pur sempre una bambina e come tale è ovvio che abbia desideri e dispiaceri, ma da una ragazzina che ha provato così tanta sofferenza e superato ben altre avversità, pare strano vederla soccombere in vera e propria disperazione alla minima futilità.
Altre volte, invece, mi sono stupita del suo insensato egoismo.
Come quando, pur sapendo di fare una cosa molto pericolosa, mette a rischio la propria vita, accettando una sfida della compagna di classe Josie Pye, non pensando minimamente alla sofferenza che avrebbe potuto causare a Matthew e Marilla nel caso le fosse successo qualcosa di grave.
Anche qui, è poco realistico pensare che una bambina che ha finalmente ottenuto ciò che ha sempre desiderato (una casa e una famiglia), metta tutto a rischio, compresa la sua vita, per la una stupida sfida lanciatale da una ragazzine per cui non prova la minima stima.
Non è assolutamente un comportamento da Anne!
O ancora mi ha deluso ogni qual volta ha dimostrato con i fatti o con le parole di essere più affezionata a chiunque altro piuttosto che a Marilla, eppure da una bambina così sensibile mi sarei aspettata più perspicacia nel cogliere le difficoltà di un carattere chiuso come quello della donna.
Ma non posso pretendere troppo, dopotutto Anne è solo una bambina, non possiamo aspettarci troppo da lei, e forse è così speciale anche per le sue incoerenze.

Ma il personaggio che più ha rubato il mio cuore è stato quello di Marilla.
Sebbene sia molto diversa da me (mi ritengo per certi versi una versione tanto, tanto, tanto, moderata di Anne) l’ho compresa pienamente.
Leggere di lei, del suo progressivo e costante cambiamento, vedere il suo cuore aprirsi e sciogliersi, cogliere l’amore in lei, nei piccoli gesti e nelle piccole cose, mi ha profondamente commossa.
Leggere tutte le volte che cambiava argomento, o prorompeva in un brusco rimprovero per evitare di commuoversi o manifestare i suoi sentimenti, mi ha intenerito e l’ho amata ad ogni riga di più.
La sua crescita e il suo sviluppo crescono di pari passo a quelli di Anne, le due percorrono lo stesso cammino, mano nella mano, una figlia che cresce e mette le proprie radici nel terreno e una madre che impara a fare la madre e al contempo a separarsi dal suo adorato frutto.
E per quanto doloroso sia l’abbandono, non lo fa mai pesare alla sua bambina perché la sua felicità vale più di ogni altra cosa.
Ci può essere qualcosa di più commovente?

Concludo la mia analisi terminando con due parole sull'edizione, curata da Enrico De Luca, in cui si percepisce tutto l’amore per la storia, i suoi protagonisti e per l’autrice che le ha dato vita.
Ho apprezzato tantissimo le varie note, che mi hanno permesso di cogliere modi di dire, aspetti e sfumature a cui forse non avrei prestato attenzione.

Ringrazio Enrico De Luca per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


martedì 12 novembre 2019

Recensione: “La stanza rossa e altre storie di fantasmi” di Lucy Maud Montgomery

Titolo: La stanza rossa e altre storie di fantasmi
Autore: Lucy Maud Montgomery
Illustrazioni: Michela Pollutri
Editore: Caravaggio Editore
Data di pubblicazione: ottobre 2019
Pagine:168
Prezzo: 11,90 € 

Trama:
Anche Lucy Maud Montgomery cedette al fascino delle ghost stories, non solo inserendone qualcuna nei suoi romanzi più celebri, ma anche pubblicando, in tutto l’arco della sua vita, diversi racconti del soprannaturale su varie riviste.
Nella presente raccolta, curata da Enrico De Luca, ne sono stati selezionati sei:
La Stanza Rossa
 L’amante di Miriam
 La storia di Davenport
 La ragazza al cancello
 La festa privata a Smoky Island
 Il fantasma dai Brixley
tutti legati dallo stile inconfondibile della creatrice di Anne Shirley (conosciuta in Italia come “Anna dai capelli rossi”) e per la prima volta tradotti integralmente e annotati.

Recensione:
I sei racconti presenti in questa raccolta sono molto variegati fra loro, ognuno offre uno sguardo diverso sul mondo del soprannaturale, un diverso approccio a delle esperienze paranormali.
Luoghi su cui agirebbero delle forze malvagie; anime affini che riescono a comunicare nonostante le distanze; presenze benevole che sono in grado di entrare in contatto con i propri cari, mettendoli in guardia in caso di pericolo; amori immortali; e leggendari luoghi infestati...
Argomenti diversi, dove in molti casi il punto di unione è l’amore... ma non sempre.
Se in storie come “L’amante di Miriam”, “La storia di Davenport”, “La ragazza al cancello” e persino in “Festa privata a Smoky Island”, il punto focale è l’amore e l’affetto che anime trapassate hanno provato per coloro che hanno lasciato indietro, nella storia che dà il titolo alla raccolta, ovvero “La Stanza Rossa”, l’amore e l’affetto c’entrano ben poco.
Protagoniste indiscusse di questo racconto sono due donne di età diversa, una ragazzina ingenua e sognante di nome Beatrice, e Alicia, una donna affascinante e misteriosa.
Beatrice viene invitata a passare le festività natalizie nella residenza di famiglia a casa della nonna, la signora Montressor.
Tra gli invitati, oltre alle zie, lo zio Hugh e la sua giovane sposa straniera Alicia, che Beatrice non ha ancora mai visto, ma di cui ha già sentito molto parlare - e non in modo lusinghiero - in conversazioni bisbigliate e sussurrate, non lontane abbastanza dalle sue orecchie.
Quando il momento del tanto atteso incontro finalmente arriva, la piccola Beatrice è del tutto rapita dalla bellezza della donna, quasi incantata.
Un fascino che l’attrae e allo stesso tempo respinge, che la conquista, ma che non le preclude di notare nella donna comportamenti strani e fasulli.
Gli sguardi di superiorità sprezzante, il disprezzo nei confronti del suo sposo, piccole fiamme di ferocia negli occhi.
La stanza rossa è il luogo dove la piccola Beatrice preferisce trascorrere le sue giornate a casa Montressor, una stanza calda e accogliente, che ora però è di proprietà della nuova padrona di casa.
È qui che le due, donna e bambina, trascorreranno insieme la maggior parte dei loro incontri, è qui che avverranno i loro più intensi confronti, fatti di giudizi non detti, pensieri taciuti, dubbi, e allusioni.
È qui che Beatrice rivelerà ad una turbata Alicia, un passato macabro legato alla stessa stanza, una stanza macchiata di sangue e dolore che forse, in qualche modo, fa sentire ancora la sua presenza...
Può il male infestare un luogo e influenzare chi vi vive?
Forse sì, o forse questa è solo una scusa, un pretesto utilizzato per giustificare le proprie azioni. Al lettore è lasciato il giudizio su questa storia particolare ed enigmatica.
Non lascia alcun dubbio invece il racconto intitolato “Il fantasma dai Brixley”, dove le presenze inquietanti che infesterebbero casa Brixley - una vecchia catapecchia abbandonata ormai da anni - sembrano essere solo frutto di superstizione.
L’argomento del racconto è invece autentico e attuale: il bullismo.
Lige Vondy, un ragazzotto sempliciotto e non particolarmente arguto, viene preso costantemente di mira dai bulli del paese.
Ma dove c’è il marcio, per fortuna, c’è anche il buono, e la la sete di giustizia di due ragazzi del villaggio li porterà ad escogitare un piano per mettere in ridicolo i prepotenti e liberare Lige dalle continue vessazioni.
La casa infestata diviene quindi oggetto di sfida, l’ingresso all'interno di essa la misura per dimostrare il proprio coraggio, o la propria codardia.
Sei storie con tematiche e toni diversi, dunque, che ruotano tutte attorno ad un unico interrogativo: credete nei fantasmi?
Un libro che si legge in fretta, una scrittura semplice e lineare.
Non aspettatevi storie macabre o spaventose, quelli che troverete in queste pagine sono racconti curiosi e appassionanti, che fanno ciò che ogni storia di fantasmi dovrebbe fare, lasciare il lettore con un senso di disagio, incertezza e dubbio. Nessuna sicurezza, ma tanta suggestione.
A impreziosire il libro le raffinate illustrazioni di Michela Pollutri, che fanno da apertura e da presentazione ad ogni storia, che non avremmo potuto leggere, se non grazie al lavoro di traduzione di Enrico De Luca, che ha curato l’intera edizione.

Considerazioni:
Tu credi nei fantasmi?
Questa è la semplice premessa con cui si apre ogni racconto di questa raccolta.
Ogni storia (eccetto l’ultima) si apre con questo interrogativo.
Interlocutori che si mettono a confronto sul tema, o protagonisti che riflettono su esperienze passate, vissute in prima persona.
Ne “La stanza rossa” una donna racconta al suo nipotino un avvenimento curioso e atipico del suo passato, qualcosa che l’ha turbata e che ancora le fa credere nell'esistenza di influenze malvagie.
Ne “L’amante di Miriam” due amiche, dopo aver letto una storia di fantasmi, si confrontano sul tema avendone opinioni diverse, una pensa che siano tutte assurdità, l’altra ha un pensiero diverso, dopo aver vissuto un’esperienza estremamente particolare che ci tiene a raccontarle.
In “La storia di Davenport” un gruppo di amici si intrattiene raccontandosi vicendevolmente storie, più o meno banali, di fantasmi. Racconti sentiti e risentiti, frutto di numerosi passaparola, che non soddisfano gli ascoltatori perché tutti partono dal sentito dire.
Nessuno dei narratori racconta una storia vissuta in prima persona, fino a quando non arriva il turno di Davenport, con il suo aneddoto, vissuto in prima persona, che lascia gli ascoltatori sbalorditi.
In “La festa privata a Smoky Island”, la protagonista ricorda a se stessa, un evento apparentemente soprannaturale accaduto durante il soggiorno a Smoky Island.
Anche qui lo stesso scenario: un gruppo di amici trova svago da una noiosa giornata piovosa raccontandosi storie di fantasmi, ma questa volta l’epilogo sarà ben diverso.
Infine, anche ne “La ragazza al cancello”, la protagonista riflette e ricorda un episodio insolito accaduto anni addietro, evento a cui non riesce a dare spiegazioni razionali, e forse neanche vorrebbe darle, perché forse, delle volte, è confortante credere che la vita non finisca con la morte, e che qualcuno ci aspetti e ci accolga per accompagnarci nell'ultimo viaggio.
Queste testimonianze non danno certezze, ma insinuano il dubbio, creano interrogativi, regalano piccoli brividi e suggestioni.
Un po’ come facevano le storie che, bisnonne e nonne, ci raccontavano quando eravamo bambini. Storie, anche quelle, frutto del passaparola, o vissute da loro in prima persona, alle quali non si sa mai se credere veramente, ma che in qualche modo inquietano, turbano e, soprattutto se si è bambini, regalano parecchie notti insonni.
Un libro che consiglio per una serata piovosa, non aspettatevi grandi brividi, sono semplicemente storie di fantasmi :)

Ringrazio Enrico De Luca per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro