venerdì 30 luglio 2021

Recensione: “I Brownstone. Arthur e la fune d’oro” di Joe Todd-Stanton

Titolo: I Brownstone. Arthur e la fune d’oro
Titolo originale: Arthur and the golden rope
Autore: Joe Todd-Stanton
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: febbraio 2021
Pagine: 54
Prezzo: 12,90 € 


Trama:
Dalle gelide distese dell’Islanda allo sconfinato deserto dell’antico Egitto, le avventure di una famiglia di avventurieri alla ricerca di storie e creature della mitologia. 
Da generazioni, i Brownstone affrontano le più pericolose belve mitologiche e le grandi divinità, alla scoperta di miti e misteri. 
In questo volume le avventure del capostipite della famiglia Brownstone, Arthur, dove il piccolo avventuriero dovrà trovare il coraggio per salvare il suo villaggio e affrontare il malvagio lupo Fenrir.

Recensione:
Qualche tempo fa vi avevo parlato delle avventure della piccola Marcy narrate nel secondo capitolo della serie dei Brownstone intitolato “Marcy e l’enigma della sfinge”, ma la storia della leggendaria famiglia di ricercatori e avventurieri ha inizio con suo padre, il famosissimo Arthur Brownstone.
Anche questa volta è un discendente (lo stesso che ci aveva narrato la storia di Marcy) a narrarci le gesta del suo più antico antenato e più improbabile degli eroi.
Come tutte le storie anche quella di Arthur inizia quando lui è solo un bambino.
Vive in un piccolo villaggio in Islanda perennemente assediato dal gelido inverno.
Solo il grande fuoco riscalda il villaggio e tiene in vita i suoi abitanti.


Arthur è un bimbo davvero atipico rispetto ai suoi coetanei, la sera, ad esempio, anziché stare attorno al fuoco con gli altri abitanti del villaggio, preferisce restare in disparte con la vecchia Atrix e ascoltare le sue storie, popolate da mostri e creature magiche.
Di giorno, invece, si inoltra nei boschi alla caccia delle proprie personalissime avventure, e ne vive davvero di pazzesche, incontra magnifiche creature e scopre straordinari e rari tesori.
Ma “Arthur e la fune d’oro” racconta, in particolare, come, il piccolo ragazzino riuscì a salvare il suo villaggio dalle grinfie della terribile bestia mitologica Fenrir, un mostruoso ed enorme lupo nero, che mai nessuna divinità era sino ad allora riuscita a sconfiggere.
Arthur dimostrerà non solo un gran coraggio, ingegno e forza di volontà, ma anche una generosità e uno spirito di sacrificio nient’affatto scontati per un bimbo come lui.
Nonostante i suoi concittadini l’abbiano accusato e sminuito, Arthur, senza chiedere nulla in cambio, rischia tutto per loro.

“Arthur e la fune d’oro” è la prima avventura che dà avvio a questa simpaticissima e adorabile serie.
Come vi ho anticipato io avevo già letto il secondo volume, ma questo non ha inficiato sulla lettura, poiché ogni libro racconta una storia a sé, concentrandosi ogni volta su un componente diverso della famiglia.
So che l’autore ha già scritto e illustrato altri due capitoli dedicati alle storie di altri Brownstone, e io spero arrivino presto anche qui da noi, perché non vedo l’ora di conoscerli.

Joe Todd-Stanton ha uno stile riconoscibile, adorabile e particolare.
Le sue illustrazioni sono colorate, espressive e deliziose e, grazie a queste, ha creato un mondo dove umani e divinità nordiche convivono, dialogano, si aiutano e si vengono incontro.
Illustra un mondo antico, fatto di credenze, leggende, miti e misteri.
Tramite la sua famiglia di esploratori e avventurieri ci fa assaporare la bellezza della storia e l’ebrezza dell’avventura.
E poi i Brownstone sono così carini e simpatici che si vorrebbe davvero conoscerli tutti ad uno ad uno... chissà la prossima volta di chi ci narrerà?

Ringrazio Giunti per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro

lunedì 26 luglio 2021

Recensione: "Storie di fantasmi del Giappone" di Lafcadio Hearn e Benjamin Lacombe

Titolo: Storie di fantasmi del Giappone
Autore: Lafcadio Hearn
Illustrazioni: Benjamin Lacombe 
Editore:  L'Ippocampo
Data di pubblicazione: 9 aprile 2021
Pagine: 208
Prezzo: 25,00 € 


Trama:
Illustrando il celebre compendio del folklore giapponese, Benjamin Lacombe offre un tributo al lavoro di Lafcadio Hearn. 
All’inizio del Novecento, lo scrittore irlandese fu uno dei primi occidentali a ottenere la cittadinanza giapponese: l’amore per la cultura della sua nuova patria lo portò a percorrere le varie province del Paese, al fine di trascrivere le storie di fantasmi e le leggende tramandate di generazione in generazione. 
In "Storie di fantasmi del Giappone", Benjamin Lacombe sceglie lo stile adatto a ogni racconto, reinterpretando l’ampia gamma del bestiario tradizionale con la sua inimitabile arte. 
In appendice al volume, alcuni giochi ispirati a quelli tradizionali permettono d’inventare la propria leggenda di yōkai. 

La raccolta comprende i seguenti titoli:

  Sogno di un giorno d'estate 
  Il ragazzo che dipingeva gatti
  Il mangiatore di sogni 
  Ikiryō 
  Sulla montagna di crani umani
  Yuki-Onna 
  Mujina 
  Rokuro-Kubi 
  La storia di Itō Norisuké 
  Storia di una mosca

Recensione:
Quando si parla di fantasmi, non si può fare a meno di pensare a qualcosa di sovrannaturale ed inquietante, un essere incorporeo ritornato dall'aldilà, il più delle volte animato da cattive intenzioni, oppure una presenza rimasta intrappolata a metà strada tra il mondo dei vivi o quello dei morti, a causa di un conto in sospeso.
In un modo o nell'altro, la figura del fantasma, genera solitamente paura e smarrimento, quasi fosse una rottura del naturale equilibrio quotidiano, qualcosa di sbagliato che non dovrebbe esistere.
Nella cultura giapponese - ed in generale in quella orientale - però, la concezione dello spettro è abbastanza diversa da quella cui siamo abituati, in quanto il mondo paranormale e quello terreno convivono come due metà della stessa mela. Non c'è un divario netto tra vita e morte, un velo sottile le separa e non è inconsueto riuscire ad attraversare quella flebile barriera.
Lafcadio Hearn, dopo aver vissuto per anni nel Paese del Sol Levante, decide, con i suoi scritti, di offrire a noi occidentali uno spaccato del folklore giapponese, di quelle tradizioni, leggende e superstizioni, insite nel linguaggio comune di quel popolo.
La raccolta "Storie di fantasmi del Giappone", a cura di Ottavio Fatica, ed illustrata da Benjamin Lacombe, si muove proprio in tal senso, e riprende alcuni racconti di una precedente opera dell'autore irlandese, "Ombre giapponesi", più altri scritti inediti, tradotti e pubblicati qui per la prima volta.
In generale il contenuto di questo meraviglioso libro illustrato è variegato: pur essendo la figura del fantasma il fulcro di ogni storia, la percezione che si ha di lui e la sensazione che offre la lettura è sempre differente.
Se ad esempio in "Sogno di un giorno d'estate" e in "La storia di Itō Norisuké", il racconto ha tinte nostalgiche, melanconiche e persino romantiche, in "Ikiryō", "Il ragazzo che dipingeva gatti" e "Rokuro-Kubi" ciò che non è umano arriva, talvolta celando il suo vero aspetto, con il solo intento di torturare, infliggere dolore e persino uccidere. 
Nella maggior parte dei casi lo spettro ha le sembianze di una donna giovane e bellissima, una specie di sirena al cui incanto è difficile resistere, tuttavia altre volte la minaccia arriva da un folletto, da un animale, dal proprio passato o persino dal proprio io. Insomma, ce n'è per tutti i gusti. 
Cosa molto importante è la ripresa nella raccolta di alcune tradizionali credenze e superstizioni del popolo giapponese, ad esempio quella del Baku, il cosiddetto "divoratore di sogni", una creatura leggendaria a cui ci si rivolge al risveglio da un terribile incubo, oppure quella del Ikiryō, il fantasma vivente che, secondo i racconti popolari, starebbe ad impersonificare il rancore e il desiderio di vendetta che, mediante lo spirito di una persona ancora in vita, giunge a perseguitare l'uomo oggetto di tale avversione, fino a condurlo persino alla morte.
Impossibile dimenticare poi la figura della Yuki-Onna, la donna delle nevi, colei che con la sua seducente e diafana bellezza attira i poveri malcapitati, per farli poi morire assiderati in una tempesta, o per sottrarre loro la linfa vitale con un solo respiro.
Nel compendio però si fa anche riferimento ad altre creature mistiche, riportate stranamente dallo scrittore naturalizzato con un nome errato.
Mi riferisco ai demoni dal collo staccabile Nukekubi - qui scambiati con i più benevoli Rokuro-Kubi - che amano amalgamarsi tra la folla in cerca di prede, e ai Noppera-bō - definiti invece da Lafcadio Hearn con il termine "Mujina", fantasmi senza volto ma apparentemente innocui, che si divertono, con il loro sconvolgente aspetto, a terrorizzare gli umani.
Altra cosa che mi ha piacevolmente stupito è stato il riuscire a cogliere alcuni elementi in comune con il retaggio culturale di noi occidentali.
Ad esempio "Sogno di un giorno d'estate", una di quelle che ho preferito, mi ha ricordato molto la mitologia greco-latina, ed in particolare l'amore ultraterreno tra Orfeo e la sua Euridice.
Al termine dei racconti troviamo le note bibliografiche, in buona parte ad opera di Hearn, e alcuni antichi disegni di Yōkai (letteralmente "apparizioni/spettri), che si credeva avessero funzione apotropaica, una sorta di portafortuna. 
Infine, non posso parlarvi di questo libro, senza spendere due parole anche sulle splendide illustrazioni realizzate da Benjamin Lacombe, che ricreano magnificamente il fascino del mondo giapponese. 
Con stili diversi - più lineare, stilizzato e simile agli ukiyo-e (le antiche stampe tradizionali) quello utilizzato per "Il ragazzo che disegnava i gatti", "Rokuro-Kubi" e "Storia di una mosca"; sognante, e ricco di dettagli quello che ritrae le donne di "Sogno di un giorno d'estate", "Yuki-Onna" e "La storia di Itō Norisuké", mentre ugualmente ben definito, ma dalle tinte fosche e oscure quello che riguarda "Ikiryō" e "Sulla montagna di crani umani" - l'artista francese riesce a tenere i nostri occhi incollati alle pagine, rapiti dalla bellezza dei colori brillanti delle tipiche vesti nipponiche, dei lussureggianti paesaggi e giardini, ma anche dal magnetismo degli occhi spenti e angosciati, dei volti malinconici, dell'incanto suadente di quelle creature senza riposo.

Ringrazio la casa editrice Ippocampo Edizioni per avermi fornito una copia cartacea di questo albo

il mio voto per questo libro

lunedì 19 luglio 2021

Recensione: “Un'estate perfetta... o quasi" di Kirsten Boie

Titolo: Un'estate perfetta... o quasi
Titolo origibnale: Ein Sommer in Sommerby
Autore: Kirsten Boie
Illustrazioni: Verena Körting
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 24 giugno 2020
Pagine: 304
Prezzo: 16,00 €


Trama:
La dodicenne Martha e i suoi fratelli minori, Mats e Mikkel, sono costretti a trascorrere le vacanze in campagna dalla nonna, che non conoscono nemmeno e che vive sola in una casetta isolata ai margini del mondo, vende marmellate fatte in casa, non ha un telefono e, ovviamente, neanche internet.
È una nonna un po’ eccentrica, con tante galline, un motoscafo e… un fucile per scacciare gli ospiti indesiderati!

Recensione:
Può succedere, a volte, che un evento spiacevole, un cambiamento o qualcosa di imprevisto e inizialmente sgradito, sia il principio di qualcosa che apprezzeremo con il tempo. Magari solo anni dopo, guardandosi indietro, ci si accorgerà che proprio da lì è nato qualcosa di bello. Solo che non lo si sa ancora.
È questo ciò che succede a Martha, Mikkel e Mats. Certo, l'evento che dà avvio alla loro storia è abbastanza infelice. Tutto inizia da una cattiva notizia, una di quelle che non si vorrebbe mai sentire: la loro mamma ha avuto un incidente, le sue condizioni sono ancora ignote, quindi il papà deve volare subito da lei e l'unica soluzione possibile per raggiungerla è lasciare i bambini dalla nonna materna.
Una nonna che i tre ragazzini non conoscono neanche e che vive sola in una casetta isolata affacciata sul mare.
Arrivati a Sommerby il clima è un po' teso, il posto è bellissimo, ma i tre fratelli sono ancora preoccupati per la mamma per godere di tutta quella meraviglia, inoltre l'incontro con la nonna non è tra i più affettuosi che si possano immaginare.
Ma una volta saputo che la mamma si riprenderà e quindi, passato l'allarme, la vita sulla piccola striscia di terra inizia a conquistarli.
Non c'è TV, non c'è telefono e non c'è wifi, eppure c'è davvero tanto da fare con cui tenersi impegnati. Le giornate scorrono intense e veloci e quando è ora di mettersi a letto, la stanchezza è tale che ci si addormenta appena poggiata la testa sul cuscino.
Martha è incantata e spesso anche estasiata dalla bellezza di quella natura incontaminata.
Le mancano le comodità di casa, ma quel paesaggio così sublime la destabilizza, un incanto tale che entra dritto nel cuore e fa sentire felici di essere al mondo.
Avete mai provato qualcosa di simile?

Stanotte il cielo resta limpido. Alle dieci la nonna è andata a letto, e Martha è sgattaiolata fuori con il suo libro. La luce è curiosamente grigia, e tutti i colori sono così sbiaditi che ricordano quelli di una stoffa ormai stinta. Riuscirebbe ancora a leggere discretamente, invece si mette ad ascoltare i rumori che in quel silenzio risuonano doppiamente forti: una risata isolata dalla città, dove la gente al porto è seduta in barca a chiacchierare; un fruscio nell'erba, forse una talpa, forse un topo; il richiamo di un uccello. 
I pipistrelli arrivano in volata come dal nulla e spariscono in un lampo dopo che Martha ha ritirato la testa terrorizzata, temendo per un attimo che le sarebbero piombati addosso. 
Arrivano al pascolo i due caprioli, fermandosi in prossimità della casa, più sorpresi che spaventati alla vista della ragazza sul masso. Sembrano riflettere se sia una persona pericolosa o se possano ignorarla, poi si voltano con fare dignitoso allontanandosi oltre il pascolo con salti eleganti. 
“Perché non l’ho mai fatto finora?” pensa Martha avvertendo di nuovo quel desiderio struggente a lei sconosciuto, e che ora sa di provare ogni volta che la felicità per tutta quella bellezza le diviene insopportabile. 
“Starsene semplicemente fuori la sera a non far niente, solo guardare e ascoltare. Il mondo è così meraviglioso, e pensare che prima non me ne ero mai accorta.”

Martha mai prima di allora.
Lì è tutto è così meraviglioso e perfetto che sembra non dover mai avere fine.
Eppure qualcosa che potrebbe turbare la serenità della vita a Sommerby sta per accadere... qualcun altro è interessato a quella casetta così perfettamente incastonata nella natura, in quella posizione così ottimale per un qualsiasi futuro acquirente...

È stato bello tuffarsi in queste pagine.
La casetta sulla lingua di terra a Sommerby è la casina che ho sempre desiderato avere e la vacanza di Martha e dei suoi fratellini è quella che ho sempre sognato di fare, sin da bambina.
Come sarebbe stato bello (premesse funeste a parte) che mamma e papà mi avessero detto: “oggi andiamo in vacanza in un posto meraviglioso circondato dalla natura, affacciato sul mare, ricco di vegetazione, animali, gite in barca e tanta, inesauribile meraviglia”.
Certo, non so quanto ai ragazzini di oggi possa fare piacere un itinerario di questo tipo, ma secondo me è ciò di cui tutti avremmo bisogno, almeno per un po'.
Un tuffo nel passato, a quando la vita era più facile e si viveva e gioiva per le cose semplici e genuine.
A dimostrazione che si può vivere benissimo (almeno per il tempo di una vacanza) lontano dalla tecnologia, dai social, dalle apparenze, dalle cose più futili a cui siamo finiti per dare fin troppa importanza.
Disintossicarsi e depurarsi.

Nonna Inge vive un po' fuori dal mondo (forse un po' troppo), ma il suo stile di vita, il suo prediligere la qualità alla quantità, la serenità ai soldi, dà delle importanti lezioni di vita ai tre nipotini un pochino viziati, pigri e maleducati.

Martha, ad esempio, è la classica adolescente che pensa solo ai social, che non può vivere lontana dal telefono, e che non ha mai mosso un dito in casa.
Quando la nonna le fa capire che a casa sua ognuno deve fare qualcosa e darsi da fare, la ragazzina farà mille commentini acidi sottovoce, paragonando la normale cooperazione casalinga ai lavori forzati e allo sfruttamento minorile 😅
E lo spaccato che la ragazzina ci offre della situazione a casa con i suoi, dà l'idea del tipo di educazione non del tutto "sano" con cui i due genitori, decisamente troppo apprensivi e maniaci del controllo, li stanno crescendo.

Il piccolo Mats è, invece, un bambino molto tenero in alcuni momenti, ma decisamente maleducato e impertinente in altri.
Ho adorato invece Mikkel, un bimbo molto dolce, premuroso, sensibile e sempre pronto a essere d'aiuto.

Il soggiorno con la nonna, e la vita all'aria aperta, senza troppi divieti, regole e negazioni, darà ai tre ragazzi la possibilità di mettersi alla prova, sbagliare, crescere e maturare. Essere più sicuri di sé, più capaci e migliori.
E soprattutto regalerà loro ricordi ed esperienze indelebili.

Un libro piacevole come una boccata d'aria fresca che, proprio come una brezza, vi saprà rinfrancare dal grigiore di certe giornate no, e desiderare di vivere anche voi un'estate perfetta... o quasi.

Il mio voto per questo libro



venerdì 9 luglio 2021

Recensione: "Sherlock. Il racket delle crocchette" di Sébastien Perez e Benjamin Lacombe

Titolo: Sherlock.  Il racket delle crocchette
Titolo origibnale: Charlock et le trafic des croquettes
Autore: Sébastien Perez
Illustrazioni: Benjamin Lacombe
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 4 marzo 2021
Pagine: 80
Prezzo: 9,90 €

Trama:
New York, 1917. Ted il terrier accusa il clan dei Tiramiciù di avvelenare le crocchette. La gang dei cani e la banda dei gatti randagi sono sul punto di affrontarsi in una rissa. Sarà Sherlock a svelare il mistero e ristabilire la pace nelle strade della città con un'indagine piena di rischi!

Recensione:
Nuova vita, nuovo tempo, nuovo posto nel mondo, e una nuova avventura attende Sherlock l’investigatto sempre pronto a risolvere misteri e a sgominare il crimine.
Questa volta ci troviamo a New York nel 1917, e dal tetto di un palazzo il gatto e il suo amico Chris, un colombo guercio, assistono ad un inseguimento.
La banda dei Pet shop Dogs è alle calcagna della banda dei Tiramiciù!
Sherlock fa appena in tempo a evitare la rissa e sedare gli animi, ma vuole andare a fondo. Perché gatti e cani ce l’hanno gli uni con gli altri?
Cosa c’è dietro a quei misteriosi malori che sembrano colpire i cani randagi della città? Qualcuno sta forse avvelenando le crocchette? E se i colpevoli non sono i gatti, chi è? E cosa vuole ottenere?
Dopo aver letto e apprezzato “Il mistero dei topolini scomparsi”, ho trovato molto carina anche questa seconda avventura.
Se nel primo libro mi aveva intenerito l’amicizia tra Sherlock e Magalì, la piccola topina golosa di formaggio, in questo ho trovato molto dolce il desiderio dei cagnolini di avere un padrone. Qualcuno che si prenda cura di loro e li faccia sentire a casa.
E quando non si ha tutto questo allora eccoli diventare una famiglia e aiutarsi l’un l’altro, oppure ricorrere a tutto per riavere indietro quello che si possedeva.
Un’avventura carina, resa irresistibile dalle meravigliose illustrazioni di Lacombe, che è innegabile, rendono preziosa qualsiasi storia.
Ora sono davvero curiosa di scoprire dove, quando, e in quali altre avventure lui e Sébastien Perez ci condurranno.

Ringrazio Gallucci per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro


giovedì 8 luglio 2021

Recensione: "Sherlock. Il mistero dei topolini scomparsi" di Sébastien Perez e Benjamin Lacombe

Titolo: Sherlock. Il mistero dei topolini scomparsi
Titolo origibnale: Charlock et la disparition des souris
Autore: Sébastien Perez
Illustrazioni: Benjamin Lacombe
Editore: Gallucci
Data di pubblicazione: 4 marzo 2021
Pagine: 80
Prezzo: 9,90 €

Trama:
Parigi, 1975. È scomparsa Magalì, la topolina amica di Sherlock. E con lei molti topi del quartiere. Il gatto investigatore non si perde d'animo e avvia un'indagine con l'aiuto dei vicini a due e quattro zampe.
Sherlock non ha paura di nulla... o quasi!

Recensione:
Sherlock
è un gatto e come tutti i gatti ha parecchie vite (non ci è dato sapere quante, neanche lui lo sa, dato che i gatti non sanno contare), ma a ogni vita si trova in un luogo diverso e in un'epoca diversa.
La sua grande esperienza del mondo, guadagnata sul campo, grazie alle vite precedenti, lo ha dotato di un grande acume e spirito di osservazione.
Ecco perché adesso, come un bravo detective, lo troviamo in prima linea per risolvere i misteri e le indagini più complicate.

In questa prima avventura “Il mistero dei topolini scomparsi”, il nostro amico a quattro zampe si trova a Parigi, nel 1975.
Vive, da ormai due anni con Madame Madeleine, un’anziana signora che lo ha preso con sé quando era solo un cucciolo.
Si trovava in un negozio di animali, dove la donna si era recata per prendere un pesce rosso, ma vedendo gli occhioni di Sherlock non aveva saputo resistergli.
E anche Sherlock aveva subito riconosciuto in quella signora, e nel suo profumo di lavanda, la sua padroncina.
Ed è proprio nell'appartamento che divide con Madame Madeleine, che un giorno Sherlock fa la

conoscenza di Magalì, una timida e graziosa topolina ghiotta di ogni qual tipo di formaggio.
Ed è così che nasce una bellissima e insospettabile amicizia.
Tutto procede a gonfie vele fino a che Magalì non scompare nel nulla.
Sarà ovviamente Sherlock, con il suo buffo gruppo di amici animali, a portare avanti l'indagine a sconfiggere le sue paure (perché sì anche lui ne ha! E di inimmaginabili!), e smascherare il colpevole e il suo ingegnoso piano.

Un delizioso racconto scritto da Sébastien Perez e illustrato dalle meravigliose tavole di Benjamin Lacombe, che dà volto, anzi muso, in questo caso, ad un protagonista tenero e allo stesso tempo duro, furbo, ma con qualche punto debole.
Un micio tutto d'un pezzo, ma col cuore morbido, sempre pronto a sacrificarsi per gli amici e ad offrire una zampa a chi ne ha bisogno.
E questa è solo la prima delle avventure che ha come protagonista l'investigatto goloso di crocchette.
In quale luogo e in quale tempo lo troveremo la prossima volta?

Ringrazio Gallucci per avermi omaggiato di una copia cartacea di questo libro

il mio voto per questo libro